Alla presidente del Senato, anche i più benevoli, non possono non riconoscere una bella faccia tosta ed una dose di ipocrisia e doppiopesismo. Tutte qualità che in un Paese civile e dalla storia millenaria, la seconda carica dello Stato, farebbe meglio ad evitare.
La Casellati era famosa, prima di assurgere a tale carica istituzionale, negli anni in cui il protettore Berlusconi l'ha incardinata in Parlamento, per la strenua difesa del suo protettore, nella faccenda relativa alla 'nipote' del presidente egiziano che frequentava le cene galanti, ed anche i dopocena, di Arcore.
Una foto la ritrae assieme ad altre/i graziate/i da Berlusconi che protestano davanti al Palazzo di giustizia di Milano contro la cosiddetta 'giustizia ad orologeria' messa in atto dalla magistratura milanese contro il protettore comune.
Al protettore 'comune' Lei è grata anche perché all'inizio del suo mandato parlamentare, lui assunse in Publitalia la figlia. La quale però, non appena la sua mamma divenne sottosegretario alla sanità, in uno dei governi del suo sempre protettore, fu richiamata a lavorare nella sua segreteria, cassandola dal libro paga del suo protettore che già per lei aveva fatto molto, ed iscrivendola in quello dello Stato, 'per dare una mano alla sua mamma'. Povera cocca!
Ma al clou della sua attività politica, resteranno le dichiarazioni seguite alla nomina di quattro celebrità italiane a senatori a vita, per decisione di Napolitano - fra cui Renzo Piano e Rubbia - Lei che non era nessuno o quasi, e non lo è ancora, oltre ad essere la seconda carica dello Stato per un patto scellerato fra partiti e in un gioco di veti incrociati. Allora ebbe l'ardire di dichiarare che non vedeva quali meriti scientifici e sociali potessero vantare per meritarsi tale nomina. Non vogliamo immaginare la faccia della vergogna che la Casellati, presidente, ha fatto quando li ha incrociati nelle sedute del Senato.
I giornali questi giorni scrivono che la sua segreteria e lo staff si stano gonfiando come palloni aerostatici, perché la Casellati sta mettendo dentro, dopo aver licenziato dei contrattisti, amici e...
E proprio Lei, con tutto questo passato ed anche presente, ha appena dichiarato che sui vitalizi non è d'accordo con Fico, il suo omologo della Camera dei Deputati, che sta tentando di abolirli o limarli secondo criteri di equità. Lei non è d'accordo, capito? Ma non perchè non ne condivida la logica, per carità una insigne politica e giurista come Lei, non farebbe mai un passo falso di questa portata. No, Lei pone soltanto un problema 'di diritto', per la cui soluzione chiede a Fico di sedersi insieme attorno ad un tavolo e ragionare. Rimandando tutto alle calende greche, al contrario di come ha fatto nei casi precedenti, quando ha preso decisioni rapide, come sempre tutte disinteressate e per l'esclusivo bene del Paese.
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venerdì 29 giugno 2018
venerdì 18 maggio 2018
Governo SALVIMAIO. Previsioni di catastrofi
Programma. Appunti
Non sono riusciti a rivedere i vitalizi, che avevano promesso avrebbero ricalcolato in un quindicina di giorni, potranno mai ridurre - dimezzare - il numero dei Parlamentari, abolire il CNEL ( non erano capitoli della revisione proposta da Renzi con il referendum che anche loro hanno ostacolato?), ridurre i compensi degli stessi Parlamentari, ed altre velleità... potranno rivedere le pensioni, tutte le pensioni, come hanno scritto, al di sopra dei 5.000 Euro netti?
Se non metteranno prima mano alla cancellazione degli infiniti privilegi della politica, non potranno mai, credibilmente, aggredire la spesa delle pensioni in Italia che, secondo Cazzola, è stata calcolata fino al 2012, sempre con il sistema retributivo, dunque con un premio al quale non corrispondevano in nessun caso i contributi versati. E questo vale soprattutto per coloro che hanno fatto carriera, ottenendo scatti considerevoli di stipendio verso la fine della stessa, i cui benefici il sistema retributivo ha fatto ricadere positivamente sull'intera carriera lavorativa.
Scuola, Università... agli ultimi capitoli del libro dei sogni del nascituro - ma non si sa ancora - Governo SalviMaio. Una fittissima serie di buone intenzioni che, se i leghisti avessero memoria, ricorderebbero che molti di quegli atti che intendono ora cancellare con i loro nuovi soci, sono stati introdotti proprio dai loro governi con il socio dell'epoca: Forza Italia.
Premier, Ministri. E' il capitolo più allarmante del contratto di governo, cosiddetto 'SalviMaio'. Quando si leggono i nomi che circolano per l'incarico di premier, la cui indicazione spetterebbe - per la regola della assunzione delle responsabilità verso il paese, altrimenti note come: poltrone! - ai Cinquestelle, una volta accantonato il nome di Di Maio, si resta di sasso! Perchè i nomi che circolano sono quelli di Carelli - che forse è stato concordato, contrattato da Di Maio con Salvini, su suggerimento di Berlusconi, datore di lavoro per lungo tempo del giornalista - Bonafede, Fraccaro, addirittura Toninelli.
Questi signori - che rappresenterebbero la crema della palude Cinquestelle, sono signori NESSUNO, in Europa non c'è leader che li conosca, e che non faticheranno ad incartarli alla prima occasione di incontro, anche per colpa delle loro stesse farneticazioni.
Però, questi signori nessuno,...fanno comodo sia a Di Maio che a Salvini, per dire al Paese che non hanno potuto realizzare il programma di governo sottoscritto, non perchè irrealizzabile( come gli vanno dicendo tutti già ora) ma a causa e per colpa dei cosiddetti EUROCRATI, e del complotto mondiale contro il Governo SALVIMAIO.
Alla ben nota prosopopea tutto il gabinetto, di cui si vocifera, per il nuovo governo, vanno considerate anche la crassa ignoranza, incompetenza, improvvisazione e debutto nella politica, nel governo e per alcuni, addirittura nel mono del lavoro.
Non sono riusciti a rivedere i vitalizi, che avevano promesso avrebbero ricalcolato in un quindicina di giorni, potranno mai ridurre - dimezzare - il numero dei Parlamentari, abolire il CNEL ( non erano capitoli della revisione proposta da Renzi con il referendum che anche loro hanno ostacolato?), ridurre i compensi degli stessi Parlamentari, ed altre velleità... potranno rivedere le pensioni, tutte le pensioni, come hanno scritto, al di sopra dei 5.000 Euro netti?
Se non metteranno prima mano alla cancellazione degli infiniti privilegi della politica, non potranno mai, credibilmente, aggredire la spesa delle pensioni in Italia che, secondo Cazzola, è stata calcolata fino al 2012, sempre con il sistema retributivo, dunque con un premio al quale non corrispondevano in nessun caso i contributi versati. E questo vale soprattutto per coloro che hanno fatto carriera, ottenendo scatti considerevoli di stipendio verso la fine della stessa, i cui benefici il sistema retributivo ha fatto ricadere positivamente sull'intera carriera lavorativa.
Scuola, Università... agli ultimi capitoli del libro dei sogni del nascituro - ma non si sa ancora - Governo SalviMaio. Una fittissima serie di buone intenzioni che, se i leghisti avessero memoria, ricorderebbero che molti di quegli atti che intendono ora cancellare con i loro nuovi soci, sono stati introdotti proprio dai loro governi con il socio dell'epoca: Forza Italia.
Premier, Ministri. E' il capitolo più allarmante del contratto di governo, cosiddetto 'SalviMaio'. Quando si leggono i nomi che circolano per l'incarico di premier, la cui indicazione spetterebbe - per la regola della assunzione delle responsabilità verso il paese, altrimenti note come: poltrone! - ai Cinquestelle, una volta accantonato il nome di Di Maio, si resta di sasso! Perchè i nomi che circolano sono quelli di Carelli - che forse è stato concordato, contrattato da Di Maio con Salvini, su suggerimento di Berlusconi, datore di lavoro per lungo tempo del giornalista - Bonafede, Fraccaro, addirittura Toninelli.
Questi signori - che rappresenterebbero la crema della palude Cinquestelle, sono signori NESSUNO, in Europa non c'è leader che li conosca, e che non faticheranno ad incartarli alla prima occasione di incontro, anche per colpa delle loro stesse farneticazioni.
Però, questi signori nessuno,...fanno comodo sia a Di Maio che a Salvini, per dire al Paese che non hanno potuto realizzare il programma di governo sottoscritto, non perchè irrealizzabile( come gli vanno dicendo tutti già ora) ma a causa e per colpa dei cosiddetti EUROCRATI, e del complotto mondiale contro il Governo SALVIMAIO.
Alla ben nota prosopopea tutto il gabinetto, di cui si vocifera, per il nuovo governo, vanno considerate anche la crassa ignoranza, incompetenza, improvvisazione e debutto nella politica, nel governo e per alcuni, addirittura nel mono del lavoro.
mercoledì 18 aprile 2018
Casellati esploratore. Che paura!
"Il Presidente della repubblica ha convocato questa mattina per le 11 Maria Elisabetta Alberti Casellati, Presidente del Senato, seconda carica dello Stato, eletta con i voti di Cinquestelle e Centrodestra, per affidarle un mandato esplorativo in ordine alla formazione di un nuovo governo..." così il comunicato ufficiale della Presidenza della Repubblica.
"Alle ore 18 il Presidente Berlusconi ha convocato... e qui un brivido ha percorso la nostra schiena temendo che il seguito del comunicato ufficiale diramato da Forza Italia e letto nei telegiornali delle nostre tv, proseguisse con il nome della "presidente incaricata, senatrice Casellati".
Perchè anche a questa seconda chiamata non siamo sicuri che la Casellati - 'esploratore', non 'esploratrice' come avrebbe preferito la Boldrini, cose di altri tempi!- avrebbe potuto opporsi (rifiutandosi di incontralo); perchè la chiamata veniva del suo 'secondo' presidente. Nè pensiamo che Berlusconi non avrebbe avuto il coraggio anzi l'ardine di richiamarla alla confessione pubblica della sua fede nel capo di Forza Italia, sebbene condannato ed in attesa di ripulitura europea della sua fedina penale.
La Casellati si trova certo in una posizione assai scomoda, perchè per quanto il mandato di Mattarella sia chiaro: vedere cioè se è possibile una convergenza fra Cinquestelle e Centrodestra; mai e poi mai la Casellati acconsentirà alla linea che vuole Berlusconi fuori dai giochi. E del resto lo ha già detto pubblicamente, prima ancora di essere interpellata e poi convocata da Matterella ha quando ha dichiarato che nessuno può volere fuori dai giochi un signore che ha avuto 5.000.000 di voti, Berlusconi, seppure condannato in via definitiva dalla Cassazione, come evasore, ed in attesa di giudizio per altri reati.
La sua fede nella costituzione che impone alla Casellati di lavorare per il solo bene del paese, è impossibile che possa prescindere dalla sua altrettanto convinta e manifesta fede in Berlusconi a cui lei deve tutta la sua carriera e fortuna politica - è già alla sesta legislatura!
Se poi qualche tribunale, compresa la Cassazione, lo ha condannato, per Casellati è stato un abbaglio, anzi un errore madornale.
Dopo il vergognoso siparietto di Berlusconi, all'uscita dall'incontro al Quirinale, non ci meraviglieremmo se fra la Casellati e Berlusconi, in questi due giorni di 'sondaggi istituzionali', intercorrano parecchie telefonate, neppure segrete.
"Alle ore 18 il Presidente Berlusconi ha convocato... e qui un brivido ha percorso la nostra schiena temendo che il seguito del comunicato ufficiale diramato da Forza Italia e letto nei telegiornali delle nostre tv, proseguisse con il nome della "presidente incaricata, senatrice Casellati".
Perchè anche a questa seconda chiamata non siamo sicuri che la Casellati - 'esploratore', non 'esploratrice' come avrebbe preferito la Boldrini, cose di altri tempi!- avrebbe potuto opporsi (rifiutandosi di incontralo); perchè la chiamata veniva del suo 'secondo' presidente. Nè pensiamo che Berlusconi non avrebbe avuto il coraggio anzi l'ardine di richiamarla alla confessione pubblica della sua fede nel capo di Forza Italia, sebbene condannato ed in attesa di ripulitura europea della sua fedina penale.
La Casellati si trova certo in una posizione assai scomoda, perchè per quanto il mandato di Mattarella sia chiaro: vedere cioè se è possibile una convergenza fra Cinquestelle e Centrodestra; mai e poi mai la Casellati acconsentirà alla linea che vuole Berlusconi fuori dai giochi. E del resto lo ha già detto pubblicamente, prima ancora di essere interpellata e poi convocata da Matterella ha quando ha dichiarato che nessuno può volere fuori dai giochi un signore che ha avuto 5.000.000 di voti, Berlusconi, seppure condannato in via definitiva dalla Cassazione, come evasore, ed in attesa di giudizio per altri reati.
La sua fede nella costituzione che impone alla Casellati di lavorare per il solo bene del paese, è impossibile che possa prescindere dalla sua altrettanto convinta e manifesta fede in Berlusconi a cui lei deve tutta la sua carriera e fortuna politica - è già alla sesta legislatura!
Se poi qualche tribunale, compresa la Cassazione, lo ha condannato, per Casellati è stato un abbaglio, anzi un errore madornale.
Dopo il vergognoso siparietto di Berlusconi, all'uscita dall'incontro al Quirinale, non ci meraviglieremmo se fra la Casellati e Berlusconi, in questi due giorni di 'sondaggi istituzionali', intercorrano parecchie telefonate, neppure segrete.
mercoledì 11 aprile 2018
La Presidente del Senato Casellati può perdere il pelo (forse) ma non il vizio
La presidente del Senato, Casellati, nella sua carica istituzionale, alla quale hanno concorso sia Centrodestra che Cinquestelle, potrebbe anche presentarsi con la pelle cambiata, ammesso che riesca a smettere la sua incrollabile fede nella nipote di Mubarak e nel Silvio benefattore e salvatore di ragazze sulla strada della perdizione. Ma noi non crediamo neanche a questo e cioè che la sua carica istituzionale le faccia perdere il pelo. Se chi l'ha votata avesse preso in considerazione anche soltanto le sue dichiarazioni sui senatori a vita, ignobili, non avrebbe contribuito alla elezione, quasi sacrilega.
Ma il vizio, certi suoi vizi, non li perderà per nessuna ragione. Pensiamo al vizio conclamato della Casellati, del familismo. Esercitato, in spregio di ogni decenza, con l'assunzione, quand'era sottosegretaria al Ministero della Salute, per grazia di Berlusconi, di sua figlia Ludovica, come capo segreteria, sfilandola da Publitalia, dove il suo benefattore l'aveva collocata, in attesa di tempi migliori e farle apprendere un bel mestiere.
E, del resto con certi politici - la gran parte - di qualità scadente - che cosa ci si deve attendere oltre che compensino con posti ben retribuiti tutti i famigli, anche se non consanguinei?
L'altro ieri avevamo ironizzato sulla possibilità di assumere suo figlio Alvise, direttore d'orchestra, come consulente al Senato per la musica - come aveva poi ripreso L'Espresso, a firma del copione Marco Lenzi - ma non è ancora detto che non lo faccia.
Intanto, per quel tanto che è in suo potere, ha alleggerito la percentuale della disoccupazione in Italia, affollando la sua segreteria ed il suo ufficio a Palazzo Madama. Ed ha ottenuto anche un secondo risultato: aumentare il numero dei lavoratori stabili. Infatti per assumere a tempo indeterminato i suoi, ha mandato a casa un gruppo di precari che da anni veniva ogni anno richiamato e contrattualizzato a tempo.
Perciò ci tocca ringraziare la Casellati. E consigliarla di non stare a sentire le malelingue, come anche noi potremmo essere considerati, e di assumere per la seconda volta sua figlia Ludovica, anche se oggi è una professionista in carriera. Lei, disinteressatamente come l'altra volta, saprà aiutarla nel difficile compito di ridurre ancora la disoccupazione in Italia. Lo faccia finchè può.
P.S. In questi giorni mi trovo a riflettere spesso sulla faccia della Casellati quando incrocia i senatori a vita, per i quali, al momento della loro nomina, dichiarò che non capiva per quali meriti scientifici e sociali fossero stati nominati dal Presidente della Repubblica. Stiamo parlando di Rubbia, Piano, Cattaneo. Ha ragione la Casellati. Lei i meriti sociali ed anche scientifici li ha tutti, li ha presi all'Università milanese, rettore Berlusconi. Rubbia, Piano, Cattaneo, invece, dicano dove.
Ma il vizio, certi suoi vizi, non li perderà per nessuna ragione. Pensiamo al vizio conclamato della Casellati, del familismo. Esercitato, in spregio di ogni decenza, con l'assunzione, quand'era sottosegretaria al Ministero della Salute, per grazia di Berlusconi, di sua figlia Ludovica, come capo segreteria, sfilandola da Publitalia, dove il suo benefattore l'aveva collocata, in attesa di tempi migliori e farle apprendere un bel mestiere.
E, del resto con certi politici - la gran parte - di qualità scadente - che cosa ci si deve attendere oltre che compensino con posti ben retribuiti tutti i famigli, anche se non consanguinei?
L'altro ieri avevamo ironizzato sulla possibilità di assumere suo figlio Alvise, direttore d'orchestra, come consulente al Senato per la musica - come aveva poi ripreso L'Espresso, a firma del copione Marco Lenzi - ma non è ancora detto che non lo faccia.
Intanto, per quel tanto che è in suo potere, ha alleggerito la percentuale della disoccupazione in Italia, affollando la sua segreteria ed il suo ufficio a Palazzo Madama. Ed ha ottenuto anche un secondo risultato: aumentare il numero dei lavoratori stabili. Infatti per assumere a tempo indeterminato i suoi, ha mandato a casa un gruppo di precari che da anni veniva ogni anno richiamato e contrattualizzato a tempo.
Perciò ci tocca ringraziare la Casellati. E consigliarla di non stare a sentire le malelingue, come anche noi potremmo essere considerati, e di assumere per la seconda volta sua figlia Ludovica, anche se oggi è una professionista in carriera. Lei, disinteressatamente come l'altra volta, saprà aiutarla nel difficile compito di ridurre ancora la disoccupazione in Italia. Lo faccia finchè può.
P.S. In questi giorni mi trovo a riflettere spesso sulla faccia della Casellati quando incrocia i senatori a vita, per i quali, al momento della loro nomina, dichiarò che non capiva per quali meriti scientifici e sociali fossero stati nominati dal Presidente della Repubblica. Stiamo parlando di Rubbia, Piano, Cattaneo. Ha ragione la Casellati. Lei i meriti sociali ed anche scientifici li ha tutti, li ha presi all'Università milanese, rettore Berlusconi. Rubbia, Piano, Cattaneo, invece, dicano dove.
lunedì 26 marzo 2018
Boldrini e Grasso sono partiti in vantaggio rispetto a Fico e Casellati, salvo poi ad allinearsi a tutti gli altri che li hanno preceduti, dopo lo scioglimento delle Camere
Il vantaggio dei due ex presidenti di Camera e Senato , Boldrini e Grasso, sugli attuali, i neo eletti Fico e Casellati, sta nel fatto che i primi due assunsero le rispettive carche ai vertici del Parlamento italiano, senza essere stati prima attivi politicamente, ma solo negli ambii delle rispettive professioni, nelle quali potevano vantare un curriculum di tutto rispetto, e quando aprivano bocca non lo facevano per favorire questa o quella parte politica o per danneggiare ora l'una ora l'altra.
Dunque furono issati sugli scranni più prestigiosi di Camera e Senato, in qualche modo vergini. Si poteva essere d'accordo o meno sulle rispettive nomine - ma dopo la Pivetti chiunque può aspirare a quelle cariche - ma nessuno poteva contestare loro di aver onorato le rispettive professioni, senza demeriti: la magistratura e la cooperazione internazionale. Che erano poi le ragioni principali per cui i rispettivi schieramenti politici li avevano candidati. Avevano spesso anche loro parlato di fatti che conoscevano bene e sui quali potevano esprimere pensieri ponderati; in base ad essi la gente li conosceva ed apprezzava e, di conseguenza li ha mandati in Parlamento, dove, esattamente come è avvenuto l'altro ieri, per evitare stalli nelle nomine dei presidenti dei due rami del Parlamento, qualcuno li tirò fuori dal cilindro magico li propose e le assemblee li votarono.
E, bisogna anche dirlo - contrariamente a quello che pensano Salvini o Calderoli che è meglio ignorarli per la vergogna che ne deriverebbe per loro - Grasso e la Boldrini, hanno tenuto onorevolmente e per tutto il periodo del loro mandato alti i nomi delle due Camere.
Poi, a Camere sciolte, anche loro hanno fatto passi falsi, come tutti i politici . Se avessero taciuto avrebbero creato meno sconquasso alle rispettive parti politiche e forse sarebbero stati rieletti senza disonore. E, invece, si son messi a fare quello che fanno tutti, dimentichi di essere stati per un quinquennio AUTORITA' DI GARANZIA.
Lo svantaggio con cui, invece, partono sia la Casellati che Fico è dato dal fatto che ambedue, vengono dalla politica, dove hanno lavorato chi più chi meno in questo o quel partito: la Casellati addirittura dal 1994, in Forza Italia, e Fico nei Cinquestelle, dal 2013. In questi anni, la Casellati da più tempo rispetto a Fico, ha offerto molte occasioni per essere accusata di partigianeria ( e forse anche di piaggeria, nel suo caso, da parte di Berlusconi, suo benefattore politico).
A parte quella vergognosa scivolata sui senatori a vita, Lei che non ha nessun merito nè scientifico nè sociale, che tutti i senatori a vita citati hanno e in abbondanza, ha difeso negli anni il suo benefattore politico, anche contro l'evidenza nei vari inciampi in cui l'ex Cavaliere è caduto: politici e giudiziari alcuni, morali e civili altri. Secondo Lei il condannato Berlusconi non ha commesso nè frode fiscale, di cui è stato accusato e condannato dalla Cassazione, nè evasione ed altro ancora. Basta un sua dichiarazione a chiarire i termini della questione che certamente alla neo presidente del Senato - seconda carica dello Stato - non fa onore:
" Cassazione o meno, Berlusconi, è e rimane l'unico e irrinunciabile leader politico di Forza Italia e del centrodestra. Oggi con una sentenza che completa un percorso giudiziario lastricato da distorsioni giuridiche, palesi incostituzionalità, si è raggiunto il traguardo coltivato da vent'anni di estromettere Berlusconi dalla scena politica. Un vero e proprio scippo della democrazia. Ma stiamo sereni".
No, con queste affermazioni, noi non siamo affatto sereni sulla neo presidente del Senato, Maria Elisabetta Alberti Casellati; anzi nutriamo qualche serio dubbio che Lei sia in grado di svolgere il suo mandato parlamentare con assoluta correttezza istituzionale.
Roberto Fico desta minori preoccupazioni e per la sua giovane età e anche per la sua non ancora lunga carriera politica, Presidente in Commissione di Vigilanza Rai. E forse può anche vantare il merito di aver affrontato a viso aperto Di Maio.
Le sue esternazioni pubbliche, poi, a confronto di quelle imbarazzanti della Casellati, sembrano addirittura amenità da 'bar sport', come quella su Beppe Grillo, suo e di tutto il Movimento, vero unico capo: "Per me Beppe Grillo è patrimonio mondiale dell'umanità come le Dolomiti, la costiera amalfitana ( non anche la 'pastiera' napoletana? forse l'ha dimenticata ) e la musica". Bravo Fico, adesso datti da fare per tagliare, come hai detto, i costi della democrazia, cominciando dai privilegi dei rappresentanti del popolo nel Parlamento che presiedi. Daje, Fico!
Dunque furono issati sugli scranni più prestigiosi di Camera e Senato, in qualche modo vergini. Si poteva essere d'accordo o meno sulle rispettive nomine - ma dopo la Pivetti chiunque può aspirare a quelle cariche - ma nessuno poteva contestare loro di aver onorato le rispettive professioni, senza demeriti: la magistratura e la cooperazione internazionale. Che erano poi le ragioni principali per cui i rispettivi schieramenti politici li avevano candidati. Avevano spesso anche loro parlato di fatti che conoscevano bene e sui quali potevano esprimere pensieri ponderati; in base ad essi la gente li conosceva ed apprezzava e, di conseguenza li ha mandati in Parlamento, dove, esattamente come è avvenuto l'altro ieri, per evitare stalli nelle nomine dei presidenti dei due rami del Parlamento, qualcuno li tirò fuori dal cilindro magico li propose e le assemblee li votarono.
E, bisogna anche dirlo - contrariamente a quello che pensano Salvini o Calderoli che è meglio ignorarli per la vergogna che ne deriverebbe per loro - Grasso e la Boldrini, hanno tenuto onorevolmente e per tutto il periodo del loro mandato alti i nomi delle due Camere.
Poi, a Camere sciolte, anche loro hanno fatto passi falsi, come tutti i politici . Se avessero taciuto avrebbero creato meno sconquasso alle rispettive parti politiche e forse sarebbero stati rieletti senza disonore. E, invece, si son messi a fare quello che fanno tutti, dimentichi di essere stati per un quinquennio AUTORITA' DI GARANZIA.
Lo svantaggio con cui, invece, partono sia la Casellati che Fico è dato dal fatto che ambedue, vengono dalla politica, dove hanno lavorato chi più chi meno in questo o quel partito: la Casellati addirittura dal 1994, in Forza Italia, e Fico nei Cinquestelle, dal 2013. In questi anni, la Casellati da più tempo rispetto a Fico, ha offerto molte occasioni per essere accusata di partigianeria ( e forse anche di piaggeria, nel suo caso, da parte di Berlusconi, suo benefattore politico).
A parte quella vergognosa scivolata sui senatori a vita, Lei che non ha nessun merito nè scientifico nè sociale, che tutti i senatori a vita citati hanno e in abbondanza, ha difeso negli anni il suo benefattore politico, anche contro l'evidenza nei vari inciampi in cui l'ex Cavaliere è caduto: politici e giudiziari alcuni, morali e civili altri. Secondo Lei il condannato Berlusconi non ha commesso nè frode fiscale, di cui è stato accusato e condannato dalla Cassazione, nè evasione ed altro ancora. Basta un sua dichiarazione a chiarire i termini della questione che certamente alla neo presidente del Senato - seconda carica dello Stato - non fa onore:
" Cassazione o meno, Berlusconi, è e rimane l'unico e irrinunciabile leader politico di Forza Italia e del centrodestra. Oggi con una sentenza che completa un percorso giudiziario lastricato da distorsioni giuridiche, palesi incostituzionalità, si è raggiunto il traguardo coltivato da vent'anni di estromettere Berlusconi dalla scena politica. Un vero e proprio scippo della democrazia. Ma stiamo sereni".
No, con queste affermazioni, noi non siamo affatto sereni sulla neo presidente del Senato, Maria Elisabetta Alberti Casellati; anzi nutriamo qualche serio dubbio che Lei sia in grado di svolgere il suo mandato parlamentare con assoluta correttezza istituzionale.
Roberto Fico desta minori preoccupazioni e per la sua giovane età e anche per la sua non ancora lunga carriera politica, Presidente in Commissione di Vigilanza Rai. E forse può anche vantare il merito di aver affrontato a viso aperto Di Maio.
Le sue esternazioni pubbliche, poi, a confronto di quelle imbarazzanti della Casellati, sembrano addirittura amenità da 'bar sport', come quella su Beppe Grillo, suo e di tutto il Movimento, vero unico capo: "Per me Beppe Grillo è patrimonio mondiale dell'umanità come le Dolomiti, la costiera amalfitana ( non anche la 'pastiera' napoletana? forse l'ha dimenticata ) e la musica". Bravo Fico, adesso datti da fare per tagliare, come hai detto, i costi della democrazia, cominciando dai privilegi dei rappresentanti del popolo nel Parlamento che presiedi. Daje, Fico!
domenica 25 marzo 2018
Adesso la Presidente del Senato può ridurrre a Palazzo Madama le spese per la musica, come fece, a suo tempo , anche al Ministero della salute, assumendo sua figlia Ludovica. Assuma suo figlio Alvise, direttore d'orchestra
La neo presidente del Senato, fresca di visita al Quirinale, è volata a Genova, dove suo figlio Alvise, al Teatro Carlo Felice, dirige, per due recite, La Rondine di Giacomo Puccini, alternandosi in buca con Acquaviva, direttore artistico del teatro genovese, impegnato in questo caso anche nella direzione d'orchestra. Alvise Casellati e Giuseppe Acquaviva, due irregolari del podio per le quattro recite della non frequentatissima opera di Puccini. I due direttori della Rondine genovese non possono certo considerarsi 'di prima fascia' e neppure di 'seconda'; forse di 'terza' o 'quarta' ? meglio 'irregolari', senza ulteriore non esaltante classifica professionale.
E di fatto come giudicare un direttore che esercita da qualche anno ma che dirige solo in un teatro, Genova, per lo più - Fenice a parte qualche rarissima volta - che non può neanche considerarsi fra i teatri più prestigiosi ed ambiti d'Italia?
Ora però Alvise Casellati, con sua madre Presidente del Senato, può avere la grande occasione.
Si sa che il Senato, per anni, ha avuto un consulente per i concerti - come se ne ospitasse alcuni regolarmente, mentre invece era soltanto una marchetta a favore di un vecchio notabile. Perchè non affidare l'incarico a suo figlio, invece che al vecchio notabile che senz'altro tornerà a bussare alla porta dei suoi sodali politici?
La Casellati ha agito risoluta in tal senso, già molti anni fa, prendendo sua figlia Ludovica come capo di gabinetto, il suo, appena nominata sottosegretaria al Ministero della salute, ai tempi del Ministro Sirchia. In quel caso la strappò a Publitalia dove il suo padrone dell'epoca, Berlusconi, da lei strenuamente difeso in più occasioni, l'aveva piazzata. La figlia della Casellati aveva rinunciato ad uno stipendio consistente in Publitalia, accontentandosi di appena 60.000 Euro del Ministero, per dare una mano alla mamma. Nel caso di Alvise, libero professionista, sua madre non deve strapparlo da niente e da nessuno, meglio ancora!
E poi, un passo dietro l'altro, nulla vieta alla Casellati, alla stregua di quel che ha fatto Grasso con Gianna Fratta, altra direttrice di circuiti tortuosi ed irregolari, di affidare proprio al suo Alvise la direzione del 'Concerto di Natale' in Senato, e magari, poi, anche di candidarlo o farlo candidare! , sempre sull'esempio di quello che ha fatto Grasso con la Fratta, alle prossime politiche che, con questi chiari di luna, non si annunciano lontanissime. Augurando naturalmente al Casellati candidato, sorte migliore della Fratta, bocciata dagli elettori.
Imploriamo solo la Casellati di non fare anche ciò che fece Grasso, che ci disse che la Fratta era una delle più grandi direttrici del mondo. Almeno questa panzana la Casellati ce la risparmi.
E di fatto come giudicare un direttore che esercita da qualche anno ma che dirige solo in un teatro, Genova, per lo più - Fenice a parte qualche rarissima volta - che non può neanche considerarsi fra i teatri più prestigiosi ed ambiti d'Italia?
Ora però Alvise Casellati, con sua madre Presidente del Senato, può avere la grande occasione.
Si sa che il Senato, per anni, ha avuto un consulente per i concerti - come se ne ospitasse alcuni regolarmente, mentre invece era soltanto una marchetta a favore di un vecchio notabile. Perchè non affidare l'incarico a suo figlio, invece che al vecchio notabile che senz'altro tornerà a bussare alla porta dei suoi sodali politici?
La Casellati ha agito risoluta in tal senso, già molti anni fa, prendendo sua figlia Ludovica come capo di gabinetto, il suo, appena nominata sottosegretaria al Ministero della salute, ai tempi del Ministro Sirchia. In quel caso la strappò a Publitalia dove il suo padrone dell'epoca, Berlusconi, da lei strenuamente difeso in più occasioni, l'aveva piazzata. La figlia della Casellati aveva rinunciato ad uno stipendio consistente in Publitalia, accontentandosi di appena 60.000 Euro del Ministero, per dare una mano alla mamma. Nel caso di Alvise, libero professionista, sua madre non deve strapparlo da niente e da nessuno, meglio ancora!
E poi, un passo dietro l'altro, nulla vieta alla Casellati, alla stregua di quel che ha fatto Grasso con Gianna Fratta, altra direttrice di circuiti tortuosi ed irregolari, di affidare proprio al suo Alvise la direzione del 'Concerto di Natale' in Senato, e magari, poi, anche di candidarlo o farlo candidare! , sempre sull'esempio di quello che ha fatto Grasso con la Fratta, alle prossime politiche che, con questi chiari di luna, non si annunciano lontanissime. Augurando naturalmente al Casellati candidato, sorte migliore della Fratta, bocciata dagli elettori.
Imploriamo solo la Casellati di non fare anche ciò che fece Grasso, che ci disse che la Fratta era una delle più grandi direttrici del mondo. Almeno questa panzana la Casellati ce la risparmi.
giovedì 22 marzo 2018
Nessuna indulgenza verso Paolo Romani. E' incandidabile alla presidenza del Senato
E' incandidabile. Ne siamo cionvinti ma non per far piacere ai Cinquestelle di Di Maio. Paolo Romani è incandidabile perché ci è già cascato una volta nel peculato - nonostante la modica quantità - e nelle false dichiarazioni. Ed anche perchè è un ex dipendente dell'ex capo di Forza Italia - 'ex' perché ormai al tramonto definitivo - anch'egli destinatario di una condanna definitiva, per un reato ancora più grave, ed anche per altre condannucce, non certo del tutto irrilevanti. E da lui potrebbe anche prendere ordini da Presidente eletto del Senato.
Nei giorni scorsi ci siamo indignati, noi moltissimo, una prima volta, leggendo dell'ex presidente del Senato, Schifani, che con la dotazione riservata a tutti gli ex Presidenti delle Camere - una dotazione che è un furto legale: 17.000 Euro mensili! - aveva beneficiato , attraverso consulenze, la fidanzata di suo figlio e la di lei madre.
Ed una seconda volta quando abbiamo letto del giudice della Consulta, NicolòZanon, accusato di aver fatto usare la macchina di servizio a sua moglie per scopi che 'di servizio' non erano, chiedendone le dimissioni. Respinte solo perchè per il principio secondo cui "simile non mangia simile" gli altri giudici della Consulta le hanno respinte, assicurandosi, anticipatamente, la solidarietà di tutti gli altri, nel caso in cui in futuro dovessero incappare nella stessa 'leggerezza' - leggerezza un corno! - del collega.
E Paolo Romani -candidato da Berlusca alla presidenza del Senato, con l'avallo di Salvini che ha ottenuto in cambio la candidatura di Fedriga alla presidenza della Regione Friuli-Venezia Giulia, e il diritto a guidare nelle consultazioni tutto il Centrodestra all'interno del quale ha ricevuto la migliore affermazione alle recenti Politiche - che ha fatto di così grave per essere incandidabile agli occhi di molti?
Se ci siamo indignati per Schifani e Zanon non possiamo non indignarci con Romani per il caso per cui è stato già condannato in definitiva 'per peculato' dalla Cassazione, per fatti che risalgono agli anni 2011-12. Quando aveva tre o quattro incarichi pubblici contemporaneamente - come fossero bruscolini! - a seguito dei quali gli era stato fornito un telefonino di servizio. Che Lui ha dato in dotazione ed uso effettivi a sua figlia, la quale se ne è servita anche durante una sua permanenza negli USA. E che quando è stato smarrito dalla figlia, lui è andato a denunciarne lo smarrimento, ma poi avendone ricevuto un secondo con nuova sim e medesimo numero, ha nuovamente dato alla figlia, la quale ha fatto arrivare una bolletta assai vicina ai 13.000 Euro in poco più di un anno di uso indebito. Accusato di peculato s'è scusato dicendo che, essendo troppo indaffarato, non poteva occuparsi della fine del suo telefonino, e che la figlia glielo avrebbe in qualche modo sottratto' - a sua insaputa. una storia vecchia che si ripete! - una prima, ed una seconda dopo lo smarrimento. Il papà vittima del furto 'famigliare' ha naturalmente pagato il conto salato, non vergognandosi di dire una bugia alla quale nessuno ha creduto.
Ora se di Schifani e Zanon diciamo che non meritano di occupare la poltrona che occupano od hanno occupato, al punto da chiederne le dimissioni, nel caso di Zanon, sapendo già del peccatore Romani e del suo peccato, perchè dobbiamo chiudere gli occhi e giurare con la mano sul fuoco - che speriamo sia quasi spento - che non sbaglierà ancora? Ma se lo ha già fatto, non possiamo accordargli il credito che la presidenza del Senato esige. Si tratta della seconda carica dello Stato, secondo solo a Mattarella, dunque abbastanza influente in molte circostanze e passaggi delicati della vita repubblicana.
Nei giorni scorsi ci siamo indignati, noi moltissimo, una prima volta, leggendo dell'ex presidente del Senato, Schifani, che con la dotazione riservata a tutti gli ex Presidenti delle Camere - una dotazione che è un furto legale: 17.000 Euro mensili! - aveva beneficiato , attraverso consulenze, la fidanzata di suo figlio e la di lei madre.
Ed una seconda volta quando abbiamo letto del giudice della Consulta, NicolòZanon, accusato di aver fatto usare la macchina di servizio a sua moglie per scopi che 'di servizio' non erano, chiedendone le dimissioni. Respinte solo perchè per il principio secondo cui "simile non mangia simile" gli altri giudici della Consulta le hanno respinte, assicurandosi, anticipatamente, la solidarietà di tutti gli altri, nel caso in cui in futuro dovessero incappare nella stessa 'leggerezza' - leggerezza un corno! - del collega.
E Paolo Romani -candidato da Berlusca alla presidenza del Senato, con l'avallo di Salvini che ha ottenuto in cambio la candidatura di Fedriga alla presidenza della Regione Friuli-Venezia Giulia, e il diritto a guidare nelle consultazioni tutto il Centrodestra all'interno del quale ha ricevuto la migliore affermazione alle recenti Politiche - che ha fatto di così grave per essere incandidabile agli occhi di molti?
Se ci siamo indignati per Schifani e Zanon non possiamo non indignarci con Romani per il caso per cui è stato già condannato in definitiva 'per peculato' dalla Cassazione, per fatti che risalgono agli anni 2011-12. Quando aveva tre o quattro incarichi pubblici contemporaneamente - come fossero bruscolini! - a seguito dei quali gli era stato fornito un telefonino di servizio. Che Lui ha dato in dotazione ed uso effettivi a sua figlia, la quale se ne è servita anche durante una sua permanenza negli USA. E che quando è stato smarrito dalla figlia, lui è andato a denunciarne lo smarrimento, ma poi avendone ricevuto un secondo con nuova sim e medesimo numero, ha nuovamente dato alla figlia, la quale ha fatto arrivare una bolletta assai vicina ai 13.000 Euro in poco più di un anno di uso indebito. Accusato di peculato s'è scusato dicendo che, essendo troppo indaffarato, non poteva occuparsi della fine del suo telefonino, e che la figlia glielo avrebbe in qualche modo sottratto' - a sua insaputa. una storia vecchia che si ripete! - una prima, ed una seconda dopo lo smarrimento. Il papà vittima del furto 'famigliare' ha naturalmente pagato il conto salato, non vergognandosi di dire una bugia alla quale nessuno ha creduto.
Ora se di Schifani e Zanon diciamo che non meritano di occupare la poltrona che occupano od hanno occupato, al punto da chiederne le dimissioni, nel caso di Zanon, sapendo già del peccatore Romani e del suo peccato, perchè dobbiamo chiudere gli occhi e giurare con la mano sul fuoco - che speriamo sia quasi spento - che non sbaglierà ancora? Ma se lo ha già fatto, non possiamo accordargli il credito che la presidenza del Senato esige. Si tratta della seconda carica dello Stato, secondo solo a Mattarella, dunque abbastanza influente in molte circostanze e passaggi delicati della vita repubblicana.
lunedì 26 febbraio 2018
Vota Berlusconi/ posti nuovi:due milioni
Non tutti in una botta i due milioni di nuovi posti di lavoro. Anche per Berlusconi sarebbero troppi. Ma un secondo milione che va aggiungersi al primo che Berlusconi tirò fuori dal suo cilindro magico molti anni fa, regalandoli al paese, dopo averli promessi con impegno solenne assunto con la firma del suo 'patto' con gli italiani nel salotto tv di Bruno Vespa.
Sono trascorsi molti anni da allora, l'Italia gode ancora dei benefici del suo governo - anzi dei suoi governi, perchè altre volte è tornato al timone della nazione - ed ora torna più arzillo che mai - salvo che per la calotta marrone che ogni giorno deve disegnarsi in testa prima di uscire allo scoperto - a offrire benefici e miracoli al paese.
Allora come oggi è chiaro a tutti che lui non scende in politica per farsi gli affari suoi, perchè quelli se li è già fatti, ma per liberare l'Italia dal pericolo grillino, esattamente come allora, quando scese in politica per liberarla da un altro pericolo, quello comunista.
Accanto a sè chiama persone che appartengono al mondo del 'fare', al mondo dell'imprenditoria e delle professioni, al quale anche lui appartiene, a coloro cioè che hanno dimostrato di saper governare i loro affari; e se hanno fatto e bene con le loro cose, sapranno farlo con la 'cosa pubblica', senza badare al proprio tornaconto, perché i loro affari vanno in automatico - come ha dimostrato anche Berlusconi con le sue aziende.
Ci sarebbe da dire qualcosa sugli alleati di Berlusconi, ma per ora basta lui, meglio non parlare dei suoi soci, per non danneggiarlo.
Niente a che vedere con i grillini - i nemici suoi e del paese, di oggi. Chi è quel Di Maio - mette in guardia Berlusconi? Un giovanotto, che non è riuscito neanche a laurearsi, che non ha fatto mai un lavoro vero in vita sua, ma solo 'lavoretti', e che ora pretenderebbe di governare il paese, anche con l'appoggio incondizionato di Travaglio e del suo Fatto. Con quale esperienza, va ripetendo Berlusconi? Ma come, aggiunge il Cav. non bastano gli esempi disastrosi che hanno dato al paese governando le città, Capitale compresa? Travaglio affiderebbe il suo Fatto a coloro i quali non hanno saputo governare una città? Ci proverebbe comunque, non temendo che mandino tutto gambe all'aria?
Certi giornali e opinionisti non darebbero mai e poi mai altrettanto credito ai grillini al governo, quando dovessero mettere nelle loro mani i propri beni. Mica fessi!
E il PD? Un titolo de La Stampa di oggi, fotografa la loro attuale situazione: il PD vota contro il PD. Negli interventi televisivi dei vari leader, PD ed ex PD, se le danno di santa ragione. Emerge che il nemico o l'avversario da sconfiggere siano i loro ex compagni. E le varie frangette, staccatesi dalla casa madre, vagano alla ricerca di un posto, senza un capo credibile. Perchè quel Grasso, che hanno voluto al vertice, è l'assicurazione della loro sconfitta. Ieri, a Mentana che gli chiedeva della presenza delle donne nel partito, ha fatto un paio di nomi - ma si stava per dimenticare che vi milita anche la Boldrini - e poi ha detto che hanno coinvolto anche una direttrice d'orchestra. Chi è costei? Si chiama Gianna Fratta, è moglie di Piero Pelù, ma le sue gesta direttoriali solo Grasso apprezza, avendola invitata, un paio di anni fa, a dirigere un concertino in Senato ( noi quel concerto l'abbiamo anche visto e non ci è parso che Grasso e il suo partito con Lei abbia fatto un grande acquisto, non essendo una esponente di valore nel suo campo!) .
Insomma per chi votare? In fin dei conti quello più affidabile è Berlusconi con il secondo milione di nuovi posti di lavoro. L'ha promesso. E Berlusconi le Promesse - le chiama così le olgettine? -le mantiene. ( La battuta, caustica ma esilarante, non è nostra, l'abbiamo letta su qualche giornale!)
Vero!
Sono trascorsi molti anni da allora, l'Italia gode ancora dei benefici del suo governo - anzi dei suoi governi, perchè altre volte è tornato al timone della nazione - ed ora torna più arzillo che mai - salvo che per la calotta marrone che ogni giorno deve disegnarsi in testa prima di uscire allo scoperto - a offrire benefici e miracoli al paese.
Allora come oggi è chiaro a tutti che lui non scende in politica per farsi gli affari suoi, perchè quelli se li è già fatti, ma per liberare l'Italia dal pericolo grillino, esattamente come allora, quando scese in politica per liberarla da un altro pericolo, quello comunista.
Accanto a sè chiama persone che appartengono al mondo del 'fare', al mondo dell'imprenditoria e delle professioni, al quale anche lui appartiene, a coloro cioè che hanno dimostrato di saper governare i loro affari; e se hanno fatto e bene con le loro cose, sapranno farlo con la 'cosa pubblica', senza badare al proprio tornaconto, perché i loro affari vanno in automatico - come ha dimostrato anche Berlusconi con le sue aziende.
Ci sarebbe da dire qualcosa sugli alleati di Berlusconi, ma per ora basta lui, meglio non parlare dei suoi soci, per non danneggiarlo.
Niente a che vedere con i grillini - i nemici suoi e del paese, di oggi. Chi è quel Di Maio - mette in guardia Berlusconi? Un giovanotto, che non è riuscito neanche a laurearsi, che non ha fatto mai un lavoro vero in vita sua, ma solo 'lavoretti', e che ora pretenderebbe di governare il paese, anche con l'appoggio incondizionato di Travaglio e del suo Fatto. Con quale esperienza, va ripetendo Berlusconi? Ma come, aggiunge il Cav. non bastano gli esempi disastrosi che hanno dato al paese governando le città, Capitale compresa? Travaglio affiderebbe il suo Fatto a coloro i quali non hanno saputo governare una città? Ci proverebbe comunque, non temendo che mandino tutto gambe all'aria?
Certi giornali e opinionisti non darebbero mai e poi mai altrettanto credito ai grillini al governo, quando dovessero mettere nelle loro mani i propri beni. Mica fessi!
E il PD? Un titolo de La Stampa di oggi, fotografa la loro attuale situazione: il PD vota contro il PD. Negli interventi televisivi dei vari leader, PD ed ex PD, se le danno di santa ragione. Emerge che il nemico o l'avversario da sconfiggere siano i loro ex compagni. E le varie frangette, staccatesi dalla casa madre, vagano alla ricerca di un posto, senza un capo credibile. Perchè quel Grasso, che hanno voluto al vertice, è l'assicurazione della loro sconfitta. Ieri, a Mentana che gli chiedeva della presenza delle donne nel partito, ha fatto un paio di nomi - ma si stava per dimenticare che vi milita anche la Boldrini - e poi ha detto che hanno coinvolto anche una direttrice d'orchestra. Chi è costei? Si chiama Gianna Fratta, è moglie di Piero Pelù, ma le sue gesta direttoriali solo Grasso apprezza, avendola invitata, un paio di anni fa, a dirigere un concertino in Senato ( noi quel concerto l'abbiamo anche visto e non ci è parso che Grasso e il suo partito con Lei abbia fatto un grande acquisto, non essendo una esponente di valore nel suo campo!) .
Insomma per chi votare? In fin dei conti quello più affidabile è Berlusconi con il secondo milione di nuovi posti di lavoro. L'ha promesso. E Berlusconi le Promesse - le chiama così le olgettine? -le mantiene. ( La battuta, caustica ma esilarante, non è nostra, l'abbiamo letta su qualche giornale!)
Vero!
venerdì 9 febbraio 2018
Tutti in soccorso di Umberto Bossi. Cosa gli deve l'Italia?
Nelle settimane passate si è letto del sequestro dei conti della Lega di Matteo Salvini, l'ultimo regalo che il 'senatur' ha fatto all'Italia, dopo averci regalato suo figlio 'il trota' e l'altro, con l'hobby delle barche, delle macchine di lusso e delle belle donne ( hobby quest'ultimo che, ad esempio, non aveva il laureato per interposta persona a Tirana, detto 'il trota', che il papà aveva provato a svezzare mettendolo in Regione nel seggio accanto alla prorompente 'igienista dentale' del Cavalieri, Minetti) a seguito dell'accusa di 'danno erariale' rivolto al partito, quand'era gestito da Umberto Bossi.
Il senatur è stato accusato di 'danno erariale' e per questo è stato chiamato a restituire allo Stato le somme sottratte, anche se è difficile quantificare, ma che vanno dalla laurea 'dishonoris causa' del 'trota' pagata a caro prezzo, agli hobby dell'altro suo figlio ed alla bella somma elargita alla scuola della moglie.
Anche tralasciando le somme che il senatur ha sottratto ai fondi pubblici nella lunga malattia e degenza riabilitativa, ciò che Bossi deve allo Statoi è comunque molto. Diciamo 'deve', ma sarebbe più giusto dire 'dovrebbe', perchè di fatto quelle somme Bossi non le restituirà mai. Sia perchè quelle trovate sul suo conto e riconducibili al vitalizio da parlamentare non si possono toccare - per il principio che il ricavato di un furto, qual è il vitalizio, non può essere a sua volta oggetto di furto - sia perché la politica, Lega e Berlusconi, hanno trovato il modo di mettere i suoi, di Bossi, soldi al riparo e di dargliene ancora, ma prendendoli dalle casse statali, che tutti noi cittadini alimentiamo.
Ad ora, solo il vitalizio da parlamentare europeo può esser toccato ma in misura ridotta - ma anche quel vitalizio è ridotto, nulla a vedere con quello dei parlamentari italiani. E siccome quello da parlamentare non gli basta, lo hanno candidato al Senato in modo che il suo compenso da senatore - non è lui il 'senatur'?- torni ad essere consistente, e non possa essere toccato dallo Stato che prima si fa derubare e poi non riesce a mettere le mani sul malloppo, una volta scovato il nascondiglio.
Viene da chiedersi cosa il 'senatur' abbia fatto per l'Italia perché l'Italia abbia tanta premura nei suoi confronti? Secondo noi abbastanza poco, e perciò tutte quelle attenzioni sono eccessive ed ingiustificate. Se ha preso soldi che non doveva prendere , esattamente come si fa con tutti i ladri, anche lui deve restituire il maltolto.
Il senatur è stato accusato di 'danno erariale' e per questo è stato chiamato a restituire allo Stato le somme sottratte, anche se è difficile quantificare, ma che vanno dalla laurea 'dishonoris causa' del 'trota' pagata a caro prezzo, agli hobby dell'altro suo figlio ed alla bella somma elargita alla scuola della moglie.
Anche tralasciando le somme che il senatur ha sottratto ai fondi pubblici nella lunga malattia e degenza riabilitativa, ciò che Bossi deve allo Statoi è comunque molto. Diciamo 'deve', ma sarebbe più giusto dire 'dovrebbe', perchè di fatto quelle somme Bossi non le restituirà mai. Sia perchè quelle trovate sul suo conto e riconducibili al vitalizio da parlamentare non si possono toccare - per il principio che il ricavato di un furto, qual è il vitalizio, non può essere a sua volta oggetto di furto - sia perché la politica, Lega e Berlusconi, hanno trovato il modo di mettere i suoi, di Bossi, soldi al riparo e di dargliene ancora, ma prendendoli dalle casse statali, che tutti noi cittadini alimentiamo.
Ad ora, solo il vitalizio da parlamentare europeo può esser toccato ma in misura ridotta - ma anche quel vitalizio è ridotto, nulla a vedere con quello dei parlamentari italiani. E siccome quello da parlamentare non gli basta, lo hanno candidato al Senato in modo che il suo compenso da senatore - non è lui il 'senatur'?- torni ad essere consistente, e non possa essere toccato dallo Stato che prima si fa derubare e poi non riesce a mettere le mani sul malloppo, una volta scovato il nascondiglio.
Viene da chiedersi cosa il 'senatur' abbia fatto per l'Italia perché l'Italia abbia tanta premura nei suoi confronti? Secondo noi abbastanza poco, e perciò tutte quelle attenzioni sono eccessive ed ingiustificate. Se ha preso soldi che non doveva prendere , esattamente come si fa con tutti i ladri, anche lui deve restituire il maltolto.
giovedì 1 febbraio 2018
Elezioni Politiche del 4 marzo.Si attendono le analisi
A giudicare da quello che dicono tutti, senza eccezione, i protagonisti della corrente campagna elettorale che porterà alle votazioni del 4 marzo - sia politiche che regionali - niente è ancora chiaro di come evolverà la situazione politica in Italia.
Intanto Mattarella, il presidente, ha messo un cane da guardia, nella persona di Gentiloni, nel caso ci fosse un assalto alle derrate o alla diligenza - come del resto tanti temono.
Tutti vanno raccontando che vinceranno le elezioni: ne sono certi i Cinquestelle che saranno incoronati primo partito d'Italia - gli elettori non si faranno condizionare dalle brutte esperienze amministrative, come quella romana della Raggi che, comunque, in queste settimane si sta dando tanto da fare per non danneggiare ancora di più il Movimento.
Ostentano sicurezza anche le destre che, come coalizione, superano anche i Cinquestelle e potrebbero anche avere la maggioranza richiesta per governare. Sì, ma chi? Berlusconi, che tiene insieme con uno sforzo sovrumano ( così sovrumano che in questi giorni ha avuto un affaticamento ed ha dovuto interrompere le sue comparse pubbliche e tv), non può, anche perchè Strasburgo non risponderà alla sua richiesta di 'riabilitazione' politica prima di quelle data; Salvini, neanche lui, anche se lui vorrebbe mentre non lo vuole nessun altro, neppure Berlusconi che è costretto a rassicurare i partners europei sulla 'incandidabilità' del suo socio 'preelettorale' per tutt'altre ragioni rispetto alle sue.
Sarà il partito di Renzi a vincere le elezioni? Lo va dicendo dopo che in queste ultime ore c'è stato un balzo in avanti, come di una tartaruga, nei sondaggi del PD. Renzi sbandiera che ha pronta la squadra più efficiente e preparata ( ma naturalmente, anche se non lo dice, Renzi, non pensa alla squadra guidata da Gentiloni, mai sbaraccata per volontà di Mattarella che teme il peggio), e pensa ancora che a guidarla possa essere richiamato per la seconda volta proprio lui. Chi altro?
Tutti come si vede sembrano malati di una identica malattia, quella della sopravvalutazione delle proprie forze, dimenticando che lo stress elettorale può giocare un brutto scherzo a chi non sa riposarsi ogni tanto dalle fatiche, prendere fiato e proporre ricette sensate per guarire definitivamente il nostro paese dai suoi mali: di impreparazione, millanteria, impresentabilità soffrono molti chiamati a consulto al capezzale della nazione febbricitante. E poi il debito pubblico, che pesa come un macigno, preme sul petto dell'Italia, impedendole di respirare a pieni polmoni e di guarire.
E per questo tutti attendono gli esami del 4 marzo. Gli esami delle URINE.
Intanto Mattarella, il presidente, ha messo un cane da guardia, nella persona di Gentiloni, nel caso ci fosse un assalto alle derrate o alla diligenza - come del resto tanti temono.
Tutti vanno raccontando che vinceranno le elezioni: ne sono certi i Cinquestelle che saranno incoronati primo partito d'Italia - gli elettori non si faranno condizionare dalle brutte esperienze amministrative, come quella romana della Raggi che, comunque, in queste settimane si sta dando tanto da fare per non danneggiare ancora di più il Movimento.
Ostentano sicurezza anche le destre che, come coalizione, superano anche i Cinquestelle e potrebbero anche avere la maggioranza richiesta per governare. Sì, ma chi? Berlusconi, che tiene insieme con uno sforzo sovrumano ( così sovrumano che in questi giorni ha avuto un affaticamento ed ha dovuto interrompere le sue comparse pubbliche e tv), non può, anche perchè Strasburgo non risponderà alla sua richiesta di 'riabilitazione' politica prima di quelle data; Salvini, neanche lui, anche se lui vorrebbe mentre non lo vuole nessun altro, neppure Berlusconi che è costretto a rassicurare i partners europei sulla 'incandidabilità' del suo socio 'preelettorale' per tutt'altre ragioni rispetto alle sue.
Sarà il partito di Renzi a vincere le elezioni? Lo va dicendo dopo che in queste ultime ore c'è stato un balzo in avanti, come di una tartaruga, nei sondaggi del PD. Renzi sbandiera che ha pronta la squadra più efficiente e preparata ( ma naturalmente, anche se non lo dice, Renzi, non pensa alla squadra guidata da Gentiloni, mai sbaraccata per volontà di Mattarella che teme il peggio), e pensa ancora che a guidarla possa essere richiamato per la seconda volta proprio lui. Chi altro?
Tutti come si vede sembrano malati di una identica malattia, quella della sopravvalutazione delle proprie forze, dimenticando che lo stress elettorale può giocare un brutto scherzo a chi non sa riposarsi ogni tanto dalle fatiche, prendere fiato e proporre ricette sensate per guarire definitivamente il nostro paese dai suoi mali: di impreparazione, millanteria, impresentabilità soffrono molti chiamati a consulto al capezzale della nazione febbricitante. E poi il debito pubblico, che pesa come un macigno, preme sul petto dell'Italia, impedendole di respirare a pieni polmoni e di guarire.
E per questo tutti attendono gli esami del 4 marzo. Gli esami delle URINE.
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martedì 23 gennaio 2018
Con che faccia Vasco Errani si è dimesso da Commissario per il terremoto del Centro Italia per candidarsi con LeU?
Come si legge nell'articolo del Fatto dell'agosto scorso - da noi ripreso parzialmente nel post precedente - il Commissario straordinario per il terremoto del Centro Italia, nominatovi da Renzi nell'agosto 2016 (appena due mesi dopo che aveva dovuto lasciare la presidenza della Regione Emilia-Romagna per guai giudiziari), Vasco Errani, perchè già Commissario per il terremoto nella sua regione, dunque con grande esperienza in materia, alla fine di agosto 2017 avrebbe terminato il suo mandato, qualora il suo mandato, con tutto quello che comportava, fosse stato portato a termine e non si volesse affidare ad altri la prosecuzione di quell'incarico o si volesse procedere altrimenti, dando, ad esempio, più poteri ai sindaci.
Errani alla fine di agosto si dichiarò soddisfatto per ciò che aveva fatto e, alla scadenza fissata del suo mandato, non intese prorogarlo. Il Governo, passato nelle mani di Gentiloni e il Partito democratico alle prese con le scissioni interne, non avevano dunque nulla a che fare con le dimissioni di Errani. Del quale tutti dissero che era una persona seria, che non si dimetteva perchè irresponsabile, ma solo per fine mandato. E che lungi da lui era qualsiasi idea di prepararsi, con le dimissioni, ad una candidatura per la Camera dei Deputati, in una delle costole scissioniste del PD, quella che non faceva capo nè a Renzi nè a Gentiloni. Al diffondersi di tali voci, Errani ed il suo entourage smentirono categoricamente. Vasco non è un accaparratore di poltrone - come se non ne avesse ancora occupate mai ( ci furono contestazioni quando si candidò per la terza volta a Governatore dell'Emilia Romagna, riuscendone eletto).
E, invece, quelle voci che lo davano dimissionario per candidarsi nell'ala del partito non più di Renzi segretario, erano vere. Come si è saputo proprio in questi giorni in cui i pariti procedono alle candidature.
Evidentemente anche per Vasco Errani, pezzo da novanta del PD della rossa Emilia-Romagna, il terremoto conta meno della sua poltrona in Parlamento, alla quale aspirava dal giorno in cui decise di dimettersi, andando successivamente a fondare il nuovo partito che aveva abbandonato la 'casa' comune.
E' di oggi la notizia che in tutt'altro schieramento, senza terremoti da commissariare, un giornalista dell'azienda Berlusconi si è dimesso, Giorgio Mulè, direttore del settimanale 'Panorama'. E si è dimesso per una ragione personalissima: la sua candidatura prossima in Parlamento, nelle file del partito del suo datore di lavoro, Silvio Berlusconi.
Errani alla fine di agosto si dichiarò soddisfatto per ciò che aveva fatto e, alla scadenza fissata del suo mandato, non intese prorogarlo. Il Governo, passato nelle mani di Gentiloni e il Partito democratico alle prese con le scissioni interne, non avevano dunque nulla a che fare con le dimissioni di Errani. Del quale tutti dissero che era una persona seria, che non si dimetteva perchè irresponsabile, ma solo per fine mandato. E che lungi da lui era qualsiasi idea di prepararsi, con le dimissioni, ad una candidatura per la Camera dei Deputati, in una delle costole scissioniste del PD, quella che non faceva capo nè a Renzi nè a Gentiloni. Al diffondersi di tali voci, Errani ed il suo entourage smentirono categoricamente. Vasco non è un accaparratore di poltrone - come se non ne avesse ancora occupate mai ( ci furono contestazioni quando si candidò per la terza volta a Governatore dell'Emilia Romagna, riuscendone eletto).
E, invece, quelle voci che lo davano dimissionario per candidarsi nell'ala del partito non più di Renzi segretario, erano vere. Come si è saputo proprio in questi giorni in cui i pariti procedono alle candidature.
Evidentemente anche per Vasco Errani, pezzo da novanta del PD della rossa Emilia-Romagna, il terremoto conta meno della sua poltrona in Parlamento, alla quale aspirava dal giorno in cui decise di dimettersi, andando successivamente a fondare il nuovo partito che aveva abbandonato la 'casa' comune.
E' di oggi la notizia che in tutt'altro schieramento, senza terremoti da commissariare, un giornalista dell'azienda Berlusconi si è dimesso, Giorgio Mulè, direttore del settimanale 'Panorama'. E si è dimesso per una ragione personalissima: la sua candidatura prossima in Parlamento, nelle file del partito del suo datore di lavoro, Silvio Berlusconi.
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mercoledì 10 gennaio 2018
Solo nel centrodestra nessuno dei tre leader pensa alle poltrone, in previsione delle Regionali
Litigano tutti, discutono su tutto, questo a me questo a te e questo... seguito dal gesto dell'ombrello, come nella risaputissima barzelletta sugli aiuti alle popolazioni povere dell'India.
Solo il centrodestra, unificato dal pacificatore Berlusconi, non ha come primo pensiero quello di spartirsi le poltrone.Loro vogliono solo continuare a stare insieme; se non per sempre - chi può dirlo? - almeno fino al 4 marzo, quando oltre le elezioni politiche vi saranno le Regionali, nelle due più importanti regioni del paese: Lombardia e Lazio, dopo la vittoria, uniti, in Sicilia.
Intanto in questo clima di riappacificazione, con nel CUORE solo gli interessi del paese e non quelli delle diverse componenti del centrodestra, incarnate in Meloni ( Fratelli d'Italia), Salvini ( Lega), e Berlusconi ( Forza Italia e mister del centrodestra), i candidati della triade sono stati già indicati, senza nessuna lite o contesa fra i tre leader, seduti attorno ad un tavolo ad Arcore, dopo aver 'mangiato e ben bevuto' - come dice, giustamente, la canzone
Regione Sicilia: Musumeci (Fratelli d'Italia), già eletto;
Regione Lombardia: Fontana (Lega), in sostituzione di Maroni che ha deciso (?) di ritirarsi (?);
Regione Lazio: Gasparri ( Forza Italia).
D'accordo e senza spartizione di poltrone.
Solo il centrodestra, unificato dal pacificatore Berlusconi, non ha come primo pensiero quello di spartirsi le poltrone.Loro vogliono solo continuare a stare insieme; se non per sempre - chi può dirlo? - almeno fino al 4 marzo, quando oltre le elezioni politiche vi saranno le Regionali, nelle due più importanti regioni del paese: Lombardia e Lazio, dopo la vittoria, uniti, in Sicilia.
Intanto in questo clima di riappacificazione, con nel CUORE solo gli interessi del paese e non quelli delle diverse componenti del centrodestra, incarnate in Meloni ( Fratelli d'Italia), Salvini ( Lega), e Berlusconi ( Forza Italia e mister del centrodestra), i candidati della triade sono stati già indicati, senza nessuna lite o contesa fra i tre leader, seduti attorno ad un tavolo ad Arcore, dopo aver 'mangiato e ben bevuto' - come dice, giustamente, la canzone
Regione Sicilia: Musumeci (Fratelli d'Italia), già eletto;
Regione Lombardia: Fontana (Lega), in sostituzione di Maroni che ha deciso (?) di ritirarsi (?);
Regione Lazio: Gasparri ( Forza Italia).
D'accordo e senza spartizione di poltrone.
domenica 7 gennaio 2018
Candidature. Mogli e mariti: ciò che Dio ha unito, il Parlamento e i partiti non osino separare.
Si leggono tante anticipazioni di future candidature alle prossime politiche. Fra tutte le altre frutto di perenne malcostume italiano quelle riguardanti le coppie, che vanno ad unirsi a quelle già esistenti e schierati su diverse trincee ( Francesco Boccia, PD con Nunzia De Girolamo,FI; come anche Laura Ravetto, FI e Dario Ginefra, PD)) e affratellate dalla medesima ispirazione politica, come quella fra Sandro Bondi e signora, Manuela Repetti, quando Lui era ancora poeta 'cesareo' alla corte di Arcore ed ora non più, perchè si ritira in pensione,lasciando alla signora il carico lavorativo (?) di portare i pantaloni ed anche i soldi a casa.
Adesso le nuove coppie di candidati futuri rappresentanti del popolo - e delle famiglie - si chiamano Carfagna & C. ( Alessandro Ruben, ex finiano, ex montiamo ed ora...), e sarà Lei a implorare Berlusconi per concedere una poltrona a C. che altrimenti, dopo tanto girovagare, sarebbe obbligato a fare il 'donno' a casa. ( L'avvocato della Carfagna e di Alessandro Ruben ha fatto sapere che le supposizioni giornalistiche relative alle candidature, alle quali anche noi abbiamo prestato ascolto, sono destituite di ogni fondamento).
Ma c'è anche chi 'tiene famiglia' nei Cinquestelle e ci tiene a farlo sapere. Lui si chiama Vito Crimi, quello che tenta di fare la faccia più cattiva che può, mentre la compagna Paola Carinelli, dallo scranno parlamentare vicino il suo, avrà il compito di esortarlo a desistere perché nessuno lo prende in considerazione.
In questo caso è lo stesso Crimi a lavorare alle liste, perciò non dovrà chiedere niente a nessuno; conta di ottenere qualcosa da se stesso, la prossima legislatura, per la moglie. Che ne ha già ricambiato lo sforzo, dandogli un figlio, in arrivo. Di conseguenza gli stipendi da parlamentari di uno e dell'altra servono a mantenere il nascituro, come sanno tutte le famiglie con figli.
Vi siete mai chiesti quali salti mortali siano costretti a fare questi poveri cristi che, in coppia, siedono in Parlamento per arrivare alla fine del mese, con appena una trentina di migliaia di euro in tasca?
Naturalmente tralasciamo i casi di figli e amanti e parenti in genere, la lista sarebbe troppo lunga e l'esame di ogni singolo caso sinceramente penoso.
Adesso le nuove coppie di candidati futuri rappresentanti del popolo - e delle famiglie - si chiamano Carfagna & C. ( Alessandro Ruben, ex finiano, ex montiamo ed ora...), e sarà Lei a implorare Berlusconi per concedere una poltrona a C. che altrimenti, dopo tanto girovagare, sarebbe obbligato a fare il 'donno' a casa. ( L'avvocato della Carfagna e di Alessandro Ruben ha fatto sapere che le supposizioni giornalistiche relative alle candidature, alle quali anche noi abbiamo prestato ascolto, sono destituite di ogni fondamento).
Ma c'è anche chi 'tiene famiglia' nei Cinquestelle e ci tiene a farlo sapere. Lui si chiama Vito Crimi, quello che tenta di fare la faccia più cattiva che può, mentre la compagna Paola Carinelli, dallo scranno parlamentare vicino il suo, avrà il compito di esortarlo a desistere perché nessuno lo prende in considerazione.
In questo caso è lo stesso Crimi a lavorare alle liste, perciò non dovrà chiedere niente a nessuno; conta di ottenere qualcosa da se stesso, la prossima legislatura, per la moglie. Che ne ha già ricambiato lo sforzo, dandogli un figlio, in arrivo. Di conseguenza gli stipendi da parlamentari di uno e dell'altra servono a mantenere il nascituro, come sanno tutte le famiglie con figli.
Vi siete mai chiesti quali salti mortali siano costretti a fare questi poveri cristi che, in coppia, siedono in Parlamento per arrivare alla fine del mese, con appena una trentina di migliaia di euro in tasca?
Naturalmente tralasciamo i casi di figli e amanti e parenti in genere, la lista sarebbe troppo lunga e l'esame di ogni singolo caso sinceramente penoso.
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giovedì 30 novembre 2017
Il Corriere della sera sbarca a Torino al suono di una marcetta inglese
Il 'Corriere della Sera' di Cairo per il suo sbarco a Torino - ' Corriere Torino' - ha fatto confezionare uno spot pubblicitario che questi giorni è passato tante volte in tv, con il faccione di Cavour, ed una colonna sonora che più inadatta non si poteva pensare: una marcetta da Pomp and Circumstance di Elgar, conosciutissima al punto che su di essa il popolo inglese - non quello italiano - canta un testo che è assurto quasi ad inno nazionale 'in seconda'.
Questa scelta, fuori da ogni grazia di Dio, fa il paio con un altra scellerata che ai tempi di Berlusconi ( il cui faccione 'La repubblica' ha scelto per annunciare la nuova veste - solo grafica ? - del quotidiano) accompagnava il sito internet 'Italia' - costosissimo ma fatto con i piedi - che avrebbe dovuto convincere i turisti a visitare le nostre meraviglie, con l'aiuto della colonna sonora costituita dal 'Preludio' della Carmen di Bizet.
Non sappiamo se l'Agenzia incaricata di rinnovare il sito 'Italia' come di confezionare lo spot del 'Corriere della Sera' in occasione del suo sbarco a Torino, sia la stessa. Però il dubbio ci viene, perché le Agenzie impegnate in ambedue le imprese, pubblicitaria e di comunicazione, fanno bella mostra di un comune denominatore: totale analfabetismo musicale. Che deduciamo dal fatto che se avessero avuto un minimo alfabetizzate, sarebbero ricorse, in ambedue le imprese, a 'colonne sonore' italiane.
Per Torino, in particolare, la presenza in città del famoso Museo Egizio avrebbe anche potuto suggerire, marcia per marcia, anche evitando la rossiniana 'sinfonia' della Gazza ladra (per non generare cattivi pensieri nei malpensanti), la 'Marcia Trionfale' dell'Aida di Giuseppe Verdi. che fu anche 'senatore' del regno, proprio a Torino. Qualunque altra marcia, ma quella di Elgar no.
Questa scelta, fuori da ogni grazia di Dio, fa il paio con un altra scellerata che ai tempi di Berlusconi ( il cui faccione 'La repubblica' ha scelto per annunciare la nuova veste - solo grafica ? - del quotidiano) accompagnava il sito internet 'Italia' - costosissimo ma fatto con i piedi - che avrebbe dovuto convincere i turisti a visitare le nostre meraviglie, con l'aiuto della colonna sonora costituita dal 'Preludio' della Carmen di Bizet.
Non sappiamo se l'Agenzia incaricata di rinnovare il sito 'Italia' come di confezionare lo spot del 'Corriere della Sera' in occasione del suo sbarco a Torino, sia la stessa. Però il dubbio ci viene, perché le Agenzie impegnate in ambedue le imprese, pubblicitaria e di comunicazione, fanno bella mostra di un comune denominatore: totale analfabetismo musicale. Che deduciamo dal fatto che se avessero avuto un minimo alfabetizzate, sarebbero ricorse, in ambedue le imprese, a 'colonne sonore' italiane.
Per Torino, in particolare, la presenza in città del famoso Museo Egizio avrebbe anche potuto suggerire, marcia per marcia, anche evitando la rossiniana 'sinfonia' della Gazza ladra (per non generare cattivi pensieri nei malpensanti), la 'Marcia Trionfale' dell'Aida di Giuseppe Verdi. che fu anche 'senatore' del regno, proprio a Torino. Qualunque altra marcia, ma quella di Elgar no.
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domenica 19 novembre 2017
Rai Parlamento. Al vertice prove di coabitazione Renzi-Berlusconi
Rai Parlamento è una testata giornalistica che ha una sua struttura: direttore: Nicoletta Manzione; vice Susanna Petruni e redazione. Produce giornalmente un paio di notiziari di qualche minuto ciascuno, per i quali basterebbero i giornalisti delle varie testate. E infatti Gubitosi, nel suo progetto di riassetto dell'informazione Rai l'avrebbe sicuramente accorpata alle redazioni dei TG, e forse la stessa cosa avrebbe fatto Verdelli, se fosse rimasto al suo posto ed il progetto di Campo Dall'Orto fosse andato in porto, prima della sua partenza da Viale Mazzini. Ma un simile progetto poteva avere qualche chance di riuscita, nei mesi precedenti le varie tornate elettorali che culmineranno, in primavera, con le politiche? Accorpare, inoltre, avrebbe significato cassare dall'organigramma Rai un bel gruppetto di direttori e vice direttori che sono incarichi che servono a promuovere - per meriti o senza demeriti - o per mettere a 'bagno maria' questo o quello in attesa di successive decisioni o spostamenti. Rai Parlamento e la sua struttura servono esattamente a questi scopi: promuovere chicchessia, senza merito o demerito, o tenerlo 'in ammollo'.
Al vertice, con i 'galloni' da direttrice è stata inviata Nicoletta Manzione ( dal Tg 1) sulla quale anche in rete si leggono alcune perplessità sulla nomina, prima fra tutte quella che l' attribuisce al ben noto 'giglio magico' renziano. Perchè Nicoletta è cugina, di secondo grado, di Antonella, capo dei vigili urbani di Firenze, messa a capo del dipartimento degli affari giuridici di Palazzo Chigi; e Antonella, a sua volta, è la sorella minore del sottosegretario agli Interni, Domenico. Speriamo che i fratelli Manzione siano solo due, altrimenti, scavando scavando, avremo altre sorprese. L'ultimo 'caso Manzione' si è avuto quando l'ex capo dei vigili di Firenze, Antonella, da Palazzo Chigi, è stata nominata al Consiglio di Stato, fra mille polemiche (competenza? età? ). Dunque a comandare a Rai Parlamento c'è una renziana 'di famiglia'.
Immediatamente sotto di lei, nel ruolo di vice direttore, una 'berlusconiana' di ferro, come Susanna Petruni. Sulla quale, a causa di una collanina con farfalla, con la quale si era presentata in video a leggere le notizie del TG 1, e che si appurò esserle stata donata dell'allora premier Berlusconi, si ebbe a suo tempo molto da ridire, giustamente. Lei proviene dalla vice direzione del Tg1 ( e non è proprio una promozione la sua!); ed è stata candidata addirittura alla direzione del Tg1, ai tempi di Berlusconi premier. Di recente, sotto la gestione Orfeo, per 'renzizzzare' il Tg1, in prospettiva elezioni politiche di primavera, è stata fatta sloggiare, e allocata a Rai Parlamento.
Come si vede, a Rai Parlamento, speschio del paese, si sta sperimentando il dopo elezioni, quando, se saranno resi innocui i grillini, Berlusconi e Renzi - come i sondaggi lasciano ora presagire, oppure Renzi e Berlusconi, qualora il vento dovesse cambiare, potrebbero allearsi per governare.
Intanto la prova generale di coabitazione a stretto contatto, a Rai Parlamento, di una renziana e di una berlusconiana sembra reggere
Al vertice, con i 'galloni' da direttrice è stata inviata Nicoletta Manzione ( dal Tg 1) sulla quale anche in rete si leggono alcune perplessità sulla nomina, prima fra tutte quella che l' attribuisce al ben noto 'giglio magico' renziano. Perchè Nicoletta è cugina, di secondo grado, di Antonella, capo dei vigili urbani di Firenze, messa a capo del dipartimento degli affari giuridici di Palazzo Chigi; e Antonella, a sua volta, è la sorella minore del sottosegretario agli Interni, Domenico. Speriamo che i fratelli Manzione siano solo due, altrimenti, scavando scavando, avremo altre sorprese. L'ultimo 'caso Manzione' si è avuto quando l'ex capo dei vigili di Firenze, Antonella, da Palazzo Chigi, è stata nominata al Consiglio di Stato, fra mille polemiche (competenza? età? ). Dunque a comandare a Rai Parlamento c'è una renziana 'di famiglia'.
Immediatamente sotto di lei, nel ruolo di vice direttore, una 'berlusconiana' di ferro, come Susanna Petruni. Sulla quale, a causa di una collanina con farfalla, con la quale si era presentata in video a leggere le notizie del TG 1, e che si appurò esserle stata donata dell'allora premier Berlusconi, si ebbe a suo tempo molto da ridire, giustamente. Lei proviene dalla vice direzione del Tg1 ( e non è proprio una promozione la sua!); ed è stata candidata addirittura alla direzione del Tg1, ai tempi di Berlusconi premier. Di recente, sotto la gestione Orfeo, per 'renzizzzare' il Tg1, in prospettiva elezioni politiche di primavera, è stata fatta sloggiare, e allocata a Rai Parlamento.
Come si vede, a Rai Parlamento, speschio del paese, si sta sperimentando il dopo elezioni, quando, se saranno resi innocui i grillini, Berlusconi e Renzi - come i sondaggi lasciano ora presagire, oppure Renzi e Berlusconi, qualora il vento dovesse cambiare, potrebbero allearsi per governare.
Intanto la prova generale di coabitazione a stretto contatto, a Rai Parlamento, di una renziana e di una berlusconiana sembra reggere
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giovedì 9 novembre 2017
Silvia Chiassai, sindaca di Montevarchi, eletta dalla destra, è una psicologa. Non si scherza sulla pelle dei bambini!
La notizia relativa all'esclusione dal servizio della mensa scolastica di una ventina di bambini delle scuole di Montevarchi i cui genitori non hanno pagato - non hanno voluto o non hanno potuto pagare? - la quota per il servizio mensa, ha suscitato vivacissime sacrosante reazioni nel paese. E fa il paio con quella di un anno fa, in un Comune del nord, amministrato dalla Lega.
La sindaca di Montevarchi - la prima 'di destra' dopo decenni ininterrotti di amministrazione delle sinistre - una cittadina toscana di 27.000 abitanti, ha all'incirca 1700 studenti in tutti gli ordini scolastici. Fra tutti quelli che usufruiscono della mensa scolastica, una ventina ne sono stati esclusi, per decisione della bella, giovane sindaca di destra, di professione 'PSICOLOGA', Silvia Chiassai, perché le loro famiglie non hanno pagato la quota relativa, che ammonterebbe a circa 80 Euro mensili.
La bella, giovane sindaca di destra, psicologa, si è chiesta perché quelle poche famiglie non hanno versato quella quota, tutto sommato irrisoria, in situazioni normali? Cosa si sarà risposta? Non ce lo ha detto, ma in compenso ha stabilito che quei bambini, all'ora della mensa siano dislocati su un tavolo a parte rispetto a tutti gli altri, e venga loro servito pane e acqua - pardon: olio.
Premesso che se si trattasse di una merenda, una fetta di pane con olio e pomodoro sarebbe un migliore sostituto delle solite nocive merendine, il pranzo è cosa diversa: un bambino ha bisogno di mangiare ben altro. E forse alcuni di quei bambini - che sicuramente appartengono a famiglie indigenti, o per la sindaca tale problema in Italia non esiste? - forse solo a scuola avrebbero consumato, al servizio mensa, un pasto completo, perché a casa in certe situazioni di bisogno, un pasto completo è una vera rarità.
Come già nel caso precedente dei bambini del Comune leghista, ci vien da dire che solo un Comune amministrato dalla destra - che della Lega è socio in politica- avrebbe potuto assumere tale decisione. Con l'aggravante, nel caso di Montevarchi, che il sindaco non è uno di quegli amministratori beceri e populisti 'modello Salvini', bensì una giovane, bella, donna, per giunta psicologa con un master sulla 'nutrizione'. Vien quasi da domandarsi a cosa le siano serviti i suoi studi, se poi assume decisioni di tale gravità.
Noi una soluzione l'avremmo al problema della 'mensa negata' a quella ventina di bambini delle scuole di Montevarchi, e non è la rimozione della bella giovane donna psicologa e nutrizionista sindaca 'di destra', che è meglio che resti al governo della cittadina per far ravvedere gli abitanti.
No, la soluzione riguarda il governo centrale. Si tolgano, senza attendere altro tempo, i vitalizi a quegli ex parlamentari, non sempre campioni di cittadini esemplare, che da anni succhiano sangue al paese, e si costituisca con il risparmio, che è consistente, un fondo per risolvere situazioni analoghe, perché fino a quando l'Italia non sarà uscita effettivamente dalla crisi, episodi analoghi potranno verificarsi ancora.
E Berlusconi, o il suo luogotenente Gianni Letta, 'gentiluomo di Sua Santità', dal 'cuore d'oro' (specie per la sua famiglia!) chiamino la bella giovane sindaca di Montevarchi e le ordinino di non perseverare sulla strada della inciviltà.
P.S. AGGRAVANTE per l'assessore competente di Montevarchi
STEFANO TASSI
La sindaca di Montevarchi - la prima 'di destra' dopo decenni ininterrotti di amministrazione delle sinistre - una cittadina toscana di 27.000 abitanti, ha all'incirca 1700 studenti in tutti gli ordini scolastici. Fra tutti quelli che usufruiscono della mensa scolastica, una ventina ne sono stati esclusi, per decisione della bella, giovane sindaca di destra, di professione 'PSICOLOGA', Silvia Chiassai, perché le loro famiglie non hanno pagato la quota relativa, che ammonterebbe a circa 80 Euro mensili.
La bella, giovane sindaca di destra, psicologa, si è chiesta perché quelle poche famiglie non hanno versato quella quota, tutto sommato irrisoria, in situazioni normali? Cosa si sarà risposta? Non ce lo ha detto, ma in compenso ha stabilito che quei bambini, all'ora della mensa siano dislocati su un tavolo a parte rispetto a tutti gli altri, e venga loro servito pane e acqua - pardon: olio.
Premesso che se si trattasse di una merenda, una fetta di pane con olio e pomodoro sarebbe un migliore sostituto delle solite nocive merendine, il pranzo è cosa diversa: un bambino ha bisogno di mangiare ben altro. E forse alcuni di quei bambini - che sicuramente appartengono a famiglie indigenti, o per la sindaca tale problema in Italia non esiste? - forse solo a scuola avrebbero consumato, al servizio mensa, un pasto completo, perché a casa in certe situazioni di bisogno, un pasto completo è una vera rarità.
Come già nel caso precedente dei bambini del Comune leghista, ci vien da dire che solo un Comune amministrato dalla destra - che della Lega è socio in politica- avrebbe potuto assumere tale decisione. Con l'aggravante, nel caso di Montevarchi, che il sindaco non è uno di quegli amministratori beceri e populisti 'modello Salvini', bensì una giovane, bella, donna, per giunta psicologa con un master sulla 'nutrizione'. Vien quasi da domandarsi a cosa le siano serviti i suoi studi, se poi assume decisioni di tale gravità.
Noi una soluzione l'avremmo al problema della 'mensa negata' a quella ventina di bambini delle scuole di Montevarchi, e non è la rimozione della bella giovane donna psicologa e nutrizionista sindaca 'di destra', che è meglio che resti al governo della cittadina per far ravvedere gli abitanti.
No, la soluzione riguarda il governo centrale. Si tolgano, senza attendere altro tempo, i vitalizi a quegli ex parlamentari, non sempre campioni di cittadini esemplare, che da anni succhiano sangue al paese, e si costituisca con il risparmio, che è consistente, un fondo per risolvere situazioni analoghe, perché fino a quando l'Italia non sarà uscita effettivamente dalla crisi, episodi analoghi potranno verificarsi ancora.
E Berlusconi, o il suo luogotenente Gianni Letta, 'gentiluomo di Sua Santità', dal 'cuore d'oro' (specie per la sua famiglia!) chiamino la bella giovane sindaca di Montevarchi e le ordinino di non perseverare sulla strada della inciviltà.
P.S. AGGRAVANTE per l'assessore competente di Montevarchi
STEFANO TASSI
SOCIALE, SPORT E SCUOLA
Bancario con incarico di dirigente sindacale nazionale, settore banche. Esperto del mondo dell’associazionismo. Ex Presidente di una Onlus che da oltre un decennio opera costantemente nel settore della disabilità perseguendo come primo obiettivo l’integrazione e la socializzazione attraverso l’acqua e lo sport.
lunedì 6 novembre 2017
Grande è la confusione sotto i cieli di Italia
Anche Renzi ammette la sconfitta, e con lui tutto il PD, ma non prende l'unica vera decisione: mettersi da parte, anzi scomparire.
Le divisioni interne alla sinistra stanno portando i loro tragici frutti, nell'indifferenza generale, stando ai fatti, senza cioè che nessuno oltre ad ammettere la sconfitta, corra ai ripari.
Renzi dovrebbe convincersi che non è più il candidato premier (e forse segretario) gradito al popolo di sinistra, dunque via, e , contemporaneamente smetterla di creare problemi istituzionali con tinuando a dire che lui con la riconferma di Visco in Bankitalia non è d'accordo con il Governo.
Chissenefrega!
Nella storia di Visco sembra ripetersi ciò che in un primo momento si è verificato in Italia, più che in altri paesi, con l'assalto ad Asia Argento, dopo che ha accusato, certo in ritardo forse inammissibile, quel porco di Weinstein: hanno dato addosso a Lei più che all'animale. Per le banche, Renzi sembra comportarsi allo stesso modo: vuole punire Visco, imputandogli una vigilanza non solerte, mentre non dice apertamente che gli amministratori di alcune banche, da Boschi a Zonin e a tutti gli altri, imbroglioni e ladri, andrebbero puniti da subito a costretti a restituire ciò che hanno rubato. Intanto, come hanno denunciato alcuni giornali, si assiste al trasferimento dei loro beni a familiari per farsi trovare 'incapienti' quando saranno condannati.
La Boschi dovrebbe seguirlo senza attendere un minuto in più, perchè Lei non può restare al governo dopo le innegabili colpe di cattiva amministrazione della banca di cui il 'su babbo', onestissimo, era vice presidente. Anche per salvare la faccia della famiglia, oltre che la sua. A Banca Etruria hanno imbrogliato i risparmiatori, un po meno gli investitori; e perciò è tempo che anche la figlia del 'su babbo' tragga le conseguenze. Che aspetta?
E poi c'è lo scandalo elettorale sotto gli occhi di tutti, a cominciare dai cittadini del Municipio di Ostia che, pur essendo a pochi passi dal Campidoglio e pur avendo sotto gli occhi lo sfascio dell'amministrazione Raggi, continuano a credere nella sindaca ed accusano del disastro generale non la giunta Raggi, ma il complotto degli altri partiti.
A far chiudere gli occhi ed obnubilare le menti di quei cittadini contribuiscono due fattori. Primo: il tiro al bersaglio contro la Raggi esercitato dagli altri partiti e dalla stampa, quasi quotidianamente. Pensano che tale sport sia praticato per salvarsi le chiappe: da parte dei partiti che rappresentano la vecchia politica, protagonista degli scandali e del saccheggio del paese; e dai giornali, perchè organi di stampa di regime che sperano, con i solo servizi, di meritarsi qualche bonus, in tempo di crisi nera per la stampa.
Secondo: chi crede nei Cinquestelle, vergini di... (direbbero i più trucidi) crede ancora possibile un secondo miracolo dopo il flop di Berlusconi, sceso in politica per difendere il paese che ama, in realtà per mettere al sicuro le sue aziende. Lui che, nella credulità popolare, rappresenta uno che si è fatto da solo e dal niente. Ancora? Senza i numerosi aiutini, da molte parti pervenutigli - alcuni anche innominabili - e qualche irregolarità penale - non è stato condannato per evasione? - chissà se potrebbe essere ancora celebrato come l'uomo venuto dal nulla! Coloro i quali continuano a votare Cinquestelle, pensano che questi parvenus della politica siano immuni da vizi, immacolati. Nessuno riflette sui numerosi attestati di incapacità amministrativa!
Ma ci sono anche altre incomprensibili incongruenze ed anomalie sotto i cieli d'Italia. Si prenda il comportamento di Roberto Fico, Cinquestelle, capo della Commissione di vigilanza sulla Rai, a proposito del match televisivo fra Renzi e Di Maio ( Renzi vorrà ancora farlo? Andrà a dire: abbiamo perso? Vale la pena? Non sarebbe meglio che si dimetta prima, annullando l'incontro e permettendo da subito alla sinistra di riorganizzarsi, unita?) sul canale televisivo che potrebbe ospitarlo - Rai 1 o La 7- Fico chiude alla Rai che certamente potrebbe assicurare uno share molto più alto. Lui se ne frega e si comporta come fosse un dipendente di Cairo, dirigente della sua televisione; mentre la Rai, che ha reso noto un appello del suo CdA, un pò penoso e lamentevole, neanche Fico la difende, proponendola come la tv più adatta, anche perchè finanziata con il canone.
Le divisioni interne alla sinistra stanno portando i loro tragici frutti, nell'indifferenza generale, stando ai fatti, senza cioè che nessuno oltre ad ammettere la sconfitta, corra ai ripari.
Renzi dovrebbe convincersi che non è più il candidato premier (e forse segretario) gradito al popolo di sinistra, dunque via, e , contemporaneamente smetterla di creare problemi istituzionali con tinuando a dire che lui con la riconferma di Visco in Bankitalia non è d'accordo con il Governo.
Chissenefrega!
Nella storia di Visco sembra ripetersi ciò che in un primo momento si è verificato in Italia, più che in altri paesi, con l'assalto ad Asia Argento, dopo che ha accusato, certo in ritardo forse inammissibile, quel porco di Weinstein: hanno dato addosso a Lei più che all'animale. Per le banche, Renzi sembra comportarsi allo stesso modo: vuole punire Visco, imputandogli una vigilanza non solerte, mentre non dice apertamente che gli amministratori di alcune banche, da Boschi a Zonin e a tutti gli altri, imbroglioni e ladri, andrebbero puniti da subito a costretti a restituire ciò che hanno rubato. Intanto, come hanno denunciato alcuni giornali, si assiste al trasferimento dei loro beni a familiari per farsi trovare 'incapienti' quando saranno condannati.
La Boschi dovrebbe seguirlo senza attendere un minuto in più, perchè Lei non può restare al governo dopo le innegabili colpe di cattiva amministrazione della banca di cui il 'su babbo', onestissimo, era vice presidente. Anche per salvare la faccia della famiglia, oltre che la sua. A Banca Etruria hanno imbrogliato i risparmiatori, un po meno gli investitori; e perciò è tempo che anche la figlia del 'su babbo' tragga le conseguenze. Che aspetta?
E poi c'è lo scandalo elettorale sotto gli occhi di tutti, a cominciare dai cittadini del Municipio di Ostia che, pur essendo a pochi passi dal Campidoglio e pur avendo sotto gli occhi lo sfascio dell'amministrazione Raggi, continuano a credere nella sindaca ed accusano del disastro generale non la giunta Raggi, ma il complotto degli altri partiti.
A far chiudere gli occhi ed obnubilare le menti di quei cittadini contribuiscono due fattori. Primo: il tiro al bersaglio contro la Raggi esercitato dagli altri partiti e dalla stampa, quasi quotidianamente. Pensano che tale sport sia praticato per salvarsi le chiappe: da parte dei partiti che rappresentano la vecchia politica, protagonista degli scandali e del saccheggio del paese; e dai giornali, perchè organi di stampa di regime che sperano, con i solo servizi, di meritarsi qualche bonus, in tempo di crisi nera per la stampa.
Secondo: chi crede nei Cinquestelle, vergini di... (direbbero i più trucidi) crede ancora possibile un secondo miracolo dopo il flop di Berlusconi, sceso in politica per difendere il paese che ama, in realtà per mettere al sicuro le sue aziende. Lui che, nella credulità popolare, rappresenta uno che si è fatto da solo e dal niente. Ancora? Senza i numerosi aiutini, da molte parti pervenutigli - alcuni anche innominabili - e qualche irregolarità penale - non è stato condannato per evasione? - chissà se potrebbe essere ancora celebrato come l'uomo venuto dal nulla! Coloro i quali continuano a votare Cinquestelle, pensano che questi parvenus della politica siano immuni da vizi, immacolati. Nessuno riflette sui numerosi attestati di incapacità amministrativa!
Ma ci sono anche altre incomprensibili incongruenze ed anomalie sotto i cieli d'Italia. Si prenda il comportamento di Roberto Fico, Cinquestelle, capo della Commissione di vigilanza sulla Rai, a proposito del match televisivo fra Renzi e Di Maio ( Renzi vorrà ancora farlo? Andrà a dire: abbiamo perso? Vale la pena? Non sarebbe meglio che si dimetta prima, annullando l'incontro e permettendo da subito alla sinistra di riorganizzarsi, unita?) sul canale televisivo che potrebbe ospitarlo - Rai 1 o La 7- Fico chiude alla Rai che certamente potrebbe assicurare uno share molto più alto. Lui se ne frega e si comporta come fosse un dipendente di Cairo, dirigente della sua televisione; mentre la Rai, che ha reso noto un appello del suo CdA, un pò penoso e lamentevole, neanche Fico la difende, proponendola come la tv più adatta, anche perchè finanziata con il canone.
mercoledì 4 ottobre 2017
Conflitto di interessi n.3: Antonio Di Pietro e Bobo Craxi in MDP
Notizia fresca fresca: due nemici dichiarati come Bobo Craxi, figlio di Bettino, di professione 'consulente' ( de che?), e Antonio Di Pietro, ex magistrato e fondatore del partito 'Italia dei valori', di gloriosa memoria, si sono trovati, ambedue ad aderire a MDP, il partitino fondato dai fuorusciti dal PD, Bersani e Speranza, per opposizione 'personale' alla segreteria Renzi, perchè MDP - hanno dichiarato - è il partito più vicino alla mia storia politica, ha dichiarato Bobo; perchè me lo chiesto D'Alema - il convitato di pietra di MDP - ha detto Di Pietro.
Senonchè i due, che sono per la storia personale come il topo ( Craxi) e il gatto ( Di Pietro), si sentono a disagio a convivere, per cui Bobo che i suoi principi ideologici e morali non intende abbandonare, sta meditando di ritirarsi da MDP, perché lui con Di Pietro che ha inquisito, condannato e, indirettamente contribuito anche all'esilio di suo padre, non intende convivere, neanche in una situazione abbastanza poco impegnativa come un movimento politico.
In questo caso il conflitto di interessi di Bobo Craxi non sta tanto nella convivenza conflittuale con Di Pietro, quanto con il lavoro che Bobo Craxi dovrà trovarsi per sopravvivere, anche se la sua permanenza negli anni in Parlamento potrebbe avergli dato diritto alla pensione, magari non da oggi, e nel frattempo potrebbe lavorare alla fondazione (ne esiste una? ) intitolata a suo padre, o, nella ipotesi più vicina che un lavoro non lo trovi, svernare ad Hammamet, nella casa paterna. Il conflitto da sanare perciò non è tanto quello con Di Pietro, bensì con un lavoro vero che lui non ha mai svolto
Potrebbe così finire una storia nella quale un' altra esponente della famiglia, sua sorella Stefania che, vivo suo padre, ma aiutata dai vari ministri socialisti, fondava e mandava avanti la società 'Italiana produzioni' ( corposi finanziamenti il ministro socialista De Michelis le procurò per due ricerche imprescindibili delle quali tutti avremmo potuto fare a meno: i tratturi nel sud italia, e la lingua italiana nel racconto della nostra arte, anche musicale, agli stranieri. All'epoca denunciammo dalle pagine di Piano Time quello sconcio!) e poi l'amico Berlusconi, riconoscente, assunse in Forza Italia, affidandole perfino il sottosegretariato agli esteri.
Ora è venuto il momento che i due rampolli Craxi si cerchino un lavoro vero, l'Italia anche per riconoscenza nei confronti di Bettino verso il quale negli ultimi anni s'è comportata malissimo, ha dato loro già tanto, forse troppo. Sanino perciò, quanto prima il loro unico vero conflitto di interessi: quello con un lavoro.
Senonchè i due, che sono per la storia personale come il topo ( Craxi) e il gatto ( Di Pietro), si sentono a disagio a convivere, per cui Bobo che i suoi principi ideologici e morali non intende abbandonare, sta meditando di ritirarsi da MDP, perché lui con Di Pietro che ha inquisito, condannato e, indirettamente contribuito anche all'esilio di suo padre, non intende convivere, neanche in una situazione abbastanza poco impegnativa come un movimento politico.
In questo caso il conflitto di interessi di Bobo Craxi non sta tanto nella convivenza conflittuale con Di Pietro, quanto con il lavoro che Bobo Craxi dovrà trovarsi per sopravvivere, anche se la sua permanenza negli anni in Parlamento potrebbe avergli dato diritto alla pensione, magari non da oggi, e nel frattempo potrebbe lavorare alla fondazione (ne esiste una? ) intitolata a suo padre, o, nella ipotesi più vicina che un lavoro non lo trovi, svernare ad Hammamet, nella casa paterna. Il conflitto da sanare perciò non è tanto quello con Di Pietro, bensì con un lavoro vero che lui non ha mai svolto
Potrebbe così finire una storia nella quale un' altra esponente della famiglia, sua sorella Stefania che, vivo suo padre, ma aiutata dai vari ministri socialisti, fondava e mandava avanti la società 'Italiana produzioni' ( corposi finanziamenti il ministro socialista De Michelis le procurò per due ricerche imprescindibili delle quali tutti avremmo potuto fare a meno: i tratturi nel sud italia, e la lingua italiana nel racconto della nostra arte, anche musicale, agli stranieri. All'epoca denunciammo dalle pagine di Piano Time quello sconcio!) e poi l'amico Berlusconi, riconoscente, assunse in Forza Italia, affidandole perfino il sottosegretariato agli esteri.
Ora è venuto il momento che i due rampolli Craxi si cerchino un lavoro vero, l'Italia anche per riconoscenza nei confronti di Bettino verso il quale negli ultimi anni s'è comportata malissimo, ha dato loro già tanto, forse troppo. Sanino perciò, quanto prima il loro unico vero conflitto di interessi: quello con un lavoro.
domenica 3 settembre 2017
Tangenti da versare al PD dai suoi manager, per statuto
Non poteva non fare scalpore, con tutte le possibili ragioni e precisazioni, la notizia che il PD - ora più che mai a corto di fondi, come tutti gli altri partiti da quando non prendono più nè le tangenti occulte nè quelle, alla luce del sole, del contributo pubblico - chiede, anzi ordina ai suoi manager - 'suoi', da intendersi come manager che il partito nomina nei vari enti ed istituzioni come nelle partecipate pubbliche - di versare nelle casse del partito dal 10% fino al 30% dei loro compensi.
La cosa non è del tutto nuova. La rapacità dei partiti che succhiano soldi dalle tasche degli eletti nelle loro liste è ben nota, non risparmia neanche i Cinquestelle, e riguarda lo stesso PD, Forza Italia e anche la Lega, che potrebbe avere le sue casse vuote in senso letterale, dopo che una sentenza ha ordinato al partito di ritornare alla Stato una cinquantina di milioni di Euro.
Se la sentenza del tribunale dovesse avere immediata applicazione, Salvini non avrebbe più i soldi neanche per comprare ogni giorno - come fa ora e da sempre - una felpa diversa sulla quale i suoi ci fanno scrivere il nome della città dove si trova, temendo che Salvini non sappia neanche dove i suoi lo mandando o lui sta andando.
Dicevamo che adesso il PD vuole dai suoi manager - ma praticamente non c'è ente che non abbia al suo interno amministratori di nomina politica e non c'è partito che faccia eccezione, fra quelli che piccolo o grande hanno un qualche potere di ogni partito - che ritornino al partito che li ha nominati parte dei loro compensi, fino al 30% dell'ammontare . Il che per manager di importanti società vuol dire bei soldini. Tutto regolare? Regolare un corno.
Innanzitutto perchè ci fa capire che i partiti decidono le sorti di un manager, che scelgono non tanto in base alle sue competenze quanto per la sua fedeltà a capi e capetti, unita ad un pizzico di adesione ideale la partito.
Ma la riflessione, ancor più drammatica, è che quei manager - che , ripetiamo, sono la maggioranza per le società dove i partiti hanno messo lo zampino - rispondano non alla società che dirigono o alla società civile, ma direttamente ai partiti mandatari. Senza i quali, forse, non avrebbero fatto nessuna carriera.
E infatti , come tante volte abbiamo detto e scritto e non solo noi, molti di quei manager fedelissimi dei vari partiti, in nessun altra società ed ente occuperebbero un analogo posto di responsabilità.
Pensate che De Benedetti o Berlusconi, tolti figli, mogli, nipoti ed anche amanti trattandosi di aziende private, metterebbero mai nelle mani di uno di quei manager nominati dai partiti le loro aziende? Con c...
La cosa non è del tutto nuova. La rapacità dei partiti che succhiano soldi dalle tasche degli eletti nelle loro liste è ben nota, non risparmia neanche i Cinquestelle, e riguarda lo stesso PD, Forza Italia e anche la Lega, che potrebbe avere le sue casse vuote in senso letterale, dopo che una sentenza ha ordinato al partito di ritornare alla Stato una cinquantina di milioni di Euro.
Se la sentenza del tribunale dovesse avere immediata applicazione, Salvini non avrebbe più i soldi neanche per comprare ogni giorno - come fa ora e da sempre - una felpa diversa sulla quale i suoi ci fanno scrivere il nome della città dove si trova, temendo che Salvini non sappia neanche dove i suoi lo mandando o lui sta andando.
Dicevamo che adesso il PD vuole dai suoi manager - ma praticamente non c'è ente che non abbia al suo interno amministratori di nomina politica e non c'è partito che faccia eccezione, fra quelli che piccolo o grande hanno un qualche potere di ogni partito - che ritornino al partito che li ha nominati parte dei loro compensi, fino al 30% dell'ammontare . Il che per manager di importanti società vuol dire bei soldini. Tutto regolare? Regolare un corno.
Innanzitutto perchè ci fa capire che i partiti decidono le sorti di un manager, che scelgono non tanto in base alle sue competenze quanto per la sua fedeltà a capi e capetti, unita ad un pizzico di adesione ideale la partito.
Ma la riflessione, ancor più drammatica, è che quei manager - che , ripetiamo, sono la maggioranza per le società dove i partiti hanno messo lo zampino - rispondano non alla società che dirigono o alla società civile, ma direttamente ai partiti mandatari. Senza i quali, forse, non avrebbero fatto nessuna carriera.
E infatti , come tante volte abbiamo detto e scritto e non solo noi, molti di quei manager fedelissimi dei vari partiti, in nessun altra società ed ente occuperebbero un analogo posto di responsabilità.
Pensate che De Benedetti o Berlusconi, tolti figli, mogli, nipoti ed anche amanti trattandosi di aziende private, metterebbero mai nelle mani di uno di quei manager nominati dai partiti le loro aziende? Con c...
domenica 30 luglio 2017
Mara Carfagna for premier. In mente Berlusconi
L'altra sera a 'In onda' de La 7 c'era ospite Mara Carfagna, la parlamentare di Forza Italia, già ministro con un governo Berlusconi ed anche consigliera comunale, stravotata, a Napoli- se abbiamo capito bene.
L'indiscrezione che la riguardava , riportata da Huffington Post - in studio rappresentato d De Angelis - diceva di Lei come possibile anzi probabile candidata premier per Forza Italia, almeno 'in mente Berlusconi'. Lei si è giustamente schermita, dicendosi comunque onorata, ma ribadendo che trattavasi solo di una voce, anche non controllata, e della quale Lei non sapeva assolutamente nulla.
Ad essere meravigliati per tale voce, più della stessa Carfagna, siamo stati noi. che abbiamo pensato come le sorti dell'Italia vengano affidate a mani non proprio espertissime, alle quali Berlusconi non affiderebbe neanche la più piccola delle sue imprese. Il discorso vale naturalmente per il cinquestelle Di Maio, per il leghista Salvini e per la pasionaria Meloni di Fratelli (e sorelle) d'Italia.
Ma del nostro stesso parere non era Marcello Sorgi, giornalista di lungo corso, presente in studio, il quale interpellato sull'affaire, ha testualmente risposto: perchè no? La Carfagna è donna, e questo conta, come conta anche il fatto che è giovane e dunque rappresenta un volto nuovo - non ha aggiunto che è anche bella, perchè altrimenti gli sarebbero fischiate le orecchie, per i fischi dei telespettatori, che non possono ascoltare simili scemenze. Ed ha aggiunto: poi è stata ministro ed ha quindi esperienza di governo, ed infine, è fra i parlamentari una di quelle che non è stata mai coinvolta in storie non proprio belle - Sorgi intendeva storie di mazzette, di malgoverno, ecc.. assai comuni nel Parlamento italiano.
Uno dei conduttori della trasmissione, ha aggiunto, sottolineandolo a dovere, che la Carfagna è una parlamentare che non si vede spesso in tv, come tante altre di tutti gli schieramenti. E l'interessata ha spiegato che Lei non va spesso e volentieri in tv, perchè la politica la fa in Parlamento e non in tv, dove credono di farla parlamentari prezzemolini.
Ora, nel corso della serata, ci ha colpito soprattutto l'intervento di Sorgi, riflettendo sul quale e sulle ragioni addotte in favore della Carfagna probabile candidata premier, abbiamo capito come fanno giornalisti anche bravi, come lo è il nostro, a mantenersi perennemente a galla.
L'indiscrezione che la riguardava , riportata da Huffington Post - in studio rappresentato d De Angelis - diceva di Lei come possibile anzi probabile candidata premier per Forza Italia, almeno 'in mente Berlusconi'. Lei si è giustamente schermita, dicendosi comunque onorata, ma ribadendo che trattavasi solo di una voce, anche non controllata, e della quale Lei non sapeva assolutamente nulla.
Ad essere meravigliati per tale voce, più della stessa Carfagna, siamo stati noi. che abbiamo pensato come le sorti dell'Italia vengano affidate a mani non proprio espertissime, alle quali Berlusconi non affiderebbe neanche la più piccola delle sue imprese. Il discorso vale naturalmente per il cinquestelle Di Maio, per il leghista Salvini e per la pasionaria Meloni di Fratelli (e sorelle) d'Italia.
Ma del nostro stesso parere non era Marcello Sorgi, giornalista di lungo corso, presente in studio, il quale interpellato sull'affaire, ha testualmente risposto: perchè no? La Carfagna è donna, e questo conta, come conta anche il fatto che è giovane e dunque rappresenta un volto nuovo - non ha aggiunto che è anche bella, perchè altrimenti gli sarebbero fischiate le orecchie, per i fischi dei telespettatori, che non possono ascoltare simili scemenze. Ed ha aggiunto: poi è stata ministro ed ha quindi esperienza di governo, ed infine, è fra i parlamentari una di quelle che non è stata mai coinvolta in storie non proprio belle - Sorgi intendeva storie di mazzette, di malgoverno, ecc.. assai comuni nel Parlamento italiano.
Uno dei conduttori della trasmissione, ha aggiunto, sottolineandolo a dovere, che la Carfagna è una parlamentare che non si vede spesso in tv, come tante altre di tutti gli schieramenti. E l'interessata ha spiegato che Lei non va spesso e volentieri in tv, perchè la politica la fa in Parlamento e non in tv, dove credono di farla parlamentari prezzemolini.
Ora, nel corso della serata, ci ha colpito soprattutto l'intervento di Sorgi, riflettendo sul quale e sulle ragioni addotte in favore della Carfagna probabile candidata premier, abbiamo capito come fanno giornalisti anche bravi, come lo è il nostro, a mantenersi perennemente a galla.
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