Visualizzazione post con etichetta pasolini. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta pasolini. Mostra tutti i post

lunedì 29 febbraio 2016

Morricone vuole fare un film. Ecco il soggetto

Senza musica nel paese che non c’è.
Ennio Morricone, all’indomani della sua esperienza di presidente della giuria del Festival internazionale del film di Roma, rivela un suo soggetto cinematografico raccontato tanti anni fa a Pasolini e Fellini, e successivamente anche a Montaldo.
Questo è in realtà un soggetto cinematografico vero e proprio che raccontai la prima volta molti anni fa a Pasolini, mentre lavoravo ad uno dei suoi film.
C’era una volta un paese perfetto, straordinario, dove regnava una pace sociale fantastica. Tutti si volevano bene. Un paese che tutti noi vorremmo esistesse davvero. Questo paese non aveva un governo, aveva tuttavia un capo che, giustamente, si compiaceva della situazione in cui viveva il suo popolo. Il quale popolo, per mostrare a tutti il proprio stato d’animo, sfruttava i colori dei vestiti: il bianco contraddistingueva chi era sereno, i colori scuri quelli che sereni non Senza musica nel paese che non c’è Quel popolo, inoltre, non conosceva l’orologio, perché l’orologio avrebbe procurato ansia. Un paese quasi inerte. Un giorno, al capo di quel popolo venne in mente che c’era ancora qualcosa capace di turbare gli animi del suo popolo: era la musica, in grado di modificare profondamente gli animi. E così la bandì dal suo paese. La sua proibizione trovò consenzienti alcuni cittadini, ma dissenzienti altri che si coalizzarono per eludere quel divieto.
Imponendo quel divieto al suo popolo, il capo divenne un dittatore. Ma le naturali inflessioni melodiche del parlare ed il conseguente ritmo, non potevano essere eliminati del tutto. Di conseguenza, coloro i quali dissentivano da quella imposizione sfruttavano qualunque occasione, anche quelle offerte dalla quotidianità, per dar vita ad una parvenza di melodia e di ritmo. Tutti parlavano come robot, senza inflessioni. I suoni di tutti i giorni diventarono una ‘nuova’ musica, ma organizzata. La situazione volgeva verso la tragedia e il capo/dittatore avvertiva questa contrapposizione, pur non dichiarata.
Una notte fece un sogno. Sognò che andando sulla riva del mare quando il mare diventava verde, cioè verso le prime ore del pomeriggio - in quel paese era il mutare del colore del mare a scandire le ore del giorno - avrebbe avuto una grande rivelazione. Sperando di far tornare la pace sociale, raccontò al suo popolo questo sogno, e capo e popolo si recarono il giorno convenuto ed all’ora convenuta, in riva al mare. E cosa accadde? Accadde che, uscendo disordinatamente dalle acque, s’erano dati convegno davanti a quella folla, tutti i grandi musicisti della storia, i quali cantavano e suonavano la loro musica (Nel montaggio, questo racconto ‘cinematografico’, prima commentato dalla mia musica, prevedeva che, alla fine, tutti i più grandi musicisti cantassero insieme). Il capo comprese la lezione e tolse quel suo dannoso divieto.
Cosa insegna questa storia? Insegna che la musica vinse, e che in quel paese tornò la serenità. Quando lo raccontai a Pasolini, gli diedi inizio e fine del racconto; il resto avrebbe dovuto inventarlo lui. Ero molto interessato a capire come Pasolini avrebbe immaginato la rivoluzione di quei cittadini che, non potendo fare a meno della musica, sfruttavano ogni mezzo per eludere quel divieto, senza dare nell’occhio. Pasolini, alla fine del racconto, chiamò Fellini a telefono, il quale ci raggiunse in taxi immediatamente; feci anche a lui lo stesso racconto e, dopo averlo ascoltato , disse:“vorrei fare un film su questa storia, adesso, però, non posso perché devo fare un film su San Paolo” - il film su San Paolo non l’ha mai fatto. Non fece mai neanche quel mio film, ma poco dopo fece ‘Prova d’orchestra’. Anche lì c’è la rivoluzione per scelta dei musicisti, anche se spostata: prima la rivoluzione e poi l’arrivo del direttore che distrugge con un fortissimo colpo di gong la rivoluzione dei musicisti e li comanda a bacchetta.

Non voglio apparire presuntuoso, ma l’idea di ‘Prova d’orchestra’ c’era in quel mio racconto: il dittatore /direttore fa rinascere la musica, anche se tristissima. La mia ‘favola’ insegna che la musica è indispensabile, fa parte della nostra vita, e che i cittadini di quello strano paese, quando si resero conto di non poterne fare a meno, trasformarono in musica i suoni di ogni giorno.( Music@,2012) 

venerdì 6 novembre 2015

L'errore di Eleonora Abbagnato che Roberto Bolle ha evitato

La tentazione per un ballerino o una ballerina di fare il passo più lungo e più alto di quanto le gambe non gli consentono è forte. E, nonostante il pericolo che tale azzardo comporta, primo fra tutti quello di spezzarsele le gambe, c'è chi rischia. Secondo noi ha rischiato  e tuttora rischia Eleonora Abbagnato che ha voluto ad ogni costo assumere la direzione del ballo all'Opera di Roma, spalleggiata da due ignari irresponsabili, come Fuortes e Marino, che pensarono di rimpiazzare con una bella giovane brava famosa ballerina , il non più giovane Mischa che ha seguito Muti, suo patron, lontano dall'Opera di Roma (se non lo avesse fatto, forse neanche a Ravenna, regno incontrastato dei Muti, troverebbe impiego).
 Staremo a vedere i frutti della gestione Fuortes-Abbagnato; se son fiori fioriranno e noi saremo pronti ad ammettere che non avevamo visto giusto.
 Ma se di errore s'è trattato nel caso della Abbagnato - come noi crediamo, convinti  che natura ed anche danza 'non faciunt saltus' - Roberto Bolle, altro grande nome internazionale della danza italiana, ha evitato accuratamente di cadere nello steso tranello, al momento in cui il direttore del ballo della Scala ha fatto sapere che, fra qualche mese, lascerà la Scala per tornare nella sua Mosca. Milano con Bolle poteva  fare la stessa scelta -errata, lo ripetiamo - che Roma ha fatto con la Abbagnato, ma Roberto il bello ha detto no. E bene ha fatto. Lui sa fare il ballerino, non ha mai diretto un corpo di ballo, perchè deve cominciare ora un lavoro che non sa fare e che potrebbe oscurare i suoi trionfi e le sue capacità come ballerino?
 Lui, Roberto, fa altri progetti, alcuni dei quali con il suo quasi coetaneo Dudamel, Gustavo per gli amici, che ha una moglie ex ballerina dilettante e amante della danza, già programmati a Los Angeles dove il direttore venezuelano è di casa e lo sarà ancora per qualche anno.
 Insieme stanno pensando ad alcuni concerti coreografici. Cioè, Dudamel esegue alcuni celebri pezzi scritti per balletto, con l'orchestra sul palco e nello stesso tempo questi stessi pezzi, nati per la danza, vengono danzati su quello stesso palco. Si tratta di un esperimento nuovo. Non è la stessa cosa del balletto normale, con l'orchestra in buca, o con nastro preregistrato ed il palcoscenico tutto abitato dalla danza; no, ma di un concerto in forma ballettistica,  un concerto con coreografia, nel caso di balletti celebri (ci sembra abbiamo pensato a celeberrimi pezzi di Stravinsky, con l'Apollo Bolle che li danza).
Fa bene Bolle; mentre farebbe altrettanto bene a desistere da quella sua recente attività, un solo caso, di regista, che ha fatto conoscere ai milanesi ed al mondo la Milano della Scala, in occasione dell'EXPO.
 Perché il mestiere del regista, come quello di direttore di un corpo di ballo, non si improvvisa; e  perchè se continuasse, darebbe ragione a Gabriele Muccino che, nel criticare Pasolini autore di capolavori cinematografici che lui sostiene essere regista 'amatoriale', anzi 'non' regista, pensa che quella sua attività ha fatto credere a molti che il mestiere del regista sia alla portata di tutti.
E noi non vorremmo per lui che dopo aver evitato la padella, nella quale è cascata la Abbagnato, cada nella brace, frutto dell'esempio pasoliniano, secondo Muccino, che rosica.