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sabato 8 aprile 2017

ATAC della vergogna. Ancora sullo schifo della pensilina installata all'altezza del civico 905 di via nomentana a roma

Torno ancora sulla pensilina che hanno finito  di installare ieri, dopo una settimana di lavoro, senza che ce ne fosse bisogno alcuno, perchè alla fermata in questione ( all'altezza del civico 905 di Via Nomentana) non ho mia visto più di due o tre persone attendere l'autobus. E ci torno perché ce l'ho proprio sotto casa. Mi sarei offerto di offrire un più comodo divano di casa mia a chi attendeva l'autobus per un tempo  enorme, pur di non vedere questo inutile sgorbio sotto casa.
 Questa mattina sono tornato a riguardare la pensilina dello scandalo. Ed ho notato - e come me l'ha notato quel cittadino che attendeva l'autobus - che la pensilina offre posti a sedere in numero di 2. Ma non una panca bensì una striscia metallica larga 10 cm e lunga 70-80, sulla quale possono appoggiare una fetta di culo non più di due persone contemporaneamente. Ma non la appoggeranno mai fino a quando l'ATAC ed il servizio di disinfestazione non provvederanno a pulirla e disinfettarla. Perché sia il cosiddetto sedile che l'intera struttura della pensilina sono lerci - ZOZZI, si dice a Roma - ed hanno bisogno di essere puliti  'a fondo', sgrassati e disinfettati, prima che qualcuno vi si possa riparare ed appoggiare o poggiare  il culo su quel sedile, cosiddetto.
Qui l'unica cosa che si vede fatta bene è l'asfalto, fatto alla vigilia del Giubileo. Solo l'asfalto è ancora integro, dal piazza Sempione al Raccordo. Ma non si azzardi la sindaca ad attribuirsene il merito, lei ha solo il merito delle buche rattoppate dai cittadini; quell'asfalto fu fatto con i soldi del Giubileo e sotto l'amministrazione del Commissario Tronca.
 Chi ha visto la pensilina è sicuro che mai e poi mai quei zozzoni dell'ATAC o dell'AMA verrano mai  a disinfettarlo e pulirlo.

P.S. E invece  no. Dopo qualche giorno dalla posa in opera delle pensilina, è arrivato un operaio specializzato con  detersivi e disinfettanti ed ha ripulito la pensilina che  ora, pur vecchia, ha un aspetto decente. Meno male.

lunedì 6 febbraio 2017

Beppe Grillo, faccia di c...

La penultima capriola l'ha fatta giorni fa Beppe Grillo, blindando tutto il Movimento attorno a Virginia Raggi,  disponendolo in una sorta di cintura di sicurezza e sanitaria, e neutralizzando così gli ormai troppi nemici  anche interni della sindaca, fra i quali andrebbero cercate perfino le 'gole profonde' che avrebbero riferito alla Procura di Roma della 'polizza' di Romeo a favore della sindaca, ma 'a sua insaputa', come hanno poi rivelato durante le ore del lungo interrogatorio in Procura della sindaca, sia L'Espresso che l'organo di stampa del movimento, 'Il fatto quotidiano'.

Ma capriola ancora più spericolata, ultima in ordine di tempo, il capo del Movimento Cinquestelle ha compiuto l'altro ieri attraverso un post del blog, che è diventato, come abbiamo scritto, una sorta di 'Albo pretorio' del sindaco, dei sindaci e di Grillo e dove adesso scrivono anche più volte al giorno ed al quale, per regolamento interno, è d'obbligo affiggere comunicazione di chiamata in giudizio, di avvio di indagini e condanne eventuali. E da dove si presume, verranno comunicato 'urbi et orbi',  le dimissioni di adepti - come si comincia a temere  potrebbe accadere anche alla Raggi e in tempi ristretti, alla viglia dell'interrogatorio di Marra, in carcere; il quale, certamente, non è rimasto contento delle dichiarazioni della sindaca contro di lui, indicandolo come unico responsabile di molte malefatte comunali. 'a sua insaputa', ed intende vendicarsi.

Ora Grillo parlando a nome della sindaca - che comunque in questi ultimi giorni è parsa più loquace, andandosi a difendere sia da Mentana che sul Corriere -  ha fatto sapere che Raggi volta pagina e si dedica alla città.
Intanto ci sono già alcuni milioni pronti per le buche delle strade. Ma prima di ripararle ci sarà la 'mappatura' completa, attraverso droni e telecamere nascoste. Eh sì, perchè per scovarle le buche, ci vuole un agente segreto, tanto sono invisibili ad occhio nudo. Roba che non c'è strada che non ne abbia. E, dove non ve ne sono al  momento, che non si procurino alle prime gocce di pioggia o lavori stradali.
(Vogliamo ricordare alla sindaca ed al suo assessore ai lavori pubblici che un asfalto, quello della Nomentana, nel tratto che va da piazza Sempione fino al Raccordo, realizzato alla viglia del Giubileo, commissario Tronca, è a tutt'oggi perfetto, che vuol dire che si può fare un asfalto che non si rovini ad ogni alitar di vento e cader di pioggia).

 Ma Grillo ha superato se stesso e la decenza quando ha affermato in uno dei suoi manifesti 'pro Raggi' che  i guai nei quali il Movimento ha trovato la Capitale non ha permesso di gettar luce sulle imprese amministrative già compiute dalla sua sindaca. Ben 43 gli obiettivi già raggiunti, in questi sette mesi di non governo.
 Beppe Grillo, ha proprio una faccia di c...omico

lunedì 6 giugno 2016

ELEZIONI AMMINISTRATIVE A ROMA. E se Raggi... Giachetti... Fassina... Meloni e Marchini...

Il primo turno si è appena concluso con un successo -prevedibile - della Raggi ed un secondo posto certamente non scontato di Giachetti, mentre Meloni piange e Fassina  e Marchini devono ripensare al loro futuro, anche prossimo.
 Fra quindici giorni il ballottaggio, che è tutta un'altra partita, con palla al centro, dimenticando i risultati del primo.
  Raggi con il Movimento 5 stelle  ha messo paura, secondo alcuni; è stata la vittima sacrificale del complotto ai suoi stessi danni, secondo altri.
 Giachetti, zitto zitto, pur uscendo da un tunnel che lo stesso PD ha creato sul suo cammino, è riuscito, seppure a poca distanza a lasciarsi alle spalle la sua più temibile concorrente, Giorgia Meloni; mentre con la Raggi, almeno al primo turno, non c'era  nè ci poteva essere storia.
 Adesso nei prossimi quindici giorni che separano dal voto del secondo turno i partiti devono riorganizzarsi e dimostrare la forza reciproca.
 Raggi deve presentare la sua squadra, per non perdere eventualmente tempo dopo, deve illustrare il programma di governo completo, magari con una scansione temporale precisa e chiamare a raccolta anche quelli che al primo turno non l'hanno votata, altrimenti la vittoria è stato come un fuoco di fiamma e niente più.
 Chi pensa che questa vittoria sia stata fatta a tavolino per mostrare i piedi d'argilla del movimento forse ha torto ma evidenzia la paura che serpeggia, dopo l'euforia iniziale, nello stesso Movimento che a Roma si gioca ala faccia, anche quella nazionale. Perchè Roma non è né Parma né Livorno e neppure Pomezia,  cittadine dove, con vicende alterne (positiva almeno a Pomezia ed anche a Parma, a parte i dissidi interni al Movimento, negativa a Livorno ed anche altrove, come in Campania) il Movimento già governa.
Veltroni,  nei rari interventi durante la campagna elettorale, ha messo sull'avviso gli elettori, ammonendoli a non scegliere gli 'apprendisti' amministratori, specie per Roma,città difficilissima e disastrata che forse neppure un miracolo o un Giubileo perpetuo riuscirebbero a rimetter in ordine.
 E' questa la vera incognita che pesa sulla vittoria finale della Raggi, che non è affatto scontata.
 Giachetti, la sua squadra e il programma deve averlo già pronto, stando alle prime dichiarazioni della vigilia elettorale, ora li confermi e ribadisca il suo impegno con elementi concreti. Lui deve far dimenticare chi l'ha preceduto anche del suo stesso partito, un vero disastro che ora qualcuno minimizza addebitando la caduta di Marino a faide interne allo stesso suo partito. No, Marino è stato un vero disastro per tutti, e s'è fatto male anche da solo. Il contrario di Veltroni che non ha sbagliato mai un colpo all'apparenza, ma che forse ha governato poco se è riuscito a imbarcare nel suo gabinetto mascalzoni e ladroni, senza accorgersene, perché ogni giorno più impegnato in inaugurazioni e tagli di nastri per opere pie. Sì Veltroni è stato uno dei migliori sindaci degli ultimi anni, soprattutto a parole, meno nei fatti, tanto da lasciare via libera ad Alemanno che ha proseguito e portato a termine il disastro di Roma.
 Giachetti che speranza ha? Noi crediamo che lui possa farcela. Non è successo già in Austria alle ultime presidenziali, quando il candidato di destra, dato per vincitore assoluto al primo turno ( 'destra' che Raggi naturalmente non è, ma comunque candidata antisistema, come  quello austriaco)  è stato battuto, al secondo turno, dal capo partito dei Verdi?
Giachetti vincerà (forse?) ma deve essere disposto, e non solo perchè glielo ordina il PD o Renzi,  a portare  sulle spalle una croce pesante assai, ma nel salire il suo calvario- ci si perdoni la bestemmia! - non può né fermarsi ( per farsi asciugare il sudore della fronte) né cadere, altrimenti né lui né il suo PD potranno più rialzarsi. Una sfida non da poco. Ma prima ancora di salire al Campidoglio, deve convincere  quelli del suo stesso partito che si fanno da soli la guerra a non darsi martellate sulle p... sport che coltivano con appassionata totale dedizione e bravura.

lunedì 14 marzo 2016

TRONCAROMA

Nei salotti della politica si fa un gran parlare di Tronca e  Gabrielli i due fratelli-serpenti, ambedue interessati, anzi aspiranti all'incarico di 'capo' della polizia. La spunterà chi commetterà meno errori e riuscirà a farsi più bello agli occhi della opinione pubblica e della politica che distribuisce incarichi e premi.
Gabrielli ha da penare al Giubileo che  non è neanche a metà strada - finirà alla fine di novembre -  e che rappresenta, non solo per lui, un fenomeno 'attenzionato' come dicono gli spregiatori della lingua italiana,  bisognoso di attenzione continua.
 Tronca invece si fa bello tentando il risanamento di un bilancio che fa acqua, come quello del Comune di Roma. Ha fatto già tagli su tagli, TRONCAndo qualunque cosa si potesse TRONCAre.
 E non contento, dopo aver ricevuto il plauso, ora  compie un affondo, senza chiedersi se con questo possibile ulteriore taglio,  la città stessa di Roma possa affondare.
 In queste ore il consiglio comunale dovrebbe approvarlo, comprendendovi anche l'ulteriore taglio di 73.000.000 di Euro. Bruscolini.  Tronca andrà a tagliare sul salario accessorio del personale ( il taglio maggiore, una sessantina di milioni) sulle gestione delle mense (2,2 milioni. e qui le cose cominciano a preoccupare), toglierà soldi alla cultura (12 milioni: che resta?) e alla cura del verde, un altro paio di milioni.
 Con questi chiari di luna, i romani ed i visitatori della Capitale saranno costretti a fare ciò che fece Massimo D'Azeglio ai suoi tempi, in concomitanza di un Giubileo, anche allora, quando Roma era tutto un 'esercizio spirituale'. Decise di stabilirvisi nel suo paese d'origine, rimandando il suo soggiorno a Roma, a Giubileo terminato.
 E chi non può fare oggi come D'Azeglio, ha solo da augurarsi di vedere la fine del Giubileo. E non quella di Roma, dopo la cura da cavallo di TRONCA.

sabato 9 gennaio 2016

LA RELIGIONE PENSI ALLE ANIME E DENUNCI LE INGIUSTIZIE. LASCI STARE LA SATIRA E L'INFORMAZIONE.

LE RELIGIONI, IN QUESTO CASO CATTOLICA E MUSULMANA, se la sono prese con  Charlie Hebdo per la copertina dell'ultimo  numero del settimanale, ad un anno esatto dalla tragedia che ha decimato la redazione del giornale satirico.
 La copertina che ha tanto irritato la religione raffigurava in bianco e nero, un dio con la barba  che aveva un mitra a tracolla e fuggiva a gambe levate. La scritta spiegava: è ancora in fuga, per significare che gli assassini i quali hanno compiuto la strage  nella redazione del giornale francese, sono ancora in fuga, e sono stati armati dalla religione. L'unica macchia colorata era costituita dal rosso sangue  che grondava ancora dalle braccia del dio in fuga.
 E' evidente che non è stato Dio a compiere quella strage; ma che gli assassini lo abbiano fatto- stando ai loro proclami- in nome di una  religione, è fuori di dubbio. Diranno i capi religiosi che nessuna religione può uccidere; vero, ma che l'integralismo degli assassini abbia radici religiose, anche questo è fuori di dubbio.
 Uccidere in nome di Dio, per fortuna, oggi non  accade più nella Chiesa cattolica, come un tempo non lontanissimo; ma che i musulmani lo facciano ancora oggi è sotto gli occhi di tutti.
 Dunque le religioni si adoperino perchè i loro templi non siano laboratori di morte e polveriere pronte a scoppiare. E non si offendano per una copertina satirica. Ognuno  deve fare il suo mestiere; alla satira lascino fare il proprio.

Abbastanza inquietante una dichiarazione, che ci sembra attribuita a mons. Fisichella, resa pubblica nei primi giorni delle celebrazioni giubilari, quando le folle attese  sembrarono deludere le aspettative degli organizzatori a Roma che l'attribuirono agli eccessivi e lunghi controlli ai quali venivano sottoposti i pellegrini, i quali, preoccupati per tali lungaggini, sarebbero stati dissuasi dal recarsi in piazza. Magari si è dimenticato di citare la paura degli attentati parigini di metà novembre e l'allarme terrorismo in Europa, che avevano consigliato e messo in atto quei controlli.
 In quella dichiarazione non pochi, noi compresi, leggemmo il timore della Chiesa di veder non riuscito 'esteriormente', il Giubileo della misericordia, con l'invito ad essere meno pignoli nei controlli.
 Una aberrazione. L' esigenza di avere folle in piazza avrebbe dovuto  convincere le forze di polizia ad allentare i controlli, facendo correre un reale pericolo ai credenti? Pura follia. Il Giubileo riuscirà non se ci saranno folle di pellegrini venuti a Roma  per pregare sulla tomba degli Apostoli, ma se, folle o non folle, i cristiani  prenderanno la risoluzione di mostrare al mondo la misercordia di Dio.
 

venerdì 27 novembre 2015

Opera di Roma. Miracolo Fuortes.

Sugli altarini costruiti in città, nel teatro del Costanzi, ma anche dalle parti del Campidoglio e Palazzo Chigi - i tre siti archeologici, moderne catacombe - nei quali si venera la fortuna di Carlo Fuortes, stasera i suoi devoti fedeli aggiungeranno ancora un ex voto, per l'ultimo miracolo di cui si ha notizia: inaugurazione della stagione con un'opera di autore contemporaneo, Henze, composta negli ultimi cinquant'anni, anzi sessanta e data l'ultima volta alla Scala, nel secolo precedente.
 L'inaugurazione con l'opera di Henze è stata strombazzata più d'una volta anche in queste ultime settimane, ad opera del venerato Carlo Fuortes che ha elencato, con la modestia che lo ha sempre contraddistinto, che l'Opera sotto la sua protezione e devozione, è diventata la prima istituzione culturale della Capitale, avendo aumentato del 25% gli spettatori e portato a 10 milioni  lordi gli incassi. In un sol anno, il che ha permesso all'Opera di superare nei risultati perfino il suo precedente principato e cioè Musica per Roma e la fabbrica dell'Auditorium che , per Fuortes, resta sempre, anche se sorpassato, un modello.
E, infatti, appena archiviata l'inaugurazione di stasera, nella quale già si potrà vedere la rivoluzione che sta investendo sotto ogni aspetto il vecchio Costanzi, e cioè i nuovi bar e la nuova biglietteria, un'altra provvidenziale iniziativa pioverà in capo all'Opera: l'apertura di un ristorante, modello Auditorium, dove i ristoranti e bar, tutti in un sol mucchio, sono gestiti dalla ditta della figlia e del genero di Gianni Letta - per lo meno lo erano fino all'altro ieri, non sappiamo se ora, essendo Gianni Letta addirittura vicepresidente dell'Accademia di Santa Cecilia oltre che membro del Consiglio di amministrazione, per  ragioni di semplice decenza, abbiano mutato il gestore.
 Fuortes vuole impiantare all'Opera due o tre bar ed un ristorante per rifocillare anche gli animi dei suoi spettatori. E, per il ristorante, sta attendendo l'ok della sovrintendenza alla quale ha chiesto di poterlo impiantare, allargandosi notevolmente con nuova occupazione di suolo pubblico, nel piazzale antistante il teatro, ben noto a tutti per la sua inospitalità. Carlo Fuortes è certo che all'Opera di Roma ogni giorno piomberanno frotte di turisti e visitatori anche fuori dell'orario di spettacolo e ad essi egli vuole offrire, (con modica cifra, almeno si spera) un pranzo per rifocillarsi, ed anche un bar per il caffè d'ordinanza.
Come all'Auditorium - dove oltre le sale da concerto c'è un piccolo museo, ed anche una libreria,  e nei vari periodi dell'anno feste e festival d'ogni genere e piste di pattinaggio, e mostre agricole e floreali, con un gran concorso di pubblico specie nei fine settimana e nei giorni di concerto, ma in proporzione ridotta, anche negli altri giorni infrasettimanali - aspettiamoci altre insospettabili novità dalle prossime conferenze stampa, una a settimana, per annunciare l'idea di sempre più frequenti miracoli, poi per assicurare che sta lavorando per compierli, un'altra per  annunciare il 'fine lavori', ed infine una per l'inaugurazione. Dopo un mese ancora una conferenza stampa, estrema, per dirci che è stato un successo.
 Insomma l'Opera, che ha superato per incassi l'Auditorium, si rivolge ancora una volta ad esso per trarre suggerimenti onde allargare la massa dei fedelissimi di Fuortes, che sono già tanti, lo adorano e non si sono ancora ripresi dalla decisione di quei senzafede che  prima l'hanno candidato e poi non l'hanno  più voluto a reggere le sorti del Giubileo sotto il profilo della cultura, lui che vanta i suoi primi miracoli proprio nel campo dell'economia della cultura.

giovedì 29 ottobre 2015

Fermate Marino, prima che faccia altri danni.

Il sindaco dimissionario della Capitale, il dott. prof. Ignazio Marino, chirurgo di professione,  ma amministratore dilettante, che ha voluto sfidare il caso contando sul marcio che c'è in politica, dopo averle annunciate  ad ottobre, oggi, nel pomeriggio, ha ritirato le dimissioni.
'E' matto'; 'va rinchiuso' sono i commenti che si sentono maggiormente ripetere  da giorni, da quando ha fatto capire che lui non se ne sarebbe andato nonostante tutto, e che da oggi, quasi non bastassero i danni che ha fatto, altri minaccia di farne alla città - della quale evidentemente  nulla gli importa - ed al suo partito, dal quale dopo un lungo ed estenuante tiro  e molla, si è sentito definitivamente mollato, ed al quale ha giurato vendetta. Nei pochi giorni  che ci separano dal momento del dibattito in consiglio comunale,  dove con le dimissioni dei consiglieri PD, dopo che già buona parte dei suoi assessori si sono dimessi, dovrà necessariamente andare a casa, potrebbe accadere di tutto, per vendetta nei confronti del PD e di Renzi che con gli ha fatto sapere che non ha tempo da perdere per incontrarlo.
 Non serve ripetere che lui deve andare via non per gli scontrini che rappresentano la sua ennesima gaffe, bensì per il fatto che non ha saputo governare la città, facendo, male perfino più di Alemanno, che è tutto dire. Marino non vuole capire. E' per questo che andrebbe preso in custodia medica, da apposite strutture, un medico che non si cura. E quel che più preoccupa, molto più di qualunque cittadino che ha qualche problema, è che resta a capo di una città.
 Ci incuriosisce immginarlo al Verano, davanti a Papa Francesco, domenica prossima. Con quale faccia; e come potrebbe ormai presentarsi all'appuntamento del Giubileo con uno strappo così grave con il Vaticano di Bergoglio. Anche questa anomalia non capisce, al punto da fargli dire che 'fosse stato lui il papa non avrebbe fatto quella osservazione secca sul viaggio del sindaco a Filadelfia'. Che faccia tosta:' fosse stato lui il papa'... Per fortuna la Chiesa, a differenza dei cittadini che non sono  assistiti dallo Spirito santo quando scelgono i loro governanti, mai e poi mai avrebbe fatto papa Ignazio Marino.
Roma che ne ha viste di tutti i colori, non meritava di vedere anche questa sbiaditissima amministrazione Marino.

mercoledì 30 settembre 2015

Marino, Chailly, Benni, Nastasi

Ogni giorno aggrava la sua posizione il sindaco di Roma Ignazio Marino, chiamato a parlare in America sul tema : chirurgia e rianimazione della capitale, Roma che, per incapacità del medico curante sta morendo. Perfino il papa è 'imbufalito' - secondo l'espressione di mons. Paglia, chiamato a riferire sul caso da un finto Renzi  - per quell'imbucato di Marino, che il PD non può purtroppo scaricare immediatamente per due ragioni: l'imminente Giubileo e l'impossibilità di sostituirlo con un candidato forte, dal che consegue la difesa, ormai comica e pietosa di Orfini, commissario  PD a Roma.
 Riccardo Chailly proclamato da una rivista di musica 'direttore dell'anno' in assoluto - ormai il feeling della stampa internazionale  con Pappano sembra affievolito -annuncia che torneranno alla Scala certi direttori che da tempo vi erano assenti, che nella buca d'orchestra del teatro milanese non entreranno più giovanotti di belle speranze, perché la Scala è 'un punto d'arrivo' ( come non lo era stato per lui agli inizi di carriera quando, a 23 anni, divenne assistente di Abbado della Scala di papà Luciano Chailly, ed a 25 debuttava a Chicago) e dice anche , senza mezzi termini che l'Elisir all'aeroporto di Malpensa non era fra le cose che lui avrebbe fatto. Poi, riflette un attimo e fa marcia indietro, per non dispiacere il suo capo e il noto melomane  Bobo Maroni.
 Stefano Benni il noto scrittore  ha rifiutato il 'Premio De Sica' che avrebbe dovuto ricevere dalle mani di Franceschini, peer protestare contro anche questo governo che della cultura se ne fotte. Curioso che tale dichiarazione compaia proprio all'indomani di un'annuncio- del tutto falso e di facciata- di Renzi che chiede al mondo di reagire ai delitti contro il patrimonio artistico nel mondo, e promette una squadra di carabinieri specializzati in tale difesa. Che se li tenesse in casa nostra a fare altrettanto saerbbe più credibile.
Salvo Nastasi, ex direttore generale del Ministero dei beni ed attività culturali, spostato a Palazzo Chigi da Renzi come vice segretario generale, è stato inviato  a bonificare Bagnoli dai veleni, con decreto del premier. Il quale non ha ancora stabilito, d'accordo con 'mezzo disastro' Franceschini, chi andrà a bonificare - la bonifica è necessaria, anche dagli ultimi casini creati dall'algoritmo scelto da Nastasi per dispensare il FUS - il Ministero dai veleni di Nastasi.

mercoledì 23 settembre 2015

Ignazio marino, quali altre bugie deve dire, quali altri gravi danni recare a Roma, perchè Gabrielli lo dimetta?

Il sindaco di Filadelfia che avrebbe invitato Marino per la presenza del Papa in città, l'avrebbe chiamato per avere da lui ragguagli circa i sistemi di sicurezza.  Ma è Marino la persona giusta cui domandare simili consigli, al sindaco Marino che se la sta già facendo addosso per la paura che possa accadere qualcosa durante il Giubileo?
Non poteva scegliersi consigliere peggiore, il povero ignaro sindaco di Filadelfia. Il quale, colmo dei colmi, ha chiesto a Marino che, a suo dire, va negli Stati Uniti, per trovare altri mecenati disposti ad investire sui monumenti della Capitale, dunque viaggia per Roma - mentre proprio oggi scorrendo l'elenco dei mecenati già acquisiti si nota che sono tutti italiani, ad eccezione di un uzbeko che  non è stato certamente Marino a procurare alla città - di tenere una conferenza sul suo duplice lavoro di chirurgo e reggitore di una grande città. Sarebbe interessante sapere cosa dirà della sua seconda occupazione, disastrosa, sotto gli occhi di tutti.
 E resta naturalmente in piedi, a Roma, mentre lui va a spasso per l'America, il grave problema del CDA dell'Auditorium e del suo AD, per risolvere il quale avrebbe chiesto al governo una deroga ad una legge da poco promulgata sui componenti dei CDA. Che vuol dire che il pasticcione Marino che , per la sua trasferta estiva in America, ha combinato anche questo casino, infangando un gioiello agli occhi del mondo, ora chiede aiuto, supplicando il governo di sconfessare se stesso, con una deroga ad una sua legge da poco emanata.
 Una dietro l'altra,  le occasioni che dimostrano la incapacità di Marino di restare al governo della Città. E, nonostante le continue prove, Orfini e Gabrielli, lo salvano ogni volta.

P.S. Sul volo per NewYork un passeggero si è sentito male, il comandante ha chiesto l'intervento di un medico; Marino, che era in volo, si è fatto avanti e con qualche  cura ha risolto il problema di salute del malcapitato passeggero.
 Ah, se Marino tornasse a fare il medico, forse salverebbe qualche vita umana, mentre a Roma ne sta dannando infinite vite dei suoi concittadini.

martedì 22 settembre 2015

Faccia di m... arino. Ignazio Marino

Ignazio ha proprio la faccia da Marino, la sua, non ci  si crede. Per fortuna che, almeno in parte, dalla barba è in parte celata l' immensa vergogna, che si è conquistato da quando è sindaco di Roma
Non si sono ancora spenti gli echi del suo viaggio in USA per vacanze, che già riparte ancora in USA, mentre  Roma continua a convivere con i suoi malanni: il traffico impossibile, la sporcizia ormai proverbiale, e i cantieri del Giubileo che stentano ad essere aperti. Lui assicura che viaggia gratuitamente, perchè invitato dagli USA per le giornate americane del Papa, che avrebbe potuto vedere da vicino, percorrendo  al massimo qualche chilometro, chiedendo udienza in Vaticano.
 Io -  romani in malafede!- vado in America per il bene di Roma, ha spiegato. Lo ha difeso Orfini dicendo che è impensabile che il sindaco di una  capitale - certo Roma è una capitale, anche se mal ridotta - non possa e non debba avere impegni istituzionali internazionali. E Marino ha aggiunto che ha pronto in tasca il nome di un grande finanziatore americano intenzionato ad elargire per le aree archeologiche romane una cinquantina di milioni circa. Solo che deve ancora definire gli ultimi particolari, cosa che farà in USA in questi giorni.
Mentre il rinnovo, urgentissimo, del contratto di servizio con AMA attende la firma, come altra regolarizzazione attende il vuoto scandaloso della governance dell'Auditorium creato proprio  dalle sue vacanze americane, per le quali non ha potuto firmare entro il 15 agosto, perchè se ne stava in spiaggia a Miami, ed altra firma - la terza, per quel che ne sappiamo - attende l'AD di Musica per Roma, Noriega che, da Madrid,  insulta il sindaco inadempiente e minaccia di sfilarsi dall'incarico che da tre mesi attende di essere regolarizzato e formalizzato dal sindaco scordarello e viaggiatore.
 Insomma il sindaco dello sfacelo cittadino riparte, ma non senza aver prima promesso al Festival Romaeuropa, che quest'anno sarà in platea. Convinto? Non sarà che lo ha detto solo per far piacere al suo vice Causi, la cui signora, Monique Veaute, è l'anima del festival, da quando è nato?
 Il quale vice sindaco richiesto di fondi  urgenti per la conservazione dei beni architettonici ed archeologici - che va detto producono ricchezza , è bene non dimenticarlo - ha risposto che se mancano i soldi per tappare le buche  come si può pensare di destinare fondi alla conservazione? E magari dopo che qualche risorsa è  già stata impegnata per il Festival Romaeuropa, faro internazionale di cultura, giunto alla trentesima edizione; mentre è stato negato, prima volta dopo un secolo, alla IUC della famiglia Fortuna, la cui erede Francesca, a capo dell'istituzione, non si riesce a capire quanto percepisca di compenso annuo. Perchè Lei  insiste a non scriverlo  nella pagina 'Amministrazione trasparente' del sito dell'istituzione, ed il Ministero, che dovrebbe vigilare, non gliene chiede conto.

martedì 8 settembre 2015

La VECCHIA Italia dura a morire impedisce la nascita della NUOVA Italia

 A partire dalle istituzioni, dove la VECCHIA Italia si è radicata da tempo e sradicarla, per impiantarne una NUOVA di zecca appare ogni volta, ad ogni nuovo tentativo, impresa impossibile. E' da quarant'anni circa che si discute dell'alleggerimento del nostro sistema  parlamentare bicamerale;  con Renzi, ma anche prima di lui, si torna a parlarne,  e mentre si era prima tutti d'accordo nella sua soppressione, ad eccezione ovviamente degli stesi senatori - i quali non si sono ridotti neanche gli stipendi per sè e per tutti i dipendenti delle camere, e perciò  potevano autoridursi ? - ed oggi alla viglia di una imminente discussione in aula, si rimette tutto in discussione. I senatori, quale che sia il loro numero - almeno su quello, sulla sua riduzione, c'è un qualche accordo? e perchè non si parla della riduzione anche dei parlamentari? - devono essere eletti, sostiene l'intransigente Brunetta, senza la modifica dell'art.2 del disegno di legge, dove si dovrebbe parlare appunto della elezione dei senatori ( ed ha aggiunto senza la modifica, nella legge elettorale del soggetto avente diritto al premio di maggioranza:coalizione e non lista) non se ne fa nulla. Punto a a capo, senza nulla concludere.

 Alla Biennale di Venezia si prospetta la riconferma per il terzo incarico consecutivo di Paolo Baratta alla presidenza. Ma come, non ci si doveva fermare a due, al massimo, e nel caso di Baratta forse a quarto, essendo già stato altre due volte presidente,  non consecutivamente? Sì per tutti ci si doveva e deve fermarsi a due, ma per Baratta. No, lo ha previsto l'ultima legge di stabilità, che ha derogato al principio dei due incarichi consecutivi. Quando ci sono gli amici non si guarda in faccia a niente e  nessuno. Anche il direttore della sezione cinema, verrà prorogato di 12 mesi, come sia lui che Baratta speravano, si auguravano ed hanno ottenuto. Pur avendo denunciato quest'ultimo che in Italia si fanno molti film, troppi, dunque se ne devono fare meno, mentre loro due restano ancora per molti troppi anni al timone dell'Istituzione veneziana. Mentre nel resto del mondo ad ogni scadenza di mandato i vertici vengono rinnovati senza che caschi il mondo. In Italia no.

In Campidoglio tira una brutta aria, solo Marino non se ne accorge, fa finta di non accorgersi. Perchè non l'hanno mandato a casa? Non ne ha combinate già troppe,  perfino la lunga vacanza in America mentre Roma era messa a fuoco e fiamme dai clan malavitosi ed attendeva il suo ritorno per dare il via ai lavori del Giubileo che non saranno mai finiti in tempo? Adesso se la prende con Alfano - che già di suo ha tante colpe  al quale imputa di essere stato con Alemanno meno duro che con lui, perchè ambedue appartenevano al medesimo partito; dimenticando però che se lui non va a casa dipende solo dall'imminente Giubileo, dalla paura di perdere il Campidoglio da parte delle forze di sinistra e dalla volontà di resistere dei consiglieri comunali fino alla fine della legislatura, perchè anche loro 'tengono famiglia'.
 E lui continua con la solita lentezza che ha fatto iniziare troppo tardi i lavori del Giubileo, solo perchè ha lottato strenuamente per mesi contro la nomina di un Commissario, la qual cosa ora ha dovuto subire, pur recalcitrando.
 E con la sua solita e proverbiale lentezza, altro rimprovero che Roma gli fa - non ha ancora nominato il nuovo Amministratore delegato di Musica per Roma, lo spagnolo Noriega - esperto di corride e sponsorizzazioni, come sottolinea oggi sul Corriere maliziosamente Paolo Conti - dopo averlo  scelto fra centinaia di candidati che avevano risposto ad un bando internazionale del quale Marino si vantava, ed averne resa nota l'elezione già un mese fa. Marino ancora non lo nomina (chissà con cosa sta barattando il decreto di nomina, a questo punto urgentissimo) ed anche il gioiello - così lo chiamano - dell'Auditorium rischia di perdere lucentezza ed accumulare ritardi.

Toh, chi si rivede. Paolo Pinamonti, musicologo veneziano, graziato da Mario Messinis, all'epoca sovrintendente della Fenice,  che lo mise a fare il direttore artistico,  e, finito il mandato di Messinis come di Pinamonti,  richiesto dal teatro di Lisbona, dopo il quale anche Madrid, non volendo privarsi della sua competenza,  lo chiamò a dirigere il teatro della Zarzuela.
 Ora, al termine del mandato madrileno, ecco che Pinamonti riciccia a Napoli, al  Teatro San Carlo, chiamato dalla Purchia, messa e confermata lì da Nastasi,  contro il parere di De Magistris. Sempre meglio,quanto a competenza del suo predecessore De Vivo, fattosi direttore artistico sul campo- sappiamo come- senza nessuna credenziale precedente in fatto di preparazione, oltre quella di alcune recensioni discografiche per il vecchissimo Radio Corriere tv. Buonanima. Ma Pinamonti deve per forza fare il direttore artistico a vita? Non poteva tornare in laguna  e mettersi, al Lido,  meritatamente con i piedi a mollo?

Lamberto Sposini, vittima di un gravissimo problema, negli studi della 'Vita in diretta', alcuni anni fa, s'è rivolto alla magistratura chiedendo alla RAI per 'ritardi nei soccorsi' danni per 10.000.000,00 di Euro; la sua richiesta è stata respinta dal tribunale, in febbraio, Sposini ha presentato ricorso, e l'udienza è stata fissata per il luglio 2016, nel frattempo...
 Analoga attesa, nonostante i proclami di Zingaretti, si ha nella prenotazione di visite mediche specialistiche in ospedali e analisi. Ad una nostra conoscente che aveva bisogno dell'eletrocardiogramma, e che aveva telefonato per questo ad un ospedale, hanno fissato un appuntamento per marzo del 2016, nel frattempo...

venerdì 24 luglio 2015

Ignazio Marino non ci sta e ribatte

 A Ignazio Marino non va giù quell'attacco durissimo del 'New York Times' sul degrado della città di Roma, a pochi mesi dall'apertura del Giubileo, quando il Comune, a detta dello stesso sindaco che comunque non accetta che il Governo gli metta al fianco un  commissario che  sa fare  meglio di lui, è ancora a 'buongiorno e buonasera' nella preparazione della macchina comunale.
 E rimprovera ai giornalisti italiani che hanno ripreso con grande evidenza l'articolo del quotidiano americano di non conoscere l'inglese e di aver tradotto male, ai suoi danni, il titolo dell'articolo.
 Che, secondo Marino, avrebbe il senso di indicarlo come un eroe nella fossa dei leoni del degrado e malaffare cittadino. Sì, ma se, pur non facendosi sopraffare dai leoni continua a restare nella fossa, chi governa la città, hanno risposto al professorino? Dell'onestà del sindaco, sebbene sia ormai merce rarissima fra i politici, ne abbiamo piene le tasche; non basta che sia onesto, serve che sappia governare la città, mestiere che non è capace di esercitare. Indubbiamente.
 Ed allora lui che non è deciso a mollare ed anzi vuole continuare a lottare con i leoni, ribatte, prendendo ad esempio ciò che gli accadeva  di fare  nella sua precedente vita di chirurgo. Il chirurgo sa, prima ancora che lo sappiano i familiari, come è andato a finire l'intervento sul loro congiunto. Marino ci vuol dire: aspettate, e fra qualche anno vedrete che la città sarà cambiata, perchè lui sa che il suo intervento chirurgico è riuscito ( da dove prenda tanta sicurezza non è lecito capire). Ma Roma può attendere? E Quanto?
 Sì perchè, prendendo anche noi  un esempio dal mondo della medicina, possiamo ribattere al chirurgo che non è stato ancora capace di rimettere in piedi la Capitale 'paziente'- perchè di pazienza ne ha davvero troppa - che non solo non siamo sicuri dell'esito del suo intervento, sul quale anzi nutriamo e non solo noi parecchi dubbi, ma ci sembra che il chirurgo Marino abbia messo il paziente Roma, in lista di attesa e chissà quando deciderà di intervenire oppure di togliersi mascherina, camice e guanti e uscire dalla sala operatoria, sbattendo la porta. Che è ciò che molti gli consigliano di fare prima che, per troppa attesa, la malattia si aggravi ulteriormente ed il malato Roma crepi.
 Ieri poi ancora un male grave nel corpo della Capitale del quale il chirurgo Marino non s'era ancora accorto, nonostante l'abbia in cura da un anno e mezzo, e cioè quello dei trasporti, dove regna l'assessore  Improta, per la cui partenza dalla giunta tutti piangono di dolore, mentre dovrebbero piangere di gioia,  perchè neanche lui  si è accorto del casino generale dell'azienda che ha governato da quando c'è Marino, nella sala 'operativa'.
 E infine la faccenda delle strade alle quali Pucci, l'assessore, sta pensando in queste settimane. Ieri s'è saputo che i precedenti affidatari di tale manutenzione non usavano  materiali adatti, dal che  ad ogni pioggerellina venivano fuori buche che puntualmente la ditta appaltatrice risanava con toppe, pronte a riaprirsi. Che altro deve succedere perchè Marino tragga le dovute conclusioni?

domenica 31 maggio 2015

Roma, città allagata; ma anche l'amministrazione della Capitale fa acqua da tutte le parti.

Certo che Ignazio Marino,  per quanto amministratore disastroso, non può essere incolpato anche del grave delitto compiuto da una macchina piena di rom  delinquenti e minorenni che alcuni giorni fa hanno  investito a folle velocità una signora filippina, mandandola al creatore e un altro bel gruppetto di gente dritta all'ospedale.
 Ma certo è anche che ogni volta che succede qualcosa di ancor più grave di ciò che succede di grave quasi giornalmente,  sindaco presente, Marino non è a Roma: ora era in America - lui dice per trovare sponsor per i restauri dei monumenti di Roma, per i  suoi avversari politici, invece, per ritirare una laurea 'disonoris causa' per  cattiva amministrazione.
Ricevuta la laurea è tornato a Roma per affermare solennemente che i delinquenti vanno assicurati alla giustizia, ma non si faccia una questione razziale, del tipo: tutti i rom sono delinquenti, che naturalmente non è vero; forse lo è solo per Salvini.
 Ma Roma fa acqua da tutte le parti. Prendiamo gli ultimi fatti. L'assessore alla mobilità - Improta? - dichiara che il Giubileo proprio non ci voleva, perchè è una sorta di calamità in una città sempre sull'orlo del disastro, senza però spiegare chi è causa di tale disastrosa situazione.
Ma non aveva detto Marino che la città sarà pronta, come lo è sempre stata per occasioni che hanno visto calare a Roma folle oceaniche di fedeli anche negli ultimi anni? Evidentemente il suo assessore non la pensa come lui, conoscendo meglio del sindaco i problemi di Roma, a cominciare dal traffico,  per finire alla manutenzione delle strade ecc...  ma se c'è il rischio che Roma non sia pronta ad ospitare il Giubileo che partirà a dicembre, perché Marino non vuole sentir parlare di un Commissario che  prepari la città al grande evento mondiale?
 E poi anche Pucci, assessore ai lavori pubblici, aiutante di campo di Rutelli al tempo del Giubileo del 2000, ha avuto il suo momento di celebrità, quando c'è stato nei giorni scorsi l'acquazzone che ha inondato Roma, mandando sott'acqua non poche zone della città. Lui s'è giustificato: non abbiamo ricevuto nessuna 'allerta' meteo dalla protezione civile, scaricando quindi la responsabilità della cattiva, insufficiente  se non addirittura del tutto assente manutenzione della città sulle cattive condizioni atmosferiche.  E se l'avessero avvertito, cosa avrebbe fatto Pucci? Avrebbe fatto  pulire in ventiquattrore i tombini che sputavano acqua perché sporchi ed intasati da anni? Lui stesso ha annunciato che a giugno e fino al prossimo novembre verranno fatti lavori di manutenzione ordinaria, che diventa straordinaria perché da anni non viene più fatta.  Ha anche dichiarato Pucci che l'anno scorso la pulizia dei tombini è stata iniziata, ma che ha riguardato solo un decimo dell'intera operazione di pulizia, necessaria e non più procrastinabile. Ma allora perché dare la colpa dell'inondazione da pioggia alla protezione civile?

domenica 24 maggio 2015

Ignazio Marino. Diamolo in pasto ai leoni, nel ricostruito Colosseo, prima che la Roma vada in malora.

Non ne combina una giusta. La città è abbandonata a se stessa, sporca,  disorganizzata, con un traffico bestiale ed il problema dei rifiuti - non solo perchè lo va dicendo anche Marchini - ma lui  a che pensa ? Pensa alle prossime Olimpiadi per le quali vorrebbe candidare Roma, con l'appoggio pieno del suo sodale Franceschini, 'mezzodisastro', ora di nuovo padre per merito della sua nuova moglie, che è poi la presidente della 'Commissione cultura' della giunta Marino.
 Franceschini ha regalato, in funzione di tale candidatura, al Colosseo una  macchina, costruita  su modello di quella che doveva esserci al tempo dei giochi romani, che catapultava nell'arena le bestie feroci, dopo che nella stessa platea  si erano fatti applaudire i gladiatori che con quelle bestie tenute a digiuno avrebbero dovuto combattere.
Marino, in segno di gradimento del regalo fattogli dalla coppia Franceschini, anche se la signora, dato il benestare, è ora occupatissima ad allattare l'erede - occupazione sacrosanta e più redditizia della Commissione capitolina -  ha prospettato al presidente del Comitato che nel 2017 dovrà esaminare la candidatura di Roma alle Olimpiadi, l'idea di catapultare con quella macchina, come sparati dal un cannoncino a misura umana, i vincitori delle singole gare che nell'arena del Colosseo potrebbero essere premiati; ed anche che si potrebbero ospitare alcune gare addirittura al Circo Massimo.
 Il presidente del Comitato olimpico internazionale ha mostrato di gradire queste idee balzane, con la sola precisazione che, nel Colosseo, Marino non mandi anche i leoni - Marino sarebbe anche capace, con l'appoggio di Franceschini.
Tanto alle strade disastrate, abbellite da infinite buche ' ammazzacristiani' ed ai lavori urgenti del Giubileo ci pensa Pucci o qualcun'altro. A lui basta che non gli mettano  a fianco o sopra  un 'commissario' per il Giubileo, perchè allora torna ad essere il Marino 'furioso', ma sempre inutile e dannoso.

martedì 17 marzo 2015

Il Rolex al polso di Lupi padre; Petruzzelli modello Auditorium di Roma, secondo Carofiglio; Roma non è più Capitale ma solo ROME, per il sindaco Marino

   All'indomani della retata che ha messo al riparo la società da Ercole Incalza e dai suoi soci in affari, primo  della lista Perotti, i giornali pubblicano stralci ancor più istruttivi delle conversazioni telefoniche fra i membri della nuova vecchia 'cricca',  la stessa di sempre in fondo, con qualche personaggio in più o in meno. La 'Repubblica'  di oggi mette una grande foto del ministro con elmetto giallo da lavoratore, mentre sfoggia al polso un enorme, fin troppo, eccessivo, Rolex crono, che uno subito pensa sia quello donato ufficialmente da Perotti a suo figlio, Luca, al momento della laurea, ma il cui destinatario finale era, per la cricca, il ministro medesimo, padre del neo laureato. Il quale ministro, nei mesi passati, prima del ciclone che l' ha investito, poteva sfoggiarlo, come ha fatto, senza che nessuno avesse da ridire. La 'Repubblica' avverte subito il possibile, anzi certo, equivoco  che quella foto può generare -  tanto che uno pensa che l'abbiamo fatto apposta per mettere alla berlina il ministro - e precisa nella didascalia.' Immagine di repertorio'. La precisazione, ovvio, conferma i cattivi pensieri di molti.
    Lo scrittore/magistrato/parlamentare PD Carofiglio è stato indicato dal sindaco di Bari come Presidente della Fondazione Petruzzelli, il cui consiglio di indirizzo ( CdI) ha indicato a sua volta, per la riconferma, Massimo Biscardi,  come sovrintendente, perchè 'ha fatto bene finora' in teatro. Ma subito dopo, nella sua veste di presidente del teatro, dichiara che vuole il Petruzzelli, modello 'Musica per Roma', un teatro cioè dove si fa di tutto, dopo aver dato priorità a melodramma e concerti, il cui numero   ora esilissimo va aumentato e di molto. Dunque il modello Auditorium (Musica per Roma) risulta fra i più esportati ed imitati. Prima di Bari, il modello verrà riprodotto, come da intenzioni, e parzialmente già nei fatti, anche all'Opera di Roma, da Fuortes, che ci ha ancora il piede in  due scarpe, una all'Opera e l'altra  a 'Musica per Roma', di cui resta tuttora amministratore delegato. Ma se a Roma esistono due realtà fotocopia, non sarebbe più economico eliminarne una? Saio che risparmio? Un'idea che lanciamo al tagliatutto Nastasi.
Nella stessa giornata in cui Carofiglio annunciava la sua strategia, Franco Battiato, al termine del suo concerto al Petruzzelli è caduto e s'è rotto il femore. Premonizioni?
    Marino, il sindaco di 'Rome' che questi giorni è letteralmente in confusione, per il terrore che gli sfilino dal portafogli il giocattolone del Giubileo,  e che tutti suggeriscono di tener d'occhio per i disastri che potrebbe fare anche in questo settore, se restasse al comando della cabina di regia del grande evento religioso, ha diramato  una circolare  con la sua nuova grande invenzione. D'ora in poi, nelle comunicazioni ufficiali l'intestazione di Roma perde l'aggettivo Capitale, perchè inutile, e modifica per la prima volta nei secoli - e con ciò il sindaco spera di ritagliarsi un posto nei libri che racconteranno della stupidità umana - 'Roma' in 'Rome', nonostante che tutti nel mondo parlando di Roma, dicano 'Roma' e non 'Rome', come Marino impone di scrivere e dire. Potrà cambiare idea quando si dovesse accorgere che l'unica a proporre 'Rome' invece di 'Roma' è la carta intestata del Campidoglio?

domenica 15 marzo 2015

Un Giubileo in cerca di cervello ed ingegno. Marino ed Alfano lo stanno cercando?

Scartata subito l'ipotesi che si possano programmare e  mettere in cantiere grandi nuove opere per il prossimo Giubileo - che avrà inizio l'8 dicembre, appena un mese dopo la chiusura dell'Expo milanese - per mancanza di tempo ed anche di soldi, si ricorre al cilindro magico per cavarci qualcosa di miracoloso.
Marino, il sindaco della Capitale, ha subito detto di sentirsi pronto alla sfida perché il prossimo Giubileo non ha 'bisogno di grande opere, ma di CERVELLO'. Si è chiesto dove andrà a cercarlo? Non si sarà sopravvalutato  quando ha supposto che quella dose di cervello  necessaria era da ricercare nella sua testa, dove sarebbe risposta da tempo anche se fatica a venir fuori?
 Più modesto il ministro dell'Interno Angelino Alfano, il quale, riferendosi ai gravi problemi di ordine pubblico che un tale viavai di gente porrà alla Capitale, non ha parlato di 'ingegno'- perchè sa  di non averne disponibile in quantità necessaria, come ha ampiamente dimostrato in questi anni - bensì di 'impegno', come solitamente fanno i secchioni che non possono offrire altro che una promessa di impegnarsi a fondo, anche se poi non  concludono alcunché, nel qual caso avanzeranno riflessioni del tipo: non ci posso far nulla... io ce l'ho messa tutta, siamo stati sfortunati...il destino ha lavorato contro di noi... ed anche i gufi non sono stati al loro posto.
 Mancando cervello ed ingegno dove lo si va a cercare se non laddove  si pensa che  ve ne sia stato, a conti fatti. Si ricorrerà - anche se ancora Marino non ha preso la fatale decisione - al gruppo di lavoro che gestì il Giubileo del 2000? A cominciare da Rutelli, allora sindaco commissario - che involontariamente, suo malgrado, senza colpa e responsabilità, assume fisionomia da statista, grande statista - a Pucci, che è già nella giunta di Marino  e poi forse a Zanda, a Giachetti, ad Anzaldi a Bonaccorsi,  perfino a Bertolaso, tutti del pollaio rutelliano, al tempo della sua permanenza in Campidoglio ed al collegio romano.
 E pensare che Rutelli da tempo se ne sta in disparte, pellegrino sulle grandi vie di comunicazione religiosa, e  dice che non vuole nessun incarico ufficiale, semmai  collaborerà da volontario.
Aspettatevi una ridiscesa in campo, in veste ufficiale, fra qualche ora, o forse anche meno.

sabato 14 marzo 2015

L'incoscienza- pericolosa! - del sindaco Ignazio Marino all'annuncio del Giubileo di Papa Francesco

Ieri papa Francesco ha spiazzato per l'ennesima volta la cattolicità, con l'annuncio del prossimo Giubileo straordinario 'della misericordia' che partirà il giorno dell'Immacolata  prossimo, e terminerà il 20 novembre 2016, festa del Cristo re. Papa Francesco ha spiazzato anche il mondo, e la politica italiana in particolare che, meglio di altri, conosce a fondo i problemi di Roma e si domanda se in così poco tempo riuscirà ad attrezzarsi per ricevere ed ospitare decentemente la folla di pellegrini che tale celebrazione attirerà nel centro del cattolicesimo.
L'unico che non ha fatto una piega ed anzi ha detto : 'siamo pronti', è stato quell'incosciente di Marino,  considerando un Giubileo quasi un fatto normale, come lo sapesse già, dicendo che Roma ha retto bene  alla  recente beatificazione dei due papi dunque... non rendendosi conto che un pellegrinaggio lungo un anno è cosa ben diversa.
 Subito l'hanno zittito due esponenti del suo stesso partito, fra quelli che nel linguaggio renziano potrebbero esser etichettati come 'gufi', i quali hanno detto pubblicamente al sindaco: 'siamo pronti un corno!'.
Il Giubileo del 2000 fu annunciato addirittura nel 1994, e nonostante sei anni di anticipo, molte incompiute presentò Roma ai quasi 20 milioni di pellegrini, quanti più o meno arrivarono a Roma, nel corso di quell'anno.  Oggi certamente non si ha il tempo per far nulla di nuovo, in poco più di otto mesi, ma le toppe da mettere alla città che fa acqua da tutte, o quasi, le parti sono tante. Roma è stata ostaggio e preda della mafia per tanti anni, le ferite  sanguinanti sono ancora tante, lo sfruttamento della capitale non è forse ancora terminato ecc...e secondo Marino sarebbe pronta.
 Come può Marino dire che siamo pronti a sostenere l'onda d'urto del Giubileo prossimo che  se certamente farà felici commercianti,albergatori e ristoratori, ai cattolici che si avventureranno nel viaggio-pellegrinaggio 'ad Petri sedem' potrebbe far perdere la fede?
Marino si metta subito al lavoro, richiami  coloro i quali gestirono il precedente Giubileo, sono tutti vivi ed alcuni li ha forse già in giunta, chieda loro consiglio, crei una commissione apposita e cominci ad esaminare i problemi da risolvere, le emergenze cui far fronte immediatamente, perché non c'è tempo, e poi, solo dopo, magari apra la bocca.
 Ma sarebbe meglio che tacesse anche in quel caso, e che parlasse solo a Giubileo concluso. Come farebbe ogni buon amministratore, come lui non sta dimostrando di essere.

martedì 16 settembre 2014

Santa Expo 2015

Michelangelo, noto e riverito per il grande affresco della Sistina, nel Giubileo del 1550, per guadagnarsi l’indulgenza plenaria, fu costretto a fare il giro della basiliche a cavallo. Il privilegio gli fu concesso direttamente dal papa Giulio III, appena insediatosi, a causa del suo cagionevole stato di salute (soffriva di terribili coliche renali). Dunque l’età,75 anni, ma soprattutto la grandezza del celebre pittore/scultore furono alla base del curioso privilegio, per consentirgli comunque di partecipare alle cerimonie giubilari, per le quali pellegrini giungevano da tutto il mondo, e non tutti di minor fama di Michelangelo. Il Giubileo cattolico che celebra il rito della comunione universale nella fede e dell'elargizioone dell'indulgenza plenari, con la chiamata a Roma dei credenti da ogni parte del mondo, non è poi molto diverso dall’Expo, che si sta preparando a Milano, perché l' Esposizione universale non è che una sorta di 'giubileo della ragione', che celebra scienza e progresso, con l’unica differenza che per Michelangelo, se fosse vivo di questi tempi, a Milano, ci sarebbe un’accoglienza trionfale, nel corso della visista ai vari pdiglioni; piuttosto che il rito penitenziale del giro delle basiliche per guadagnarsi l’indulgenza. Michelangelo e con lui tanti altri creativi del mondo l’indulgenza, anzi il paradiso se lo sono guadagnati con ciò che hanno regalato al mondo, all’umanità. L’Expo è la fiera dell’intelligenza - almeno dovrebbe esserlo - che celebra il progresso, le invenzioni, le scoperte, i frutti del lavoro umano.
Per l’Anno santo, l’ultimo esempio a Roma nel 2000, la visita ai luoghi santi, resi celebri dalla storia del cattolicesimo era tassativa (quasi); senza di essa, addio indulgenze. Sulla necessità, invece, di darsi appuntamento nella città sede delle Esposizioni universali oggi si fa un gran parlare, perché a ben vedere, delle continue scoperte fatte dagli uomini, abbiamo notizie in tempo reale da tutto il mondo, e dunque, almeno sotto questo aspetto, non c’è più bisogno di attendere le Esposizioni Universali per venire a conoscenza di civiltà lontane, come era negli intenti degli organizzatori dapprincipio.
Ma mentre l’Anno Santo solitamente non fa che sfruttare, valorizzandole, le strutture esistenti, spingendo i fedeli a visitare i luoghi santi, al punto che alcuni di essi sono diventati mete di pellegrinaggio tout court, indipendentemente dagli anni giubilari ( per tutti il frequentatissimo Santuario di Santiago di Compostela ed il lungo cammino che migliaia e migliaia di persone anche non credenti percorrono ogni anno) l’Expo ha bisogno ogni volta di mostrare dei vari paesi, anche lontani, le ultimissime novità in ogni campo del progresso umano che, non sempre, a differenza delle indulgenze che l’Anno Santo promette ed elargisce, torna a vantaggio dei popoli., giacchè la fame nel mondo, le malattie, la guerra non vengono ancora cancellate da questo dio della modernità.
C'è poi il dispendio enorme di risorse economiche per i padiglioni che, come insegnano recenti casi, da Valencia e Shangai, qualche volta terminata la kermesse vanno in malora, dovrebbe far riflettere. Perché non è più il tempo di spendere a cuor leggero, nel bel mezzo di una crisi che stenta ad essere superata. Né il miraggio dei venti milioni di visitatori attesi, che qualche soldo certamente lo porteranno, cancella dubbi e perplessità sull’Expo milanese, che ancora ad un anno dalla sua inaugurazione, è stata investita dall'ennesimo grande scandalo relativo agli appalti dei lavori.

Il capitolo della cultura e dell'arte all’Expo, infine, che in passato aveva lo stesso peso che nei grandi Giubilei cattolici (uno per tutti: il notissimo, grandioso oratorio di Emilio de' Cavalieri, 'Rappresentazione di anima e di corpo', fu scritto per il Giubileo del 1600, per il quale venne anche costruito il grande organo a canne della Basilica di san Giovanni in laterano, dal perugino Luca Biagi , o Blasi).. Alexander Pereira, anch’egli investito da una valanga di critiche per gli allestimenti acquistati a caro prezzo dal ‘suo’ festival di Salisburgo - che egli, in una intervista alla Aspesi, definisce un vero ‘affare per la Scala’ - ha promesso che la Scala sarà aperta ogni sera per tutti e sei i mesi dell’Expo, ed anche le altre istituzioni musicali, con l'Orchestra 'Verdi' in prima fila, faranno la loro parte. Noi dei numerosi progetti a suo tempo formulati da notissimi artisti italiani ed offerti agli organizzatori, già nel 2009, dalle pagine del bimestrale MUSIC@, non abbiamo notizia né di probabili realizzazioni, né soltanto di interesse. Perché, a differenza di quanto accadeva nelle prime Esposizioni universali dove arte e cultura godevano di uno spazio privilegiato, oggi di questi settori non frega nulla a nessuno, perché gli organizzatori sembrano interessati, quasi esclusivamente, ad arraffare quante più risorse possibili per la città, senza disdegnare possibili tornaconti personali - come attesterebbero le inchieste sulle mazzette che non hanno risparmiato neanche i cantieri della civilissima Milano.

sabato 12 aprile 2014

Santo Expo 2015

                                                      
Michelangelo,  sebbene noto e riverito per il grande affresco della Sistina, nel Giubileo del 1550, al fine di guadagnarsi l’indulgenza plenaria, fu costretto a fare il giro della basiliche a cavallo. Il privilegio gli fu concesso direttamente dal papa appena insediatosi, Giulio III, a causa del suo cagionevole stato di salute (soffriva di terribili coliche renali). Dunque l’età,75 anni, ma soprattutto la grandezza del celebre pittore/scultore furono alla base del curioso privilegio, per consentirgli di partecipare alle cerimonie giubilari, per la cui partecipazione pellegrini giungevano da tutto il mondo, e non tutti di minor fama di Michelangelo. Il Giubileo cattolico che celebra il rito della comunione universale nella fede, con la chiamata a Roma dei credenti da ogni parte del mondo, non è poi molto diverso dall’Expo, che si sta preparando a Milano per il prossimo anno, perché una Esposizione universale  non è che una sorta di Giubileo  laico,  un giubileo della ragione, che celebra scienza e progresso, con l’unica differenza che per Michelangelo, se fosse vivo  di questi tempi, a Milano, ci sarebbe un’accoglienza trionfale, piuttosto che il rito penitenziale del giro delle basiliche per guadagnarsi l’indulgenza.  Michelangelo, e con lui tanti altri creativi del mondo, l’indulgenza, anzi il paradiso se lo sono guadagnati con ciò che hanno regalato al mondo, all’umanità.  
L’Expo è la fiera dell’intelligenza - almeno dovrebbe esserlo -  l'appuntamento mondiale che celebra il progresso, le invenzioni, le scoperte, i frutti del lavoro umano.
Per l’Anno santo, l’ultimo esempio a Roma nel 2000, la visita ai luoghi santi, resi celebri dalla storia del cattolicesimo era  tassativa (quasi); senza di essa, addio indulgenze. Sulla necessità, invece, di darsi appuntamento nella città sede delle Esposizioni universali oggi si fa un gran parlare, perché a ben vedere, delle continue scoperte  fatte dagli uomini, abbiamo notizie in tempo reale da tutto il mondo, e dunque, almeno sotto questo aspetto, non c’è più bisogno di attendere le Esposizioni Universali per venire a conoscenza di conquiste lontane, come era negli intenti degli organizzatori dapprincipio.  E poi, mentre l’Anno Santo non fa che sfruttare, valorizzandole, le strutture esistenti,  spingendo i fedeli a visitare i luoghi santi, al punto che alcuni di essi sono diventati mete di pellegrinaggio tout court, indipendentemente dagli anni giubilari ( per tutti il frequentatissimo Santuario di Santiago di Compostela ed il lungo cammino che migliaia e migliaia di persone, anche non credenti, percorrono ogni anno per raggiungerlo) l’Expo ha bisogno ogni volta di mostrare dei vari paesi, anche lontani, le ultimissime novità in ogni campo del progresso umano che,  non sempre, a differenza delle indulgenze che l’Anno Santo promette ed elargisce, torna a vantaggio dei popoli. Si celebra il progresso ma la fame nel mondo, le malattie, la guerra, ben note a tutti anche prima e indipendentemente dall'Expo, non vengono ancora cancellate da questo dio della modernità.
 E poi il dispendio enorme di risorse economiche per i padiglioni che, come insegnano recenti casi, da Valencia e Shangai, qualche volta, terminata la kermesse, vanno in malora, dovrebbe far riflettere. Perché  non è più il tempo di spendere a cuor leggero, nel bel mezzo di una crisi che stenta ad essere superata. Né il miraggio dei venti milioni di visitatori attesi, che qualche soldo certamente lo porteranno, cancella dubbi e perplessità sull’Expo milanese, che ancora ad un anno dalla sua inaugurazione, è investita da un altro grande scandalo relativo agli appalti dei lavori. 

C’è infine il capitolo della cultura all’Expo. Alexander Pereira, investito da una valanga di critiche per gli allestimenti acquistati a caro prezzo per la Scala dal ‘suo’ festival di Salisburgo - che egli, in una intervista alla Aspesi, definisce un vero ‘affare per la Scala’ -  ha promesso che la Scala sarà aperta ogni sera per tutti e sei i mesi dell’Expo, ed ha già pronto il programma dettagliato.
 Noi, al contrario, dei numerosi progetti a suo tempo formulati da notissimi artisti italiani ed offerti agli organizzatori, già nel 2009, dalle pagine del bimestrale MUSIC@, non abbiamo notizia né di probabili realizzazioni né soltanto di interesse.  Perché, a differenza di quanto accadeva nelle prime Esposizioni universali dove arte e cultura godevano di uno spazio privilegiato, oggi di questi settori non frega nulla a nessuno, perché gli organizzatori sembrano interessati, quasi esclusivamente, ad arraffare quante più risorse possibili per la città, senza disdegnare possibili tornaconti anche per se stessi - come attesterebbero le inchieste sulle mazzette che non hanno risparmiato neanche i cantieri  della civilissima Milano.