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lunedì 5 dicembre 2016

José Carreras continua a rovinarsi la bella reputazione che s'era guadagnato prima della malattia,cantando(?) ancora

A gennaio di questo anno,  subito dopo aver ascoltato Carreras a Radio 3, scrivemmo ciò che segue. E allora perchè canta ancora, sebbene per l'ultimo tour?
Si è ascoltato, l'altro ieri, nel corso di una puntata dell'acuta,  all'apparenza  perfino cattivissima Barcaccia di Radio 3, condotta dall'esilarante, ridanciano duo Stinchelli-Suozzo,  una performance di Josè Carreras - che chiamare 'vocale'  è davvero un insulto all'arte del canto - il quale ormai settantenne e con l'arnese vocale completamente disastrato, si arrischia ancora a cantare, non conta se in un teatrino della provincia toscana, in occasione dell'ennesimo premio attribuitogli.
Agli ascoltatori di Radio 3 sono stati proposti due brevissimi brani - INASCOLTABILI - al termine dei quali i due con la faccia tosta che tutti conoscono, hanno lodato l'interpretazione, il fraseggio, aggiungendo semplicemente, sapendo di mentire - altrimenti non sanno neppure cosa sia il canto -  "certo la voce non è più quella di un tempo". Ma come, la voce non è più quella di un tempo? Carreras di voce non ne ha più,  e quella poca che ha è sfibrata, esile, sforzata anche per piccoli passaggi nell'acuto, insomma un disastro.
Ma per  gli esilaranti conduttori  non era così. Loro  gli perdonavano tutto, per la sua storia passata ed anche per la grave malattia, per sua fortuna, superata.
 Il canto è una cosa seria, e quando uno non può più praticarlo, si ritiri.
                                                                           ***
Abbiamo voluto riprodurre il post che scrivemmo quasi un anno fa, dopo aver ascoltato a Radio 3 Carreras 'cantare'- si fa per dire - in un teatro toscano.
 Leggiamo ora  sui giornali che l'ex tenore non demorde. Per festeggiare il suo settantesimo compleanno, caduto proprio in questi giorni, ha tenuto in Giappone, a Tokio, un concerto - che già definirlo tale sembra un insulto - accompagnato dal pianista che collabora con lui da sempre, Bavaj.
 Ha invitato a Tokio tutta la famiglia, figli e nipoti compresi, per far festa. Perchè ora sta bene, vuole dedicarsi alla sua Fondazione, benemerita, ma si ostina a continuare a cantare, ben sapendo che ormai non dovrebbe farlo più. Invece lui ha promesso - minacciato - che lo farà per due anni ancora, perchè si sente ancora in forma (fisica non vocale, come mai non se ne accorge?) e solo dopo  si dedicherà anima e corpo alla Fondazione, impegnata nella lotta alla leucemia.
 A giugno, invitato dal nuovo AD di Musica per Roma, il connazionale Noriega, ha aperto la stagione all'aperto dell'Auditorium, 'Luglio suona bene', con esiti  infelici.
 Allora perchè ostinarsi? Lui avrebbe dovuto smettere da tempo, per non rovinare quella fama di tenore di grazia che s'era fatta negli anni felici di carriera.
 Prenda questa decisione, immediatamente; talvolta il pubblico anche quello severo, si cala le braghe di fronte ad un monumento dell'arte vocale, anche quando il monumento si presenta  arrugginito e in disfacimento. A quel punto dev'essere l'ex monumento a fare il primo passo, dando senza ulteriore indugio, l'addio alle scene. Prima che sia troppo tardi. Perchè è già tardi.

sabato 26 novembre 2016

L'AUDITORIUM PARCO DELLA MUSICA E MUSICA PER ROMA sono IN RIBASSO? Forse che sì, forse che no

 A leggere delle eccellenze musicali e culturali della Capitale, secondo la considerazione del 'Corriere', si legge dell'Accademia di Santa Cecilia, e della sua Orchestra guidata da Tony Pappano - che la guiderà ancora fino al 2021 dal lontano 2005 (di fatto dal 2003), notizia di questi giorni - e basta. Neanche una parola sull'Opera di Roma, che  'La Stampa' di questi giorni dice essere oggi, con la guida del Sovrintendente Fuortes, l'unica possibile antagonista artistica e qualitativa della Scala, ed ha pure un bel programma, secondo Alberto Mattioli che firma il pezzo.

Poi il 'Corriere' torna sull'argomento e all'Accademia di Santa Cecilia, aggiunge, nelle eccellenze, anche l'Opera, augurandosi - e con il 'Corriere' tutti noi - che presto Daniele Gatti decida di stabilire un rapporto stabile con la sua orchestra - e forse l'annuncio di tale novità importantissima per il teatro, verrà data fra pochi giorni  da Fuortes che è abilissimo nel centellinare le notizie, anche quelle che notizie non sono, per avere un giorno qualche riga sui giornali.
 Se Gatti ne assumesse l'incarico di direttore musicale, facendo il paio con il ruolo che Pappano ha a Santa Cecilia, non sarebbe che un bene. Innanzitutto per l'orchestra e per il teatro, dove un direttore musicale manca non dai tempi di Serafin- come qualche collega scordarello va scrivendo - ma dai tempi di Giuseppe Sinopoli che in teatro, seppure per breve tempo, assunse tutti gli incarichi dirigenziali contemporaneamente, compreso quello di direttore. E si potrebbe anche citare il caso di Riccardo Muti, anomalo giuridicamente, ma nei fatti pur egli direttore del teatro, come dimostra tuttora la permanenza nella direzione artistica di Alessio Vlad che Muti volle, in segno di riconoscenza verso suo padre, Roman, che fu il suo principale sponsor, all'esordio a Firenze. Muti, meridionale , non dimentica la riconoscenza, fiore rarissimo oggi:. fra qualche giorno tornerà a dirigere a Bergamo dove ebbe i suoi esordi da direttore, 50 anni fa. Bravo Muti!

Ma fra le eccellenza colpisce il fatto che mai una parola sull'Auditorium 'Parco della Musica' e su 'Musica per Roma', dopo che nelle passate settimane si è salutata la rinascita della 'Festa del cinema', ora che è affidata alla nuova direzione di Mondo ( La repubblica).
Perchè? All'improvviso, 'Musica per Roma' è caduta in disgrazia? Possibile mai che con l'uscita di Fuortes l'intero sistema auditorium si sia afflosciato su se stesso, sgonfiandosi? O che quella complessa macchina, per che un decennio ha mietuto allori, all'arrivo del nuovo AD, lo spagnolo Noriega, sia in ribasso?

Noi non crediamo ai miracoli, non crediamo che dall'oggi al domani l'Auditorium sia finito. Non pensiamo minimamente che senza Fuortes sia la fine, come del resto siamo convinti che non è  SOLO con Fuortes, e a Causa della sua presenza, che l'Opera di Roma possa rinascere.
Occorre ben altro, come un  direttore musicale, per cominciare. E il direttore musicale è molto molto più importante dei registi ai quale Fuortes tiene tanto, ma che nulla possono fare per rendere nuovamente prestigioso e grande quel teatro.

Ma allora perché questa improvvisa débacle dell'Auditorium? Perchè dopo una decina d'anni di cose sempre le stesse, anche la macchina dell'Auditorium necessita di novità. E dunque la déblacle ha coinciso con l'uscita di scena di Fuortes, per una semplice coincidenza che ha messo in luce i punti deboli.
 Ma noi abbiamo anche un'altra idea: semplicemente perché, da un lato Fuortes ha sempre goduto di buona stampa, meritatamente o immeritatamente; dall'altro, perché, dopo la sua uscita, si sono scoperti gli altarini, a cominciare dai conti  ( non che li abbia truccati, certamente no,  ma che li abbia  esaltati più del dovuto, forse sì)  per finire alla conta del pubblico, che si diceva sempre in aumento e con spettacoli da tutto esaurito, sempre e comunque, mentre forse non era sempre così.

giovedì 6 ottobre 2016

Auditorium di Roma. Prima era solo un 'successo', ora è anche e soprattutto un 'dossier' sempre più ingarbugliato

Ieri, due articoli nella 'romana' di Repubblica, intendevano raccontare e spiegare dell'Auditorium, la crisi che starebbe attraversando, e che non siamo riusciti a capire.
 A leggere ora l'uno ora l'altro dei due articoli, uno di fianco all'altro, all'Auditorium abbiamo capito che ci sarebbe, ma non da oggi - cioè dall'arrivo del nuovo amministratore, dopo la definitiva uscita di Fuortes- una crisi non da poco.

Diminuisce il pubblico, diminuiscono gli sponsor, diminuiscono le entrate e gli 'eventi'- ancora questo termine nefasto!- diminuiscono le produzioni, ma aumentano le 'ospitate. E aumentano anche i costi.  E, per la prima volta, dopo un decennio, il suo bilancio si chiude in passivo, di due milioni circa. Sul quale c'è, però, un contenzioso con l'Accademia di Santa Cecilia, ospite d'onore dell'Auditorium, con l'affitto pagato dal Comune all'Auditorium, il quale ha ridotto il suo finanziamento che si è ascritto in bilancio solo all'Auditorium. Una faccenda contabile non difficilissima da sbrogliare per renderla comprensibile, ma che non è origine e causa della crisi. C'è poi la stroria della liquidità dell'Auditorium, i cui 18 milioni di Euro sono stati immobilizzati comprando titoli di Stato. Quando si si scrive che quei soldi dovevano essere investiti nella produzione, si vuol dare ad intendere che sarebbe  bastato per evitare la crisi?

La crisi sta altrove, e ad essa anche la gestione Fuortes non è estranea. Non che truccasse i bilanci, come lo aveva accusato il ben noto esponente della cultura romana che di nome fa Mollicone, altrimenti noto alla cronache della Capitale. No, questo non si poteva fare, e Fuortes non l'ha mai fatto, come ha attestato la certificazione esterna di autorevole società di revisione. Perciò, Mollicone, taci!
 La storia è un'altra, la solita. Finchè al governo della città ci sono amici, questi garantiscono alle eccellenze della città tutto il sostegno possibile per non  farle scendere nella considerazione generale. Che poi è quello che Veltroni e la sua longa manus, Bettini, hanno fatto con Fuortes, che certamente qualche esperienza s'è fatto ed ha fatto in parte anche bene, amministrando l'Auditorium. Ma non è tutto oro...

Arrivato al governo della città Alemanno, è rimasto Fuortes, ritenuto sempre l'artefice del successo della grande macchina culturale romana; ma è stato mandato a casa il presidente e cioé Borgna, troppo PD, al suo posto è arrivato il noto sigaraio, Regina, e le cose forse da allora sono cominciate a non andare benissimo, perchè Alemanno non era proprio amico di Fuortes, e Regina, industriale, non aveva le stesse entrature di Borgna con il PD.

Nel frattempo che faceva Fuortes? Continuava a fare le stesse cose di sempre che, finchè durano, va bene. Ma non possono andare bene in eterno. Fuortes è vissuto sugli allori, anche quando avrebbe dovuto pensare a rinnovare il carnet generale dell'Auditorium. Ed è tanto vero che quando s'è mosso, affezionato alle sue creature,  se le è portate appresso, perché a suo modo, limitato, di vedere, senza di loro non sarebbe andato da nessuna parte. Lui ha sempre avuto orecchie solo da una parte, non si è mai aperto, perchè doveva rendere conto ai suoi sponsor. Altro che libertà(Quando avremo un pò di tempo e voglia, racconteremo alcune vicende che conosciamo in prima persona e che ci hanno condotto a questo giudizio severo, nei confronti di Fuorets, che conosciamo da molto prima che diventasse il numero uno degli amministratori culturali) Lui non può avanzare che aveva le mani legate, e se le aveva se le era legate lui stesso.
 Ha pensato che le sue imprese fossero eterne e non avessero bisogno di tanto in tanto di modifiche ed aggiornamenti.
 Repubblica citava anche la cancellazione di 'Contemporanea' fra le cause della crisi. Bisogna essere proprio ignoranti e in malafede per scriverlo. 'Contemporanea', come forse l'analoga rassegna dell'Opera di Roma, era nata zoppa, rappresentava un costo con poche entrate, poco pubblico ( salvo taluni, come quei maledetti 'eventi' degli elicotteri di Stockhausen, costosissimi, ma inutili) e mostrava sciatteria nella realizzazione (non  staremo ad illustrare i concerti ai quali abbiamo personalmente assistiti). Contemporanea all'Auditorium come all'Opera serve a dire al mondo che lui, Fuortes,  della tradizione - CHE NON CONOSCE E NON APPREZZA - farebbe volentieri a meno per puntare sulla modernità, che forse, ed altrettanto, NON CONOSCE E NON CAPISCE, ma che programma perché 'è fico'. Per Fuortes l'Opera - il melodramma - non 'modernizzata' dalla regia morirebbe in poche settimane.
 Si cominci a guardare  con attenzione e senza prevenzioni e paraocchi anche alla gestione Fuortes, forse si scopriranno già lì i germi dall'attuale crisi dell'Auditorium che non si può ascrivere soltanto alla nuova gestione. Ma in parte anche alla crisi, ma ancor prima alla mancanza di idee sia di Fuortes che di Noriega, che è l'ultimo arrivato.

 P.S. Ancora su Repubblica una intervista sull'Auditorium e i suoi problemi ( Ma quali? ) all'attuale AD , Noriega, il quale dice che c'è stato un falso allarme, che il deficit è 'tecnico' che con Santa Cecilia ci sono rapporti d'amore e che sta preparando una stagione superlativa, che sarà presentata il prossimo 27 ottobre. L'Auditorium sembra voler dire non è  attraversato da nessuna crisi, con buona  pace di gufi e denigratori.

domenica 24 luglio 2016

Saremmo felicissimi di registrare 'tutto esaurito' ad ogni spettacolo nella capitale. Però non raccontateci balle

Capiamo la necessità di incoraggiare le truppe nel corso di una battaglia, come è quella che durante una stagione musicale si combatte da tutti i partecipanti, in vario modo, fino alla vittoria finale  della guerra. E capiamo anche la necessità di ripetere più di una volta gli appelli ad impegnarsi con eroismo, senza farsi prendere dallo sconforto se qualche confronto non va come si desiderava, fino alla vittoria finale. Ma da questo a raccontare vittorie che ancora non si hanno conseguito, non ci piace, e continueremo a denunciarlo, fino a quando i bollettini delle  vittorie non saranno compilati che a fine guerra e  diramati al momento dei conti.
 Mentre così non fanno alcune importanti istituzioni musicali - scusate se ci occupiamo di queste e solo di queste - a cominciare dall'Opera di Roma che proclama anzitempo vittorie ancora da conseguire,  e con i giornalisti 'al seguito'- che sono la maggioranza -  pronti a certificarle sulla parola dei comandanti supremi ed a diffonderle.
 Che succede a Caracalla con l'affluenza del pubblico? Leggiamo proprio oggi, da qualche parte, che il Barbiere - che si dà in cinque recite - ha raggiunto la bella cifra di 182.000 Euro di incasso( per biglietti già acquistati). Il maggior incasso di sempre per uno spettacolo(?), per il Barbiere(?), per l'Opera di Roma?
 Cinque recite a Caracalla fanno più o meno 20.000 posti disponibili. Il consuntivo lo facciano quando sono finite le recite, così capiamo quanti di quei posti sono stati occupati, e se saranno occupati tutti noi saremmo felicissimi.
 Oggi, se si va sul sito, per prenotarne uno o più per le recite del Barbiere, si legge, per tutti i settori, che c'è ancora 'alta disponibilità' in tutti i settori. Ma allora cosa hanno venduto per quell'incasso? Vogliono farci credere che fra i biglietti più venduti ci sono quelli ad altissimo prezzo, da 150. Euro a 70 circa?
 Stasera , ad esempio c'è Bolle, e ci sarà per una seconda serata. Apriti cielo. Cosa scrivono i giornali? esaurito da tempo. Poi uno va sul sito per prenotare on line e legge che nessun settore è più prenotabile, salvo il Settore A, delle poltronissime, dove ci sono ancora posti liberi. Dunque non sono tutti esauriti, e sono disponibili solo quelli ad altissimo prezzo. Il che ci fa fare anche una seconda riflessione e cioè che quelli che possono spendere, in fondo se ne fottono di Bolle, o aspettano il biglietto omaggio che ai notabili non s'è mai negato, come invece qualche mascalzoncello, interno al teatro, ha fatto più di una volta con i giornalisti scomodi, quelli non 'al seguito'. E risulta, perciò che a riempire l'ampia platea di Caracalla ci pensano coloro che amano la danza e si privano di qualcosa per  seguire il loro idolo.

Musica per Roma che in estate presenta la rassegna 'Luglio suona bene', che apre a giugno e chiude ad agosto, dopo il flop del concerto inaugurale affidato dal nuovo AD spagnolo, Noriega, al suo conterraneo svociato Josè Carreras, fa sapere - la notizia è dell'altro ieri - che anche quest'anno la rassegna riscuote molto successo, come sempre e come negli anni scorsi quando a Musica per Roma c'era Fuortes; e che ad oggi- l'altro ieri - erano stati venduti 77.000 biglietti circa. Anche da questo comunicato- che ha lo stesso scopo di quello di Fuortes per Caracalla, non si capisce se i 77.000 sono stati i biglietti venduti per gli spettacoli fino ad oggi, o sono i biglietti venduti in assoluto e comprendenti perciò anche concerti non ancora effettuati.
 Anche qui a noi piacerebbe leggere che per tutte le serate, i 3500 posti circa della Cavea sono stati occupati al 100%.
 Ma, fino a quando non saranno in grado di dirci con esattezza: serate... posti disponibili... posti venduti... incasso biglietti... tacciano ed attendano l'esito finale.

venerdì 1 luglio 2016

Musica per Roma, per la prima volta, chiude il bilancio 2015 - ultimo di Fuortes - con un consistente passivo: 2,1 milioni di Euro

Qualche sospetto l'abbiamo sempre avuto e  negli ultimi anni l'abbiamo anche manifestato, e cioè che Fuortes avrebbe sempre e comunque goduto di buona stampa, come si conviene ad una persona che si è fatta la fama di 'buon amministratore' , mentre il suo successore  forse no.
Noriega, il suo successore - chissà perché questo suo tristo cognome ora non compare più, e gli si preferisce l'altro, tacendo quello più ignobile che ovviamente con il dittatore sudamericano  è solo omonimo - è subentrato a Musica per Roma, al posto di Fuortes, solo ad ottobre 2015, quindi più o meno a bilancio quasi chiuso.
Come si può,  allora, anche lontanamente, dare a lui la colpa del deficit di bilancio che risulta abbastanza consistente'. I giornali citano il flop del concerto inaugurale di 'Luglio suona bene'  2016 con José Carreras. Flop prevedibile come abbiamo scritto nei giorni scorsi,  se come non abbiamo letto su nessun giornale servo.
Come fa Carreras che non ha più voce a cantare? Certo é stata una decisione del suo connazionale Noriega, non c'è dubbio. Ma di questo gli si potrà dar colpa al prossimo bilancio, non a quello del 2015, che va ascritto per buona parte alla responsabilità di Fuortes.
Aurelio Regina, presidente, s'è affrettato a dichiarare che si tratta di un deficit 'tecnico' che sarebbe potuto comparire  almeno negli ultimi cinque bilancio firmati dall'amministratore Fuortes. Perchè di quel deficit, oggi dichiarato e ieri mai, 600.000 Euro  è dovuto alla non iscrizione in bilancio dei capannoni nati per la 'Festa del Cinema' ora ceduti, e il milione  mezzo di Euro  è dovuto al fatto che il Comune che pagava a Musica per Roma per conto dell'Accademia di Santa Cecilia l'affitto dei locali, finita la convenzione non l'ha più rinnovata - ma dovrebbe farlo, perchè no? - e Musica per Roma che, evidentemente ha qualche problema a venire in possesso di quella somma, ha chiesto come parziale risarcimento all'Accademia l'utilizzo per varie occasioni anche della Sala Santa Ceciliae,  ma contemporaneamente non ha potuto mettere in bilancio quella somma.
Perciò, senza che nulla sia cambiato nella programmazione durante tutto il 2015 - programmazione che reca ancora la firma di Fuortes ( il quale nel 2015 ha avuto un compenso dall'Opera e da Musica per Roma, per complessivi 240.000 Euro), quel deficit - tecnico, beninteso - va ascritto alla amministrazione Fuortes. Non parliamo, sia chiaro, di bilanci truccati.

martedì 22 settembre 2015

Faccia di m... arino. Ignazio Marino

Ignazio ha proprio la faccia da Marino, la sua, non ci  si crede. Per fortuna che, almeno in parte, dalla barba è in parte celata l' immensa vergogna, che si è conquistato da quando è sindaco di Roma
Non si sono ancora spenti gli echi del suo viaggio in USA per vacanze, che già riparte ancora in USA, mentre  Roma continua a convivere con i suoi malanni: il traffico impossibile, la sporcizia ormai proverbiale, e i cantieri del Giubileo che stentano ad essere aperti. Lui assicura che viaggia gratuitamente, perchè invitato dagli USA per le giornate americane del Papa, che avrebbe potuto vedere da vicino, percorrendo  al massimo qualche chilometro, chiedendo udienza in Vaticano.
 Io -  romani in malafede!- vado in America per il bene di Roma, ha spiegato. Lo ha difeso Orfini dicendo che è impensabile che il sindaco di una  capitale - certo Roma è una capitale, anche se mal ridotta - non possa e non debba avere impegni istituzionali internazionali. E Marino ha aggiunto che ha pronto in tasca il nome di un grande finanziatore americano intenzionato ad elargire per le aree archeologiche romane una cinquantina di milioni circa. Solo che deve ancora definire gli ultimi particolari, cosa che farà in USA in questi giorni.
Mentre il rinnovo, urgentissimo, del contratto di servizio con AMA attende la firma, come altra regolarizzazione attende il vuoto scandaloso della governance dell'Auditorium creato proprio  dalle sue vacanze americane, per le quali non ha potuto firmare entro il 15 agosto, perchè se ne stava in spiaggia a Miami, ed altra firma - la terza, per quel che ne sappiamo - attende l'AD di Musica per Roma, Noriega che, da Madrid,  insulta il sindaco inadempiente e minaccia di sfilarsi dall'incarico che da tre mesi attende di essere regolarizzato e formalizzato dal sindaco scordarello e viaggiatore.
 Insomma il sindaco dello sfacelo cittadino riparte, ma non senza aver prima promesso al Festival Romaeuropa, che quest'anno sarà in platea. Convinto? Non sarà che lo ha detto solo per far piacere al suo vice Causi, la cui signora, Monique Veaute, è l'anima del festival, da quando è nato?
 Il quale vice sindaco richiesto di fondi  urgenti per la conservazione dei beni architettonici ed archeologici - che va detto producono ricchezza , è bene non dimenticarlo - ha risposto che se mancano i soldi per tappare le buche  come si può pensare di destinare fondi alla conservazione? E magari dopo che qualche risorsa è  già stata impegnata per il Festival Romaeuropa, faro internazionale di cultura, giunto alla trentesima edizione; mentre è stato negato, prima volta dopo un secolo, alla IUC della famiglia Fortuna, la cui erede Francesca, a capo dell'istituzione, non si riesce a capire quanto percepisca di compenso annuo. Perchè Lei  insiste a non scriverlo  nella pagina 'Amministrazione trasparente' del sito dell'istituzione, ed il Ministero, che dovrebbe vigilare, non gliene chiede conto.

mercoledì 16 settembre 2015

Ignazio Marino e Dario Franceschini, se zitti e fermi farebbero più bella figura

E' così, non c'è dubbio. Ogni volta che uno dei due apre bocca, viene da pensare a tutti che sarebbe stato molto meglio anche per loro stessi pensarci bene prima di parlare, o magari non parlare affatto.
 Nel segnalarvi gli ultimi casi, cominciamo dal più alto di grado, dal meno gaffeur, se è possibile fare una classifica 'del meno peggio' fra i due campioni.  Dal ministro.
 Ieri Franceschini, assieme a Renzi, ha presentato alla stampa i nuovi 20 direttori scelti attraverso una 'call' internazionale - altro punto in comune fra i due, ambedue amano le 'call' - dei maggiori musei e siti archeologici italiani. E nell'accennare che da subito queste nostre eccellenza artistiche avrebbero avuto nuove guide, ha aggiunto, che le eccellenze artistiche andavano  affiancate con eccellenze culinarie. Franceschini, che ha qualche difficoltà di espressione voleva dire, infondo in fondo, che tutto nei musei, dalla professionalità delle guide, alla efficienza dei botteghini, alla ristorazione e tutto il resto, doveva essere all'altezza del luoghi.
E diceva giusto, perchè si verifica che il visitatore che va in un nostro museo anche il più importante del paese,deve imbattersi in servizi logistici ed igienici vergognosi e se vuole bere un caffè o consumare un pasto veloce, deve prima vaccinarsi contro le intossicazioni  alimentari. Perciò ha ragione Franceschini.
E, infatti, tranne che in Italia, nelle gallerie e musei del mondo si hanno servizi all'altezza del sito artistico.  L'abbiamo verificato di persona recentemente, e possiamo perciò testimoniarlo, a Dublino, ad esempio, dove nel museo dedicato all'arte moderna e dove è ricostruito lo studio di Francis Bacon, abbiamo potuto consumare un pasto in un piccolo ristorante, con cibi e servizi adeguati.
 Ma quando Franceschini dice che all'eccellenza artistica  deve affiancarsi l'eccellenza della cucina, si capisce che ha scambiato i ristoranti dell'EXPO che ospitavano opere d'arte con i musei italiani. Perdoniamogli questo scambio di luogo!
Pentre non possiamo perdonarlo per l'ennesimo crollo a Pompei dove, stando alle sue dichiarazioni ed alla visita  in loco di Giuliano Ferrara, tutto è a posto, anzi di più.
Ignazio Marino, imparentato a Franceschini per l'affezione alle 'call' internazionali, si distingue dal suo gemello, perchè dopo aver scelto, attraverso una 'call', il nuovo amministratore delegato di Musica per Roma - l'Auditorium di Renzo Piano, per intenderci finora retto da Carlo Fuortes - nella persona di un tal Noriega, esperto in 'corride e sponsorizzazioni' si dimentica di firmare il decreto di nomina, che rimanda al suo ritorno dalle vacanze americane, quando è troppo tardi anche  per le nomine del consiglio di amministrazione, ridotto per la sua assenza, da una quindicina di membri - tutto il generone romano c'era dentro - ad appena cinque ( sarebbero potuti essere una quindicina se avesse firmato il decreto entro il 15 agosto. Ma come poteva lui che era in vacanza in USA? Dopo quella data le regole sono cambiate anche per il sindaco  americano).
 Esperto di corride si legge nel curriculum di Noriega, scelto forse per questo, nonostante che poi il sindaco chirurgo ogni giorno ribadisca che i responsabili delle municipalizzate, prima della sua ascesa al Campidoglio, erano scelti non in base alla loro professionalità, ma per l' appartenenza a questo o quel clan politico o affaristico. Esattamente quello che lui ha avallato nel caso dell'Auditorium, che comunque non ha ancora formalmente nominato e Noriega, continua ad occuparsi di corride e resta in Spagna. A meno che  Marino, d'accordo con il suo sodale Franceschini, per il tramite della moglie del ministro, presidente della Commissione cultura del Campidoglio, non stia pensando di trasferire le corride dalle arene spagnole in quella romana del Colosseo. Ce lo fa pensare la fretta con cui Franceschini, vuole a tutti i costi risistemare il Colosseo, per ospitarvi spettacoli, anche di corride, perchè no?
 Ma le gaffe di Marino non finiscono qui. L'ultima riguarda la toponomastica della città. Oggi o domani inaugura, affiancato dal suo assessore appoggiatutto,  Giovanna Marinelli, una piazza intitolata a Martin Lutero, a pochi mesi dall'inizio del Giubileo della Chiesa cattolica e, se non ci sbagliamo, a  due passi dal Colosseo, golgota romano di tanti martiri.
 E' chiaro che Martin Lutero meriti che gli si intitoli una piazza forse anche due - anche se ci vien da ridere al pensiero che molti, sentendo pronunciare il suo cognome, penseranno si sia sbagliato accento, e scriveranno sicuramente L'Utero - ma la tempestività ci fa capire come Marino non ne indovini una, con tutta la sua buona volontà. Quando si parla di Giubileo,  intitola una piazza a Lutero, proprio a Roma? Alla richiesta, partita quattro o cinque anni fa, dalle Chiese evangeliche, si doveva dar corso proprio ora? E la Marinelli non ha avuto nulla da obiettare sulla inopportunità della tempistica? No, Marino è coerente con se stesso e non si ferma neanche di fronte al Giubileo. Almeno un pò di misericordia per noi!

martedì 8 settembre 2015

La VECCHIA Italia dura a morire impedisce la nascita della NUOVA Italia

 A partire dalle istituzioni, dove la VECCHIA Italia si è radicata da tempo e sradicarla, per impiantarne una NUOVA di zecca appare ogni volta, ad ogni nuovo tentativo, impresa impossibile. E' da quarant'anni circa che si discute dell'alleggerimento del nostro sistema  parlamentare bicamerale;  con Renzi, ma anche prima di lui, si torna a parlarne,  e mentre si era prima tutti d'accordo nella sua soppressione, ad eccezione ovviamente degli stesi senatori - i quali non si sono ridotti neanche gli stipendi per sè e per tutti i dipendenti delle camere, e perciò  potevano autoridursi ? - ed oggi alla viglia di una imminente discussione in aula, si rimette tutto in discussione. I senatori, quale che sia il loro numero - almeno su quello, sulla sua riduzione, c'è un qualche accordo? e perchè non si parla della riduzione anche dei parlamentari? - devono essere eletti, sostiene l'intransigente Brunetta, senza la modifica dell'art.2 del disegno di legge, dove si dovrebbe parlare appunto della elezione dei senatori ( ed ha aggiunto senza la modifica, nella legge elettorale del soggetto avente diritto al premio di maggioranza:coalizione e non lista) non se ne fa nulla. Punto a a capo, senza nulla concludere.

 Alla Biennale di Venezia si prospetta la riconferma per il terzo incarico consecutivo di Paolo Baratta alla presidenza. Ma come, non ci si doveva fermare a due, al massimo, e nel caso di Baratta forse a quarto, essendo già stato altre due volte presidente,  non consecutivamente? Sì per tutti ci si doveva e deve fermarsi a due, ma per Baratta. No, lo ha previsto l'ultima legge di stabilità, che ha derogato al principio dei due incarichi consecutivi. Quando ci sono gli amici non si guarda in faccia a niente e  nessuno. Anche il direttore della sezione cinema, verrà prorogato di 12 mesi, come sia lui che Baratta speravano, si auguravano ed hanno ottenuto. Pur avendo denunciato quest'ultimo che in Italia si fanno molti film, troppi, dunque se ne devono fare meno, mentre loro due restano ancora per molti troppi anni al timone dell'Istituzione veneziana. Mentre nel resto del mondo ad ogni scadenza di mandato i vertici vengono rinnovati senza che caschi il mondo. In Italia no.

In Campidoglio tira una brutta aria, solo Marino non se ne accorge, fa finta di non accorgersi. Perchè non l'hanno mandato a casa? Non ne ha combinate già troppe,  perfino la lunga vacanza in America mentre Roma era messa a fuoco e fiamme dai clan malavitosi ed attendeva il suo ritorno per dare il via ai lavori del Giubileo che non saranno mai finiti in tempo? Adesso se la prende con Alfano - che già di suo ha tante colpe  al quale imputa di essere stato con Alemanno meno duro che con lui, perchè ambedue appartenevano al medesimo partito; dimenticando però che se lui non va a casa dipende solo dall'imminente Giubileo, dalla paura di perdere il Campidoglio da parte delle forze di sinistra e dalla volontà di resistere dei consiglieri comunali fino alla fine della legislatura, perchè anche loro 'tengono famiglia'.
 E lui continua con la solita lentezza che ha fatto iniziare troppo tardi i lavori del Giubileo, solo perchè ha lottato strenuamente per mesi contro la nomina di un Commissario, la qual cosa ora ha dovuto subire, pur recalcitrando.
 E con la sua solita e proverbiale lentezza, altro rimprovero che Roma gli fa - non ha ancora nominato il nuovo Amministratore delegato di Musica per Roma, lo spagnolo Noriega - esperto di corride e sponsorizzazioni, come sottolinea oggi sul Corriere maliziosamente Paolo Conti - dopo averlo  scelto fra centinaia di candidati che avevano risposto ad un bando internazionale del quale Marino si vantava, ed averne resa nota l'elezione già un mese fa. Marino ancora non lo nomina (chissà con cosa sta barattando il decreto di nomina, a questo punto urgentissimo) ed anche il gioiello - così lo chiamano - dell'Auditorium rischia di perdere lucentezza ed accumulare ritardi.

Toh, chi si rivede. Paolo Pinamonti, musicologo veneziano, graziato da Mario Messinis, all'epoca sovrintendente della Fenice,  che lo mise a fare il direttore artistico,  e, finito il mandato di Messinis come di Pinamonti,  richiesto dal teatro di Lisbona, dopo il quale anche Madrid, non volendo privarsi della sua competenza,  lo chiamò a dirigere il teatro della Zarzuela.
 Ora, al termine del mandato madrileno, ecco che Pinamonti riciccia a Napoli, al  Teatro San Carlo, chiamato dalla Purchia, messa e confermata lì da Nastasi,  contro il parere di De Magistris. Sempre meglio,quanto a competenza del suo predecessore De Vivo, fattosi direttore artistico sul campo- sappiamo come- senza nessuna credenziale precedente in fatto di preparazione, oltre quella di alcune recensioni discografiche per il vecchissimo Radio Corriere tv. Buonanima. Ma Pinamonti deve per forza fare il direttore artistico a vita? Non poteva tornare in laguna  e mettersi, al Lido,  meritatamente con i piedi a mollo?

Lamberto Sposini, vittima di un gravissimo problema, negli studi della 'Vita in diretta', alcuni anni fa, s'è rivolto alla magistratura chiedendo alla RAI per 'ritardi nei soccorsi' danni per 10.000.000,00 di Euro; la sua richiesta è stata respinta dal tribunale, in febbraio, Sposini ha presentato ricorso, e l'udienza è stata fissata per il luglio 2016, nel frattempo...
 Analoga attesa, nonostante i proclami di Zingaretti, si ha nella prenotazione di visite mediche specialistiche in ospedali e analisi. Ad una nostra conoscente che aveva bisogno dell'eletrocardiogramma, e che aveva telefonato per questo ad un ospedale, hanno fissato un appuntamento per marzo del 2016, nel frattempo...

domenica 30 agosto 2015

Visita di fine estate all'Auditorium di Roma. Valorizzazione più che conservazione

Agosto, domenica 30. Quando l'estate è ormai finita - come dice la canzone - noi, per riprendere la vita quotidiana normale, decidiamo di recarci all'Auditorium di Roma, nella cui libreria intendiamo cercare due testi.
 La vista all'arrivo è desolante. la strada che fronteggia il complesso architettonico, sulla quale passano macchine e  mezzi pubblici, in ambo in sensi di marcia, è una discarica, erbacce incolte, rami d'alberto tagliati e secchi d abbandonati sui marciapiedi impraticabili, isoletta di verde incolta, asfalto in dissesto. Il complesso è ancora sbarrato, sono aperti solo la libreria e il bar-ristorante, che si affaccia sui portici,  che è aperto, ma non al pubblico, dove stanno facendo la 'pulizie di pasqua' ( il bar  è affidato per la gestione ad un notissimo servizio di catering, sia quello che gli altri presenti negli spazi dell'Auditorium. Inutile ripetere a chi fa capo tale catering, perchè l'abbiamo scritto, e non solo noi, infinite volte).   E questo è uno dei fiori all'occhiello della Capitale che 'tutto il mondo ci invidia'- come dicono sempre i politici - ma che noi siamo bravissimi a far andare in malora, con ogni mezzo, compresa l'incuria.
 A cominciare dalla gestione e conduzione della libreria. Ci rivolgiamo ad un addetto per chiedergli di un volume ' di Skira'; ma  lui non sa come si scrive Skira - che è poi uno degli editori i cui volumi sono presentissimi nella libreria.
 Passiamo sopra, ma la sorpresa maggiore ci viene quando cerchiamo di individuare il settore dei libri di argomento musicale che non vediamo più dove era sempre stato e che a noi era ormai famigliare. 
 Ce lo indica - laggiù ci dice, infondo al reparto dischi. Sembrerebbe una 'razionalizzazione'- come spesso si dice quando si vogliono peggiorare le cose in Italia. Perchè, in realtà, anche prima era vicino al settore dischi, del quale costituiva una sorta di anticamera. Ora gli si sono ristretti i connotati, il bancone espositivo si è ridotto e i libri di musica sono ammucchiati, accatastati come in un deposito, nel quale non è semplice  neanche scorrere con lo sguardo tutti i titoli presenti, e cercare un volume  addirittura impossibile., e perciò ci siamo rivolti all'addetto incompetente.
 Gli spazi  espositivi in cui prima c'era anche la musica ora sono occupati dai libri di 'viaggi' e 'cucina'. Ci viene il sospetto che, prima di andar via  definitivamente dall'Auditorium, Carlo Fuortes, abbia messo in pratica la 'valorizzazione' tanto voluta da Franceschini per i nostri beni o tesori culturali, come l'Auditorium. Tali beni devono essere sì conservati - e l'Auditorium, invece, per come si presenta al visitatore che vi giunge la prima volta, all'esterno  risulta come in abbandono  - ma soprattutto 'valorizzati', che nel nostro caso e secondo la 'vulgata francechina' vuol dire: cucina e viaggi tirano più della musica e allora, anche in un luogo segnato  dalla musica più  che dalla cucina e dai viaggi, facciamo un forte innesto di cucina ( fra breve la bella pacioccona Clerici di Rai 1, vi terrà un corso di cucina nello spazio 'Risonanze'), e accanto al museo degli strumenti musicali, il prossimo amministratore delegato dell'Auditorium, lo spagnolo da poco nominato il cui cognome rimanda involontariamente echi di terre lontane segnate dal traffico di droga, Noriega, aprirà una agenzia di viaggi.
 Conservare, e soprattutto valorizzare, questo l'ordine.