mercoledì 24 giugno 2026

Svizzera. La clinica 'degli orrori' sui bambini adottati. Terre des Hommes ha responsabilità? ( da Il Messaggero, di Francesca Altieri)

 

Svizzera: migliaia di bambini adottati attraverso Terre des Hommes usati come cavie per sperimentazioni cliniche
Svizzera: migliaia di bambini adottati attraverso Terre des Hommes usati come cavie per sperimentazioni cliniche© Redazione

Non conoscono il nome dei loro genitori biologici, non sanno se hanno fratelli o sorelle né sono a conoscenza di ciò che i medici svizzeri hanno fatto loro quando erano solo dei neonati. È la storia di Béatrice Aubert, Anne d'Angelo e Ilona Wyrsch, tre dei quasi 2.000 bambini che tra il 1964 e il 1979 furono adottati in Svizzera tramite il programma di adozioni internazionali dell'organizzazione umanitaria Terre des Hommes

Bambini provenienti soprattutto dalla Corea del Sud e dall'India che, in base a quanto emerso dall'inchiesta condotta dal settimanale svizzero Beobachter, sarebbero stati vittime di abusi da parte di alcuni medici che in seguito al loro arrivo nel Paese li avrebbero sottoposti ad esperimenti farmaceutici. 

La testimonianza delle sopravvissute

«Sono arrabbiata. Non siamo state salvate: è stato traffico di esseri umani», afferma Béatrice Aubert. «I miei genitori mi hanno comprata», aggiunge Anne d'Angelo.

Nell'inchiesta condotta da Beobachter, emerge una realtà a cui si fatica a credere: Béatrice Aubert, nata in Corea con il nome di Kim Yung Hee, è stata abbandonata dalla sua famiglia e finita in un orfanotrofio quando era ancora in fasce. Anne d'Angelo, originaria dell'India, non conosce neppure la sua vera data di nascita. Quella riportata sui suoi documenti (15 dicembre 1970) fu inventata dal padre adottivo, al quale venne concesso di sceglierla. Ilona Wyrsch, anche lei proveniente dalla Corea, vide modificata la propria data di nascita dopo l'arrivo in Svizzera: sembrava troppo piccola per la sua età così decisero di ringiovanirla di due anni.

La quarentena forzata dopo l'arrivo in Svizzera

Anche loro, così come i migliaia di bambini adottati in quegli anni, non sono a conoscenza di ciò che gli è successo dopo l'arrivo in Svizzera. Gli unici documenti a disposizione hanno dimostrato che tutte e tre trascorsero un periodo di quarantena forzata presso un ospedale. Una prassi che, come confermano molteplici documenti dell'organizzazione e i dossier di oltre una dozzina di persone coinvolte, Terre des Hommes attuava a tutti i bambini arrivati in Svizzera, indipendentemente dallo stato di salute in cui si trovavano.

Béatrice, che era in perfetta salute poco prima della sua partenza dalla Corea, una volta arrivata all'aeroporto di Ginevra venne immediatamente trasferita all’Hôpital de Saint-Loup, dove i genitori adottivi si recarono sette giorni dopo per portarla con sé. Anne arrivò in Svizzera quando aveva 5 anni. Anche lei venne trasferita all'ospedale pediatrico di Ginevra per curare una sospetta anemia, sebbene ancora oggi non si conoscano i trattamenti a cui venne sottoposta. Ilona venne ricoverata in ospedale per ben due volte: la prima volta all’Hôpital du Samaritain di Vevey e successivamente all'Ospedale universitario pediatrico di Ginevra, dove trascorse tre settimane.

Le cartelle cliniche scomparse

Dai verbali conservati presso gli archivi di stato del Canton Vaud emerge che gli ospedali che in quegli anni collaboravano con Terre des Hommes accogliendo bambini provenienti da Corea, India, Vietnam, Marocco e Tunisia erano circa una decina.

Tuttavia, le cartelle cliniche dove sarebbero riportati gli esami a cui vennero sottoposti i bambini risultano scomparse. Molti ospedali hanno infatti dichiarato di non conservare più cartelle cliniche risalenti a quel periodo, mentre altri hanno cambiato la loro struttura interna e dirigenziale e non sono a conoscenza di dove si trovino gli archivi.

Le prime risposte arrivano nel 2024 in seguito alla pubblicazione di uno studio scientifico che ha portato alla luce gravi violazioni nelle adozioni provenienti dall'India, menzionando anche il tema delle quarantene imposte da Terre des Hommes. Emblematico il caso di una bambina indiana che nell'arco di pochi giorni venne sottoposta ad una serie di esami tra cui una radiografia, un tampone faringeo e un prelievo di sangue, a seguito dei quali le venne estratto anche un campione di succo gastrico: quest'utimo impiegato dai medici in laboratorio per condurre test farmacologici sulla resistenza antibiotica.

La mente dietro le quarantene: il ruolo di Edmond Kaiser

L'idea di mettere i bambini adottati in quarantena fu di Edmond Kaiser, fondatore di Terre des Hommes, che nel 1965 insieme a Suzanne Bettens propose ad un funzionario della polizia svizzera di trattanere per un periodo i bambini provenienti dall'Estero. A rivelarlo è stata la stessa Bettens, che per 15 anni ha supervisionato le adozioni di Terre des Hommes a Losanna.

«Non esistevano direttive chiare per i ricoveri ospedalieri. Alcuni bambini avevano realmente bisogno di cure per problemi di salute o tubercolosi, ma molti dei bambini sottoposti a quarantena non erano malati», racconta Bettens.

Il cardiochirurgo Hahn

Un'altra figura centrale in questo quadro già abbastanza contorto è quella del cardiochirurgo ginervino Charles Hahn, che si occupava di operare i bambini che Kaiser gli mandava.

Hahn eseguì migliaia di operazioni sui bambini adottati, pubblicando ricerche sui dati ottenuti, omettendo però l'origine e l'età dei pazienti. Alcuni di loro non fecero mai ritorno dalle sale operatorie: in totale, tra luglio e settembre 1979, morirono sei bambini, ma nonostante questo gli interventi continuarono.

Le domande rimaste senza risposta

Ad oggi, sono ancora tantissimi gli interrogativi intorno a questo caso: cosa succedeva ai bambini una volta portati in ospedale? che fine fecero quelli che subirono gli interventi del dott. Hahn? perché ci furono così tante morti in un periodo di tempo così ristretto?

Sulla questione Terre des Hommes Losanna ha riconosciuto la necessità di andare a fondo e scoprire cosa è successo, ma non ha indicato misure concrete né ha risposto alle accuse relative ai test medici o agli interventi chirurgici.

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