Il vantaggio dei due ex presidenti di Camera e Senato , Boldrini e Grasso, sugli attuali, i neo eletti Fico e Casellati, sta nel fatto che i primi due assunsero le rispettive carche ai vertici del Parlamento italiano, senza essere stati prima attivi politicamente, ma solo negli ambii delle rispettive professioni, nelle quali potevano vantare un curriculum di tutto rispetto, e quando aprivano bocca non lo facevano per favorire questa o quella parte politica o per danneggiare ora l'una ora l'altra.
Dunque furono issati sugli scranni più prestigiosi di Camera e Senato, in qualche modo vergini. Si poteva essere d'accordo o meno sulle rispettive nomine - ma dopo la Pivetti chiunque può aspirare a quelle cariche - ma nessuno poteva contestare loro di aver onorato le rispettive professioni, senza demeriti: la magistratura e la cooperazione internazionale. Che erano poi le ragioni principali per cui i rispettivi schieramenti politici li avevano candidati. Avevano spesso anche loro parlato di fatti che conoscevano bene e sui quali potevano esprimere pensieri ponderati; in base ad essi la gente li conosceva ed apprezzava e, di conseguenza li ha mandati in Parlamento, dove, esattamente come è avvenuto l'altro ieri, per evitare stalli nelle nomine dei presidenti dei due rami del Parlamento, qualcuno li tirò fuori dal cilindro magico li propose e le assemblee li votarono.
E, bisogna anche dirlo - contrariamente a quello che pensano Salvini o Calderoli che è meglio ignorarli per la vergogna che ne deriverebbe per loro - Grasso e la Boldrini, hanno tenuto onorevolmente e per tutto il periodo del loro mandato alti i nomi delle due Camere.
Poi, a Camere sciolte, anche loro hanno fatto passi falsi, come tutti i politici . Se avessero taciuto avrebbero creato meno sconquasso alle rispettive parti politiche e forse sarebbero stati rieletti senza disonore. E, invece, si son messi a fare quello che fanno tutti, dimentichi di essere stati per un quinquennio AUTORITA' DI GARANZIA.
Lo svantaggio con cui, invece, partono sia la Casellati che Fico è dato dal fatto che ambedue, vengono dalla politica, dove hanno lavorato chi più chi meno in questo o quel partito: la Casellati addirittura dal 1994, in Forza Italia, e Fico nei Cinquestelle, dal 2013. In questi anni, la Casellati da più tempo rispetto a Fico, ha offerto molte occasioni per essere accusata di partigianeria ( e forse anche di piaggeria, nel suo caso, da parte di Berlusconi, suo benefattore politico).
A parte quella vergognosa scivolata sui senatori a vita, Lei che non ha nessun merito nè scientifico nè sociale, che tutti i senatori a vita citati hanno e in abbondanza, ha difeso negli anni il suo benefattore politico, anche contro l'evidenza nei vari inciampi in cui l'ex Cavaliere è caduto: politici e giudiziari alcuni, morali e civili altri. Secondo Lei il condannato Berlusconi non ha commesso nè frode fiscale, di cui è stato accusato e condannato dalla Cassazione, nè evasione ed altro ancora. Basta un sua dichiarazione a chiarire i termini della questione che certamente alla neo presidente del Senato - seconda carica dello Stato - non fa onore:
" Cassazione o meno, Berlusconi, è e rimane l'unico e irrinunciabile leader politico di Forza Italia e del centrodestra. Oggi con una sentenza che completa un percorso giudiziario lastricato da distorsioni giuridiche, palesi incostituzionalità, si è raggiunto il traguardo coltivato da vent'anni di estromettere Berlusconi dalla scena politica. Un vero e proprio scippo della democrazia. Ma stiamo sereni".
No, con queste affermazioni, noi non siamo affatto sereni sulla neo presidente del Senato, Maria Elisabetta Alberti Casellati; anzi nutriamo qualche serio dubbio che Lei sia in grado di svolgere il suo mandato parlamentare con assoluta correttezza istituzionale.
Roberto Fico desta minori preoccupazioni e per la sua giovane età e anche per la sua non ancora lunga carriera politica, Presidente in Commissione di Vigilanza Rai. E forse può anche vantare il merito di aver affrontato a viso aperto Di Maio.
Le sue esternazioni pubbliche, poi, a confronto di quelle imbarazzanti della Casellati, sembrano addirittura amenità da 'bar sport', come quella su Beppe Grillo, suo e di tutto il Movimento, vero unico capo: "Per me Beppe Grillo è patrimonio mondiale dell'umanità come le Dolomiti, la costiera amalfitana ( non anche la 'pastiera' napoletana? forse l'ha dimenticata ) e la musica". Bravo Fico, adesso datti da fare per tagliare, come hai detto, i costi della democrazia, cominciando dai privilegi dei rappresentanti del popolo nel Parlamento che presiedi. Daje, Fico!
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lunedì 26 marzo 2018
martedì 5 dicembre 2017
Il Parlamento italiano che infrange la regola della trasparenza
Ieri sera a 'Carta Bianca' - la trasmissione tv di Rai 3 affidata a Bianca Berlinguer - Boeri, presidente dell'INPS, la cui poltrona sembra ora traballare a causa della sua intransigenza nell'azione della tenuta dei conti del nostro istituto di previdenza ed assistenza, ha spiegato per l'ennesima volta come stanno le cose sulle pensioni future.
Soprattutto le pensioni dei giovani, quando ha detto che la priorità oggi è far entrare i giovani nel mondo del lavoro il prima possibile e con contratti stabili, altrimenti se continuano ad essere tenuti lontani dal mondo del lavoro e quando vi entrano vi entrano con contratti a termine e lavori salutari, le loro pensioni sono a rischio. Non si tratta di ipotesi campate in aria, bensì di previsioni sulla base dei numeri. Con buona pace della Camusso che, per ridare forza al suo sindacato, continua a chiedere favori per questa e quella categoria, non guardando in avanti, alle pensioni di domani per i giovani di oggi.
La ricetta di Boeri, per cambiare radicalmente la situazione è quella della decontribuzione. occorre cioè, ha detto Boeri, fare in modo che i datori di lavoro, agevolati dal Governo, assumano il più possibile i giovani e con contratti stabili.
Ma poi Boeri ha toccato un altro argomento. Incaricato di compiere un'indagine sul rapporto, per le pensioni in essere, fra contributi versati e pensione percepita, ha chiesto al Parlamento di avere i dati di ogni vitalizio per calcolare detto rapporto, ed eventualmente intervenire, in misura proporzionale, laddove la disparità fra contributi e pensione è eccessiva.
Sapete con ha risposto il Parlamento, quello presieduto ora dai prossimi candidati premier (Grasso, ma mettiamoci anche Boldrini il cui destino politico, a fine mandato, non è ancora chiaro), modello di comportamento istituzionale ineccepibile? Ha risposto che per ragioni di PRIVACY, tali dati non possono essere forniti. L'INPS di Boeri ha replicato che i dati non sarebbero stati resi pubblici - ma poi che male ci sarebbe a renderli pubblici?- ma esaminati dal solo istituto per compiere l'indagine richiesta. No, il secondo, ha risposto il Parlamento che evidentemente, non vuole che la vergogna dei vitalizi - come si va dicendo da anni senza che mai nulla cambi - sia resa di pubblico dominio.
Soprattutto le pensioni dei giovani, quando ha detto che la priorità oggi è far entrare i giovani nel mondo del lavoro il prima possibile e con contratti stabili, altrimenti se continuano ad essere tenuti lontani dal mondo del lavoro e quando vi entrano vi entrano con contratti a termine e lavori salutari, le loro pensioni sono a rischio. Non si tratta di ipotesi campate in aria, bensì di previsioni sulla base dei numeri. Con buona pace della Camusso che, per ridare forza al suo sindacato, continua a chiedere favori per questa e quella categoria, non guardando in avanti, alle pensioni di domani per i giovani di oggi.
La ricetta di Boeri, per cambiare radicalmente la situazione è quella della decontribuzione. occorre cioè, ha detto Boeri, fare in modo che i datori di lavoro, agevolati dal Governo, assumano il più possibile i giovani e con contratti stabili.
Ma poi Boeri ha toccato un altro argomento. Incaricato di compiere un'indagine sul rapporto, per le pensioni in essere, fra contributi versati e pensione percepita, ha chiesto al Parlamento di avere i dati di ogni vitalizio per calcolare detto rapporto, ed eventualmente intervenire, in misura proporzionale, laddove la disparità fra contributi e pensione è eccessiva.
Sapete con ha risposto il Parlamento, quello presieduto ora dai prossimi candidati premier (Grasso, ma mettiamoci anche Boldrini il cui destino politico, a fine mandato, non è ancora chiaro), modello di comportamento istituzionale ineccepibile? Ha risposto che per ragioni di PRIVACY, tali dati non possono essere forniti. L'INPS di Boeri ha replicato che i dati non sarebbero stati resi pubblici - ma poi che male ci sarebbe a renderli pubblici?- ma esaminati dal solo istituto per compiere l'indagine richiesta. No, il secondo, ha risposto il Parlamento che evidentemente, non vuole che la vergogna dei vitalizi - come si va dicendo da anni senza che mai nulla cambi - sia resa di pubblico dominio.
venerdì 1 dicembre 2017
Giovanni Minoli, autoincoronatosi 're' delle interviste in tv, svela segreti e trucchi del mestiere: dalle interviste 'a schiena dritta' a quelle 'in ginocchio', come anche lui ha fatto in passato, ed ora non ricorda
Dalla sua scuola tv sono usciti anche la Gabanelli e Giletti, e tanto basta per far dir a tutti che Giovanni Minoli è quel che si dice un 'bravo maestro', senza ironia. Ed ora, proprio perchè considerato il vero inventore delle interviste in tv, da quelle con la 'faccia cattiva', a quelle 'a schiena dritta', fino a quelle 'in ginocchio' (quelle, come tutti ricordano,vergognose con Bettino Craxi che Minoli, nel caso della lunga intervista rilasciata al 'Sette' del 'circuito Cairo', non ha rammentato) detta le regole del bravo intervistatore, o dell'intervistatore di successo, se si preferisce.
Sollecitato da Severgnini, dello stesso 'circuito Cairo', svela a tutti gli aspiranti intervistatori i segreti del successo, e agli intervistatori attivi, gli errori da non commettere. Ad esempio a Lucia Annunziata che dalla collocazione domenicale e pomeridiana del suo 'Faccia a Faccia' su La 7 ( del medesimo 'circuito Cairo' del 'Sette') è divenuta sua diretta concorrente, Minoli fa notare spietatamente che Lei è una politica frustrata, e che tale condizione mina alla base la bontà delle sue interviste, perchè costretta a dimostrare al suo pubblico che Lei sa quel che dice, facendo passare in secondo piano quello che pensa l'intervistato che ha davanti. Per fargli concludere che l'intervistatore che non si convince a priori che l'intervista serve a mostrare, a far conoscere ed anche a smascherare l'intervistato, non è un buon intervistatore. E la Annunziata non lo è, secondo l'inventore delle interviste tv, mentre una brava intervistatrice la Annunzaita è, almeno secondo noi: sempre preparata e, soprattutto, che lascia parlare.
Cosa che, invece, Minoli, non fa. Abbiamo assistito all'ultima sua intervista su La 7, al ministro Calenda, il quale, più d'una volta, ha dovuto interrompere Minoli, il più insopportabile 'incalzatore', il quale passava alla domanda successiva ( 'la domanda è sempre la seconda, mai la prima' - ha detto orgoglioso a Severgnini) senza attendere di conoscere la risposta del ministro alla precedente.
Nella tecnica di Minoli, l' incessante incalzare, fottendosene di conoscere come la pensa l'intervistato, è la regola aurea del bravo intervistatore in tv, perchè così incalzando, mette a dura prova anche i nervi dell'intervistato, che non lo manda a quel paese, solo perchè, scoperto il giochino, vuol dimostrare a tutti che lui ha i nervi saldi.
Minoli ha inventato anche la doppia faccia - oltre la sua, naturalmente emersa in varie occasioni: da quella con le 'ceneri sul capo' con cui affrontò il bellicoso Craxi, a quella a schiena curva con cui ha lusingato i suoi precedenti padroni del Sole 24 Ore, alla radio, quando già i casini in cui l'avevano cacciato gli amministratori del tempo erano noti a tutti, eccetto al bravo intervistatore Minoli.
La doppia faccia in tv, consiste nel mostrare al pubblico contemporaneamente il volto dell'intevistatore e dell'intervistato, mentre il primo fa le domande, per vedere quale reazione l'intervistato ha al semplice ascolto della domanda, che nel decalogo teorico di Minoli, è sempre cattiva (ma solo con chi dice lui ). Perchè mostrare anche il faccione di Minoli quando basterebbe, durante le domande più imbarazzanti od impegnative, mostrare solo il viso dell'intervistato?
Secondo il decalogo del bravo intervistatore Minoli, la sua faccia, di mastino ( finto) non deve mai scomparire, perchè il pubblico deve poter dire e ridire: ma quant'è bravo Minoli, facendo retrocedere l'interesse per le dichiarazioni dell'intervistato.
Poi Minoli, manda a dire a Cairo, via Severgnini, che basta con 'i giornalisti della carta stampata in tv che sono quelli che rovinano la tv'. Non conosciamo la reazione di Cairo, il quale punta, per ottenere il massimo, proprio sulla circolazione fra carta stampata e tv, dove approdano quotidianamente molti giornalisti delle sue testate, sulle quali, viceversa, scrivono molti volti noti della sua tv , dalla Gruber che fa l'editorialista del 'Sette', a Giletti che è sbarcato a Torino, con la nave del 'Corriere' - ma si occuperà di sport, alla Gabanelli che, venuta via dalla Rai, lavorerà con un piede al 'Corriere' e l'altro a La 7.
Naturalmente Cairo, che vuole sempre che il 'cerchio si chiuda', ha anche il 'bravo' critico, che è il temutissimo Aldo Grasso che dall'ultima pagina del 'Corriere' promuove giornalmente 'La 7' e boccia tutti gli altri protagonisti del video. A lui, di conseguenza, mai più potremo prestare fede, pur apprezzandone le capacità e la preparazione.
Minoli non ha replicato, avendone l'opportunità, a Gubitosi, a proposito di raccomandazioni. L'ex direttore generale aveva rivelato i numerosi interventi in suo favore, suggeriti dallo stesso Minoli che voleva tornare ad avere un incarico di prestigio in Rai, nonostante l'età (Giovannone ha settantadue anni, come noi che, nel nostro piccolo, ci siamo fatti da parte, per lasciare spazio ai giovani !). E supponiamo che non sia stata la prima volta che Minoli si sia fatto raccomandare, lui , genero di Bernabei, che su raccomandazioni di peso ed infallibili ha potuto sempre contare, ad eccezione con Gubitosi, quand'era direttore generale Rai.
Per finire - ma questa l'ha suggerita senz'altro Cairo al bravo intervistatore - Minoli chiede in tv a Calenda del 'canone' Rai, e il ministro prontamente risponde "vedrei bene la Rai privatizzata con il canone destinato a finanziare i singoli programmi che fanno 'servizio pubblico', di qualunque tv, dunque anche de 'La 7' - come anche noi tante volte abbiamo pensato seguendo certe dirette di Mentana, in occasioni cruciali per la vita del nostro paese, mentre le reti Rai si trastullavano con giochi e quiz. Ma Calenda, ha anche aggiunto che ciò non accadrà mai. Intanto Minoli ha potuto portare a casa il risultato - come si dice in gergo - che Cairo si attendeva.
Severgnini, su 'Sette', fa al Minoli, inventore e re delle interviste, l'ultima e più inopportuna delle domande: "a' Giovà, ma non sarebbe ora che ti ritirassi, ch'hai 72 anni ?" E Giovnni: "col c...iufolo! " - gli risponde; Severgnini te la sei cercata!
Sollecitato da Severgnini, dello stesso 'circuito Cairo', svela a tutti gli aspiranti intervistatori i segreti del successo, e agli intervistatori attivi, gli errori da non commettere. Ad esempio a Lucia Annunziata che dalla collocazione domenicale e pomeridiana del suo 'Faccia a Faccia' su La 7 ( del medesimo 'circuito Cairo' del 'Sette') è divenuta sua diretta concorrente, Minoli fa notare spietatamente che Lei è una politica frustrata, e che tale condizione mina alla base la bontà delle sue interviste, perchè costretta a dimostrare al suo pubblico che Lei sa quel che dice, facendo passare in secondo piano quello che pensa l'intervistato che ha davanti. Per fargli concludere che l'intervistatore che non si convince a priori che l'intervista serve a mostrare, a far conoscere ed anche a smascherare l'intervistato, non è un buon intervistatore. E la Annunziata non lo è, secondo l'inventore delle interviste tv, mentre una brava intervistatrice la Annunzaita è, almeno secondo noi: sempre preparata e, soprattutto, che lascia parlare.
Cosa che, invece, Minoli, non fa. Abbiamo assistito all'ultima sua intervista su La 7, al ministro Calenda, il quale, più d'una volta, ha dovuto interrompere Minoli, il più insopportabile 'incalzatore', il quale passava alla domanda successiva ( 'la domanda è sempre la seconda, mai la prima' - ha detto orgoglioso a Severgnini) senza attendere di conoscere la risposta del ministro alla precedente.
Nella tecnica di Minoli, l' incessante incalzare, fottendosene di conoscere come la pensa l'intervistato, è la regola aurea del bravo intervistatore in tv, perchè così incalzando, mette a dura prova anche i nervi dell'intervistato, che non lo manda a quel paese, solo perchè, scoperto il giochino, vuol dimostrare a tutti che lui ha i nervi saldi.
Minoli ha inventato anche la doppia faccia - oltre la sua, naturalmente emersa in varie occasioni: da quella con le 'ceneri sul capo' con cui affrontò il bellicoso Craxi, a quella a schiena curva con cui ha lusingato i suoi precedenti padroni del Sole 24 Ore, alla radio, quando già i casini in cui l'avevano cacciato gli amministratori del tempo erano noti a tutti, eccetto al bravo intervistatore Minoli.
La doppia faccia in tv, consiste nel mostrare al pubblico contemporaneamente il volto dell'intevistatore e dell'intervistato, mentre il primo fa le domande, per vedere quale reazione l'intervistato ha al semplice ascolto della domanda, che nel decalogo teorico di Minoli, è sempre cattiva (ma solo con chi dice lui ). Perchè mostrare anche il faccione di Minoli quando basterebbe, durante le domande più imbarazzanti od impegnative, mostrare solo il viso dell'intervistato?
Secondo il decalogo del bravo intervistatore Minoli, la sua faccia, di mastino ( finto) non deve mai scomparire, perchè il pubblico deve poter dire e ridire: ma quant'è bravo Minoli, facendo retrocedere l'interesse per le dichiarazioni dell'intervistato.
Poi Minoli, manda a dire a Cairo, via Severgnini, che basta con 'i giornalisti della carta stampata in tv che sono quelli che rovinano la tv'. Non conosciamo la reazione di Cairo, il quale punta, per ottenere il massimo, proprio sulla circolazione fra carta stampata e tv, dove approdano quotidianamente molti giornalisti delle sue testate, sulle quali, viceversa, scrivono molti volti noti della sua tv , dalla Gruber che fa l'editorialista del 'Sette', a Giletti che è sbarcato a Torino, con la nave del 'Corriere' - ma si occuperà di sport, alla Gabanelli che, venuta via dalla Rai, lavorerà con un piede al 'Corriere' e l'altro a La 7.
Naturalmente Cairo, che vuole sempre che il 'cerchio si chiuda', ha anche il 'bravo' critico, che è il temutissimo Aldo Grasso che dall'ultima pagina del 'Corriere' promuove giornalmente 'La 7' e boccia tutti gli altri protagonisti del video. A lui, di conseguenza, mai più potremo prestare fede, pur apprezzandone le capacità e la preparazione.
Minoli non ha replicato, avendone l'opportunità, a Gubitosi, a proposito di raccomandazioni. L'ex direttore generale aveva rivelato i numerosi interventi in suo favore, suggeriti dallo stesso Minoli che voleva tornare ad avere un incarico di prestigio in Rai, nonostante l'età (Giovannone ha settantadue anni, come noi che, nel nostro piccolo, ci siamo fatti da parte, per lasciare spazio ai giovani !). E supponiamo che non sia stata la prima volta che Minoli si sia fatto raccomandare, lui , genero di Bernabei, che su raccomandazioni di peso ed infallibili ha potuto sempre contare, ad eccezione con Gubitosi, quand'era direttore generale Rai.
Per finire - ma questa l'ha suggerita senz'altro Cairo al bravo intervistatore - Minoli chiede in tv a Calenda del 'canone' Rai, e il ministro prontamente risponde "vedrei bene la Rai privatizzata con il canone destinato a finanziare i singoli programmi che fanno 'servizio pubblico', di qualunque tv, dunque anche de 'La 7' - come anche noi tante volte abbiamo pensato seguendo certe dirette di Mentana, in occasioni cruciali per la vita del nostro paese, mentre le reti Rai si trastullavano con giochi e quiz. Ma Calenda, ha anche aggiunto che ciò non accadrà mai. Intanto Minoli ha potuto portare a casa il risultato - come si dice in gergo - che Cairo si attendeva.
Severgnini, su 'Sette', fa al Minoli, inventore e re delle interviste, l'ultima e più inopportuna delle domande: "a' Giovà, ma non sarebbe ora che ti ritirassi, ch'hai 72 anni ?" E Giovnni: "col c...iufolo! " - gli risponde; Severgnini te la sei cercata!
mercoledì 21 giugno 2017
Vladimir Luxuria, Aldo Grasso, Guardia di Finanza. Indulgenti, forse troppo
Cominciamo dalla Guardia di Finanza che ieri ha arrestato, accusandolo di evasione fiscale e truffa a i danni dello Stato, un ' noto' imprenditore romano, di una settantina d'anni quasi, e gli ha sequestrato beni per alcune decine di milioni fra ristoranti, bar, negozi e conti correnti - alcuni di questi esercizi di ristorazione erano fra via Veneto e via del Tritone. La Guardia di Finanza ha fatto sapere che il suddetto 'noto' imprenditore era già noto anche alle Fiamme gialle sempre gli stessi reati.
Ma la Guardia di Finanza non ha rivelato il nome del presunto farabutto, delinquente ed anche evasore. Perchè? per rispetto della legge sulla privacy - ironia!; ma contravvenendo al comandamento che vuole i peccatori chiamati per nome, onde evitarli. Oggi si legge sui giornali che quel noto farabutto era imprenditore nel settore dell'arredamento, e si riportano solo le iniziali del suo nome e cognome. S.F. Qualche giornale invece lo chiama per nome: Aldo Berti. Tenere a mente il nome del farabutto!
Aldo Grasso - che naturalmente non ha nulla a che fare né con quell'imprenditore nè con la Guardia di Finanza e tanto meno con Luxuria, della quale tuttavia qualche volta può aver scritto sul Corriere - l'altro ieri, recensendo un servizio di Piero Marrazzo sul Medio Oriente, visto sul TG1 (Speciale) ne ha notato l'eccessiva prudenza, bollandolo come un compitino fatto a regola d'arte senza offendere nessuno e neanche dicendo alcunchè di rilevante per ciascuno.
Nel presentare Marrazzo ha avuto l'indulgenza, eccessiva, di non ricordare le sue vicende da Governatore della Regione Lazio. Ed ha scritto che, " terminato il suo mandato politico, è tornato in Rai". Doveva tornare, o no? Lo stabilisce una legge dello Stato che prevede che durante l'esercizio di un mandato politico esiste una sospensiva temporanea del lavoro precedentemente esercitato, e terminato l'incarico politico si torna a quello precedente. Tutto normale.
Ma Aldo Grasso non può far finta di non sapere che Marrazzo non terminò il suo mandato politico al termine naturale della legislatura, perché dovette dimettersi dopo che si era scoperto delle gravissime manchevolezze di carattere sessuale. Grasso ricorderà che egli si faceva accompagnare a casa di un trans con la macchina di servizio la quale lo attendeva e, finito il 'mandato', lo riportava a casa o in ufficio. Tralasciamo la faccenda della droga, della quale, confessiamo, non ricordiamo più i particolari. Ma poco aggiunge, anche se, forse, fu assolto dalla storia perché ci fu un tentativo di incastrarlo ecc... ecc.... Grasso dicendo che terminato il mandato politico tornò in Rai, dimostra nei suoi confronti una indulgenza eccessiva che Marrazzo non merita, per sua irresponsabilità.
E, per ultimo, Vladimir Luxuria, il cui caso, riguardando il suicidio di un giovane, merita maggiore CAUTELA . E , tuttavia, non giustifica il fatto che ieri Lei si sia presentata in tv vestita a lutto per piangere il giovane Prato, suo amico e animatore del 'Gay village', che si è suicidato nel carcere di Velletri, alla vigilia del processo che lo avrebbe visto imputato dell' omicidio Varani , assieme a Foffo che è stato già giudicato con rito abbreviato e condannato a 30 anni.
Ora con tutta la pietà che si deve avere - ed anche noi abbiamo - per un giovane che si è suicidato ed il cui suicidio poteva forse essere evitato con la giusta sorveglianza carceraria, Luxuria non può dimenticare che il delitto di cui si sono macchiati Prato e Foffo è gravissimo, terribile. Hanno cercato la loro vittima, in una serata che non sapevano cosa fare, insieme si sono drogati, e poi lo hanno massacrato fino alla morte, per vedere che effetto faceva la morte del giovane Varani. E' evidente che tanta indulgenza, pur con la dovuta pietà verso un giovane suicida, non si può avere per lui, neppure da parte di un' amica.
Ma la Guardia di Finanza non ha rivelato il nome del presunto farabutto, delinquente ed anche evasore. Perchè? per rispetto della legge sulla privacy - ironia!; ma contravvenendo al comandamento che vuole i peccatori chiamati per nome, onde evitarli. Oggi si legge sui giornali che quel noto farabutto era imprenditore nel settore dell'arredamento, e si riportano solo le iniziali del suo nome e cognome. S.F. Qualche giornale invece lo chiama per nome: Aldo Berti. Tenere a mente il nome del farabutto!
Aldo Grasso - che naturalmente non ha nulla a che fare né con quell'imprenditore nè con la Guardia di Finanza e tanto meno con Luxuria, della quale tuttavia qualche volta può aver scritto sul Corriere - l'altro ieri, recensendo un servizio di Piero Marrazzo sul Medio Oriente, visto sul TG1 (Speciale) ne ha notato l'eccessiva prudenza, bollandolo come un compitino fatto a regola d'arte senza offendere nessuno e neanche dicendo alcunchè di rilevante per ciascuno.
Nel presentare Marrazzo ha avuto l'indulgenza, eccessiva, di non ricordare le sue vicende da Governatore della Regione Lazio. Ed ha scritto che, " terminato il suo mandato politico, è tornato in Rai". Doveva tornare, o no? Lo stabilisce una legge dello Stato che prevede che durante l'esercizio di un mandato politico esiste una sospensiva temporanea del lavoro precedentemente esercitato, e terminato l'incarico politico si torna a quello precedente. Tutto normale.
Ma Aldo Grasso non può far finta di non sapere che Marrazzo non terminò il suo mandato politico al termine naturale della legislatura, perché dovette dimettersi dopo che si era scoperto delle gravissime manchevolezze di carattere sessuale. Grasso ricorderà che egli si faceva accompagnare a casa di un trans con la macchina di servizio la quale lo attendeva e, finito il 'mandato', lo riportava a casa o in ufficio. Tralasciamo la faccenda della droga, della quale, confessiamo, non ricordiamo più i particolari. Ma poco aggiunge, anche se, forse, fu assolto dalla storia perché ci fu un tentativo di incastrarlo ecc... ecc.... Grasso dicendo che terminato il mandato politico tornò in Rai, dimostra nei suoi confronti una indulgenza eccessiva che Marrazzo non merita, per sua irresponsabilità.
E, per ultimo, Vladimir Luxuria, il cui caso, riguardando il suicidio di un giovane, merita maggiore CAUTELA . E , tuttavia, non giustifica il fatto che ieri Lei si sia presentata in tv vestita a lutto per piangere il giovane Prato, suo amico e animatore del 'Gay village', che si è suicidato nel carcere di Velletri, alla vigilia del processo che lo avrebbe visto imputato dell' omicidio Varani , assieme a Foffo che è stato già giudicato con rito abbreviato e condannato a 30 anni.
Ora con tutta la pietà che si deve avere - ed anche noi abbiamo - per un giovane che si è suicidato ed il cui suicidio poteva forse essere evitato con la giusta sorveglianza carceraria, Luxuria non può dimenticare che il delitto di cui si sono macchiati Prato e Foffo è gravissimo, terribile. Hanno cercato la loro vittima, in una serata che non sapevano cosa fare, insieme si sono drogati, e poi lo hanno massacrato fino alla morte, per vedere che effetto faceva la morte del giovane Varani. E' evidente che tanta indulgenza, pur con la dovuta pietà verso un giovane suicida, non si può avere per lui, neppure da parte di un' amica.
mercoledì 7 giugno 2017
I parlamentari italiani sono troppi. Non c'è posto per tutti nelle aule parlamentari. E, nel frattempo, restano in attesa,in silenzio, fuori
Le immagini sempre più frequenti della aule del Parlamento semivuote, anzi vuote, alla lettera, mentre sono al completo i banchi del Governo che riferiscono su importanti questioni nazionali ed internazionali (secondo i maligni perché i ministri in carica temono di essere scalzati da nuovi ministri, senza preavviso) pongono la questione della riduzione dei parlamentari, come aveva voluto Renzi con la sua riforma, bocciata dal referendum di dicembre, o dell'ampliamento dei posti disponibili. O l'una o l'altro.
Nel frattempo, l'anomala situazione di una aula parlamentare che sta stretta e che, non riuscendo a contenerli tutti, risulta spesso vuota, non genera più rabbia ed insulti in cittadini ed elettori.
Nessuno si scandalizza più, se gli schermi tv gli rimandano immagini del Parlamento vuoto, i cittadini sanno che i parlamentari non si sono dati alla macchia e stanno in fila e silenziosi dietro la porta di ingresso in attesa che Boldrini e Grasso comunichino loro che hanno aumentato i posti a sedere delle Camere, e dunque possono entrare finalmente tutti. La soluzione alternativa , cioè la riduzione del numero dei Parlamentari sembra oggi lontana, perchè è assai improbabile che dopo la recente bocciatura referendaria, si riconsideri il problema.
La stessa educazione e sensibilità istituzionale che consiglia ai parlamentari di non invadere le aule parlamentari fino a quando non ci saranno posti 'a sedere' per tutti, si è manifesta sempre più spesso anche fuori della aule parlamentari. Come si è potuto constatare pochi giorni fa ad un convegno organizzato dai Cinquestelle sull'innovazione, ospitata in una delle aule messe a disposizione dei parlamentari.
Al banco degli oratori c'erano seduti 8 invitati, oratori. In sala, sulle sedie dorate, di ascoltatori seduti ve ne erano solo 6. Tanto che Luigi Di Maio, dopo aver aperto i lavori, è andato a sedersi in una di quelle cento sedie vuote, contro i centoventi parlamentari grillini che si sono comportati come tutti i loro colleghi: dopo aver risposto all'appello della Casaleggio& Grillo associati, sono rimasti fuori in attesa che altre sedie venissero aggiunte. Dopo sarebbe entrati tutti. Come sicuramente hanno fatto.
Nel frattempo, l'anomala situazione di una aula parlamentare che sta stretta e che, non riuscendo a contenerli tutti, risulta spesso vuota, non genera più rabbia ed insulti in cittadini ed elettori.
Nessuno si scandalizza più, se gli schermi tv gli rimandano immagini del Parlamento vuoto, i cittadini sanno che i parlamentari non si sono dati alla macchia e stanno in fila e silenziosi dietro la porta di ingresso in attesa che Boldrini e Grasso comunichino loro che hanno aumentato i posti a sedere delle Camere, e dunque possono entrare finalmente tutti. La soluzione alternativa , cioè la riduzione del numero dei Parlamentari sembra oggi lontana, perchè è assai improbabile che dopo la recente bocciatura referendaria, si riconsideri il problema.
La stessa educazione e sensibilità istituzionale che consiglia ai parlamentari di non invadere le aule parlamentari fino a quando non ci saranno posti 'a sedere' per tutti, si è manifesta sempre più spesso anche fuori della aule parlamentari. Come si è potuto constatare pochi giorni fa ad un convegno organizzato dai Cinquestelle sull'innovazione, ospitata in una delle aule messe a disposizione dei parlamentari.
Al banco degli oratori c'erano seduti 8 invitati, oratori. In sala, sulle sedie dorate, di ascoltatori seduti ve ne erano solo 6. Tanto che Luigi Di Maio, dopo aver aperto i lavori, è andato a sedersi in una di quelle cento sedie vuote, contro i centoventi parlamentari grillini che si sono comportati come tutti i loro colleghi: dopo aver risposto all'appello della Casaleggio& Grillo associati, sono rimasti fuori in attesa che altre sedie venissero aggiunte. Dopo sarebbe entrati tutti. Come sicuramente hanno fatto.
sabato 3 giugno 2017
Gentiloni, Boldrini e Grasso: tre amici al bar a scommettere sulla fine prossima o naturale della legisaltura
Ieri, poco prima che iniziasse la sfilata per la Festa della Repubblica, il premier ed i presidenti delle due Camere si sono ritrovati al bar per un 'coffee' di lavoro. Che ne dite, ha chiesto Gentiloni, il mio governo cade o arriva al traguardo? Certamente non gli hanno risposto, all'unisono, Boldrini e Grasso: stai sereno, perchè subito anche il nobile Gentiloni avrebbe fatto i debiti scongiuri, alla 'romana', o forse no in presenza di una signora.
L'hanno comunque rassicurato sulla loro lealtà e sull'impegno assunto di portare al varo le numerose leggi o decreti lasciati in sospeso, che sono tanti, e che loro vorrebbero varati definitivamente prima della fine della legislatura. Anche per non fare davanti al paese la figura di color oche se ne fottono, e basta.
L'elenco delle leggi da approvare in via definitiva, anche escludendo quella 'elettorale', è lungo una quaresima. Gentiloni ha ascoltato soddisfatto, sperando che i Parlamentari si mettano una mano sulla coscienza ed una nel portafoglio ( così scattano anche i vitalizi) e restino in carica fino alla fine della legislatura, per 'senso di responsabilità' - l'espressione che è sulla bocca di tutti in questi frangenti, specie su quella di molti politici alla Razzi, con o senza l'aggiunta di Crozza.
In quell'elenco tanto lungo, naturalmente non c'era più spazio per la revisione dei vitalizi presenti e futuri, secondo la proposta Richetti, trattandosi di poca cosa. E perciò l'avevano cassata dagli ordini del giorno dei lavori, in aula (in commissione era già passata, sembra, e lì riposa). Sempre 'per senso di responsabilità' verso il Paese, che si attende da loro, decisioni molto più importanti.
L'hanno comunque rassicurato sulla loro lealtà e sull'impegno assunto di portare al varo le numerose leggi o decreti lasciati in sospeso, che sono tanti, e che loro vorrebbero varati definitivamente prima della fine della legislatura. Anche per non fare davanti al paese la figura di color oche se ne fottono, e basta.
L'elenco delle leggi da approvare in via definitiva, anche escludendo quella 'elettorale', è lungo una quaresima. Gentiloni ha ascoltato soddisfatto, sperando che i Parlamentari si mettano una mano sulla coscienza ed una nel portafoglio ( così scattano anche i vitalizi) e restino in carica fino alla fine della legislatura, per 'senso di responsabilità' - l'espressione che è sulla bocca di tutti in questi frangenti, specie su quella di molti politici alla Razzi, con o senza l'aggiunta di Crozza.
In quell'elenco tanto lungo, naturalmente non c'era più spazio per la revisione dei vitalizi presenti e futuri, secondo la proposta Richetti, trattandosi di poca cosa. E perciò l'avevano cassata dagli ordini del giorno dei lavori, in aula (in commissione era già passata, sembra, e lì riposa). Sempre 'per senso di responsabilità' verso il Paese, che si attende da loro, decisioni molto più importanti.
sabato 6 maggio 2017
Meno male che c'è il Senato - dice Grasso; per fortuna che c'è ancora il CNEL - gli risponde Treu
Se non c'era il Senato la legge sulla legittima difesa approvata alla camera sarebbe passata senza l'accordo di tutti e soprattutto con alcuni punti poco chiari. E perciò Grasso presidente del Senato può affermare ed anche gridare in faccia a chi lo voleva abolito ( Renzi, s'è capito?), che la bocciatura della riforma costituzionale fa sì che una legge approvata in una delle due camere, se non soddisfa, può essere emendata nella seconda camera, e così poi tornare alla prima e di nuovo al Senato. E questo viaggio di andata e ritorno prosegue fino a quando non si ritiene di aver fatto una buona legge. Il che, in Italia, è quasi impossibile.
Nessuno naturalmente, nell'una come nell'altra Camera si batte il petto per via della incompetenza legislativa e giuridica, sia dei politici che dei tecnici, ed anche linguistica - diciamo in tutta sincerità- come oggi ha fatto notare Bartezzaghi su Repubblica, spiegando quell'OVVERO che ha creato equivoci e malumori. Svelando alla popolazione tutta che i politici, eletti nelle due camere conoscono poco e male anche l'italiano, come pure i loro portaborse e consulenti. E del resto se a dirigere l'ufficio giuridico di Palazzo Chigi, il fiorentino si porta una vigilessa, capo dei vigili...
Identica soddisfazione ha manifestato Tiziano Treu, nominato presidente del CNEL ( Consiglio Nazionale Economia e Lavoro), quell'organismo di cui per mesi e mesi si è dichiarata la inutilità ed improduttività e che la riforma costituzionale bocciata avrebbe voluto abolire. E pare che lo stesso Treu fosse di questa idea e perciò avesse votato sì alla riforma costituzionale e, automaticamente, no al mantenimento in vita del CNEL . Senonchè oggi è messo sulla poltrona più alta di quell'organismo che, da sempre, è stato come una compagnia di ex che 'bisognava' gratificare con una nomina in ente inutile. Perciò non può che esultare, mentre ci si sarebbe aspettato che, con gesto di grande dignità, avesse pubblicamente rifiutato quella nomina. Si può aggiungere anche in considerazione della sua età, non del CNEL ma di Treu, che festeggerà fra poco la bellezza di 78 anni. Festa resa un pò amara dalla cattiva amministrazione del Sole 24 Ore, il giornale economico di Confindustria da parte di sua figlia Donatella.
Nessuno naturalmente, nell'una come nell'altra Camera si batte il petto per via della incompetenza legislativa e giuridica, sia dei politici che dei tecnici, ed anche linguistica - diciamo in tutta sincerità- come oggi ha fatto notare Bartezzaghi su Repubblica, spiegando quell'OVVERO che ha creato equivoci e malumori. Svelando alla popolazione tutta che i politici, eletti nelle due camere conoscono poco e male anche l'italiano, come pure i loro portaborse e consulenti. E del resto se a dirigere l'ufficio giuridico di Palazzo Chigi, il fiorentino si porta una vigilessa, capo dei vigili...
Identica soddisfazione ha manifestato Tiziano Treu, nominato presidente del CNEL ( Consiglio Nazionale Economia e Lavoro), quell'organismo di cui per mesi e mesi si è dichiarata la inutilità ed improduttività e che la riforma costituzionale bocciata avrebbe voluto abolire. E pare che lo stesso Treu fosse di questa idea e perciò avesse votato sì alla riforma costituzionale e, automaticamente, no al mantenimento in vita del CNEL . Senonchè oggi è messo sulla poltrona più alta di quell'organismo che, da sempre, è stato come una compagnia di ex che 'bisognava' gratificare con una nomina in ente inutile. Perciò non può che esultare, mentre ci si sarebbe aspettato che, con gesto di grande dignità, avesse pubblicamente rifiutato quella nomina. Si può aggiungere anche in considerazione della sua età, non del CNEL ma di Treu, che festeggerà fra poco la bellezza di 78 anni. Festa resa un pò amara dalla cattiva amministrazione del Sole 24 Ore, il giornale economico di Confindustria da parte di sua figlia Donatella.
domenica 30 aprile 2017
Marco Travaglio non la racconta giusta sul procuratore di Catania e sui compiti dei magistrati in genere
Nel suo editoriale domenicale, intitolato 'Il silenzio degli indecenti' Marco Travaglio ne ha per tutti, da Alfano ad Orlando, a Grasso, ma non staremo qui a riferire della singola razione di vaffa... riservato a ciascuno, mentre salva il procuratore siciliano che ha avanzato i suoi sospetti, anche senza portare le prove, mentre dovrebbe averle sempre a portata di mano ogni volta che muove un'accusa.
Ci interessa, invece, riferire come conclude la sua invettiva, perché la conclude davvero male.
Scrive:" Dunque quando i pm fanno una retata di criminali da strada o di mafiosi o di spacciatori, si astengano dal farsi belli nelle conferenze stampa, altrimenti sono fuori dall'ordinamento e dalle competenze di magistrati: ci diranno tutto a fine indagini ( nel frattempo congiunti ed amici degli arrestati avvertiranno Chi l'ha visto?). E se, per dire, un pm scopre che in una delle terre dei fuochi sparse per l'Italia i cittadini mangiano e bevono prodotti radioattivi e cancerogeni, non lanci alcun allarme e non avverta le pubbliche autorità: sarebbe fuori dai suoi poteri, anzi dell'ordinamento. Quindi si tenga tutto per sè un paio d'anni, sino al termine dell'indagine. Poi però se arriva in tempo potrà parlarne ai funerali".
Lui sa mettere sempre il pepe sulla coda al suo discorso, quale che sia l'occasione o quali che siano i protagonisti. Il veleno per il morso finale - ne parleranno ai funerali.. - lui l'ha sempre pronto, ne ha anche una boccetta di riserva.
Però. Il pm che scopre delle irregolarità le scopre perché la polizia, su sua richiesta od indicazione, ha fatto indagini, che, nella ipotesi di lavoro di Travaglio, si sono tradotte in analisi sul terreno e sugli alimenti. Fatte le quali, e riferito ai magistrati, questi devono immediatamente proseguire ed approfondire le indagini per trovare i colpevoli dell'avvelenamento della popolazione; e scovatili, metterli al sicuro dietro le sbarre. Questo il loro compito. E dopo parlare. Perchè se lo fanno prima possono anche destare i sospetti che abbiano voluto dare una mano ai malavitosi 'amici' o 'amici degli amici'.
Che effetto e rilevanza può avere se annuncia anzitempo alla popolazione ciò che i corpi di polizia, dietro sua indicazione, hanno scoperto - e che riferiranno oltre che alla magistratura alle autorità pubbliche - ma senza che lui abbia individuato i responsabili? Perchè compito della magistratura è scoprire i responsabili del malaffare per farlo cessare. Neanche Travaglio può negare a se stesso che a volte ( troppe volte?) i magistrati colgono alcune occasioni di indagine, anche sacrosante, per mettersi in mostra.
Ci interessa, invece, riferire come conclude la sua invettiva, perché la conclude davvero male.
Scrive:" Dunque quando i pm fanno una retata di criminali da strada o di mafiosi o di spacciatori, si astengano dal farsi belli nelle conferenze stampa, altrimenti sono fuori dall'ordinamento e dalle competenze di magistrati: ci diranno tutto a fine indagini ( nel frattempo congiunti ed amici degli arrestati avvertiranno Chi l'ha visto?). E se, per dire, un pm scopre che in una delle terre dei fuochi sparse per l'Italia i cittadini mangiano e bevono prodotti radioattivi e cancerogeni, non lanci alcun allarme e non avverta le pubbliche autorità: sarebbe fuori dai suoi poteri, anzi dell'ordinamento. Quindi si tenga tutto per sè un paio d'anni, sino al termine dell'indagine. Poi però se arriva in tempo potrà parlarne ai funerali".
Lui sa mettere sempre il pepe sulla coda al suo discorso, quale che sia l'occasione o quali che siano i protagonisti. Il veleno per il morso finale - ne parleranno ai funerali.. - lui l'ha sempre pronto, ne ha anche una boccetta di riserva.
Però. Il pm che scopre delle irregolarità le scopre perché la polizia, su sua richiesta od indicazione, ha fatto indagini, che, nella ipotesi di lavoro di Travaglio, si sono tradotte in analisi sul terreno e sugli alimenti. Fatte le quali, e riferito ai magistrati, questi devono immediatamente proseguire ed approfondire le indagini per trovare i colpevoli dell'avvelenamento della popolazione; e scovatili, metterli al sicuro dietro le sbarre. Questo il loro compito. E dopo parlare. Perchè se lo fanno prima possono anche destare i sospetti che abbiano voluto dare una mano ai malavitosi 'amici' o 'amici degli amici'.
Che effetto e rilevanza può avere se annuncia anzitempo alla popolazione ciò che i corpi di polizia, dietro sua indicazione, hanno scoperto - e che riferiranno oltre che alla magistratura alle autorità pubbliche - ma senza che lui abbia individuato i responsabili? Perchè compito della magistratura è scoprire i responsabili del malaffare per farlo cessare. Neanche Travaglio può negare a se stesso che a volte ( troppe volte?) i magistrati colgono alcune occasioni di indagine, anche sacrosante, per mettersi in mostra.
sabato 25 marzo 2017
Se amate la cultura evitate 'Terza pagina' di Rai 5 curata da Armando Massarenti
Se amate la cultura e soprattutto tenete alla vostra salute mentale ed anche fisica, evitate su Rai 5 la trasmissione settimanale, per fortuna in seconda serata, 'Terza Pagina' di cui è autore e conduttore Armando Massarenti, responsabile del 'Domenicale' del Sole 24 Ore.
Se invece non tenete alla vostra salute, ed anzi vi piace il rischio, anche se così facendo mettete seriamente in pericolo la vostra stessa esistenza, allora accendete la tv, sintonizzatevi su Rai 5, ogni venerdì - la scelta del giorno 'di passione' non è casuale - e adagiatevi sul letto, mettetevi accanto ossigeno e stimolanti, ed aspettate di riprendervi, a fine trasmissione, se avete superato quelle 'rapide' dell'intelligenza.
Massarenti, bravo responsabile del settimanale culturale del Sole 24 Ore - che forse anche per quello, ma dal punto di vista economico, è in grave crisi - è la negazione assoluta del presentatore televisivo. ieri sera era in compagnia di Moni Ovadia. Il racconto delle tre notizie settimanali di rilievo nel settore culturale, procedeva vivace come la recita del rosario fra anziani. Stesso tono, stesso sguardo, e quell'unica volta che ha accennato un sorriso a mezza bocca, qualcuno da dietro la telecamera deve averlo ripreso, consigliandogli di non strafare. A Rai 5- ma è costume diffuso anche altrove - pensano che se uno sa fare bene una cosa, sicuramente deve saperne fare mille altre, altrettanto bene. E così, la cosiddetta rete 'culturale' affonda.
Noi abbiamo resistito, altrimenti non potremmo ora scriverne, ma non costituiamo un precedente, e non facciamo numero, perché la nostra resistenza paziente è senza limiti. Ma pensiamo a
quella decina di telespettatori - sicuramente non più di qualche decina - che seguono la trasmissione, fra le quali ci sono certamente i più devoti fra i collaboratori del giornale di Massarenti. Tolti quelli del 'Domenciale', ai quali penserà Massarenti, per tutti i pochi altri temiamo per la loro salute.
Nei giorni scorsi due autorevoli commentatori televisivi si sono occupati di 'cultura e tv'. Uno è Grasso, sul Corriere, che ancora una volta ha manifestato la sua smodata passione per Camurri, qualunque cosa faccia in tv. Mentre, quando legge le pagine culturali a Radio 3 - che Grasso non ascolta - dimentica di stare alla radio, e pensa invece al suo interlocutore ideale, unico, tipo Scaraffia. Con il quale solo amerebbe fare quattro chiacchiere 'culturali', non potrebbe farne con altri, perché solo loro due si divertono e capiscono.
Il secondo è il cattivissimo critico dell'Espresso, Riccardo Bocca, che ha invitato i dirigenti Rai a dare più spazio a Bollani, che è fra i pochissimi in grado di sostenere una intera trasmissione sulla mucia che non è la canzonetta. Perchè allora mandarlo ad ore inusitate? Rischiate gente, mettete Bollani in prima serata. Perchè non può essere che per la Rai la musica sia solo le canzonette. Che palle! Alzate il tono ed anche la qualità - esorta Bocca
Proprio raccogliendo l'invito di Bocca, lanciamo anche noi una proposta: perchè in tv non ripropongono le famose e seguitissime trasmissioni del ciclo 'All'Opera!', condotto da Antonio Lubrano sui Rai 1? E perchè sia Grasso che Bocca nè in questa occasione nè in altre hanno mai citato quella famosa seguitissima trasmissione che, dopo sei cicli (annuali), venne chiusa per la ben nota imbecillità e per l' analfabetismo degli dirigenti Rai del tempo, che non difetta neanche agli attuali critici televisivi ?
Se invece non tenete alla vostra salute, ed anzi vi piace il rischio, anche se così facendo mettete seriamente in pericolo la vostra stessa esistenza, allora accendete la tv, sintonizzatevi su Rai 5, ogni venerdì - la scelta del giorno 'di passione' non è casuale - e adagiatevi sul letto, mettetevi accanto ossigeno e stimolanti, ed aspettate di riprendervi, a fine trasmissione, se avete superato quelle 'rapide' dell'intelligenza.
Massarenti, bravo responsabile del settimanale culturale del Sole 24 Ore - che forse anche per quello, ma dal punto di vista economico, è in grave crisi - è la negazione assoluta del presentatore televisivo. ieri sera era in compagnia di Moni Ovadia. Il racconto delle tre notizie settimanali di rilievo nel settore culturale, procedeva vivace come la recita del rosario fra anziani. Stesso tono, stesso sguardo, e quell'unica volta che ha accennato un sorriso a mezza bocca, qualcuno da dietro la telecamera deve averlo ripreso, consigliandogli di non strafare. A Rai 5- ma è costume diffuso anche altrove - pensano che se uno sa fare bene una cosa, sicuramente deve saperne fare mille altre, altrettanto bene. E così, la cosiddetta rete 'culturale' affonda.
Noi abbiamo resistito, altrimenti non potremmo ora scriverne, ma non costituiamo un precedente, e non facciamo numero, perché la nostra resistenza paziente è senza limiti. Ma pensiamo a
quella decina di telespettatori - sicuramente non più di qualche decina - che seguono la trasmissione, fra le quali ci sono certamente i più devoti fra i collaboratori del giornale di Massarenti. Tolti quelli del 'Domenciale', ai quali penserà Massarenti, per tutti i pochi altri temiamo per la loro salute.
Nei giorni scorsi due autorevoli commentatori televisivi si sono occupati di 'cultura e tv'. Uno è Grasso, sul Corriere, che ancora una volta ha manifestato la sua smodata passione per Camurri, qualunque cosa faccia in tv. Mentre, quando legge le pagine culturali a Radio 3 - che Grasso non ascolta - dimentica di stare alla radio, e pensa invece al suo interlocutore ideale, unico, tipo Scaraffia. Con il quale solo amerebbe fare quattro chiacchiere 'culturali', non potrebbe farne con altri, perché solo loro due si divertono e capiscono.
Il secondo è il cattivissimo critico dell'Espresso, Riccardo Bocca, che ha invitato i dirigenti Rai a dare più spazio a Bollani, che è fra i pochissimi in grado di sostenere una intera trasmissione sulla mucia che non è la canzonetta. Perchè allora mandarlo ad ore inusitate? Rischiate gente, mettete Bollani in prima serata. Perchè non può essere che per la Rai la musica sia solo le canzonette. Che palle! Alzate il tono ed anche la qualità - esorta Bocca
Proprio raccogliendo l'invito di Bocca, lanciamo anche noi una proposta: perchè in tv non ripropongono le famose e seguitissime trasmissioni del ciclo 'All'Opera!', condotto da Antonio Lubrano sui Rai 1? E perchè sia Grasso che Bocca nè in questa occasione nè in altre hanno mai citato quella famosa seguitissima trasmissione che, dopo sei cicli (annuali), venne chiusa per la ben nota imbecillità e per l' analfabetismo degli dirigenti Rai del tempo, che non difetta neanche agli attuali critici televisivi ?
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domenica 7 agosto 2016
Cafonal di Dagospia fa il tutto esaurito
La sezione dedicata a nuovi e vecchi cafoni nel fortunato sito internet (Cafonal di Dagospia) si è intasata nelle ultime settimane sia per le numerose visite che per le infinite imprese che vi sono narrate. Fra tutte, alcune accomunate dalla volgare ostentazione dei soldi che solo a chi nelle vene ha acqua più che sangue, vien in mente di fare.
Oggi Grasso sul 'Corriere', riferendo di alcuni fatti di tale pietoso comparto conclude dicendo che nobili si nasce e ricchi si diventa. Ed i protagonisti citati dal noto critico nobili, in nessun senso lo sono, soltanto ricchi e cafoni.
E cita un celebre cantante, Fedez, quello che spara sentenze su tutti, anzi tutti contro, il quale sui social - sempre i social - perchè tutti questi i cazzi ( pardon, c'è sfuggito!) propri vogliono sempre mostrarli agli altri, sbatterglieli in faccia anche quelli che sarebbe meglio tenere nascosti, come nel caso di Fedez? - mostra quel superattico milanese da due milioni di Euro in cui vive.
Sulla stesa scia e nella medesima categoria dei cafoni arricchiti, un celebre giocatore del'Inter in viaggio verso Napoli ( purtroppo siamo costretti da una smodata passione calcistica del nostro nipotino a tenerci aggiornati), Icardi e la sua signora che fanno sapere a tutti che hanno orologi da parecchie migliaia di euro ed anche altro. A noi verrebbe in mente di scrivergli via social: ' metteteveli...( scusateci ancora, ma questi te le tirano dalla bocca!).
E per finire, solo momentaneamente, la lista dei nuovi cafoni, le immagini postate dalla diretta interessata, la signora Bonolis, la quale ha fatto sapere a tutti che per andare in vacanza ha noleggiato un aereo privato ( lei poi si è giustificata dicendo che fra i figli ve n'è uno che ha problemi di deambulazione; per carità, bene ha fatto a noleggiare l'aereo). Ma a noi che ci frega?
Ora Dagospia ci ha pregato di far sapere ai diretti interessati ed a tutti gli altri aspiranti cafoni, che la sezione 'Cafonal' è al limite, non c'è più spazio per nessuno. E perciò, almeno per un pò, si astengano dall'esibirsi in pubblico, attraverso i social.
Oggi Grasso sul 'Corriere', riferendo di alcuni fatti di tale pietoso comparto conclude dicendo che nobili si nasce e ricchi si diventa. Ed i protagonisti citati dal noto critico nobili, in nessun senso lo sono, soltanto ricchi e cafoni.
E cita un celebre cantante, Fedez, quello che spara sentenze su tutti, anzi tutti contro, il quale sui social - sempre i social - perchè tutti questi i cazzi ( pardon, c'è sfuggito!) propri vogliono sempre mostrarli agli altri, sbatterglieli in faccia anche quelli che sarebbe meglio tenere nascosti, come nel caso di Fedez? - mostra quel superattico milanese da due milioni di Euro in cui vive.
Sulla stesa scia e nella medesima categoria dei cafoni arricchiti, un celebre giocatore del'Inter in viaggio verso Napoli ( purtroppo siamo costretti da una smodata passione calcistica del nostro nipotino a tenerci aggiornati), Icardi e la sua signora che fanno sapere a tutti che hanno orologi da parecchie migliaia di euro ed anche altro. A noi verrebbe in mente di scrivergli via social: ' metteteveli...( scusateci ancora, ma questi te le tirano dalla bocca!).
E per finire, solo momentaneamente, la lista dei nuovi cafoni, le immagini postate dalla diretta interessata, la signora Bonolis, la quale ha fatto sapere a tutti che per andare in vacanza ha noleggiato un aereo privato ( lei poi si è giustificata dicendo che fra i figli ve n'è uno che ha problemi di deambulazione; per carità, bene ha fatto a noleggiare l'aereo). Ma a noi che ci frega?
Ora Dagospia ci ha pregato di far sapere ai diretti interessati ed a tutti gli altri aspiranti cafoni, che la sezione 'Cafonal' è al limite, non c'è più spazio per nessuno. E perciò, almeno per un pò, si astengano dall'esibirsi in pubblico, attraverso i social.
giovedì 14 aprile 2016
L'Italia dei due presidenti: Mattarella e Napolitano. Uno uscente e l'altro entrante.
Non è una novità che in Italia i presidenti siano due: il Presidente della Repubblica e il Presidente del Consigilio dei Ministri. Il secondo governa, il primo tiene sotto osservazione il secondo per evitargli passi falsi. E nonostante questo, accade anche che uno dei tanti tribunali italiani, in questo caso il 'Coniglio di Stato' scrive all'indirizzo del Capo del Governo per fargli presente che il decreto sul pagamento del canone RAI nella bolletta elettrica è scritto male, è impreciso... insomma è da bocciare. Evidentemente quel che ogni tanto si dice e cioè che la squadra che circonda il premier avrebbe dovuto seguire prima di governare un corso accelerato propedeutico, è forse vero. Nel frattempo però il Presidente della Repubblica, messo lì a controllare il presidente premier, si è evidentemente distratto, per sua volontà o per sopraggiunta presenza di altri?
Il fatto nuovo di questi ultimi mesi è che ci siano sul colle più alto di Roma, due presidenti, anche se al Quirinale abita solo uno dei due, mentre l'altro ha deciso di abitare nel quartiere Monti, come del resto già aveva fatto Cossiga che al letto del Quirinale, preferiva quello di casa sua in Prati. Due infatti sono i Presidenti della Repubblica italiana attualmente. Ambedue sono sempre presenti , in coppia, nelle occasioni ufficiali, siedono sempre in prima fila, e nelle rimpatriate al Quirinale non mancano mai. E, del resto, come potrebbero, data la loro carica? Pala tu, parlo io, no, parla tu. Il siparietto colto in una delle tante occasioni fra Mattarella e Napolitano.
I due presidenti, ambedue con la medesima funzione di vigilanti, si sono però, bonariamente ed in segreto, spartiti i compiti.
Il presidente uscente, Mattarella, ha deciso di non mettere bocca sugli affari italiani, nonostante venga ogni tanto chiamato in causa da forze politiche e stampa; preferisce viaggiare - e viaggia molto - e intervenire sulle grandi questioni internazionali e sui futuri assetti mondiali; incontra capi di Stato e grandi personalità, manda telegrammi di congratulazioni e condoglianze, premia studenti, atleti, imprenditori, donne.
Il presidente entrante, Napolitano, invece parla quasi ogni giorno in pubblico, e non solo con la sua consorte in privato. Interviene sugli affari interni ma viaggia anche lui, perchè invitato da chi non dimentica ancora il ruolo di paciere che ha avuto nei tanti anni in cui abitava , anche di notte, al Quirinale, e che magari non si è accorta accorto del cambio della guardia o della diarchia tacitamente accettata.
Ora, ad esempio, è in partenza per Londra, dove è stato preceduto da Maria Elena (Boschi) che ha tenuto una lezione di politica, a parlamentari inglesi, che gli è valsa come 'dottorato' in legge, che non ha conseguito all'indomani della laurea, pressata dagli impegni di governo. Napolitano che lauree e dottorati honoris causa, ne ha ricevuti almeno uno per ogni capello che aveva in testa un tempo, ha fatto sapere che se rientrerà per domenica prossima, andrà a votare. Bravo.
No. Ha precisato, poi, che astenersi dal voto, disertandolo, è un diritto dei votanti al referendum, giacché la legge prevede il fattore 'quorum' per la sua validità. E così s'è assunto, da presidente entrante, il compito di dirimere la questione dell'astensione, sorta dopo i vari interventi del premier in favore, e quello altisonante e contrario del presidente della Consulta.
Il parere in favore dell'astensione ha fatto felice il premier ma ha mandato in bestia il presidente della Consulta, Grossi, terza carica dello Stato, in assenza delle altre due, ma non quando ci sono le altre due, e cioè il presidente entrante, Napolitano, ed il presidente del Senato, Grasso. In tale contingenza il presidente della Consulta, Grossi, conta un fico secco; e la stessa regola si applica anche a quello del Senato, Grasso, se non è dello stesso parere del primo, Napolitano, perché il voto di questi vale per due. E dunque Napolitano, presidente entrante, vince su tutti.
Il fatto nuovo di questi ultimi mesi è che ci siano sul colle più alto di Roma, due presidenti, anche se al Quirinale abita solo uno dei due, mentre l'altro ha deciso di abitare nel quartiere Monti, come del resto già aveva fatto Cossiga che al letto del Quirinale, preferiva quello di casa sua in Prati. Due infatti sono i Presidenti della Repubblica italiana attualmente. Ambedue sono sempre presenti , in coppia, nelle occasioni ufficiali, siedono sempre in prima fila, e nelle rimpatriate al Quirinale non mancano mai. E, del resto, come potrebbero, data la loro carica? Pala tu, parlo io, no, parla tu. Il siparietto colto in una delle tante occasioni fra Mattarella e Napolitano.
I due presidenti, ambedue con la medesima funzione di vigilanti, si sono però, bonariamente ed in segreto, spartiti i compiti.
Il presidente uscente, Mattarella, ha deciso di non mettere bocca sugli affari italiani, nonostante venga ogni tanto chiamato in causa da forze politiche e stampa; preferisce viaggiare - e viaggia molto - e intervenire sulle grandi questioni internazionali e sui futuri assetti mondiali; incontra capi di Stato e grandi personalità, manda telegrammi di congratulazioni e condoglianze, premia studenti, atleti, imprenditori, donne.
Il presidente entrante, Napolitano, invece parla quasi ogni giorno in pubblico, e non solo con la sua consorte in privato. Interviene sugli affari interni ma viaggia anche lui, perchè invitato da chi non dimentica ancora il ruolo di paciere che ha avuto nei tanti anni in cui abitava , anche di notte, al Quirinale, e che magari non si è accorta accorto del cambio della guardia o della diarchia tacitamente accettata.
Ora, ad esempio, è in partenza per Londra, dove è stato preceduto da Maria Elena (Boschi) che ha tenuto una lezione di politica, a parlamentari inglesi, che gli è valsa come 'dottorato' in legge, che non ha conseguito all'indomani della laurea, pressata dagli impegni di governo. Napolitano che lauree e dottorati honoris causa, ne ha ricevuti almeno uno per ogni capello che aveva in testa un tempo, ha fatto sapere che se rientrerà per domenica prossima, andrà a votare. Bravo.
No. Ha precisato, poi, che astenersi dal voto, disertandolo, è un diritto dei votanti al referendum, giacché la legge prevede il fattore 'quorum' per la sua validità. E così s'è assunto, da presidente entrante, il compito di dirimere la questione dell'astensione, sorta dopo i vari interventi del premier in favore, e quello altisonante e contrario del presidente della Consulta.
Il parere in favore dell'astensione ha fatto felice il premier ma ha mandato in bestia il presidente della Consulta, Grossi, terza carica dello Stato, in assenza delle altre due, ma non quando ci sono le altre due, e cioè il presidente entrante, Napolitano, ed il presidente del Senato, Grasso. In tale contingenza il presidente della Consulta, Grossi, conta un fico secco; e la stessa regola si applica anche a quello del Senato, Grasso, se non è dello stesso parere del primo, Napolitano, perché il voto di questi vale per due. E dunque Napolitano, presidente entrante, vince su tutti.
lunedì 1 febbraio 2016
Cronache italiane: Anzaldi, Gandolfini, Sapora,Tomasello
Cominciamo dal segretario della Commissione di vigilanza RAI, Anzaldi del PD, il quale ha chiesto alla RAI di licenziare Massimo Giannini perchè recentemente, a Ballarò, parlando del caso della Banca Etruria, ha detto che fra la Banca e la famiglia Boschi c'è stato un incesto. Come altro definirlo quell'intreccio famigliar governativo così stretto e non ancora sciolto del tutto, nonostante le rassicurazioni e autodifese del premier? Anzaldi vorrebbe far capire che chi lo ha messo a guidare quella trasmissione, cioè il PD, quando il giornalista fa le bizze o, caso ancora più grave. dice qualcosa contro il suo padrone, cioè il premier ed il suo partito, ha tutto il diritto di chiederne l'allontanamento. Insomma chi lo ha messo può anche toglierlo. Gerciò Giannini, ora lasciamo passare, ma stai attento, rischi. Grasso, dalle pagine del Corriere, ha mandato a dire ad Anzaldi, di tapparsi la bocca, perchè ogni volta che parla fa più guai di Attila.
Gandolfini, neurochirurgo, è fra i principali organizzatori del Family Day di sabato a Roma, al Circo Massimo, dove a metterceli uno sull'altro, non possono entrare che poco più di 400.000 persone. Altro che i due milioni sparati dal Gandolfini e dai suoi.
Dal palco ha usato toni che non si sentivano dai tempi del divorzio ( Gedda e i suoi comitati) e dell'aborto assistito che non hanno fatto rovinare l'Italia, che invece il malcostume la corruzione hanno fatto precipitare nel baratro.
ma una espressione ha colpito più delle altre, quando ha ammonito i politici a fare attenzione perchè le loro decisioni avranno un peso nelle urne che prossimamente si apriranno per alcune grandi città. Dunque il legislatore - il Parlamento- faccia attenzione. Il prof. Ainis, dal Corriere, ha fatto rilevare come la presenza di parlamentari e membri del governo alla manifestazione avesse un che di molto strano. Il Governo va a protestare assieme al popolo, mentre invece dovrebbe stare in Parlamento a legiferare,magari ascoltando le proteste. Perchè se protesta anche chi governa, allora chi è che governa la protesta? Giusta osservazione.
Ilva Sapora è la bionda signora a capo del cerimoniale di Palazzo Chigi che negli ultimi mesi ha i guai suoi. Intanto premettiamo. chi ha portato la signora in quel ruolo a Palazzo Chigi? Indovina indovinello: Gianni Letta, lui ancora e sempre lui. Alla signora è stato imputata la decisione ultima di coprire le statue dei Capitolini, per la visita di Rouhani in Italia. La Ferilli, in una intervista a Emilia Costantini, se ne è uscita con una bella osservazione. Le bellezze artistiche sono le ultime cose rimastaci da mostrare, se copriamo pure quelle, addio.
Ora la signora Sapora non viene punita: " perchè non ha colpe. Semmai era inadeguata al ruolo che ricopriva". Capito Letta? Ora, perciò, non sarà licenziata, resterà fino a metà anno in servizio, quando scatterà la pensione ( che pensione e che liquidazione!); nel frattempo sarà affiancata da persona più adeguata, magari il segretario generale di palazzo Chigi, oppure il suo vice, 'grande & grosso' Nastasi, altro protetto di Letta, ma certamente più in gamba della Sapora.
Sono invece indagati per mancata osservanza della disciplina di lavoro, cinque impiegati di Zetema, perchè avrebbero OSATO criticare nel corso di una trasmissione televisiva - riconosciuti, nonostante il volto oscurato - la decisione della Sapora, che oltre alla copertura delle statue, prevedeva anche l'allontanamento dei custodi femmine, anche se in pantaloni. Per il premier iraniano solo custodi in pantaloni con l'uccello. Come poi è stato. perdonate la volgarità.
Tomasello batte tutti all'Univeristà di Messina, in un concorso a cattedra, nonostante abbia presentato un lavoro frutto del 'copia e incolla' - ma senza citazione della fonte - da un testo del suo insegnante, noto studioso, Amoroso. L'altro aspirante fa ricorso e rivela il furto del Tomasello. Dal Miur, a firma del dirigente Livon, rispondono: quel che è fatto è fatto. Tomasello ha vinto la cattedra.
Aggiungiamo solo che Tomasello è figlio dell'ex rettore dell'Università di Messina, dove aveva fatto carriera stante suo padre al vertice (l'avesse fatto un povero cristo, sai i calci in culo che prendeva) e Daniele Livon, direttore generale del MIUR, deve essersi bevuto il cervello alla cantina di famiglia, se ha dato quella risposta.
Gandolfini, neurochirurgo, è fra i principali organizzatori del Family Day di sabato a Roma, al Circo Massimo, dove a metterceli uno sull'altro, non possono entrare che poco più di 400.000 persone. Altro che i due milioni sparati dal Gandolfini e dai suoi.
Dal palco ha usato toni che non si sentivano dai tempi del divorzio ( Gedda e i suoi comitati) e dell'aborto assistito che non hanno fatto rovinare l'Italia, che invece il malcostume la corruzione hanno fatto precipitare nel baratro.
ma una espressione ha colpito più delle altre, quando ha ammonito i politici a fare attenzione perchè le loro decisioni avranno un peso nelle urne che prossimamente si apriranno per alcune grandi città. Dunque il legislatore - il Parlamento- faccia attenzione. Il prof. Ainis, dal Corriere, ha fatto rilevare come la presenza di parlamentari e membri del governo alla manifestazione avesse un che di molto strano. Il Governo va a protestare assieme al popolo, mentre invece dovrebbe stare in Parlamento a legiferare,magari ascoltando le proteste. Perchè se protesta anche chi governa, allora chi è che governa la protesta? Giusta osservazione.
Ilva Sapora è la bionda signora a capo del cerimoniale di Palazzo Chigi che negli ultimi mesi ha i guai suoi. Intanto premettiamo. chi ha portato la signora in quel ruolo a Palazzo Chigi? Indovina indovinello: Gianni Letta, lui ancora e sempre lui. Alla signora è stato imputata la decisione ultima di coprire le statue dei Capitolini, per la visita di Rouhani in Italia. La Ferilli, in una intervista a Emilia Costantini, se ne è uscita con una bella osservazione. Le bellezze artistiche sono le ultime cose rimastaci da mostrare, se copriamo pure quelle, addio.
Ora la signora Sapora non viene punita: " perchè non ha colpe. Semmai era inadeguata al ruolo che ricopriva". Capito Letta? Ora, perciò, non sarà licenziata, resterà fino a metà anno in servizio, quando scatterà la pensione ( che pensione e che liquidazione!); nel frattempo sarà affiancata da persona più adeguata, magari il segretario generale di palazzo Chigi, oppure il suo vice, 'grande & grosso' Nastasi, altro protetto di Letta, ma certamente più in gamba della Sapora.
Sono invece indagati per mancata osservanza della disciplina di lavoro, cinque impiegati di Zetema, perchè avrebbero OSATO criticare nel corso di una trasmissione televisiva - riconosciuti, nonostante il volto oscurato - la decisione della Sapora, che oltre alla copertura delle statue, prevedeva anche l'allontanamento dei custodi femmine, anche se in pantaloni. Per il premier iraniano solo custodi in pantaloni con l'uccello. Come poi è stato. perdonate la volgarità.
Tomasello batte tutti all'Univeristà di Messina, in un concorso a cattedra, nonostante abbia presentato un lavoro frutto del 'copia e incolla' - ma senza citazione della fonte - da un testo del suo insegnante, noto studioso, Amoroso. L'altro aspirante fa ricorso e rivela il furto del Tomasello. Dal Miur, a firma del dirigente Livon, rispondono: quel che è fatto è fatto. Tomasello ha vinto la cattedra.
Aggiungiamo solo che Tomasello è figlio dell'ex rettore dell'Università di Messina, dove aveva fatto carriera stante suo padre al vertice (l'avesse fatto un povero cristo, sai i calci in culo che prendeva) e Daniele Livon, direttore generale del MIUR, deve essersi bevuto il cervello alla cantina di famiglia, se ha dato quella risposta.
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domenica 24 gennaio 2016
Ciò che non si legge sulla stampa: dai furbetti (TUTTI) del cartellino e pianisti, a TANTE cattive compagnie
Tutti a gridare: bene ha fatto madonna Madia, attraverso la 'sua' legge, a censurare , anzi licenziare in quattro e quattr'otto i furbetti del cartellino sanremesi, messi in mutande dalle telecamere della Guardia di Finanza. Madonna Madia vuol dare una solenne lezione - punirne uno per educarne cento! - ai milioni di impiegati pubblici, la cui maggioranza fa il proprio dovere - premette - ma ai quali d'ora in avanti nessuno più farà sconti. Chi sbaglia paga, e non importa se il pegno pagato è fuori misura rispetto allo sbaglio. Come è accaduto a qualcuno dei sanremesi licenziati che hanno pagato un enorme prezzo per dare visibilità alla riforma epocale di madonna Madia.
Niente sconti per nessuno, compresi i parlamentari, sebbene si tratti di 'dipendenti' pubblici sui generis. Questo ha deciso Madia. E i presidenti dei due rami del Parlamento devono vigilare, altrimenti come per i dirigenti pubblici che non denunciano irregolarità, possono essi stessi essere sanzionati e licenziati. Ora da Grasso e Boldrini si attendono, a momenti, provvedimenti contro i cosiddetti 'pianisti' che in tante votazioni e sedute del Parlamento hanno coperto gli assenteisti e i furbetti della votazione, i cosiddetti 'pianisti' messi in mutande dalle telecamere mentre votano per se stessi e per colleghi parlamentari assenti. Boldrini e Grasso, senza indugio, procederanno al licenziamento, altrimenti il popolo dirà che si fanno le leggi per tutti, ma poi valgono solo per alcuni.
Quanto chiasso - giustissimo - attorno agli incontri del papà della ministra Boschi con Flavio Carboni. Ci si chiede come possa un amministratore di una banca, padre di un noto esponente politico frequentare un signore dalla vita non proprio specchiata. Perchè non si tratta di semplice leggerezza, ma di errore gravissimo: vuoi salvare una banca e vai a chiedere come fare ad uno che i tribunali hanno sanzionato come abile truffatore e traffichino? Ci corregga Carboni se i nostri aggettivi non gli piacciono.
Però...però anche altri comportamenti andrebbero sanzionati, anche se non circoscrivibili ad incontri precisi. Prendiamo, ad esempio il caso di Banca Marche, il cui direttore generale Massimo Bianconi, è stato accusato di tutto e di più, lasciando l'istituto di credito, che ha diretto per un decennio, nella merda. Domanda. Il sindaco di Pesaro, già presidente della provincia di Pesaro e Urbino, che porta un nome consacrato dalla storia, Matteo Ricci, non ha mai frequentato Bianconi? Risposta- Certo che sì. E solo lui non sapeva in quali guai stava cacciando la Banca Marche quel direttore generale, dal quale riceveva soldi anche il noto festival musicale della sua città? Insomma solo Matteo Ricci sarebbe stato all'oscuro del disastro di Banca Marche, al punto da intrattenere rapporti con i suoi dirigenti anche mentre l'istituto affondava, per loro colpe?
Carboni ce l'aveva scritto in fronte chi era e Boschi doveva stare alla larga, ma anche di Bianconi si sapevano tante cose, perchè allora Ricci lo ha frequentato fino alla sua uscita dalla banca? Mai neanche il sentore della ineluttabile bancarotta? Noi siamo sicuri che lo abbia frequentato, senza farsi troppe domande. I benefici, diretti ed indiretti, per la sua amministrazione, gli hanno fatto turare il naso e chiudere gli occhi.
Niente sconti per nessuno, compresi i parlamentari, sebbene si tratti di 'dipendenti' pubblici sui generis. Questo ha deciso Madia. E i presidenti dei due rami del Parlamento devono vigilare, altrimenti come per i dirigenti pubblici che non denunciano irregolarità, possono essi stessi essere sanzionati e licenziati. Ora da Grasso e Boldrini si attendono, a momenti, provvedimenti contro i cosiddetti 'pianisti' che in tante votazioni e sedute del Parlamento hanno coperto gli assenteisti e i furbetti della votazione, i cosiddetti 'pianisti' messi in mutande dalle telecamere mentre votano per se stessi e per colleghi parlamentari assenti. Boldrini e Grasso, senza indugio, procederanno al licenziamento, altrimenti il popolo dirà che si fanno le leggi per tutti, ma poi valgono solo per alcuni.
Quanto chiasso - giustissimo - attorno agli incontri del papà della ministra Boschi con Flavio Carboni. Ci si chiede come possa un amministratore di una banca, padre di un noto esponente politico frequentare un signore dalla vita non proprio specchiata. Perchè non si tratta di semplice leggerezza, ma di errore gravissimo: vuoi salvare una banca e vai a chiedere come fare ad uno che i tribunali hanno sanzionato come abile truffatore e traffichino? Ci corregga Carboni se i nostri aggettivi non gli piacciono.
Però...però anche altri comportamenti andrebbero sanzionati, anche se non circoscrivibili ad incontri precisi. Prendiamo, ad esempio il caso di Banca Marche, il cui direttore generale Massimo Bianconi, è stato accusato di tutto e di più, lasciando l'istituto di credito, che ha diretto per un decennio, nella merda. Domanda. Il sindaco di Pesaro, già presidente della provincia di Pesaro e Urbino, che porta un nome consacrato dalla storia, Matteo Ricci, non ha mai frequentato Bianconi? Risposta- Certo che sì. E solo lui non sapeva in quali guai stava cacciando la Banca Marche quel direttore generale, dal quale riceveva soldi anche il noto festival musicale della sua città? Insomma solo Matteo Ricci sarebbe stato all'oscuro del disastro di Banca Marche, al punto da intrattenere rapporti con i suoi dirigenti anche mentre l'istituto affondava, per loro colpe?
Carboni ce l'aveva scritto in fronte chi era e Boschi doveva stare alla larga, ma anche di Bianconi si sapevano tante cose, perchè allora Ricci lo ha frequentato fino alla sua uscita dalla banca? Mai neanche il sentore della ineluttabile bancarotta? Noi siamo sicuri che lo abbia frequentato, senza farsi troppe domande. I benefici, diretti ed indiretti, per la sua amministrazione, gli hanno fatto turare il naso e chiudere gli occhi.
venerdì 4 dicembre 2015
La Camera dei Deputati si taglia alcune spese. Il Senato no, per vendicarsi del taglio della sua stessa esistenza. Mentre Marchini vuole un Senato 'romano'
Ieri sono arrivate due belle notizie - ma anche una brutta ed un'altra 'farlocca'- agli orecchi dei telespettatori cittadini che vedono, finalmente, benché in minima quota parte, i parlamentari ed i dipendenti del Parlamento partecipare ai sacrifici che il Paese sopporta da tempo e loro neanche per sogno.
Non ci saranno aumenti di stipendio nè di indennità di funzione per i dipendenti del Parlamento italiano che, evidentemente, non contenti dei privilegi di cui godono - molti assurdi ed economicamente spropositati - chiedevano nuovi aumenti di stipendio e di indennità di funzione.
Un'altra seconda buona notizia è che a partire dal 1 gennaio 2016 gli ex parlamentari non godranno più del beneficio che li faceva viaggiare gratis, con ogni mezzo di trasporto pubblico, in Italia, fino alla spesa di poco sopra i 3.000 Euro. Sì, è proprio così. Gli ex Parlamentari, vita natural durante, viaggiavano gratis fino a spendere la somma che di anno in anno veniva destinata a tale ulteriore lusso e furto ulteriore ai danni dei cittadini e della nazione. Anche Eugenio Scalfari che percepisce il vitalizio di ex Parlamentare e, come tale, viaggia gratis da almeno una trentina d'anni?
Gli ex Parlamentari sì, non potranno più viaggiare a spese nostre, ma gli ex Senatori continueranno a farlo.
E questa, che è la brutta notizia, é la vendetta di Grasso e del Comitato di presidenza del Senato contro il Governo che ha deciso di cancellarlo dal nostro ordinamento nella veste e funzione che ha avuto dalla nascita della Repubblica ad oggi; doppia camera, doppio tempo, doppia spesa. Risultati? Dimezzati.
Oltre gli stessi Senatori che dovrebbero, carnefici di se stessi, votare la propria cancellazione dalla faccia della terra, reagisce a tale cancellazione anche un candidato alle prossime elezioni a sindaco di Roma, Alfio Marchini, il quale vorrebbe istituire un 'Senatus romanus' da preporre al 'populus' ed ha già il nome del primo senatore, Carlo Vanzina. E' proprio una commedia all'italiana, o alla romana.
Non ci saranno aumenti di stipendio nè di indennità di funzione per i dipendenti del Parlamento italiano che, evidentemente, non contenti dei privilegi di cui godono - molti assurdi ed economicamente spropositati - chiedevano nuovi aumenti di stipendio e di indennità di funzione.
Un'altra seconda buona notizia è che a partire dal 1 gennaio 2016 gli ex parlamentari non godranno più del beneficio che li faceva viaggiare gratis, con ogni mezzo di trasporto pubblico, in Italia, fino alla spesa di poco sopra i 3.000 Euro. Sì, è proprio così. Gli ex Parlamentari, vita natural durante, viaggiavano gratis fino a spendere la somma che di anno in anno veniva destinata a tale ulteriore lusso e furto ulteriore ai danni dei cittadini e della nazione. Anche Eugenio Scalfari che percepisce il vitalizio di ex Parlamentare e, come tale, viaggia gratis da almeno una trentina d'anni?
Gli ex Parlamentari sì, non potranno più viaggiare a spese nostre, ma gli ex Senatori continueranno a farlo.
E questa, che è la brutta notizia, é la vendetta di Grasso e del Comitato di presidenza del Senato contro il Governo che ha deciso di cancellarlo dal nostro ordinamento nella veste e funzione che ha avuto dalla nascita della Repubblica ad oggi; doppia camera, doppio tempo, doppia spesa. Risultati? Dimezzati.
Oltre gli stessi Senatori che dovrebbero, carnefici di se stessi, votare la propria cancellazione dalla faccia della terra, reagisce a tale cancellazione anche un candidato alle prossime elezioni a sindaco di Roma, Alfio Marchini, il quale vorrebbe istituire un 'Senatus romanus' da preporre al 'populus' ed ha già il nome del primo senatore, Carlo Vanzina. E' proprio una commedia all'italiana, o alla romana.
mercoledì 26 novembre 2014
Contemporanea. PIzzo era a Roma o è rimasto a Palermo?
Il sito di Roma Capitale, riferendo della presentazione della nuova stagione di Musica per Roma, in collaborazione con Santa Cecilia, 'Contemporanea' - rassegna/stagione dedicata alla musica del nostro tempo - non scioglie definitivamente il dubbio sulla presenza di Oscar Pizzo, come curatore della rassegna, dubbio che aveva sollevato l'invito a tale presentazione - dove il suo nome mancava - ed il secondo invito, con il nome di Pizzo, che veniva a confermare il sospetto di rapporti non più idilliaci fra il Pizzo e il Fuortes. E forse il Pizzo (Oscar), incazzato nero con Fuortes, alla fine, quando ha letto il suo nome nell'invito corretto, a seguito di giuste proteste, aveva , per dispetto, deciso di starsene a Palermo. Ma Palermo è presente comunque a Roma in 'Contemporanea'.
L'apre infatti domani Giovanni Sollima, con un suo pezzo proprio sulla sua città natale; e , fra qualche giorno, è prevista in calendario addirittura una 'giornata/evento' (le sole serate non bastano più) per combattere una strenua lotta a tutte le mafie dalla Calabria ai narcotrafficanti, con Grasso, presidente del senato, che suonerà la tromba.
E poi, più avanti, una seconda giornata/evento dedicata all'Olocausto, con musiche attinenti. Per dirla brevemente, 'Contemporanea' è ad una svolta, e rivela il suo più profondo dna, quello politico, l'impegno civile; della musica poco gli importa.
Un tempo i filoni di una rassegna musicale contemporanea erano Darmstadt, spettralismo, minimalismo,costruttivismo ed altro; oggi una rassegna anche di musica 'contemporanea' si fa con Palermo, mafie, olocausto. Mai e poi mai, almeno in 'Contemporanea', vi entreranno anche sollazzevoli tematiche come Moulin rouge o Pigalle.
E del resto su questo filone Contemporanea s'era già avventurata, con spettacoli sugli emigranti, sulla questione israelo-palestinese, sui primi disastri atomici ed altro. E il Pizzo s'era impegnato negli ultimi tempi, in sede come in trasferta, anche in veste di autore in tale settore, seguendo le orme del suo antico partner Guido Barbieri che a tanti disastri, ha offerto la sua 'drammaturgia', non perdendosi, nelle more della sua direzione artistica della 'Barattelli' aquilana, tanto per restare in casa nostra, neanche il terremoto aquilano.
Contemporanea, insomma , ha sposato la quaresima penitenziale. Come se di penitenze non fossimo già sazi, ogni giorno e per ogni circostanza.
P.S. Dai giornali non abbiamo capito chi c'era e chi no alla conferenza stampa di presentazione. Dagli stessi giornali abbiamo solo desunto che Franco Oppo, insigne musicista sardo, è diventato uno studioso, e non un musicista, innanzitutto. Declassato!
Le foto invece ci hanno mostrato Regina, Sollima, Pizzo; di Fuortes neanche l'ombra. I giornali infine riferivano solo le parole di Regina; e Sollima era fotograftao davanti ad un microfono dunque ha parlato; e Pizzo? E Fuortes, che se c'era era, sedeva alla estremità opposta a quella in cui si vedeva Pizzo?
L'apre infatti domani Giovanni Sollima, con un suo pezzo proprio sulla sua città natale; e , fra qualche giorno, è prevista in calendario addirittura una 'giornata/evento' (le sole serate non bastano più) per combattere una strenua lotta a tutte le mafie dalla Calabria ai narcotrafficanti, con Grasso, presidente del senato, che suonerà la tromba.
E poi, più avanti, una seconda giornata/evento dedicata all'Olocausto, con musiche attinenti. Per dirla brevemente, 'Contemporanea' è ad una svolta, e rivela il suo più profondo dna, quello politico, l'impegno civile; della musica poco gli importa.
Un tempo i filoni di una rassegna musicale contemporanea erano Darmstadt, spettralismo, minimalismo,costruttivismo ed altro; oggi una rassegna anche di musica 'contemporanea' si fa con Palermo, mafie, olocausto. Mai e poi mai, almeno in 'Contemporanea', vi entreranno anche sollazzevoli tematiche come Moulin rouge o Pigalle.
E del resto su questo filone Contemporanea s'era già avventurata, con spettacoli sugli emigranti, sulla questione israelo-palestinese, sui primi disastri atomici ed altro. E il Pizzo s'era impegnato negli ultimi tempi, in sede come in trasferta, anche in veste di autore in tale settore, seguendo le orme del suo antico partner Guido Barbieri che a tanti disastri, ha offerto la sua 'drammaturgia', non perdendosi, nelle more della sua direzione artistica della 'Barattelli' aquilana, tanto per restare in casa nostra, neanche il terremoto aquilano.
Contemporanea, insomma , ha sposato la quaresima penitenziale. Come se di penitenze non fossimo già sazi, ogni giorno e per ogni circostanza.
P.S. Dai giornali non abbiamo capito chi c'era e chi no alla conferenza stampa di presentazione. Dagli stessi giornali abbiamo solo desunto che Franco Oppo, insigne musicista sardo, è diventato uno studioso, e non un musicista, innanzitutto. Declassato!
Le foto invece ci hanno mostrato Regina, Sollima, Pizzo; di Fuortes neanche l'ombra. I giornali infine riferivano solo le parole di Regina; e Sollima era fotograftao davanti ad un microfono dunque ha parlato; e Pizzo? E Fuortes, che se c'era era, sedeva alla estremità opposta a quella in cui si vedeva Pizzo?
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giovedì 11 settembre 2014
Casini e Staderini dopo aver letto l'articolo di oggi di Sergio Rizzo non dovrebbero sprofondare per la vergogna?
In ogni posto di potere che spetta all'UDC di Casini arriva il suo 'inviato' marco Staderini, il quale naturalmente è riconoscente e fedele ai patti: a Lottomatica, ad esempio, ha chiamato la ex signora Casini, Roberta Lubich, per il posto di addetta stampa. Staderini, come Casini, se li è fatti tutti i posti di potere, arrivando oggi, per intercessione del ministro del tortellino Galletti - vi dice qualcosa?- alla società Sogesid che doveva essere chiusa da vent'anni, e nella quale sedeva come presidente fino all'altro ieri, il dott. Assenza. Questo si leggeva oggi in un articolo documentatissimo di Sergio Rizzo sul Corriere. Tutto avviene nella gogna generale ma senza che i diretti interessati se ne vergognino almeno un pò.
Ma può cambiare un paese in cui è sempre in pista ancora e parla pure uno come Casini, che fa coppia con Cesa, altro campione della poltiica nazionale , il quale è impicciato anche in affari, in nome e con i soldi della politica? Nel frattempo Renzi che fa? Pensa ai suoi di Firenze da portare a Roma? S'è arenato in mezzo al mare dei divieti? Tenta di fare quello che può ma rispettando o venendo a patti con uomini di potere?
Sempre a proposito di Renzi, per il capitolo 'non ti capiamo più e neanche ti seguiamo' fa un certo senso leggere le sue dichiarazioni a proposito delle pensioni d'oro: 'stiamo facendo troppo chiasso - ha detto Renzi - per un risparmio annuo in fondo irrilevante, qualcosa come '100 milioni di Euro' appena. Segno evidente che anche Renzi comincia a dare i numeri.
E il grande progetto di far 'dimagrire il sistema politico' che si ingrassa sempre più, anche quello è diventato roba di poco conto ed è finito nel cassetto dei sogni, con la complicità di Boldrini e Grasso?
Ora cominciamo anche noi a temere che Renzi non solo non cambierà l'Italia ma che abbia tirato i remi in barca, per incapacità di intervento. E risiamo al punto di partenza, prima di Renzi il toscano
Ma può cambiare un paese in cui è sempre in pista ancora e parla pure uno come Casini, che fa coppia con Cesa, altro campione della poltiica nazionale , il quale è impicciato anche in affari, in nome e con i soldi della politica? Nel frattempo Renzi che fa? Pensa ai suoi di Firenze da portare a Roma? S'è arenato in mezzo al mare dei divieti? Tenta di fare quello che può ma rispettando o venendo a patti con uomini di potere?
Sempre a proposito di Renzi, per il capitolo 'non ti capiamo più e neanche ti seguiamo' fa un certo senso leggere le sue dichiarazioni a proposito delle pensioni d'oro: 'stiamo facendo troppo chiasso - ha detto Renzi - per un risparmio annuo in fondo irrilevante, qualcosa come '100 milioni di Euro' appena. Segno evidente che anche Renzi comincia a dare i numeri.
E il grande progetto di far 'dimagrire il sistema politico' che si ingrassa sempre più, anche quello è diventato roba di poco conto ed è finito nel cassetto dei sogni, con la complicità di Boldrini e Grasso?
Ora cominciamo anche noi a temere che Renzi non solo non cambierà l'Italia ma che abbia tirato i remi in barca, per incapacità di intervento. E risiamo al punto di partenza, prima di Renzi il toscano
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sabato 12 luglio 2014
Ora basta! Renzi, stammi a sentire
Renzi, basta con gli indugi, con la correttezza formale ed il rispetto istituzionale. Scrivo a te nel modo che sento, senza pudore. Oggi il TG3 ha mandato in onda un servizio in cui si vedeva un giovane italiano, di Empoli, non lontano da casa tua - perciò apri gli occhi e le orecchie - alla stazione ferroviaria, impossibilitato a salire su un treno, perchè costretto da quando era piccolo a muoversi in carrozzella. Hai capito, Renzi? In quella stazione, a due passi da casa tua, non c'è il marchingegno che permette ad una persona costretto in carrozzella a prendere un treno. Hai capito, sì?
E allora che aspetti, tu che parli sempre dell'Europa dei cittadini? Un cittadino con tali problemi in Germania è giustamente assistito ed accudito dallo Stato; nell' Italia, che tu ora governi, no.
E allora, manda a fare in culo Grasso e la Boldrini e tutta la Corte Costituzionale e quella dei Conti e le cosiddette Autorità che noi conosciamo prevalentemente per i privilegi che si sono attribuiti nel tempo, fottendosene dei cittadini. Se la Boldrini - ma lo stesso vale per Grasso e per tutti gli altri - ritiene che il suo compenso netto mensile di 12.000 Euro non sia sufficiente per soddisfare le sue esigenze, consigliale di trovarsi un secondo lavoro per arrotondare. E ciò vale anche per i giudici costituzionali e per quelli della Corte dei Conti, alcuni dei quali hanno fatto affari con Mazzacurati, all'ombra del Mose.
In un paese che non ha i soldi per mettere in sicurezza le scuole, che non ha ospedali efficienti, che costringe i più deboli ad ulteriori sacrifici, che mette in fila gli anziani anche quando devono pagare, beh questo paese non è il paese dei cittadini. Allora con un decreto manda a fare in culo tutti quelli che godono di privilegi, immeritati, e con quei soldi rendi tutti i cittadini uguali. E le macchine blu, vendile tutte, che sono le 50-60 che hai messo all'asta ? Mezzi e benzina devono averli le forze dell'ordine, i vigili del fuoco , le ambulanze, i mezzi di trasporto dei disabili, non le belle signorine con i tacchi alti che frequentano il parlamento o il consiglio dei ministri; o i parlamentari che possono ancora muovere il culo, visto che non muovono la testa... A quel padre della patria che si chiama Calderoli, vogliamo dare anche macchina e segretaria? Ma scherziamo? Lui deve pagare tutti quelli che l'hanno votato, commettendo un errore che, in un paese civile, verrebbe punito con la pena capitale. E a Casini, tanto per pescare un altro caso nel mucchio, possiamo ancora dare ufficio e segreteria oltre ad altri privilegi solo perhcè una tragica debolezza degli elettori parlamentari l'ha eletto presidente per qualche anno. Finchè ci saranno ingiustizie, non ci potranno essere privilegi. Perciò tagliali tutti, e sana le ingiustizie, senza pietà, con determinazione e presto.
Renzi se c'hai le palle questo è il momento di tirarle fuori. E, se ci tieni, accusami pure di oltraggio all'autorità. Non m'importa, se alla fine i gravissimi problemi segnalati verranno risolti.
E allora che aspetti, tu che parli sempre dell'Europa dei cittadini? Un cittadino con tali problemi in Germania è giustamente assistito ed accudito dallo Stato; nell' Italia, che tu ora governi, no.
E allora, manda a fare in culo Grasso e la Boldrini e tutta la Corte Costituzionale e quella dei Conti e le cosiddette Autorità che noi conosciamo prevalentemente per i privilegi che si sono attribuiti nel tempo, fottendosene dei cittadini. Se la Boldrini - ma lo stesso vale per Grasso e per tutti gli altri - ritiene che il suo compenso netto mensile di 12.000 Euro non sia sufficiente per soddisfare le sue esigenze, consigliale di trovarsi un secondo lavoro per arrotondare. E ciò vale anche per i giudici costituzionali e per quelli della Corte dei Conti, alcuni dei quali hanno fatto affari con Mazzacurati, all'ombra del Mose.
In un paese che non ha i soldi per mettere in sicurezza le scuole, che non ha ospedali efficienti, che costringe i più deboli ad ulteriori sacrifici, che mette in fila gli anziani anche quando devono pagare, beh questo paese non è il paese dei cittadini. Allora con un decreto manda a fare in culo tutti quelli che godono di privilegi, immeritati, e con quei soldi rendi tutti i cittadini uguali. E le macchine blu, vendile tutte, che sono le 50-60 che hai messo all'asta ? Mezzi e benzina devono averli le forze dell'ordine, i vigili del fuoco , le ambulanze, i mezzi di trasporto dei disabili, non le belle signorine con i tacchi alti che frequentano il parlamento o il consiglio dei ministri; o i parlamentari che possono ancora muovere il culo, visto che non muovono la testa... A quel padre della patria che si chiama Calderoli, vogliamo dare anche macchina e segretaria? Ma scherziamo? Lui deve pagare tutti quelli che l'hanno votato, commettendo un errore che, in un paese civile, verrebbe punito con la pena capitale. E a Casini, tanto per pescare un altro caso nel mucchio, possiamo ancora dare ufficio e segreteria oltre ad altri privilegi solo perhcè una tragica debolezza degli elettori parlamentari l'ha eletto presidente per qualche anno. Finchè ci saranno ingiustizie, non ci potranno essere privilegi. Perciò tagliali tutti, e sana le ingiustizie, senza pietà, con determinazione e presto.
Renzi se c'hai le palle questo è il momento di tirarle fuori. E, se ci tieni, accusami pure di oltraggio all'autorità. Non m'importa, se alla fine i gravissimi problemi segnalati verranno risolti.
lunedì 7 luglio 2014
Nicola Piovani bacchetta i politici: La vita è bella ma voi risolvete i problemi
Nel riferirvi a caldo della serata che abbiamo vissuto poche ore fa, nel piazzale del Policlinico Gemelli, dove il 50 della grande istituzione sanitaria e di ricerca veniva festeggiato con un indimenticabile concerto dell'orchestra nazionale del 'Sistema delle orchestre e dei cori giovanili ed infantili' in Italia, e la partecipazione di un coro di voci bianche e di un secondo, 'delle mani bianche', per il quale quando per la prima volta ne ascoltò uno simile in uno dei suoi primi viaggi in Venezuela, Claudio Abbado scoppiò letteralmente in lacrime, temiamo che a parlarne o scriverne, un pò dell'immensa emozione provata vada dispersa.
Il concerto, al quale hanno partecipato alcune autorità, come il presidente del Senato che già aveva invitato il complesso a Palazzo Madama per un concerto istituzionale, ma anche qualche sgallettata dei salotti romani alla quale non hanno spiegato che non andava in spiaggia ad ascoltare musica, era stato preceduto dai discorsi di rito, fra i quali merita un buu senza limiti quello del presidente della commissione filatelica che ha letto un inutile e penoso messaggio del sottosegretario Giacomelli che, nel presentare l'iniziativa dell'emissione del francobollo commemorativo, tesseva storia e panegirico delle Poste, in faccia alla Presidente Todini, senza la benchè minima vergogna di dire male cose inutili e banali, e perciò inascoltabili.
Per nostra fortuna la presentatrice della serata commemorativa ed anche di festa, Milly Carlucci, ha svolto con grande proprietà il suo ruolo. Cosa rara. Poi il concerto. Piovani sul podio; in programma musiche di Bartok, Brahms e dello stesso Piovani, naturalmente dalle sue colonne sonore. Ah, no, c'era anche Modugno con il suo ' Volare' ed una bella versione dell'Inno nazionale. In apertura di programma l'Allegro del sistema, scritto appositamente da Piovani per il 'Sistema' italiano, e consistente in una specie di 'guida all'orchestra' di britteniana memoria, ma molto più breve, e su 'motivetto' dello stesso Piovani, mentre quella di Britten era su un 'tema' di Purcell.
Il coro 'delle mani bianche' disegnava con entusiasmo,vitalità ed insieme poesia la musica nello spazio coinvolgendo tutti in un grande abbraccio a distanza, tutti con le mani alzate e mosse in segno di saluto ed augurio.
Il concerto è filato liscio naturalmente; la musica più gradita da un uditoriuo analfabeta, come ben sappiamo, è stata quella conosciutissima ed anche coinvolgente, diciamo la verità, del film 'La vita è bella', già premiata con l'Oscar.
Se vogliamo dirla tutta, una volta apprezzato il gesto di grande generosità di Piovani, la sua presenza sul podio; non possiamo tacere che nella musica 'vera' - permetteteci la durezza - è stata davvero un disastro. Ci ha fatto venire alla mente un direttore di altri tempi, Renato Fasano, per il quale circolava fra i professori d'orchestra la parola d'ordine ' chi lo guarda è perduto!'.
Ma , alla fine, Piovani ci ha fatto dimenticare quella sua brutta prestazione, quando ha preso il microfono ed ha detto:" il concerto di questa sera, qui nel piazzale di un ospedale, ci permette di sottolineare due fattori per i quali giudicare una nazione, la qual cosa noi facciamo soprattutto quando siamo all'estero: la sanità e la cultura". Per la cultura - che è la materia della quale Piovani è più pratico, ha poi detto "stiamo attraversando un brutto periodo e non da oggi, quando sappiamo che esistono problemi seri e complessi che influiscono sul nostro vivere civile. I politici, ai quali mi rivolgo, devono risolvere questi problemi complessi, questo è il loro compito; lascino a noi artisti le dichiarazioni ed i proclami".
Ammalati e personale dell'ospedale hanno assistito dai balconi, prevalentemente, al concerto che avranno certamente gradito molto. Sul piazzale pieno di pubblico dominava quella bruttissima statua di Giovanni Paolo II, il papa santo, noto anche per avere le statue più brutte al mondo.
Il concerto, infine, veniva ripreso e rimandato su due schermi posti in alto alle spalle di coro e orchestra. una telecamera mobile con grande braccio ed una fissa , mai che avessero ripreso quelli che stavano suonando, staccavano sempre altrove, semplicemente per incompetenza e sciatteria registica. Ecco queste cose non ci sono mai piaciute e non vorremmo farcele piacere ora.
Il concerto, al quale hanno partecipato alcune autorità, come il presidente del Senato che già aveva invitato il complesso a Palazzo Madama per un concerto istituzionale, ma anche qualche sgallettata dei salotti romani alla quale non hanno spiegato che non andava in spiaggia ad ascoltare musica, era stato preceduto dai discorsi di rito, fra i quali merita un buu senza limiti quello del presidente della commissione filatelica che ha letto un inutile e penoso messaggio del sottosegretario Giacomelli che, nel presentare l'iniziativa dell'emissione del francobollo commemorativo, tesseva storia e panegirico delle Poste, in faccia alla Presidente Todini, senza la benchè minima vergogna di dire male cose inutili e banali, e perciò inascoltabili.
Per nostra fortuna la presentatrice della serata commemorativa ed anche di festa, Milly Carlucci, ha svolto con grande proprietà il suo ruolo. Cosa rara. Poi il concerto. Piovani sul podio; in programma musiche di Bartok, Brahms e dello stesso Piovani, naturalmente dalle sue colonne sonore. Ah, no, c'era anche Modugno con il suo ' Volare' ed una bella versione dell'Inno nazionale. In apertura di programma l'Allegro del sistema, scritto appositamente da Piovani per il 'Sistema' italiano, e consistente in una specie di 'guida all'orchestra' di britteniana memoria, ma molto più breve, e su 'motivetto' dello stesso Piovani, mentre quella di Britten era su un 'tema' di Purcell.
Il coro 'delle mani bianche' disegnava con entusiasmo,vitalità ed insieme poesia la musica nello spazio coinvolgendo tutti in un grande abbraccio a distanza, tutti con le mani alzate e mosse in segno di saluto ed augurio.
Il concerto è filato liscio naturalmente; la musica più gradita da un uditoriuo analfabeta, come ben sappiamo, è stata quella conosciutissima ed anche coinvolgente, diciamo la verità, del film 'La vita è bella', già premiata con l'Oscar.
Se vogliamo dirla tutta, una volta apprezzato il gesto di grande generosità di Piovani, la sua presenza sul podio; non possiamo tacere che nella musica 'vera' - permetteteci la durezza - è stata davvero un disastro. Ci ha fatto venire alla mente un direttore di altri tempi, Renato Fasano, per il quale circolava fra i professori d'orchestra la parola d'ordine ' chi lo guarda è perduto!'.
Ma , alla fine, Piovani ci ha fatto dimenticare quella sua brutta prestazione, quando ha preso il microfono ed ha detto:" il concerto di questa sera, qui nel piazzale di un ospedale, ci permette di sottolineare due fattori per i quali giudicare una nazione, la qual cosa noi facciamo soprattutto quando siamo all'estero: la sanità e la cultura". Per la cultura - che è la materia della quale Piovani è più pratico, ha poi detto "stiamo attraversando un brutto periodo e non da oggi, quando sappiamo che esistono problemi seri e complessi che influiscono sul nostro vivere civile. I politici, ai quali mi rivolgo, devono risolvere questi problemi complessi, questo è il loro compito; lascino a noi artisti le dichiarazioni ed i proclami".
Ammalati e personale dell'ospedale hanno assistito dai balconi, prevalentemente, al concerto che avranno certamente gradito molto. Sul piazzale pieno di pubblico dominava quella bruttissima statua di Giovanni Paolo II, il papa santo, noto anche per avere le statue più brutte al mondo.
Il concerto, infine, veniva ripreso e rimandato su due schermi posti in alto alle spalle di coro e orchestra. una telecamera mobile con grande braccio ed una fissa , mai che avessero ripreso quelli che stavano suonando, staccavano sempre altrove, semplicemente per incompetenza e sciatteria registica. Ecco queste cose non ci sono mai piaciute e non vorremmo farcele piacere ora.
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