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giovedì 5 aprile 2018

Publio Fiori, superprivilegiato dei vitalizi, è d'accordo sui tagli. Ma quali 'diritti acquisiti'? ( da una intervista, luglio 2017, su Repubblica.it)

ROMA - Publio Fiori, quanti anni è stato in Parlamento?
"Quasi trenta".

E il suo vitalizio è di 10mila euro?
"Confermo".

Quanto ci rimette con la riforma?
"Circa 4mila euro".

Quanto è dispiaciuto?
"Contento non sono, ma trovo questa legge giusta: è in linea con i valori che ho onorato facendo politica. Ma dev'essere il primo passo".

In che senso?
"Spero che il ricalcolo venga esteso a tutte le pensioni eccessive e nel contempo parta una grande operazione di perequazione per raddoppiare le pensioni minime".

Perché lei prende il doppio dei suoi colleghi avendo la stessa anzianità?
"Per l'attentato, ad opera delle Brigate Rosse, nel'77. Mi è stata riconosciuta un'invalidità del 65 per cento. In virtù della legge sulle vittime del terrorismo godo di un beneficio fiscale che fa aumentare l'entità della cifra ".

Non è incostituzionale intaccare un diritto acquisito?
"I diritti acquisiti non esistono. La Consulta lo ha ribadito in almeno dieci sentenze. L'irretroattività della legge è prevista nel codice penale, come rileva l'articolo 25 della Costituzione che però nulla dice invece sulle altre leggi".

Quindi si tratta di un argomento peloso?
"È una cazzata. L'ha detto anche Onida a Repubblica ieri: "Nessun diritto acquisito è intoccabile"".

Dovrà cambiare il suo stile di vita?
"Sono vecchio ormai, tra un po' avrò 80 anni, non ho grandi esigenze. Faccio ancora la professione, ma senza grandissimo impegno".

I risparmi con questa riforma saranno contenuti, dicono i suoi critici.
"Sì, è una riforma simbolica, ma rappresenta pur sempre un segnale. Mi sta bene se è un primo passo".

Quindi lei è d'accordo con i Cinquestelle?
"Questa legge dà vigore al loro populismo, ma vorrei che si battessero allo stesso modo contro l'evasione fiscale e le grandi ricchezze, che andrebbero tassate".

Lei è sempre stato un uomo di destra. Ha cambiato idea?
"Sono un cattolico di destra, popolare, che però sta più a sinistra della sinistra politica".

Per chi vota?
"Vorrei votare per un partito di centro, del popolarismo cattolico, ma non trovo più niente: la politica ha perso i contatti con le grandi questioni, con le grandi idee".

Per chi ha votato l'ultima volta?
"Per Renzi, ma mi sono sbagliato, non lo farò più. Non è riuscito a far ripartire la ripresa come aveva promesso, e ha svuotato del tutto il suo partito".

giovedì 15 marzo 2018

In Italia tante giustizie, quante correnti nel PD di Renzi. Il ministro Orlando, minoranza nel PD, tace sulle giustizie nel Paese

Due casi di 'curiosa' giustizia, emersi negli stessi giorni, hanno sollevato interrogativi inquietanti.
 Il primo in seno alla Consulta, dunque nel massimo organo giudiziario italiano, l'altro nella piccola Procura di Spoleto, forse in cerca di notorietà - non sapremmo trovare altra giustificazione al suo operato sanzionatorio riguardante Norcia, zona terremotata, dove la normalità stenta a tornarvi.

 Cominciamo da quest'ultimo caso, il più grave.  A Norcia, dopo il terremoto, con i soldi raccolti da La 7 e dal Corriere della Sera, è stato costruito, in un tempo ragionevole - come avrebbe dovuto essere il tempo, e non lo è stato, di ogni altra iniziativa in quel martoriato territorio - un centro polivalente su progetto del famoso architetto Boeri. Una struttura in legno, da cima a fondo, salvo che  nella base di calcestruzzo sulla quale poggiarla.
La Procura di Spoleto l'ha messo sotto sequestro, sigillandone gli ingressi, perché contravviene alla legge (Testo Unico dell'edilizia, art.44): non è provvisoria, secondo la Procura, e  viola le leggi sui vincoli paesaggistici. Insomma in un territorio devastato dal terremoto, vanno comunque rispettati i vincoli pesaggistici, cioè - verrebbe da dire - le rovine  e macerie che, infatti, ancora in molti di quei luoghi non sono state rimosse.

Viene costruita  una struttura che risulta unico luogo di aggregazione, fondamentale per superare l'emergenza che dura da anni e che la magistratura si è ben guardate dal sancire duramente, e  una Procuretta - detto senza intenzioni denigratorie, ma con la durezza che il giudizio sulla decisione impone - la chiude; e sta per fare altrettanto per una analoga struttura in costruzione - almeno così teme il sindaco di Norcia - e, perché no, potrebbe farlo anche con le casette che sorgono, guarda un pò, nel parco dei Monti Sibillini.

Mentana giustamente ha reagito duramente a tale  decisione, (lo ha fatto anche il Corriere?) tutta 'italiana', mentre non altrettanto duramente   ha reagito Orlando, che anzi tace, essendo in minoranza nel PD e forse anche nel Paese delle mille Procure.

Ieri in serata s'è fatta viva la Protezione Civile, con un comunicato ufficiale nel quale ha mandato a dire alla Procura di Spoleto, che la legge  post terremoto aveva previsto che si potesse costruire 'in deroga' al Testo Unico dell'edilizia ed ai vincoli paesaggistici, fino a quando non fosse terminata l'emergenza. Che non è ancora terminata, se vi sono cittadini che non hanno avuto la 'casetta' promessa - dopo un anno e mezzo circa dal terremoto - e vivono in alloggi di fortuna,  procacciandosi i mezzi attraverso esercizi commerciali provvisori ed improvvisati.  E che, comunque, la costruzione di quel Centro polivalente a Norcia è stata eseguita senza violare nessuna norma. Dunque Spoleto faccia marcia indietro ed annulli il sequestro del manufatto.

 Secondo caso. Alla Consulta viene messo sotto indagine un giudice, Nicolò Zanon, accusato per interposta persona, sua moglie nel caso specifico, che avrebbe utilizzato la macchina di servizio del marito per fini personali.
Il giudice avrebbe presentato le sue dimissioni, sacrosante vista l'accusa infamante per un membro della Consulta; ma la Consulta le ha respinte all'unanimità.

Le riflessioni che ci vengono su questo caso sono tante. Ne citiamo solo un paio. Perché un giudice della Consulta deve avere una macchina di servizio, vista la giusta lentezza con la quale il massimo organo giudiziario italiano si muove? Non si tratta mica di un organo che agisce in continua emergenza. E poi, se un membro della Consulta ha uno stipendio che risulta essere il doppio di quello del Presidente della Repubblica, potrà ben pagarsi un taxi od una macchina  per  sé e soprattutto per la famiglia, evitando di incorrere in simili volgari incidenti.

La Procura di Spoleto ha agito in totale autonomia, ma con durezza e senza considerare  tutti gli aspetti e soprattutto le conseguenze della sua decisione; mentre alla Consulta hanno deciso di attendere la conclusione delle indagini, mostrando grande tolleranza, attenendosi alla massima: simile non mangia simile.

 E Orlando che fa?

domenica 18 giugno 2017

Susanna Camusso ha reagito male. Si rivolgerà alla Consulta anche per un altro problema oltre i voucher

Susanna la tosta, non ci ha visto più. S'è sentita raggirata per la seconda volta. La prima, quando la fine dell'esperimento dei voucher fece saltare il referendum, la seconda ora,  con la manovrina  che ha reintrodotto i voucher, in versione light.

Lei non ci sta, non vuol sentire ragione e porta in piazza migliaia di lavoratori, probabilmente tutti con posto fisso; forse avrebbe dovuto interpellare e mobilitare quelli che lavorano saltuariamente e che forse con i voucher contribuiscono a far emergere il lavoro nero e mettono un piccolo freno alla disoccupazione.

A nulla è valsa la spiegazione del Governo, per il quale la nuova normativa sui voucher, reintrodotti, non rende ancora più diffuso e stabile - ironia della situazione - il lavoro precario.
Hanno cancellato una volta il referendum  non lo faranno una seconda. Perchè la leader CGIL ha deciso di rivolgersi alla Consulta per chiedere giustizia e neutralizzare quello che lei ritiene un nuovo duro colpo inflitto alla democrazia ed alla libertà.

 Per l'occasione la leader CGIL ha deciso di sottoporre  alla Consulta  un secondo quesito  su un problema che affligge il mondo del lavoro in Italia, principalmente quello sindacale.
 Perchè i lavoratori distaccati  presso le organizzazioni sindacali vogliono essere equiparati a tutti gli altri lavoratori dal cui settore essi provengono, in tema di pensioni. La Camusso ha infatti scoperto che  stipendi e, ancor di più, pensioni di lavoratori/sindacalisti sono enormemente superiori ai loro compagni di lavoro non sindacalisti.  Lei non si era accorta della anomalia, fino a che il suo omonimo CISL non è andato in pensione,  con un ricco vitalizio per il quale non aveva certamente versato i relativi contributi. Raffaele Bonanni, il casus belli, mentre era in sevizio aveva uno stipendio di 100.000 Euro superiore al limite dei 240.000 Euro , stabiliti per legge come tetto per gli stipendi  dei massimi dirigenti della pubblica amministrazione; e da pensionato percepisce una pensione netta mensile di 6.000 Euro, 8.500 circa lordi.

Con lei si sono accorti della anomalia tutti i lavoratori e gli stessi ex lavoratori, in forze al sindacato, i quali ora chiedono che la Consulta sancisca la decisione che loro stessi hanno già preso e cioè quella di non voler apparire in futuro ancora privilegiati. Camusso chiederà alla Consulta di sancire con autorevole sentenza ciò che i diretti interessati hanno già deciso, e cioè   di rinunciare al diverso trattamento stipendiale e pensionistico. E così, con una sola pronuncia, prenderà i classici due piccioni.


venerdì 25 novembre 2016

Madia - Manzione. Combinato indisposto della bocciatura della Consulta.

I guai che non riesce a  combinare un ministro, e la Madia ne avrebbe di frecce al suo arco in tal senso, ci pensa a farli la Manzione, che dirige senza patentino il traffico legislativo dell'attuale governo, dalla cabina di  palazzo Chigi, dove è arrivata direttamente da una cittadina toscana, dove dirigeva letteralmente il traffico, promossa per volontà del premier, ed ora accolta anche nel nobile consesso del Consiglio di Stato, per tenerla al riparo da ogni successore di Renzi che potrebbe rimandarla a dirigere il traffico a vattelapesca. Per pura vendetta e non per premiare l'incapacità dell'interessata.

Che il governo Renzi non sappia fare (SCRIVERE, ANCHE MATERIALMENTE) le leggi glielo hanno detto in faccia con dimostrazioni alla mano in tanti; e che la Madia possa primeggiare in tale lavoro distruttivo della credibilità legislativa dell'attuale governo, non c'è bisogno di dimostrarlo ulteriormente.
 La Consulta  ha bocciato l'articolo della riforma della PA, nel quale si dice che, stando le cose come ora stanno, per qualunque decisione occorre che ci sia 'intesa' fra Stato e Regioni. Salvo il caso che  per  la riforma che gli italiani sono chiamati a votare non vinca il sì. Prima no. E la Madia questo non doveva saperlo? e la Manzione, grande esperta in legislazione, non avrebbe dovuto preventivamente farlo notare alla Madia, ministra per grazia di Dio e spintarella di Veltroni, a suo tempo? Come del resto Renzi ha fatto per la Manzione, la cui famiglia, relativamente alle sorti lavorative, a Roma ed in Toscana (ma anche in Rai, con persona che ha omonimia dovuta a  parentela) egli ha particolarmente a cuore?

Renzi che dice di circondarsi di amici, ma solo se bravi, vive evidentemente nell'illusione che  basti un suo bacio per trasformare una racchia qualunque in una bellissima desiderata principessa. A SCANSO DI EQUIVOCI, non ci riferiamo naturalmente ad una trasformazione fisica in questo caso, ma al bacio che  farebbe diventare in un colpo competenti persone assolutamente estranee alla materia che dovrebbero, per volere del premier baciatore, amministrare.
 Ma di questo articolo, anzi della sua riforma, non abbiamo letto nel quesito referendario.

giovedì 26 maggio 2016

Tutti i De Siervo di Matteo Renzi

Fino all'altro ieri il nome più in vista della famiglia De Siervo, fiorentina,  appartenente al giglio magico renziano, dopo il capostipite, Ugo, ex presidente della Consulta, era quello di suo figlio, Luigi, messo in RAI, all'epoca di della direzione generale di Gubitosi, presidente Tarantola, a capo di Rai.Com ( l'ex Rai Trade) la struttura che commercializza il prodotto Rai, dalla quale proprio nei giorni scorsi ha annunciato l'uscita - si dice -  a causa di disaccordi con Campo Dall'Orto.
 Non vorremmo essere traditi dalla memoria, ma crediamo di ricordare che il nome del capostipite della famiglia, ex  presidente della Consulta, fosse stato fatto anche per la Presidenza sia  della Repubblica, dove poi Renzi ripiegò su Mattarella, che della Rai, dove venne bruciato in favore del figlio o a causa sua.
 Ma  il capostipite ha  pure una figlia, Lucia, sorella del capo di Rai.Com, anche quella, appartenente al giglio magico renziano,  che l'allora sindaco di Firenze Matteo,  mise a capo della sua segreteria. Dunque non è da oggi che Renzi si circonda di collaboratori fidati, e i De Siervo sono fra questi. Tutte persone in gamba, naturalmente, che neanche devono parlare perchè Renzi esaudisca i loro desideri. (Per fortuna nostra non sono una famiglia numerosa, perchè Renzi per loro avrebbe creato anche incarichi  ex novo). Però trovò un posto anche per  Filippo Vannoni,  marito di Lucia, figlia del gran capo e sorella del dirigente Rai: lo mise a presiedere l'azienda 'Publiacqua' che presiede alla distribuzione e all' approvvigionamento dell'acqua, ma anche alla manutenzione degli impianti idrici della provincia di Firenze e di altre province toscane. In quel consiglio di amministrazione, tanto per non far nomi, sedeva anche Maria Elena Boschi, la zarina, come è venuto fuori in queste ore.
Quella società è in attivo, dunque il genero del capostipite, cognato del dirigente Rai, e marito della segretaria di Renzi, ha saputo ben amministrare ed ha distribuito dividendi ai soci. Magari s'è dimenticato di fare manutenzione degli impianti che hanno perciò collassato, l'altro ieri, sul Lungarno, inghiottendo la strada per  oltre 200 metri, creando una voragine profonda tre metri, che fa tuttora  temere per i palazzi che si affacciano sulla strada e perciò evacuati. Nardella che scagiona Vannoni  ( perchè non ha compiti operativi) scarica la responsabilità sull'ad, Carfi e  promette che chi ha sbagliato pagherà. I cittadini e i commercianti del Lungarno e Ponte Vecchio hanno vinto in una contestazione con la società Publiacqua che aveva inviato loro cartelle salatissime, non giustificate da un consumo eccessivo, bensì dalle enormi perdite  dell'impianto  che addirittura in certi negozi ha divelto, dopo averlo gonfiato il parquet. Publiacqua ha riconosciuto le ragioni dei commercianti e dei cittadini, e, di conseguenza, i suoi torti ( mancata manutenzione)  ed ha inviato loro delle comunicazioni con i relativi crediti; tali comunicazioni sono giunte a destinazione proprio il giorno del disastro, che Nardella promette sarà completamente risanato entro il 4 novembre, quando saranno 50 anni dall'alluvione.
  Ma a Renzi in queste ore, la famiglia De Siervo  sta procurando uno dei più grandi dispiaceri, dopo che ha appreso che l'ex presidente della Consulta, De Siervo, è tra i sostenitori del NO al prossimo referendum, scelta che lui bolla come ingrata!

sabato 30 aprile 2016

Qualche interessato consiglio al prof. Boeri, in fatto di PENSIONI

Non passa giorno senza che  il prof. Boeri. presidente INPS,  ci faccia  venire un colpo, con le sue dichiarazioni sulle pensioni, presenti e, soprattutto, future.
L'ultima sua invenzione, rappresentata dalle buste 'arancione', il colpo vuol farlo venire, find'ora, ai pensionati futuri - ammesso che arrivino a percepirne una. Della quale fin d'ora Boeri mette tutti sull'avviso che sarà una pensione da fame, dopo una vita lavorativa già da fame, come i probabili futuri pensionati già sperimentano.
 Si sa, Boeri deve cercare, con ogni modo, di far quadrare i conti per non trovarsi un giorno a non aver più soldi in cassa per pagare le pensioni erogate, e per erogarne di nuove, pur 'da fame'.
 E come fa? Ogni giorno fa girare qualche nuova voce destabilizzante, fra le ultime quella sulle pensioni di reversibilità o sui tagli a pensioni che egli reputa ricche - a partire da tre volte il minimo.
 Noi, pensionati - ricchissimi, secondo i criteri Boeri & C. - della scuola, ci offriamo senza essere richiesti e gratuitamente, per dargli qualche consiglio a Boeri, con cui far quadrare i conti presenti e futuri.
 Intanto cominceremmo col metter ordine negli stipendi, che preludono alle pensioni, alcuni davvero esagerati, come quelli dei dipendenti del Palazzo in ogni ordine, grado e latitudine. I dipendenti del Palazzo hanno stipendi (e poi liquidazioni e pensioni) che  non sono giustificati da nient'altro che dai privilegi che chiunque viene a contatto con il Potete tenta di autoassegnarsi.
 In questi giorni, il giudice della Consulta, Amato, già ministro e premier, ed anche espertissimo in doppie e triple pensioni cumulabili con lauti stipendi, ha dichiarato essere ammissibile il ricorso presentato alla Consulta dai dipendenti del nostro Parlamento che non accettano di vedersi tagliati i loro stipendi PRIVILEGIATI. E' evidente che Amato difende anche i suoi di privilegi che oggi sono le due pensioni ed il lauto compenso da giudice della Consulta, sul cui taglio nessuno può decidere, salvo i giudici medesimi che da quest'orecchio evidentemente, anche per l'età, non ci sentono - come hanno già dichiarato apertamente.
 E non ci dica Boeri che non si può. Perchè una qualche strada c'è. Se la inventi, come ogni giorno se ne va inventando altre,  come quelle frequenti per affamare del tutto i titolari di pensioni 'al minimo'.

C'è anche un alto caso di cui abbiamo letto nei giorni scorsi, a seguito di altre sue dichiarazioni, prof. Boeri. Ci sono in Italia - lo ha Lei dichiarato - circa 500.000 titolari di pensioni ( dirette  ma anche di reversibilità) che tali pensioni ricevono da 50 anni. Ma quanti c. di anni vivono i pensionati italiani con le pensioni di un tempo?  Come si fa a percepire una pensione da 50 anni?
Lo spieghi Boeri, e soprattutto trovi il modo per mettere la parola fine  ad una tale longevità pensionistica. Faccia fare anche un giro nei cimiteri ai suoi ispettori, qualche inghippo lo  scoverà certamente.

Un altro capitolo sul quale intervenire é quello dei vitalizi ai parlamentari ed anche sul sistema di reversibilità dei medesimi, del quale si parla da anni, inutilmente, accampando ogni volta la scusa che in fondo non sarebbero che poche migliaia di soggetti e con questa si dice che non vale la pena di fargli la lotta per cancellarli. No, vale la pena e molto più di quanto non valga nel farne ogni giorno ai pensionati 'al minimo' i quali, basta che soffi un pò più forte il vento, per giocarseli loro ed i loro parenti più stretti - la qual cosa forse Boeri si augura segretamente per risolvere alla radice i problemi del suo istituto.

Nel quale un pò d'ordine lo sta mettendo senza guardare in faccia a nessuno. Come nel caso dell'adeguamento delle pensioni, in base ai contributi versati anche dopo l'attribuzione della pensione medesima, continuando l'attività lavorativa, ove consentita. E, infatti, per non generare false aspettative, egli  fa attendere tutti per qualche mese, parecchi mesi, più esattamente più d'un anno per consentirne l'adeguamento, ammesso che alla fine lo conceda, a seguito di richiesta, sia ben inteso; mai automaticamente, nonostante se ne abbia acquisito il diritto.  Ad oggi, sappiamo di casi specifici, per i quali è già trascorso più d'un anno dalla presentazione della domanda, ma ancora l'INPS non ha dato risposta.

Il prof. Boeri stia tranquillo, sappia fin d'ora che se ci vengono altre idee per risolvere in parte o del tutto i problemi del suo INPS, gliele  suggeriremo. Alla prossima idea!

martedì 22 dicembre 2015

Dalla Consulta possibile tegola mortale sulle teste delle Fondazioni lirico-sinfoniche italiane

Un lavoratore dell'Opera di Firenze licenziato ingiustamente ricorre alla Consulta, la quale  gli dà ragione  e perciò va riassunto. E sentenzia: " il divieto assoluto e retroattivo di convertire i contratti di lavoro a termine in contratti a tempo indeterminato, anche a seguito di violazioni delle norme su contratti proroghe e e rinnovi, è ILLEGITTIMO".
Tale sentenza potrebbe avere ricadute infinite su centinaia di cause intentate da dipendenti delle Fondazioni lirico-sinfoniche italiane che si trovano nelle stesse condizioni. E' bastato il semplice sospetto per mettere in agitazione i vertici di tutte le nostre istituzioni musicali, perché di cause in piedi, in dette istituzioni, ve ne sono a centinaia: 120 a Roma, oltre 200 a Bari, addirittura 400 a Verona, a Firenze una cinquantina, e a Palermo 20 ma solo di cause promosse da direttori d'orchestra.
 Un vero ciclone si abbatterebbe se la sentenza venisse estesa a tutti i reclamanti, capace di travolgere le Fondazioni che a fatica,  con tanta fatica, cercano di mettere i conti in ordine.
 La presidenza dell'associazione delle fondazioni corre ai ripari,  consultando un pool di giuristi, ma il pericolo c'è, altrimenti non ci sarebbe tanto allarme.
 Le Fondazioni conoscono da tempo il problema e, non conoscendo l'esito della risoluzione, almeno fino a ieri, hanno sempre accantonato fondi  da destinare a simili controversie nel caso in cui i lavoratori avessero sentenza favorevole.
Ma ora la sentenza della Consulta potrebbe  aggravare irrimediabilmente la situazione. Che fare, quale soluzione proporre, al di là del parere dei giuristi interpellati?
 I vertici delle Fondazioni se lo chiedono. Forse un intervento del Governo e del ministro Franceschini  per non vanificare la faticosa messa in ordine dei conti delle istituzioni musicali?Oppure Fuortes, che sia all'Auditorium che a Bari ha fatto ricorso a contratti di questo genere, potrebbe offrire una consulenza gratuita (per i tanti esterni  di cui si è sempre servito a Roma, dove di pianta organica , oltre gli impiegati non c'è traccia e  per il tipo di contratto con cui ha formato la nuova orchestra di Bari, al Petruzzelli, nei mesi in cui è stato Commissario)?
 Il Governo dovrebbe insomma mettere una pietra 'tombale' su tale decisione, aggirandola. Ma in questo modo farebbe un decreto simile a quello del Governo sulle banche: salverebbe le Istituzioni, fottendosene dei lavoratori irregolarmente impiegati ed ingiustamente licenziati  dopo molti anni di lavoro, nella sostanza 'dipendente' e 'a tempo indeterminato'. Ma il Governo non può sbagliare una seconda volta. E le Fondazioni, potrebbero  essere affondate in caso contrario?

mercoledì 16 dicembre 2015

L'indecente spettacolo della nomina dei tre giudici della Consulta si è finalmente concluso, facendo fuori FI

Ci sono volute ben 32 votazioni, e oltre un anno di tempo, per arrivare alla nomina dei tre giudici, di nomina parlamentare,  necessari per coprire i posti vacanti della Consulta. Enrico Mentana nell'annunciare l'ennesima votazione ha definito lo spettacolo 'poco edificante'. No, Mentana, lo spettacolo, durato oltre un anno, è stato indecente. Uno schifo. E perchè è durato tanto? Per i veti incrociati delle varie forze politiche  sui nomi proposti dallo schieramento avverso. Una porcheria. Poi sono venute fuori anche le motivazioni, altrettanto vergognose. In previsione della modifica della legge elettorale, non si voleva che alla Consulta, alla quale eventualmente rivolgersi per  la valutazione della sua costituzionalità, dei tre giudici da eleggere, non ve ne fosse nessuno contrario alla sua approvazione. Insomma una legge, pur importante, metteva in secondo piano l'ampia materia che  quotidianamente viene sottoposta al giudizio della suprema Corte.
 Renzi ha fatto fuori Forza Italia, si è accordato con il Movimento Cinque stelle,  e ha fatto eleggere  Barbera, Modugno e Prosperetti. Alla faccia di Berlusconi il quale, come fa un capo azienda che in essa ha il potere di vita e di morte, avrebbe voluto dei tre che uno almeno fosse di centro destra. Non importa al capo azienda che la persona prescelta abbia le competenze  necessarie, importa di più che sia della propria parte politica.
 E del resto Berlusconi  è da sempre abituato a comportarsi nei confronti del Parlamento come fosse una propaggine della sua azienda. Infatti vi ha travasato  suoi dipendenti come Romani, la Bergamini ed altri, tutti suoi fedelissimi che anche quando sono fuori dall'azienda, restano suoi dipendenti.
 Si dirà che Berlusconi non è l'unico a comportarsi da padrone. Vero, c'è anche Renzi,  con la differenza che lui i suoi collaboratori  li pesca non nell'azienda che non ha, ma nella Toscana o direttamente a Firenze, dove fino a qualche anno fa comandava.

martedì 12 maggio 2015

Consulta e Pensioni. Troppi tribunali e troppe incongruenze.

L'altro giorno sul Corriere si è letto un  titolo assai significativo: 'Quei giudici non vanno al mare', a Ostia. Era accaduto che all'apertura dei varchi, ritenuti illegali, per l'accesso al mare, bene di tutti, qualcuno si era opposto; il Comune di Roma aveva fatto ricorso ed il TAR aveva dato ragione al Comune che aveva proseguito nell'abbattimento degli ostacoli  che inibivano ai cittadini l'accesso al mare.
Alcuni gestori di tali stabilimenti fuorilegge hanno fatto ricorso al Consiglio di Stato, il quale ha dato loro ragione e l'abbattimento degli ostacoli è stato sospeso. Ora... c'è ancora bisogno di fare commenti sui tanti tribunali, TROPPI, specie quelli della giustizia amministrativa dai quali escono sentenze  che il più delle volte lasciano letteralmente perplessi?
E la Consulta? anche la Consulta è nell'occhio del ciclone per la recente sentenza sulle pensioni che rischia di mettere in ginocchio ancora un volta l'Italia, dopo che lentamente  il nostro paese sta riprendendosi dalla batosta che l'Europa gli aveva  sferrato,  non del tutto priva di ragione.
 Molti si sono cimentati nel denigrare la Consulta e mettere anche il dubbio il valore della sua sentenza. A tanto inutile gridare molti ragionevoli commentatori si sono opposti,  commentando invece una serie di elementi che certamente può essere condivisa.
 La Consulta ha sentenziato  in maniera giuridicamente non irreprensibile. Al di sotto del numero legale dei suoi membri ( 12 su 14, perchè da mesi il parlamento non si mette d'accordo sui due nomi da mandare alla Consulta) la sentenza è stata assunta  a maggioranza risicatissima, e cioè per effetto del voto del presidente che vale il doppio e che ha fatto pendere la decisione dalla parte di coloro che ne chiedevano la dichiarazione di illiceità.
 Pur restando ferma la convinzione che le sentenze vanno rispettate, forse tale particolare avrebbe dovuto indurre la Corte ad una maggiore riflessione nella direzione che vuole prudenza in questioni molto delicate.
 Poi la Corte ha voluto anche dichiarare il valore retroattivo della sua decisione - mentre nei mesi scorsi per una analoga situazione non lo aveva previsto. Due pesi e due misure, per una corte al di sopra di ogni sospetto e super partes, fedele solo alla Costituzione?
 Sabino Cassese, già giudice, ha fatto notare che la Corte aveva una commissione che la illuminava nel caso di patenti conflitti sui diritti di qualcuno ed il bene comune, di tutti i cittadini, come in questo caso. Che fine ha fatto quella commissione? Non c'è più o la Corte se ne è fregata di sentire il suo parere in proposito?
Insomma la sentenza va rispettata, ma la guida del paese spetta al Governo e non alla Corte. Dunque  il Governo, per non mettere nuovamente in ginocchio il paese, può assumere decisioni che rispettino  lo spirito della sentenza ma che ne correggano la lettera. Discutibile assai. Come ad esempio quella relativa ai cosiddetti 'diritti acquisiti' che in taluni casi altro non sono che privilegi immeritati, compresi quelli  economici dei giudici della Consulta i quali li difendono a denti stretti contro tutto e tutti, anche dovessero andare contro il bene del paese.
A questo punto un altro macigno rischia di abbattersi sui conti pubblici italiani, per effetto della pronuncia della Consulta. Le vicine elezioni. Perchè tutti faranno a gara a promettere ciò che sanno già di non poter mantenere per non perdere voti, da Renzi a Salvini.

mercoledì 6 maggio 2015

Linda Lanzillotta, moglie di Bassanini, con la pancia piena bacchetta la Consulta sulle pensioni

Insomma, a detta dell'eminente parlamentare Lanzillotta, la Consulta nel dichiarare illegittimo il mancato adeguamento all'inflazione delle pensioni, voluto dal Governo Monti, e decretarne di conseguenza - nei modi e tempi che il Governo sta studiando - la restituzione degli arretrati e l'adeguamento, non ha difeso un altro sacrosanto diritto del governo di un paese, quello cioè di badare alla tenuta dei conti che con questa sentenza potrebbero nuovamente  traballare.
 E l'illustre parlamentare, Linda Lanzillotta, si infervora, nel farsi paladina dei conti pubblici e della tenuta generale dei conti INPS, e non dei diritti dei pensionati che hanno pensioni bassissime.
 Comodo, on. Lanzillotta,  consorte di Bassanini a capo della Cassa Depositi e Prestiti, ex parlamentare, pontificare sulle pensioni dei poveri, a pancia piena, come Lei e suo marito avete con i 40.000 Euro circa che ogni mese, piove o tira vento, entrano in casa.
Ha mai lavorato Lei al di fuori della politica? Sa come ci si trova quando i pochi soldi anche da pensione, comunque sudati, non bastano  a sopravvivere, mentre lei con quei 40.000 circa che ogni mese, in coppia con il consorte, ritira , non solo sopravvive  ma vive alla grande?
 Forse  ha paura che - come si va ventilando - la restituzione delle briciole ai pensionati avvehga attraverso un prelievo, sempre sulle pensioni, ma di quelle più alte? E perché no, anche sui compensi che Lei e suo marito percepite? Non sarebbe più giusto e più equo, anche per salvaguardare la tenuta dei conti pubblici, che le sta tanto a cuore? Rifletta, on Lanzillotta, dalla pancia piena,  rifletta, lei e rifletta anche suo marito. Che, per sua fortuna, tace sull'argomento.
 

mercoledì 28 gennaio 2015

Scambio di cortesie fra statisti. Torna a colpire lo statista affidato ai servizi sociali

Alfano, l'unico fra gli statisti italiani in possesso di tutte le caratteristiche richieste dall'identikit del prossimo Presidente della repubblica - statura di statista, uomo delle istituzioni, conoscitore della macchina dello Stato, caratura e prestigio internazionale - ha fatto un passo indietro in favore di un antoagonista che  all'indomani della sua autocandidatura, si è rivelato avere una qualità che lui, candidato perfetto, non ha, e cioè la bellezza che a  Casini esce da tutti i buchi. E lo ha candidato assieme all'altro grande elettore che il mondo invidia all'Italia e cioè Cesa.
 Ma Alfano non è l'unico a fare un passo indietro a favore di un candidato che reputa più degno. Nella lista compare anche il prof. Settis, studioso, candidato dal Movimento di Grillo, il quale, ha detto che il candidato ideale è per lui Giuliano Amato, ed in suo favore è disposto a ritirare la sua candidatura, laddove venisse nuovamente proposta. Amato perché  lui lo conosce bene, essendo stato suo dipendente - si fa per dire - alla Treccani e perché conosce la sua generosità: ha rinunciato alle sue tre o quattro pensioni, da quando è giudice della Consulta,  naturalmente le riprenderà quando quel suo mandato terminerà, la qual cosa farà anche da Presidente. E, del resto, prosegue Settis, anche alla Treccani ha rinunciato al suo compenso, e, infine, Amato sarebbe il presidente della repubblica  che, a suo parere, presterebbe attenzione maggiore di ogni altro ai problemi della cultura.
 ora a proposito della attenzione della Presidenza della repubblica ai problemi della cultura, finora non v'è stato presidente più attento di Napolitano. ma cosa si è ottenuto? Forse di non peggiorare la situazione, certamente senza non migliorarla.
 Comunque sulle candidature pende il giudizio divino dell' evasore fiscale Berlusconi, condannato in via definitiva, affidato ai servizi sociali, privato del passaporto e del diritto di voto, estromesso dal Senato, ed impegnato in un via vai fra palazzo Grazioli e palazzo Chigi.
Povera l'Italia, se deve sottostare al giudizio, per la massima carica dello Stato, di un condannato definitivo.

giovedì 13 marzo 2014

Letto sulla stampa. Come si dice a Roma: si sono bevuti i cervelli, Renzi e Cottarelli

Secondo il Presidente del consiglio Matteo Renzi, la soglia della povertà, per chi lavora, è di 1500,00 Euro netti al mese,   più o meno 25.000 Euro lordi annui. A coloro i quali lavorano ed hanno uno stipendio netto mensile intorno a quella cifra il Governo, dal maggio di quest'anno, farà trovare in busta paga circa 80 Euro mensili in più. Non sono una manosanta, ma per chi guadagna 1500 Euro netti al mese significa, nel giro di un anno, avere altri 1.000 Euro netti in più, una specie di quattordicesima, di cui già godono alcune categorie, naturalmente di privilegiati. Il che forse  darà loro l'illusione di non essere i più poveri della società. Guadagnare 2000 Euro netti al mese vuol dire, se la logica non va a farsi fottere, essere  un  pò meno poveri. Perchè nessuno verrà a dirci che chi guadagna 1500 Euro è povero, a detta di tutti  statistiche comprese, chi invece  guadagna 2000 è ricco.
Il livello di povertà e di ricchezza cambia radicalmente, invece, quando si va in pensione, a leggere quello che scrivono i giornali di oggi  sulle misure indicate da Cottarelli a Renzi.
Le pensioni cosiddette d'oro, considerando tali quelle al di sopra di 5.000 Euro netti mensili - ma ve ne sono ben più alte, anzi altissime,  e quasi sempre  guadagnate senza aver versato i relativi contributi, semplicemente per privilegi su privilegi che gli stessi pensionati, all'epoca in cui lavoravano si sono  attribuiti - quelle , anche a detta della Corte costituzionale  - i cui membri, non dimentichiamo, appartengono, una volta in pensione, ai cosiddetti pensionati d'oro e di diamante - non si possono toccare, sarebbe ingiusto. Sarebbe ingiusto toccarle, sentenzia al Consulta,  mentre non è ingiusto che se le siano date senza meritarle (attraverso  il versamento  di contributi  adeguati).
Ora mettiamo che uno vada in pensione, magari dopo quarant'anni di contributi, anche con il sistema retributivo favorevole al pensionando, ma che non abbia mai avuto  promozioni stipendiali di un certo rilievo specie verso la fine della carriera lavorativa, come accade alla quasi maggioranza dei lavoratori onesti, esclusi i politici che non sono nè lavoratori - come si vede ogni giorno  dalle Camere vuote - e neppure onesti, come le magistrature del paese vanno ogni giorno scoprendo. E mettiamo che una volta pensionati  abbiano una pensione mensile di 1500 Euro netti. Da pensionati quella soglia di povertà  fissata per i lavoratori, non ha più valore?  No, forse ha ancora valore; mentre non ha più valore, il tetto dei 2000 Euro che secondo Cottarelli, ex del Fondo monetario Internazionale e dunque stipendiato a 1999 Euro netti al mese, indicano che quel pensionato può permettersi un certo benessere.
Dalla povertà al benessere, bastano 500 Euro in più al mese, secondo quella mente di Cottarelli, il quale argomenta il prelievo di una quota di solidarietà a partire dalle pensione di 2000 Euro netti al mese, per la propensione che i pensionati hanno al risparmio. Dunque sragiona  Cottarelli,  quei soldi che risparmiano ( risparmierebbero, eventualmente, Cottarelli se hanno altre entrate!!!), giacchè possono vivere tranquillamente con 1500 Euro (quegli stessi 1500 Euro che per Renzi rappresentano la soglia dell'indigenza) allora possiamo toglierglieli per darli a chi ne ha 500 in meno al mese.
 E perciò via al prelievo di solidarietà dai 2000 Euro in avanti, con una percentuale a scalare che man mano che si sale  nelle pensioni  ha minore se non nulla incidenza. Così le pensioni d'oro e di diamante saranno salve. Almeno quelle!
 Ultimissime da Palazzo Chigi ( domenica 16 marzo). Ci fanno sapere che le agevolazioni IRPEF studiate per i lavoratori non saranno applicate ai pensionati i quali  pagheranno un pò di più. Ma ci fanno sapere anche che le pensioni cosiddette d'oro non saranno toccate. Applausi per Renzi e Cottarelli.

giovedì 10 ottobre 2013

La procura d'Italia ha inviato avvisi di garanzia a mezza italia che conta

Un avviso di garanzia è stato recapitato nella notte a Letta, nipote, capo del governo per il reato di 'spoliazione' del popolo italiano, ed anche un secondo avviso di garanzia per un secondo reato, quello di' impotentia governandi', per il quale, identico avviso di garanzia è giunto anche allo statistico, ministro Giovannini. La Procura d'Italia imputa loro innanzitutto di ridurre ogni giorno una fetta sempre maggiore di popolazione alla fame - mentre loro gozzovigliano, insinua la Procura  d'Italia  -  come si imputa loro a causa dell'ultimo decreto illegale che non adegua le pensioni all'inflazione, qualora superino  i 3.000 Euro, ma lordi ( che vuol dire 2000 Euro netti circa). Quando, invece,  vengono citate le pensioni d'oro di ex parlamentari,  che ormai sono un esercito, a causa delle brevi stagioni di ogni governo, allora  nei loro documenti ufficiali citano sempre le pensioni al netto: che so, D'Alema prende quasi 6.000 Euro, Veltroni, il missionario altrettanto. Perchè, in questo caso, si chiede la Procura d'Italia, si cita il netto? E la medesima procura una risposta ce l'ha: per evitare la vergogna di dover far sapere ai cittadini affamati che il lordo mensile delle loro  immeritate pensioni è di 10.000 - 12.000 Euro.
 Sull'attività di Giovannini, accusato del reato di 'impotentia governandi',  e di 'furto istituzionale'si sofferma la 'Procura d'Italia' che per lo stesso reato indaga anche la Corte costituzionale e i due rami del Parlamento. Mentre si procede con metodica azione alla spoliazione ed all'affamamento del paese,  da parte  di Giovannini, la Consulta e il Parlamento, non si tagliano neanche il più piccolo dei loro privilegi: numero dei parlamentari, pensioni d'oro, stipendi correnti, macchine blu, uffici e benefit per ex presidenti delle camere ( per portarci dentro amanti ed escort, d'ora in avanti chiamate 'segretarie') Un particolare rimprovero muove la Procura d'Italia alla Consulta che boccia ogni seppur minimo taglio quando riguarda gli ambienti del potere,  i quali non si toccano, perchè toccarli  - ha  decretato la Consulta- è contro la Costituzione. In questa difesa si è distinto Giuliano Amato, nonostante che da poco abbia messo piede nella Corte Costituzionale, dichiarando, seduta stante, di voler patteggiare: a tal scopo ha dichiarato per iscritto che la pensione da 30.000 Euro mensili la darà in beneficienza, mentre  lo stipendio da giudice costituzionale,  che ammonta ad appena 400.000 Euro annui, lo terrà per sostenere le spese, una sorta di paghetta per anziani.
 Ancora al ministro Cancellieri ed al vice premier, 'internista' Alfano è stato inviato un altro avviso di garanzia,  per il reato di' temporeggiamento e connivenza' perchè non hanno sciolto immediatamente la Procura di Caltanisetta, per evidente infiltrazione mafiosa, in ubbidienza alla quale  perseguono tutti gli emigranti che approdano,  quelli scampati alle acque del mediterraneo, sulle nostre coste, per il reato di clandestinità. La mafia tiene a questo reato, per poter meglio sfruttare, come manovalanza, quei disperati che aspirano, per sopravvivere,  a vestire le divise dell'esercito del crimine. In un sussulto di 'stupidità', la suddetta procura ha indagato anche quei pescatori che hanno salvato dalle acque quei pochi che non sono morti e li ha accusati di favoreggiamento della  clandestinità.
 A Letta nipote, poi, Giovannini, Cancellieri, Alfano Parlamento e Consulta , la suddetta Procura d'Italia ha chiesto, per il processo che si svolgerà in direttissima, in Piazza san Pietro, di presentare memoria difensiva. Che si difendono?

giovedì 19 settembre 2013

Incoscienti e irresponsabili. Ma anche profittatori

'Oggi è festa' dice con quella sua bocca, da cui sgorga il fiume in piena della sua intelligenza, l'ex presidente del Senato, Schifani, ed ora capogruppo del PDL, da oggi FI, rinata, nel corso dell'inaugurazione della nuova sede del partito i n Piazza san Lorenzo in Lucina a Roma. Abito scuro, cravatta sgargiante,  barbiere e manicure appena fatte,  camicia con polsini fermati da preziosi, come ha la maggioranza dei burini seduti nelle due camere del nostro parlamento, insomma vestito a festa per un giorno di festa. Lo dice anche Berlusca che è un giorno di festa; con più ragioni  di Schifani, perchè anche lui, in procinto di essere tirato giù dal piedistallo e finire addirittura affidato ai servizi sociali, si merita  qualche momento di allegria, dopo giornate in cui l'ha prese di santa ragione dalla Cassazione, e mentre sa che il suo nemico De Benedetti se la gode  ai Caraibi con i  soldi che gli ha scucito.
 Ma l'atmosfera di festa si diffonde anche negli altri palazzi del potere.  Ci sembra di vedere l'ultima scena di un naufragio, nella quale i signori della prima classe, sebbene avvertiti dal comandante che la nave sta affondando, restano nella sala  delle feste, al piano più alto, a sorseggiare  Dom Perignon ed a gustare ostriche e  caviale, tanto a loro- ne sono pienamente convinti - qualcuno verrà sempre a salvarli, non possono affondare come tutti i passeggeri della classe economica. Ecco qual è l'immagine dell'Italia. Un paese ridotto alla povertà con l'eccezione dei  ricchi e dei frequentatori dei palazzi del potere.
 Da anni non si adeguano gli stipendi di milioni di italiani, le pensioni non vengono rivalutate neppure in funzione dell'inflazione, mentre loro mantengono i lauti stipendi di un tempo che non riescono a trovare il tempo per abbassare, e non riescono ad abbassare neanche il numero degli occupanti le due camere parlamentari come i consigli regionali;  ritoccano del solo 20% il numero delle autoblu che costano una cifra spropositata, a Roma si paga un autoparco per auto di servizio del comune 1.000.000 di Euro e via di questo passo. Dimenticavamo: topolino Amato, criticato per le sue pensioni d'oro  che andavano ad aggiungersi allo stipendio alla Treccani, ora nominato giudice costituzionale, aggiungerà ai 30.000 Euro di pensione mensili  lo stipendio di 400.000 Euro  che dovrà,  controvoglia, prendere alla Consulta.  Insomma topolino e tutti gli altri  non si accorgono neppure che fuori la plebe 'litiga', come  ironizzava Petrolini.  Che accadrà quando non basterà più alla plebe di 'litigare' e andrà a stanare  per esempio, Sandro Bondi, proprio lui che aveva  dichiarato che se nel paese le cose non cambiano (ma lui intendeva:  a favore di Berlusconi, per il quale auspicava che la condanna in Cassazione fosse solo uno scherzo!) poteva esserci la guerra civile. La quale, se un giorno ci sarà - speriamo mai, perchè alla  fine, poco prima dell'affondamento, anche Bondi  potrebbe rendersi  conto della situazione , ma non di Berlusocni, di tutti) - Bondi potrebbe essere il primo dei suoi simili ad andarci di mezzo. Perchè  certo lui  non la farà. Perchè dovrebbe?  Non c'è altro  angolo del pianeta nel quale lui e la sua compagna, deputata Repetti, godrebbero degli stessi benefici di cui godono, grazie a Berlusconi, oggi in Italia.
 Ora intanto, anche nel clima di festa, si esercitano tutti, Schifani, Brunetta e Bondi compresi, a minacciare la crisi del governo, come in un gioco di società. Cacciamoli  tutti alla prossima occasione elettorale.    

sabato 10 agosto 2013

E li chiamano diritti. Diritti acquisiti e diritti negati. Consulta delle iniquità

Diritti acquisiti, negati, calpestati, riconosciuti,ignorati. I diritti sono in queste settimane sulla bocca di tutti, per il fatto che la Consulta, intenta e difendere l'equità - Carta costituzionale alla mano - ha dichiarato incostituzionale il prelievo del 15% sulle pensioni cosiddette d'oro, partendo da quelle superiori a 90.000 Euro. La Consulta  ha dichiarato testualmente: "No c... se il Governo intende fare tale prelievo forzoso, deve farlo a tutti", e poi i diritti acquisiti non si toccano dunque l'Inps restituisca a quei poveri cristi le somme  trattenute, e l'INPS, con la celerità che gli riconosciamo tutti quando deve restituire l'ha fatto nel giro di un paio di mesi dopo la pronuncia della Consulta. Tutti commentano la sentenza, e colo i quali rientrano nei beneficiari della cosiddette pensioni d'oro commentano ed  applaudono la sentenza.
Senonchè qualche settimana dopo, dietro richiesta della parlamentare Bergamini,  la fedele segretaria di Berlusconi, si viene a sapere che pensionati d'oro in Italia ve ne sono e tanti, quasi 200.000, qualcuno prende di pensione 90.000 Euro al mese, e si continua a ripetere che 'i diritti acquisiti non si toccano'. Si viene a sapere anche che tutti questi poveri pensionati  costano ogni anno all'INPS la bellezza di 13.000.000.000 ( tredicimiliardi !!!!) di Euro. Avete capito bene, basterebbe un bel prelievo su quelle pensioni che nessuno si merita in base ai contributi verasti, per risolvere i problemi sia dell'IMU che dell'IVA. Quelle pensioni sono il frutto di autentiche ruberie: ottenute tenendo conto dell'ultimo stipendio che era magari il frutto di una promozione economica, in procinto di godersi la pensione .  Loro fanno notare che, ad esempio anche gli insegnanti, come siamo noi, andavano in pensione con il sistema retributivo, fino all'altro ieri. Già, è vero, ma gli insegnanti, tanto per fare un esempio, non hanno nessuna carriera economica. Vanno in pensione con l'ultimo stipendio; ma dopo 40 anni  di contributi, il loro ultimo stipendio netto si aggira sui 2.000 Euro. ( Fra quei pensionati c'è anche chi prende una pensione di 50.000 Euro circa  MENSILI, dall'età di 55 anni, come il dott. Gamberale, ex Telecom. Il quale dott. Gamberale, a infiniti altri come lui, vivrà certamente a lungo, e poi magari  si risposerà  con una giovane fanciulla, la quale ancora per una quarantina d'anni continuerà a godere di quel privilegio, frutto di autentica truffa allo Stato. Ecco quanto costano quelle pensioni sballate e rubate!
 Ora è chiaro che la Consulta ha difeso l'iniquità in Italia: in  un paese ridotto allo stremo, con pensioni  che per la maggior parte  non arrivano a 1.000 Euro,  quei paperoni, che hanno rubato le loro pensioni, della crisi italiana possono effettivamente fottersene. Come del resto fanno. Anche il ministro Saccomanni ha parlato di equità a proposito dell'IMU; ha detto più o meno che non tassare la prima casa creerebbe 'iniquo'. Sì, perchè anche chi vive in un tugurio, ma di proprietà, non può non tirar fuori i soldi per ringraziare lo Stato del beneficio del tetto, per quanto sgangherato.
Vien da pensare seriamente che  i giudici costituzionali, come del resto molti esponenti del Governo attuale parlino in certi casi senza riflettere.  Ma la storia infinita  delle ruberie di Stato non  finisce qui. Si viene a sapere anche che le cosiddette autoblu, delle quali noi cittadini pensavamo di esserci liberati, sono invece ancora oggi, nonostante i tagli operati, assai numerose, al punto che costano ogni anno anno allo Stato  oltre 1 miliardo di Euro.
Vogliamo continuare con l'elenco delle disuguaglianze inique, oppure, finalmente, profittando della crisi, mettere ordine, lasciando stare i diritti, perchè nel caso delle pensioni, i diritti c'entrano come il diavolo con l'aquasanta.?