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lunedì 19 febbraio 2018

A 'Quante storie'( Rai 3) il conduttore, Corrado Augias si permette anche di fare l'antipatico con un ospite invitato

Corrado Augias, nonostante le  molte dichiarazione pubbliche di voler finalmente un pò riposarsi, data l'età, continua imperterrito ad occupare uno spazio giornaliero, nella mattina di Rai 3. E nonostante faccia ascolti di tipo 'familiare': non arriva di media neanche al 2% di share, con soglie di telespettatori  molto sotto i 300.000.

Dunque ci sarebbero tutte le ragioni per cambiare programma od affidarlo ad altre più agili e sveglie mani. Salvo che non ci sia un patto di affidamento di  un certo spazio con il quotidiano La Repubblica, visto che prima  c'era Concita De Gregorio che quanto ad ascolti faceva niente più e niente meno che quelli di Augias. Aggiungere che poi molti dei loro rispettivi ospiti nel tempo - nulla da dire sul loro valore, ma ve ne sono altrettanto bravi anche di diversa provenienza - appartenevano ancora allo stesso quotidiano o a quel gruppo editoriale nel quale i conduttori lavorano, è solo una minuzia.

 Oggi Augias, facendo una grazia ai suoi dirimpettai del Corriere della Sera ospitava Federico Fubini (economista, passato anche da Repubblica e poi tornato al Corriere nel ruolo di vicedirettore) per presentare il suo libro ' La professoressa e la camorrista' - mi sembra fosse questo il titolo esatto.

 Ad inizio di trasmissione dopo aver presentato l'ospite molto molto più giovane di lui, ma altrettanto bravo giornalista,   Federico Fubini chiedeva al vecchio conduttore di  non utilizzare il 'lei', visto che si conoscono da molto tempo, da quando lui andò ad incontrarlo, quand'era parlamentare europeo, a Bruxelles ( ci avrà anche la pensione da parlamentare, certo!). Augias l'ha subito stoppato, con fare inelegante, dicendogli di proseguire con il 'lei'.

 Poi, appena mostrata la copertina del libro di Fubini, gli ha contestato il titolo, perchè: "non rispecchia il contenuto, io avrei fatto un altro titolo". E chissenefrega - c'era da rispondergli, ma Fubini non l'ha fatto, anche perchè in un raro momento di lucidità, il rallentato, ipnonducente Augias, ha subito aggiunto: "prenda questa mia considerazione e la butti nel cestino". Saggio consiglio, ma non poteva star zitto?

Poi Fubini gli ha spiegato quel titolo e la sua aderenza al contenuto del libro. Ma Augias non si è detto convinto ed  ha continuato parlando degli studi dei giovani e del loro futuro  lavorativo." Che ci fanno tanti studenti del classico- ha detto -  mentre noi abbiamo bisogno di idraulici e altre professioni?". Ed anche qui Fubini gli ha spiegato perchè c'è bisogno ancora e sempre di studenti che hanno una formazione intellettuale generale, classica diremmo, oltre che professionale, perchè molte di quelle professioni per le quali andiamo oggi  chiedendo giovani formati professionalmente,  domani, quando usciranno loro dalle scuole, saranno state sicuramente rimpiazzate da altre".

Come poi sia proseguito il colloquio/scontro non sappiamo, perchè  abbiamo spento la tv, disgustati da quell'atteggiamento, inspiegabilmente antipatico e saccente, di Augias.
 Al quale vogliamo consigliare di ringraziare, ogni mattina appena si sveglia, la Rai che ancora gli offre, ogni giorno, quella poltrona; mentre la considerazione degli ascolti  dovrebbe indurre i dirigenti di viale Mazzini a sfilargliela, senza che se ne accorga. E, naturalmente, senza farlo finire a terra, per il rispetto che si deve all'età avanzata: ottantatre da poco compiuti!

domenica 11 febbraio 2018

Un oscuro maestrino di musica, Nicola Piovani, chiede lumi al magister optimus Corrado Augias

Se uno ha bisogno di qualche illuminazione sulla musica a chi altro può rivolgersi se non a Corrado Augias che della divulgazione musicale ha fatto da tempo il suo secondo o terzo lavoro, avendo realizzato le interviste di  quella 'storia della musica' di molti anni fa, pubblicata, a dispense, da Repubblica - ma ideata da Giorgio Dell'Arti - e poi vari programmi audio/video, con un pianista che gli faceva da spalla, su Chopin , Beethoven - che sono andati a ruba -  ed andando per teatri, anche fuori d'Italia, come a Liegi, invitato da quel genio di Stefano Mazzonis,  a spiegare La Traviata di Giuseppe Verdi?

Per le stesse ragioni  di tutti anche Nicola Piovani, che  di musica ne ha scritta ma opere  mai, s'è rivolto al grande maestro per porgli un quesito riguardante un costume sul quale i frequentatori dei teatri d'opera si saranno sicuramente interrogati negli ultimi anni.

E cioè. Perchè - ha chiesto l'oscuro maestrino al grande maestro -  è invalsa l'usanza di  arricchire con immagini od azioni,  l'ouverture - o preludio  o  sinfonia avanti l' opera - dove l'autore l'ha prevista,  e che è stata sempre fatta a sipario abbassato?

Quella ouverture - commenta il povero maestrino - fin dai primi esperimenti di melodramma, venne intesa dai compositore come richiamo per il pubblico,  come annuncio che l'opera, cioè la rappresentazione, stava per cominciare. Questa funzione aveva  quella  che precede l'Orfeo di Monteverdi (1607) e che, anche oggi, si ascolta in apertura dei programmi televisivi o radiofonici dell'Eurovisione o dell'Euroradio. E infatti  Monteverdi, dopo quel preludio strumentale, avverte che  'cala la tela' (mentre oggi il sipario  si solleva) e si svela la scena, dando il via alla rappresentazione.

 All'oscuro maestrino  piacerebbe che l' ouverture abbia ancora la stessa funzione, quella cioè di avvertire che l'opera sta per iniziare, che venga fatta a sipario abbassato ( diremmo: senz'altra distrazione), mentre oggi si vedono,  proiettate sul sipario, quando lo si lascia abbassato, immagini o personaggi che vanno su e giù. Sembra quasi - sostiene l'oscuro maestrino - che si abbia fretta di cominciare la rappresentazione per la quale quella ouverture strumentale appare come un ostacolo o inutile indugio, mentre dovrebbe servire come una sorta di 'camera di decantazione' o di 'decontaminazione' onde preparare il pubblico a passare dal mondo reale a quello irreale del
palcoscenico. Anche perchè - sia detto per inciso - la banalità di molte soluzioni innovative fa rimpiangere l'ouverture a sipario abbassato, come da tradizione, senza nient'altro.

Il magister optimus, Corrado Augias, va a nozze. Spiega la funzione dell'ouverture ed anche come essa si sia con il tempo modificata nella funzione: da semplice richiamo per il pubblico divenuta, dopo la cosiddetta riforma di Cristoph Willibald Gluck  (espressa in una celebre prefazione di una sua opera, Alceste, del 1767),  una sorta di 'avvio'  o 'preparazione' alla rappresentazione,  ma senza rappresentazione, anticipando talvolta i temi musicali più rilevanti o creando  l'atmosfera nella quale la rappresentazione si svolgerà.
Aggiunge, facendo ricorso alla sua immensa competenza in campo musicale, che il 'preludio', anzi i preludi della Traviata ( due, prima dell' Atto I e III) sono fra le musiche più belle che lui conosca e che non vale la pena  'sporcarli' ; ma anche che lui, il  celebre Preludio del Tristano di Wagner, con quell'accordo iniziale, tanto decantato per la sua novità, non lo capisce.
E, infine, che lui, dall'alto della sua cattedra, si trova d'accordo con l'oscuro maestrino nel preferire l'ouverture a sipario chiuso, quando c'è ( se non c'è, pace!) e senza nessuna distrazione. Per godersi quei pochi minuti di musica, spesso sublime.

 Non sappiamo se Piovani  sia rimasto soddisfatto di Augias, presumiamo di sì.  Però, però... visto che l'oscuro maestrino scrive spesso di musica sui giornali  e con una certa competenza, conoscendo il mestiere, era proprio necessario, per una questione non  di rilievo, scomodare addirittura Augias?
Forse temeva di non saperne abbastanza - mai quanto Augias - e che se l'avesse spiegato lui nessuno se lo sarebbe filato, o gli avrebbe creduto, mentre, invece, chiedendo lumi ad Augias...

P.S. Per quel che può servire il nostro modestissimo parere - pochissimo! - anche noi siamo d'accordo con l'oscuro maestrino Piovani e con il grande maestro Augias, sulla opportunità di tornare a suonare l'Ouverture di un'opera  a  sipario chiuso  e senza distrazione di nessun genere. L'Ouverture solo per orecchie e immaginazione, l'opera per  le orecchie ed anche per  gli occhi.


martedì 18 luglio 2017

Ancora Piero Angela? Quando si penserà al futuro?

Qualche giorno fa, a La 7, al dibattito serale di 'In onda' partecipavano il prof. De Masi e Sallusti. Si parlava anche della disoccupazione giovanile, dell'età della pensione e di altre cosette, di cui si parla da tempo e si continuerà ancora a parlare, senza che  venga mai fuori una mezza soluzione specie all'annoso problema della disoccupazione giovanile ed alla mancanza di qualunque prospettiva futura per loro.

Sallusti, al prof. De Masi, che interveniva con fervore a parlare dei giovani, dell'assenza di futuro, della mancanza di lavoro ecc...: professore perché lei non va in pensione e lascia il suo posto all'università a qualche giovane meritevole, come ve ne sono tanti, costretti proprio per l'attaccamento al potere di molti baroni ( sono baroni anche quelli che imperversano in altri campi, non solo all'università) ad emigrare? E il prof. De Masi, cogliendo di sorpresa Sallusti, che evidentemente non si era preparato a dovere, gli ha risposto: ma io sono in pensione! becca, Sallusti. De Masi giunto all'età della pensione, in pensione è andato. Non sappiamo chi sia andato al suo posto, nè se sia stato bandito un regolare  e serio concorso per meriti ecc... ma questo è un altro capitolo.

Mezz'ora fa, accendo la tv, e  vedo entrare nello studio di una trasmissione quotidiana della rete ammiraglia Rai, l'uomo che ha fatto la tv, dove vi lavora da oltre sessant'anni, Piero Angela - alla vigilia della veneranda età dei 90 anni, per presentare il suo nuovo libro, l'ennesimo, il trentacinquesimo - ancora attivo in tv, il principe dei divulgatori, affiancato nel delicato compito, dall' invidiato figlio Alberto ( ma insieme in tv non si fanno vedere).

Non c'era in studio  Sallusti od un suo sosia per  chiedere a Piero Angela:  maestro, quando va in pensione?  Non ha ancora intenzione di lasciare la tv? Oltre sessant'anni di presenza costante, non le sono bastati? Ora c'è anche suo figlio, non è sufficiente a colmare la sua assenza? Perchè  si parla sempre di giovani che non hanno lavoro, e si esalta chi, ben oltre l'età consentita, resta in tv? Perfino l'istituzione più antica del mondo, la Chiesa, manda in pensione i suoi cardinali e vescovi, ed ai cardinali che hanno superato una certa età non consente di partecipare al conclave per l'elezione del pontefice.

Sarebbe davvero straordinario vedere Piero Angela  in televisione , ma non per raccontarci ancora una volta la sua meravigliosa avventura professionale - che conosciamo bene, apprezziamo ed abbiamo ampiamente compensato, anche senza contare Alberto - ma per dirci solo una parola: addio! Aggiungendo appena, come un serio divulgatore scientifico farebbe: "lascio la tv per sopraggiunti limiti di età, ma anche e soprattutto perché è sacrosanto che al mio posto arrivi un giovane (  tanto il pericolo che arrivi un altro Angela è scongiurato,  perchè altri figli Piero non ha, e chissà se sarebbero bravi come Alberto).
.
Insomma se Piero Angela non schioda - ma il discorso vale anche per Corrado Augias, di anni ottantadue, tanto per fare un altro esempio, il quale tante volte ha annunciato l'addio alla tv, e poi ogni  nuova stagione sta sempre lì ( e anche lui ha una figlia, giornalista, in tv, che tiene alto e sempre vivo il cognome Augias) -  due bravi giovani, almeno due, non troveranno lavoro in tv.

martedì 13 dicembre 2016

Sciatteria senza limiti! Permanenza infinita

Tg3 di mezzogiorno di oggi, 13 dicembre 2016 e seguenti...

-SPORT. Da qualche tempo, non per scelta o per passione, semplicemente per avere un ulteriore argomento di conversazione con  l'adorato nipotino, siamo costretti a memorizzare i nomi dei calciatori delle squadre di cui lui è tifoso, per non beccarci  le sue puntuali ramanzine ogni volta che  non riconosciamo i vari giocatori o, peggio secondo lui, sbagliamo la pronuncia dei nomi, spesso stranieri dei giocatori. Uno dei quali non possiamo più sbagliare, visto che gioca nella sua squadra del cuore di una volta, il belga 'Nainggolan' della Roma.
 Oggi, l'autore del servizio di Rai Sport, sulla vittoria di ieri della Roma, ha pronunciato più volte il nome del celebre  bomber, raddoppiando la 'elle' del suo cognome: Nainggollan. Chissà che gli avrebbe detto nostro nipotino, ascoltandolo commettere quell'errore di pronuncia, imperdonabile per un professionista dello sport.

-CHI L'HA VISTO ?. Dopo lo sport c'era la finestra diurna  della celebre trasmissione di Rai 3, 'Chi l'ha visto?'. Uno dei servizi riguardava lo smarrimento - il furto - del violino d'autore del violinista russo Pavel Vernikov, uno strumento costruito a metà Settecento da un allievo di Stradivari. Vernikov era giunto in aereo a Ginevra da Vienna. All'aeroporto di Ginevra aveva preso il treno per Sion, dove risiede. E' bastato un attimo di distrazione e la custodia con il costosissimo strumento è sparita. Forse il ladro non era  a conoscenza del valore dello strumento custoditovi;  e potrebbe averla rubata avendo visto Vernikov deporre nella custodia passaporto e portafogli.
 La giornalista che dava notizia del furto dello strumento, noto con il nome di 'Contessa Carli', l'ha chiamato, quando ha pronunciato per la prima volta il  suo nome, 'Contessa Crespi'- non ci sembra di aver sentito male. Poi ha chiesto al violinista di descrivere la custodia, dicendo : era di pelle, di plastica? Evidentemente Lei non ha mai visto la custodia di un violino, che è RIGIDA, ed è di pelle, finta o vera, non importa. La giornalista di 'Chi L'ha visto?', s'è preparata tutta la giornata, per i pochi minuti in cui appare in video, ma allora non poteva prima documentarsi, e fissare bene in mente il nome dello strumento, oltre che chiedere lumi sulla foggia della custodia? All'inizio del servizio, infine,  ha fatto ascoltare alcune note di un trio ( violino, quello di Vernikov, violoncello e pianoforte) e ha commentato: avete ascoltato il suono bellissimo del violino? Ma come si poteva se, nel breve frammento musicale ascoltato, i tre strumenti  suonavano insieme?

-QUANTE STORIE. Terza rubrica dopo il telegiornale. Da ascoltare in ginocchio. Non perchè parlava  Enzo Bianchi, il cristianissimo priore di Bose, ma perché in poltrona c'era lui, ancora lui, Corrado Augias, biblistateologo e predicatore 'della domenica'. Oltre che patriarca, ancora in tv nonostante la veneranda età e la sua più volte manifestata determinazione ad abbandonare il campo. Che ancora non abbandona.

venerdì 4 novembre 2016

Trinità dei Monti. La scalinata, restaurata e riaperta neanche due mesi fa, sta tornando al degrado di prima. Ve l'avevamo detto...

Adesso il difensore civico della celebra scalinata romana è Corrado Augias, con promozione sul campo, all'istante. Ieri su Repubblica in un'ampia pagina ha raccontato, dopo essersi speso alla vigilia dell'inaugurazione della scalinata-monumento per una vigilanza più attenta e continua,  ed essendosi documentato di persona, come la scalinata, a meno di due mesi dalla sua riapertura dopo il costoso restauro, è tornata ad essere quella di un tempo: bivacchi, pasti consumati con abbandono di contenitori e cibi, sigarette, gomme americane  che imbrattano i gradini in maniera evidente.

Adesso dovremmo tutti dire: ve l'avevamo detto; ma non lo diciamo. Anche perché coloro i quali avevano proposto, almeno nelle ore notturne, la chiusura della scalinata,  e  che quindi avrebbero ancor più diritto di parlare e di gridare: avevamo ragione, ora tacciono. Anche per paura di apparire impopolari, poco democratici. Tace  il capo di LVMH, tace il presidente della famosa maison di gioielli, Paolo Bulgari, tace anche la sindaca Raggi - che per la verità tace su tutto - tacciono tutti, perché tanto non serve dire: ve l'avevamo detto. Non serve, perchè non cambia nulla.

La vigilanza promessa è ridotta ad un paio di vigili che non possono far fronte alla pressione di camminanti e stazionanti sulla scalinata, i cartelli con i divieti - raccontava ieri Augias - non esistono; e quelli esistenti altro non sono che i cartelli preesistenti dove si fa la storia del celebre monumento,  e solo in calce - come nei truffaldini contratto di assicurazione - vengono elencati alcuni divieti difficili però da leggere, per i minuscoli caratteri impiegati, ed anche perché sono scritti in italiano e romanesco, essendo bandita ogni altra lingua comprensibile ai molti stranieri che visitano Roma e che forse, anzi senz'altro, sono più attenti di noi al rispetto di norme e divieti.
 E nel frattempo restiamo spettatori impotenti dinnanzi al nuovo, lento ma progressivo degrado  della scalinata di Trinità dei Monti.

venerdì 23 settembre 2016

L'amministratore delegato di Bvlgari,Babin: abbiamo restaurato la scalinata per restituirla ai cittadini. Fra dieci, quindici anni si farà un altro restauro. Che fine ha fatto Paolo Bulgari

Detto papale papale, l'amministratore delegato della maison Bvlgari passata in mani francesi, Lvmh, ha di fatto sconfessato il presidente della maison Paolo Bulgari il quale  una quindicina di giorni fa, a restauro ultimato, ha lanciato la proposta - SENSATISSIMA - di  proteggere con una cancellata la scalinata, almeno nelle ore notturne.
 Apriti cielo: La cultura non si ingabbia, la scalinata è dei cittadini, vigileremo sul suo decoro. L'amministratore delegato richiesto dai giornalisti di un parere sulla cancellata, ha risposto chiaramente: noi abbiamo restaurato la scalinata per restituirla ai cittadini. Fra dieci quindici anni si farà un altro restauro. Ancora noi? Chissà. Intanto abbiamo in programma altri restauri.
 Che è come dire a Paolo Bulgari: hai visto che vespaio hai suscitato? tutti contro di noi nonostante che la tua proposta  fosse sacrosanta, sapendo in che condizioni in poco tempo a Roma si riducono i monumenti. Ma chissenefrega - voleva dire l'amministratore delegato di Bvlgari - di come ridurranno, molto prima di dieci anni, la scalinata. Ci penseremo noi od altri a suo tempo.
 In pratica una sconfessione del presidente del gruppo per non inimicarsi i solerti difensori della cultura per tutti.
E il presidente del gruppo, Paolo Bulgari, s' ovviamente incazzato ed ha detto a suo fratello Nicola di fare lui il rappresentante della vecchia proprietà, nel giorno di festa. E Nicola ha svolto il suo compito in maniera egregia, anche quando ha dovuto correggere quel  poveraccio di Parisi Presicce che ha attribuito, nel corso delle dieci parole pronunciate la mattina ai microfoni, il restauro a Fendi.
Per fortuna che l'appello di Paolo Bulgari, che nessuno ha più visto e più citato, ha mosso le acque tanto che la Raggi, perfino Lei, condannata ogni giorno a combattere contro se stessa e contro la sua incapacità di governare, ha detto che provvederà alla custodia della scalinata, senza rivelare come, ma aggiungendo che per intanto la affida alla civiltà ed alla educazione dei cittadini e dei turisti.
 Nient'altro. Il capo dei vigili che ha l'ordine di proteggere la scalinata fino a domenica, ha detto che incontrerà la sindaca quanto prima per stabilire con lei le modalità della vigilanza.
 Non è difficile capire in quali mani siamo finiti e come siamo messi, cioè malissimo. Si riuniranno per decidere come vigilare sulla Scalinata, come non sapessero, a cominciare dalla sindaca, che la scalinata era stata restaurata ed andava inaugurata ma anche vigilata. Lei  ha taciuto - così l' hanno consigliata, come del resto su tanti altri argomenti - ed ha  mandato avanti sovrintendenti, intellettuali e sindaci di municipi.
 A riprendere l'argomentazione e la difesa di Paolo Bulgari ci ha penato oggi Corrado Augias, portavoce involontario del presidente della maison. Speriamo, ha scritto, che fra qualche giorno o settimana non abbiamo a dirvi, in coro con Paolo Bulgari- ve l'avevamo detto!
Alla serata inaugurale, hanno scritto i giornali, oltre gli invitati c'era anche il vice sindaco Frongia - 'me cojoni', si dice a Roma - e poi 30 comuni cittadini e 10 carcerati. E la Raggi  ha fatto la sua figuretta.

mercoledì 21 ottobre 2015

Processo a ERRI DE LUCA. Con un ESCAMOTAGE il tribunale non ha SABOTATO la lingua italiana.

Ancora oggi, Corrado Augias, maestro di indipendenza,  commentava negativamente la assoluzione di De Luca, da parte del tribunale di Torino, perchè 'il fatto non sussiste'. Spiegando che qualora non fosse stato del tutto scagionato non sarebbe stata impedita la libertà di pensiero e di espressione, bensì quell'invito a sabotare 'con le cesoie'  i cantieri della TAV in Val di Susa. Insomma cancellando con bianchetto le cesoie, i giudici torinesi l'hanno assolto, leggendo il verbo 'sabotare' come sinonimo di 'impedire' con ogni mezzo anche lecito. Le cesoie sono scomparse dall'intervista a De Luca che diedero corso al processo.
 Per dirla  banalmente, un 'escamotage' ha salvato De Luca, intendendo il termine di origine francese come ' trucco', 'trovata intelligente' e non piuttosto come trovata che qualche volta rasenta l'illegalità per risolvere un qualche problema.
 A noi è capitato anni fa, oltre una decina, di essere stato chiamato in giudizio da Luciano Berio, allora  all'Accademia di Santa Cecilia, perchè in un nostro articolo avevamo scritto che l'Accademia, attraverso un 'escamotage' era riuscito ad assegnare un posto ai privati nel suo CDA. E Luciano Berio e l'allora direttore generale, Di Benedetto, avevano tradotto quel termine con 'imbroglio' che è uno dei possibili significati estesi del termine francese, ma uno e non certamente il principale con il quale viene il più delle volte usato, e perciò ci avevano portato in tribunale.
 Non si giunse alla sentenza che ci sarebbe stata sicuramente favorevole - noi eravamo a conoscenza della lingua italiana più del celebre musicista, ed avevamo anche l'assistenza di uno dei più noti studi legali dell capitale, quello dell'avv. Grazia Volo - perchè Bruno Cagli successore di Berio nella sovrintendenza dell'Accademia ritirò la denuncia - cosa che più d'una volta ci ha ricordato, specie quando abbiamo scritto qualcosa non gradita su di lui.
 La sostanza era la seguente. Dopo la Legge Veltroni sulle Fondazioni lirico-sinfoniche, ci si attendeva la fila di privati come finanziatori della attività di dette istituzioni, la quale fila naturalmente non ci fu. A Santa Cecilia, per l'unico posto in CDA attribuito a privati, si misero insieme, per giungere alla quota stabilita per l'ingresso in CDA, tre o quattro big dell'economia, per raggiungerla, fra i quali anche La Repubblica. Noi scrivemmo che l'esiguità di quella quota ( in tutto 300.000 Euro, se non ci sbagliamo) avrebbe consentito anche a noi di entrare nel CDA. Era questo, secondo noi, l'escamotage: non un privato ma più privati,  con il cui contributo raggiungere la quota richiesta, e che poi si accordano per designare chi di loro entra a rappresentarli tutti  nel CDA. Se non ricordiamo male li rappresentò tutti l'avv. Vittorio Ripa di Meana.
 Come si può capire, nulla di illecito, ma certamente un atto di grande furbizia. Una trovata intelligente. Nulla di illegale. Un escamotage.

sabato 9 maggio 2015

Aldo Nove, scriptor optimus, scopre Mozart, invitandoci a leggere l'epistolario. Modernissimo.

Leggere dopo quasi cinque anni dalla sua uscita in libreria un invito alla lettura dell'epistolario di Mozart, fa un certo effetto. Ancora più forte se ci viene da uno scrittore di  genio come. Vuol dire che Mozart colpisce ancora e non solo con la sua musica. E' così. Dalle pagine del 'Sette' del Corriere, Aldo Nove ci invita a leggere l'epistolario completo di Mozart e famiglia, dopo molti anni dalla sua pubblicazione in lingua italiana, per conto dell'editore Zecchini, tradotto e curato da un notaio con la passione per Mozart, Marco Murara.
Perchè solo oggi  Nove si accorge dell'acutezza della modernità della genialità della creatività che emerge anche da queste lettere, al pari della sua musica? Forse  perchè solo ora ha cominciato a leggere quell'epistolario? Non lo sappiamo, ma raccogliamo il suo invito.
 Ci sarebbe piaciuto che Nove avesse avuto qualche parola, non più di qualche parola, per elogiare il traduttore e curatore del monumentale epistolario patrocinato anche dall'Associazione 'Mozart Italia'. Già. Perchè in Italia, sebbene promesso tante altre volte, l'epistolario di Mozart non era ancora stato mai pubblicato prima del 2011. Se ne conosceva una vecchia, parziale, edizione, come anche la raccolta 'sporcacciona' delle lettere alla cugina con la quale amava scriversi di culi ed anche  di cacche. Culi e cacche presi alla  lettera dalla premiata ditta 'Fanny & Alexander' per mettere in scena il Flauto, atteso ora a  Bologna, al Teatro Comunale, per il quale serviranno anche occhiali che fanno vedere la scena in 3D ( ci sarà spazio per un briciolo di attenzione  anche per la musica e la sapiente favola?). culi e cacche che  piacciono anche ad un musicologo 'della domenica' come Corrado Augias, che in vecchiaia ha scoperto  questo nuovo remunerativo filone  professionale.
 In verità, una edizione completa dell'epistolario, era stato promesso - ma solo promesso, e mai realizzato - in occasione dell'anniversario mozartiano del 2006 (duecentocinquanta anni dalla nascita) da una musicologa impostasi all'attenzione mondiale dopo i suoi voli, con Claudio Abbado, nel cielo di Berlino, la quale ha  poi preferito  dedicarsi alla massoneria di Mozart - trattata con 'straordinario acume' dalla su citata musicologa, Lidia Bramani, come annota Aldo Nove. L' argomento le è evidentemente più famigliare e congeniale, ragione per la quale Aldo Nove approfitta per suggerirci di leggere il suo 'fondamentale' studio in materia, al punto che ci viene il sospetto che Nove possa aver scritto questo articolo-invito per accennare al libro della Lidia. Ma dobbiamo leggere anche questo di libro? Non basta l'epistolario, per  il quale non basta una vita?

sabato 6 dicembre 2014

De Rita &Sons: il Censis di padre in figlio. Ora è Roma un pericolo per Ignazio Marino e non viceversa. Augias ha fatto conoscere in Francia Rossini, Bellini, Donizetti

 Augias Corrado, Legionario (d'onore). Al giornalista italiano la Francia ha attribuito la Legion d'onore per i suoi altissimi meriti culturali. Senza il suo impegno di divulgatore anche musicale  - il riferimento è a quelle  videocassette pubblicate da Repubblica e dedicate ad alcuni notissimi musicisti - i Francesi non avrebbero conosciuto Rossini, Bellini, Donizetti. Se i Francesi, per conoscere musicisti della grande storia, hanno bisogno del dilettante Corrado Augias vuol dire che siamo davvero alla frutta. Augias  è un ottimo e conosciutissimo giornalista,  parla della Francia agli italiani e viceversa; ma, per carità, lasci stare i musicisti. Lui, senza il  bravo Modugno, in quelle sue lezioni mostra, senza vergogna, tutta la sua superficiale conoscenza della musica, al cui mondo egli è del tutto estraneo. Eppur si muove.
 Ma quali famiglie? Mio figlio è il candidato che ha titoli per assumere quell'incarico. Non ne avrei potuto trovare un altro più idoneo. Che sia poi mio figlio non conta. E' la giustificazione miserevole che Giuseppe De Rita porta per il passaggio della direzione del CENSIS dalle sue mani in quelle di suo figlio. Il quale, laureato in ingegneria aeronautica, pensò bene fin dall'inizio del suo lavoro, terminati gli studi, di atterrare su una pista, guidato dal pilota automatico che  aveva predisposto suo padre: quello della ricerca sociale prevalentemente. Poi passò a Nomisma  e da lì, prima segretario generale del CENSIS ed ora anche direttore, al posto che è stato di suo padre fino a ieri.
 In Italia, ha detto di recente il CENSIS nel suo annuale rapporto, tutti sono convinti che senza una protezione - unita nei casi migliori a meriti propri - non si va da nessuna parte. E il primo a dar prova dell'affermazione è stato proprio il direttore del CENSIS medesimo, Giuseppe De Rita, facendosi succedere da suo figlio. Perdonate l'uso improprio del verbo, ma la sostanza è ben più grave ed impossibile da perdonare.
 Da qualche giorno non è più Marino il vero pericolo di Roma, bensì la città da lui governata, come  si ritiene da più parti, ad essere un pericolo per lui. E perciò il pericolo dell'altro ieri è oggi sotto minaccia e diventa il bene più prezioso da difendere. Il prefetto è convinto che egli possa essere in pericolo e perciò gli assegna una scorta, vietandogli di usare la sua amatissima bici per gli spostamenti. Il presidente del PD, inviato da Renzi a far pulizia nel Comune  infangato dalla malavita, ha blindato lui ed il suo gabinetto, dicendo fin d'ora che se dovessero esserci nuove elezioni -richieste a gran voce da Movimento 5 Stelle e Forza Italia, più velatamente da Alfano - lui sarebbe il candidato del PD e nessun altro, perchè  forse uno dei pochissimi, addirittura l'unico a non essersi sporcato con la cupola del malaffare.