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mercoledì 20 dicembre 2017

Maria Elena Boschi, uscita 'pura siccome un angelo', per il bene comune, dovrebbe sacrficarsi, dimettendosi

Insomma c'è poco da aggiungere. Tutti hanno confermato che la ministra Boschi, all'epoca del disastro delle banche, Etruria compresa, si diede da fare per salvarle, principalmente per non far fallire la banca del suo territorio elettorale, cioè Banca Etruria. Ragione principale del suo interessamento non fu la presenza del babbo nel consiglio di amministrazione, né di suo fratello fra i funzionari della banca e neanche l'investimento dell' azionista Maria Elena, davvero esiguo. Lei lo fece per ragioni istituzionali. E non esercitò pressione alcuna con chicchessia. Capito?

Tutti coloro i quali attendevano la ministra, per spararle addosso, alle audizioni di Visco - contro il quale Renzi ed il partito dietro di lui,  s'erano mossi compatti, mettendone in forse la rielezione in Bankitalia - e di Ghizzoni, ad  di Unicredit, hanno dovuto riporre le armi, perché i due hanno confermato gli incontri, la richiesta di informazioni. Punto. Addirittura Visco ha detto che quando Renzi, allora capo del governo, gli chiese della banca, lui gli rispose: di questi argomenti non parlo con  Lei, solo con il suo ministro Padoan. Visco sì che è un governatore con i contro...

 Naturalmente tutti hanno creduto a Visco, facendo i sordi per non sentire. E la sensazione si è ripetuta anche all'audizione di Ghizzoni, oggi. Il quale Ghizzoni, in pèasato sollecitato a confermare p mneo le affermazioni di De Bortoli,  rispondeva al cronist:. non parlo perchè non mi si può addossare la respoanabilità delle sorti del Foverno. Cosa voleva dire, se ricordiamo bene le sue parole, e furono  proprio queste? Per quel poco che ha detto il Governo Gentiloni sarebbe potuto cadere?

 I due testimoni più attesi - Visco e Ghizzoni - si è avuta la netta impressione che fossero ADDOMESTICATI , per ragioni istituzionali. Che potrebbero considerarsi validissime.

Comunque siccome occorre stare a quanto hanno dichiarato, non essendo stati accusati di falso, si deve concludere che la Boschi ne esce 'pura siccome un angelo', come canta papà Germont in Traviata, di sua figlia. Dunque Lei non è più, come ha sottolineato l'amico, Matteo, il capro espiatorio della emergenza banche, e  perciò ora, se vuole, può dimettersi.

 Così come si è trasferita dal gabinetto Renzi a quello Gentiloni - perchè Gentiloni, sue parole, ha tanto insistito - ora che nessuno insiste perché resti in carica e si candidi,  prenda lei la decisione, autononomamente: si dimetta e dichiari di non volersi ricandidare. Dopo l'esperienza di governo, e tutti gli incontri e conoscenze  istituzionali e non, per Lei, che è brava e determinata, ma anche bella, trovare un lavoro appagante ed adeguato sarà un gioco da ragazze.

lunedì 18 dicembre 2017

Maria Elena, sii bbuona, dimettiti!

Il cerchio intorno a Maria Elena Boschi, detta 'la zarina',  per incoronazione ufficiale dell'amico Matteo Renzi , va sempre più stringendosi e, prima o poi, si trasformerà, inevitabilmente, in una sorta di cappio che ne strangolerà la carriera politica, già ormai compromessa, anche prescindendo dalle dichiarazioni che si attendono oggi e domani dai testimoni convocati dalla Commissione parlamentare di indagine sulle banche, e cioè il Governatore di Bankitalia, Visco,  e Ghizzoni, ex numero uno di Unicredit.

Ieri l'ennessimo colpo alla sua credibilità inferto dal sempre discreto e misurato ministro dell'Economia Padoan. Nessun ministro - ha detto, e poi anche precisato in un comunicato ufficiale del suol Ministero - è stato mai da noi autorizzato ad occuparsi delle banche, né autorizzazione è stata mai chiesta. Delle banche si occupa il ministro competente, cioè Padoan, d'accordo con il capo del Governo, Renzi o Gentiloni ed il Governatore di Bankitalia, Visco. Più chiaro di così!

Dunque se Maria Elena sia intervenuta, come sembra sempre più evidente, lo ha fatto  a titolo personale, senza averne diritto, incarico e delega di chicchessia.

 Allora Renzi la smetta di difenderla a spad, tratta tirando in ballo che l'offensiva  ormai generale contro la zarina  sia conseguenza della ricerca di un 'capro espiatorio'. Lei si è messa in questo casino e Renzi sicuramente ne era a conoscenza, Padoan no (o forse anche lui, senza poter agire, conoscendo i rapporti tra la ministra ed il capo del governo); e forse negli attacchi a Visco, accusato di scarsa vigilanza, si potrebbe celare  qualche opposizione  alla zarina e  a Renzi, lo zar, alle loro richieste di aiuto  per la banca nella quale vice presidente era il 'babbo' della Maria Elena.

Senza dimenticare che  se scarsa vigilanza c'è stata, ammesso che ci sia stata da parte di Bankitalia, chi ha potuto agire tranquillamente sono stati i vertici delle banche che si sono comportati nei confronti dei comuni cittadini, come degli imbroglioni e ladri professionisti. Non vorranno Matteo e Maria Elena, farci credere che la storia delle 'guardie e dei ladri', va riscritta  a ruoli inversi? No, non siamo idioti fino a questo punto, da bere la loro  versione.

Il Governo e la magistratura devono scovare i ladri, far tirar loro fuori il malloppo che hanno nascosto o in paradisi fiscali o attribuendone la titolarità a parenti, e fargli pagare in solido e da dietro le sbarre.

 E Maria Elena? E Matteo? Maria Elena dovrebbe dimettersi da subito. E Matteo non dovrebbe ricandidarla. A meno che non abbia deciso fin d'ora che lui ed il suo partito debbano uscire con le ossa rotte dalla prossima competizione elettorale nazionale. Perchè così finirà la storia se non cambiano le cose. Le sorti della zarina non valgono le sorti future di un partito come il PD. Consigli alla sua amica, se non lo fa lei 'sua sponte', di dimettersi. Subito.

mercoledì 4 ottobre 2017

Bersani e Speranza in Italia, Felipe VI in Spagna: per tutti loro, ieri, una giornata di ordinaria follia. Da dimenticare!

Qualche volta la tempistica è una buona lente per esaminare fatti e persone apparentemente lontane nello spazio, se si fanno vive nella medesima giornata.

E' accaduto in Spagna con il discorso alla nzione del giovane, inadeguato re, Felipe VI, che   soffia sul fuoco che è già divampato fra il governo centrale e la Catalogna, Madrid e Barcellona. E questo, detto fra parentesi, mentre quel povero disgraziato di suo padre si fa beccare dai fotografi in Irlanda (?)  a spassarsela con la sua amante di sempre. Che figura!

Il  giovane re di Spagna ha appoggiato, IRRESPONSABILMENTE, in tutto e per tutto, la linea guerrigliera di Rajoy: la Catalogna si è comportata irresponsabilmente, ha detto, il governo centrale ha agito come doveva, la Catalogna non può dichiarare autonomamente ed unilateralmente la indipendenza da Madrid, e se lo farà, Madrid potrebbe, Costituzione alla mano, destituire il capo del governo catalano e tutto il suo gabinetto ed inviare la polizia a Barcellona.
 C'era bisogno di un simile intervento, mentre da tutto il mondo arrivano inviti al governo spagnolo perché tratti con Barcellona, per non arrivare ad un punto di non ritorno, con lo spettro della guerra civile?
Non c'era bisogno no, eppure l'ha fatto, ed ora non potrà più dire, se accadrà - come nessuno si augura, ma potrebbe -  l'irreparabile; che farà Felipe, il giovane re con moglie e figli che la Spagna mantiene, nonostante gli scandali della sua famiglia e perfino dell'Infanta che avrebbe coperto - secondo fondati  sospetti - suo marito che ha compiuto errori gravissimi, veri e propri reati finanziari?

Ora c'è da augurarsi che, almeno lontano dai riflettori, si adoperi il re inesperto affinchè Madrid e Barcellona si incontrino e vengano ad un accordo onorevole per entrambi, visto che entrambi hanno sbagliato.

In Italia, due principini, neanche reucci, si sono voluti allontanare dal palazzo reale della politica dove vivevano in tutta tranquillità, Bersani e Speranza,  e cominciano a rivelarsi per quello che sono. Cioè, come tutti gli altri politici, interessati soprattutto a se stessi, mentre ipocritamente e apertamente vanno dichiarando interesse per  il bene del paese. Perfino Pisapia, dissociandosi da loro, li ha invitati a star tranquilli ed a ripensarci.
 Dopo aver ascoltato la relazione di Padoan,  in Parlamento, sulla prossima manovra finanziaria, si sono chiamati letteralmente fuori dalle forze politiche che appoggiano il governo, mettendolo di fatto in difficoltà proprio quando occorre unità e tempestività di decisioni per non finire nel cosiddetto 'esercizio provvisorio' che all'Italia creerebbe ancora altri problemi, proprio mentre si comincia a vedere la fine della crisi.

 Loro, naturalmente, non si fanno beccare con le amanti, come quel poveraccio del re di Spagna padre di Felipe VI, mentre sarebbe auspicabile che dedicassero un pò del loro tempo alle amanti;  tutti gli augurerebbero sinceramente di averle, per stemperare la eccessiva animosità che mettono nell'azione politica. Ed anche  per godersi qualche attimo di distrazione dalla loro lotta, davvero perversa, contro un governo che sta cercando di fare come meglio può, senza clamori ed inutili proclami di guerra, il bene per questo grande ma singolarissimo paese. 

giovedì 15 giugno 2017

Un mondo di matti, da Bob Dylan alla Raggi, alla coppia Barbareschi-Fedeli, al ministro Franceschini

Sembrava la trovata di un menestrello atipico quella di Bob Dylan che, inviando la sua lectio al Nobel, senza la quale avrebbe dovuto lasciare in Svezia il  milione circa di dollari del premio - incautamente e senza ragione attribuitogli da giudici incapaci di stare al passo e perciò impegnati con tutte le forze a sembrare almeno 'modernizzati ' - ha dato da leggere un testo che per buona parte attingeva a Melville, proprio come uno scolaretto che non sapendo cosa scrivere nel tema, ricorre a citazioni su citazioni. Il guaio per Dylan è che quelle citazioni non le ha tratte dall'originale capolavoro, ma da un testo, alla mercé di tutti, che di quel capolavoro  non è che l'edizione 'tascabile', 'per tutti', trascritto 'a senso', insomma un modesto 'bignami'. Ed ancora una volta ha sbattuto in faccia  ai parrucconi svedesi che lui del premio se ne fotterebbe, se non fosse  per i soldi, e che è anche un bell'ignorantello che non si è premurato neppure di farsi guardare il testo da uno che Melville lo ha letto di recente, e non come lui che lo  ha letto quando aveva i pantaloncini corti, e sui banchi di scuola. E poi mai più.
Sappiamo di ministri che scoperti a copiare si sono dimessi, come anche di altri, in questo caso ministre, che colte sul fatto, non hanno fatto una piega e sono rimaste al loro posto. Dylan no; anche questa volta  il menestrello  ci ha sorpresi con la sua goffa stupidità.

La lunga storia del nuovo stadio della Roma sembra giunta alle pagine finali.  Scritte secondo alcuni ben informati, dopo la minaccia di Pallotta di tornarsene con i suoi soldi in America, mollando la Roma, e per il timore di vedere gli scalmanati romanisti  sotto il Campidoglio con i forconi. La Raggi ha finalmente capito che questa volta non poteva più continuare con il tira e molla e che la decisione che andava presa era una sola: fare lo stadio della Roma. Il progetto è stato ridiscusso, le cubature ridotte,  ma solo per far vedere che lei ha polso e che non si piega facilmente a diktat altrui anche quando in ballo ci sono investimenti milionari e centinaia  di nuovi posti di lavoro.
 E dello stadio  dell'ippodromo, di Lafuente che ne sarà? Prosperetti, il tutore ministeriale dei nostri beni architettonici e storici, ha detto che si poteva abbattere... e chissenefrega. Anche il Consiglio comunale aveva sposato la stessa tesi, togliendo al manufatto il vincolo 'storico', ma poi ecco la soluzione Raggi. Quel manufatto assai mal messo lo abbattiamo, tanto sarebbe crollato da solo.
Ma noi lo vogliamo ugualmente, ed allora sarà ricostruito in altro sito non distante da quello in cui si trova ora, e così la Roma avrà più spazio per costruire il suo nuovo stadio, e i cultori dell'architettura contemporanea riavranno quel manufatto di Lafuente, per il quale si sono spesi in tanti, ricostruito qualche centinaio di metri più in là. Perchè  sia  la Raggi e Prosperetti tengono molto all'edificio di Lafuente, e per dimostralo hanno già annunciato che ospiterà un museo fantasmagorico: Il mondo alla rovescia!


A proposito di beni architettonici da salvare, benchè non propriamente  storici, c'è anche il caso del Cinema America a Roma, per il quale il ministero di Franceschini, sulla spinta del movimento dei cittadini, s'era impegnato a presentare richiesta ufficiale al Consiglio di Stato, per vincolarlo onde evitare che venisse mutata la sua destinazione, trasformandolo, ad esempio, in  un supermercato, in un garage o  nella casa del diavolo.  Franceschini ha presentato la richiesta, come promesso, ma evidentemente senza troppo impegno, tanto che oggi il Consiglio di Stato gli ha detto:  caro ministro rifaccia la richiesta perché così come l'ha presentata non ha nessun elemento che giustifichi il suo vincolo 'storico' e dunque gliela bocciamo. Capito Franceschini? Ritorni a settembre,   ma questa volta svolga bene il compitino. Possibile che nell'affollato ministero con c'è persona che sappia presentare una richiesta in maniera che venga esaudita?

 E, infine, la sponda esilarante fra Barbareschi e Fedeli, la ministra dell'Istruzione del governo in
carica, quello stesso governo che non era d'accordo con  la concessione degli 8 milioni di Euro di finanziamento, a fondo perduto ( trattandosi di un teatro privato, sebbene di interesse storico) al Teatro Eliseo. Oggi Barbareschi ha presentato la nuova stagione bella ricca, alla presenza di Fedeli che ha applaudito il direttore del teatro, lodando la sua capacità di interagire con il mondo della scuola, e dunque con il suo dicastero. Il Gabinetto Gentiloni, i ministri Padoan e  Franceschini su tutti non erano d'accordo per la concessione di tale insolito finanziamento, Fedeli invece sì.  E Barbareschi in cambio s'è impegnato a far aumentare il FUS, che anche decuplicato sarebbe sempre solo una goccia nel bilancio dello Stato.  E perciò si può fare. Ma a chi si rivolgerà per ottenere questo secondo miracolo? A Gentiloni, Padoan, Franceschini? No, a Fedeli.

mercoledì 7 giugno 2017

Franceschini, 'mezzodisastro' pratica l'arte dello struzzo

Insomma ancora non sappiamo se Franceschini ha dato preventivamente il suo assenso all'erogazione del contributo speciale a Barbareschi, per non fargli chiudere il Teatro Eliseo ristrutturato e riaperto da qualche mese.

Barbareschi afferma che Franceschini era d'accordo, il ministro nega; almeno  il ministro Padoan - visto che il finanziamento speciale viene erogato direttamente dal suo ministero e non dal FUS - ha detto chiaramente che lui non era d'accordo. Ma allora, come è possibile che sia stato approvato?

Lo ha spiegato Barbareschi, non Franceschini.  Ha detto che è andato a parlare,  singolarmente, con i membri della commissione parlamentare preposta, che si sono dimostrati, evidentemente - dice sempre  Barbareschi - più sensibili ai problemi della cultura di quanto non dimostrano di essere i vari ministri ed il governo nell'insieme. E Franceschini? Tace. Interviene solo quando dall'Agis , del 'redivivo' Fontana, e da Federvivo viene la minaccia di abbandonare la Consulta dello spettacolo del ministero della cultura. Solo allora lui, timidamente, manda un pizzino con scritto: io non ero d'accordo.  Chissenefrega, viene da replicare, visti i risultati.

Una bella batosta Franceschini l'ha presa nelle ultime ore per la bocciatura della sua proposta di creare una 'Sovrintendenza speciale del Colosseo' contro la quale il Campidoglio aveva protestato e fatto ricorso. Il TAR ha dato ragione al Campidoglio, con buona pace di 'mezzodisastro' Franceschini, che ha già annunciato che ricorrerà al Consiglio di Stato contro la sentenza del TAR.

Dal quale si attende anche la giustificazione sulla concessione del Palatino per 'Divo Nerone', ieri anteprima ad inviti, fra disfunzioni, ritardi ed altro. Franceschini non ha ancora detto perché è stato concesso dalla sovrintendenza statale, ad una società privata (costituitasi fra l'altro ad ottobre del 2016: c'è puzza di intrallazzi!) che, però, in questa impresa ha rischiato prevalentemente soldi  non suoi ma soldi pubblici, l'utilizzo di uno dei luoghi storici più simbolici di Roma. il colle Palatino, di fronte al Colosseo  che, va detto, non esisteva ancora, quando regnò Nerone, l'incendiario, di Petroliniana memoria.

Franceschini  non ha mai spiegato le ragioni che l'hanno convinto per la concessione. Né lo farà ora che il paese a tutto pensa fuorché ai neroni agli struzzi e a tutto il resto.  Perchè costretto a pensare alla nuova legge elettorale, per gli imbrogli che può nascondere, senza capirci un fico secco. Anche noi, per quanto ci siamo sforzati,  non siamo riusciti a capire come funzionerà e come sarà possibile che i parlamentari eletti siano eletti dal voto dei cittadini e non dalla volontà dei capibastone.
Ma forse avremo ancora tempo per capire, perché, notizia dell'ultima ora, i Cinquestelle si stanno sfilando ( fanno finta, per far contente  le frange più dure del Movimento che si vogliono distinguere ad ogni costo dal resto del mondo!) dal patto a quattro; e perciò la sua approvazione, con le modifiche già minacciate a  avverrà, forse, ma non in tempi brevi.

venerdì 2 giugno 2017

Il TRIC TRAC di Barbareschi salvato con una robusta iniezione di Euro: otto milioni di soldi pubblici

Il Teatro Eliseo di Roma, che festeggia quest'anno i suoi primi cento anni di vita, risultando perciò il più antico d'Italia, rischiava di celebrare nello stesso tempo il bell'anniversario e la sua chiusura. Perchè in cassa non c'era più 1 Euro - cosi aveva dichiarato Luca Barabareschi che un paio d'anni fa l'aveva rilevato dalla famiglia Monaci, restaurato - perché ormai fuorilegge, mancando di tutte le caratteristiche  di un luogo di pubblico spettacolo - e rimesso in attività. Barbareschi aveva dichiarato che per tale complessa operazione aveva tirato fuori, di tasca sua, 5 milioni circa di Euro.

L'Eliseo aveva ricominciato a funzionare, aveva il suo pubblico e le cose sembravano andare a gonfie vele, quando venne lanciato l'SOS dallo stesso Barabareschi: senza il sostegno pubblico al 'mio teatro', che è un teatro privato, ma riconosciuto come TRIC ( Teatri di Rilevante Interesse Culturale), sono costretto a chiudere. Prchè quand'anche avessi ogni sera il 'tutto esaurito' le spese per tenere aperto un teatro (produzione e gestione) non vengono coperte dagli incassi. E allora il grido di allarme di Barbareschi.

 Franceschini mi ha promesso un forte aiuto - dichiarava Barbareschi; io non ho promesso nessun aiuto, oltre quello che l'Eliseo già percepisce , quasi 500.000 Euro a stagione dallo Stato ( FUS), che unito ai contributi delle altre istituzioni pubbliche, arriva a quasi 1 milione a stagione.

Se Padoan non ci dà i soldi noi chiudiamo, minacciava ancora Barbareschi. E sarebbe stato un vero peccato per l'Eliseo, soldi aggiuntivi dal suo Ministero. Padoan non dava risposta. Barbareschi riusciva allora a smuovere alcuni parlamentari, di opposti schieramenti - lui che era stato deputato di FI e che, all'epoca, sì era pure interessato, in coppia con una Carlucci, la Gabriella,  sfortunata aspirante soubrette,  aitante parlamentare, dei problemi dello spettacolo, annosi e che continueranno ad esserlo per chissà quanti anni ancora - che sono riusciti ad infilare nella cosiddetta 'manovrina che avrebbe dovuto aggiustare i conti e invece, come vedremo, li avrebbe semmai aggravati -un articoletto 'pro  domo Barbareschi'.

Qualcuno, quando ancora non se ne conosceva l'esito della approvazione parlamentare, aveva ricordato oltre il passato da parlamentare di Barbareschi,  che egli aveva sposato, in seconde o terze nozze non importa, Elena Monorchio, figlia del potentissimo ex ragioniere generale dello Stato, il quale  si sarebbe  mosso  per mettere in salvo il patrimonio famigliare di sua figlia, ridotto  a causa dell' investimento nell'Eliseo. Anche se nessuno l'ha detto apertamente il solo nome di Monorchio ha fatto venire a molti quel cattivo pensiero.

Quando il Parlamento ha concesso l'elemosina a Barbareschi - 8 milioni di Euro in due anni, che elemosina! - s'è scatenato, come era da attendersi, il putiferio. Ma come a Barbareschi, gestore di un teatro privato, si dà una cifra non molto inferiore a quella che lo Stato destina ogni anno a tutti i TRIC?

Pronta la reazione di Barbareschi: ma come quando sono riuscito a salvare dalla chiusura un teatro,voi teatranti gridate allo scandalo e mi date addosso? Dovreste essere felici e semmai fare anche voi pressione per aumentare la dotazione statale per i teatri. Sì, gli hanno risposto molti altri gestori: dicci come si fa, perchè a noi non ci hanno mai dato ascolto.

Naturalmente ci sono state anche manifestazioni di solidarietà per Barbareschi. Emilia Costantini, sul Corriere, nel fare l'elenco dei favorevoli al 'Caso Barbareschi Eliseo',presa dall'entusiasmo s'è lasciata scappare un lapsus rivelatore, quando ha scritto che Barbareschi ha ricevuto il sostegno anche del Festival di Spoleto, nella persona  del suo direttore, GIULIANO FERRARA, rivelando inconsciamente l'artefice della fortuna del fratello di Giulianone, Giorgio, che regna a Spoleto - che non è più quello di una volta- da quasi un decennio. un tempo troppo lungo, senza cambio di direzione.

La polemica sul caso Barbareschi continua,si sono appassionati alla storia molti giornali, magari Barbareschi avrebbe preferito che passasse sotto silenzio, per evitare ritorsioni ed anche passi indietro che, per ora, dopo l'approvazione della Camera sarebbero scongiurati.

Questa storia fa pensare   alla necessità per l'Italia di dotarsi di una legge per al cultura e  lo spettacolo adeguata alla sua tradizione ed alle sue potenzialità. E, al contempo, riflettere, sul fatto che mentre a tutti si impongono lagrime e sangue, lo Stato provvede a fornire caviale a champagne ad alcuni.

venerdì 19 maggio 2017

A Roma tolgo il saluto e alla ministra Fedeli la parola; mentre Renzi alla Orlandi toglie il posto

Si saluta chi si conosce, si fa così di norma, salvo i casi in cui non si voglia salutare chiunque si abbia ad incrociare per strada o altrove. Altrimenti non  si saluta. Ma accade anche che non si saluti una persona di nostra conoscenza, che non vediamo da molto,  qualora abbia subito tali e tante offese  dal tempo  e dai malanni, da rendercelo irriconoscibile. Sta accadendo anche con Roma, ogni volta che la giriamo, lontano dai luoghi solitamente frequentati,  e  la troviamo sempre più irriconoscibile: sporca oltre ogni limite, caciarona, invasa da bancarelle e paccottiglie le più diverse,  pizzerie, fast food. la Roma che conoscevamo e che amavamo non c'è e perciò le togliamo il saluto.

E alla ministra dell'istruzione Fedeli vorremmo togliere la parola. Perchè dopo la bocciatura della sua proposta contraria alla obbligatorietà delle vaccinazioni, forse ringalluzzita dal sostegno che le è venuto da  Pierluigi Battista ( Corriere della Sera). Il quale, a difesa della Fedeli  contro la Lorenzin ha presentato il caso limite di un ragazzo di dieci anni che si presenta a scuola, accompagnato dai genitori, e che non è vaccinato. Che fa la scuola lo manda a casa? No, caro Battista, lo si fa immediatamente vaccinare e la cosa è risolta. Adesso la Fedeli torna a polemizzare con la Lorenzin sull'età entro la quale le vaccinazioni sono obbligatorie. Secondo la ministra Fedeli fino a sei anni, secondo la Lorenzin che, immaginiamo, si faccia portavoce della medicina, fino a dieci. Perchè prima di quell'età il ciclo di vaccinazioni con i richiami previsti non è completo.
 E' a tutti evidente come la Fedeli,  nonchè ministro, sulle vaccinazioni non ha diritto di parola. Non spetta a Lei stabilire quando il ciclo di vaccinazioni può ritenersi completo. Lo devono stabilire e medici e lei dovrà attenersi, zitta mosca.

Renzi, pur dall'esterno di Palazzo Chigi, continua a dettar legge come ne fosse ancora l'inquilino, mentre ad abitarvi ora è Gentiloni,  anche se alle dipendenze di Renzi. L'ultimo diktat riguarda la direttrice dell'Agenzia delle Entrate, donna energica che in tutti questi anni non si è fatta mai beccare per nessuna cosa, e che ha portato tanti soldi nelle casse dello Stato. Il suo mandato è in scadenza nel giro di un mese, e Lei che evidentemente sta sul c. a Renzi e, si dice anche a Padoan, a dispetto dei risultati raggiunti,  deve sloggiare, per far posto ad un  fedelissimo dell'ex premier,  il prof. Ruffini, figlio di ministro, nipote di cardinale.
 Dunque nell'era Renzi e post Renzi, chi fa bene può anche essere rimosso, basta che stia sul c. a qualcuno e che al suo posto voglia andarci un altro. E' possibile che si sia giunti a tale punto di barbarie,? Perchè gli interessi generali  e pubblici non devono essere curati con la stessa deiligenza con cui si curano, solitamente, i propri?


mercoledì 15 marzo 2017

Parlamento vergognoso!

Si è ripetuto l'indecente spettacolo di qualche settimana fa, quando il ministro Padoan, in procinto di recarsi a Bruxelles per rispondere agli appunti della Commissione relativi alla nostra Legge finanziaria, illustrava la risposta italiana. In Parlamento c'erano 13 deputati?
 Forse che la ragione della seduta non era tanto interessante O riguardava cosa di poco conto? No, semplicemente la maggior parte del nostro  Parlamento è costituita da gente che nel Paese, se impiegati nel varie professioni, quasi nessuno prenderebbe in seria considerazione; mentre ora, una volta seduti su quegli scranni, pensano solo a come mungere il più possibile la vacca Italia.

Sono trascorse solo alcune settimane ed il Parlamento anche sull'onda dell'emozione della morte di Febo, il giovane milanese, andato a morire in Svizzera,  decide di discutere la legge, da mesi in stallo, sul cosiddetto 'Testamento biologico', già delineata ed approvata nelle relative commissioni. Il Parlamento si riunisce in  seduta plenaria e nell'emiciclo siedono solo 20 parlamentari. E tutti gli altri 600 circa? Chi in palestra , chi a fare spese con i soldi che fottono allo Stato, chi con l'amante, che a fare qualunque altra cosa.
Del vergognoso spettacolo del Parlamento deserto, ancora più vergognoso per la estrema delicatezza delle legge in discussione, mostrato dagli organi di informazione, alcuni esponenti si sono perfino esercitati in giustificazioni del tipo: anche quando i Parlamentari sono assenti dall'Aula non è detto che non stanno lavorando, magari in tutti gli uffici  o al bar o in Transatlantico, dove si fanno accordi più o meno decenti per alleanze future. Sembrano le stesse giustificazioni  che talvolta danno i ladri colti sul fatto.

Orta  almeno noi attendiamo le prossime elezioni. E se gli elettori rimanderanno in Parlamento quelle stesse facce di... allora vuol dire che  se le meritano. E noi? non andremo a votare come facciamo da qualche anno, non sentendoci più rappresentati da chi  la maggioranza degli elettori manda in Parlamento.


martedì 7 febbraio 2017

Italiani, popolo di teatranti che interpreta quotidianamente tragedie, ma che si attende da altri il lieto fine

Lo spettacolo indecente del Senato vuoto - 13 senatori su 320 - mentre Padoan, il ministro, illustra il richiamo dell'UE e la risposta italiana a tale richiamo - argomenti dell'uno e dell'altra, la crisi economica, i conti non in ordine, la ripresa che non c'è e semmai è troppo lenta, la disoccupazione, specie quella giovanile, che non accenna a diminuire e mettiamoci anche i terremoti  ed i terremotati - ci ha indotti a riflettere sull'inclinazione tutta italiana alla teatralità con la quale ogni giorno interpretiamo la tragedie che si sono abbattute si abbattono e certamente continueranno anche ad abbattersi su di noi e sul nostro territorio.

Mentre non siamo gli unici al mondo ad essere colpiti da tragedie, siamo gli unici a vivere queste tragedie da attori, che confidano in salvatori venuti dal cielo.
Un solo esempio che può essere applicato a tutti gli altri. La cronaca passata e presente ci mette sotto gli occhi ogni giorno la situazione di grave pericolo nella quale viviamo.

Da quando ci si dice, tanto per fare un esempio illuminante, che non solo le popolazioni Campane, ma in qualche modo anche tutta l'Italia, vive  sotto la minaccia di una improvvisa eruzione del Vesuvio, che - come i terremoti - non si sa quando avverrà, ma si sa per certo che potrebbe avvenire, anzi avverrà? Da sempre. Ma s'è mai sentito di qualche provvedimento preso concretamente per ridimensionare il pericolo effettivo, non virtuale? No, mai.

E pure ogni giorno recitiamo le tragedie del nostro paese, da interpreti fedeli al canovaccio ed anche bravi. E le recitiamo fino alla penultima scena, ben consapevoli, come la storia del teatro ci ha insegnato, che poco prima di sprofondare divorati dalle fauci del Vesuvio, nell'ultima scena della nostra interminabile tragedia, ci sarà un 'deus ex machina' capace di liberarci dalle fiamme,  evacuando con velocissimi yacht, navi e portaerei, l'intera popolazione.
 Noi la salvezza non ce la procureremo da noi stessi, attendiamo sempre che ci arrivi da altri, dall'alto, o anche, dal basso, con il Vesuvio che implode su se stesso, bloccando nelle viscere della terra la lava incandescente e distruttrice.

E così oltre che attori, dimostriamo al mondo intero, che siamo anche fessi.

venerdì 3 febbraio 2017

Parlamentari d'Italia. Chi li rivota è un idiota. Padoan parla davanti al Senato vuoto

Da ieri, da quando la tv ha trasmesso le immagini di Padoan che parlava al Senato - si fa per dire - per illustrare il richiamo di Bruxelles sui nostri conti, e la risposta italiana alle contestazioni, una fortissima indignazione  ci ha colti. Certo che siamo abituati da sempre a vedere quell'ignobile spettacolo delle due Camere vuote, per una ragione o per l'altra, anche quando è in discussione un tema di una certa importanza. E abituati  lo sono anche i giornali che ormai non ci fanno più caso, e anche le televisioni, complici,  che hanno imparato il trucco: non inquadrano mai l'emiciclo, ma solo il relatore. Per fortuna che oggi, precedendoci nell'indignazione di qualche ora, il Corriere, punta il dito contro l'intero corpo senatoriale, indegno, mettendo in prima pagina una foto che grida vendetta.

Vedere il Senato con soli 13 senatori, dei 320  eletti, è vergogna senza pari. Mentre si parla del futuro, dei destini del paese ai quali  uno per uno i Senatori dichiarerebbero di essere massimamente interessati,  senza che però più nessuno li prenda in seria considerazione, loro pensano a quando votare, ai capilista bloccati, all'Italicum o al Porcellum o al Mattarellum o al premio di maggioranza; e a quel fatidico 16 settembre, al quale vogliono arrivare ancora in scranno. Che gliene fotte dell'Italia? Come del resto agli Italiani non gliene fotte nulla se i parlamentari che hanno eletto appartengono alla peggiore classe italiana. E' così. E mai lo sdegno arriverà ad indurre tutti a votare scheda bianca, in modo da non eleggere nessuno e chiuderlo se non proprio il Parlamento intero, almeno il Senato. Tanto per cominciare.

Renzi era partito dalla riduzione, ma non gli è riuscita; e tutto resta come prima in un paese alla deriva, immobile. Si pensa alle elezioni. Se poi tutti i cittadini  avranno maggiori problemi e difficoltà, cosa importa a loro che una volta entrati in Parlamento si garantiscono per qualche tempo un bel vivere e, se furbi, anche una tranquilla vecchiaia?
 Abbasso il Senato!

lunedì 5 dicembre 2016

Le lacrime di 'Coccodrillo-Travaglio' sul dimissionario Governo Renzi

Alla fine il partito della non-riforma ha vinto per tre a due sul partito della riforma-non-perfetta. E guai a chi ora e per i prossimi anni si lamenterà della burocrazia italiana, delle lungaggini parlamentari e delle trappole che una delle due camere tende troppo spesso all'altra, e, infine, della mancata soppressione di un ente inutile ma costoso come il CNEL ( Sarà contento, per questo, l'amico Pennisi che ora, essendo ancora nel CNEL, avrà da scrivere meno su o contro il Governo Renzi che voleva eliminarlo ed invece è stato eliminato proprio lui, l'eliminatore, o il rottamatore; e tornerà a concentrare le sue energie prevalentemente sulla musica, la sua passione bruciante.).

Ieri tutti a ricordare gli esempi vicini  della Brexit o di Trump alla Casa Bianca. Alla vigilia tutti minacciavano l'imminente fine del mondo, tutti dopo poco si sono dovuti ricredere proprio sulla fine del mondo, perchè che non c'è stata, nonostante che di tanto in tanto qualche fulmine inglese o americano si abbatta sul mondo.
 Ma nessuno può fare lo stesso discorso anche per l'Italia: la fine del mondo, così come  non c'è stata per quei due paesi, sostengono i vincitori, non ci sarà in Italia; perché non può ignorare che l'Italia non è né la Gran Bretagna nè gli Stati Uniti, e che un qualche problema, magari anche grosso, potrebbe averlo, a causa del suo debito pubblico, enorme, ed anche perché con la guida pur criticabile e criticata di Renzi e l'aiuto del suo validissimo ministro Padoan , il nostro paese 'rischiava' di uscire dal guado. Lentamente, certo, e per questo fra i mugugni. Ora dobbiamo stare in finestra.  Non affogherà, ma potrebbe avere  un pericoloso naufragio sia in patria che in Europa.

Mentre Travaglio-coccodrillo-arrogante versa  lacrime sull'uscita di  scena di Renzi, dichiarandosi - ora, ma solo ora - dispiaciuto perché mancherà al governo del  nostro paese la sua giovinezza, il suo entusiasmo. Peccato - ha avuto l'arroganza di dichiarare - dando del cornuto all'asino-Renzi, lui bue-Travaglio riconosciuto, arrogante quanto e forse più dello stesso Renzi.

Adesso la palla passa al Presidente della repubblica che dovrò designare un nuovo capo del governo italiano il quale dovrà recarsi in Parlamento e domandare la fiducia. Non dimentichiamo che il PD ha la maggioranza ed è quindi abilitato a governare fino a nuove elezioni, a meno che non sfiduci il prossimo incaricato da premier.

Tutti gli altri partiti, quelli del fronte del NO chiedono a gran voce elezioni subito, non gli frega nulla di quel cesso di legge elettorale denominata 'Porcellum' e della possibilità di cambiare l'Italicum non ne vogliono sapere. Vogliono subito approfittarne, e portarsi a casa, sbranato, Renzi.

Il pericolo di avere anche in Italia un governo 'simil-Raggi' non impensierisce nessuno, nonostante il clamoroso flop del Campidoglio pentastellato.

venerdì 27 novembre 2015

SEGRETISSIMO. Il governo Renzi sta pensando di trasferire la Capitale da Roma a Firenze.

E non sarebbe la prima volta che Firenze  si trova ad essere la capitale dello Stato italiano. Roma non regge più al gran traffico che il Governo Renzi ha impresso alla Capitale e che ha intasato soprattutto la tratta Firenze -Roma.  E Roma? A Roma basta essere stata la capitale dell'Impero romano, la capitale d'Italia per  oltre un secolo e mezzo, la capitale dello Stato pontificio per secoli e la Capitale della cristianità dagli inizi del Cristianesimo. Primati questi che nessuna decisione, trasferimento o spoliazione di titolo potrà strapparle.
 La ragione del recente intasamento romano è dovuta alla calata di fiorentini e toscani nella Capitale chiamativi dal premier Renzi, e dalla indisponibilità di alloggi adeguati per i neoromani, essendo quasi tutti requisiti da potenti e miserabili, gli uni per i palazzi di Propaganda Fide, ai quali ovviamente avrebbero aspirato gli emigranti fiorentini, gli altri per quei tuguri mal messi del Comune.
A Roma non ci sono più case, e per fermare il traffico fra Firenze e Roma, meglio trasferire direttamente la Capitale a Firenze. Ma sono davvero tanti i fiorentini emigrati a Roma, per chiamata diretta del premier? Molti di più di quelli che si conoscono e che sono quelli  messi da Renzi ai vertici delle istituzioni o a capo di importanti società. E che comunque sono già tanti.
Si va dalla capa dei vigili chiamata a dirigere il traffico di carte e decreti a Palazzo Chigi, all'ingegnere che aveva curato la privatizzazione di quei venti tram che scarrozzano i turisti a Firenze, che ora dirigerà il traffico ferroviario in Italia, e, forte dell'esperienza della privatizzazione tramviaria fiorentina,  guiderà lo sbarco in borsa delle Ferrovie italiane. Per non parlare della Rai invasa da fiorentini ecc...ecc...
Tutti d'accordo per tale trasferimento che ora i ministri Padoan e Boschi stanno studiando fin nei minimi particolari ( la decisione nel prossimo consiglio dei ministri, prima di Natale), tranne uno: Papa Francesco che del trasferimento anche del Vaticano a Firenze non vuole sentir parlare.
 Intanto Renzi d'accordo con il suo scudiero violinista, Nardella, sta predisponendo la sua città ad accogliere gli emigranti di ritorno (tutti i fiorentini ) e gli emigranti romani, per lo meno per i lavori più umili - ce ne sarà bisogno, od anche per quelli provvederanno altri fiorentini e  toscani. Maledetti?
 La prima decisione assunta dall'amministrazione comunale fiorentina, in vista di tale prossimo trasferimento è il cambio di destinazione  di Palazzo Vecchio che sarà sede del Governo, ma anche e prima ancora il cambio di nome di tale storico palazzo, che da 'Palazzo vecchio', si chiamerà 'Palazzo nuovo'.
E per tutta la schiera di questuanti che ogni giorno fanno la fila  per bussare alle porte del potere? Firenze in questo s'è già attrezzata. Ha una disponibilità alberghiera, in proporzione, superiore a Roma, come ha potuto dimostrare al mondo intero in questi giorni, quando  ha ospitato gli invitati ad un matrimonio faraonico fra indiani che a casa hanno miseria  che si taglia  a pezzi e poi vogliono anche gli elefanti per la passeggiata nuziale  lungo le strade che costeggiano l'Arno. Gli ospiti solo di questo matrimonio hanno occupato ben 600 stanze, senza che il normale traffico di turisti avesse a soffrirne.
E siamo certi che se avessero pagato il richiesto o preteso, Nardella, e Renzi interpellato , avrebbero acconsentito alla passeggiata con l'elefante. Come hanno acconsentito a che il matrimonio venisse celebrato in una storica piazza della città, dove sono stati impiantati per l'occasione dei gazebo, per la modica cifra di 50.000 Euro ( il matrimonio ai poveri indiani costerà la bellezza di 20 milioni di Euro) ed hanno fatto scorrazzare per la città cortei di super ricchi vestiti nelle fogge più strane,  talune assai simili a quelle che il sindaco di Varese ha proibito con una stupida ordinanza nel perimetro del suo Comune.

venerdì 16 ottobre 2015

L'esperienza Marino non è bastata al PD e a Renzi, sul punto di fare altri pasticci

Va bene, Marino non è un ladro,  ma forse un furfantello - se gli scontrini dicono il vero - che, come tanti ladruncoli da quattro soldi  va a cena con chi gli pare,  moglie e madre e famiglia comprese, e fa pagare il conto al Comune. Qualcosa di analogo, non sappiamo in quale misura, gli deve essere capitato anche in America. Comunque non conta l'ammontare della somma, che Marino appena scoperto e sul punto di farsela sotto per la figura 'di merda', ha restituito assieme alla carta di credito del Comune; ma il fatto che si sia inventato delle balle a proposito, mentre imponeva a tutti onestà intellettuale ed anche economica, e si sfilava dalla congrega che per anni, forse decenni, aveva saccheggiato Roma, in accordo anche con malavitosi e senza che il partito che ora lo censura e licenzia - soprattutto a causa degli scontrini ma anche per i sopraggiunti rapporti troppo tesi con il Vaticano, alla vigilia del Giubileo - se ne fosse mai accorto. In verità se ne era accorto da tempo, tutti sapevano, ma stavano zitti, e facevano affari. Sporchi.
 Marino continua a fare come se fosse ancora il sindaco, e lancia l'ennesimo  sasso  con la pedonalizzazione completa dei Fori e strade circostanti, anche contro il parere del Consiglio superiore dei Beni culturali, del Ministero, che su tale proposta, presa in esame da tempo, aveva espresso parere negativo.
 Insomma Marino che dovrebbe starsene, se crede anche nel suo ufficio,   e comunque in qualunque posto con la coda fra le gambe, continua a far danni e non dice una sola parola a proposito dell'ultimo incidente della metropolitana. Lui si sfila senza pudore dalle sue responsabilità.
 Tutto questo avrebbe dovuto insegnare al PD romano ed a Renzi che un chirurgo che magari sa squartare e ricucire dopo aver tolto il bubbone e far guarire l'ammalato, non è detto che sappia fare il sindaco. Anzi è certo che non lo saprà fare, come nel caso di Marino.
 Ora, a Roma, dopo la disastrosa esperienza dell'incapace, se pur onesto - ma chi se ne frega, anche se al giorno d'oggi l'onestà fra i politici risulta merce rarissima -  chirurgo Marino, si sta o pensando al commissario ed al gruppo di sub-commissari, oltre che al possibile candidato per le elezioni che oggi sembrano lontane ma sono, invece, vicinissime. E i nomi che circolano sono nomi di sosia di Marino, di persone cioè che rivestono  incarichi di una qualche importanza, onesti fino ad oggi, ma che NON HANNO MAI AMMINISTRATO UNA CITTA' tanto meno una città difficile come ROMA. Dunque della schiatta degli INCAPACI e NON IDONETI
 Accanto al gruppo di prefetti - poliziotti, per essere più comprensibili - o ex magistrati, spuntano nomi del mondo chic di sinistra, che stanno bene dove sono, dai circoli a ridosso del Tevere, o nello sport, come Malagò; oppure  di un manager che già per essere stato trasferito da Musica per Roma al Teatro dell'Opera ( due realtà totalmente diverse, mentre oggi, ancora oggi l'interessato va dicendo che vuole impiantare all'Opera il modello Musica per Roma! )  un casino l' ha combinato, stratosferico ( quello dell'esternalizzazione di orchestra e coro, il più esilarante per il mondo intero, per fortuna rientrato) come Carlo Fuortes, il cui nome risulta nella rosa dei candidati a sub commissario. Anche lui certamente è persona onesta e, a Musica per Roma, ha saputo ben operare. Questo è fuori di dubbio. Ma non è che siccome sa fare il manager culturale saprà anche amministrare la città. E poi che fa del suo incarico all'Opera? lo mantiene? Non mantiene contemporaneamente , per un altro disastro del Marino vacanziero,  anche la carica di AD di Musica per Roma?
Con Fuortes candidato ad ogni cosa - come si continua a fare anche con Cantone, ci si rende conto di quante poche intelligenze  e capacità disponga il PD, che non  riesce mai a guardare oltre la ristretta cerchia dei suoi fedelissimi.
 Ma il colmo dei colmi deve ancora venire. E riguarda la rosa di candidati a sindaco di Roma, nella quale spicca il petalo profumato  di Marianna Madia. La quale, già tante critiche s'è tirata addosso per il fatto che senza guida e protezione dall'alto, oggi sarebbe altrove, certamente non nel governo, con tutta la benevolenza possibile, perchè con le madonne non si governa.
 E, a proposito della Madia, suo padre, Stefano, giornalista e regista, uomo di Veltroni, morto prematuramente per un brutto male fulminante, persona degnissima sia chiaro, per la sua vicinanza con la politica ha dalla politica ricevuto - in questo caso senza nessuna ragionevole motivazione - una strada intitolata.  Sta a vedere che intitolano anche a noi una strada, quando moriremo, il più tardi possibile. Basterà se ci mettiamo alle costole  di Franceschini - lui no , proprio no! -  di Padoan o  di Gentiloni?

martedì 16 giugno 2015

Renzi, ma quanti sono i tuoi famigli da sistemare a roma?

Renzi lo ha ammesso apertamente. Il ballottaggio è stato una vera mazzata per il suo partito, dopo lo schiaffo beccato al primo turno, con le regionali. Inutile negare i fatti.  E il centro destra esulta, segno ne è la apparizione continua in video di Brunetta, il pupazzetto sempre in piedi che muove continuamente la testa agitando quel suo ciuffo malandrino. Anche se non lo si ascolta - dice le stesse cose ormai da anni, a partire da quando ha dovuto fare le valigie ed andar via dal governo - si capisce che non vede l'ora che si vada alle elezioni dopo le quali, a vittoria certa (????) del centrodestra, si vede già 'sparato' e 'assettato' sulla poltrona di Via XX settembre,  scalzato Padoan.
 Ma Renzi parla anche lui, anzi si agita. Basta con il " Renzi 1, non rende, devo tornare a fare il Fonzie". Adesso, intanto, per  riprendere fiato e mettere un pò d'ordine nella sua testa, vuole rimettere in discussione anche quei pochi provvedimenti che s'è vantato di aver portati in dirittura di approvazione definitiva.
 Dalla scuola al Senato alla legge elettorale. Ora si discute. E intanto s'è tolto il peso dell'assunzione entro settembre dei centomila insegnanti, non si fa più in tempo. Non ascolta il consiglio di chi gli ha detto di stralciare tale provvedimento dal decreto sulla scuola; e lui spera, così minacciando, di  tenere per le p... il mondo della scuola e i sindacati.
 Le prossime settimane ci diranno se la nuova strategia  dell'ex decisionista Fonzie, avrà un qualche risultato. Come ci diranno anche  quale peso aveva il consiglio  minaccia o ordine) a Marino di mollare il Campidoglio. Insomma Fonzie, per tirarsi di nuovo tutti  dalla sua parte, prende/perde tempo.
 Mentre invece non perde affatto tempo nella sua  programmata azione di sistemazione di tutti i suoi fedelissimi allevati nel pollaio della Leopolda o a Palazzo Vecchio, dai tempi del suo mandato di sindaco a Firenze.
 Ha fatto trasferire in poco più di un anno un sacco di gente da Firenze a Roma, creando anche problemi alle agenzie immobiliari, costrette a trovare  degne sistemazioni ai suoi cortigiani, e non ritenendo ancora del tutto terminato il suo lavoro di sistemazione dei famigli, che spuntano ogni giorno come la gramigna, ne ha piazzato un altro al vertice di Equitalia, scalzando i candidati sia della Orlandi ( Agenzia delle Entrate),  che  lui ha messo lì prelevandola dalla Toscana, che di Padoan, il suo ministro fedelissimo, l'unico che ha i numeri per far continuare quasi tranquilla la navigazione della nave Italia, che le bizze di Fonzi ogni tanto rischiano di mandare sugli scogli. Padoan è bene che se lo tenga caro il Fonzi, comunque vadano le cose. Tutti gli altri - TUTTIIII- li cambi quando vuole, o li sposti dal un ministero all'altro, tanto...

venerdì 20 marzo 2015

Meno male che c'è Padoan nel governo Renzi

Ci siamo domandati molte volte nel corso dell'anno del Governo Renzi cosa sarebbe accaduto all'Italia se non avessimo avuto, imposto anche da Napolitano - benedetto presidente - un ministro del Tesoro o delle Finanze - che poi è la stessa cosa, giacchè il tesoro  che non c'è più, ilministro incaricato deve ricostituirlo  badando alle Finanze - che in Europa, nella materia di cui si occupa, stanno ad ascoltare.
 Ieri l'ultima bacchettata all'Italia spedita dalla Banca Centrale Europea, dove siede l'altro 'sancristoforo' dell'Italia,Mario Draghi: attenta Italia al tuo debito pubblico! E lui, senza perdersi d'animo, ha risposto: stiamo facendo le riforme necessarie voi lo sapete ed avete approvato; stiamo tenendo il deficit entro i limiti stabiliti, ma  tenere contemporaneamente sotto controllo il debito, in un momento di crisi, quando appena si intravede la possibilità di una risalita, vuol dire annullare i benefici effetti  della ripresa che sembra alle porte. Punto e basta.
 Non gli hanno replicato: ma cosa stai dicendo Padoan? Nessuno poteva dirglielo, neppure Draghi, perchè Padoan sa quel che dice.
 E mentre ascoltavamo Padoan dare questa risposta secca e precisa, abbiamo pensato all'eventualità catastrofica che Renzi avesse voluto, disubbidendo al diktat di Napolitano, mettere al Tesoro una Madia, ad esempio, o anche una  Boschi.
 Non osiamo pensare al disastro nel quale sarebbe piombata l'Italia, con tante brave ed anche intraprendenti ministre - vale anche per tanti altri ministri-  se avesse preteso ed ottenuto che l'intero suo gabinetto di governo fosse fatto ad immagine e somiglianza della Madia o della Busi. Sì, anche della Busi, che certo ha una bella parlantina, ma sostanza: competenza cioè ed esperienza poca, e in campo economico zero. Conosciamo la risposta di Renzi. E - infatti - lui direbbe: non ho messo al tesoro né la Madia né la Boschi. Sì ma tutto il suo governo, caro presidente è fatto ad immagine di Madia e Boschi, quasi affatto ad immagine di Padoan. Che, se anche è l'unico nel suo Governo, meno male che c'è.

sabato 10 gennaio 2015

Zibaldone:TAR del Veneto,Provincia di Roma, Parlamento vergogna d'Italia, Nomine di 'genere'.

Ancora una sentenza che fa  girare i...    Il TAR del Veneto, interpellato sul caso delle grandi navi che solcano la laguna di Venezia giungendo  quasi dentro San Marco, ha dichiarato illegittima la norma che ne vieta il passaggio e perciò dal 2016 potranno nuovamente arrivare fino a Piazza San Marco per la gioia dei turisti ed il terrore del mondo intero che teme una catastrofe, quando al timone dovesse esserci un altro irresponsabile della  discendenza degli Schettino. Di fronte ad una simile sentenza non pochi si chiedono se non sia giunto il momento  di chiudere simili tribunali, dato che questa sentenza che suona di offesa all'intelligenza umana, non è la prima emessa da un TAR e non sarà, evidentemente, nemmeno l'ultima. Ma l'esperienza ci dice che  il TAR continuerà ad esistere  ed a sentenziare e il popolo italiano a chiedersi un'altra ragione di tale esistenza, oltre la stupidità. Ora, per il caso 'grandi navi a Venezia' tocca al governo  misurarsi con tanta stupidità.

 La Provincia di Roma, da cui dipende - come da tutte le Province di Italia -  la manutenzione degli edifici scolastici pubblici, ha stabilito - PER RISPARMIARE, altrimenti per quale altra ragione logica? - che gli impianti di riscaldamento nelle scuole di ogni ordine e grado, siano spenti ogni giorno alle ore 12. E fra le scuole, oltre quelle che fanno lezioni di pomeriggio - in questo caso che si fa?  Peggio per loro? - ci sono anche Accademie e Conservatori, nelle quali con le aule fredde non si può studiare (ne risentono anche gli strumenti musicali, perfino loro protesteranno)  e neppure, per l' Accademia di Belle Arti, avere a disposizione modelle che al freddo si rifiuteranno di posare nude. Forse quello dello spegnimento degli impianti di riscaldamento è uno dei punti salienti della riforma epocale esposta dal ministro Giannini e già lanciata dal premier Renzi. Si taglia il riscaldamento ma non si riesce a tagliare nessuno dei privilegi che chi comanda si è autoconcesso, avanzando il principio del 'diritto acquisito', come se il riscaldamento a scuola non debba essere considerato acquisito.

 E il Parlamento? Il Parlamento italiano - il discorso vale anche per il Senato, in attesa che lo chiudano - è  la vergogna del Paese. Alfano, che non è certamente quel grand'uomo che si immagina nè il grande statista al servizio del popolo che egli stesso si crede, ma sempre Ministro degli Interni resta, riferisce al Parlamento dei fatti di Parigi, davanti ad un emiciclo praticamente vuoto. Non è la prima volta di uno scandaloso spettacolo dei  rappresentanti del popolo, che di fatto rappresentano soltanto i propri interessi,  e che dimostrano, in molti casi,  una partecipazione minore dell'intero paese che sbagliando grossolanamente, li ha eletti, e che smentisce la convinzione che vuole i rappresentanti del popolo degni  ed assai simili allo stesso popolo che li ha eletti.

L'assentesimo sparisce di colpo quando si tratta di  fare affari con la politica. Come nel caso della elezione del segretario generale della camera dei Deputati, dove è stata eletta una figlia d'arte, anzi nipote e figlia e moglie di alti burocrati del Parlamento. In famiglia qualcosa come 7-800 mila Euro di stipendi l'anno in due. Insomma anche negli alti gradi della burocrazia prevale la famiglia, accanto alla nuova tacita regola che vuole il genere femminile preferito a quello maschile. Cosicchè sia Camera che Senato hanno ora due segretari generali donne.  A proposito del Senato poi, abbiamo appreso che il segretario generale,  è la dott.ssa Serafin. Il caso ha voluto che di questa signora, prima di conoscerne il ruolo istituzionale,  che vedevamo sempre al fianco di Grasso, non più tardi di qualche mese fa, proprio su questo blog, avevamo scritto testualmente: chi è  quella matta che  è sempre al fianco di Grasso. Perchè? Semplicemente perchè solo una matta poteva conciarsi a quel modo in cui era conciata la dott.ssa Serafin, biondo platino alla sua età, con un boccolo che le pende da un lato solo del viso, esattamente come fanno le ragazze con  alcune decine d'anni di meno della dott.ssa Serafin, e che vanno alla ricerca di un posto di lavoro, dunque in una condizione sociale anagrafica ed istituzionale che non è la stessa della Serafin. Anche ora che sappiamo chi è, quando la vedremo ancora così conciata, continueremo a dirci: ma come si concia quella matta,  aggiungendo senza timore reverenziale, del segretario generale del Senato?

E, infine, smettiamola con le nomine di 'genere' e a carattere 'familiare'. Forse il caso  della norma del decreto fiscale che avrebbe favorito Berlusconi, poi ritirata da Renzi, non si si sarebbe verificato se alla guida dell'Ufficio giuridico di Palazzo Chigi  non vi fosse stata messa da Renzi la sua ex capo dei vigili, dott.ssa Manzione, probabilmente non all'altezza di un ruolo così importante e delicato che  comporta  anche lunga esperienza. Sempre Renzi sembra  farsi carico del  futuro di intere famiglie del 'giglio magico', come sta facendo con la famiglia De Siervo che fa capo al patriarca, ex  presidente della Consulta, il cui figlio ha messo a capo di RAI.COM, e la cui sorella pare l'abbia promossa a Firenze, non lui personalmente, ma il suo scudiero Nardella.
 Se proseguisse in questo suo insano progetto potremmo avere la Madia, sindaco di Roma - come se non bastasse il disastro e l'inadeguatezza di Marino - e la Boschi a capo del dicastero della Giustizia.
 No, caro Renzi, il Paese s'è reso conto che il suo governo è formato da lei e da Padoan. Se lo immagina un paese guidato  nei dicasteri chiave dalle sorelline della Boschi, della Madia o della
Manzione  che Lei piazza dappertutto perchè sono donne, secchione, giovani  ed anche carine, non importa se poi siano inadeguate al ruolo, perchè  ancora inesperte?
 L'altra sera abbiamo visto all'opera un' altra parlamentare PD, Lia Quartapelle, che Lei avrebbe voluto al Ministero degli esteri. Carina, giovane - come nel suo standard - ed anche brava. ma su siamo seri.
 L'unico punto sul quale le diamo ragione, sebbene non ne abbia quasi su tutta la linea, è che sono più presentabili di tanti beceri loro colleghi maschi. Li ha sentiti l'altro giorno in Parlamento quelli di  5 stelle o della Lega che le davano del 'collaborazionista del terrore'? Nostro malgrado, le dobbiamo dare ragione: meglio la Boschi, la Madia la Manzione e la Quartapelle. Solo che la guida di un paese esige politici esperti.

venerdì 19 dicembre 2014

Ode alla giovinezza, che non è un valore in sé in molti casi

Siamo sorpresi quando sentiamo dire che  un tale od una tale si meritano di occupare un posto di responsabilità perché giovani. In Italia, ad onor del vero, merita ancora di più chi è anche donna oltre che giovane, e, se proprio vogliamo dirla tutta, meglio ancora se è anche bella oltre che donna e giovane.
 Questo criterio, quello cioè di considerare la giovinezza un valore in sé,  sta regolando molti campi sociali.
 Ad esempio, per limitarci al campo musicale, il campo che a noi interessa particolarmente, mentre nessuno si dà pena dei tanti giovani, pur bravi, pur donne ed anche belle, che restano senza lavoro perché oggettivamente le possibilità si vanno sempre più restringendo,  per incarichi di vertice il valore giovinezza conta ancora e tanto.
 Si discute già del futuro direttore dei Berliner che prenderà il posto di  Simon Rattle, quando il direttore inglese lascerà nel 2017. E il nome che viene più frequentemente citato è quello di Gustavo Dudamel, che all'epoca dovrebbe aver concluso il suo incarico a Los Angeles.
 Ora, guardando al panorama internazionale, è mai possibile che non si riesca a trovare un direttore in grado di imprimere una svolta ai Berliner, come quella che, nel recente passato, hanno impresso sia Abbado che Rattle, per cui si ricorre ad una rivoluzione basata principalmente sull'età del prescelto,
anche quando le azioni di tanti giovani, venuti alla ribalta negli ultimi anni, si sono notevolmente  deprezzate?
 Noi capiamo che quando si deve scegliere il capo di una azienda elettronica il fattore 'giovinezza' possa essere un fattore importante; ma per mille altri incarichi la giovinezza potrebbe risultare addirittura un handicap. Non ci credete. Volete un esempio, uno solo per convincervi? Perchè all'Economia, il ministero più importante di questi tempi ( non quello della cultura, come va dicendo 'mezzo disastro' Franceschini) il premier Renzi, su consiglio del saggio Napolitano, non ci ha messo né la Boschi né la Madia, ma Padoan che, in coppia con lui, regge le sorti del nostro paese anche nel confronto con l'Europa, sulla base della sua età ed esperienza ? E Padoan non è giovane, non è donna e non é neanche bello. Per nostra fortuna, però, sa quel che fa, come non sembra sappiano spesse volte le nostre pur giovani donne e belle ministre.

giovedì 11 dicembre 2014

Informazioni disinteressate per il giorno di sciopero generale. Di Lidia Menapace, di Corriere e Repubblica, dei costi della politica, e degli italiani che non conoscono più la loro lingua

Niente notizie, niente programmi televisivi o radiofonici in diretta. Che bello! Qualche volta , almeno sotto questo aspetto, fa pure bene uno sciopero generale. Il fatto è che, purtroppo, l'indomani, si ricomincia.
Ricominciano tutti radio, televisione ed anche giornali - a proposito domani li troveremo in edicola o no? - e ricominciamo  a vedere le solite facce delle compagnie di giro che popolano gli schermi televisivi, più che le onde radio o le pagine dei giornali. Non importa ai conduttori - li chiamano così, come  chiamano anche i direttori d'orchestra, quei poveri idioti della schiatta giornalistica, che vogliono far sapere che conoscono l'inglese - che la gente ne ha piene le scatole di certe facce che  discutono - o sembrano farlo - di tutto con sempre uguale competenza, leggi: incompetenza. Consentiteci una parentesi linguistica. Ieri o l'altro ieri fa lo stesso, un grande quotidiano riferiva della tournée in USA del Regio di Torino, guidato da Noseda, il quale, secondo il grande quotidiano è stato, di recente, 'nominato' (nomination) conduttore (conductor) dell'anno. In italiano, ad uso di quei giornalisti che l'italiano lo stanno dimenticando a favore di qualche parola d'uso comune inglese,  si dice  è stato 'proclamato' o 'segnalato' o 'eletto' da una nota rivista musicale americana 'direttore' d'orchestra dell'anno.
 Torniamo alle compagnie di giro, per dire quanto sarebbe sacrosanto e sano ogni tanto cassarle dagli schermi televisivi.
 L'altra sera a 'di martedì' dell'antipatico  Floris (pare che vogliano spostarlo di giorno,  ma che non possano farlo per via di quell'insulso titolo!)  s'è materializzata una personcina ( per la piccola statura fisica) che ci ha fatto molto piacere e ci ha resi orgogliosi come italiani,  semplicemente per la sua esistenza. Lidia Menapace, classe 1924, donna intelligente  e lucida. Di Salvini, quello con la cravatta verde ed il torso nudo, se ne mangia duemila; solo che Lei non la inviteranno spesso perché  manda qualche scossa alla materia grigia degli italiani, almeno a quelli che l'hanno, mentre il Salvini coltiva gli istinti più bassi degli ascoltatori, e questo piace e serve di più ai conduttori (che risate!) delle reti televisive e dei programmi. Novant'anni e forse appena una quarantina di chili di peso di oro colato, specie di testa.
 Per fortuna che c'è qualche caso in cui la televisione  (ed anche i giornali) servono a qualcosa. Quando ci sono delle patenti ingiustizie che il singolo è incapace, perchè impotente , a risolvere da solo, ecco che i grandi mezzi di comunicazione,  denunciando all'opinione pubblica gli enti che tali ingiustizie praticano, li costringono a porvi rimedio in ventiquattr'ore, mentre  il singolo lottava da anni per ottenere giustizia, senza riuscirvi.
 Repubblica e Corriere fanno a gara  a chi intorbidisce di più le acque, già abbastanza torbide, dell'informazione. Chi vende di più? Ieri, in risposta a tale domanda, i due  più grandi quotidiani se la battevano, in fatto di informazione  tendenziosa e pilotata.  Il Corriere è primo in edicola, diceva il Corriere, La Repubblica è prima nelle vendite, diceva La Repubblica. Il lettore veloce  avrà pensato: si può sapere chi è primo? Solo leggendo attentamente, ed essendo un pò addentro al mercato delle edicole, si veniva a capo del fondo di verità della notizia. Il Corriere - che ha più soldi da buttare - distribuisce in edicola più copie di Repubblica. Distribuisce vuol dire 'consegna' agli edicolanti. Poi però La Repubblica che distribuisce meno copie agli edicolanti ne vende di più. Ma allora, potrebbe pensare qualcuno perchè il Corriere non ne stampa meno? Ha soldi da buttare? Semplicemente perchè se  vuol tentare di vendere più copie ne deve distribuire di più, perchè  lo scarto fra le copie distribuite e quelle vendute, specie in Italia, è abbastanza alto, anche fra i quotidiani. Ancora più drammatica, anzi letale, la differenza fra copie distribuite e vendute per le riviste di settore. per fare un esempio: per vendere 5.000 copie ne devi stampare almeno il triplo. E subito chiaro a  chiunque come muore la stampa periodica in Italia.
 Quanto costa la politica? Franco Abruzzo che quotidianamente fornisce notizie fresche di scoperta , scrive oggi che la politica in Italia, in tempo di 'revisione della spesa', continua a costare 8.000.000.000 di Euro. Sì avete capito bene, quasi tre volte la correzione che la UE chiede ai conti italiani, per la quale Padoan si raccomanda a Padre Pio, perchè non saprebbe, senza il miracolo dell'inversione di rotta della crisi, trovare i 3.000.000.000 circa necessari. La politica, invece, sta buona e zitta. seguendo la regola che se ti investe una tempesta fai finta di nulla, tanto passerà e potrai continuare a vivere sotto l'ombrellone, in una eterna estate. La stratosferica cifra è stata fornita dalla Corte dei Conti nella sua relazione di giugno. Son passati sei mesi è tutto è come prima.

sabato 29 novembre 2014

Rusalka ha fatto boom!

Come sia andata l'altra sera, all'Opera di Roma, con la serata inaugurale di stagione, non ci è dato di sapere, nonostante che abbiamo letto la maggior parte dei quotidiani.
 Di certo si dava Rusalka, approdata all'Opera prima d'ora già otto anni fa (Roma è forse l'unico teatro dove in meno di 10 anni abbiano rappresentato due volte l'opera di Dvorak), il direttore, al suo debutto a Roma, è stato strattonato dalla critica sia di destra che di sinistra ( è importante  segnalarlo perché la critica di destra e quella di sinistra si spartiscono i compiti) il regista era Krief che ha avuto a disposizione appena 50.000 Euro per l'allestimento (forse ne ha presi di più per la regia, dovendosi egli spremere le meningi per pescare nei magazzini del teatro  tutto quello che poteva essere utile per il nuovo /vecchio allestimento) ha inscheletrito il mondo favolistico; e le voci, la principale delle quali, femminile,  è stata sostituita per indisposizione  negli ultimi giorni, non sappiamo di che pasta fossero fatte. Chi dice che erano assolutamente inadatte, chi ne salva la metà chi le promuove in toto, a seconda che fossero di destra o sinistra - i critici s'intende. Fra i quali c'erano i vedovi o le vedove di Muti , che lo rimpiangeranno in eterno (dimenticando di annotare che l'allestimento e il cast dell' Aida andata in fumo costava all'incirca 1.500.000 Euro) e che, inconsolate, vagano per le sabbie egizie; coloro i quali, anzi uno, che raccontava per l'ennesima volta la storia di Rusalka - che palle! - per non sporcarsi le mani, e, nel frattempo, prendeva tempo e spiava le mosse degli altri ( era un pezzo, bello corposo, da pubblicare alla vigilia e che, per mancanza di spazio, è finito all'indomani della prima); e poi c'era il cantore/poeta con il pensiero sempre verso Muti e famiglia ( altrimenti  non gli avrebbero fatto presentare al festival ravennate, una sua opera: beccato, diavoletto di un critico!) ma che ora vuole salvare capra e cavoli, dove i cavoli sono i suoi rapporti anche lavorativi con Fuortes, da Roma a Bari e ritorno.
 L'univo forse che dava conto, in breve, con un pezzo tozzo, era un critico 'da destra': poche annotazioni anche sull'esito della serata. Abbiamo anche letto di applausi di cortesia, ed anche di nove minuti di applausi. Vi meravigliate?  Nove minuti di applausi  possono essere di sola cortesia. Zitti!
 Alla serata inaugrale, per non offendere il compaesano Riccardo,  il presidente Napolitano non aveva partecipato, perchè -  secondo il comunicato ufficiale del Quirinale, non richiesto - stava già preparando le valigie per il prossimo autosfratto;  e neppure Franceschini  il quale aveva prenotato un lungo fine settimana in Marocco con la sua bella, con la quale da quando s'è sposato non gli era riuscito ancora di portarla fuori; Marino era assente perchè ci  aveva da fare (gli si era bucata la ruota della bicicletta sul Raccordo e stava attendendo il 113), e Zingaretti era impicciato con la sagra dell'olio  ai Castelli, e perciò ha girato alla larga da Piazza  Beniamino Gigli.
 In compenso però c'era, al gran completo, il solito generone romano agghindato come la madonna di Pompei; c'era il ministro Padoan, unico caso di forte presenza istituzionale (per mantenere la promessa fatta alla sua signora: domani ti porto all'Opera!) - e c'era l'assessore Marinelli, altro sponsor di Fuortes.
 Poi, scendendo giù giù (non si sono letti i nomi dei consiglieri di amministrazione né del direttore artistico che erano tutti impegnati o in altri teatri o a preparare l'albero di Natale) c'era Piovani e c'era anche Cagli. Non starà mica pensando di accasarsi per l'ennesima volta, al Teatro dell'Opera, ora che ha deciso di lasciare, dopo una ventina d'anni, Santa Cecilia? La santa della musica ci protegga!

sabato 30 agosto 2014

Anche il ministro Mogherini esce dal cerchio 'interessato' di Wolter Veltroni. Storia della bella Moretti

Come potevamo sbagliarci, stupidi noi che non l'abbiamo neanche immaginato e ipotizzato. Ma vi pare che una persona, pur di valore, avrebbe potuto fare una carriera tanto luminosa ed ancor più fulminea , per giunta donna, senza far parte di qualche combriccola di potere?
 Scopriamo oggi, leggendo i giornali che la Mogherini ha militato nella FGCI, si è interessata alle politiche estere, era una secchiona ecc...  ma scopriamo anche che la sua carriera politica, dopo la formazione nella sezione di Ponte Milvio, l'avviò il caro Wolter, che aveva il marito nel suo staff. Meglio non saperlo. Per una volta avremmo creduto che uno può farcela anche da solo - meglio ancora se  è 'una' a farcela, da sola.
 Ora la Mogherini va  iscritta di diritto nel clan Veltroni, del quale fanno già parte - fra quelli che conosciamo - verini, marinelli, bettini, von struppen, madia... e chissà quanti altri 'animali',  si direbbe con il linguaggio della favola.
 Normale amministrazione? Affatto. Ci convinciamo sempre di più che senza mettersi alle costole di un politico, scegliendolo naturalmente fra quelli che contano -  come, ad esempio, antonio razzi o scilipoti - non si va da nessuna parte. Non è pensabile che un politico si circondi di persone che non conosce e che quindi vada a cercarsi i collaboratori lontano dai propri orizzonti. Ha bisogno di persone fedeli innanzitutto, poi se sono anche competenti non guasta, ma la competenza non è la caratteristica che  loro esigono in primo luogo. Se poi  i politici sono delle primedonne, allora la fedeltà basta, perchè tutti devono giurare solennemente di tacere in presenza del capo e guai a chi gli si mette contro o di traverso.
 Anche il nostro presidente del Consiglio ha scelto i collaboratori tutti dalla Toscana che conosce, addirittura due dalla stessa famiglia, mettendone uno- che era a capo dei vigili urbani di Firenze- a capo dell'Ufficio legislativo di palazzo Chigi, una signora; e suo fratello, come sottosegretario di un qualche dicastero ( interno o giustizia?).
 Quando Renzi andrà a casa, non subito per carità, ma un giorno accadrà, anche lontanissimo, tutta la sua cerchia di amici prima e collaboratori poi, deve andare a casa  insieme a lui, non un minuto dopo. Nel caso ci terreno Padoan, gli altri li mandiamo a fare qualche corso accelerato in diverse materie, prima fra tutte l'amministrazione dello Stato.  E' mai possibile che la parlamentare di Vicenza, ora legata ad un noto presentatore televisivo, la bella Moretti  - quella che nell'incontro con i grillini annuiva col capo, e sorrisino al seguito, e sguardi d'intesa voluttuosa, ad ogni parola del suo creatore Renzi (anzi creatore bis dopo Bersani), proprio come fanno le comparse al seguito dei politici nelle trasmissioni televisive - prima deputata nazionale, immediatamente dopo deputata europea ed ora  candidata per qualche ministero, sia diventata in meno di una legislatura, insostituibile nella mappa del potere PD? Ogni giorno le cambiano destinazione, ma che c'avrà mai che noi non sappiamo,  qual è la sua arma segreta ma micidiale, per essere considerata una donna per ogni stagione, stazione?