Gli esperimenti vanno sempre più moltiplicandosi. Ha cominciato, poco prima dell'Expo, la Scala che ha 'portato' l'Elisir d'amore di Donizetti all'Aeroporto di Malpensa, da poco restaurato. L'aeroporto con il suo traffico passeggeri sarebbe servito alla musica, a portare cioè più gente nel teatro milanese, o era invece la musica asservita a mostrare agli occhi dei viaggiatori l'aeroporto restaurato? La costosa operazione venne finanziata dal patron di Mapei, Squinzi, entrato poi nel CDA della Scala. L'esame costi/benefici per Mapei, Malpensa e soprattutto per la Scala non è stato mai fatto.
Poco prima, o poco dopo, l'esperimento milanese, anche Fiumicino, l'aeroporto internazionale della Capitale ne aveva tentato uno analogo, mettendo a disposizione dei passeggeri in transito alcuni pianoforti lasciati alla mercé di tutti. Ma per inaugurare tale inutile 'democratizzazione' musicale promosso dall'Accademia di Santa Cecilia e dalla Società che gestisce l'aeroporto romano, era stato ingaggiato nientemeno che Tony Pappano, il quale s'è divertito così tanto da riprovarci altre volte, visti i suoi frequentissimi viaggi Roma-Londra e ritorno. Dopo di lui si sono fatti ascoltare anche piccoli gruppi di strumentisti ceciliani. Non sappiamo cosa abbiano suonato. Immaginiamo musica da piano bar. O ci sbagliamo? Magari gli insensati reggitori dell'Accademia si sono perfino convinti che fra cigolii di valigie, annunci di arrivi, partenze e ritardi, strilli di ragazzini ed altro ancora, si poteva suonare anche Beethoven. Anche qui costi / benefici dell'operazione mai tentati, forse per paura dei risultati. Si sa solo che i pianoforti dislocati in vari punti dell'aerostazione sono stati 'massacrati' dagli improvvisati musicanti di passaggio.
Roma, il Teatro dell'Opera, ha anch'esso tentato un altro esperimento, in coproduzione con il Teatro Massimo di Palermo: l'Opera camion, partendo dal Barbiere rossiniano. Un camion si è fermato in varie piazze della Capitale ed anche di Palermo, si è aperto e, come d'incanto, gli spettatori improvvisati hanno assistito alla rappresentazione - un pò improvvisata anch'essa - dell'opera. Tutto con un camion. Esperimento interessante, non nuovo, sfruttato anche dal teatro ma allo scopo di portare teatro (specie il teatro 'sperimentale') o opera in luoghi in cui sia il teatro che l'opera non erano mai arrivati. Noi stessi assistemmo una volta alla rappresentazione di Tosca nel nostro paesino d'origine, Trinitapoli, invitati a presentare l'opera. La cui rappresentazione iniziò con due ore di ritardo, perché la disastrata carovana- provenienza paesi dell'est, Balcani - che girava l'Italia con mezzi di fortuna, aveva avuto problemi. Costo poco più di 10-12.000 Euro - ricordiamo bene? - tutto compreso. Senza quel tragico esperimento l'opera a Trinitapoli non sarebbe mai giunta, sebbene in occasione delle feste patronali, una riduzione per banda di temi celebri del nostro melodramma sia tuttora all'ordine del giorno.
Va bene Trinitapoli o tante altre periferie del nostro pese, ma Roma...
Se Milano e Roma, perchè non anche noi, a Napoli - si sono detti i dirigenti del San Carlo che hanno messo in scena nella Stazione di Montesanto, il Rigoletto o qualcosa che somiglia all'opera di Verdi.
Non dimentichiamo che in passato sono stati tentati esperimenti 'popolari' di rappresentazione del melodramma, come potrebbe anche ritenersi in linea di massima l'intera stagione estiva di Verona. Pensiamo all'opera portata a Piazza del Popolo a Roma, o all'opera allo Stadio Olimpico, dove anche noi - ma per ragioni professionali - assistemmo alla Turandot. Ricordiamo anche l'idiota manifesto che mostrava Puccini in campo con il pallone.
Capiamo bene che tutti questi esperimenti, ed anche altri analoghi che possono uscire in futuro dalle menti frastornate dei dirigenti di teatri ed istituzioni musicali sono facili, assai facili. Ciò che eventualmente li renderebbe difficili potrebbe essere il costo, esorbitante - ma per il costo si può sempre trovare un benefattore che magari li fa tirare fuori ad una azienda pubblica. Mentre difficile ,molto più difficile, è portare nuovo pubblico, creandolo, soprattutto delle nuove generazioni in teatro e sale da concerto. Per questo ci vuole intelligenza, lungo lavoro, e i risultati non sono mai immediatamente evidenti, anzi eclatanti, come quelli dell'opera o della musica portata in questi luoghi tutt'altro che ameni ed adatti.
Ma allora bisogna continuare a far uscire la musica dai teatri per incontrare nuovo pubblico, o incominciare seriamente a pensare come far entrare nuovo pubblico in teatro? Noi siamo per la seconda opzione.
Forse a far uscire la musica dai luoghi deputati, in cerca di nuovo pubblico, dovrebbe pensarci stabilmente e con un progetto organico, che non c'è, la tv. Ma questa è un'altra storia.
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venerdì 20 gennaio 2017
Follie italiane: portare la musica alla gente o portare la gente alla musica? Più facile la prima, più utile la seconda
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giovedì 29 dicembre 2016
La Scala commissiona una indagine alla Makno, l'Opera di Roma alla Doxa. In ambedue i casi: bollettini di vittoria. Fossero veri!
Dell'indagine Makno della quale abbiamo letto su molti giornali, i risultati sarebbero questi: il pubblico giovane è cresciuto negli ultimi dieci anni (ma non sarà forse per il fatto che la Scala fa spettacoli per ragazzi, ed apre le sue porte, nelle grandi occasioni, al pubblico di studenti, mentre il pubblico 'normale' è cambiato assai poco?) ; è cresciuto anche il pubblico che viene da fuori Milano ed anche da fuori Italia; la Scala è considerata come il monte Everest che tutti vorrebbero scalare anche quelli che non ci hanno mai pensato; che la Scala è vista soprattutto come il teatro della grande tradizione operistica italiana ed anche qualche altra cosetta.
L'indagine non dice che in questi giorni è entrato come socio fondatore Del Vecchio, il patron di Luxottica e che Squinzi, l'uomo Mapei, già a capo della Confindustria, è entrato nel CdA della Scala; questo lo fa sapere la Scala, negli stessi giorni in cui diffonde i meravigliosi risultati dell'indagine Makno.
Qualche giornale ha fatto notare che lo svecchiamento del pubblico non viaggia di pari passo con l'interesse per il nuovo, perché la Scala resta pur sempre, nella considerazione generale, lo scrigno della tradizione italiana. E questo ha scocciato parecchio al giornalista che lo annotava, perché il pubblico giovane avrebbe dovuto voler dire anche opere nuove.
A poca distanza dall'esito dell'indagine Makno, un altro giornale aveva fatto la sua indagine 'casereccia', titolando 'Stregati dalla musica classica', fornendo dati strampalati, frutto di sciatteria, e cantando vittoria prima che l'esercito nemico, l'esercito dell'indifferenza e della cattiva amministrazione, sia stato sconfitto.
A sostegno del forzato bollettino della vittoria, che serviva anche per dare ad intendere che anche gli altri teatri non sono da meno, le solite dichiarazioni del sovrintendente romano, Fuortes, che canta vittoria perché nel suo teatro - teatro d'opera!!! - arrivano Bellocchio, Barberio Corsetti e la Fura dels Baus ( ma che si sono messi a cantare pure loro?) - e l'operazione 'Opera camion' che ha rivoluzionato il modo di ascoltare l'opera - non più in teatro, ma a due passi da casa e all'aperto, ma solo con la buona stagione - e con un contenimento del costo dei biglietti.
Indagini più che di fatti di buone intenzioni come quella emersa dall'indagine Makno, relativa a coloro che alla Scala non sono mai stati, ma che andarci è in cima ai loro desideri (che aspettano?) e che servono semmai a mettere sull'avviso il governo che minaccia sfracelli legislativi per i teatri d'opera.
Ieri, Fuortes, ha chiamato i giornalisti e gli ha spiattellato i risultati di una inchiesta Doxa commissionata dallo stesso teatro. I dati sono pressochè questi: pubblico in aumento, entrate da botteghino in aumento, crescita del pubblico giovane... Insomma il nuovo corso che pone il teatro dell'Opera di Roma come il 'migliore' fra i teatri lirici italiani. Magari dopo la Scala? scherziamo, non siamo secondi a nessuno - ripeteva Muti e qualche critico suo amico ai tempi della sua permanenza a Roma. E la causa del nuovo corso? I registi dello star system, italiano ed internazionale; ma non dimentichiamo che il titolo che l'Opera di Roma manda in giro con tutto l'allestimento è quello di Traviata con la 'non regia' (o con la regia tradizionalissima), ma molto glamour ( che vuol dire?)di Sofia Coppola. Bisognerebbe domandare a Fuortes i risultati del botteghino degli altri titoli in cartellone come anche di caracalla che non ha avuto tutto il successo di pubblico strombazzato, tanto da indurlo a tornare ai titoli popolari per la prossima stagione.
La differenza fra il caso Scala con l'indagine Makno, e quello dell'Opera di Roma con l'indagine Doxa, è che nel primo caso molti giornali si fecero qualche domanda sui risultati dell'inchiesta riguardante il teatro milanese che l'aveva commissionato; mentre per l'Opera di Roma, retta da Fuortes, fautore di miracoli, nessuno si fa venire il benché minimo dubbio.
Volete sapere la nostra opinione? vi può interessare? Noi crediamo poco sia all'indagine Makno per la Scala che all'indagine Doxa per l'Opera di Roma. Ma si tratta di una nostra personale opinione.
Nei giorni scorsi abbiamo visto più volte una pubblicità del Teatro Regio di Parma, altro bollettino di vittoria. A noi viene il dubbio che i teatri in questione siano in cerca di soldi e perciò sparano risultati stratosferici, alcuni dei quali al momento non sono che aspirazioni. Sacrosante, legittime ma semplici aspirazioni.
L'indagine non dice che in questi giorni è entrato come socio fondatore Del Vecchio, il patron di Luxottica e che Squinzi, l'uomo Mapei, già a capo della Confindustria, è entrato nel CdA della Scala; questo lo fa sapere la Scala, negli stessi giorni in cui diffonde i meravigliosi risultati dell'indagine Makno.
Qualche giornale ha fatto notare che lo svecchiamento del pubblico non viaggia di pari passo con l'interesse per il nuovo, perché la Scala resta pur sempre, nella considerazione generale, lo scrigno della tradizione italiana. E questo ha scocciato parecchio al giornalista che lo annotava, perché il pubblico giovane avrebbe dovuto voler dire anche opere nuove.
A poca distanza dall'esito dell'indagine Makno, un altro giornale aveva fatto la sua indagine 'casereccia', titolando 'Stregati dalla musica classica', fornendo dati strampalati, frutto di sciatteria, e cantando vittoria prima che l'esercito nemico, l'esercito dell'indifferenza e della cattiva amministrazione, sia stato sconfitto.
A sostegno del forzato bollettino della vittoria, che serviva anche per dare ad intendere che anche gli altri teatri non sono da meno, le solite dichiarazioni del sovrintendente romano, Fuortes, che canta vittoria perché nel suo teatro - teatro d'opera!!! - arrivano Bellocchio, Barberio Corsetti e la Fura dels Baus ( ma che si sono messi a cantare pure loro?) - e l'operazione 'Opera camion' che ha rivoluzionato il modo di ascoltare l'opera - non più in teatro, ma a due passi da casa e all'aperto, ma solo con la buona stagione - e con un contenimento del costo dei biglietti.
Indagini più che di fatti di buone intenzioni come quella emersa dall'indagine Makno, relativa a coloro che alla Scala non sono mai stati, ma che andarci è in cima ai loro desideri (che aspettano?) e che servono semmai a mettere sull'avviso il governo che minaccia sfracelli legislativi per i teatri d'opera.
Ieri, Fuortes, ha chiamato i giornalisti e gli ha spiattellato i risultati di una inchiesta Doxa commissionata dallo stesso teatro. I dati sono pressochè questi: pubblico in aumento, entrate da botteghino in aumento, crescita del pubblico giovane... Insomma il nuovo corso che pone il teatro dell'Opera di Roma come il 'migliore' fra i teatri lirici italiani. Magari dopo la Scala? scherziamo, non siamo secondi a nessuno - ripeteva Muti e qualche critico suo amico ai tempi della sua permanenza a Roma. E la causa del nuovo corso? I registi dello star system, italiano ed internazionale; ma non dimentichiamo che il titolo che l'Opera di Roma manda in giro con tutto l'allestimento è quello di Traviata con la 'non regia' (o con la regia tradizionalissima), ma molto glamour ( che vuol dire?)di Sofia Coppola. Bisognerebbe domandare a Fuortes i risultati del botteghino degli altri titoli in cartellone come anche di caracalla che non ha avuto tutto il successo di pubblico strombazzato, tanto da indurlo a tornare ai titoli popolari per la prossima stagione.
La differenza fra il caso Scala con l'indagine Makno, e quello dell'Opera di Roma con l'indagine Doxa, è che nel primo caso molti giornali si fecero qualche domanda sui risultati dell'inchiesta riguardante il teatro milanese che l'aveva commissionato; mentre per l'Opera di Roma, retta da Fuortes, fautore di miracoli, nessuno si fa venire il benché minimo dubbio.
Volete sapere la nostra opinione? vi può interessare? Noi crediamo poco sia all'indagine Makno per la Scala che all'indagine Doxa per l'Opera di Roma. Ma si tratta di una nostra personale opinione.
Nei giorni scorsi abbiamo visto più volte una pubblicità del Teatro Regio di Parma, altro bollettino di vittoria. A noi viene il dubbio che i teatri in questione siano in cerca di soldi e perciò sparano risultati stratosferici, alcuni dei quali al momento non sono che aspirazioni. Sacrosante, legittime ma semplici aspirazioni.
mercoledì 16 dicembre 2015
Santa Cecilia al volo. All'Aeroporto romano di Fiumicino
Importata dall'Inghilterra, nazione di ben altra tradizione musicale rispetto all'Italia, giunge nelle nostre stazioni ferroviarie e negli aeroporti la consuetudine - meglio: la moda - di piazzarvi un pianoforte ( talora, come nel caso di Fiumicino, anche strumenti di pregio, come i Fazioli) per offrire ai viaggiatori, solitamente fuori di sè per i continui disservizi, una occasione di divertimento, o di semplice impiego del tempo, un passatempo gratuito a quelli che hanno più faccia tosta e sono affetti da mania di esibizionismo. soprattutto a questi.
Un pianoforte, solitamente verticale con seggiolino in dotazione, fissato con catene al pianoforte che invita a sedersi ed a strimpellare, salvo il caso in cui qualcuno, che il pianoforte lo sa suonare, non si decida a mostrare a tutti come si fa.
Al punto che perfino la storica Accademia di Santa Cecilia, invia, per oggi, al Terminal 1 di Fiumicino, nientemeno che il suo direttore musicale Antonio Pappano accompagnato dalla 'spalla' della sua orchestra, Parazzoli, i quali suoneranno Brahms per la delizia di coloro che entrano ed escono dai negozi, o fanno la fila smadonnando per il controllo passaporti o che magari dicono fra sè e sè, anche qui ci dovevate rompere con questa musica?
Santa Cecilia non voleva essere da meno della Scala che in autunno ha portato a Malpensa L'elisir d'amore' di Donizetti diretta da Fabio Luisi, i cui costi forse ha sostenuto qualche sponsor (Mapei di Squinzi) ma i cui effetti sulla vita musicale del paese nessuno ha potuto verificare né calcolare.
Gli stranieri che vengono in Italia vanno a sentire l'opera in teatro e non in aeroporto e gli italiani -compresi Pereira, che con Squinzi e rispettive consorti sedevano ai tavoli di un bar dell'aerostazione, a bere drink e spizzicare salatini e tortillas al pomodoro - si saranno chiesti. ma chi sono questi matti ed hanno tirato dritto.
Sarebbe bello sapere cosa l'Accademia di Santa Cecilia spera di ricavare da queste iniziative senza senso, oltre quello di ingraziarsi le società 'Grandi stazioni' e ADR dell'aeroporto, che siedono - forse- nel CDI della Fondazione. Per il resto verrebbe da domandare ai dirigenti dell'Accademia perché richiedono il massimo silenzio durante i concerti e perchè combattono con tutte le forze la concezione per cui la musica è sottofondo o mezzo di intrattenimento.
Un pianoforte, solitamente verticale con seggiolino in dotazione, fissato con catene al pianoforte che invita a sedersi ed a strimpellare, salvo il caso in cui qualcuno, che il pianoforte lo sa suonare, non si decida a mostrare a tutti come si fa.
Al punto che perfino la storica Accademia di Santa Cecilia, invia, per oggi, al Terminal 1 di Fiumicino, nientemeno che il suo direttore musicale Antonio Pappano accompagnato dalla 'spalla' della sua orchestra, Parazzoli, i quali suoneranno Brahms per la delizia di coloro che entrano ed escono dai negozi, o fanno la fila smadonnando per il controllo passaporti o che magari dicono fra sè e sè, anche qui ci dovevate rompere con questa musica?
Santa Cecilia non voleva essere da meno della Scala che in autunno ha portato a Malpensa L'elisir d'amore' di Donizetti diretta da Fabio Luisi, i cui costi forse ha sostenuto qualche sponsor (Mapei di Squinzi) ma i cui effetti sulla vita musicale del paese nessuno ha potuto verificare né calcolare.
Gli stranieri che vengono in Italia vanno a sentire l'opera in teatro e non in aeroporto e gli italiani -compresi Pereira, che con Squinzi e rispettive consorti sedevano ai tavoli di un bar dell'aerostazione, a bere drink e spizzicare salatini e tortillas al pomodoro - si saranno chiesti. ma chi sono questi matti ed hanno tirato dritto.
Sarebbe bello sapere cosa l'Accademia di Santa Cecilia spera di ricavare da queste iniziative senza senso, oltre quello di ingraziarsi le società 'Grandi stazioni' e ADR dell'aeroporto, che siedono - forse- nel CDI della Fondazione. Per il resto verrebbe da domandare ai dirigenti dell'Accademia perché richiedono il massimo silenzio durante i concerti e perchè combattono con tutte le forze la concezione per cui la musica è sottofondo o mezzo di intrattenimento.
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