La Lombardi? Se l'è legata al dito, la sua sua mancata elezione a Governatore del Lazio e vuole farla pagare a tutto il Movimento, in particolare a Grillo ed a me, sua riconosciuta nemica - ha commentato l'uscita contro Grillo della Lombardi sulle buche a Roma, la sua compagna di Movimento,Virginia Raggi. Che, naturalmente, s'è fidata di Grillo e non della Lombardi, perché il capo carismatico del Movimento e comico genovese, ogni volta che apre bocca c'è sempre qualcosa da imparare e dice ogni volta qualcosa di nuovo. Oltre la Raggi ne è fermamente convinto anche il vice premier Di Maio, che ieri sera a quella coppia di scoppiati, Telese-Parenzo, l'ha confermato.
E' accaduto che sabato scorso, 7 luglio, in coincidenza dell'inizio del saldi, attesi come la pioggia nel deserto dai commercianti, la sindaca Raggi abbia aperto una nuova zona pedonale in pieno centro di Roma. Protestata dai commercianti che avrebbero desiderato ancora l'anarchia del traffico sperando di poter fare qualche affare in più.
Lei si è recata a Largo Goldoni per segnare con il suo passaggio il territorio incluso nell'isola pedonale. Cammina cammina, in via del Corso, a piedi, per il tratto pedonalizzato, ad un certo punto chi era con Lei l'ha sentita smadonnare - come si dice a Roma. Porca puttana - le è scappato, urlando. E l'urlo l'hanno sentito quelli del codazzo ma anche molti cittadini che le si erano stretti intorno non per omaggiarla, bensì per gridarle in faccia la sua dimostrata incapacità di governare la Capitale.
Insomma alla sindaca è accaduto che, per credere al capo carismatico del Movimento, ha voluto girare per via del Corso con lo sguardo rivolto in cielo; e, non avendo visto una buca, c'è cascata dentro. Poco ci è mancato che non si rompesse l'osso del 'capocollo'- come direbbe il noto comico pugliese Lino Banfi.
L'incidente è accaduto non solo perché credere a Grillo è come un comandamento per i Cinquestelle, ma anche perché, sotto gli occhi vigili della polizia municipale, a via del Corso i cittadini non hanno potuto cerchiare con vernice gialla le buche, come invece hanno fatto nel resto della città indicando all'amministrazione le buche da riparare, e ricevendone come risposta: abbiamo visto che c'è rimasta ancora qualche buca, ma non abbiamo più soldi per ripararla.
Da giorni e giorni, anzi settimane, forse mesi, i giornali, tutti, senza eccezione, continuano a sbattere in faccia all'amministrazione capitolina l'emergenza rifiuti che, con la stagione estiva, è diventata drammatica e può procurare guai seri alla salute pubblica. Tutti i giornali ogni giorno ne scrivono, ma nulla cambia.
L'amministrazione finge di non vedere - l'assessore Montanari ha dichiarato, con la faccia tosta che si ritrova, che a Roma non esiste una emergenza rifiuti - e passa ad illustrare qualche altro capitolo dei problemi della Capitale, ad esempio lo spostamento degli sfasciacarrozze fuori del raccordo, come se voltando pagina l'emergenza della pagina precedente fosse da considerarsi risolta. Perciò ogni giorno si volta pagina per risparmiarsi lo schifo delle pagine precedenti.
L'emergenza rifiuti dunque esiste per tutti ed i giornali non fanno sconti all'amministrazione, perché non possono chiudere gli occhi di fronte allo sconcio e all'abbandono generale in cui versa la città - e la Raggi è al governo da due anni tondi tondi. Quando si sveglierà?
Gli occhi, invece, colpevolmente sembra averli chiusi tutt'e due il TgR del Lazio (Rai) che anche ieri, durante l'intera edizione serale, non ha speso neanche una parola sui rifiuti a Roma.
Viene il fondato sospetto che dopo i diktat dei nuovi barbari sulla pulizia etnica che si vuole fare in Rai, qualcuno se la stia facendo già sotto: e, volendo evitare di essere epurato o esiliato, chiude gli occhi, si tappa le orecchie - sì, perchè c'è anche la puzza da non sottovalutare - e tira avanti, fino a quando la pulizia etnica non verrà attuata, nella speranza di esserne risparmiato. Lo stanno facendo, con il loro silenzio colpevole, il direttore e tutta la redazione del Tg regionale che, in piena emergenza rifiuti, preferisce buttarsi su sagre e fiere paesane estive?
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lunedì 9 luglio 2018
giovedì 14 giugno 2018
AMA da schifo ! Raggi, Montanari: DIMISSIONI ! A Dagospia tutto si può aggiustare, parola di Parnasi
In queste ore , dopo la rivelazione dello scandalo, che ha coinvolto e portato dietro le sbarre costruttori e politici, che è stato denominato 'Sistema Raggi', molto invocano le dimissiomni della sindaca, la quale per il ben noto gioco dello scaricabarile si difende: noi siamo parte lesa, l'avvocato Lanzalone ce lo ha proposto ed inviato a Roma il vertice di Cinquestelle: Grillo, Casaleggio, Bonafede, Di Maio. Ma allora potrebbe cadere il governo dopo questo scandalo che investe, nel ramo mazzette, il Movimento dalla testa ai piedi? No, Di Maio ha fatto dimettere da Acea, il presidente Lanzalone, e così sembrerebbe, almeno per il vicepremier, il caso chiuso. Ma forse non è chiuso, anzi si sta lentamente aprendo del tutto.
La storia, stando alle intercettazioni, rivela altri interessanti particolari. In una telefonata Lanzalone chiede a Parnasi, il quale ha stretti legami anche con Bisignani - tutti gigli immacolati - la possibilità di emendare un articolo su Dagospia che lo riguardava, nel quale ci parlava di un rapporto dell'avvocato con la sua segretaria. Parnasi lo rassicura: possiamo anche farlo sparire da Dagospia, dove invece poche ore dopo appare mendato del riferimento per il quale Lanzalone aveva chiesto aiuto a Parnasi, e questi forse a Bisignani. Serva di lezione per il giornalismo 'd'inchiesta', e 'senza paura' di Dagospia!
Ora quanto alle dimissioni della Raggi e dell'assessora Montanari, la ragione del passo indietro, prima ancora che il 'sistema Raggi', dovrebbe essere la monnezza che dalle strade di Roma, dopo due anni di governo, non è ancora sparita, ed anzi, in queste ultime settimane è aumentata. Naturalmente tralasciamo le buche e le erbacce che hanno trasformato parchi e vie cittadine in foreste con bassa vegetazione.
In via Diego Fabbri, al Nomentano, nella strada dove c'è il palazzo dell'INAIL, c'è uno slargo con une decina di bidoni per la raccolta dei rifiuti, I bidoni sono da giorni strapieni e circondati ormai fino alla loro altezza, da monnezza accatastata su altra monnezza di ogni tipo. Ci sono topi? Certamente ci saranno, hanno pane per i loro denti. Noi vediamo di giorno Piccioni e gabbiani.
Ci è venuta l'idea di andare il prima possibile nel più vicino posto di polizia per denunciare il Comune e l'assessora competente per la sporcizia che può esser causa di malattie, con l'avvento della stagione calda.
P.S. In un articolo, Vittorio Emiliani, su Repubblica, dopo che per mesi e mesi ha accusato di inefficienza il governo Raggi su infiniti argomenti- del resto se non lo avesse fatto sarebbe stato come un cieco da tutti e due gli occhi, in una società di vedenti - oggi sull'argomento 'verde pubblico' la scusa. La povera Raggi, dice in sostanza, ha ereditato un 'servizio giardini' già depotenziato di personale, e poi, se non gli danno i soldi, come fa a provvedere alla cura del verde? Se Emiliani portasse in altri campi questo suo ragionamento oggi avremmo a Roma scuole chiuse, ospedali impraticabili, oltre tutti gli altri problemi. Ma chi governa: Raggi o noi?
P.P.S.
Finalmente dopo giorni e giorni di schifo, e di proteste, il largo di raccolta rifiuti di via Diego Fabbri, dove c'è la sede dell'INAIL, all'alba di ieri è stato ripulito. Ma se l'AMA non provvederà regolarmente a svuotare i bidoni di raccolta, lo schifo tornerà prima di quanto non si immagina.
La storia, stando alle intercettazioni, rivela altri interessanti particolari. In una telefonata Lanzalone chiede a Parnasi, il quale ha stretti legami anche con Bisignani - tutti gigli immacolati - la possibilità di emendare un articolo su Dagospia che lo riguardava, nel quale ci parlava di un rapporto dell'avvocato con la sua segretaria. Parnasi lo rassicura: possiamo anche farlo sparire da Dagospia, dove invece poche ore dopo appare mendato del riferimento per il quale Lanzalone aveva chiesto aiuto a Parnasi, e questi forse a Bisignani. Serva di lezione per il giornalismo 'd'inchiesta', e 'senza paura' di Dagospia!
Ora quanto alle dimissioni della Raggi e dell'assessora Montanari, la ragione del passo indietro, prima ancora che il 'sistema Raggi', dovrebbe essere la monnezza che dalle strade di Roma, dopo due anni di governo, non è ancora sparita, ed anzi, in queste ultime settimane è aumentata. Naturalmente tralasciamo le buche e le erbacce che hanno trasformato parchi e vie cittadine in foreste con bassa vegetazione.
In via Diego Fabbri, al Nomentano, nella strada dove c'è il palazzo dell'INAIL, c'è uno slargo con une decina di bidoni per la raccolta dei rifiuti, I bidoni sono da giorni strapieni e circondati ormai fino alla loro altezza, da monnezza accatastata su altra monnezza di ogni tipo. Ci sono topi? Certamente ci saranno, hanno pane per i loro denti. Noi vediamo di giorno Piccioni e gabbiani.
Ci è venuta l'idea di andare il prima possibile nel più vicino posto di polizia per denunciare il Comune e l'assessora competente per la sporcizia che può esser causa di malattie, con l'avvento della stagione calda.
P.S. In un articolo, Vittorio Emiliani, su Repubblica, dopo che per mesi e mesi ha accusato di inefficienza il governo Raggi su infiniti argomenti- del resto se non lo avesse fatto sarebbe stato come un cieco da tutti e due gli occhi, in una società di vedenti - oggi sull'argomento 'verde pubblico' la scusa. La povera Raggi, dice in sostanza, ha ereditato un 'servizio giardini' già depotenziato di personale, e poi, se non gli danno i soldi, come fa a provvedere alla cura del verde? Se Emiliani portasse in altri campi questo suo ragionamento oggi avremmo a Roma scuole chiuse, ospedali impraticabili, oltre tutti gli altri problemi. Ma chi governa: Raggi o noi?
P.P.S.
Finalmente dopo giorni e giorni di schifo, e di proteste, il largo di raccolta rifiuti di via Diego Fabbri, dove c'è la sede dell'INAIL, all'alba di ieri è stato ripulito. Ma se l'AMA non provvederà regolarmente a svuotare i bidoni di raccolta, lo schifo tornerà prima di quanto non si immagina.
martedì 12 giugno 2018
Il governo 'gialloverde' ha inventato un gioco nuovo, il CARICABARILE
Tutto il mondo conosce un gioco, perchè assai praticato a tutte le latitudini geografiche sociali e politiche: lo SCARICABARILE. In Italia pio è una specie di gioco 'nazionale'. Mai che nessuno si assuma le responsabilità proprie, quale che sia il problema, la responsabilità è sempre di qualcun altro. Per i meriti , invece, il gioco non piace. E, infatti, i meriti se li attribuiscono tutti, persino quelli di passaggio nei paraggi per caso.
Ma da quando è andato al potere il governo gialloverde, 'presieduto', soi disant, da Giuseppe Conte - mentre si sa che lo presiede una coppia, nè omosessuale nè di sposi, e cioè Di Maio e Salvini - tutti i membri del governo giocano al CARICABARILE; si attribuiscono, facendosene carico, responsabilità che la legge concede ad altri membri del gabinetto. Al gioco prendono parte anche estranei, ufficialmente, ma suggeritori occulti del governo Conte, come il comico Grillo, il quale per l'ILVA di Taranto propone la trasformazione in un grande prato, 'verde' alla Morandi. Di Maio si inalbera e gli manda a dire pubblicamente che lui non decide nulla, le decisioni sull'ILVA spettano a lui.
Altri ministri si provano ad attribuirsi responsabilità riguardanti il dicastero dell'Economia che fa capo al prof. Tria, e lui è costretto a rivendicare la titolarità delle decisioni in materia.
Per fortuna che Conte mette le cose a posto, bilancia cioè la situazione, declinando alcune responsabilità, perfino quella di guidare il governo. Quando chiede, coram populo a Di Maio, in Parlamento, se può dire una certa cosa o no, e Di Maio, con sguardo minaccioso ( la tipica 'faccia feroce' napoletana, della famosa barzelletta) gli risponde: No!, cosa fa ?
E infatti se c'è uno che viene svestito di ogni responsabilità è proprio Conte, a dispetto di qualche sua dichiarazione in proposito. Quando in Canada comincia a dire cose che al genio di Casalino non vanno giù, si fa strattonare e allontanare i microfoni, dal grande fratello Rocco, assurto ad ideologo oltre che portavoce del Movimento ed anche di Palazzo Chigi.
Dunque anche Casalino intende assumersi responsabilità che sarebbero di altri, ad esempio di Conte che non è capace di badare a se stesso e di decidere cosa dire e non dire?
E allora, a questo quasi ministro, Casalino intendiamo, vogliamo impedirgli di rifare l'arredamento del suo ufficio a Palazzo Chigi che non gli piace affatto? Forse che un ministro (quasi) non ha il diritto di lavorare in un ambiente che gli agevoli impegno e fatica? Se la carta da parati non gli piace potrà pure cambiarla o sostituirla, che so con sughero, manifesti di Che Guevara, Fidel Castro o Lenin... perchè - dovete sapere che nel suo petto batte un cuore di sinistra, come del resto un tempo batteva anche nel petto di Giuseppe Conte.
Ma da quando è andato al potere il governo gialloverde, 'presieduto', soi disant, da Giuseppe Conte - mentre si sa che lo presiede una coppia, nè omosessuale nè di sposi, e cioè Di Maio e Salvini - tutti i membri del governo giocano al CARICABARILE; si attribuiscono, facendosene carico, responsabilità che la legge concede ad altri membri del gabinetto. Al gioco prendono parte anche estranei, ufficialmente, ma suggeritori occulti del governo Conte, come il comico Grillo, il quale per l'ILVA di Taranto propone la trasformazione in un grande prato, 'verde' alla Morandi. Di Maio si inalbera e gli manda a dire pubblicamente che lui non decide nulla, le decisioni sull'ILVA spettano a lui.
Altri ministri si provano ad attribuirsi responsabilità riguardanti il dicastero dell'Economia che fa capo al prof. Tria, e lui è costretto a rivendicare la titolarità delle decisioni in materia.
Per fortuna che Conte mette le cose a posto, bilancia cioè la situazione, declinando alcune responsabilità, perfino quella di guidare il governo. Quando chiede, coram populo a Di Maio, in Parlamento, se può dire una certa cosa o no, e Di Maio, con sguardo minaccioso ( la tipica 'faccia feroce' napoletana, della famosa barzelletta) gli risponde: No!, cosa fa ?
E infatti se c'è uno che viene svestito di ogni responsabilità è proprio Conte, a dispetto di qualche sua dichiarazione in proposito. Quando in Canada comincia a dire cose che al genio di Casalino non vanno giù, si fa strattonare e allontanare i microfoni, dal grande fratello Rocco, assurto ad ideologo oltre che portavoce del Movimento ed anche di Palazzo Chigi.
Dunque anche Casalino intende assumersi responsabilità che sarebbero di altri, ad esempio di Conte che non è capace di badare a se stesso e di decidere cosa dire e non dire?
E allora, a questo quasi ministro, Casalino intendiamo, vogliamo impedirgli di rifare l'arredamento del suo ufficio a Palazzo Chigi che non gli piace affatto? Forse che un ministro (quasi) non ha il diritto di lavorare in un ambiente che gli agevoli impegno e fatica? Se la carta da parati non gli piace potrà pure cambiarla o sostituirla, che so con sughero, manifesti di Che Guevara, Fidel Castro o Lenin... perchè - dovete sapere che nel suo petto batte un cuore di sinistra, come del resto un tempo batteva anche nel petto di Giuseppe Conte.
domenica 20 maggio 2018
Governo SALVIMAIO in difficoltà ancor prima di partire
Nel prossimo futuro possibile governo Cinquestelle-Lega, che Mattarella dovrà tenere a battesimo - sempre che decida per il sì, una volta lette le carte: il cosiddetto contratto firmato dai sigg. DiMaio e Salvini, e controllata la lista dei nomi e prima ancor il nome del premier - ci sono cose che ci fanno ancora dubitare della sua nascita.
Mattarella accetterà quel contratto bocciato sulla carta da schiere di esperti, eccetto quelli del Fatto che l'hanno approvato, pur con qualche riserva, e a seguire l'esercito dei votanti sulla piattaforma Rousseau - addirittura oltre 40.000 - e i votanti ai gazebo della Lega - quasi 200.000 comprendendovi i cittadini non elettori della Lega invitati da Salvini ad esprimersi - che, a detta della maggioranza, e le migliori loro intenzioni, ma mettedo da parte la confusione, creerebbe problemi con l'Europa e farebbe saltare i conti dell'Italia?
Questo è certamente il maggiore dei problemi che presenterebbe l'eventuale compagine che in queste ore pare si stia formando, alla viglia dell'incontro con Mattarella.
Ma ce n'è anche un altro non inferiore per gravità e peso politico. Chi sarà il premier, da chi sarà composta la squadra di ministri, chi avrà la responsabilità dei dicasteri chiave: economia, interni, esteri, ma anche scuola e università, lavoro, sviluppo economico, cultura... dicasteri questi ultimi sui quali il contratto è o reticente o generico.
Sarà Di Maio il premier? Salvini non vuole. Ma Di Maio, autoesclusosi senza convinzione, dice che il premier deve essere un politico. E qui i nomi proposti, messi in fila uno dopo l'altro, fanno letteralmente sconpisciare dalle risate. Ed è probabile che effetto analogo possano generare nel Presidente Mattarella.
Ma forse una ragione c'è nella proposta di questi signor nessuno, incompetenti ed inaffidabili per la carica di premier. I due capibastone vogliono guidare le danze e comandarli a bacchetta.
Solo che mentre Salvini deve ogni volta prima rendere conto a Berlusconi, per non rompere alleanze per le quali governa in molte parti d'Italia; Di Maio ha una fila di suggeritori alle spalle e dovrà sentirli tutti, prima di impartire ordini al suo premier fantoccio. Si chiamano: Casaleggio spa, Grillo, la Piattaforma Rousseau che parla via internet e chissà quanti altri, magari anche Di Battista che parte non parte o forse resta. E, perchè no, anche Casalino, formatosi ad Harward, nella Facoltà 'Grande fratello'? Con il vantaggio, non trascurabile, che potranno sempre addossare la responsabilità di scelte sbagliate ai rispettivi fantocci.
Se Mattarella non gli dà una bella raddrizzata alla coppia di cavalli che lo trainano, temiamo che il carro Italia, dopo le prime curve, possa finire in qualche fossato e non si riesca più a rimetterlo in carreggiata. Questo Mattarella lo sa; e per questo ha dato ai due signori tutto il tempo richiesto, per poter dir a loro ed anche all'opinione pubblica, che lui ha fatto tutto il possibile, e che questi non sono ancora pronti per una responsabilità di governo, se ne parla perciò al prossimo giro, se ce ne sarà un altro per loro due, dopo questa prova di incapacità totale. Intanto ci pensa Mattarella.
Mattarella accetterà quel contratto bocciato sulla carta da schiere di esperti, eccetto quelli del Fatto che l'hanno approvato, pur con qualche riserva, e a seguire l'esercito dei votanti sulla piattaforma Rousseau - addirittura oltre 40.000 - e i votanti ai gazebo della Lega - quasi 200.000 comprendendovi i cittadini non elettori della Lega invitati da Salvini ad esprimersi - che, a detta della maggioranza, e le migliori loro intenzioni, ma mettedo da parte la confusione, creerebbe problemi con l'Europa e farebbe saltare i conti dell'Italia?
Questo è certamente il maggiore dei problemi che presenterebbe l'eventuale compagine che in queste ore pare si stia formando, alla viglia dell'incontro con Mattarella.
Ma ce n'è anche un altro non inferiore per gravità e peso politico. Chi sarà il premier, da chi sarà composta la squadra di ministri, chi avrà la responsabilità dei dicasteri chiave: economia, interni, esteri, ma anche scuola e università, lavoro, sviluppo economico, cultura... dicasteri questi ultimi sui quali il contratto è o reticente o generico.
Sarà Di Maio il premier? Salvini non vuole. Ma Di Maio, autoesclusosi senza convinzione, dice che il premier deve essere un politico. E qui i nomi proposti, messi in fila uno dopo l'altro, fanno letteralmente sconpisciare dalle risate. Ed è probabile che effetto analogo possano generare nel Presidente Mattarella.
Ma forse una ragione c'è nella proposta di questi signor nessuno, incompetenti ed inaffidabili per la carica di premier. I due capibastone vogliono guidare le danze e comandarli a bacchetta.
Solo che mentre Salvini deve ogni volta prima rendere conto a Berlusconi, per non rompere alleanze per le quali governa in molte parti d'Italia; Di Maio ha una fila di suggeritori alle spalle e dovrà sentirli tutti, prima di impartire ordini al suo premier fantoccio. Si chiamano: Casaleggio spa, Grillo, la Piattaforma Rousseau che parla via internet e chissà quanti altri, magari anche Di Battista che parte non parte o forse resta. E, perchè no, anche Casalino, formatosi ad Harward, nella Facoltà 'Grande fratello'? Con il vantaggio, non trascurabile, che potranno sempre addossare la responsabilità di scelte sbagliate ai rispettivi fantocci.
Se Mattarella non gli dà una bella raddrizzata alla coppia di cavalli che lo trainano, temiamo che il carro Italia, dopo le prime curve, possa finire in qualche fossato e non si riesca più a rimetterlo in carreggiata. Questo Mattarella lo sa; e per questo ha dato ai due signori tutto il tempo richiesto, per poter dir a loro ed anche all'opinione pubblica, che lui ha fatto tutto il possibile, e che questi non sono ancora pronti per una responsabilità di governo, se ne parla perciò al prossimo giro, se ce ne sarà un altro per loro due, dopo questa prova di incapacità totale. Intanto ci pensa Mattarella.
lunedì 26 marzo 2018
Boldrini e Grasso sono partiti in vantaggio rispetto a Fico e Casellati, salvo poi ad allinearsi a tutti gli altri che li hanno preceduti, dopo lo scioglimento delle Camere
Il vantaggio dei due ex presidenti di Camera e Senato , Boldrini e Grasso, sugli attuali, i neo eletti Fico e Casellati, sta nel fatto che i primi due assunsero le rispettive carche ai vertici del Parlamento italiano, senza essere stati prima attivi politicamente, ma solo negli ambii delle rispettive professioni, nelle quali potevano vantare un curriculum di tutto rispetto, e quando aprivano bocca non lo facevano per favorire questa o quella parte politica o per danneggiare ora l'una ora l'altra.
Dunque furono issati sugli scranni più prestigiosi di Camera e Senato, in qualche modo vergini. Si poteva essere d'accordo o meno sulle rispettive nomine - ma dopo la Pivetti chiunque può aspirare a quelle cariche - ma nessuno poteva contestare loro di aver onorato le rispettive professioni, senza demeriti: la magistratura e la cooperazione internazionale. Che erano poi le ragioni principali per cui i rispettivi schieramenti politici li avevano candidati. Avevano spesso anche loro parlato di fatti che conoscevano bene e sui quali potevano esprimere pensieri ponderati; in base ad essi la gente li conosceva ed apprezzava e, di conseguenza li ha mandati in Parlamento, dove, esattamente come è avvenuto l'altro ieri, per evitare stalli nelle nomine dei presidenti dei due rami del Parlamento, qualcuno li tirò fuori dal cilindro magico li propose e le assemblee li votarono.
E, bisogna anche dirlo - contrariamente a quello che pensano Salvini o Calderoli che è meglio ignorarli per la vergogna che ne deriverebbe per loro - Grasso e la Boldrini, hanno tenuto onorevolmente e per tutto il periodo del loro mandato alti i nomi delle due Camere.
Poi, a Camere sciolte, anche loro hanno fatto passi falsi, come tutti i politici . Se avessero taciuto avrebbero creato meno sconquasso alle rispettive parti politiche e forse sarebbero stati rieletti senza disonore. E, invece, si son messi a fare quello che fanno tutti, dimentichi di essere stati per un quinquennio AUTORITA' DI GARANZIA.
Lo svantaggio con cui, invece, partono sia la Casellati che Fico è dato dal fatto che ambedue, vengono dalla politica, dove hanno lavorato chi più chi meno in questo o quel partito: la Casellati addirittura dal 1994, in Forza Italia, e Fico nei Cinquestelle, dal 2013. In questi anni, la Casellati da più tempo rispetto a Fico, ha offerto molte occasioni per essere accusata di partigianeria ( e forse anche di piaggeria, nel suo caso, da parte di Berlusconi, suo benefattore politico).
A parte quella vergognosa scivolata sui senatori a vita, Lei che non ha nessun merito nè scientifico nè sociale, che tutti i senatori a vita citati hanno e in abbondanza, ha difeso negli anni il suo benefattore politico, anche contro l'evidenza nei vari inciampi in cui l'ex Cavaliere è caduto: politici e giudiziari alcuni, morali e civili altri. Secondo Lei il condannato Berlusconi non ha commesso nè frode fiscale, di cui è stato accusato e condannato dalla Cassazione, nè evasione ed altro ancora. Basta un sua dichiarazione a chiarire i termini della questione che certamente alla neo presidente del Senato - seconda carica dello Stato - non fa onore:
" Cassazione o meno, Berlusconi, è e rimane l'unico e irrinunciabile leader politico di Forza Italia e del centrodestra. Oggi con una sentenza che completa un percorso giudiziario lastricato da distorsioni giuridiche, palesi incostituzionalità, si è raggiunto il traguardo coltivato da vent'anni di estromettere Berlusconi dalla scena politica. Un vero e proprio scippo della democrazia. Ma stiamo sereni".
No, con queste affermazioni, noi non siamo affatto sereni sulla neo presidente del Senato, Maria Elisabetta Alberti Casellati; anzi nutriamo qualche serio dubbio che Lei sia in grado di svolgere il suo mandato parlamentare con assoluta correttezza istituzionale.
Roberto Fico desta minori preoccupazioni e per la sua giovane età e anche per la sua non ancora lunga carriera politica, Presidente in Commissione di Vigilanza Rai. E forse può anche vantare il merito di aver affrontato a viso aperto Di Maio.
Le sue esternazioni pubbliche, poi, a confronto di quelle imbarazzanti della Casellati, sembrano addirittura amenità da 'bar sport', come quella su Beppe Grillo, suo e di tutto il Movimento, vero unico capo: "Per me Beppe Grillo è patrimonio mondiale dell'umanità come le Dolomiti, la costiera amalfitana ( non anche la 'pastiera' napoletana? forse l'ha dimenticata ) e la musica". Bravo Fico, adesso datti da fare per tagliare, come hai detto, i costi della democrazia, cominciando dai privilegi dei rappresentanti del popolo nel Parlamento che presiedi. Daje, Fico!
Dunque furono issati sugli scranni più prestigiosi di Camera e Senato, in qualche modo vergini. Si poteva essere d'accordo o meno sulle rispettive nomine - ma dopo la Pivetti chiunque può aspirare a quelle cariche - ma nessuno poteva contestare loro di aver onorato le rispettive professioni, senza demeriti: la magistratura e la cooperazione internazionale. Che erano poi le ragioni principali per cui i rispettivi schieramenti politici li avevano candidati. Avevano spesso anche loro parlato di fatti che conoscevano bene e sui quali potevano esprimere pensieri ponderati; in base ad essi la gente li conosceva ed apprezzava e, di conseguenza li ha mandati in Parlamento, dove, esattamente come è avvenuto l'altro ieri, per evitare stalli nelle nomine dei presidenti dei due rami del Parlamento, qualcuno li tirò fuori dal cilindro magico li propose e le assemblee li votarono.
E, bisogna anche dirlo - contrariamente a quello che pensano Salvini o Calderoli che è meglio ignorarli per la vergogna che ne deriverebbe per loro - Grasso e la Boldrini, hanno tenuto onorevolmente e per tutto il periodo del loro mandato alti i nomi delle due Camere.
Poi, a Camere sciolte, anche loro hanno fatto passi falsi, come tutti i politici . Se avessero taciuto avrebbero creato meno sconquasso alle rispettive parti politiche e forse sarebbero stati rieletti senza disonore. E, invece, si son messi a fare quello che fanno tutti, dimentichi di essere stati per un quinquennio AUTORITA' DI GARANZIA.
Lo svantaggio con cui, invece, partono sia la Casellati che Fico è dato dal fatto che ambedue, vengono dalla politica, dove hanno lavorato chi più chi meno in questo o quel partito: la Casellati addirittura dal 1994, in Forza Italia, e Fico nei Cinquestelle, dal 2013. In questi anni, la Casellati da più tempo rispetto a Fico, ha offerto molte occasioni per essere accusata di partigianeria ( e forse anche di piaggeria, nel suo caso, da parte di Berlusconi, suo benefattore politico).
A parte quella vergognosa scivolata sui senatori a vita, Lei che non ha nessun merito nè scientifico nè sociale, che tutti i senatori a vita citati hanno e in abbondanza, ha difeso negli anni il suo benefattore politico, anche contro l'evidenza nei vari inciampi in cui l'ex Cavaliere è caduto: politici e giudiziari alcuni, morali e civili altri. Secondo Lei il condannato Berlusconi non ha commesso nè frode fiscale, di cui è stato accusato e condannato dalla Cassazione, nè evasione ed altro ancora. Basta un sua dichiarazione a chiarire i termini della questione che certamente alla neo presidente del Senato - seconda carica dello Stato - non fa onore:
" Cassazione o meno, Berlusconi, è e rimane l'unico e irrinunciabile leader politico di Forza Italia e del centrodestra. Oggi con una sentenza che completa un percorso giudiziario lastricato da distorsioni giuridiche, palesi incostituzionalità, si è raggiunto il traguardo coltivato da vent'anni di estromettere Berlusconi dalla scena politica. Un vero e proprio scippo della democrazia. Ma stiamo sereni".
No, con queste affermazioni, noi non siamo affatto sereni sulla neo presidente del Senato, Maria Elisabetta Alberti Casellati; anzi nutriamo qualche serio dubbio che Lei sia in grado di svolgere il suo mandato parlamentare con assoluta correttezza istituzionale.
Roberto Fico desta minori preoccupazioni e per la sua giovane età e anche per la sua non ancora lunga carriera politica, Presidente in Commissione di Vigilanza Rai. E forse può anche vantare il merito di aver affrontato a viso aperto Di Maio.
Le sue esternazioni pubbliche, poi, a confronto di quelle imbarazzanti della Casellati, sembrano addirittura amenità da 'bar sport', come quella su Beppe Grillo, suo e di tutto il Movimento, vero unico capo: "Per me Beppe Grillo è patrimonio mondiale dell'umanità come le Dolomiti, la costiera amalfitana ( non anche la 'pastiera' napoletana? forse l'ha dimenticata ) e la musica". Bravo Fico, adesso datti da fare per tagliare, come hai detto, i costi della democrazia, cominciando dai privilegi dei rappresentanti del popolo nel Parlamento che presiedi. Daje, Fico!
mercoledì 8 novembre 2017
Teatro Valle di Roma. L'assessore Bergamo recita un tragica commedia, non dal palcoscenico che resterà inagibile ancora per qualche anno
Ieri l'Assessore alla 'ricrescita culturale' del Comune di Roma - come noi da tempo andiamo ridicolizzando la dicitura del dicastero comunale di Luca Bergamo - ha riunito, assieme al suo sovrintendente, i giornalisti per dare quella che a suo parere era una bella notizia. E cioè che a febbraio dovrebbe riaprire il Teatro Valle, chiuso ormai da tre anni. Applausi e grida di gioia dal pubblico dei giornalisti, subito smorzati dalle precisazioni dell'assessore, che, da quando regge il dicastero capitolino della Cultura, ha fatto e poi s'è rimangiato annunci su annunci, anche sul destino dello storico teatro romano.
Ci aveva fatto sapere, già l'anno scorso, che la proprietà era passata dallo Stato al Comune, e che c'erano i soldi per avviare i lavori di ristrutturazione e manutenzione ordinaria e straordinaria, esterni ed interni, accresciuti un pò dal lungo periodo di occupazione, con annesso degrado, e che detti lavori sarebbero iniziati a breve - ma così non è stato.
Si aprirà a febbraio se i lavori termineranno - come si spera - al 31 dicembre prossimi - ha detto. Dunque la fine dei lavori programmati, non è sicura e, di conseguenza, non è ancora sicura neanche la riapertura del teatro per febbraio.
Ma cosa riaprirà a febbraio? Il Teatro Valle? Neanche per sogno. Se i lavori termineranno in tempo, a febbraio riaprirà il foyer e la platea; meglio: la platea, ma solo una parte, diciamo la metà. Che si fa in un foyer e in una porzione di platea se il resto della platea, il palcoscenico ed i servizi sono ancora impraticabili? E qui gli dà una mano, da fedele ma inutile servitore, Calbi, direttore del Teatro di Roma ( Argentina, India ed anche Valle quando sarà) che sta già programmando qualcosa per riempire il foyer e la metà platea. Cioé, con opere di artisti virtuali e perchè no, come hanno fatto anche a Firenze, alla Pergola (ma anche a Palermo , al Massimo, dove hanno fatto lo stesso), con le 'Notti a teatro': a gruppi di una decina si invitano cittadini a passare la notte in teatro, dove verrà loro fornito un sacco a pelo e la colazione - da casa devono portarsi solo il pigiama e il necessario per la pulizia personale; a proposito saranno aperti i bagni e ci sarà acqua corrente, magari calda? perchè altrimenti il foyer e la mezzaplatea non saranno agibili - per far vivere la magia di un teatro. Ma che cazzate sono? La magia del teatro la si vive con il palcoscenico, non andando a dormire in teatro.
Nessuno, stando ai resoconti giornalistici, ha avuto il coraggio di chiedere all'assessore ma anche al suo sovrintendete e a Calbi se si trattava di uno scherzo, la riapertura del teatro.
Perchè di un tragico scherzo si tratta, giocato al Teatro Valle ed ai cittadini. Al teatro Valle 'c'è ancora molto da fare' - ha dichiarato l'assessore. Ma allora perchè riaprirlo, quando i lavori sono soltanto cominciati , e se quelli relativi alla ristrutturazione interna, palcoscenico compreso, non potranno prendere il via prima di un anno dopo la 'riapertura' cosiddetta di febbraio; e quelli del restauro dell'edificio ancora più in là, dopo che saranno terminati quelli di ristrutturazione? A previsioni fatte, con i tempi soliti italiani, prima di quattro o cinque anni il Valle, SE TUTTO VA BENE, non sarà agibile.
Ma l'assessore Bergamo poteva risparmiarsi tale annuncio fuori luogo? Certo che poteva, ma ha dovuto farlo altrimenti anche tutto il settore della cultura, alle prossime elezioni regionali e politiche - ma non è detto che non ci siano anche le comunali anzitempo - girerebbe le spalle agli incapaci Grillini, e a Bergamo con loro.
Questo annuncio, elettorale (che forse serve anche per il ballottaggio ad Ostia) fa il paio con l'annuncio dei nuovi 200 bus, il cui arrivo è stato da poco annunciato, ma che arriveranno a Roma entro il 2021, a scaglioni, la maggior parte quando la Raggi (e Bergamo) dovrebbe scendere , ingloriosa, definitivamente, dal Campidoglio e forse i bus non saranno ancora arrivati, anzi non arriveranno più. Il che vale anche per l'emergenza rifiuti che sarà risolta del tutto nel giro di tre anni, e per le buche, che non si sa ancora quando saranno riempite. Nel frattempo la Raggi e la sua Giunta stanno lavorando per noi, e, a detta di Grillo, stanno lavorando bene.
Ci aveva fatto sapere, già l'anno scorso, che la proprietà era passata dallo Stato al Comune, e che c'erano i soldi per avviare i lavori di ristrutturazione e manutenzione ordinaria e straordinaria, esterni ed interni, accresciuti un pò dal lungo periodo di occupazione, con annesso degrado, e che detti lavori sarebbero iniziati a breve - ma così non è stato.
Si aprirà a febbraio se i lavori termineranno - come si spera - al 31 dicembre prossimi - ha detto. Dunque la fine dei lavori programmati, non è sicura e, di conseguenza, non è ancora sicura neanche la riapertura del teatro per febbraio.
Ma cosa riaprirà a febbraio? Il Teatro Valle? Neanche per sogno. Se i lavori termineranno in tempo, a febbraio riaprirà il foyer e la platea; meglio: la platea, ma solo una parte, diciamo la metà. Che si fa in un foyer e in una porzione di platea se il resto della platea, il palcoscenico ed i servizi sono ancora impraticabili? E qui gli dà una mano, da fedele ma inutile servitore, Calbi, direttore del Teatro di Roma ( Argentina, India ed anche Valle quando sarà) che sta già programmando qualcosa per riempire il foyer e la metà platea. Cioé, con opere di artisti virtuali e perchè no, come hanno fatto anche a Firenze, alla Pergola (ma anche a Palermo , al Massimo, dove hanno fatto lo stesso), con le 'Notti a teatro': a gruppi di una decina si invitano cittadini a passare la notte in teatro, dove verrà loro fornito un sacco a pelo e la colazione - da casa devono portarsi solo il pigiama e il necessario per la pulizia personale; a proposito saranno aperti i bagni e ci sarà acqua corrente, magari calda? perchè altrimenti il foyer e la mezzaplatea non saranno agibili - per far vivere la magia di un teatro. Ma che cazzate sono? La magia del teatro la si vive con il palcoscenico, non andando a dormire in teatro.
Nessuno, stando ai resoconti giornalistici, ha avuto il coraggio di chiedere all'assessore ma anche al suo sovrintendete e a Calbi se si trattava di uno scherzo, la riapertura del teatro.
Perchè di un tragico scherzo si tratta, giocato al Teatro Valle ed ai cittadini. Al teatro Valle 'c'è ancora molto da fare' - ha dichiarato l'assessore. Ma allora perchè riaprirlo, quando i lavori sono soltanto cominciati , e se quelli relativi alla ristrutturazione interna, palcoscenico compreso, non potranno prendere il via prima di un anno dopo la 'riapertura' cosiddetta di febbraio; e quelli del restauro dell'edificio ancora più in là, dopo che saranno terminati quelli di ristrutturazione? A previsioni fatte, con i tempi soliti italiani, prima di quattro o cinque anni il Valle, SE TUTTO VA BENE, non sarà agibile.
Ma l'assessore Bergamo poteva risparmiarsi tale annuncio fuori luogo? Certo che poteva, ma ha dovuto farlo altrimenti anche tutto il settore della cultura, alle prossime elezioni regionali e politiche - ma non è detto che non ci siano anche le comunali anzitempo - girerebbe le spalle agli incapaci Grillini, e a Bergamo con loro.
Questo annuncio, elettorale (che forse serve anche per il ballottaggio ad Ostia) fa il paio con l'annuncio dei nuovi 200 bus, il cui arrivo è stato da poco annunciato, ma che arriveranno a Roma entro il 2021, a scaglioni, la maggior parte quando la Raggi (e Bergamo) dovrebbe scendere , ingloriosa, definitivamente, dal Campidoglio e forse i bus non saranno ancora arrivati, anzi non arriveranno più. Il che vale anche per l'emergenza rifiuti che sarà risolta del tutto nel giro di tre anni, e per le buche, che non si sa ancora quando saranno riempite. Nel frattempo la Raggi e la sua Giunta stanno lavorando per noi, e, a detta di Grillo, stanno lavorando bene.
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domenica 15 ottobre 2017
Virginia Raggi non è più la 'sindaca di sfondamento'. Ora è la 'palla al piede' del movimento che la vuole 'oscurata' fino alle prossime politiche
Cosa voglia ora il Movimento e la sua ditta al comando, 'Grillo & Casaleggio Associati', dalla sindaca Raggi, non è del tutto chiaro. Perché le incognite sul suo futuro sono tante, e potrebbero tutte danneggiare più che favorire il Movimento.
Di Maio, sperando che nulla avvenga nel frattempo, volendosi presentare come il tutore e garante della legge, interna (ed esterna) del Movimento che l'ha candidato a premier nelle prossime politiche, ha assicurato che se ci fosse per la Raggi una condanna, a seguito dell'accusa di 'falso' per la quale la Procura di Roma l'ha indagata, Lei deve dimettersi, seduta stante. Già, facile a dirsi, molto difficile a realizzarsi senza colpi durissimi inferti al Movimento, alla vigilia della campagna elettorale che si annuncia giù infuocata, nonostante manchi ancora un semestre circa alle elezioni.
Se la Procura di Roma concludesse il processo con la condanna della sindaca, mettiamo verso i primi mesi dell'anno prossimo od anche verso la fine di questo, e la sindaca si dimettesse, salvo ripensamenti del garante dello statuto dei grillini, che ne sarebbe delle mire a governare del Movimento e di Di Maio? Quelle dimissioni sferrerebbero il colpo di grazia a Di Maio? Per vincere le elezioni il Movimento, se riesce a sopravvivere deve attendere la prossima tornata? E se, invece, la condanna - eventuale - arrivasse dopo le elezioni, mentre in piena campagna elettorale si svolgesse il processo? Sarebbe più o meno la stessa cosa, perchè comunque il dibattimento porterebbe di nuovo a 'lavare in piazza i panni sporchi' del gabinetto Raggi a Roma?
La ragione per cui la ditta 'Casaleggio& Grillo Associati' - l'ordine di titolazione negli assetti societari cambia a seconda di chi conta di più in quel momento e per quello specifico caso - ha pregato la Raggi di non farsi sentire, di non prendere nessuna decisione, di fare come se non esistesse fino alle prossime elezioni politiche, ha proprio il senso della volontà di proteggersi da qualunque sommovimento che l'azione della Raggi - l'anno e mezzo di permanenza in Campidoglio lo ha dimostrato - produrrebbe.
La sindaca che doveva essere la prova provata della buona amministrazione grillina nella Capitale, si è rivelata, in ogni momento, come la sua 'caporetto'. Non ne ha azzeccata una, si potrebbe dire: o non fa nulla di concreto e di risolutivo per i numerosi problemi della città, o quando fa qualcosa sbaglia.
Le hanno fatto recitare anche la parte della sorellastra, un tempo cattiva diventata buonissima, quando l'hanno costretta, a Marino, con Grillo che le ha puntato la pistola alla schiena, ad abbracciare la Lombardi, candidata a governatore della Regione Lazio, sua nemica da sempre. Vogliono insomma che Lei stia buona e pregano perchè la Procura non dia inizio al processo prima della prossima primavera quando, secondo previsione, si terranno le elezioni politiche. Dopo, la Raggi può anche cadere, perchè se vince il Movimento, il fatto non preoccuperebbe più di tanto.
Ma il Movimento vincerà? E la Procura di Roma attenderà, per processare Raggi, che siano passate le elezioni? E, soprattutto, la Raggi, osserverà la consegna grillina di non governare Roma ( finora è stata bravissima per questo), anzi di restare muta e immobile, per non fare danni?
Le incognite sono tante; ma la più grande di tutte è il gradimento ed il consenso che, secondo i sondaggi, la 'ggente' dà ai grillini ed ai loro governanti, definiti 'Incapaci' anche da Colomban, messo a vigilare a Roma sulle partecipate (ed anche sulla Raggi) dalla 'Grillo & Casaleggio Associati', l'altro ieri, alla vigilia di lasciare il suo incarico.
Di Maio, sperando che nulla avvenga nel frattempo, volendosi presentare come il tutore e garante della legge, interna (ed esterna) del Movimento che l'ha candidato a premier nelle prossime politiche, ha assicurato che se ci fosse per la Raggi una condanna, a seguito dell'accusa di 'falso' per la quale la Procura di Roma l'ha indagata, Lei deve dimettersi, seduta stante. Già, facile a dirsi, molto difficile a realizzarsi senza colpi durissimi inferti al Movimento, alla vigilia della campagna elettorale che si annuncia giù infuocata, nonostante manchi ancora un semestre circa alle elezioni.
Se la Procura di Roma concludesse il processo con la condanna della sindaca, mettiamo verso i primi mesi dell'anno prossimo od anche verso la fine di questo, e la sindaca si dimettesse, salvo ripensamenti del garante dello statuto dei grillini, che ne sarebbe delle mire a governare del Movimento e di Di Maio? Quelle dimissioni sferrerebbero il colpo di grazia a Di Maio? Per vincere le elezioni il Movimento, se riesce a sopravvivere deve attendere la prossima tornata? E se, invece, la condanna - eventuale - arrivasse dopo le elezioni, mentre in piena campagna elettorale si svolgesse il processo? Sarebbe più o meno la stessa cosa, perchè comunque il dibattimento porterebbe di nuovo a 'lavare in piazza i panni sporchi' del gabinetto Raggi a Roma?
La ragione per cui la ditta 'Casaleggio& Grillo Associati' - l'ordine di titolazione negli assetti societari cambia a seconda di chi conta di più in quel momento e per quello specifico caso - ha pregato la Raggi di non farsi sentire, di non prendere nessuna decisione, di fare come se non esistesse fino alle prossime elezioni politiche, ha proprio il senso della volontà di proteggersi da qualunque sommovimento che l'azione della Raggi - l'anno e mezzo di permanenza in Campidoglio lo ha dimostrato - produrrebbe.
La sindaca che doveva essere la prova provata della buona amministrazione grillina nella Capitale, si è rivelata, in ogni momento, come la sua 'caporetto'. Non ne ha azzeccata una, si potrebbe dire: o non fa nulla di concreto e di risolutivo per i numerosi problemi della città, o quando fa qualcosa sbaglia.
Le hanno fatto recitare anche la parte della sorellastra, un tempo cattiva diventata buonissima, quando l'hanno costretta, a Marino, con Grillo che le ha puntato la pistola alla schiena, ad abbracciare la Lombardi, candidata a governatore della Regione Lazio, sua nemica da sempre. Vogliono insomma che Lei stia buona e pregano perchè la Procura non dia inizio al processo prima della prossima primavera quando, secondo previsione, si terranno le elezioni politiche. Dopo, la Raggi può anche cadere, perchè se vince il Movimento, il fatto non preoccuperebbe più di tanto.
Ma il Movimento vincerà? E la Procura di Roma attenderà, per processare Raggi, che siano passate le elezioni? E, soprattutto, la Raggi, osserverà la consegna grillina di non governare Roma ( finora è stata bravissima per questo), anzi di restare muta e immobile, per non fare danni?
Le incognite sono tante; ma la più grande di tutte è il gradimento ed il consenso che, secondo i sondaggi, la 'ggente' dà ai grillini ed ai loro governanti, definiti 'Incapaci' anche da Colomban, messo a vigilare a Roma sulle partecipate (ed anche sulla Raggi) dalla 'Grillo & Casaleggio Associati', l'altro ieri, alla vigilia di lasciare il suo incarico.
venerdì 13 ottobre 2017
Beppe Grillo, che vuole riprendere a pieno ritmo il lavoro di comico, a Roma ha dato buca al pubblico. Poco numeroso!
L'ex comico, ora non più 'ex' , Beppe Grillo, nei giorni scorsi è calato a Roma, insediandosi nel suo camerino dell'Hotel Forum, dove ha ricevuto le visite di numerosi suoi ammiratori, ai quali ha dispensato solo autografi. Ma quando s'è trattato di uscire sul palcoscenico e iniziare lo show previsto, in Piazza Montecitorio, che era poi la ragione della sua calata a Roma, non si è fatto vedere ed ha rimandato, forse cancellato, lo show. Perchè davanti al suo palcoscenico, di fronte alla Camera dei Deputati, c'era poca gente.
Un comico, però, dovrebbe sapere, che uno spettacolo in programma si deve fare comunque anche se in sala c'è un solo spettatore pagante, come è accaduto tantissime volte - se ne ricordano episodi storici.
Davanti al palcoscenico allestito per l'occasione per lui in Piazza Montecitorio di spettatori ce n'erano più d'uno ma non in numero sufficiente a soddisfare le mire di un comico, non più ex, che pensava di rientrare alla grande, davanti ad un mare di folla, a svolgere la sua antica professione, smessa solo per un pò, per correre dietro alla illusione di poter diventare da comico capopopolo.
E allora al suo posto sono stati costretti ad esibirsi, a più riprese, molti membri della sua compagnia. Perfino Virginia Raggi che, per una migliore sorte, avrebbe dovuto nascondersi dietro le quinte. Ma lei, che ha anche imparato il mestiere della sfacciataggine meglio di quello di sindaca, è andata sul palco, ha preso il microfono ed ha fatto la sua recitina. Vergognosa.
"Non si cambia così la legge elettorale" - ha arringato la folla, guadagnandosi applausi e cori di approvazione, più per il governo di Roma che per il suo discorso improvvisato. "E' un metodo vergognoso. Il Parlamento è stato imbavagliato e la volontà dei cittadini ignorata".
E poi giù dal palco le strette di mano e selfie. Ma dove ha preso tanto fiato per arringare la folla, mentre quotidianamente non riesce a dire una sola parola sulla sua inefficienza di amministratrice, sottolineata ancora ieri da un altro pezzo della sua squadra che va via, Colomban (addetto, per volontà della ditta Grillo&Casaleggio alle Partecipate del Comune), che, salutandoli, ha accusato i Cinquestelle di incapacità a governare?
Un comico, però, dovrebbe sapere, che uno spettacolo in programma si deve fare comunque anche se in sala c'è un solo spettatore pagante, come è accaduto tantissime volte - se ne ricordano episodi storici.
Davanti al palcoscenico allestito per l'occasione per lui in Piazza Montecitorio di spettatori ce n'erano più d'uno ma non in numero sufficiente a soddisfare le mire di un comico, non più ex, che pensava di rientrare alla grande, davanti ad un mare di folla, a svolgere la sua antica professione, smessa solo per un pò, per correre dietro alla illusione di poter diventare da comico capopopolo.
E allora al suo posto sono stati costretti ad esibirsi, a più riprese, molti membri della sua compagnia. Perfino Virginia Raggi che, per una migliore sorte, avrebbe dovuto nascondersi dietro le quinte. Ma lei, che ha anche imparato il mestiere della sfacciataggine meglio di quello di sindaca, è andata sul palco, ha preso il microfono ed ha fatto la sua recitina. Vergognosa.
"Non si cambia così la legge elettorale" - ha arringato la folla, guadagnandosi applausi e cori di approvazione, più per il governo di Roma che per il suo discorso improvvisato. "E' un metodo vergognoso. Il Parlamento è stato imbavagliato e la volontà dei cittadini ignorata".
E poi giù dal palco le strette di mano e selfie. Ma dove ha preso tanto fiato per arringare la folla, mentre quotidianamente non riesce a dire una sola parola sulla sua inefficienza di amministratrice, sottolineata ancora ieri da un altro pezzo della sua squadra che va via, Colomban (addetto, per volontà della ditta Grillo&Casaleggio alle Partecipate del Comune), che, salutandoli, ha accusato i Cinquestelle di incapacità a governare?
mercoledì 11 ottobre 2017
Ora anche Grillo ammette che Roma è invasa dalla monnezza
Si sta preparando l'ennesimo cambio al vertice di AMA (a proposito proprio oggi è giunta a noi come a tanti altri cittadini la lettera con il bollettino di pagamento, da effettuare entro metà novembre della tassa sui rifiuti - che, per una casa nornale, come la nostra , ogni anno ammonta 500,00 Euro circa, da pagare in due rate semestrali, di metà importo ciascuna) perchè siamo ancora al punto di partenza, cioè a quando si cominciò a parlare dell'emergenza rifiuti, senza che nulla sia stato ancora fatto per risolverla definitivamente.
La Raggi si incazza con il suo assessore alla monnezza, Montanari; l'assessore, a sua volta, chiama direttamente Grillo - che ormai non può più far finta che l'emergenza rifiuti sia stata risolta, come , comicamente, faceva finta di credere fino a qualche tempo fa - perché provveda a mandare un nuovo amministratore di AMA, visto che finora tutti quelli che si sono succeduti, con il suo benestare, non sono riusciti a risolvere la drammatica emergenza dei rifiuti a Roma, quando è già trascorso quasi un anno e mezzo dall'insediamento della giunta grillina.
Chissà se la premiata ditta Grillo&Casaleggio, chiamerà in servizio un altro assessore da Livorno da dove ha preso già un signor 'ci penso io' e l'ha piazzato al bilancio, al posto di Mazzillo.
Alla fine riusciranno i nostri eroi grillini a risolvere l'emergenza rifiuti? o dovremo continuare a pagare la relativa tassa senza ricevere il servizio? e abituarci a vivere fra i rifiuti e fra i cassonetti ' sgarrupatissimi' e puzzolenti , che sembrano importati, per risparmiare, direttamente da una zona di guerra, dove la riduzione in macerie esime dalla raccolta dei rifiuti?
La Raggi si incazza con il suo assessore alla monnezza, Montanari; l'assessore, a sua volta, chiama direttamente Grillo - che ormai non può più far finta che l'emergenza rifiuti sia stata risolta, come , comicamente, faceva finta di credere fino a qualche tempo fa - perché provveda a mandare un nuovo amministratore di AMA, visto che finora tutti quelli che si sono succeduti, con il suo benestare, non sono riusciti a risolvere la drammatica emergenza dei rifiuti a Roma, quando è già trascorso quasi un anno e mezzo dall'insediamento della giunta grillina.
Chissà se la premiata ditta Grillo&Casaleggio, chiamerà in servizio un altro assessore da Livorno da dove ha preso già un signor 'ci penso io' e l'ha piazzato al bilancio, al posto di Mazzillo.
Alla fine riusciranno i nostri eroi grillini a risolvere l'emergenza rifiuti? o dovremo continuare a pagare la relativa tassa senza ricevere il servizio? e abituarci a vivere fra i rifiuti e fra i cassonetti ' sgarrupatissimi' e puzzolenti , che sembrano importati, per risparmiare, direttamente da una zona di guerra, dove la riduzione in macerie esime dalla raccolta dei rifiuti?
lunedì 9 ottobre 2017
Virginia Raggi, chi l' ha votata, ora deve non solo turarsi il naso ma anche chiudere gli occhi per non vedere
Coloro che si sono messi sulla barricata a difesa del fortino nel quale s'è rinchiusa Virginia Raggi e tutta la sua giunta, non si muovono dalle loro postazioni, anche quando - come ormai è chiaro a tutti - quel fortino, lungi dall'essere espugnato, sta per cadere, sfaldandosi da solo, prima ancora che venga abbattuto da chi da tempo lo assedia - metaforicamente.
Ancora si continua a dire che la sindaca non può fare miracoli, che la situazione che ha trovato era drammatica e che lei sta comunque governando,facendo. Cosa? Sta promettendo ogni giorno infinite cose che non potranno realizzarsi prima di due o tre anni; e lei, nel frattempo ma noi speriamo anche prima, avrà lasciato il Campidoglio; quando, mollata la poltrona, potrà sempre a chi prenderà il suo posto che è stata la sua amministrazione a mettere le basi per i loro successi. E l'imbroglio continuerà.
Ora chi l'ha votata, un anno e mezzo fa, ma anche i cittadini ed i numerosi turisti che girano per Roma, non solo devono turarsi il naso - come invitava a fare Montanelli, quand'era vivo, per la impresentabilità di certi personaggi che si candidavano al governo del paese - per la puzza che si sente ovunque, ma devono camminare ad occhi chiusi, per evitare lo spettacolo indecente di una città sporca, piena di erbacce, trascurata, in totale abbandono - come è Roma governata da oltre un anno e mezzo della giunta grillina.
E il Movimento? Il Movimento continua a sparare contro tutti coloro che non appartengono al Movimento e che governano, vantando diversità da tutti gli altri, nel loro statuto sono definiti 'impresentabili'. E che, forse, lo sono. Ma Grillo non può continuare a dire ' la Raggi sta governando ed agendo bene e vedrete i risultati'. Sta agendo o agirà, nel caso dovesse invertire la rotta del suo non governo cittadino? Vedremo cosa e quando?
Per ora rovine, abbandono dappertutto, perfino nel settore della cultura, che, affidato ad un non grillino, sembrava potesse dare frutti. No, anche Luca Bergamo sta deludendo tutti, a cominciare dalla finte promesse sul Teatro Valle, del quale evidentemente non frega nulla neanche a lui. Non avevano detto lui e la giunta che il Valle non rappresentava una priorità? E' l'unica promessa mante nuta.
Ciò per cui i cittadini potranno ricordare Bergamo, assessore e vice sindaco, è per la sua impronta smaccatamente politica, e a scopo elettorale, data all'organizzazione di quella che un tempo era l'Estate romana. Aver voluto, cioè, che in ogni municipio si realizzasse qualcosa, senza guardare a cosa e come. Così tutti i municipi della dissestata capitale hanno avuto la loro festicciola pagata e via.
Certamente alle prossime elezioni i cittadini romani apriranno gli occhi sui grillini ai quali hanno voluto accordare, nella passata tornata elettorale, fiducia superiore a quella che si stanno meritando. Ora hanno gettato giù la maschera della loro diversità e onestà, rivelando, senza ombra di dubbio, la loro INCAPACITA'. Con la quale, pur nell'onestà ( ma stiamo a vedere, ancora presto per dire ) non si governano né le città né il paese.
P.S. Quando finirà l'emergenza rifiuti? Roma è ancora sommersa dalla 'monnezza'!
P.S. Ancora ieri i giornali riportavano gli esiti di una indagine effettuata da una società che valuta periodicamente il gradimento da parte dei cittadini di manager pubblici e privati. Bene, anzi malissimo. Virginia Raggi continua ad avere lo stesso gradimento di quando ha iniziato a (non) governare Roma. Come se non avesse fatto nulla.
Ancora si continua a dire che la sindaca non può fare miracoli, che la situazione che ha trovato era drammatica e che lei sta comunque governando,facendo. Cosa? Sta promettendo ogni giorno infinite cose che non potranno realizzarsi prima di due o tre anni; e lei, nel frattempo ma noi speriamo anche prima, avrà lasciato il Campidoglio; quando, mollata la poltrona, potrà sempre a chi prenderà il suo posto che è stata la sua amministrazione a mettere le basi per i loro successi. E l'imbroglio continuerà.
Ora chi l'ha votata, un anno e mezzo fa, ma anche i cittadini ed i numerosi turisti che girano per Roma, non solo devono turarsi il naso - come invitava a fare Montanelli, quand'era vivo, per la impresentabilità di certi personaggi che si candidavano al governo del paese - per la puzza che si sente ovunque, ma devono camminare ad occhi chiusi, per evitare lo spettacolo indecente di una città sporca, piena di erbacce, trascurata, in totale abbandono - come è Roma governata da oltre un anno e mezzo della giunta grillina.
E il Movimento? Il Movimento continua a sparare contro tutti coloro che non appartengono al Movimento e che governano, vantando diversità da tutti gli altri, nel loro statuto sono definiti 'impresentabili'. E che, forse, lo sono. Ma Grillo non può continuare a dire ' la Raggi sta governando ed agendo bene e vedrete i risultati'. Sta agendo o agirà, nel caso dovesse invertire la rotta del suo non governo cittadino? Vedremo cosa e quando?
Per ora rovine, abbandono dappertutto, perfino nel settore della cultura, che, affidato ad un non grillino, sembrava potesse dare frutti. No, anche Luca Bergamo sta deludendo tutti, a cominciare dalla finte promesse sul Teatro Valle, del quale evidentemente non frega nulla neanche a lui. Non avevano detto lui e la giunta che il Valle non rappresentava una priorità? E' l'unica promessa mante nuta.
Ciò per cui i cittadini potranno ricordare Bergamo, assessore e vice sindaco, è per la sua impronta smaccatamente politica, e a scopo elettorale, data all'organizzazione di quella che un tempo era l'Estate romana. Aver voluto, cioè, che in ogni municipio si realizzasse qualcosa, senza guardare a cosa e come. Così tutti i municipi della dissestata capitale hanno avuto la loro festicciola pagata e via.
Certamente alle prossime elezioni i cittadini romani apriranno gli occhi sui grillini ai quali hanno voluto accordare, nella passata tornata elettorale, fiducia superiore a quella che si stanno meritando. Ora hanno gettato giù la maschera della loro diversità e onestà, rivelando, senza ombra di dubbio, la loro INCAPACITA'. Con la quale, pur nell'onestà ( ma stiamo a vedere, ancora presto per dire ) non si governano né le città né il paese.
P.S. Quando finirà l'emergenza rifiuti? Roma è ancora sommersa dalla 'monnezza'!
P.S. Ancora ieri i giornali riportavano gli esiti di una indagine effettuata da una società che valuta periodicamente il gradimento da parte dei cittadini di manager pubblici e privati. Bene, anzi malissimo. Virginia Raggi continua ad avere lo stesso gradimento di quando ha iniziato a (non) governare Roma. Come se non avesse fatto nulla.
domenica 24 settembre 2017
Per Di Maio un plebiscito di 30.000 voti. E Grillo, l'ex comico, fa lo sbruffone
La designazione di Di Maio, candidato premier per i Cinquestelle, doveva essere un bagno nella democrazia della rete. Ma più che un bagno, si è trattato di una vera e propria immersione, col rischio di annegare. Nientemeno che in 30.000 hanno votato la sua designazione a premier; e siccome ciascuno vale un voto, Grillo ha dato il suo che vale più di tutti e quanto valgono tutti insieme.
A coloro che da tempo vanno dicendo ai Cinquestelle che è arrivata l'ora di crescere, di cambiare, anche in previsione - dio ci scampi e liberi - di un loro futuro governo del paese (nei governi 'locali' hanno già dato), Di Maio ha detto che il suo mandato non contempla il cambiamento dei Cinquestelle, ma del paese, dell'Italia che vuole ripulire come sta facendo la Raggi a Roma, dove ha cambiato il volto della città liberandola dai rifiuti dai topi, dai gabbiani ed anche dai cinghiali e che ora si appresta a liberarla anche da quella stronza di zanzara che sta colpendo i poveri cittadini. Tempo qualche settimana ed anche questo problema sarà risolto, come tutti gli altri.
E subito i biografi incaricati hanno licenziato in rete il curriculum 'vitae et studiorum' del candidato premier, professione giornalista pubblicista, da quando aveva vent'anni. Il suo professore di filosofia fra i primi, attesta, dopo aver giurato sulla Costituzione che che il 31enne Cinquestelle era un allievo modello, gli piaceva la filosofia, con una predilezione per Hegel - quello delle vacche, secondo Baricco - ed anche per i 'congiuntivi': non ne sbagliava uno! poi la storia dell'Università si è interrotta, ma come si può pretendere da uno che ha impegni politici come di Di Maio che si prepari anche agli esami? Lui si è laureato sul campo, con buona pace di De Luca, il governatore campano, che l'ha definito 'mezzapippa'.
Nel mentre Di Maio annunciava che prossimamente renderà nota la squadra di governo - ed oggi i giornali hanno già fatto i nomi di un direttorio - una sorta di consiglio della corona stellare - che dovrebbe affiancare la 'reggenza' del debuttante premier, Fico, non l'albero o il frutto, ma il presidente della Commissione di vigilanza Rai, pentastellato scontento, ha finto consenso al candidato premier, ma poi s'è dileguato per non farsi leggere in viso il dissenso più totale verso la linea di comportamento di Grillo e del suo 'rasputin', casaleggio jr. Ma poi, incalzato dai giornalisti, ha detto chiaramente che alla carica di quasi segretario del partito, lui si candida, non intende tirarsi indietro, e non intende lasciarlo anche quello a Di Maio, non come non avrebbe voluto ma è stato costretto a fare dalla ditta, per la candidatura che ha incoronato, con plebiscito di 30.000 voti, Di Maio.
E Grillo? L'ex comico, dopo aver annunciato che dei 140.000 circa iscritti alla piattaforma e quindi idonei ad esprimere il loro voto, la percentuale dei votanti era stata inferiore appena al 30% circa, dunque plebiscitaria per la rete dei Cinquestelle, s'è messo a fare lo sbruffone, come più volte ha fatto nei giorni scorsi ancora con i giornalisti, ai quali aveva detto che li avrebbe mangiati volentieri per poi vomitarli e ai quali, a Rimini, dopo la proclamazione del candidato Di Maio, ha distribuito bigliettoni - falsi, non quanto la democrazia del suo movimento.
A coloro che da tempo vanno dicendo ai Cinquestelle che è arrivata l'ora di crescere, di cambiare, anche in previsione - dio ci scampi e liberi - di un loro futuro governo del paese (nei governi 'locali' hanno già dato), Di Maio ha detto che il suo mandato non contempla il cambiamento dei Cinquestelle, ma del paese, dell'Italia che vuole ripulire come sta facendo la Raggi a Roma, dove ha cambiato il volto della città liberandola dai rifiuti dai topi, dai gabbiani ed anche dai cinghiali e che ora si appresta a liberarla anche da quella stronza di zanzara che sta colpendo i poveri cittadini. Tempo qualche settimana ed anche questo problema sarà risolto, come tutti gli altri.
E subito i biografi incaricati hanno licenziato in rete il curriculum 'vitae et studiorum' del candidato premier, professione giornalista pubblicista, da quando aveva vent'anni. Il suo professore di filosofia fra i primi, attesta, dopo aver giurato sulla Costituzione che che il 31enne Cinquestelle era un allievo modello, gli piaceva la filosofia, con una predilezione per Hegel - quello delle vacche, secondo Baricco - ed anche per i 'congiuntivi': non ne sbagliava uno! poi la storia dell'Università si è interrotta, ma come si può pretendere da uno che ha impegni politici come di Di Maio che si prepari anche agli esami? Lui si è laureato sul campo, con buona pace di De Luca, il governatore campano, che l'ha definito 'mezzapippa'.
Nel mentre Di Maio annunciava che prossimamente renderà nota la squadra di governo - ed oggi i giornali hanno già fatto i nomi di un direttorio - una sorta di consiglio della corona stellare - che dovrebbe affiancare la 'reggenza' del debuttante premier, Fico, non l'albero o il frutto, ma il presidente della Commissione di vigilanza Rai, pentastellato scontento, ha finto consenso al candidato premier, ma poi s'è dileguato per non farsi leggere in viso il dissenso più totale verso la linea di comportamento di Grillo e del suo 'rasputin', casaleggio jr. Ma poi, incalzato dai giornalisti, ha detto chiaramente che alla carica di quasi segretario del partito, lui si candida, non intende tirarsi indietro, e non intende lasciarlo anche quello a Di Maio, non come non avrebbe voluto ma è stato costretto a fare dalla ditta, per la candidatura che ha incoronato, con plebiscito di 30.000 voti, Di Maio.
E Grillo? L'ex comico, dopo aver annunciato che dei 140.000 circa iscritti alla piattaforma e quindi idonei ad esprimere il loro voto, la percentuale dei votanti era stata inferiore appena al 30% circa, dunque plebiscitaria per la rete dei Cinquestelle, s'è messo a fare lo sbruffone, come più volte ha fatto nei giorni scorsi ancora con i giornalisti, ai quali aveva detto che li avrebbe mangiati volentieri per poi vomitarli e ai quali, a Rimini, dopo la proclamazione del candidato Di Maio, ha distribuito bigliettoni - falsi, non quanto la democrazia del suo movimento.
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lunedì 18 settembre 2017
Candidato premier 'cinquestelle' Luigi Di Maio: non so se ridere o piangere - l'ha bollato Giampaolo Pansa
Ieri sera, invitato nel salotto televisivo de La7 dalla padrona di casa Lilli Gruber, per presentare il suo nuovo libro, Giampaolo Pansa, richiesto di esprimere un parere sull'attuale momento politico e prima ancora sulla candidatura di Luigi Di Maio, rispondeva, senza mezzi termini: non so se ridere o piangere, o se ridere e piangere insieme. Per la 'pochezza' del candidato Cinquestelle. E per la buffonata delle primarie, relative alla sua candidatura, per le quali si sono ritirati, richiamati all'ordine dell'ex comico fondatore, tutti gli altri candidati forti - in un movimento assai debole! - e cioè Fico e Di Battista, lasciando a competere a Di Maio la candidatura, semplici comparse che non faranno ombra né al candidato designato prima delle primarie, e né alla decisione del padre padrone del movimento, l'ex comico Grillo, proprio nel momento in cui sembra svoltare verso i partiti tradizionali, con la differenza che nel partito di Grillo chi comanda ancora è Grillo e solo lui. Peggio pure di Berlusconi che, a differenza di Grillo, per contare ha sempre pagato.
Grillo, intanto, per far dimenticare il suo attuale momento critico che lo vede dimenarsi come un serpentello cui hanno tagliato la coda, gira in Sicilia con un risciò, in compagnia del candidato governatore, fa pendere dalla finestra del suo albergo romano, delle lenzuola legate, come fanno i carcerati nei tentativi di fuga ( lui o tutti i candidati alle primarie? il 'comunicatore' del Movimento, tale Cozzolino, addottorato all'Università 'estiva' di Miami Beach, non l'ha precisato), e va pronunciando frasi e slogan che inducono al riso (amaro!), nel tentativo di distogliere i cittadini dal riflettere sulla tragicità del momento per il suo movimento; che, a dispetto di tutto, sembra premiato, come purtroppo sembra - ma non ci fideremmo poi tanto - dai sondaggi e dalle 'promesse' di voto che settimanalmente i vari telegiornali offrono al paese; e che gli altri esponenti del suo Movimento al governo delle varie municipalità dimostrino la loro incapacità e quindi dovrebbero mettere sull'avviso che i Cinquestelle al governo del paese, con tutti i difetti degli altri partiti, sarebbero una vera tragedia nazionale. Una iattura, dalla quale chissà se riuscirà poi a tirarsi fuori, il paese .
Mette pensiero il fatto che dopo l'esempio disastroso del governo della Capitale, da parte di una Cinquestelle, i sondaggi li diano per vincenti, dopo che in 15 mesi dal loro insediamento in Campidoglio NON HANNO ANCORA RISOLTO L'EMERGENZA RIFIUTI, e riducendo Roma peggio dei precedenti amministratori. Una discarica a cielo aperto, paradiso di piccioni e gabbiani, con i cassonetti che immancabilmente cintinuino a vomitare monnezza, che solo Grillo non vede, con la faccia di c... che può avere un buffone che , solo in palcoscenico, può inventarsi una realtà inesistente - mentre lui lo fa giù dal palcoscenico. La prossima volta che gira per la città si affacci, ad esempio, in Via Nomentana, all'altezza del palazzo di vetro dell'INAIL e vedrà che gli sembrerà di trovarsi, in viaggio vacanza, a Beirut, bombardata e piena di rifiuti.
Panza ha avuto parole durissime, anche parlando dell'attuale momento politico e sociale, quando ha fatto calare il gelo nello studio televisivo, profetizzando che il paese è sull'orlo di una guerra civile; e precisando, che non si meraviglierebbe se prossimamente qualcuno scendesse in piazza non in corteo per protestare, ma con i fucili per sparare.
Padellaro e Damilano, e la stessa Gruber, hanno replicato che non vedono un tale pericolo imminente, e che il nostro paese alla fine si fa scivolare addosso qualsiasi situazione anche grave. Pansa ha risposto: risentiamoci fra qualche tempo. Perché, nonostante alcuni dati dovrebbero far sperare sull'efficacia della cura da cavallo somministrata al paese che sembra stia uscendo dalla crisi, i benefici di tale meno negativa situazione non arrivano ancora a tutti i cittadini, con stipendi e pensioni fermi, con consumi al palo, e con la fiducia nel futuro che è pari a zero, specie nelle giovani generazioni, tuttora afflitte, drammaticamente, dalla disoccupazione.
Chi metterebbe alla guida di un paese in una situazione ancora fluida fra crisi e timida ripresa, come l'Italia, uno come Di Maio che non ha nè arte nè parte, e che sembra un clone perfetto della Raggi, più manichino della sindaca ma incompetente ed incapace quanto Lei?
I Cinquestelle, almeno fino ad ora, saranno pure, per la maggior parte, onesti, ma se sono 'mezzepippe'- come ha definito acutamente ma alla sua maniera, il governatore De Luca, la coppia Di Maio, Di Battista - meglio allora tutti gli altri, anche se nella maggior parte ladri, ai quali comunque si si spera che un domani si arrivi a tagliare le mani, ma che, di fronte alle emergenze, saprebbero cosa fare.
Grillo, intanto, per far dimenticare il suo attuale momento critico che lo vede dimenarsi come un serpentello cui hanno tagliato la coda, gira in Sicilia con un risciò, in compagnia del candidato governatore, fa pendere dalla finestra del suo albergo romano, delle lenzuola legate, come fanno i carcerati nei tentativi di fuga ( lui o tutti i candidati alle primarie? il 'comunicatore' del Movimento, tale Cozzolino, addottorato all'Università 'estiva' di Miami Beach, non l'ha precisato), e va pronunciando frasi e slogan che inducono al riso (amaro!), nel tentativo di distogliere i cittadini dal riflettere sulla tragicità del momento per il suo movimento; che, a dispetto di tutto, sembra premiato, come purtroppo sembra - ma non ci fideremmo poi tanto - dai sondaggi e dalle 'promesse' di voto che settimanalmente i vari telegiornali offrono al paese; e che gli altri esponenti del suo Movimento al governo delle varie municipalità dimostrino la loro incapacità e quindi dovrebbero mettere sull'avviso che i Cinquestelle al governo del paese, con tutti i difetti degli altri partiti, sarebbero una vera tragedia nazionale. Una iattura, dalla quale chissà se riuscirà poi a tirarsi fuori, il paese .
Mette pensiero il fatto che dopo l'esempio disastroso del governo della Capitale, da parte di una Cinquestelle, i sondaggi li diano per vincenti, dopo che in 15 mesi dal loro insediamento in Campidoglio NON HANNO ANCORA RISOLTO L'EMERGENZA RIFIUTI, e riducendo Roma peggio dei precedenti amministratori. Una discarica a cielo aperto, paradiso di piccioni e gabbiani, con i cassonetti che immancabilmente cintinuino a vomitare monnezza, che solo Grillo non vede, con la faccia di c... che può avere un buffone che , solo in palcoscenico, può inventarsi una realtà inesistente - mentre lui lo fa giù dal palcoscenico. La prossima volta che gira per la città si affacci, ad esempio, in Via Nomentana, all'altezza del palazzo di vetro dell'INAIL e vedrà che gli sembrerà di trovarsi, in viaggio vacanza, a Beirut, bombardata e piena di rifiuti.
Panza ha avuto parole durissime, anche parlando dell'attuale momento politico e sociale, quando ha fatto calare il gelo nello studio televisivo, profetizzando che il paese è sull'orlo di una guerra civile; e precisando, che non si meraviglierebbe se prossimamente qualcuno scendesse in piazza non in corteo per protestare, ma con i fucili per sparare.
Padellaro e Damilano, e la stessa Gruber, hanno replicato che non vedono un tale pericolo imminente, e che il nostro paese alla fine si fa scivolare addosso qualsiasi situazione anche grave. Pansa ha risposto: risentiamoci fra qualche tempo. Perché, nonostante alcuni dati dovrebbero far sperare sull'efficacia della cura da cavallo somministrata al paese che sembra stia uscendo dalla crisi, i benefici di tale meno negativa situazione non arrivano ancora a tutti i cittadini, con stipendi e pensioni fermi, con consumi al palo, e con la fiducia nel futuro che è pari a zero, specie nelle giovani generazioni, tuttora afflitte, drammaticamente, dalla disoccupazione.
Chi metterebbe alla guida di un paese in una situazione ancora fluida fra crisi e timida ripresa, come l'Italia, uno come Di Maio che non ha nè arte nè parte, e che sembra un clone perfetto della Raggi, più manichino della sindaca ma incompetente ed incapace quanto Lei?
I Cinquestelle, almeno fino ad ora, saranno pure, per la maggior parte, onesti, ma se sono 'mezzepippe'- come ha definito acutamente ma alla sua maniera, il governatore De Luca, la coppia Di Maio, Di Battista - meglio allora tutti gli altri, anche se nella maggior parte ladri, ai quali comunque si si spera che un domani si arrivi a tagliare le mani, ma che, di fronte alle emergenze, saprebbero cosa fare.
domenica 20 agosto 2017
Le doppie misure di chi governa
Non deve più stupire apprendere che chi governa si fa le leggi su misura propria e che, se restringono la libertà di azione e comportamento degli altri, non riguarderà mai la propria.
Il parlamento francese ha appena approvato una legge in virtù della quale nella pubblica amministrazione i parlamentari, e loro equiparati, non possono assumere a lavorare con loro persone ad essi legate da vincoli di parentela. Esattamente ciò che stava facendo il presidente Macron con sua moglie Brigitte la quale voleva che avesse un ruolo ufficiale di prèmiére dame, con quel che ne consegue: ufficio, personale, budget.
La legge francese prevede che i parlamentari che non si attengono decadano dal loro incarico. Perciò, una legge abbastanza dura all'apparenza, ma che semplicemente vuole mettere un pò di moralità nella vita politica.
E il Presidente francese, se commette un analogo errore, come stava per commettere se l' opinione pubblica, nettamente contraria, non gli si fosse rivoltata contro, che avrebbe dovuto fare: dimettersi?
Grillo si sta muovendo dietro le quinte, affacciato al suo blog, a differenza dei suoi gemelli pupilli che stanno percorrendo in lungo e largo la Sicilia, in vista delle prossime elezioni regionali di novembre, promettendo mari e monti che mai e poi mai potrà assicurare, anche avesse a vincere.
Per lisciare il pelo ai giovani arrabbiati per tutti i problemi che consociamo, in cima ai quali c'è la mancanza di lavoro,fa sapere che lui li vuole già capaci di esercitare il diritto al voto, a sedici anni. Non dice - da quel che sappiamo - se possono anche essere eletti a quell'età. E' evidente che l'annuncio serve a tirarsi dalla propria parte i giovanissimi. Sempre affacciato alla medesima finestra promette il taglio del numero dei parlamentari, sia alla camera che al senato, e l'abolizione del CNEL ecc... Ma non le voleva queste riforme Renzi e il popolo italiano, grillini compresi, gliele ha bocciate con il referendum di dicembre scorso? Non ci poteva pensare qualche mese fa invitando i suoi a votare sì al referendum renziano? No, proposte da Renzi quelle riforme non andavano votate, mentre ora che le propone Grillo sarebbero da votare.
A proposito di Sicilia, la regione dalle mille sorprese, è di pochi gironi fa la notizie che la regione produce attraverso l'eolico più energia di quanta non riesca ad assorbire, e perciò i vari, evidentemente numerosi impianti sono stati spenti. Ai proprietari degli impianti la Regione ha dovuto riconoscere un indennizzo.
Il parlamento francese ha appena approvato una legge in virtù della quale nella pubblica amministrazione i parlamentari, e loro equiparati, non possono assumere a lavorare con loro persone ad essi legate da vincoli di parentela. Esattamente ciò che stava facendo il presidente Macron con sua moglie Brigitte la quale voleva che avesse un ruolo ufficiale di prèmiére dame, con quel che ne consegue: ufficio, personale, budget.
La legge francese prevede che i parlamentari che non si attengono decadano dal loro incarico. Perciò, una legge abbastanza dura all'apparenza, ma che semplicemente vuole mettere un pò di moralità nella vita politica.
E il Presidente francese, se commette un analogo errore, come stava per commettere se l' opinione pubblica, nettamente contraria, non gli si fosse rivoltata contro, che avrebbe dovuto fare: dimettersi?
Grillo si sta muovendo dietro le quinte, affacciato al suo blog, a differenza dei suoi gemelli pupilli che stanno percorrendo in lungo e largo la Sicilia, in vista delle prossime elezioni regionali di novembre, promettendo mari e monti che mai e poi mai potrà assicurare, anche avesse a vincere.
Per lisciare il pelo ai giovani arrabbiati per tutti i problemi che consociamo, in cima ai quali c'è la mancanza di lavoro,fa sapere che lui li vuole già capaci di esercitare il diritto al voto, a sedici anni. Non dice - da quel che sappiamo - se possono anche essere eletti a quell'età. E' evidente che l'annuncio serve a tirarsi dalla propria parte i giovanissimi. Sempre affacciato alla medesima finestra promette il taglio del numero dei parlamentari, sia alla camera che al senato, e l'abolizione del CNEL ecc... Ma non le voleva queste riforme Renzi e il popolo italiano, grillini compresi, gliele ha bocciate con il referendum di dicembre scorso? Non ci poteva pensare qualche mese fa invitando i suoi a votare sì al referendum renziano? No, proposte da Renzi quelle riforme non andavano votate, mentre ora che le propone Grillo sarebbero da votare.
A proposito di Sicilia, la regione dalle mille sorprese, è di pochi gironi fa la notizie che la regione produce attraverso l'eolico più energia di quanta non riesca ad assorbire, e perciò i vari, evidentemente numerosi impianti sono stati spenti. Ai proprietari degli impianti la Regione ha dovuto riconoscere un indennizzo.
domenica 18 giugno 2017
Virginia Raggi, la sventurata... accettò l'elezione. Ma ora i cittadini vorrebbero che si dimetta, passando il timone a mani più capaci
Non sappiamo più dirvi chi finora non abbia almeno una volta, nell'ultimo anno, primo del governo Raggi, scritto della disfatta di Roma e della assoluta incapacità della sindaca a governare. A fasi alterne l'hanno fato gli stessi grillini, fra i quali le opposte fazioni dei 'proviriginia' e controvirginia' si affrontano quasi giornalmente, convinti gli uni che Virginia, pur incapace, non può certo fare miracoli - ma disastri sì, ne sta facendo - e gli altri che la vorrebbero dimissionaria perché si sono accorti che le parole non rassicurano più e che nei primi 365 giorni di governo della Capitale ha fatto più danni lei a Roma, e al Movimento, che tutti i pastrocchi nei quali si sono infilati Grillo e i suoi, da Genova a Palermo a Parma, per finire alla rovina di Roma.
I giornali che un tempo, sotto Veltroni, forse esagerando, parlavano di un nuovo 'rinascimento' romano, ora, senza esagerazione alcuna ed in coro, scrivono che il degrado attuale, nei suoi oltre 2000 anni di storia Roma non l'aveva ancora visto.
L'opera rock 'Divo Nerone' che in questi giorni infesta il Palatino con tutta la sua miserabile pochezza e intollerabile volgarità ne è la rappresentazione più fedele. E forse, sulla scia di questo indecente spettacolo che potrebbe finire anzitempo, perché pubblico fino a settembre non ne ha, ci si augura che anche la Raggi decida di scendere definitivamente dal Campidoglio senza attendere di dare alla città il colpo di grazia che tutti paventano.
Da qualche settimana c'è di nuovo l'emergenza rifiuti. In molti quartieri della Capitale, da più di una settimana, non vengono raccolti con immaginabili ricadute sul decoro della città e sulla salute degli abitanti. Ed è così grave l'emergenza rifiuti che su un punto abbiamo cambiato idea rispetto al passato quando sostenevamo, senza eccezione, che una spesa a carattere sociale non doveva avere la precedenza su una culturale. Oggi non la pensiamo più così. Al diavolo musica, mostre, teatro, se la Raggi ci ripulisce Roma. Non ne possiamo più della sporcizia, delle erbacce, delle buche, dei servizi pubblici di trasporto che funzionano peggio di prima. Basta.
E, ancora un volta, non siamo i soli a pensarla così. Una indagine svolta nelle passate settimane ha bocciato senza appello il mandato della Raggi. Fra gli stessi Cinquestelle, suoi elettori, 4 su 10 hanno dichiarato di essersi pentiti da averla votata e che non la voteranno e non la voterebbero oggi; e i cittadini di Roma, 7 su 10, la pensano come i Cinquestelle. Dunque esperienza fallimentare su tutta la linea, nel giudizio che accomuna sia i suoi estimatori di un tempo che i suoi detrattori di oggi le cui file si sono enormemente ingrossate.
I giornali che un tempo, sotto Veltroni, forse esagerando, parlavano di un nuovo 'rinascimento' romano, ora, senza esagerazione alcuna ed in coro, scrivono che il degrado attuale, nei suoi oltre 2000 anni di storia Roma non l'aveva ancora visto.
L'opera rock 'Divo Nerone' che in questi giorni infesta il Palatino con tutta la sua miserabile pochezza e intollerabile volgarità ne è la rappresentazione più fedele. E forse, sulla scia di questo indecente spettacolo che potrebbe finire anzitempo, perché pubblico fino a settembre non ne ha, ci si augura che anche la Raggi decida di scendere definitivamente dal Campidoglio senza attendere di dare alla città il colpo di grazia che tutti paventano.
Da qualche settimana c'è di nuovo l'emergenza rifiuti. In molti quartieri della Capitale, da più di una settimana, non vengono raccolti con immaginabili ricadute sul decoro della città e sulla salute degli abitanti. Ed è così grave l'emergenza rifiuti che su un punto abbiamo cambiato idea rispetto al passato quando sostenevamo, senza eccezione, che una spesa a carattere sociale non doveva avere la precedenza su una culturale. Oggi non la pensiamo più così. Al diavolo musica, mostre, teatro, se la Raggi ci ripulisce Roma. Non ne possiamo più della sporcizia, delle erbacce, delle buche, dei servizi pubblici di trasporto che funzionano peggio di prima. Basta.
E, ancora un volta, non siamo i soli a pensarla così. Una indagine svolta nelle passate settimane ha bocciato senza appello il mandato della Raggi. Fra gli stessi Cinquestelle, suoi elettori, 4 su 10 hanno dichiarato di essersi pentiti da averla votata e che non la voteranno e non la voterebbero oggi; e i cittadini di Roma, 7 su 10, la pensano come i Cinquestelle. Dunque esperienza fallimentare su tutta la linea, nel giudizio che accomuna sia i suoi estimatori di un tempo che i suoi detrattori di oggi le cui file si sono enormemente ingrossate.
mercoledì 14 giugno 2017
Luigi Di Maio: ciò che ho detto di Minniti e non posso dire - pubblicamente - della Raggi
Luigi Di Maio, aitante vicepresidente della Camera dei Deputati; personalità di spicco - 'galletto' fra pulcini, per i non estimatori - dei Cinquestelle; candidato premier - forse - alle prossime politiche per il suo Movimento; 'mezzapippa' per De Luca, il pittoresco governatore campano; zero in geografia ed ora fidanzato - misura precauzionale - per non arrivare alle prossime politiche senza first lady, almeno 'in pectore' - ieri ha parlato e parlato duramente, accusando Minniti ed il Governo Gentiloni di vivere fuori dal mondo.
La ragione di una accusa così grave: vivere fuori dal mondo, a seguito delle dichiarazioni bellicose di Virginia Raggi che ha scritto al Prefetto di Roma per dire che nel suo Comune non vuole più migranti, ne ha già troppi, non sa dove sbatterli, anche perché non se ne è mai occupata. E, infatti, se si scorrono in sequenza tutte le sue dichiarazioni dallo scorso giugno, in nessuna si troverà un accenno al problema dei migranti, mentre accenni quotidiani a nomine, sostituzioni di pezzi della sua giunta, che forse ancora non trova requie, al benedetto stadio della Roma a Tor di Valle che ancora non sappiamo se si arriverà ad un punto fermo ( lo si attende in questi giorni), alla 'monnezza' ed alle 'buche' di Roma, ai bus che ogni giorno vanno a fuoco ecc... Migranti mai.
E tutte le forze politiche, in coro, hanno fatto notare che la sindaca si sveglia e fa attenzione a tale problema, solo all'indomani della batosta elettorale per il Movimento che l'ha candidata, per due ragioni. Per cambiare argomento e non insistere sulla batosta - un tentativo subito scoperto per distogliere l'attenzione - e per inseguire la Lega che del contrasto all'arrivo di immigrati ha fatto campagna elettorale e sembrerebbe per questo essere stata premiata.
Ma allora i Cinquestelle, guidati dal Grillo, il 'buffone' (la cui scoperta se l'è annessa Pippo Baudo proprio ieri, ma solo la scoperta del 'guitto'), si alleano alla Lega? Ma quando mai! Il Movimento lo fa per SENSO DI RESPONSABILITA' verso il paese e le istituzioni. Ritorna il tema ricorrente sulle bocche di tutti i parlamentari, la cui qualità umana, politica e professionale è, a detta di tutti, politici inclusi - gli uni lo dicono degli altri mai di se stessi - è la più bassa della storia della nostra repubblica.
Ciò che però, sulla scia del dibattito: 'migranti' e 'fuori dal mondo', i giornali non hanno riferito, perchè lo stesso Di Maio ne ha parlato a microfoni spenti, con alcuni suoi confidenti che poi l'hanno riferito a noi, pregandoci di mantenere il segreto - che noi deliberatamente non manteniamo - è ciò che ha detto a proposito della sindaca Raggi, sul tema 'rifiuti a Roma', la notissima 'monnezza', sulla quale l'assessore preposta, aveva detto che a Roma ' non esisteva una emergenza rifiuti', semmai una 'emergenza topi'- ma questo l'aveva detto solo dopo che un topo, non tanto grazioso e neppure tanto piccolo, l'aveva preceduta, mentre salivano in coppia le scale del Campidoglio, e dopo che si era ben pasciuto della 'monnezza' romana.
Di Maio, a chi gli faceva notare che Roma è tuttora invasa dai rifiuti, dalla 'monnezza', nonostante le ammissioni contrarie della Raggi, e che i rifiuti, la 'monnezza' non si aveva più nessuna discarica dove ammucchiarla, ha detto testualmente: Virginia è FUORI DAL MONDO e, diciamolo pure, anche, FUORI DI TESTA. E sua, in buona parte, è la colpa se i Cinquestelle sono usciti con le ossa rotte da questa tornata elettorale. E chissà quali altri danni potrà procurare al Movimento, oltre quelli che il Movimento stesso è capacissimo di autoprodurre. Se si dimettesse, farebbe un favore a tutti, e lei ne guadagnerebbe in salute.
Così parlò Di Maio, e così non hanno riferito i giornali.
La ragione di una accusa così grave: vivere fuori dal mondo, a seguito delle dichiarazioni bellicose di Virginia Raggi che ha scritto al Prefetto di Roma per dire che nel suo Comune non vuole più migranti, ne ha già troppi, non sa dove sbatterli, anche perché non se ne è mai occupata. E, infatti, se si scorrono in sequenza tutte le sue dichiarazioni dallo scorso giugno, in nessuna si troverà un accenno al problema dei migranti, mentre accenni quotidiani a nomine, sostituzioni di pezzi della sua giunta, che forse ancora non trova requie, al benedetto stadio della Roma a Tor di Valle che ancora non sappiamo se si arriverà ad un punto fermo ( lo si attende in questi giorni), alla 'monnezza' ed alle 'buche' di Roma, ai bus che ogni giorno vanno a fuoco ecc... Migranti mai.
E tutte le forze politiche, in coro, hanno fatto notare che la sindaca si sveglia e fa attenzione a tale problema, solo all'indomani della batosta elettorale per il Movimento che l'ha candidata, per due ragioni. Per cambiare argomento e non insistere sulla batosta - un tentativo subito scoperto per distogliere l'attenzione - e per inseguire la Lega che del contrasto all'arrivo di immigrati ha fatto campagna elettorale e sembrerebbe per questo essere stata premiata.
Ma allora i Cinquestelle, guidati dal Grillo, il 'buffone' (la cui scoperta se l'è annessa Pippo Baudo proprio ieri, ma solo la scoperta del 'guitto'), si alleano alla Lega? Ma quando mai! Il Movimento lo fa per SENSO DI RESPONSABILITA' verso il paese e le istituzioni. Ritorna il tema ricorrente sulle bocche di tutti i parlamentari, la cui qualità umana, politica e professionale è, a detta di tutti, politici inclusi - gli uni lo dicono degli altri mai di se stessi - è la più bassa della storia della nostra repubblica.
Ciò che però, sulla scia del dibattito: 'migranti' e 'fuori dal mondo', i giornali non hanno riferito, perchè lo stesso Di Maio ne ha parlato a microfoni spenti, con alcuni suoi confidenti che poi l'hanno riferito a noi, pregandoci di mantenere il segreto - che noi deliberatamente non manteniamo - è ciò che ha detto a proposito della sindaca Raggi, sul tema 'rifiuti a Roma', la notissima 'monnezza', sulla quale l'assessore preposta, aveva detto che a Roma ' non esisteva una emergenza rifiuti', semmai una 'emergenza topi'- ma questo l'aveva detto solo dopo che un topo, non tanto grazioso e neppure tanto piccolo, l'aveva preceduta, mentre salivano in coppia le scale del Campidoglio, e dopo che si era ben pasciuto della 'monnezza' romana.
Di Maio, a chi gli faceva notare che Roma è tuttora invasa dai rifiuti, dalla 'monnezza', nonostante le ammissioni contrarie della Raggi, e che i rifiuti, la 'monnezza' non si aveva più nessuna discarica dove ammucchiarla, ha detto testualmente: Virginia è FUORI DAL MONDO e, diciamolo pure, anche, FUORI DI TESTA. E sua, in buona parte, è la colpa se i Cinquestelle sono usciti con le ossa rotte da questa tornata elettorale. E chissà quali altri danni potrà procurare al Movimento, oltre quelli che il Movimento stesso è capacissimo di autoprodurre. Se si dimettesse, farebbe un favore a tutti, e lei ne guadagnerebbe in salute.
Così parlò Di Maio, e così non hanno riferito i giornali.
mercoledì 7 giugno 2017
I parlamentari italiani sono troppi. Non c'è posto per tutti nelle aule parlamentari. E, nel frattempo, restano in attesa,in silenzio, fuori
Le immagini sempre più frequenti della aule del Parlamento semivuote, anzi vuote, alla lettera, mentre sono al completo i banchi del Governo che riferiscono su importanti questioni nazionali ed internazionali (secondo i maligni perché i ministri in carica temono di essere scalzati da nuovi ministri, senza preavviso) pongono la questione della riduzione dei parlamentari, come aveva voluto Renzi con la sua riforma, bocciata dal referendum di dicembre, o dell'ampliamento dei posti disponibili. O l'una o l'altro.
Nel frattempo, l'anomala situazione di una aula parlamentare che sta stretta e che, non riuscendo a contenerli tutti, risulta spesso vuota, non genera più rabbia ed insulti in cittadini ed elettori.
Nessuno si scandalizza più, se gli schermi tv gli rimandano immagini del Parlamento vuoto, i cittadini sanno che i parlamentari non si sono dati alla macchia e stanno in fila e silenziosi dietro la porta di ingresso in attesa che Boldrini e Grasso comunichino loro che hanno aumentato i posti a sedere delle Camere, e dunque possono entrare finalmente tutti. La soluzione alternativa , cioè la riduzione del numero dei Parlamentari sembra oggi lontana, perchè è assai improbabile che dopo la recente bocciatura referendaria, si riconsideri il problema.
La stessa educazione e sensibilità istituzionale che consiglia ai parlamentari di non invadere le aule parlamentari fino a quando non ci saranno posti 'a sedere' per tutti, si è manifesta sempre più spesso anche fuori della aule parlamentari. Come si è potuto constatare pochi giorni fa ad un convegno organizzato dai Cinquestelle sull'innovazione, ospitata in una delle aule messe a disposizione dei parlamentari.
Al banco degli oratori c'erano seduti 8 invitati, oratori. In sala, sulle sedie dorate, di ascoltatori seduti ve ne erano solo 6. Tanto che Luigi Di Maio, dopo aver aperto i lavori, è andato a sedersi in una di quelle cento sedie vuote, contro i centoventi parlamentari grillini che si sono comportati come tutti i loro colleghi: dopo aver risposto all'appello della Casaleggio& Grillo associati, sono rimasti fuori in attesa che altre sedie venissero aggiunte. Dopo sarebbe entrati tutti. Come sicuramente hanno fatto.
Nel frattempo, l'anomala situazione di una aula parlamentare che sta stretta e che, non riuscendo a contenerli tutti, risulta spesso vuota, non genera più rabbia ed insulti in cittadini ed elettori.
Nessuno si scandalizza più, se gli schermi tv gli rimandano immagini del Parlamento vuoto, i cittadini sanno che i parlamentari non si sono dati alla macchia e stanno in fila e silenziosi dietro la porta di ingresso in attesa che Boldrini e Grasso comunichino loro che hanno aumentato i posti a sedere delle Camere, e dunque possono entrare finalmente tutti. La soluzione alternativa , cioè la riduzione del numero dei Parlamentari sembra oggi lontana, perchè è assai improbabile che dopo la recente bocciatura referendaria, si riconsideri il problema.
La stessa educazione e sensibilità istituzionale che consiglia ai parlamentari di non invadere le aule parlamentari fino a quando non ci saranno posti 'a sedere' per tutti, si è manifesta sempre più spesso anche fuori della aule parlamentari. Come si è potuto constatare pochi giorni fa ad un convegno organizzato dai Cinquestelle sull'innovazione, ospitata in una delle aule messe a disposizione dei parlamentari.
Al banco degli oratori c'erano seduti 8 invitati, oratori. In sala, sulle sedie dorate, di ascoltatori seduti ve ne erano solo 6. Tanto che Luigi Di Maio, dopo aver aperto i lavori, è andato a sedersi in una di quelle cento sedie vuote, contro i centoventi parlamentari grillini che si sono comportati come tutti i loro colleghi: dopo aver risposto all'appello della Casaleggio& Grillo associati, sono rimasti fuori in attesa che altre sedie venissero aggiunte. Dopo sarebbe entrati tutti. Come sicuramente hanno fatto.
sabato 13 maggio 2017
Chi non ha titolo, come non lo abbiamo anche noi, a parlare delle vaccinazioni e della loro obbligatorietà per iscriversi a scuola, e ha parlato, ora si tappi la bocca
Se avessimo voglia e tempo per stilare un elenco di coloro i quali sono abilitati a parlare riguardo ad alcuni precisi settori ed a tacere su tutti gli altri, scopriremmo che, riguardo ad alcun questioni, anche di grande interesse, la gran parte di coloro che parlano non ha titolo per farlo e dunque dovrebbe tacere.
Come, ad esempio, delle vaccinazioni e della loro obbligatorietà, di cui oggi tanto si discute in Italia, per via che il morbillo ha ricominciato a colpire con una frequenza maggiore di anni passati.
Occorre vaccinarsi o no? e la vaccinazione deve essere obbligatoria o no? Ne discutono, anche animatamente, Grillo e i suoi( che invocano contro la scelta obbligatoria, quella informata), qualche deputato, alcuni assessori alla sanità - che hanno quell'incarico non perché siano medici o sappiano di medicina - qualche ministro, senza laurea come chi, comunque, siede a Viale Trastevere a reggere il dicastero dell'Istruzione ed altri ancora, compresa la Lorenzin il cui unico titolo a parlare è la sua nomina a Ministro della salute.
Gli unici che hanno diritto ad esprimersi sono i medici e le organizzazioni sanitarie nazionali ed internazionali, i quali, insieme, danno voce e fiato alla Lorenzin che alle loro determinazioni, per fortuna, si attiene scrupolosamente; e non dovrebbe mai fare altrimenti.
La ministra Fedeli - abilitata a star zitta nel caso specifico - è stata la prima a mettersi di traverso al decreto della Lorenzin, accampando il diritto allo studio che l'obbligatorietà delle vaccinazioni per tutti coloro che frequentano una scuola, metterebbe in forse. Per fortuna che poi le cose sembrano essere tornate alla giusta casella, quando l'ex premier, Renzi, ha fatto sentire la sua voce all'attuale capo del governo, Gentiloni che, verso il decreto Lorenzin sembrava tiepido, per aver ascoltato pareri di ministri che non avrebbero dovuto parlare. Il decreto sarà presto approvato, perchè il diritto alla salute viene prima di quello all'Istruzione. Capito Fedeli?
Se li avessero vaccinati contro il parlare a vuoto, oggi, non solo nel campo sanitario ma in molti altri, staremmo certamente meglio tutti, per l'effetto gregge che viene invocato anche per la obbligatorietà delle vaccinazioni.
Come, ad esempio, delle vaccinazioni e della loro obbligatorietà, di cui oggi tanto si discute in Italia, per via che il morbillo ha ricominciato a colpire con una frequenza maggiore di anni passati.
Occorre vaccinarsi o no? e la vaccinazione deve essere obbligatoria o no? Ne discutono, anche animatamente, Grillo e i suoi( che invocano contro la scelta obbligatoria, quella informata), qualche deputato, alcuni assessori alla sanità - che hanno quell'incarico non perché siano medici o sappiano di medicina - qualche ministro, senza laurea come chi, comunque, siede a Viale Trastevere a reggere il dicastero dell'Istruzione ed altri ancora, compresa la Lorenzin il cui unico titolo a parlare è la sua nomina a Ministro della salute.
Gli unici che hanno diritto ad esprimersi sono i medici e le organizzazioni sanitarie nazionali ed internazionali, i quali, insieme, danno voce e fiato alla Lorenzin che alle loro determinazioni, per fortuna, si attiene scrupolosamente; e non dovrebbe mai fare altrimenti.
La ministra Fedeli - abilitata a star zitta nel caso specifico - è stata la prima a mettersi di traverso al decreto della Lorenzin, accampando il diritto allo studio che l'obbligatorietà delle vaccinazioni per tutti coloro che frequentano una scuola, metterebbe in forse. Per fortuna che poi le cose sembrano essere tornate alla giusta casella, quando l'ex premier, Renzi, ha fatto sentire la sua voce all'attuale capo del governo, Gentiloni che, verso il decreto Lorenzin sembrava tiepido, per aver ascoltato pareri di ministri che non avrebbero dovuto parlare. Il decreto sarà presto approvato, perchè il diritto alla salute viene prima di quello all'Istruzione. Capito Fedeli?
Se li avessero vaccinati contro il parlare a vuoto, oggi, non solo nel campo sanitario ma in molti altri, staremmo certamente meglio tutti, per l'effetto gregge che viene invocato anche per la obbligatorietà delle vaccinazioni.
mercoledì 10 maggio 2017
La Repubblica, quotidiano. La giornalista Giovanna Vitale bistratta l'Italiano, mentre riabilita Paola Muraro
Paola Muraro, già assessore all'Ambiente del Comune di Roma, difesa a spada tratta da Virginia Raggi, fino a quando ha potuto, svuota il sacco e accusa di incompetenza l'attuale giunta grillina. Nell'intervista, uscita oggi su 'Repubblica' che val la pena di leggere, la Muraro spiega come la Raggi ed i suoi assessori, non sappiano neanche prevedere ciò che, nel ciclo della raccolta e trattamento dei rifiuti, è prevedibilissimo, a causa dell'esperienza.
Solo che la sua intervistatrice, Giovanna Vitale, presa dalla foga, e tutta attenta a raccogliere la confessione denuncia dell'ex assessore, nel porle una domanda sull'assessore che ha preso il suo posto, nominata direttamente da Grillo e dalla 'Casaleggio Associati', così si esprime: Chi L'HA SUCCEDUTA... Suvvia Vitale, bistratti la Raggi, ed anche la Montanari, e se vuole pure la Muraro, ma non l'italiano.
Solo che la sua intervistatrice, Giovanna Vitale, presa dalla foga, e tutta attenta a raccogliere la confessione denuncia dell'ex assessore, nel porle una domanda sull'assessore che ha preso il suo posto, nominata direttamente da Grillo e dalla 'Casaleggio Associati', così si esprime: Chi L'HA SUCCEDUTA... Suvvia Vitale, bistratti la Raggi, ed anche la Montanari, e se vuole pure la Muraro, ma non l'italiano.
Teatro Valle-Mariangela Melato. Intitolazione proposta da Renzo Arbore e subito accolta da Luca Bergamo. Ma i lavori in teatro non sono ancora cominciati
Renzo Arbore, come si sa legato all'attrice Mariangela Melato, scomparsa qualche anno fa, ha proposto all'autorità comunale, proprietaria del Teatro Valle, dopo il passaggio dal Mibact al Campidoglio, di intitolare il teatro all'attrice. Luca Bergamo, assessore alla 'ricrescita' culturale - fra parentesi, lasciatci comuncarvi una scoperta esilarante: abbiamo appreso che Pinuccia Montanari, nominata da Grillo assessore all'Ambiente in Campidoglio, a Genova, da dove proviene e dove lavorava prima, era assessore alla 'decrescita' di qualche cosa, ma non della 'monnezza' - ha risposto, naturalmente, sì. Perché così, per qualche settimana, si potrà riempire con tale inutile discussione il vuoto di potere e di iniziative.
Si intitola ad una brava attrice, morta da pochi anni, un teatro storico, mentre ad una attrice storica, come Anna Magnani, morta oltre quarant'anni fa, non si è intitolato neanche un teatrino di periferia.
La differenza la fa la persona da cui viene la proposta, e cioè Renzo Arbore, uomo di spettacolo, intelligente, e sulla cresta dell'onda. E tanto basta e avanza.
Anna Magnani, al di là di qualche stanca commemorazione di tanto in tanto, e di un premio a lei intitolato - una tristezza di comitato d'onore ed anche di albo dei premiati - è praticamente dimenticata, pur essendo da tutti riconosciuta come forse la più grande attrice, non solo italiana, del secolo scorso, per lo meno una delle più grandi, Premio oscar (La rosa tatuata)
Ma forse la discussione su tale proposta, sicuramente accolta dai governanti analfabeti e pronti a cavalcare l'onda favorevole, potrebbe almeno riaccendere dibattito e proteste per il mancato avvio dei lavori di restauro del teatro, da tempo promessi e non ancora iniziati, dopo qualche anno dacchè è stato sfrattato dei suoi occupanti abusivi, chiuso e lasciato andare in malora. Anche per poter dire: ecco i risultati di quella occupazione.
Si intitola ad una brava attrice, morta da pochi anni, un teatro storico, mentre ad una attrice storica, come Anna Magnani, morta oltre quarant'anni fa, non si è intitolato neanche un teatrino di periferia.
La differenza la fa la persona da cui viene la proposta, e cioè Renzo Arbore, uomo di spettacolo, intelligente, e sulla cresta dell'onda. E tanto basta e avanza.
Anna Magnani, al di là di qualche stanca commemorazione di tanto in tanto, e di un premio a lei intitolato - una tristezza di comitato d'onore ed anche di albo dei premiati - è praticamente dimenticata, pur essendo da tutti riconosciuta come forse la più grande attrice, non solo italiana, del secolo scorso, per lo meno una delle più grandi, Premio oscar (La rosa tatuata)
Ma forse la discussione su tale proposta, sicuramente accolta dai governanti analfabeti e pronti a cavalcare l'onda favorevole, potrebbe almeno riaccendere dibattito e proteste per il mancato avvio dei lavori di restauro del teatro, da tempo promessi e non ancora iniziati, dopo qualche anno dacchè è stato sfrattato dei suoi occupanti abusivi, chiuso e lasciato andare in malora. Anche per poter dire: ecco i risultati di quella occupazione.
domenica 9 aprile 2017
Cinquestelle a Ivrea. Parole parole parole... come 'il futuro è presente'.Voltagabbana all'appello
"Noi vogliamo oggi commemorare Gianroberto Casaleggio, ad un anno dalla scomparsa, e nessuno tenti di rubricare questo nostro incontro come la 'leopolda grillina'; il nostro non è un incontro politico". Parola di Luigi Di Maio. No, per carità, e chi ci pensava? E Davide, figlio di Gianroberto, rincara la dose sul filo della ben nota canzone di Mina:" il futuro è presente"... "non c'è vento che sospinga l' immaginario che non sa dove andare".
Sì, il Movimento, con Grillo apparentemente defilato che guarda e scruta i presenti, e Davide Casaleggio, per diritto ereditario, assurto a nuovo profeta del movimento - ma lui cerca solo di dare una mano al Movimento, anche attraverso la piattaforma 'Rousseau'', come va dichiarando - ad Ivrea fa le 'prove generali' di una futura presa del potere. E non poteva farle da solo; oltre gli osservatori ostili, vi sono anche e soprattutto osservatori amici - disinteressati, per loro ammissione - fino al prossimo venturo, ma imminente, cambio di casacca, per salire, 'uomini nuovi', sul carro del vincitore.
Ammesso che vincano, come purtroppo molti sono propensi a pensare, e noi a temere, per il vuoto di idee, riempito con slogan privi di consistenza e contenuto pratico e che, comunque, starebbero meglio in bocca a papa Francesco che non deve governare il nostro paese, alle prese con tagli alla spesa, con leggi finanziarie da lacrime e sangue, immigrazione, dissesto e corruzione ecc... ecc...
Pensare il futuro, come vanno predicando, secondo molti osservatori è necessario, per supplire alla mancanza di reali prospettive e progetti per il presente. Come si fa allora ad affidare loro il governo del paese?
Cosa pensano poi gli intellettuali accorsi in massa ad Ivrea? De Masi propone una ricetta messianica - meno lavoro più ozio, non rendendosi conto che non c'è bisogno che arrivino al governo i grillini per realizzarla, perché di fatto il lavoro è sempre meno, e la costrizione all'ozio conseguente ed inevitabile - senza accorgersi che è già in avanzato stato di realizzazione.
Noi di questo nuovo movimento di sognatori, avventurieri, incapaci a governare - nessuno di loro l'ha mai fatto (si vuole ripetere il tragico caso di Roma con la Raggi?) - i quali vogliono imparare, cominciando dal governo del paese, facendone fare a noi tutti le spese, NON CI FIDIAMO.
Sì, il Movimento, con Grillo apparentemente defilato che guarda e scruta i presenti, e Davide Casaleggio, per diritto ereditario, assurto a nuovo profeta del movimento - ma lui cerca solo di dare una mano al Movimento, anche attraverso la piattaforma 'Rousseau'', come va dichiarando - ad Ivrea fa le 'prove generali' di una futura presa del potere. E non poteva farle da solo; oltre gli osservatori ostili, vi sono anche e soprattutto osservatori amici - disinteressati, per loro ammissione - fino al prossimo venturo, ma imminente, cambio di casacca, per salire, 'uomini nuovi', sul carro del vincitore.
Ammesso che vincano, come purtroppo molti sono propensi a pensare, e noi a temere, per il vuoto di idee, riempito con slogan privi di consistenza e contenuto pratico e che, comunque, starebbero meglio in bocca a papa Francesco che non deve governare il nostro paese, alle prese con tagli alla spesa, con leggi finanziarie da lacrime e sangue, immigrazione, dissesto e corruzione ecc... ecc...
Pensare il futuro, come vanno predicando, secondo molti osservatori è necessario, per supplire alla mancanza di reali prospettive e progetti per il presente. Come si fa allora ad affidare loro il governo del paese?
Cosa pensano poi gli intellettuali accorsi in massa ad Ivrea? De Masi propone una ricetta messianica - meno lavoro più ozio, non rendendosi conto che non c'è bisogno che arrivino al governo i grillini per realizzarla, perché di fatto il lavoro è sempre meno, e la costrizione all'ozio conseguente ed inevitabile - senza accorgersi che è già in avanzato stato di realizzazione.
Noi di questo nuovo movimento di sognatori, avventurieri, incapaci a governare - nessuno di loro l'ha mai fatto (si vuole ripetere il tragico caso di Roma con la Raggi?) - i quali vogliono imparare, cominciando dal governo del paese, facendone fare a noi tutti le spese, NON CI FIDIAMO.
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