Ormai è un martellamento. E i timori di Palazzo Chigi, che non si trattasse di un attacco isolato, si sono rivelati fondati. Forse Meloni e i suoi avrebbero dovuto riflettere sul tenore delle prime reazioni di venerdì ai contenuti dell’intervista del Presidente americano alla 7: «I deliri di Trump» li aveva definiti il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Fazzolari, magari senza pensare che per quanto sgradevoli potessero essere, se tu dai del matto a chi li ha formulati, non stai andando esattamente in direzione di un appeasement.
Il problema di Meloni è che se tu stai cercando di non mostrarti sottomessa a un interlocutore che non gode di grande apprezzamento nell’opinione pubblica italiana, dovresti chiederti, non se quello che dice è falso, ma se è verosimile. E calibrare il tenore delle reazioni su questa valutazione.
Tutto ciò che è accaduto tra Italia e Usa – parliamo della peggior crisi di rapporti nella storia di un’alleanza strategica – è figlio dell’illusione di poter condurre una relazione così importante sul piano politico e internazionale basandola solo ed esclusivamente sull’amicizia (o non) personale. Invece la diplomazia esiste proprio per chiarire, smussare, approfondire quel che a prima vista potrebbe apparire discutibile o inaccettabile. L’Italia non ha affatto negato agli Stati Uniti l’uso delle basi militari durante la guerra in Iran. Ha solo ricordato che quest’uso da oltre settant’anni è regolato da trattati che lo hanno consentito anche in momenti di tensione senza grandi problemi per l’Italia e per gli Usa.
Nello specifico non è vero che il governo Meloni abbia impedito agli aerei americani di atterrare nelle basi e di provvedere alle proprie necessità strategiche. Anzi, in alcuni casi, s’è chiuso un occhio su rifornimenti che avrebbero dovuto essere fatti in modo diverso. La premier non s’è comportata come il suo collega spagnolo Sanchez, che ha chiuso le basi spagnole tout court per ragioni politiche e di propaganda. Invece ha fatto quanto era nei suoi poteri per aiutare un alleato in difficoltà.
Difficile sapere se nei pochi minuti di discussione a Evian si sia parlato di questo. O se Trump, per coprire i limiti dell’accordo di tregua con l’Iran, voglia far sapere che avrebbe potuto far meglio senza le resistenze italiane. Che non ci sono state.
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