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mercoledì 26 aprile 2017

E' morto Guazzaloca, ex sindaco di Bologna. Da Liegi lo piange Stefano Mazzonis

L'altro ieri ci siamo occupati del Teatro di Liegi amministrato - sembra bene - da una decina d'anni da Stefano Mazzonis. Ce ne siamo occupati sia perché aveva presentato la nuova stagione sia per la nomina di Speranza Scappucci a direttore principale del teatro.
 Ora ce ne occupiamo - in coincidenza con un fatto doloroso: la morte, a 73 anni, dell'ex sindaco di Bologna, Guazzaloca, detto anche il 'macellaio' al quale, ai tempi, tutti riconobbero una buona amministrazione - per raccontare la storia per cui Stefano Mazzonis, senza Guazzaloca (e Pierferdinando Casini, suo sostenitore politico) non sarebbe mai arrivato a Liegi.

Come si sa il sindaco presiede il Consiglio di amministrazione della Fondazione lirica della sua città, e i suoi poteri non sono ininfluenti.  Ci scuserete se non saremo precisi con gli anni.
 Accadeva che la carica di sovrintendente del Teatro Comunale di Bologna fosse vacante - non ricordiamo se per conclusione di mandato o per fuoruscita degli amministratori, causa  buchi di bilancio ( la storia del Comunale bolognese è regolarmente segnata da tali buchi, compreso l'attuale, con Sani al vertice).
 In quegli anni, come abbiamo accennato, Casini contava qualcosa, certamente molto più di quanto non conti ora. Nella sua segreteria  lavorava, con un  incarico di prestigio, da quel che ricordiamo, Maria Delogu, vedova di Casini, Claudio, musicologo, morto prematuramente, imparentato con Pierferdi. La quale intercede presso il suo capo per la nomina a Bologna del suo compagno di allora Stefano Mazzonis, il nobile di Pralafera che, al suo attivo, all'epoca, di un qualche rilievo aveva solo  l'organizzazione/direzione dei Concerti  Italcable, con i soldi della importante compagnia telefonica (oltre una o due regie fatta in casa per operine lì rappresentate. Nulla di speciale)

Pierferdi ci mette un attimo e risolve, giusta l'indicazione della sua collaboratrice indirettamente imparentata con lui, il problema all'amico. Suggerisce con una certa forza a Guazzaloca il nome di Mazzonis. Guazzaloca non è in grado - ma neanche Pierferdi - di valutare l'idoneità professionale del candidato suggerito, e nomina Mazzonis  propostogli dal suo sponsor politico. 
Mazzonis sbarca a Bologna, chiama a lavorare con sè, un direttore artistico di nome molto più forte di lui, e  in coppia affiatatisima si mettono al timone della nave bolognese. Dalla cui navigazione è venuta la nomina successiva a Liegi, vantando nel  suo curriculum, Mazzonis, che aveva partecipato al bando del teatro belga, la 'sovrintendenza' a Bologna'. Il resto è storia nota. Lui è lì da parecchi anni  e, ripetiamo, sembra faccia bene.

Questa storia,  che crediamo già nota, l' abbiamo voluto comunque  nuovamente raccontare, per confermarci nell'idea che senza l'intervento della mala ( qui come in altri casi di buono non c'è proprio nulla!) politica, in Italia è quasi impossibile far carriera. Ciò non toglie che qualche rarissima volta, come nel caso di Mazzonis Stefano ( attenzione a non confonderlo con suo cugino, Cesare Mazzonis, anche lui di Pralafera, che ha fatto carrierissima in Italia nel medesimo settore, ma che aveva cominciato facendo il 'portaborse', nel senso più nobile del termine, di Francesco Siciliani, allora in Rai) che  la scelta si sia rivelata giusta, a guardare i risultati di questi anni.

Condoglianze alla famiglia Guazzaloca. E auguri di mille altre sovrintendenze a Stefano Mazzonis di Pralafera, dopo Liegi

venerdì 30 dicembre 2016

Ciò che Gustavo Dudamel non dice e, invece, dovrebbe dire - denunciare - del suo Venezuela

Già all'apice del successo mondiale, nonostante la giovane età, chiedemmo una volta a Lang Lang, nel corso di una intervista pubblica, perché non protestava neppure timidamente per il non rispetto dei diritti fondamentali della persona nel suo paese, la Cina. Ci rispose che non gli sembrava che la libertà fosse calpestata in Cina. Bontà sua.
 La stessa domanda, al tempo di Chavez, rivolgemmo a Diego Matheuz e lui glissò nella risposta, ma nel caso di Matheuz era più comprensibile. Lui giovane direttore, non certo all'apice del successo, seppure la sua fulminea carriera sul podio fosse stata benedetta e voluta nientemeno che da Claudio Abbado, non poteva esporsi più di tanto, né avrebbe avuto l'autorevolezza e l'incidenza di Lang Lang o di Gustavo Dudamel. Di cui andiamo ora a dirvi.
 Gustavo Dudamel, intervistato per 'La repubblica', alla vigilia del suo 'primo' Concerto di Capodanno da Vienna, la sua consacrazione planetaria,  non una parola di condanna ha detto, esplicitamente richiesto, nei confronti di Maduro, il dittatore succeduto a Chavez, che sta riducendo nella miseria e disperazione tutto il popolo venezuelano che resta sempre ed ancora anche il paese di Dudamel, sebbene i suoi successi lo abbiamo portato da alcuni anni -  e ora ne ha trentasei appena - all'apice del successo, incoronandolo direttore di una delle compagini sinfoniche più note d'America, a Los Angeles.
 Parole di condanna per le condizioni in cui Maduro ha ridotto il Venezuela, dove mancano generi di prima necessità ma anche medicinali e le file davanti alle banche sono sempre più numerose e lunghe per ritirare quattro soldi o per cambiare  la moneta, a seguito dell'inflazione galoppante, le abbiamo letto solo nelle dichiarazione di  Pierferdinando Casini, presidente della Commissione Esteri del nostro Parlamento,  in visita ufficiale alle comunità italiane del Venezuela, evidentemente allarmato per le drammatiche notizie che ogni giorno giungono da quella nazione un tempo ricca e florida, tanto da attrarre tanti nostri emigranti; ma non una sola da Gustavo Dudamel che dovrebbe parlare ed, invece, ha scelto di tacere. Ma non ha scuse!

lunedì 20 aprile 2015

Di Matteo Salvini e Enrico Letta.Non meravigliamoci se...

Non ci si meravigli se il Matteo padano spara idiozie, banalità e triti luoghi comuni senza senso,  a raffica, e per questo, soprattutto per questo, sale nei sondaggi di questa settimana. Il Matteo fiorentino, ed ora anche romano, vedendo su quale china si stava mettendo  l'omonimo padano, tempo fa  gli aveva suggerito di leggere qualche libro, come fa lui che i libri, intanto li compra (nelle frequenti escursioni a piedi dalle parti di Palazzo Chigi, il Matteo fiorentino entra in galleria e ne esce con un pacco di libri sotto il braccio) e l'intenzione di leggerli ce l'ha.
Il Matteo padano un libro glielo aveva sventolato sotto il naso all'omonimo fiorentino, ma era il suo libro. Lui legge solo se stesso, per leggere gli altri non ha tempo, s'è scusato. Ma quando legge se ogni giorno partecipa ad almeno una dozzina di trasmissioni,  tutti lo vogliono perché fa salire l'audience e fa fare  anche qualche risata per le idiozie che dice? Di idiozie  il Matteo padano ha  un repertorio praticamente illimitato,  raccolto pazientemente in previsione della sua carriera politica. Adesso dove trova il tempo per leggere un libro? E per capirlo?
 E non ci si meravigli, per un altro verso,  neanche della scelta di Enrico Letta, ex premier, che ha deciso di lasciare il seggio parlamentare per tornare a fare il professore, anzi il rettore della scuola di studi internazionali a Parigi. Perchè? Perchè la politica non può diventare un mestiere che si esercita a vita: lui vuol guadagnarsi da vivere facendo il mestiere che crede di saper fare: insegnare. L'impegno, anzi la passione politica quella resta. Ma non gli piace vivere della passione politica.
 Ci meravigliamo della scelta di Letta, quando a molti appare naturale, perfino ovvia. Ci meravigliamo perchè stiamo già pensando,  se mai con il suo mestiere Salvini ( quale mestiere conosce e sa fare?) potrebbe vivere, guadagnando quello che guadagna oggi dicendo idiozie e banalità, e anche stupidaggini...diciamo la verità, ogni giorno; o come potrebbe guadagnarsi da vivere la Gelmini facendo l'avvocato, lei che è andata a sostenere l'esame per l'esercizio della professione in Calabria. Ed anche la Lorenzin - dopo averle fatto sinceri auguri per la sua maternità - dove potrebbe fare il ministro con il diploma da ragioniera, se non salendo sul carro della politica? Il discorso vale anche per Casini che forse un lavoro non l'ha mai fatto nella sua vita 'di rappresentanza' o anche Fini. Il problema riguarda ed investe tutti gli schieramenti politici senza distinzione di sesso, età, censo.
 Dunque non meravigliamoci né di Salvini che dice idiozie, nè di Letta che abbandona la politica e neppure di Gelmini, Lorenzin e Razzi e Casini e Fini e il Craxi 'bobo', e tanti tanti altri che se non facessero i politici di mestiere chissà se potrebbero fare un qualunque lavoro, con il quale guadagnarsi da vivere.

mercoledì 28 gennaio 2015

Scambio di cortesie fra statisti. Torna a colpire lo statista affidato ai servizi sociali

Alfano, l'unico fra gli statisti italiani in possesso di tutte le caratteristiche richieste dall'identikit del prossimo Presidente della repubblica - statura di statista, uomo delle istituzioni, conoscitore della macchina dello Stato, caratura e prestigio internazionale - ha fatto un passo indietro in favore di un antoagonista che  all'indomani della sua autocandidatura, si è rivelato avere una qualità che lui, candidato perfetto, non ha, e cioè la bellezza che a  Casini esce da tutti i buchi. E lo ha candidato assieme all'altro grande elettore che il mondo invidia all'Italia e cioè Cesa.
 Ma Alfano non è l'unico a fare un passo indietro a favore di un candidato che reputa più degno. Nella lista compare anche il prof. Settis, studioso, candidato dal Movimento di Grillo, il quale, ha detto che il candidato ideale è per lui Giuliano Amato, ed in suo favore è disposto a ritirare la sua candidatura, laddove venisse nuovamente proposta. Amato perché  lui lo conosce bene, essendo stato suo dipendente - si fa per dire - alla Treccani e perché conosce la sua generosità: ha rinunciato alle sue tre o quattro pensioni, da quando è giudice della Consulta,  naturalmente le riprenderà quando quel suo mandato terminerà, la qual cosa farà anche da Presidente. E, del resto, prosegue Settis, anche alla Treccani ha rinunciato al suo compenso, e, infine, Amato sarebbe il presidente della repubblica  che, a suo parere, presterebbe attenzione maggiore di ogni altro ai problemi della cultura.
 ora a proposito della attenzione della Presidenza della repubblica ai problemi della cultura, finora non v'è stato presidente più attento di Napolitano. ma cosa si è ottenuto? Forse di non peggiorare la situazione, certamente senza non migliorarla.
 Comunque sulle candidature pende il giudizio divino dell' evasore fiscale Berlusconi, condannato in via definitiva, affidato ai servizi sociali, privato del passaporto e del diritto di voto, estromesso dal Senato, ed impegnato in un via vai fra palazzo Grazioli e palazzo Chigi.
Povera l'Italia, se deve sottostare al giudizio, per la massima carica dello Stato, di un condannato definitivo.

L'identikit del prossimo Presidente dell repubblica calza perfettamente a Franco Alfano che l'ha tracciato

Il prossimo Presidente della repubblica dev'essere un grande statista, ha detto solennemente il ministro Alfano, stampella non solidisima, insieme ad altri due statisti: Cesa e Casini - del Governo Renzi. Se fosse questa la caratteristica 'secca' richiesta, dovremmo ammettere che ad aspirare a quella carica  ci sarebbe una rosa, ristretta, di grandi personalità della nostra repubblica: Alfano, Casini, Salvini, Grillo.
 Se poi, in aggiunta, come il grande statista Alfano vuole, il prossimo Presidente dev'essere uomo delle istituzioni dalle quali deve provenire e conoscere la macchina dello Stato, la rosa si restringe ad Alfano e Casini. Fuori dunque Salvini ( che fra l'altro  ora è anche occupato in altre faccende,  che vanno dalla presenza a  tutti i programmi televisivi  alla costruzione dell'affaire sentimentale con Elisa Isoardi; mentre non è ancora occupato affatto nello sfogliare e magari anche leggere qualche libro, come Renzi lo aveva  invitato a fare, ma potrebbe presto farlo, avendo esaurito molte delle bestialità che va affidando al vento) e Grillo, che con le istituzioni non ha mai avuto rapporti e rapporti non vuole avere, tendendo piuttosto a  distruggerle, salvando solo la Presidenza della repubblica, per aspirarvi un domani.
 Non finisce qui. Alfano nel tracciare il profilo del prossimo Presidente della repubblica italiana ha poi  aggiunto che deve avere prestigio internazionale. A questo punto anche la candidatura di Casini (oltre che per il cognome improponibile!) sfuma perchè lui è conosciuto solo in Italia e soprattutto per 'bella presenza', all'estero anche per via di quel cognome lo ignorano quasi tutti. Resta solo la candidatura di Alfano: statista, uomo delle istituzioni, conoscitore della macchina statale, prestigio internazionale - la sua autocandidatura.

martedì 27 gennaio 2015

Una valanga di critiche ha subissato il sito 'verybello' del ministero per l'EXPO 2105

Evidentemente proprio l'idea più criticata, quella del titolo immaginato da 'Lora et Labora'  e compensato con 35.000 Euro, è quella che più è piaciuta al ministro che oggi gongola perché il sito è stato visitatissimo (oltre che criticatissimo) e perché spera, d'altro canto, di salire al Quirinale, essendo stato fatto anche il suo nome per la scalata alla presidenza della Repubblica.
Nessuno più di noi ne sarebbe contento, perché così lascerebbe il Collegio romano e con la sua bella moglie rappresenterebbe l'Italia anche alle sfilate di moda e bellezza.( in verità sotto il profilo della bellezza ci sono anche altri antagonisti, benché inutili altrettanto, di Franceschini, a cominciare da Rutelli Casini e Gasbarra che con la bella presenza ci ha fatto camminare anche i treni. E poi anche perché, per la prima volta, all'inquilino del Quirinale  potrebbe nascere, se fanno presto, un figlio nel palazzo, privilegio che dalla nascita della Repubblica non è toccato a nessuno, essendo tutti i presidenti in età non più adatta alla procreazione, mentre qualche moglie sì,  cioè poteva ancora, anche se poi si è astenuta. E potrebbe quella essere la prima occasione per cui si parla di Franceschini, senza che ne abbia demerito alcuno.
 Tornando al sito, quell'inutile titolo permette di memorizzarlo, sì per la sua assurdità, benchè  nella sua maccheronica espressione, dovrebbe servire a mettere in luce le eccellenze e bellezze del nostro paese. E' questa l'opinione sempre del ministro, ma anche di Sala capo dell'Expo. Sono tutti d'accordo, anche nel non spiegare a nessuno come si è arrivati a quel calendario che coglie fior da fiore, senza capo né coda, e sena nessun criterio che sia possibile decifrare. Si sono offerte le varie istituzioni oppure è stato l'ufficio dell'EXPO - sì, c'è anche un ufficio che seleziona e sceglie - a scegliere  fra l'intera offerta italiana?
 E fin qui solo questioni di forma e di metodo, per tralasciare anche quelle di lingua (hanno promesso che entro il 7 febbraio il sito avrà anche una versione inglese che speriamo non sia ' all'italiana', aggiungendo vergogna a vergogna).
Poi ci sono quelle di contenuto, per le quali già parecchie nefandezze abbiamo segnalato nei giorni scorsi, nefandezze e sciatterie  frutto di incompetenza, analfabetismo ed anche di evidente disprezzo del tesoro d'Italia. Da mettere in mostra.

giovedì 22 gennaio 2015

Il diritto acquisito della povertà, per molti italiani

Di diritti acquisiti si fa un gran parlare in questi ultimi tempi, e lo fanno in molti,  ne straparla anche Capanna, ex Lotta continua, che  rinunciare al suo 'diritto acquisito' delle super pensioni non ci pensa affatto. Come non ci pensa affatto neanche quell'avvocato perugino, dipendente del Comune del capoluogo, che per una strana curiosa contingenza riceve una pensione di oltre 600.000 Euro l'anno. O quel segretario generale della Regione siciliana che, in difesa del diritto acquisito ad una ricca pensione, si è dimesso prima che entrasse in vigore la legge che gli avrebbe decurtato la pensione di oltre 400.000 Euro, l'anno - sia chiaro. E' bene chiarirlo perchè di questo passo non sarebbe neppure così peregrina l'idea che in Italia ci possano essere persone che percepiscono pensioni di 400.000 Euro, magari lordi, al mese.
 E, mentre, contro certi cumuli, quelli di poche lire, l'INPS spara  pallettoni, al punto da azzerare alcune pensioni minime, contro cumuli consistenti - come ad esempio quelli del candidato primo al Quirinale, il prof. Amato, sembra abbia consumato tutte le munizioni possibili. Ma il diretto interessato, Amato, che certamente non vi rinuncia ed anzi le somma alle briciole del suo stipendio come giudice costituzionale ( appena 400.000 Euro, l'anno), ha dichiarato che  molti dei suoi compensi finiscono in beneficienza (dei suoi familiari?).
E potremmo continuare con la lista di quelli che vengono definiti 'diritti acquisiti', e perciò intoccabili. Certo  i diritti, se meritati, conquistati, pagati e perciò acquisiti sarebbero intoccabili. Ma gran parte dei casi citati ed anche molti altri sono privilegi scambiati, per proprio comodo, in diritti.
 Come le pensioni baby, fra le quali quelle dei parlamentari di ogni ordine e grado, in cima alla lista di quelle da cassare seduta stante, senza attendere un minuto in più.   O i privilegi che uomini politici che hanno avuto un tempo delle cariche istituzionali, si sono dati, ed ai quali non intendono mai e poi mai rinunciare.  Esponenti di tutti gli schieramenti: ex presidenti di Camera e Senato, come Casini o Pera e altri ancora, hanno uffici e segreteria ed altri agi che comprendono magari macchina con autista ecc... nonostante non ricoprano più quelle cariche ed alcuni siano perfino sconosciuti ai più.
 In questo ultimi tempi, infine, sembra essersi diffusa la coscienza di  un altro diritto acquisito in Italia, difeso a denti stretti da una fetta sempre più grande di popolazione. Il diritto 'acquisito' alla povertà. E non c'è governo che intenda eliminarlo.

domenica 12 ottobre 2014

Di Cesare Mazzonis, quando tentò di far cacciare un giovane critico musicale da Paese Sera, dove lavorava,senza riuscirci Appellandosi ai 'compagni'.

Ieri, solo ieri, avevamo promesso, ed ora teniamo fede alla promessa, che avremmo raccontato una brutta storia , una storia di sopruso e che il democraticissimo Cesare Mazzonis osò nei nostri confronti, quando lui era direttore artistico dell'Orchestra sinfonica della RAI di Roma, e noi muovevamo i primi passi nel mondo giornalistico per il quotidiano Paese Sera, alla fine degli anni Settanta.
Il giovane cronista, quale noi eravamo, entusiasta del suo nuovo lavoro, destinato all'edizione pomeridiana del celebre quotidiano, più esattamente alla ben nota pagina 'Stasera a Roma', governata da Riccardo Minuti, al quale dobbiamo l'inizio del nostro lavoro di critico, ricca di informazioni e consigli sulle attività di spettacolo della serata romana, faceva quotidianamente proposte al responsabile della pagina - in quegli stessi anni muovevano i primi passi a Paese Sera altri nostri colleghi, che però si occupavano d'altro e dunque giornalistica,ente più utili e preziosi, come Paolo Boccacci, Fausto Giani, Massimo Lugli.
Nel corso delle vacanze estive, verso la fine, domandammo al responsabile della redazione 'Spettacoli' se era interessato ad ospitare delle anticipazioni sulla imminente stagione dell'Orchestra sinfonica della RAI di Roma, guidata da Cesare Mazzonis (esiste anche un altro Mazzonis, Stefano, cugino del primo, anche lui ha fatto carriera in campo musicale, partito come dirigente Italcable, addetto alle pubbliche relazioni se ricordiamo bene, appassionato di musica, a seguito dei 'Concerti Italcable'  della domenica, organizzati per conto della sua società al Teatro Sistina, è oggi direttore artistico al Teatro di Liegi; e prima a Bologna, dietro suggerimento di Pierferdinando Casini  - lui che c'entra?  eppure c'entra  - ma di lui parleremo magari un'altra volta). 
Alla risposta affermativa, contattammo Mazzonis, il quale ci fissò un appuntamento nel suo ufficio di Viale Mazzini, dove lo incontrammo alla data stabilita. Ci fornì alcune anticipazioni, non il calendario completo della stagione, secondo i patti, e noi confezionammo l'articolo e lo consegnammo al giornale, dove apparve immediatamente dopo. Nessuno disse nulla all'uscita del pezzo, tanto meno Mazzonis, visto che le notizie ce le aveva fornito proprio lui, assecondando il costume giornalistico di cercare notizie, prima che diventino di pubblico dominio.

Senonché quando ci fu la conferenza stampa, Cesare Mazzonis, evidentemente pentito, si ricordò delle anticipazioni uscite su Paese Sera,  forse un mese o due prima, a seguito delle informazioni da lui stesso forniteci - altrimenti, da chi altro? - e chiese a Piero Dallamano, critico ufficiale del giornale, al quale collaborava anche Bruno Cagli, il nostro licenziamento - premettiamo che non fummo mai assunti, nonostante i due anni intensissimi di collaborazione - con la seguente motivazione: “se anche voi che siete giornali 'amici' (intendeva PCI) invalidate il senso della conferenza stampa - come noi avevamo fatto anticipando alcune notizie - allora... e perciò Acquafredda deve essere punito. 
Vigliacco di un Mazzonis che se la prende con un giovane cronista. Dallamano acconsentì e chiamò, seduta stante, il responsabile degli Spettacoli chiedendo che fossimo licenziato. La decisione ci venne comunicata immediatamente, e fu comunicata anche al responsabile della pagina 'Stasera a Roma' per la quale giornalmente lavoravamo, e cioè a Riccardo Minuti, il quale si oppose dicendo che potevamo continuare a scrivere per la sua pagina, pur con il divieto di scrivere sugli 'Spettacoli' che avevano ospitato quelle nostre anticipazioni, il cui materiale ci era stato fornito da Cesare Mazzonis - è bene ribadirlo. 
In seguito riprendemmo a scrivere anche per la pagina degli Spettacoli, fino al giorno del nostro licenziamento ad opera di Giuseppe Fiori, fresco direttore chiamato a mettere ordine nel giornale. Oggi si direbbe a 'ristrutturare' che tradotto in termini  più chiari vuol dire licenziare il più possibile. E, fra i primi a farne le spese, noi che ci occupavamo di un argomento, come la musica cosiddetta seria, che evidentemente a lui non interessava affatto. Boccacci, Gianì, Lugli, invece, restarono fino a quando non furono chiamati dalla nascente 'Repubblica' insieme ad altri, come Dondi e Dietrich.  

giovedì 11 settembre 2014

Casini e Staderini dopo aver letto l'articolo di oggi di Sergio Rizzo non dovrebbero sprofondare per la vergogna?

In ogni posto di potere che spetta all'UDC di Casini arriva il suo 'inviato' marco Staderini, il quale naturalmente è riconoscente e fedele ai patti: a Lottomatica, ad esempio, ha chiamato la ex signora Casini, Roberta Lubich, per il posto di addetta stampa. Staderini, come Casini, se li è fatti tutti i posti di potere, arrivando oggi, per intercessione del ministro del tortellino Galletti - vi dice qualcosa?- alla società Sogesid che doveva essere chiusa da vent'anni, e nella quale sedeva come presidente fino all'altro ieri, il dott. Assenza.  Questo si leggeva oggi in un articolo documentatissimo di Sergio Rizzo sul Corriere. Tutto avviene nella gogna generale ma senza che i diretti interessati se ne vergognino almeno un pò.
Ma può cambiare un paese in cui è sempre in pista ancora e parla pure uno come Casini, che fa coppia con Cesa, altro campione della poltiica nazionale , il quale è impicciato anche in affari, in nome e con i soldi della politica? Nel frattempo Renzi che fa? Pensa ai suoi di Firenze da portare a Roma? S'è arenato in mezzo al mare dei divieti? Tenta di fare quello che può ma rispettando o venendo a patti con uomini di potere?
 Sempre a proposito di Renzi, per il capitolo 'non ti capiamo più e neanche ti seguiamo' fa un certo senso leggere le sue dichiarazioni a proposito delle pensioni d'oro:  'stiamo facendo troppo chiasso - ha detto Renzi - per un risparmio annuo in fondo irrilevante, qualcosa come '100 milioni di Euro' appena. Segno evidente che anche Renzi comincia a dare i numeri.
E il grande progetto di far 'dimagrire il sistema politico' che si ingrassa sempre più, anche quello è diventato roba di poco conto ed è finito nel cassetto dei sogni, con la complicità di Boldrini e Grasso?
Ora cominciamo anche noi a temere che Renzi non solo non cambierà l'Italia ma che abbia tirato i remi in barca, per incapacità di intervento. E risiamo al punto di partenza, prima di Renzi il toscano

sabato 6 settembre 2014

Se i direttori artistici capissero qualcosa del loro lavoro, non ci sarebbe bisogno di consulenti,coordinatori, esperti. Dalla Scala a Santa Cecilia ecc...

Un direttore artistico di teatro, così come oggi se ne hanno parecchi in Italia, e cioè incompetente in fatto di voci, non serve. E, per questo, i sovrintendenti pensano di bastare essi stessi che assumono in proprio la doppia carica di sovrintendente e direttore artistico (naturalmente con doppio emolumento, come ha fatto da anni Bruno Cagli a Santa Cecilia e Lissner, imitato a ruota da Pereira alla Scala). Ma stretti dalla necessità,  si dotano il più delle volte del direttore musicale, anch'egli più competente in  fatto di orchestra che di voci, e, in aggiunta, anche di un 'consulente artistico',  o di un 'coordinatore o segretario artistico' che sarebbe una sorta di  esecutore materiale degli intenti ed interessi del sovrintendente.  Ma non è detto ancora che egli sappia qualcosa di voci. Se facessimo l'elenco dettagliato di molti direttori artistici facenti funzione, scopriremmo che ben pochi di loro sanno distinguere un soprano da un basso - esageriamo ovviamente, ma non troppo. Scegliere un cast vuol dire non solo conoscere le agenzie, e questo tutti sanno fare, ma sapere di che tipo di voci questo o quel titolo ha bisogno.
 E allora che si fa?  I teatri si dotano di un'altra figura , l'esperto di voci o di cast. Milano, alla Scala, ne ha uno, preso dall'estero, pietra angolare del cartellone scaligero, sul quale  gli interlocutori del teatro fanno affidamento. Ma non c'era già Lissner sovrintendente  e direttore artistico? E non c'era anche un coordinatore artistico, come Gaston Fournier- Facio? (a proposito che fine ha fatto? Ha seguito Lissner in Francia? si è messo a riposo? o conta di tornare a lavorare a Roma,  chiedendo il ricongiungimento alla famiglia, una volta che - ma chi ci crede?- Cagli lascerà, e forse con lui anche  parte della sua corte? Nell'organigramma scaligero il suo nome non compare più, come non compare più neanche quello di Carlo Maria Cella, direttore dell'ufficio stampa, al suo posto è arrivato Besana direttamente dalla Filarmonica!).
  Ma perchè continuare a creare nuovi ruoli dirigenziali o operativi nei nostri teatri, solo perché i capi in testa, nominati  più dalla politica che per la competenza, non capiscono un fico secco di ciò che fanno?
 Ecco perché sarebbe ora, visto che a fine anno tutti i consigli di amministrazione decadono, si nominassero o si cercassero persone competenti, risparmiando tempo e soldi. E quelli che oggi hanno l'incarico di direttore artistico? Beh, vadano finalmente a fare un altro mestiere.
Il caso è simile a quello di tanti politici che esercitano tale ruolo come una professione a vita, anche perché non hanno mai fatto altro, il che spiega anche la ragione del mantenimento dei loro vitalizi: se smettono di fare i politici che cos'altro possono fare, non sapendo fare nessun lavoro? Ve lo immaginate Gasparri- facciamo il suo esempio, perché  la sua persona è per noi semplicemente indigesta! -  impegnato in qualunque lavoro, serio, oltre quello di parlare a ruota libera ed essere responsabile di disastri irrimediabili? Ma potremmo anche fare l'esempio di Casini? Oltre che il passerellatore, che altro potrebbe fare? Lui è nato politico, ed ora che non conta più nulla, si esercita in passerella, abbronzato, tirato a lucido, con la faccia ingrugnata, ma del tutto inutile. Perché nessuno più lo prende in considerazione.

sabato 12 luglio 2014

Ora basta! Renzi, stammi a sentire

Renzi, basta con gli indugi,  con la correttezza formale ed il rispetto istituzionale. Scrivo a te nel modo che sento, senza pudore. Oggi il TG3 ha mandato in onda un servizio in cui si vedeva un giovane italiano, di Empoli, non lontano da casa tua - perciò apri gli occhi e le orecchie - alla stazione ferroviaria, impossibilitato a salire su un treno, perchè costretto da quando era piccolo a muoversi in carrozzella. Hai capito, Renzi? In quella stazione, a due passi da casa tua, non c'è il marchingegno che permette  ad una persona costretto in carrozzella a prendere un treno. Hai capito, sì?
E allora che aspetti, tu che parli sempre dell'Europa dei cittadini? Un cittadino con tali problemi in Germania è giustamente assistito ed accudito dallo Stato; nell' Italia, che tu ora governi, no.
E allora, manda a fare in culo Grasso e la Boldrini e tutta la Corte Costituzionale e quella dei Conti e le cosiddette Autorità che noi conosciamo prevalentemente per i privilegi che si sono attribuiti nel tempo, fottendosene dei cittadini. Se la Boldrini - ma lo stesso vale per Grasso e per tutti gli altri - ritiene che il suo compenso netto mensile  di 12.000 Euro  non sia sufficiente per soddisfare le sue esigenze, consigliale di trovarsi un secondo lavoro per arrotondare. E ciò vale anche per i giudici costituzionali e per quelli della Corte dei Conti, alcuni dei quali hanno fatto affari con Mazzacurati, all'ombra del Mose.
In un paese che non ha i soldi per mettere in sicurezza le scuole, che non  ha ospedali efficienti, che costringe i più deboli ad ulteriori sacrifici,  che mette in fila gli anziani anche quando devono pagare, beh questo paese non è il paese dei cittadini. Allora  con un decreto manda a fare in culo tutti quelli che godono di privilegi, immeritati, e con quei soldi rendi tutti i cittadini uguali. E le macchine blu, vendile tutte, che sono le 50-60 che hai messo all'asta ? Mezzi e benzina devono averli le forze dell'ordine, i vigili del fuoco , le ambulanze, i mezzi di trasporto dei disabili, non le belle signorine con i tacchi alti che frequentano il parlamento o il consiglio dei ministri; o i parlamentari che possono ancora muovere il culo, visto che  non muovono la testa...  A quel padre della patria che si chiama Calderoli, vogliamo dare anche macchina e segretaria? Ma scherziamo? Lui deve pagare tutti quelli che l'hanno votato, commettendo un errore che, in un paese civile, verrebbe punito con la pena capitale. E  a Casini, tanto per pescare  un altro caso nel mucchio,  possiamo ancora dare ufficio e segreteria oltre ad altri privilegi solo perhcè una tragica debolezza degli elettori parlamentari l'ha eletto presidente per qualche anno. Finchè ci saranno ingiustizie, non ci potranno essere privilegi. Perciò tagliali tutti, e sana le ingiustizie, senza pietà, con determinazione e presto.
Renzi se c'hai le palle questo è il momento di tirarle fuori. E, se ci tieni, accusami pure di oltraggio all'autorità.  Non m'importa, se alla fine i  gravissimi problemi segnalati  verranno  risolti.