Giovanni Minoli, con i successi professionali e tutti gli appoggi di cui ha goduto nel corso della sua lunghissima carriera, evidentemente non è abituato alle sconfitte. Ed anche quella, benchè poco rilevante, che gli ha inflitto il Gruppo editoriale di Confindustria ( Sole 24 Ore), defenestrandolo dalla radio del gruppo, a seguito di una intervista ' prostrata' - lui solitamente le fa così dai tempi di Craxi, anche quando sembra fare la 'faccia feroce' - all'altrettanto defenestrato direttore Roberto Napoletano, a seguito di certe accuse non proprio leggere ( spese pazze, e diffusione di dati falsificati sulle copie distribuite e vendute del giornale), e proprio negli stessi giorni in cui tali accuse gli venivano mosse e che coinvolgevano anche gli amministratori del gruppo.
Boccia, presidente di Confindustria non gradì quell'intervista, come non la gradirono i giornalisti del gruppo che da mesi sentono parlare di tagli, di licenziamenti, in una sola parola: di ristrutturazioni, e mise alla porta Minoli. Il quale è poi approdato a 'La 7' di Cairo - quelli come lui cadono quasi sempre in piedi; una delle pochissime volte in cui s'è dovuto ritirare è stato quando voleva ad ogni costo che l'ex direttore generale della Rai , Gubitosi, affidasse a lui, pensionato, genero di Bernabei, super raccomandato, la direzione di una rete. Il direttore generale disse: NO.
Ora Roberto Napoletano, che certamente capisce di economia, sull'argomento ha di recente scritto anche un libro. E Minoli che non poteva restare insensibile, non ci pensato un solo istante prima mettere in atto la vendetta contro Boccia di Confindustria. Proprio oggi, nel suo 'Faccia a Faccia', lo ha intervistato per una mezzoretta circa, su tutto lo scibile umano, dall'economia alla politica, rimettendolo nuovamente in trono, dalla polvere in cui era caduto.
Solo alla fine della lunga intervista una domandina, sottovoce, che sarà sfuggita a tanti. Lei è indagato... Le rispondo: non so ancora perchè sono indagato, ho sempre agito nell'interesse del gruppo per il quale lavoravo e del giornale che dirigevo, ed ho fiducia che la magistratura farà CHIAREZZA.
Vendetta è fatta.
Visualizzazione post con etichetta gubitosi. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta gubitosi. Mostra tutti i post
domenica 7 gennaio 2018
domenica 19 novembre 2017
Rai Parlamento. Al vertice prove di coabitazione Renzi-Berlusconi
Rai Parlamento è una testata giornalistica che ha una sua struttura: direttore: Nicoletta Manzione; vice Susanna Petruni e redazione. Produce giornalmente un paio di notiziari di qualche minuto ciascuno, per i quali basterebbero i giornalisti delle varie testate. E infatti Gubitosi, nel suo progetto di riassetto dell'informazione Rai l'avrebbe sicuramente accorpata alle redazioni dei TG, e forse la stessa cosa avrebbe fatto Verdelli, se fosse rimasto al suo posto ed il progetto di Campo Dall'Orto fosse andato in porto, prima della sua partenza da Viale Mazzini. Ma un simile progetto poteva avere qualche chance di riuscita, nei mesi precedenti le varie tornate elettorali che culmineranno, in primavera, con le politiche? Accorpare, inoltre, avrebbe significato cassare dall'organigramma Rai un bel gruppetto di direttori e vice direttori che sono incarichi che servono a promuovere - per meriti o senza demeriti - o per mettere a 'bagno maria' questo o quello in attesa di successive decisioni o spostamenti. Rai Parlamento e la sua struttura servono esattamente a questi scopi: promuovere chicchessia, senza merito o demerito, o tenerlo 'in ammollo'.
Al vertice, con i 'galloni' da direttrice è stata inviata Nicoletta Manzione ( dal Tg 1) sulla quale anche in rete si leggono alcune perplessità sulla nomina, prima fra tutte quella che l' attribuisce al ben noto 'giglio magico' renziano. Perchè Nicoletta è cugina, di secondo grado, di Antonella, capo dei vigili urbani di Firenze, messa a capo del dipartimento degli affari giuridici di Palazzo Chigi; e Antonella, a sua volta, è la sorella minore del sottosegretario agli Interni, Domenico. Speriamo che i fratelli Manzione siano solo due, altrimenti, scavando scavando, avremo altre sorprese. L'ultimo 'caso Manzione' si è avuto quando l'ex capo dei vigili di Firenze, Antonella, da Palazzo Chigi, è stata nominata al Consiglio di Stato, fra mille polemiche (competenza? età? ). Dunque a comandare a Rai Parlamento c'è una renziana 'di famiglia'.
Immediatamente sotto di lei, nel ruolo di vice direttore, una 'berlusconiana' di ferro, come Susanna Petruni. Sulla quale, a causa di una collanina con farfalla, con la quale si era presentata in video a leggere le notizie del TG 1, e che si appurò esserle stata donata dell'allora premier Berlusconi, si ebbe a suo tempo molto da ridire, giustamente. Lei proviene dalla vice direzione del Tg1 ( e non è proprio una promozione la sua!); ed è stata candidata addirittura alla direzione del Tg1, ai tempi di Berlusconi premier. Di recente, sotto la gestione Orfeo, per 'renzizzzare' il Tg1, in prospettiva elezioni politiche di primavera, è stata fatta sloggiare, e allocata a Rai Parlamento.
Come si vede, a Rai Parlamento, speschio del paese, si sta sperimentando il dopo elezioni, quando, se saranno resi innocui i grillini, Berlusconi e Renzi - come i sondaggi lasciano ora presagire, oppure Renzi e Berlusconi, qualora il vento dovesse cambiare, potrebbero allearsi per governare.
Intanto la prova generale di coabitazione a stretto contatto, a Rai Parlamento, di una renziana e di una berlusconiana sembra reggere
Al vertice, con i 'galloni' da direttrice è stata inviata Nicoletta Manzione ( dal Tg 1) sulla quale anche in rete si leggono alcune perplessità sulla nomina, prima fra tutte quella che l' attribuisce al ben noto 'giglio magico' renziano. Perchè Nicoletta è cugina, di secondo grado, di Antonella, capo dei vigili urbani di Firenze, messa a capo del dipartimento degli affari giuridici di Palazzo Chigi; e Antonella, a sua volta, è la sorella minore del sottosegretario agli Interni, Domenico. Speriamo che i fratelli Manzione siano solo due, altrimenti, scavando scavando, avremo altre sorprese. L'ultimo 'caso Manzione' si è avuto quando l'ex capo dei vigili di Firenze, Antonella, da Palazzo Chigi, è stata nominata al Consiglio di Stato, fra mille polemiche (competenza? età? ). Dunque a comandare a Rai Parlamento c'è una renziana 'di famiglia'.
Immediatamente sotto di lei, nel ruolo di vice direttore, una 'berlusconiana' di ferro, come Susanna Petruni. Sulla quale, a causa di una collanina con farfalla, con la quale si era presentata in video a leggere le notizie del TG 1, e che si appurò esserle stata donata dell'allora premier Berlusconi, si ebbe a suo tempo molto da ridire, giustamente. Lei proviene dalla vice direzione del Tg1 ( e non è proprio una promozione la sua!); ed è stata candidata addirittura alla direzione del Tg1, ai tempi di Berlusconi premier. Di recente, sotto la gestione Orfeo, per 'renzizzzare' il Tg1, in prospettiva elezioni politiche di primavera, è stata fatta sloggiare, e allocata a Rai Parlamento.
Come si vede, a Rai Parlamento, speschio del paese, si sta sperimentando il dopo elezioni, quando, se saranno resi innocui i grillini, Berlusconi e Renzi - come i sondaggi lasciano ora presagire, oppure Renzi e Berlusconi, qualora il vento dovesse cambiare, potrebbero allearsi per governare.
Intanto la prova generale di coabitazione a stretto contatto, a Rai Parlamento, di una renziana e di una berlusconiana sembra reggere
Etichette:
antonella manzione,
berlusconi,
Campo Dall'orto,
domenico manzione,
gubitosi,
nicoletta manzione,
rai parlamento,
Renzi,
susanna petruni,
tg1,
Verdelli
venerdì 8 settembre 2017
Sul caso Gabanelli, Anzaldi straparla, Maggioni tace e Freccero fa un passo indietro
Freccero trova - ma è forse l'unico a pensarla in questa maniera - che l'offerta fatta alla Gabanelli non sia indecente, come pensano tutti compreso Anzaldi, Pd, segretario della Commissione di vigilanza Rai, e teorico del partito di Renzi.
Il quale giustamente si domanda: ma è stato fatto un esame preliminare alla Gabanelli per vedere se la nota 'inchiestista' è capace di dirigere una testata giornalistica? Certo che l'esame preliminare non le è stato ancora fatto; è forse per questo che intanto il Dg Rai le ha offerto una vicedirezione. Intanto impara cosa voglia dire dirigere - o vicedirigere una testata giornalistica come è Rai News 24, ora diretta da Di Bella - poi si vedrà, una volta superato l'esame e terminato con successo l'apprendistato. Nulla di più ragionevole, se non fosse che al segretario della Commissione di vigilanza nessuno ha fatto mai un esame per constatare se ha la professionalità per tale incarico, che gli è venuta direttamente dal suo capo padrone.
Non stupisce, invece, il silenzio di Monica Maggioni, presidente Rai, che, secondo le malelingue, è quella che in azienda avrebbe osteggiato il progetto della nuova testata giornalistica web Rai. Ma il silenzio della Maggioni ha anche una seconda chiave di lettura, tutta favorevole alla Gabanelli. Lei ci è passata e quindi non vuole che anche la Gabanelli soffra ciò che Lei ha sofferto, per volere di Gubitosi, che da 'inviata' di guerra la promosse sul campo direttrice di Rai News 24, e cioè il totale insuccesso. Constatazione che darebbe ragione ad Anzaldi, il quale ultimamente ha deciso per mettere a tacere tutte le malelingue che lo attaccano giornalmente, di sottoporsi all'esame attitudinale che lui, giustamente, chiede per la Gabanelli.
Noi seguiamo da anni Anzaldi; e negli ultimi anni con maggiore dedizione. Da quando , al tempo di Ignazio Marino sindaco di Roma, dopo le dimissioni della sua assessora alla cultura, Barca, in cerca di un sostituto, propose al povero sindaco, povero di idee quanto la stessa Raggi, che poi non ascoltò il suo consiglio, scegliendo la Marinelli, di fare assessore Michele Dall'Ongaro, di stretta osservanza Pd, allora dirigente Rai per la musica.
Al di là della fede Pd- che, comunque, non l'avesse avuta solida, il candidato avrebbe potuto abbracciare anche dopo, disinteressatamente, Anzaldi era rimasto colpito dalla dedizione di Dall'Ongaro nel curare i cazzi suoi in Rai. E si era detto: se mette nella gestione della cultura a Roma la stessa dedizione, che mette nella cura dei cazzi suoi in Rai, per Roma sarà una svolta.
Ignazio Marino non gli diede ascolto, anche perchè Anzaldi era uomo di Renzi e a Renzi Marino non è andato mai giù, e scelse la Marinelli. Male fece, perchè senza Dall'Ongaro e la sua dedizione, il sindaco chirurgo e l'intero suo gabinetto colarono a picco in pochi mesi.
Dunque meglio ascoltare il teorico PD, Michele Anzaldi, vale anche per la Gabanelli.
Il quale giustamente si domanda: ma è stato fatto un esame preliminare alla Gabanelli per vedere se la nota 'inchiestista' è capace di dirigere una testata giornalistica? Certo che l'esame preliminare non le è stato ancora fatto; è forse per questo che intanto il Dg Rai le ha offerto una vicedirezione. Intanto impara cosa voglia dire dirigere - o vicedirigere una testata giornalistica come è Rai News 24, ora diretta da Di Bella - poi si vedrà, una volta superato l'esame e terminato con successo l'apprendistato. Nulla di più ragionevole, se non fosse che al segretario della Commissione di vigilanza nessuno ha fatto mai un esame per constatare se ha la professionalità per tale incarico, che gli è venuta direttamente dal suo capo padrone.
Non stupisce, invece, il silenzio di Monica Maggioni, presidente Rai, che, secondo le malelingue, è quella che in azienda avrebbe osteggiato il progetto della nuova testata giornalistica web Rai. Ma il silenzio della Maggioni ha anche una seconda chiave di lettura, tutta favorevole alla Gabanelli. Lei ci è passata e quindi non vuole che anche la Gabanelli soffra ciò che Lei ha sofferto, per volere di Gubitosi, che da 'inviata' di guerra la promosse sul campo direttrice di Rai News 24, e cioè il totale insuccesso. Constatazione che darebbe ragione ad Anzaldi, il quale ultimamente ha deciso per mettere a tacere tutte le malelingue che lo attaccano giornalmente, di sottoporsi all'esame attitudinale che lui, giustamente, chiede per la Gabanelli.
Noi seguiamo da anni Anzaldi; e negli ultimi anni con maggiore dedizione. Da quando , al tempo di Ignazio Marino sindaco di Roma, dopo le dimissioni della sua assessora alla cultura, Barca, in cerca di un sostituto, propose al povero sindaco, povero di idee quanto la stessa Raggi, che poi non ascoltò il suo consiglio, scegliendo la Marinelli, di fare assessore Michele Dall'Ongaro, di stretta osservanza Pd, allora dirigente Rai per la musica.
Al di là della fede Pd- che, comunque, non l'avesse avuta solida, il candidato avrebbe potuto abbracciare anche dopo, disinteressatamente, Anzaldi era rimasto colpito dalla dedizione di Dall'Ongaro nel curare i cazzi suoi in Rai. E si era detto: se mette nella gestione della cultura a Roma la stessa dedizione, che mette nella cura dei cazzi suoi in Rai, per Roma sarà una svolta.
Ignazio Marino non gli diede ascolto, anche perchè Anzaldi era uomo di Renzi e a Renzi Marino non è andato mai giù, e scelse la Marinelli. Male fece, perchè senza Dall'Ongaro e la sua dedizione, il sindaco chirurgo e l'intero suo gabinetto colarono a picco in pochi mesi.
Dunque meglio ascoltare il teorico PD, Michele Anzaldi, vale anche per la Gabanelli.
giovedì 6 ottobre 2016
Vice direttori Rai. Ormai un esercito
A quelli già esistenti, scaduti ma da ricollocare, altri 25 se ne aggiungono ora, sfornati freschi freschi dall'ultimo CDA Rai. Ognuno dei telegiornali ne ha cinque o sei, perfino Rai Parlamento, che in tutta la giornata fa complessivamente 6-7 minuti di notiziario - diviso in due , la mattina ed il pomeriggio - ha i suoi bei vice direttori, tre o quattro, che rappresentano il codazzo della nuova direttrice, la Manzione, il cui cognome qualcosa di tosco ricorda, aldi là naturalmente della parlata.
Nulla di male se i vice direttori, e a maggior ragione, per gli alti costi, anche i direttori - perchè no? - alla fine di un mandato, che naturalmente non può durare in eterno, fossero rimandati ai loro 'gradi militari' che avevano prima di assumere il comando degli eserciti dell'informazione. Fine mandato, fine benefit di comando e si torna a fare il redattore capo o responsabile delle varie sezioni dalle quali erano stati prelevati prima di assumere l'incarico di vertice. Invece no.
Finito il mandato occorre trovare un lavoro agli ex, ma che sia adeguato al ruolo che avevano prima. E così accade che ad ogni cambio di poltrone anche il battaglione degli ex direttori si infittisca: alcuni di loro vengono destinati ad altri incarichi, altri - quelli più invisi ai nuovi potenti - restano senza cariche ma con gli stessi stipendi di quando erano direttori.
Dal battaglione degli ex direttori, all'esercito dei vice direttori. Con la conseguenza che man mano che il tempo passa e gli avvicendamenti ai vertici si susseguono l' esercito diventa sempre più numeroso (venticinque alla volta, ad ogni giro di valzer di poltrone). E se non si pone fine a questo assurdo meccanismo si va verso un capovolgimento delle forze in campo. Fra breve ci potrebbero essere più direttori e vicedirettori che giornalisti semplici, cioè la truppa; e si dovrà assegnare ad ogni giornalista in attività, almeno un ex direttore e due ex vice. E quel povero giornalista, soldato semplice, dovrà districarsi fra i tre ordini ricevuti per ogni servizio, talvolta contrastanti fra loro, perché fra ex direttori e ex vice ce ne saranno certamente di diversa provenienza partitica, ideologica e forse anche professionale.
Nel via vai più recente di nomine di vice, si segnala - unico caso - per trasloco e non per demansionamento, il passaggio di una vice (Susanna Petruni) dal TG1 ad altro TG, una vice di cui nel passato si è scritto che era assai simpatica al Cavaliere che le aveva regalato una collanina - niente di importante - ma con una farfallina, regalata anche a tante altre da Berlusconi.
Il progetto di Gubitosi di ridurre od accorpare le testate giornalistiche per ridurre direttori e vice e corrispondenti e tutto il resto, è saltato definitivamente, quando ci si è accorti che con tale riduzione non si avevano più poltrone sufficienti per placare gli appetiti di tutti i partiti al potere, sia di quelli che il potere l'avevano acquisito con i voti, che di quelli che se lo erano procurato, pur minoranza, sostenendo il governo, e anche di quelli che al governo avevano offerto, saltuariamente, la loro stampella.
Nulla di male se i vice direttori, e a maggior ragione, per gli alti costi, anche i direttori - perchè no? - alla fine di un mandato, che naturalmente non può durare in eterno, fossero rimandati ai loro 'gradi militari' che avevano prima di assumere il comando degli eserciti dell'informazione. Fine mandato, fine benefit di comando e si torna a fare il redattore capo o responsabile delle varie sezioni dalle quali erano stati prelevati prima di assumere l'incarico di vertice. Invece no.
Finito il mandato occorre trovare un lavoro agli ex, ma che sia adeguato al ruolo che avevano prima. E così accade che ad ogni cambio di poltrone anche il battaglione degli ex direttori si infittisca: alcuni di loro vengono destinati ad altri incarichi, altri - quelli più invisi ai nuovi potenti - restano senza cariche ma con gli stessi stipendi di quando erano direttori.
Dal battaglione degli ex direttori, all'esercito dei vice direttori. Con la conseguenza che man mano che il tempo passa e gli avvicendamenti ai vertici si susseguono l' esercito diventa sempre più numeroso (venticinque alla volta, ad ogni giro di valzer di poltrone). E se non si pone fine a questo assurdo meccanismo si va verso un capovolgimento delle forze in campo. Fra breve ci potrebbero essere più direttori e vicedirettori che giornalisti semplici, cioè la truppa; e si dovrà assegnare ad ogni giornalista in attività, almeno un ex direttore e due ex vice. E quel povero giornalista, soldato semplice, dovrà districarsi fra i tre ordini ricevuti per ogni servizio, talvolta contrastanti fra loro, perché fra ex direttori e ex vice ce ne saranno certamente di diversa provenienza partitica, ideologica e forse anche professionale.
Nel via vai più recente di nomine di vice, si segnala - unico caso - per trasloco e non per demansionamento, il passaggio di una vice (Susanna Petruni) dal TG1 ad altro TG, una vice di cui nel passato si è scritto che era assai simpatica al Cavaliere che le aveva regalato una collanina - niente di importante - ma con una farfallina, regalata anche a tante altre da Berlusconi.
Il progetto di Gubitosi di ridurre od accorpare le testate giornalistiche per ridurre direttori e vice e corrispondenti e tutto il resto, è saltato definitivamente, quando ci si è accorti che con tale riduzione non si avevano più poltrone sufficienti per placare gli appetiti di tutti i partiti al potere, sia di quelli che il potere l'avevano acquisito con i voti, che di quelli che se lo erano procurato, pur minoranza, sostenendo il governo, e anche di quelli che al governo avevano offerto, saltuariamente, la loro stampella.
giovedì 26 maggio 2016
Tutti i De Siervo di Matteo Renzi
Fino all'altro ieri il nome più in vista della famiglia De Siervo, fiorentina, appartenente al giglio magico renziano, dopo il capostipite, Ugo, ex presidente della Consulta, era quello di suo figlio, Luigi, messo in RAI, all'epoca di della direzione generale di Gubitosi, presidente Tarantola, a capo di Rai.Com ( l'ex Rai Trade) la struttura che commercializza il prodotto Rai, dalla quale proprio nei giorni scorsi ha annunciato l'uscita - si dice - a causa di disaccordi con Campo Dall'Orto.
Non vorremmo essere traditi dalla memoria, ma crediamo di ricordare che il nome del capostipite della famiglia, ex presidente della Consulta, fosse stato fatto anche per la Presidenza sia della Repubblica, dove poi Renzi ripiegò su Mattarella, che della Rai, dove venne bruciato in favore del figlio o a causa sua.
Ma il capostipite ha pure una figlia, Lucia, sorella del capo di Rai.Com, anche quella, appartenente al giglio magico renziano, che l'allora sindaco di Firenze Matteo, mise a capo della sua segreteria. Dunque non è da oggi che Renzi si circonda di collaboratori fidati, e i De Siervo sono fra questi. Tutte persone in gamba, naturalmente, che neanche devono parlare perchè Renzi esaudisca i loro desideri. (Per fortuna nostra non sono una famiglia numerosa, perchè Renzi per loro avrebbe creato anche incarichi ex novo). Però trovò un posto anche per Filippo Vannoni, marito di Lucia, figlia del gran capo e sorella del dirigente Rai: lo mise a presiedere l'azienda 'Publiacqua' che presiede alla distribuzione e all' approvvigionamento dell'acqua, ma anche alla manutenzione degli impianti idrici della provincia di Firenze e di altre province toscane. In quel consiglio di amministrazione, tanto per non far nomi, sedeva anche Maria Elena Boschi, la zarina, come è venuto fuori in queste ore.
Quella società è in attivo, dunque il genero del capostipite, cognato del dirigente Rai, e marito della segretaria di Renzi, ha saputo ben amministrare ed ha distribuito dividendi ai soci. Magari s'è dimenticato di fare manutenzione degli impianti che hanno perciò collassato, l'altro ieri, sul Lungarno, inghiottendo la strada per oltre 200 metri, creando una voragine profonda tre metri, che fa tuttora temere per i palazzi che si affacciano sulla strada e perciò evacuati. Nardella che scagiona Vannoni ( perchè non ha compiti operativi) scarica la responsabilità sull'ad, Carfi e promette che chi ha sbagliato pagherà. I cittadini e i commercianti del Lungarno e Ponte Vecchio hanno vinto in una contestazione con la società Publiacqua che aveva inviato loro cartelle salatissime, non giustificate da un consumo eccessivo, bensì dalle enormi perdite dell'impianto che addirittura in certi negozi ha divelto, dopo averlo gonfiato il parquet. Publiacqua ha riconosciuto le ragioni dei commercianti e dei cittadini, e, di conseguenza, i suoi torti ( mancata manutenzione) ed ha inviato loro delle comunicazioni con i relativi crediti; tali comunicazioni sono giunte a destinazione proprio il giorno del disastro, che Nardella promette sarà completamente risanato entro il 4 novembre, quando saranno 50 anni dall'alluvione.
Ma a Renzi in queste ore, la famiglia De Siervo sta procurando uno dei più grandi dispiaceri, dopo che ha appreso che l'ex presidente della Consulta, De Siervo, è tra i sostenitori del NO al prossimo referendum, scelta che lui bolla come ingrata!
Non vorremmo essere traditi dalla memoria, ma crediamo di ricordare che il nome del capostipite della famiglia, ex presidente della Consulta, fosse stato fatto anche per la Presidenza sia della Repubblica, dove poi Renzi ripiegò su Mattarella, che della Rai, dove venne bruciato in favore del figlio o a causa sua.
Ma il capostipite ha pure una figlia, Lucia, sorella del capo di Rai.Com, anche quella, appartenente al giglio magico renziano, che l'allora sindaco di Firenze Matteo, mise a capo della sua segreteria. Dunque non è da oggi che Renzi si circonda di collaboratori fidati, e i De Siervo sono fra questi. Tutte persone in gamba, naturalmente, che neanche devono parlare perchè Renzi esaudisca i loro desideri. (Per fortuna nostra non sono una famiglia numerosa, perchè Renzi per loro avrebbe creato anche incarichi ex novo). Però trovò un posto anche per Filippo Vannoni, marito di Lucia, figlia del gran capo e sorella del dirigente Rai: lo mise a presiedere l'azienda 'Publiacqua' che presiede alla distribuzione e all' approvvigionamento dell'acqua, ma anche alla manutenzione degli impianti idrici della provincia di Firenze e di altre province toscane. In quel consiglio di amministrazione, tanto per non far nomi, sedeva anche Maria Elena Boschi, la zarina, come è venuto fuori in queste ore.
Quella società è in attivo, dunque il genero del capostipite, cognato del dirigente Rai, e marito della segretaria di Renzi, ha saputo ben amministrare ed ha distribuito dividendi ai soci. Magari s'è dimenticato di fare manutenzione degli impianti che hanno perciò collassato, l'altro ieri, sul Lungarno, inghiottendo la strada per oltre 200 metri, creando una voragine profonda tre metri, che fa tuttora temere per i palazzi che si affacciano sulla strada e perciò evacuati. Nardella che scagiona Vannoni ( perchè non ha compiti operativi) scarica la responsabilità sull'ad, Carfi e promette che chi ha sbagliato pagherà. I cittadini e i commercianti del Lungarno e Ponte Vecchio hanno vinto in una contestazione con la società Publiacqua che aveva inviato loro cartelle salatissime, non giustificate da un consumo eccessivo, bensì dalle enormi perdite dell'impianto che addirittura in certi negozi ha divelto, dopo averlo gonfiato il parquet. Publiacqua ha riconosciuto le ragioni dei commercianti e dei cittadini, e, di conseguenza, i suoi torti ( mancata manutenzione) ed ha inviato loro delle comunicazioni con i relativi crediti; tali comunicazioni sono giunte a destinazione proprio il giorno del disastro, che Nardella promette sarà completamente risanato entro il 4 novembre, quando saranno 50 anni dall'alluvione.
Ma a Renzi in queste ore, la famiglia De Siervo sta procurando uno dei più grandi dispiaceri, dopo che ha appreso che l'ex presidente della Consulta, De Siervo, è tra i sostenitori del NO al prossimo referendum, scelta che lui bolla come ingrata!
mercoledì 8 luglio 2015
Presentato a Roma l'11° Rapporto annuale di Federculture. Roberto Grossi denuncia: 'non abbiamo', 'manca'; Dario Franceschini risponde: 'abbiamo', 'c'è'.
La gazzella contro l'elefante. Federculture di Roberto Grossi - alla quale si è iscritta ( 'meglio tardi che mai'), come ha annunciato il direttore generale Gubitosi, la Rai, con la promessa che dal prossimo autunno Rai 1 trasmetterà ogni sera, sul tardi, un programma di 'Rai Cultura', la nuova struttura affidata alla Calandrelli - contro il Ministero di Dario Franceschini e Salvo Nastasi (il nome di Nastasi non dimentichiamolo mai, lui conta quanto un ministro ed anche più di un ministro, a causa dell'inesperienza dei responsabili del dicastero e del loro avvicendarsi a ritmo continuo). Il primo, a forza di leggere dati e riflettere sul presente, guarda avanti, ipotizzando obiettivi per il futuro ed i piani per raggiungerli, veloce come una gazzella; il secondo, lento, pachidermico come un elefante con tutta la sua mole, non riesce che a spiattellare quel poco che ha fatto, mentre ogni giorno, accanto a qualche piccola vittoria, che pure c'è ma sul campo della 'normalità', registra sconfitte clamorose.
Insomma il Franceschini che all'indomani del suo insediamento a Via del Collegio romano, dichiarava che era consapevole di avere ricevuto il dicastero più importante in un paese con l'Italia, fa orecchi da mercante a quanto per un'oretta circa gli ha sbattuto in faccia Roberto Grossi, e ripiega sull'elenco delle piccole vittorie, di parecchie delle quali però l'esito decisivo si avrà in futuro.
Quelle poche vittorie occorre assegnargliele, per sottolineare a dovere poi tutte le sconfitte passate presenti e purtroppo anche future, sapendo come va questo mondo; e sarebbero:
- la fermata della discesa del FUS - ma è stato lui o il ministro di Letta, Bray o addirittura Ornaghi e Galan( i due sotto il cui ministero s'è avuto il latrocinio autorizzato alla Biblioteca dei Girolamini, attraverso il grande bibliofilo De Caro, mentre Nastasi era distratto perchè occupato a sistemare la cugina di sua moglie, Giovanna Melandri, al Maxxi e suo suocero,Giovanni Minoli, a Torino, in un museo; oltre che sua moglie, Giulia Minoli, al Museo del Teatro San Carlo:scandaloso!)?
- la detrazione del 65% sui soldi destinati da singoli e società alla cultura;
- la nuova fisionomia giuridica di una ventina di musei per i cui dirigenti ha fatto un concorso internazionale che deve ancora concludersi ( speriamo senza pasticci); e poi ... e poi per cosa altro vorrà che lo si ricordi come ministro? Per la copertura dei sotterranei del Colosseo? Per le colonne antiche sostenute con cemento armato all'interno del Foro? Per il consiglio di inserire nei libri di testo accanto a Leopardi, e Manzoni ( Alessandro, da non confondere con Giacomo, il compositore milanese) e Carducci e Dante naturalmente - che secondo lui hanno fatto il loro tempo - Guccini, De Andrè e gli altri poeti cantautori?
Qualche vittoria, alcune di Pirro, Franceschini può rivendicarle; ma il paese descritto da Roberto Grossi è un paese non diciamo alla deriva, ma senz'altro bisognoso di una sterzata che Franceschini non è in grado di dare.
Se Grossi dice che due dei nostri siti più visitati, Pompei e il Colosseo, non compaiono nei social network, Franceschini risponde: perchè non hai citato - i due si danno del tu, anche in pubblico; una delle novità di questo 11° Rapporto di Federculture - i siti che sono presenti sui social; e se si dice che il Louvre ha visitatori più di qualunque museo italiano, Franceschini, velocissimo, risponde che i 400 musei italiani, quelli statali, dei 4000 in totale, fanno ogni anno 40 milioni di visitatori, più di tutti i grandi musei europei messi insieme ( perchè poi, occorre dirlo, Franceschini a furia di essere giornalmente accusato per le manchevolezze sue e del suo ministero, ha imparato a rispondere colpo su colpo ad ogni accusa, rivoltando - come si dice - la frittata), e quando gli si fa notare di musei ed altre strutture culturali prive di personale per l'apertura necessaria e la custodia, risponde che sta predisponendo, per l'autunno, un bando per l'affidamento a istituzioni no profit.
Insomma ad ogni accusa lui sa rispondere, salvo poi a riscontrare - siamo in estate, basta aspettare qualche giorno per annotare altri casi di disservizio - che le cose da noi vanno sempre allo stesso modo: file davanti ai musei, siti chiusi per riunioni sindacali, scioperi selvaggi senza preavviso, mancanza di strutture di accoglienza come i grandi musei stranieri hanno a fottere.
E i giovani? E quelli che studiano nei campi artistici, specializzandosi pure, che poi non hanno nessuna prospettiva di lavoro? che risponde Franceschini? Sta zitto? No, una risposta pronta ce l'ha . Se fosse veloce ed efficace nell'azione come lo è nel fornire risposte soddisfacenti o no, avremmo il ministro migliore del mondo.
Che ha risposto? Che nel decreto sulla 'buona scuola' che si sta approvando in queste ore in Parlamento c'è una norma che provvede a considerare 'lauree' a tutti gli effetti i diplomi conseguiti presso scuole di eccellenza in Italia nel campo artistico. Questo avverrà dopo l'approvazione delle legge sulla scuola e dopo che il suo ministero ed il MIUR concorderanno i termini dell'accordo per tale cambiamento epocale che da tempo viene promesso - lo promise perfino la Gelmini, signora delle lettere e delle arti_ ma non è cosa di domani, come sembrava far intendere Franceschini.
Non è stata toccata nè la situazione 'romana' di Palaexpo, nè del Teatro Valle, tanto per fare due esempi. Perchè Grossi non l'ha fatto, visto che era intervenuto nei giorni scorsi per criticare aspramente Marino e Marinelli sul Palaexpo? Non c'entra nulla il fatto che Michela Di Biase, felice e fresca mamma, presidente della Commissione Cultura del Comune di Roma, è la moglie del ministro Franceschini, che l'ha sposata la scorsa estate?
La risposta al prossimo rapporto di Federculture, il 12°. E nulla o quasi cambierà.
Insomma il Franceschini che all'indomani del suo insediamento a Via del Collegio romano, dichiarava che era consapevole di avere ricevuto il dicastero più importante in un paese con l'Italia, fa orecchi da mercante a quanto per un'oretta circa gli ha sbattuto in faccia Roberto Grossi, e ripiega sull'elenco delle piccole vittorie, di parecchie delle quali però l'esito decisivo si avrà in futuro.
Quelle poche vittorie occorre assegnargliele, per sottolineare a dovere poi tutte le sconfitte passate presenti e purtroppo anche future, sapendo come va questo mondo; e sarebbero:
- la fermata della discesa del FUS - ma è stato lui o il ministro di Letta, Bray o addirittura Ornaghi e Galan( i due sotto il cui ministero s'è avuto il latrocinio autorizzato alla Biblioteca dei Girolamini, attraverso il grande bibliofilo De Caro, mentre Nastasi era distratto perchè occupato a sistemare la cugina di sua moglie, Giovanna Melandri, al Maxxi e suo suocero,Giovanni Minoli, a Torino, in un museo; oltre che sua moglie, Giulia Minoli, al Museo del Teatro San Carlo:scandaloso!)?
- la detrazione del 65% sui soldi destinati da singoli e società alla cultura;
- la nuova fisionomia giuridica di una ventina di musei per i cui dirigenti ha fatto un concorso internazionale che deve ancora concludersi ( speriamo senza pasticci); e poi ... e poi per cosa altro vorrà che lo si ricordi come ministro? Per la copertura dei sotterranei del Colosseo? Per le colonne antiche sostenute con cemento armato all'interno del Foro? Per il consiglio di inserire nei libri di testo accanto a Leopardi, e Manzoni ( Alessandro, da non confondere con Giacomo, il compositore milanese) e Carducci e Dante naturalmente - che secondo lui hanno fatto il loro tempo - Guccini, De Andrè e gli altri poeti cantautori?
Qualche vittoria, alcune di Pirro, Franceschini può rivendicarle; ma il paese descritto da Roberto Grossi è un paese non diciamo alla deriva, ma senz'altro bisognoso di una sterzata che Franceschini non è in grado di dare.
Se Grossi dice che due dei nostri siti più visitati, Pompei e il Colosseo, non compaiono nei social network, Franceschini risponde: perchè non hai citato - i due si danno del tu, anche in pubblico; una delle novità di questo 11° Rapporto di Federculture - i siti che sono presenti sui social; e se si dice che il Louvre ha visitatori più di qualunque museo italiano, Franceschini, velocissimo, risponde che i 400 musei italiani, quelli statali, dei 4000 in totale, fanno ogni anno 40 milioni di visitatori, più di tutti i grandi musei europei messi insieme ( perchè poi, occorre dirlo, Franceschini a furia di essere giornalmente accusato per le manchevolezze sue e del suo ministero, ha imparato a rispondere colpo su colpo ad ogni accusa, rivoltando - come si dice - la frittata), e quando gli si fa notare di musei ed altre strutture culturali prive di personale per l'apertura necessaria e la custodia, risponde che sta predisponendo, per l'autunno, un bando per l'affidamento a istituzioni no profit.
Insomma ad ogni accusa lui sa rispondere, salvo poi a riscontrare - siamo in estate, basta aspettare qualche giorno per annotare altri casi di disservizio - che le cose da noi vanno sempre allo stesso modo: file davanti ai musei, siti chiusi per riunioni sindacali, scioperi selvaggi senza preavviso, mancanza di strutture di accoglienza come i grandi musei stranieri hanno a fottere.
E i giovani? E quelli che studiano nei campi artistici, specializzandosi pure, che poi non hanno nessuna prospettiva di lavoro? che risponde Franceschini? Sta zitto? No, una risposta pronta ce l'ha . Se fosse veloce ed efficace nell'azione come lo è nel fornire risposte soddisfacenti o no, avremmo il ministro migliore del mondo.
Che ha risposto? Che nel decreto sulla 'buona scuola' che si sta approvando in queste ore in Parlamento c'è una norma che provvede a considerare 'lauree' a tutti gli effetti i diplomi conseguiti presso scuole di eccellenza in Italia nel campo artistico. Questo avverrà dopo l'approvazione delle legge sulla scuola e dopo che il suo ministero ed il MIUR concorderanno i termini dell'accordo per tale cambiamento epocale che da tempo viene promesso - lo promise perfino la Gelmini, signora delle lettere e delle arti_ ma non è cosa di domani, come sembrava far intendere Franceschini.
Non è stata toccata nè la situazione 'romana' di Palaexpo, nè del Teatro Valle, tanto per fare due esempi. Perchè Grossi non l'ha fatto, visto che era intervenuto nei giorni scorsi per criticare aspramente Marino e Marinelli sul Palaexpo? Non c'entra nulla il fatto che Michela Di Biase, felice e fresca mamma, presidente della Commissione Cultura del Comune di Roma, è la moglie del ministro Franceschini, che l'ha sposata la scorsa estate?
La risposta al prossimo rapporto di Federculture, il 12°. E nulla o quasi cambierà.
Etichette:
bray,
calandrelli,
di biase,
federculture,
franceschini,
galan,
gubitosi,
marinelli,
Marino,
melandri,
minoli,
nastasi,
Ornaghi,
palaexpo,
Roberto Grossi,
teatro valle
sabato 27 giugno 2015
Todini Luisa tornerebbe alla RAI per volontà di Letta e Confalonieri ambasciatori di Berlusconi
A giudicare dal via vai di Confalonieri e Letta, per conto del capo naturalmente, al capezzale della Rai, che per fortuna ora sta bene almeno sotto il profilo economico, l'accordo fra Berlusca e Renzino sulla Rai sta per essere sottoscritto. Renzino vuole nominare prima dell'estate il nuovo CdA, all'interno del quale - secondo le regole per i fessi italiani - sarà scelto presidente e direttore generale; mentre da come si racconta in queste settimane presidente e direttore generale lo nominano i due, e il CdA lo nomini chi vuole, tanto chissenefrega.
Gubitosi va via carico di onori e gloria ed approda, da quel che si legge in questi giorni, alle Ferrovie da risanare, ristrutturare, ed in vista di una loro quotazione parziale in Borsa - operazione che per la Rai, Gubitosi ha condotto con ottimi risultati, com'è sotto gli occhi di tutti.
Per il ruolo di Presidente in Rai i tre dell'Apocalisse stanno pensando a Luisa Todini, già nel CdA Rai, uscita per approdare alla presidenza delle Poste, dove... che è accaduto di bello e di nuovo oltre i proclami riformatori? L'unica novità è la consegna della posta a giorni alterni, ma restano le solite file, le disfunzioni, l'incapacità di contendere con i privati nella consegna delle merci a domicilio dei grandi giganti della distribuzione e tanto altro. Nonostante tutto ciò - ma la presidente in pectore potrà dire che Lei conta poco in Poste, e noi replicare che potrebbe contare poco anche in Rai; ma allora perchè mettercela, oltre che per il gradimento di Berlusca? Ancora lui!- resta lei la candidata con il maggior gradimento, frutto di fedeltà al capo.
Per il ruolo invece di direttore generale ancora una volta Renzino sta pensando ad un amico degli amici. Ancora uno? ma quanti cazzi di amici hai, Renzino? Non c'hai in Rai già De Siervo ed il tuo sottosegretario, Giacomelli, che comanda a distanza da Palazzo Chigi? che altro vuoi? Vuoi che alla tua uscita di scena si rivoluzioni, giustamente, tutta la imprenditoria pubblica per ripulirla di tutti i renziani che a frotte hanno invaso Roma, più dei migranti e dei Rom - ci perdonino i migranti ed anche i Rom?
Potremo sperare che, almeno sotto il profilo del bilancio, la Rai del dopo Gubitosi, sia altrettanto in salute di quella che oggi Gubitosi, alla sua partenza, lascia, nonostante gli zampini del Berlusca, dei suoi luogotenenti e di Renzino e di tutti i suoi amici'
Gubitosi va via carico di onori e gloria ed approda, da quel che si legge in questi giorni, alle Ferrovie da risanare, ristrutturare, ed in vista di una loro quotazione parziale in Borsa - operazione che per la Rai, Gubitosi ha condotto con ottimi risultati, com'è sotto gli occhi di tutti.
Per il ruolo di Presidente in Rai i tre dell'Apocalisse stanno pensando a Luisa Todini, già nel CdA Rai, uscita per approdare alla presidenza delle Poste, dove... che è accaduto di bello e di nuovo oltre i proclami riformatori? L'unica novità è la consegna della posta a giorni alterni, ma restano le solite file, le disfunzioni, l'incapacità di contendere con i privati nella consegna delle merci a domicilio dei grandi giganti della distribuzione e tanto altro. Nonostante tutto ciò - ma la presidente in pectore potrà dire che Lei conta poco in Poste, e noi replicare che potrebbe contare poco anche in Rai; ma allora perchè mettercela, oltre che per il gradimento di Berlusca? Ancora lui!- resta lei la candidata con il maggior gradimento, frutto di fedeltà al capo.
Per il ruolo invece di direttore generale ancora una volta Renzino sta pensando ad un amico degli amici. Ancora uno? ma quanti cazzi di amici hai, Renzino? Non c'hai in Rai già De Siervo ed il tuo sottosegretario, Giacomelli, che comanda a distanza da Palazzo Chigi? che altro vuoi? Vuoi che alla tua uscita di scena si rivoluzioni, giustamente, tutta la imprenditoria pubblica per ripulirla di tutti i renziani che a frotte hanno invaso Roma, più dei migranti e dei Rom - ci perdonino i migranti ed anche i Rom?
Potremo sperare che, almeno sotto il profilo del bilancio, la Rai del dopo Gubitosi, sia altrettanto in salute di quella che oggi Gubitosi, alla sua partenza, lascia, nonostante gli zampini del Berlusca, dei suoi luogotenenti e di Renzino e di tutti i suoi amici'
Etichette:
berlusconi,
confalonieri,
de siervo,
ferrovie,
giacomelli,
gubitosi,
letta,
Rai,
Renzi,
todini
martedì 23 giugno 2015
L'orchestra sinfonica nazionale della Rai ha nuovi vertici, ma sempre la stessa musica:direttori e interpreti tutti stranieri.
L'orchestra rimasta invita della Rai , con sede a Torino e la qualifica di 'nazionale' - un tempo la Rai ne aveva ben quattro ( torino,roma,milano,napoli) - ha presentato nei giorni scorsi la sua nuova dirigenza e la stagione prossima, 2o15.16, ultima affidata al direttore Valcuha, che dalla stagione successiva sarà sostituito da James Conlon, alla presenza del direttore generale della Rai, Gubitosi e della dirigente sotto la cui resposnabilità passa l'orchestra, e cioè 'Rai Cultura' affidata alla direzione della Calandrelli, da cui dipende oltre che la cultura in Rai, anche Rai5. La quale Rai 5, ha assicurato la Calandrelli, dei 26 concerti che compongono la stagione da ottobre a giugno, ne trasmetterà sulla rete Rai5, di sua competenza, uno al mese, mentre tutti i concerti saranno trasmessi, in diretta, da Radio 3. Sovrintendente dell'Orchestra, dopo l'uscita di dall'Ongaro, insediatosi all'Accademia di Santa Cecilia al posto di Cagli, è stata nominata Paola Carruba - il suo nome circolava da tempo - mentre l'incarico di direttore artistico a Cesare Mazzonis, viene prorogato di un anno.
Le maggiori novità però si riscontrano nella programmazione, dove novità non ve ne sono nella scelta dei direttori ed interpreti che, come accade da anni e noi da anni andiamo sottolineando ed accusando, sono quasi esclusivamente stranieri.
(Ci sarà una ragione perchè questa musica non cambia musica. chi ha tempo si dedichi a controlalre le agenzie dalle quali arrivano tutti gli artisti ospiti. Perchè gli italiani, dai tempi di dall'Ongaro, sono praticamente assenti? E' senza motivo, forse pura casualità che tocca solo gli italiani e da molte stagioni? Perchè non si va a vedere se c'è del marcio, anche lì? Non ci sarà, ne siamo sicuri; ma controllare non guasta!). Su 26 concerti, appena quattro i direttori italiani: Angius, Dantone( Bach), d'Espinosa, Bisanti (' pucciniana'). Sì, è vero, il direttore stabile attuale, Valcuha, ne dirige parecchi, e Conlon comincia ad entrare nella programmazione di 'prepotenza' -necessaria prima di insediarvisi ufficialmente - ma poi per tutti gli altri, possibile che non ve ne erano altrettanto invitabili fra gli italiani, e parliamo anche degli interpreti sia vocali che strumentali, tutti stranieri. Nessuno si indigna e si muove per protestare a gran voce? Vadano tutti a quel paese.
Le maggiori novità però si riscontrano nella programmazione, dove novità non ve ne sono nella scelta dei direttori ed interpreti che, come accade da anni e noi da anni andiamo sottolineando ed accusando, sono quasi esclusivamente stranieri.
(Ci sarà una ragione perchè questa musica non cambia musica. chi ha tempo si dedichi a controlalre le agenzie dalle quali arrivano tutti gli artisti ospiti. Perchè gli italiani, dai tempi di dall'Ongaro, sono praticamente assenti? E' senza motivo, forse pura casualità che tocca solo gli italiani e da molte stagioni? Perchè non si va a vedere se c'è del marcio, anche lì? Non ci sarà, ne siamo sicuri; ma controllare non guasta!). Su 26 concerti, appena quattro i direttori italiani: Angius, Dantone( Bach), d'Espinosa, Bisanti (' pucciniana'). Sì, è vero, il direttore stabile attuale, Valcuha, ne dirige parecchi, e Conlon comincia ad entrare nella programmazione di 'prepotenza' -necessaria prima di insediarvisi ufficialmente - ma poi per tutti gli altri, possibile che non ve ne erano altrettanto invitabili fra gli italiani, e parliamo anche degli interpreti sia vocali che strumentali, tutti stranieri. Nessuno si indigna e si muove per protestare a gran voce? Vadano tutti a quel paese.
Etichette:
angius,
bisanti,
calandrelli,
carruba,
conlon,
d'espinosa,
dall'ongaro,
dantone,
gubitosi,
mazzonis,
orchestra Rai di torino,
radio3,
rai cultura,
Rai5,
valcuha
sabato 21 febbraio 2015
Dall'ongaro a santa Cecilia. Va' dove ti porta il cuore. E il calcolo. Storia del matrimonio interrotto con la Rai e del nuovo matrimonio con la santa vergine Cecilia
L'unto del pentagramma che da un'accolta di saggi è stato prescelto per sposare la santa vergine Cecilia, protettrice dei musici, ha trascorso una notte insonne dopo l'elezione. Ha guardato al suo futuro, oggi che è arrivato dove il suo cuore voleva che arrivasse, a sposare cioè la nobile vergine, e se lo è immaginato forse più nero di quanto non sia permesso immaginarlo. Perchè? E se un giorno la vergine Cecilia, causa scappatelle, decidesse di cambiare serratura al portone, che farebbe l'unto, il prescelto? E' proprio ciò che sta meditando. Medita e rimedita, la risposta sembra averla trovata. Vorrebbe poter tornare al suo antico amore, che ha lasciato, a malincuore, soprattutto perchè costrettovi dalla passione esclusiva della vergine Cecilia.
L'argomento l'ha tormentato fin dai giorni precedenti l'elezione; ed egli l'ha confessato ai suoi fedelissimi dell'uno e dell'altro talamo, e ne ha parlato anche con i superiori dell'antico amore, con i quali sta discutendo - così ha dichiarato - come non lesinare tempo ed energie amorose alla vergine Cecilia, ma senza abbandonare definitivamente il precedente amore.
Insomma ciò che tutti davano per scontato e Cecilia prima di chiunque altro - e cioè che una volta sposata Cecilia, l'altra veniva ripudiata - scontato non lo è affatto. Lui ci ha passato una vita con l'altra, ad essa deve la sua fortuna - non si dice che a fianco (o dietro) un grande uomo c'è sempre una grande donna? - ed ora non se la sente di ripudiarla. Non si tratta di soldi, perchè l'antico amore non ha bisogno di alimenti, anzi, il contrario: per alcuni decenni gli alimenti glieli ha passati lei. Lui, in questa tragica evenienza, vorrebbe poter tornare con l' antico amore, ed anzi vuole che Lei, novella Penelope, fin d'ora continui a lavorare la maglia, sperando che un domani il vecchio sposo ritorni.
Ciò che l'eletto desidera ed anzi chiede è che la sposa di una volta lo sciolga solo 'momentaneamente' dal vincolo matrimoniale, per consentirgli di sposare Cecilia. Vorrebbe fare con ambedue un contratto postmatrimoniale, sul quale Cecilia nulla potrebbe obiettare ed opporre, e cioè che qualora la passione amorosa con Cecilia andasse scemando - e queste cose accadono anche nelle migliori famiglie - la sposa d'un tempo se lo riprenda in casa fingendo amore come ai vecchi tempi.
Questo pensiero, scaturito da fedeltà e riconoscenza verso il primo amore, gli ha fatto passare la prima notte da 'ceciliano' insonne. Ma forse nelle notti che seguono dormirà più tranquillo.
Fuor di metafora. Dall'Ongaro novello presidente-sovrintendente-direttore artistico dell'Accademia di santa Cecilia - gli è stato chiesto anche di questa concentrazione di poteri nelle sue mani, dall'Ongaro, sciolto, ha risposto: se ha funzionato per cinque secoli perchè dovrei cambiare? bella risposta!- starebbe trattando per avere dalla Rai una 'aspettativa', come si fa con i politici che conservano l'incarico nel quale precedentemente operavano, per gli anni del loro mandato elettivo. Egli dice che le numerose cariche ricoperte in Rai sono il frutto del suo incarico di dirigente Rai nel settore musicale.
Noi ci auguriamo che Guibitosi - che si è giustamente rallegrato con dall'Ongaro per il prestigioso incarico - non ci caschi, perchè dall'Ongaro, a differenza dei politici non va a ricoprire un incarico politico, bensì quello di dirigente in un'altra azienda, e perciò decade da dirigente Rai, per assumere l'incarico di dirigente della Fondazione Accademia di santa Cecilia. I contributi versati saranno ricongiunti, la sua pensione calcolata secondo le regole, ma alla Rai egli non può farsi tenere il posto 'in caldo' (il letto caldo, come si direbbe in gergo matrimonial sentimentale). Come se un dirigente FIAT passato alla Menarini, pretendesse una aspettativa dalla FIAT, nel caso in cui il suo incarico in Menarini... Quando sarà terminato il suo incarico di sovrintendente ceciliano, allora, se non sarà già in età da pensione, si cercherà un altro posizionamento nel mondo del lavoro. Ma alla Rai non può tornare, anche per sperimentare com'è guardare il mondo senza protezione.
P.S. Sul sito dell'Accademia non c'è traccia del cambio al vertice, Cagli risulta ancora presidente e dall'Ongaro suo vice.
L'argomento l'ha tormentato fin dai giorni precedenti l'elezione; ed egli l'ha confessato ai suoi fedelissimi dell'uno e dell'altro talamo, e ne ha parlato anche con i superiori dell'antico amore, con i quali sta discutendo - così ha dichiarato - come non lesinare tempo ed energie amorose alla vergine Cecilia, ma senza abbandonare definitivamente il precedente amore.
Insomma ciò che tutti davano per scontato e Cecilia prima di chiunque altro - e cioè che una volta sposata Cecilia, l'altra veniva ripudiata - scontato non lo è affatto. Lui ci ha passato una vita con l'altra, ad essa deve la sua fortuna - non si dice che a fianco (o dietro) un grande uomo c'è sempre una grande donna? - ed ora non se la sente di ripudiarla. Non si tratta di soldi, perchè l'antico amore non ha bisogno di alimenti, anzi, il contrario: per alcuni decenni gli alimenti glieli ha passati lei. Lui, in questa tragica evenienza, vorrebbe poter tornare con l' antico amore, ed anzi vuole che Lei, novella Penelope, fin d'ora continui a lavorare la maglia, sperando che un domani il vecchio sposo ritorni.
Ciò che l'eletto desidera ed anzi chiede è che la sposa di una volta lo sciolga solo 'momentaneamente' dal vincolo matrimoniale, per consentirgli di sposare Cecilia. Vorrebbe fare con ambedue un contratto postmatrimoniale, sul quale Cecilia nulla potrebbe obiettare ed opporre, e cioè che qualora la passione amorosa con Cecilia andasse scemando - e queste cose accadono anche nelle migliori famiglie - la sposa d'un tempo se lo riprenda in casa fingendo amore come ai vecchi tempi.
Questo pensiero, scaturito da fedeltà e riconoscenza verso il primo amore, gli ha fatto passare la prima notte da 'ceciliano' insonne. Ma forse nelle notti che seguono dormirà più tranquillo.
Fuor di metafora. Dall'Ongaro novello presidente-sovrintendente-direttore artistico dell'Accademia di santa Cecilia - gli è stato chiesto anche di questa concentrazione di poteri nelle sue mani, dall'Ongaro, sciolto, ha risposto: se ha funzionato per cinque secoli perchè dovrei cambiare? bella risposta!- starebbe trattando per avere dalla Rai una 'aspettativa', come si fa con i politici che conservano l'incarico nel quale precedentemente operavano, per gli anni del loro mandato elettivo. Egli dice che le numerose cariche ricoperte in Rai sono il frutto del suo incarico di dirigente Rai nel settore musicale.
Noi ci auguriamo che Guibitosi - che si è giustamente rallegrato con dall'Ongaro per il prestigioso incarico - non ci caschi, perchè dall'Ongaro, a differenza dei politici non va a ricoprire un incarico politico, bensì quello di dirigente in un'altra azienda, e perciò decade da dirigente Rai, per assumere l'incarico di dirigente della Fondazione Accademia di santa Cecilia. I contributi versati saranno ricongiunti, la sua pensione calcolata secondo le regole, ma alla Rai egli non può farsi tenere il posto 'in caldo' (il letto caldo, come si direbbe in gergo matrimonial sentimentale). Come se un dirigente FIAT passato alla Menarini, pretendesse una aspettativa dalla FIAT, nel caso in cui il suo incarico in Menarini... Quando sarà terminato il suo incarico di sovrintendente ceciliano, allora, se non sarà già in età da pensione, si cercherà un altro posizionamento nel mondo del lavoro. Ma alla Rai non può tornare, anche per sperimentare com'è guardare il mondo senza protezione.
P.S. Sul sito dell'Accademia non c'è traccia del cambio al vertice, Cagli risulta ancora presidente e dall'Ongaro suo vice.
Etichette:
antico amore,
dall'ongaro,
eletto,
Fiat,
gubitosi,
menarini,
penelope,
protettrice dei musici,
Rai,
unto del pentagramma,
Vergine cecilia
martedì 23 dicembre 2014
Tutto il brutto che c'è in 'Tutto il bello che c'è' del TG2. Dalla Cenerentola di Rossini, non di Verdone, al Sistema delle orchestre giovanili in Italia
Fossi io il direttore del TG2 RAI - ma non lo sono, peccato! - prenderei a calci in c... chi ha scritto il 'lancio' della 'Cenerentola' di Rossini, che , con la regia di Verdone è diventato un film-opera ed in questi giorni viene proiettato, come un film qualunque nelle sale cinematografiche italiane. L'abbiamo sentito con le nostre orecchie oggi alle 18.30 nella rinomatissima rubrica del TG2, ' Tutto il bello che c'è'.
Ecco il testo preciso: "in questi giorni nelle sale cinematografiche italiane la CENERENTOLA di VERDONE su LIBRETTO di ROSSINI". Idiota di un giornalista.
Si tratta della Cenerentola di Rossini che abbiamo visto in tv negli anni scorsi, uno degli spettacolari programmi ideati da Andrea Andermann, ambientato nelle straordinarie reggie sabaude torinesi. Un'opera in diretta televisiva come fosse la ripresa di un film in diretta, senza palcoscenico. Sì'era già viste Tosca 'nei luoghi e nelle ore di Tosca', 'Traviata a Parigi', Rigoletto a Mantova ed ora 'Cenerentola a Torino'- Di questa celebre opera di Rossini Verdone ha curato la regia. Dopo qualche anno Verdone, d'accordo con Andermann - ma sarebbe stato d'accordo anche Rossini, se glielo avessero chiesto - hanno rimontato quell'opera 'in diretta' da luoghi di favola e ne hanno tratto un film, come fu fatto da Rosi per Carmen e da Losey per Don Giovanni, per citare due fra gli esempi più illustri.
Niente di più lontano da quanto annunciato dal TG2 questo pomeriggio. Perchè, innanzitutto Rossini non ha scritto il libretto che è di altri, e Verdone non ha fatto un film dall'opera, semplicemente a quel grandioso spettacolo (peraltro l'opera fu ridotta, per stare in certi tempi televisivi) operistico ha dato una seconda vita che non è diversa dalla prima. Non una sola immagine è stata cambiata, semmai sono stati fatti tagli e cuci per farlo diventare un film.
M forse l'autore di quel lancio infame, per fare il verso a Verdone, avrà voluto scherzare, dichiarando che la 'Cenerentola' era di 'Verdone', sebbene il libretto - la musica asino! - di Rossini.
Nella stessa rubrica, culturale, del TG2 un'altra 'sòla', riguardante il 'Sistema delle orchestre e dei cori giovanili' fondato 35 anni fa da José Abreu in Venezuela, da poco impiantato in Italia, anche per merito e volontà di Claudio Abbado. Era questa la notizia, perchè quella della nascita del Sistema è ormai vecchia di 35 anni.
Allora il bravo giornalista che fa racconta di come questo sistema è stato impiantato in Italia, la sua presenza e l'attività avviata. Il giornalista del TG2 prende un vecchio film documentario realizzato in Venezuela o forse un altro fatto da un italiano, e trasmette le immagini dell'orchestra 'Simon Bolivar' venezuelana ed un'intervista ad Abreu, realizzata a Roma, nell'Auditorium, anni fa - c'eravamo anche noi, fra i giornalisti che l'intervistavano.
Alla fine fa dire due parole a Roberto Grossi, presidente di Federculture, attuale responsabile dell'attuazione e dei progetti del Sistema' in Italia. Ora, con tutta quella caterva di giornalisti che ha in dotazione un TG, è mai possibile che non ve ne è nemmeno uno in grado di raccontare che cosa il Sistema italiano sta facendo? Ecco un altro caso, anzi due, dove la riforma Gubitosi si rende necessaria, se non altro fa risparmiare, anche se non potrà trasformare certi giornalisti da asini in professionisti.
Ecco il testo preciso: "in questi giorni nelle sale cinematografiche italiane la CENERENTOLA di VERDONE su LIBRETTO di ROSSINI". Idiota di un giornalista.
Si tratta della Cenerentola di Rossini che abbiamo visto in tv negli anni scorsi, uno degli spettacolari programmi ideati da Andrea Andermann, ambientato nelle straordinarie reggie sabaude torinesi. Un'opera in diretta televisiva come fosse la ripresa di un film in diretta, senza palcoscenico. Sì'era già viste Tosca 'nei luoghi e nelle ore di Tosca', 'Traviata a Parigi', Rigoletto a Mantova ed ora 'Cenerentola a Torino'- Di questa celebre opera di Rossini Verdone ha curato la regia. Dopo qualche anno Verdone, d'accordo con Andermann - ma sarebbe stato d'accordo anche Rossini, se glielo avessero chiesto - hanno rimontato quell'opera 'in diretta' da luoghi di favola e ne hanno tratto un film, come fu fatto da Rosi per Carmen e da Losey per Don Giovanni, per citare due fra gli esempi più illustri.
Niente di più lontano da quanto annunciato dal TG2 questo pomeriggio. Perchè, innanzitutto Rossini non ha scritto il libretto che è di altri, e Verdone non ha fatto un film dall'opera, semplicemente a quel grandioso spettacolo (peraltro l'opera fu ridotta, per stare in certi tempi televisivi) operistico ha dato una seconda vita che non è diversa dalla prima. Non una sola immagine è stata cambiata, semmai sono stati fatti tagli e cuci per farlo diventare un film.
M forse l'autore di quel lancio infame, per fare il verso a Verdone, avrà voluto scherzare, dichiarando che la 'Cenerentola' era di 'Verdone', sebbene il libretto - la musica asino! - di Rossini.
Nella stessa rubrica, culturale, del TG2 un'altra 'sòla', riguardante il 'Sistema delle orchestre e dei cori giovanili' fondato 35 anni fa da José Abreu in Venezuela, da poco impiantato in Italia, anche per merito e volontà di Claudio Abbado. Era questa la notizia, perchè quella della nascita del Sistema è ormai vecchia di 35 anni.
Allora il bravo giornalista che fa racconta di come questo sistema è stato impiantato in Italia, la sua presenza e l'attività avviata. Il giornalista del TG2 prende un vecchio film documentario realizzato in Venezuela o forse un altro fatto da un italiano, e trasmette le immagini dell'orchestra 'Simon Bolivar' venezuelana ed un'intervista ad Abreu, realizzata a Roma, nell'Auditorium, anni fa - c'eravamo anche noi, fra i giornalisti che l'intervistavano.
Alla fine fa dire due parole a Roberto Grossi, presidente di Federculture, attuale responsabile dell'attuazione e dei progetti del Sistema' in Italia. Ora, con tutta quella caterva di giornalisti che ha in dotazione un TG, è mai possibile che non ve ne è nemmeno uno in grado di raccontare che cosa il Sistema italiano sta facendo? Ecco un altro caso, anzi due, dove la riforma Gubitosi si rende necessaria, se non altro fa risparmiare, anche se non potrà trasformare certi giornalisti da asini in professionisti.
Etichette:
abreu,
andermann,
cenerentola,
gubitosi,
Losey,
rigoletto,
Roberto Grossi,
Rosi,
Rossini,
sistema,
TG2,
tosca,
traviata,
venezuela,
verdone
mercoledì 17 settembre 2014
di Martedì,Ballarò
Ora i Ballarò, di Martedì, sono due, sono identici, cambiano solo i conduttori. Ed insieme non hanno superato Ballarò, quando era uno solo, nella battaglia dello share, perchè insieme fanno 11,8%+3,5% che, sommato, dà 15,3%, che era più o meno quello che il Ballarò unico faceva su Rai3. Ora, con la conduzione di Flopis, è nato Ballarò n.2, di Martedì; lo stesso Flopis, che allora si chiamava Floris e che conduceva il Ballarò unico, mentre con lo sbarco di Giannini al Ballarò n.1, s'è fatto l'ennesimo atto di 'Repubblicanizzazione' di Rai3. Evidentemente anche al giornale di Giannini non hanno gradito la sua uscita, tanto che barbapapà Eugenio, alla prima puntata, s'è materializzato da Flopis e non dal suo ex dipendente, fino a due mesi fa vicedirettore del giornale diretto da Ezio Mauro.
A favore di Giannini, lento inadatto a condurre questo come qualunque altro programma televisivo, per fortuna ha giocato il 'fattore RAI' che Flopis non ha potuto sfruttare per un'altra stagione; ma lui ora dorme sonni tranquilli, con le mazzette sotto il cuscino, a La7, mentre notti insonni passa il povero Cairo, messo nel sacco da quel diavolo di conduttore; Mentana non riposa più neanche di giorno, e la Lilli Gruber, a forza di gridare: 've l'avevo detto che sarebbe stato un flopis', gli è andata via la voce.
Dunque i due che avrebbero dovuto catalizzare tutto il pubblico dei dibattiti politici televisivi, che non attraversano certo una stagione propizia, a malapena mettono insieme il pubblico delle peggiori serate del Ballarò unico, delle passaste stagioni e che, nell'ultima stagione RAI di Flopis, aveva perso pubblico.
Che si fa adesso? La soluzione migliore sarebbe che Giannini tornasse a scrivere per un giornale occupandosi di economia e Floris tornasse alla RAI, a rifare il suo Ballarò che, così com'era, ha trasferito a casa Cairo. Ma questo non è possibile, e dunque? Cairo piange sui soldi buttati e noi tutti sull'incapacità di Vianello, ed anche di Gubitosi, di fare scelte tecniche vincenti per la RAI, a seguito delle quali loro buttano al vento altri soldi, ma non i loro soldi, bensì i nostri. E la differenza non è da poco.
A favore di Giannini, lento inadatto a condurre questo come qualunque altro programma televisivo, per fortuna ha giocato il 'fattore RAI' che Flopis non ha potuto sfruttare per un'altra stagione; ma lui ora dorme sonni tranquilli, con le mazzette sotto il cuscino, a La7, mentre notti insonni passa il povero Cairo, messo nel sacco da quel diavolo di conduttore; Mentana non riposa più neanche di giorno, e la Lilli Gruber, a forza di gridare: 've l'avevo detto che sarebbe stato un flopis', gli è andata via la voce.
Dunque i due che avrebbero dovuto catalizzare tutto il pubblico dei dibattiti politici televisivi, che non attraversano certo una stagione propizia, a malapena mettono insieme il pubblico delle peggiori serate del Ballarò unico, delle passaste stagioni e che, nell'ultima stagione RAI di Flopis, aveva perso pubblico.
Che si fa adesso? La soluzione migliore sarebbe che Giannini tornasse a scrivere per un giornale occupandosi di economia e Floris tornasse alla RAI, a rifare il suo Ballarò che, così com'era, ha trasferito a casa Cairo. Ma questo non è possibile, e dunque? Cairo piange sui soldi buttati e noi tutti sull'incapacità di Vianello, ed anche di Gubitosi, di fare scelte tecniche vincenti per la RAI, a seguito delle quali loro buttano al vento altri soldi, ma non i loro soldi, bensì i nostri. E la differenza non è da poco.
Etichette:
ballarò nn1 e 2,
cairo,
floris,
giannini,
gruber,
gubitosi,
la7,
mauro,
mentana,
rai3,
scalfari,
vianello
martedì 16 settembre 2014
Gli alti compensi delle star della RAI danneggiano l'azienda. Vero. Perchè IMMERITATI
Brunetta, al suo lavoro di parlamentare capogruppo ed economista nonché candidato al Nobel, unisce il lavoro di cercatore di brutte notizie - come sarebbero quelle dei compensi alle star della tv pubblica, la cui conoscenza farebbe venire il magone ai normali cittadini - che comunque non gli riesce di portare a termine, per la decisa opposizione del direttore generale Gubitosi che oppone la seguente ragione: rendere pubblici i compensi delle star RAI danneggerebbe l'azienda e, di contro, potrebbe favorire la concorrenza, Mediaset e La 7, che sarebbe poi la ragione per cui Brunetta, nelle intenzioni di Gubitosi, chiederebbe di conoscere l'ammontare dei loro compensi.
Ora sulle cifre dei compensi alle star, di prima fila, RAI è silenzio assoluto, ma qualcosa trapela, senza che vi sia neanche una smentita RAI. Un elenco, con molti buchi, l'ha fornito in un suo articolo per 'Il Giornale', Laura Rio, nostro saposervizio nel decennio che lavortammo per quel giornale e che , approfittiamo, per salutare.
laura Rio scrive che il più pagato è quel presentatore 'senza frontiere' economiche di Fabio Fazio il quale riceve annualmente un compenso intorno ai 2 milioni di Euro e, negli anni passati, altri 600.000 per Sanremo; poi arriva la pacioccona dei fornelli, la Antonella Clerici con 1 milione e mezzo; segue l'annerito Conti con 1 e 400.000 Euro; ben distanziato Floris con 550.000, e Vespa con 600.000 ( ma questa cifra per il principe dei conduttori giornalisti ci sembra sottostimata); della spiritata Littizzetto scrive che guadagna 20.000 Euro a puntata, dunque a occhio e croce 800.000 a stagione, con l'aggiunta di 350.000 per Sanremo e la Venier, buttata sempre su una poltrona, che si ferma a 500.000. Infine, le fanciulle Isoardi, Maya e seguito, intorno ai 200.000 Euro a testa. Nel suo articolo Laura rio conclude dicendo che. se queste cifre sono false, la RAI le smentisca ufficialmente. False ovviamente non sono e in caso contrario, per taluni lo sarebbero per difetto.
Queste rivelazioni, secondo Gubitosi, danneggiano la RAI perchè la concorrenza potrebbe offrire alle star cifre maggiori per accaparrarsele. MAGARI. Vogliamo far parlare tutte quelle star che sono passate nel tempo alla concorrenza e poi, con il capo cosparso di cenere , sono tornarti in RAI, perchè il marchio RAI, al di là dei compensi influisce molto sul loro successo? E vogliamo sentire anche Cairo che , di recente, con l'acquisto di Floris redeva di fare un grande affare, ed invece ha preso una fregatura, a giudicare dagli esiti deludenti della sua nuova trasmissione prima del Tg che, oltre a fare ascolti da cabale tematico, ha gettato scompiglio e malcontento fra tutti gli altri big della rete. Ora Cairo se lo deve tenere 'flopis'- come chiama D'Agostino, Floris. Gubitosi ha finalmente capito che rivelando quelle cifre e favorendo la concorrenza il vero favore lo fa alla RAI che dirige?
Per non danneggiare la RAI, lavorando per la concorrenza nei primi anni di uscita dalla tv di Stato, negli anni passati a giornalisti più bravi e più famosi anche di Enzo Biagi, come lo è stata la Buttiglione, sorella del noto filosofo, fu data una liquidazione da capogiro, intorno al 1.000.000 di Euro, e non perché sorella del noto filosofo. E Lei non danneggiò la RAI, anzi la favorì due volte: una prima non passando alla concorrenza - che, naturalmente non la cercò né richiese, ed una seconda, liberando la RAI della sua presenza, giornalisticamente di peso.
Ora sulle cifre dei compensi alle star, di prima fila, RAI è silenzio assoluto, ma qualcosa trapela, senza che vi sia neanche una smentita RAI. Un elenco, con molti buchi, l'ha fornito in un suo articolo per 'Il Giornale', Laura Rio, nostro saposervizio nel decennio che lavortammo per quel giornale e che , approfittiamo, per salutare.
laura Rio scrive che il più pagato è quel presentatore 'senza frontiere' economiche di Fabio Fazio il quale riceve annualmente un compenso intorno ai 2 milioni di Euro e, negli anni passati, altri 600.000 per Sanremo; poi arriva la pacioccona dei fornelli, la Antonella Clerici con 1 milione e mezzo; segue l'annerito Conti con 1 e 400.000 Euro; ben distanziato Floris con 550.000, e Vespa con 600.000 ( ma questa cifra per il principe dei conduttori giornalisti ci sembra sottostimata); della spiritata Littizzetto scrive che guadagna 20.000 Euro a puntata, dunque a occhio e croce 800.000 a stagione, con l'aggiunta di 350.000 per Sanremo e la Venier, buttata sempre su una poltrona, che si ferma a 500.000. Infine, le fanciulle Isoardi, Maya e seguito, intorno ai 200.000 Euro a testa. Nel suo articolo Laura rio conclude dicendo che. se queste cifre sono false, la RAI le smentisca ufficialmente. False ovviamente non sono e in caso contrario, per taluni lo sarebbero per difetto.
Queste rivelazioni, secondo Gubitosi, danneggiano la RAI perchè la concorrenza potrebbe offrire alle star cifre maggiori per accaparrarsele. MAGARI. Vogliamo far parlare tutte quelle star che sono passate nel tempo alla concorrenza e poi, con il capo cosparso di cenere , sono tornarti in RAI, perchè il marchio RAI, al di là dei compensi influisce molto sul loro successo? E vogliamo sentire anche Cairo che , di recente, con l'acquisto di Floris redeva di fare un grande affare, ed invece ha preso una fregatura, a giudicare dagli esiti deludenti della sua nuova trasmissione prima del Tg che, oltre a fare ascolti da cabale tematico, ha gettato scompiglio e malcontento fra tutti gli altri big della rete. Ora Cairo se lo deve tenere 'flopis'- come chiama D'Agostino, Floris. Gubitosi ha finalmente capito che rivelando quelle cifre e favorendo la concorrenza il vero favore lo fa alla RAI che dirige?
Per non danneggiare la RAI, lavorando per la concorrenza nei primi anni di uscita dalla tv di Stato, negli anni passati a giornalisti più bravi e più famosi anche di Enzo Biagi, come lo è stata la Buttiglione, sorella del noto filosofo, fu data una liquidazione da capogiro, intorno al 1.000.000 di Euro, e non perché sorella del noto filosofo. E Lei non danneggiò la RAI, anzi la favorì due volte: una prima non passando alla concorrenza - che, naturalmente non la cercò né richiese, ed una seconda, liberando la RAI della sua presenza, giornalisticamente di peso.
Etichette:
biagi,
Brunetta,
buttiglione fratello e sorella,
cairo,
clerici,
conti,
d'agostino,
fazio,
floris,
gubitosi,
isoardi,
la7,
laura rio,
littizzetto,
maya,
mediaset,
Rai,
sanremo,
venier,
vespa
lunedì 15 settembre 2014
Per il premier Renzi che, ogni giorno, twittando, vuol infondere fiducia nel paese
Gent.le premier, come facciamo a non esser d'accordo con Lei che, continuamente, invita a non scoraggiarsi, a non abbandonarsi al piagnisteo, alla sfiducia, tirandosi la sfiga che con grande fatica si riesce talvolta a tener lontana? Giusto aver fiducia nel futuro, giustissimo sperare che le cose cambieranno e, così facendo, quasi fare in modo che il futuro roseo arrivi presto e la speranza diventi realtà. Bene tutto questo e le siamo anche grati per il continuo suo pungolo.
Però dobbiamo intenderci. Da una parte Lei cerca di infondere fiducia, ma dall'altra la 'sua' televisione, che è anche la nostra e pure di Gubitosi, non può continuare a mettere in scena il dolore, che deriva dalle difficoltà gravissime che, ogni giorno, troppi cittadini, sempre di più, incontrano, difficoltà al limite delle possibilità di sopportazione umana. Come avere fiducia, credendo a Lei, se poi vediamo scene raccapriccianti come una di quelle che anche oggi ci ha mostrato 'Storie vere' della bionda Eleonora Daniele? Lei non l'avrà vista, e perciò gliela raccontiamo.
Una famiglia, inutile dirle delle condizioni di sopravvivenza nelle quali si dibatte, sfrattata dal suo appartamento - moglie malata, lui disoccupato e non più giovane anzi... naturalmente senza pensione - va a vivere in una cantina, anzi due - le dico anche la superficie di ognuna? evito per non farla rabbrividire - una per lui e la moglie ed una seconda per i figli. In tre per due, dove a a malapena c'è posto per un letto ad una piazza, dove non è difficile immaginare come dorma una coppia, ci deve entrare anche una piccola macchina del gas. Il cesso all'aperto, l'acqua alla fontanella pubblica. E l'umidità? quella l'assorbono senza spese le ossa dei malcapitati. La vita in cantina va avanti per un pò, ma poi li sfrattano anche dalle cantine che chiudono con un lucchetto.
Ora Renzi, ci dica, come si può avere fiducia. Noi la ricetta non l'abbiamo e neanche Lei. però lei, noi no, qualcosa può fare e subito. Intanto faccia fronte a queste situazioni indegne di un paese ed anche di un cosiddetto governo che ora tocca a lei guidare. Come fare? Tagli senza pietà tutti i privilegi, da tempo non se ne parla più adducendo come scusa che sarebbero una goccia nel mare. Lei si è reso conto di quante gocce non eliminiamo, per il fatto che sono gocce? Dimentica che le gocce, una dopo l'altra riescono anche a scavare la pietra? con tutte quelle gocce faccia piovere una manna, la manna della sopravvivenza umana, in tutte quelle zone a gravissimo rischio disumanità.
Per favore o risolve queste situazioni, senza altro indugio, oppure ordini a Gubitosi di non mostrare più, ogni giorno, a noi tutti le grandi ferite inferte ai cittadini da questa dannata crisi che dura da troppo tempo, altrimenti neanche noi che conduciamo una vita dignitosa, senza lussi e sprechi, potremo mai crederle e seguirla nell'invito alla fiducia. saluti
Però dobbiamo intenderci. Da una parte Lei cerca di infondere fiducia, ma dall'altra la 'sua' televisione, che è anche la nostra e pure di Gubitosi, non può continuare a mettere in scena il dolore, che deriva dalle difficoltà gravissime che, ogni giorno, troppi cittadini, sempre di più, incontrano, difficoltà al limite delle possibilità di sopportazione umana. Come avere fiducia, credendo a Lei, se poi vediamo scene raccapriccianti come una di quelle che anche oggi ci ha mostrato 'Storie vere' della bionda Eleonora Daniele? Lei non l'avrà vista, e perciò gliela raccontiamo.
Una famiglia, inutile dirle delle condizioni di sopravvivenza nelle quali si dibatte, sfrattata dal suo appartamento - moglie malata, lui disoccupato e non più giovane anzi... naturalmente senza pensione - va a vivere in una cantina, anzi due - le dico anche la superficie di ognuna? evito per non farla rabbrividire - una per lui e la moglie ed una seconda per i figli. In tre per due, dove a a malapena c'è posto per un letto ad una piazza, dove non è difficile immaginare come dorma una coppia, ci deve entrare anche una piccola macchina del gas. Il cesso all'aperto, l'acqua alla fontanella pubblica. E l'umidità? quella l'assorbono senza spese le ossa dei malcapitati. La vita in cantina va avanti per un pò, ma poi li sfrattano anche dalle cantine che chiudono con un lucchetto.
Ora Renzi, ci dica, come si può avere fiducia. Noi la ricetta non l'abbiamo e neanche Lei. però lei, noi no, qualcosa può fare e subito. Intanto faccia fronte a queste situazioni indegne di un paese ed anche di un cosiddetto governo che ora tocca a lei guidare. Come fare? Tagli senza pietà tutti i privilegi, da tempo non se ne parla più adducendo come scusa che sarebbero una goccia nel mare. Lei si è reso conto di quante gocce non eliminiamo, per il fatto che sono gocce? Dimentica che le gocce, una dopo l'altra riescono anche a scavare la pietra? con tutte quelle gocce faccia piovere una manna, la manna della sopravvivenza umana, in tutte quelle zone a gravissimo rischio disumanità.
Per favore o risolve queste situazioni, senza altro indugio, oppure ordini a Gubitosi di non mostrare più, ogni giorno, a noi tutti le grandi ferite inferte ai cittadini da questa dannata crisi che dura da troppo tempo, altrimenti neanche noi che conduciamo una vita dignitosa, senza lussi e sprechi, potremo mai crederle e seguirla nell'invito alla fiducia. saluti
Talk show del 'già' fatto quotidiano.L'omonimo giornale non c'entra affatto
A Gubitosi ed ai vari Berlusconi di seconda e terza generazione, nonché a Cairo, per risolvere la crisi dei dibattiti politici vuoti e 'di parole al vento', vorremmo proporre un nuovo tipo di talk, il talk del 'già fatto', nella speranza che la crisi giri alla larga dai dibattiti politici televisivi o radiofonici (dove, comunque, sono assai meno presenti, perchè non si possono vedere le facce dei partecipanti assai più eloquenti ed interessanti di ciò che dicono, che non interessa a nessuno). Ed insieme alla proposta anche un format nuovo e , concretamente, la scaletta di una trasmissione tipo o addirittura della telefonata preventiva di invito, da ripetere tassativamente ad inizio trasmissione.
- Vi presento tizio o tizia: nome e cognome
- Parentela con ... o semplice omonimia (nel caso si riscontrassero)
-Qual è il uso incarico pubblico o privato
-Da quanto tempo
-Qual è il suo compenso
-Quanto guadagna complessivamente: cosa concorre a formare il suo reddito
-Quali e quanti beni possiede
-Come e quando li ha acquistati, soprattutto nel caso si tratti di considerevoli beni immobili o di partecipazioni azionari e di altri beni costosi anche per la manutenzione (tutti ne posseggono, anche a propria insaputa, non impota se intestati a consorti, figli, genitori, ed anche amanti; ne ha parecchi e di un certo peso anche Brunetta il moralizzatore! con quali soldi? con prezzi di favore 'politico', non certo 'universitario'?)
-Chi considera questo genere di domande una violazione della privacy, tenga innanzitutto presente la quantità enorme di beni al sole che giorno dopo giorno la magistratura, scopre appartenere a questo o a quello; ma non dimentichi che le denunce dei redditi di molti personaggi sono pubbliche e pubblicate nei siti ufficiali delle amministrazioni di appartenenza.
-Ancora. Questo genere di domande vanno fatte preventivamente e poi, ripetuti in sede di trasmissione a tutti gli ospiti, anche a quelli provenienti dalle varie professioni, giornalisti compresi, i quali tante volte per strade note solo alla provvidenza, lavorano di nascosto al soldo di faccendieri e farabutti pubblici e privati.
- Proseguendo con le domande: che cosa ha fatto, nel suo lavoro, che viene a raccontare al pubblico televisivo'
- Se la risposta è: ho proposto... farò... oppure sto per fare... sto per proporre... ho il progetto... la risposta dei programmisti del talk deve essere inequivocabilmente: grazie, ci sentiamo quando avrà fatto qualcosa, perché ce la racconti.
Perchè, a questo nuovo tipo di talk, il 'dire' non interessa affatto, il nuovo talk è interessato solo al 'fare' ma a 'fatto compiuto'.
Gubitosi, i Berlusconi e Cairo ci facciano sapere, con calma, i risultati di tale rivoluzione. A presto.
- Vi presento tizio o tizia: nome e cognome
- Parentela con ... o semplice omonimia (nel caso si riscontrassero)
-Qual è il uso incarico pubblico o privato
-Da quanto tempo
-Qual è il suo compenso
-Quanto guadagna complessivamente: cosa concorre a formare il suo reddito
-Quali e quanti beni possiede
-Come e quando li ha acquistati, soprattutto nel caso si tratti di considerevoli beni immobili o di partecipazioni azionari e di altri beni costosi anche per la manutenzione (tutti ne posseggono, anche a propria insaputa, non impota se intestati a consorti, figli, genitori, ed anche amanti; ne ha parecchi e di un certo peso anche Brunetta il moralizzatore! con quali soldi? con prezzi di favore 'politico', non certo 'universitario'?)
-Chi considera questo genere di domande una violazione della privacy, tenga innanzitutto presente la quantità enorme di beni al sole che giorno dopo giorno la magistratura, scopre appartenere a questo o a quello; ma non dimentichi che le denunce dei redditi di molti personaggi sono pubbliche e pubblicate nei siti ufficiali delle amministrazioni di appartenenza.
-Ancora. Questo genere di domande vanno fatte preventivamente e poi, ripetuti in sede di trasmissione a tutti gli ospiti, anche a quelli provenienti dalle varie professioni, giornalisti compresi, i quali tante volte per strade note solo alla provvidenza, lavorano di nascosto al soldo di faccendieri e farabutti pubblici e privati.
- Proseguendo con le domande: che cosa ha fatto, nel suo lavoro, che viene a raccontare al pubblico televisivo'
- Se la risposta è: ho proposto... farò... oppure sto per fare... sto per proporre... ho il progetto... la risposta dei programmisti del talk deve essere inequivocabilmente: grazie, ci sentiamo quando avrà fatto qualcosa, perché ce la racconti.
Perchè, a questo nuovo tipo di talk, il 'dire' non interessa affatto, il nuovo talk è interessato solo al 'fare' ma a 'fatto compiuto'.
Gubitosi, i Berlusconi e Cairo ci facciano sapere, con calma, i risultati di tale rivoluzione. A presto.
mercoledì 23 luglio 2014
Pronta al varo Rai-Repubblica, con il via libera di De Benedetti e i ringraziamenti di Vianello
Cosa sarà andato a fare Del Rio, sottosegretario tuttofare del governo Renzi, a casa di De Benedetti? Un semplice invito di cortesia a colazione? De Benedetti, richiesto dalla Sardoni, ha detto che non è tenuto a rivelare gli argomenti di conversazione con il sottosegretario. E, del resto, a colazione, si parla di tutto; niente a che far con affari editoriali e di governo.
A fugare ogni dubbio sulla materia di quell'incontro, dovrebbe bastare la 'lontananza' di Renzi dalla tv, anche se troppe volte sbandierata. Ma se c'è da sostituire il conduttore di Ballarò, Giò Floris, passato a miglior padrone, e si pensa magari di sostituirlo con un giornalista della carta stampata, è fin troppo chiaro che la scelta del direttore di Rai3, Vianello, immediatamente comunicata agli uffici di Palazzo Chigi, non può che cadere sulla redazione di Repubblica, ormai tutt'uno con la rete televisiva di sinistra, da dove Vianello ha già preso, e prima di lui anche gli altri direttori, Corrado Augias, e poi la De Gregorio ed ora anche Massimo Giannini, vicedirettore del giornale di Scalfari, esperto in economia.
Nei disegni del direttore generale della RAI, Gubitosi, ci sarebbero molti accorpamenti interni alla Rai, a cominciare dal settore dell'informazione; dovrebbero essere fusi Tg3,Rai News,RaiParlamento,TGR, Rai Quirinale, - ma non quell'obbrobrio di TeleCamere (da cancellare assolutamente) e neanche Rai Vaticano - affidando al direzione di tutto a Monica Maggioni, supervalutata, nonostante la sua rete faccia ascolti da disaffezione, come ha denunciato la Gabanelli ieri sul Corriere, e i cui meriti giornalistici, da quando è alla direzione della rete di informazione, restano sconosciuti ai più; giacchè l'unico episodio per cui è emersa la sua figura professionale, è stata l'intervista al presidente siriano, Assad, cioè il dittatore carnefice che la Maggioni potrebbe aver conosciuto negli anni in cui lavorava duro come inviata di guerra. Evidentemente la Maggioni ha anche altri meriti a noi sconosciuti ma di gran peso.
Torniamo , invece, alla fondazione di Rai-Repubblica, la nuova rete televisiva svincolata dai partiti, tutti eccetto uno: quello di Repubblica.
Visionari di Augias non è andato bene; Pane quotidiano della De Gregorio, bravissima (e di bell'aspetto , perchè non dirlo?) giornalista ma negata assolutamente per la televisione, non è andata bene; e allora invece che interrompere il legame con il giornale di Ezio Mauro, lo si rinsalda, meglio Vianello lo rinsalda, staccando Massimo Giannini , al quale intende affidare la conduzione di Ballarò. Giannini è giornalista economico, si vede spesso in tv, - lo si è visto anche da Ballarò - fa anche bella figura perchè preparato, ma assolutamente a digiuno nella conduzione di una cagnara televisiva. In tv non c'era nessuno da mettere al suo posto, nemmeno fra i giornalisti che già fanno trasmissioni di successo, altro che quelle di Augias e della De Gregorio. No. occorre contrastare l'avanzamento delle altre reti, nella logica ancora radicata che le tre reti rispondono a tre referenti politici. Se a Rai 2 c'è Porro ( Il Giornale)- anche questa trasmissione non è che sia andata bene, eppure la si conferma, per bilanciare quella presenza occorre mettere uno di Repubblica ( giornali e conduttori apertamente in lotta continua). La riforma di Gubitosi non corregge la principale anomalia: non occorre fare entrare altri per bilanciare le anomalie esistenti, occorre sradicarle alla radice, con grande risparmio per tutti.
E per una volta, considerando che se un prodotto non va - come qualunque editore non coglione raebbe - va tolto dal mercato per sostitutirlo con un altro, sul cui esito è lecito scommettere, non - come si continua a fare- tenerlo in palinsesto a dispetto anche degli ascolti e dei costi.
perchè non si fa inviatre da De Benedetit anche Vianello, così si fa speigare come mandare avanti un'azienda editoriale- che è il mestiere che il padrone di Repubblica-L'Espresso sa fare? E prima della fusione Rai-Repubblica?
A fugare ogni dubbio sulla materia di quell'incontro, dovrebbe bastare la 'lontananza' di Renzi dalla tv, anche se troppe volte sbandierata. Ma se c'è da sostituire il conduttore di Ballarò, Giò Floris, passato a miglior padrone, e si pensa magari di sostituirlo con un giornalista della carta stampata, è fin troppo chiaro che la scelta del direttore di Rai3, Vianello, immediatamente comunicata agli uffici di Palazzo Chigi, non può che cadere sulla redazione di Repubblica, ormai tutt'uno con la rete televisiva di sinistra, da dove Vianello ha già preso, e prima di lui anche gli altri direttori, Corrado Augias, e poi la De Gregorio ed ora anche Massimo Giannini, vicedirettore del giornale di Scalfari, esperto in economia.
Nei disegni del direttore generale della RAI, Gubitosi, ci sarebbero molti accorpamenti interni alla Rai, a cominciare dal settore dell'informazione; dovrebbero essere fusi Tg3,Rai News,RaiParlamento,TGR, Rai Quirinale, - ma non quell'obbrobrio di TeleCamere (da cancellare assolutamente) e neanche Rai Vaticano - affidando al direzione di tutto a Monica Maggioni, supervalutata, nonostante la sua rete faccia ascolti da disaffezione, come ha denunciato la Gabanelli ieri sul Corriere, e i cui meriti giornalistici, da quando è alla direzione della rete di informazione, restano sconosciuti ai più; giacchè l'unico episodio per cui è emersa la sua figura professionale, è stata l'intervista al presidente siriano, Assad, cioè il dittatore carnefice che la Maggioni potrebbe aver conosciuto negli anni in cui lavorava duro come inviata di guerra. Evidentemente la Maggioni ha anche altri meriti a noi sconosciuti ma di gran peso.
Torniamo , invece, alla fondazione di Rai-Repubblica, la nuova rete televisiva svincolata dai partiti, tutti eccetto uno: quello di Repubblica.
Visionari di Augias non è andato bene; Pane quotidiano della De Gregorio, bravissima (e di bell'aspetto , perchè non dirlo?) giornalista ma negata assolutamente per la televisione, non è andata bene; e allora invece che interrompere il legame con il giornale di Ezio Mauro, lo si rinsalda, meglio Vianello lo rinsalda, staccando Massimo Giannini , al quale intende affidare la conduzione di Ballarò. Giannini è giornalista economico, si vede spesso in tv, - lo si è visto anche da Ballarò - fa anche bella figura perchè preparato, ma assolutamente a digiuno nella conduzione di una cagnara televisiva. In tv non c'era nessuno da mettere al suo posto, nemmeno fra i giornalisti che già fanno trasmissioni di successo, altro che quelle di Augias e della De Gregorio. No. occorre contrastare l'avanzamento delle altre reti, nella logica ancora radicata che le tre reti rispondono a tre referenti politici. Se a Rai 2 c'è Porro ( Il Giornale)- anche questa trasmissione non è che sia andata bene, eppure la si conferma, per bilanciare quella presenza occorre mettere uno di Repubblica ( giornali e conduttori apertamente in lotta continua). La riforma di Gubitosi non corregge la principale anomalia: non occorre fare entrare altri per bilanciare le anomalie esistenti, occorre sradicarle alla radice, con grande risparmio per tutti.
E per una volta, considerando che se un prodotto non va - come qualunque editore non coglione raebbe - va tolto dal mercato per sostitutirlo con un altro, sul cui esito è lecito scommettere, non - come si continua a fare- tenerlo in palinsesto a dispetto anche degli ascolti e dei costi.
perchè non si fa inviatre da De Benedetit anche Vianello, così si fa speigare come mandare avanti un'azienda editoriale- che è il mestiere che il padrone di Repubblica-L'Espresso sa fare? E prima della fusione Rai-Repubblica?
Etichette:
Augias,
ballarò,
corriere,
de benedetti,
de gregorio,
del rio,
floris,
gabanelli,
giannini,
gubitosi,
maggioni,
mauro,
pane quotidiano,
porro,
rai3,
Renzi,
repubblica,
scalfari,
vianello,
visionari
martedì 20 maggio 2014
Giovanni Floris e Angela Buttiglione. Due casi della medesima RAI sprecona
Giovanni Floris, il camminatore instancabile di Ballarò, si è risentito quando ha avuto davanti a sè Renzi che gli diceva essere giunto il tempo di qualche sacrificio anche in Rai, visto che tutto il paese stringe la cinghia e molti altri settori, privilegiati, qualche sacrifico sono chiamati a farlo, o l'hanno già fatto. Non crede che la richiesta di sacrifici alla Rai, favorisca Mediaset - gli ha chiesto, malandrino, ma non del tutto disinteressato il Floris? Se Gubitosi non riesce a trovare i soldi che il governo gli chiede di girargli, dovrà necessariamente mettere mano a tagli per compensi. Anche di Floris, perchè no? Perchè il nostro camminatore, quando il suo programma ha cominciato ad avere successo, per il suo alto senso di appartenenza a mamma Rai, ne è uscito e si è fatto fare un contratto di collaborazione, molto più remunerativo (400.000 Euro circa o forse anche più) per tutto il tempo che farà su e giù per Ballarò. Con la clausola che, alla fine del programma, rientrerà in Rai come dipendente. Che dire? Che anche Floris il suo orticello sa coltivarselo, e di mamma Rai se ne fotte, come dimostra la sua uscita e la clausola che lo riammetterà.
Anni fa, non molti, ci colpi leggere sui giornali dell'uscita dalla Rai di Angela Buttiglione, sorella del grande filosof, che in questi giorni e tornato agli onori della cronaca per il disciolto, anzi scomparso, patrimonio immobiliare dell'ex DC.
Angela Buttiglione, direttore generale Mauro Masi, altra bella persona e manager integerrimo, ottenne dalla Rai una buonuscita di 1.000.000 di Euro circa. Sì avete letto giusto. Era il 2010. Si pagava lei che ne usciva da direttrice della TGR e si pagava anche il legame di sangue con il fratello filosofo, noto esponente politico in quota Berlusconi? Masi, che le concesse tale principesca buonuscita, è stato successivamente indagato dalla Corte dei Conti per DANNO ERARIALE.
Ma ci colpì leggere anche che la buonuscita così corposa era dovuta ad un patto sottoscritto dalla Buttiglione con la Rai, munifica, all'atto della sua pensione: il patto di non danneggiarla, passando al nemico che, prontissimo, l'avrebbe accolta a braccia aperte, dati i suoi straordinari trascorsi giornalistici. Questo non poteva farlo, seppur tentata da mille proposte.
Ci venne da pensare, malignamente, che quella buonuscita la Buttiglione la meritava per il fatto che FINALMENTE andava via dalla Rai, la quale certamente non avrebbe sofferto la sua assenza, e dalla quale non sarebbe potuta essere, nel caso, più danneggiata.
Dell'Angela non si è mai più sentito parlare; mentre, invece, ora sbraita rabbioso Floris per paura di perdere quel suo privilegio economico e contrattuale.
Anni fa, non molti, ci colpi leggere sui giornali dell'uscita dalla Rai di Angela Buttiglione, sorella del grande filosof, che in questi giorni e tornato agli onori della cronaca per il disciolto, anzi scomparso, patrimonio immobiliare dell'ex DC.
Angela Buttiglione, direttore generale Mauro Masi, altra bella persona e manager integerrimo, ottenne dalla Rai una buonuscita di 1.000.000 di Euro circa. Sì avete letto giusto. Era il 2010. Si pagava lei che ne usciva da direttrice della TGR e si pagava anche il legame di sangue con il fratello filosofo, noto esponente politico in quota Berlusconi? Masi, che le concesse tale principesca buonuscita, è stato successivamente indagato dalla Corte dei Conti per DANNO ERARIALE.
Ma ci colpì leggere anche che la buonuscita così corposa era dovuta ad un patto sottoscritto dalla Buttiglione con la Rai, munifica, all'atto della sua pensione: il patto di non danneggiarla, passando al nemico che, prontissimo, l'avrebbe accolta a braccia aperte, dati i suoi straordinari trascorsi giornalistici. Questo non poteva farlo, seppur tentata da mille proposte.
Ci venne da pensare, malignamente, che quella buonuscita la Buttiglione la meritava per il fatto che FINALMENTE andava via dalla Rai, la quale certamente non avrebbe sofferto la sua assenza, e dalla quale non sarebbe potuta essere, nel caso, più danneggiata.
Dell'Angela non si è mai più sentito parlare; mentre, invece, ora sbraita rabbioso Floris per paura di perdere quel suo privilegio economico e contrattuale.
mercoledì 15 gennaio 2014
Letto sulla stampa:15 gennaio 2014.Brutte e belle notizie
Cominciamo dalle buone notizie, son poche in verità, ma vale la pena segnalarle.
Innanzitutto da quella che riguarda Lucia Ronchetti, la compositrice oggi sulla cresta dell'onda internazionale, che è stata chiamata a far parte della giuria che sceglierà i prossimi 'Prix de Rome' , e cioè i 'pensionnaires' di Villa Medici a Roma, fra i numerosi candidati nei vari settori dell'arte. In giuria siede anche l'attrice e produttrice cinematografica che vive una storia sentimentale con il presidente Hollande, ma anche questa è una buona notizia.( Contrordine dell'ultim'ora: l'attrice è stata esclusa dalla giuria, per intervento diretto della ministra di origini italiane, Filippetti. Uno schiaffo al direttore dell'Accademia di Francia a Roma che l'avrebbe scelta? O forse troppo poco autorevole - altro schiaffo al direttore di Villa Medici - per far parte della prestigiosa giuria?)
La seconda buona notizia- che era già sui giornali di ieri- è la nomina di Marino Sinibaldi a presidente del consiglio di amministrazione del Teatro di Roma, dopo che Borgna si era sfilato per via delle numerose ed ingiuste critiche incrociate. Sinibaldi, direttore di Radio 3, viene dallo stesso ente dal quale veniva il suo predecessore, Scaglia, cioè dalla Rai. Scaglia scrittore, Sinibaldi animatore culturale fra i più vivaci ed impegnati. A testimoniare che oggi sono i mezzi di grande comunicazione a mettere i vetrina i protagonisti della società; se non si appartiene ai media, addio sogni. Solo che...solo che... Sinibaldi dovrebbe , a nostro modestissimo parere, dimettersi da Radio 3, come dovrebbero fare altri dirigenti Rai che occupano poltrone di responsabilità anche fuori dell'azienda. Gubitosi che fa, si gira dall'altra parte per non vedere?
Ed ora - finalmente! direbbero i maligni- veniamo a quelle cattive.
Alfano e non solo lui, perchè è in compagnia di Brunetta, il moralizzatore, e Masi, il macho ex direttore generale Rai, compaiono fra gli affittuari di Ligresti, a roma, in via delle Tre madonne ai parioli, una viuzza che non gli daresti due lire, ma molto molto chic e con case extralusso. La casa di Alfano è di appena 220 mq. Non sappiamo se lui e Brunetta e Masi - che sicuramente saranno a loro volta in compagnia di altri - pagassero affitti di favore, ma c'è da dubitare che i tre, nei propri ambiti, alla bisogna non abbiano mostrato riconoscenza al proprietario delle loro povere magioni romane?
E Nunzia? la signora Di Girolamo, campana, con la sua cricca? Ci ha colpiti leggere che avrebbe dirottato parte dei finanziamenti europei destinati ad alleviare i portatori di handicap da Benevento ad un'altra provincia dove alloggerebbe il suo stato maggiore. Questo leggiamo sui giornali; vero o non vero, a noi questa notizia fa venire lo schifo.
L'Aquila. L'Università, dopo lo scandalo che ha investito anche la giunta comunale - sono tutti innocenti!!!, cosi dicono - con le dimissione del sindaco, ha fatto una proposta, mettendosi a disposizione con un comitato di saggi che potrebbe dare una mano nell'individuare la strada da percorrere per una svolta nella ricostruzione. Apriti cielo! chi si rifa viva? La Pezzopane, indignata, perchè si sente espropriata dei suoi compiti di amministratore pubblico che ritiene di aver svolto compiutamente anche in relazione alla ricostruzione che purtroppo langue nella maggior parte della città. La stessa Pezzopane che si era indignata allorchè, secondo lei ingiustamente, la commissione europea preposta alle candidature per le 'Capitali della cultura' del 2019, aveva escluso L'Aquila. già per la semplice ragione che non si può candidare una 'città fantasma'. E non , come sosteneva l'assessore/parlamentare, per la 'cattiva stampa'.
La motivazione 'cattiva stampa' ci riguarda anche un pò.
Per otto anni abbiamo diretto un bimestrale di musica, edito dal Conservatorio aquilano, MUSIC@, che sì è guadagnato una certa fama per l'originalità e qualità dei contenuti. La nostra critica ha offerto l'alibi al nuovo direttore del Conservatorio, che di nome fa Piermarini, per vietare la pubblicazione dell'ultimo numero di Music@ affidato alla nostra direzione. L'alibi consiste nel fatto che - secondo la vulgata di una delle 'menti' del conservatorio aquilano - la nostra critica avrebbe inficiato i buoni rapporti che il conservatorio sta instaurando con gli amministratori aquilani. Si tratta ovviamente di un alibi nelle mani di una direzione che non sa cosa sia la cultura e per questo la calpesta e la mette all'indice.
Innanzitutto da quella che riguarda Lucia Ronchetti, la compositrice oggi sulla cresta dell'onda internazionale, che è stata chiamata a far parte della giuria che sceglierà i prossimi 'Prix de Rome' , e cioè i 'pensionnaires' di Villa Medici a Roma, fra i numerosi candidati nei vari settori dell'arte. In giuria siede anche l'attrice e produttrice cinematografica che vive una storia sentimentale con il presidente Hollande, ma anche questa è una buona notizia.( Contrordine dell'ultim'ora: l'attrice è stata esclusa dalla giuria, per intervento diretto della ministra di origini italiane, Filippetti. Uno schiaffo al direttore dell'Accademia di Francia a Roma che l'avrebbe scelta? O forse troppo poco autorevole - altro schiaffo al direttore di Villa Medici - per far parte della prestigiosa giuria?)
La seconda buona notizia- che era già sui giornali di ieri- è la nomina di Marino Sinibaldi a presidente del consiglio di amministrazione del Teatro di Roma, dopo che Borgna si era sfilato per via delle numerose ed ingiuste critiche incrociate. Sinibaldi, direttore di Radio 3, viene dallo stesso ente dal quale veniva il suo predecessore, Scaglia, cioè dalla Rai. Scaglia scrittore, Sinibaldi animatore culturale fra i più vivaci ed impegnati. A testimoniare che oggi sono i mezzi di grande comunicazione a mettere i vetrina i protagonisti della società; se non si appartiene ai media, addio sogni. Solo che...solo che... Sinibaldi dovrebbe , a nostro modestissimo parere, dimettersi da Radio 3, come dovrebbero fare altri dirigenti Rai che occupano poltrone di responsabilità anche fuori dell'azienda. Gubitosi che fa, si gira dall'altra parte per non vedere?
Ed ora - finalmente! direbbero i maligni- veniamo a quelle cattive.
Alfano e non solo lui, perchè è in compagnia di Brunetta, il moralizzatore, e Masi, il macho ex direttore generale Rai, compaiono fra gli affittuari di Ligresti, a roma, in via delle Tre madonne ai parioli, una viuzza che non gli daresti due lire, ma molto molto chic e con case extralusso. La casa di Alfano è di appena 220 mq. Non sappiamo se lui e Brunetta e Masi - che sicuramente saranno a loro volta in compagnia di altri - pagassero affitti di favore, ma c'è da dubitare che i tre, nei propri ambiti, alla bisogna non abbiano mostrato riconoscenza al proprietario delle loro povere magioni romane?
E Nunzia? la signora Di Girolamo, campana, con la sua cricca? Ci ha colpiti leggere che avrebbe dirottato parte dei finanziamenti europei destinati ad alleviare i portatori di handicap da Benevento ad un'altra provincia dove alloggerebbe il suo stato maggiore. Questo leggiamo sui giornali; vero o non vero, a noi questa notizia fa venire lo schifo.
L'Aquila. L'Università, dopo lo scandalo che ha investito anche la giunta comunale - sono tutti innocenti!!!, cosi dicono - con le dimissione del sindaco, ha fatto una proposta, mettendosi a disposizione con un comitato di saggi che potrebbe dare una mano nell'individuare la strada da percorrere per una svolta nella ricostruzione. Apriti cielo! chi si rifa viva? La Pezzopane, indignata, perchè si sente espropriata dei suoi compiti di amministratore pubblico che ritiene di aver svolto compiutamente anche in relazione alla ricostruzione che purtroppo langue nella maggior parte della città. La stessa Pezzopane che si era indignata allorchè, secondo lei ingiustamente, la commissione europea preposta alle candidature per le 'Capitali della cultura' del 2019, aveva escluso L'Aquila. già per la semplice ragione che non si può candidare una 'città fantasma'. E non , come sosteneva l'assessore/parlamentare, per la 'cattiva stampa'.
La motivazione 'cattiva stampa' ci riguarda anche un pò.
Per otto anni abbiamo diretto un bimestrale di musica, edito dal Conservatorio aquilano, MUSIC@, che sì è guadagnato una certa fama per l'originalità e qualità dei contenuti. La nostra critica ha offerto l'alibi al nuovo direttore del Conservatorio, che di nome fa Piermarini, per vietare la pubblicazione dell'ultimo numero di Music@ affidato alla nostra direzione. L'alibi consiste nel fatto che - secondo la vulgata di una delle 'menti' del conservatorio aquilano - la nostra critica avrebbe inficiato i buoni rapporti che il conservatorio sta instaurando con gli amministratori aquilani. Si tratta ovviamente di un alibi nelle mani di una direzione che non sa cosa sia la cultura e per questo la calpesta e la mette all'indice.
Etichette:
accademia di francia,
alfano,
benevento,
borgna,
Brunetta,
conservatroio aquilano,
degiroalmo,
gubitosi,
hollande,
libresti,
Masi,
music@,
pezzopane,
piermarini,
Rai,
ronchetti,
scaglia,
sinibaldi
Iscriviti a:
Post (Atom)