Chi non conosce la geografia politica del nuovo continente, sappia che, in Messico, il partito al governo da decenni, ha un curioso nome: Partito rivoluzionario istituzionale. In Messico è possibile.
Ed ora, dopo questa notizia, è bene che ne conosca una seconda. In Italia, i nomi ufficiali dei dicasteri 'senza portafoglio' possono essere modificati dal governo in carica. Come ha fatto anche il Governo Conte per il Ministero assegnato a Fraccaro, il quale, per la durata del suo gabinetto si chiamerà: Ministero per i rapporti col Parlamento e per la Democrazia diretta.
Ieri il costituzionalista Ainis, dalle pagine di Repubblica, con argomentazioni giuridiche che noi non sapremmo riferire, ha fatto notare come il Ministro Fraccaro sarà combattuto, per tutta la durata del suo incarico di governo, fra la difesa del Parlamento con il quale egli è tenuto a coltivare rapporti, e l'introduzione della cosiddetta 'democrazia diretta', che vorrebbe dire saltare il Parlamento eletto dai cittadini, e rivolgersi per ogni questione ai cittadini medesimi, tramite referendum, ignorando che questi hanno delegato agli eletti ogni decisione per il Paese.
Fraccaro, per tener fede ad un imperativo della Casaleggio srl divenuto parola d'ordine dei Cinquestelle e della rete che li sostiene - più o meno cinquantamila possibili votanti in tutto il paese - ogni volta che il Parlamento sta per assumere una decisione si sentirà obbligato dalla Casaleggio a interrogare, tramite referendum, i cittadini della rete grillina, e, sentitone il parere, decidere in base ad esso, se appoggiare o meno una legge parlamentare o di governo.
In una democrazia o si è per una repubblica parlamentare o per la democrazia diretta, saltando o annullando il Parlamento, Ainis ha fatto notare ai grillini; come da tempo gli studiosi della politica fanno notare relativamente a quella contraddittoria dicitura del partito messicano al governo: o è rivoluzionario o istituzionale. Tertium non datur.
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lunedì 18 giugno 2018
giovedì 14 giugno 2018
AMA da schifo ! Raggi, Montanari: DIMISSIONI ! A Dagospia tutto si può aggiustare, parola di Parnasi
In queste ore , dopo la rivelazione dello scandalo, che ha coinvolto e portato dietro le sbarre costruttori e politici, che è stato denominato 'Sistema Raggi', molto invocano le dimissiomni della sindaca, la quale per il ben noto gioco dello scaricabarile si difende: noi siamo parte lesa, l'avvocato Lanzalone ce lo ha proposto ed inviato a Roma il vertice di Cinquestelle: Grillo, Casaleggio, Bonafede, Di Maio. Ma allora potrebbe cadere il governo dopo questo scandalo che investe, nel ramo mazzette, il Movimento dalla testa ai piedi? No, Di Maio ha fatto dimettere da Acea, il presidente Lanzalone, e così sembrerebbe, almeno per il vicepremier, il caso chiuso. Ma forse non è chiuso, anzi si sta lentamente aprendo del tutto.
La storia, stando alle intercettazioni, rivela altri interessanti particolari. In una telefonata Lanzalone chiede a Parnasi, il quale ha stretti legami anche con Bisignani - tutti gigli immacolati - la possibilità di emendare un articolo su Dagospia che lo riguardava, nel quale ci parlava di un rapporto dell'avvocato con la sua segretaria. Parnasi lo rassicura: possiamo anche farlo sparire da Dagospia, dove invece poche ore dopo appare mendato del riferimento per il quale Lanzalone aveva chiesto aiuto a Parnasi, e questi forse a Bisignani. Serva di lezione per il giornalismo 'd'inchiesta', e 'senza paura' di Dagospia!
Ora quanto alle dimissioni della Raggi e dell'assessora Montanari, la ragione del passo indietro, prima ancora che il 'sistema Raggi', dovrebbe essere la monnezza che dalle strade di Roma, dopo due anni di governo, non è ancora sparita, ed anzi, in queste ultime settimane è aumentata. Naturalmente tralasciamo le buche e le erbacce che hanno trasformato parchi e vie cittadine in foreste con bassa vegetazione.
In via Diego Fabbri, al Nomentano, nella strada dove c'è il palazzo dell'INAIL, c'è uno slargo con une decina di bidoni per la raccolta dei rifiuti, I bidoni sono da giorni strapieni e circondati ormai fino alla loro altezza, da monnezza accatastata su altra monnezza di ogni tipo. Ci sono topi? Certamente ci saranno, hanno pane per i loro denti. Noi vediamo di giorno Piccioni e gabbiani.
Ci è venuta l'idea di andare il prima possibile nel più vicino posto di polizia per denunciare il Comune e l'assessora competente per la sporcizia che può esser causa di malattie, con l'avvento della stagione calda.
P.S. In un articolo, Vittorio Emiliani, su Repubblica, dopo che per mesi e mesi ha accusato di inefficienza il governo Raggi su infiniti argomenti- del resto se non lo avesse fatto sarebbe stato come un cieco da tutti e due gli occhi, in una società di vedenti - oggi sull'argomento 'verde pubblico' la scusa. La povera Raggi, dice in sostanza, ha ereditato un 'servizio giardini' già depotenziato di personale, e poi, se non gli danno i soldi, come fa a provvedere alla cura del verde? Se Emiliani portasse in altri campi questo suo ragionamento oggi avremmo a Roma scuole chiuse, ospedali impraticabili, oltre tutti gli altri problemi. Ma chi governa: Raggi o noi?
P.P.S.
Finalmente dopo giorni e giorni di schifo, e di proteste, il largo di raccolta rifiuti di via Diego Fabbri, dove c'è la sede dell'INAIL, all'alba di ieri è stato ripulito. Ma se l'AMA non provvederà regolarmente a svuotare i bidoni di raccolta, lo schifo tornerà prima di quanto non si immagina.
La storia, stando alle intercettazioni, rivela altri interessanti particolari. In una telefonata Lanzalone chiede a Parnasi, il quale ha stretti legami anche con Bisignani - tutti gigli immacolati - la possibilità di emendare un articolo su Dagospia che lo riguardava, nel quale ci parlava di un rapporto dell'avvocato con la sua segretaria. Parnasi lo rassicura: possiamo anche farlo sparire da Dagospia, dove invece poche ore dopo appare mendato del riferimento per il quale Lanzalone aveva chiesto aiuto a Parnasi, e questi forse a Bisignani. Serva di lezione per il giornalismo 'd'inchiesta', e 'senza paura' di Dagospia!
Ora quanto alle dimissioni della Raggi e dell'assessora Montanari, la ragione del passo indietro, prima ancora che il 'sistema Raggi', dovrebbe essere la monnezza che dalle strade di Roma, dopo due anni di governo, non è ancora sparita, ed anzi, in queste ultime settimane è aumentata. Naturalmente tralasciamo le buche e le erbacce che hanno trasformato parchi e vie cittadine in foreste con bassa vegetazione.
In via Diego Fabbri, al Nomentano, nella strada dove c'è il palazzo dell'INAIL, c'è uno slargo con une decina di bidoni per la raccolta dei rifiuti, I bidoni sono da giorni strapieni e circondati ormai fino alla loro altezza, da monnezza accatastata su altra monnezza di ogni tipo. Ci sono topi? Certamente ci saranno, hanno pane per i loro denti. Noi vediamo di giorno Piccioni e gabbiani.
Ci è venuta l'idea di andare il prima possibile nel più vicino posto di polizia per denunciare il Comune e l'assessora competente per la sporcizia che può esser causa di malattie, con l'avvento della stagione calda.
P.S. In un articolo, Vittorio Emiliani, su Repubblica, dopo che per mesi e mesi ha accusato di inefficienza il governo Raggi su infiniti argomenti- del resto se non lo avesse fatto sarebbe stato come un cieco da tutti e due gli occhi, in una società di vedenti - oggi sull'argomento 'verde pubblico' la scusa. La povera Raggi, dice in sostanza, ha ereditato un 'servizio giardini' già depotenziato di personale, e poi, se non gli danno i soldi, come fa a provvedere alla cura del verde? Se Emiliani portasse in altri campi questo suo ragionamento oggi avremmo a Roma scuole chiuse, ospedali impraticabili, oltre tutti gli altri problemi. Ma chi governa: Raggi o noi?
P.P.S.
Finalmente dopo giorni e giorni di schifo, e di proteste, il largo di raccolta rifiuti di via Diego Fabbri, dove c'è la sede dell'INAIL, all'alba di ieri è stato ripulito. Ma se l'AMA non provvederà regolarmente a svuotare i bidoni di raccolta, lo schifo tornerà prima di quanto non si immagina.
domenica 20 maggio 2018
Governo SALVIMAIO in difficoltà ancor prima di partire
Nel prossimo futuro possibile governo Cinquestelle-Lega, che Mattarella dovrà tenere a battesimo - sempre che decida per il sì, una volta lette le carte: il cosiddetto contratto firmato dai sigg. DiMaio e Salvini, e controllata la lista dei nomi e prima ancor il nome del premier - ci sono cose che ci fanno ancora dubitare della sua nascita.
Mattarella accetterà quel contratto bocciato sulla carta da schiere di esperti, eccetto quelli del Fatto che l'hanno approvato, pur con qualche riserva, e a seguire l'esercito dei votanti sulla piattaforma Rousseau - addirittura oltre 40.000 - e i votanti ai gazebo della Lega - quasi 200.000 comprendendovi i cittadini non elettori della Lega invitati da Salvini ad esprimersi - che, a detta della maggioranza, e le migliori loro intenzioni, ma mettedo da parte la confusione, creerebbe problemi con l'Europa e farebbe saltare i conti dell'Italia?
Questo è certamente il maggiore dei problemi che presenterebbe l'eventuale compagine che in queste ore pare si stia formando, alla viglia dell'incontro con Mattarella.
Ma ce n'è anche un altro non inferiore per gravità e peso politico. Chi sarà il premier, da chi sarà composta la squadra di ministri, chi avrà la responsabilità dei dicasteri chiave: economia, interni, esteri, ma anche scuola e università, lavoro, sviluppo economico, cultura... dicasteri questi ultimi sui quali il contratto è o reticente o generico.
Sarà Di Maio il premier? Salvini non vuole. Ma Di Maio, autoesclusosi senza convinzione, dice che il premier deve essere un politico. E qui i nomi proposti, messi in fila uno dopo l'altro, fanno letteralmente sconpisciare dalle risate. Ed è probabile che effetto analogo possano generare nel Presidente Mattarella.
Ma forse una ragione c'è nella proposta di questi signor nessuno, incompetenti ed inaffidabili per la carica di premier. I due capibastone vogliono guidare le danze e comandarli a bacchetta.
Solo che mentre Salvini deve ogni volta prima rendere conto a Berlusconi, per non rompere alleanze per le quali governa in molte parti d'Italia; Di Maio ha una fila di suggeritori alle spalle e dovrà sentirli tutti, prima di impartire ordini al suo premier fantoccio. Si chiamano: Casaleggio spa, Grillo, la Piattaforma Rousseau che parla via internet e chissà quanti altri, magari anche Di Battista che parte non parte o forse resta. E, perchè no, anche Casalino, formatosi ad Harward, nella Facoltà 'Grande fratello'? Con il vantaggio, non trascurabile, che potranno sempre addossare la responsabilità di scelte sbagliate ai rispettivi fantocci.
Se Mattarella non gli dà una bella raddrizzata alla coppia di cavalli che lo trainano, temiamo che il carro Italia, dopo le prime curve, possa finire in qualche fossato e non si riesca più a rimetterlo in carreggiata. Questo Mattarella lo sa; e per questo ha dato ai due signori tutto il tempo richiesto, per poter dir a loro ed anche all'opinione pubblica, che lui ha fatto tutto il possibile, e che questi non sono ancora pronti per una responsabilità di governo, se ne parla perciò al prossimo giro, se ce ne sarà un altro per loro due, dopo questa prova di incapacità totale. Intanto ci pensa Mattarella.
Mattarella accetterà quel contratto bocciato sulla carta da schiere di esperti, eccetto quelli del Fatto che l'hanno approvato, pur con qualche riserva, e a seguire l'esercito dei votanti sulla piattaforma Rousseau - addirittura oltre 40.000 - e i votanti ai gazebo della Lega - quasi 200.000 comprendendovi i cittadini non elettori della Lega invitati da Salvini ad esprimersi - che, a detta della maggioranza, e le migliori loro intenzioni, ma mettedo da parte la confusione, creerebbe problemi con l'Europa e farebbe saltare i conti dell'Italia?
Questo è certamente il maggiore dei problemi che presenterebbe l'eventuale compagine che in queste ore pare si stia formando, alla viglia dell'incontro con Mattarella.
Ma ce n'è anche un altro non inferiore per gravità e peso politico. Chi sarà il premier, da chi sarà composta la squadra di ministri, chi avrà la responsabilità dei dicasteri chiave: economia, interni, esteri, ma anche scuola e università, lavoro, sviluppo economico, cultura... dicasteri questi ultimi sui quali il contratto è o reticente o generico.
Sarà Di Maio il premier? Salvini non vuole. Ma Di Maio, autoesclusosi senza convinzione, dice che il premier deve essere un politico. E qui i nomi proposti, messi in fila uno dopo l'altro, fanno letteralmente sconpisciare dalle risate. Ed è probabile che effetto analogo possano generare nel Presidente Mattarella.
Ma forse una ragione c'è nella proposta di questi signor nessuno, incompetenti ed inaffidabili per la carica di premier. I due capibastone vogliono guidare le danze e comandarli a bacchetta.
Solo che mentre Salvini deve ogni volta prima rendere conto a Berlusconi, per non rompere alleanze per le quali governa in molte parti d'Italia; Di Maio ha una fila di suggeritori alle spalle e dovrà sentirli tutti, prima di impartire ordini al suo premier fantoccio. Si chiamano: Casaleggio spa, Grillo, la Piattaforma Rousseau che parla via internet e chissà quanti altri, magari anche Di Battista che parte non parte o forse resta. E, perchè no, anche Casalino, formatosi ad Harward, nella Facoltà 'Grande fratello'? Con il vantaggio, non trascurabile, che potranno sempre addossare la responsabilità di scelte sbagliate ai rispettivi fantocci.
Se Mattarella non gli dà una bella raddrizzata alla coppia di cavalli che lo trainano, temiamo che il carro Italia, dopo le prime curve, possa finire in qualche fossato e non si riesca più a rimetterlo in carreggiata. Questo Mattarella lo sa; e per questo ha dato ai due signori tutto il tempo richiesto, per poter dir a loro ed anche all'opinione pubblica, che lui ha fatto tutto il possibile, e che questi non sono ancora pronti per una responsabilità di governo, se ne parla perciò al prossimo giro, se ce ne sarà un altro per loro due, dopo questa prova di incapacità totale. Intanto ci pensa Mattarella.
domenica 15 ottobre 2017
Virginia Raggi non è più la 'sindaca di sfondamento'. Ora è la 'palla al piede' del movimento che la vuole 'oscurata' fino alle prossime politiche
Cosa voglia ora il Movimento e la sua ditta al comando, 'Grillo & Casaleggio Associati', dalla sindaca Raggi, non è del tutto chiaro. Perché le incognite sul suo futuro sono tante, e potrebbero tutte danneggiare più che favorire il Movimento.
Di Maio, sperando che nulla avvenga nel frattempo, volendosi presentare come il tutore e garante della legge, interna (ed esterna) del Movimento che l'ha candidato a premier nelle prossime politiche, ha assicurato che se ci fosse per la Raggi una condanna, a seguito dell'accusa di 'falso' per la quale la Procura di Roma l'ha indagata, Lei deve dimettersi, seduta stante. Già, facile a dirsi, molto difficile a realizzarsi senza colpi durissimi inferti al Movimento, alla vigilia della campagna elettorale che si annuncia giù infuocata, nonostante manchi ancora un semestre circa alle elezioni.
Se la Procura di Roma concludesse il processo con la condanna della sindaca, mettiamo verso i primi mesi dell'anno prossimo od anche verso la fine di questo, e la sindaca si dimettesse, salvo ripensamenti del garante dello statuto dei grillini, che ne sarebbe delle mire a governare del Movimento e di Di Maio? Quelle dimissioni sferrerebbero il colpo di grazia a Di Maio? Per vincere le elezioni il Movimento, se riesce a sopravvivere deve attendere la prossima tornata? E se, invece, la condanna - eventuale - arrivasse dopo le elezioni, mentre in piena campagna elettorale si svolgesse il processo? Sarebbe più o meno la stessa cosa, perchè comunque il dibattimento porterebbe di nuovo a 'lavare in piazza i panni sporchi' del gabinetto Raggi a Roma?
La ragione per cui la ditta 'Casaleggio& Grillo Associati' - l'ordine di titolazione negli assetti societari cambia a seconda di chi conta di più in quel momento e per quello specifico caso - ha pregato la Raggi di non farsi sentire, di non prendere nessuna decisione, di fare come se non esistesse fino alle prossime elezioni politiche, ha proprio il senso della volontà di proteggersi da qualunque sommovimento che l'azione della Raggi - l'anno e mezzo di permanenza in Campidoglio lo ha dimostrato - produrrebbe.
La sindaca che doveva essere la prova provata della buona amministrazione grillina nella Capitale, si è rivelata, in ogni momento, come la sua 'caporetto'. Non ne ha azzeccata una, si potrebbe dire: o non fa nulla di concreto e di risolutivo per i numerosi problemi della città, o quando fa qualcosa sbaglia.
Le hanno fatto recitare anche la parte della sorellastra, un tempo cattiva diventata buonissima, quando l'hanno costretta, a Marino, con Grillo che le ha puntato la pistola alla schiena, ad abbracciare la Lombardi, candidata a governatore della Regione Lazio, sua nemica da sempre. Vogliono insomma che Lei stia buona e pregano perchè la Procura non dia inizio al processo prima della prossima primavera quando, secondo previsione, si terranno le elezioni politiche. Dopo, la Raggi può anche cadere, perchè se vince il Movimento, il fatto non preoccuperebbe più di tanto.
Ma il Movimento vincerà? E la Procura di Roma attenderà, per processare Raggi, che siano passate le elezioni? E, soprattutto, la Raggi, osserverà la consegna grillina di non governare Roma ( finora è stata bravissima per questo), anzi di restare muta e immobile, per non fare danni?
Le incognite sono tante; ma la più grande di tutte è il gradimento ed il consenso che, secondo i sondaggi, la 'ggente' dà ai grillini ed ai loro governanti, definiti 'Incapaci' anche da Colomban, messo a vigilare a Roma sulle partecipate (ed anche sulla Raggi) dalla 'Grillo & Casaleggio Associati', l'altro ieri, alla vigilia di lasciare il suo incarico.
Di Maio, sperando che nulla avvenga nel frattempo, volendosi presentare come il tutore e garante della legge, interna (ed esterna) del Movimento che l'ha candidato a premier nelle prossime politiche, ha assicurato che se ci fosse per la Raggi una condanna, a seguito dell'accusa di 'falso' per la quale la Procura di Roma l'ha indagata, Lei deve dimettersi, seduta stante. Già, facile a dirsi, molto difficile a realizzarsi senza colpi durissimi inferti al Movimento, alla vigilia della campagna elettorale che si annuncia giù infuocata, nonostante manchi ancora un semestre circa alle elezioni.
Se la Procura di Roma concludesse il processo con la condanna della sindaca, mettiamo verso i primi mesi dell'anno prossimo od anche verso la fine di questo, e la sindaca si dimettesse, salvo ripensamenti del garante dello statuto dei grillini, che ne sarebbe delle mire a governare del Movimento e di Di Maio? Quelle dimissioni sferrerebbero il colpo di grazia a Di Maio? Per vincere le elezioni il Movimento, se riesce a sopravvivere deve attendere la prossima tornata? E se, invece, la condanna - eventuale - arrivasse dopo le elezioni, mentre in piena campagna elettorale si svolgesse il processo? Sarebbe più o meno la stessa cosa, perchè comunque il dibattimento porterebbe di nuovo a 'lavare in piazza i panni sporchi' del gabinetto Raggi a Roma?
La ragione per cui la ditta 'Casaleggio& Grillo Associati' - l'ordine di titolazione negli assetti societari cambia a seconda di chi conta di più in quel momento e per quello specifico caso - ha pregato la Raggi di non farsi sentire, di non prendere nessuna decisione, di fare come se non esistesse fino alle prossime elezioni politiche, ha proprio il senso della volontà di proteggersi da qualunque sommovimento che l'azione della Raggi - l'anno e mezzo di permanenza in Campidoglio lo ha dimostrato - produrrebbe.
La sindaca che doveva essere la prova provata della buona amministrazione grillina nella Capitale, si è rivelata, in ogni momento, come la sua 'caporetto'. Non ne ha azzeccata una, si potrebbe dire: o non fa nulla di concreto e di risolutivo per i numerosi problemi della città, o quando fa qualcosa sbaglia.
Le hanno fatto recitare anche la parte della sorellastra, un tempo cattiva diventata buonissima, quando l'hanno costretta, a Marino, con Grillo che le ha puntato la pistola alla schiena, ad abbracciare la Lombardi, candidata a governatore della Regione Lazio, sua nemica da sempre. Vogliono insomma che Lei stia buona e pregano perchè la Procura non dia inizio al processo prima della prossima primavera quando, secondo previsione, si terranno le elezioni politiche. Dopo, la Raggi può anche cadere, perchè se vince il Movimento, il fatto non preoccuperebbe più di tanto.
Ma il Movimento vincerà? E la Procura di Roma attenderà, per processare Raggi, che siano passate le elezioni? E, soprattutto, la Raggi, osserverà la consegna grillina di non governare Roma ( finora è stata bravissima per questo), anzi di restare muta e immobile, per non fare danni?
Le incognite sono tante; ma la più grande di tutte è il gradimento ed il consenso che, secondo i sondaggi, la 'ggente' dà ai grillini ed ai loro governanti, definiti 'Incapaci' anche da Colomban, messo a vigilare a Roma sulle partecipate (ed anche sulla Raggi) dalla 'Grillo & Casaleggio Associati', l'altro ieri, alla vigilia di lasciare il suo incarico.
venerdì 13 ottobre 2017
Beppe Grillo, che vuole riprendere a pieno ritmo il lavoro di comico, a Roma ha dato buca al pubblico. Poco numeroso!
L'ex comico, ora non più 'ex' , Beppe Grillo, nei giorni scorsi è calato a Roma, insediandosi nel suo camerino dell'Hotel Forum, dove ha ricevuto le visite di numerosi suoi ammiratori, ai quali ha dispensato solo autografi. Ma quando s'è trattato di uscire sul palcoscenico e iniziare lo show previsto, in Piazza Montecitorio, che era poi la ragione della sua calata a Roma, non si è fatto vedere ed ha rimandato, forse cancellato, lo show. Perchè davanti al suo palcoscenico, di fronte alla Camera dei Deputati, c'era poca gente.
Un comico, però, dovrebbe sapere, che uno spettacolo in programma si deve fare comunque anche se in sala c'è un solo spettatore pagante, come è accaduto tantissime volte - se ne ricordano episodi storici.
Davanti al palcoscenico allestito per l'occasione per lui in Piazza Montecitorio di spettatori ce n'erano più d'uno ma non in numero sufficiente a soddisfare le mire di un comico, non più ex, che pensava di rientrare alla grande, davanti ad un mare di folla, a svolgere la sua antica professione, smessa solo per un pò, per correre dietro alla illusione di poter diventare da comico capopopolo.
E allora al suo posto sono stati costretti ad esibirsi, a più riprese, molti membri della sua compagnia. Perfino Virginia Raggi che, per una migliore sorte, avrebbe dovuto nascondersi dietro le quinte. Ma lei, che ha anche imparato il mestiere della sfacciataggine meglio di quello di sindaca, è andata sul palco, ha preso il microfono ed ha fatto la sua recitina. Vergognosa.
"Non si cambia così la legge elettorale" - ha arringato la folla, guadagnandosi applausi e cori di approvazione, più per il governo di Roma che per il suo discorso improvvisato. "E' un metodo vergognoso. Il Parlamento è stato imbavagliato e la volontà dei cittadini ignorata".
E poi giù dal palco le strette di mano e selfie. Ma dove ha preso tanto fiato per arringare la folla, mentre quotidianamente non riesce a dire una sola parola sulla sua inefficienza di amministratrice, sottolineata ancora ieri da un altro pezzo della sua squadra che va via, Colomban (addetto, per volontà della ditta Grillo&Casaleggio alle Partecipate del Comune), che, salutandoli, ha accusato i Cinquestelle di incapacità a governare?
Un comico, però, dovrebbe sapere, che uno spettacolo in programma si deve fare comunque anche se in sala c'è un solo spettatore pagante, come è accaduto tantissime volte - se ne ricordano episodi storici.
Davanti al palcoscenico allestito per l'occasione per lui in Piazza Montecitorio di spettatori ce n'erano più d'uno ma non in numero sufficiente a soddisfare le mire di un comico, non più ex, che pensava di rientrare alla grande, davanti ad un mare di folla, a svolgere la sua antica professione, smessa solo per un pò, per correre dietro alla illusione di poter diventare da comico capopopolo.
E allora al suo posto sono stati costretti ad esibirsi, a più riprese, molti membri della sua compagnia. Perfino Virginia Raggi che, per una migliore sorte, avrebbe dovuto nascondersi dietro le quinte. Ma lei, che ha anche imparato il mestiere della sfacciataggine meglio di quello di sindaca, è andata sul palco, ha preso il microfono ed ha fatto la sua recitina. Vergognosa.
"Non si cambia così la legge elettorale" - ha arringato la folla, guadagnandosi applausi e cori di approvazione, più per il governo di Roma che per il suo discorso improvvisato. "E' un metodo vergognoso. Il Parlamento è stato imbavagliato e la volontà dei cittadini ignorata".
E poi giù dal palco le strette di mano e selfie. Ma dove ha preso tanto fiato per arringare la folla, mentre quotidianamente non riesce a dire una sola parola sulla sua inefficienza di amministratrice, sottolineata ancora ieri da un altro pezzo della sua squadra che va via, Colomban (addetto, per volontà della ditta Grillo&Casaleggio alle Partecipate del Comune), che, salutandoli, ha accusato i Cinquestelle di incapacità a governare?
mercoledì 11 ottobre 2017
Ora anche Grillo ammette che Roma è invasa dalla monnezza
Si sta preparando l'ennesimo cambio al vertice di AMA (a proposito proprio oggi è giunta a noi come a tanti altri cittadini la lettera con il bollettino di pagamento, da effettuare entro metà novembre della tassa sui rifiuti - che, per una casa nornale, come la nostra , ogni anno ammonta 500,00 Euro circa, da pagare in due rate semestrali, di metà importo ciascuna) perchè siamo ancora al punto di partenza, cioè a quando si cominciò a parlare dell'emergenza rifiuti, senza che nulla sia stato ancora fatto per risolverla definitivamente.
La Raggi si incazza con il suo assessore alla monnezza, Montanari; l'assessore, a sua volta, chiama direttamente Grillo - che ormai non può più far finta che l'emergenza rifiuti sia stata risolta, come , comicamente, faceva finta di credere fino a qualche tempo fa - perché provveda a mandare un nuovo amministratore di AMA, visto che finora tutti quelli che si sono succeduti, con il suo benestare, non sono riusciti a risolvere la drammatica emergenza dei rifiuti a Roma, quando è già trascorso quasi un anno e mezzo dall'insediamento della giunta grillina.
Chissà se la premiata ditta Grillo&Casaleggio, chiamerà in servizio un altro assessore da Livorno da dove ha preso già un signor 'ci penso io' e l'ha piazzato al bilancio, al posto di Mazzillo.
Alla fine riusciranno i nostri eroi grillini a risolvere l'emergenza rifiuti? o dovremo continuare a pagare la relativa tassa senza ricevere il servizio? e abituarci a vivere fra i rifiuti e fra i cassonetti ' sgarrupatissimi' e puzzolenti , che sembrano importati, per risparmiare, direttamente da una zona di guerra, dove la riduzione in macerie esime dalla raccolta dei rifiuti?
La Raggi si incazza con il suo assessore alla monnezza, Montanari; l'assessore, a sua volta, chiama direttamente Grillo - che ormai non può più far finta che l'emergenza rifiuti sia stata risolta, come , comicamente, faceva finta di credere fino a qualche tempo fa - perché provveda a mandare un nuovo amministratore di AMA, visto che finora tutti quelli che si sono succeduti, con il suo benestare, non sono riusciti a risolvere la drammatica emergenza dei rifiuti a Roma, quando è già trascorso quasi un anno e mezzo dall'insediamento della giunta grillina.
Chissà se la premiata ditta Grillo&Casaleggio, chiamerà in servizio un altro assessore da Livorno da dove ha preso già un signor 'ci penso io' e l'ha piazzato al bilancio, al posto di Mazzillo.
Alla fine riusciranno i nostri eroi grillini a risolvere l'emergenza rifiuti? o dovremo continuare a pagare la relativa tassa senza ricevere il servizio? e abituarci a vivere fra i rifiuti e fra i cassonetti ' sgarrupatissimi' e puzzolenti , che sembrano importati, per risparmiare, direttamente da una zona di guerra, dove la riduzione in macerie esime dalla raccolta dei rifiuti?
domenica 24 settembre 2017
Per Di Maio un plebiscito di 30.000 voti. E Grillo, l'ex comico, fa lo sbruffone
La designazione di Di Maio, candidato premier per i Cinquestelle, doveva essere un bagno nella democrazia della rete. Ma più che un bagno, si è trattato di una vera e propria immersione, col rischio di annegare. Nientemeno che in 30.000 hanno votato la sua designazione a premier; e siccome ciascuno vale un voto, Grillo ha dato il suo che vale più di tutti e quanto valgono tutti insieme.
A coloro che da tempo vanno dicendo ai Cinquestelle che è arrivata l'ora di crescere, di cambiare, anche in previsione - dio ci scampi e liberi - di un loro futuro governo del paese (nei governi 'locali' hanno già dato), Di Maio ha detto che il suo mandato non contempla il cambiamento dei Cinquestelle, ma del paese, dell'Italia che vuole ripulire come sta facendo la Raggi a Roma, dove ha cambiato il volto della città liberandola dai rifiuti dai topi, dai gabbiani ed anche dai cinghiali e che ora si appresta a liberarla anche da quella stronza di zanzara che sta colpendo i poveri cittadini. Tempo qualche settimana ed anche questo problema sarà risolto, come tutti gli altri.
E subito i biografi incaricati hanno licenziato in rete il curriculum 'vitae et studiorum' del candidato premier, professione giornalista pubblicista, da quando aveva vent'anni. Il suo professore di filosofia fra i primi, attesta, dopo aver giurato sulla Costituzione che che il 31enne Cinquestelle era un allievo modello, gli piaceva la filosofia, con una predilezione per Hegel - quello delle vacche, secondo Baricco - ed anche per i 'congiuntivi': non ne sbagliava uno! poi la storia dell'Università si è interrotta, ma come si può pretendere da uno che ha impegni politici come di Di Maio che si prepari anche agli esami? Lui si è laureato sul campo, con buona pace di De Luca, il governatore campano, che l'ha definito 'mezzapippa'.
Nel mentre Di Maio annunciava che prossimamente renderà nota la squadra di governo - ed oggi i giornali hanno già fatto i nomi di un direttorio - una sorta di consiglio della corona stellare - che dovrebbe affiancare la 'reggenza' del debuttante premier, Fico, non l'albero o il frutto, ma il presidente della Commissione di vigilanza Rai, pentastellato scontento, ha finto consenso al candidato premier, ma poi s'è dileguato per non farsi leggere in viso il dissenso più totale verso la linea di comportamento di Grillo e del suo 'rasputin', casaleggio jr. Ma poi, incalzato dai giornalisti, ha detto chiaramente che alla carica di quasi segretario del partito, lui si candida, non intende tirarsi indietro, e non intende lasciarlo anche quello a Di Maio, non come non avrebbe voluto ma è stato costretto a fare dalla ditta, per la candidatura che ha incoronato, con plebiscito di 30.000 voti, Di Maio.
E Grillo? L'ex comico, dopo aver annunciato che dei 140.000 circa iscritti alla piattaforma e quindi idonei ad esprimere il loro voto, la percentuale dei votanti era stata inferiore appena al 30% circa, dunque plebiscitaria per la rete dei Cinquestelle, s'è messo a fare lo sbruffone, come più volte ha fatto nei giorni scorsi ancora con i giornalisti, ai quali aveva detto che li avrebbe mangiati volentieri per poi vomitarli e ai quali, a Rimini, dopo la proclamazione del candidato Di Maio, ha distribuito bigliettoni - falsi, non quanto la democrazia del suo movimento.
A coloro che da tempo vanno dicendo ai Cinquestelle che è arrivata l'ora di crescere, di cambiare, anche in previsione - dio ci scampi e liberi - di un loro futuro governo del paese (nei governi 'locali' hanno già dato), Di Maio ha detto che il suo mandato non contempla il cambiamento dei Cinquestelle, ma del paese, dell'Italia che vuole ripulire come sta facendo la Raggi a Roma, dove ha cambiato il volto della città liberandola dai rifiuti dai topi, dai gabbiani ed anche dai cinghiali e che ora si appresta a liberarla anche da quella stronza di zanzara che sta colpendo i poveri cittadini. Tempo qualche settimana ed anche questo problema sarà risolto, come tutti gli altri.
E subito i biografi incaricati hanno licenziato in rete il curriculum 'vitae et studiorum' del candidato premier, professione giornalista pubblicista, da quando aveva vent'anni. Il suo professore di filosofia fra i primi, attesta, dopo aver giurato sulla Costituzione che che il 31enne Cinquestelle era un allievo modello, gli piaceva la filosofia, con una predilezione per Hegel - quello delle vacche, secondo Baricco - ed anche per i 'congiuntivi': non ne sbagliava uno! poi la storia dell'Università si è interrotta, ma come si può pretendere da uno che ha impegni politici come di Di Maio che si prepari anche agli esami? Lui si è laureato sul campo, con buona pace di De Luca, il governatore campano, che l'ha definito 'mezzapippa'.
Nel mentre Di Maio annunciava che prossimamente renderà nota la squadra di governo - ed oggi i giornali hanno già fatto i nomi di un direttorio - una sorta di consiglio della corona stellare - che dovrebbe affiancare la 'reggenza' del debuttante premier, Fico, non l'albero o il frutto, ma il presidente della Commissione di vigilanza Rai, pentastellato scontento, ha finto consenso al candidato premier, ma poi s'è dileguato per non farsi leggere in viso il dissenso più totale verso la linea di comportamento di Grillo e del suo 'rasputin', casaleggio jr. Ma poi, incalzato dai giornalisti, ha detto chiaramente che alla carica di quasi segretario del partito, lui si candida, non intende tirarsi indietro, e non intende lasciarlo anche quello a Di Maio, non come non avrebbe voluto ma è stato costretto a fare dalla ditta, per la candidatura che ha incoronato, con plebiscito di 30.000 voti, Di Maio.
E Grillo? L'ex comico, dopo aver annunciato che dei 140.000 circa iscritti alla piattaforma e quindi idonei ad esprimere il loro voto, la percentuale dei votanti era stata inferiore appena al 30% circa, dunque plebiscitaria per la rete dei Cinquestelle, s'è messo a fare lo sbruffone, come più volte ha fatto nei giorni scorsi ancora con i giornalisti, ai quali aveva detto che li avrebbe mangiati volentieri per poi vomitarli e ai quali, a Rimini, dopo la proclamazione del candidato Di Maio, ha distribuito bigliettoni - falsi, non quanto la democrazia del suo movimento.
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mercoledì 7 giugno 2017
I parlamentari italiani sono troppi. Non c'è posto per tutti nelle aule parlamentari. E, nel frattempo, restano in attesa,in silenzio, fuori
Le immagini sempre più frequenti della aule del Parlamento semivuote, anzi vuote, alla lettera, mentre sono al completo i banchi del Governo che riferiscono su importanti questioni nazionali ed internazionali (secondo i maligni perché i ministri in carica temono di essere scalzati da nuovi ministri, senza preavviso) pongono la questione della riduzione dei parlamentari, come aveva voluto Renzi con la sua riforma, bocciata dal referendum di dicembre, o dell'ampliamento dei posti disponibili. O l'una o l'altro.
Nel frattempo, l'anomala situazione di una aula parlamentare che sta stretta e che, non riuscendo a contenerli tutti, risulta spesso vuota, non genera più rabbia ed insulti in cittadini ed elettori.
Nessuno si scandalizza più, se gli schermi tv gli rimandano immagini del Parlamento vuoto, i cittadini sanno che i parlamentari non si sono dati alla macchia e stanno in fila e silenziosi dietro la porta di ingresso in attesa che Boldrini e Grasso comunichino loro che hanno aumentato i posti a sedere delle Camere, e dunque possono entrare finalmente tutti. La soluzione alternativa , cioè la riduzione del numero dei Parlamentari sembra oggi lontana, perchè è assai improbabile che dopo la recente bocciatura referendaria, si riconsideri il problema.
La stessa educazione e sensibilità istituzionale che consiglia ai parlamentari di non invadere le aule parlamentari fino a quando non ci saranno posti 'a sedere' per tutti, si è manifesta sempre più spesso anche fuori della aule parlamentari. Come si è potuto constatare pochi giorni fa ad un convegno organizzato dai Cinquestelle sull'innovazione, ospitata in una delle aule messe a disposizione dei parlamentari.
Al banco degli oratori c'erano seduti 8 invitati, oratori. In sala, sulle sedie dorate, di ascoltatori seduti ve ne erano solo 6. Tanto che Luigi Di Maio, dopo aver aperto i lavori, è andato a sedersi in una di quelle cento sedie vuote, contro i centoventi parlamentari grillini che si sono comportati come tutti i loro colleghi: dopo aver risposto all'appello della Casaleggio& Grillo associati, sono rimasti fuori in attesa che altre sedie venissero aggiunte. Dopo sarebbe entrati tutti. Come sicuramente hanno fatto.
Nel frattempo, l'anomala situazione di una aula parlamentare che sta stretta e che, non riuscendo a contenerli tutti, risulta spesso vuota, non genera più rabbia ed insulti in cittadini ed elettori.
Nessuno si scandalizza più, se gli schermi tv gli rimandano immagini del Parlamento vuoto, i cittadini sanno che i parlamentari non si sono dati alla macchia e stanno in fila e silenziosi dietro la porta di ingresso in attesa che Boldrini e Grasso comunichino loro che hanno aumentato i posti a sedere delle Camere, e dunque possono entrare finalmente tutti. La soluzione alternativa , cioè la riduzione del numero dei Parlamentari sembra oggi lontana, perchè è assai improbabile che dopo la recente bocciatura referendaria, si riconsideri il problema.
La stessa educazione e sensibilità istituzionale che consiglia ai parlamentari di non invadere le aule parlamentari fino a quando non ci saranno posti 'a sedere' per tutti, si è manifesta sempre più spesso anche fuori della aule parlamentari. Come si è potuto constatare pochi giorni fa ad un convegno organizzato dai Cinquestelle sull'innovazione, ospitata in una delle aule messe a disposizione dei parlamentari.
Al banco degli oratori c'erano seduti 8 invitati, oratori. In sala, sulle sedie dorate, di ascoltatori seduti ve ne erano solo 6. Tanto che Luigi Di Maio, dopo aver aperto i lavori, è andato a sedersi in una di quelle cento sedie vuote, contro i centoventi parlamentari grillini che si sono comportati come tutti i loro colleghi: dopo aver risposto all'appello della Casaleggio& Grillo associati, sono rimasti fuori in attesa che altre sedie venissero aggiunte. Dopo sarebbe entrati tutti. Come sicuramente hanno fatto.
domenica 9 aprile 2017
Cinquestelle a Ivrea. Parole parole parole... come 'il futuro è presente'.Voltagabbana all'appello
"Noi vogliamo oggi commemorare Gianroberto Casaleggio, ad un anno dalla scomparsa, e nessuno tenti di rubricare questo nostro incontro come la 'leopolda grillina'; il nostro non è un incontro politico". Parola di Luigi Di Maio. No, per carità, e chi ci pensava? E Davide, figlio di Gianroberto, rincara la dose sul filo della ben nota canzone di Mina:" il futuro è presente"... "non c'è vento che sospinga l' immaginario che non sa dove andare".
Sì, il Movimento, con Grillo apparentemente defilato che guarda e scruta i presenti, e Davide Casaleggio, per diritto ereditario, assurto a nuovo profeta del movimento - ma lui cerca solo di dare una mano al Movimento, anche attraverso la piattaforma 'Rousseau'', come va dichiarando - ad Ivrea fa le 'prove generali' di una futura presa del potere. E non poteva farle da solo; oltre gli osservatori ostili, vi sono anche e soprattutto osservatori amici - disinteressati, per loro ammissione - fino al prossimo venturo, ma imminente, cambio di casacca, per salire, 'uomini nuovi', sul carro del vincitore.
Ammesso che vincano, come purtroppo molti sono propensi a pensare, e noi a temere, per il vuoto di idee, riempito con slogan privi di consistenza e contenuto pratico e che, comunque, starebbero meglio in bocca a papa Francesco che non deve governare il nostro paese, alle prese con tagli alla spesa, con leggi finanziarie da lacrime e sangue, immigrazione, dissesto e corruzione ecc... ecc...
Pensare il futuro, come vanno predicando, secondo molti osservatori è necessario, per supplire alla mancanza di reali prospettive e progetti per il presente. Come si fa allora ad affidare loro il governo del paese?
Cosa pensano poi gli intellettuali accorsi in massa ad Ivrea? De Masi propone una ricetta messianica - meno lavoro più ozio, non rendendosi conto che non c'è bisogno che arrivino al governo i grillini per realizzarla, perché di fatto il lavoro è sempre meno, e la costrizione all'ozio conseguente ed inevitabile - senza accorgersi che è già in avanzato stato di realizzazione.
Noi di questo nuovo movimento di sognatori, avventurieri, incapaci a governare - nessuno di loro l'ha mai fatto (si vuole ripetere il tragico caso di Roma con la Raggi?) - i quali vogliono imparare, cominciando dal governo del paese, facendone fare a noi tutti le spese, NON CI FIDIAMO.
Sì, il Movimento, con Grillo apparentemente defilato che guarda e scruta i presenti, e Davide Casaleggio, per diritto ereditario, assurto a nuovo profeta del movimento - ma lui cerca solo di dare una mano al Movimento, anche attraverso la piattaforma 'Rousseau'', come va dichiarando - ad Ivrea fa le 'prove generali' di una futura presa del potere. E non poteva farle da solo; oltre gli osservatori ostili, vi sono anche e soprattutto osservatori amici - disinteressati, per loro ammissione - fino al prossimo venturo, ma imminente, cambio di casacca, per salire, 'uomini nuovi', sul carro del vincitore.
Ammesso che vincano, come purtroppo molti sono propensi a pensare, e noi a temere, per il vuoto di idee, riempito con slogan privi di consistenza e contenuto pratico e che, comunque, starebbero meglio in bocca a papa Francesco che non deve governare il nostro paese, alle prese con tagli alla spesa, con leggi finanziarie da lacrime e sangue, immigrazione, dissesto e corruzione ecc... ecc...
Pensare il futuro, come vanno predicando, secondo molti osservatori è necessario, per supplire alla mancanza di reali prospettive e progetti per il presente. Come si fa allora ad affidare loro il governo del paese?
Cosa pensano poi gli intellettuali accorsi in massa ad Ivrea? De Masi propone una ricetta messianica - meno lavoro più ozio, non rendendosi conto che non c'è bisogno che arrivino al governo i grillini per realizzarla, perché di fatto il lavoro è sempre meno, e la costrizione all'ozio conseguente ed inevitabile - senza accorgersi che è già in avanzato stato di realizzazione.
Noi di questo nuovo movimento di sognatori, avventurieri, incapaci a governare - nessuno di loro l'ha mai fatto (si vuole ripetere il tragico caso di Roma con la Raggi?) - i quali vogliono imparare, cominciando dal governo del paese, facendone fare a noi tutti le spese, NON CI FIDIAMO.
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mercoledì 22 febbraio 2017
Virginia Raggi 'sei uno scoglio'! subito corretto in 'sei una roccia'!
Chi ha assistito al colloquio privatissimo fra i badanti della sindaca di Roma e la ditta 'grillo & casaleggio associati' non ha potuto notare come gli apprezzamenti 'ufficiali' nei riguardi della giovane amministratrice - inadeguata! - abbiano seguito l'analisi spietata del suo operare ed il bilancio chiaramente negativo di quanto fatto finora. Analisi e bilanci negativi privati; apprezzamenti pubblici.
Ad un certo punto Grillo se ne è uscito con Virginia 'sei uno scoglio' per la nostra attività, per il buon nome del movimento e per la città di Roma ridotta come tutti sappiamo. La migliore soluzione sarebbe la rimozione, se fosse semplice!
Accortosi in tempo, il più attento Casaleggio, che quell'uscita del capo era stata colta da qualche orecchio indiscreto, ha dovuto correggere, dopo essersi schiarita la voce con il classico colpo di tosse che voleva essere un segnale per il capo, che 'Virginia è una roccia', tetragona, che nessun vento può spazzare via, oltre i romani stessi che ci stanno già pensando in previsione delle prossime elezioni che non è detto non avvengano molto prima della scadenza naturale della legislatura comunale, dati i risultati, del tutto negativi ed inconsistenti.
Il discorso che ne è seguito, centrato quasi interamente sulla prossima possibile gaffe del sindaco, riguardava il benedetto 'Stadio della Roma', sul quale di recente si è abbattuto un altro fulmine inviato dalla sovrintendenza che solo ora si accorge che in quella zona c'è un manufatto di architettura d'autore in rovina, ma da salvaguardare; ed interviene, anche se fuori tempo massimo ed anche fuori luogo e fuori causa, trattandosi di un manufatto, in condizioni pietose che dovrebbe convincere al suo abbattimento, anche per la presenza consistente di amianto.
Non si è capito bene se tale intervento mira a generare altro casino in una matassa già molto aggrovigliata, o è un punto a favore della sindaca, qualora dovesse decidere - per non si sa quale coerenza - di vietarne la costruzione, almeno secondo le modalità dell'attuale progetto.
Insomma sotto il cielo di Roma la confusione è grande, ed ancora maggiore è la confusione a terra, dove la sindaca è nel pallone e nulla possono più fare i componenti la ditta, anche con le correzioni pubbliche (Virginia sei una roccia) e le accuse private( Virginia sei uno scoglio)
Ad un certo punto Grillo se ne è uscito con Virginia 'sei uno scoglio' per la nostra attività, per il buon nome del movimento e per la città di Roma ridotta come tutti sappiamo. La migliore soluzione sarebbe la rimozione, se fosse semplice!
Accortosi in tempo, il più attento Casaleggio, che quell'uscita del capo era stata colta da qualche orecchio indiscreto, ha dovuto correggere, dopo essersi schiarita la voce con il classico colpo di tosse che voleva essere un segnale per il capo, che 'Virginia è una roccia', tetragona, che nessun vento può spazzare via, oltre i romani stessi che ci stanno già pensando in previsione delle prossime elezioni che non è detto non avvengano molto prima della scadenza naturale della legislatura comunale, dati i risultati, del tutto negativi ed inconsistenti.
Il discorso che ne è seguito, centrato quasi interamente sulla prossima possibile gaffe del sindaco, riguardava il benedetto 'Stadio della Roma', sul quale di recente si è abbattuto un altro fulmine inviato dalla sovrintendenza che solo ora si accorge che in quella zona c'è un manufatto di architettura d'autore in rovina, ma da salvaguardare; ed interviene, anche se fuori tempo massimo ed anche fuori luogo e fuori causa, trattandosi di un manufatto, in condizioni pietose che dovrebbe convincere al suo abbattimento, anche per la presenza consistente di amianto.
Non si è capito bene se tale intervento mira a generare altro casino in una matassa già molto aggrovigliata, o è un punto a favore della sindaca, qualora dovesse decidere - per non si sa quale coerenza - di vietarne la costruzione, almeno secondo le modalità dell'attuale progetto.
Insomma sotto il cielo di Roma la confusione è grande, ed ancora maggiore è la confusione a terra, dove la sindaca è nel pallone e nulla possono più fare i componenti la ditta, anche con le correzioni pubbliche (Virginia sei una roccia) e le accuse private( Virginia sei uno scoglio)
martedì 3 giugno 2014
ANCHE GRILLO HA UN FIGLIO
Si discute, in questi giorni, di figli di... e di figli che nessuno fa più in numero tale da consentire un ricambio di generazioni quando i troppi anziani di oggi se ne saranno andati al Creatore. Per ciò che abbiamo sentito questi giorni a proposito di figli di... forse è anche un bene che di figli almeno certi noti non ne facciano più, altrimenti...
Berlusconi ormai si dedica all'assistenza agli anziani della casa di riposo vicino casa, e dunque pian piano, complice l'età e a dispetto di trapianti e belletti, non potrà avere più il ruolo, nefasto, che finora ha avuto nella politica italiana. Chi lo sostituirà - è la domanda che corre sulla bocca di tutti; fuori Alfano, fuori Fitto e fuori, molto presto, Toti, l'unica persona alla quale il capo azienda pensa è sua figlia, se non altro perchè porta il suo stesso cognone. Capace o no di assumere un ruolo politico non importa, è il marchio di famiglia che conta in un partito azienda. Avesse avuto il cognome della madre, non sarebbe stata la stessa cosa: come fai a spiegare ogni volta che quella signora là, a dispetto del cognome, è la figlia di... Lei nega, ma alla fine forse accetterà, per salvare anche la barca di famiglia. Se Berlusconi non avesse avuto figli, allora forse avrebbe pensato da subito, fin da quando sono apparsi i primi segni del suo decadimento generale, ad un sostituto capace della gestione di una azienda partito.
Il discorso riguarda anche Grillo, perchè anche lui ha problemi dopo la batosta delle elezioni europee. Cerca di buttarla in burletta con l'argomento brogli, ma già pensa, anzi ha pensato alla successione; anche il suo profeta Casaleggio è in difficoltà per le stesse ragioni di Grillo ma anche per altre. Che ti fa il Grillone? Adotta il figlio della Grillo&Casaleggio spa, e lo porta con sé a Bruxelles. Ha chiesto al popolo della rete se vuole o no il figlio illegittimo nato dal suo matrimonio con Casaleggio? No perchè anche lui ha fondato un partito azienda che porta benefici alla Grillo&Casaleggio spa.
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