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domenica 7 gennaio 2018

Candidature. Mogli e mariti: ciò che Dio ha unito, il Parlamento e i partiti non osino separare.

Si leggono tante anticipazioni di future candidature alle prossime politiche. Fra tutte le altre frutto di perenne malcostume italiano quelle riguardanti le coppie, che vanno ad unirsi a quelle già esistenti e schierati su diverse trincee ( Francesco Boccia, PD con Nunzia De Girolamo,FI; come anche Laura Ravetto, FI e Dario Ginefra, PD)) e affratellate dalla medesima ispirazione politica, come quella fra  Sandro Bondi e signora, Manuela Repetti, quando Lui era ancora poeta 'cesareo' alla corte di Arcore ed ora non più, perchè si ritira in pensione,lasciando alla signora il carico lavorativo (?) di portare i pantaloni ed anche i soldi a casa.
 Adesso le nuove coppie di candidati futuri rappresentanti del popolo - e delle famiglie - si chiamano Carfagna & C. ( Alessandro Ruben, ex finiano, ex montiamo ed ora...), e sarà Lei a implorare Berlusconi  per concedere una poltrona a C. che altrimenti, dopo tanto girovagare, sarebbe obbligato a fare il 'donno' a casa. ( L'avvocato della Carfagna e di Alessandro Ruben ha fatto sapere che le supposizioni giornalistiche relative alle candidature, alle quali anche noi abbiamo prestato ascolto, sono destituite di ogni fondamento).
 Ma c'è anche  chi 'tiene famiglia' nei Cinquestelle e ci tiene a farlo sapere. Lui si chiama Vito Crimi, quello che tenta di fare la faccia più cattiva che può, mentre la compagna Paola Carinelli, dallo scranno parlamentare vicino il suo, avrà il compito di esortarlo a desistere perché nessuno lo prende in considerazione.
 In questo caso è lo stesso Crimi a lavorare alle liste, perciò non dovrà chiedere niente a nessuno; conta di ottenere qualcosa da se stesso, la prossima legislatura, per la moglie. Che ne ha già ricambiato lo sforzo, dandogli un figlio, in arrivo. Di conseguenza  gli stipendi da parlamentari di uno e dell'altra servono a mantenere il nascituro, come sanno tutte le famiglie con figli.
 Vi siete mai chiesti quali salti mortali siano costretti a fare questi poveri cristi che, in coppia, siedono in Parlamento per arrivare alla fine del mese, con appena una trentina di migliaia di euro in tasca?

Naturalmente tralasciamo i casi di figli e amanti e parenti in genere, la lista sarebbe troppo lunga e l'esame di ogni singolo caso sinceramente penoso.

mercoledì 9 agosto 2017

Maestro Muti, non se la prenda. Il racconto dell'Aida a Salisburgo continua

Il Corriere si sta distinguendo quest'estate per l'attenzione agli eventi musicali di stagione, fra i quali certamente l'Aida a Salisburgo che celebra il ritorno nella buca di orchestra per un 'opera di Riccardo Muti al festival austriaco, dopo il Nabucco di molti anni fa che si vide successivamente anche a Roma, è quello di maggiore attrazione.

 Oggi, dopo il reportage di un paio di giorni fa, il quotidiano torna sull'evento, con una dichiarazione, amara, di Riccardo Muti e con tre pezzi, raccolti da Cappelli ma ascrivibili rispettivamente al direttore, alla regista iranaiana, al suo debutto nella lirica, e alla Netrebko, la star dell'opera.

  Particolarmente interessante la bella dissertazione di Muti che cancella la pessima tradizione perpetuata intorno all'opera verdiana, per ascriverla fra quelle di maggiore intimità, con le dovute spiegazioni. Molto diverse da tante altre dello stesso tenore, che abbiamo letto in anni passati, anche riguardo ad altre opere oltre che sull'Aida, quando non potendosi fare con le scene, per mancanza di soldi, diventavano opere cameristiche - come nella volontà del compositore, dicevano gli imbroglioni a comando, fra i quali anche direttori notissimi che non nominiamo.  Tolta la scena del trionfo, il cui trionfalismo è nella musica e dunque non abbisogna neanche del corteo di elefanti e schiavi e tesori, Aida è opera davvero raffinatissima, intima, introspettiva, e tale deve tornare ad essere. Esattamente come, secondo Muti, l'ha concepita Verdi e come il nostro direttore l'ha riproposta.

Ma non è su questa lezione di musicologia che vogliamo soffermarci, bensì sulla lagnanza del direttore per l'assenza di  politici italiani a Salisburgo, dove era presente Angela Merkel, cancelliera tedesca in trasferta a Salisburgo per amore della musica, e dove negli ani passati, prima di Merkel, si vedeva  regolarmente anche il cancelliere Koll. Muti avrebbe gradito che anche qualche politico italiano si fosse recato a Salisburgo per l'opera - nostro vanto, come vanno dicendo sempre questi ignoranti analfabeti  che ci governano - e per godere del caloroso trionfo riservato ad uno dei nostri più illustri cittadini.

Maestro non se la prenda. Non venivano a Milano, come può pensare che possano, interrompere le vacanze estive,  per venire fino a Salisburgo? ( in verità noi che Salisburgo l'abbiamo frequentata per molti anni, abbiamo più d'una volta notato seduto ai tavolini di Tomaselli  qualche politico italiano, ma il pubblico di Salisburgo è internazionale, se si escludono gli italiani che invece affollano d'estate le vie della cittadina mozartiana). Si ricorderà della nostra ex ministra Melandri che disertò l'inaugurazione della Scala accampando che avrebbe dovuto allattare il pargoletto, e poi, sprovveduta, fu beccata, povera idiota, ad una cena all'Hilton. Come può pensare che la Melandri come tutti gli altri suoi successori ( Bondi,Galan, Ornaghi, ma mettiamoci anche Franceschini) possano scegliere di andare all'opera o ad un concerto? Non si illuda questo è il nostro paese.

Non rimpianga neppure la visita che ricevette tanti anni fa proprio a Salisburgo, da Alemanno - buono quello! - e Vespa,  che vennero a trovarla nel pieno del festival per strapparle la promessa di assumere un  incarico all'Opera di Roma. Lei, si ricorderà, per toglierseli di torno, acconsentì, ma poi si rimangiò quella promessa, perché di fatto non assunse nessun incarico di rilievo all'Opera di Roma, ma solo l'impegno a dirigervi per qualche anno di seguito. E poi via prese il fugone  quando l'aria divenne cupa, da quel che lei dichiarò; quando, invece, le sue richieste divenute sempre più esose il teatro non potè accogliere, secondo l'altra campana.
 Comunque a Roma ha lasciato un buon ricordo. Il suo nome compare ancora nel sito dell'Opera, con il titolo conferitogli: direttore onorario a vita. E qui smettiamo, perchè ci viene da ridere!

mercoledì 12 luglio 2017

Gianni Letta, gentiluomo di Sua Santità, che non disdegna gli affari

La procura di Napoli sta indagando sui privati che hanno avuto in gestioni alcuni importanti musei campani e che  hanno fatto affari con i musei (solo lo Stato non ne è capace), ma contravvenendo ai patti che avevano sottoscritto al momento in cui hanno avuto in gestione  quelle istituzioni. Tomaso Montanari, su Repubblica di ieri ha illustrato nei dettagli l'inchiesta e gli addebiti.

Nel caso specifico di Napoli, i privati sarebbero Mondadori, attraverso Electa, e Civita, di cui il gentiluomo di Sua santità, Gianni Letta, che non disdegna gli affari per sè, la sua famiglia ed i suoi padroni politici, è presidente.
 La Procura di Napoli ipotizza un danno di quasi otto milioni di Euro, avendo i gestori privati sottoscritto l'accordo che prevedeva, in cambio dell'affidamento della gestione, l'impegno a metterci un milione di Euro ogni anno per sostenere iniziative espositive e promozionali presso quelle istituzioni loro affidate.

Iniziative ne sono state prese, ma  pagate da altri privati, nelle vesti di sponsor. Ora la Procura chiede che quelle società versino allo Stato  un milione per anno, negli otto che hanno gestito i musei napoletani o campani.

 L'IDEA DI FAR ENTRARE I PRIVATI NELLA GESTIONE DEI NOSTRI BENI CULTURALI FU DEL PIU' GRANDE MINISTRO DELLA NOSTRA REPUBBLICA, RONCHEY.

Lo stesso ministro che quando si trattò di assegnare una caserma dismessa  in quel di Santa Croce in Gerusalemme,  che la logica voleva destinata all'attiguo Museo nazionale degli strumenti musicali, i cui magazzini scoppiavano di materiale che non poteva essere esposto per mancanza di spazi, preferì destinarvi in quella caserma un archivio cartaceo dello Stato. Alla faccia della sensibilità verso i nostri beni culturali e la loro difesa e conservazione. Comunqne, nonostante tutto, Ronchey continua ad essere ritenuto il più grande ministro della cultura della nostra repubblica. L'affermazione non sarebbe blasfema se consideriamo che fra gli ultimi ministri si sono avuti Bondi, il poeta menestrello del Cavaliere, e Galan, protettore di un ladro di libri - antichi - ma non a scopo di lettura o studio, ma per farci affari.

 Affari  che anche  il 'gentiluomo di Sua Santità' ha sempre fatto per sé e per i suoi congiunti di sangue e non. Non è un mistero, ad esempio,  che a 'Musica per Roma' - l'Auditorium romano- il 'gentiluomo di Sua Santità' è nel consiglio di amministrazione, ed è vice presidente dell'Accademia di Santa Cecilia che del complesso architettonico romano è inquilina privilegiata.  Lo stesso complesso nel quale bar e ristoranti sono affidati - salvo novità dell'ultima ora, ma non ci sembra ve ne siano - in gestione a sua figlia ed al marito di Lei, Ottaviani (Relais le Jardin).

In questo caso il 'gentiluomo di Sua Santità' non ha ritenuto incongrua la sua presenza negli organi amministrativi di vertice di quelle istituzioni. Per fermarci ad un solo caso che autorevoli giornali in passato hanno illustrato in lungo e largo, e che noi, scherzosamente, abbiamo puntato con i nostri post 'antico gioco del letta' continuamente aggiornati, perchè il 'cardinale' - altro titolo onorifico di Letta Gianni- non sta fermo un minuto, è presente dappertutto, anche in situazioni di beneficienza,  tanto per far distogliere agli altri l'attenzione dagli affari.

Avrà qualche rogna il 'gentiluomo di Sua santità' dall'inchiesta della Procura di Napoli? Ne dubitiamo, perchè da sempre, come un'anguilla viscida, è scivolato  fuori da qualunque inchiesta, sempre indenne e senza macchia, come conviene ad un gentiluomo di Sua Santità. Che però non disdegna gli affari per sè, la sua famiglia  e i suoi padrini politici.

mercoledì 29 giugno 2016

A Rieti un Festival - Reate Festival - che, se si farà, sarà quasi un REATO

A Roma Tronca rende pubblico l'elenco degli assegnatari del finanziamento comunale per l'Estate romana, alla fine di giugno, ed a  festival e rassegne già avviati - come giudicare il suo comportamento l' abbiamo scritto nel post precedente.
A Rieti si bandisce, in febbraio, un concorso di esecuzione musicale ( termine di presentazione delle domande  metà luglio), da parte della Fondazione Teatro Vespasiano, di cui è presidente Gianni Letta - vi dice qualcosa questo nome?- sovrintendente Lucia Bonifaci, protetta dell'ex sottosegretario che, è ben noto, ha braccia e mani tentacolari, e direttore artistico Cesare Scarton ( infilato lì da  Bruno Cagli, primo direttore del festival). Il Concorso che chiama in causa i 'migliori allievi' o  neo diplomati dei nostri Conservatori (ma la ragione vera è quella di procurarsi manodopera musicale a bassissimo costo) si svolgerà alla fine di settembre , dal 26 al 30, e i vincitori parteciperanno , oltre che ricevere una somma in denaro, alle manifestazioni del festival che si svolgerà fra settembre e ottobre( a settembre i vincitori non ci saranno ancora!) Non è una  burla, un imbroglio, quasi un reato?
 Le prove del concorso ( riservato a singoli e gruppi, strumentisti e cantanti: insomma tutti quelli che potrebbero servire per animare le serate della provincia romana, con finto festival classico), ne siamo quasi certi,  costituiranno parte integrale del 'Reate' Festival - un nome un destino - mentre del programma del festival medesimo non consociamo ad oggi neanche un appuntamento.
 Perchè sono lontani tempi degli inizi del festival, sempre spinto e benedetto alla nascita da Letta, con il favore di Nastasi, ministro Bondi, quando  veniva presentato addirittura in locali ben noti del Parlamento, in pompa magna (allora il direttore artistico era Bruno Cagli) disponendo di fondi ben superiori agli effettivi meriti, ed essendo il festival, al quale partecipava compatta l'Accademia di Santa Cecilia, un modo per fare arrivare altri finanziamenti nelle casse ceciliane.
Poi i soldi hanno cominciato a scemare, e l'Accademia, come volevasi dimostrare,  si è sfilata;  e a guardia del festival e della fondazione, sono rimasti i due protetti di Letta e Cagli (e cioè Bonifaci e Scarton) e il festival va a farsi benedire.
Per convincersi che non esageriamo basta scorrere il programma dell'edizione passata, 2015 (  in due mesi e passa di programmazione,  appena una quindicina di appuntamenti, dei quali  solo  tre o quattro in tutto hanno una loro dignità e peso, naturalmente con gli interpreti quasi in pianta stabile al festival  (Flavio Biondi) suggeriti dall'Accademia di Santa Cecilia , già di Cagli) per capire che si tratta di un festival inutile, di poco conto, a fronte di una spesa, ridotta rispetto al passato, ma  sempre troppo alta e spropositata.
 Che accadrà quest'anno? Il Concorso  musicale,  che serve a mascherare un vuoto di idee, ed anche di fondi, come se ne avevano a disposizione un tempo ed ora non più,  costituirà il grosso del festival assieme ad altre quattro cose per dare fumo negli occhi.

sabato 18 aprile 2015

Gran ballo al Colosseo. La grande trovata del ministro Franceschini, fra crolli abbandoni e disfacimenti

Ci chiediamo spesso cosa si prefigga un ministro  al momento in cui prende possesso del suo dicastero. Ad esempio Franceschini cosa vuole fare, di cosa vuole che si parli in futuro per gli anni in cui ha governato il Ministero dei beni e delle attività culturali, aiutato da quella brava persona che è Salvo Nastasi - nel caso specifico del Colosseo- solo con un sostegno morale, quello pratico avverrà più avanti.
 Scavi e siti che vanno in rovina, musei chiusi in giorni di grande affluenza di pubblico,  interventi fuori luogo a proposito di opere d'arte da mandare in giro... soprattutto di questo ci si ricorderà in futuro di Franceschini. ma anche di tutti gli altri ministri che lo hanno preceduto,  e che ricordiamo noi negli ultimi vent'anni, da  Rutelli a Urbani, a Buttiglione, a Bondi, a Ornaghi a Galan. Per queste disfatte soprattutto li ricorderemo, e  qualcuno perchè ha messo dei beni che avrebbe dovuto custodire e proteggere nelle mani  di qualche ladrone, come nel caso di Galan - che dietro consiglio di Dell'Utri, mette un ottimo ladrone di libri antichi alla Biblioteca dei Girolamini di Napoli. Il ministro si chiamava Galan, ladro anch'egli come si evince dall'inchiesta veneziana relativa al Mose.
Ma Franceschini, no, vuole essere ricordato anche per altro. Franceschini ha ben altri progetti per la testa, per i quali ha in casa un' ottima consigliera, la sua  nuova consorte che presiede la Commissione cultura del Comune di Roma. Franceschini si è messo in testa di fare un gran ballo annuale al Colosseo. Solo allora gli sarà di grande aiuto la consulenza di Nastasi. E per fare ciò che, a detta del ministro, sicuramente porterà tanti soldi nelle casse dello Stato, a causa dei diritti televisivi, ha deciso di rifare, in legno (speriamo non gli venga in mente di usare il cemento armato, come è accaduto al Teatro Grande di Pompei, dove nessuno ancora è finito in galera, ma ci sono parecchi inquisiti, anche del suo ministero) la platea del grande anfiteatro che coprirà interamente i sotterranei che forse potrebbero essere addirittura protetti da tale intervento.
 Con quali soldi signor ministro? Non va ogni giorno dicendo che molto ci sarebbe da fare per proteggere il nostro patrimonio e che non ha i soldi per farlo e perciò chiede aiuto ai privati, come del resto sì è messo a fare anche il suo amico Ignazio Marino- dietro consiglio sempre di sua moglie Di Biase? No, per questo intervento, per il quale i posteri parleranno di Franceschini i soldi ci sono. Ma dove li ha trovati? E perchè  non li ha destinati alla protezione, o alla salvaguardia del nostro immenso patrimonio, che è uno dei motori di sviluppo e crescita del nostro paese, come anche ieri ha dichiarato il premier Renzi?
 Franceschini vuole essere ricordato come il Ministro che ha riportato il Colosseo ad essere luogo di spettacolo come accadeva fino all'Ottocento. E non solo per questo, ora che ricordiamo una delle sue  strabilianti recenti uscite pubbliche. Anche per aver sollecitato ministro dell'Istruzione e insegnanti a portare a scuola e far studiare i testi delle canzoni dei nostri cantautori, alla stessa maniera con cui si fanno studiare Dante,  Leopardi, Pascoli Carducci o Foscolo, che si studino anche Dalla, De André, Vecchioni.

domenica 5 aprile 2015

Fine della storia d'amore fra Repetti, Bondi e Berlusconi

Come si possono dimenticare le terzine e quartine amorose rivolte da Bondi, non alla Repetti - l'amore con la quale è storia più recente - ma all'amatissimo Cavaliere?  Bondi e Berlusconi non si sono fidanzati solo perchè il Cavaliere ha ben altre tendenze e, per il suo divertimento, preferisce serate culturali, stile bunga bunga, con una scolaresca di ragazze disposte a succhiargli ogni sillaba di saggezza  che sgorga dalla sua bocca.
 Poi... un giorno Bondi, il poeta del Cavaliere, incontra la sua Giulietta, la Repetti, senatrice.  Per causa della intrusa insorgono i primi malumori fra il poeta ed il suo Cavaliere, quando il poeta ritiene che il Cavaliere non prenda in seria considerazione la sua Giulietta per incarichi di prestigio. Nel frattempo sia il poeta che la Giulietta sistemano le rispettive famiglie, profittando della generosità del cavaliere.  Bondi, causa Repetti, si sente tradito; pian piano si defila, poi un certo giorno il devoto poeta veste l'abito di accusatore non più in versi in rima: Forza Italia è un cesso - non ha usato questo termine il poeta, anche per la difficile rima con altro - ma il senso era proprio questo -  sbatte la porta e con lui anche la sua compagna. Escono da Forza Italia che  accusano è percorsa da orde di banditi interessati solo al potere - mentre il poeta e la sua Giulietta no, mai!
 A questo punto  ci si aspetterebbe che si dimettano dagli incarichi parlamentari, dallo stesso Parlamento, per tornare ad essere cittadini normali, come normali non sono stati più dal momento in cui si sono messi al servizio del Cavaliere.  No, loro abbandonano il gruppo di Forza Italia e confluiscono nel gruppo misto, perchè - così sostengono - non possono rinunciare al mandato degli elettori che li avrebbero eletti. Quando mai. Loro, come infiniti altri parlamentari  non sono stati eletti bensì nominati dal padrone-cavaliere-capo partito.
 E così, abbandonato l'amatissimo Cavaliere si ritirano in solitudine a piangere, lontano da lui, l'una sulla spalla dell'altro, lei e il suo compagno - così Giulietta parla del suo poeta ogni volta che lo nomina, mai con il cognome - con l'unica magra consolazione dei quasi 30.000 Euro mensili, che percepiscono da sempre, e da molti mesi senza che  facciano alcunché, semplicemente per l'incarico eccessivamente retribuito da un popolo di scemi quali noi siamo. La Repetti un altro impiego l'ha trovato - le donne sono più intraprendenti dei maschi - è diventata una delle nuove starlette della tv, vi appare quasi ogni giorno, anche al posto di Bondi che non si fa più vedere e quando esce cammina muro muro.
 Le statistiche dicono che oltre 200 parlamentari, nella presente  legislatura, hanno già cambiato casacca, si sono cioè dimessi dai partiti che li hanno eletti. Se si fossero dimessi, come la decenza avrebbe richiesto, non solo dal loro partito ma dal Parlamento, che gran risparmio avremmo avuto. Invece no, si dimettono, vestono una casacca diversa, mentre il loro lauto immeritato stipendio continua a correre come  fosse la cosa più normale, E non lo è.

martedì 17 marzo 2015

L'Incalza della Cultura si chiama Salvo Natasi. Ogni Ministero ha il suo Incalza.

Ieri hanno arrestato Incalza, il dominus dei Lavori Pubblici ( oggi: Infrastrutture) da una ventina d'anni. Hanno arrestato l'uomo al centro  di tutti gli affari delle grandi opere per le quali due anni fa hanno già indagato ed arrestato la cricca.
 Ma tutti i Ministeri hanno un Incalza, al vertice, od anche più d'uno negli incarichi di vertice. Perchè c'è bisogno degli Incalza, anche quando non emergessero responsabilità penali? Risponde Galan, che è tutto dire. Per fare a meno degli Incalza, un ministro 'dovrebbe saperla, dovrebbe saperla in tempo e dovrebbe avere una persona con cui sostituirlo'. E, come intendeva dire Galan - perfino lui ha avuto qualche pillola di saggezza, come questa - i ministri non sanno, non sanno in tempo e non sanno con chi sostituire gli Incalza di turno e perciò se li tengono. E il potere degli  Incalza aumenta di ministro in ministro. Il suo è aumentato sempre più negli anni, come è aumentato il potere di tutti gli Incalza italiani.
 Al Ministero della cultura l'Incalza si chiama Salvo Nastasi, il 'grande&grosso' direttore generale, sposato Minoli, pupillo di Gianni Letta, suo testimone di nozze ad attestare, coram populo, un legame forte,  chiamato a via del Collegio romano dal ministro Urbani, buonanima - nel senso che è sparito dalla circolazione.
Nastasi, baldanzoso giovanotto - è nato nel '73 - chiamato al Ministero al tempo in cui si voleva svecchiare, da Urbani - di cui impresa culturale non si ricorda e  che cadde rovinosamente al tempo della sua love story con un'attrice - figlio di una ben nota giudice. che di cognome fa Laterza, della Corte dei Conti che, per un lungo periodo, ha avuto  l'incarico di controllare  un settore assai contiguo a quello di cui si occupa il figlio, nel tempo ha mostrato di saperla cantare ai ministri, uno dopo l'altro, che con  i beni culturali e la cultura in generale nulla avevano avuto mai da spartire, ad eccezione forse di Bondi che, a tempo perso, tra una leccata e l'altra pure al Cavaliere, faceva il poeta, e la cui vena pare oggi esauritasi, al ministro innamorato. Da Capo di gabinetto ottenne  una promozione balzando al vertice del Ministero, direttore generale, 'grande& grosso' per lo spettacolo, ancora sotto Franceschini 'mezzodisastro'.
I ministri che si sono succeduti, dopo Urbani, Buttiglione, Rutelli, Bondi, Galan, Ornaghi, Bray ed ora Franceschini non solo non l'hanno rimosso ma hanno accresciuto sempre più il suo potere, non sapendo essi nulla del ministero che presiedevano, venendo a sapere le cose sempre da Nastasi e non avendo uno di eguale capacità - a loro avviso e inconsiderazione dei suoi padrini eccellenti - e prontezza di riflessi con cui sostituirlo. Ed anche perchè , nonostante tutte le critiche anche pubbliche, e qualche chiamata in causa per affari non specchiati (  restauro Teatro grande di Pompei, ad esempio) non hanno potuto mai sostituirlo, perchè  Nastasi -  come è ormai risaputo, e s'è scritto e riscritto - ha padrini eccellenti, il più grande dei quali  è Gianni Letta, l'Incalza padre di tutti gli Incalza d'Italia,  non perchè egli sia un grande burocrate, bensì perchè nulla sembra essersi mosso e muoversi in Italia,  da quando è salito al potere berlusca, senza lo zampino del 'cardinale' - come tutti lo chiamano - penalmente vergine.
 Dunque il potere degli Incalza è figlio della ignoranza dei Ministri. E quando un Incalza non c'è al Ministero, se ne sente la mancanza. Come in queste ultime settimane s'è letto spesso sui giornali a proposito di alcune decisioni del governo, prima  ventilate, poi ritirate, a causa di incompetenza legislativa,  per l'assenza nello staff del governo di superburocrati capaci e svelti, quale l'ex capa dei vigili di Firenze, oggi a palazzo Chigi, certamente non è.
 E allora che si fa? Occorre stabilire per legge che negli incarichi di vertice di tutti i dicasteri ci sia una rotazione delle persone, tanto per cominciare. Per evitare che si creino sacche di potere incontrollate. Non più di cinque anni di permanenza nello steso incarico. Speriamo che 'madonna' Madia se ne accorga ed invece di infierire sui poveri statali, cominci a togliere il marcio dove c'è.

venerdì 6 marzo 2015

Franceschini gongola per Pompei. Quale?

Ieri, venerdì 6 marzo, due giornali riferivano dello stato delle cose a Pompei, il più grande sito archeologico del mondo, sul quale s'erano in passato puntati i riflettori anche dell'Unesco che avendone rilevato lo stato di abbandono,aveva minacciato addirittura la sua cancellazione dai siti del 'patrimonio mondiale dell'umanità'.
Con grande soddisfazione di Franceschini, il Corriere della Sera riferiva che la commissione dell'Unesco che  aveva da poco visitato il sito aveva notato che laddove negli anni scorsi si registrava un grave stato di abbandono oggi qualcosa si muove; e che  anzi ci sono cantieri aperti, anche se non tutti quelli previsti, il che fa sperare che entro la fine di quest'anno il piano di lavori fissato sarà rispettato. Vittoria, grida Franceschini, il quale nei giorni scorsi ha dovuto registrare l'incriminazione dell'ex manager di Pompei, Fiori,  messo lì dall'illuminato suo predecessore Bondi,  e l'apertura di indagini anche nei confronti di suoi dirigenti, primo fra tutti il fedelissimo ( di tutti!) Nastasi, per i lavori di ristrutturazione del Teatro Grande di Pompei.
Ma sempre ieri, L'Espresso, uscito nella nuova veste tipografica, in un reportage datato ultimi giorni di febbraio, riferiva, anche con l'ausilio di immagini, dello stato di abbandono nel quale  versa ancora il sito di Pompei, promosso - semplicemente perchè alcuni cantieri sono stati finalmente aperti - dall'Unesco.
 Sorge il dubbio che  la commissione dell'Unesco ed il giornalista dell'Espresso abbiano visitato due siti differenti, magari  il secondo il sito campano, mentre la prima quello ricostruito alla perfezione con tutte le sue rovine, i puntellamenti e i muri sgretolati, negli Emirati arabi

giovedì 5 marzo 2015

Forse questa volta - per il caso del Teatro grande di Pompei - anche Nastasi non può dormire sonni tranquilli. Marcello Fiori pure indagato

La magistratura indaga Marcello Fiori, ex dirigente della Protezione civile,  ed attuale coordinatore dei club 'Forza Italia', il quale fu messo da Bondi - allora ministro dello steso dicastero del quale dall'eternità è direttore generale Salvatore Nastasi - a sovrintendere a Pompei. Fiori sembra abbia fatto, a detta dei magistrati, lavori taluni inutili ed altri assai dispendiosi, invece che utilizzare una enorme somma di denaro per i lavori urgenti del sito archeologico. Fra le tante spese contestate, quelle per il  restauro del Teatro grande che doveva costare  sui 450.000 Euro e che alla fine costò 4.500.000 Euro, con un lavoro da subito criticato - il cemento a Pompei costituì uno scandalo - nella cui inaugurazione fu coinvolto Riccardo Muti. E Nastasi che c'entra? C'entra perchè dirigente del Ministero e all'epoca, se ricordiamo bene, anche commissario del Teatro San Carlo, coinvolto nella inaugurazione. Anche lui è indagato assieme a molti altri dirigenti e funzionari delle varie amministrazioni coinvolte.
 Noi, per tutto il male che abbiamo sempre pensato della azione troppo personale di Nastasi al ministero ed in qualunque altro luogo egli abbia messo le mani, speriamo che questo sia il primo passo per scalfire il suo potere ed anche, perchè no, per toglierglielo.
 Troppe sembra averne fatto, e nonostante tutto, non viene rimosso perchè ha protettori eccellentissimi, da Berlusconi a Gianni Letta. Avete capito? Ed, anche per interposta persona, il clan Minoli- Bernabei, per via di quella sua giovane mogliettina alla quale il solerte direttore generale ha trovato lavoro al Teatro San Carlo, ai tempi in cui era commissario del teatro, poco prima della sua partenza da Napoli.
 Intanto a Fiori hanno sequestrato beni per quasi 6.000.000 milioni di Euro. Una domanda indiscreta. Ma da dove ha preso uno i soldi per avere beni  così consistenti? Dal suo stipendio di sovrintendente di Pompei, o di dirigente della Protezione civile, oppure, infine, da coordinatore dei club berlusconiani, oppure, da tutte e tre le fonti messe insieme? No, era ricco di famiglie - lo dicono tutti - ha ricevuta una grande eredità, ha vinto al superenalotto ed alla Lotteria di capodanno.
 Noi sappiamo per certo che negli anni di sua permanenza a Pompei sono stati spesi tantissimi soldi, mentre il sito archeologico è rimasto in pessime condizioni come dimostrano le vicende anche recenti dei crolli ecc...E allora come sono stati spesi quei soldi? Erano spese necessarie, più indispensabili di quelle di prima necessità di messa in sicurezza degli scavi? Perchè allora quel restauro incivile dispendioso, quasi un insulto,  del quale finalmente si chiede conto oltre a lui anche a Nastasi?

venerdì 3 ottobre 2014

Orfini, Franceschini & Di Biase, Zingaretti, Marino su Fuortes e sul Teatro dell'Opera di Roma

Domanda che sorge spontanea. Poteva Franceschini non appoggiare il piano di Marino e Fuortes - ma suggerito da Nastasi,  dei cui consigli,  inutili e dannosi, non riesce a liberarsi al Ministero, come non se ne sono liberati altri ministri prima di lui, da Rutelli a Bondi ad Ornaghi a Galan?
 No, non poteva. Avesse anche avuto qualcosa da ridire, e non l'ha avuta perchè non ha neanche gli elementi per riflettere sulla questione dell'Opera di Roma e la tragedia  che stanno rappresentando anche con la sua firma, deve prendere per oro colato ciò che, tragicamente, gli dice Nastasi. E non solo lui. Da qualche giorno appena lui è marito di Michela Di Biase, presidente della Commissione 'cultura' del Comune di Roma, voluta da Marino, che  avrebbe anche potuto darle l'assessorato alla cultura, ma non glielo ha dato per non sentirsi dire che fanno tutto in famiglia.
 E già Michela Di Biase non avrebbe potuto permettere che ci fosse fra  il Ministero di suo marito e  il Comune del suo padrone su una questione che riguarda entrambi - il Teatro dell'Opera di Roma - difformità di vedute. E da ciò il suo, di Franceschini, totale assenso alla decisione folle di Marino e Fuortes, estorto dalla Di Biase, nel corso di una cenetta romantica fuori casa, messa in conto a Marino, fra le sue spese 'strumentali all'esercizio della professione', ovvio. Non solo, Franceschini ha dichiarato il suo totale appoggio a Fuortes ed alla sua azione risolutiva della crisi; come in passato s'era pornunciato altrettanto apertamente contro Nastasi. Mentre Matteo Orfini, presidente del PD, e in precedenza reponsabile 'cultura ed informazione' del partito, ha forte e chiaro  negato il suo sostegno a Fuortes. E Zingaretti, nell'imbarazzo generale, si è limitato a dichiarare che  tutti stanno lavorando al rilancio dell'Opera. Era meglio se taceva, avrebbe evitato di rovinarsi la buona fama che si è andato costruendo in questi mesi con una buona politica e scelte coraggiose ed azzeccate.
 Qualche sindacalista, senza neanche essere un grande  pensatore, s'è chiesto come mai fino a qualche settimana fa, dopo il referendum, l'Opera si poteva salvare, senza sacrifici 'umani', e appena qualche giorno dopo la salvezza dell'Opera, secondo Fuortes e compagni   veniva fatta dipendere direttamente  dal licenziamento in massa di orchestra e coro?
 Come dargli torto a quel sindacalista?  E poi Fuortes altra c...quando ha detto: gli sponsor sono andati via, lui aveva un appuntamento con quattro di essi,  e loro l'hanno disdetto a seguito degli ultimi fatti che quindi avrebbero causato un ulteriore danno al Teatro dell'Opera. Non dica bugie, é da 10 mesi all'Opera e solo ora aveva tutti questi appuntamenti? Sponsor di  un certo peso - come quelli che ha la Scala, per intenderci - l'Opera non ne ha avuti neanche in questi anni con Muti, figuriamoci ora; e poi, Fuortes se non sa governare le masse artistiche del teatro come fa a convincere gli sponsor  ad investire su un teatro alla sbando, anche e soprattutto per colpa sua? Lui parla a vanvera e ormai non incanta più nessuno, all'infuori di Marino e Franceschini che se dicessero quello che veramente  pensano, dovrebbero confessare che mai scelta fu più disastrosa della nomina di Fuortes,  manager esperto di problemi di 'economia della cultura'  che si è rivelato del tutto incapace, e che è riuscito, per farsi bello e accreditare la fama di 'duro' agli occhi dei suoi padrini politici,  a mandare tutto a puttane.
 Comunque la partita non è definitivamente chiusa, ed il bello potrebbe venire ora. Ma se non si        decidono a  cacciare Fuortes, le cose andranno ancora peggio, e il teatro rischia di chiudere definitivamente, con i 280 fra tecnici ed impiegati ( inutili ed in sovrannumero per la maggior parte, questi ultimi) asserragliati  all'interno  in difesa del fortino.

lunedì 28 luglio 2014

Sindacati fuori dalla storia e dalle regole

Scrive bene oggi De Vico sul Corriere, quando ammonisce i sindacati - impegnati  attualmente in diverse situazioni critiche ( Alitalia, Opera di Roma, Parlamento) a non autoestromettersi dalla storia. Pochi rivoltosi - diciamo anche facinorosi -  si battono in difesa di  impresentabili ed indifendibili privilegi e rendite di posizione. All'Alitalia i piloti - una sottocategoria superprivilegiata, all'Opera di Roma, scende sulle barricate addirittura la spalla dell'orchestra ; in Parlamento la cagnara di sigle sindacali per difendere i propri iscritti ed insieme i privilegi di impiegati di vario grado e responsabilità che hanno compensi da cortigiani.
Se si considera che oggi in cronica carenza è il lavoro non il suo compenso, se quei pochi irriducibili tenessero duro,  andrebbe in fumo il riassetto dell'Alitalia e dell'Opera di Roma con moltissimi dipendenti a casa, e persisterebbe la vergogna dei dipendenti del Parlamento i quali mentre il paese brucia, continuano a fare bisboccia.
Naturalmente il discorso vale anche per i politici, 'fuoridelmondo'  come e peggio dei sindacalisti, che non riescono a capire che l'attività politica è un onore ed anche un dovere civile,  e non l'occasione per far soldi, acquisire potere e distribuire elemosine. Ci ha sorpresi quel che ha detto la compagna parlamentare di Bondi, parlamentare anch'egli già ministro e cantore del capo, alla richiesta di spiegare l'assunzione di suo figlio, studente in architettura,  al CSC (centro sperimentale di cinematografia), dipendente dal Ministero del suo compagno: "perchè i figli dei parlamentari non possono avere contratti di lavoro?" Ha ragione signora, anche i figli dei parlamentari devono poter lavorare, solo che  i contratti di lavoro non ci devono essere solo per i figli dei parlamentari, i quali, a differenza di buona parte dei cittadini, possono anche mantenere agli studi i loro rampolli; mentre invece vogliono metterli sul groppone dei cittadini. Se uno pensa alle scarse qualità  personali e professionali di tanti parlamentati messi lì dai capipartito,  vien voglia di scendere in piazza. Per quanti, troppi, di loro, vale il detto: dentro il vestito niente.
La constatazione si unisce anche a delusione quando si legge di uno come Blair, ad esempio, ambasciatore per il Medio Oriente dell'Europa, il quale mentre  in Israele ad a Gaza ballano sui missili, lui organizza e partecipa alla grandiosa festa di compleanno della sua mogliettina Cherie.
Torniamo ai sindacati. In una intervista di Simona Antonucci a Bonanni, sul Messaggero di oggi, il segretario generale CISL, richiesto di un parere sugli scioperi di questi giorni e sulle rivolte sindacali che mettono in forse importanti accordi industriali, così si esprime: Esiste un codice sindacale sottoscritto da tutti,  nel quale si dice chiaramente che una decisione assunta a maggioranza deve essere accettata dalla minoranza". Non c'è scampo. E' così.

venerdì 23 maggio 2014

Ultimissime dalla palude della politica italiana

Sembra che quando ha avuto la notizia ufficiale riguardante Sandro Bondi, suo fedelissimo e devoto poeta, del suo abbandono del ruolo di coordinatore ed amministratore del partito, Berlusconi si sia lasciato sfuggire - lui che non ha mai detto parolacce e mai neppure cose sconce, semmai pensava di farle senza dirlo anche se non le ha mai fatte - una di quelle frasi che ogni giorno escono dalla boccaccia di Grillo, conterraneo della coppia Bondi, insomma un vaff... con tutti i crismi. E che quando  lo stesso Berlusconi ha reso noto che l'amministrazione del partito la PASSAVA a Maria Rosaria Rossi, già sua fedelissima 'femme de chambre' - a proposito: ma la Rossi non è un deputato? quando va in Parlamento se sta sempre al servizio del suo capo, più insostituibile della stessa giulietta-Francesca Pascale?- dal partito s'è levato un  coro generale di protesta. E che Berlusconi abbia mandato a dire a tutti: volete vedere che se chiudo i rubinetti restate tutti senz'acqua? che tradotto voleva dire: i soldi, tutti questi anni, chi li ha messi? e allora dispongo come mi pare dell'amministrazione dei medesimi.
Ma la vera notizia di queste settimane precedenti le elezioni europee ed anche, in alcuni casi, amministrative è che il condannato  per frode fiscale Berlusconi, affidato ai servizi sociali, invece  che ai domiciliari come un tribunale di gente che decide avrebbe dovuto fare, ha fatto campagna elettorale come un qualunque cittadino italiano che gode dei diritti civili, dei quali pure è stato privato Berlusconi che, difatti, non può votare. Questa è la vera anomalia: un signore condannato per frode fiscale che predica ai cittadini italiani come uscire dalla crisi e come  venire incontro alle richieste della ggente. Non più con i soldi suoi, ma con quelli degli altri, di tutti, con i soldi che con la frode fiscale, lui ha contribuito ad asciugare.
 Infine. Perchè Renzi non ha mai citato, nel corso dei suoi numerosissimi interventi pubblici e televisivi, la scadenza della prossima presidenza italiana dell'Unione europea, che scatterà all'indomani delle elezioni; per quale sarebbe davvero destabilizzante,  ed incomprensibile per i nostri partners europei, se coincidesse con lo sfascio, ultimo in ordine di tempo, della politica in Italia?

mercoledì 16 aprile 2014

Pena mai iniziata per il cav (ex)? D'Alema, suo nemico giurato, delira

Siamo venuti a conoscenza del documento segreto del Tribunale di Milano che stabilisce tutto ciò che il cav (ex) deve fare per scontare la pena che gli ha inflitto il Tribunale di Milano e la Cassazione ha confermato. Perciò non possiamo concordare con D'Alema che ha detto,  dopo aver appreso, senza approfondire, i particolari della sentenza che  se fosse stato un comune mortale - ma come il cav(ex) non lo è? - ben altre misure il tribunale avrebbe preso nei suoi confronti. Purtroppo D'Alema non ha avuto, come noi, fra le mani il documento che ci accingiamo a rivelare.
1. Una volta a settimana, la domenica, prima delle 22, e per almeno quattro ore consecutive, lezioni di 'bunga bunga' nell'ospizio a 40 km. da alla sua residenza di Arcore. Lezioni/spettacolo agli anziani ospitati nella struttura. Professoresse d'eccezione le Olgettine , ex anche'esse. Il cav( ex) deve solo guardare ed alla fine pagare le prof.
2. Il lunedì,venerdì e sabato saranno gli anziani della suddetta casa ad andare ad Arcore, ospiti del cav (ex) e della sua compagna Pascale. Si fermeranno ad Arcore per il pranzo, la pennichella e la cena. Alle 22 ritorno nell'ospizio e liberazione di Arcore. Il cav (ex) è condannato per quelle tre sere a restare solo con la Pascale, e con dudù, ammesso che lo voglia l'amabile animale.
3.Nei  tre giorni a Roma, nella residenza di palazzo Grazioli, dovrà incontrare Bonaiuti, Alfano, Bondi e sig nora ma anche Cicchitto e Schifani e, a settimane alterne, Bossi, e, una volta al mese, Renzi.  Non è contemplata la presenza nè della Pascale nè di Dudù, ma solo della Rossi che,invece, non è ammessa ad Arcore, nelle altre giornate del cav (ex).
4 Nelle  giornate romane,infine, quanto al piano di lavoro, dovrà registrare un minimo di quattro interventi televisivi per le reti tv, esclusa Mediaset. Per Mediaset, il Toti sta già programmando registrazioni ad Arcore o a Cologno Monzese, dove il cav ( ex) potrà recarsi ogni volta che lo vorrà.
5. Nella trasferta romana, il Cav (ex) non dovrà vedere nessuna donna prima del calar del sole, e per il giovedì nessuna in assoluto, anche perchè sarebbe poi costretto a portarsele a dArcore, dove altre donne nonsono ammesse al di fuori di quelle previste. Unica eccezione in tal senso, la sera del mercoledì dopo aver cantato il 'Vespro' con i suoi chierichetti, per la recita delle 'Grazioline' che la Rossi sta già reclutando ed organizzando. Le Grazioline sono la versione romana degli ospiti dell'ospizio  milanese, la Rossi le sta esaminando una per una,  nella foresteria di Villa Arzilla. Le Grazioline potrebbero diventare la versione romana delle Olgettine, con una sola differenza riguardante l'età: sui settanta di media le Grazioline.
  E D'Alema, continua a dire che non si tratta di pena? Vorremmo vedere lui impegnato in questo tour de force quotidiano, non reggerebbe  neanche un paio di settimane. Il cav (ex) conta comunque di arrivare in piena forma al prossimo febbraio, alla scadenza della pena, per insediarsi, alle prossime elezioni, rinfrancato e purificato, nuovamente a palazzo Chigi. Alla faccia di chi gli vuol male.
Se, invece, Berlusconi, come ha cominciato a fare, a  gridare, cioè, contro la 'sentenza mostruosa', finirà agli arresti domiciliari - come quasi sicuramente accadrà, visto che i magistrati l'hanno avvisato che non tollereranno attacchi alla magistratura- allora  lui potrà fare la campagna da martire, come desiderava fin da principio per riprendersi un pò di quei milioni di voti che ha perso- e i magistrati potranno dire : noi siamo stati fin troppo clementi, ma per un delinquente recidivo non si può far nulla a suo favore. In tutto ciò, si dimentica, al di là del fatto che berlusconi è forse il 'primo'contribuente d'Italia che lui ha evaso le tasse; e questo che  è un grave reato per qualunque cittadino, è è un reato gravissimo per un politico E si dimentica che anche per un ricchissimo che ha versato allo Stato in tasse alcuni miliardi di euro, risparmiarne, evadendo, 400 milioni, è pur sempre un bel risparmio. Sono quasi 1000 miliardi delle vecchie care ed indimenticate lire italiane.

giovedì 5 dicembre 2013

I quattro, senza arte nè parte, che la bontà di Napolitano ha elevato a senatori

Un gruppo di premi nobel in vari campi, come Gasparri ( nobel dell'Umorismo) Casellati ( Nobel per materie giuridiche), Malan ( nobel per l'invensione del sistema per agitare le  acque), e Bondi ( nobel per la poesia, tolto a Dario Fo e attrribuito a Bondi, perchè alla fine s'è scoperto che Fo non se lo meritava)  s'è esposto in prima persona all'apprezzamento ed alla considerazione generale, per aver sollevato il problema dei quattro senatori a vita nominati da Napolitano nell'ultima infornata di qualche settimana fa.  I Premi nobel hanno sostenuto che   nessuno dei quattro sarebbe stato mai nominato senatore a vita  se al Quirinale  ci fosse stato una persona diversa da Napolitano, che per età ed acciacchi, non è più tanto capace di discernere chi merita e chi no.  E dunque la nomina di quattro sconosciuti  che fanno nome Rubbia, Abbado, Piano e Cattaneo, è da ascrivere prevalentemente alla bontà di Napolitano che, alla fine del suo mandato, s'è messo in testa di  aiutare persone che nella vita non hanno combinato poi tanto, al fine di essere lui medesimo ricordato dai posteri, almeno per il suo buon cuore.
 I nobel gli hanno rivolto un appello pressante per la revoca della nomina dei quattro, perchè i poveretti - come era prevedibile - sono andati ad ingrossare le fila dei parlamentari della medesima taglia  intellettuale - cioè prossima allo zero- che hanno votato per la decadenza del grande evasore Berlusconi. Secondo i nobel il grande evasore doveva restare in parlamento per essere d'esempio: guardate come finisce uno che ha frodato il fisco: condannato a restare, egli  furbissimo, fra i 'minus habentes' - intellettualmente, s'intende,  non economicamente, perchè li paghiamo bene acciocchè non facciano danni fuori -  che occupano buona parte parte dei banchi del parlamento. Tra parentesi, abbiamo usato il latino perchè non capiscano.
Nel drappello di nobel  perchè questa volta mancava Brunetta, premiato per le sue indimenticabili ricerche in materia economica? No, anche lui, sì è fatto sentire negli stessi giorni,  anche se fuori dal gruppo, per una causa giusta; che, dal tono usato, sembra diventata ossessiva: quanto guadagna Floris. Brunetta, nobel per l'economia, intendendo difendere la RAI si domanda: perchè ad un certo punto Floris, interno alla RAI, s'è fatto fare un contratto, naturalmente molto molto più remunerativo, da esterno, ma con la clausola che qualora dovesse finire,  la Rai se lo riprende dentro ? Come dar torto a Brunetta? Lui non ne sbaglia una, altrimenti come mai gli avrebbero da tempo dato il Nobel?
Brunetta ha sempre  ragione. E il nobel se l'è meritato, più di quanto non si siano meritati l'elezione a senatori a vita i quattro poveracci.

venerdì 18 ottobre 2013

mancanze di coraggio e palle al piede

Il capo del Governo ha assicurato che la sua manovra è tutto quello che si poteva fare, le riforme vanno fatte gradualmente, farle tutte d'un colpo senza avere le possibilità vuol dire inficiarle, ancor prima che vengano attuate. Vero, ma...il malato Italia intanto continua a restare a letto in una condizione di prostrazione e debilitazione dalle quali non si riesce ancora a vedere come uscirne. La manovra ha anche la benedizione di Napolitano. Sì, forse  era quello che si poteva fare nelle attuali condizioni, ma teniamo presente che ci sono molti esperti che pensano che non è stato fatto tutto quello che si poteva fare, e che ciò che andava fatto poteva andare in un altra direzione. Insomma,  da molte parti si dice che a risollevare il malato, a letto da anni ,nessuno ha ancora pensato, e che  non è sufficiente ribattere che comunque non lo si fa morire, in attesa che arrivi  il farmaco miracoloso. Perché il farmaco miracoloso - senza interventi nella direzione giusta - non arriverà mai.
 Fanno un gioco di  società Letta e Alfano Quando Letta fa finta di aver coraggio è frenato da Alfano che tira in ballo le promesse fatte agli elettori; qualche volta Letta va molto avanti solo perchè sa che Alfano lo bloccherà; e poi Alfano  non capo di un non partito,  quando vuole lui fare la prima mossa tira in ballo proposte impossibili, tanto sa che l'amico Letta gliele boccerà, e lui potrà sempre dire di averle proposte e che le avrebbe attute se avesse  governato da solo e senza la palla al piede di Letta, e viceversa. Letta ed Alfano sono sodali  per dare una bella fregatura all'Italia, anche se il primo per lo meno  la faccia dell'Italia  all'estero l'ha resa più presentabile.
Però, però... Letta nipote e Napolitano è mai possibile che anche questa volta non arrivi nessun segnale sul taglio  delle spese dei palazzi del potere e degli infiniti privilegi che chiunque, appena  avuto un pò di potere, s'è  accaparrato?
 Le provincie le lasciamo sempre così?  pare che in un precedente decreto ( femminicidio) ci sia un codicillo che lascia intendere la marcia indietro sulla loro eliminazione.
Il Parlamento lo lasciamo sempre bicamerale e con lo stesso inutile, INDEGNO, e costoso numero di parlamentari?
Gli emolumenti dei parlamentari restano sempre quelli VERGOGNOSI che tutti conosciamo, i più VERGOGNOSI d'Europa? Sfido che  Sandro Bondi e signora - tanto per fare un esempio semplice semplice - non vogliono che si arrivi  a tale dismissione di privilegio, loro due portano a casa ogni mese oltre 40.000 Euro. Chi glieli darebbe fuori dal parlamento?  Bondi potrebbe guadagnare altrettanto  contando sulla sua vena poetica che si sveglia solo quando è in linea con il suo Cavalier padrone?
E i vitalizi dei parlamentari e non solo di essi, li lasciamo così come stanno? Come mai  agli statali si tagliano diritti acquisiti , e si tagliano anche con retroattività, mentre per le superpensioni ci viene sempre detto che non si possono toccare. Ma che c...( censura) dite?
 E il finanziamento ai partiti? perché verrà eliminato solo dal 2017? Forse che Lei Letta sta  dando tempo ai partiti per organizzare una nuova, diversa forma di furto al paese?  E poi perché i soldi dati ai partiti si possono detrarre dal reddito, mentre quelli per la cultura no? per lo meno non interamente , ma in una piccola parte? perché il Governo sta dalla parte dei ladri e li difende?
 E le famose macchine blu, Letta nipote, perché le tagli solo del 10%?   basta ridurle  al 10% del parco macchine esistente.
 Quante autorità avete messo su, con capi  ed uffici ben remunerati e nullafacenti? ma vogliamo una volta per tutte  darci un taglio vero?
 So già quale è la risposta di Letta nipote, ma anche di Napolitano o della Consulta. E no, non potete continuare a fregarci. Dovete tagliare e subito anche tutti questi capitoli di spesa. 1 milione di Euro da una parte , un altro da  un'altra parte,  sono comunque tagli stabili il cui beneficio per la collettività si sentirà sempre più nel tempo.
 E poi, perché  per la cosiddetta liquidazione  gli aventi diritto devono attendere oggi quasi due anni, dal momento in cui lasciano il lavoro? Letta nipote vuole dirmi che lei quando andrà via dal Parlamento- se mai accadrà- avrà lo stesso tempo di attesa?
Gli alti stipendi in certi ambienti, anche quelli non si possono tagliare? Ha ragione CHI DICE CHE ANCHE SU QUELLI OCCORRE INTERVENIRE, come fa il  Brunetta,  al quale mi piacerebbe chiedere il nome di quel dirigente INPS che gli fece comprare una casa facendogliela pagare  150.000 Euro; la quale casa, rivenduta dopo pochissimi anni, gli ha fatto entrare la considerevole somma di quasi 600.000 Euro? Brunetta perché questo capita solo ai componenti le bande politiche, e mai ai semplici cittadini?

martedì 15 ottobre 2013

Musica per le nostre orecchie

Sandro Bondi, che animo nobile, poetico e musicale! Avesse voluto manifestarsi interamente per quello che è  fin da quando era ministro della cultura,  l'Italia forse lo avrebbe cancellato del tutto dall'orizzonte politico. Ed, invece, il suo passaggio, fra i più oscuri,  lo  fece profumare di poesie da'more ( per chi? indovinate!). Adesso, invece, no; fa il menestrello del suo padrone che gli assicura una vita agiata a lui ed alla sua compagna parlamentare - berlusconi, suo padrone, per l'alto senso della famiglia che ha, li prende in coppia i suoi servitori . L'animo musicale, dopo quello poetico, di Bondi s'è manifestato a commento di alcune dichiarazioni del presidente Napolitano che, secondo l'acuto osservatore  berlusconiano, sarebbe diventato il 'metronomo'della politica. Ma come gli è venuta in testa sì alata similitudine? Un poco sbagliata, però?
 Già . Il metronomo non è che quello strumento meccanico che, una volta stabilito il tempo da tenere nell'esecuzione di un'opera musicale, ricorda ai suonatori, che l'hanno accettato, che occorre stare al ritmo stabilito, mentre qualcuno tende ad andare per fatti suoi. Questo, con il metronomo di berlusconi, a Bondi non accadrà mai, lui precede il metronomo, per scongiurare il pericolo che il padrone lo richiami all'osservanza. Bondi, invece, voleva dire che Napolitano,  travalicando le sue prerogative, pretende di guidare governo e parlamento. Asino d'un Bondi! ( Dare dell'asino ad un parlamentare,  come Bondi, è un'offesa punibile?)
Perciò Napolitano fa bene a fare il metronomo e cioè a richiamare alla politica gli impegni presi, dalla riforma elettorale a quella costituzionale relativa alla forma di governo, alla riduzione dei parlamentari. perchè senza il metronomo Napolitano, questa orrenda sinfonia stonata, eseguita da suonatori impresentabili ed incapaci come lo è la maggior parte di essi,  non finirebbe mai, e dura già da un ventennio.
Mentre Sandro Bondi, nella foga di tirare comunque una ciambella di salvataggio al suo padrone, cui la terra brucia sotto i piedi e che, per questo, sta pensando di gettarsi a mare dalle parti di Lampedusa, s'è fatto prendere la mano ed ha usato un termine musicale che su altre bocche suonerebbe dolcissimo, mentre sulla sua ha il suono dell'anafabetismo.

giovedì 3 ottobre 2013

Bondi , apra bene le orecchie

Ma Sandro Bondi il profeta del messia, l'ascolta qualche volta, quando parla in pubblico, la sua compagna che sembra non sapere e non capire quello che dice, la sua compagna, anche perchè non dice niente? Lei, quando non parla- e farebbe bene a non parlare mai - fa da spalla muta  del suo compagno perchè senza il loro messia, Bondi e compagna, chi altro in Italia ed Europa gli darebbe 40.000 Euro al mese? Molti altri, purtroppo,  si comporterebbero così se fossero altrettanto ben ripagati del servizio, ma, almeno, alcuni  lo farebbero con maggiore dignità. Che non hanno Bondi e compagna, o signora, l'anagrafe non l'abbiamo consultata.

mercoledì 2 ottobre 2013

Un galeotto tiene in scacco il paese e si prende gioco delle istituzioni

Una persona condannata, con condanna definitiva, per frode fiscale per giunta, pur essendo un parlamentare,  che, addirittura, in passato,  è stato anche presidente del consiglio ( il che rende la condanna ancora più dura!),  ancora fuori dalle  patrie galere, semplicemente perchè l'età gli consente di domandare 'l'affidamento ai servizi sociali'  nella lingua italiana si dice che è un galeotto. Ora può un galeotto, per quanto persona in vista nel mondo politico, ed ancor più in vista nel mondo degli affari, tenere in scacco il paese, togliendo la fiducia al governo, minacciando sfracelli  perchè pretende, a differenza di qualunque altro cittadino condannato,  un lasciapassare ed addirittura la cancellazione di quella condanna, pesantissima per un uomo di governo? In questi giorni passati ha annunciato la caduta del governo; ritirato i ministri, chieste le dimissioni di tutti i suoi parlamentari ( atti di gravità inaudita ed inammissibile, per i quali, soltanto per questi, dovrebbe finire in galera, a causa dell' evidente procurato invito alla rivolta; dall'altro lato,  il presidente  Letta, nipote, ha detto al Presidente della repubblica che voleva andare in Parlamento e domandare la fiducia; il galeotto gliela ha negata alla vigilia, in Parlamento s'è verificata una scissione all'interno del PDL, ma oggi, ecco che il galeotto, dopo aver dichiarato ancora questa mattina che non avrebbe dato la fiducia al governo Letta - fiducia che, invece, i dissidenti del PDL avevano assicurato per evitare il trionfo dei falchi ( Verdini, la pitonessa maculata, Bondi il serafico  e signora ed altri volatili ); il galeotto per non farsi superare  e mettere in un angolo dai suoi stessi parlamentari, arriva in Senato e dice che dà la fiducia al governo, a causa del grande senso di responsabilità e di dovere nei confronti del Paese. Ahahahahahahahha! non so se riuscite a sentire al risata.
Il galeotto, finchè non sarà decaduto da parlamentare e non sarà affidato ai servizi sociali - a seguito del quale affidamento vedremo se avrà avuto effetto la sua rieducazione - deve essere fatto tacere, perchè non possiamo più tollerare che proprio un galeotto si prenda gioco delle istituzioni,  e tenga in scacco il paese, fregandosene - ma cosa si pretende da un galeotto? - dei problemi drammatici che il nostro paese sta attraversando. i galeotti stanno in galera. non in parlamento.

domenica 29 settembre 2013

Tragica orchestra sinfonica del cav. berlusconi

Sulla copertina del mensile di musica 'Applausi' che dirigevamo, nel numero di febbraio del 1995,  si mostrava  un fotomontaggio. Al celebre storico manifesto de 'I Pagliacci' di Leoncavallo, il manichino aveva  la faccia di Berlusconi. Si poteva vedere, di conseguenza, su uno sfondo rosso sangue, il protagonista vestito di bianco - una camicia di forza, per la verità - con la faccia del Cav. Sotto, la scritta: ' Orchestra ' I pagliacci' del cav. Berlusconi. Concerto annullato'. Riferimento chiarissimo  all'azione del governo ed alle sue maldestre uscite, con quell'orchestra di incompetenti ed improvvisatori. Nell'orchestrina allora suonavano  'la spalla' Letta, zio- allora come ora - poi tutti i bossiani, una lega vera e propria, i fiati - poveri loro che dagli strumenti riuscivano ad emettere solo suoni sconnessi e maleodoranti (  una curiosità: nei fiati dominavano cognomi con la finale in 'oni' , Maroni e Speroni  tra gli altri, che tante rime evocavano e stimolavano) ; le percussioni  erano guidate da Fini; e nelle file dei contrabbassi, al primo leggio 'stabat'  Ferrara, Giulianone. Nel frattempo in quell'orchestra, ai vari leggii, molti si sono avvicendati, anche perchè in alcune stagioni ha suonato nei ridotti e nelle sale di paese. Oggi la spalla è sempre Letta, zio, che però è costretto a mettersi da parte quando  suona Verdini o  Santanchè, spalle 'autorevolissime' anche se troppo rumorose; le percussioni sono in cerca di sostituti, dopo l'addio di Fini, mentre per i fiati   a seguito della defezione dei bossiani e maroniani, sono stati reclutati Bondi e signora, Gasparri, Cicchitto, Ghedini - i primi due riconfermati, anche  se ripresi dal direttore stabile per uscite fuori tempo; mentre il solo Ferrara,  è tuttora  incatenato al suo contrabbasso. Nel frattempo, il  grande contrabbassista va a sentire regolarmente i concerti romani delle altre orchestre - un modo geniale per reclutare  nuovo pubblico: far suonare  gente nuova nell'Orchestra del cav. Berlusconi, per appassionarla alla musica.
 L'ultima svolta nel cartellone dell'orchestra è la trasformazione da 'comica' in 'tragica'. E siamo ai nostri giorni. Il prossimo concerto si inizia con 'marcia per l'impiccagione del tiranno' del nostro Cimarosa, per terminare con il Dies Irae per il cavaliere, giorno d'ira non più così lontano. Mentre è stato cancellata 'o patria mia, mai più ti rivedrò' che avrebbe dovuto cantare il cavaliere in persona, per  evidente falsità espressiva.  

sabato 28 settembre 2013

Incoscienti, irresponsabili, profittatori ...

Al punto in cui siamo, molti parlamentari si dimostrano  oltre che incoscienti, irresponsabili e profittatori,  anche MASCALZONI. A scanso di equivoci, tutti questi appellativi che in altri momenti della nostra storia potevano riguardare parlamentari dell'intero arco costituzionale, dal comportamento poco consono al loro ruolo istituzionale, oggi riguardano soprattutto i parlamentari del partito del Cavaliere, i quali, per salvare  il loro padrone, e lui solo, se ne fottono di gettare nella merda il paese intero. Loro una ragione per tale atteggiamento da mascalzoni ce l'hanno: senza il loro capo non esisterebbero, perchè non sono che pupazzi gonfiabili nei quali il cavaliere ha soffiato del gas per dare loro una qualche stabilità, momentanea. Una volta che il gas  sarà uscito - e in queste settimane ne esce molto da quelle inutili bocche sempre aperte a sparare  idiozie - si afflosceranno, anche quelli che, per  aver il cavaliere soffiato  tanto, li ha gonfiati al punto da farli sembrare dei palloni. Ma è possibile che  per non fare andare in galera il cavaliere, che ha sbagliato - come hanno sentenziato tre diversi collegi giudicanti - il paese deve  avere uno spread più alto, non può aspirare al taglio dell'IVA e della seconda rata dell'IMU ecc.. ecc... I pupazzi gonfiati  finchè hanno gas, stanno tranquilli, mentre il paese, gas o non gas, è , scusate il bisticcio, alla canna del gas. Non possiamo pagare tutti per uno che oltretutto, sebbene buon imprenditore, si è arricchito per gli infiniti favori che ha ricevuto prima dalla politica e poi autoattribuendoseli, in questi vent'anni in cui di leggi in proprio favore il cavaliere ne ha fatte approvare tante, anche quando era all'opposizione. Ora basta. Ascoltare Bondi, Santanchè, Brunetta, Schifani, Gasparri e seguito viene voglia veramente di  scendere in piazza, non agli ordini di Bondi, ma di chi finalmente vuole liberarsi di Berlusconi e dei suoi servi. perchè è vero: quando abbiamo dovuto  salvare la Costa Concordia siamo andati a cercarci i migliori uomini, mentre per governare il nostro paese- che è un compito ben più difficile e lungo- ci affidiamo a degli
incoscienti, irresponsabili, profittatori e mascalzoni.