giovedì 18 giugno 2026

Trump: critici stupidi. Vance: Israele ammonito ( da Corriere della Sera, di Viviana Mazza)

 

Trump contro i critici: «Cattivi e stupidi, guardate i prezzi». E Vance attacca Israele
Trump contro i critici: «Cattivi e stupidi, guardate i prezzi». E Vance attacca Israele

 

 Donald Trump ha diffuso su Truth ieri un messaggio di papa Leone, che definiva il memorandum di intesa con l’Iran «il risultato incoraggiante del paziente lavoro di dialogo e negoziato». Il presidente ha ritwittato insomma le parole di speranza del Pontefice con cui si era scontrato nei mesi di guerra, mentre è dai critici in patria, alcuni nel suo stesso partito, che si deve difendere. Ci sono fazioni diverse tra i sostenitori del presidente: i «falchi», che hanno voluto la guerra e volevano continuare la pressione sul regime, e i paladini dell’«America First», che speravano in una fine rapida del conflitto per rispondere ai problemi economici della gente. Tanti repubblicani al Congresso credono che la loro rielezione a novembre dipenderà proprio dai prezzi della benzina e di altri beni.

Tornato a Washington dal G7 in Francia alle 4 del mattino, un’ora e mezzo dopo il presidente scriveva su X: «Questi sciocchi che pensano che non sono stato abbastanza duro con l’Iran, quando il Mercato ha già Toccato UN RECORD IN SALITA e i prezzi del Petrolio stanno “crollando”, sono gelosi, cattivi o stupidi». Poco dopo, aggiungeva: «Il petrolio scorre, l’Iran non potrà mai avere un’arma nucleare (il mondo sarà al sicuro!), le Borse ruggiscono, l’occupazione è da record, i prezzi scendono (il costo della vita!), il nostro Paese è forte, sicuro e rispettato come mai prima. “Prego!”».

È stato affidato a JD Vance il compito di «vendere» e difendere il memorandum. L’ambizioso vicepresidente 41enne era tra i più scettici sull’intervento e ha guidato i negoziati con l’Iran. Questo porta dei rischi, visto che quasi sicuramente correrà nelle presidenziali del 2028. Trump ha scherzato che, se l’accordo va bene, si prenderà lui il merito, mentre se va male darà a Vance la colpa. Ieri il vicepresidente ha ripetuto che, a parte le deroghe immediate sulla vendita del petrolio, gli altri benefici economici saranno legati al rispetto degli impegni da parte dell’Iran su aspetti come le ispezioni e l’eliminazione dell’uranio arricchito. Vance ha sottolineato che il prezzo della benzina sia già sceso sotto i 4 dollari al gallone. E ha lanciato un monito durissimo ai ministri di Netanyahu critici del memorandum: «Se fossi nel governo israeliano non attaccherei Donald J. Trump, l’unico capo di stato nel mondo intero che simpatizza con lo Stato di Israele in questo momento». E ancora: «Negli ultimi tre mesi, due terzi delle armi difensive che hanno protetto la vostra patria sono fatte con mani americane e pagate dai contribuenti americani». Trump e Vance hanno descritto aspetti della tregua relativi al programma nucleare che non appaiono nel memorandum; il vicepresidente ha detto che i negoziati includono spesso «accordi da gentiluomini», alcuni scritti ma non pubblici. Ma ha precisato: «Le parole non contano, quel che conta è la verifica».

Alcune delle critiche più dure vengono da repubblicani spinti ai margini da Trump: i senatori Cassidy della Louisiana («Reagan si starà rivoltando nella tomba»), Tillis della North Carolina, l’ex deputata Marjorie Taylor Greene. Ma anche il New York Post scrive: «Trump ha devastato l’Iran, ora lo colpisce con una BOMBA D’AMORE». Il presidente precisa: «Non c’è un pagamento di 300 miliardi di dollari all’Iran dagli Stati Uniti. Fake news». Il fondo per la ricostruzione verrà finanziato dal Golfo, ma è un tema sensibile: Trump che criticò Obama per aver trasferito 1,7 miliardi di dollari all’Iran con l’accordo del 2015. Secondo il repubblicano Roger Wicker, capo della Commissione Forze Armate al Senato, «anche se non è finanziato dai contribuenti, fa sembrare una miseria il pagamento di Obama». Invece Lindsey Graham, senatore falco della South Carolina, redarguito da Trump per il suo scetticismo («Dovrò parlargli, sarà in grossi guai») ha cambiato tono. Ora dice che vale la pena di tentare l’accordo con l’Iran.

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