Ci ha colpito leggere l'altro giorno il racconto della rinascita cittadina di Forlì, dopo il restauro del complesso del 'San Domenico' che ospita mostre ed attività culturali in grado di richiamare ogni anno folle di visitatori nell'unica provincia rimasta indietro alle altre emiliane. Insomma un progetto culturale perseguito con ferrea determinazione alla base della rinascita della città.
E abbiamo pensato, di contro, a quanto sta - anzi, non sta - accadendo a Roma, dopo l'avvento all'assessorato di Piazza Campitelli - ironicamente rinominato 'alla crescita culturale', da noi ribattezzato con altrettanta ironia della 'ricrescita' culturale, pensando alla ricrescita illusoria di qualunque cuoio capelluto - di Luca Bergamo, fine intellettuale cresciuto alla scuola di Rutelli, collaboratore di Giovanna Melandri, ideatore del festival 'Enzimi' che, evidentemente, negli ultimi decenni hanno perso la loro forza rigeneratrice, e sono diventati assolutamente innocui.
Luca Bergamo, che abbiamo sentito più di una volta parlare 'forbito', e del quale abbiamo letto dichiarazioni di intenti, da quando la sindaca gli ha affidato anche la delega di vicesindaco, si è concretamente segnalato all'attenzione generale esclusivamente per alcuni misfatti. A partire dal Concerto di Capodanno, che lui - per rompere con la tradizione - ha voluto dalle tre a mezzanotte del primo gennaio, e non più, come fanno volgarmente tutti nel resto del mondo, a cavallo della mezzanotte fra il trentuno dicembre ed il primo gennaio successivo, con un fiasco totale meritatissimo.
Poi anche per le politiche dell'accorpamento, più che per quelle della 'ricrescita'. Ha accorpato alcune istituzioni museali, mettendole tutte sotto l'egida di Palaexpo, lasciando fuori il Maxxi della sua datrice di lavoro di un tempo, Giovanna Melandri; ha trasferito la 'Casa del jazz' nel ministero 'senza portafoglio' di Musica per Roma; il 'Teatro Valle' ancora chiuso, sotto l'ala del Teatro di Roma (ma si discute ancora sulle modalità del suo restauro: Bergamo lo vorrebbe a tappe, tenendolo comunque aperto,come non bastasse la confusione di questi anni, e per non urtare teatranti ed opinione pubblica molto battaglieri), e, pochi giorni fa, ha cancellato dalla faccia del Comune la 'Casa delle letterature', organizzatrice del Festival di Massenzio da molto più di un decennio (in difesa della istituzione e del festival, oltre che della direttrice dell'una e dell'altro, Maria Gaeta, si sono mossi in tanti) e, notizia freschissima, rivuole i locali dove ha sede, a Villa Torlonia, l'Accademia delle Scienze, storica istituzione culturale della Capitale e nazionale.
Insomma Bergamo, per preciso mandato dei Cinquestelle e della Raggi, ed in nome del loro credo politico - ' Onestà,Trasparenza e zero Papocchi' - che non ammette sconti ed eccezioni, sta facendo piazza pulita della cultura a Roma, solo di tutta quella che non è presidiata momentaneamente da chi potrebbe abbaiare forte ed azzannare l'Assessore della 'ricrescita' all'incontrario.
Mentre al Teatro di Roma, al cui vertice, in scadenza, si trova un pezzo grosso dell'informazione via etere, quel Marino Sinibaldi che, nei giorni scorsi, ha presentato il bilancio positivissimo dell'ultimo triennio (2014-16) - perché non quello 'preventivo' del prossimo(2017-19)?- siccome potente, Bergamo non lo toccherà, come sta facendo con gli altri.
Ci viene da sperare che questa sua azione distruttrice non prosegua, perchè che lui e la sindaca vanno a casa prima.
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domenica 12 febbraio 2017
L'assessore alla 'ricrescita culturale', Luca Bergamo, lavora all'affossamento della 'ripartenza' romana
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venerdì 1 luglio 2016
Virginia Raggi datti una mossa, Roma non può aspettare, sta affondando
Se dobbiamo giudicare la giornata dal mattino, Virginia Raggi, a quasi due settimane dalla sua elezione a sindaca romana, non fa ben sperare. Non ha ancora la lista dei suoi assessori, su di essi pesano gli ordini ed i veti incrociati dei vari esponenti del cosiddetto 'direttorio' del suo movimento, che probabilmente decide sopra la sua testa e che ora si riunisce addirittura in Campidoglio, senza dirci però quale sala utilizzi se quella consigliare o quella conciliabolare.
A ben guardare non sta facendo una bella figura, dimostrando già dai primi passi che avrebbero dovuto far capire a tutti che iniziava una nuova era per la gestione di Roma, che questa nuova gestione è più vecchia delle altre, delle quali ripete secondo copione la distribuzione in base ai vari manuali 'cencelli', degli incarichi, e la indecisione su questioni non marginali, mentre Roma continua ad affogare nelle varie emergenze, prima fra tutte quella dei rifiuti che sembra di ora in ora diventare drammatica.
Insomma pare che nella prevista seduta del consiglio fissata per il 7 luglio la Raggi non rivelerà la lista dei suoi assessori, semplicemente perché non l'ha definita ( non riesce a definirla, non gliela fanno ancora definire?non sa definirla, per inesperienza?) mentre i sindaci delle altre grandi città interessate dal ballottaggio, l'hanno fatto da tempo. L'avevano, sicuramente, già pronta ancor prima della loro elezione, mentre la Raggi, con quel suo fare decisionista attende istruzioni dal movimento (dai vari reggenti del direttorio) dimostrando di non potersi o non sapersi muovere.
La prova del Campidoglio sarà decisiva per le sorti future del Movimento al quale si accredita la vittoria alle prossime elezioni politiche che potrebbero arrivare anche prima del 2018. Con queste avvisaglie, non ne saremmo così sicuri.
Ieri ha preso parte alla presentazione della stagione del Teatro di Roma (Argentina) nel corso della quale ha detto che vuole portare la cultura al centro ed alla porta di tutti- speriamo non con la stessa flemma con la quale sta muovendo i primi passi. Poi ha detto di suo figlio che è andato all'Opera ed è tornato entusiasta, e, forse, a seguito di questo racconto si è materializzato all'Argentina Fuortes che poi ha incontrato brevemente, assieme a Sinibaldi la nuova inquilina del Campidoglio che li ha evidentemente rassicurati. Mentre forse qualche testa dovrà cadere, come ad esempio quella dell'amministratore di Zetema ( il cui compenso l'anno scorso è stato poco sotto i 200.000 Euro) oggi in società con Civita, che gestisce - a detta di molti malamente, la pensa così anche Montanari che farà parte del team che affiancherà l'assessore Bergamo, uno dei pochissimi già noti dell giunta Raggi - molte attività relative a musei, mostre, eventi culturali e di spettacolo della Capitale e non solo, avendo ridotto l'attività culturale ad un 'merchandising' eccessivo.
Ora la Raggi deve muoversi, non si addice alla città il suo passo lento, lentissimo, qui occorre correre e i suoi anni giovanili glielo consentirebbero, oltre tutto. Dunque che aspetta?
A ben guardare non sta facendo una bella figura, dimostrando già dai primi passi che avrebbero dovuto far capire a tutti che iniziava una nuova era per la gestione di Roma, che questa nuova gestione è più vecchia delle altre, delle quali ripete secondo copione la distribuzione in base ai vari manuali 'cencelli', degli incarichi, e la indecisione su questioni non marginali, mentre Roma continua ad affogare nelle varie emergenze, prima fra tutte quella dei rifiuti che sembra di ora in ora diventare drammatica.
Insomma pare che nella prevista seduta del consiglio fissata per il 7 luglio la Raggi non rivelerà la lista dei suoi assessori, semplicemente perché non l'ha definita ( non riesce a definirla, non gliela fanno ancora definire?non sa definirla, per inesperienza?) mentre i sindaci delle altre grandi città interessate dal ballottaggio, l'hanno fatto da tempo. L'avevano, sicuramente, già pronta ancor prima della loro elezione, mentre la Raggi, con quel suo fare decisionista attende istruzioni dal movimento (dai vari reggenti del direttorio) dimostrando di non potersi o non sapersi muovere.
La prova del Campidoglio sarà decisiva per le sorti future del Movimento al quale si accredita la vittoria alle prossime elezioni politiche che potrebbero arrivare anche prima del 2018. Con queste avvisaglie, non ne saremmo così sicuri.
Ieri ha preso parte alla presentazione della stagione del Teatro di Roma (Argentina) nel corso della quale ha detto che vuole portare la cultura al centro ed alla porta di tutti- speriamo non con la stessa flemma con la quale sta muovendo i primi passi. Poi ha detto di suo figlio che è andato all'Opera ed è tornato entusiasta, e, forse, a seguito di questo racconto si è materializzato all'Argentina Fuortes che poi ha incontrato brevemente, assieme a Sinibaldi la nuova inquilina del Campidoglio che li ha evidentemente rassicurati. Mentre forse qualche testa dovrà cadere, come ad esempio quella dell'amministratore di Zetema ( il cui compenso l'anno scorso è stato poco sotto i 200.000 Euro) oggi in società con Civita, che gestisce - a detta di molti malamente, la pensa così anche Montanari che farà parte del team che affiancherà l'assessore Bergamo, uno dei pochissimi già noti dell giunta Raggi - molte attività relative a musei, mostre, eventi culturali e di spettacolo della Capitale e non solo, avendo ridotto l'attività culturale ad un 'merchandising' eccessivo.
Ora la Raggi deve muoversi, non si addice alla città il suo passo lento, lentissimo, qui occorre correre e i suoi anni giovanili glielo consentirebbero, oltre tutto. Dunque che aspetta?
lunedì 13 giugno 2016
La tragedia infinita del teatro Valle a Roma non è ancor giunta alla fine
Tre mesi fa abbiamo scritto per l'ennesima volta del Teatro Valle ( come si potrà leggere nel post che riproduciamo qui sotto), chiuso ed abbandonato da due anni, senza che nulla accadesse dopo, nonostante le assicurazioni di assessori ( Barca prima e Marinelli poi) proni al sindaco 'faccia di Marino', e di operatori culturali guidati da Marino Sinibaldi( direttore di Radio3, direttore Teatro di Roma, direttore di mille altre cose, candidato ad assessore alla cultura in caso di vittoria di Giachetti. Che altro deve fare? ) che doveva fungere da garante per l'esercito di occupanti 'ILLEGALI' dello storico teatro.
Passano due anni e nulla accade, tre mesi fa viene firmata la convenzione fra Stato e Comune per il passaggio di proprietà, e lo stanziamento, che loro definiscono 'spedito', di 3 milioni necessari al restauro del teatro, precedente la sua riapertura, che veniva data per sicura, a marzo, in tempo per la prossima stagone teatrale.
Passano ancora tre mesi e ieri si viene a sapere che il finanziamento spedito non è stato ancora spedito, e che ci vorrà ancora del tempo e che, infine , in lavori non potranno essere appaltati se non verso la fine dell'anno. E quindi addio anche alla prossima stagione, se ne riparlerà, se tutto andrà a buon fine- come nessuno spera più- per la stagione 2017-18.
E Franceschini e la sua bella Di Biase ( che aveva nella passata legislatura comunale il ruolo di presidente della Commissione cultura del Campidoglio, e che nelle recenti elezioni è risultata la più votata a Roma, oltre che la più bella consigliera, alla quale il marito ha regalato una importante operazione di 'recupero' nella sua circoscrizione elettorale, facendo apertamente campagna elettorale per Lei ma con i soldi nostri) che fanno? Latitano. Il commissario Tronca ormai è con un piede fuori, e i prossimi candidati al Campidoglio neppure sanno che esiste il problema Teatro Valle 'bene comune'.
Ieri Pierluigi Battista, sul Corriere, giustamente faceva notare che egli non sostenne l'occupazione ritenendola illegale. Ma ora, il povero giornalista che non può che inveire e denunciare, è costretto a denunciare che nulla si può fare con il governo del paese e della città ugualmente illegali, perchè inadempienti rispetto agli impegni assunti per il Teatro Valle. Ma contro di loro non si può mandare la polizia per stanarli e portarli nella pubblica piazza dove li attendono gli insulti e non solo gli insulti dei cittadini. Al contrario, proprio l'altro ieri, la 'seconda' occupazione degli ex occupanti del Valle che si sono sentiti presi in giro, in poco tempo è stata sventata dalla polizia.
Solo oggi abbiamo appreso che la proprietà dello storico teatro Valle, a Roma, è passata dallo Stato al Comune di Roma, e che ambedue i soggetti metteranno insieme circa 3 milioni di Euro per procedere - loro dicono 'speditamente' - al restauro completo dell'edificio ed al suo ammodernamento e successivamente alla riapertura ed all'affidamento, probabilmente al Teatro di Roma - asso pigliatutto - gestito dai compagnucci del partitino al governo della città e che ha già la gestione, oltre che del Teatro Argentina, di altri spazi teatrali. Insomma un vero e proprio circuito teatrale destinato a soddisfare, passando ogni volta di mano ad ogni cambio di governo della città, gli appetiti di cosiddetti operatori culturali nati e formati all'ombra di qualche sezione di partito.
E noi che pensavamo - visto che il teatro è chiuso dall'estate del 2014 - che i solertissimi Franceschini e la sua compagna ed ora moglie De Biase, e Marino e la Marinelli avevano già avviato i lavori di restauro e ripristino della storica sala, oltre che della sua illustre facciata del Valadier. No, tutto come due anni fa circa, nel frattempo il teatro è rimasto chiuso e forse il suo deperimento strutturale è andato ancora avanti.
Nella discussione sul futuro del teatro Valle si è inserita ora la Fondazione Romaeuropa, apparentemente alla chetichella, ma per vantare una specie di diritto di prelazione sulla gestione del teatro, per bocca di Fabrizio Grifasi direttore generale ed artistico della Fondazione e dell'omonimo festival, e membro del CdA 'A VITA'.
Dice Grifasi: prima di destinare lo spazio nel centro di Roma a qualcuno, si discuta della sua finalità, di quale progetto impiantarvi, perché anche il Teatro Valle non può finire ad essere una scatola che vive di 'ospitate'. Grifasi naturalmente, senza dirlo apertamente, fa capire di poter vantare qualche diritto, se quello spazio viene destinato a 'coltivare' la nuova creazione teatrale', nel quale campo la fondazione da lui diretta 'A VITA' si è specializzata. A proposito di Grifasi ed anche della Veaute, anch'ella Presidente 'A VITA' della medesima fondazione, specializzatasi anche in 'VITALIZI', perché non schiodano lasciando, dopo molti anni ormai, il posto ad altri?
Non lo diciamo perché abbiamo qualche mira, noi non siamo più in età da essere considerati all'altezza. Dunque lo diciamo per i 'Nuovi teatranti' ai quali la Fondazione terrebbe immensamente, a suo dire, mentre è governata da vecchi ( meglio 'adulti' che però diventeranno anche vecchi restando sempre lì, ' A VITA'), attaccati alle poltrone, come nessun altro.
Ora, si sa anche della mancanza cronica di spazi teatrali nei quali ospitare le manifestazioni del festival che dopo essere stato condensato per anni nella stagione estiva, e su palcoscenici allestiti ad hoc ( negli ultimi anni a Santa Croce in Gerusalemme) ora ha una programmazione autunnale, spalmata lungo due o tre mesi, ospitata dove può.
E' evidente che Grifasi e la sua Fondazione, di cui è membro 'A VITA', guardano al Valle anche come ad un possibile spazio nel quale trasferire buona parte della programmazione festivaliera. Insomma come si dice a Roma, con 'una fava due piccioni', sbattendo in faccia soltanto la nobilissima idea che chi avrà la gestione del Valle , l'otterrà con un progetto ed una finalità degne del teatro e di una autonoma consistenza culturale. Come soltanto la Fondazione Romaeuropa potrebbe garantire - che è ciò che vuol dire Grifasi, ma che non ci trova d'accordo.
Perchè se Romaeuropa continua a fare ciò che ha sempre fatto - magari ogni tanto con nuovi filoni di interesse e nuovi artisti, mentre invece per la gran parte sono sempre gli stessi; questo basta e avanza - al Valle possono provvedere altri. O bisogna pensare che senza Grifasi la cultura a Roma rischia di dissolversi?
venerdì 29 maggio 2015
A proposito di inediti, due casi: uno divertente ed uno, invece, molto, ma molto serio, con numerose comparse
Dopo lo svarione di 'Repubblica' sul falso inedito di Solgenitsyn pubblicato l'altro ieri e smascherato ieri da Socci su 'Libero', ci sono tornati in mente due episodi che sempre con inediti hanno a che fare. Uno assai divertente di molti anni fa ed uno assai più recente che deve far riflettere, come fece riflettere noi quando accadde.
Cominciamo da quello divertente. Era la seconda metà degli anni Ottanta, e noi dirigevamo una famosa rivista di musica, Piano Time, la quale sin dal primo numero pubblicava una pagina di musica sotto il titolo iniziale di 'made for you', sul quale D'Amico, per via di quell'inglese casareccio, ironizzò su L'Espresso, e mutato poi nel più italiano, più antico e senz'altro migliore, ' fogli d'album'.
Per una di quelle rubriche, d'accordo con un celebre compositore, facemmo uno scherzo innocente. Pubblicammo in fotocopia un manoscritto inedito, di cui conoscevamo l'autore, ma che facemmo finta di non conoscere, invitando i lettori a scoprirlo. Quel manoscritto, che conserviamo ancora, ce lo aveva fornito un celebre compositore nostro amico che agli inizi della sua carriera faceva il copista presso Ricordi. L'autore di quel brano per pianoforte, ci inviò una lettera, firmata con uno pseudonimo femminile, dicendoci che conosceva quel pezzo, come del resto lo conoscevamo anche noi. Passa qualche giorno e l'autore del pezzo ci invita nella sua bella casa al centro di Roma una sera , per cena. Entrammo a casa sua, sul leggio del grande pianoforte a coda, l'autore - che era poi Marcello Panni - aveva messo in bella mostra, quel pezzo stampato, anni ed anni prima, da Ricordi. Fu un gioco innocente, ben diverso dal vergognoso tranello, figlio dell' ignoranza, ordito da 'Repubblica' ai danni dei suoi lettori creduloni. Ai quali neppure dopo lo smascheramento ha ritenuto di scusarsi o di dare una qualche giustificazione, ammesso che ve ne fosse una accettabile, oltre l'ignoranza.
E veniamo ora al caso serio, di una decina di anni fa, poco più. Quando scoprimmo, studiando una celebre rivista di primi anni Quaranta, alcuni inediti di Alberto Savinio, e la tecnica adottata dal celebre musicista pittore, letterato e critico, per non fa riconoscere quella fonte, ritenuta evidentemente 'disonorevole' dopo la caduta del regime, allorchè confezionò, una decina di anni dopo, la celebre raccolta di scritti musicali, molti dei quali attinti proprio da quella rivista
('Documento') pubblicata da Ricordi nel 1955, con il titolo di 'Scatola sonora', e ripubblicata poi da Einaudi, nel 1977, con la cura di Luigi Rognoni.
Che aveva fatto Savinio? Aveva cancellato ogni traccia che poteva far risalire i lettori a quella rivista, al punto che anche nell'indice confezionato per l'edizione di Einaudi e curato appositamente da Riccarda Vigini, non v'è traccia alcuna di quella rivista alla quale Savinio aveva collaborato per tutti gli anni della sua pubblicazione (tre in tutto) come critico musicale ed anche come scrittore.
Una decina di anni dopo l'edizione Einaudi, nel 1987, Rosanna Buttier pubblica presso Bulzoni un libriccino, piccolo ma prezioso, intitolato 'Savinio giornalista', nel quale elenca tutte le testate alle quali Savinio collaborò, compreso 'Documento', senza però avventurarsi nello studio dei singoli contributi, confrontando gli originali con quelli usciti in 'Scatola sonora', che invece fu ciò che noi facemmo con lavoro certosino, per il settore musicale, scoprendo anche che alla Buttier erano sfuggiti alcuni particolari.
Venne fuori che Savinio avrebbe volutamente occultato quella sua lunga ed intensa collaborazione; non si spiegava altrimenti quella sua azione 'purificatrice' nei riguardi di pezzi usciti sulla rivista e ripresi da 'Scatola sonora'.
A quel nostro studio, che ricostruiva per filo e per segno la collaborazione di Savinio e la sua azione di occultamento, unimmo una serie di articoli molto belli, inediti dopo la loro comparsa su Documento, o quanto meno dimenticati, anche più interessanti di quelli usciti in 'Scatola sonora' e lo proponemmo alla 'Nuova rivista musicale italiana', edita dalla ERI e a 'Studi musicali' edito dall'Accademia di santa Cecilia. Rifiutato.
Ambedue le redazioni non lo ritennero quel nostro studio così interessante ed anche importante, come era a nostro avviso? No, la ragione era un' altra. Ed era da cercare nella nostra assoluta libertà ed indipendenza da qualunque combriccola, anche da quelle musicologiche che nelle due redazioni imperavano, e che noi avevamo, all'occasione anche criticato, e che intesero vendicarsi rifiutando quello studio. A proposito della rivista dell'Accademia in particolare un importante redattore ci disse che Berio aveva detto. finchè ci sono io nessuno scritto di Acquafredda sarà pubblicato sulla nostra rivista (la storia con Berio è lunga e non possiamo ora raccontarla per intero) e molti musicologi della sua corte assentirono senza neanche esprimere un giudizio sul valore della ricerca. Ma va anche aggiunto, per amore di completezza, che noi allora collaboravamo come critico musicale al quotidiano 'Il giornale' considerato in quelle redazioni musicologiche (da ridere!) come il diavolo nero da evitare per non contrarre la peste ( nella nostra carriera di critico musicale abbiamo scritto anche per Paese Sera, per il Venerdì di Repubblica, e diretto Piano Time, Applausi e poi Music@) ecc.)
Qualche anno dopo quando raccontammo la cosa ad un noto musicologo che faceva parte di una di quelle redazioni, ci sentimmo rispondere che non ci saremmo dovuti rivolgere a qualche 'ragioniere' della musicologia come egli considerava alcuni redattori ma a lui che l'avrebbe fatto pubblicare ( perchè non ci avevamo pensato?); ed un altro musicologo di una delle due redazioni ci disse che alla base di quel rifiuto c'era anche la volontà di favorire su quelle riviste, con la pubblicazione, sempre e solo giovani studiosi che provenivano da una università del nord dove quel musicologo redattore, di gran nome, insegnava.
Fatto sta che nel 2002 quel nostro studio fu pubblicato da 'Nuova storia contemporanea', prestigiosa rivista di ricerca storica, diretta dal prof. Francesco Perfetti, ed alcuni brani veramente inediti ( nel senso che erano usciti negli anni Quaranta e poi ignorati, anche per volontà dello stesso Savinio) furono ripresi da alcuni quotidiani.
Solo allora qualcuno delle redazioni delle due riviste - non ci va di dire i loro nomi e cognomi, perchè potrebbero non gradirlo - ci dissero: "peccato, avremmo potuto pubblicare noi quel bello studio".
La storia non finisce qui. Ha un seguito abbastanza avvilente e settario, come del resto l'inizio. Incontrammo il direttore di Radio3, Marino Sinibaldi, al quale mostrammo il nostro studio chiedendogli che venisse presentato a Fahrenheit, che di libri parlava, o in qualche altro spazio della rete radiofonica che si occupava anche di musica. Ci rispose che ne avrebbe dovuto parlare, per l'autorizzazione, con l'allora responsabile della musica per Radio3 , che era - immaginate chi?- Michele dall'Ongaro, con il quale i nostri rapporti erano inesistenti da molti anni. I rapporti con dall'Ongaro anche per Sinibaldi, in una radio pubblica, contavano ovviamente più del valore della ricerca e scoperta. Stiamo ancora attendendo una risposta.
Come una seconda risposta stiamo ancora attendendo alla nostra successiva proposta di presentare a Radio3 la nostra biografia di Pappano, uscita per Skira, nel 2007- prima biografia del noto direttore - ed anche una terza risposta alla nostra richiesta di presentare un nostro ulteriore studio su Moravia, del quale avevamo scoperto e pubblicato ancora su 'Nuova storia contemporanea' dei curiosi testi anche musicali.
La ragione per cui nè di Pappano e neppure di Moravia si poteva parlare a Radio3, sulla base di quei nostri studi, era ancora la presenza di dall'Ongaro come responsabile della musica. Con il quale nel frattempo, dopo un periodo di rapporti cordiali - un giorno spiegheremo perchè - i rapporti si erano di nuovo interrotti, a seguito di una denuncia nei nostri confronti di dall'Ongaro, dopo l'uscita, a nostra firma, su Music@, di una articolo che lo riguardava e dal quale egli si ritenne diffamato.
Si fece il processo, il giudice decretò che noi avevamo semplicemente esercitato il diritto di critica e che lo avevamo esercitato in maniera corretta, senza recare offesa alcuna al dall'Ongaro, al quale anche per quei tre divieti ( ma ce ne fu in seguito anche un altro, ancora più grave) attendiamo ancora le scuse ed un risarcimento, anche se è trascorso ormai del tempo..
Cominciamo da quello divertente. Era la seconda metà degli anni Ottanta, e noi dirigevamo una famosa rivista di musica, Piano Time, la quale sin dal primo numero pubblicava una pagina di musica sotto il titolo iniziale di 'made for you', sul quale D'Amico, per via di quell'inglese casareccio, ironizzò su L'Espresso, e mutato poi nel più italiano, più antico e senz'altro migliore, ' fogli d'album'.
Per una di quelle rubriche, d'accordo con un celebre compositore, facemmo uno scherzo innocente. Pubblicammo in fotocopia un manoscritto inedito, di cui conoscevamo l'autore, ma che facemmo finta di non conoscere, invitando i lettori a scoprirlo. Quel manoscritto, che conserviamo ancora, ce lo aveva fornito un celebre compositore nostro amico che agli inizi della sua carriera faceva il copista presso Ricordi. L'autore di quel brano per pianoforte, ci inviò una lettera, firmata con uno pseudonimo femminile, dicendoci che conosceva quel pezzo, come del resto lo conoscevamo anche noi. Passa qualche giorno e l'autore del pezzo ci invita nella sua bella casa al centro di Roma una sera , per cena. Entrammo a casa sua, sul leggio del grande pianoforte a coda, l'autore - che era poi Marcello Panni - aveva messo in bella mostra, quel pezzo stampato, anni ed anni prima, da Ricordi. Fu un gioco innocente, ben diverso dal vergognoso tranello, figlio dell' ignoranza, ordito da 'Repubblica' ai danni dei suoi lettori creduloni. Ai quali neppure dopo lo smascheramento ha ritenuto di scusarsi o di dare una qualche giustificazione, ammesso che ve ne fosse una accettabile, oltre l'ignoranza.
E veniamo ora al caso serio, di una decina di anni fa, poco più. Quando scoprimmo, studiando una celebre rivista di primi anni Quaranta, alcuni inediti di Alberto Savinio, e la tecnica adottata dal celebre musicista pittore, letterato e critico, per non fa riconoscere quella fonte, ritenuta evidentemente 'disonorevole' dopo la caduta del regime, allorchè confezionò, una decina di anni dopo, la celebre raccolta di scritti musicali, molti dei quali attinti proprio da quella rivista
('Documento') pubblicata da Ricordi nel 1955, con il titolo di 'Scatola sonora', e ripubblicata poi da Einaudi, nel 1977, con la cura di Luigi Rognoni.
Che aveva fatto Savinio? Aveva cancellato ogni traccia che poteva far risalire i lettori a quella rivista, al punto che anche nell'indice confezionato per l'edizione di Einaudi e curato appositamente da Riccarda Vigini, non v'è traccia alcuna di quella rivista alla quale Savinio aveva collaborato per tutti gli anni della sua pubblicazione (tre in tutto) come critico musicale ed anche come scrittore.
Una decina di anni dopo l'edizione Einaudi, nel 1987, Rosanna Buttier pubblica presso Bulzoni un libriccino, piccolo ma prezioso, intitolato 'Savinio giornalista', nel quale elenca tutte le testate alle quali Savinio collaborò, compreso 'Documento', senza però avventurarsi nello studio dei singoli contributi, confrontando gli originali con quelli usciti in 'Scatola sonora', che invece fu ciò che noi facemmo con lavoro certosino, per il settore musicale, scoprendo anche che alla Buttier erano sfuggiti alcuni particolari.
Venne fuori che Savinio avrebbe volutamente occultato quella sua lunga ed intensa collaborazione; non si spiegava altrimenti quella sua azione 'purificatrice' nei riguardi di pezzi usciti sulla rivista e ripresi da 'Scatola sonora'.
A quel nostro studio, che ricostruiva per filo e per segno la collaborazione di Savinio e la sua azione di occultamento, unimmo una serie di articoli molto belli, inediti dopo la loro comparsa su Documento, o quanto meno dimenticati, anche più interessanti di quelli usciti in 'Scatola sonora' e lo proponemmo alla 'Nuova rivista musicale italiana', edita dalla ERI e a 'Studi musicali' edito dall'Accademia di santa Cecilia. Rifiutato.
Ambedue le redazioni non lo ritennero quel nostro studio così interessante ed anche importante, come era a nostro avviso? No, la ragione era un' altra. Ed era da cercare nella nostra assoluta libertà ed indipendenza da qualunque combriccola, anche da quelle musicologiche che nelle due redazioni imperavano, e che noi avevamo, all'occasione anche criticato, e che intesero vendicarsi rifiutando quello studio. A proposito della rivista dell'Accademia in particolare un importante redattore ci disse che Berio aveva detto. finchè ci sono io nessuno scritto di Acquafredda sarà pubblicato sulla nostra rivista (la storia con Berio è lunga e non possiamo ora raccontarla per intero) e molti musicologi della sua corte assentirono senza neanche esprimere un giudizio sul valore della ricerca. Ma va anche aggiunto, per amore di completezza, che noi allora collaboravamo come critico musicale al quotidiano 'Il giornale' considerato in quelle redazioni musicologiche (da ridere!) come il diavolo nero da evitare per non contrarre la peste ( nella nostra carriera di critico musicale abbiamo scritto anche per Paese Sera, per il Venerdì di Repubblica, e diretto Piano Time, Applausi e poi Music@) ecc.)
Qualche anno dopo quando raccontammo la cosa ad un noto musicologo che faceva parte di una di quelle redazioni, ci sentimmo rispondere che non ci saremmo dovuti rivolgere a qualche 'ragioniere' della musicologia come egli considerava alcuni redattori ma a lui che l'avrebbe fatto pubblicare ( perchè non ci avevamo pensato?); ed un altro musicologo di una delle due redazioni ci disse che alla base di quel rifiuto c'era anche la volontà di favorire su quelle riviste, con la pubblicazione, sempre e solo giovani studiosi che provenivano da una università del nord dove quel musicologo redattore, di gran nome, insegnava.
Fatto sta che nel 2002 quel nostro studio fu pubblicato da 'Nuova storia contemporanea', prestigiosa rivista di ricerca storica, diretta dal prof. Francesco Perfetti, ed alcuni brani veramente inediti ( nel senso che erano usciti negli anni Quaranta e poi ignorati, anche per volontà dello stesso Savinio) furono ripresi da alcuni quotidiani.
Solo allora qualcuno delle redazioni delle due riviste - non ci va di dire i loro nomi e cognomi, perchè potrebbero non gradirlo - ci dissero: "peccato, avremmo potuto pubblicare noi quel bello studio".
La storia non finisce qui. Ha un seguito abbastanza avvilente e settario, come del resto l'inizio. Incontrammo il direttore di Radio3, Marino Sinibaldi, al quale mostrammo il nostro studio chiedendogli che venisse presentato a Fahrenheit, che di libri parlava, o in qualche altro spazio della rete radiofonica che si occupava anche di musica. Ci rispose che ne avrebbe dovuto parlare, per l'autorizzazione, con l'allora responsabile della musica per Radio3 , che era - immaginate chi?- Michele dall'Ongaro, con il quale i nostri rapporti erano inesistenti da molti anni. I rapporti con dall'Ongaro anche per Sinibaldi, in una radio pubblica, contavano ovviamente più del valore della ricerca e scoperta. Stiamo ancora attendendo una risposta.
Come una seconda risposta stiamo ancora attendendo alla nostra successiva proposta di presentare a Radio3 la nostra biografia di Pappano, uscita per Skira, nel 2007- prima biografia del noto direttore - ed anche una terza risposta alla nostra richiesta di presentare un nostro ulteriore studio su Moravia, del quale avevamo scoperto e pubblicato ancora su 'Nuova storia contemporanea' dei curiosi testi anche musicali.
La ragione per cui nè di Pappano e neppure di Moravia si poteva parlare a Radio3, sulla base di quei nostri studi, era ancora la presenza di dall'Ongaro come responsabile della musica. Con il quale nel frattempo, dopo un periodo di rapporti cordiali - un giorno spiegheremo perchè - i rapporti si erano di nuovo interrotti, a seguito di una denuncia nei nostri confronti di dall'Ongaro, dopo l'uscita, a nostra firma, su Music@, di una articolo che lo riguardava e dal quale egli si ritenne diffamato.
Si fece il processo, il giudice decretò che noi avevamo semplicemente esercitato il diritto di critica e che lo avevamo esercitato in maniera corretta, senza recare offesa alcuna al dall'Ongaro, al quale anche per quei tre divieti ( ma ce ne fu in seguito anche un altro, ancora più grave) attendiamo ancora le scuse ed un risarcimento, anche se è trascorso ormai del tempo..
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sabato 28 marzo 2015
GIOVANNA MARINELLI? TENETEVELA. A MILANO, PEREIRA DA' I NUMERI
L'arrivo di Giovanna Marinelli nell'assessorato romano di Piazza Campitelli, dove per un periodo aveva navigato senza sapere bene dove volgere il timone la Barca, era stato salutato come provvidenziale, specie da tutti quelli che la conoscevano da tempo, essendo la Giovanna sempre stata al Comune di Roma, anche se mai come assessora prima d'ora. Veltroni , andando via , l'aveva premiata per il lungo servizio al campidoglio, mandandola al Teatro Argentina ( Veltroni è stato sempre molto generoso con i suoi fedelissimi ( Walter Verini, deputato a sua insaputa) o con gli amici ( Marianna Madia, prima deputata e poi addirittura ministra in barba alla sua competenza, solo perchè figlia di un suo amico e fedelissimo collaboratore, defunto). Tutti si aspettavano dalla Giovanna che Lei avesse più a cuore della Barca, le sorti della cultura a Roma, visto che di Marino, il sindaco in bicicletta, non ci si poteva fidare, e la Barca non ne capiva tanto. E così è stato.
Assai furbamente all'Argentina è arrivato il direttore di Radio 3, Sinibaldi, uno di quelli cui la sinistra anche più combattiva non può dire di no, anche in casi estremi; e così Marino ( non il sindaco ma Sinibaldi) e Giovanna, alla cultura a Roma stanno rompendo le ossa o spezzando la schiena, come si dice.
Si sono visti all'opera i due prima nel Caso Valle - ' i problemi sono a monte non al Valle', scrivevano ironici gli occupanti dello storico teatro - fatto sloggiare senza troppe proteste, con promesse in parte disattese - per il futuro vedremo: Intanto c'è poco da stare allegri. Dove sono i fondi per l cultura nel bilancio del Comune?.E, mentre la Giovanna e Marino, Ignazio, trasferiscono la cultura d'inverno, in periferia, al centro città ed ai suoi abitanti, s'è fatto sapere che l'estate sarà più dura dell'inverno. Soldi non ce ne sono, e bisogna che tutte le associazioni, oggi riunite sotto l'etichetta 'i festival di Roma' , animata alla combattiva Carmen Pignataro de 'I solisti del teatro', attive nell'estate romana, i soldi se li procurino da soli. Al 'pubblico'- inteso come istituzione, Comune nel caso specifico - dell'Estate romana non fotte più nulla e perciò quest'estate si chiude tutto baracca e burattini. e così la 'missione' della Giovanna e di Sinibaldi, sotto la protezione del Marino in bicicletta, è chiara ed ora si compie.
La protesta si legge più sui giornali - ANCHE REPUBBLICA NEGLI ULTIMI TEMPI è STATA GIUSTAMENTE SEVERA CON MARINO, a firma Giuseppe Cerasa, capo della cronaca - che nei movimenti di opinione e nello stesso PD, al quale questo settore, nelle priorità di governo, è diventato l'ultimo o il penultimo.
ULTIMISSIME. IN NOTTATA NEL BILANCIO DEL COMUNE DI ROMA SONO APPARSI 2 MILIONI PER L'ESTATE ROMANA. SEMPRE SUL FILO DEL RASOIO, SEMPRE ALL'ULTIMO MINUTO. E' BUONA AMMINISTRAZIONE?
Per agitare le acque 'del nulla che fa rumore', Pereira ha annunciato che nella prossima stagione farà un 'Elisir d'amore' a Malpensa, cioè senza palcoscenico. Gli strumentisti in piedi e i cantanti che si muovono fra biglietterie, sale d'aspetto, salsamenterie e gioiellerie, porteranno al popolo che non ne vuol sentire parlare, l'opera di Donizetti. Chi gliel'ha chiesta? Il grande sovrintendente sa già che quelli che restano a terra per scioperi aerei, d'ora in avanti, potranno usufruire dell'opera di Donizetti senza pagare il biglietto e per ingannare l'attesa del nuovo volo.
Assai furbamente all'Argentina è arrivato il direttore di Radio 3, Sinibaldi, uno di quelli cui la sinistra anche più combattiva non può dire di no, anche in casi estremi; e così Marino ( non il sindaco ma Sinibaldi) e Giovanna, alla cultura a Roma stanno rompendo le ossa o spezzando la schiena, come si dice.
Si sono visti all'opera i due prima nel Caso Valle - ' i problemi sono a monte non al Valle', scrivevano ironici gli occupanti dello storico teatro - fatto sloggiare senza troppe proteste, con promesse in parte disattese - per il futuro vedremo: Intanto c'è poco da stare allegri. Dove sono i fondi per l cultura nel bilancio del Comune?.E, mentre la Giovanna e Marino, Ignazio, trasferiscono la cultura d'inverno, in periferia, al centro città ed ai suoi abitanti, s'è fatto sapere che l'estate sarà più dura dell'inverno. Soldi non ce ne sono, e bisogna che tutte le associazioni, oggi riunite sotto l'etichetta 'i festival di Roma' , animata alla combattiva Carmen Pignataro de 'I solisti del teatro', attive nell'estate romana, i soldi se li procurino da soli. Al 'pubblico'- inteso come istituzione, Comune nel caso specifico - dell'Estate romana non fotte più nulla e perciò quest'estate si chiude tutto baracca e burattini. e così la 'missione' della Giovanna e di Sinibaldi, sotto la protezione del Marino in bicicletta, è chiara ed ora si compie.
La protesta si legge più sui giornali - ANCHE REPUBBLICA NEGLI ULTIMI TEMPI è STATA GIUSTAMENTE SEVERA CON MARINO, a firma Giuseppe Cerasa, capo della cronaca - che nei movimenti di opinione e nello stesso PD, al quale questo settore, nelle priorità di governo, è diventato l'ultimo o il penultimo.
ULTIMISSIME. IN NOTTATA NEL BILANCIO DEL COMUNE DI ROMA SONO APPARSI 2 MILIONI PER L'ESTATE ROMANA. SEMPRE SUL FILO DEL RASOIO, SEMPRE ALL'ULTIMO MINUTO. E' BUONA AMMINISTRAZIONE?
Per agitare le acque 'del nulla che fa rumore', Pereira ha annunciato che nella prossima stagione farà un 'Elisir d'amore' a Malpensa, cioè senza palcoscenico. Gli strumentisti in piedi e i cantanti che si muovono fra biglietterie, sale d'aspetto, salsamenterie e gioiellerie, porteranno al popolo che non ne vuol sentire parlare, l'opera di Donizetti. Chi gliel'ha chiesta? Il grande sovrintendente sa già che quelli che restano a terra per scioperi aerei, d'ora in avanti, potranno usufruire dell'opera di Donizetti senza pagare il biglietto e per ingannare l'attesa del nuovo volo.
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lunedì 11 agosto 2014
Il Teatro Valle sgomberato. Una mattina d'agosto in giro per Roma. Ascoltando Stalteri a Radio 3
Cominciamo dal viaggio in macchina, quando, accendendo la radio ( Radio3) ci imbattiamo nel divino parlatore Arturo Stalteri che, solo un miracolo del cielo tiene ancora a quei microfoni, e al quale noi concediamo ora un momento di celebrità, citandolo. Due chicche almeno da segnalargli. A proposito di una raccolta di CD dedicata alle interpretazioni di Karajan, testualmente: "vi sono registrazioni vecchie, ma anche più recenti, fino a prima della morte di Karajan, naturalmente" e proseguendo:"Karajan con quel suo suono sempre ambizioso". Se Stalteri comprendesse il senso di quell'aggettivo, ne saremmo felici, perchè quell'aggettivo a suo modo è fascinoso; invece, non rappresenta che una delle tante idiozie che quotidianamente gli escono dalla bocca, nelle lunghe mattinate a Radio 3.
Poi ci dirigiamo al Valle, passando davanti al Museo Napoleonico- dove c'è un signore che pulisce i vetri, una rarità da archeologia a Roma- e per Piazza Navona, finalmente tranquilla, affollata, con ristsranti e bar che hanno tirato i tavolini sui marciapiedi. Ma la meraviglia maggiore ci viene nel vedere polizia municipale e polizia di stato ed anche carabinieri, che presidiano la piazza per la tranquillità dei turisti. O perchè devono multare i fautori di 'tavolino selvaggio'? Noi osiamo pensare che resteranno lì a protezione dei turisti, anche quando i tavolini non scenderanno dai marciapiedi.
Davanti al Valle c'è un pò di gente, occupanti, che si preparano all'atto ufficiale della consegna del teatro all'Assessore Marinelli - De Andrè le ha dedicato una canzone: 'Questa di Marinelli è la storia vera... il seguito si può leggere in rete. Ci sono tre macchine della polizia in borghese che stazionano davanti al teatro, ma poi vista la loro inutilità perchè l'atmosfera è abbastanza tranquilla - decidono di andare a lavorare altrove, dove forse c'è più bisogno, senza aspettare che giunga l'ora della convocata conferenza stampa degli (ex) occupanti. I quali accompagnano il funzionario del Comune a fare un giro per il teatro ed i locali adiacenti per verificare che viene consegnato - momentaneamente - al Comune, in condizioni buone, senza cioè che ci siano segni visibili dell'occupazione. La visita però deve essere fatta alla luce delle lampade di fotografie televisioni, perchè l'Acea stamattina ha tagliato la corrente. Questo gesto che pacifico non è, mette pensiero agli occupanti i quali temono che verificandosi, anche per l'assenza della luce elettrica, qualche incidente, che danneggi il Teatro, se ne dia la colpa a loro.
L'Assessore Marinelli, quella della canzone di De Andrè, chiama telefono il suo funzionario che la rassicura, dopo la visita al teatro, che tutto è a posto e che sta per iniziare l'annunciata conferenza stampa, nel corso della quale il portavoce del teatro occupato, legge un lungo documento che sintetizza il senso dei tre anni di 'Teatro Valle Bene comune' e ribadisce che il dialogo con il Teatro di Roma è appena iniziato, ed è quindi lungi dall'essere concluso, il che vuol dire che non demorderanno, finchè non avranno assicurazione, e in tempi brevi - della riapertura del teatro per il proseguimento della loro esperienza in accordo con il teatro di Roma, i cui vertici, naturalmente, sono assenti, almeno Sinbaldi non c'è.
Un breve attimo di tensione si ha quando sulla soglia del teatro gli occupanti riconoscono una persona vestita di tutto punto, che è il direttore/gestore del bar del teatro, prima dell'occupazione. Uno degli occupanti lo invita ad allontanarsi, spiegherà poi la ragione principale: ha portato via dal teatro un bancone del '700 che ora sta nel ristorante di sua moglie. Vero o falso che sia, lo riportiamo.
Due scritte ci hanno colpito fra le tante inventate al Valle:'Teatro Valle: sotto marino, sotto sgombero'; ' Teatro Valle: Il problema è a monte, non al Valle'.
P.S. Dalla televisione abbiamo appreso ('visto') che gli ex occupanti, 'ex' del tutto non sono ancora. Fuori del teatro hanno montato una impalcatura metallica ed anche un palco rudimentale, una sorta di tribuna; loro al Valle vogliono continuare a restarci, nel foyer e fuori perchè vogliono da vicino controllare il procedere dei lavori ed i tempi della conclusione; e, da questa posizione, continuare le trattative con il Teatro di Roma, per il timore che una volta fuori tutte le promesse di Marinelli/Sinibaldi, come quelle elettorali, finiscano a puttane.
Poi ci dirigiamo al Valle, passando davanti al Museo Napoleonico- dove c'è un signore che pulisce i vetri, una rarità da archeologia a Roma- e per Piazza Navona, finalmente tranquilla, affollata, con ristsranti e bar che hanno tirato i tavolini sui marciapiedi. Ma la meraviglia maggiore ci viene nel vedere polizia municipale e polizia di stato ed anche carabinieri, che presidiano la piazza per la tranquillità dei turisti. O perchè devono multare i fautori di 'tavolino selvaggio'? Noi osiamo pensare che resteranno lì a protezione dei turisti, anche quando i tavolini non scenderanno dai marciapiedi.
Davanti al Valle c'è un pò di gente, occupanti, che si preparano all'atto ufficiale della consegna del teatro all'Assessore Marinelli - De Andrè le ha dedicato una canzone: 'Questa di Marinelli è la storia vera... il seguito si può leggere in rete. Ci sono tre macchine della polizia in borghese che stazionano davanti al teatro, ma poi vista la loro inutilità perchè l'atmosfera è abbastanza tranquilla - decidono di andare a lavorare altrove, dove forse c'è più bisogno, senza aspettare che giunga l'ora della convocata conferenza stampa degli (ex) occupanti. I quali accompagnano il funzionario del Comune a fare un giro per il teatro ed i locali adiacenti per verificare che viene consegnato - momentaneamente - al Comune, in condizioni buone, senza cioè che ci siano segni visibili dell'occupazione. La visita però deve essere fatta alla luce delle lampade di fotografie televisioni, perchè l'Acea stamattina ha tagliato la corrente. Questo gesto che pacifico non è, mette pensiero agli occupanti i quali temono che verificandosi, anche per l'assenza della luce elettrica, qualche incidente, che danneggi il Teatro, se ne dia la colpa a loro.
L'Assessore Marinelli, quella della canzone di De Andrè, chiama telefono il suo funzionario che la rassicura, dopo la visita al teatro, che tutto è a posto e che sta per iniziare l'annunciata conferenza stampa, nel corso della quale il portavoce del teatro occupato, legge un lungo documento che sintetizza il senso dei tre anni di 'Teatro Valle Bene comune' e ribadisce che il dialogo con il Teatro di Roma è appena iniziato, ed è quindi lungi dall'essere concluso, il che vuol dire che non demorderanno, finchè non avranno assicurazione, e in tempi brevi - della riapertura del teatro per il proseguimento della loro esperienza in accordo con il teatro di Roma, i cui vertici, naturalmente, sono assenti, almeno Sinbaldi non c'è.
Un breve attimo di tensione si ha quando sulla soglia del teatro gli occupanti riconoscono una persona vestita di tutto punto, che è il direttore/gestore del bar del teatro, prima dell'occupazione. Uno degli occupanti lo invita ad allontanarsi, spiegherà poi la ragione principale: ha portato via dal teatro un bancone del '700 che ora sta nel ristorante di sua moglie. Vero o falso che sia, lo riportiamo.
Due scritte ci hanno colpito fra le tante inventate al Valle:'Teatro Valle: sotto marino, sotto sgombero'; ' Teatro Valle: Il problema è a monte, non al Valle'.
P.S. Dalla televisione abbiamo appreso ('visto') che gli ex occupanti, 'ex' del tutto non sono ancora. Fuori del teatro hanno montato una impalcatura metallica ed anche un palco rudimentale, una sorta di tribuna; loro al Valle vogliono continuare a restarci, nel foyer e fuori perchè vogliono da vicino controllare il procedere dei lavori ed i tempi della conclusione; e, da questa posizione, continuare le trattative con il Teatro di Roma, per il timore che una volta fuori tutte le promesse di Marinelli/Sinibaldi, come quelle elettorali, finiscano a puttane.
sabato 2 agosto 2014
Un'offerta che i 'valliani' non potevano rifiutare
Non è detta l'ultima parola. Intanto parliamone, dicono gli occupanti del Valle che hanno fatto sapere che loro lasceranno il teatro, ma non il 1 agosto come richiesto dalla Marinelli assessora, bensì il 10, dopo la proposta fatta dall'Assessora e dalla dirigenza del Teatro di Roma (Argentina), sotto il cui ombrello dovrebbero ripararsi e continuare ad agire. Una proposta che non potevano rifiutare. Sinibaldi, presidente del Teatro di Roma e direttore di Radio 3 esprime naturalmente soddisfazione per la parola fine posta all'illegalità nella quale era nata e cresciuta la Fondazione 'Teatro Valle bene comune', che aveva trovato nel tempo anche illustri sostenitori.
Come avrebbero potuto gli occupanti rifiutare la collaborazione di Sinibaldi, direttore di una radio che al Valle ha offerto spazio e voce e senza la quale, in futuro ed in diversa situazione, la loro esperienza perderebbe una vetrina prestigiosa come quella radiofonica? Per la seconda volta il peso di una radio incide sulle sorti del teatro italiano - uno dei tanti settori in cui esercita la sua influenza; la prima quando aveva privilegiato la candidatura di Sinibaldi alla presidenza del Teatro di Roma. E già. Da molti anni a questa parte, Radio 3, e non solo in campo teatrale, invece di dare voce a quanto di creativo e pensante produce il nostro paese, ha preferito invadere, forte del suo strapotere mediatico, l'Italia, imponendo manifestazioni che ovviamente hanno fatto terra bruciata intorno, di qualunque concorrente, anche valido. Pensiamo a 'LiberiLibri' a Roma, di cui lo stesso Sinibaldi che si porta appresso la radio, è direttore, ai vari festival che organizza sul Lago maggiore e in Basilicata(Matera), ai Concerti del Quirinale, e quelli, di un tempo, a Palazzo Venezia ed altre mille cose che adesso non ci vengono a mente. Il pericolo di tale operazione spericolata di Radio 3 è quello di restringere enormemente gli spazi di espressione di qualsiasi individualità sia 'fuori' del perimetro ideologico e di gruppo dell'emittente radiofonica statale. Non è un bene, perchè si autorizza da infiniti più soggetti di quelli aiutati, che la radio governi il settore culturale in Italia. Anzi è tremendo, pur riconoscendo alla emittente radiofonica statale innegabili meriti. Troppo, per ciò che perdiamo.
Come avrebbero potuto gli occupanti rifiutare la collaborazione di Sinibaldi, direttore di una radio che al Valle ha offerto spazio e voce e senza la quale, in futuro ed in diversa situazione, la loro esperienza perderebbe una vetrina prestigiosa come quella radiofonica? Per la seconda volta il peso di una radio incide sulle sorti del teatro italiano - uno dei tanti settori in cui esercita la sua influenza; la prima quando aveva privilegiato la candidatura di Sinibaldi alla presidenza del Teatro di Roma. E già. Da molti anni a questa parte, Radio 3, e non solo in campo teatrale, invece di dare voce a quanto di creativo e pensante produce il nostro paese, ha preferito invadere, forte del suo strapotere mediatico, l'Italia, imponendo manifestazioni che ovviamente hanno fatto terra bruciata intorno, di qualunque concorrente, anche valido. Pensiamo a 'LiberiLibri' a Roma, di cui lo stesso Sinibaldi che si porta appresso la radio, è direttore, ai vari festival che organizza sul Lago maggiore e in Basilicata(Matera), ai Concerti del Quirinale, e quelli, di un tempo, a Palazzo Venezia ed altre mille cose che adesso non ci vengono a mente. Il pericolo di tale operazione spericolata di Radio 3 è quello di restringere enormemente gli spazi di espressione di qualsiasi individualità sia 'fuori' del perimetro ideologico e di gruppo dell'emittente radiofonica statale. Non è un bene, perchè si autorizza da infiniti più soggetti di quelli aiutati, che la radio governi il settore culturale in Italia. Anzi è tremendo, pur riconoscendo alla emittente radiofonica statale innegabili meriti. Troppo, per ciò che perdiamo.
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mercoledì 30 luglio 2014
Per fortuna che c'è Marino sindaco
Contrordine , il clima di guerra all'interno dei teatri romani non s'è dissolto, come ci avevano fatto intendere alcuni fatti dei giorni scorsi. Affatto. All'Opera i sindacati degli scioperanti, sia quelli che alla fine hanno firmato che quelli irriducibili - letteralmente 'una pulce' che vuol farsi sentire dalla maggioranza - hanno semplicemente rimandato la ripresa delle ostilità, a dopo che il piano industriale sarà approvato ( ?) e a settembre quando con Marino e Fuortes verrà discussa la pianta organica del teatro. Ora regna una pace finta e surreale, con la promessa (minaccia) che i fucili hanno sempre i colpi in canna. E loro se non soddisfatti daranno fuoco alle armi. Alla ripresa autunnale. In vacanza ci vanno tutti, scioperanti compresi.
Il ruolo di Marino nella soluzione di questa crisi è stato fondamentale, come abbiamo capito dai ringraziamenti che ha rivolto al consiglio di amministrazione che in questi giorni drammatici si è espresso più d'una volta con posizione decisa e passione, per la soluzione del caso. Ed anche quando ha annunciato che 'dall'autunno il melodramma sarà diffuso nelle periferie', da considerarsi a tutti gli effetti l'annuncio del secolo, anche se non abbiamo capito cosa volesse dire e che necessità avrebbero le periferie della diffusione nei loro territori del melodramma.
Ma dove il ruolo di Marino è stato decisivo su tutta la linea è nella storia del Teatro Valle, una sorta di porto franco dell'arte, pagata dagli altri, esterni. Occupato ormai da tre anni, in totale anarchia, nonostante la bontà dei progetti, con le spese di gestione che se li accolla il Comune, prima l'interventista Alemanno che però si è rannicchiato sotto la sua scrivania al Campidoglio ed ha gridato a chi lo cercava: ' qui comando io e sto dove mi pare; al Valle no, non ci vado, mi menano!', e poi Marino che da mesi promette una soluzione senza che questa arrivi mai, perchè anche quella di oggi, e cioè che entro domani il Valle deve essere liberato per lavori urgenti (o per sfrattare gli occupanti?), nonostante la mediazione degli amici Marinelli-Sinibaldi-Calbi, è stata respinta: "noi di qui non ce ne andremo, se vogliono facciano venire la polizia a prenderci, ci dovranno portar via dal palcoscenico". Dunque anche qui Marino ha fatto cilecca. Non gliene va bene una, perchè anche nel caso del Teatro Eliseo ( terzo caso non risolto, ma rimandato a settembre) chi ci è andato è stato Franceschini ed anche la Marinelli, Marino no.
Finalmente, invece, una buona notizia per Marino, che viene dal matrimonio di Franceschini con la Di Biase, presidente della commissione cultura del Campidoglio. Il ministero, ha detto Franceschini, entrerà nel Festival del Cinema di Roma, purchè resti una festa popolare e presti attenzione alle periferie'. Daje, ma quella delle periferie è una fissa! E solo su questa fissa ministro e sindaco, mediati dalla Di Biase, si trovano d'accordo. Inneggiamo ad un matrimonio fra persone per il bene del paese.
Il ruolo di Marino nella soluzione di questa crisi è stato fondamentale, come abbiamo capito dai ringraziamenti che ha rivolto al consiglio di amministrazione che in questi giorni drammatici si è espresso più d'una volta con posizione decisa e passione, per la soluzione del caso. Ed anche quando ha annunciato che 'dall'autunno il melodramma sarà diffuso nelle periferie', da considerarsi a tutti gli effetti l'annuncio del secolo, anche se non abbiamo capito cosa volesse dire e che necessità avrebbero le periferie della diffusione nei loro territori del melodramma.
Ma dove il ruolo di Marino è stato decisivo su tutta la linea è nella storia del Teatro Valle, una sorta di porto franco dell'arte, pagata dagli altri, esterni. Occupato ormai da tre anni, in totale anarchia, nonostante la bontà dei progetti, con le spese di gestione che se li accolla il Comune, prima l'interventista Alemanno che però si è rannicchiato sotto la sua scrivania al Campidoglio ed ha gridato a chi lo cercava: ' qui comando io e sto dove mi pare; al Valle no, non ci vado, mi menano!', e poi Marino che da mesi promette una soluzione senza che questa arrivi mai, perchè anche quella di oggi, e cioè che entro domani il Valle deve essere liberato per lavori urgenti (o per sfrattare gli occupanti?), nonostante la mediazione degli amici Marinelli-Sinibaldi-Calbi, è stata respinta: "noi di qui non ce ne andremo, se vogliono facciano venire la polizia a prenderci, ci dovranno portar via dal palcoscenico". Dunque anche qui Marino ha fatto cilecca. Non gliene va bene una, perchè anche nel caso del Teatro Eliseo ( terzo caso non risolto, ma rimandato a settembre) chi ci è andato è stato Franceschini ed anche la Marinelli, Marino no.
Finalmente, invece, una buona notizia per Marino, che viene dal matrimonio di Franceschini con la Di Biase, presidente della commissione cultura del Campidoglio. Il ministero, ha detto Franceschini, entrerà nel Festival del Cinema di Roma, purchè resti una festa popolare e presti attenzione alle periferie'. Daje, ma quella delle periferie è una fissa! E solo su questa fissa ministro e sindaco, mediati dalla Di Biase, si trovano d'accordo. Inneggiamo ad un matrimonio fra persone per il bene del paese.
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mercoledì 15 gennaio 2014
Letto sulla stampa:15 gennaio 2014.Brutte e belle notizie
Cominciamo dalle buone notizie, son poche in verità, ma vale la pena segnalarle.
Innanzitutto da quella che riguarda Lucia Ronchetti, la compositrice oggi sulla cresta dell'onda internazionale, che è stata chiamata a far parte della giuria che sceglierà i prossimi 'Prix de Rome' , e cioè i 'pensionnaires' di Villa Medici a Roma, fra i numerosi candidati nei vari settori dell'arte. In giuria siede anche l'attrice e produttrice cinematografica che vive una storia sentimentale con il presidente Hollande, ma anche questa è una buona notizia.( Contrordine dell'ultim'ora: l'attrice è stata esclusa dalla giuria, per intervento diretto della ministra di origini italiane, Filippetti. Uno schiaffo al direttore dell'Accademia di Francia a Roma che l'avrebbe scelta? O forse troppo poco autorevole - altro schiaffo al direttore di Villa Medici - per far parte della prestigiosa giuria?)
La seconda buona notizia- che era già sui giornali di ieri- è la nomina di Marino Sinibaldi a presidente del consiglio di amministrazione del Teatro di Roma, dopo che Borgna si era sfilato per via delle numerose ed ingiuste critiche incrociate. Sinibaldi, direttore di Radio 3, viene dallo stesso ente dal quale veniva il suo predecessore, Scaglia, cioè dalla Rai. Scaglia scrittore, Sinibaldi animatore culturale fra i più vivaci ed impegnati. A testimoniare che oggi sono i mezzi di grande comunicazione a mettere i vetrina i protagonisti della società; se non si appartiene ai media, addio sogni. Solo che...solo che... Sinibaldi dovrebbe , a nostro modestissimo parere, dimettersi da Radio 3, come dovrebbero fare altri dirigenti Rai che occupano poltrone di responsabilità anche fuori dell'azienda. Gubitosi che fa, si gira dall'altra parte per non vedere?
Ed ora - finalmente! direbbero i maligni- veniamo a quelle cattive.
Alfano e non solo lui, perchè è in compagnia di Brunetta, il moralizzatore, e Masi, il macho ex direttore generale Rai, compaiono fra gli affittuari di Ligresti, a roma, in via delle Tre madonne ai parioli, una viuzza che non gli daresti due lire, ma molto molto chic e con case extralusso. La casa di Alfano è di appena 220 mq. Non sappiamo se lui e Brunetta e Masi - che sicuramente saranno a loro volta in compagnia di altri - pagassero affitti di favore, ma c'è da dubitare che i tre, nei propri ambiti, alla bisogna non abbiano mostrato riconoscenza al proprietario delle loro povere magioni romane?
E Nunzia? la signora Di Girolamo, campana, con la sua cricca? Ci ha colpiti leggere che avrebbe dirottato parte dei finanziamenti europei destinati ad alleviare i portatori di handicap da Benevento ad un'altra provincia dove alloggerebbe il suo stato maggiore. Questo leggiamo sui giornali; vero o non vero, a noi questa notizia fa venire lo schifo.
L'Aquila. L'Università, dopo lo scandalo che ha investito anche la giunta comunale - sono tutti innocenti!!!, cosi dicono - con le dimissione del sindaco, ha fatto una proposta, mettendosi a disposizione con un comitato di saggi che potrebbe dare una mano nell'individuare la strada da percorrere per una svolta nella ricostruzione. Apriti cielo! chi si rifa viva? La Pezzopane, indignata, perchè si sente espropriata dei suoi compiti di amministratore pubblico che ritiene di aver svolto compiutamente anche in relazione alla ricostruzione che purtroppo langue nella maggior parte della città. La stessa Pezzopane che si era indignata allorchè, secondo lei ingiustamente, la commissione europea preposta alle candidature per le 'Capitali della cultura' del 2019, aveva escluso L'Aquila. già per la semplice ragione che non si può candidare una 'città fantasma'. E non , come sosteneva l'assessore/parlamentare, per la 'cattiva stampa'.
La motivazione 'cattiva stampa' ci riguarda anche un pò.
Per otto anni abbiamo diretto un bimestrale di musica, edito dal Conservatorio aquilano, MUSIC@, che sì è guadagnato una certa fama per l'originalità e qualità dei contenuti. La nostra critica ha offerto l'alibi al nuovo direttore del Conservatorio, che di nome fa Piermarini, per vietare la pubblicazione dell'ultimo numero di Music@ affidato alla nostra direzione. L'alibi consiste nel fatto che - secondo la vulgata di una delle 'menti' del conservatorio aquilano - la nostra critica avrebbe inficiato i buoni rapporti che il conservatorio sta instaurando con gli amministratori aquilani. Si tratta ovviamente di un alibi nelle mani di una direzione che non sa cosa sia la cultura e per questo la calpesta e la mette all'indice.
Innanzitutto da quella che riguarda Lucia Ronchetti, la compositrice oggi sulla cresta dell'onda internazionale, che è stata chiamata a far parte della giuria che sceglierà i prossimi 'Prix de Rome' , e cioè i 'pensionnaires' di Villa Medici a Roma, fra i numerosi candidati nei vari settori dell'arte. In giuria siede anche l'attrice e produttrice cinematografica che vive una storia sentimentale con il presidente Hollande, ma anche questa è una buona notizia.( Contrordine dell'ultim'ora: l'attrice è stata esclusa dalla giuria, per intervento diretto della ministra di origini italiane, Filippetti. Uno schiaffo al direttore dell'Accademia di Francia a Roma che l'avrebbe scelta? O forse troppo poco autorevole - altro schiaffo al direttore di Villa Medici - per far parte della prestigiosa giuria?)
La seconda buona notizia- che era già sui giornali di ieri- è la nomina di Marino Sinibaldi a presidente del consiglio di amministrazione del Teatro di Roma, dopo che Borgna si era sfilato per via delle numerose ed ingiuste critiche incrociate. Sinibaldi, direttore di Radio 3, viene dallo stesso ente dal quale veniva il suo predecessore, Scaglia, cioè dalla Rai. Scaglia scrittore, Sinibaldi animatore culturale fra i più vivaci ed impegnati. A testimoniare che oggi sono i mezzi di grande comunicazione a mettere i vetrina i protagonisti della società; se non si appartiene ai media, addio sogni. Solo che...solo che... Sinibaldi dovrebbe , a nostro modestissimo parere, dimettersi da Radio 3, come dovrebbero fare altri dirigenti Rai che occupano poltrone di responsabilità anche fuori dell'azienda. Gubitosi che fa, si gira dall'altra parte per non vedere?
Ed ora - finalmente! direbbero i maligni- veniamo a quelle cattive.
Alfano e non solo lui, perchè è in compagnia di Brunetta, il moralizzatore, e Masi, il macho ex direttore generale Rai, compaiono fra gli affittuari di Ligresti, a roma, in via delle Tre madonne ai parioli, una viuzza che non gli daresti due lire, ma molto molto chic e con case extralusso. La casa di Alfano è di appena 220 mq. Non sappiamo se lui e Brunetta e Masi - che sicuramente saranno a loro volta in compagnia di altri - pagassero affitti di favore, ma c'è da dubitare che i tre, nei propri ambiti, alla bisogna non abbiano mostrato riconoscenza al proprietario delle loro povere magioni romane?
E Nunzia? la signora Di Girolamo, campana, con la sua cricca? Ci ha colpiti leggere che avrebbe dirottato parte dei finanziamenti europei destinati ad alleviare i portatori di handicap da Benevento ad un'altra provincia dove alloggerebbe il suo stato maggiore. Questo leggiamo sui giornali; vero o non vero, a noi questa notizia fa venire lo schifo.
L'Aquila. L'Università, dopo lo scandalo che ha investito anche la giunta comunale - sono tutti innocenti!!!, cosi dicono - con le dimissione del sindaco, ha fatto una proposta, mettendosi a disposizione con un comitato di saggi che potrebbe dare una mano nell'individuare la strada da percorrere per una svolta nella ricostruzione. Apriti cielo! chi si rifa viva? La Pezzopane, indignata, perchè si sente espropriata dei suoi compiti di amministratore pubblico che ritiene di aver svolto compiutamente anche in relazione alla ricostruzione che purtroppo langue nella maggior parte della città. La stessa Pezzopane che si era indignata allorchè, secondo lei ingiustamente, la commissione europea preposta alle candidature per le 'Capitali della cultura' del 2019, aveva escluso L'Aquila. già per la semplice ragione che non si può candidare una 'città fantasma'. E non , come sosteneva l'assessore/parlamentare, per la 'cattiva stampa'.
La motivazione 'cattiva stampa' ci riguarda anche un pò.
Per otto anni abbiamo diretto un bimestrale di musica, edito dal Conservatorio aquilano, MUSIC@, che sì è guadagnato una certa fama per l'originalità e qualità dei contenuti. La nostra critica ha offerto l'alibi al nuovo direttore del Conservatorio, che di nome fa Piermarini, per vietare la pubblicazione dell'ultimo numero di Music@ affidato alla nostra direzione. L'alibi consiste nel fatto che - secondo la vulgata di una delle 'menti' del conservatorio aquilano - la nostra critica avrebbe inficiato i buoni rapporti che il conservatorio sta instaurando con gli amministratori aquilani. Si tratta ovviamente di un alibi nelle mani di una direzione che non sa cosa sia la cultura e per questo la calpesta e la mette all'indice.
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