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giovedì 21 dicembre 2017

A proposito dello 'Chénier' su Rai 1, a Sant'Ambrogio, interviene il 7 del Corriere della Sera

Ieri, su 7- settimanale del 'Corriere', diretto da Severgnini - è intervenuto Matteo Persivale ("che, per la prima volta , scrive di televisione", sottolinea il settimanale) per parlare della 'prima' scaligera di quest'anno, trasmessa in diretta su Rai 1, che ha avuto un buon ascolto, sopra i 2.000.000 di telespettatori - 600.000 in meno rispetto allo scorso anno quando il titolo era più popolare - ma comunque  un ascolto che incoraggia a proseguire.
 Contento il direttore generale, scrive Persivale, contento Teodoli, direttore di Rai 1, contenta Calandrelli, direttora di Rai Cultura, dalle cui sinergie tecniche  e artistiche  è scaturita la diretta.

 Dunque tutti contenti? Sì e no. La Rai non si può ricordarsi dell'opera solo una volta l'anno e per il resto considerarla una penitenza alla quale non vale la pena sottoporre i poveri telespettatori. Poveri un corno. Tutto il mondo ci invidia l'opera che noi italiani abbiamo inventato agli inizi del Seicento; tutto il mondo  l'apprezza al punto da frequentare i nostri teatri come facciamo  noi, ma più pigramente, tutte le televisioni la trasmettono REGOLARMENTE, l'Italia no. L'anacronismo sta proprio qui, e non viene cancellato dalla diretta televisiva in occasione dell'inaugurazione di stagione alla Scala.

 Teodoli, più di Orfeo, sa bene che anni fa, ormai quindici, esisteva una bella trasmissione, All'Opera!, trasmessa d'estate, per sei anni consecutivi da Rai 1 in seconda serata, in cicli di dieci titoli per volta, che teneva viva la tradizione del melodramma in Italia. Con la partecipazione di Antonio Lubrano, faceva buoni ascolti, ma mentre interessava al pubblico televisivo  alla dirigenza Rai non interessava neanche un pò, così che alle prime obiezioni ha preferito cancellarla, fra mille proteste e con la promessa che sarebbe tornata. Promessa ovviamente non mantenuta.

E' chiaro che una rondine - la prima scaligera - non fa primavera neanche nel settore del melodramma. E allora che fare?

La Rai si può impegnare ad essere più sollecita e presente nel riprendere e mandare in onda altri spettacoli d'opera? Non pare;  ma se, invece, ci sbagliamo, ci faccia sapere i suoi programmi 'operistici' futuri, per lo meno quelli della stagione corrente ed estiva, quando l'Italia pullula di festival anche operistici.

Ma per non far dire, a seguito di eventuali risultati poco lusinghieri, ai dirigenti Rai che 'l'opera non si addice alla tv', come sosteneva anche quel sapientone di Guglielmi, iscritto di diritto al club degli analfabeti musicali, bisogna che Rai e Rai Cultura cui sono demandate alcune decisioni in proposito, si diano da fare.

Rai Cultura deve acquisire COMPETENZA e AUTOREVOLEZZA- che evidentemente ancora non ha - per trattare con le istituzioni musicali in Italia, con le quali deve poter concordare i titoli da riprendere e trasmettere.  Anche Persivale insiste sull'argomento. Non si possono trasmettere titoli sconosciuti che potrebbero far desistere per l'ennesima sciagurata volta la Rai dal  trasmetterli. Insomma Rai Cultura deve andare a dire a brutto muso alla Scala. l'Attila di Verdi ( programmato per la prossima inaugurazione)  non fa per noi. Volete fare Attila, nessuno ve lo proibisce, ma per carità programmatelo in altra data ( Noi questo l'abbiamo scritto su questo blog, già molti giorni fa!)

 Per fare questo Rai Cultura e Rai 1  deve poter trattare con le istituzioni. Un esempio. per una decina di anni e passa, noi, per conto della Rai, abbiamo seguito la formulazione del programma del Concerto di capodanno dalla Fenice (vi abbiamo raccontato tante volte questa storia, finita senza una ragione plausibile, col risultato che i telespettatori, nel giro di tre anni sono crollati di quasi 800.000). Teodoli conosce bene questa storia perché l'ha vissuta direttamente ed anche in loco tutti questi anni!

Negli anni in  oggetto abbiamo fatto una fatica del diavolo per convincere il direttore artistico e sovrintendente del teatro veneziano che certi titoli di quel programma non andavano bene, per un concerto trasmesso in tv, all'ora di pranzo, in un giorno di festa. Più o meno, ma sempre on grande fatica, ci siamo riusciti. Quando abbiamo abbandonato quell'impegno, la direzione artistica del teatro s'è data a programmare titoli assolutamente inadatti; e il risultato dell'Auditel , prevedibile, ci  ha dato ragion, come attestano gli 800.000 telespettatori in meno in soli tre anni.

 Vogliamo dire che  Rai e Rai Cultura devono  imporsi con le Istituzioni, anche con la Scala, trattando da pari, perché la trasmissione tv  comporta alcune regole e questa vanno osservate anche da chi si affaccia in tv  poche volte l'anno.

Adesso, invece, Rai e Rai Cultura vanno col cappello in mano alla Scala, o accettano senza fiatare il programma del Concerto di Capodanno della Fenice. Ma per cambiare musica deve dotarsi di consulenti  o dirigenti all'altezza, per competenza e autorevolezza. Che ora non ha. Sia chiaro non ci stiamo candidando noi. Noi siamo in età di pensione, abbiamo già dato e fatto egregiamente il nostro lavoro; ma qualche consiglio, come questo,  ancora possiamo offrirlo, augurandoci che il destinatario ne faccia tesoro.

domenica 24 settembre 2017

MUSICA , RAI: c'era una volta un agente... e ve ne sono ancora oggi che fanno il 'buono e cattivo tempo'

Tra la fine degli anni Settanta e gli Ottanta circolava in Italia un  agente molto chiacchierato che rappresentava parecchi big della musica classica. Difficile ignorarlo anche per la sua buffa mole e per un cognome inzeppato di consonanti ( era originario dell'Est Europa); e che si faceva notare soprattutto per altre ragioni : nella sua agenzia, che  aveva la residenza fiscale a Montecarlo, figuravano molti big , di quelli di prima fascia assoluta mondiale,  per i quali lui riusciva a strappare chachets al di sopra del mercato.

Aveva di fatto drogato, anzi avvelenato il mercato della musica in Italia. Per i suoi artisti da noi richiedeva cachets superiori a tutti gli altri, e forse anche superiori a quelli che riusciva a farsi dare all'estero ( ma questo non lo sappiamo con esattezza). E glieli davano. Si disse allora, quando nella sua rete erano caduti anche alcuni esponenti di spicco dell'organizzazione musicale italiana,  che alcuni di loro avevano interessi nella sua agenzia (magari erano proprietari di quote sotto altro nome); ma quest'ultima cosa non si è mai dimostrata. E  per di uno di essi, il più chiacchierato ma anche il principe dei direttori artistici, forse non era assolutamente vero, con il senno di poi, essendo morto malandato, quasi nell'indigenza, nonostante che terminasse la sua carriera ancora in servizio (alla Fenice di Venezia).

A quell'agente tanto chiacchierato capitò anche qualche incidente, come quello con i Berliner, in occasione di una loro tournée prima affidatagli e poi subito sfilatagli. E la ragione era solo una: soldi . Ricordiamo male o forse no come andarono le cose? Quell'agente aveva pattuito una cifra per la tournée, sulla cifra pattuita aveva fatto una bella 'cresta', e quando i  Berliner vennero a saperlo gliela tolsero. Come si vede non era un apostolo e missionario della musica come ha sempre tentato di farsi accreditare, Era un mercante, per giunta spregiudicato.

Non serve aggiungere che i big della musica facevano a gara per entrare nella sua agenzia. Anche loro non erano apostoli, erano soltanto molto bravi, o considerati tali, e perciò in grado di farsi strapagare; poi l'agente provvedeva a fargli pagare meno tasse, a causa della sua vantaggiosa residenza fiscale.

 Quando l'agente venne smascherato e trattato per quel che era, si  mise ad organizzare festival o manifestazioni 'chiavi in mano', per le quali offriva i suoi musicisti, l'idea, il programma della serata ecc... Ricordiamo uno spettacolo , davvero scandaloso, da lui proposto alle Terme di Caracalla, con l'Opera di Roma, e che aveva a soggetto forse Cristoforo Colombo. 'Una cagata pazzesca', avrebbe detto Paolo Villaggio, alla quale assistettero anche notabili del mondo politico ( gli stessi che ancora oggi sperano di nascondere i loro panni sporchi facendosi vedere in giro in circostanze più accettabili!Non facciamo nomi).

Di quell'agente, un lupo ammantato da agnello, avevano bisogno soprattutto i provinciali, i quali erano disposti a pagare per  figurare. Ed anche questo contribuì a far lievitare i cachets. Senonché ad un certo punto la situazione divenne troppo scandalosa e l'agente a gambe levate dovette riparare nella sua residenza fiscale. Non che sia del tutto sparito, perchè anche oggi c'è chi ha bisogno di lui, magari solo per farsi bello con nomi altisonanti, strapagati, ma al suo strapotere si mise un freno.

Oggi, nella musica, ci sono ancora agenti come quello di cui vi stiamo parlando? Certo che ve ne sono. Uno soprattutto, americano, con rappresentanze ovunque, che ha nella sua agenzia molti big che molla con altri (comprimari) con la formula: 'prendere o lasciare '. E, come quell'agente, organizza tournée internazionali e pure manifestazioni singole e interi festival. Perchè  anche l'agente americano, come quello monegasco, tiene a dire che lui fa quel lavoro per amore della musica, essendo stato anche lui musicista (come quello monegasco), poi costrettovi dalle circostanze della vita. Noi,, naturalmente apparteniamo a quella sparuta schiera di cronisti che non ha mai creduto ad una sola parola dell'uno e dell'altro.

In Rai la musica non cambia. Vi sono due , massimo tre agenti che fanno in tutte le reti televisive e nelle fiction il buono e cattivo tempo. Hanno nelle loro agenzie alcuni big, molti comprimari, gruppi di autori, e sono titolari anche di case di produzione, con quote riservate anche alle loro galline dalle uova d'oro, che si fanno pagare due o tre volte i loro prodotti.

 In questi giorni se ne parla per il programma di Fabio Fazio, Che tempo che fa, passato dalla terza alla rima rete della Rai, per il quale un agente fornisce conduttore, partecipanti, autori, produzione, format...Che altro?

Un parlamentare del PD, segretario della Commissione di Vigilanza Rai, che parla più spesso a sproposito, una volta che ha detto una cosa giusta è stato messo in minoranza. Aveva proposto un 'ATTO DI INDIRIZZO' per mettere fine a tutte queste anomalie ed allo strapotere , in generale, degli agenti; glielo hanno bocciato, anche quelli del suo partito, per bocca di Giacomelli, ed anche perchè se fosse stato approvato, il programma di Fazio non sarebbe potuto andare in onda, perchè contravveniva a tutte le regole, a cominciare dal cachet del conduttore-autore-proprietario del format e produttore.

Ora una domanda sorge spontanea, come direbbe Antonio Lubrano: perchè lo strapotere di pochi  esterni nell'azienda culturale più importante del paese? La risposta non può che essere una, assai simile a quella che ci si dava all'epoca  per l'agente monegasco. La pochezza dei dirigenti, la loro pigrizia, il dispregio totale delle intelligenze e forze che lavorano in Rai ed il sospetto - come ai tempi del nostro agente - che vi sia anche dell'altro, che forse non si vuole far venire alla luce.
 Per queste ragioni il codice di comportamento formulato e proposto da Anzaldi non verrà mai approvato.  Fino al prossimo caso o scandalo; e comunque non prima di quattro anni, quando 'Fabbio' ha promesso che si ritirerà a coltivare i campi.

sabato 25 marzo 2017

Se amate la cultura evitate 'Terza pagina' di Rai 5 curata da Armando Massarenti

Se amate la cultura e soprattutto tenete alla vostra salute mentale ed anche fisica, evitate su Rai 5 la trasmissione settimanale, per fortuna in seconda serata, 'Terza Pagina' di cui è autore e conduttore Armando Massarenti, responsabile del 'Domenicale' del Sole 24 Ore.
 Se invece  non tenete alla vostra salute, ed anzi vi piace il rischio, anche se così facendo mettete seriamente in pericolo la vostra stessa esistenza, allora accendete la tv, sintonizzatevi su Rai 5, ogni venerdì - la scelta del giorno 'di passione' non è casuale - e adagiatevi sul letto, mettetevi accanto ossigeno e stimolanti, ed aspettate di riprendervi, a fine trasmissione, se avete superato quelle 'rapide' dell'intelligenza.

Massarenti, bravo responsabile del settimanale culturale del Sole  24 Ore - che forse anche per quello, ma dal punto di vista economico, è in grave crisi - è la negazione assoluta del presentatore televisivo. ieri sera era in compagnia di Moni Ovadia. Il racconto delle tre notizie settimanali  di rilievo nel settore culturale, procedeva vivace come la recita del rosario fra anziani. Stesso tono, stesso sguardo, e quell'unica volta che ha accennato un sorriso a mezza bocca, qualcuno da dietro la telecamera deve averlo ripreso, consigliandogli  di non strafare. A Rai 5- ma è costume diffuso anche altrove - pensano che se uno sa fare bene una cosa, sicuramente deve saperne fare mille altre, altrettanto bene. E così, la cosiddetta rete 'culturale' affonda.

Noi abbiamo resistito, altrimenti non potremmo ora scriverne, ma non costituiamo un precedente, e non facciamo numero, perché la nostra  resistenza paziente è senza limiti. Ma pensiamo a
quella decina di telespettatori - sicuramente  non più di qualche decina -  che seguono la trasmissione, fra le quali ci sono certamente i più devoti fra i collaboratori del giornale di Massarenti. Tolti quelli del 'Domenciale', ai quali penserà Massarenti, per tutti i pochi altri temiamo per la loro salute.

 Nei giorni scorsi  due autorevoli commentatori televisivi si sono occupati di 'cultura e tv'. Uno è Grasso, sul Corriere, che ancora una volta ha manifestato la sua smodata passione per Camurri, qualunque cosa faccia in tv. Mentre, quando legge le pagine culturali a Radio 3  - che Grasso non ascolta - dimentica di stare alla radio, e pensa invece al suo interlocutore ideale, unico, tipo Scaraffia. Con il quale solo amerebbe  fare quattro chiacchiere 'culturali', non potrebbe farne con altri, perché solo loro due si divertono e capiscono.

Il secondo è il cattivissimo critico dell'Espresso,  Riccardo Bocca, che ha invitato i dirigenti Rai a dare  più spazio a Bollani,  che è fra i pochissimi in grado di sostenere una intera trasmissione sulla mucia che non è la canzonetta. Perchè allora mandarlo ad ore inusitate? Rischiate gente, mettete Bollani in prima serata. Perchè non può essere che per la Rai la musica sia solo  le canzonette. Che palle! Alzate il tono ed anche la qualità - esorta Bocca

Proprio raccogliendo l'invito di Bocca,  lanciamo anche noi una proposta: perchè in tv non ripropongono le famose e seguitissime trasmissioni del ciclo 'All'Opera!', condotto da Antonio Lubrano sui Rai 1? E perchè sia Grasso che Bocca nè in questa occasione nè in altre hanno mai citato quella famosa seguitissima trasmissione che, dopo sei  cicli (annuali), venne chiusa per la ben nota imbecillità e per l' analfabetismo degli dirigenti Rai del tempo,  che non difetta neanche agli attuali critici televisivi ?

mercoledì 9 novembre 2016

'L'importante è avere un piano' di Bollani per Rai1. Vogliamo fare una scommessa con Campo Dall'Orto e Fabiano.

Da domani, e per sette settimane consecutive , in seconda serata, ore 23.35, su Rai 1, va in onda la nuova trasmissione di Bollani, 'L'importante è avere un piano'. "Per Rai 1 è una scommessa, infischiandocene  dell'auditel", ha detto Fabiano, presentando la nuova trasmissione. La scommessa  è duplice e riguarderebbe la rete - Rai 1, che 'non avrebbe mai fatto cose simili' - e il contenuto -  non avrebbe cioè mai dedicato un simile spazio alla musica; alla cui efficacia 'televisiva' evidentemente non  si crede. Questo è il pensiero della dirigenza Rai riguardo alla musica ed alla programmazione della rete ammiraglia.

Rischio calcolato, pensiamo, invece, noi, perchè il marchio Ballandi è garanzia di un certo stile ed anche della marmellata che mette la rete al riparo dal rischio 'colto'. Bollani, infatti, ospiterà numerosi interlocutori in grado di 'alleggerire' ciò che in tv e, in ditta Ballandi si ritiente 'pesante'.
E' già accaduto con la serata 'Bolle' - che è andata benissimo, ma in prima serata, con la danza protagonista, che la Siae assicura ha un seguito in Italia, e il 'bronzo di riace' in carne ed ossa, Bolle- per la quale noi avremmo eliminato buona parte del contorno, fuori luogo, senza nuocere alla riuscita  tv della serata.
Bollani,  eclettico e geniale pianista, grande affabulatore, inviterà, d'accordo con Ballandi, amici e conoscenti, ma soprattutto beniamini del pubblico e la serata filerà liscia,  con l'avallo dell'auditel. Scommettiamo?

Sbaglia però Fabiano a dire che è la prima volta che Rai 1 rischia un'operazione che sembrerebbe destinata o a Rai 3 o addirittura alla riserva protetta di Rai 5.
Sbaglia perché si dimentica di 'All'Opera!' una famosa trasmissione che vide la partecipazione di Antonio Lubrano nelle vesti di narratore,  che era dedicata ai grandi titoli del melodramma, a quelli più popolari ed amati, e che andò in onda per sei estati consecutive (10 puntate per volta), in seconda serata,  proprio su Rai 1, dal 1999 al 2004, con ascolti che saremmo felici li avesse anche  Bollani  con la sua nuova avventura televisiva.
Anche Campo Dall'Orto ricorderà quella trasmissione, perchè all'indomani della decisione della Rai di cancellarla dal palinsesto - SENZA RAGIONE - una persona incaricata dal sottoscritto, che ne era il principale autore, e da Lubrano - incontrò il manager tv di quella che oggi è La7,  e gli propose di continuare l'esperimento televisivo, assai riuscito.  Ma Campo Dall'Orto non disponeva delle opere, come la Rai, che registrava, per contratto, alcune produzioni e, nella maggior parte dei casi, non sapeva dove e come trasmetterle, se non su Rai3, a beneficio dei pochi nottambuli.  Di conseguenza,
'All'Opera!' offrì in quegli anni alla Rai l'occasione di non veder gettati dalla finestra i soldi che  erano costate quelle registrazioni.
 L'Opera, ed anche 'All'Opera!' successivamente, finì, per volontà dei dirigenti di allora, nella mani incompetenti di Marzullo, e  fu la fine definitiva.
 La riuscita che auguriamo a 'L'importante è avere un piano' , potrebbe convincere  i dirigenti attuali a riprendere quell'esperimento operistico :'All'Opera!' ?  SCOMMETTIAMO che sarebbe ancora una volta premiato SICURAMENTE dall'auditel?

P.S. Tanto per rinfrescare la memoria, 'Sostiene Bollani' , il precedente esperimento televisivo di Bollani, andato in onda su Rai 3, cinque anni fa, alla prima puntata fece il 5% di share con 440.000 telespettatori ; e fu la media della altre puntate. 
 'All'Opera!' non è mai scesa sotto l'8% di share, ma ha avuto anche punte del 14%  ( per una Turandot,  registrata all'Arena di Verona) ed aveva un pubblico da 800.000 a 1.200.000 circa .
 Perchè allora non riprenderla?

P.P.S. La prima puntata della nuova trasmissione di Bollani - trainata da 'Un medico in famiglia' con Banfi - ha avuto 850.000 telespettatori, con uno share dell' 8,27%. Non male se dura, e comunque nella media degli ascolti di 'All'Opera!'. Sebbene quelli erano, in media, un pò  più alti.

martedì 23 agosto 2016

Il melodramma, come sta di salute? Non bene. I cinematografi potrebbero dargli una mano per rimettersi?

Dopo che una tv a pagamento ha trasmesso la Tetralogia wagneriana, tutta in una giornata, non pochi commentatori hanno indicato simili esperimenti come fra i pochi che possono far uscire il melodramma dalla stagnazione ( di pubblico). E parere analogo, largamente positivo, s'è letto relativamente alla proiezione delle opere nei cinema di molti paesi, avviata anni fa dal Metropolitan di New York e seguito, più di recente, anche dal Covent Garden londinese.
I dati relativi alle proiezioni nelle sale cinematografiche parlerebbero chiaro: mentre il pubblico del Metropolitan è sceso a livelli ormai tragici, la proiezione del cartellone  del Metropolitan ha fruttato, di contro, negli ultimi anni, la bella cifra di 18 milioni di dollari. E allora perchè non proseguire imitando tale esperimento anche in Italia a cominciare dalla Scala?
Giusta riflessione ed altrettanto giusta indicazione, salvo che non si venga a scoprire che buona parte di coloro che vanno al cinema a vedere le opere trasmesse in diretta, talvolta, dai grandi teatri, altri non sarebbero che coloro i quali frequentano abitualmente i nostri teatri d'opera e che trovano, di tanto in tanto, interessante seguire al cinema ciò che si fa nei teatri del mondo.
 Ma al di là del giudizio che si può dare sui due esperimenti, con tutte le precauzioni del caso, il problema principe - quello cioè del calo del pubblico dei teatri e dell'innalzamento dell'età del medesimo resta irrisolto, in tutta la sua gravità.
La soluzione, di pura follia, che taluni prospettano, soprattutto a seguito dei dati incoraggianti delle proiezioni delle opere nei cinema, sarebbe quella di chiudere i teatri che evidentemente, secondo questi soloni, spaventerebbero il pubblico giovane e nuovo. Chi tale soluzione prospetta non conosce quale fantastica emozionante esperienza costituisca la visione/ascolto di un'opera nel luogo per il quale è nata, il teatro. E tale nostra convinzione sarebbe confermata dal crescente numero di visitatori che per qualche istante soltanto vuole immergersi nella fascinosa atmosfera di un teatro d'opera, di cui l'Italia è piena.
 Il pubblico perciò non è spaventato dal teatro, inteso come sala nella quale l'opera si rappresenta.
 E allora da cosa è dissuaso, se diserta,  sia quello giovane - il fenomeno è mondiale - sia quello nuovo?

 Noi abbiamo due semplici idee, che con noi  molti altri condividono. Senza tornare al principio del disastro, soprattutto italiano - e cioè alla mancanza di conoscenza e pratica musicale dalle scuole -  sarebbe il caso che si partisse da due regole fondamentali. Se i teatri ( il guaio investe anche le grandi istituzioni musicali sinfoniche) non sono pieni come dovrebbero le cause principali sono due.

Innanzitutto il repertorio - nella programmazione si continua a tener d'occhio la presenza dei critici, con titoli fuori repertorio, piuttosto che il pubblico che , per essere spronato ad andare all'opera, ha bisogno di titoli noti, arcinoti che conosce e vuole  riascoltare ( non è certo con la Tetralogia wagneriana, comunque, che si porta gente nuova e giovane all'opera, questo è chiaro a tutti!). Dunque il cartellone dei teatri, per creare nuovamente affezione al melodramma, deve essere costruito in massima parte sul grande repertorio, che è costituito da capolavori, il cui richiamo non scema col tempo.

E poi il costo dei biglietti che in Italia è troppo alto e costituisce il principale motivo della diserzione di un pubblico nuovo e giovane dall'opera. Sbaglia chi dice che i prezzi dei biglietti sono in linea con quelli degli altri paesi. Sì, ma i nostri stipendi, mediamente, non sono affatto in linea con quelli degli altri paesi.  I  sostenitori ad oltranza della non esosità dei biglietti del teatro d'opera fanno notare che quando i giovani vanno ad ascoltare le star del rock pagano biglietti  abbastanza  costosi. Vero, ma si tratta di occasioni speciali. Il pubblico dei teatri deve essere fatto di gente che va a teatro regolarmente, non una volta l'anno. E i teatri devono essere aperti tutte le sere, offrendo quindi la possibilità a tutti di andarci, se non una sera, quella appresso o l'altra ancora.
 Operazioni come quella della Traviata romana di questa primavera, con la regia della giovane Coppola, ed i costumi di Valentino, fanno arrivare a Roma le dive di Hollywood o le star delle passerelle della moda, per la gioia di Fuortes e Franceschini e dei fotografi, ma non portano un solo spettatore in più al teatro d'opera. Sono occasioni 'mondane' non 'musicali'.

Infine una colpa non piccola l'ha anche la televisione che crede di aver assolto al suo compito di servizio pubblico, relegando la musica come l'opera ed anche il teatro, in quella riserva indiana di Rai 5, senza provare  a rendere 'televisivi' quei prodotti di alto conio, come invece  meriterebbero per figurare. Non ci stancheremo mai di ricordare che Rai 1 una decina d'anni fa l'aveva fatto con la bella trasmissione 'All'Opera! con Antonio Lubrano, nella quale fummo impegnati con grande soddisfazione anche noi nelle vesti di autore,  per ben sei estati, gratificati da indici di ascolto assai incoraggianti anzi lusinghieri.  La Rai, anche quella di Campo Dall'Orto, non solo non pone rimedio a tale anomalia, facendo guadagnare alla musica i canali generalisti che soli  le possono dare visibilità, ma anche a trasmettere quelle 'televisive' versioni di una sessantina di grandi titoli del melodramma ci pensa affatto. Sono puntate bell'e pronte, ben fatte e curatissime. Cosa costerebbe? Nulla, e d'estate piuttosto che vedere quelle  banalisime repliche viste riviste, forse i grandi titoli del melodramma soprattutto italiano, figurerebbero meglio sul piccolo schermo.

venerdì 11 dicembre 2015

Gustavo Zagrebelsky e la passione per la musica

L'ex Presidente della Consulta, giurista di altissimo profilo,  Zagrebelsky, è tornato a scrivere su Repubblica, il quotidiano che negli ultimi mesi ha lasciato, trasferendosi sul 'Fatto Quotidiano' a causa della sue critiche a certi provvedimenti - soprattutto quelli relativi alla riforma costituzionale - non consonanti con la linea ufficiale del quotidiano di proprietà di De Benedetti, diretto da Ezio Mauro.
 Ma vi è tornato non per parlare di politica o di legge - come ha sempre fatto - bensì di musica, materia  nella quale le competenze di Zagrebelsky sono altissime, quasi pari a quelle giuridiche, come stiamo per raccontarvi.
  La Repubblica ha pubblicato un suo intervento, di argomento musicale, tenuto all'Università di Bologna, per ricordare il suo ex rettore, ingegnere elettronico, Pier Ugo Calzolari, scomparso dopo lunga malattia un paio di anni fa, e che sicuramente fu amico del giurista/musicista per passione.
 Una lezione di bella musica - 'musicologia' diremmo se la parola non risultasse ostica all'orecchio di tanti amatori di musica - incentrata sul 'concetto di silenzio' e sulla musica del silenzio medesimo. Il silenzio dal quale la musica nasce, il silenzio nel quale la musica, al termine, ritorna; silenzio prima di tutto fisico,  ma immagine del silenzio interiore, senza il quale nessuna musica - nessuna armonia - è possibile percepire.
Sul tema, di recente ha riflettuto anche il violoncellista Mario Brunello, che Zagrebelsky cita, e una università 'per tutti' - quella di Anghiari- tiene perfino dei corsi. Insomma un tema dibattutissimo, in tempi in cui sembra che il silenzio si trovi solo negli abissi marini e nelle profondità della terra, ed in nessun altro luogo, mentre sulla terra  se ne avrebbe davvero bisogno, e non solo per ragioni di  musica. Ad esempio,  anche per fermarci ed indurci a riflettere. Zagrebelsky analizza anche alcune composizioni musicali, o passaggi di esse, con fine intuito musicale e psicologico. Un gioiello, da leggere e rileggere.
 Della passione musicale del grande giurista non sapevamo in molti. Noi, invece, da oltre dieci anni. E l'occasione ci piace raccontarla.
Ce ne parlò la prima volta il nostro carissimo amico Salvatore Sechi, consigliere della Presidenza della repubblica ed amatore di musica, recentemente scomparso. Ci disse dei concerti che il Presidente della Consulta teneva per pochi amici  nel palazzo della Consulta - ci pare di ricordare a Natale od in qualche altra occasione - suonando al pianoforte Beethoven o Mozart o Chopin. E lui, Sechi, che suonava il fagotto, aveva per Zagrebelsky  un'ammirazione sconfinata.
 Quando nel 2004 avemmo l'opportunità di dirigere il 'Festival delle Nazioni' di Città di Castello, organizzammo alcuni incontri, ospitati nella magnifica cornice di Palazzo Vitelli, con personalità che pur non essendo musicisti, erano accomunate dalla travolgente passione della musica. Invitammo appunto Salvatore Sechi,  Giovanni Iudica (autore allora di una pregevolissima ricerca su Gesualdo da Venosa ), Michele Mirabella, regista di melodrammi, e avremmo voluto invitare anche Zagrebelsky. Il nostro amico Sechi ci fece avere un appuntamento con l'allora presidente della Consulta che ci ricevette immediatamente. Gli manifestammo la ragione principale del nostro incontro: invitarlo a Città di Castello, a parlare della sua passione per la musica. Lo avrebbe intervistato Antonio Lubrano con il quale in quegli anni facevamo per RAI UNO 'All'Opera!'.  Parlammo di musica, dei suoi amici musicologi torinesi, Pestelli in primis, e la nostra idea gli piacque. Ma ci disse, convinto, che non  avrebbe potuto, fino a quando fosse stato presidente della Consulta. Garbatamente ci spiegò che  in tale sua carica - la terza dello Stato - non  era mai intervenuto in pubblico se non nei casi e per le ragioni richieste da quel suo importante ruolo. E, per consolarci, aggiunse: se aspetta solo qualche mese - da lì a poco quel suo incarico sarebbe terminato -  sarò felicissimo di venire a parlare di musica, magari l'anno prossimo, mentre noi stavamo già pensando ad un festival dedicato interamente a  Mozart, alla vigilia delle celebrazioni  del 2006, duecentocinquant'anni dalla nascita. Le cose, poi, andarono diversamente, perché per dissensi con il consiglio di amministrazione del festival castellano - a causa della eccessiva ingerenza del consiglio nelle questioni relative alla direzione artistica -  preferimmo lasciare il festival. Che ha ripreso la sua routine, come aveva già fatto negli anni precedenti la nostra direzione, ed ancor continua.

mercoledì 5 agosto 2015

Matteo Renzi sulla Rai. La mia Rai è ottima. Guglielmi, il mitico direttore di Rai Tre la boccia

Dimostra soddisfazione sulle nomine dei nuovi vertici della Rai, la sua Rai, il premier Renzi: un vertice fatto di ottimi professionisti, un bel CDA.
Ma che gente frequenta Renzi, quando va a Pontassieve? Il bar della briscola, dove gli raccontano  i grandi professionisti di oggi?
Noi non siamo mai stati d'accordo con Angelo Guglielmi - ma lui è campato bene ugualmente - anche quando era direttore di Rai Tre, i cui programmo sono gli unici che ancora reggono nella disastrata rete, un tempo sua, ed ora di Vianello che non ha azzeccato un programma, ma che resta lì, sebbene da dicembre scorso si vociferava della sua immediata sostituzione per non portare i libri 'dell'audience' in tribunale, per fallimento.
 In una intervista su 'Repubblica', l'ex direttore boccia i vertici della nuova Rai, nei quali non vede  una sola personalità con una statura degna della impresa culturale più importante d' Italia. Ed anche su quello che dice di Freccero, purtroppo, dobbiamo concordare con lui: bravo a chiacchiere meno bravo a fatti. Ma di Gugliemi però...
 non ci è mai piaciuto l'aria un pò spocchiosa da intellettuale chic, il quale , assolutamente analfabeta in fatto di musica, sosteneva, senza alcuna eccezione, che la musica non era fatta per il piccolo schermo, per il quale andava studiata una formula particolare. E invece, vi raccontiamo come talvolta i fatti siano diversi dalle parole.
 All'epoca incontrammo Tantillo, suo braccio destro, per proporgli un progetto di 'muscia & immagini' che  Tantillo trovò interessante, al quale avrebbero collaborato - d'accordo con una casa di produzione che aveva già sondato il terreno- importanti firme della cinematografia e animazione internazionali.
Non se ne fece nulla perchè come al solito se una persona, benchè conosciuta nell'ambiente musicale( dirigevamo all'epoca la più importante rivista di musica, Piano Time che poi ebbe con Rai Tre importanti continue collaborazioni), arriva  senza credenziali partitiche - anche Guglielmi   aveva il suo partito di riferimento, inutile negarlo - non succedeva alcunchè. Ma a distanza di qualche mese, nella successiva manifestazione tv mercato a Cannes, Rai Tre acquistò un prodotto molto simile, autore un disegnatore polacco dal nome impronunciabile. Così andarono le cose.
 Anche il nostro progetto assai seguito di 'All'Opera!' su Rai Uno, con Lubrano narratore, dopo sei edizioni l'hanno chiuso perchè non fotteva  niente a nessuno nè qualcuno avrebbe potuto infilarci qualche suo scagnozzo, come però un direttore generale dell'epoca ebbe a fare -l'unico caso-  a vantaggio di una regista Rai in pensione per raggiunti limiti di età, a lui evidentemente cara, ma di cui per sua fortuna non ricordiamo il nome (del direttore generale sì che lo ricordiamo il nome).
 Ai direttori che si sono succeduti  in questi anni, abbiamo inutilmente chiesto di riprendere quella bella seguitissima trasmissione, nessuno l'ha fatto, mentre tutti, per  dimostrare quanto erano capaci di fare nuove trasmissioni ne hanno introdotte alcune che hanno poi dovuto immediatamente chiudere per gli alti costi ed i bassi ascolti, fino a quelle di questa stagione estiva di cui i giornali hanno scritto.
 Il discorso sui nuovi vertici  ci ha fatto divagare al punto che ci siamo incartati su pensieri cattivi nei quali ci imbattiamo ogni volta che pensiamo a quella nostra trasmissione dedicata al melodramma, mentre ora tutta la musica è nelle mani, assieme a teatro e cinema , di quel grand'uomo che è Marzullo che nessuno riesce a mandare fuori dalle balle.

domenica 3 maggio 2015

Turandot diretta da Chailly è stata un successo. Anche a Rai 5. Perchè non rimandare in onda 'All'Opera!' ?

Senza dubbio quella dell'altro ieri,  anche a causa del successo ottenuto, poteva a ragione considerarsi la serata inaugurale di stagione della Scala, mentre era soltanto la serata che inaugurava in teatro l'Expo milanese, con la Turandot diretta da Chailly; e la serata inaugurale di stagione è stata, come sempre il 7 dicembre, con il Fidelio, discusso, diretto da Barenboim.
L'opera pucciniana, con il finale scritto da Berio una decina di anni fa, che ha sostituito  a Milano quello  di Alfano in uso da sempre nei teatri,  ha avuto successo anche nella versione televisiva, trasmessa in diretta da Rai5, finalmente anche con una bella regia, affidata a Patrizia Carmine. Ha fatto nientemeno che il 2,52 % di share - un record per la rete - con 593.000 telespettatori, e, come ricorda nel suol articolo la Aspesi, con un picco, alle ore 22, di 733,235 spettatori e quasi il 3% di share. Davvero un successo che dovrebbe far  tornare i dirigenti Rai sui loro passi, e convincerli a  rimettere in palinsesto quella fortunata trasmissione andata in onda fra il 1999 e 2004, dal titolo 'All'Opera!', in seconda serata, su Rai 1, che di telespettatori ne faceva anche il doppio e, in taluni casi anche di più, di quelli  fatti da Rai 5, nella riuscita formula che alternava il racconto della trama, ad opera del suadente Antonio Lubrano - un successo personale che si aggiungeva  a quello degli anni di 'Mi manda Lubrano' - all'ascolto dei brani più belli del nostro melodramma. In tutto, in una durata, un'ora circa, compatibile con i tempi televisivi.
 Quella trasmissione, nonostante il successo, le proteste seguite alla sua cancellazione e le rassicurazioni dei dirigenti Rai di un tempo per un suo quasi immediato ritorno, sono trascorsi oltre dieci anni e nessuno si prende la responsabilità di rimetterla in onda. La si potrebbe ritrasmettere già così come è andata in onda allora, per sei estati conescutive, avendo in archivio quasi 60 titoli, fra i più popolari del melodramma e nelle realizzazioni registiche e scenografiche le più riuscite. Senza nessun costo aggiuntivo, magari  in cicli di dieci titoli per volta, come si faceva all'epoca.
  Forse a sottolineare negativamente che la Rai non lo fa, nonostante i proclami, viene ora il progetto sul melodramma  che reca la firma di Emanuela Giordano, regista e responsabile della 'Casa dei teatri' a Roma, la quale, nel rinato Teatro Torlonia della omonima villa, ha organizzato due mostre ed alcuni concerti sull'opera, intitolando il suo progetto 'All'Opera!', con il punto esclamativo - e non è detto che la Giordano non si sia ricordata,  in questa occasione, di quella bella nostra trasmissione ( già, perchè noi ne eravamo l'autore, e ne andiamo ancora fieri!).

lunedì 13 aprile 2015

Vittorio Sgarbi regista del 'Don Giovanni' di Mozart al Teatro 'Giuseppe Verdi' di Salerno. Alla sua terza regia d'opera, dopo Rigoletto (Busseto) e Vedova Allegra (Salerno).

Con il 'Don Giovanni' di Mozart Sgarbi è alla sua terza regia d'opera. La precedente, solo pochi mesi fa, sempre a Salerno  e sempre nel Teatro la cui direzione artistica è affidata a Daniel Oren (che in quel caso diresse anche l'opera, l'operetta: 'La vedova allegra'); ma il suo debutto nel teatro d'opera, del quale fummo testimoni e commentatori, avvenne nell'estate del 2002 a Busseto, con il 'Rigoletto', che ebbe poi due trasferte, una nei pressi di Busseto, e la seconda a Siena, in Piazza del Campo.
 Testimoni, abbiamo detto, perchè all'epoca  facevamo la ben nota trasmissione di Rai 1, 'All'Opera!' che si avvaleva del racconto convincente di Antonio Lubrano, gradito dal pubblico televisivo al punto  che fece raggiungere alla trasmissione, specie per i titoli più popolari - che in un certo senso erano tutti - share di tutto rispetto,  anche a due cifre, con  spettatori che in parecchi casi superavano il milione. Ma  la RAI, dopo sei cicli di dieci titoli cadauno, la chiuse perchè, dopo l'ultima serie, nel 2004, non incontrammo più, noi e Lubrano in veste di autori, un solo dirigente della rete al quale fregasse almeno un pò del melodramma italiano che quella trasmissione fece tornare ad essere popolare, a causa della sua indovinatissima formula narrativa e musicale.
 Torniamo a Sgarbi. Alla viglia del suo debutto a Busseto con il 'Rigoletto', i giornali cominciarono a spararle grosse ed a sparargli addosso al neo regista: chissà quale diavolerie si inventerà, scrissero in parecchi e pensarono quasi tutti. Ma gli uni e gli altri  dovettero restare delusi. Noi, allora, realizzammo uno speciale da mandare in onda su RAI 1, anche quello finito alle teche RAi senza che venisse messo in onda, per la ragione che quando fu deciso Sgarbi era - se ricordiamo bene - sottosegretario di Urbani ( sbagliamo?); quando sarebbe dovuta andare in onda, quel nostro racconto dell'avventura di Sgarbi sul palcoscenico operistico, Sgarbi non era più sottosegretario. Non riveliamo nulla che in Italia non si sa già.
 Insomma fummo testimoni di una regia e relativi scene e costumi che più normale, ossequiosa alla musica ed aderente alla vicenda non si poteva immaginare. Sgarbi, per dirla con il più stupido e banale giornalismo, non fece 'Sgarbi'.
 Alla viglia del suo 'Don Giovanni' a Salerno (recite mercoledì, venerdì e domenica) che vedremo ed ascolteremo alla seconda recita, venerdì, non ci aspettiamo di vedere che quello stesso Sgarbi che già conosciamo ed apprezziamo fin dal 'Rigoletto' di Busseto. Regia essenziale, che ci farà gustare la musica - da verificare, sebbene possiamo dire fin d'ora che  due degli interpreti, nei ruoli principali di Don Giovanni e Leporello, sono autentici fuoriclasse del melodramma, e li consociamo bene - e nello stesso tempo ci farà vedere uno spettacolo che si gioverà inevitabilmente della vastissima cultura artistica di Sgarbi, come già fece a Busseto. E chissà che i due spettacoli non rivelino qualcosa in comune, come in comune hanno molto i due protagonisti:  Don Giovanni ed il Duca di Mantova. Non canta il Duca: 'Questa o quella per me pari sono'...: e Don Giovanni, per bocca di Leporello: Madamina, il catalogo è questo...?

sabato 22 novembre 2014

Vianello, direttore di Rai Tre non ne azzecca una

La nuova trasmissione, in prima serata di venerdì, affidata alla Lombardi,  giornalista -volto notissimo al pubblico televisivo invitata a parlare di questioni familiari o giovanili su tutti i canali - dal titolo 'Questioni di famiglia' rappresenta il più grande flop della rete diretta da Vianello. Se si tolgono le trasmissioni che ha ereditato dalle direzioni precedenti, molte delle quali, nonostante i cambi di direzioni, ereditate direttamente dall'epoca di Angelo Gugliemi, la terza rete televisiva non fa che  collezionare flop su flop, e quello di ieri sera in assoluto il più grande di tutti: share del 2,1% con poco più di 500.000 telespettatori.
Ma Vianello l'ha vista la trasmissione? Una conduttrice assolutamente inadatta, lenta, prevedibile in ogni sua espressione, apparentemente - ma solo apparentemente - sciolta; uno medico che parla come un libro scritto, ed un avvocato che figura meglio nei salotti bene che in tv, con quell'aria snob, distaccata e aristocratica. Vogliamo anche parlare degli occhiali, da finta intellettuale della conduttrice e di quel suo vestitino, finto Piazza Vittorio? Evitiamo.
 Non c'era una sola cosa che potesse inchiodare il pubblico davanti al televisore. Noi ci siamo rimasti per tigna,  e per molto tempo, anche se ci siamo persi la sorella di Cucchi, Ilaria, contro la quale si sono avventati tutti, mentre nulla dicono de direttore della rete, il sapientone che ha fatto sparire dal palinsesto anche quella trasmissione, storica, inventata da Lubrano, poi passata a Marrazzo e poi,  a lui. A proposito, visto che hanno del tutto riabilitato il grande giornalista, e poi governatore Marrazzo, dandogli la pensione da governatore e riprendendolo in Rai, ma perchè non gliela ridanno a lui? Forse Vianello non vuole ammettere il suo fiasco e teme che Marrazzo alla fine non accetti titolo proposta dal suo direttore: ' Mi manda Vianello'.
 Quando Lubrano, dopo l'esperienza negativa a Telemontecarlo, tornò in Rai, si doveva ridargli la 'sua' trasmissione; invece no, senza che poi, alla fin fine, nulla avesse fatto, se paragonato a Marrazzo. La differenza fra  l'uno e l'altro è che il secondo è figlio della politica che salva sempre se stessa.

sabato 8 novembre 2014

Benedetta l'Opera narrata da Antonio Lubrano. Due iniziative rivolte ai ragazzi a Milano e Cagliari

Per quanto ne abbiamo scritto e riscritto, protestato, gridato, accusato, niente da fare. Quella bella trasmissione di RAI1, 'All'Opera!', con la presenza preziosissima di Antonio Lubrano nella veste di abilissimo narratore non riusciamo a farla tornare in Tv, nonostante che in questi anni, dieci per la precisione dall'ultima edizione, del 2004, e dopo sei dal 1999, ogni estate, vanti numerosissime imitazioni, fuori dalla televisione, nelle piazze ed anche nei teatri medesimi.
Per le imitazione di piazza vanno ricordate per lo meno quelle di Piazza del Popolo, con Gelmetti sul podio, e Proietti narratore.
E per le tante imitazioni, messe in campo dagli stessi teatri che, naturalmente hanno sfruttato il format televisivo per avvicinare pubblici non ancora conquistati dalla bellezza dell'opera, ne segnaliamo due recentissime, del Teatro alla Scala e del Teatro di Cagliari.
 Del primo si è dichiarato particolarmente soddisfatto ed anche fiero il sovrintendente Pereira che è riuscito a portare in teatro oltre mille e cinquecento ragazzi per la Cenerentola di Rossini, formato ridotto. Ha raccontato Pereira di aver perseguito la medesima politica già negli anni di Zurigo e poi a Salisburgo. L'attenzione ai giovani, se non altro per creare e coltivare il pubblico di domani, dovrebbe essere messa in campo da tutte le istituzioni culturali italiane, perché l'arte ha bisogno di educazione di abitudine, di sensibilità che  non nascono dal nulla.
 Anche a  Cagliari, nel teatro retto da Mauro Meli, da qualche mese si pensa anche ai ragazzi. Di recente è stata presentata ad una folta platea di studenti 'Traviata', in formato ridotto - e torna sempre l'idea di 'All'Opera!' - con un attore sardo che raccontava ai ragazzi le vicende dell'opera, fra un episodio e l'altro che i loro occhi potevano vedere in palcoscenico, rappresentato a dovere. L'attore sardo chiamato a raccontare era Massimiliano Medda, sembra molto efficace.
 A quando il ritorno di 'All'Opera!, presente nei teatri e nelle piazza,  e non più in tv? Se la RAI lo volesse potrebbe farlo anche domani, perché della fortunata e molto vista, oltre che gradita, trasmissione, esistono almeno una sessantina di video, con i titoli più noti del repertorio; basterebbe riprenderli e ritrasmetterli, per cominciare; e dopo, magari, pensare ad un ciclo tutto nuovo.

mercoledì 3 settembre 2014

Non vengano a raccontarci storie; in RAI resistono solo programmi con padrini/sponsor eccellenti: Overland, Petrolio... All'OPERA!, invece, NO

Dobbiamo confessare chiaramente che proviamo  soltanto umana pietà e neanche un briciolo di stima, per tutti quei dirigenti RAI che  ogni giorno sbandierano i dati auditel  quando vogliono mantenere in vita trasmissioni che interessano a qualcuno, mentre in altri casi  li ignorano, se, deludenti come le attese non mantenute,  intendono insistere con certi programmi.
Causa il nostro diretto interessamento continuiamo a domandarci perchè dopo sei edizioni estive ( 1999-2004)  della trasmissione 'ALL'OPERA!' condotta da Antonio Lubrano e da noi scritta, quella bella trasmissione è stata cancellata dal palinsesto.  Se vi dicono che faceva  ascolti non esaltanti, dicono bugie, falsità. E ve lo dimostriamo.
 Abbiamo controllato, proprio in questi giorni gli ascolti che dovrebbero essere esaltanti per mantenere in palinsesto certi programmi , come OVERLAND che va avanti da 15 anni, d'estate come ALL'OPERA!,in seconda serata come ALL'OPERA!e che nell'ultima puntata del 28 agosto ha registrato  723.000 telespettatori, per uno share di 9,01% - né più e né meno di quel che faceva ALL'OPERA!- ma OVERLAND continua, ALL'OPERA! è stata cancellata.
Un'altra trasmissione, che sta diventando un appuntamento fisso: PETROLIO, guidata da Duilio Giammaria, e che, dopo alcuni esperimenti estivi e festivi,  va in ondaogni lunedì, sempre su RAI Uno, e sempre in seconda serata, togliendo una serata a 'Porta a Porta'. Bene anche PETROLIO che viene promossa ad appuntamento stabile, di RAI Uno, in seconda serata,  nella puntata di lunedì 1 settembre ha avuto 893.000 telespettatori con uno share dell'8.33%, ne più e nè meno di ALL'OPERA! che, adesso diciamola tutta, durante alcune estati è stata replicata anche di domenica pomeriggio, mantenendo e talora aumentando gli ascolti, che per talune puntate  hanno avuto uno share del 14%, con punte , di telespettatori, di quasi 1.300.000. Dati più che soddisfacenti. Gli stessi dati che  fanno proseguire la realizzazione e messa in onda di OVERLAND e PETROLIO e che  hanno, INSPIEGABILMENTE affossato ALL'OPERA!'.
 Perchè allora All'OPERA! non è proseguita e non può neanche tornare?
 Innanzitutto perchè  del melodramma - vanto degli italiani,  come si dice - in televisione non frega niente a nessuno dei dirigenti analfabeti che preferiscono comunque il night al teatro. Altrimenti non si spiegherebbe come mai il melodramma insieme ad altre forme di spettacolo dal vivo sia stato affidato alla cura dell'ineffabile Marzullo, altro mistero della RAI.
Ma vi potrebbero anche rispondere dalla RAI, che ora c'è RAI 5 di D'Alessandro, dove regna monarca assoluto Michele Dall'Ongaro, tuttologo e tuttofare, che non si spaventa di fronte a nulla, neanche alla overdose della sua presenza in video. Chi vi rispondesse così, saprebbe bene di mentire, perchè le trasmissioni di intere opere in TV si sa quale destino abbiano e continuino ad avere. Altra cosa era ALL'OPERA!, trasmessa da una rete generalista e rivolta al grande pubblico.
 Ma potrebbero anche dirvi che ALL'OPERA! costava molto. Altra evidente bugia, giacchè la trasmissione può esser ripresa con una spesa mille volte inferiore a qualunque altra trasmissione e che avrebbe il merito di trasmettere opere che la RAI, per contratto ma non solo per contratto, riprende regolarmente e poi va a - buttare, letteralmente - nei suoi magazzini. ALL'OPERA! consentiva, stagione dopo stagione, di far vedere al pubblico edizioni sempre nuove di titoli  popolarissimi.
 Poi ci sono anche ragioni di bassa lega. ALL'OPERA veniva fatta da pochissimi - autori eravamo noi e Lubrano, Lubrano era il presentatore, e poi c'era il regista, Tony Verità con l'aggiunta Naturalmente dei tecnici delle squadre di ripresa  ecc... Non c'era spazio per infilarci altre persone che interessavano a questo o a quel direttore generale o direttore di rete come avviene in alcuni calderoni .Ma accadde anche con noi: ci fu imposta una persona, regista RAI in pensione, che avrebbe dovuto suggerire a noi - lavoro inutile del tutto - alcuni dati sulle opere; presentandoci delle note che noi leggevamo per rispetto della persona che le aveva prodotte e basta) come avviene in alcuni calderoni.
 Quest'insieme vergognoso di ragioni hanno fatto cancellare ALL'OPERA! fino ad oggi.
Nessuno dica, per favore, che però RAI Uno ha fatto 'Mettiamoci all'Opera', con Frizzi,  da Rieti, nel Teatro Vespasiano la cui fondazione è presieduta da Gianni Letta - uno sconosciuto! - perchè allora vi sputeremmo in un occhio; non avreste capito nulla ed allora meglio, per noi, tacere.

mercoledì 23 aprile 2014

Roma e 'La Roma' di Eleonora Abbagnato. E Muti resta a guardare o sta meditando l'abbandono?

Eleonora Abbagnato,  l'incantevole ballerina ed étoile dell'Opéra di Parigi, aveva già manifestato, mesi fa, l'intenzione, anzi il desiderio ardente di  lavorare all'Opera di Roma, come direttrice del Corpo di ballo, posto occupato  da van Hoecke, per decisione di Riccardo Muti,  ancora per il 2014. Oggi l'étoile è stata vista in Campidoglio, a colloquio con Marino. Nel corso dell'incontro, ha fatto sapere il sindaco, la Abbagnato ha dichiarato la sua disponibilità a collaborare con la città di Roma, giacchè suo marito collabora con 'La Roma', ed ambedue - ma più per il  lavoro del marito che per il suo futuro eventuale incarico - abitano a Roma, mentre prima l'étoile abitava a Parigi, lei siciliana come Marino, dove aveva compiuto i suoi studi e la prima parte della sua carriera, se ricordiamo bene.
 Ha le carte in regola la Abbagnato per proporsi come direttrice del Corpo di ballo dell'Opera di Roma, la cui compagnia recentemente è stata prosciugata di un buon numero di ballerini, che saranno in parte sostituiti in settembre, stando alle promesse fatte di recente da Fuortes? Non sarà che Fuortes sta pensando, con Marino, di mettere mano ad un cambio radicale  nella struttura e nel vertice del corpo di ballo dell'Opera?  E Muti è d'accordo con Marino ed anche con Fuortes?
 E' qui il primo problema, al di là delle capacità della étoile Abbagnato di proporsi come direttrice del corpo di ballo': Muti, cioè, accetterà che il suo protetto Micha van Hoecke - come del resto lo è anche Vlad, delle cui capacità di reggere un grande teatro nessuno ha chiesto conto all'inizio del suo mandato, per lui garantiva Muti e questo bastava! - venga disarcionato  per far posto alla bella e brava étoile Abbagnato, ma forse non altrettanto brava per il ruolo di direttrice? Il 'metodo renzi', o 'della rottamazione' (finora tenuto fuori dalle grandi istituzioni culturali e musicali in primis, dove l'età ha un qualche peso in fatto di esperienza e notorietà, sebbene  i giovani vengano coccolati, qualche volta senza ragione) entra anche nelle fondazioni liriche e nei corpi di ballo?
 Due domande, spontanee - come diceva Lubrano:
1- Ammesso e non concesso che la Abbagnato ottenga da Marino ed anche da Fuortes, l'incarico che desidera 'ardentemente' ( quanto ardentemente?), quando il suo compagno da 'La Roma' dovesse cambiare squadra, lei chiederà di essere trasferita da 'Roma' ad altro corpo di ballo, magari sparando che lei a Roma non si è trovata bene?
2- Non sarà il primo timido segnale del disimpegno di Muti dall'Opera di Roma? Muti accetterà mai che un suo protetto venga sostituito da altri? E, a seguire, che anche il suo direttore artistico  possa fare la stessa fine, sostituito  da  qualcuno del giro di Fuortes, sulla cui fortuna e capacità professionali grava, già ora, un punto interrogativo grande quanto una casa?

martedì 7 gennaio 2014

La musica in tv. All'Opera! deve tornare

Certo che non bisogna inseguire l’audience ad ogni costo. Ma neanche fregarsene del tutto. Anche nella tv pubblica.  Oppure tirarla in ballo quando non si vuol dare via libera ad una trasmissione, e dimenticarla quando nonostante reiterati flop, si continua a tenere in palinsesto certe trasmissioni, in attesa di ‘fidelizzare’ il pubblico!
 Se restringiamo l’indagine all’ambito musicale, l’appello all’audience è il ritornello opposto a qualunque proposta. Dicono i dirigenti che queste trasmissioni nessuno le vede – e in qualche caso dicono il vero; ma si dà il caso che, di contro, non si toccano trasmissione che vanno in onda da anni, nonostante che nessuno le veda.
 Lasciamo da parte RAI 5, la rete che dirigenti dell’uno e l’altro schieramento – favorevoli e contrari - tirano in ballo, quando si parla di ‘cultura’, perché i dati sono sconfortanti. Qualche esempio, dai palinsesti degli ultimi mesi. ‘I Due Foscari’, hanno avuto uno share di 0,56%, con 44.000 telespettatori; ‘Petruska’, uno share che di media fa  lo 0,18% con 25.000 telespettatori circa. Una débacle. Perché allora non chiuderla e risparmiare?
 E RAI 3? Resiste da anni ‘Prima della Prima’, stessa curatrice, stessa formula, molto gradita da telespettatori chic: lo share di una delle ultime puntate è stato dello 0,52, con 82.000 telespettatori. Non fermiamoci alla meno vista. C’è da due anni una trasmissione abbastanza curata, ‘Sostiene Bollani’, che ha come mattatore il noto pianista. ‘Sostiene Bollani’ ha uno share medio poco sopra il 3%, con una media di telespettatori intorno ai 500.000. E’ già qualcosa. E una ‘prima serata’, anzi una serata intera, giovedì 10 ottobre, per l’anniversario della nascita di Giuseppe Verdi, introdotta da Mieli e seguita da un lungo documentario sul musicista, realizzato da Maite Carpio, ha avuto uno share del 4,3%, con 1.128.000 telespettatori
 Ciò dovrebbe far concludere ai dirigenti RAI come, avendo cancellato dalla memoria dei nostri cittadini ogni traccia musicale del nostro glorioso passato, melodramma in primis, sia assurdo insistere con trasmissioni che, invece, presumerebbero una conoscenza di base del melodramma medesimo.


E allora che si fa? Ecco una proposta: tornare all’antico, secondo l’esortazione di Giuseppe Verdi. Per sei anni consecutivi, dal 1999 al 2004, RAI 1 ha trasmesso ‘All’Opera!’, una  bella trasmissione  con Antonio Lubrano, che aveva il pregio di far ascoltare l’opera prescelta, attraverso i momenti musicali salienti, lasciando al narratore/affabulatore, il racconto degli eventi ( uno dei pochi casi in cui questa orrenda parola ha senso)  fra l’uno e l’altro ascolto.  Un’opera, formato TV per formula e tempi. Quella trasmissione aveva uno share tra  l’ 8% e il 12%, con punte del 13% e 14%. Per capirci. ‘La Traviata a Parigi’, targata Andermann, quando venne trasmessa su Rai 1, tutta in una volta, fece poco più di 700.000 telespettatori; l’indomani, ‘L’elisir d’amore’, della serie ‘All’Opera!, oltre 900.000. Capito? share e telespettatori da far invidia a qualunque trasmissione, anche politica, delle tante, spuntate come funghi nelle ultime stagioni e che nessuno vede nella misura che ci si attendeva. E Allora? A dieci anni esatti dall’ultima serie, che si aspetta a rimetterla in palinsesto?

domenica 15 settembre 2013

All'Opera! può tornare su Rai Uno

 Sono pasati dieci anni dall'ultima edizione di All'Opera! che noi curammo come autore per sei anni, dal 1999 al 2004, e che era presentata, in video, da Antonio Lubrano, con la regia di Toni Verità.  Ci siamo , tante volte, chiesti perchè Rai Uno, dopo sei edizioni fortunate - perchè è così: gli indici di ascolto per il melodramma, in seconda serata, erano di gran lunga al disopra delle aspettative, sia chiaro!!! - decise di non farla proseguire, mentre a tutt'oggi proseguono trasmissioni di allora che hanno sempre i soliti ascolti, nè più e nè meno di allora - anzi alcune con ascolti più bassi. Non prendiamo in considerazione Rai5 perchè quella è una riserva, gestita quasi in famiglia, incurante degli ascolti, autonoma nelle scelte; ma quella non è la televisione alla quale pensiamo e siamo affezionati, è come un club. E finalmente abbiamo trovato la ragione  di quella interruzione che allora ci apparve senza motivo. La ragione era che a Rai Uno volevano un volto, certamente non accattivante, noto, familiare e simpatico quanto e come Lubrano, ma un volto giovane. A noi  ed al regista della trasmissione, che non eravamo più pischelli, non pensarono neppure, tanto lavoravamo dietro le quinte. Oggi quella trasmissione potrebbe riprendere, anzi facciamo una proposta concreta, per la quale quale forniamo anche i nominativi delle possibili 'narratrici' in video. Non un nome solo, ma tre, così la Rai ha ampia scelta.
Innanzitutto la Muccitelli, Ingrid, che abbiamo visto raccontare con competenza  e presenza tanti luoghi storici del nostro paese, ma anche come si confezionano i piatti più prelibati. E del resto c'era da immaginare  che la sua bravura sarebbe enormemente aumentata dopo aver succhiato dal suo pigmalione, Masi, tutti i saperi tecnici e gestionali televisivi che lo aveva portato ai vertici di quell'azienda. Ma c'è anche un'altra possibile candidata, quell'Eleonora Daniele, le cui qualità di narratrice ed attrice avevano spinto un politico di rango, come Alemanno a sostenerne la candidatura, a seguito di idoneità palese, per altri ruoli ancor più impegnativi. All'Opera!, farebbe per Lei. Ed infine, ma non osiamo sperare tanto, c'è Caterina, la Balivo, la più brava di tutte ed anche la più giovane - sempre che l'età anagrafica possa essere un ulteriore punto di merito - che è in cerca di una trasmissione di prima serata.  Con All'Opera! le verrebbe offerta una serata 'seconda', ma sicuramente lì avrebbe un pubblico  in grado di apprezzare tutte le sue qualità. Tutte.

domenica 4 agosto 2013

La Rai se ne infischia di Giuseppe Verdi. E di tutta la musica

Peschiamo nella 'Posta' di Repubblica' la lettera del sig. Mario Pompa ( roma) il quale scrive testualmente: " come è noto, nel 2013 ricorre il bicentenario della nascita di Giuseppe Verdi, una delle maggiori glorie nazionali. E' un  tripudio di rappresentazioni di opere verdiane, nei più importanti teatri italiani (e non solo) per rendere omaggio al nostro grande compositore. La Rai, invece, ha dato l'ennesimo esempio di come la tv di Stato tratta la cultura.Una delle più belle opere di Verdi, 'Il Trovatore', nella versione della Scala, diretta dal maestro Riccardo Muti, e interpretata dai migliori cantanti, è stata relegata alle ore 1 e 30 circa nella notte fra domenica 28 e lunedì 29 luglio. I dirigenti Rai hanno a disposizione ancora 5 mesi per farsi scusare programmando in ore decenti un'opera verdiana". I dirigenti Rai, caro signor Pompa non si scuseranno perchè convinti di non essere tenuti a farlo, per non aver commesso 'fallo'. Se sono analfabeti in fatto di musica come e più di tanti altri italiani,  se della musica non importa assolutamente nulla a loro, perchè dovrebbero scusarsi?
  Da quasi dieci anni andiamo supplicando di far tornare in tv, almeno d'estate, sulla tv generalista,  una trasmissione simile a 'All'Opera!', o quella  stessa trasmissione, andata in onda con ottimi risultati per sei estati consecutive, nella quale  c'è almeno una quindicina di titoli verdiani pronti per essere rimessi in onda con grande soddisfazione del pubblico  italiano che ama il melodramma, un pubblico che esiste in Italia (come dimostrarono i dati di ascolto di quella bella trasmissione  condotta da Lubrano su Rai Uno) ed è scontento dell'attuale situazione. D'estate tornano regolarmente tante trasmissioni che d'inverno dormono, ma spazio per 'All'Opera!' non ve ne è; o meglio  il responsabile del settore cultura della Rai, l'ineffabile Gigi Marzullo, non è riuscito a trovarlo.

domenica 28 luglio 2013

Grazie cardinal Tonini

Ersilio Tonini, il cardinale Ersilio Tonini, scomparso all'età di 99 anni, non era un prelato come gli altri. Era uomo di fede sorretta da profonda autentica cultura, dall'amore per l'umanità e dalla certezza che il futuro, migliore, un giorno arriverà, se sapremo costruirlo. Noi lo abbiamo conosciuto. Fu in incontro speciale che ci piace raccontare.
Nell'estate del 2004  dirigemmo l' edizione del Festival delle Nazioni di Città di Castello, in Umbria. Ci prefiggemmo di dare una immagine della 'nuova', 'giovane' Italia musicale, proprio in un festival che era  sempre alla ricerca di nazioni da mostrare, magari in formato 'turistico', dimenticando, colpevolmente, la nazione ospitante, l'Italia appunto.
La scelta apparentemente facile, imponeva un lavoro impegnativo per mostrare l'Italia musicale che meritava davvero di essere conosciuta.  Il cartellone si mosse su due direttrici: far ascoltare la musica italiana, in ogni genere,  quella che meglio ci rappresentava  nella storia e nel presente, ed affidarla ai musicisti più valorosi, nonostante la giovane età. Avemmo la fortuna della presenza , come  orchestra residente, di ospitare l'Orchestra sinfonica 'Giuseppe Verdi' di Milano, in quei mesi travagliata dal dissidio fra Chailly e Corbani, che portò al definitivo allontanamento del direttore. L'Orchestra si esibì in varie formazioni: sinfonica, cameristica, quartettistica con impegno e successo notevole.  Al quartetto d'archi, composto dalle prime parti dell'orchestra milanese, affidammo uno dei concerti più belli ed indimenticabili, nel quale coinvolgemmo il cardinal Tonini, allora  già novantenne ma in grandissima lucida forma intellettuale.
Un concerto domenicale, matinée, in un Oratorio della campagna castellana, a Morra. Voluto con tutte le forze, nonostante l'opposizione di alcuni componenti il consiglio di amministrazione del festival che, come è facile supporre, in fatto di musica e di organizzazione festivaliera non sapeva assolutamente nulla e che, anche per questa ragione, continua ad essere ancora lì, a tutt'oggi. Un oratorio preziosissimo, come stiamo per raccontarvi. In quell'Oratorio, dedicato a San Crescentino, si potevano ammirare, da poco restaurati, gli affreschi sulla 'Passione' di Gesù, di Luca Signorelli. Decidemmo di farvi eseguire il capolavoro di Haydn:
'Le sette ultime parole del Redentore sulla croce'. Dieci 'adagi' sublimi fra i quali,  come espressamente voluto dal committente settecentesco,  un prelato doveva dettare delle meditazioni sulla Passione di Gesù. Per quel compito, oggi spesso affidato a  inutili parlatori,  improvvisati cantori del sacro, al nostro festival, invitammo il cardinal Tonini, con la preziosissima mediazione di Antonio Lubrano, che volemmo al nostro fianco come 'consulente per la comunicazione' del festival. Il cardinale arricchì di  profondo senso spirituale quella magnifica esecuzione haydniana, che abbiamo ancora nelle nostre orecchie.  L'oratorio di San Crescentino  apparve quella domenica mattina infinitamente piccolo, incapace di contenere tutti coloro che non vollero mancare quel prezioso appuntamento e che si accontentarono di ascoltare, anche fuori dell'Oratorio.  Salutammo il cardinale e lo ringraziammo; non fece altrettanto uno dei consiglieri del festival, motivandolo così: non vado a salutare un rappresentante di un mondo reazionario, come la Chiesa. Quel consigliere, tuttora tale, era un  politico di mestiere, comunista, ed  era interessato al festival innanzitutto perchè due dei suoi famigliari esercitavano la professione musicale. Consumammo con il cardinale un pranzo frugale, terminato il quale, dopo un breve riposo, Tonini  riprese la via del ritorno per Ravenna.
Pietro Acquafredda