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sabato 2 settembre 2017

Sabino Cassese e Ignazio Marino. Due illustri CLINICI al capezzale di Roma malata, ridotta in fin di vita dalla cura Virginia Raggi

Su una cosa sono d'accordo i due famosi clinici - uno dei due clinico per davvero, almeno un tempo - chiamati al capezzale di Roma Capitale, ridotta ormai in fin di vita, per tentare, ove fosse ancora possibile e le condizioni del malato grave lo permettessero, di non condannarlo a morte certa.

Una premessa necessaria  sul clinico Ignazio Marino,  al quale Roma Capitale era stata già affidata, prima del cambio in corsa del medico di fiducia, per finire poi,  disgraziatamente, a giudicare dai risultati, fra i pazienti di Virginia Raggi.

Ignazio Marino aveva preso in cura Roma Capitale; sembrava volerle somministrare una cura sperimentale alternativa dalla quale la malata sarebbe uscita in forze e perfettamente guarita. Questi almeno erano i suoi propositi, prima di passare dalle parole ai fatti,  per i quali s'era insediato per volontà popolare nel suo studio medico, sul colle più alto di Roma.

 Non si può dire che Marino fosse peggio di Raggi, questo no -  Raggi non ha rivali - certo è però che nei mesi, forse un anno o giù di lì, in cui ebbe in cura Roma Capitale, di guai ne combinò anch'egli, quasi ogni giorno. Come dimenticarselo.
 Oggi colpisce il fatto che qualche noto giornale abbia assunto l'illustre clinico a suo opinionista sui mali della Capitale, come se lui, all'epoca del suo mandato li avesse eliminati e dunque sarebbe in diritto di dare consigli alla povera sua sostituta, Virginia Raggi. In buona sostanza viene invitato a dare consigli  alla Raggi perchè faccia tutto quello che lui, con mille  clamorosi inciampi, non è stato capace di fare.

Intanto Roma Capitale sembra agonizzante. Datosi convegno, i due illustri clinici al capezzale della sfortunata malata grave, hanno elencato quali sono i suoi mali e le cause.  E Cassese, che su Marino vanta un cursus studiorum et honorum più medagliato, li ha elencati uno per uno, impietosamente, l'altro ieri dalle pagine del Corriere (inutile ripeterli, chè i mali di Roma sono noti a tutti da tempo).

Marino la sua diagnosi l'avrebbe fatta. Roma Capitale 'deve da morire'. Perchè il burattinaio della Raggi non ha intenzione di rimuoverla, e perchè coloro i quali si dichiarano interessati a che Roma viva, fino ai prossimi appuntamenti elettorali, preferiscono  che l'agonia continui, in modo da mandare a casa la Raggi. La quale continuerà a tenersi stretto l'incarico, nonostante le condizioni del suo paziente peggiorino di giorno in giorno, anzi di ora in ora. Ed ora ci si è messa anche la pioggia.

C'è da augurarsi solo che il clinico già dimesso, Marino, non aspiri a somministrare a Roma la stessa inefficace sua cura sperimentale. Anzi c'è da augurarlo a Roma ed ai Romani, che comunque sono di memoria corta ed abituati a tutto.

Incuriosisce la strana cura  suggerita da Cassese, e sintetizzata in tre puntui, una cura che oggi lo stesso giornale elogia come risolutiva dei mali di Roma.
1. La povera Raggi -  che ha la responsabilità di aver fatto ammalare ancor più gravemente Roma - non può avere un doppio incarico: quello di medico curante di Roma, ed anche di vice ministro della sanità in Italia ( fuor di metafora: la poveretta deve far fronte a due diversi incarichi: amministrare Roma, e tenere le pubbliche relazioni con visitatori illustri. Ma quando mai, professore? L'aver ricevuto  in Campidoglio qualche capo di Stato l'ha distolta e distratta dai suoi impegni romani?) Dunque, suggerisce Cassese, occorrerebbe una specie di commissario o ministro della Capitale al quale demandare i compiti di rappresentanza.

2.Occorre una legge speciale per Roma Capitale, perchè la nostra città è capitale di una nazione ed ha al suo interno anche un altro Stato. Il Vaticano, che tanti grattacapi procurò al predecessore della Raggi, Marino. E non si tratta - dice Cassese - solo di soldi. Roma deve avere, in quanto Capitale della nazione, uno statuto speciale. Non può trattare con la Regione anche su questioni irrilevanti, rese però insormontabili dal diverso colore politico degli amministratori. La cosa è tornata evidente negli ultimi tempi sia per la controversa questione idrica, che sull'emergenza abitativa, a seguito anche degli sgomberi indecenti dei migranti dal ben noto palazzo di via Curtatone.

3. Roma ha bisogno di un consesso di saggi che tengano alto sempre e per qualunque occasione il nome della Capitale. Una sorta di senato accademico 'ad usum delphini' (Raggi), per tutto il tempo della sua immeritata ed avventurosa reggenza. Ma anche oltre. Per sempre.

Non faceva prima Cassese a dire che meglio sarebbe per Roma che la Raggi si dimetta con tutta la sua sgangherata giunta? Non per farci tornare quell'altro incapace - come si rivelò a suo tempo -  di Ignazio Marino che ci ha messo del suo per far ammalare ancora di più Roma, o di un suo simile. ma per dare alla malata Capitale un medico curante che conosca bene la professione e sia specializzato nel risolvere i casi drammatici, quasi disperati.

sabato 24 giugno 2017

Il ministroFranceschini i guai se li va a cercare da solo, indipendentemente da Fedez

Si dice che mette le mani avanti. E, infatti, se uno va a cercare in rete la 'Sorgente Group', una società internazionale nei cui meandri forse anche un addetto ai lavori si perderebbe, figuriamoci noi, si legge   che il 'Gruppo e le società da esso controllate ecc... non hanno alcun rapporto con il Ministero di Franceschini'. E chi glielo ha chiesto, direbbe una qualunque persona? Perchè una società immobiliare, almeno questa sembra la sua vocazione principale dovrebbe avere rapporto con il Ministero della cultura? Ma sì forse per il fatto che la società organizza anche eventi culturali - ci pare di aver letto nel seguito della pagina 'home'.

Ora a noi la società ci interessa per il semplice fatto che gestisce anche l'immenso patrimonio immobiliare della SIAE che forse con il Ministero di Franceschini qualche rapporto ce l'ha. E allora?

Allora le cose cominciano a complicarsi. Perchè nel 2016, dunque l'altro ieri, la sig.ra Michela Di Biase, consigliera comunale PD, anzi capogruppo in Campidoglio, riceve dalla suddetta società un incarico  nel settore delle 'relazioni esterne'. Ed uno allora si chiede: relazioni esterne con chi? forse con il ministero di Frnceschini', E, se pure,  che ci sarebbe di strano? C'è di strano che Franceschini è il marito di Michela Di Biase. Ed è anche strano che alla consigliera, moglie del ministro, arrivi tale incarico  proprio qualche mese fa e non quando lei non era ancor la moglie di Franceschini. Non c'è nulla di strano, anzi nulla ci sarebbe in teoria, ma il caso dunque è strano assai. E per questo Fedez ha fatto bene a denunciarlo - anche se la sua denuncia nasce forse da un interesse personale: si è dissociato dalla Siae e si è rivolto ad una'altra società che riscuote  i diritti per gli artisti.

 Sui  possibili conflitti di interesse - anzi sugli interessi senza conflitti - della consigliera comunale Di Biase altre volte abbiamo scritto, ai tempi del sindaco Marino quando lei era  presidente della Commissione cultura al Campidoglio e suo marito era già ministro. Beh, in quel caso forse la Di Biase,  attraverso Franceschini, dava una mano a Marino - cosa che certamente non fa ora dai banchi dell'opposizione con la Raggi ( e bene fa visto il disastro della presente amministrazione); una mano che poi gli tolse quando il capo, toscano, decise di buttare a mare il sindaco chirurgo, al quale l'operazione di salvataggio di Roma non era riuscita.

Di fronte all'impiego della Di Biase nella Sorgente Group, lei che è già consigliera comunale e mamma, oltre che moglie di ministro parlamentare,  viene da concludere che davvero in Italia trovare un posto di lavoro è impresa quasi impossibile, se deve intervenire ( come si sicuramente non sarà accaduto nel nostro caso, ma noi lo ipotizziamo comunque) il marito ministro per trovare lavoro a sua moglie. E qui  la fortuna per noi è che la società esisteva già. Perchè in tempi passati, non remoti,  il fedele scudiero di Franceschini e Letta, cioè Salvo Nastasi, per trovare posto alla sua mogliettina Giulia - la figlia di Gianni Minoli e Matilde Bernabei - si inventò il Museo del Teatro San Carlo a nostre spese.
 Dunque ci è andata fin troppo bene nel caso di Franceschini e Michela di Biase alla Sorgente Group.

 Infine, secondo alcune ricostruzione giornalistiche, pare che la Siae sia diventato il 'cavallo di troia' dei renziani per dare l'ultimo assalto ai posti che man mano si liberano nel pubblico, ma solo a quelli più ambiti e meglio retribuiti: vi ha trovato impiego anche una sorella del sindaco di Firenze, Dario Nardella.

mercoledì 19 ottobre 2016

Opera di Roma. Bilancio.Fuortes balla sulle punte

Ieri un gruppo di lavoratori dell'Opera di Roma - che ha il sovrintendente a mezzi con l'Arena di Verona,  Fuortes, con la missione doppia per ambedue le fondazioni di salvarle dal baratro dei conti - si sono fatti ascoltare dalla Commissione Cultura del Campidoglio, ora in mao  ai grillini ed un tempo presieduta dalla signora Franceschini, Michela Di Biase, che nella presente legislatura fa sentire giornalmente la sua voce, come non faceva all'epoca di Marino.
 Si sono presenti per fra sentire la loro voce,  dicendo quello che pensano sul bilancio del teatro che a giorni, con convocazione ufficiale, Fuortes presenterà alla Commissione.
 Ed hanno detto che il passivo risulta in 54 milioni di Euro. Come mai - hanno chiesto - se per effetto della Legge Bray nelle casse del teatro sono giunti ben 25 milioni di Euro? Che  succede? Col passare del tempo e nonostante l'arrivo di soldi freschi, il buco di bilancio del teatro aumenta?
 E' bastato aver lanciato il sasso, ma senza nascondere la mano, che sollecita è arrivata la risposta di Fuortes.
 I 25 milioni di Euro arrivati attraverso la Legge Bray non sono un credito bensì un debito da restituire negli anni a condizioni favorevoli, ma vanno comunque conteggiati nel passivo della istituzione. E perciò sottratti dai 54, portano il debito a 29 milioni di Euro. Un bel colpo. ma non è l'unico. Se consideriamo che l'Opera - ha detto sempre Fuortes - vanta crediti per 16 milioni ( sperando che non siano crediti 'deteriorati' o 'inesigibili'), vediamo che il debito si abbatte ulteriormente ed arriva a 13 milioni. E 13 milioni, conclude Fuortes, per un teatro che ha  un budget annuale di 54 milioni circa, sono bruscolini.
 Oltre tutto non bisogna dimenticare che sono aumentati i biglietti venduti, le produzioni, le repliche e le entrate  sia da botteghino che da sponsor. Che altro volete, sembra dire Fuortes, mentre disegna nell'aria l'ultima piroetta? E non ha neppure fatto cenno, mentre avrebbe potuto, al grande successo della Traviata di primavera firmata Coppola-Valentino ( con qualche macchia sotto il profilo musicale, secondario), non l'ha citata solo per non stendere i suoi baldanzosi detrattori.

domenica 14 agosto 2016

Il capo gabinetto della sindaca Raggi, Carla Raineri, parla la lingua che tutti conoscono, parlano e capiscono: quella dei soldi

La polemica sul compenso, ritenuto abbastanza alto, del capo di gabinetto della sindaca di Roma Virginia Raggi, Carla Raineri, è divampata negli stessi giorni in cui un altro magistrato come lei, donna come lei, che avrebbe dovuto scrivere le motivazioni della sentenza nel delitto di Avetrana - la emissione della sentenza si ebbe l'anno scorso a luglio -  non le ha ancora scritte, a distanza di oltre un anno, perchè 'occupata nelle commissioni d'esame per la magistratura', facendo rischiare così alla magistratura stessa, la colpa della possibile scarcerazione della cugina della ragazza assassinata, condannata ad una lunghissima pena ( se ricordiamo bene, forse ergastolo) per decorrenza dei termini.
Chiunque si rende conto che i magistrati che lo Stato italiano paga bene non sanno discernere dove sia il giusto. Nel caso specifico se far parte di una  commissione esaminatrice o scrivere le motivazioni di una sentenza di condanna di un tremendo delitto.

Quel che è certo è che lo Stato italiano i magistrati li paga bene, come ha confermato con orgoglio Carla Maineri, che percepisce uno stipendio annuo di circa 215.000 Euro e che ora, lavorando a fianco di Virginia Raggi,  perde addirittura, rispetto al suo stipendio anteriore, all'incirca 1000 Euro al mese, guadagnando 193.000 Euro di cui un aparte andrò in viaggi ed albergo ( ma in quale 'due stelle' vivrà a Roma?), mentre il suo predecessore sotto Marino,  Luigi Fucito ( consigliere parlamentare che ha voluto e preteso  evidentemente lo stesso stipendio che prendeva alla Camera dei Deputati: 263.000 Euro. Ma allora, se dopo la Raineri, la Raggi dovesse chiamare Campo Dall'orto a fare il capo di gabinetto dovrebbe dargli 650.000 Euro di stipendio, secondo tale logica). Alla faccia dei limiti imposti dalla legge per chi lavora nel pubblico. Alla fine delle storia l'unico a prendere i 240.000 sarà solo il Presidente della Repubblica, mentre chiunque altro, non parliamo della Rai, riceve compensi che arrivano anche aa doppio e più del presidente Mattarella.
 Raineri ha poi spiegato che Lei ha lasciato la famiglia a Milano, dove spera di recarsi  il sabato e domenica, mentre tutti gli altri giorni lavora dall'alba a notte inoltrata, e che non è venuta a Roma a fare beneficenza,  e che insomma il lavoro va retribuito. Ci chiediamo. per quel che merita, o non tutti i lavori sono retribuiti secondo merito ed impegno, ma il suo è ben retribuito?
 E poi ha aggiunto, sulla magistratura, che chi critica il suo stipendio in realtà vuole attaccare la magistratura, dove Lei è entrata nel 1981, e guadagna quella cifra - come tutti gli altri magistrati, perché gli scatti sono AUTOMATICI - ora che ha sessant'anni.
 Il suo ragionamento non fa una piega sulla retribuzione, che tentiamo di paragonare a quella di una altro dipendente pubblico, il cui lavoro è altrettanto delicato di quello dei magistrati.

Ecco dove il ricorso alla lingua che tutti parlano, quella dei soldi , ha la sua efficacia, perché dimostra senza incertezza, il valore sociale ed economico che si dà ad una professione.
 Parliamo degli insegnanti. Noi siamo entrati nella scuola nel 1972, dieci anni prima della Raineri, da allora abbiamo sempre insegnato fino al 31 ottobre 2013, dunque  per oltre quarant'anni.
 Quale fosse il nostro stipendio agli inizi non lo ricordiamo più. Nell'82, dalle scuole superiori, passammo ad insegnare nei Conservatori di musica, dove siamo rimasti fino all'età della pensione.
 Da quando ci ricordiamo, e cioè da almeno una ventina d'anni prima di andare in pensione, il nostro stipendio non è mai cambiato, è rimasto  più o meno lo stesso di quello dell'ultimo anno ( non entriamo nella polemica relativa all'entrata dell'Euro, che agli stipendi 'normali', come non sono quelli della magistratura,  ed invece  lo sono quelli degli insegnanti, ha dato un durissimo colpo) il nostro stipendio ultimo è stato di  circa 40.000 Euro lordi  annui. Non vogliamo neanche aprire il capitolo di molti insegnanti costretti  ad insegnare lontano da casa senza che nessun bonus venga loro riconosciuto per tale costoso disagio.
Nessuna considerazione, secondo la lingua dei soldi, del delicato lavoro dell'insegnante, al quale non si dà neanche una lira di aumento all'anno, e questo, relativamente alla situazione degli ultimi sette anni, aggiunge  disprezzo a disprezzo, nella considerazione generale del suo lavoro.
Perciò la Raineri quando è entrata in magistratura forse aveva lo stipendio di fine carriera di un insegnante, ma poi negli anni lo ha quintuplicato, mentre l'insegnante è rimasto per quasi tutti gli anni di servizio, al palo. Tirate voi le somme nella lingua dei soldi.
 Intanto ci  auguriamo  che svolga secondo coscienza e scienza il suo lavoro di 'capo' del gabinetto della sindaca Raggi. Almeno questo.

mercoledì 3 febbraio 2016

Padre Pio, anzi la sua salma, arriva a Roma, scortata ed accolta come un capo di Stato

Per i sostenitori della traslazione, seppure momentanea, di Padre Pio, per la prima volta a Roma, vorrebbe essere una sorta di riparazione per le incomprensioni verso il cappuccino da parte della chiesa romana, quando era in vita. Ce ne era proprio bisogno? La storia ha già indicato da che parte stava la ragione e il torto, e il torto stava dalla parte della gerarchia che ha dovuto fare marcia indietro su tutto il fronte, quando l'ha elevato agli onori degli altari. Dunque la traslazione, se aveva questo scopo, l'ha mancato, perchè la riparazione è stata anticipata dalla canonizzazione del frate.
 La traslazione l'ha voluta Papa Francesco che di Padre Pio è devoto? Anche questa motivazione non convince del tutto, perchè il Papa - ora è proprio il caso di dire al pontefice quel che molti hanno detto a Marino quando è andato a Filadelfia per incontrare il Papa che abitava a poco più di un chilometro dal Campidoglio - se proprio voleva pregare davanti alla salma di padre Pio, poteva andare a San Giovanni Rotondo, e fare qual viaggio  in ogni momento, con costi ridottissimi e senza alcun dispoegamento di forze.
 C'è chi, infine, pensa - e noi siamo fra questi - che la traslazione serve a dare una smossa al pigro svolgersi del Giubileo della misericordia. E anche chi  non solo lo pensa ma ne è convinto, noi compresi.
 E poi il dispiegamento di forze; la  'no fly zone' sulla Puglia al momento della partenza della salma; la scorta armata che impiegherà complessivamente  diverse centinaia di agenti, e la doppia urna per evitare scossoni al corpo imbalsamato del frate... che dire, oltre che sembra una messinscena perfino macabra che forse neanche al burbero frate sarebbe piaciuta.

giovedì 29 ottobre 2015

Fermate Marino, prima che faccia altri danni.

Il sindaco dimissionario della Capitale, il dott. prof. Ignazio Marino, chirurgo di professione,  ma amministratore dilettante, che ha voluto sfidare il caso contando sul marcio che c'è in politica, dopo averle annunciate  ad ottobre, oggi, nel pomeriggio, ha ritirato le dimissioni.
'E' matto'; 'va rinchiuso' sono i commenti che si sentono maggiormente ripetere  da giorni, da quando ha fatto capire che lui non se ne sarebbe andato nonostante tutto, e che da oggi, quasi non bastassero i danni che ha fatto, altri minaccia di farne alla città - della quale evidentemente  nulla gli importa - ed al suo partito, dal quale dopo un lungo ed estenuante tiro  e molla, si è sentito definitivamente mollato, ed al quale ha giurato vendetta. Nei pochi giorni  che ci separano dal momento del dibattito in consiglio comunale,  dove con le dimissioni dei consiglieri PD, dopo che già buona parte dei suoi assessori si sono dimessi, dovrà necessariamente andare a casa, potrebbe accadere di tutto, per vendetta nei confronti del PD e di Renzi che con gli ha fatto sapere che non ha tempo da perdere per incontrarlo.
 Non serve ripetere che lui deve andare via non per gli scontrini che rappresentano la sua ennesima gaffe, bensì per il fatto che non ha saputo governare la città, facendo, male perfino più di Alemanno, che è tutto dire. Marino non vuole capire. E' per questo che andrebbe preso in custodia medica, da apposite strutture, un medico che non si cura. E quel che più preoccupa, molto più di qualunque cittadino che ha qualche problema, è che resta a capo di una città.
 Ci incuriosisce immginarlo al Verano, davanti a Papa Francesco, domenica prossima. Con quale faccia; e come potrebbe ormai presentarsi all'appuntamento del Giubileo con uno strappo così grave con il Vaticano di Bergoglio. Anche questa anomalia non capisce, al punto da fargli dire che 'fosse stato lui il papa non avrebbe fatto quella osservazione secca sul viaggio del sindaco a Filadelfia'. Che faccia tosta:' fosse stato lui il papa'... Per fortuna la Chiesa, a differenza dei cittadini che non sono  assistiti dallo Spirito santo quando scelgono i loro governanti, mai e poi mai avrebbe fatto papa Ignazio Marino.
Roma che ne ha viste di tutti i colori, non meritava di vedere anche questa sbiaditissima amministrazione Marino.

mercoledì 30 settembre 2015

Marino, Chailly, Benni, Nastasi

Ogni giorno aggrava la sua posizione il sindaco di Roma Ignazio Marino, chiamato a parlare in America sul tema : chirurgia e rianimazione della capitale, Roma che, per incapacità del medico curante sta morendo. Perfino il papa è 'imbufalito' - secondo l'espressione di mons. Paglia, chiamato a riferire sul caso da un finto Renzi  - per quell'imbucato di Marino, che il PD non può purtroppo scaricare immediatamente per due ragioni: l'imminente Giubileo e l'impossibilità di sostituirlo con un candidato forte, dal che consegue la difesa, ormai comica e pietosa di Orfini, commissario  PD a Roma.
 Riccardo Chailly proclamato da una rivista di musica 'direttore dell'anno' in assoluto - ormai il feeling della stampa internazionale  con Pappano sembra affievolito -annuncia che torneranno alla Scala certi direttori che da tempo vi erano assenti, che nella buca d'orchestra del teatro milanese non entreranno più giovanotti di belle speranze, perché la Scala è 'un punto d'arrivo' ( come non lo era stato per lui agli inizi di carriera quando, a 23 anni, divenne assistente di Abbado della Scala di papà Luciano Chailly, ed a 25 debuttava a Chicago) e dice anche , senza mezzi termini che l'Elisir all'aeroporto di Malpensa non era fra le cose che lui avrebbe fatto. Poi, riflette un attimo e fa marcia indietro, per non dispiacere il suo capo e il noto melomane  Bobo Maroni.
 Stefano Benni il noto scrittore  ha rifiutato il 'Premio De Sica' che avrebbe dovuto ricevere dalle mani di Franceschini, peer protestare contro anche questo governo che della cultura se ne fotte. Curioso che tale dichiarazione compaia proprio all'indomani di un'annuncio- del tutto falso e di facciata- di Renzi che chiede al mondo di reagire ai delitti contro il patrimonio artistico nel mondo, e promette una squadra di carabinieri specializzati in tale difesa. Che se li tenesse in casa nostra a fare altrettanto saerbbe più credibile.
Salvo Nastasi, ex direttore generale del Ministero dei beni ed attività culturali, spostato a Palazzo Chigi da Renzi come vice segretario generale, è stato inviato  a bonificare Bagnoli dai veleni, con decreto del premier. Il quale non ha ancora stabilito, d'accordo con 'mezzo disastro' Franceschini, chi andrà a bonificare - la bonifica è necessaria, anche dagli ultimi casini creati dall'algoritmo scelto da Nastasi per dispensare il FUS - il Ministero dai veleni di Nastasi.

mercoledì 15 luglio 2015

Tivoli Festival: un festival fotocopia

Se lor signori decidono una cosa, anche in tempi di ristrettezze economiche quando, a loro dire, i soldi mancano per cose essenziali, i soldi li trovano.
 Uno si domanda la ragione per cui Tivoli quest'anno debba essere invasa da spettacoli di ogni genere, quando a pochi chilometri c'è Roma, con tutto il suo pandemonio spettacolare, giacchè l'unica istituzione a tacere  o a cantare fuori dal coro, ma a bocca chiusa, è Santa Cecilia, l'Accademia intendiamo, mentre perfino il Conservatorio poco manca che sguinzagli allievi meritevoli anche nei ristoranti e nelle trattorie di Trastevere, ripagati con una pizza a fine serata?
 Quest'anno il principe Barberini, assessore a Tivoli, ha inventato un festival dal titolo 'Tivoli chiama', d'accordo con Franca Valeri che ha subito risposto assumendosene ufficialmente la direzione artistica.
 Il Festival di Villa Adriana, il cui ritorno era stato annunciato a gran voce, non si fa, al suo posto ecco arrivare il 'Tivoli Festival' - con il solito idiota giochino delle maiuscole e minuscole per dare un tono al titolo che per inventori geniali quali sono quelli di Musica per Roma, principali gestori di tutto ciò che si fa a Roma e dintorni, suona banale: 'Tivoli Festival'.
 A proposito di Musica per Roma, Carlo Fuortes non schioda ancora, sebbene da qualche settimana sia uscito dal cilindro magico del Comune di  Ignazio Marino ( Roma) il nome del nuovo amministratore, uno spagnolo.
 E sempre a proposito di Musica per Roma e Carlo Fuortes, ancora un festival fotocopia della casa madre 'Auditorium', dopo  Caracalla?
In pratica anche a Tivoli sbarcano i soliti noti della premiata ditta romana e , a beffa e danno dei romani, gli spettacoli sono ad ingresso gratuito. Perchè a Roma per sentire gli stessi  si deve pagare ed a Tivoli no? Questa si chiama concorrenza sleale.
 Forse che per la trasferta alle Terme di Tivoli gli acciaccati artisti non vengono retribuiti se non con una seduta di inalazione e fango terapia?

giovedì 18 giugno 2015

Francesca Puglisi, Ignazio Marino, Franco Bassanini. Puglisi straparla, Marino resiste, Bassanini non schioda

Francesca Puglisi, vestale votata a tenere acceso il sacro fuoco del suo sacerdote Renzi nel settore scuola difende a spada tratta la strategia del segretario premier, quando dice: come facciamo ad assumere i precari se non sappiamo cosa fargli fare? Intendendo dire che senza l'approvazione del disegno di legge cosiddetto della 'Buona scuola'  di assunzioni dei primi centomila non se ne parla entro settembre. Insomma il velato ricatto del premier ai parlamentari ed alla scuola  facendo notare che se non si approva subito, entro giugno il suo disegno di legge di assunzioni se ne parlerà nel 2016 viene assunto e diffuso anche dalla sua vestale Puglisi. La qule però non considera che 100.000 precario stabilizzati non vanno certo a coprire nuovi ruoli ed impegni scolastici previsti dal disegno di legge governativo. 100.000 precari altro non sono che insegnanti che da anni coprono i ruoli necessari nella scuola di ieri e di oggi, ed anche presumibilmente di domani,  senza vedere mai uno spiraglio di stabilizzazione, anche dopo anni e forse decenni, per molti, di precariato. Ha capito vestale Puglisi?
Ignazio Marino, al quale il segretario del suo partito e premier ha fatto chiaramente capire che sarebbe meglio che mollasse la poltrona del Campidoglio per andare  l'anno prossimo alle elezioni assieme a molti altri importanti capoluoghi italiani e  che costituirebbero un importante test per le elezioni politiche successive, non ha intenzione di mollare, nonostante che ogni giorno vengano sbattuti in faccia alla popolazione le sue incapacità, i ritardi le inefficienze nella amministrazione comunale che ha mali che aveva da sempre e che lui evidentemente non riesce a  eliminare e neanche a ridurre, anzi talvolta li aggrava e ne aggiunge di altri. E tutta questa pressione, anche in previsione  del lavoro aggiunto che il Giubileo procurerà alla città, non smuove di un solo centimetro Marino. Il quale però, pur a fronte delle inefficienze che comunque dovrebbero consigliargli di mollare, non intende andar via, forte della sua legittimazione popolare ricevuta prima dalle primarie e poi dalle elezioni, alle quali sia chiaro il partito l'ha appoggiato, avendolo candidato.
Franco Bassanini, infine, presidente della Cassa Depositi e Prestiti - il cui mandato scadrebbe nel 2016, messo lì da qualche governo - anche dopo che l'attuale gli ha fatto capire che intende cambiare strategia, cominciando dal cambio del vertice della CdP, non schioda. Chissà se lo consiglia la sua signora Lanzillotta con la quale forma la ben nota coppia di almeno 50.000 Euro mensili, senza che mai nulla nè lui nè la sua signora abbiano rischiato in prima persona: solo perchè sono stati messi dove sono dalla politica - magari Bassanini insegna anche all'Università, se ricordiamo bene. Ma certo  anche con l'Università, i due non formerebbero una premiatissima coppia senza il volere della politica. La quale politica come li ha messi in trono, un trono più alto per il marito, ora intende scalzarli, solo il marito, per mettercene altri. Perchè Bassanini accetta che un governo lo destini alla CdP e non accetta invece che un governo successivo gli dica di andar via? Lui non ha nessuna legittimazione da vantare, men che meno quella vantata da Marino,  che è di un certo peso perchè popolare.

lunedì 15 dicembre 2014

Accademia di santa Cecilia. Vite parallele di due fratelli: Michele Dall'Ongaro e Giorgio Battistelli in lotta per conquistarla

Se Michele nella tornata di votazioni dell'altro ieri è salito di due posizioni rispetto alla precedente tornata (12 ottobre), passando da 18 a 20, Giorgio il salto l'ha fatto grande perchè ha raggiunto 18 voti rispetto ai 10 della prima tornata. Cagli sembrerebbe ormai fuori gioco per se stesso,  ma non come ago della bilancia, a seconda del candidato sul quale deciderà di far confluire i voti dei suoi fedelissimi, i quali però devono stare molto attenti a quel che fanno, ben sapendo che se vince il candidato di Cagli, Michele,  le cose possono andare avanti come ora, ma se vince il nemico di Cagli, e cioè Giorgio, le cose potrebbero cambiare. I fedelissimi di Cagli sono stati omaggiati, per tenerli stretti, da incarichi dirigenziali in Accademia ben retribuiti, o addirittura dall'ammissione fra gli accademici ceciliani. Tutte queste cose dicevano le lettere alle quali abbiamo fatto spesso riferimento nei giorni scorsi, lettere di aperta censura della gestione Cagli.  Ed anche di critica evidente sulla estraneità degli accademici nella gestione della loro Congregazione, al punto che finanche le elezioni si tengono con l'invio del voto per posta, cioè a dire con la totale assenza, anche fisica, degli Accademici nei momenti cruciali della attività ed esistenza di Santa Cecilia.
 Per tornare ai due fratelli, ci vien da pensare, qualora vincesse Giorgio, come risponderebbe Michele ad una richiesta di ripresa radio o televisiva di suoi concerti. E ciò ci induce a concludere che, alla fine,  se sarà Giorgio il vincitore, i due fratelli cominceranno a comportarsi da fratelli fratelli.
Perchè tanto la loro vita è segnata da un destino parallelo.
Apprendiamo, ad esempio, che il giorno di sant'Ambrogio, mentre il Michele conduceva le danze, pessimamente secondo noi, su RAI 5, dal foyer della Scala, Rai Storia mandava in onda un'intervista a Giorgio il quale illustrava il suo prossimo film - pardon:opera -  che verrà prossimamente proiettato alla Scala, in occasione dell'EXPO, dal titolo significativo ma asfissiante CO2, dal film di Al Gore.
 Altrettanto. Mesi fa quando un deputato PD romano candidava, rischiando il linciaggio, Michele ad assessore alla cultura a Roma ( Marino nominò poi Giovanna, la marinella), ad Albano, suo comune di nascita, Giorgio presentava la sua lista e la sua candidatura come capolista per le comunali, che si svolgeranno in primavera.
 Ma che succederà ora? Quando Giorgio si candidava, le dimissioni di Cagli da Santa Cecilia non erano neppure immaginabili, conoscendo il suo profondo senso di attaccamento e dedizione al do- (po)tere. Adesso Giorgio, se vincerà, dovrà rinunciare ad Albano; ma come la prenderanno i suoi concittadini, ed anche alcuni supporter che, stando alle foto, hanno le sembianze di fedelissimi in RAI di Michele, inviati come spie nel campo avversario? Non pensiamo che rinunci a Santa Cecilia, pur vincitore, per seguire le orme di altri artisti prestati alla politica, come il poeta e drammaturgo, Valclav Havel

sabato 6 dicembre 2014

De Rita &Sons: il Censis di padre in figlio. Ora è Roma un pericolo per Ignazio Marino e non viceversa. Augias ha fatto conoscere in Francia Rossini, Bellini, Donizetti

 Augias Corrado, Legionario (d'onore). Al giornalista italiano la Francia ha attribuito la Legion d'onore per i suoi altissimi meriti culturali. Senza il suo impegno di divulgatore anche musicale  - il riferimento è a quelle  videocassette pubblicate da Repubblica e dedicate ad alcuni notissimi musicisti - i Francesi non avrebbero conosciuto Rossini, Bellini, Donizetti. Se i Francesi, per conoscere musicisti della grande storia, hanno bisogno del dilettante Corrado Augias vuol dire che siamo davvero alla frutta. Augias  è un ottimo e conosciutissimo giornalista,  parla della Francia agli italiani e viceversa; ma, per carità, lasci stare i musicisti. Lui, senza il  bravo Modugno, in quelle sue lezioni mostra, senza vergogna, tutta la sua superficiale conoscenza della musica, al cui mondo egli è del tutto estraneo. Eppur si muove.
 Ma quali famiglie? Mio figlio è il candidato che ha titoli per assumere quell'incarico. Non ne avrei potuto trovare un altro più idoneo. Che sia poi mio figlio non conta. E' la giustificazione miserevole che Giuseppe De Rita porta per il passaggio della direzione del CENSIS dalle sue mani in quelle di suo figlio. Il quale, laureato in ingegneria aeronautica, pensò bene fin dall'inizio del suo lavoro, terminati gli studi, di atterrare su una pista, guidato dal pilota automatico che  aveva predisposto suo padre: quello della ricerca sociale prevalentemente. Poi passò a Nomisma  e da lì, prima segretario generale del CENSIS ed ora anche direttore, al posto che è stato di suo padre fino a ieri.
 In Italia, ha detto di recente il CENSIS nel suo annuale rapporto, tutti sono convinti che senza una protezione - unita nei casi migliori a meriti propri - non si va da nessuna parte. E il primo a dar prova dell'affermazione è stato proprio il direttore del CENSIS medesimo, Giuseppe De Rita, facendosi succedere da suo figlio. Perdonate l'uso improprio del verbo, ma la sostanza è ben più grave ed impossibile da perdonare.
 Da qualche giorno non è più Marino il vero pericolo di Roma, bensì la città da lui governata, come  si ritiene da più parti, ad essere un pericolo per lui. E perciò il pericolo dell'altro ieri è oggi sotto minaccia e diventa il bene più prezioso da difendere. Il prefetto è convinto che egli possa essere in pericolo e perciò gli assegna una scorta, vietandogli di usare la sua amatissima bici per gli spostamenti. Il presidente del PD, inviato da Renzi a far pulizia nel Comune  infangato dalla malavita, ha blindato lui ed il suo gabinetto, dicendo fin d'ora che se dovessero esserci nuove elezioni -richieste a gran voce da Movimento 5 Stelle e Forza Italia, più velatamente da Alfano - lui sarebbe il candidato del PD e nessun altro, perchè  forse uno dei pochissimi, addirittura l'unico a non essersi sporcato con la cupola del malaffare.