Giovanni Floris, il camminatore instancabile di Ballarò, si è risentito quando ha avuto davanti a sè Renzi che gli diceva essere giunto il tempo di qualche sacrificio anche in Rai, visto che tutto il paese stringe la cinghia e molti altri settori, privilegiati, qualche sacrifico sono chiamati a farlo, o l'hanno già fatto. Non crede che la richiesta di sacrifici alla Rai, favorisca Mediaset - gli ha chiesto, malandrino, ma non del tutto disinteressato il Floris? Se Gubitosi non riesce a trovare i soldi che il governo gli chiede di girargli, dovrà necessariamente mettere mano a tagli per compensi. Anche di Floris, perchè no? Perchè il nostro camminatore, quando il suo programma ha cominciato ad avere successo, per il suo alto senso di appartenenza a mamma Rai, ne è uscito e si è fatto fare un contratto di collaborazione, molto più remunerativo (400.000 Euro circa o forse anche più) per tutto il tempo che farà su e giù per Ballarò. Con la clausola che, alla fine del programma, rientrerà in Rai come dipendente. Che dire? Che anche Floris il suo orticello sa coltivarselo, e di mamma Rai se ne fotte, come dimostra la sua uscita e la clausola che lo riammetterà.
Anni fa, non molti, ci colpi leggere sui giornali dell'uscita dalla Rai di Angela Buttiglione, sorella del grande filosof, che in questi giorni e tornato agli onori della cronaca per il disciolto, anzi scomparso, patrimonio immobiliare dell'ex DC.
Angela Buttiglione, direttore generale Mauro Masi, altra bella persona e manager integerrimo, ottenne dalla Rai una buonuscita di 1.000.000 di Euro circa. Sì avete letto giusto. Era il 2010. Si pagava lei che ne usciva da direttrice della TGR e si pagava anche il legame di sangue con il fratello filosofo, noto esponente politico in quota Berlusconi? Masi, che le concesse tale principesca buonuscita, è stato successivamente indagato dalla Corte dei Conti per DANNO ERARIALE.
Ma ci colpì leggere anche che la buonuscita così corposa era dovuta ad un patto sottoscritto dalla Buttiglione con la Rai, munifica, all'atto della sua pensione: il patto di non danneggiarla, passando al nemico che, prontissimo, l'avrebbe accolta a braccia aperte, dati i suoi straordinari trascorsi giornalistici. Questo non poteva farlo, seppur tentata da mille proposte.
Ci venne da pensare, malignamente, che quella buonuscita la Buttiglione la meritava per il fatto che FINALMENTE andava via dalla Rai, la quale certamente non avrebbe sofferto la sua assenza, e dalla quale non sarebbe potuta essere, nel caso, più danneggiata.
Dell'Angela non si è mai più sentito parlare; mentre, invece, ora sbraita rabbioso Floris per paura di perdere quel suo privilegio economico e contrattuale.
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martedì 20 maggio 2014
sabato 22 marzo 2014
Senza voler fare i conti nelle tasche altrui....
La recente polemica relativa allo stipendio di Moretti, amministratore delegato di Ferrovie Italiane, che ha preso quel treno con oltre due miliardi di deficit ( ma il precedente amministratore aveva uno stipendio superiore a quello di Moretti ed ha avuto una buonuscita milionaria, alla faccia della sua amministrazione disastrosa!) e l'ha portato nel giro di due o tre anni ad un attivo di mezzo miliardo, ci fa pensare ad alcuni casi del nostro (leggi:musicale) mondo, già segnalati su questo blog ed ora venuti nuovamente a galla a causa del limite proposto - così sembra - dal presidente Renzi al tetto dei compensi dei manager pubblici, fra i quali come non annoverare anche i dirigenti massimi delle istituzioni musicali che senza il finanziamento determinante dello Stato chiuderebbero in ventiquattrore?
Lo stipendio del Presidente della repubblica è di 248.000 Euro, se non andiamo errati. e dunque al massimo i manager pubblici possono avvicinarsi a quella cifra, secondo Renzi. Andare oltre non si può. Il caso di Moretti è fuori discussione. Guadagna ogni anno 800.000 Euro circa per guidare un'azienda che, se fa cilecca, crea grossi guai al paese tutto, e con un bilancio di alcuni miliardi( magari ci si dovrebbe chiedere quali responsabilità abbiano Arcuri per avere uno stipendio simile a quello di Moretti, o Masi che comunque ha uno stipendio quasi doppio quello di Napolitano; non sono che esempi, la casistica non lascia fuori nessun settore) .Veniano al settore musicale.
Il sovrintendente della Scala guadagna, alla fine della fiera, quasi un milione di Euro; ma con quali responsabilità che possano, anche lontanamente, paragonarsi a quelle di Moretti? Nessuna. E, infatti, il prossimo sovrintendente, Pereira, avrà un compenso molto più basso. Se oggi l'abbassamento della soglia massima fosse già in vigore, si dovrebbe ridiscutere il compenso di Bruno Cagli all'Accademia di santa Cecilia che guadagna 300.000 Euro - una cifra spropositata, ma anche quella dell'ing. Francesca Colombo che guadagnava 300.000 Euro a Firenze e che poi è andata via, all'emersione del solito buco di bilancio; ma anche i compensi di Girondini a Verona, dove s'è scoperchiata la pentola del malaffare cittadino - ogni giorno una pentola ! - nel quale però non si fa il suo nome, dovrebbe venire a più miti pretese; stesso discorso potrebbe farsi anche per Fuortes che si avvicina alla soglia del compenso del Presidente Napolitano.
Il lavoro e le responsabilità di questi signori del nostro ambiente nulla hanno a che fare con lavoro e responsabilità dei manager delle grandi aziende.
Una volta entrato in vigore il limite di Renzi, il Ministero dello Spettacolo dovrebbe a sua volta porre un limite ai compensi dei sovrintendenti e direttori artistici, caso mai proponendo una forbice, neanche tanto larga, ma senza le enormi differenze di oggi, perchè oggi il suo compenso il sovrintendente se lo dà da solo, naturalmente con il consenso del consiglio di amministrazione, ma se è un incosciente se lo dà bello consistente, con il tacito e complice consenso del consiglio.
Il ministro Franceschini, se minimamente pensa ai compensi dei sovrintendenti di zone archeologiche e musei di grandissima importanza, al limnite della vergogna, non dovrebbe aspettare neanche un minuto per razionalizzare gli stipendi dei sovrintendenti delle fondazioni liriche e delle massime istituzioni musicali. E,infine, dovrebbe porre un limite ai cachet degli artisti che suonano e cantano in Italia. E' sbagliato e pretestuoso, oltre che falso dire che tali cachet sono dettati dal mercato; no, non è così. In Italia - tutti lo sanno- gli artisti vengono pagati più che altrove; allora è arrivato il momento di tagliare anche quei cachet. Chi dice che se si abbassano i cachet quegli artisti non vengono più in Italia, dice il falso e sa di dirlo. La piazza italiana è troppo importante per girarvi alla larga.
Lo stipendio del Presidente della repubblica è di 248.000 Euro, se non andiamo errati. e dunque al massimo i manager pubblici possono avvicinarsi a quella cifra, secondo Renzi. Andare oltre non si può. Il caso di Moretti è fuori discussione. Guadagna ogni anno 800.000 Euro circa per guidare un'azienda che, se fa cilecca, crea grossi guai al paese tutto, e con un bilancio di alcuni miliardi( magari ci si dovrebbe chiedere quali responsabilità abbiano Arcuri per avere uno stipendio simile a quello di Moretti, o Masi che comunque ha uno stipendio quasi doppio quello di Napolitano; non sono che esempi, la casistica non lascia fuori nessun settore) .Veniano al settore musicale.
Il sovrintendente della Scala guadagna, alla fine della fiera, quasi un milione di Euro; ma con quali responsabilità che possano, anche lontanamente, paragonarsi a quelle di Moretti? Nessuna. E, infatti, il prossimo sovrintendente, Pereira, avrà un compenso molto più basso. Se oggi l'abbassamento della soglia massima fosse già in vigore, si dovrebbe ridiscutere il compenso di Bruno Cagli all'Accademia di santa Cecilia che guadagna 300.000 Euro - una cifra spropositata, ma anche quella dell'ing. Francesca Colombo che guadagnava 300.000 Euro a Firenze e che poi è andata via, all'emersione del solito buco di bilancio; ma anche i compensi di Girondini a Verona, dove s'è scoperchiata la pentola del malaffare cittadino - ogni giorno una pentola ! - nel quale però non si fa il suo nome, dovrebbe venire a più miti pretese; stesso discorso potrebbe farsi anche per Fuortes che si avvicina alla soglia del compenso del Presidente Napolitano.
Il lavoro e le responsabilità di questi signori del nostro ambiente nulla hanno a che fare con lavoro e responsabilità dei manager delle grandi aziende.
Una volta entrato in vigore il limite di Renzi, il Ministero dello Spettacolo dovrebbe a sua volta porre un limite ai compensi dei sovrintendenti e direttori artistici, caso mai proponendo una forbice, neanche tanto larga, ma senza le enormi differenze di oggi, perchè oggi il suo compenso il sovrintendente se lo dà da solo, naturalmente con il consenso del consiglio di amministrazione, ma se è un incosciente se lo dà bello consistente, con il tacito e complice consenso del consiglio.
Il ministro Franceschini, se minimamente pensa ai compensi dei sovrintendenti di zone archeologiche e musei di grandissima importanza, al limnite della vergogna, non dovrebbe aspettare neanche un minuto per razionalizzare gli stipendi dei sovrintendenti delle fondazioni liriche e delle massime istituzioni musicali. E,infine, dovrebbe porre un limite ai cachet degli artisti che suonano e cantano in Italia. E' sbagliato e pretestuoso, oltre che falso dire che tali cachet sono dettati dal mercato; no, non è così. In Italia - tutti lo sanno- gli artisti vengono pagati più che altrove; allora è arrivato il momento di tagliare anche quei cachet. Chi dice che se si abbassano i cachet quegli artisti non vengono più in Italia, dice il falso e sa di dirlo. La piazza italiana è troppo importante per girarvi alla larga.
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mercoledì 15 gennaio 2014
Letto sulla stampa:15 gennaio 2014.Brutte e belle notizie
Cominciamo dalle buone notizie, son poche in verità, ma vale la pena segnalarle.
Innanzitutto da quella che riguarda Lucia Ronchetti, la compositrice oggi sulla cresta dell'onda internazionale, che è stata chiamata a far parte della giuria che sceglierà i prossimi 'Prix de Rome' , e cioè i 'pensionnaires' di Villa Medici a Roma, fra i numerosi candidati nei vari settori dell'arte. In giuria siede anche l'attrice e produttrice cinematografica che vive una storia sentimentale con il presidente Hollande, ma anche questa è una buona notizia.( Contrordine dell'ultim'ora: l'attrice è stata esclusa dalla giuria, per intervento diretto della ministra di origini italiane, Filippetti. Uno schiaffo al direttore dell'Accademia di Francia a Roma che l'avrebbe scelta? O forse troppo poco autorevole - altro schiaffo al direttore di Villa Medici - per far parte della prestigiosa giuria?)
La seconda buona notizia- che era già sui giornali di ieri- è la nomina di Marino Sinibaldi a presidente del consiglio di amministrazione del Teatro di Roma, dopo che Borgna si era sfilato per via delle numerose ed ingiuste critiche incrociate. Sinibaldi, direttore di Radio 3, viene dallo stesso ente dal quale veniva il suo predecessore, Scaglia, cioè dalla Rai. Scaglia scrittore, Sinibaldi animatore culturale fra i più vivaci ed impegnati. A testimoniare che oggi sono i mezzi di grande comunicazione a mettere i vetrina i protagonisti della società; se non si appartiene ai media, addio sogni. Solo che...solo che... Sinibaldi dovrebbe , a nostro modestissimo parere, dimettersi da Radio 3, come dovrebbero fare altri dirigenti Rai che occupano poltrone di responsabilità anche fuori dell'azienda. Gubitosi che fa, si gira dall'altra parte per non vedere?
Ed ora - finalmente! direbbero i maligni- veniamo a quelle cattive.
Alfano e non solo lui, perchè è in compagnia di Brunetta, il moralizzatore, e Masi, il macho ex direttore generale Rai, compaiono fra gli affittuari di Ligresti, a roma, in via delle Tre madonne ai parioli, una viuzza che non gli daresti due lire, ma molto molto chic e con case extralusso. La casa di Alfano è di appena 220 mq. Non sappiamo se lui e Brunetta e Masi - che sicuramente saranno a loro volta in compagnia di altri - pagassero affitti di favore, ma c'è da dubitare che i tre, nei propri ambiti, alla bisogna non abbiano mostrato riconoscenza al proprietario delle loro povere magioni romane?
E Nunzia? la signora Di Girolamo, campana, con la sua cricca? Ci ha colpiti leggere che avrebbe dirottato parte dei finanziamenti europei destinati ad alleviare i portatori di handicap da Benevento ad un'altra provincia dove alloggerebbe il suo stato maggiore. Questo leggiamo sui giornali; vero o non vero, a noi questa notizia fa venire lo schifo.
L'Aquila. L'Università, dopo lo scandalo che ha investito anche la giunta comunale - sono tutti innocenti!!!, cosi dicono - con le dimissione del sindaco, ha fatto una proposta, mettendosi a disposizione con un comitato di saggi che potrebbe dare una mano nell'individuare la strada da percorrere per una svolta nella ricostruzione. Apriti cielo! chi si rifa viva? La Pezzopane, indignata, perchè si sente espropriata dei suoi compiti di amministratore pubblico che ritiene di aver svolto compiutamente anche in relazione alla ricostruzione che purtroppo langue nella maggior parte della città. La stessa Pezzopane che si era indignata allorchè, secondo lei ingiustamente, la commissione europea preposta alle candidature per le 'Capitali della cultura' del 2019, aveva escluso L'Aquila. già per la semplice ragione che non si può candidare una 'città fantasma'. E non , come sosteneva l'assessore/parlamentare, per la 'cattiva stampa'.
La motivazione 'cattiva stampa' ci riguarda anche un pò.
Per otto anni abbiamo diretto un bimestrale di musica, edito dal Conservatorio aquilano, MUSIC@, che sì è guadagnato una certa fama per l'originalità e qualità dei contenuti. La nostra critica ha offerto l'alibi al nuovo direttore del Conservatorio, che di nome fa Piermarini, per vietare la pubblicazione dell'ultimo numero di Music@ affidato alla nostra direzione. L'alibi consiste nel fatto che - secondo la vulgata di una delle 'menti' del conservatorio aquilano - la nostra critica avrebbe inficiato i buoni rapporti che il conservatorio sta instaurando con gli amministratori aquilani. Si tratta ovviamente di un alibi nelle mani di una direzione che non sa cosa sia la cultura e per questo la calpesta e la mette all'indice.
Innanzitutto da quella che riguarda Lucia Ronchetti, la compositrice oggi sulla cresta dell'onda internazionale, che è stata chiamata a far parte della giuria che sceglierà i prossimi 'Prix de Rome' , e cioè i 'pensionnaires' di Villa Medici a Roma, fra i numerosi candidati nei vari settori dell'arte. In giuria siede anche l'attrice e produttrice cinematografica che vive una storia sentimentale con il presidente Hollande, ma anche questa è una buona notizia.( Contrordine dell'ultim'ora: l'attrice è stata esclusa dalla giuria, per intervento diretto della ministra di origini italiane, Filippetti. Uno schiaffo al direttore dell'Accademia di Francia a Roma che l'avrebbe scelta? O forse troppo poco autorevole - altro schiaffo al direttore di Villa Medici - per far parte della prestigiosa giuria?)
La seconda buona notizia- che era già sui giornali di ieri- è la nomina di Marino Sinibaldi a presidente del consiglio di amministrazione del Teatro di Roma, dopo che Borgna si era sfilato per via delle numerose ed ingiuste critiche incrociate. Sinibaldi, direttore di Radio 3, viene dallo stesso ente dal quale veniva il suo predecessore, Scaglia, cioè dalla Rai. Scaglia scrittore, Sinibaldi animatore culturale fra i più vivaci ed impegnati. A testimoniare che oggi sono i mezzi di grande comunicazione a mettere i vetrina i protagonisti della società; se non si appartiene ai media, addio sogni. Solo che...solo che... Sinibaldi dovrebbe , a nostro modestissimo parere, dimettersi da Radio 3, come dovrebbero fare altri dirigenti Rai che occupano poltrone di responsabilità anche fuori dell'azienda. Gubitosi che fa, si gira dall'altra parte per non vedere?
Ed ora - finalmente! direbbero i maligni- veniamo a quelle cattive.
Alfano e non solo lui, perchè è in compagnia di Brunetta, il moralizzatore, e Masi, il macho ex direttore generale Rai, compaiono fra gli affittuari di Ligresti, a roma, in via delle Tre madonne ai parioli, una viuzza che non gli daresti due lire, ma molto molto chic e con case extralusso. La casa di Alfano è di appena 220 mq. Non sappiamo se lui e Brunetta e Masi - che sicuramente saranno a loro volta in compagnia di altri - pagassero affitti di favore, ma c'è da dubitare che i tre, nei propri ambiti, alla bisogna non abbiano mostrato riconoscenza al proprietario delle loro povere magioni romane?
E Nunzia? la signora Di Girolamo, campana, con la sua cricca? Ci ha colpiti leggere che avrebbe dirottato parte dei finanziamenti europei destinati ad alleviare i portatori di handicap da Benevento ad un'altra provincia dove alloggerebbe il suo stato maggiore. Questo leggiamo sui giornali; vero o non vero, a noi questa notizia fa venire lo schifo.
L'Aquila. L'Università, dopo lo scandalo che ha investito anche la giunta comunale - sono tutti innocenti!!!, cosi dicono - con le dimissione del sindaco, ha fatto una proposta, mettendosi a disposizione con un comitato di saggi che potrebbe dare una mano nell'individuare la strada da percorrere per una svolta nella ricostruzione. Apriti cielo! chi si rifa viva? La Pezzopane, indignata, perchè si sente espropriata dei suoi compiti di amministratore pubblico che ritiene di aver svolto compiutamente anche in relazione alla ricostruzione che purtroppo langue nella maggior parte della città. La stessa Pezzopane che si era indignata allorchè, secondo lei ingiustamente, la commissione europea preposta alle candidature per le 'Capitali della cultura' del 2019, aveva escluso L'Aquila. già per la semplice ragione che non si può candidare una 'città fantasma'. E non , come sosteneva l'assessore/parlamentare, per la 'cattiva stampa'.
La motivazione 'cattiva stampa' ci riguarda anche un pò.
Per otto anni abbiamo diretto un bimestrale di musica, edito dal Conservatorio aquilano, MUSIC@, che sì è guadagnato una certa fama per l'originalità e qualità dei contenuti. La nostra critica ha offerto l'alibi al nuovo direttore del Conservatorio, che di nome fa Piermarini, per vietare la pubblicazione dell'ultimo numero di Music@ affidato alla nostra direzione. L'alibi consiste nel fatto che - secondo la vulgata di una delle 'menti' del conservatorio aquilano - la nostra critica avrebbe inficiato i buoni rapporti che il conservatorio sta instaurando con gli amministratori aquilani. Si tratta ovviamente di un alibi nelle mani di una direzione che non sa cosa sia la cultura e per questo la calpesta e la mette all'indice.
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domenica 15 settembre 2013
All'Opera! può tornare su Rai Uno
Sono pasati dieci anni dall'ultima edizione di All'Opera! che noi curammo come autore per sei anni, dal 1999 al 2004, e che era presentata, in video, da Antonio Lubrano, con la regia di Toni Verità. Ci siamo , tante volte, chiesti perchè Rai Uno, dopo sei edizioni fortunate - perchè è così: gli indici di ascolto per il melodramma, in seconda serata, erano di gran lunga al disopra delle aspettative, sia chiaro!!! - decise di non farla proseguire, mentre a tutt'oggi proseguono trasmissioni di allora che hanno sempre i soliti ascolti, nè più e nè meno di allora - anzi alcune con ascolti più bassi. Non prendiamo in considerazione Rai5 perchè quella è una riserva, gestita quasi in famiglia, incurante degli ascolti, autonoma nelle scelte; ma quella non è la televisione alla quale pensiamo e siamo affezionati, è come un club. E finalmente abbiamo trovato la ragione di quella interruzione che allora ci apparve senza motivo. La ragione era che a Rai Uno volevano un volto, certamente non accattivante, noto, familiare e simpatico quanto e come Lubrano, ma un volto giovane. A noi ed al regista della trasmissione, che non eravamo più pischelli, non pensarono neppure, tanto lavoravamo dietro le quinte. Oggi quella trasmissione potrebbe riprendere, anzi facciamo una proposta concreta, per la quale quale forniamo anche i nominativi delle possibili 'narratrici' in video. Non un nome solo, ma tre, così la Rai ha ampia scelta.
Innanzitutto la Muccitelli, Ingrid, che abbiamo visto raccontare con competenza e presenza tanti luoghi storici del nostro paese, ma anche come si confezionano i piatti più prelibati. E del resto c'era da immaginare che la sua bravura sarebbe enormemente aumentata dopo aver succhiato dal suo pigmalione, Masi, tutti i saperi tecnici e gestionali televisivi che lo aveva portato ai vertici di quell'azienda. Ma c'è anche un'altra possibile candidata, quell'Eleonora Daniele, le cui qualità di narratrice ed attrice avevano spinto un politico di rango, come Alemanno a sostenerne la candidatura, a seguito di idoneità palese, per altri ruoli ancor più impegnativi. All'Opera!, farebbe per Lei. Ed infine, ma non osiamo sperare tanto, c'è Caterina, la Balivo, la più brava di tutte ed anche la più giovane - sempre che l'età anagrafica possa essere un ulteriore punto di merito - che è in cerca di una trasmissione di prima serata. Con All'Opera! le verrebbe offerta una serata 'seconda', ma sicuramente lì avrebbe un pubblico in grado di apprezzare tutte le sue qualità. Tutte.
Innanzitutto la Muccitelli, Ingrid, che abbiamo visto raccontare con competenza e presenza tanti luoghi storici del nostro paese, ma anche come si confezionano i piatti più prelibati. E del resto c'era da immaginare che la sua bravura sarebbe enormemente aumentata dopo aver succhiato dal suo pigmalione, Masi, tutti i saperi tecnici e gestionali televisivi che lo aveva portato ai vertici di quell'azienda. Ma c'è anche un'altra possibile candidata, quell'Eleonora Daniele, le cui qualità di narratrice ed attrice avevano spinto un politico di rango, come Alemanno a sostenerne la candidatura, a seguito di idoneità palese, per altri ruoli ancor più impegnativi. All'Opera!, farebbe per Lei. Ed infine, ma non osiamo sperare tanto, c'è Caterina, la Balivo, la più brava di tutte ed anche la più giovane - sempre che l'età anagrafica possa essere un ulteriore punto di merito - che è in cerca di una trasmissione di prima serata. Con All'Opera! le verrebbe offerta una serata 'seconda', ma sicuramente lì avrebbe un pubblico in grado di apprezzare tutte le sue qualità. Tutte.
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