La 'grande' scoperta dell'Opera camion, come se fosse la scoperta dell'America - mentre è solo la scoperta, fuori tempo, dell'acqua calda - che i Teatri lirici di Roma e Palermo vantano come propria e come rivoluzionaria, in effetti, anche in Italia, nella provincia italiana, è scoperta ben nota e praticata.Due soli esempi a cominciare dalla più vicina nel tempo.
Un camion con l'opera bell'e pronta per essere disvelata ed esportata senza grandi spese, nelle cittadine vicine, l'aveva già attrezzato la Istituzione Sinfonica Abruzzese, con sede a L'Aquila, quand'era diretta da Vittorio Antonellini. Ricordiamo che una volta ce ne parlò con entusiasmo.
Ma nella provincia italiana, specie quella più provincia delle altre, l'Opera camion l' ha conosciuta molti e molti anni fa, e di una di queste occasioni fummo noi personalmente testimoni perché coinvolti. Ci consentirete, d'ora in avanti, di parlarvene in prima persona.
Trinitapoli, che è la cittadina pugliese, dove sono nato e dove, in occasione della festa patronale, le bande musicali facevano e fanno fare alla popolazione una specie di ripasso del grande repertorio, quello più popolare, del melodramma italiano, nell'estate dei primi anni Duemila ospitò una di queste rappresentazioni, alla quale fui invitato a partecipare, meglio a presentare l'opera che si rappresentava, e cioè Tosca. Il sindaco mi aveva chiesto una simile cortesia, avendo visto in tv, Rai 1, la trasmissione 'All'Opera!, presentata da Antonio Lubrano e di cui ero autore.
A fianco della Cattedrale di Trinitapoli, in uno spazio raccolto ed idoneo, nel pomeriggio stesso del giorno della rappresentazione, giunse un camion con la scenografia; con un pullman sarebbero giunto più tardi - in effetti molto più tardi, per alcune disavventure occorse al mezzo di locomozione - gli orchestrali e i solisti di canto. L'opera era stata rappresentata il giorno prima in Basilicata o giù di lì. E da lì a Trinitapoli ce ne è di strada. Il camion s'era mosso all'alba per giungere in tempo, il pullman con gli orchestrali ed i cantanti, molto più tardi.
Gli orchestrali ed i cantanti giunsero con molto ritardo, e nonostante la stanchezza per la rappresentazione del giorno prima, ed il viaggio avventuroso, tennero testa - come sanno fare professionisti navigati, anche se non sulla cresta dell'onda - alla rappresentazione.
Il sindaco mi disse che aveva ottenuto la rappresentazione pagando la somma di Euro 7-8000 (non ricordo con esattezza) tutto compreso. L'impresa che organizzava quelle rappresentazioni, che ho sempre definito 'spedizioni punitive', a causa dello stress inutile e dannoso, cui vengono sottoposti i musicisti, veniva, con tutto l'armamentario, da uno dei paesi dell'Est Europa (Romania o Bulgaria). Non credo fosse il primo viaggio operistico in Italia, nè penso sia stato l'ultimo. Forse i lettori di questo blog, delle regioni del meridione d'Italia, potrebbero dare conferma.
Allora, cosa hanno inventato Giambrone e Fuortes, i due Sovrintendenti che vogliono sembrare sempre un passo avanti agli altri? Naturalmente fanno bene a posteggiare il camion nelle piazze di Roma e Palermo, offrendo gratuitamente il melodramma, mentre nei loro teatri costerebbe troppo caro ai cittadini. Ma non pensino che da quelle rappresentazioni vissute come un regalo delle istituzioni alle periferie, derivi un biglietto in più venduto ai loro botteghini, perché in pochi potrebbero permetterselo. Se non ci crdete, date un'occhiata ai prezzi dei biglietti.
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lunedì 8 maggio 2017
sabato 25 marzo 2017
Se amate la cultura evitate 'Terza pagina' di Rai 5 curata da Armando Massarenti
Se amate la cultura e soprattutto tenete alla vostra salute mentale ed anche fisica, evitate su Rai 5 la trasmissione settimanale, per fortuna in seconda serata, 'Terza Pagina' di cui è autore e conduttore Armando Massarenti, responsabile del 'Domenicale' del Sole 24 Ore.
Se invece non tenete alla vostra salute, ed anzi vi piace il rischio, anche se così facendo mettete seriamente in pericolo la vostra stessa esistenza, allora accendete la tv, sintonizzatevi su Rai 5, ogni venerdì - la scelta del giorno 'di passione' non è casuale - e adagiatevi sul letto, mettetevi accanto ossigeno e stimolanti, ed aspettate di riprendervi, a fine trasmissione, se avete superato quelle 'rapide' dell'intelligenza.
Massarenti, bravo responsabile del settimanale culturale del Sole 24 Ore - che forse anche per quello, ma dal punto di vista economico, è in grave crisi - è la negazione assoluta del presentatore televisivo. ieri sera era in compagnia di Moni Ovadia. Il racconto delle tre notizie settimanali di rilievo nel settore culturale, procedeva vivace come la recita del rosario fra anziani. Stesso tono, stesso sguardo, e quell'unica volta che ha accennato un sorriso a mezza bocca, qualcuno da dietro la telecamera deve averlo ripreso, consigliandogli di non strafare. A Rai 5- ma è costume diffuso anche altrove - pensano che se uno sa fare bene una cosa, sicuramente deve saperne fare mille altre, altrettanto bene. E così, la cosiddetta rete 'culturale' affonda.
Noi abbiamo resistito, altrimenti non potremmo ora scriverne, ma non costituiamo un precedente, e non facciamo numero, perché la nostra resistenza paziente è senza limiti. Ma pensiamo a
quella decina di telespettatori - sicuramente non più di qualche decina - che seguono la trasmissione, fra le quali ci sono certamente i più devoti fra i collaboratori del giornale di Massarenti. Tolti quelli del 'Domenciale', ai quali penserà Massarenti, per tutti i pochi altri temiamo per la loro salute.
Nei giorni scorsi due autorevoli commentatori televisivi si sono occupati di 'cultura e tv'. Uno è Grasso, sul Corriere, che ancora una volta ha manifestato la sua smodata passione per Camurri, qualunque cosa faccia in tv. Mentre, quando legge le pagine culturali a Radio 3 - che Grasso non ascolta - dimentica di stare alla radio, e pensa invece al suo interlocutore ideale, unico, tipo Scaraffia. Con il quale solo amerebbe fare quattro chiacchiere 'culturali', non potrebbe farne con altri, perché solo loro due si divertono e capiscono.
Il secondo è il cattivissimo critico dell'Espresso, Riccardo Bocca, che ha invitato i dirigenti Rai a dare più spazio a Bollani, che è fra i pochissimi in grado di sostenere una intera trasmissione sulla mucia che non è la canzonetta. Perchè allora mandarlo ad ore inusitate? Rischiate gente, mettete Bollani in prima serata. Perchè non può essere che per la Rai la musica sia solo le canzonette. Che palle! Alzate il tono ed anche la qualità - esorta Bocca
Proprio raccogliendo l'invito di Bocca, lanciamo anche noi una proposta: perchè in tv non ripropongono le famose e seguitissime trasmissioni del ciclo 'All'Opera!', condotto da Antonio Lubrano sui Rai 1? E perchè sia Grasso che Bocca nè in questa occasione nè in altre hanno mai citato quella famosa seguitissima trasmissione che, dopo sei cicli (annuali), venne chiusa per la ben nota imbecillità e per l' analfabetismo degli dirigenti Rai del tempo, che non difetta neanche agli attuali critici televisivi ?
Se invece non tenete alla vostra salute, ed anzi vi piace il rischio, anche se così facendo mettete seriamente in pericolo la vostra stessa esistenza, allora accendete la tv, sintonizzatevi su Rai 5, ogni venerdì - la scelta del giorno 'di passione' non è casuale - e adagiatevi sul letto, mettetevi accanto ossigeno e stimolanti, ed aspettate di riprendervi, a fine trasmissione, se avete superato quelle 'rapide' dell'intelligenza.
Massarenti, bravo responsabile del settimanale culturale del Sole 24 Ore - che forse anche per quello, ma dal punto di vista economico, è in grave crisi - è la negazione assoluta del presentatore televisivo. ieri sera era in compagnia di Moni Ovadia. Il racconto delle tre notizie settimanali di rilievo nel settore culturale, procedeva vivace come la recita del rosario fra anziani. Stesso tono, stesso sguardo, e quell'unica volta che ha accennato un sorriso a mezza bocca, qualcuno da dietro la telecamera deve averlo ripreso, consigliandogli di non strafare. A Rai 5- ma è costume diffuso anche altrove - pensano che se uno sa fare bene una cosa, sicuramente deve saperne fare mille altre, altrettanto bene. E così, la cosiddetta rete 'culturale' affonda.
Noi abbiamo resistito, altrimenti non potremmo ora scriverne, ma non costituiamo un precedente, e non facciamo numero, perché la nostra resistenza paziente è senza limiti. Ma pensiamo a
quella decina di telespettatori - sicuramente non più di qualche decina - che seguono la trasmissione, fra le quali ci sono certamente i più devoti fra i collaboratori del giornale di Massarenti. Tolti quelli del 'Domenciale', ai quali penserà Massarenti, per tutti i pochi altri temiamo per la loro salute.
Nei giorni scorsi due autorevoli commentatori televisivi si sono occupati di 'cultura e tv'. Uno è Grasso, sul Corriere, che ancora una volta ha manifestato la sua smodata passione per Camurri, qualunque cosa faccia in tv. Mentre, quando legge le pagine culturali a Radio 3 - che Grasso non ascolta - dimentica di stare alla radio, e pensa invece al suo interlocutore ideale, unico, tipo Scaraffia. Con il quale solo amerebbe fare quattro chiacchiere 'culturali', non potrebbe farne con altri, perché solo loro due si divertono e capiscono.
Il secondo è il cattivissimo critico dell'Espresso, Riccardo Bocca, che ha invitato i dirigenti Rai a dare più spazio a Bollani, che è fra i pochissimi in grado di sostenere una intera trasmissione sulla mucia che non è la canzonetta. Perchè allora mandarlo ad ore inusitate? Rischiate gente, mettete Bollani in prima serata. Perchè non può essere che per la Rai la musica sia solo le canzonette. Che palle! Alzate il tono ed anche la qualità - esorta Bocca
Proprio raccogliendo l'invito di Bocca, lanciamo anche noi una proposta: perchè in tv non ripropongono le famose e seguitissime trasmissioni del ciclo 'All'Opera!', condotto da Antonio Lubrano sui Rai 1? E perchè sia Grasso che Bocca nè in questa occasione nè in altre hanno mai citato quella famosa seguitissima trasmissione che, dopo sei cicli (annuali), venne chiusa per la ben nota imbecillità e per l' analfabetismo degli dirigenti Rai del tempo, che non difetta neanche agli attuali critici televisivi ?
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lunedì 21 novembre 2016
Rai5: arrogante e sciatta - accusa REPUBBLICA
Senza essere nella testa di Pasquale D'Alessandro, a capo di Rai 5, il cui compenso è superiore a quello previsto dalla legge - e solo per questo dovrebbe essere più di altri all'altezza del compito - possiamo immaginare che oggi sia stato per lui un brutto risveglio, quando ha letto, o gli hanno telefonato per leggergli, ciò che su Repubblica di oggi, Siegmund Ginzberg, ha scritto della sua rete, accusandola di sciatteria, arroganza, mancanza di professionalità. L'accusa coinvolge direttamente anche la direttrice di Rai Cultura, Silvia Calandrelli, della quale neppure i radar segnalano la presenza negli ultimi mesi.
Ginzberg se la prende con D'Alessandro, a causa di un'opera trasmessa ieri sulla rete cosiddetta 'culturale' della Rai, che doveva costituire un ricordo di Daniela Dessì. Il titolo in questione era l'Adriana Lecouvreur che la Dessì aveva inciso e registrato divinamente alla Scala , in uno spettacolo di molti anni fa - che anche noi di 'All'Opera!' avevamo incluso in uno dei cicli annuali della bella trasmissione che D'Alessandro e la superdirettrice Calandrelli, ignorano volutamente; mentre potrebbe forse far risalire i tragici livelli di ascolto della rete.
Insomma per ricordare la Dessì, accusa Ginzberg, Rai 5 trasmette una Adriana con Mirella Freni: questioni di diritti? l'hanno cercata all'ultimo minuto? hanno pensato che un titolo caro alla defunta soprano bastava a ricordarla? Siamo nel pianeta degli sciatti, incapaci ed arroganti. L'articolo di Repubblica aggiunge anche altri particolari che rendono poco accattivanti i programmi di Rai5.
Ma nella testa di D'Alessandro e forse anche della Calandrelli potrebbe aver fatto capolino anche un cattivo pensiero: ma come si permettono quelli di Repubblica a criticarci, dopo che in Rai abbiamo preso tanta gente della redazione del giornale ed anche molti collaboratori, anche quando sono ormai cotti, per età? E chissà che tale cattivo pensiero non abbia anche cercato uno sbocco telefonico immediato con via Cristoforo Colombo, a Roma.
Il fatto è che a Rai 5 si vede che la programmazione ed il palinsesto generale è fatto alla giornata; si naviga a vista, alla creazione di appuntamenti fissi ha collaborato fin dall'inizio Michele Dall'Ongaro più interessato alle sorti sue che a quelle della rete, e che ci ha infilato dentro amici e fedelissimi con il consenso della direzione che non sapeva che pesci prendere, incapace, per totale incompetenza, di mettere su una rete culturale. E perciò non fa che trasmettere a piene mani dal grande magazzino Rai, e poi registra qualche cosa, ma sempre con grande attenzione a questo ed a quello, mai al valore dell'oggetto della ripresa.
Poi ogni tanto, quasi non bastassero gli abituali danni giornalieri, c'è qualche botta di genio, come l'aver affidato tutte le dirette 'classiche' della rete ( opera e concerto) a Bernardini, quello che chiacchiera in tv di televisione e che ora - come lui stesso impunemente ha dichiarato - può finalmente tornare al suo grande amore di gioventù, la musica. Che era quella leggera, che D'Alessandro e la Calandrelli, hanno dichiarato in duetto: questa (leggera) o quella (pesante) per noi pari sono.
E così Bernardini che abbiamo visto tragicamente all'opera in occasione dell'inaugurazione della stagione di Santa Cecilia, dovremo sorbircelo ora anche domenica prossima per il Tristano dall'Opera di Roma e, il prossimo sant'Ambrogio, da Milano per Butterfly alla Scala. E chissà quante altre volte ancora.
P.S. Oggi, dalle pagine di Repubblica che ieri l'aveva rimproverata aspramente accusandola di sciatteria e di arroganza, Rai Cultura , in nome e per conto di Rai 5, s'è scusata ammettendo l'errore relativo al ricordo di Daniela Dessì, precisando che il ricordo della celebre soprano verrà fatta il prossimo 4 dicembre, con la messa in onda della 'sua' Adriana, dalla Scala. Anzi, è apprezzabile che Rai Cultura abbia sentito il dovere di scusarsi; in altri tempi se ne sarebbe fottuta bellamente.
Resta però, oltre l'errore ammesso, la sciatteria della rete culturale della Rai, ma anche la sua mancanza assoluta di professionalità, cui corrisponde il sostegno, immancabile in simili casi, di arroganza, anch'essa rimproverata dal giornalista di Repubblica a Rai Cultura.
Ginzberg se la prende con D'Alessandro, a causa di un'opera trasmessa ieri sulla rete cosiddetta 'culturale' della Rai, che doveva costituire un ricordo di Daniela Dessì. Il titolo in questione era l'Adriana Lecouvreur che la Dessì aveva inciso e registrato divinamente alla Scala , in uno spettacolo di molti anni fa - che anche noi di 'All'Opera!' avevamo incluso in uno dei cicli annuali della bella trasmissione che D'Alessandro e la superdirettrice Calandrelli, ignorano volutamente; mentre potrebbe forse far risalire i tragici livelli di ascolto della rete.
Insomma per ricordare la Dessì, accusa Ginzberg, Rai 5 trasmette una Adriana con Mirella Freni: questioni di diritti? l'hanno cercata all'ultimo minuto? hanno pensato che un titolo caro alla defunta soprano bastava a ricordarla? Siamo nel pianeta degli sciatti, incapaci ed arroganti. L'articolo di Repubblica aggiunge anche altri particolari che rendono poco accattivanti i programmi di Rai5.
Ma nella testa di D'Alessandro e forse anche della Calandrelli potrebbe aver fatto capolino anche un cattivo pensiero: ma come si permettono quelli di Repubblica a criticarci, dopo che in Rai abbiamo preso tanta gente della redazione del giornale ed anche molti collaboratori, anche quando sono ormai cotti, per età? E chissà che tale cattivo pensiero non abbia anche cercato uno sbocco telefonico immediato con via Cristoforo Colombo, a Roma.
Il fatto è che a Rai 5 si vede che la programmazione ed il palinsesto generale è fatto alla giornata; si naviga a vista, alla creazione di appuntamenti fissi ha collaborato fin dall'inizio Michele Dall'Ongaro più interessato alle sorti sue che a quelle della rete, e che ci ha infilato dentro amici e fedelissimi con il consenso della direzione che non sapeva che pesci prendere, incapace, per totale incompetenza, di mettere su una rete culturale. E perciò non fa che trasmettere a piene mani dal grande magazzino Rai, e poi registra qualche cosa, ma sempre con grande attenzione a questo ed a quello, mai al valore dell'oggetto della ripresa.
Poi ogni tanto, quasi non bastassero gli abituali danni giornalieri, c'è qualche botta di genio, come l'aver affidato tutte le dirette 'classiche' della rete ( opera e concerto) a Bernardini, quello che chiacchiera in tv di televisione e che ora - come lui stesso impunemente ha dichiarato - può finalmente tornare al suo grande amore di gioventù, la musica. Che era quella leggera, che D'Alessandro e la Calandrelli, hanno dichiarato in duetto: questa (leggera) o quella (pesante) per noi pari sono.
E così Bernardini che abbiamo visto tragicamente all'opera in occasione dell'inaugurazione della stagione di Santa Cecilia, dovremo sorbircelo ora anche domenica prossima per il Tristano dall'Opera di Roma e, il prossimo sant'Ambrogio, da Milano per Butterfly alla Scala. E chissà quante altre volte ancora.
P.S. Oggi, dalle pagine di Repubblica che ieri l'aveva rimproverata aspramente accusandola di sciatteria e di arroganza, Rai Cultura , in nome e per conto di Rai 5, s'è scusata ammettendo l'errore relativo al ricordo di Daniela Dessì, precisando che il ricordo della celebre soprano verrà fatta il prossimo 4 dicembre, con la messa in onda della 'sua' Adriana, dalla Scala. Anzi, è apprezzabile che Rai Cultura abbia sentito il dovere di scusarsi; in altri tempi se ne sarebbe fottuta bellamente.
Resta però, oltre l'errore ammesso, la sciatteria della rete culturale della Rai, ma anche la sua mancanza assoluta di professionalità, cui corrisponde il sostegno, immancabile in simili casi, di arroganza, anch'essa rimproverata dal giornalista di Repubblica a Rai Cultura.
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mercoledì 9 novembre 2016
'L'importante è avere un piano' di Bollani per Rai1. Vogliamo fare una scommessa con Campo Dall'Orto e Fabiano.
Da domani, e per sette settimane consecutive , in seconda serata, ore 23.35, su Rai 1, va in onda la nuova trasmissione di Bollani, 'L'importante è avere un piano'. "Per Rai 1 è una scommessa, infischiandocene dell'auditel", ha detto Fabiano, presentando la nuova trasmissione. La scommessa è duplice e riguarderebbe la rete - Rai 1, che 'non avrebbe mai fatto cose simili' - e il contenuto - non avrebbe cioè mai dedicato un simile spazio alla musica; alla cui efficacia 'televisiva' evidentemente non si crede. Questo è il pensiero della dirigenza Rai riguardo alla musica ed alla programmazione della rete ammiraglia.
Rischio calcolato, pensiamo, invece, noi, perchè il marchio Ballandi è garanzia di un certo stile ed anche della marmellata che mette la rete al riparo dal rischio 'colto'. Bollani, infatti, ospiterà numerosi interlocutori in grado di 'alleggerire' ciò che in tv e, in ditta Ballandi si ritiente 'pesante'.
E' già accaduto con la serata 'Bolle' - che è andata benissimo, ma in prima serata, con la danza protagonista, che la Siae assicura ha un seguito in Italia, e il 'bronzo di riace' in carne ed ossa, Bolle- per la quale noi avremmo eliminato buona parte del contorno, fuori luogo, senza nuocere alla riuscita tv della serata.
Bollani, eclettico e geniale pianista, grande affabulatore, inviterà, d'accordo con Ballandi, amici e conoscenti, ma soprattutto beniamini del pubblico e la serata filerà liscia, con l'avallo dell'auditel. Scommettiamo?
Sbaglia però Fabiano a dire che è la prima volta che Rai 1 rischia un'operazione che sembrerebbe destinata o a Rai 3 o addirittura alla riserva protetta di Rai 5.
Sbaglia perché si dimentica di 'All'Opera!' una famosa trasmissione che vide la partecipazione di Antonio Lubrano nelle vesti di narratore, che era dedicata ai grandi titoli del melodramma, a quelli più popolari ed amati, e che andò in onda per sei estati consecutive (10 puntate per volta), in seconda serata, proprio su Rai 1, dal 1999 al 2004, con ascolti che saremmo felici li avesse anche Bollani con la sua nuova avventura televisiva.
Anche Campo Dall'Orto ricorderà quella trasmissione, perchè all'indomani della decisione della Rai di cancellarla dal palinsesto - SENZA RAGIONE - una persona incaricata dal sottoscritto, che ne era il principale autore, e da Lubrano - incontrò il manager tv di quella che oggi è La7, e gli propose di continuare l'esperimento televisivo, assai riuscito. Ma Campo Dall'Orto non disponeva delle opere, come la Rai, che registrava, per contratto, alcune produzioni e, nella maggior parte dei casi, non sapeva dove e come trasmetterle, se non su Rai3, a beneficio dei pochi nottambuli. Di conseguenza,
'All'Opera!' offrì in quegli anni alla Rai l'occasione di non veder gettati dalla finestra i soldi che erano costate quelle registrazioni.
L'Opera, ed anche 'All'Opera!' successivamente, finì, per volontà dei dirigenti di allora, nella mani incompetenti di Marzullo, e fu la fine definitiva.
La riuscita che auguriamo a 'L'importante è avere un piano' , potrebbe convincere i dirigenti attuali a riprendere quell'esperimento operistico :'All'Opera!' ? SCOMMETTIAMO che sarebbe ancora una volta premiato SICURAMENTE dall'auditel?
P.S. Tanto per rinfrescare la memoria, 'Sostiene Bollani' , il precedente esperimento televisivo di Bollani, andato in onda su Rai 3, cinque anni fa, alla prima puntata fece il 5% di share con 440.000 telespettatori ; e fu la media della altre puntate.
'All'Opera!' non è mai scesa sotto l'8% di share, ma ha avuto anche punte del 14% ( per una Turandot, registrata all'Arena di Verona) ed aveva un pubblico da 800.000 a 1.200.000 circa .
Perchè allora non riprenderla?
P.P.S. La prima puntata della nuova trasmissione di Bollani - trainata da 'Un medico in famiglia' con Banfi - ha avuto 850.000 telespettatori, con uno share dell' 8,27%. Non male se dura, e comunque nella media degli ascolti di 'All'Opera!'. Sebbene quelli erano, in media, un pò più alti.
Rischio calcolato, pensiamo, invece, noi, perchè il marchio Ballandi è garanzia di un certo stile ed anche della marmellata che mette la rete al riparo dal rischio 'colto'. Bollani, infatti, ospiterà numerosi interlocutori in grado di 'alleggerire' ciò che in tv e, in ditta Ballandi si ritiente 'pesante'.
E' già accaduto con la serata 'Bolle' - che è andata benissimo, ma in prima serata, con la danza protagonista, che la Siae assicura ha un seguito in Italia, e il 'bronzo di riace' in carne ed ossa, Bolle- per la quale noi avremmo eliminato buona parte del contorno, fuori luogo, senza nuocere alla riuscita tv della serata.
Bollani, eclettico e geniale pianista, grande affabulatore, inviterà, d'accordo con Ballandi, amici e conoscenti, ma soprattutto beniamini del pubblico e la serata filerà liscia, con l'avallo dell'auditel. Scommettiamo?
Sbaglia però Fabiano a dire che è la prima volta che Rai 1 rischia un'operazione che sembrerebbe destinata o a Rai 3 o addirittura alla riserva protetta di Rai 5.
Sbaglia perché si dimentica di 'All'Opera!' una famosa trasmissione che vide la partecipazione di Antonio Lubrano nelle vesti di narratore, che era dedicata ai grandi titoli del melodramma, a quelli più popolari ed amati, e che andò in onda per sei estati consecutive (10 puntate per volta), in seconda serata, proprio su Rai 1, dal 1999 al 2004, con ascolti che saremmo felici li avesse anche Bollani con la sua nuova avventura televisiva.
Anche Campo Dall'Orto ricorderà quella trasmissione, perchè all'indomani della decisione della Rai di cancellarla dal palinsesto - SENZA RAGIONE - una persona incaricata dal sottoscritto, che ne era il principale autore, e da Lubrano - incontrò il manager tv di quella che oggi è La7, e gli propose di continuare l'esperimento televisivo, assai riuscito. Ma Campo Dall'Orto non disponeva delle opere, come la Rai, che registrava, per contratto, alcune produzioni e, nella maggior parte dei casi, non sapeva dove e come trasmetterle, se non su Rai3, a beneficio dei pochi nottambuli. Di conseguenza,
'All'Opera!' offrì in quegli anni alla Rai l'occasione di non veder gettati dalla finestra i soldi che erano costate quelle registrazioni.
L'Opera, ed anche 'All'Opera!' successivamente, finì, per volontà dei dirigenti di allora, nella mani incompetenti di Marzullo, e fu la fine definitiva.
La riuscita che auguriamo a 'L'importante è avere un piano' , potrebbe convincere i dirigenti attuali a riprendere quell'esperimento operistico :'All'Opera!' ? SCOMMETTIAMO che sarebbe ancora una volta premiato SICURAMENTE dall'auditel?
P.S. Tanto per rinfrescare la memoria, 'Sostiene Bollani' , il precedente esperimento televisivo di Bollani, andato in onda su Rai 3, cinque anni fa, alla prima puntata fece il 5% di share con 440.000 telespettatori ; e fu la media della altre puntate.
'All'Opera!' non è mai scesa sotto l'8% di share, ma ha avuto anche punte del 14% ( per una Turandot, registrata all'Arena di Verona) ed aveva un pubblico da 800.000 a 1.200.000 circa .
Perchè allora non riprenderla?
P.P.S. La prima puntata della nuova trasmissione di Bollani - trainata da 'Un medico in famiglia' con Banfi - ha avuto 850.000 telespettatori, con uno share dell' 8,27%. Non male se dura, e comunque nella media degli ascolti di 'All'Opera!'. Sebbene quelli erano, in media, un pò più alti.
domenica 9 ottobre 2016
Dunque la Danza ha un suo pubblico anche sui canali generalisti. I dati di ascolto di ieri per Roberto Bolle lo dimostrano
Oggi tutti gridano al successo - evidentemente insperato, quantomeno non scontato per la Rai - e si complimentano con se stessi per aver osato. A complimentarsi con se stesso è innanzitutto il direttore generale, Campo Dall'Orto, perchè la Rai ha adempiuto con una serata simile al suo ruolo di 'servizio pubblico'( perchè non continua?) e il pubblico, che ringrazia sia il direttore di Rai 1, Fabiano, che la Rai in generale per aver offerto, una volta tanto, qualcosa di bello e ben fatto nel settore dello spettacolo 'alto' - sarà consentito almeno questo aggettivo per indicare la danza?
I dati di ascolto sono ottimi: 3.900.000 telespettatori, per una share di 17,7%.
Noi, nel nostro precedente post di questa mattina, abbiamo scritto anche di qualcosa che non ci è piaciuto ma che, ovviamente, non intacca la bellezza generale dello spettacolo. Nulla di scontato, anche se era difficile riuscire anche a rendere brutta la danza?
Ora ci si aspetterebbe che la Rai, ma non nella riserva protetta di Rai5, prosegua sulla stessa strada. Perchè a nulla serve dichiararsi soddisfatti dei risultati e poi lasciar andare le cose per il loro cattivo verso, come finora sono sempre andate.
Nuovamente suggeriamo a Campo Dall'Orto di far tornare su Rai1 anche il melodramma con 'All'Opera!' o con qualcosa di simile a quella bella trasmissione che per sei estati consecutive fu trasmessa con lusinghieri risultati d'ascolto, in seconda serata su Rai 1, dal 1999 al 2004, e poi lasciata cadere, come tante altre cose buone ( e come rischia anche la trasmissione di Bolle) in Rai, per disinteresse ed ANALFABETISMO, anche dopo la prova provata del successo di certe trasmissioni, come nel caso di quella di ieri sera.
Per tornare all'Opera, a quella nostra amatissima trasmissione 'All'Opera!' narrata da Antonio Lubrano, vogliamo ricordare a Campo Dall'Orto ed al direttore di Rai 1, Fabiano, che in Rai esistono una sessantina di puntate di 'All'Opera!' con tutti i titoli più popolari ed amati del nostro grande melodramma, soprattutto italiano. Basterebbe riprenderle, scegliendone alcune, in base ad un criterio selettivo - tanti ve ne sarebbero - e trasmetterle nuovamente in estate, in cicli di una decina ciascuno. Sono perfette e pronte per essere ritrasmesse. Che aspettano? Coraggio!
I dati di ascolto sono ottimi: 3.900.000 telespettatori, per una share di 17,7%.
Noi, nel nostro precedente post di questa mattina, abbiamo scritto anche di qualcosa che non ci è piaciuto ma che, ovviamente, non intacca la bellezza generale dello spettacolo. Nulla di scontato, anche se era difficile riuscire anche a rendere brutta la danza?
Ora ci si aspetterebbe che la Rai, ma non nella riserva protetta di Rai5, prosegua sulla stessa strada. Perchè a nulla serve dichiararsi soddisfatti dei risultati e poi lasciar andare le cose per il loro cattivo verso, come finora sono sempre andate.
Nuovamente suggeriamo a Campo Dall'Orto di far tornare su Rai1 anche il melodramma con 'All'Opera!' o con qualcosa di simile a quella bella trasmissione che per sei estati consecutive fu trasmessa con lusinghieri risultati d'ascolto, in seconda serata su Rai 1, dal 1999 al 2004, e poi lasciata cadere, come tante altre cose buone ( e come rischia anche la trasmissione di Bolle) in Rai, per disinteresse ed ANALFABETISMO, anche dopo la prova provata del successo di certe trasmissioni, come nel caso di quella di ieri sera.
Per tornare all'Opera, a quella nostra amatissima trasmissione 'All'Opera!' narrata da Antonio Lubrano, vogliamo ricordare a Campo Dall'Orto ed al direttore di Rai 1, Fabiano, che in Rai esistono una sessantina di puntate di 'All'Opera!' con tutti i titoli più popolari ed amati del nostro grande melodramma, soprattutto italiano. Basterebbe riprenderle, scegliendone alcune, in base ad un criterio selettivo - tanti ve ne sarebbero - e trasmetterle nuovamente in estate, in cicli di una decina ciascuno. Sono perfette e pronte per essere ritrasmesse. Che aspettano? Coraggio!
martedì 23 agosto 2016
Il melodramma, come sta di salute? Non bene. I cinematografi potrebbero dargli una mano per rimettersi?
Dopo che una tv a pagamento ha trasmesso la Tetralogia wagneriana, tutta in una giornata, non pochi commentatori hanno indicato simili esperimenti come fra i pochi che possono far uscire il melodramma dalla stagnazione ( di pubblico). E parere analogo, largamente positivo, s'è letto relativamente alla proiezione delle opere nei cinema di molti paesi, avviata anni fa dal Metropolitan di New York e seguito, più di recente, anche dal Covent Garden londinese.
I dati relativi alle proiezioni nelle sale cinematografiche parlerebbero chiaro: mentre il pubblico del Metropolitan è sceso a livelli ormai tragici, la proiezione del cartellone del Metropolitan ha fruttato, di contro, negli ultimi anni, la bella cifra di 18 milioni di dollari. E allora perchè non proseguire imitando tale esperimento anche in Italia a cominciare dalla Scala?
Giusta riflessione ed altrettanto giusta indicazione, salvo che non si venga a scoprire che buona parte di coloro che vanno al cinema a vedere le opere trasmesse in diretta, talvolta, dai grandi teatri, altri non sarebbero che coloro i quali frequentano abitualmente i nostri teatri d'opera e che trovano, di tanto in tanto, interessante seguire al cinema ciò che si fa nei teatri del mondo.
Ma al di là del giudizio che si può dare sui due esperimenti, con tutte le precauzioni del caso, il problema principe - quello cioè del calo del pubblico dei teatri e dell'innalzamento dell'età del medesimo resta irrisolto, in tutta la sua gravità.
La soluzione, di pura follia, che taluni prospettano, soprattutto a seguito dei dati incoraggianti delle proiezioni delle opere nei cinema, sarebbe quella di chiudere i teatri che evidentemente, secondo questi soloni, spaventerebbero il pubblico giovane e nuovo. Chi tale soluzione prospetta non conosce quale fantastica emozionante esperienza costituisca la visione/ascolto di un'opera nel luogo per il quale è nata, il teatro. E tale nostra convinzione sarebbe confermata dal crescente numero di visitatori che per qualche istante soltanto vuole immergersi nella fascinosa atmosfera di un teatro d'opera, di cui l'Italia è piena.
Il pubblico perciò non è spaventato dal teatro, inteso come sala nella quale l'opera si rappresenta.
E allora da cosa è dissuaso, se diserta, sia quello giovane - il fenomeno è mondiale - sia quello nuovo?
Noi abbiamo due semplici idee, che con noi molti altri condividono. Senza tornare al principio del disastro, soprattutto italiano - e cioè alla mancanza di conoscenza e pratica musicale dalle scuole - sarebbe il caso che si partisse da due regole fondamentali. Se i teatri ( il guaio investe anche le grandi istituzioni musicali sinfoniche) non sono pieni come dovrebbero le cause principali sono due.
Innanzitutto il repertorio - nella programmazione si continua a tener d'occhio la presenza dei critici, con titoli fuori repertorio, piuttosto che il pubblico che , per essere spronato ad andare all'opera, ha bisogno di titoli noti, arcinoti che conosce e vuole riascoltare ( non è certo con la Tetralogia wagneriana, comunque, che si porta gente nuova e giovane all'opera, questo è chiaro a tutti!). Dunque il cartellone dei teatri, per creare nuovamente affezione al melodramma, deve essere costruito in massima parte sul grande repertorio, che è costituito da capolavori, il cui richiamo non scema col tempo.
E poi il costo dei biglietti che in Italia è troppo alto e costituisce il principale motivo della diserzione di un pubblico nuovo e giovane dall'opera. Sbaglia chi dice che i prezzi dei biglietti sono in linea con quelli degli altri paesi. Sì, ma i nostri stipendi, mediamente, non sono affatto in linea con quelli degli altri paesi. I sostenitori ad oltranza della non esosità dei biglietti del teatro d'opera fanno notare che quando i giovani vanno ad ascoltare le star del rock pagano biglietti abbastanza costosi. Vero, ma si tratta di occasioni speciali. Il pubblico dei teatri deve essere fatto di gente che va a teatro regolarmente, non una volta l'anno. E i teatri devono essere aperti tutte le sere, offrendo quindi la possibilità a tutti di andarci, se non una sera, quella appresso o l'altra ancora.
Operazioni come quella della Traviata romana di questa primavera, con la regia della giovane Coppola, ed i costumi di Valentino, fanno arrivare a Roma le dive di Hollywood o le star delle passerelle della moda, per la gioia di Fuortes e Franceschini e dei fotografi, ma non portano un solo spettatore in più al teatro d'opera. Sono occasioni 'mondane' non 'musicali'.
Infine una colpa non piccola l'ha anche la televisione che crede di aver assolto al suo compito di servizio pubblico, relegando la musica come l'opera ed anche il teatro, in quella riserva indiana di Rai 5, senza provare a rendere 'televisivi' quei prodotti di alto conio, come invece meriterebbero per figurare. Non ci stancheremo mai di ricordare che Rai 1 una decina d'anni fa l'aveva fatto con la bella trasmissione 'All'Opera! con Antonio Lubrano, nella quale fummo impegnati con grande soddisfazione anche noi nelle vesti di autore, per ben sei estati, gratificati da indici di ascolto assai incoraggianti anzi lusinghieri. La Rai, anche quella di Campo Dall'Orto, non solo non pone rimedio a tale anomalia, facendo guadagnare alla musica i canali generalisti che soli le possono dare visibilità, ma anche a trasmettere quelle 'televisive' versioni di una sessantina di grandi titoli del melodramma ci pensa affatto. Sono puntate bell'e pronte, ben fatte e curatissime. Cosa costerebbe? Nulla, e d'estate piuttosto che vedere quelle banalisime repliche viste riviste, forse i grandi titoli del melodramma soprattutto italiano, figurerebbero meglio sul piccolo schermo.
I dati relativi alle proiezioni nelle sale cinematografiche parlerebbero chiaro: mentre il pubblico del Metropolitan è sceso a livelli ormai tragici, la proiezione del cartellone del Metropolitan ha fruttato, di contro, negli ultimi anni, la bella cifra di 18 milioni di dollari. E allora perchè non proseguire imitando tale esperimento anche in Italia a cominciare dalla Scala?
Giusta riflessione ed altrettanto giusta indicazione, salvo che non si venga a scoprire che buona parte di coloro che vanno al cinema a vedere le opere trasmesse in diretta, talvolta, dai grandi teatri, altri non sarebbero che coloro i quali frequentano abitualmente i nostri teatri d'opera e che trovano, di tanto in tanto, interessante seguire al cinema ciò che si fa nei teatri del mondo.
Ma al di là del giudizio che si può dare sui due esperimenti, con tutte le precauzioni del caso, il problema principe - quello cioè del calo del pubblico dei teatri e dell'innalzamento dell'età del medesimo resta irrisolto, in tutta la sua gravità.
La soluzione, di pura follia, che taluni prospettano, soprattutto a seguito dei dati incoraggianti delle proiezioni delle opere nei cinema, sarebbe quella di chiudere i teatri che evidentemente, secondo questi soloni, spaventerebbero il pubblico giovane e nuovo. Chi tale soluzione prospetta non conosce quale fantastica emozionante esperienza costituisca la visione/ascolto di un'opera nel luogo per il quale è nata, il teatro. E tale nostra convinzione sarebbe confermata dal crescente numero di visitatori che per qualche istante soltanto vuole immergersi nella fascinosa atmosfera di un teatro d'opera, di cui l'Italia è piena.
Il pubblico perciò non è spaventato dal teatro, inteso come sala nella quale l'opera si rappresenta.
E allora da cosa è dissuaso, se diserta, sia quello giovane - il fenomeno è mondiale - sia quello nuovo?
Noi abbiamo due semplici idee, che con noi molti altri condividono. Senza tornare al principio del disastro, soprattutto italiano - e cioè alla mancanza di conoscenza e pratica musicale dalle scuole - sarebbe il caso che si partisse da due regole fondamentali. Se i teatri ( il guaio investe anche le grandi istituzioni musicali sinfoniche) non sono pieni come dovrebbero le cause principali sono due.
Innanzitutto il repertorio - nella programmazione si continua a tener d'occhio la presenza dei critici, con titoli fuori repertorio, piuttosto che il pubblico che , per essere spronato ad andare all'opera, ha bisogno di titoli noti, arcinoti che conosce e vuole riascoltare ( non è certo con la Tetralogia wagneriana, comunque, che si porta gente nuova e giovane all'opera, questo è chiaro a tutti!). Dunque il cartellone dei teatri, per creare nuovamente affezione al melodramma, deve essere costruito in massima parte sul grande repertorio, che è costituito da capolavori, il cui richiamo non scema col tempo.
E poi il costo dei biglietti che in Italia è troppo alto e costituisce il principale motivo della diserzione di un pubblico nuovo e giovane dall'opera. Sbaglia chi dice che i prezzi dei biglietti sono in linea con quelli degli altri paesi. Sì, ma i nostri stipendi, mediamente, non sono affatto in linea con quelli degli altri paesi. I sostenitori ad oltranza della non esosità dei biglietti del teatro d'opera fanno notare che quando i giovani vanno ad ascoltare le star del rock pagano biglietti abbastanza costosi. Vero, ma si tratta di occasioni speciali. Il pubblico dei teatri deve essere fatto di gente che va a teatro regolarmente, non una volta l'anno. E i teatri devono essere aperti tutte le sere, offrendo quindi la possibilità a tutti di andarci, se non una sera, quella appresso o l'altra ancora.
Operazioni come quella della Traviata romana di questa primavera, con la regia della giovane Coppola, ed i costumi di Valentino, fanno arrivare a Roma le dive di Hollywood o le star delle passerelle della moda, per la gioia di Fuortes e Franceschini e dei fotografi, ma non portano un solo spettatore in più al teatro d'opera. Sono occasioni 'mondane' non 'musicali'.
Infine una colpa non piccola l'ha anche la televisione che crede di aver assolto al suo compito di servizio pubblico, relegando la musica come l'opera ed anche il teatro, in quella riserva indiana di Rai 5, senza provare a rendere 'televisivi' quei prodotti di alto conio, come invece meriterebbero per figurare. Non ci stancheremo mai di ricordare che Rai 1 una decina d'anni fa l'aveva fatto con la bella trasmissione 'All'Opera! con Antonio Lubrano, nella quale fummo impegnati con grande soddisfazione anche noi nelle vesti di autore, per ben sei estati, gratificati da indici di ascolto assai incoraggianti anzi lusinghieri. La Rai, anche quella di Campo Dall'Orto, non solo non pone rimedio a tale anomalia, facendo guadagnare alla musica i canali generalisti che soli le possono dare visibilità, ma anche a trasmettere quelle 'televisive' versioni di una sessantina di grandi titoli del melodramma ci pensa affatto. Sono puntate bell'e pronte, ben fatte e curatissime. Cosa costerebbe? Nulla, e d'estate piuttosto che vedere quelle banalisime repliche viste riviste, forse i grandi titoli del melodramma soprattutto italiano, figurerebbero meglio sul piccolo schermo.
mercoledì 16 dicembre 2015
Lo zero virgola non conta neanche nello share auditel, come in economia
Imperversa la polemica sull'aumento del PIL in Italia, che si muove a fatica ed arranca nel terreno dello 'zero virgola', senza raggiungere neppure il misero traguardo dell' uno per cento. Un aumento del PIL di tale misura non fa fare salti di gioia a nessuno.
Mentre invece, nel caso dell'auditel, lo share dello' zero virgola' o di poco superiore all'uno per cento fa esultare i manipolatori della nostra televisione, specie quelli delle reti 'specializzate in 'cultura'.
Questa esultanza, esibita nei casi in cui un prodotto televisivo deve essere, per ragioni estranee al contenuto medesimo, per forza messo in onda, non viene invece usata, per non affossare un prodotto che non va giù a nessuno, anche per la ragione che non è una mangiatoia come le altre, che però è valido, anche se non fa ascolti come il suo compare precedente, che se la ride sotto i baffi.
Prendiamo il caso delle inaugurazioni scaligere che vengono regolarmente trasmesse da RAI 5, ogni 7 dicembre, ma solo da RAI 5. Dopo che gli illuminati professori che reggevano la tv di Stato un tempo, capeggiati da Enzo Siciliano, sfidarono il mondo ed il buon senso, mandando in onda un drammone verdiano che fece scappare milioni di telespettatori dalle reti generaliste. Per due ragioni comprensibili a tutti fuorché ai professori: non era un titolo attinto al grande repertorio, e la sua durata non era compatibile con i tempi della tv generalista. La duplice cecità potè finalmente far dire ai soloni televisivi che la musica ed il melodramma non erano compatibili con la tv generalista. E successivamente ancora furono loro a dettero il colpo di grazia alle orchestre RAI, ritenute inutili. Non potevano mandarli altrove a far danni?
Negli ultimi anni i dati di ascolto sono sempre stati imbarazzanti. 'Lohengrin' con 202.000 telespettatori (share 1,02); 'Fidelio' con 314.000 ( share 1,54); 'Giovanna d'Arco' 316.000 telespettatori (share 1,60). Un successo? Affatto. Ma l'inaugurazione della Scala che manda in visibilio tanti nel mondo intero, va trasmessa comunque, che è poi quello che fanno i diligenti reggitori di RAI Cultura e RAI 5. Potremmo aggiungerci anche l'inaugurazione del San Carlo di Napoli, con 'Carmen', vista , se non andiamo errati, da non più di 220.000 telespettatori, mentre impazzavano i contatti dei social, dei quali il teatro è andato fiero.
Ma simili chiari di luna, pur suggestivi, non possono rischiarare la notte della musica in tv. Ed allora vien da chiedersi se veramente ai dirigenti della nostra tv di Stato importa che la grande tradizione del melodramma italiano venga mantenuta viva, e se hanno mai preso in considerazione i possibili strumenti per sostenerla.
Non stiamo pensando, naturalmente, a 'Prima della prima', con il suo ristretto salottino di telespettatori, di cui sinceramente non sappiamo neanche più che fine ha fatto.
Pensiamo invece ad una 'lavorazione' efficace dei titoli più noti del melodramma, quale fece e mise in onda, a cavallo degli anni Duemila, e per sei estati consecutive, RAI 1, con la trasmissione 'All'Opera!' ,Antonio Lubrano narratore, la cui durata, quella sì, era compatibile con i tempi televisivi e che - udite udite -faceva ascolti che oscillavano, nello share fra l'8% e fino al 14%; e i telespettatori non di rado superavano anche di molto il milione, senza mai scendere sotto la soglia degli 800.000.
Insomma un programma di cultura, reso popolare dalla semplice formula che, riducendo nella durata un titolo d'opera popolare, lo raccontava via via, mentre dello stesso faceva ascoltare i brani più celebri.
Perchè quelle numerose puntate, una sessantina, graditissime dal pubblico più di qualunque altra trasmissione dello stesso genere, non vengono rimandate in onda, come si sta facendo con trasmissioni di 'storia della musica' - come quelle di Enzo Restagno - che hanno fatto il loro tempo e che non attrarranno neanche uno spettatore in più oltre quelli sottotraccia che RAI 5 solitamente mette davanti al teleschermo, o come come ad esempio 'Petruska' che conta nel suo salottino di telespettatori poche decine di migliaia di unità?
La ragione è molto semplice, e val la pena ripeterla fino alla noia. Ai dirigenti della nostra tv di Stato, di ieri come anche di oggi, della musica non fotte niente. La trasmettono perchè occorre farlo, come si fa con i premi noiosi ed inutili con i quali si inzeppa la tv estiva, ma senza mai fare una riflessione sul come e con chi, e quale, per offrire un prodotto di qualità nello stesso tempo gradito dal pubblico che perciò lo seguiva, come faceva - lo ripetiamo - con 'All'Opera!'.
Mentre invece, nel caso dell'auditel, lo share dello' zero virgola' o di poco superiore all'uno per cento fa esultare i manipolatori della nostra televisione, specie quelli delle reti 'specializzate in 'cultura'.
Questa esultanza, esibita nei casi in cui un prodotto televisivo deve essere, per ragioni estranee al contenuto medesimo, per forza messo in onda, non viene invece usata, per non affossare un prodotto che non va giù a nessuno, anche per la ragione che non è una mangiatoia come le altre, che però è valido, anche se non fa ascolti come il suo compare precedente, che se la ride sotto i baffi.
Prendiamo il caso delle inaugurazioni scaligere che vengono regolarmente trasmesse da RAI 5, ogni 7 dicembre, ma solo da RAI 5. Dopo che gli illuminati professori che reggevano la tv di Stato un tempo, capeggiati da Enzo Siciliano, sfidarono il mondo ed il buon senso, mandando in onda un drammone verdiano che fece scappare milioni di telespettatori dalle reti generaliste. Per due ragioni comprensibili a tutti fuorché ai professori: non era un titolo attinto al grande repertorio, e la sua durata non era compatibile con i tempi della tv generalista. La duplice cecità potè finalmente far dire ai soloni televisivi che la musica ed il melodramma non erano compatibili con la tv generalista. E successivamente ancora furono loro a dettero il colpo di grazia alle orchestre RAI, ritenute inutili. Non potevano mandarli altrove a far danni?
Negli ultimi anni i dati di ascolto sono sempre stati imbarazzanti. 'Lohengrin' con 202.000 telespettatori (share 1,02); 'Fidelio' con 314.000 ( share 1,54); 'Giovanna d'Arco' 316.000 telespettatori (share 1,60). Un successo? Affatto. Ma l'inaugurazione della Scala che manda in visibilio tanti nel mondo intero, va trasmessa comunque, che è poi quello che fanno i diligenti reggitori di RAI Cultura e RAI 5. Potremmo aggiungerci anche l'inaugurazione del San Carlo di Napoli, con 'Carmen', vista , se non andiamo errati, da non più di 220.000 telespettatori, mentre impazzavano i contatti dei social, dei quali il teatro è andato fiero.
Ma simili chiari di luna, pur suggestivi, non possono rischiarare la notte della musica in tv. Ed allora vien da chiedersi se veramente ai dirigenti della nostra tv di Stato importa che la grande tradizione del melodramma italiano venga mantenuta viva, e se hanno mai preso in considerazione i possibili strumenti per sostenerla.
Non stiamo pensando, naturalmente, a 'Prima della prima', con il suo ristretto salottino di telespettatori, di cui sinceramente non sappiamo neanche più che fine ha fatto.
Pensiamo invece ad una 'lavorazione' efficace dei titoli più noti del melodramma, quale fece e mise in onda, a cavallo degli anni Duemila, e per sei estati consecutive, RAI 1, con la trasmissione 'All'Opera!' ,Antonio Lubrano narratore, la cui durata, quella sì, era compatibile con i tempi televisivi e che - udite udite -faceva ascolti che oscillavano, nello share fra l'8% e fino al 14%; e i telespettatori non di rado superavano anche di molto il milione, senza mai scendere sotto la soglia degli 800.000.
Insomma un programma di cultura, reso popolare dalla semplice formula che, riducendo nella durata un titolo d'opera popolare, lo raccontava via via, mentre dello stesso faceva ascoltare i brani più celebri.
Perchè quelle numerose puntate, una sessantina, graditissime dal pubblico più di qualunque altra trasmissione dello stesso genere, non vengono rimandate in onda, come si sta facendo con trasmissioni di 'storia della musica' - come quelle di Enzo Restagno - che hanno fatto il loro tempo e che non attrarranno neanche uno spettatore in più oltre quelli sottotraccia che RAI 5 solitamente mette davanti al teleschermo, o come come ad esempio 'Petruska' che conta nel suo salottino di telespettatori poche decine di migliaia di unità?
La ragione è molto semplice, e val la pena ripeterla fino alla noia. Ai dirigenti della nostra tv di Stato, di ieri come anche di oggi, della musica non fotte niente. La trasmettono perchè occorre farlo, come si fa con i premi noiosi ed inutili con i quali si inzeppa la tv estiva, ma senza mai fare una riflessione sul come e con chi, e quale, per offrire un prodotto di qualità nello stesso tempo gradito dal pubblico che perciò lo seguiva, come faceva - lo ripetiamo - con 'All'Opera!'.
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venerdì 11 dicembre 2015
Gustavo Zagrebelsky e la passione per la musica
L'ex Presidente della Consulta, giurista di altissimo profilo, Zagrebelsky, è tornato a scrivere su Repubblica, il quotidiano che negli ultimi mesi ha lasciato, trasferendosi sul 'Fatto Quotidiano' a causa della sue critiche a certi provvedimenti - soprattutto quelli relativi alla riforma costituzionale - non consonanti con la linea ufficiale del quotidiano di proprietà di De Benedetti, diretto da Ezio Mauro.
Ma vi è tornato non per parlare di politica o di legge - come ha sempre fatto - bensì di musica, materia nella quale le competenze di Zagrebelsky sono altissime, quasi pari a quelle giuridiche, come stiamo per raccontarvi.
La Repubblica ha pubblicato un suo intervento, di argomento musicale, tenuto all'Università di Bologna, per ricordare il suo ex rettore, ingegnere elettronico, Pier Ugo Calzolari, scomparso dopo lunga malattia un paio di anni fa, e che sicuramente fu amico del giurista/musicista per passione.
Una lezione di bella musica - 'musicologia' diremmo se la parola non risultasse ostica all'orecchio di tanti amatori di musica - incentrata sul 'concetto di silenzio' e sulla musica del silenzio medesimo. Il silenzio dal quale la musica nasce, il silenzio nel quale la musica, al termine, ritorna; silenzio prima di tutto fisico, ma immagine del silenzio interiore, senza il quale nessuna musica - nessuna armonia - è possibile percepire.
Sul tema, di recente ha riflettuto anche il violoncellista Mario Brunello, che Zagrebelsky cita, e una università 'per tutti' - quella di Anghiari- tiene perfino dei corsi. Insomma un tema dibattutissimo, in tempi in cui sembra che il silenzio si trovi solo negli abissi marini e nelle profondità della terra, ed in nessun altro luogo, mentre sulla terra se ne avrebbe davvero bisogno, e non solo per ragioni di musica. Ad esempio, anche per fermarci ed indurci a riflettere. Zagrebelsky analizza anche alcune composizioni musicali, o passaggi di esse, con fine intuito musicale e psicologico. Un gioiello, da leggere e rileggere.
Della passione musicale del grande giurista non sapevamo in molti. Noi, invece, da oltre dieci anni. E l'occasione ci piace raccontarla.
Ce ne parlò la prima volta il nostro carissimo amico Salvatore Sechi, consigliere della Presidenza della repubblica ed amatore di musica, recentemente scomparso. Ci disse dei concerti che il Presidente della Consulta teneva per pochi amici nel palazzo della Consulta - ci pare di ricordare a Natale od in qualche altra occasione - suonando al pianoforte Beethoven o Mozart o Chopin. E lui, Sechi, che suonava il fagotto, aveva per Zagrebelsky un'ammirazione sconfinata.
Quando nel 2004 avemmo l'opportunità di dirigere il 'Festival delle Nazioni' di Città di Castello, organizzammo alcuni incontri, ospitati nella magnifica cornice di Palazzo Vitelli, con personalità che pur non essendo musicisti, erano accomunate dalla travolgente passione della musica. Invitammo appunto Salvatore Sechi, Giovanni Iudica (autore allora di una pregevolissima ricerca su Gesualdo da Venosa ), Michele Mirabella, regista di melodrammi, e avremmo voluto invitare anche Zagrebelsky. Il nostro amico Sechi ci fece avere un appuntamento con l'allora presidente della Consulta che ci ricevette immediatamente. Gli manifestammo la ragione principale del nostro incontro: invitarlo a Città di Castello, a parlare della sua passione per la musica. Lo avrebbe intervistato Antonio Lubrano con il quale in quegli anni facevamo per RAI UNO 'All'Opera!'. Parlammo di musica, dei suoi amici musicologi torinesi, Pestelli in primis, e la nostra idea gli piacque. Ma ci disse, convinto, che non avrebbe potuto, fino a quando fosse stato presidente della Consulta. Garbatamente ci spiegò che in tale sua carica - la terza dello Stato - non era mai intervenuto in pubblico se non nei casi e per le ragioni richieste da quel suo importante ruolo. E, per consolarci, aggiunse: se aspetta solo qualche mese - da lì a poco quel suo incarico sarebbe terminato - sarò felicissimo di venire a parlare di musica, magari l'anno prossimo, mentre noi stavamo già pensando ad un festival dedicato interamente a Mozart, alla vigilia delle celebrazioni del 2006, duecentocinquant'anni dalla nascita. Le cose, poi, andarono diversamente, perché per dissensi con il consiglio di amministrazione del festival castellano - a causa della eccessiva ingerenza del consiglio nelle questioni relative alla direzione artistica - preferimmo lasciare il festival. Che ha ripreso la sua routine, come aveva già fatto negli anni precedenti la nostra direzione, ed ancor continua.
Ma vi è tornato non per parlare di politica o di legge - come ha sempre fatto - bensì di musica, materia nella quale le competenze di Zagrebelsky sono altissime, quasi pari a quelle giuridiche, come stiamo per raccontarvi.
La Repubblica ha pubblicato un suo intervento, di argomento musicale, tenuto all'Università di Bologna, per ricordare il suo ex rettore, ingegnere elettronico, Pier Ugo Calzolari, scomparso dopo lunga malattia un paio di anni fa, e che sicuramente fu amico del giurista/musicista per passione.
Una lezione di bella musica - 'musicologia' diremmo se la parola non risultasse ostica all'orecchio di tanti amatori di musica - incentrata sul 'concetto di silenzio' e sulla musica del silenzio medesimo. Il silenzio dal quale la musica nasce, il silenzio nel quale la musica, al termine, ritorna; silenzio prima di tutto fisico, ma immagine del silenzio interiore, senza il quale nessuna musica - nessuna armonia - è possibile percepire.
Sul tema, di recente ha riflettuto anche il violoncellista Mario Brunello, che Zagrebelsky cita, e una università 'per tutti' - quella di Anghiari- tiene perfino dei corsi. Insomma un tema dibattutissimo, in tempi in cui sembra che il silenzio si trovi solo negli abissi marini e nelle profondità della terra, ed in nessun altro luogo, mentre sulla terra se ne avrebbe davvero bisogno, e non solo per ragioni di musica. Ad esempio, anche per fermarci ed indurci a riflettere. Zagrebelsky analizza anche alcune composizioni musicali, o passaggi di esse, con fine intuito musicale e psicologico. Un gioiello, da leggere e rileggere.
Della passione musicale del grande giurista non sapevamo in molti. Noi, invece, da oltre dieci anni. E l'occasione ci piace raccontarla.
Ce ne parlò la prima volta il nostro carissimo amico Salvatore Sechi, consigliere della Presidenza della repubblica ed amatore di musica, recentemente scomparso. Ci disse dei concerti che il Presidente della Consulta teneva per pochi amici nel palazzo della Consulta - ci pare di ricordare a Natale od in qualche altra occasione - suonando al pianoforte Beethoven o Mozart o Chopin. E lui, Sechi, che suonava il fagotto, aveva per Zagrebelsky un'ammirazione sconfinata.
Quando nel 2004 avemmo l'opportunità di dirigere il 'Festival delle Nazioni' di Città di Castello, organizzammo alcuni incontri, ospitati nella magnifica cornice di Palazzo Vitelli, con personalità che pur non essendo musicisti, erano accomunate dalla travolgente passione della musica. Invitammo appunto Salvatore Sechi, Giovanni Iudica (autore allora di una pregevolissima ricerca su Gesualdo da Venosa ), Michele Mirabella, regista di melodrammi, e avremmo voluto invitare anche Zagrebelsky. Il nostro amico Sechi ci fece avere un appuntamento con l'allora presidente della Consulta che ci ricevette immediatamente. Gli manifestammo la ragione principale del nostro incontro: invitarlo a Città di Castello, a parlare della sua passione per la musica. Lo avrebbe intervistato Antonio Lubrano con il quale in quegli anni facevamo per RAI UNO 'All'Opera!'. Parlammo di musica, dei suoi amici musicologi torinesi, Pestelli in primis, e la nostra idea gli piacque. Ma ci disse, convinto, che non avrebbe potuto, fino a quando fosse stato presidente della Consulta. Garbatamente ci spiegò che in tale sua carica - la terza dello Stato - non era mai intervenuto in pubblico se non nei casi e per le ragioni richieste da quel suo importante ruolo. E, per consolarci, aggiunse: se aspetta solo qualche mese - da lì a poco quel suo incarico sarebbe terminato - sarò felicissimo di venire a parlare di musica, magari l'anno prossimo, mentre noi stavamo già pensando ad un festival dedicato interamente a Mozart, alla vigilia delle celebrazioni del 2006, duecentocinquant'anni dalla nascita. Le cose, poi, andarono diversamente, perché per dissensi con il consiglio di amministrazione del festival castellano - a causa della eccessiva ingerenza del consiglio nelle questioni relative alla direzione artistica - preferimmo lasciare il festival. Che ha ripreso la sua routine, come aveva già fatto negli anni precedenti la nostra direzione, ed ancor continua.
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mercoledì 14 ottobre 2015
Riccardo Muti in prima serata. Su RAI 5.
A Milano oggi è stata presentata la serie di otto puntate di 'prove d'orchestra' che Riccardo Muti ha tenuto in questi ultimi tempi con la sua Orchestra Cherubini, dallo stesso direttore fondata ormai dieci anni fa, che andranno in onda in prima serata a partire da mercoledì 21 ottobre sulla rete 'culturale' della RAI. Che purtroppo non sfonda ancora.
Petruska, la trasmissione del giovedì, curata un tempo da Michele Dall' Ongaro si aggirava intorno ai 20.000 telespettatori di media, ma scendeva anche sotto fino a 18.000 e saliva anche di qualche migliaio nelle settimane migliori. E le opere trasmesse da RAI 5 stanno intorno ai 120.00 e 150.000 spettatori. E con simili chiari di luna, parlare di un fatto positivo per la diffusione musicale nel nostro paese, ci sembra sinceramente troppo azzardato e fuori luogo. E ipocrita.
Finchè la musica resterà relegata in un rete di nicchissima e non si troverà spazio, nei modi e nelle forme più consone, sulle reti generaliste ( come avvenne, ma solo per sei estati consecutive per All'Opera!, cancellata poi dall'insipienza, ignoranza e disinteresse dei dirigenti RAI, nonostante che gli ascolti fossero gli stessi - da 800.000 e fino a 1.400.000 circa, a seconda dei titoli in programma - di una 'seconda serata' riuscita, di qualunque altro genere!!!!) la musica non si diffonderà mai in Italia, dopo che naturalmente si troverà anche spazio per la musica nei curricula scolastici.
Anche tali prove non sono una vera novità, giacchè sempre di Muti negli anni passati, e sempre su RAI 5, si sono viste le sue presentazioni, nell'Aula Magna della Sapienza, delle opere dirette poi all'Opera di Roma( Attila, Nabucco, se ricordiamo bene).
In occasione della presentazione milanese, gli è stato chiesto se dirigerà un concerto alla Scala. La risposta del direttore non lascia dubbi: che senso ha dirigere un concert(in)o alla Scala? E, siccome Muti non tornerebbe mai e poi mai come direttore musicale alla Scala - mai tornare sui propri passi - in un ruolo che ha ricoperto per quasi vent'anni, è evidente che intendeva dire che non dirigerà nessun concerto o concertino alla Scala. Punto.
Petruska, la trasmissione del giovedì, curata un tempo da Michele Dall' Ongaro si aggirava intorno ai 20.000 telespettatori di media, ma scendeva anche sotto fino a 18.000 e saliva anche di qualche migliaio nelle settimane migliori. E le opere trasmesse da RAI 5 stanno intorno ai 120.00 e 150.000 spettatori. E con simili chiari di luna, parlare di un fatto positivo per la diffusione musicale nel nostro paese, ci sembra sinceramente troppo azzardato e fuori luogo. E ipocrita.
Finchè la musica resterà relegata in un rete di nicchissima e non si troverà spazio, nei modi e nelle forme più consone, sulle reti generaliste ( come avvenne, ma solo per sei estati consecutive per All'Opera!, cancellata poi dall'insipienza, ignoranza e disinteresse dei dirigenti RAI, nonostante che gli ascolti fossero gli stessi - da 800.000 e fino a 1.400.000 circa, a seconda dei titoli in programma - di una 'seconda serata' riuscita, di qualunque altro genere!!!!) la musica non si diffonderà mai in Italia, dopo che naturalmente si troverà anche spazio per la musica nei curricula scolastici.
Anche tali prove non sono una vera novità, giacchè sempre di Muti negli anni passati, e sempre su RAI 5, si sono viste le sue presentazioni, nell'Aula Magna della Sapienza, delle opere dirette poi all'Opera di Roma( Attila, Nabucco, se ricordiamo bene).
In occasione della presentazione milanese, gli è stato chiesto se dirigerà un concerto alla Scala. La risposta del direttore non lascia dubbi: che senso ha dirigere un concert(in)o alla Scala? E, siccome Muti non tornerebbe mai e poi mai come direttore musicale alla Scala - mai tornare sui propri passi - in un ruolo che ha ricoperto per quasi vent'anni, è evidente che intendeva dire che non dirigerà nessun concerto o concertino alla Scala. Punto.
mercoledì 5 agosto 2015
Matteo Renzi sulla Rai. La mia Rai è ottima. Guglielmi, il mitico direttore di Rai Tre la boccia
Dimostra soddisfazione sulle nomine dei nuovi vertici della Rai, la sua Rai, il premier Renzi: un vertice fatto di ottimi professionisti, un bel CDA.
Ma che gente frequenta Renzi, quando va a Pontassieve? Il bar della briscola, dove gli raccontano i grandi professionisti di oggi?
Noi non siamo mai stati d'accordo con Angelo Guglielmi - ma lui è campato bene ugualmente - anche quando era direttore di Rai Tre, i cui programmo sono gli unici che ancora reggono nella disastrata rete, un tempo sua, ed ora di Vianello che non ha azzeccato un programma, ma che resta lì, sebbene da dicembre scorso si vociferava della sua immediata sostituzione per non portare i libri 'dell'audience' in tribunale, per fallimento.
In una intervista su 'Repubblica', l'ex direttore boccia i vertici della nuova Rai, nei quali non vede una sola personalità con una statura degna della impresa culturale più importante d' Italia. Ed anche su quello che dice di Freccero, purtroppo, dobbiamo concordare con lui: bravo a chiacchiere meno bravo a fatti. Ma di Gugliemi però...
non ci è mai piaciuto l'aria un pò spocchiosa da intellettuale chic, il quale , assolutamente analfabeta in fatto di musica, sosteneva, senza alcuna eccezione, che la musica non era fatta per il piccolo schermo, per il quale andava studiata una formula particolare. E invece, vi raccontiamo come talvolta i fatti siano diversi dalle parole.
All'epoca incontrammo Tantillo, suo braccio destro, per proporgli un progetto di 'muscia & immagini' che Tantillo trovò interessante, al quale avrebbero collaborato - d'accordo con una casa di produzione che aveva già sondato il terreno- importanti firme della cinematografia e animazione internazionali.
Non se ne fece nulla perchè come al solito se una persona, benchè conosciuta nell'ambiente musicale( dirigevamo all'epoca la più importante rivista di musica, Piano Time che poi ebbe con Rai Tre importanti continue collaborazioni), arriva senza credenziali partitiche - anche Guglielmi aveva il suo partito di riferimento, inutile negarlo - non succedeva alcunchè. Ma a distanza di qualche mese, nella successiva manifestazione tv mercato a Cannes, Rai Tre acquistò un prodotto molto simile, autore un disegnatore polacco dal nome impronunciabile. Così andarono le cose.
Anche il nostro progetto assai seguito di 'All'Opera!' su Rai Uno, con Lubrano narratore, dopo sei edizioni l'hanno chiuso perchè non fotteva niente a nessuno nè qualcuno avrebbe potuto infilarci qualche suo scagnozzo, come però un direttore generale dell'epoca ebbe a fare -l'unico caso- a vantaggio di una regista Rai in pensione per raggiunti limiti di età, a lui evidentemente cara, ma di cui per sua fortuna non ricordiamo il nome (del direttore generale sì che lo ricordiamo il nome).
Ai direttori che si sono succeduti in questi anni, abbiamo inutilmente chiesto di riprendere quella bella seguitissima trasmissione, nessuno l'ha fatto, mentre tutti, per dimostrare quanto erano capaci di fare nuove trasmissioni ne hanno introdotte alcune che hanno poi dovuto immediatamente chiudere per gli alti costi ed i bassi ascolti, fino a quelle di questa stagione estiva di cui i giornali hanno scritto.
Il discorso sui nuovi vertici ci ha fatto divagare al punto che ci siamo incartati su pensieri cattivi nei quali ci imbattiamo ogni volta che pensiamo a quella nostra trasmissione dedicata al melodramma, mentre ora tutta la musica è nelle mani, assieme a teatro e cinema , di quel grand'uomo che è Marzullo che nessuno riesce a mandare fuori dalle balle.
Ma che gente frequenta Renzi, quando va a Pontassieve? Il bar della briscola, dove gli raccontano i grandi professionisti di oggi?
Noi non siamo mai stati d'accordo con Angelo Guglielmi - ma lui è campato bene ugualmente - anche quando era direttore di Rai Tre, i cui programmo sono gli unici che ancora reggono nella disastrata rete, un tempo sua, ed ora di Vianello che non ha azzeccato un programma, ma che resta lì, sebbene da dicembre scorso si vociferava della sua immediata sostituzione per non portare i libri 'dell'audience' in tribunale, per fallimento.
In una intervista su 'Repubblica', l'ex direttore boccia i vertici della nuova Rai, nei quali non vede una sola personalità con una statura degna della impresa culturale più importante d' Italia. Ed anche su quello che dice di Freccero, purtroppo, dobbiamo concordare con lui: bravo a chiacchiere meno bravo a fatti. Ma di Gugliemi però...
non ci è mai piaciuto l'aria un pò spocchiosa da intellettuale chic, il quale , assolutamente analfabeta in fatto di musica, sosteneva, senza alcuna eccezione, che la musica non era fatta per il piccolo schermo, per il quale andava studiata una formula particolare. E invece, vi raccontiamo come talvolta i fatti siano diversi dalle parole.
All'epoca incontrammo Tantillo, suo braccio destro, per proporgli un progetto di 'muscia & immagini' che Tantillo trovò interessante, al quale avrebbero collaborato - d'accordo con una casa di produzione che aveva già sondato il terreno- importanti firme della cinematografia e animazione internazionali.
Non se ne fece nulla perchè come al solito se una persona, benchè conosciuta nell'ambiente musicale( dirigevamo all'epoca la più importante rivista di musica, Piano Time che poi ebbe con Rai Tre importanti continue collaborazioni), arriva senza credenziali partitiche - anche Guglielmi aveva il suo partito di riferimento, inutile negarlo - non succedeva alcunchè. Ma a distanza di qualche mese, nella successiva manifestazione tv mercato a Cannes, Rai Tre acquistò un prodotto molto simile, autore un disegnatore polacco dal nome impronunciabile. Così andarono le cose.
Anche il nostro progetto assai seguito di 'All'Opera!' su Rai Uno, con Lubrano narratore, dopo sei edizioni l'hanno chiuso perchè non fotteva niente a nessuno nè qualcuno avrebbe potuto infilarci qualche suo scagnozzo, come però un direttore generale dell'epoca ebbe a fare -l'unico caso- a vantaggio di una regista Rai in pensione per raggiunti limiti di età, a lui evidentemente cara, ma di cui per sua fortuna non ricordiamo il nome (del direttore generale sì che lo ricordiamo il nome).
Ai direttori che si sono succeduti in questi anni, abbiamo inutilmente chiesto di riprendere quella bella seguitissima trasmissione, nessuno l'ha fatto, mentre tutti, per dimostrare quanto erano capaci di fare nuove trasmissioni ne hanno introdotte alcune che hanno poi dovuto immediatamente chiudere per gli alti costi ed i bassi ascolti, fino a quelle di questa stagione estiva di cui i giornali hanno scritto.
Il discorso sui nuovi vertici ci ha fatto divagare al punto che ci siamo incartati su pensieri cattivi nei quali ci imbattiamo ogni volta che pensiamo a quella nostra trasmissione dedicata al melodramma, mentre ora tutta la musica è nelle mani, assieme a teatro e cinema , di quel grand'uomo che è Marzullo che nessuno riesce a mandare fuori dalle balle.
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domenica 3 maggio 2015
Turandot diretta da Chailly è stata un successo. Anche a Rai 5. Perchè non rimandare in onda 'All'Opera!' ?
Senza dubbio quella dell'altro ieri, anche a causa del successo ottenuto, poteva a ragione considerarsi la serata inaugurale di stagione della Scala, mentre era soltanto la serata che inaugurava in teatro l'Expo milanese, con la Turandot diretta da Chailly; e la serata inaugurale di stagione è stata, come sempre il 7 dicembre, con il Fidelio, discusso, diretto da Barenboim.
L'opera pucciniana, con il finale scritto da Berio una decina di anni fa, che ha sostituito a Milano quello di Alfano in uso da sempre nei teatri, ha avuto successo anche nella versione televisiva, trasmessa in diretta da Rai5, finalmente anche con una bella regia, affidata a Patrizia Carmine. Ha fatto nientemeno che il 2,52 % di share - un record per la rete - con 593.000 telespettatori, e, come ricorda nel suol articolo la Aspesi, con un picco, alle ore 22, di 733,235 spettatori e quasi il 3% di share. Davvero un successo che dovrebbe far tornare i dirigenti Rai sui loro passi, e convincerli a rimettere in palinsesto quella fortunata trasmissione andata in onda fra il 1999 e 2004, dal titolo 'All'Opera!', in seconda serata, su Rai 1, che di telespettatori ne faceva anche il doppio e, in taluni casi anche di più, di quelli fatti da Rai 5, nella riuscita formula che alternava il racconto della trama, ad opera del suadente Antonio Lubrano - un successo personale che si aggiungeva a quello degli anni di 'Mi manda Lubrano' - all'ascolto dei brani più belli del nostro melodramma. In tutto, in una durata, un'ora circa, compatibile con i tempi televisivi.
Quella trasmissione, nonostante il successo, le proteste seguite alla sua cancellazione e le rassicurazioni dei dirigenti Rai di un tempo per un suo quasi immediato ritorno, sono trascorsi oltre dieci anni e nessuno si prende la responsabilità di rimetterla in onda. La si potrebbe ritrasmettere già così come è andata in onda allora, per sei estati conescutive, avendo in archivio quasi 60 titoli, fra i più popolari del melodramma e nelle realizzazioni registiche e scenografiche le più riuscite. Senza nessun costo aggiuntivo, magari in cicli di dieci titoli per volta, come si faceva all'epoca.
Forse a sottolineare negativamente che la Rai non lo fa, nonostante i proclami, viene ora il progetto sul melodramma che reca la firma di Emanuela Giordano, regista e responsabile della 'Casa dei teatri' a Roma, la quale, nel rinato Teatro Torlonia della omonima villa, ha organizzato due mostre ed alcuni concerti sull'opera, intitolando il suo progetto 'All'Opera!', con il punto esclamativo - e non è detto che la Giordano non si sia ricordata, in questa occasione, di quella bella nostra trasmissione ( già, perchè noi ne eravamo l'autore, e ne andiamo ancora fieri!).
L'opera pucciniana, con il finale scritto da Berio una decina di anni fa, che ha sostituito a Milano quello di Alfano in uso da sempre nei teatri, ha avuto successo anche nella versione televisiva, trasmessa in diretta da Rai5, finalmente anche con una bella regia, affidata a Patrizia Carmine. Ha fatto nientemeno che il 2,52 % di share - un record per la rete - con 593.000 telespettatori, e, come ricorda nel suol articolo la Aspesi, con un picco, alle ore 22, di 733,235 spettatori e quasi il 3% di share. Davvero un successo che dovrebbe far tornare i dirigenti Rai sui loro passi, e convincerli a rimettere in palinsesto quella fortunata trasmissione andata in onda fra il 1999 e 2004, dal titolo 'All'Opera!', in seconda serata, su Rai 1, che di telespettatori ne faceva anche il doppio e, in taluni casi anche di più, di quelli fatti da Rai 5, nella riuscita formula che alternava il racconto della trama, ad opera del suadente Antonio Lubrano - un successo personale che si aggiungeva a quello degli anni di 'Mi manda Lubrano' - all'ascolto dei brani più belli del nostro melodramma. In tutto, in una durata, un'ora circa, compatibile con i tempi televisivi.
Quella trasmissione, nonostante il successo, le proteste seguite alla sua cancellazione e le rassicurazioni dei dirigenti Rai di un tempo per un suo quasi immediato ritorno, sono trascorsi oltre dieci anni e nessuno si prende la responsabilità di rimetterla in onda. La si potrebbe ritrasmettere già così come è andata in onda allora, per sei estati conescutive, avendo in archivio quasi 60 titoli, fra i più popolari del melodramma e nelle realizzazioni registiche e scenografiche le più riuscite. Senza nessun costo aggiuntivo, magari in cicli di dieci titoli per volta, come si faceva all'epoca.
Forse a sottolineare negativamente che la Rai non lo fa, nonostante i proclami, viene ora il progetto sul melodramma che reca la firma di Emanuela Giordano, regista e responsabile della 'Casa dei teatri' a Roma, la quale, nel rinato Teatro Torlonia della omonima villa, ha organizzato due mostre ed alcuni concerti sull'opera, intitolando il suo progetto 'All'Opera!', con il punto esclamativo - e non è detto che la Giordano non si sia ricordata, in questa occasione, di quella bella nostra trasmissione ( già, perchè noi ne eravamo l'autore, e ne andiamo ancora fieri!).
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lunedì 13 aprile 2015
Vittorio Sgarbi regista del 'Don Giovanni' di Mozart al Teatro 'Giuseppe Verdi' di Salerno. Alla sua terza regia d'opera, dopo Rigoletto (Busseto) e Vedova Allegra (Salerno).
Con il 'Don Giovanni' di Mozart Sgarbi è alla sua terza regia d'opera. La precedente, solo pochi mesi fa, sempre a Salerno e sempre nel Teatro la cui direzione artistica è affidata a Daniel Oren (che in quel caso diresse anche l'opera, l'operetta: 'La vedova allegra'); ma il suo debutto nel teatro d'opera, del quale fummo testimoni e commentatori, avvenne nell'estate del 2002 a Busseto, con il 'Rigoletto', che ebbe poi due trasferte, una nei pressi di Busseto, e la seconda a Siena, in Piazza del Campo.
Testimoni, abbiamo detto, perchè all'epoca facevamo la ben nota trasmissione di Rai 1, 'All'Opera!' che si avvaleva del racconto convincente di Antonio Lubrano, gradito dal pubblico televisivo al punto che fece raggiungere alla trasmissione, specie per i titoli più popolari - che in un certo senso erano tutti - share di tutto rispetto, anche a due cifre, con spettatori che in parecchi casi superavano il milione. Ma la RAI, dopo sei cicli di dieci titoli cadauno, la chiuse perchè, dopo l'ultima serie, nel 2004, non incontrammo più, noi e Lubrano in veste di autori, un solo dirigente della rete al quale fregasse almeno un pò del melodramma italiano che quella trasmissione fece tornare ad essere popolare, a causa della sua indovinatissima formula narrativa e musicale.
Torniamo a Sgarbi. Alla viglia del suo debutto a Busseto con il 'Rigoletto', i giornali cominciarono a spararle grosse ed a sparargli addosso al neo regista: chissà quale diavolerie si inventerà, scrissero in parecchi e pensarono quasi tutti. Ma gli uni e gli altri dovettero restare delusi. Noi, allora, realizzammo uno speciale da mandare in onda su RAI 1, anche quello finito alle teche RAi senza che venisse messo in onda, per la ragione che quando fu deciso Sgarbi era - se ricordiamo bene - sottosegretario di Urbani ( sbagliamo?); quando sarebbe dovuta andare in onda, quel nostro racconto dell'avventura di Sgarbi sul palcoscenico operistico, Sgarbi non era più sottosegretario. Non riveliamo nulla che in Italia non si sa già.
Insomma fummo testimoni di una regia e relativi scene e costumi che più normale, ossequiosa alla musica ed aderente alla vicenda non si poteva immaginare. Sgarbi, per dirla con il più stupido e banale giornalismo, non fece 'Sgarbi'.
Alla viglia del suo 'Don Giovanni' a Salerno (recite mercoledì, venerdì e domenica) che vedremo ed ascolteremo alla seconda recita, venerdì, non ci aspettiamo di vedere che quello stesso Sgarbi che già conosciamo ed apprezziamo fin dal 'Rigoletto' di Busseto. Regia essenziale, che ci farà gustare la musica - da verificare, sebbene possiamo dire fin d'ora che due degli interpreti, nei ruoli principali di Don Giovanni e Leporello, sono autentici fuoriclasse del melodramma, e li consociamo bene - e nello stesso tempo ci farà vedere uno spettacolo che si gioverà inevitabilmente della vastissima cultura artistica di Sgarbi, come già fece a Busseto. E chissà che i due spettacoli non rivelino qualcosa in comune, come in comune hanno molto i due protagonisti: Don Giovanni ed il Duca di Mantova. Non canta il Duca: 'Questa o quella per me pari sono'...: e Don Giovanni, per bocca di Leporello: Madamina, il catalogo è questo...?
Testimoni, abbiamo detto, perchè all'epoca facevamo la ben nota trasmissione di Rai 1, 'All'Opera!' che si avvaleva del racconto convincente di Antonio Lubrano, gradito dal pubblico televisivo al punto che fece raggiungere alla trasmissione, specie per i titoli più popolari - che in un certo senso erano tutti - share di tutto rispetto, anche a due cifre, con spettatori che in parecchi casi superavano il milione. Ma la RAI, dopo sei cicli di dieci titoli cadauno, la chiuse perchè, dopo l'ultima serie, nel 2004, non incontrammo più, noi e Lubrano in veste di autori, un solo dirigente della rete al quale fregasse almeno un pò del melodramma italiano che quella trasmissione fece tornare ad essere popolare, a causa della sua indovinatissima formula narrativa e musicale.
Torniamo a Sgarbi. Alla viglia del suo debutto a Busseto con il 'Rigoletto', i giornali cominciarono a spararle grosse ed a sparargli addosso al neo regista: chissà quale diavolerie si inventerà, scrissero in parecchi e pensarono quasi tutti. Ma gli uni e gli altri dovettero restare delusi. Noi, allora, realizzammo uno speciale da mandare in onda su RAI 1, anche quello finito alle teche RAi senza che venisse messo in onda, per la ragione che quando fu deciso Sgarbi era - se ricordiamo bene - sottosegretario di Urbani ( sbagliamo?); quando sarebbe dovuta andare in onda, quel nostro racconto dell'avventura di Sgarbi sul palcoscenico operistico, Sgarbi non era più sottosegretario. Non riveliamo nulla che in Italia non si sa già.
Insomma fummo testimoni di una regia e relativi scene e costumi che più normale, ossequiosa alla musica ed aderente alla vicenda non si poteva immaginare. Sgarbi, per dirla con il più stupido e banale giornalismo, non fece 'Sgarbi'.
Alla viglia del suo 'Don Giovanni' a Salerno (recite mercoledì, venerdì e domenica) che vedremo ed ascolteremo alla seconda recita, venerdì, non ci aspettiamo di vedere che quello stesso Sgarbi che già conosciamo ed apprezziamo fin dal 'Rigoletto' di Busseto. Regia essenziale, che ci farà gustare la musica - da verificare, sebbene possiamo dire fin d'ora che due degli interpreti, nei ruoli principali di Don Giovanni e Leporello, sono autentici fuoriclasse del melodramma, e li consociamo bene - e nello stesso tempo ci farà vedere uno spettacolo che si gioverà inevitabilmente della vastissima cultura artistica di Sgarbi, come già fece a Busseto. E chissà che i due spettacoli non rivelino qualcosa in comune, come in comune hanno molto i due protagonisti: Don Giovanni ed il Duca di Mantova. Non canta il Duca: 'Questa o quella per me pari sono'...: e Don Giovanni, per bocca di Leporello: Madamina, il catalogo è questo...?
sabato 8 novembre 2014
Benedetta l'Opera narrata da Antonio Lubrano. Due iniziative rivolte ai ragazzi a Milano e Cagliari
Per quanto ne abbiamo scritto e riscritto, protestato, gridato, accusato, niente da fare. Quella bella trasmissione di RAI1, 'All'Opera!', con la presenza preziosissima di Antonio Lubrano nella veste di abilissimo narratore non riusciamo a farla tornare in Tv, nonostante che in questi anni, dieci per la precisione dall'ultima edizione, del 2004, e dopo sei dal 1999, ogni estate, vanti numerosissime imitazioni, fuori dalla televisione, nelle piazze ed anche nei teatri medesimi.
Per le imitazione di piazza vanno ricordate per lo meno quelle di Piazza del Popolo, con Gelmetti sul podio, e Proietti narratore.
E per le tante imitazioni, messe in campo dagli stessi teatri che, naturalmente hanno sfruttato il format televisivo per avvicinare pubblici non ancora conquistati dalla bellezza dell'opera, ne segnaliamo due recentissime, del Teatro alla Scala e del Teatro di Cagliari.
Del primo si è dichiarato particolarmente soddisfatto ed anche fiero il sovrintendente Pereira che è riuscito a portare in teatro oltre mille e cinquecento ragazzi per la Cenerentola di Rossini, formato ridotto. Ha raccontato Pereira di aver perseguito la medesima politica già negli anni di Zurigo e poi a Salisburgo. L'attenzione ai giovani, se non altro per creare e coltivare il pubblico di domani, dovrebbe essere messa in campo da tutte le istituzioni culturali italiane, perché l'arte ha bisogno di educazione di abitudine, di sensibilità che non nascono dal nulla.
Anche a Cagliari, nel teatro retto da Mauro Meli, da qualche mese si pensa anche ai ragazzi. Di recente è stata presentata ad una folta platea di studenti 'Traviata', in formato ridotto - e torna sempre l'idea di 'All'Opera!' - con un attore sardo che raccontava ai ragazzi le vicende dell'opera, fra un episodio e l'altro che i loro occhi potevano vedere in palcoscenico, rappresentato a dovere. L'attore sardo chiamato a raccontare era Massimiliano Medda, sembra molto efficace.
A quando il ritorno di 'All'Opera!, presente nei teatri e nelle piazza, e non più in tv? Se la RAI lo volesse potrebbe farlo anche domani, perché della fortunata e molto vista, oltre che gradita, trasmissione, esistono almeno una sessantina di video, con i titoli più noti del repertorio; basterebbe riprenderli e ritrasmetterli, per cominciare; e dopo, magari, pensare ad un ciclo tutto nuovo.
Per le imitazione di piazza vanno ricordate per lo meno quelle di Piazza del Popolo, con Gelmetti sul podio, e Proietti narratore.
E per le tante imitazioni, messe in campo dagli stessi teatri che, naturalmente hanno sfruttato il format televisivo per avvicinare pubblici non ancora conquistati dalla bellezza dell'opera, ne segnaliamo due recentissime, del Teatro alla Scala e del Teatro di Cagliari.
Del primo si è dichiarato particolarmente soddisfatto ed anche fiero il sovrintendente Pereira che è riuscito a portare in teatro oltre mille e cinquecento ragazzi per la Cenerentola di Rossini, formato ridotto. Ha raccontato Pereira di aver perseguito la medesima politica già negli anni di Zurigo e poi a Salisburgo. L'attenzione ai giovani, se non altro per creare e coltivare il pubblico di domani, dovrebbe essere messa in campo da tutte le istituzioni culturali italiane, perché l'arte ha bisogno di educazione di abitudine, di sensibilità che non nascono dal nulla.
Anche a Cagliari, nel teatro retto da Mauro Meli, da qualche mese si pensa anche ai ragazzi. Di recente è stata presentata ad una folta platea di studenti 'Traviata', in formato ridotto - e torna sempre l'idea di 'All'Opera!' - con un attore sardo che raccontava ai ragazzi le vicende dell'opera, fra un episodio e l'altro che i loro occhi potevano vedere in palcoscenico, rappresentato a dovere. L'attore sardo chiamato a raccontare era Massimiliano Medda, sembra molto efficace.
A quando il ritorno di 'All'Opera!, presente nei teatri e nelle piazza, e non più in tv? Se la RAI lo volesse potrebbe farlo anche domani, perché della fortunata e molto vista, oltre che gradita, trasmissione, esistono almeno una sessantina di video, con i titoli più noti del repertorio; basterebbe riprenderli e ritrasmetterli, per cominciare; e dopo, magari, pensare ad un ciclo tutto nuovo.
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mercoledì 3 settembre 2014
Non vengano a raccontarci storie; in RAI resistono solo programmi con padrini/sponsor eccellenti: Overland, Petrolio... All'OPERA!, invece, NO
Dobbiamo confessare chiaramente che proviamo soltanto umana pietà e neanche un briciolo di stima, per tutti quei dirigenti RAI che ogni giorno sbandierano i dati auditel quando vogliono mantenere in vita trasmissioni che interessano a qualcuno, mentre in altri casi li ignorano, se, deludenti come le attese non mantenute, intendono insistere con certi programmi.
Causa il nostro diretto interessamento continuiamo a domandarci perchè dopo sei edizioni estive ( 1999-2004) della trasmissione 'ALL'OPERA!' condotta da Antonio Lubrano e da noi scritta, quella bella trasmissione è stata cancellata dal palinsesto. Se vi dicono che faceva ascolti non esaltanti, dicono bugie, falsità. E ve lo dimostriamo.
Abbiamo controllato, proprio in questi giorni gli ascolti che dovrebbero essere esaltanti per mantenere in palinsesto certi programmi , come OVERLAND che va avanti da 15 anni, d'estate come ALL'OPERA!,in seconda serata come ALL'OPERA!e che nell'ultima puntata del 28 agosto ha registrato 723.000 telespettatori, per uno share di 9,01% - né più e né meno di quel che faceva ALL'OPERA!- ma OVERLAND continua, ALL'OPERA! è stata cancellata.
Un'altra trasmissione, che sta diventando un appuntamento fisso: PETROLIO, guidata da Duilio Giammaria, e che, dopo alcuni esperimenti estivi e festivi, va in ondaogni lunedì, sempre su RAI Uno, e sempre in seconda serata, togliendo una serata a 'Porta a Porta'. Bene anche PETROLIO che viene promossa ad appuntamento stabile, di RAI Uno, in seconda serata, nella puntata di lunedì 1 settembre ha avuto 893.000 telespettatori con uno share dell'8.33%, ne più e nè meno di ALL'OPERA! che, adesso diciamola tutta, durante alcune estati è stata replicata anche di domenica pomeriggio, mantenendo e talora aumentando gli ascolti, che per talune puntate hanno avuto uno share del 14%, con punte , di telespettatori, di quasi 1.300.000. Dati più che soddisfacenti. Gli stessi dati che fanno proseguire la realizzazione e messa in onda di OVERLAND e PETROLIO e che hanno, INSPIEGABILMENTE affossato ALL'OPERA!'.
Perchè allora All'OPERA! non è proseguita e non può neanche tornare?
Innanzitutto perchè del melodramma - vanto degli italiani, come si dice - in televisione non frega niente a nessuno dei dirigenti analfabeti che preferiscono comunque il night al teatro. Altrimenti non si spiegherebbe come mai il melodramma insieme ad altre forme di spettacolo dal vivo sia stato affidato alla cura dell'ineffabile Marzullo, altro mistero della RAI.
Ma vi potrebbero anche rispondere dalla RAI, che ora c'è RAI 5 di D'Alessandro, dove regna monarca assoluto Michele Dall'Ongaro, tuttologo e tuttofare, che non si spaventa di fronte a nulla, neanche alla overdose della sua presenza in video. Chi vi rispondesse così, saprebbe bene di mentire, perchè le trasmissioni di intere opere in TV si sa quale destino abbiano e continuino ad avere. Altra cosa era ALL'OPERA!, trasmessa da una rete generalista e rivolta al grande pubblico.
Ma potrebbero anche dirvi che ALL'OPERA! costava molto. Altra evidente bugia, giacchè la trasmissione può esser ripresa con una spesa mille volte inferiore a qualunque altra trasmissione e che avrebbe il merito di trasmettere opere che la RAI, per contratto ma non solo per contratto, riprende regolarmente e poi va a - buttare, letteralmente - nei suoi magazzini. ALL'OPERA! consentiva, stagione dopo stagione, di far vedere al pubblico edizioni sempre nuove di titoli popolarissimi.
Poi ci sono anche ragioni di bassa lega. ALL'OPERA veniva fatta da pochissimi - autori eravamo noi e Lubrano, Lubrano era il presentatore, e poi c'era il regista, Tony Verità con l'aggiunta Naturalmente dei tecnici delle squadre di ripresa ecc... Non c'era spazio per infilarci altre persone che interessavano a questo o a quel direttore generale o direttore di rete come avviene in alcuni calderoni .Ma accadde anche con noi: ci fu imposta una persona, regista RAI in pensione, che avrebbe dovuto suggerire a noi - lavoro inutile del tutto - alcuni dati sulle opere; presentandoci delle note che noi leggevamo per rispetto della persona che le aveva prodotte e basta) come avviene in alcuni calderoni.
Quest'insieme vergognoso di ragioni hanno fatto cancellare ALL'OPERA! fino ad oggi.
Nessuno dica, per favore, che però RAI Uno ha fatto 'Mettiamoci all'Opera', con Frizzi, da Rieti, nel Teatro Vespasiano la cui fondazione è presieduta da Gianni Letta - uno sconosciuto! - perchè allora vi sputeremmo in un occhio; non avreste capito nulla ed allora meglio, per noi, tacere.
Causa il nostro diretto interessamento continuiamo a domandarci perchè dopo sei edizioni estive ( 1999-2004) della trasmissione 'ALL'OPERA!' condotta da Antonio Lubrano e da noi scritta, quella bella trasmissione è stata cancellata dal palinsesto. Se vi dicono che faceva ascolti non esaltanti, dicono bugie, falsità. E ve lo dimostriamo.
Abbiamo controllato, proprio in questi giorni gli ascolti che dovrebbero essere esaltanti per mantenere in palinsesto certi programmi , come OVERLAND che va avanti da 15 anni, d'estate come ALL'OPERA!,in seconda serata come ALL'OPERA!e che nell'ultima puntata del 28 agosto ha registrato 723.000 telespettatori, per uno share di 9,01% - né più e né meno di quel che faceva ALL'OPERA!- ma OVERLAND continua, ALL'OPERA! è stata cancellata.
Un'altra trasmissione, che sta diventando un appuntamento fisso: PETROLIO, guidata da Duilio Giammaria, e che, dopo alcuni esperimenti estivi e festivi, va in ondaogni lunedì, sempre su RAI Uno, e sempre in seconda serata, togliendo una serata a 'Porta a Porta'. Bene anche PETROLIO che viene promossa ad appuntamento stabile, di RAI Uno, in seconda serata, nella puntata di lunedì 1 settembre ha avuto 893.000 telespettatori con uno share dell'8.33%, ne più e nè meno di ALL'OPERA! che, adesso diciamola tutta, durante alcune estati è stata replicata anche di domenica pomeriggio, mantenendo e talora aumentando gli ascolti, che per talune puntate hanno avuto uno share del 14%, con punte , di telespettatori, di quasi 1.300.000. Dati più che soddisfacenti. Gli stessi dati che fanno proseguire la realizzazione e messa in onda di OVERLAND e PETROLIO e che hanno, INSPIEGABILMENTE affossato ALL'OPERA!'.
Perchè allora All'OPERA! non è proseguita e non può neanche tornare?
Innanzitutto perchè del melodramma - vanto degli italiani, come si dice - in televisione non frega niente a nessuno dei dirigenti analfabeti che preferiscono comunque il night al teatro. Altrimenti non si spiegherebbe come mai il melodramma insieme ad altre forme di spettacolo dal vivo sia stato affidato alla cura dell'ineffabile Marzullo, altro mistero della RAI.
Ma vi potrebbero anche rispondere dalla RAI, che ora c'è RAI 5 di D'Alessandro, dove regna monarca assoluto Michele Dall'Ongaro, tuttologo e tuttofare, che non si spaventa di fronte a nulla, neanche alla overdose della sua presenza in video. Chi vi rispondesse così, saprebbe bene di mentire, perchè le trasmissioni di intere opere in TV si sa quale destino abbiano e continuino ad avere. Altra cosa era ALL'OPERA!, trasmessa da una rete generalista e rivolta al grande pubblico.
Ma potrebbero anche dirvi che ALL'OPERA! costava molto. Altra evidente bugia, giacchè la trasmissione può esser ripresa con una spesa mille volte inferiore a qualunque altra trasmissione e che avrebbe il merito di trasmettere opere che la RAI, per contratto ma non solo per contratto, riprende regolarmente e poi va a - buttare, letteralmente - nei suoi magazzini. ALL'OPERA! consentiva, stagione dopo stagione, di far vedere al pubblico edizioni sempre nuove di titoli popolarissimi.
Poi ci sono anche ragioni di bassa lega. ALL'OPERA veniva fatta da pochissimi - autori eravamo noi e Lubrano, Lubrano era il presentatore, e poi c'era il regista, Tony Verità con l'aggiunta Naturalmente dei tecnici delle squadre di ripresa ecc... Non c'era spazio per infilarci altre persone che interessavano a questo o a quel direttore generale o direttore di rete come avviene in alcuni calderoni .Ma accadde anche con noi: ci fu imposta una persona, regista RAI in pensione, che avrebbe dovuto suggerire a noi - lavoro inutile del tutto - alcuni dati sulle opere; presentandoci delle note che noi leggevamo per rispetto della persona che le aveva prodotte e basta) come avviene in alcuni calderoni.
Quest'insieme vergognoso di ragioni hanno fatto cancellare ALL'OPERA! fino ad oggi.
Nessuno dica, per favore, che però RAI Uno ha fatto 'Mettiamoci all'Opera', con Frizzi, da Rieti, nel Teatro Vespasiano la cui fondazione è presieduta da Gianni Letta - uno sconosciuto! - perchè allora vi sputeremmo in un occhio; non avreste capito nulla ed allora meglio, per noi, tacere.
domenica 13 luglio 2014
Daverio poteva essere un buon assessore se Marino non gli avesse preferito la Marinelli
Riassunto delle puntate precedenti. Giovanna Marinelli ha fatto parte della corte di Veltroni dal quale a fine mandato venne promossa per i servizi resi, anche con merito - perchè dubitarne? - assieme a Verini, suo braccio destro, oggi deputato; a von Truppen, scrittore mandato alla RAI al Maggio fiorentino, all'Agis, ovunque pur di farlo stare a galla, ed anche alla giovanissima Marianna Madia, da poco orfana di uno dei principale collaboratori dell'ex sindaco-segretario, candidata al Parlamento in seggio sicuro, la quale ora sta dimostrando di voler a tutti i costi imparare. Ci vorrà ancora del tempo ma alla fine forse ci riuscirà, perchè è brava e si impegna.
Questa è la storia di alcuni dei 'Veltroni's boys & girls'. 'Se Parigi avesse avuto il mare ...' si dice dalle mie parti. Se Marino non avesse preferito la Marinelli di Veltroni, Daverio sarebbe stato un buon assessore. Il critico, noto per la sua presenza costante in tv da anni a raccontare storia ed arte del nostro paese, stava già facendo progetti, nonostante che - a suo dire - nessuno l'avesse mai contattato. Egli pensava che nella scelta di Marino avessero peso le qualità e le competenze dei candidati.
In una intervista aveva anche dichiarato che non avendo più nessun rapporto con la RAI era libero e vergine per assumere quell'incarico-sfida a Roma. Ma - gli chiede l'intervistatore - come nessun rapporto con la RAI, lei continua ad essere in tv con il suo programma. No - risponde il critico - si tratta di puntate vecchie che la RAI continua a mandare in onda. Evidentemente piacciono.
Ha ragione Daverio, che si è precipitato a dichiarare, conoscendo la legislazione vigente, che non sarebbe entrato in conflitto di interessi.
(E' curioso. Tutti sanno che fra certi incarichi ed altri nel settore pubblico c'è un conflitto di interessi e l'assoluta proibizione per legge - noi stessi nell'ultimo numero pubblicato di Music@, abbiamo proposto un elenco dei molti casi di incompatibilità fra l'incarico di professore e incarichi stabili di direzione artistica od amministrativa - ma nessuno si muove per farli cessare; non si muove la Madia che propone altre leggi, non si muove la Giannini alla quale evidentemente non import, e che qualcuno di questi incarichi incomptaibili li aveva sotto gli occhi nella sua Perugia; insomma, non si muove nessuno).
Torniamo alla trasmissione di Daverio in RAI. Non crediamo dipenda dal fatto che quella trasmissione era prodotta dalla Cappelli, personaggio con potenti entrature in RAI, da tempo immemorabile. Ma allora - ci viene spontanea la domanda: perchè la RAI non rimanda in onda anche le belle puntate di 'All'Opera!' , ben sessanta, presentate con successo da Antonio Lubrano su Rai Uno per sei stagioni consecutive, a cavallo degli anni Duemila, accolte da un successo di pubblico ben più alto della trasmissione di Daverio? Tre le risposte possibili:
- 'All'Opera!' non era prodotta dalla Cappelli, bensì dalla RAI;
- dell'opera non importa un bel niente a nessuno in RAI;
- la cultura, ed anche l'opera, purtroppo è in mano, per RAI 1, a Marzullo.
E forse ve ne sono anche delle altre che, al momento, ci sfuggono.
Questa è la storia di alcuni dei 'Veltroni's boys & girls'. 'Se Parigi avesse avuto il mare ...' si dice dalle mie parti. Se Marino non avesse preferito la Marinelli di Veltroni, Daverio sarebbe stato un buon assessore. Il critico, noto per la sua presenza costante in tv da anni a raccontare storia ed arte del nostro paese, stava già facendo progetti, nonostante che - a suo dire - nessuno l'avesse mai contattato. Egli pensava che nella scelta di Marino avessero peso le qualità e le competenze dei candidati.
In una intervista aveva anche dichiarato che non avendo più nessun rapporto con la RAI era libero e vergine per assumere quell'incarico-sfida a Roma. Ma - gli chiede l'intervistatore - come nessun rapporto con la RAI, lei continua ad essere in tv con il suo programma. No - risponde il critico - si tratta di puntate vecchie che la RAI continua a mandare in onda. Evidentemente piacciono.
Ha ragione Daverio, che si è precipitato a dichiarare, conoscendo la legislazione vigente, che non sarebbe entrato in conflitto di interessi.
(E' curioso. Tutti sanno che fra certi incarichi ed altri nel settore pubblico c'è un conflitto di interessi e l'assoluta proibizione per legge - noi stessi nell'ultimo numero pubblicato di Music@, abbiamo proposto un elenco dei molti casi di incompatibilità fra l'incarico di professore e incarichi stabili di direzione artistica od amministrativa - ma nessuno si muove per farli cessare; non si muove la Madia che propone altre leggi, non si muove la Giannini alla quale evidentemente non import, e che qualcuno di questi incarichi incomptaibili li aveva sotto gli occhi nella sua Perugia; insomma, non si muove nessuno).
Torniamo alla trasmissione di Daverio in RAI. Non crediamo dipenda dal fatto che quella trasmissione era prodotta dalla Cappelli, personaggio con potenti entrature in RAI, da tempo immemorabile. Ma allora - ci viene spontanea la domanda: perchè la RAI non rimanda in onda anche le belle puntate di 'All'Opera!' , ben sessanta, presentate con successo da Antonio Lubrano su Rai Uno per sei stagioni consecutive, a cavallo degli anni Duemila, accolte da un successo di pubblico ben più alto della trasmissione di Daverio? Tre le risposte possibili:
- 'All'Opera!' non era prodotta dalla Cappelli, bensì dalla RAI;
- dell'opera non importa un bel niente a nessuno in RAI;
- la cultura, ed anche l'opera, purtroppo è in mano, per RAI 1, a Marzullo.
E forse ve ne sono anche delle altre che, al momento, ci sfuggono.
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domenica 15 settembre 2013
All'Opera! può tornare su Rai Uno
Sono pasati dieci anni dall'ultima edizione di All'Opera! che noi curammo come autore per sei anni, dal 1999 al 2004, e che era presentata, in video, da Antonio Lubrano, con la regia di Toni Verità. Ci siamo , tante volte, chiesti perchè Rai Uno, dopo sei edizioni fortunate - perchè è così: gli indici di ascolto per il melodramma, in seconda serata, erano di gran lunga al disopra delle aspettative, sia chiaro!!! - decise di non farla proseguire, mentre a tutt'oggi proseguono trasmissioni di allora che hanno sempre i soliti ascolti, nè più e nè meno di allora - anzi alcune con ascolti più bassi. Non prendiamo in considerazione Rai5 perchè quella è una riserva, gestita quasi in famiglia, incurante degli ascolti, autonoma nelle scelte; ma quella non è la televisione alla quale pensiamo e siamo affezionati, è come un club. E finalmente abbiamo trovato la ragione di quella interruzione che allora ci apparve senza motivo. La ragione era che a Rai Uno volevano un volto, certamente non accattivante, noto, familiare e simpatico quanto e come Lubrano, ma un volto giovane. A noi ed al regista della trasmissione, che non eravamo più pischelli, non pensarono neppure, tanto lavoravamo dietro le quinte. Oggi quella trasmissione potrebbe riprendere, anzi facciamo una proposta concreta, per la quale quale forniamo anche i nominativi delle possibili 'narratrici' in video. Non un nome solo, ma tre, così la Rai ha ampia scelta.
Innanzitutto la Muccitelli, Ingrid, che abbiamo visto raccontare con competenza e presenza tanti luoghi storici del nostro paese, ma anche come si confezionano i piatti più prelibati. E del resto c'era da immaginare che la sua bravura sarebbe enormemente aumentata dopo aver succhiato dal suo pigmalione, Masi, tutti i saperi tecnici e gestionali televisivi che lo aveva portato ai vertici di quell'azienda. Ma c'è anche un'altra possibile candidata, quell'Eleonora Daniele, le cui qualità di narratrice ed attrice avevano spinto un politico di rango, come Alemanno a sostenerne la candidatura, a seguito di idoneità palese, per altri ruoli ancor più impegnativi. All'Opera!, farebbe per Lei. Ed infine, ma non osiamo sperare tanto, c'è Caterina, la Balivo, la più brava di tutte ed anche la più giovane - sempre che l'età anagrafica possa essere un ulteriore punto di merito - che è in cerca di una trasmissione di prima serata. Con All'Opera! le verrebbe offerta una serata 'seconda', ma sicuramente lì avrebbe un pubblico in grado di apprezzare tutte le sue qualità. Tutte.
Innanzitutto la Muccitelli, Ingrid, che abbiamo visto raccontare con competenza e presenza tanti luoghi storici del nostro paese, ma anche come si confezionano i piatti più prelibati. E del resto c'era da immaginare che la sua bravura sarebbe enormemente aumentata dopo aver succhiato dal suo pigmalione, Masi, tutti i saperi tecnici e gestionali televisivi che lo aveva portato ai vertici di quell'azienda. Ma c'è anche un'altra possibile candidata, quell'Eleonora Daniele, le cui qualità di narratrice ed attrice avevano spinto un politico di rango, come Alemanno a sostenerne la candidatura, a seguito di idoneità palese, per altri ruoli ancor più impegnativi. All'Opera!, farebbe per Lei. Ed infine, ma non osiamo sperare tanto, c'è Caterina, la Balivo, la più brava di tutte ed anche la più giovane - sempre che l'età anagrafica possa essere un ulteriore punto di merito - che è in cerca di una trasmissione di prima serata. Con All'Opera! le verrebbe offerta una serata 'seconda', ma sicuramente lì avrebbe un pubblico in grado di apprezzare tutte le sue qualità. Tutte.
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