Salvini, sempre occupato a fare il duro con i migranti raccattati in mare, questa volta da una moto vedetta della nostra marina, se ne è occupato anche nel corso dei funerali delle vittime del crollo del ponte a Genova, quando ha fatto sapere che non verrà data nessuna autorizzazione ( ad una motovedetta della nostra Marina!!!) ad attraccare in un porto italiano, non si è accorto immediatamente dello sgambetto che il suo compagno Spaccone-Di Maio gli stava facendo nelle stesse ore, sui rapporti con la Società Autostrade alla quale il Governo imputa, prima che la magistratura accerti le responsabilità, il crollo del ponte a Genova, che ha fatto 43 vittime.
Spaccone-Di Maio, applaudito al suo ingresso alla Fiera di Genova dove erano già disposte le bare per la messa funebre, ha salutato come si può fare in qualunque altra occasione fuori che in questa.
Nei giorni scorsi quando ancora i vice premier ed il premier stesso, ma mettiamoci anche il succube Toninelli, non sembravano d'accordo sulle decisioni da prendere a seguito del crollo, Di Maio, più ancora del ministro competente, si è super esibito in atteggiamento muscoloso nei confronti della società Autostrade, concessionaria di una buona parte del nostro sistema viario a pagamento. Ed ha detto da subito, decretando di fatto che la società era stata inadempiente nella manutenzione e nella eventuale sottovalutazione dell'insicurezza di quel ponte. Ed aveva detto, con toni decisamente personali, con condivisi dagli altri del quadrumvirato, che andava revocata la concessione alla Società dei Benetton. Conte, scavalcato dal suo socio sostenitore, aveva subito specificato che non intendeva attendere i tempi della magistratura , e che avrebbe preso immediatamente provvedimenti, avviando la procedura della revoca della concessione, con le contestazioni delle inadempienze di manutenzione. Di Maio, meno cauto s'è spinto oltre profittando anche della distrazione di Salvini: chi non è d'accordo con la revoca deve passare sul mio cadavere - ha detto (e subito in lontananza si sente cantare ... in infernum conducat te satana).
Oggi, ai funerali, ha annunciato lui al posto diToninelli che Toninelli ha inviato lettera formale a Società Autostrade per le contestazioni del caso alle quali chiede risposta in quindici giorni.
Spaccone-Di Maio non perde tempo e rincara la dose: Autostrade non avrà più concessione autostrade nè per il tratto genovese nè per nessun altro tratto. insomma revoca delle concessione in toto.
Subito dopo il funerale, in Prefettura, c' è stato un Consiglio dei Ministri, al quale hanno partecipato i vertici delle Istituzioni genovese e ligure. Il Governo ha aumentato lo stanziamento annunciato l'altro ieri di 5.000.000 di Euro per le prime necessità con un secondo di 28.5000.000 di Euro.
Quasi nelle stesse ore in cui si svolgeva il Consiglio dei Ministri, si è tenuta una conferenza stampa dei vertici dell Società Autostrade, Cerchiai presidente e Castellucci amministratore delegato.
I due si sono scusati con Genova per il danno arrecato dalla caduta del ponte, dell'apparente lontananza dell società nelle prime ore del disastro, mentre era impegnata a concretizzare i primi interventi dopo il disastro, sul quale Autostrade attende il verdetto della magistratura. Ovvio che non avrebbero ammesso una loro colpa per mancata manutenzione. Però intanto sono stati dal punto di vista delle necessità delle vittime, degli sfollalti e della viabilità più efficaci e veloci del Governo e dello Spaccone-Di Maio.
E forse la serie di misure rivelata sicuramente si rivelerà molto più utile nelle prossime settimane per i famigliari delle vittime, gli sfollati e la città. La Società ha stanziato un fondo per per i parenti delle vittime, un secondo per indennizzare gli abitanti delle palazzine che dovranno essere abbattute e ha assicurato che, avute le relative autorizzazioni, entro otto mesi possono dotare la città di un nuovo ponte in acciaio, abbattendo anche quello che resta del ponte-Morandi. Insomma , visto che non possono resuscitare i morti e restituirli ai loro cari, almeno tirano fuori i soldi per rendere meno doloroso il trauma subito.
Poi, quando la magistratura avrà capito le cause e le responsabilità del crollo, beh, allora si faccia pagare alla Società una multa salatissima, si mandino in galera i vetrici e, magari, si tolga loro la concessione. Per ora non si poteva pretendere altro sa Autostrade.
Ma Spaccone-Di Maio, attentissimo a non perdere consenso, ha subito detto: il Governo non accetta elemosine da Autostrade ed ha ribadito che la revoca sarà per tutti i tratti autostradali; e Bullo-Salvini, accortosi in tempo che il socio gli stava fregando la ribalta, ha aggiunto: Autostrade ha fatto il 'minimo sindacale'.
Ora riflettiamo, il Governo che si è mosso con tempestività - d'altro canto se non approfitta, vergognosamente e sacrilegalmente, anche delle tragedie, si può sapere quali meriti può ancora vantare nell'amministrazione del paese? - e che ha messo a disposizione una trentina di milioni , poco più - bruscolini! - domani torna a Roma e forse il Caso Genova sarà chiuso, con le solite parole d'occasione: non vi lasceremo soli. Ma nella merda sì, perché dopo aver pianto i morti che resta deve far fronte a tante necessità alle quali il Governo, per ora, non ha prestato effettiva attenzione.
Come invece, magari anche per la coscienza sporca, ha tentato di fare immediatamente Autostrade.
Che ha stanziato in tutto sui 500.000.000 di Euro, cifra certo più consistente, dichiarando fin d'ora che il costo per sanare il grave vulnus non è il nostro primo pensiero; vogliamo alleviare i disagi, per come è possibile, e ricongiungere le due parti della città con un nuovo ponte in acciaio, messo in piedi in otto mesi circa. Lo hanno assicurato.
Ora a mente fredda, chi è più utile alla città ed alla situazione, dopo la tragedia, il finto Governo Conte , cioè il governo di Spaccone Di Maio e Bullo-Salvini, o la società che mette mano al portafogli ed allevia i disagi dei cittadini, dei quali Conte & C. si saranno dimenticati domani? Mentre dalla passarella sul luogo del dolore, trarranno altri vantaggi, come hanno sottolineatogli applausi con cui è stato salutato l'ingresso ai funerali della coppia Spaccone-Di Maio e Bullo-Salvini.
Bullo-Salvini, le vite degli immigrati stipati sulla motovedetta della nostra marina non ti interessano? A Genova era necessario mostrare attenzione alla vita umana, mentre nel Mediterraneo, serve il contrario?
Spaccone-Di Maio perchè non revoca il mandato di sindaca alla Raggi che, mutatis mutandis, a Roma sta facendo danni non indifferenti a tutti i cittadini?
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sabato 18 agosto 2018
sabato 21 luglio 2018
Governo e Parlamento dei cambiamenti...
...ma in peggio. L'altro ieri, venerdì, il ministro dello Sviluppo economico e del Lavoro, Luigi Di Maio - quello con una sola segretaria che serve ambedue in ministeri accorpati in una sola persona, facendo risparmiare alle casse pubbliche - rispondeva ad una di quelle interpellanze urgenti e, per giunta, fra le più spinose per l'attuale governo: la situazione dell'Ilva di Taranto, che Beppe Grillo con la sua ben nota ed acuta intelligenza politica, vorrebbe trasformata in un immenso parco verde con i 10.000 lavoratori giardinieri stipendiati.
Luigi Di Maio, come un bravo scolaro, è andato a farsi sbranare dai parlamentari che, per la maggior parte, non la pensa come Grillo e vorrebbe avviata a soluzione la questione, salvando i posti di lavoro e mettendo, in tempi ragionevoli, in sicurezza il mastodontico impianto.La questione, dicevamo, è molto seria e va risolta quanto prima, non più tardi di settembre.
In Parlamento, ad ascoltare il ministro, c'erano sette parlamentari sette, e non tutti della maggioranza. Gli altri che avevano già preso la strada di casa, dopo la vacanza settimanale a Roma, s'erano detti: ma come gli è venuto a Giggino di parlare dell'Ilva di venerdì? Non sa che noi il giovedì sera, con il primo treno o aereo utile, lasciamo Roma e torniamo in famiglia, accada quel che accada a Roma e nel Paese? Anche il banco del governo era vuoto.
E' andata proprio così nel governo e parlamento dei cambiamenti.
Luigi Di Maio, come un bravo scolaro, è andato a farsi sbranare dai parlamentari che, per la maggior parte, non la pensa come Grillo e vorrebbe avviata a soluzione la questione, salvando i posti di lavoro e mettendo, in tempi ragionevoli, in sicurezza il mastodontico impianto.La questione, dicevamo, è molto seria e va risolta quanto prima, non più tardi di settembre.
In Parlamento, ad ascoltare il ministro, c'erano sette parlamentari sette, e non tutti della maggioranza. Gli altri che avevano già preso la strada di casa, dopo la vacanza settimanale a Roma, s'erano detti: ma come gli è venuto a Giggino di parlare dell'Ilva di venerdì? Non sa che noi il giovedì sera, con il primo treno o aereo utile, lasciamo Roma e torniamo in famiglia, accada quel che accada a Roma e nel Paese? Anche il banco del governo era vuoto.
E' andata proprio così nel governo e parlamento dei cambiamenti.
mercoledì 11 luglio 2018
Governo Conte a gonfie vele - Trump vuole più soldi europei per la Nato - Il caso Ronaldo
Un internauta, alla lettura del nostro post su Salvini-Da Giussano, ci ha consigliato di farcene una ragione o di emigrare. Non sappiamo chi sia questo internauta ma sappiamo che si firma 'il gladiatore', anche se poi non ha il coraggio 'da gladiatore' di farsi vedere in faccia.
Comunque, osando ancora esprimere la nostra opinione, senza il beneplacito del 'gladiatore senza faccia', vogliamo riferirvi del parere di un noto commentatore politico, Marcello Sorgi, il quale ci consiglia di non dare eccessivo peso alle schermaglie fra i due contrattisti del governo Conte. Lo fanno per mostrare quanto il loro legame sia forte, fanno finta di litigare o di mostrarsi in disaccordo per far vedere subito dopo che ogni divergenza è risolta e loro vanno, come due piccioncini innamorati (non due arpie assetate di potere?), d'amore e d'accordo. E sia.
Ed anche per dimostrare come abbiano imparato in poco tempo l'arte della politica, e della convivenza al potere, l'arte cioè del compromesso. Io cedo sui voucher e tu mi voti il ricalcolo dei vitalizi. Pace fatta, al prossimo litigio. Finto.
La richiesta di Trump agli alleati europei sugli stanziamenti dei singoli paesi aderenti alla Nato, ci ha fatto venire in mente una richiesta che da sempre in Italia si rivolge ai governi sullo stanziamento per la cultura, i monumenti ed il paesaggio, restata inascoltata, mentre quella di Trump, abbastanza onerosa, potrebbe essere necessariamente accolta.
Trump chiede ai governi di portare lo stanziamento addirittura al 4% del PIL. Fatti i conti, l'Italia versa ogni giorno nelle casse della Nato per la difesa europea, qualcosa come settanta milioni di Euro; ma, se dovesse essere accolta la richiesta di Trump, tale finanziamento giornaliero dovrebbe essere portato a 200 milioni al giorno. Una montagna di soldi per la difesa, quando da sempre in Italia si chiede di portare lo stanziamento per la cultura ed il paesaggio, dallo 0,3-4% ad almeno l'1% se non al 2%, e tale richiesta resta inascoltata. Ci si rende conto che se il nostro Paese si curasse dei suoi beni più preziosi che costituiscono una voce ragguardevole del PIL italiano, potremmo avere più lavoro nei diversi settori interessati ed anche più entrate?
La richiesta, se viene da Trump verrà forse accolta, sebbene riguardi un settore che sembra anacronistico ai giorni nostri; ma se invece nasce dall'Italia medesima ed é rivolta ai suoi governanti, la richiesta resta inascoltata. Perchè?
E poi c'è l'affare CR7, cioè il passaggio di Cristiano Ronaldo, maglia n.7, dal Real Madrid alla Juventus, per la modica cifra di quasi 120 milioni di Euro per il club spagnolo, e con un compenso annuo di 30 milioni per il calciatore.
Ad un altro acuto commentatore politico, come Vittorio Feltri, tale transazione non sembra poi così esosa, perché Ronaldo porterà soldi alla Juve e dunque quell'ingaggio è ben speso. E gli operai FIAT, compresi quelli in cassa integrazione che per questo scioperano? Sbagliano, sostiene Feltri, perché con quell'investimento, il ritorno economico per le casse della Juve (ed anche della FIAT?) servirà a pagare anche i loro stipendi.
Comunque, osando ancora esprimere la nostra opinione, senza il beneplacito del 'gladiatore senza faccia', vogliamo riferirvi del parere di un noto commentatore politico, Marcello Sorgi, il quale ci consiglia di non dare eccessivo peso alle schermaglie fra i due contrattisti del governo Conte. Lo fanno per mostrare quanto il loro legame sia forte, fanno finta di litigare o di mostrarsi in disaccordo per far vedere subito dopo che ogni divergenza è risolta e loro vanno, come due piccioncini innamorati (non due arpie assetate di potere?), d'amore e d'accordo. E sia.
Ed anche per dimostrare come abbiano imparato in poco tempo l'arte della politica, e della convivenza al potere, l'arte cioè del compromesso. Io cedo sui voucher e tu mi voti il ricalcolo dei vitalizi. Pace fatta, al prossimo litigio. Finto.
La richiesta di Trump agli alleati europei sugli stanziamenti dei singoli paesi aderenti alla Nato, ci ha fatto venire in mente una richiesta che da sempre in Italia si rivolge ai governi sullo stanziamento per la cultura, i monumenti ed il paesaggio, restata inascoltata, mentre quella di Trump, abbastanza onerosa, potrebbe essere necessariamente accolta.
Trump chiede ai governi di portare lo stanziamento addirittura al 4% del PIL. Fatti i conti, l'Italia versa ogni giorno nelle casse della Nato per la difesa europea, qualcosa come settanta milioni di Euro; ma, se dovesse essere accolta la richiesta di Trump, tale finanziamento giornaliero dovrebbe essere portato a 200 milioni al giorno. Una montagna di soldi per la difesa, quando da sempre in Italia si chiede di portare lo stanziamento per la cultura ed il paesaggio, dallo 0,3-4% ad almeno l'1% se non al 2%, e tale richiesta resta inascoltata. Ci si rende conto che se il nostro Paese si curasse dei suoi beni più preziosi che costituiscono una voce ragguardevole del PIL italiano, potremmo avere più lavoro nei diversi settori interessati ed anche più entrate?
La richiesta, se viene da Trump verrà forse accolta, sebbene riguardi un settore che sembra anacronistico ai giorni nostri; ma se invece nasce dall'Italia medesima ed é rivolta ai suoi governanti, la richiesta resta inascoltata. Perchè?
E poi c'è l'affare CR7, cioè il passaggio di Cristiano Ronaldo, maglia n.7, dal Real Madrid alla Juventus, per la modica cifra di quasi 120 milioni di Euro per il club spagnolo, e con un compenso annuo di 30 milioni per il calciatore.
Ad un altro acuto commentatore politico, come Vittorio Feltri, tale transazione non sembra poi così esosa, perché Ronaldo porterà soldi alla Juve e dunque quell'ingaggio è ben speso. E gli operai FIAT, compresi quelli in cassa integrazione che per questo scioperano? Sbagliano, sostiene Feltri, perché con quell'investimento, il ritorno economico per le casse della Juve (ed anche della FIAT?) servirà a pagare anche i loro stipendi.
lunedì 9 luglio 2018
In giro per Roma ad occhi chiusi. L'imprecazione della sindaca Raggi ed il silenzio del Tg regionale del Lazio della Rai
La Lombardi? Se l'è legata al dito, la sua sua mancata elezione a Governatore del Lazio e vuole farla pagare a tutto il Movimento, in particolare a Grillo ed a me, sua riconosciuta nemica - ha commentato l'uscita contro Grillo della Lombardi sulle buche a Roma, la sua compagna di Movimento,Virginia Raggi. Che, naturalmente, s'è fidata di Grillo e non della Lombardi, perché il capo carismatico del Movimento e comico genovese, ogni volta che apre bocca c'è sempre qualcosa da imparare e dice ogni volta qualcosa di nuovo. Oltre la Raggi ne è fermamente convinto anche il vice premier Di Maio, che ieri sera a quella coppia di scoppiati, Telese-Parenzo, l'ha confermato.
E' accaduto che sabato scorso, 7 luglio, in coincidenza dell'inizio del saldi, attesi come la pioggia nel deserto dai commercianti, la sindaca Raggi abbia aperto una nuova zona pedonale in pieno centro di Roma. Protestata dai commercianti che avrebbero desiderato ancora l'anarchia del traffico sperando di poter fare qualche affare in più.
Lei si è recata a Largo Goldoni per segnare con il suo passaggio il territorio incluso nell'isola pedonale. Cammina cammina, in via del Corso, a piedi, per il tratto pedonalizzato, ad un certo punto chi era con Lei l'ha sentita smadonnare - come si dice a Roma. Porca puttana - le è scappato, urlando. E l'urlo l'hanno sentito quelli del codazzo ma anche molti cittadini che le si erano stretti intorno non per omaggiarla, bensì per gridarle in faccia la sua dimostrata incapacità di governare la Capitale.
Insomma alla sindaca è accaduto che, per credere al capo carismatico del Movimento, ha voluto girare per via del Corso con lo sguardo rivolto in cielo; e, non avendo visto una buca, c'è cascata dentro. Poco ci è mancato che non si rompesse l'osso del 'capocollo'- come direbbe il noto comico pugliese Lino Banfi.
L'incidente è accaduto non solo perché credere a Grillo è come un comandamento per i Cinquestelle, ma anche perché, sotto gli occhi vigili della polizia municipale, a via del Corso i cittadini non hanno potuto cerchiare con vernice gialla le buche, come invece hanno fatto nel resto della città indicando all'amministrazione le buche da riparare, e ricevendone come risposta: abbiamo visto che c'è rimasta ancora qualche buca, ma non abbiamo più soldi per ripararla.
Da giorni e giorni, anzi settimane, forse mesi, i giornali, tutti, senza eccezione, continuano a sbattere in faccia all'amministrazione capitolina l'emergenza rifiuti che, con la stagione estiva, è diventata drammatica e può procurare guai seri alla salute pubblica. Tutti i giornali ogni giorno ne scrivono, ma nulla cambia.
L'amministrazione finge di non vedere - l'assessore Montanari ha dichiarato, con la faccia tosta che si ritrova, che a Roma non esiste una emergenza rifiuti - e passa ad illustrare qualche altro capitolo dei problemi della Capitale, ad esempio lo spostamento degli sfasciacarrozze fuori del raccordo, come se voltando pagina l'emergenza della pagina precedente fosse da considerarsi risolta. Perciò ogni giorno si volta pagina per risparmiarsi lo schifo delle pagine precedenti.
L'emergenza rifiuti dunque esiste per tutti ed i giornali non fanno sconti all'amministrazione, perché non possono chiudere gli occhi di fronte allo sconcio e all'abbandono generale in cui versa la città - e la Raggi è al governo da due anni tondi tondi. Quando si sveglierà?
Gli occhi, invece, colpevolmente sembra averli chiusi tutt'e due il TgR del Lazio (Rai) che anche ieri, durante l'intera edizione serale, non ha speso neanche una parola sui rifiuti a Roma.
Viene il fondato sospetto che dopo i diktat dei nuovi barbari sulla pulizia etnica che si vuole fare in Rai, qualcuno se la stia facendo già sotto: e, volendo evitare di essere epurato o esiliato, chiude gli occhi, si tappa le orecchie - sì, perchè c'è anche la puzza da non sottovalutare - e tira avanti, fino a quando la pulizia etnica non verrà attuata, nella speranza di esserne risparmiato. Lo stanno facendo, con il loro silenzio colpevole, il direttore e tutta la redazione del Tg regionale che, in piena emergenza rifiuti, preferisce buttarsi su sagre e fiere paesane estive?
E' accaduto che sabato scorso, 7 luglio, in coincidenza dell'inizio del saldi, attesi come la pioggia nel deserto dai commercianti, la sindaca Raggi abbia aperto una nuova zona pedonale in pieno centro di Roma. Protestata dai commercianti che avrebbero desiderato ancora l'anarchia del traffico sperando di poter fare qualche affare in più.
Lei si è recata a Largo Goldoni per segnare con il suo passaggio il territorio incluso nell'isola pedonale. Cammina cammina, in via del Corso, a piedi, per il tratto pedonalizzato, ad un certo punto chi era con Lei l'ha sentita smadonnare - come si dice a Roma. Porca puttana - le è scappato, urlando. E l'urlo l'hanno sentito quelli del codazzo ma anche molti cittadini che le si erano stretti intorno non per omaggiarla, bensì per gridarle in faccia la sua dimostrata incapacità di governare la Capitale.
Insomma alla sindaca è accaduto che, per credere al capo carismatico del Movimento, ha voluto girare per via del Corso con lo sguardo rivolto in cielo; e, non avendo visto una buca, c'è cascata dentro. Poco ci è mancato che non si rompesse l'osso del 'capocollo'- come direbbe il noto comico pugliese Lino Banfi.
L'incidente è accaduto non solo perché credere a Grillo è come un comandamento per i Cinquestelle, ma anche perché, sotto gli occhi vigili della polizia municipale, a via del Corso i cittadini non hanno potuto cerchiare con vernice gialla le buche, come invece hanno fatto nel resto della città indicando all'amministrazione le buche da riparare, e ricevendone come risposta: abbiamo visto che c'è rimasta ancora qualche buca, ma non abbiamo più soldi per ripararla.
Da giorni e giorni, anzi settimane, forse mesi, i giornali, tutti, senza eccezione, continuano a sbattere in faccia all'amministrazione capitolina l'emergenza rifiuti che, con la stagione estiva, è diventata drammatica e può procurare guai seri alla salute pubblica. Tutti i giornali ogni giorno ne scrivono, ma nulla cambia.
L'amministrazione finge di non vedere - l'assessore Montanari ha dichiarato, con la faccia tosta che si ritrova, che a Roma non esiste una emergenza rifiuti - e passa ad illustrare qualche altro capitolo dei problemi della Capitale, ad esempio lo spostamento degli sfasciacarrozze fuori del raccordo, come se voltando pagina l'emergenza della pagina precedente fosse da considerarsi risolta. Perciò ogni giorno si volta pagina per risparmiarsi lo schifo delle pagine precedenti.
L'emergenza rifiuti dunque esiste per tutti ed i giornali non fanno sconti all'amministrazione, perché non possono chiudere gli occhi di fronte allo sconcio e all'abbandono generale in cui versa la città - e la Raggi è al governo da due anni tondi tondi. Quando si sveglierà?
Gli occhi, invece, colpevolmente sembra averli chiusi tutt'e due il TgR del Lazio (Rai) che anche ieri, durante l'intera edizione serale, non ha speso neanche una parola sui rifiuti a Roma.
Viene il fondato sospetto che dopo i diktat dei nuovi barbari sulla pulizia etnica che si vuole fare in Rai, qualcuno se la stia facendo già sotto: e, volendo evitare di essere epurato o esiliato, chiude gli occhi, si tappa le orecchie - sì, perchè c'è anche la puzza da non sottovalutare - e tira avanti, fino a quando la pulizia etnica non verrà attuata, nella speranza di esserne risparmiato. Lo stanno facendo, con il loro silenzio colpevole, il direttore e tutta la redazione del Tg regionale che, in piena emergenza rifiuti, preferisce buttarsi su sagre e fiere paesane estive?
lunedì 25 giugno 2018
Le anomalie del governo italiano
Dove i due vice premier sono di fatto il premier a due teste, e quello che tutti consideriamo, a rigor di legge, il premier è di fatto il vice premier, o, se vogliamo il premier 'di rappresentanza' che l'Italia, anzi i due vicepremier-premier inviano nei raduni internazionali perchè sa fare bene il baciamano alle signore, conosce le lingue (mentre i due vice su questo punto, ed anche sulla lingua italiana, sono indietro con i compiti) e si sa comportare. Dopo averlo naturalmente ben istruito sul da farsi, sugli atteggiamenti da assumere, ed anche su quando e come occorra battere i pugni sul tavolo, facendo però attenzione a non farsi male alle mani, altrimenti poi nelle foto, con quelle mani fasciate, viene male.
Insomma un paese dove il premier non è premier ed i due vice non sono vice ma i veri titolari del nuovo gabinetto gialloverde, non è un paese normale. Non lo è mai stato, in ogni caso. Ed è tanto vero che qualche volta uno dei due vice chiama a rapporto il premier cosiddetto; come quando il bulletto Salvini (che non ha ancora capito come si ottengono le cose nei consessi internazionali e come ci si comporta nel proprio paese, a livello istituzionale) dichiara: oggi vedo il premier , mentre sarebbe più opportuno che il premier cosiddetto chiami (quantomeno faccia finta di chiamare) al Quirinale il vice 'bullo' o che questo dichiari di aver chiesto al premier, cosiddetto, di poterlo incontrare. No il vice dice al premier che lo deve vedere e il premier ubbidisce.
Salvini poi, lo stesso Salvini che intende imporre ordine e disciplina anche in mare, prima di pensare a come affondare i migranti, perchè non si occupa dell'ordine pubblico sulla terraferma, materia principe del suo dicastero? Forse perchè in questo caso i proclami stanno a zero, come molte delle cose che va dichiarando il vice bullo, e perchè è molto più complicato instaurare la sicurezza sul territorio, senza che i cittadini sia armino come vorrebbe (altra soluzione facile, ma inutile e pericolosa!) che mandare ad attraccare in un porto straniero qualche nave carica di esseri umani in cerca di futuro?
Un altro aspetto messo in evidenza da qualche osservatore è che questo governo più che governo 'del cambiamento' è il governo 'dello scambiamento', dove tutti - proprio tutti - i ministri parlano di provvedimenti che non fanno capo ai loro rispettivi ministeri. Il bullo parla di vaccini, asserendo che sono troppi e che non devono esser obbligatori, mentre dovrebbe, anche se bullo, capire che sui vaccini deve star zitto, e che a parlare deve essere la scienza e dopo anche il ministro competente; e comunque non lui. Sulle questioni relative al ministero dell'Economia, poi, quasi tutti sparlano, costringendo il povero Tria, il ministro, a ricordare a tutti che prima di qualunque riforma occorre tenere a bada anzi ridurre il debito, restare nell'Euro - perchè fuori non c'è vita! - ecc...
E, infine, ogni giorno una riforma sbandierata, per fare casino, e subito dopo rimessa nel cassetto. Da almeno tre mesi ci attendiamo la soluzione sui vitalizi, ma ora anche questa soluzione che, a detta dei grillini, era a a portata di mano, sembra essersi allontanata. Allora si prova con le pensioni d'oro, per le quali il galletto 'schrestato' Di Maio non ha ancora deciso, ma intanto parla, se il tetto è sui 4.000 o 5.000 Euro. E, insomma, la confusione è grande sotto questo cielo
Insomma un paese dove il premier non è premier ed i due vice non sono vice ma i veri titolari del nuovo gabinetto gialloverde, non è un paese normale. Non lo è mai stato, in ogni caso. Ed è tanto vero che qualche volta uno dei due vice chiama a rapporto il premier cosiddetto; come quando il bulletto Salvini (che non ha ancora capito come si ottengono le cose nei consessi internazionali e come ci si comporta nel proprio paese, a livello istituzionale) dichiara: oggi vedo il premier , mentre sarebbe più opportuno che il premier cosiddetto chiami (quantomeno faccia finta di chiamare) al Quirinale il vice 'bullo' o che questo dichiari di aver chiesto al premier, cosiddetto, di poterlo incontrare. No il vice dice al premier che lo deve vedere e il premier ubbidisce.
Salvini poi, lo stesso Salvini che intende imporre ordine e disciplina anche in mare, prima di pensare a come affondare i migranti, perchè non si occupa dell'ordine pubblico sulla terraferma, materia principe del suo dicastero? Forse perchè in questo caso i proclami stanno a zero, come molte delle cose che va dichiarando il vice bullo, e perchè è molto più complicato instaurare la sicurezza sul territorio, senza che i cittadini sia armino come vorrebbe (altra soluzione facile, ma inutile e pericolosa!) che mandare ad attraccare in un porto straniero qualche nave carica di esseri umani in cerca di futuro?
Un altro aspetto messo in evidenza da qualche osservatore è che questo governo più che governo 'del cambiamento' è il governo 'dello scambiamento', dove tutti - proprio tutti - i ministri parlano di provvedimenti che non fanno capo ai loro rispettivi ministeri. Il bullo parla di vaccini, asserendo che sono troppi e che non devono esser obbligatori, mentre dovrebbe, anche se bullo, capire che sui vaccini deve star zitto, e che a parlare deve essere la scienza e dopo anche il ministro competente; e comunque non lui. Sulle questioni relative al ministero dell'Economia, poi, quasi tutti sparlano, costringendo il povero Tria, il ministro, a ricordare a tutti che prima di qualunque riforma occorre tenere a bada anzi ridurre il debito, restare nell'Euro - perchè fuori non c'è vita! - ecc...
E, infine, ogni giorno una riforma sbandierata, per fare casino, e subito dopo rimessa nel cassetto. Da almeno tre mesi ci attendiamo la soluzione sui vitalizi, ma ora anche questa soluzione che, a detta dei grillini, era a a portata di mano, sembra essersi allontanata. Allora si prova con le pensioni d'oro, per le quali il galletto 'schrestato' Di Maio non ha ancora deciso, ma intanto parla, se il tetto è sui 4.000 o 5.000 Euro. E, insomma, la confusione è grande sotto questo cielo
giovedì 14 giugno 2018
AMA da schifo ! Raggi, Montanari: DIMISSIONI ! A Dagospia tutto si può aggiustare, parola di Parnasi
In queste ore , dopo la rivelazione dello scandalo, che ha coinvolto e portato dietro le sbarre costruttori e politici, che è stato denominato 'Sistema Raggi', molto invocano le dimissiomni della sindaca, la quale per il ben noto gioco dello scaricabarile si difende: noi siamo parte lesa, l'avvocato Lanzalone ce lo ha proposto ed inviato a Roma il vertice di Cinquestelle: Grillo, Casaleggio, Bonafede, Di Maio. Ma allora potrebbe cadere il governo dopo questo scandalo che investe, nel ramo mazzette, il Movimento dalla testa ai piedi? No, Di Maio ha fatto dimettere da Acea, il presidente Lanzalone, e così sembrerebbe, almeno per il vicepremier, il caso chiuso. Ma forse non è chiuso, anzi si sta lentamente aprendo del tutto.
La storia, stando alle intercettazioni, rivela altri interessanti particolari. In una telefonata Lanzalone chiede a Parnasi, il quale ha stretti legami anche con Bisignani - tutti gigli immacolati - la possibilità di emendare un articolo su Dagospia che lo riguardava, nel quale ci parlava di un rapporto dell'avvocato con la sua segretaria. Parnasi lo rassicura: possiamo anche farlo sparire da Dagospia, dove invece poche ore dopo appare mendato del riferimento per il quale Lanzalone aveva chiesto aiuto a Parnasi, e questi forse a Bisignani. Serva di lezione per il giornalismo 'd'inchiesta', e 'senza paura' di Dagospia!
Ora quanto alle dimissioni della Raggi e dell'assessora Montanari, la ragione del passo indietro, prima ancora che il 'sistema Raggi', dovrebbe essere la monnezza che dalle strade di Roma, dopo due anni di governo, non è ancora sparita, ed anzi, in queste ultime settimane è aumentata. Naturalmente tralasciamo le buche e le erbacce che hanno trasformato parchi e vie cittadine in foreste con bassa vegetazione.
In via Diego Fabbri, al Nomentano, nella strada dove c'è il palazzo dell'INAIL, c'è uno slargo con une decina di bidoni per la raccolta dei rifiuti, I bidoni sono da giorni strapieni e circondati ormai fino alla loro altezza, da monnezza accatastata su altra monnezza di ogni tipo. Ci sono topi? Certamente ci saranno, hanno pane per i loro denti. Noi vediamo di giorno Piccioni e gabbiani.
Ci è venuta l'idea di andare il prima possibile nel più vicino posto di polizia per denunciare il Comune e l'assessora competente per la sporcizia che può esser causa di malattie, con l'avvento della stagione calda.
P.S. In un articolo, Vittorio Emiliani, su Repubblica, dopo che per mesi e mesi ha accusato di inefficienza il governo Raggi su infiniti argomenti- del resto se non lo avesse fatto sarebbe stato come un cieco da tutti e due gli occhi, in una società di vedenti - oggi sull'argomento 'verde pubblico' la scusa. La povera Raggi, dice in sostanza, ha ereditato un 'servizio giardini' già depotenziato di personale, e poi, se non gli danno i soldi, come fa a provvedere alla cura del verde? Se Emiliani portasse in altri campi questo suo ragionamento oggi avremmo a Roma scuole chiuse, ospedali impraticabili, oltre tutti gli altri problemi. Ma chi governa: Raggi o noi?
P.P.S.
Finalmente dopo giorni e giorni di schifo, e di proteste, il largo di raccolta rifiuti di via Diego Fabbri, dove c'è la sede dell'INAIL, all'alba di ieri è stato ripulito. Ma se l'AMA non provvederà regolarmente a svuotare i bidoni di raccolta, lo schifo tornerà prima di quanto non si immagina.
La storia, stando alle intercettazioni, rivela altri interessanti particolari. In una telefonata Lanzalone chiede a Parnasi, il quale ha stretti legami anche con Bisignani - tutti gigli immacolati - la possibilità di emendare un articolo su Dagospia che lo riguardava, nel quale ci parlava di un rapporto dell'avvocato con la sua segretaria. Parnasi lo rassicura: possiamo anche farlo sparire da Dagospia, dove invece poche ore dopo appare mendato del riferimento per il quale Lanzalone aveva chiesto aiuto a Parnasi, e questi forse a Bisignani. Serva di lezione per il giornalismo 'd'inchiesta', e 'senza paura' di Dagospia!
Ora quanto alle dimissioni della Raggi e dell'assessora Montanari, la ragione del passo indietro, prima ancora che il 'sistema Raggi', dovrebbe essere la monnezza che dalle strade di Roma, dopo due anni di governo, non è ancora sparita, ed anzi, in queste ultime settimane è aumentata. Naturalmente tralasciamo le buche e le erbacce che hanno trasformato parchi e vie cittadine in foreste con bassa vegetazione.
In via Diego Fabbri, al Nomentano, nella strada dove c'è il palazzo dell'INAIL, c'è uno slargo con une decina di bidoni per la raccolta dei rifiuti, I bidoni sono da giorni strapieni e circondati ormai fino alla loro altezza, da monnezza accatastata su altra monnezza di ogni tipo. Ci sono topi? Certamente ci saranno, hanno pane per i loro denti. Noi vediamo di giorno Piccioni e gabbiani.
Ci è venuta l'idea di andare il prima possibile nel più vicino posto di polizia per denunciare il Comune e l'assessora competente per la sporcizia che può esser causa di malattie, con l'avvento della stagione calda.
P.S. In un articolo, Vittorio Emiliani, su Repubblica, dopo che per mesi e mesi ha accusato di inefficienza il governo Raggi su infiniti argomenti- del resto se non lo avesse fatto sarebbe stato come un cieco da tutti e due gli occhi, in una società di vedenti - oggi sull'argomento 'verde pubblico' la scusa. La povera Raggi, dice in sostanza, ha ereditato un 'servizio giardini' già depotenziato di personale, e poi, se non gli danno i soldi, come fa a provvedere alla cura del verde? Se Emiliani portasse in altri campi questo suo ragionamento oggi avremmo a Roma scuole chiuse, ospedali impraticabili, oltre tutti gli altri problemi. Ma chi governa: Raggi o noi?
P.P.S.
Finalmente dopo giorni e giorni di schifo, e di proteste, il largo di raccolta rifiuti di via Diego Fabbri, dove c'è la sede dell'INAIL, all'alba di ieri è stato ripulito. Ma se l'AMA non provvederà regolarmente a svuotare i bidoni di raccolta, lo schifo tornerà prima di quanto non si immagina.
martedì 12 giugno 2018
Il governo 'gialloverde' ha inventato un gioco nuovo, il CARICABARILE
Tutto il mondo conosce un gioco, perchè assai praticato a tutte le latitudini geografiche sociali e politiche: lo SCARICABARILE. In Italia pio è una specie di gioco 'nazionale'. Mai che nessuno si assuma le responsabilità proprie, quale che sia il problema, la responsabilità è sempre di qualcun altro. Per i meriti , invece, il gioco non piace. E, infatti, i meriti se li attribuiscono tutti, persino quelli di passaggio nei paraggi per caso.
Ma da quando è andato al potere il governo gialloverde, 'presieduto', soi disant, da Giuseppe Conte - mentre si sa che lo presiede una coppia, nè omosessuale nè di sposi, e cioè Di Maio e Salvini - tutti i membri del governo giocano al CARICABARILE; si attribuiscono, facendosene carico, responsabilità che la legge concede ad altri membri del gabinetto. Al gioco prendono parte anche estranei, ufficialmente, ma suggeritori occulti del governo Conte, come il comico Grillo, il quale per l'ILVA di Taranto propone la trasformazione in un grande prato, 'verde' alla Morandi. Di Maio si inalbera e gli manda a dire pubblicamente che lui non decide nulla, le decisioni sull'ILVA spettano a lui.
Altri ministri si provano ad attribuirsi responsabilità riguardanti il dicastero dell'Economia che fa capo al prof. Tria, e lui è costretto a rivendicare la titolarità delle decisioni in materia.
Per fortuna che Conte mette le cose a posto, bilancia cioè la situazione, declinando alcune responsabilità, perfino quella di guidare il governo. Quando chiede, coram populo a Di Maio, in Parlamento, se può dire una certa cosa o no, e Di Maio, con sguardo minaccioso ( la tipica 'faccia feroce' napoletana, della famosa barzelletta) gli risponde: No!, cosa fa ?
E infatti se c'è uno che viene svestito di ogni responsabilità è proprio Conte, a dispetto di qualche sua dichiarazione in proposito. Quando in Canada comincia a dire cose che al genio di Casalino non vanno giù, si fa strattonare e allontanare i microfoni, dal grande fratello Rocco, assurto ad ideologo oltre che portavoce del Movimento ed anche di Palazzo Chigi.
Dunque anche Casalino intende assumersi responsabilità che sarebbero di altri, ad esempio di Conte che non è capace di badare a se stesso e di decidere cosa dire e non dire?
E allora, a questo quasi ministro, Casalino intendiamo, vogliamo impedirgli di rifare l'arredamento del suo ufficio a Palazzo Chigi che non gli piace affatto? Forse che un ministro (quasi) non ha il diritto di lavorare in un ambiente che gli agevoli impegno e fatica? Se la carta da parati non gli piace potrà pure cambiarla o sostituirla, che so con sughero, manifesti di Che Guevara, Fidel Castro o Lenin... perchè - dovete sapere che nel suo petto batte un cuore di sinistra, come del resto un tempo batteva anche nel petto di Giuseppe Conte.
Ma da quando è andato al potere il governo gialloverde, 'presieduto', soi disant, da Giuseppe Conte - mentre si sa che lo presiede una coppia, nè omosessuale nè di sposi, e cioè Di Maio e Salvini - tutti i membri del governo giocano al CARICABARILE; si attribuiscono, facendosene carico, responsabilità che la legge concede ad altri membri del gabinetto. Al gioco prendono parte anche estranei, ufficialmente, ma suggeritori occulti del governo Conte, come il comico Grillo, il quale per l'ILVA di Taranto propone la trasformazione in un grande prato, 'verde' alla Morandi. Di Maio si inalbera e gli manda a dire pubblicamente che lui non decide nulla, le decisioni sull'ILVA spettano a lui.
Altri ministri si provano ad attribuirsi responsabilità riguardanti il dicastero dell'Economia che fa capo al prof. Tria, e lui è costretto a rivendicare la titolarità delle decisioni in materia.
Per fortuna che Conte mette le cose a posto, bilancia cioè la situazione, declinando alcune responsabilità, perfino quella di guidare il governo. Quando chiede, coram populo a Di Maio, in Parlamento, se può dire una certa cosa o no, e Di Maio, con sguardo minaccioso ( la tipica 'faccia feroce' napoletana, della famosa barzelletta) gli risponde: No!, cosa fa ?
E infatti se c'è uno che viene svestito di ogni responsabilità è proprio Conte, a dispetto di qualche sua dichiarazione in proposito. Quando in Canada comincia a dire cose che al genio di Casalino non vanno giù, si fa strattonare e allontanare i microfoni, dal grande fratello Rocco, assurto ad ideologo oltre che portavoce del Movimento ed anche di Palazzo Chigi.
Dunque anche Casalino intende assumersi responsabilità che sarebbero di altri, ad esempio di Conte che non è capace di badare a se stesso e di decidere cosa dire e non dire?
E allora, a questo quasi ministro, Casalino intendiamo, vogliamo impedirgli di rifare l'arredamento del suo ufficio a Palazzo Chigi che non gli piace affatto? Forse che un ministro (quasi) non ha il diritto di lavorare in un ambiente che gli agevoli impegno e fatica? Se la carta da parati non gli piace potrà pure cambiarla o sostituirla, che so con sughero, manifesti di Che Guevara, Fidel Castro o Lenin... perchè - dovete sapere che nel suo petto batte un cuore di sinistra, come del resto un tempo batteva anche nel petto di Giuseppe Conte.
venerdì 8 giugno 2018
Oltre 230 candidati al CdA Rai per i quattro consiglieri di nomina parlamentare
Ma non era un inferno la Rai? E come mai tutti vogliono finirci dentro? Perchè tutta questa voglia di far parte del CdA che verrà rinnovato prossimamente? Hanno espresso il loro interesse a restarci quasi tutti i consiglieri uscenti, perfino Carlo Freccero, del cui passaggio in CdA nessuno ha visto tracce, in compenso se lo ritrova quotidianamente in trasmissioni di ogni genere a pontificare, sempre con ' devo dirvi due o tre, mai una sola, cose importanti'- espressione con cui lui stesso fa precedere ogni suo intervento, fiancheggiatore dei Cinquestelle, che sarà sicuramente riconfermato.
Ci sono naturalmente molti candidati che di televisione ne capiscono, meglio. dovrebbero caprine abbastanza, avendo avuto nella televisione di Stato incarichi di prestigio, direzioni di rete, ad esempio, nonostante che abbiano superato i settanta quasi tutti. Perchè tornare in quell'inferno mentre possono godersi una bella pensione magari in paesi affacciati sull'oceano la cui legislazione è molto comprensiva verso pensionati ricchi, come loro, che esportano valuta?
E' loro convinzione, nel caso dei consiglieri Rai, che la giovane età non è un punto a favore, la 'rottamazione' non può essere applicata con profitto, perchè per guidare quella che è si un inferno ma anche la 'massima azienda culturale del paese', continuamente strattonata da tutte le forze politiche e massimamente da quelle al governo, i capelli bianchi sono preferiti.
C'è anche chi non ha mai avuto responsabilità tali da giustificare la candidatura nel CdA, come la Nunzia Di Girolamo, la quale, dopo essere stata trombata alle elezioni, ha cambiatio vita e, per l'occasione, ha tirato fuori una carta che ritiene vincitrice: "ho partecipato a molte trasmissioni televisive dunque conosco bene la tv". Come darle torto, se debutta alla massima carica del paese - il premierato - un avvocato che non ha mai fatto attività politica nè avuto responsabilità di governo, e pure governa sotto lo sguardo vigile dei due contraenti, Di Maio e Salvini ?
Dopo le ultime gaffe, il suo ruolo ci ha fatto venire in mente il famoso programma 'Non è la Rai', con un esercito di lolite, ed una più di tutte, che avevano il suggeritore incorporato (Gianni Boncompagni). Solo che le lolite ed il suggeritore dovevano semplicemente intrattenere, mentre Giuseppe Conte e i due suggeritori devono governare; e la differenza non è da poco.
Ci sono naturalmente molti candidati che di televisione ne capiscono, meglio. dovrebbero caprine abbastanza, avendo avuto nella televisione di Stato incarichi di prestigio, direzioni di rete, ad esempio, nonostante che abbiano superato i settanta quasi tutti. Perchè tornare in quell'inferno mentre possono godersi una bella pensione magari in paesi affacciati sull'oceano la cui legislazione è molto comprensiva verso pensionati ricchi, come loro, che esportano valuta?
E' loro convinzione, nel caso dei consiglieri Rai, che la giovane età non è un punto a favore, la 'rottamazione' non può essere applicata con profitto, perchè per guidare quella che è si un inferno ma anche la 'massima azienda culturale del paese', continuamente strattonata da tutte le forze politiche e massimamente da quelle al governo, i capelli bianchi sono preferiti.
C'è anche chi non ha mai avuto responsabilità tali da giustificare la candidatura nel CdA, come la Nunzia Di Girolamo, la quale, dopo essere stata trombata alle elezioni, ha cambiatio vita e, per l'occasione, ha tirato fuori una carta che ritiene vincitrice: "ho partecipato a molte trasmissioni televisive dunque conosco bene la tv". Come darle torto, se debutta alla massima carica del paese - il premierato - un avvocato che non ha mai fatto attività politica nè avuto responsabilità di governo, e pure governa sotto lo sguardo vigile dei due contraenti, Di Maio e Salvini ?
Dopo le ultime gaffe, il suo ruolo ci ha fatto venire in mente il famoso programma 'Non è la Rai', con un esercito di lolite, ed una più di tutte, che avevano il suggeritore incorporato (Gianni Boncompagni). Solo che le lolite ed il suggeritore dovevano semplicemente intrattenere, mentre Giuseppe Conte e i due suggeritori devono governare; e la differenza non è da poco.
martedì 5 giugno 2018
Cultura e lstruzione: Conte e il contratto Lega -Cinquestelle non sanno neanche dove sono di casa
Il nostro amico e collega Giuseppe Pennisi nella sua analisi, appena licenziata, del discorso di Conte - che altro non è che il contratto, formato 'bignamuccio di governo - ha messo in evidenza come l'Istruzione, alla quale questo governo già nel contratto preventivo non ha prestato la dovuta attenzione, a detta di tanti capoccioni, economisti e sociologi, costituisca un volano imprescindibile dello sviluppo di un paese, incidendo addirittura concretamente sul PIL. Nel contratto, all'istruzione si presta un'attenzione appena sufficiente, per non essere accusati di indecenza e barbarie.
E attenzione ancora minore se ne presta ad un altro fattore fondamentale di sviluppo del nostro paese: la cultura. Sì, si parla dell'ambiente, e bene hanno fatto a parlarne - ma il tema della cultura, centrale in un paese come il nostro, compare alla fine del contratto , in un paragrafo, anche quello pieno di buone intenzioni e banalità.
Hanno pensato al turismo - che volevano staccare dai Beni culturali, e poi hanno accorpato, ma alla cultura che è insieme all'ambiente, il maggior polo di attrazione del turismo nazionale ed internazionale, attenzione zero.
La casella del relativo ministero è stata coperta solo negli ultimi minuti , con il preside di un'Accademia di belle arti privata. Insomma il massimo che era in grado di offrire chi a questo settore non ha mai prestato nessuna attenzione; neanche quando i dati sventolati da un ministro, che a confronto di quello attuale , passerà alla storia come un grande statista - e dire che per tutti Francechini era 'mezzodisastro' - parlavano della forte incidenza del settore sul PIL italiano.
Purtroppo questo è quello che passa il convento. e non si può pretendere di più.
Dal governo non pretendiamo che quella litania recitata in bella forma da Conte venga messa in pratica, perchè allora vorrebbe dire che questo non è il Paese di Di Maio e Salvini; basterebbe che ne attuassero 1/10, e già il Paese ne guadagnerebbe.
Li attendiamo alla prova dei fatti per giudicarli, nel frattempo permetteteci di dubitarne fortemente.
P.S. Nella replica alle dichiarazioni di voto, il premier Conte, ha chiuso il suo intervento con queste precise parole: ' Resterebbe da parlare della Scuola, Università, Cultura, di cui... che sono presenti nel programma e di cui si occuperemo per rispondere alle attese dei cittadini". Dieci parole in tutto si temi che ben altra attenzione meriterebbero. e che ci confermano nella sensazione che tali temi siano loro estranei.
E attenzione ancora minore se ne presta ad un altro fattore fondamentale di sviluppo del nostro paese: la cultura. Sì, si parla dell'ambiente, e bene hanno fatto a parlarne - ma il tema della cultura, centrale in un paese come il nostro, compare alla fine del contratto , in un paragrafo, anche quello pieno di buone intenzioni e banalità.
Hanno pensato al turismo - che volevano staccare dai Beni culturali, e poi hanno accorpato, ma alla cultura che è insieme all'ambiente, il maggior polo di attrazione del turismo nazionale ed internazionale, attenzione zero.
La casella del relativo ministero è stata coperta solo negli ultimi minuti , con il preside di un'Accademia di belle arti privata. Insomma il massimo che era in grado di offrire chi a questo settore non ha mai prestato nessuna attenzione; neanche quando i dati sventolati da un ministro, che a confronto di quello attuale , passerà alla storia come un grande statista - e dire che per tutti Francechini era 'mezzodisastro' - parlavano della forte incidenza del settore sul PIL italiano.
Purtroppo questo è quello che passa il convento. e non si può pretendere di più.
Dal governo non pretendiamo che quella litania recitata in bella forma da Conte venga messa in pratica, perchè allora vorrebbe dire che questo non è il Paese di Di Maio e Salvini; basterebbe che ne attuassero 1/10, e già il Paese ne guadagnerebbe.
Li attendiamo alla prova dei fatti per giudicarli, nel frattempo permetteteci di dubitarne fortemente.
P.S. Nella replica alle dichiarazioni di voto, il premier Conte, ha chiuso il suo intervento con queste precise parole: ' Resterebbe da parlare della Scuola, Università, Cultura, di cui... che sono presenti nel programma e di cui si occuperemo per rispondere alle attese dei cittadini". Dieci parole in tutto si temi che ben altra attenzione meriterebbero. e che ci confermano nella sensazione che tali temi siano loro estranei.
venerdì 1 giugno 2018
Diario del governo che sta per arrivare
- Giuseppe Conte, al suo curriculum già troppo lungo, lunedì scorso ha aggiunto un'altra voce; ' già premier incaricato - ma che ha dovuto rinunciare - del primo governo gialloverde della storia italiana'; e oggi una ulteriore: 'premier del governo 'salvimaio', altrimenti noto come 'gialloverde'.
I dubbi sulla sua autonomia di governo, come previsto dalla Costituzione, sono infiniti e impossibili, o quasi, da sciogliere.
Per saperne di più rivolgersi a Mimmo Cuticchio, titolare di una storica impresa di burattini. Vi spiegherà che i 'tiranti', per un teatro di burattini, anche con un solo pupazzo a grandezza naturale in scena, sono sempre più d'uno, esattamente come nel caso del governo Conte, il burattino con gli abiti di un eroe. Dietro di lui i tiranti che ne decidono le mosse: Salvini, Di Maio, Giorgetti. I quali pure gli prestano la voce. Solo che, a differenza di quello che accade nell'impresa di Mimmo Cuticchio, ogni volta che i tiranti di Conte devono muovere il loro burattino, Di Maio deve consultarsi con Grillo, Casaleggio e con la piattaforma Rousseau; Giorgetti deve chiedere a Salvini sulla mossa da far fare a Conte; e Salvini , a sua volta, al suo popolo. Insomma Conte rischia di restare immobile ed afono, incapace di muoversi e aprir bocca senza l'aiuto dei tiranti che lo fanno apparire anche ventriloquo.
Ma, comunque vadano le cose, un governo è stato varato, dopo le infinite vergognose, talvolta furbe, giravolte dei protagonisti, in tre mesi di estenuanti trattative e tira e molla, ed ora è atteso alla prova dei fatti. Perchè Conte, ma anche Salvini e Di Maio, sarebbero vincolati da un contratto, che devono rispettare e soprattutto - cosa ben più difficile - realizzare. Ma giudicarli ancor prima che si mettano all'opera non è corretto.
-Cottarelli superstar. Cottarelli, il Presidente del Consiglio della storia politica italiana, incaricato per il più breve tempo, quarant'otto ore, prima della rinuncia. al momento di congedarsi ha ricevuto dalla sala stampa del Quirinale un applauso sgorgato sincero e spontaneo.
Cottarelli, un signore con un curriculum, lui sì di tutto rispetto, ha risposto alla chiamata del Presidente, è corso a Roma, si è messo a lavorare a quel Governo 'neutrale' per la cui formazione aveva ricevuto l'incarico. Quando Mattarella gli ha fatto sapere che quella sua minaccia, sotto forma di incarico, aveva prodotto finalmente la nascita di un governo 'politico', lui si è tirato indietro, spiegando che un governo 'politico' è di gran lunga migliore di qualunque altro governo, compreso il suo; ha ringraziato per la fiducia, ha chiesto scusa per essere stato di poche parole, ha salutato ed è uscito, accompagnato dall'applauso dei giornalisti.
A confronto con Cottarelli, un autentico signore, Salvini e Di Maio, avrebbero potuto essere scambiati per due bifolchi, incaricati di curare il giardino della residenza del principe Cottarelli, anche senza divisa d'ordinanza, cioè da vivaisti di professione, mentre li conosciamo con cravatta o con felpe recanti l'indicazione geografica del precedente impiego. Non lavoro, perchè i due non hanno MAI LAVORATO.
-Bonafede, avvocato fiorentino, è ministro della Giustizia. Qualunque cosa uscisse dalla nostra bocca nei suoi riguardi, chiunque potrebbe ricordarci che ministri suoi predecessori, sono stati Mastella o Alfano...dunque mosca!
Vero. Ma, leggendo qualche riga che lo riguarda, abbiamo appreso che sarebbe stato lui a presentare Conte, professore a Firenze, a Di Maio. Come anche che, in questi giorni alla vigilia dell'assunzione del Ministero della Giustizia, il sito internet del suo studio legale fiorentino è 'in lavorazione': pulizia, correzione od altro? Abbiamo anche letto che il suo studio fiorentino si è specializzato sulla 'Class action'; continuerà ad essere specialista della materia, anche nel caso tale azione legale avesse come destinatario lo Stato? E, sempre da internet, che lo studio fiorentino di Bonafede, si sarebbe allargato enormemente, con l'arrivo di altri giovani avvocati, un drappello, nello stesso anno in cui Bonafede, deputato anche nella precedente legislatura, venne eletto 'vice presidente' della Commissione Giustizia della camera. Ma sarà una semplice coincidenza. Nessun conflitto, semmai profitto di interessi.
Savona, Di Maio, Salvini, Mattarella. Nelle ultime settimane i rapporti fra questi esponenti della politica e delle professioni non sempre sono stati corretti, e men che mai cordiali, con il Presidente Mattarella. Ora tutti questi, oggi pomeriggio, dovranno giurare davanti al Presidente della Repubblica, come ministri, e dovranno anche ipocritamente stringergli la mano e magari anche abbozzare un sorriso. E' la politica, bellezza!
I dubbi sulla sua autonomia di governo, come previsto dalla Costituzione, sono infiniti e impossibili, o quasi, da sciogliere.
Per saperne di più rivolgersi a Mimmo Cuticchio, titolare di una storica impresa di burattini. Vi spiegherà che i 'tiranti', per un teatro di burattini, anche con un solo pupazzo a grandezza naturale in scena, sono sempre più d'uno, esattamente come nel caso del governo Conte, il burattino con gli abiti di un eroe. Dietro di lui i tiranti che ne decidono le mosse: Salvini, Di Maio, Giorgetti. I quali pure gli prestano la voce. Solo che, a differenza di quello che accade nell'impresa di Mimmo Cuticchio, ogni volta che i tiranti di Conte devono muovere il loro burattino, Di Maio deve consultarsi con Grillo, Casaleggio e con la piattaforma Rousseau; Giorgetti deve chiedere a Salvini sulla mossa da far fare a Conte; e Salvini , a sua volta, al suo popolo. Insomma Conte rischia di restare immobile ed afono, incapace di muoversi e aprir bocca senza l'aiuto dei tiranti che lo fanno apparire anche ventriloquo.
Ma, comunque vadano le cose, un governo è stato varato, dopo le infinite vergognose, talvolta furbe, giravolte dei protagonisti, in tre mesi di estenuanti trattative e tira e molla, ed ora è atteso alla prova dei fatti. Perchè Conte, ma anche Salvini e Di Maio, sarebbero vincolati da un contratto, che devono rispettare e soprattutto - cosa ben più difficile - realizzare. Ma giudicarli ancor prima che si mettano all'opera non è corretto.
-Cottarelli superstar. Cottarelli, il Presidente del Consiglio della storia politica italiana, incaricato per il più breve tempo, quarant'otto ore, prima della rinuncia. al momento di congedarsi ha ricevuto dalla sala stampa del Quirinale un applauso sgorgato sincero e spontaneo.
Cottarelli, un signore con un curriculum, lui sì di tutto rispetto, ha risposto alla chiamata del Presidente, è corso a Roma, si è messo a lavorare a quel Governo 'neutrale' per la cui formazione aveva ricevuto l'incarico. Quando Mattarella gli ha fatto sapere che quella sua minaccia, sotto forma di incarico, aveva prodotto finalmente la nascita di un governo 'politico', lui si è tirato indietro, spiegando che un governo 'politico' è di gran lunga migliore di qualunque altro governo, compreso il suo; ha ringraziato per la fiducia, ha chiesto scusa per essere stato di poche parole, ha salutato ed è uscito, accompagnato dall'applauso dei giornalisti.
A confronto con Cottarelli, un autentico signore, Salvini e Di Maio, avrebbero potuto essere scambiati per due bifolchi, incaricati di curare il giardino della residenza del principe Cottarelli, anche senza divisa d'ordinanza, cioè da vivaisti di professione, mentre li conosciamo con cravatta o con felpe recanti l'indicazione geografica del precedente impiego. Non lavoro, perchè i due non hanno MAI LAVORATO.
-Bonafede, avvocato fiorentino, è ministro della Giustizia. Qualunque cosa uscisse dalla nostra bocca nei suoi riguardi, chiunque potrebbe ricordarci che ministri suoi predecessori, sono stati Mastella o Alfano...dunque mosca!
Vero. Ma, leggendo qualche riga che lo riguarda, abbiamo appreso che sarebbe stato lui a presentare Conte, professore a Firenze, a Di Maio. Come anche che, in questi giorni alla vigilia dell'assunzione del Ministero della Giustizia, il sito internet del suo studio legale fiorentino è 'in lavorazione': pulizia, correzione od altro? Abbiamo anche letto che il suo studio fiorentino si è specializzato sulla 'Class action'; continuerà ad essere specialista della materia, anche nel caso tale azione legale avesse come destinatario lo Stato? E, sempre da internet, che lo studio fiorentino di Bonafede, si sarebbe allargato enormemente, con l'arrivo di altri giovani avvocati, un drappello, nello stesso anno in cui Bonafede, deputato anche nella precedente legislatura, venne eletto 'vice presidente' della Commissione Giustizia della camera. Ma sarà una semplice coincidenza. Nessun conflitto, semmai profitto di interessi.
Savona, Di Maio, Salvini, Mattarella. Nelle ultime settimane i rapporti fra questi esponenti della politica e delle professioni non sempre sono stati corretti, e men che mai cordiali, con il Presidente Mattarella. Ora tutti questi, oggi pomeriggio, dovranno giurare davanti al Presidente della Repubblica, come ministri, e dovranno anche ipocritamente stringergli la mano e magari anche abbozzare un sorriso. E' la politica, bellezza!
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giovedì 31 maggio 2018
Governo giallo verde.I due padri - che Mentana definisce 'nobili'- che nobili non sono
Fino a ieri l'Italia non aveva nessun governo. Oggi, ventiquattr'ore dopo, l'Italia ne ha ben due in procinto di partire:ne senso che un governo entro stasera 's'ha da fare' e se non parte uno, quello dei PADRI IGNOBILI, parte l'altro. il Governo del Presidente con Cottarelli premier.
La sorte di Savona non è ancora decisa. Va via dal ministero dell'Economia? Resta nel governo? Va in un altro Ministero? Esteri o Rapporti con l'Europa? Intanto il diretto interessato tace, mentre i due padri 'ignobili' trattano, continuando a giocare sporco per andare al potere da parte di Di Maio, e a provocare ancora per la seconda volta Mattarella con lo spostamento di Savona ai Rapporti con l'Europa, dove potrebbe mettersi al fianco di Orban, amico, sostenitore ed a sua volta sostenuto da Salvini e di altri leader dell'Europa Orientale.
E forse Mattarella potrebbe tornare a dirgli a Salvini: ma allora vuoi sfruguliare? Salvini che non teme le elezioni e non le teme neanche a distanza ravvicinata perchè nessuno l'ha visto ancora all'opera quando il suo libro di sogni si scoglierà ion un attimo, e che perciò teme più il governo che le elezioni, perchè non propone a Di Maio di spostare Savona alle Infrastrutture? Sarebbe bello vedere Savona nel ruolo di mediatore - che non avrebbe svolto in Europa - fra i due padri 'ignobili', visto che molte grandi opere uno le vuole e l'altro no. Vada lì Savona, e faccia scoppiare subito il bubbone che chiarirebbe le contrastate visioni dei due.
Comunque in questi giorni la litania che abbia visto recitare da tutti è. a noi sta a cuore la sorte del paese, non siamo entrati in politica per le poltrone. Ma chi gli può credere?
La sorte di Savona non è ancora decisa. Va via dal ministero dell'Economia? Resta nel governo? Va in un altro Ministero? Esteri o Rapporti con l'Europa? Intanto il diretto interessato tace, mentre i due padri 'ignobili' trattano, continuando a giocare sporco per andare al potere da parte di Di Maio, e a provocare ancora per la seconda volta Mattarella con lo spostamento di Savona ai Rapporti con l'Europa, dove potrebbe mettersi al fianco di Orban, amico, sostenitore ed a sua volta sostenuto da Salvini e di altri leader dell'Europa Orientale.
E forse Mattarella potrebbe tornare a dirgli a Salvini: ma allora vuoi sfruguliare? Salvini che non teme le elezioni e non le teme neanche a distanza ravvicinata perchè nessuno l'ha visto ancora all'opera quando il suo libro di sogni si scoglierà ion un attimo, e che perciò teme più il governo che le elezioni, perchè non propone a Di Maio di spostare Savona alle Infrastrutture? Sarebbe bello vedere Savona nel ruolo di mediatore - che non avrebbe svolto in Europa - fra i due padri 'ignobili', visto che molte grandi opere uno le vuole e l'altro no. Vada lì Savona, e faccia scoppiare subito il bubbone che chiarirebbe le contrastate visioni dei due.
Comunque in questi giorni la litania che abbia visto recitare da tutti è. a noi sta a cuore la sorte del paese, non siamo entrati in politica per le poltrone. Ma chi gli può credere?
Nel petto spavaldo del barbaro Salvini batte un cuore tenerissimo
Chi pensava che il barbaro Matteo avesse un cuore tenero solo per la sua Elisa - l'attuale sua compagna- si è sbagliato di grosso. I fatti hanno smentito questa convinzione. Il barbaro Matteo, quasi ogni ora in questi giorni, dopo il rifiuto di formare un governo senza Savona, come l'ha invitato a fare Di Maio - il grullo della coppia - va ripetendo che lui vuole andare al voto. Se non gli hanno consentito di varare il governo giallo verde, a causa del veto su Savona posto dai mercati e dell'Europa, per mezzo di Mattarella, allora si voti, e si voti il prima possibile.
Lui è sicuro di fare il pieno di voti e allora che farà Mattarella, quando la Lega avrà maggioranza assoluta? Se riproporrà Savona, Mattarella glielo boccerà nuovamente, sempre che il vecchio professore non si ritiri per il meritato riposo?
Al voto, al voto, ma non d'estate - ha spiegato il barbaro dal cuore tenero. Io non coglio mandare a votare il mio popolo quando si sta godendo il meritato riposo dopo un anno di lavoro - e dopo aver sopportato anche le sue bischerate! No, in estate non si può. I nonni che accudiscono ai nipotini vanno lasciati in pace al mare ed i montagna. ed anche i nonni senza nipotini Matteo non vuole costringerli ad uscire di casa per andare a votare nei giorni di grande calura. Ma come, dice il barbaro dal cuor gentile, da un lato invitiamo per quei giorni, vecchi e bambini a stare al riparo, e dall'altro di costringiamo ad andare a votare, magari facendo lunghe file per dare il loro voto? A chi? Ma alla Lega, si capisce.
Ma perchè non accogliere l'invito del grulletto Cinquestelle e varare il governo, anche senza Savona?
La ragione è facile da capire. La paura di andare al governo e dimostrare in pochi mesi che quel loro programma è soltanto un libro di sogni e un'accozzaglia di promesse irrealizzabili, offerti a quella massa di grulli italiani che ancora credono ai due. L'assenza dell'intellettuale filosofo della politica economica Savona, minerebbe alla base anche tutte le ipotesi di scardinamento delle basi dell'Unione.
Matteo il barbaro può solo guidare le ruspe; mentre Savona gli serve per mettere benzina, il meno inquinante nelle ruspe. Insomma dovrebbe con le sue argomentazioni cerare di salvargli la faccia, in modo che lui possa dire al popolo dei suoi grulli: vedete anche un professore da tutti stimato mi incoraggia ad andare avanti e sfondare tutto; perché con le buone maniere, con la diplomazia, con il rispetto dei patti - va dicendo ogni giorno il barbaro- non si ottiene nulla. E,invece, con le ruspe?
Lui è sicuro di fare il pieno di voti e allora che farà Mattarella, quando la Lega avrà maggioranza assoluta? Se riproporrà Savona, Mattarella glielo boccerà nuovamente, sempre che il vecchio professore non si ritiri per il meritato riposo?
Al voto, al voto, ma non d'estate - ha spiegato il barbaro dal cuore tenero. Io non coglio mandare a votare il mio popolo quando si sta godendo il meritato riposo dopo un anno di lavoro - e dopo aver sopportato anche le sue bischerate! No, in estate non si può. I nonni che accudiscono ai nipotini vanno lasciati in pace al mare ed i montagna. ed anche i nonni senza nipotini Matteo non vuole costringerli ad uscire di casa per andare a votare nei giorni di grande calura. Ma come, dice il barbaro dal cuor gentile, da un lato invitiamo per quei giorni, vecchi e bambini a stare al riparo, e dall'altro di costringiamo ad andare a votare, magari facendo lunghe file per dare il loro voto? A chi? Ma alla Lega, si capisce.
Ma perchè non accogliere l'invito del grulletto Cinquestelle e varare il governo, anche senza Savona?
La ragione è facile da capire. La paura di andare al governo e dimostrare in pochi mesi che quel loro programma è soltanto un libro di sogni e un'accozzaglia di promesse irrealizzabili, offerti a quella massa di grulli italiani che ancora credono ai due. L'assenza dell'intellettuale filosofo della politica economica Savona, minerebbe alla base anche tutte le ipotesi di scardinamento delle basi dell'Unione.
Matteo il barbaro può solo guidare le ruspe; mentre Savona gli serve per mettere benzina, il meno inquinante nelle ruspe. Insomma dovrebbe con le sue argomentazioni cerare di salvargli la faccia, in modo che lui possa dire al popolo dei suoi grulli: vedete anche un professore da tutti stimato mi incoraggia ad andare avanti e sfondare tutto; perché con le buone maniere, con la diplomazia, con il rispetto dei patti - va dicendo ogni giorno il barbaro- non si ottiene nulla. E,invece, con le ruspe?
martedì 29 maggio 2018
Le convulsioni della politica
Ha fatto bene o ha fatto male Mattarella a mandare a casa il Governo giallo verde presieduto da Conte ( leggi: Salvini-Di Maio) con Savona? C'è chi dice che abbia fatto male, anzi malissimo perchè avrebbe dovuto dire ai due giovinotti - uno un pò fessacchiotto, l'altro abilissimo e furbissimo - governate, vediamo cosa riuscite a realizzare del vostro impossibile programma. Ed anche chi dice che ha fatto non bene ma benissimo per evitare al paese mesi e forse anni di problemi.
Mattarella si è comportato come un buon padre che al figlio che ha portato a casa una fidanzata impresentabile, dice di lasciar perdere. Fa bene il buon padre a mettere sull'avvio il proprio figlio per non fargli correre rischi, ma... a quel figlio resterà sempre il dubbio che quel boccone non sarebbe potuto essere necessariamente amaro.
Gli elettori italiani che non la pensano come Mattarella diranno sempre: se li avesse mandati al governo quelli avrebbero rivoltato l'Italia. Sì, ma come? Sta qui il problema.
Non dimentichiamo che i due giovinotti si sono accordati sulla spartizione del paese e della poltrone facendo finta di lavorare alacremente alla stesura di un programma (poveri grulli quelli che pensano che con il governo giallo verde, il potere sarebbe finito in mano di salvatori della patria! )quando Mattarella, a due mesi dalle elezioni, ha spinto, anzi minacciato per un governo del Presidente.
Ora, mandato a casa il governo dei due giovanotti, Mattarella è tornato sul governo del 'presidente' chiamando Cottarelli. E, di nuovo, i due giovanotti, hanno fatto sapere che potrebbero tornare a trattare, rinunciare magari a Savona e andare al governo. Tanto sta loro a cuore la sorte del paese.....Seeeee!
Pur di salvare questo nostro Paese, che si salverebbe anche senza i due giovanotti - il barbaro ed il grulletto - loro vogliono rinunciare alle elezioni anticipate e andare in Parlamento dove hanno la maggioranza.
Cancellata la minaccia della messa in stato di accusa del presidente;mentre la Meloni, irriducibile nell'accusare Mattarella, temendo di scomparire completamente, più di quanto non lo sia già, in da un giorno all'altro ha cambiato idea - mai con i Cinquestelle e con Salvini loro alleato!) s'è fatta avanti ed ha offerto al possibile governo dei due il suo appoggio.
Ora possiamo stare più tranquilli perchè la sorte del nostro paese sta a cuore a quasi tutti i politici.
Mattarella si è comportato come un buon padre che al figlio che ha portato a casa una fidanzata impresentabile, dice di lasciar perdere. Fa bene il buon padre a mettere sull'avvio il proprio figlio per non fargli correre rischi, ma... a quel figlio resterà sempre il dubbio che quel boccone non sarebbe potuto essere necessariamente amaro.
Gli elettori italiani che non la pensano come Mattarella diranno sempre: se li avesse mandati al governo quelli avrebbero rivoltato l'Italia. Sì, ma come? Sta qui il problema.
Non dimentichiamo che i due giovinotti si sono accordati sulla spartizione del paese e della poltrone facendo finta di lavorare alacremente alla stesura di un programma (poveri grulli quelli che pensano che con il governo giallo verde, il potere sarebbe finito in mano di salvatori della patria! )quando Mattarella, a due mesi dalle elezioni, ha spinto, anzi minacciato per un governo del Presidente.
Ora, mandato a casa il governo dei due giovanotti, Mattarella è tornato sul governo del 'presidente' chiamando Cottarelli. E, di nuovo, i due giovanotti, hanno fatto sapere che potrebbero tornare a trattare, rinunciare magari a Savona e andare al governo. Tanto sta loro a cuore la sorte del paese.....Seeeee!
Pur di salvare questo nostro Paese, che si salverebbe anche senza i due giovanotti - il barbaro ed il grulletto - loro vogliono rinunciare alle elezioni anticipate e andare in Parlamento dove hanno la maggioranza.
Cancellata la minaccia della messa in stato di accusa del presidente;mentre la Meloni, irriducibile nell'accusare Mattarella, temendo di scomparire completamente, più di quanto non lo sia già, in da un giorno all'altro ha cambiato idea - mai con i Cinquestelle e con Salvini loro alleato!) s'è fatta avanti ed ha offerto al possibile governo dei due il suo appoggio.
Ora possiamo stare più tranquilli perchè la sorte del nostro paese sta a cuore a quasi tutti i politici.
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lunedì 28 maggio 2018
Le buche di Roma, governata dall'alleata, che Salvini non vede; e le fontane ridotte a paludi
Anche Salvini s'è prodotto nella difesa ad oltranza, e contro ogni evidenza, della incapace Raggi al governo della Capitale, da due anni, senza che nulla sia riuscita a fare, aggravandone ogni giorno problemi e emergenza.
Nei giorni scorsi, quel furbacchione, ha dichiarato testualmente: 'sono andato in giro per Roma, ma le buche non le ho viste'.
Mentre proprio ieri nella tappa conclusiva del Giro d'Italia, svoltasi a Roma, gli organizzatori hanno dovuto ridimensionare il circuito per non far correre troppi pericoli ai ciclisti, in relazione alla loro incolumità.
Dunque, pochi giorni dopo la passeggiata di Salvini in una Roma mendata delle buche, i nemici dei Cinquestelle avrebbero ridotto le strade nuovamente una groviera, per gettare fango sulla povera Raggi.
Che ieri sera, a poche ore dalla rinuncia di Giuseppe Conte, s'è materializzata a Fiumicino, a fianco di Di Maio e Di Battista per appoggiare la campagna elettorale comunale della pentastellata Velli, come portabandiera ed artefice del buongoverno nella Capitale.
Ma ciò accadeva proprio mentre alle tante emergenze romane (monnezza, buche, trasporti pubblici, verde, per parlare delle principali, ancora tutte irrisolte) una nuova si aggiungeva: la mancata manutenzione delle fontane della Città, dall'antichità nota come la 'Città delle acque'.
Turisti e romani, appena sbarcati a Roma, a Termini, possono ammirare la grande fontana dell'Esedra, la cui vasca, mai prima d'ora, è diventata un acquitrino, e l'acqua ha assunto colore giallo. Da mesi le fontane di Roma non hanno più manutenzione. In questo ultimo caso perché il bando per l'appalto della manutenzione conteneva errori ed è stato, di conseguenza, invalidato. Ora se ne dovrà fare un altro, e le fontane continueranno a presentarsi, anche le fontane, nello stato pietoso in cui le ha ridotte l'amministrazione Raggi.
I cittadini sono ancora convinti di voler affidare ai Ciquestelle ed anche alla Lega le sorti del Paese.
L'esempio romano non ha insegnato nulla?
Nei giorni scorsi, quel furbacchione, ha dichiarato testualmente: 'sono andato in giro per Roma, ma le buche non le ho viste'.
Mentre proprio ieri nella tappa conclusiva del Giro d'Italia, svoltasi a Roma, gli organizzatori hanno dovuto ridimensionare il circuito per non far correre troppi pericoli ai ciclisti, in relazione alla loro incolumità.
Dunque, pochi giorni dopo la passeggiata di Salvini in una Roma mendata delle buche, i nemici dei Cinquestelle avrebbero ridotto le strade nuovamente una groviera, per gettare fango sulla povera Raggi.
Che ieri sera, a poche ore dalla rinuncia di Giuseppe Conte, s'è materializzata a Fiumicino, a fianco di Di Maio e Di Battista per appoggiare la campagna elettorale comunale della pentastellata Velli, come portabandiera ed artefice del buongoverno nella Capitale.
Ma ciò accadeva proprio mentre alle tante emergenze romane (monnezza, buche, trasporti pubblici, verde, per parlare delle principali, ancora tutte irrisolte) una nuova si aggiungeva: la mancata manutenzione delle fontane della Città, dall'antichità nota come la 'Città delle acque'.
Turisti e romani, appena sbarcati a Roma, a Termini, possono ammirare la grande fontana dell'Esedra, la cui vasca, mai prima d'ora, è diventata un acquitrino, e l'acqua ha assunto colore giallo. Da mesi le fontane di Roma non hanno più manutenzione. In questo ultimo caso perché il bando per l'appalto della manutenzione conteneva errori ed è stato, di conseguenza, invalidato. Ora se ne dovrà fare un altro, e le fontane continueranno a presentarsi, anche le fontane, nello stato pietoso in cui le ha ridotte l'amministrazione Raggi.
I cittadini sono ancora convinti di voler affidare ai Ciquestelle ed anche alla Lega le sorti del Paese.
L'esempio romano non ha insegnato nulla?
Salvini, Di Maio molto arrabbiati; Giuseppe Conte rinuncia, Cinquestelle e Fratelli d'Italia vogliono accusare di tradimento il presidente Mattarella, il quale ha convocato per questa mattina Cottarelli
I nostri lettori sono invitati a tollerare questa nostra invasione di campo, motivata solo dalla volontà di cittadino ed elettore, di riflettere sull'attuale situazione politico-istituzionale del Paese.
Cominciamo dai due capipopolo che per settimane e settimane hanno professato fede cieca e totale in Mattarella. Fede che gli è stata poi tolta in meno di quarant'otto ore, quando il Presidente, forte delle sue prerogative, ha dichiarato che la candidatura di Paolo Savona - per ragioni che ha a lungo spiegato nel suo messaggio - non l'avrebbe avallata.
Nel pomeriggio di ieri, prima del patatrac annunciato, in maniera irrituale, Mattarella, precedendo il ritorno di Conte con la lista dei ministri, aveva ricevuto separatamente al Quirinale, i due giovanotti ai quali ha fatto presente che avrebbe accettato la lista di Conte, a patto che vi fosse stato depennato il nome di Savona, indicando - pare - anche qualche nome della stessa Lega, anche assai in vista, in sua vece. I due gli avrebbero risposto 'picche', facendo capire al Capo dello Stato che chi comandava erano loro e che lui avrebbe dovuto accettare quella lista dei ministri, firmarla, farli giurare e, nel più assordante silenzio e con smacco istituzionale, far partire il governo.
Mattarella ha detto loro chiaramente che era sua prerogativa non accettare diktat, esattamente come loro sono andati a dire al Presidente che non accettavano veti. E siccome l'ultima parola spetta a Mattarella, il diktat su Savona è stato fatto valere; e Conte, con la coda fra le gambe, ma ligio alla sudditanza nei confronti dei due - come è apparso chiaramente dalle poche parole pronunciate per dichiarare la sua rinuncia - se ne è tornato a casa., in Via del Governo Vecchio, lasciando la casella del Governo Nuovo.
Apriti cielo. I due si sono arrabbiati. A noi è venuto spontaneamente di dire: e chissenefrega... Conte-Nessuno andava bene ai due perchè lo avrebbero comandato a bacchetta, non riconoscendogli nessuna autonomia nell'azione di governo; mentre Savona, accreditato anche in Europa, avrebbe dovuto fungere da macchina di sfondamento per ogni loro proposta, molte delle quali irrealizzabili nella attuale situazione, allo scopo di accreditarsi come governo 'del cambiamento'.
Se ci tenevano tanto a varare il loro governo di 'cambiamento' , perchè non hanno proposto al Capo dello Stato un nome alternativo a quello di Savona? Non esiste in Italia uno che possa svolgere altrettanto egregiamente il lavoro che sarebbe andato a fare il prof. Savona a Via XX settembre? Salvini si è impuntato su Savona, per dimostrare che, nel braccio di ferro, lui aveva la meglio su Mattarella.
Ma forse la ragione vera della rottura e della messa in stato di accusa di Mattarella, sta nella speranza- che per Salvini è quasi certezza - che alle prossime elezioni, la Lega farà il pieno di voti per governare da sola, e allora Salvini vorrà di nuovo sfidare Mattarella e vedere se metterà il veto su qualche ministro. E siccome il nome di Savona sarà una delle bandiere della campagna elettorale giù avviata, Mattarella se il nome di Savona gli verrà nuovamente sottoposto, non potrà agire altrimenti da come ha agito ora. Perchè è nei suoi poteri anche quello di porre il veto su ministri e non accettare diktat da nessuno, anche per la seconda volta.
Intanto Di Battista-cannoniere è già rientrato dal suo semestre sabbatico in America, anzi non è mai partito, per candidarsi al fianco di Di Maio che, evidentemente, è giudicato troppo morbido. E il dibattito, sebbene all'inizio, si è subito infuocato.
Mattarella ha convocato per questa mattina Cottarelli, da tutti stimato ed elogiato, per il suo lavoro sotto i governi Letta e Renzi, per tagliare le spese dello Stato, specie quelle inutili, e indirizzare le risorse ricavate verso terreni produttivi e più utili al paese. Ora non possono dire che anche Cottarelli, alfiere nella lotta contro privilegi e sprechi, sia un traditore, servo dei poteri forti, contrario a qualunque rinnovamento.
Anzi dovrebbero esser grati a Mattarella che, chiamando Cottarelli, farà fare il lavoro sporco proprio all'economista, un lavoro che nessun governo mai farà, per non perdere consensi. Il caso dei vitalizi che, a detta di Fico, sarebbe stato risolto dal nuovo Parlamento in una quindicina di giorni, non è entrato neppure nell'agenda della discussione. Questa inefficienza, anche in un settore che non sarebbe stato difficile riformare, deve far riflettere sul programma 'di cambiamento' del governo dei due giovanotti.
E' chiaro a tutti, a cominciare da Mattarella e Cottarelli - che non ha nulla da perdere, lui continuerà a fare l'economista anche dopo la sua uscita di scena, a meno che i Leghisti non lo vogliano insediare nella poltrona prenotata per Savona ( è difficile, anzi impossibile perchè Cottarelli e i ministri del suo gabinetto non si potranno candidare alle prossime elezioni; ma la sete di 'potere', non di 'governo' dei due è così forte che nei prossimi mesi li vedremo fare tante capriole) - che le elezioni sono alle porte, quindi nessuna paura per i due giovanotti che sono sicuri di far man bassa di consensi. Ma sarà proprio così? O già Di Maio potrebbe fare, obbligato, un passo indietro e lasciare che al suo posto si insedi un altro candidato più abile di lui, per fronteggiare Salvini che da questa trattativa esce rafforzato, essendosi comportato da abile giocatore, più abile di Di Maio, anche se ha dovuto capitolare di fronte a Mattarella, contro il quale il muso duro non ha funzionato, perchè lui non può modificare le regole e le prerogative che la Costituzione gli riconosce.
Cominciamo dai due capipopolo che per settimane e settimane hanno professato fede cieca e totale in Mattarella. Fede che gli è stata poi tolta in meno di quarant'otto ore, quando il Presidente, forte delle sue prerogative, ha dichiarato che la candidatura di Paolo Savona - per ragioni che ha a lungo spiegato nel suo messaggio - non l'avrebbe avallata.
Nel pomeriggio di ieri, prima del patatrac annunciato, in maniera irrituale, Mattarella, precedendo il ritorno di Conte con la lista dei ministri, aveva ricevuto separatamente al Quirinale, i due giovanotti ai quali ha fatto presente che avrebbe accettato la lista di Conte, a patto che vi fosse stato depennato il nome di Savona, indicando - pare - anche qualche nome della stessa Lega, anche assai in vista, in sua vece. I due gli avrebbero risposto 'picche', facendo capire al Capo dello Stato che chi comandava erano loro e che lui avrebbe dovuto accettare quella lista dei ministri, firmarla, farli giurare e, nel più assordante silenzio e con smacco istituzionale, far partire il governo.
Mattarella ha detto loro chiaramente che era sua prerogativa non accettare diktat, esattamente come loro sono andati a dire al Presidente che non accettavano veti. E siccome l'ultima parola spetta a Mattarella, il diktat su Savona è stato fatto valere; e Conte, con la coda fra le gambe, ma ligio alla sudditanza nei confronti dei due - come è apparso chiaramente dalle poche parole pronunciate per dichiarare la sua rinuncia - se ne è tornato a casa., in Via del Governo Vecchio, lasciando la casella del Governo Nuovo.
Apriti cielo. I due si sono arrabbiati. A noi è venuto spontaneamente di dire: e chissenefrega... Conte-Nessuno andava bene ai due perchè lo avrebbero comandato a bacchetta, non riconoscendogli nessuna autonomia nell'azione di governo; mentre Savona, accreditato anche in Europa, avrebbe dovuto fungere da macchina di sfondamento per ogni loro proposta, molte delle quali irrealizzabili nella attuale situazione, allo scopo di accreditarsi come governo 'del cambiamento'.
Se ci tenevano tanto a varare il loro governo di 'cambiamento' , perchè non hanno proposto al Capo dello Stato un nome alternativo a quello di Savona? Non esiste in Italia uno che possa svolgere altrettanto egregiamente il lavoro che sarebbe andato a fare il prof. Savona a Via XX settembre? Salvini si è impuntato su Savona, per dimostrare che, nel braccio di ferro, lui aveva la meglio su Mattarella.
Ma forse la ragione vera della rottura e della messa in stato di accusa di Mattarella, sta nella speranza- che per Salvini è quasi certezza - che alle prossime elezioni, la Lega farà il pieno di voti per governare da sola, e allora Salvini vorrà di nuovo sfidare Mattarella e vedere se metterà il veto su qualche ministro. E siccome il nome di Savona sarà una delle bandiere della campagna elettorale giù avviata, Mattarella se il nome di Savona gli verrà nuovamente sottoposto, non potrà agire altrimenti da come ha agito ora. Perchè è nei suoi poteri anche quello di porre il veto su ministri e non accettare diktat da nessuno, anche per la seconda volta.
Intanto Di Battista-cannoniere è già rientrato dal suo semestre sabbatico in America, anzi non è mai partito, per candidarsi al fianco di Di Maio che, evidentemente, è giudicato troppo morbido. E il dibattito, sebbene all'inizio, si è subito infuocato.
Mattarella ha convocato per questa mattina Cottarelli, da tutti stimato ed elogiato, per il suo lavoro sotto i governi Letta e Renzi, per tagliare le spese dello Stato, specie quelle inutili, e indirizzare le risorse ricavate verso terreni produttivi e più utili al paese. Ora non possono dire che anche Cottarelli, alfiere nella lotta contro privilegi e sprechi, sia un traditore, servo dei poteri forti, contrario a qualunque rinnovamento.
Anzi dovrebbero esser grati a Mattarella che, chiamando Cottarelli, farà fare il lavoro sporco proprio all'economista, un lavoro che nessun governo mai farà, per non perdere consensi. Il caso dei vitalizi che, a detta di Fico, sarebbe stato risolto dal nuovo Parlamento in una quindicina di giorni, non è entrato neppure nell'agenda della discussione. Questa inefficienza, anche in un settore che non sarebbe stato difficile riformare, deve far riflettere sul programma 'di cambiamento' del governo dei due giovanotti.
E' chiaro a tutti, a cominciare da Mattarella e Cottarelli - che non ha nulla da perdere, lui continuerà a fare l'economista anche dopo la sua uscita di scena, a meno che i Leghisti non lo vogliano insediare nella poltrona prenotata per Savona ( è difficile, anzi impossibile perchè Cottarelli e i ministri del suo gabinetto non si potranno candidare alle prossime elezioni; ma la sete di 'potere', non di 'governo' dei due è così forte che nei prossimi mesi li vedremo fare tante capriole) - che le elezioni sono alle porte, quindi nessuna paura per i due giovanotti che sono sicuri di far man bassa di consensi. Ma sarà proprio così? O già Di Maio potrebbe fare, obbligato, un passo indietro e lasciare che al suo posto si insedi un altro candidato più abile di lui, per fronteggiare Salvini che da questa trattativa esce rafforzato, essendosi comportato da abile giocatore, più abile di Di Maio, anche se ha dovuto capitolare di fronte a Mattarella, contro il quale il muso duro non ha funzionato, perchè lui non può modificare le regole e le prerogative che la Costituzione gli riconosce.
mercoledì 23 maggio 2018
Vale per Minoli che si candida al CdA Rai, ma non per Conte, candidato premier, secondo Travaglio: competenza ed esperienza
Alla fine di questo mese scade il termine per la presentazione dei curriculum da parte chi aspira ad entrare nel CdA Rai che a giugno dovrà esser rieletto, essendo quello in carica in scadenza.
Michele Santoro ha fatto sapere che lui ha presentato il suo curriculum, in nome della sua competenza in materia, ed altrettanto ha fatto Giovanni Minoli, 72 anni, che è passato da tutti piani di Viale Mazzini - senza che il suocero Bernabei abbia mai mosso un dito in suo favore, mentre avrebbe potuto farlo, dunque si è fatto tutto da sè - salvo quello del CdA, nel quale ambisce ora sedersi.
In nome di che cosa sia Santoro che Minoli intendono candidarsi per il CdA della Rai? In nome, sacrosanto, della loro conoscenza della materia in via diretta e per la loro competenza in fatto di televisione a tutti i livelli - questo vale a maggior ragione per Minoli che ha avuto incarichi dirigenziali e di gestione ma anche autorali.
Lo ha affermato chiaramente oggi in un'intervista al Corriere, di 'Cairo' - proprietario anche della Ditta per la quale lavora: La 7, che sta dimostrando di fare squadra e di saperla fare - dove ha esplicitamente detto che per stare in quel CdA occorre conoscere la televisione, e chi meglio e più di lui?
Ha ragione Minoli, ed il suo discorso vale per tutti i campi; ma va tenuto presente, nel suo caso, anche il fatto che ritornare sul luogo del delitto non fa bene all'interessato, e che stare per molto tempo in uno stesso posto, può incancrenire, a dispetto della competenza, certe situazioni anche negative.
Ora il discorso che fa Minoli potrebbe essere applicato anche a Giuseppe Conte, prelevato di peso dall'Università e dallo Studio legale dove lavora e catapultato a Palazzo Chigi, in nome e per conto dell'accordo Di Maio-Salvini. Ma senza competenza alcuna nel governo del paese o in amministrazione della cosa pubblica. Sì, ma che c'è di strano, rifletteva ieri dall'emittente di Cairo, Marco Travaglio?
C'è per tutti e in ogni campo una prima volta. Forse che tutti i presidenti del Consiglio italiani prima di andare a Palazzo Chigi avevano avuto una precedente esperienza, che li promuoveva e giustificava per quell'incarico? No, sosteneva convinto - semplice finzione televisiva e per mantenere il punto dell' appoggio ai Cinquestelle - Travaglio.
E ha fatto anche qualche esempio per convincere della sua asserzione. Forse Ciampi, Monti, Renzi, Gentiloni ed i loro predecessori avevano tali credenziali? Sì, caro Travaglio. In un modo o nell'altro l'avevano, comunque avevano esperienze di amministrazione della cosa pubblica, erano politici attivi, o godevano di grande prestigio nel consesso internazionale europeo ecc.. Cosa che Conte non potrà vantare e, peggio ancora, comincia la sua corsa azzoppato. E, fatto non da poco, nessuno al mondo, salvo in quello accademico del diritto amministrativo molto ristretto, conosce neppure di nome.
E del resto, Travaglio, nessuno avrebbe affidato a te la direzione del 'Fatto' se tu fossi appena arrivato nel consesso dei giornalisti pur essendo, per tua stessa convinzione, il più bravo, il più puro ( hai sentito la pernacchietta?) Intendiamoci, nessun editore te lo avrebbe consentito. Ti avrebbe detto: datti da fare, impara il mestiere e poi concorrerai alla direzione.
Se il giornale fosse tuo è evidente che potresti fare quello che ti pare, anche farlo fallire - gli esempi sono tanti.
Dunque è così strano che le forze più responsabili del paese - che naturalmente non sono tutte di quel consesso di bravuomini litigiosi del PD - non vogliano far correre all'Italia pericolo alcuno?
Michele Santoro ha fatto sapere che lui ha presentato il suo curriculum, in nome della sua competenza in materia, ed altrettanto ha fatto Giovanni Minoli, 72 anni, che è passato da tutti piani di Viale Mazzini - senza che il suocero Bernabei abbia mai mosso un dito in suo favore, mentre avrebbe potuto farlo, dunque si è fatto tutto da sè - salvo quello del CdA, nel quale ambisce ora sedersi.
In nome di che cosa sia Santoro che Minoli intendono candidarsi per il CdA della Rai? In nome, sacrosanto, della loro conoscenza della materia in via diretta e per la loro competenza in fatto di televisione a tutti i livelli - questo vale a maggior ragione per Minoli che ha avuto incarichi dirigenziali e di gestione ma anche autorali.
Lo ha affermato chiaramente oggi in un'intervista al Corriere, di 'Cairo' - proprietario anche della Ditta per la quale lavora: La 7, che sta dimostrando di fare squadra e di saperla fare - dove ha esplicitamente detto che per stare in quel CdA occorre conoscere la televisione, e chi meglio e più di lui?
Ha ragione Minoli, ed il suo discorso vale per tutti i campi; ma va tenuto presente, nel suo caso, anche il fatto che ritornare sul luogo del delitto non fa bene all'interessato, e che stare per molto tempo in uno stesso posto, può incancrenire, a dispetto della competenza, certe situazioni anche negative.
Ora il discorso che fa Minoli potrebbe essere applicato anche a Giuseppe Conte, prelevato di peso dall'Università e dallo Studio legale dove lavora e catapultato a Palazzo Chigi, in nome e per conto dell'accordo Di Maio-Salvini. Ma senza competenza alcuna nel governo del paese o in amministrazione della cosa pubblica. Sì, ma che c'è di strano, rifletteva ieri dall'emittente di Cairo, Marco Travaglio?
C'è per tutti e in ogni campo una prima volta. Forse che tutti i presidenti del Consiglio italiani prima di andare a Palazzo Chigi avevano avuto una precedente esperienza, che li promuoveva e giustificava per quell'incarico? No, sosteneva convinto - semplice finzione televisiva e per mantenere il punto dell' appoggio ai Cinquestelle - Travaglio.
E ha fatto anche qualche esempio per convincere della sua asserzione. Forse Ciampi, Monti, Renzi, Gentiloni ed i loro predecessori avevano tali credenziali? Sì, caro Travaglio. In un modo o nell'altro l'avevano, comunque avevano esperienze di amministrazione della cosa pubblica, erano politici attivi, o godevano di grande prestigio nel consesso internazionale europeo ecc.. Cosa che Conte non potrà vantare e, peggio ancora, comincia la sua corsa azzoppato. E, fatto non da poco, nessuno al mondo, salvo in quello accademico del diritto amministrativo molto ristretto, conosce neppure di nome.
E del resto, Travaglio, nessuno avrebbe affidato a te la direzione del 'Fatto' se tu fossi appena arrivato nel consesso dei giornalisti pur essendo, per tua stessa convinzione, il più bravo, il più puro ( hai sentito la pernacchietta?) Intendiamoci, nessun editore te lo avrebbe consentito. Ti avrebbe detto: datti da fare, impara il mestiere e poi concorrerai alla direzione.
Se il giornale fosse tuo è evidente che potresti fare quello che ti pare, anche farlo fallire - gli esempi sono tanti.
Dunque è così strano che le forze più responsabili del paese - che naturalmente non sono tutte di quel consesso di bravuomini litigiosi del PD - non vogliano far correre all'Italia pericolo alcuno?
martedì 22 maggio 2018
Italiani schiavi di psicofarmaci, Mattarella messo all'angolo
Due fra rivelazioni e fatti inattesi hanno ieri colpito l'opinione pubblica.
La rivelazione, a cura dello psicoterapeuta d'Italia, Matteo Salvini che con il governo che sta per far nascere col compagno Di Maio, vuole che gli italiani siano più tranquilli, anzi felici e guardino al futuro con maggiore fiducia, eliminando l'uso eccessivo che ora fanno di psicofarmaci: 11 milioni di italiani fanno normalmente uso di psicofarmaci. Secondo le informazioni fornite a Salvini direttamente dal Ministero della Salute, questi 11 milioni circa di italiani che fanno regolarmente uso di psicofarmaci, sono la gioia solo delle case farmaceutiche che sulla vita 'lunga e malaticcia' degli utenti fanno affari d'oro.
Salvini, finissimo psicoterapeuta, non vuole togliere di colpo gli psicofarmaci agli 11 milioni di Italiani che soffrirebbero di crisi di astinenza e, curiosamente, ne richiederebbero e consumerebbero in quantità ancora maggiore, e forse la platea stessa dei consumatori attuali si allargherebbe: Italiani popolo di santi, navigatori, inventori, evasori e psicofarmaci dipendenti
No, lui vuole eliminare alla radice le cause che costringono gli Italiani a far uso di psicofarmaci, per sopravvivere. Darà al paese serenità fiducia e speranza.
Dall'identikit , fonte ancora Ministero della salute della Lorenzin, del cittadino che consuma psicofarmaci, risulta che di quegli 11 milioni, la maggior parte erano elettori del PD che hanno votato Cinquestelle o Lega. E, perciò, si presume che gli psicofarmaci hanno avuto lo stesso effetto terapeutico del 'turarsi il naso' di montanelliana memoria, al cospetto della cabina elettorale.
Mattarella sarebbe stato messo all'angolo da quei due giovinotti che, incuranti del galateo istituzionale, sono andati al Quirinale, ed hanno di fatto detto al Presidente della repubblica: governo di coalizione via libera, questo il nome del premier, questo il programma e questa la lista dei ministri. Firma e mosca.
Giobbe-Mattarella per non dargli un calcio in culo alle due delegazioni e scaraventarle per le scale, conscio delle sue prerogative, ha ascoltato solo il nome proposto per il premier, e di esso, fatto assai inusuale, questa mattina ne sta parlando con i presidenti delle Camere, poi questo pomeriggio si recherà a Civitavecchia per salutare la nave diretta a Palermo per la Giornata della Legalità, un impegno già preso da tempo, e poi si vedrà. Se il Quirinale ha atteso ottanta giorni che i due si mettessero d'accordo e si spartissero il Paese, ora i due giovanotti potranno attendere qualche giorno, tanto per cominciare a capire come ci si comporta quando si hanno incarichi istituzionali.
Certo i due sono lesti, lesti assai. Intanto Salvini ha candidato la sua dolce metà alla direzione generale in Rai, in attesa la fa ammirare dagli italiani, in procinto di mettersi a tavola ogni giorno.
Certo Mattarella, ora che i due giovinotti si sono messi d'accordo - quanto durerà? - non può mandarli a quel paese. Quindi il tempo che si sta prendendo serve solo per salvare la faccia e rimettere ordine nel galateo istituzionale che i due non conoscono. Non può far altro. Come nel caso in cui, invitando un ospite di riguardo - e i due sarebbero tali perché votati dal popolo - che a tavola mangia come se fosse un animale, non può far altro che star zitto; magari non lo inviterà una seconda volta, visto che non può dirgli cosa pensa di lui, facendogli notare che a tavola si sta secondo il galateo.
Ma anche perchè, se non accettasse - come potrebbe - il nome del premier, e la lista dei ministri e si mettesse di traverso sulla strada, per ora spianata, del governo, cosa potrebbe accadere? Un presidente contro il Parlamento.
Avrà certo da ridire sui ministri. A cominciare dal nome per il ministero chiave dell'Economia, per il quale è stato proposto un professore certamente di vaglia, Savona, ex ministro, ma che ha già 82 anni ed è contro l'Europa, ma che proposto da Salvini, sarebbe anche gradito a Berlusconi con il quale, quand'era a Palazzo Chigi, ha avuto incarichi di peso. I due giovanotti sono matti!
La rivelazione, a cura dello psicoterapeuta d'Italia, Matteo Salvini che con il governo che sta per far nascere col compagno Di Maio, vuole che gli italiani siano più tranquilli, anzi felici e guardino al futuro con maggiore fiducia, eliminando l'uso eccessivo che ora fanno di psicofarmaci: 11 milioni di italiani fanno normalmente uso di psicofarmaci. Secondo le informazioni fornite a Salvini direttamente dal Ministero della Salute, questi 11 milioni circa di italiani che fanno regolarmente uso di psicofarmaci, sono la gioia solo delle case farmaceutiche che sulla vita 'lunga e malaticcia' degli utenti fanno affari d'oro.
Salvini, finissimo psicoterapeuta, non vuole togliere di colpo gli psicofarmaci agli 11 milioni di Italiani che soffrirebbero di crisi di astinenza e, curiosamente, ne richiederebbero e consumerebbero in quantità ancora maggiore, e forse la platea stessa dei consumatori attuali si allargherebbe: Italiani popolo di santi, navigatori, inventori, evasori e psicofarmaci dipendenti
No, lui vuole eliminare alla radice le cause che costringono gli Italiani a far uso di psicofarmaci, per sopravvivere. Darà al paese serenità fiducia e speranza.
Dall'identikit , fonte ancora Ministero della salute della Lorenzin, del cittadino che consuma psicofarmaci, risulta che di quegli 11 milioni, la maggior parte erano elettori del PD che hanno votato Cinquestelle o Lega. E, perciò, si presume che gli psicofarmaci hanno avuto lo stesso effetto terapeutico del 'turarsi il naso' di montanelliana memoria, al cospetto della cabina elettorale.
Mattarella sarebbe stato messo all'angolo da quei due giovinotti che, incuranti del galateo istituzionale, sono andati al Quirinale, ed hanno di fatto detto al Presidente della repubblica: governo di coalizione via libera, questo il nome del premier, questo il programma e questa la lista dei ministri. Firma e mosca.
Giobbe-Mattarella per non dargli un calcio in culo alle due delegazioni e scaraventarle per le scale, conscio delle sue prerogative, ha ascoltato solo il nome proposto per il premier, e di esso, fatto assai inusuale, questa mattina ne sta parlando con i presidenti delle Camere, poi questo pomeriggio si recherà a Civitavecchia per salutare la nave diretta a Palermo per la Giornata della Legalità, un impegno già preso da tempo, e poi si vedrà. Se il Quirinale ha atteso ottanta giorni che i due si mettessero d'accordo e si spartissero il Paese, ora i due giovanotti potranno attendere qualche giorno, tanto per cominciare a capire come ci si comporta quando si hanno incarichi istituzionali.
Certo i due sono lesti, lesti assai. Intanto Salvini ha candidato la sua dolce metà alla direzione generale in Rai, in attesa la fa ammirare dagli italiani, in procinto di mettersi a tavola ogni giorno.
Certo Mattarella, ora che i due giovinotti si sono messi d'accordo - quanto durerà? - non può mandarli a quel paese. Quindi il tempo che si sta prendendo serve solo per salvare la faccia e rimettere ordine nel galateo istituzionale che i due non conoscono. Non può far altro. Come nel caso in cui, invitando un ospite di riguardo - e i due sarebbero tali perché votati dal popolo - che a tavola mangia come se fosse un animale, non può far altro che star zitto; magari non lo inviterà una seconda volta, visto che non può dirgli cosa pensa di lui, facendogli notare che a tavola si sta secondo il galateo.
Ma anche perchè, se non accettasse - come potrebbe - il nome del premier, e la lista dei ministri e si mettesse di traverso sulla strada, per ora spianata, del governo, cosa potrebbe accadere? Un presidente contro il Parlamento.
Avrà certo da ridire sui ministri. A cominciare dal nome per il ministero chiave dell'Economia, per il quale è stato proposto un professore certamente di vaglia, Savona, ex ministro, ma che ha già 82 anni ed è contro l'Europa, ma che proposto da Salvini, sarebbe anche gradito a Berlusconi con il quale, quand'era a Palazzo Chigi, ha avuto incarichi di peso. I due giovanotti sono matti!
domenica 20 maggio 2018
Governo SALVIMAIO in difficoltà ancor prima di partire
Nel prossimo futuro possibile governo Cinquestelle-Lega, che Mattarella dovrà tenere a battesimo - sempre che decida per il sì, una volta lette le carte: il cosiddetto contratto firmato dai sigg. DiMaio e Salvini, e controllata la lista dei nomi e prima ancor il nome del premier - ci sono cose che ci fanno ancora dubitare della sua nascita.
Mattarella accetterà quel contratto bocciato sulla carta da schiere di esperti, eccetto quelli del Fatto che l'hanno approvato, pur con qualche riserva, e a seguire l'esercito dei votanti sulla piattaforma Rousseau - addirittura oltre 40.000 - e i votanti ai gazebo della Lega - quasi 200.000 comprendendovi i cittadini non elettori della Lega invitati da Salvini ad esprimersi - che, a detta della maggioranza, e le migliori loro intenzioni, ma mettedo da parte la confusione, creerebbe problemi con l'Europa e farebbe saltare i conti dell'Italia?
Questo è certamente il maggiore dei problemi che presenterebbe l'eventuale compagine che in queste ore pare si stia formando, alla viglia dell'incontro con Mattarella.
Ma ce n'è anche un altro non inferiore per gravità e peso politico. Chi sarà il premier, da chi sarà composta la squadra di ministri, chi avrà la responsabilità dei dicasteri chiave: economia, interni, esteri, ma anche scuola e università, lavoro, sviluppo economico, cultura... dicasteri questi ultimi sui quali il contratto è o reticente o generico.
Sarà Di Maio il premier? Salvini non vuole. Ma Di Maio, autoesclusosi senza convinzione, dice che il premier deve essere un politico. E qui i nomi proposti, messi in fila uno dopo l'altro, fanno letteralmente sconpisciare dalle risate. Ed è probabile che effetto analogo possano generare nel Presidente Mattarella.
Ma forse una ragione c'è nella proposta di questi signor nessuno, incompetenti ed inaffidabili per la carica di premier. I due capibastone vogliono guidare le danze e comandarli a bacchetta.
Solo che mentre Salvini deve ogni volta prima rendere conto a Berlusconi, per non rompere alleanze per le quali governa in molte parti d'Italia; Di Maio ha una fila di suggeritori alle spalle e dovrà sentirli tutti, prima di impartire ordini al suo premier fantoccio. Si chiamano: Casaleggio spa, Grillo, la Piattaforma Rousseau che parla via internet e chissà quanti altri, magari anche Di Battista che parte non parte o forse resta. E, perchè no, anche Casalino, formatosi ad Harward, nella Facoltà 'Grande fratello'? Con il vantaggio, non trascurabile, che potranno sempre addossare la responsabilità di scelte sbagliate ai rispettivi fantocci.
Se Mattarella non gli dà una bella raddrizzata alla coppia di cavalli che lo trainano, temiamo che il carro Italia, dopo le prime curve, possa finire in qualche fossato e non si riesca più a rimetterlo in carreggiata. Questo Mattarella lo sa; e per questo ha dato ai due signori tutto il tempo richiesto, per poter dir a loro ed anche all'opinione pubblica, che lui ha fatto tutto il possibile, e che questi non sono ancora pronti per una responsabilità di governo, se ne parla perciò al prossimo giro, se ce ne sarà un altro per loro due, dopo questa prova di incapacità totale. Intanto ci pensa Mattarella.
Mattarella accetterà quel contratto bocciato sulla carta da schiere di esperti, eccetto quelli del Fatto che l'hanno approvato, pur con qualche riserva, e a seguire l'esercito dei votanti sulla piattaforma Rousseau - addirittura oltre 40.000 - e i votanti ai gazebo della Lega - quasi 200.000 comprendendovi i cittadini non elettori della Lega invitati da Salvini ad esprimersi - che, a detta della maggioranza, e le migliori loro intenzioni, ma mettedo da parte la confusione, creerebbe problemi con l'Europa e farebbe saltare i conti dell'Italia?
Questo è certamente il maggiore dei problemi che presenterebbe l'eventuale compagine che in queste ore pare si stia formando, alla viglia dell'incontro con Mattarella.
Ma ce n'è anche un altro non inferiore per gravità e peso politico. Chi sarà il premier, da chi sarà composta la squadra di ministri, chi avrà la responsabilità dei dicasteri chiave: economia, interni, esteri, ma anche scuola e università, lavoro, sviluppo economico, cultura... dicasteri questi ultimi sui quali il contratto è o reticente o generico.
Sarà Di Maio il premier? Salvini non vuole. Ma Di Maio, autoesclusosi senza convinzione, dice che il premier deve essere un politico. E qui i nomi proposti, messi in fila uno dopo l'altro, fanno letteralmente sconpisciare dalle risate. Ed è probabile che effetto analogo possano generare nel Presidente Mattarella.
Ma forse una ragione c'è nella proposta di questi signor nessuno, incompetenti ed inaffidabili per la carica di premier. I due capibastone vogliono guidare le danze e comandarli a bacchetta.
Solo che mentre Salvini deve ogni volta prima rendere conto a Berlusconi, per non rompere alleanze per le quali governa in molte parti d'Italia; Di Maio ha una fila di suggeritori alle spalle e dovrà sentirli tutti, prima di impartire ordini al suo premier fantoccio. Si chiamano: Casaleggio spa, Grillo, la Piattaforma Rousseau che parla via internet e chissà quanti altri, magari anche Di Battista che parte non parte o forse resta. E, perchè no, anche Casalino, formatosi ad Harward, nella Facoltà 'Grande fratello'? Con il vantaggio, non trascurabile, che potranno sempre addossare la responsabilità di scelte sbagliate ai rispettivi fantocci.
Se Mattarella non gli dà una bella raddrizzata alla coppia di cavalli che lo trainano, temiamo che il carro Italia, dopo le prime curve, possa finire in qualche fossato e non si riesca più a rimetterlo in carreggiata. Questo Mattarella lo sa; e per questo ha dato ai due signori tutto il tempo richiesto, per poter dir a loro ed anche all'opinione pubblica, che lui ha fatto tutto il possibile, e che questi non sono ancora pronti per una responsabilità di governo, se ne parla perciò al prossimo giro, se ce ne sarà un altro per loro due, dopo questa prova di incapacità totale. Intanto ci pensa Mattarella.
venerdì 18 maggio 2018
Governo SALVIMAIO. Previsioni di catastrofi
Programma. Appunti
Non sono riusciti a rivedere i vitalizi, che avevano promesso avrebbero ricalcolato in un quindicina di giorni, potranno mai ridurre - dimezzare - il numero dei Parlamentari, abolire il CNEL ( non erano capitoli della revisione proposta da Renzi con il referendum che anche loro hanno ostacolato?), ridurre i compensi degli stessi Parlamentari, ed altre velleità... potranno rivedere le pensioni, tutte le pensioni, come hanno scritto, al di sopra dei 5.000 Euro netti?
Se non metteranno prima mano alla cancellazione degli infiniti privilegi della politica, non potranno mai, credibilmente, aggredire la spesa delle pensioni in Italia che, secondo Cazzola, è stata calcolata fino al 2012, sempre con il sistema retributivo, dunque con un premio al quale non corrispondevano in nessun caso i contributi versati. E questo vale soprattutto per coloro che hanno fatto carriera, ottenendo scatti considerevoli di stipendio verso la fine della stessa, i cui benefici il sistema retributivo ha fatto ricadere positivamente sull'intera carriera lavorativa.
Scuola, Università... agli ultimi capitoli del libro dei sogni del nascituro - ma non si sa ancora - Governo SalviMaio. Una fittissima serie di buone intenzioni che, se i leghisti avessero memoria, ricorderebbero che molti di quegli atti che intendono ora cancellare con i loro nuovi soci, sono stati introdotti proprio dai loro governi con il socio dell'epoca: Forza Italia.
Premier, Ministri. E' il capitolo più allarmante del contratto di governo, cosiddetto 'SalviMaio'. Quando si leggono i nomi che circolano per l'incarico di premier, la cui indicazione spetterebbe - per la regola della assunzione delle responsabilità verso il paese, altrimenti note come: poltrone! - ai Cinquestelle, una volta accantonato il nome di Di Maio, si resta di sasso! Perchè i nomi che circolano sono quelli di Carelli - che forse è stato concordato, contrattato da Di Maio con Salvini, su suggerimento di Berlusconi, datore di lavoro per lungo tempo del giornalista - Bonafede, Fraccaro, addirittura Toninelli.
Questi signori - che rappresenterebbero la crema della palude Cinquestelle, sono signori NESSUNO, in Europa non c'è leader che li conosca, e che non faticheranno ad incartarli alla prima occasione di incontro, anche per colpa delle loro stesse farneticazioni.
Però, questi signori nessuno,...fanno comodo sia a Di Maio che a Salvini, per dire al Paese che non hanno potuto realizzare il programma di governo sottoscritto, non perchè irrealizzabile( come gli vanno dicendo tutti già ora) ma a causa e per colpa dei cosiddetti EUROCRATI, e del complotto mondiale contro il Governo SALVIMAIO.
Alla ben nota prosopopea tutto il gabinetto, di cui si vocifera, per il nuovo governo, vanno considerate anche la crassa ignoranza, incompetenza, improvvisazione e debutto nella politica, nel governo e per alcuni, addirittura nel mono del lavoro.
Non sono riusciti a rivedere i vitalizi, che avevano promesso avrebbero ricalcolato in un quindicina di giorni, potranno mai ridurre - dimezzare - il numero dei Parlamentari, abolire il CNEL ( non erano capitoli della revisione proposta da Renzi con il referendum che anche loro hanno ostacolato?), ridurre i compensi degli stessi Parlamentari, ed altre velleità... potranno rivedere le pensioni, tutte le pensioni, come hanno scritto, al di sopra dei 5.000 Euro netti?
Se non metteranno prima mano alla cancellazione degli infiniti privilegi della politica, non potranno mai, credibilmente, aggredire la spesa delle pensioni in Italia che, secondo Cazzola, è stata calcolata fino al 2012, sempre con il sistema retributivo, dunque con un premio al quale non corrispondevano in nessun caso i contributi versati. E questo vale soprattutto per coloro che hanno fatto carriera, ottenendo scatti considerevoli di stipendio verso la fine della stessa, i cui benefici il sistema retributivo ha fatto ricadere positivamente sull'intera carriera lavorativa.
Scuola, Università... agli ultimi capitoli del libro dei sogni del nascituro - ma non si sa ancora - Governo SalviMaio. Una fittissima serie di buone intenzioni che, se i leghisti avessero memoria, ricorderebbero che molti di quegli atti che intendono ora cancellare con i loro nuovi soci, sono stati introdotti proprio dai loro governi con il socio dell'epoca: Forza Italia.
Premier, Ministri. E' il capitolo più allarmante del contratto di governo, cosiddetto 'SalviMaio'. Quando si leggono i nomi che circolano per l'incarico di premier, la cui indicazione spetterebbe - per la regola della assunzione delle responsabilità verso il paese, altrimenti note come: poltrone! - ai Cinquestelle, una volta accantonato il nome di Di Maio, si resta di sasso! Perchè i nomi che circolano sono quelli di Carelli - che forse è stato concordato, contrattato da Di Maio con Salvini, su suggerimento di Berlusconi, datore di lavoro per lungo tempo del giornalista - Bonafede, Fraccaro, addirittura Toninelli.
Questi signori - che rappresenterebbero la crema della palude Cinquestelle, sono signori NESSUNO, in Europa non c'è leader che li conosca, e che non faticheranno ad incartarli alla prima occasione di incontro, anche per colpa delle loro stesse farneticazioni.
Però, questi signori nessuno,...fanno comodo sia a Di Maio che a Salvini, per dire al Paese che non hanno potuto realizzare il programma di governo sottoscritto, non perchè irrealizzabile( come gli vanno dicendo tutti già ora) ma a causa e per colpa dei cosiddetti EUROCRATI, e del complotto mondiale contro il Governo SALVIMAIO.
Alla ben nota prosopopea tutto il gabinetto, di cui si vocifera, per il nuovo governo, vanno considerate anche la crassa ignoranza, incompetenza, improvvisazione e debutto nella politica, nel governo e per alcuni, addirittura nel mono del lavoro.
mercoledì 16 maggio 2018
Dateci tempo, stiamo scrivendo 'la storia' - va dicendo Di Maio. Cioè, 'la comica'!
Sembra che adesso siamo alle ultime battute della scrittura della comica rappresentazione - la 'storia' è altra cosa - di governo fra Di Maio e Salvini. E forse l'accelerazione potrebbe essere venuta alla coppia di drammaturghi, dopo l'uscita pilotata di quella bozza di contratto che l'Huffington Post ha reso pubblica ieri, alla cui sola lettura si sono drizzati i capelli in testa a mezza Italia e a tutta Europa.
Usiamo i cannoni per vedere l'effetto che fa? Ma che effetto poteva fare quel cumulo di progetti irrealizzabili, quel libro di sogni, e le spallate all'Europa ai suoi trattati alle sue regole? Senza parlare poi del vero nodo della discussione - che sta maggiormente a cuore ai due drammaturghi - è il nome del capo del governo, la scelta dei ministri, oltre che la spartizione dei dicasteri, come è sempre accaduto nelle trattative di governi di tutto il mondo, alle quali neanche questo, in procinto di nascere - sempre che non ne esca un aborto subito bocciato anche da Mattarella - non riesce a sottrarsi.
La faccenda del premier non è affatto secondaria, come vorrebbe far creder il comico Di Maio, il quale ogni volta si presenta dicendo che la trattativa verte esclusivamente sui contenuti del contratto, perché a loro - Cinquestelle - stanno a cuore i problemi e le sorti del Paese, non la spartizione e l'accaparramento delle poltrone. Poi, due ore dopo, ritorna la storia della staffetta al Palazzo Chigi dei due leader, e la richiesta di Di Maio di essere lui il premier, ed anche il primo eventualmente. Dunque sì i problemi degli italiani, ma anche le poltrone.E nessuno si azzardi a sfilare da sotto il culo di Di Maio quella poltrona alla quale lui tiene tanto, anzi più di ogni altra cosa.
Poi ci sono le incongruenze di quel contratto, come quel'consiglio di sorveglianza', che non si capisce che livello verrà posizionato se prima o dopo addirittura il Consiglio dei ministri, il quale dovrebbe vigilare sui due sposi per interesse, e sulle loro azioni.
Sabino Cassese, dall'alto dei suoi anni, della sua esperienza di professore e della competenza in fatto di Stato, stamattina interpellato alla radio, ha riso di queste idiozie ed altre e si è detto sinceramente disposto ad impartire qualche lezioncina di politica e di governo ai due giovanotti, che in tal senso hanno un deficit per loro costituzione umana, culturale e politica.
Cottarelli, interpellato in tv, ha detto che per ora non è preoccupato per la salita dello spread e per gli indici negativi della borsa di Milano. Per ora. Ma che, se le cose dovessero andare nel senso in cui quel contratto farebbe supporre, allora ci si dovrebbe preoccupare. Perchè lo spread che sale o scende non è il risultato di un giochino, come vorrebbero fare intendere i due comici, e la comparsa Santanchè, che comunque non tifa per quel governo; ma sta a dimostrare quanto è affidabile o meno un paese; e che se si fanno giochi spericolati, potrebbe accadere che lo Stato non abbia più soldi per pagare anche gli stipendi, ad esempio; ed allora sarebbero c... - come si dice a Roma.
Usiamo i cannoni per vedere l'effetto che fa? Ma che effetto poteva fare quel cumulo di progetti irrealizzabili, quel libro di sogni, e le spallate all'Europa ai suoi trattati alle sue regole? Senza parlare poi del vero nodo della discussione - che sta maggiormente a cuore ai due drammaturghi - è il nome del capo del governo, la scelta dei ministri, oltre che la spartizione dei dicasteri, come è sempre accaduto nelle trattative di governi di tutto il mondo, alle quali neanche questo, in procinto di nascere - sempre che non ne esca un aborto subito bocciato anche da Mattarella - non riesce a sottrarsi.
La faccenda del premier non è affatto secondaria, come vorrebbe far creder il comico Di Maio, il quale ogni volta si presenta dicendo che la trattativa verte esclusivamente sui contenuti del contratto, perché a loro - Cinquestelle - stanno a cuore i problemi e le sorti del Paese, non la spartizione e l'accaparramento delle poltrone. Poi, due ore dopo, ritorna la storia della staffetta al Palazzo Chigi dei due leader, e la richiesta di Di Maio di essere lui il premier, ed anche il primo eventualmente. Dunque sì i problemi degli italiani, ma anche le poltrone.E nessuno si azzardi a sfilare da sotto il culo di Di Maio quella poltrona alla quale lui tiene tanto, anzi più di ogni altra cosa.
Poi ci sono le incongruenze di quel contratto, come quel'consiglio di sorveglianza', che non si capisce che livello verrà posizionato se prima o dopo addirittura il Consiglio dei ministri, il quale dovrebbe vigilare sui due sposi per interesse, e sulle loro azioni.
Sabino Cassese, dall'alto dei suoi anni, della sua esperienza di professore e della competenza in fatto di Stato, stamattina interpellato alla radio, ha riso di queste idiozie ed altre e si è detto sinceramente disposto ad impartire qualche lezioncina di politica e di governo ai due giovanotti, che in tal senso hanno un deficit per loro costituzione umana, culturale e politica.
Cottarelli, interpellato in tv, ha detto che per ora non è preoccupato per la salita dello spread e per gli indici negativi della borsa di Milano. Per ora. Ma che, se le cose dovessero andare nel senso in cui quel contratto farebbe supporre, allora ci si dovrebbe preoccupare. Perchè lo spread che sale o scende non è il risultato di un giochino, come vorrebbero fare intendere i due comici, e la comparsa Santanchè, che comunque non tifa per quel governo; ma sta a dimostrare quanto è affidabile o meno un paese; e che se si fanno giochi spericolati, potrebbe accadere che lo Stato non abbia più soldi per pagare anche gli stipendi, ad esempio; ed allora sarebbero c... - come si dice a Roma.
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