Dopo aver raccontato l'altro ieri l'origine del Quartetto n.9 per archi di Salvatore Sciarrino, tenuto a battesimo il 29 settembre 2012, a Sansepolcro, dal Quartetto Prometeo, nella Sala del Museo Civico, dove è tornato a risplendere, fresco di restauro, l'affresco di Piero della Francesca, La Resurrezione, crediamo utile ricordare le circostanze nelle quali nacque un'altra composizione di Sciarrino, che fummo noi a suggerire ed a far commissionare dal Festival delle Nazioni di Città di Castello, nell'anno 2004, quando avemmo la responsabilità della direzione artistica del festival tifernate.
Anche perchè il musicista, che pur ha scritto numerose presentazioni per le sue composizioni, raccontandone talvolta anche la genesi, per quei tre pezzi che compongono ' Scena di vento' non scrive nulla nel suo catalogo ufficiale, oltre l'annotazione del festival che glieli commissionò.
Verso la fine del festival, edizione XXXVII del 2004, che ci proponemmo fosse dedicato interamente alla 'Nuova Italia' - a mostrare cioè le nuove generazioni di interpreti ed anche a far riascoltare i grandi capolavori della musica italiana - precisamente il 4 settembre, negli Ex Essiccatoi del Museo Burri, mettemmo in calendario l'esecuzione del celebre melologo di Richard Strauss Enoch Arden da Tennyson.
Per quell'esecuzione, in un luogo così suggestivo, invitammo due artisti fra i più apprezzati della scena teatrale e musicale italiana: Piera Degli Esposti, voce recitante, e Emanuele Arciuli, pianoforte.
Ci interessava affermare soprattutto il valore di questo pianista che una bella fetta della sua attività di interprete aveva destinato alla musica d'oggi ed a quella americana del Novecento. Piera Degli Esposti era ed è tuttora un monumento vivente del nostro teatro e dunque per il nostro festival era un grande onore ospitarla.
Enoch Arden ci fece venire l'idea di chiedere a Sciarrino di scrivere qualcosa da abbinare a quel melologo, che lo incorniciasse in qualche modo - perchè, come nel caso del Quartetto n.9, la nostra designazione a direttore artistico avvenne con ritardo e chiedere al m. Sciarrino di scrivere per il festival ( per la cui direzione lui stesso ci aveva proposto) una composizione autonoma, risultò imposssibile a causa dei suoi precedenti gravosi impegni compositivi.
Fu così che nacquero quei tre pezzi per un ensemble strumentale abbastanza sui generis ( affidati a strumentisti dell'Orchestra Verdi di Milano, diretti da Roberto Polastri), e che punteggiarono il melologo straussiano, fungendo da preludio interludio e finale. E, infatti, nel catalogo del festival Sciarrino aveva specificato : Tre sipari per Enoch Arden. Questa specifica, poi è scomparsa nel catalogo ufficiale del compositore; e della Scena di vento, articolata in tre pezzi per ensemble, s'è persa ogni nozione circa la sua origine.
Quella serata fu memorabile. Chissà che una volta Radio Tre non la rimandi in onda, così come la registrò e trasmise in diretta. Era Radio Tre guidata da Michele Dall'Ongaro che con il 'nostro' festival si mostrò molto interessato. Temiamo che pensasse già a come far fruttare negli anni seguenti quella sua benevola attenzione - come ha fatto tante altre volte con altri festival e istituzioni. Ma forse questo è solo un nostro cattivo pensiero. (Nè noi, nè lui, potevamo sapere che sarebbe stata l'unica edizione a noi affidata, a causa di dissidi con i reggitori amministrativi del festival che mal tollerarono la nostra autonomia decisionale nel campo della programmazione artistica. Chi ha preso il nostro posto è lì da quindici anni. Chissà perchè! )
P.S. Ieri ascoltando per radio, a Radio Tre appunto, una intervista a Mario Messinis, a proposito del Bologna Festival, la cui direzione artistica gli è affidata ininterrottamente dal secolo scorso (dal 1993, e quindi da 25 anni, mentre lui di anni ne ha 86) ci è venuto da domandarci come mai la nostra direzione del Festival delle Nazioni , nonostante sia stata una delle più belle edizioni della sua storia, sia durata solo un anno e quella di Messinis al Bologna Festival duri da parecchi decenni. Non siamo riusciti a trovare una risposta soddisfacente e logica.
Se qualcuno dei nostri lettori riuscisse a trovarla e ce la indicasse, gli saremmo grati.
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venerdì 30 marzo 2018
Vi raccontiamo come nacque 'SCENA DI VENTO' per piccola orchestra di Salvatore Sciarrino. A futura memoria
martedì 8 settembre 2015
La VECCHIA Italia dura a morire impedisce la nascita della NUOVA Italia
A partire dalle istituzioni, dove la VECCHIA Italia si è radicata da tempo e sradicarla, per impiantarne una NUOVA di zecca appare ogni volta, ad ogni nuovo tentativo, impresa impossibile. E' da quarant'anni circa che si discute dell'alleggerimento del nostro sistema parlamentare bicamerale; con Renzi, ma anche prima di lui, si torna a parlarne, e mentre si era prima tutti d'accordo nella sua soppressione, ad eccezione ovviamente degli stesi senatori - i quali non si sono ridotti neanche gli stipendi per sè e per tutti i dipendenti delle camere, e perciò potevano autoridursi ? - ed oggi alla viglia di una imminente discussione in aula, si rimette tutto in discussione. I senatori, quale che sia il loro numero - almeno su quello, sulla sua riduzione, c'è un qualche accordo? e perchè non si parla della riduzione anche dei parlamentari? - devono essere eletti, sostiene l'intransigente Brunetta, senza la modifica dell'art.2 del disegno di legge, dove si dovrebbe parlare appunto della elezione dei senatori ( ed ha aggiunto senza la modifica, nella legge elettorale del soggetto avente diritto al premio di maggioranza:coalizione e non lista) non se ne fa nulla. Punto a a capo, senza nulla concludere.
Alla Biennale di Venezia si prospetta la riconferma per il terzo incarico consecutivo di Paolo Baratta alla presidenza. Ma come, non ci si doveva fermare a due, al massimo, e nel caso di Baratta forse a quarto, essendo già stato altre due volte presidente, non consecutivamente? Sì per tutti ci si doveva e deve fermarsi a due, ma per Baratta. No, lo ha previsto l'ultima legge di stabilità, che ha derogato al principio dei due incarichi consecutivi. Quando ci sono gli amici non si guarda in faccia a niente e nessuno. Anche il direttore della sezione cinema, verrà prorogato di 12 mesi, come sia lui che Baratta speravano, si auguravano ed hanno ottenuto. Pur avendo denunciato quest'ultimo che in Italia si fanno molti film, troppi, dunque se ne devono fare meno, mentre loro due restano ancora per molti troppi anni al timone dell'Istituzione veneziana. Mentre nel resto del mondo ad ogni scadenza di mandato i vertici vengono rinnovati senza che caschi il mondo. In Italia no.
In Campidoglio tira una brutta aria, solo Marino non se ne accorge, fa finta di non accorgersi. Perchè non l'hanno mandato a casa? Non ne ha combinate già troppe, perfino la lunga vacanza in America mentre Roma era messa a fuoco e fiamme dai clan malavitosi ed attendeva il suo ritorno per dare il via ai lavori del Giubileo che non saranno mai finiti in tempo? Adesso se la prende con Alfano - che già di suo ha tante colpe al quale imputa di essere stato con Alemanno meno duro che con lui, perchè ambedue appartenevano al medesimo partito; dimenticando però che se lui non va a casa dipende solo dall'imminente Giubileo, dalla paura di perdere il Campidoglio da parte delle forze di sinistra e dalla volontà di resistere dei consiglieri comunali fino alla fine della legislatura, perchè anche loro 'tengono famiglia'.
E lui continua con la solita lentezza che ha fatto iniziare troppo tardi i lavori del Giubileo, solo perchè ha lottato strenuamente per mesi contro la nomina di un Commissario, la qual cosa ora ha dovuto subire, pur recalcitrando.
E con la sua solita e proverbiale lentezza, altro rimprovero che Roma gli fa - non ha ancora nominato il nuovo Amministratore delegato di Musica per Roma, lo spagnolo Noriega - esperto di corride e sponsorizzazioni, come sottolinea oggi sul Corriere maliziosamente Paolo Conti - dopo averlo scelto fra centinaia di candidati che avevano risposto ad un bando internazionale del quale Marino si vantava, ed averne resa nota l'elezione già un mese fa. Marino ancora non lo nomina (chissà con cosa sta barattando il decreto di nomina, a questo punto urgentissimo) ed anche il gioiello - così lo chiamano - dell'Auditorium rischia di perdere lucentezza ed accumulare ritardi.
Toh, chi si rivede. Paolo Pinamonti, musicologo veneziano, graziato da Mario Messinis, all'epoca sovrintendente della Fenice, che lo mise a fare il direttore artistico, e, finito il mandato di Messinis come di Pinamonti, richiesto dal teatro di Lisbona, dopo il quale anche Madrid, non volendo privarsi della sua competenza, lo chiamò a dirigere il teatro della Zarzuela.
Ora, al termine del mandato madrileno, ecco che Pinamonti riciccia a Napoli, al Teatro San Carlo, chiamato dalla Purchia, messa e confermata lì da Nastasi, contro il parere di De Magistris. Sempre meglio,quanto a competenza del suo predecessore De Vivo, fattosi direttore artistico sul campo- sappiamo come- senza nessuna credenziale precedente in fatto di preparazione, oltre quella di alcune recensioni discografiche per il vecchissimo Radio Corriere tv. Buonanima. Ma Pinamonti deve per forza fare il direttore artistico a vita? Non poteva tornare in laguna e mettersi, al Lido, meritatamente con i piedi a mollo?
Lamberto Sposini, vittima di un gravissimo problema, negli studi della 'Vita in diretta', alcuni anni fa, s'è rivolto alla magistratura chiedendo alla RAI per 'ritardi nei soccorsi' danni per 10.000.000,00 di Euro; la sua richiesta è stata respinta dal tribunale, in febbraio, Sposini ha presentato ricorso, e l'udienza è stata fissata per il luglio 2016, nel frattempo...
Analoga attesa, nonostante i proclami di Zingaretti, si ha nella prenotazione di visite mediche specialistiche in ospedali e analisi. Ad una nostra conoscente che aveva bisogno dell'eletrocardiogramma, e che aveva telefonato per questo ad un ospedale, hanno fissato un appuntamento per marzo del 2016, nel frattempo...
Alla Biennale di Venezia si prospetta la riconferma per il terzo incarico consecutivo di Paolo Baratta alla presidenza. Ma come, non ci si doveva fermare a due, al massimo, e nel caso di Baratta forse a quarto, essendo già stato altre due volte presidente, non consecutivamente? Sì per tutti ci si doveva e deve fermarsi a due, ma per Baratta. No, lo ha previsto l'ultima legge di stabilità, che ha derogato al principio dei due incarichi consecutivi. Quando ci sono gli amici non si guarda in faccia a niente e nessuno. Anche il direttore della sezione cinema, verrà prorogato di 12 mesi, come sia lui che Baratta speravano, si auguravano ed hanno ottenuto. Pur avendo denunciato quest'ultimo che in Italia si fanno molti film, troppi, dunque se ne devono fare meno, mentre loro due restano ancora per molti troppi anni al timone dell'Istituzione veneziana. Mentre nel resto del mondo ad ogni scadenza di mandato i vertici vengono rinnovati senza che caschi il mondo. In Italia no.
In Campidoglio tira una brutta aria, solo Marino non se ne accorge, fa finta di non accorgersi. Perchè non l'hanno mandato a casa? Non ne ha combinate già troppe, perfino la lunga vacanza in America mentre Roma era messa a fuoco e fiamme dai clan malavitosi ed attendeva il suo ritorno per dare il via ai lavori del Giubileo che non saranno mai finiti in tempo? Adesso se la prende con Alfano - che già di suo ha tante colpe al quale imputa di essere stato con Alemanno meno duro che con lui, perchè ambedue appartenevano al medesimo partito; dimenticando però che se lui non va a casa dipende solo dall'imminente Giubileo, dalla paura di perdere il Campidoglio da parte delle forze di sinistra e dalla volontà di resistere dei consiglieri comunali fino alla fine della legislatura, perchè anche loro 'tengono famiglia'.
E lui continua con la solita lentezza che ha fatto iniziare troppo tardi i lavori del Giubileo, solo perchè ha lottato strenuamente per mesi contro la nomina di un Commissario, la qual cosa ora ha dovuto subire, pur recalcitrando.
E con la sua solita e proverbiale lentezza, altro rimprovero che Roma gli fa - non ha ancora nominato il nuovo Amministratore delegato di Musica per Roma, lo spagnolo Noriega - esperto di corride e sponsorizzazioni, come sottolinea oggi sul Corriere maliziosamente Paolo Conti - dopo averlo scelto fra centinaia di candidati che avevano risposto ad un bando internazionale del quale Marino si vantava, ed averne resa nota l'elezione già un mese fa. Marino ancora non lo nomina (chissà con cosa sta barattando il decreto di nomina, a questo punto urgentissimo) ed anche il gioiello - così lo chiamano - dell'Auditorium rischia di perdere lucentezza ed accumulare ritardi.
Toh, chi si rivede. Paolo Pinamonti, musicologo veneziano, graziato da Mario Messinis, all'epoca sovrintendente della Fenice, che lo mise a fare il direttore artistico, e, finito il mandato di Messinis come di Pinamonti, richiesto dal teatro di Lisbona, dopo il quale anche Madrid, non volendo privarsi della sua competenza, lo chiamò a dirigere il teatro della Zarzuela.
Ora, al termine del mandato madrileno, ecco che Pinamonti riciccia a Napoli, al Teatro San Carlo, chiamato dalla Purchia, messa e confermata lì da Nastasi, contro il parere di De Magistris. Sempre meglio,quanto a competenza del suo predecessore De Vivo, fattosi direttore artistico sul campo- sappiamo come- senza nessuna credenziale precedente in fatto di preparazione, oltre quella di alcune recensioni discografiche per il vecchissimo Radio Corriere tv. Buonanima. Ma Pinamonti deve per forza fare il direttore artistico a vita? Non poteva tornare in laguna e mettersi, al Lido, meritatamente con i piedi a mollo?
Lamberto Sposini, vittima di un gravissimo problema, negli studi della 'Vita in diretta', alcuni anni fa, s'è rivolto alla magistratura chiedendo alla RAI per 'ritardi nei soccorsi' danni per 10.000.000,00 di Euro; la sua richiesta è stata respinta dal tribunale, in febbraio, Sposini ha presentato ricorso, e l'udienza è stata fissata per il luglio 2016, nel frattempo...
Analoga attesa, nonostante i proclami di Zingaretti, si ha nella prenotazione di visite mediche specialistiche in ospedali e analisi. Ad una nostra conoscente che aveva bisogno dell'eletrocardiogramma, e che aveva telefonato per questo ad un ospedale, hanno fissato un appuntamento per marzo del 2016, nel frattempo...
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venerdì 2 gennaio 2015
Dopo anni, gioisce un vecchio critico musicale:Mario Messinis, mentre l'auditel piange
Mario Messinis, ben sopra gli ottanta, ancora critico musicale del Gazzettino, da mezzo secolo e forse più (dal 1962 per la precisione) e, contemporaneamente, direttore artistico del festival 'I Grandi interpreti' di Bologna ( che quest'anno ha registrato qualche vivace polemica), presidente del Premio 'Una vita nella musica' di Venezia, e che non ha mai gradito la confezione del programma del Concerto di Capodanno da Venezia ribadendolo anche quest'anno: 'i soliti mini spezzoni voluti dalla RAI' - egli che è stato anche direttore artistico di una orchestra RAI, ha diretto la Biennale ed anche La Fenice e, se fosse dipeso dalle suoi tic, chissà quanta musica avrebbe affossato - finalmente è stato accontentato dai premurosi e sensibili dirigenti della Fenice che, nel programma di quest'anno, accanto ad alcuni inevitabili 'mini spezzoni'- come li chiama lui - gli hanno messo anche un bel 'pezzone': il finale del Primo quadro da 'La Bohème' di Puccini. E, cioè, in un blocco unico, senza interruzione; 'che gelida manina' - cantata dal tenore, con Mimì assente ; 'sì, mi chiamano Mimì' - cantata dal soprano che si è materializzata, subito dopo gli applausi al tenore, sacrosanti e logici, visto che in palcoscenico non c'era il soprano accanto al tenore; e 'o soave fanciulla' cantata dai due che poi si avviano dietro le quinte, per mimare, secondo una regia intelligente anzi acutissima, l'uscita dei protagonisti che, nell'opera, raggiungono gli amici in strada.
Un blocco che non s'era mai visto nel Concerto di Capodanno da Venezia, di 15 minuti, per una durata complessiva del concerto di 42 minuti circa. Una vera follia. Un'anomalia, messa in campo per vedere finalmente il vecchio critico Messinis sorridente, non gradendo egli i 'mini spezzoni' voluti dalla RAI e graditi dal pubblico, del quale a Messinis ovviamente poco importa. E, di fatto, Messinis, almeno lui, era raggiante alla fine del Concerto.
Oggi la sua gioia è si è tramutata in 'una lacrima sul viso' dei dirigenti della Fenice che, dopo molti anni di lenta e costante crescita del pubblico televisivo del Concerto da Venezia, ha dovuto registrare una battuta d'arresto, perdendo in un solo anno 256.000 telespettatori, che l'anno scorso erano stati 4.407.000 e quest'anno 4.151.000.
Il Concerto veneziano resta sempre il più visto fra i concerti 'classici' della televisione italiana, ma la perdita di una così bella fetta di pubblico, molto probabilmente a causa di quel blocco indigesto della durata di ben 15 minuti, tutto lacrime, a mezzogiorno di Capodanno, deve aver avuto una qualche responsabilità.
Anche se Messinis dovesse nuovamente lagnarsi, al prossimo Concerto di Capodanno, il suo lamento non arriverà agli oltre quattro milioni di telespettatori che si spera, scontentando nuovamente il vecchio critico, torneranno a crescere.
Un blocco che non s'era mai visto nel Concerto di Capodanno da Venezia, di 15 minuti, per una durata complessiva del concerto di 42 minuti circa. Una vera follia. Un'anomalia, messa in campo per vedere finalmente il vecchio critico Messinis sorridente, non gradendo egli i 'mini spezzoni' voluti dalla RAI e graditi dal pubblico, del quale a Messinis ovviamente poco importa. E, di fatto, Messinis, almeno lui, era raggiante alla fine del Concerto.
Oggi la sua gioia è si è tramutata in 'una lacrima sul viso' dei dirigenti della Fenice che, dopo molti anni di lenta e costante crescita del pubblico televisivo del Concerto da Venezia, ha dovuto registrare una battuta d'arresto, perdendo in un solo anno 256.000 telespettatori, che l'anno scorso erano stati 4.407.000 e quest'anno 4.151.000.
Il Concerto veneziano resta sempre il più visto fra i concerti 'classici' della televisione italiana, ma la perdita di una così bella fetta di pubblico, molto probabilmente a causa di quel blocco indigesto della durata di ben 15 minuti, tutto lacrime, a mezzogiorno di Capodanno, deve aver avuto una qualche responsabilità.
Anche se Messinis dovesse nuovamente lagnarsi, al prossimo Concerto di Capodanno, il suo lamento non arriverà agli oltre quattro milioni di telespettatori che si spera, scontentando nuovamente il vecchio critico, torneranno a crescere.
martedì 18 novembre 2014
Bologna contro Firenze. Perchè nessuno fa il nome di Mario Messinis
La notizia dell'arrivo a Bologna, il prossimo dicembre per il 'Bologna Festival' - la cui direzione artistica, dalla notte dei tempi, è affidata a Mario Messinis, critico musicale del Gazzettino di Venezia e negli anni passati, anche e contemporaneamente, direttore della Biennale o Sovrintendente della Fe nice, Premio 'una vita nella musica', e mille altri incarichi anche per Casa Ricordi, assieme a quello di professore al Conservatorio veneziano - tutto regolare? - dell'Orchestra dell'Opera di Firenze con il suo direttore Zubin Mehta, ha creato tensione fra i rappresentanti sindacali del Comunale di Bologna che avrebbero voluto che ad essere invitati fossero i complessi del Comunale bolognese. Perchè - hanno detto - dare ad 'altri' quasi 100.000 Euro (quanto sarebbe il costo di quel concerto), in un periodo di crisi?
Hanno ragione? Hanno torto? Forse l'una e l'altro. Hanno ragione a dire che su un budget di 300.000 Euro circa, spenderne 100.000 per avere un'orchestra che si può ascoltare facendo il viaggio di un'ora da Bologna a Firenze, non è il caso, specie in periodo di crisi.
Hanno torto se pensano che in ogni caso, qualunque manifestazione di ogni genere, debba utilizzare sempre e solo le forse cittadine. In questo secondo caso sbagliano. Noi abbiamo da sempre sostenuto che la mania di rivolgersi all'estero, così frequente nell'Italia provinciale, intrallazzona,mazzettara e scambista( non in ambito sessuale, o forse anche) , andrebbe sanzionata ufficialmente dal ministero che finanzia in massima parte le attività musicali in Italia, dai teatri alla più piccola associazione. Circoscrivere la ricerca di forze lavorative al perimetro ristretto di una città nella quale una manifestazione ha luogo è forse troppo.
E' curioso però che in questa disputa nessuno tiri fuori, chiamandolo a 'discolparsi' Mario Messinis, direttore artistico del 'Bologna Festival' e dunque artefice di tale macroscopico errore, al di là della pretesa dei musicisti del Teatro Comunale di Bologna. Le manifestazione musicali alle quali Messinis - SEMPRE GRATUITAMENTE, ovvio - ha prestato qualche scintilla del suo genio creativo, ancora in perenne eruzione a dispetto degli anni, sono tante; mai un appunto è stato mosso all'utilizzo dei fondi, come invece si è fatto in questa occasione, mentre invece sarebbe stato opportuno ed utile ficcarci il naso per scoprire magari che dietro titoli solitamente di grande impatto, c'erano poi scelte abbastanza dozzinali. Alle quali scelte potremmo riportare anche questa incriminata. ma , come si sa, gli intoccabili sono tali perchè non vanno toccati, e perchè guai a chi li tocca.
Ci viene da riflettere anche su un altro festival che fa sfilare sotto le volte del Tempio malatestiano orchestre di pregio e dunque anche costose: la 'Sagra malatestiana' di Rimini, città che noi abbiamo sempre associato alle vacanze di mare e non ad un festival di orchestre. Per esempio, chi lo paga quel festival? e i soldi chi controlla che vengano spesi bene?
Semplici domande di un cronista curioso. Non accuse gratuite.
Hanno ragione? Hanno torto? Forse l'una e l'altro. Hanno ragione a dire che su un budget di 300.000 Euro circa, spenderne 100.000 per avere un'orchestra che si può ascoltare facendo il viaggio di un'ora da Bologna a Firenze, non è il caso, specie in periodo di crisi.
Hanno torto se pensano che in ogni caso, qualunque manifestazione di ogni genere, debba utilizzare sempre e solo le forse cittadine. In questo secondo caso sbagliano. Noi abbiamo da sempre sostenuto che la mania di rivolgersi all'estero, così frequente nell'Italia provinciale, intrallazzona,mazzettara e scambista( non in ambito sessuale, o forse anche) , andrebbe sanzionata ufficialmente dal ministero che finanzia in massima parte le attività musicali in Italia, dai teatri alla più piccola associazione. Circoscrivere la ricerca di forze lavorative al perimetro ristretto di una città nella quale una manifestazione ha luogo è forse troppo.
E' curioso però che in questa disputa nessuno tiri fuori, chiamandolo a 'discolparsi' Mario Messinis, direttore artistico del 'Bologna Festival' e dunque artefice di tale macroscopico errore, al di là della pretesa dei musicisti del Teatro Comunale di Bologna. Le manifestazione musicali alle quali Messinis - SEMPRE GRATUITAMENTE, ovvio - ha prestato qualche scintilla del suo genio creativo, ancora in perenne eruzione a dispetto degli anni, sono tante; mai un appunto è stato mosso all'utilizzo dei fondi, come invece si è fatto in questa occasione, mentre invece sarebbe stato opportuno ed utile ficcarci il naso per scoprire magari che dietro titoli solitamente di grande impatto, c'erano poi scelte abbastanza dozzinali. Alle quali scelte potremmo riportare anche questa incriminata. ma , come si sa, gli intoccabili sono tali perchè non vanno toccati, e perchè guai a chi li tocca.
Ci viene da riflettere anche su un altro festival che fa sfilare sotto le volte del Tempio malatestiano orchestre di pregio e dunque anche costose: la 'Sagra malatestiana' di Rimini, città che noi abbiamo sempre associato alle vacanze di mare e non ad un festival di orchestre. Per esempio, chi lo paga quel festival? e i soldi chi controlla che vengano spesi bene?
Semplici domande di un cronista curioso. Non accuse gratuite.
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