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mercoledì 10 gennaio 2018

Solo nel centrodestra nessuno dei tre leader pensa alle poltrone, in previsione delle Regionali

Litigano tutti, discutono su tutto, questo a me questo a te e questo... seguito dal gesto dell'ombrello, come nella risaputissima barzelletta sugli aiuti alle popolazioni povere dell'India.

 Solo il centrodestra, unificato dal pacificatore Berlusconi, non ha come primo pensiero quello di spartirsi le poltrone.Loro vogliono solo continuare a stare insieme;  se non per sempre - chi può dirlo? - almeno fino al 4 marzo, quando oltre le elezioni politiche vi saranno le Regionali, nelle due più importanti regioni del paese: Lombardia e Lazio, dopo la vittoria, uniti, in Sicilia.

Intanto in questo clima di riappacificazione,  con nel CUORE solo gli interessi del paese e non quelli delle diverse componenti del centrodestra, incarnate in Meloni ( Fratelli d'Italia), Salvini ( Lega),  e Berlusconi ( Forza Italia e  mister del centrodestra), i candidati della triade sono stati già indicati, senza nessuna lite  o contesa fra i tre leader, seduti attorno ad un tavolo ad Arcore, dopo aver 'mangiato e ben bevuto' - come dice, giustamente, la canzone
Regione Sicilia: Musumeci (Fratelli d'Italia), già eletto;
Regione Lombardia: Fontana (Lega), in sostituzione di Maroni che ha deciso (?) di ritirarsi (?);
Regione Lazio: Gasparri ( Forza Italia).

 D'accordo e senza spartizione di poltrone.

sabato 14 gennaio 2017

ANFOLS. Sito istituzionale. Alla voce 'STAMPA' è fermo a novembre

L'ANFOLS, presieduta da Cristiano Chiarot, vice Giambrone, è l'associazione di categoria delle Fondazioni liriche ( un tempo si diceva: lirico sinfoniche, ma da quando Santa Cecilia ha ottenuto l'autonomia di gestione è uscita dall'associazione, come anche la Scala) ; ha un suo sito istituzionale, al quale uno si rivolge anche per sapere cosa è accaduto, cosa sta per accadere ed anche cosa bolle in pentola nelle Fondazioni liriche italiane. Il sito fornisce documenti, leggi, ed anche una rassegna stampa che, se non andiamo errati, viene fornita quotidianamente dall' AGIS di Carlo Fontana.

Dobbiamo confessare che in qualche momento abbiamo avuto l'impressione che  nella rassegna stampa fosse praticata una certa selezione degli articoli e delle istituzioni, secondo il criterio opinabile ma deprecabile del gradimento. Ma forse è stata solo una momentanea impressione.

E' invece una certezza il fatto che il sito dell' ANFOLS, da almeno un paio di mesi non viene aggiornato,in special modo nel settore della Rassegna stampa. Come se nulla fosse nel frattempo accaduto. Infatti l'ultimo articolo pubblicato, in ordine di tempo risalente a novembre, è quello relativo alla permanenza o meno di Daniele Gatti all'Opera di Roma con un incarico stabile. Permanenza limitata -  per decisione saggia del direttore - alla responsabilità dell'inaugurazione delle prossime stagioni romane. E basta. Ma  anche di questo non v'è traccia nel sito dell'ANFOLS.

E perciò ci siamo chiesti se l'AGIS non fornisca più la sua rassegna stampa, se l'ANFOLS non abbia più soldi per pagare tale fornitura o se, sia all'AGIS che all'ANFOLS, per quello che conta, danno il giusto peso alla stampa. Cioè nessuno. Ed è evidente che noi propendiamo per questa terza ipotesi.

P.S. Sul sito dell'ANFOLS, nella Home Page, il visitatore trova il seguente invito: "clicca su STAMPA e troverai  ogni giorno la rassegna stampa fornita dall'AGIS".
 Lo abbiamo fatto, ma la rassegna stampa, come abbiamo denunciato l'altro ieri con questo post era ferma alla fine di novembre!

mercoledì 30 novembre 2016

Harry Potter all'Auditorium della Concilizaione: biglietti alle stelle SENZA RAGIONE

Noi lo abbiamo scritto molti giorni fa, esattamente quando venimmo a sapere che per andare a vedersi un film, seppure in 3D e seppure accompagnato con l'esecuzione dal vivo della colonna sonora, all'Auditorium della Conciliazione, occorreva spendere dai 36,50 ai 188,00 Euro a persona - ed anche i bambini, maggiormente attratti da Harry Potter, pagavano il biglietto. Una riduzione è prevista, del 20% , ma solo per nuclei familiari a partire da quattro persone.

Abbiamo scritto che si trattava di un furto, in piena regola.
 Primo: perché pur sempre della visione di un film si tratta, la proiezione in 3D ormai si vede in molte delle pochissime sale cinematografiche rimaste aperte dopo la grande crisi.
Secondo: perché l'Orchestra italiana del cinema, un complesso che agisce normalmente in uno studio di registrazione nel quartiere Parioli, ad organico variabile si compone certamente di un nucleo fisso, ma poi ingrossa le su file con musicisti, giovani!!!, supponiamo mai pagati a dovere, scritturati per la bisogna del momento; perciò di un'orchestra in genere 'raccogliticcia'. E del resto per quanto impegnative, le musiche da eseguire non sono certo le sinfonie di Beethoven, né quell'orchestra di 84 elementi - che pena fare leva sul numero degli orchestrali! - può paragonarsi ad un'orchestra stabile, figuriamoci ad un' orchestra di nome, non diciamo come i Berliner o i Wiener (questi ultimi a Roma proprio nei giorni scorsi per il 'Festival di Musica e Arte sacra'), ma neanche ad una orchestra italiana di livello come Santa Cecilia o la Scala.

 A queste obiezioni, riprese ieri da un giornale, gli organizzatori hanno risposto che:
- la società cinematografica proprietaria della pellicola e dunque titolare dei diritti di trasmissione, ha grandi pretese, cioè si fa pagare molto;
- la società 'cinema concerto' fondata dal direttore americano che dirige a Roma promette un incontro con il direttore medesimo (ma chi è?) a cbi acquista i biglietti da quasi 200,00 Euro a persona;
- l'orchestra di 84 elementi costa molto;
- e, infine: i prezzi dei biglietti a Londra ed in altre capitali erano più alti:  chissenefrega- diciamo noi.
 Veniamo infine a sapere che in gennaio Harry Potter con le medesime modalità verrà proiettato agli Arcimboldi di Milano.

Ora è abbastanza chiaro, anzi ancora più chiaro, che  parte di colpa di questo furto è anche di Valerio Toniolo, membro, DA ANNI, di tutte le Commissioni centrali ministeriali per lo spettacolo dal vivo ( evidentemente è portato in palmo di mano dai vari ministri, da Rutelli a tutti gli altri fino a FGrancechini ); fondatore dell' associazione 'Valore cultura'; gestore per conto della famiglia Cesa attraverso la società ' I Borghi' dell'Auditorium Conciliazione, di proprietà del Vaticano; senza dimenticare che  Carlo Fontana, presidente dell'Agis, lo ha voluto al suo fianco nell'Associazione dello spettacolo che presiede.
 Insomma, solo Toniolo e  Parmeggiani (  quest'ultimo fondatore e gestore dell'orchestra) non si sarebbero resi conto che in Italia la crisi non è finita. E che non si può fare la cessione del quinto, per portare un figlio a vedere un film - è solo un film - con le musiche eseguite dal vivo - e magari quelle registrate ed incise nella colonna sonora sono anche meglio eseguite. Anzi  lo sono sicuramente, perché un sincrono perfetto, per quanto l'orchestra sia all'altezza ed abbia provato a dovere ( e noi  non siamo certi né dell'una né dell'altra cosa!), non si avrà mai. Certo c'è un elemento di spettacolo in più, costituito dall'orchestra schierata sotto il telone sul quale è proiettato il film. Ma troppo ci costa.

lunedì 21 novembre 2016

L'indagine della Makno sul pubblico della Scala ci induce a qualche riflessione

 Tralasciamo volutamente ogni apprezzamento sulla attendibilità di sondaggi, indagini, previsioni, dopo le recenti figuracce di sondaggisti di ogni parte e scuola sulle elezioni americane ecc... perchè - come diceva uno studioso - spesso gli interpellati non confessano ciò che pensano veramente e talvolta si vergognano di dichiarare  le loro debolezze o nefandezze; e perchè  quasi sempre colui che fa il sondaggio non riesce a guadare le cose come stanno, spogliandosi delle proprie convinzioni. A ciò aggiungiamo anche un altro elemento e cioè il peso del committente di sondaggi ed inchieste. E così il quadro relativo - nella maggior parte dei casi -  degli esiti accusa forti condizionamenti.

Abbiamo ancora presenti gli esiti di sondaggi che ogni mese fa una rivista di musica, e che  negli ultimi tempi ci ha rivelato essere stata Maria Callas la più grande cantante del secolo passato, e l'Orchestra dell'Accademia di Santa Cecilia una delle migliori del mondo, capovolgendo ogni precedente convinzione e classifica.

Tornando all'indagine Makno della quale abbiamo letto su molti giornali, i risultati sarebbero questi: il pubblico giovane è cresciuto negli ultimi dieci anni (ma non sarà forse per il fatto che la Scala fa spettacoli per ragazzi, ed apre le sue porte, nelle grandi occasioni, al pubblico di studenti, mentre il pubblico 'normale' è cambiato assai poco?) ; è cresciuto anche il pubblico che viene da fuori Milano ed anche da fuori Italia; la Scala è considerata come il monte Everest che tutti vorrebbero scalare anche quelli che non ci hanno mai pensato; che la Scala è vista soprattutto come il teatro della grande tradizione operistica italiana ed anche qualche altra cosetta.

L'indagine non dice che in questi giorni è entrato come socio fondatore Del Vecchio, il patron di Luxottica e che Squinzi, l'uomo Mapei, già a capo della Confindustria, è entrato nel CdA della Scala; questo lo fa sapere la Scala, negli stessi giorni in cui diffonde i meravigliosi risultati dell'indagine Makno.
Qualche giornale ha fatto notare che lo svecchiamento del pubblico non viaggia di  pari passo con l'interesse per il nuovo, perché la Scala resta pur sempre, nella considerazione generale, lo scrigno della tradizione italiana. E questo ha scocciato parecchio al giornalista che lo annotava, perché il pubblico giovane avrebbe dovuto voler dire anche opere nuove.

A poca distanza dall'esito dell'indagine Makno, un altro giornale aveva fatto la sua indagine 'casereccia', titolando 'Stregati dalla musica classica', fornendo dati strampalati, frutto di sciatteria, e cantando vittoria prima che l'esercito nemico, l'esercito dell'indifferenza e della cattiva amministrazione,  sia stato sconfitto.
 A sostegno del forzato bollettino della vittoria, che serviva anche per dare ad intendere che anche gli altri teatri non sono da meno,  le solite dichiarazioni del sovrintendente romano che canta vittoria perché nel suo teatro - teatro d'opera!!! - arrivano Bellocchio, Barberio Corsetti e la Fura dels Baus ( ma che si sono messi a cantare pure loro?) - e l'operazione 'Opera camion che ha rivoluzionato il modo di ascoltare l'opera - non più in teatro, ma a due passi da casa e all'aperto, ma solo con la buona stagione - e con un contenimento del costo dei biglietti.
 Indagini più che di fatti di buone intenzioni come quella emersa dall'indagine Makno, relativa a coloro che alla Scala non sono mai stati, ma che andarci è in cima ai loro desideri (che aspettano?) e che servono semmai a mettere sull'avviso il governo che minaccia sfracelli legislativi per i teatri d'opera.

Tutto questo chiasso ci ha fatto venire in mente un famoso convegno ospitato in Campidoglio,  a metà degli anni Ottanta. Organizzato dal CIDIM del barone Agnello, vi parteciparono molti illustri esponenti del mondo musicale da Fontana alla Belgeri, da Bussotti a Mimma Guastoni, allora a capo di Ricordi ecc... Partecipammo, invitati, anche noi che allora dirigevamo il mensile 'Piano Time'.
Nella sala  scese il gelo quando intervenendo, non senza qualche timore, dicemmo coram populo, che tutto quel chiasso - il chiasso del convegno - serviva in realtà al barone Agnello, che l'aveva organizzato, per vantare meriti nei confronti del Ministero, al quale si apprestava a chiedere finanziamenti più cospicui . Il barone, assai imbarazzato, rispondendo alle nostre osservazione, non seppe che sbatterci in faccia tutti i meriti, infiniti, della sua carriera di  operatore musicale, fra i quali quelli del CIDIM, per il quale chiedeva più soldi, erano i meno importanti. Più tardi il barone Agnello riconobbe che quel che avevamo detto era la pura verità, o quasi, anche se non opportuna.
 Certamente non è così per la Scala che vanta meriti in gran quantità. Ma, chissà perchè, l'indagine recente della Makno commissionata dal Teatro alla Scala, che gongola per l'ingresso nel suo CdA di nomi e soldi pesanti, riguardante il suo pubblico ed altre cosette, ci ha fatto venire in mente quel famoso, famigerato convegno!

domenica 20 novembre 2016

Valerio Toniolo di BUONACULTURA vuol fare OTTIMIAFFARI all'Auditorium della Conciliazione

Valerio Toniolo, manager culturale di successo, quarantenne, fondatore dell'associazione 'Buona Cultura', i cui interessi lambiscono anche il Giubileo della Misericordia ( l'Auditorium è di proprietà del Vaticano!), optato nelle Commissioni centrali ( musica, danza, teatro) del Ministero, dove passa da una all'altra con grande nonchalance  e non altrettanta competenza, ai vertici dell'Agis di Fontana, sembra aver ridato nuova vita all'Auditorium della Conciliazione, che gestisce attraverso la soc. 'I Borghi' passata già due volte di mano: dai Cesa a Carducci e Toniolo. E che, nell'interregno, è stato tenuto aperto dai finanziamenti della Polverini e Marrazzo che l'avevano eletto a sede di rappresentanza della Regione Lazio, dopo che era stato restaurato con i soldi di ARCUS: e già questa sfilza di nomi rende chiarissimi gli intrecci politici  del suddetto auditorium e dei suoi amministratori. Tutte cose note, che si sono lette più d'una volta sui giornali, dunque nulla di nuovo.
 L'auditorium, che  ha ospitato per anni, dopo l'abbandono dell'Accademia di Santa Cecilia, all'inizio degli anni Duemila, i concerti sinfonici del m. Francesco La Vecchia - fondatore a Roma di un'orchestra ed anche di un'accademia, ma del quale si sono perse le tracce, dopo la chiusura dell'orchestra, a causa del mancato finanziamento da parte della Fondazione bancaria che l'aveva voluta in vita -  ora funziona come l'Auditorium ' Parco della Musica', quello diretto per un decennio da Fuortes, ospita cioè spettacoli e manifestazioni di ogni genere ( lo abbiamo riconosciuto anche  nello spettacolo di Rai1 'Prodigi' trasmesso proprio ieri sera ; già, perchè la Rai non ha sedi prestigiose nelle quali ospitare le sue produzioni!!!) che offre al suo pubblico a prezzi veramente accattivanti- leggi: esorbitanti, eccessivi, ingiustificati.
 Ad esempio, all'inizio di dicembre, è in programma la proiezione di Harry Potter, con la musica eseguita dal vivo da un'orchestra di cui consociamo il nome ' Orchestra italiana del cinema' , ma non il suo organico stabile e che sappiamo  lavora negli studi di registrazione cinematografica,  ospitati a Roma, a Piazza Euclide.
 La proiezione di un film celebre, con l'esecuzione della musica dal vivo, non è fatto nuovo, e nel tempo era stata giustificata per 'insonorizzare' la proiezione di film muti, o per far ascoltare la colonna sonora opportunamente  ritrascritta, restaurata e rieseguita.
 L'ha fatto nella passata stagione, a Roma, anche Santa Cecilia, offrendo al pubblico tale singolare riproposta - di cui sinceramente non capiamo le ragioni di opportunità - ma a prezzi calmierati, come del resto lo sono in genere i prezzi di tutti i concerti di stagione, che ospitano regolarmente star  della musica.
 Per l'Harry Potter alla Conciliazione, con musica eseguita dal vivo, uno spettacolo che ha come pubblico privilegiato quelli dei piccoli,  l'Auditorium di Toniolo  propone prezzi esorbitanti, preavvertendo che anche i bambini pagano prezzo pieno, e che qualche sconto è concesso a chi ha più di 65 anni, o a gruppi famigliari con non meno di 4 persone.
 Allora calcoliamo che due genitori vogliamo portare il proprio figlio a rivedere quel film - al bambino poco importa che la musica venga eseguita dal vivo, ed ancor meno importa la qualità dell'esecuzione (che non è garantita; sotto la direzione dell' americano, Justin Freer, fondatore di una società di nome 'Cine Concert'- si vede che la cosa tira! - e con il quale ai possessori dei biglietti più costosi promette anche un incontro!) - se acquistano i biglietti più popolari devono tirar fuori dal portafoglio Euro 149,00, perché i biglietti più popolari costano 43,00 Euro e le poltronissime 188,00, insomma più di quanto non costassero i biglietti  dei passati analoghi concerti dell'Accademia di Santa Cecilia, e quasi allo steso livello dei costi dei biglietti del Teatro dell'Opera - e l'opera è ben altra cosa.
 Inutile fare i conti in tasca a quelli che i soldi ce l'hanno ma noi li facciamo comunque. Se decidono di andare alla Conciliazione di Toniolo, quello della 'BuonaCultura', per guardarsi un film  ed ascoltare la colonna sonora suonata dal vivo, devono tirar fuori quasi 600,00 Euro. Non è troppo per un film, anche se proiettato in 3D.

P.S. Al fine di essere completi nell'informazione facciamo presente che i prezzi dei biglietti sia al Teatro dell'Opera che all'Accademia di Santa Cecilia sono di gran lunga inferiori a quelli richiesti da Toniolo per vedere un film, pur con la colonna sonora eseguita dal vivo, nell'Auditorium della Conciliazione.
 - Teatro dell'Opera. da 23 a 160 Auro ( per le 'prime'), da 17 a 115 Euro per tutte le altre recite;
 - Accademia di Santa Cecilia: da 19  a 52 Euro per la stagione sinfonica, per quella da camera ancora meno.
E allora i 43 Euro di un biglietto di ultima fila , o i 188,00 Euro per una poltronissima dell'Auditorium della Conciliazione, non vi sembrano un furto? 

mercoledì 29 giugno 2016

Salvo Nastasi, l'esperto prestigiatore ministeriale, bocciato in diritto dal TAR

Adesso la sentenza del TAR Lazio, pubblicata appena ieri, 29 giugno (chi desideri leggerla ci scriva gliela invieremo in PDF) riguardante il ricorso presentato da alcuni teatri contro  il decreto ministeriale  che stabiliva nuovi criteri per l'assegnazione del FUS - stilato dal grande esperto Salvo Nastasi, allora al servizio di Franceschini ed ora di Renzi (al quale chissà quanti altri guai, analoghi, potrebbe creare),  clamorosamente lo annulla da cima a fondo.  La sentenza prescrive di dare subito corso alle conseguenze di tale annullamento.
 La sentenza molto articolata, evidenzia come Nastasi, il grande esperto di diritto, ha stabilito un regolamento che di fatto contraddice le leggi in materia, configurandosi come una vera riforma che lui non poteva fare, perché non possono farlo i direttori generali dei ministeri e neppure i ministri, bensì il Parlamento.
Stabilisce inoltre che tale decreto, che affida ad un algoritmo, in base a determinati criteri, l'assegnazione delle quote del FUS ai vari richiedenti( o aventi diritto, sulla base dell'  esistente), attua una 'grave svalutazione delle qualità artistica' dei progetti richiesti dal ministero per accedere al finanziamento, mentre, di conseguenza' privilegia IRRAGIONEVOLMENTE gli indici quantitativi'. Che altro deve dire la sentenza? Contesta anche l'articolazione dei vari punteggi assegnati ai parametri di valutazione in quanto influenzano la misura del finanziamento. Insomma bocciatura su tutta la linea del decreto al quale ha messo mano il più esperto fra i giuristi ministeriali, Nastasi ( ancora?) nell'intenzione di distruggere la musica in Italia, ed  avocare a sè, con amplissimo potere discrezionale, chi finanziare e per quanto.
 Continua la sentenza. "Il passaggio dalla logica dell'intervento 'a pioggia' a una logica maggiormente selettiva è apprezzabile (Era la tesi difensiva dell'ignaro Franceschini) Ma il passaggio attraverso il ricorso ad indici quantitativi largamente prevalenti appare IRRAGIONEVOLE"; ciò venne fatto notare al 'grande & grosso' direttore generale anche dai componenti la 'Commissione teatro' dello stesso ministero che insistevano sul dato di fatto che ' si abdicava al compito di valutazione della 'qualità' dei progetti presentati.
Analoga considerazione venne fatta anche dalla 'Commissione musica' dello stesso ministero, a seguito della quale, data la sordità del direttore generale e del ministro, un membro di detta commissione ( la compositrice Silvia Colasanti)  si dimise clamorosamente, mentre gli altri - tutti asserviti da Nastasi -  restarono a condividere l'operato ministeriale.
 Infine rileva la ILLEGITTIMITA' anche sotto il profilo sostanziale dell'intero sistema di valutazione, con conseguente ANNULLAMENTO del decreto ministeriale,'nastasiano'.
 Che farà ora Franceschini? Chiederà a Nastasi i danni per avergli fatto adottare un decreto illegittimo  con caratteri di grave sopruso legislativo? Tornerà sui suoi passi a riesaminare le assegnazioni del FUS per il triennio- altro criterio nastasiano- 2015-2017, o procederà semplicemente alla riconsiderazione delle richieste  delle varie associazioni ed istituzioni  già per il 2017, in attesa di una legge che riforma non sulla base del decreto nastasiano, l'intero settore, per il finanziamento  dello spettaoclo dal vivo.
 Grazie  a Nastasi, e Grazie  all'AGIS di Carlo Fontana che a quel decreto non si è opposto neppure timidamente.
                                 Riportiamo di seguito alcuni passaggi chiave della Sentenza

Punto 4.

“il D.M impugnato ha natura sostanziale di regolamento ed è stato emanato in violazione delle disposizioni procedimentali di cui all’art.17deolla L.n400/1988, che prevede-tra l’altro-il parere obbligtatorio del Consiglio di Stato (che non risulta essere stato acquisito).
Ciò consente di rilevaerne la radicale illegittimità anche a prescindere dagli ulteriori profili attinenti alla violazione dell’art. 117 della Costituzione, che attribuisce ola competenza concorrente delle Regioni la materi8a della promozione delle attività culturali( con la connessa ptestà regolamentare esclusiva): quest’ultima questione, infatti, pur identificando un distinto vizio di legittimità, non è stata sollevata tempestivamente con il ricorso introduttivo, bensì solamente sulle successive memorie di parte ricorrente”….
Punto 5.
“L’Amministrazione invoca i benefici di una maggiore “oggettivazione” dei parametri di riferimento, che si basa sull’adozione di indici e algoritmi.
Ma il Collegio ritiene che questo sistema finisca con il rappresentare, di fatto, un’abdicazione al difficile ma ineludibile compito di una valutazione (percentualmente ma anche sostanzialmente) adeguata del fattore qualitativo, che solo può giustificare l’intervento finanziario statale in subiecta materia. E del resto la stessa Commissione consultiva nella predetta relazione auspica un sistema il quale lasci  ”maggiore discrezionalità valutativa” in relaszione agli obiettivi espressamente legati al progetto artistico.
Queste considerazioni conducono a ritenere l’illegittimità anche sotto il profilo sostanziale dell’intero sistema di valutazione stabilito dall’art.5 del Decreto Ministeriale 1 luglio 2014, unitariamente considerato come basato su criteri e fasi tra loro praticamente inscindibili”.
Punto 7.
“Le suesposte considerazioni comportano anzitutto l’accoglimento del ricorso, previo assorbimento delle censure non esaminate per evidenti ragioni di economia processuale, e il conseguente annullamento del menzionato D.M. 1luglio 2014, unitamente a tutti gli altri atti impugnati dal ricorrente, a titolo di invalidità derivata”...

Algoritmo di Nastasi per il FUS annullato dal TAR del Lazio ( Dal blog di Luigi Boschi)

                
Con sentenza n 07479/2016 del 28/06/2016 il TAR DEL Lazio annulla (quindi manda in soffitta) il Decreto Ministeriale 1 luglio 2014 con cui attraverso un inqualificabile algoritmo si distribuivano le risorse del FUS.
Pare che Renzi non ne azzecchi una con il suo “riformismo accattone”. Giovanni Sartori: "Tutto il sistema oggi è fondato su errori e incompetenza”. Tutto da rifare quindi nonostante i soloni alla Carlo Fontana ne applaudissero il metodo avallato dall’acutezza d’ingegno di Salvo Nastasi. Tutta la ripartizioni del FUS dei teatri e dello spettacolo dal vivo alla luce di questa sentenza dovrà essere rivista basandosi su metodi qualitativi e non su anonimi algoritmi. Franceschini e Nastasi non sono Google. (Parma, 29/06/2016)
                                                                                            ( Dal blog di Luigi Boschi)

mercoledì 30 dicembre 2015

Ninni Cutaia al posto di Salvo Nastasi al Ministero, come Direttore generale dello Spettacolo dal vivo

Ad ottobre, all'indomani dell'uscita di Nastasi dal MIBACT, per insediarsi a Palazzo Chigi, come Vice segretario generale, ed a Bagnoli come Commissario al risanamento, arriva dal Ministero la promozione a Ninni Cutaia, il dirigente  di più alto grado al Ministero, addentro ai misteri italiani dello spettacolo dal vivo.
 Fino ad oggi  neanche una voce flebile, uscita dalla sua bocca,  è filtrata all'esterno, relativamente alla toppa da mettere  all'ultimo disastro compiuto da Nastasi, prima di andarsene, e cioè a come risolvere con un minimo di logica vera, l'applicazione della legge del luglio 2014, per la spartizione del FUS,  che Nastasi ha affidato ad un algoritmo, che avrebbe  dovuto introdurre criteri di equità, basati su parametri certi, ed invece ha gettato nel panico e nella disperazione  buona parte delle istituzioni, piccole medie e grandi, finanziate da sempre dal FUS: oltre centocinquanta soggetti sono stati fatti fuori, senza preavviso e ad attività già avanzata se non conclusa, da quell'infame algoritmo, benedetto da Nastasi e Francechini ( è inutile che anche 'mezzo disastro' Franceschini si nasconda dietro il paravento dell'algoritmo!).
 Franceschini, che quando si tratta di aprire bocca  non ci pensa due volte, s'è difeso dicendo: chiedevate che la politica uscisse fuori dalla gestione dei fondi della cultura? Lo abbiamo fatto, affidando tale compito ad un algoritmo, ora non potete lamentarvi quando l'algoritmo ha fatto piazza pulita.  Certo, 'mezzo disastro', lei ha ragione. Solo che l'algoritmo pilotato da Nastasi, non ha fatto piazza pulita (altrimenti non si capirebbero gli stanziamenti  aggiuntivi della legge finanziaria al mondo dello Spettocolo  - tre milioni per festival , cori e bande; come non si capiscono gli stanziamenti del ministero al MAXXI delle amiche Melandri e Veaute, o al Teatro Valle, per favorire la mogliettina Di Biase, ex presidente della Commissione cultura al Comune di Roma), bensì tabula rasa. In un sol colpo ha  distrutto quanto costruito in decenni.
 Una cosa non abbiamo capito di questa operazione barbarica a firma Nastasi e Franceschini: i soldi risparmiati  dove sono andati a finire? A finanziare  le istituzioni amiche o a ridurre la dotazione del FUS  destinata allo spettacolo dal vivo, magari per ricostruire la platea del Colosseo che farà passare 'mezzo disastro' Franceschini, come il ministro 'delle ricostruzioni'?
 Adesso, a fine anno, si  fa sentire anche Cutaia, a proposito dell'ultima tegola piovuta sulle Fondazioni liriche, a seguito della pronuncia della Consulta, sollecitata da un lavoratore ingiustamente licenziato dalla Fondazione del Maggio Fiorentino - come si chiamava un tempo - che ora, invece, ha mutato la sua ragione sociale in 'Opera di Firenze'.
 Il caso era stato portato all'attenzione di tutti, per la sua possibile grave incidenza sui bilanci futuri delle fondazioni, che a fatica si stanno risollevando dalla allegra gestione degli anni passati, dal quotidiano 'Il messaggero', qualche giorno fa (in  tale occasione ne abbiamo scritto su questo blog) con un articolo di Valeria Arnaldi che aveva sentito anche il presidente dell'associazione che riunisce le Fondazioni liriche italiane, Cristiano Chiarot, sovrintendente di  quella veneziana. il quale, preoccupato dei possibili futuri risvolti della cause tuttora pendenti nelle varie fondazioni ( circa un migliaio) aveva annunciato la costituzione di un pool di giuristi che aiutassero a sbrigare la matassa, e la richiesta di aiuto al ministero senza la cui mediazione difficilmente una situazione simile poteva risolversi.
 A stretto di giro di posta, appena qualche giorno dopo, sempre dal Messaggero, e sempre Valeria Arnaldi, intervista  sull'argomento Ninni Cutaia il quale autorevolmente dichiara: abbiamo interpellato un pool di giuristi per capire come uscirne ( ma è lo stesso pool delle Fondazioni o un secondo?). E basta. Non dice altro, oltre che la situazione rischia di mandare a monte il lavoro di risanamento che si sta svolgendo nelle Fondazioni. E c'era bisogno  che ce lo dicesse lui?
Temiamo che questa  inutile uscita di Cutaia serva al Messaggero per accreditarsi come 'portavoce' delle soffiate del ministero, allo stesso modo in cui lo ha fatto con Nastasi in tutti questi anni.
Ma se Cutaia vuol fare sapere che esiste e lavora, batta un colpo, quando ha qualcosa da dire. Come  ci piacerebbe sentire anche la voce di un altro alto dirigente del mondo dello spettacolo, e cioè di Carlo Fontana che, da quando si è insediato alla presidenza dell'AGIS, abbiamo saputo solo che ha salutato Nastasi, ringraziandolo per la collaborazione - ringraziamento reciproco - ai danni dello spettacolo,  ed ha incontrato Cutaia che ha preso il suo posto. E poi? E poi basta!

domenica 13 settembre 2015

Li due compari e il testimone silenzioso: Franceschini, Nastasi e Fontana

Nastasi lascia definitivamente la direzione generale dello Spettacolo dal vivo del Ministero per i beni e le attività culturali - Dio sia ringraziato! - retto dal suo compare Franceschini.  Ed ambedue hanno concordato un bel regalo di fine mandato,destinataria la biblioteca della città di Renzi (può il premier pensare anche alle biblioteche? ma che gliene frega?). A differenza di Nastasi, Franceschini dobbiamo ancora tenercelo; ma forse dovremo tenereci anche Nastasi,  che ora si è stabilito ad un tiro di schioppo dallo studio del presidente Renzi che potrà consigliare - MALAMENTE - anche quando non venga richiesto, sulla materia che ha maneggiato con scarsa cura e sconsideratamente  per molti anni nel ministero, sconsigliando Urbani, Rutelli, Buttiglione, Galan, Bondi, Ornaghi, Franceschini: una schiera di ministri, campioni, ed eroici difensori della cultura che tutto il mondo invidia all'Italia.
 Per fermarci solo agli ultimi regali che Nastasi ha fatto al mondo dello spettacolo, complice Franceschini, è il decreto attuativo della Legge del luglio 2013 ( allora c'era Bondi), che stabilisce i nuovi criteri che regolano il FUS; la disposizione - non sappiamo se ancora valida - secondo la quale i dipendenti della fondazioni piriche italiane non possono esercitare la libera professione di musicisti - il senso della moralità professionale del Nastasi, che crea un posto alla sua mogliettina, la 'giulietta' Minoli al Museo del Teatro San Carlo di Napoli, da lui creato nel periodo di commissariamento - ubbidisce a tale moralità; e l'ultima trovata relativa al FUS, l' erogazione del quale è affidata ad un algoritmo, barbaro ed assassino. Bastano questi pochi cenni per avere il quadro dell'azione cosiddetta moralizzatrice, per Nastasi riformatrice ma devastatrice per lo Spettacolo,  che Nastasi  ha messo in atto al Ministero, come si vanta di aver fatto nella lettera di ringraziamento a Fontana, presidente Agis, e suo consigliere prezioso, ringraziamento e saluto al momento di lasciare l'incarico. Alla quale lettera Fontana certamente non risponderà con analogo ringraziamento perchè se dovesse dire  il vero dovrebbe scrivere una lettera di liberazione, da Nastas: una vera manna per il mondo dello Spettacolo, sempre che Franceschini non vada a cercarsi uno ancor peggio di Nastasi - in Italia ve ne sono tanti e tutti aspiranti a qualche poltrona.
Da tale corrispondenza di 'distruttivi sensi' fra Nastasi e Fontana, Franceschini s'è sentito tagliato fuori ed ha reagito per dire ai due : voi NON SAPETE CHI SONO IO, SONO IO IL MINISTRO, nè Nastasi, nè Fontana. E perciò vi faccio vedere  che esisto, rendendo noti i nuovi organici delsettore delle grandi biblioteche pubbliche, come le due 'Nazionali' più importanti ( Firenze e Roma) un settore retto dalla sodale Rummo, mandata a risanare il MAXXI della parente acquisita di Nastasi, Melandri, dotandolo immediatamente di un finanziamento speciale, mentre non trova i soldi per pagare il minimo sindacale di custodi e bibliotecari per mandare avanti queste biblioteche che conservano la memoria storica e culturale del nostro paese e dei suoi saperi che hanno reso celebre l'Italia. No, i soldi per la biblioteca di Firenze non ci sono, e il suo direttore deve ringraziare me - fa sapere Franceschini, il MINISTRO CHE NON C'E' - se ho trovato 120.000 Euro per i nuovi acquisti.
Questo è Franceschini che poi si sbraccia e protesta contro i suoi sodali dell'ISIS che  distruggono musei e siti archeologici, mentre lui  non è ancora riuscito a regolarizzare neanche  la normale attività di Pompei.

lunedì 27 luglio 2015

Riccardo Muti non ha perso il coraggio leonino di sempre

Nei giorni scorsi si sono accavallate le notizie di un possibile ritorno, a breve, di Riccardo Muti sul podio del Teatro alla Scala, dove - fino al 2005 - è stato direttore musicale per un ventennio circa.
L'hanno  fatto pensare l'arrivo a Ravenna di  Alexander Pereira ma anche di Carlo Fontana, attuale presidente dell'AGIS, ritenuto un tempo antagonista di Muti alla Scala, addirittura suo nemico e causa della sua partenza dal teatro milanese, dal quale anche Fontana se ne andrà.
E alle dichiarazioni possibiliste di Pereira sono seguite anche quelle concilianti di Muti, il quale ha dovuto riconoscere indirettamente che Pereira era andato quasi in pellegrinaggio a Ravenna, nei giorni del 'Falstaff', per esaudire un suo vecchio 'voto', quello di riportarlo alla Scala, costi quel che costi. E Muti ad esse ha aggiunto: vedremo, se sono fiori fioriranno. Insomma ha lasciato la cosiddetta porta, 'aperta'.
 Subito dopo, i giornali si sono esercitati sulla futura strategia di avvicinamento. Come  tornerà alla Scala, quando i tempi saranno maturi, e fose lo saranno nel giro di un paio di stagioni al massimo (si parla del 2017)?
 Tornerà, facendo tappa con la sua Orchestra di Chicago; o vi metterà piede la prima volta dopo la rottura con la sua orchestra italiana di giovani 'Cherubini', con la quale ha ormai stabilito un sodalizio più che paterno, al punto da portarsela anche a Salisburgo fra qualche giorno per un'opera verdiana?
 E perchè non con l'Orchestra del Teatro? Tutti, noi compresi, abbiamo optato, in occasione del primo ritorno, per le due ipotesi soft, nel timore che  qualche strumentista scaligero, fra quelli che  all'uscita di Muti dal teatro non furono teneri con lui, possa fargli qualche scherzetto. Ci siamo sbagliati. Perchè è stato lo stesso Muti a farlo capire senza equivoci. Lui se torna, quando lo deciderà, tornerà a dirigere l'orchestra  che per molti anni è stata, agli occhi del mondo, la 'sua' orchestra. Perchè non si abbia a pensare che in questi anni di lontananza,  Riccardo, complice l'età, ha perso il coraggio da leone di un tempo ed è diventato un don Abbondio, di manzoniana memoria: ' uno se il coraggio non ce l'ha, non se lo può dare'.
 A confermare che al momento del ritorno sarà questa la strategia è intervenuto Pereira, facendo sapere che gli orchestrali hanno in animo di scrivere una lettera di invito ufficiale, pacificatrice, a Muti, ed anche Chailly lo ha fatto, telefonandogli per invitarlo ufficialmente. Perchè non è possibile che uno dei massimi direttori viventi, italiano nel sangue, non diriga alla Scala.

domenica 10 maggio 2015

Roberto Napoletano corra ai ripari per il 'sole 24 ore'I giornali sono diventati ormai dei supermercati dove si vende di tutto e dove si possono anche anche comprare i giornali.

E' stato De Bortoli o il suo successore Fontana, il primo nel suo discorso dì addio ed il secondo insediandosi, o forse qualcun altro di recente, a dire agli editori di giornali di ripensare profondamente il loro ruolo? Nel senso di far tornare ad essere i giornali  solo giornali, mentre invece - anche per effetto della logica che vuole l'IVA dei giornali più bassa - i giornali diventano come delle buste biodegradabili nelle quali infilare giocattoli, pentole, borse, libri , CD,  DVD, videocassette.
 A questo abbiamo ripensato oggi, recandoci in edicola, come tutti i giorni, per acquistare, come facciamo da almeno trent'anni a questa parte,  i nostro soliti tre quotidiani, con l'aggiunta domenicale del 'Sole 24 Ore'. Il quale oggi si vende, in 'vendita abbinata ed obbligatoria con Arte e Letteratura, fino ad esaurimento copie', del volumetto di Camilleri, 'Il medaglione', con il sovrapprezzo di 0,50 centesimi, al prezzo complessivo quindi di Euro 2.50.
 Naturalmente non ce l'abbiamo con Camilleri, che è uno scrittore che amiamo ma che non leggiamo abitualmente e che vorremmo leggere solo quando lo decidiamo, avendo tanti altri libri da leggere, nel settore di cui ci occupiamo professionalmente.
 Ora, diversamente da noi, tanti e tanti acquistano volentieri il libro di Camilleri, per 0,50 centesimi, mentre noi che abbiamo una libreria domestica ormai traboccante di qualche migliaio di volumi, dei quali parecchi abbiamo acquistato nel corso degli anni, ma in parte non abbiamo ancora letto, non desideriamo acquistare ancora altri libri, se non quelli direttamente e strettamente indispensabili per il nostro lavoro.
Per questa ragione, solo per questa, non  vogliamo essere obbligati ad acquistare oltre il giornale anche il libro; altrimenti potremmo essere tentati di non acquistare più la domenica, neanche 'Il Sole 24 ore', tanto sopravviveremmo anche senza la sua lettura.
 Roberto Napoletano, il direttore, cerchi di capire.

venerdì 13 febbraio 2015

La musica di Ennio Morricone che rilassa Raffaele Fitto ed altre cosucce su Franceschini, Pizzarotti....

Ieri, sul 'Sette' del Corriere della Sera, si leggeva una lunga intervista a Raffaele Fitto - quello che Berlusconi vede ormai come fumo negli occhi - e che invece è solo  un parlamentare pugliese, già governatore della regione del su d'Italia, succeduto nell'impegno politico e di amministratore, a suo padre, anch'egli governatore, indaffaratissimo anche nel dire a Berlusconi quel che si merita che gli si dica e che nessun altro dice, il quale -  come ha dichiarato - alla fine della giornate, si rilassa con la musica di Ennio Morricone: non c'è altra musica, a suo dire, che lo rilasso altrettanto. Chissà cosa avrà pensato il musicista alla lettura della confessione di Fitto. Sicuramente gli consiglierà, non sentendosi onorato anzi, alla prima occasione, di far  più uso di camomilla e di lasciar stare la sua musica per scopi soporiferi. Naturalemnte Fitto si riferiva alla musica per il  cinema di Morricone: offesa ancora più grande.
 A proposito di musica, da alcune settimane sempre sul 'Sette', viene richiesto a noti personaggi del gran mondo,  quali sono le loro 'musiche del cuore'. Ieri toccava all'ineffabile, mezzo disastro Franceschini, il ministro 'nammurato'. naturalmente canzoni su canzoni, per tenere alto il tono ( questo in Italia lo fanno tutti, non  conoscendo altra musica!); ma poi, pentito per l'altissimo livello della sua classifica, ci ha messo in mezzo anche il Concerto n.2 per pianoforte e orchestra di Rachmaninov, tanto per giocare sporco.
 E sempre 'mezzo disastro' Franceschini, si è fatto sentire, intervenendo in una polemica sulla quale  lui non ha argomenti, e cioè se mandare all'Expo, l'Annunciazione di Leonardo, custodita agli Uffizi.
 Non sarà il direttore del museo fiorentino a decidere - esautorato da un ministro incompetente - ma lui, 'mezzo disastro' in prima  persona. Si capisce ora perchè nei posti di responsabilità in tutti i settori la politica non vuole persone con la schiena dritta che al momento opportuno assumano decisioni richieste e responsabili. Ma non si capisce però perché per venti fra i più importanti musei italiani egli abbia diffuso un bando internazionale per reperire i direttori che avranno ampia autonomia di gestione. A meno che anche nel caso dei direttori dei musei non scelga poi, fottendosene delle professionalità dei candidati, come del resto ha già fatto in altri casi, Vedi commissioni centrali del ministero, fra le quali, per conoscenza diretta, quella  che si occupa di musica è tra le peggiori e meno qualificate, per lasciare spazio a 'grande & grosso' Nastasi.
 Il caso delle nomine  ai vertici del Teatro Regio di Parma  ha generato una forte polemica  che ha come obiettivo primo il comportamento di Pizzarotti, che ha  bandito anch'egli, come Franceschini, un concorso, nominato una commissione per esaminare i curriculum dei candidati e poi se ne è fottuto, nominando di testa sua altre persone, ovviamente di sua conoscenza o che gli hanno suggerito, fuori concorso.
 Ma il caso del Teatro Regio ha generato un altro caso, che ha per protagonista uno degli esclusi che , da quel che si dice, figurava fra quelli ritenuti dalla commissione, fra gli idonei. L'escluso in questione ha inviato una lettera  a Pizzarotti,  e che è stata poi resa pubblica, denunciando il caso e chiedendo attenzione. Il fatto è che ora, quell'escluso, uno dei tanti, con titoli che secondo noi non sono tali da affidargli la direzione di un teatro, sta diventando un eroe nazionale, e per tale ragione, e solo per questo, alla prima poltrona vuota, sarà chiamato a ricoprirla, pur  non avendo anche in quel caso, i titoli per sedervisi.
 Una delle tante anomalie italiane. Ne volete un esempio. Molti molti anni fa fu nominato direttore artistico della Scala Roman Vlad, che era amico di Muti e presidente o qualcosa di simile della SIAE. Egli accettò, ma volle che la Scala gli nominasse seduta stante un aiutante, perchè ' non aveva tempo per occuparsi come avrebbe dovuto della Scala per i suoi  numerosi precedenti impegnai. Chissà se qualcuno, allora come oggi si rende conto della anomalia!) che Vlad scelse nella persona di Paolo Arcà, suo aiutante nella rivista 'Musica & Dossier. Arcà, da quel momento, ha fatto una carriera luminosissima, mettendo sempre nel suo curriculum che egli era il direttore artistico della Scala, come poi è avvenuto dopo l'uscita di Vlad che non si è ripreso il suo  aiutante. Risultò evidente che Arcà il direttore artistico proprio non poteva farlo, non sapendo nulla o quasi di voci e melodramma ( come si dice, a ragion veduta, di alcuni altri direttori artistici in attività!). Eppure restò alla Scala. Si disse che per anni si occupava delle tournée istituzionali del teatro - forse conosceva l'inglese. E si scrisse che quando una volta telefonò a Domingo per una scrittura , il tenore  gli rispose:  fammi parlare con il direttore della Scala, io non conosco nessun Arca alla Scala ( si lesse questo sul Corriere!).  Arcà poi, per essere passato dalla Scala,  è diventato direttore artistico di tutto quello che si poteva in Italia; e a Milano, sono secoli che lo fa anche per la Società del Quartetto e lo ha fatto anche per gli Arcimboldi, forse con le stesse modalità scaligere. Poi Fontana  se l'è tirato appresso anche a Parma ed ora, assai strano, sembra a riposo. Ma c'è da scommettere che non  lo sarà per molto, perché anche lui è nella lista nazionale di quelli da ricollocare, anzi in due liste: quella dei partiti e quella dei grembiulini. L'unica stranezza nella sua carriera è che non è stato ancora fatto 'accademico' di santa cecilia. Un vero mistero che si può spiegare, dopo aver letto i nomi degli utlii infornati, solo con faide interne ed odii personali. Che non sarebbero una eccezione in quell'ambiente che  nella prossima settimana eleggerà il successore di Cagli. Anche Petrobelli, accademico di mezoz mondo, non lo fu di Santa cecilia. Chissà perchè.

venerdì 3 ottobre 2014

L'Opera di Roma è come una nave che, per fare l'inchino a Muti, si è fracassata sugli scogli

Solo un pazzo poteva assumere la decisione di esternalizzare - termine orrendo quanto e forse più della decisione medesima che esprime - Orchestra e Coro dell'Opera di Roma,  ritenendoli non più indispensabili ed interni -  come invece ritengono i più grandi teatri del mondo, e tutti quelli anche minori non governati da schizofrenici -  per un teatro che ogni giorno dovrebbe - come, però, non è mai stato per l'Opera di Roma - aprire le sue porte per rappresentare il nostro grande melodramma.
La decisione l'ha assunto non un pazzo ma due, e cioè Marimo e Fuortes. Anzi, stando a quello che ha rivelato la finta svampita di Simona Marchini (l'unica a parlare mentre gli altri componenti il CDA sono diventati muti, con la lettera minuscola) la decisione è stata solo avallata formalmente dal CDA, perchè l'avevano assunta non due ma quattro pazzi, incoscienti ed ignoranti: Franceschini, Zingaretti, Marino e Fuortes. Del quale ultimo, Fuortes almeno, a gran voce chiede le dimissione il PD Orfini - sacrosante - motivandole con la sua incapacità a reggere un teatro. E poi giungono, anche se tiepide, per non infastidire il manovratore occulto di questa tragedia, le richieste di dimissioni di Salvo Nastasi. Ad eccezione di Merlo che sul suo giornale, La Repubblica, fa una  lucida analisi della situazione,  seconda dopo quella di qualche giorno fa altrettanto lucida, giungendo alle stesse conclusioni, tutta la stampa canta in coro la vittoria di Fuortes.
Chi ha preso questa decisione  non è che un pazzo o un comitato di pazzi, se arriva persino a dichiarare che " si tratta di una decisione dura e dolorosa per tutti - ipocriti ! - ma se applicata su scala nazionale potrebbe riportare la lirica italiana a livelli internazionali". E la solerte cronista del Messaggero aggiunge di suo " ad una eccellenza degna della patria del melodramma dove , invece , al momento, vivono in stato di precarietà la maggior parte delle 14 fondazioni liriche alimentate dal FUS e dagli enti locali e dissanguate da contratti integrativi. Provi ad applicare lo stesso ragionamento alla sua redazione, e tiri poi le medesime conclusioni dei 'matti all'Opera'.
  Vogliamo rammentare ai disinformati cronisti che i massimi teatri del mondo - dove non sono abituati a buttare soldi nè a lavorare  poco - hanno loro proprie orchestre. Perchè Pappano, che da anni ne guida uno, non si è fatto neppure sentire in questa occasione per gridare a tutti, Fuortes compreso, di non dire sciocchezze? E perché non si è letta nessuna dichiarazione del presidente dell'AGIS, Fontana, uno che di teatri ne capisce, e neanche del Presidente dell'associazione che riunisce i teatri lirici italiani? Dove sono finiti?
 Ciò che non si vuole capire, seguendo le farneticazioni dei 'matti all'Opera', è che per evitare scioperi,  che si potevano e dovevano evitare da parte di FUORTES, il principale responsabile del disastro romano, si  è mandato all'aria un complesso che secondo Muti era il massimo che si potesse avere, ma che ora viene rimandato a dicembre e poi riassunto, sempre che poi si mettano d'accordo. E se non si accordassero? Accadrebbe che quello stesso complesso che, a dire di Muti, era il massimo italiano, venga respinto e disperso. Naturalmente tutti si prodigano a dire e gridare che  questa ricchezza non può essere dilapidata ( la ricchezza sarebbe l'orchestra, perchè invece la ricchezza dell'Opera è stata interamente dilapidata da alcuni mascalzoni mezzi ai vertici!), e che tutti torneranno da gennaio ad essere l'Orchestra dell'Opera, Solo che non potranno più scioperare perchè se lo faranno saranno rimandati a casa ed al loro posto ne verrà un'altra. Ma quale? quella del prossimo teatro che adotterà la magnifica soluzione romana e licenzierà la sua orchestra, riducendo in meno di un anno le fondazioni liriche da 14 a 5 o 6, ad essere generosi, se non addirittura a due sole: Scala e Santa Cecilia. Con grande gioia e soddisfazione di Nastasi, protetto come tutti sanno da Letta, ma non il nipote, lo zio: il cardinale.
 E se dovessero arrivare  opposizioni dei sindacati  in base al famoso art. 18 qui cancellato ancor prima che lo faccia il Parlamento? Il nostro  continua ad essere un paese incredibile: i cittadini solitamente lenti, superano in velocità il Parlamento e perfino il velocissimo premier Renzi.
E se venisse fuori che la nave dell'Opera è andata a sbattere sugli scogli perchè ha avuto come comandanti, in due diverse traversate vicine, prima De Martino-Alemanno, e poi Marino-Fuortes,  brilli tutti, ai quali è stato intimato di fare l'inchino a Muti, negli anni di sua permanenza a capo della compagnia? E che , per fare quell'inchino, pur di tenerselo, non hanno badato a spese,  e, finito il carburante, sono andati a sbattere, facendo male ad alcuni passeggeri, quelli con gli strumenti che, se colpe hanno, non le hanno tutte, e comunque non quante ne hanno i timonieri ubriachi?

mercoledì 24 settembre 2014

Ancora di Muti che dà l'addio a Roma. Piange Fontana, presidente AGIS. Foletto e la sua associazione di critici tace.

Chi si è sorpreso della dichiarazione di Carlo Fontana, attuale presidente dell'Agis, e fino ad una decina di anni fa  fratello/coltello di Muti alla Scala, non ha considerato che  in situazioni drammatiche si deve tenere un comportamento che passa anche  sopra antiche ruggini. Fontana si è detto dispiaciuto e sorpreso del fatto che un teatro italiano non abbia saputo tenersi un direttore, sebbene suo  nemico di un tempo,  Riccardo. E Fontana ha perfettamente ragione. In teatro, primi fra tutti i troppo coccolati orchestrali non si sono resi conto di avere in casa, senza esserselo  meritato, uno dei direttori più amati ed ambiti del pianeta. Il quale era sbarcato a Roma,  Vespa dice:  per amicizia nei suoi confronti; Alemanno aggiunge: perché gli aveva fatto ponti d'oro,  e Veltroni: che era stato lui il primo a corteggiarlo, dimenticando tutti che Muti è venuto a Roma anche perché voleva vendicarsi della sua ex Scala che  ai tempi,  e prima del  traumatico divorzio, era stata la Scala di Muti e Fontana.
  A differenza di Fontana e degli ipocriti orchestrali dell'opera che ora vorrebbero ancora scioperare, ma per solidarietà con Muti, sperando che il loro gesto estremo, prima e troppe volte utilizzato per costringere Muti ad andarsene, sortisca un qualche effetto, nessun altro s'è fatto sentire sulla questione. Non si è fatta sentire Santa Cecilia, e forse in questo caso  con  qualche  ragione (?), dopo che dalla cerchia di Muti erano arrivate, a mezzo stampa, all'indirizzo di Pappano e dell'orchestra offese ingiustificate, ma che in questa occasione avrebbe potuto passarci sopra, visto che con l'Opera condivide un Sovrintendente-amministratore delegato ( Fuortes); avrebbero potuto dire qualcosa a titolo personale i dirigenti di Santa Cecilia, neanche quelli; solo qualche giornale l'ha tirata in ballo l'Accademia, parlando della possibilità che Pappano vada a dirigere l'Opera - allo stato attuale una sciocchezza - anche se sarebbe la soluzione migliore per il teatro ed anche per Pappano in Italia, una volta terminato il suo impegno con l'Accademia ( qualora volesse concluderlo prima, e fare la stessa cosa con Londra). In questo caso avremmo finalmente due teatri, Milano e Roma, con due direttori come si deve (Chailly e Pappano) pronti a farsi concorrenza sul piano della qualità, l'unico che si deve avere sempre presente, e, diciamo pure, sul terreno dello stesso repertorio che, a Roma e Milano, deve essere innanzitutto ITALIANO.  E Santa Cecilia  potrebbe pensare, in tempo, al successore di Pappano, che un giorno o l'altro sicuramente lascerà, mentre non si capisce ancora se Cagli lascia o non lascia, e pensieri cattivi vengono a chiunque  consideri il probabile  successore,  Michele Dall'Ongaro, INDESIDERATO da alcuni (forse troppi), che egli stesso sta allevando in seno e tenta in tutti i modi di sostenere. Non si  è fatto sentire ufficialmente neanche il Consiglio di amministrazione del teatro, e il membro Battistelli, l'ha fatto con una intervistina a Repubblica, indegna di nota.
 Non è intervenuto nessun altro sovrintendente  o direttore italiani. Nessuno.  E, neppure, per quattro parole, magari di semplice circostanza, l'Associazione dei critici musicali, dal cui interno qualche bocca meno cucita del resto ci riferì, ai tempi di Muti alla Scala, che loro parteggiavano per Abbado e che prima di attribuire un premio 'Abbiati' - manco fosse un Nobel, dove pure ci sono impicci - a Muti avrebbero preteso un miracolo. Sul sito, rinnovato, dell'Associazione, che però rinnovando gli organi sociali ha lasciato  quelli di sempre, gli ultimi comunicati presenti sono quelli  di solidarietà con l'addetta stampa del Comunale di Firenze,  Susanna Colombo fatta fuori dall'ing. Francesca Colombo (due colombe in un unico nido non ci  potevano stare!) nonostante che Susanna Colombo non fosse un critico musicale in attività; e di Paolo Isotta, ma a denti stretti, all'indomani del contenzioso con Lissner, soltanto perchè  finito sui giornali. Dopo di che, e negli ultimi due o tre anni, l'Associazione presieduta da un ventennio da Foletto, non ha trovato nessuna occasione meritevole di un suo intervento.

mercoledì 27 agosto 2014

Vergnano,Noseda,Di Gennaro, Micheli ed anche Mazzonis. Storie senza fine dei nostri teatri lirici

Cominciamo da Vergnano. Nonostante abbia le stesse iniziali, non fa parte della gloriosa compagnia di Wolter Veltroni - o sì, a nostra insaputa? - nella quale hanno militato e dalla quale sono usciti anche Walter Verini e Von Struppen ed altri, allevati e sostenuti per semplice identità di iniziali, fra nome e cognome, con il capo partito d'una volta, il Wolter nazionale che la sua compagnia l'ha sistemata dal primo all'ultimo.
Vergnano no, è stato allevato e poi sostenuto dal barone Agnello, in casa CIDIM, da dove ha preso il volo, per volere del barone, e  allo stesso modo con cui il Wolter ha sostenuto i suoi. Le ragioni, ciniche, delle scelte dei collaborati da parte del barone, secondo un nostro personalissimo parere, preferiamo non metterle in piazza. Quando lo lascia libero, Agnello gli fa fare la carriera alla quale solo un manager di valore potrebbe aspirare. In questi giorni si va dicendo che ha mantenuto i conti in ordine. Davvero? Se l'anno scorso o due anni fa non fosse intervenuto il Comune di Torino- del partito amico - uno sprofondo, impossibile da colmare, si sarebbe aperto nel patrimonio della Fondazione. E' evidente, a seguito di ciò, che oggi egli reclami la correttezza della gestione economica del teatro, alla vigilia della scadenza del suo quarto o quinto mandato - superato in durata solo da Cagli a Santa Cecilia - e nella speranza di essere rieletto. Ancora? E che si opponga alla tournée americana del teatro che costerebbe più di quanto farebbe incassare, e di ciò dà la colpa a Noseda, accusandolo di non badare alla tenuta dei conti del teatro quanto alla sua carriera, è diretta conseguenza dell'unico merito che forse crede di poter accampare, quello di buon amministratore.
Fassino che farà? Altra incognita. L'Orchestra del Regio torinese vuole che Noseda resti, per la ragione che la notorietà che oggi s'è guadagnata la deve alla presenza di Noseda, non certo a Vergnano che potrebbe far qualunque altro mestiere. Fassino vorrebbe mettere pace fra i due, ma sembra impresa impossibile, neppure con l'intervento miracoloso della Sindone torinese.
E Noseda? Noseda, del quale agli inizi della sua carriera pensavamo tutto il grigiore possibile, perchè lo davamo sostenuto eccessivamente da Gergiev, del quale era stato per qualche tempo assistente, s'è rivelato invece un buon direttore, che ha fatto fare grandi passi all'orchestra del suo teatro, conducendola in tournée internazionali ed anche in qualche buon festival italiano, e portandola a registrare dischi. Di lui i giornali hanno parlato sempre piuttosto bene.
Sembra una storia abbastanza simile a quella dell'Accademia di Santa Cecilia, dove la presenza di un direttore come Pappano ha alzato il livello dell' orchestra, già buono - cosa che non si poteva dire dell'orchestra di Torino - e dove regna da secoli un sovrintendente che certamente non è l'artefice del miracolo ceciliano, ma che certo non può essere paragonato, con tutto il male che si possa pensare di lui, Cagli, al sovrintendente torinese, Vergnano.
Roma e Torino hanno di molto simile una cosa: se andasse via da Roma Pappano, e, mutatis mutandis, Noseda da Torino, l' una e l'altra orchestra ne avrebbero a soffrire molto.
Dunque saggia decisione sarebbe quella di sostituire - al di là di meriti e demeriti, solo perchè sarebbe ora, dopo tanti anni - i due sovintendenti, lasciandovi invece i direttori. Non si pensi che questa storia ricalchi quella della Scala. No, assolutamente; perchè lì il dissidio che aveva opposto direttore e sovrintendente, Muti e Fontana, oppose insanabilmente anche direttore e orchestra, dunque impossibile da ricomporsi, anche a distanza di anni, il che spiega come mai Muti, ad ogni accenno di invito a tornare a dirigere alla Scala i suoi orchestrali di un tempo, faccia orecchie da mercante.
Ma il peggio, per il Regio viene ora, a proposito dei nomi dei papabili alla direzione artistica che hanno opposto Vergnano e Noseda. Il quale ultimo vorrebbe Carmelo Di Gennaro, un tempo al Sole 24 Ore, poi assistente alla direzione artistica in Portogallo, al seguito di un direttore italiano, musicologo veneziano, e in Spagna e, infine, Spagna per Spagna, direttore dell'Istituto culturale italiano di Madrid. Un critico musicale, legami anche con le case discografiche ( forse per questo lo conosce Noseda; poco, no?) del giro di Musica/Realtà ( Luigi Pestalozza) e  che non è facile capire perchè lo stimi tanto Noseda, al punto da volerlo come direttore artistico. Lui la fama, quel po' di fama che ha, se l'è cercata e forse anche guadagnata all'estero, dunque lontano da occhi attenti ed oggi, per grazia di Noseda, arriva ad aspirare alla grande rentrée.
Vergnano, che non sappiamo come possa avere competenze tecniche nella scelta di un direttore artistico, vorrebbe Francesco Micheli, regista milanese - al quale anche noi su Music@ demmo uno spazio per farci raccontare l'esperienza con la Filarmonica scaligera della musica per bambini fatta da bambini, e che ora ha fatto parlare tout le monde di sé, per quella fesseria di aver portato a Macerata , sul palcoscenico dello Sferisterio, più donne di quante ne circolino nella cittadina marchigiana. Donne in scena, in orchestra, sul podio, fra le maschere e la biglietteria, ad eccezione dello stesso Micheli che s'è riservato una regia, benedetto fra le donne. Per un sovrintendente come Vergnano, è il segno che il giovane regista sa far parlare di sé , e dunque una valida ragione per chiamarlo a lavorare a Torino. Ma sembra che non goda della stima di Noseda, il quale si oppone alla sua nomina, voluta da Vergnano. Ma nessuno dei due sa bene perchè volerlo o non volerlo.
E, infine, fra i possibili candidati c'è anche Cesare Mazzonis. Ancora? Sì proprio lui, andato in pensione a Firenze, per ragioni di età, ha cominciato a lavorare più di prima, dappertutto, a Rovereto, già negli anni fiorentini per un festival mozartiano (un niente per l'ex direttore artistico della Scala e del Maggio, ma sui soldi non si sputa!) a Bologna con Abbado, alla Filarmonica romana, ed ora alla Orchestra Rai di Torino, e perciò già di casa.

Mazzonis potrebbe non abbandonare l'incarico Rai - che lui tiene solo per ragioni affettive e non per altro (avendo cominciato il suo lavoro a fianco di Siciliani, proprio in Rai, quando vide sfumare la sua carriera di baritono, della quale si ricorda ancora una sua presenza all'Oratorio del Gonfalone in una 'Passione', se non andiamo errati di Telemann!) e realizzare, senza volerlo, il sogno che va accarezzando Marino - aquila, romana - di riunire Opera e Santa Cecilia, in un unico ente. Che risparmio! Con la musica che va in malora!

sabato 28 giugno 2014

Troppa poca trasparenza

 Un recente articolo del quotidiano La Repubblica -Parma riporta all'attenzione il problema dei compensi dei vertici delle nostre istituzioni musicali, finanziate con denaro pubblico, FUS, in cima alle quali  sono le Fondazioni cosiddette 'lirico-sinfoniche'. In detto articolo si dice che, ancora oggi, non è semplice  individuare nei siti delle istituzioni interessate  la pagina intitolata 'amministrazione trasparente , nella quale - PER LEGGE -  i compensi dei vertici  sia stabilizzati che  con contratto di collaborazione, devono essere pubblicati entro il 1 febbraio 2014, pena la decurtazione del finanziamento FUS dell'anno successivo. Così decretava il grande grosso direttore generale Nastasi. Il quale una volta emesso il decreto se ne fotte di verificare se le istituzioni interessate si attengono alle disposizioni. E questo vale anche per il famoso Teatro San Carlo di Napoli, dove sua moglie, la moglie di Nastasi, Giulia Minoli, lui l'ha fatta assumere (quando era ancora Commissario di quel teatro, o alla vigilia della sua uscita) come 'coordinatrice del Museo del Teatro - con quali meriti, Nastasi, oltre quelli coniugali? -  della quale non v'è traccia nella pagina 'amministrazione trasparente. E perciò non si potrà sapere quanto guadagna per il suo prestigioso incarico, la signora Nastasi (si venne a sapere poi che il suo compenso/furto era di 5.000 Euro mensili).
 Nell'articolo di Repubblica-Parma si sottolineava che i vertici del Regio - che non è una fondazione lirica, bensì un teatro di 'tradizione': gli intenditori conoscono bene la differenza - in proporzione, confrontandone l'attività, guadagnano più dei vertici delle fondazioni lirico sinfoniche che hanno un'attività  che si estende lungo tutto l'anno o quasi. E si faceva notare come Carlo Fontana, guadagni quasi quanto i sovrintendenti delle fondazioni, salvo alcune: La Scala in cima ad ogni classifica, anche quella della munificenza verso i capi, poi Santa cecilia, il cui sovrintendente guadagna 200.000 Euro cui assomma altri 100.000 come direttore artistico, sebbene abbia un coordinatore artistico (Bucarelli) che guadagna più di Fontana, ed un altro dirigente per lo stesso settore ( Cupolillo) che guadagna ancor più del coordinatore artistico - l'uno e l'altro fedelissimi da sempre di Cagli; ai quali, sempre nell'affollata direzione artistica, vanno aggiunti il vice presidente (dall'Ongaro) che ha un compenso, ed anche il collaboratore Nicoletti-Altimari, che adesso non compare più sul sito.
Senonchè a proposito di stranezze sulle quali Nastasi non vigila, dalla pagina 'amministrazione trasparente' dell'Accademia è scomparso il nome di Pappano che aveva un compenso fisso come 'direttore musicale'  di 150.000 Euro. Il nome di Pappano non compare più, ma evidentemente quella cifra è stata diluita nei suoi compensi per i singoli concerti, oppure, vista la situazione di crisi, Pappano ha voluto devolverla all'Accademia, evidentemente soddisfatto dei suoi compensi come direttore -  ma l'una o l'altra ipotesi sono da verificare. Mentre invece 'immotus manet' il compenso di Cagli  a 300.000 Euro, mentre poi si lamenta dei tagli che il Comune starebbe per apportare al finanziamento dell'Accademia. Perchè non comincia a ridursi lo stipendio proprio lui, CAGLI, visto che - di fatto - supera il tetto del compenso del Presidente della Repubblica?
 Ma c'è ancora un altro fatto che ci spinge a richiedere formale intervento del direttore generale Nastasi e del ministro Franceschini.
 A Roma, ma non sono gli unici casi, due importanti istituzioni finanziate con denaro pubblico: Accademia Filarmonica e Istituzione Universitaria dei Concerti- non hanno MAI pubblicato i compensi  rispettivi del suo attuale direttore artistico Matteo D'Amico per l'Accademia, e del direttore generale, Francesca Fortuna, per l'Istituzione. Che aspettano al Ministero per intervenire?

domenica 4 maggio 2014

Si può o non si può? Ministro Giannini, risponda

 Da tempo ci siamo fatti carico di un problema che non vediamo prendere in seria considerazione da parte di chi emana le leggi e poi non le fa osservare. Intendiamo gli incarichi esterni di dipendenti pubblici, dei quali ampiamente abbiamo trattato in uno degli ultimi numeri di Music@ ( novembre 2013, n.35), rinfrescando a chi dovrebbe interessarsene, i termini del problema,  le prescrizioni legislative ( la cosiddetta legge Brunetta, nota anche come 'contro la corruzione nella pubblica amministrazione'; ma dobbiamo ricordarla noi?), ed anche una lunga lista di professori di conservatorio - noi ci occupiamo di questi, sebbene il problema esista in ogni amministrazione pubblica - che svolgono contemporaneamente incarichi stabili, e dunque non  occasionali e saltuari, come permetterebbe la legge, previa autorizzazione del dirigente dell'ente pubblico dal quale si dipende.
 Nei conservatori in cui direttori hanno un senso della legalità altissimo - ma forse solo quello - alla voce 'amministrazione trasparente' dei rispettivi siti internet, si possono leggere i nomi dei professori ai quali è stato consentito, previa richiesta, lo svolgimento di alcuni incarichi, per i quali è anche  citato espressamente , in osservanza della  norma di legge, anche il relativo emolumento percepito.
 Quando invece detto incarico esterno si configura come stabile e continuativo, ecco che interviene  la magistratura, dietro denuncia, a sancire la incompatibilità di detto incarico, con tutte le prevedibili conseguenze, prima fra tutte quella economica della restituzione degli emolumenti percepiti, e, infine della decadenza dall'incarico medesimo. E alcuni casi ci sono già stati.
 Cosa hanno insegnato? Nulla . I direttori dei Conservatori nelle autorizzazioni concesse non citano naturalmente quei casi in aperto conflitto, il Ministero chiude tutti e due gli occhi, il soggetto  in aperto contrasto con le leggi non  si dimette dagli incarichi non consentiti, e tutto va come se la legge non esistesse.
 Chi dovrà rispondere alla magistratura nel caso in cui  tali anomale situazioni venissero scopertamente  denunciate? Il diretto interessato naturalmente, ma anche il direttore del Conservatorio che,  secondo una prassi vecchia ed ora contro legge, fa finta di non sapere, anche quando  conosce bene l'incarico incompatibile del suo dipendente, perché si svolge ad un tiro di schioppo dall'istituto pubblico di appartenenza e con il quale il Conservatorio intrattiene anche rapporti di collaborazione. Fuori i  nomi, direte voi? Li abbiamo fatti già, e se andate a consultare quel numero di Music@ sul sito del Conservatorio 'Casella' ne troverete una lista che prende in  considerazione i casi degli insegnanti/direttori artistici o sovrintendenti, quando non anche critici musicali contemporaneamente, e, per alcuni, anche sovrintendenti o presidenti di consigli di amministrazione.
 Perché torniamo ancora oggi sull'argomento dopo averne fatta aperta denuncia con quel lungo servizio che si può leggere su Music@ ?
Perché ieri l'altro, andando sul sito del Teatro Regio di Parma, per verificare la decadenza dal suo incarico di amministratore del dott. Carlo Fontana, secondo lo svarione  pubblicato su Repubblica .it, insieme ad una sentenza del TAR non ancora  pubblica, abbiamo aperto anche la pagina riguardante il direttore artistico del medesimo Teatro, e cioè il m.Paolo Arcà, del quale si citano gli emolumenti ed i rispettivi incarichi, che sono i seguenti:  direttore artistico del Regio di Parma; direttore artistico della 'Società del Quartetto' di Milano, professore di composizione al Conservatorio di Milano. E' un'autodenuncia? Una aperta sfida? Esattamente Che altro si aspetta a provvedere a questo come a molti altri casi di cui i rispettivi direttori di Conservatorio sono a conoscenza ma che dovrebbero esserlo anche del Ministero?
 Della questione, ben nota lo ripetiamo per l'ennesima volta- interessammo qualche mese fa anche il nuovo presidente della Conferenza dei direttori di Conservatori  italiani, m. Troncon,  e lui ci confermò di essere a conoscenza dell'anomalia, aggiungendo che conosceva anche il caso di un professore di Conservatorio - non sappiamo se del suo - che faceva anche il Notaio, e tutti capiscono come  un incarico amministrativo per giunta pubblico, sia assolutamente ed ancor più incompatibile, se si può dire, con quello di professore di Conservatorio.
 Ma forse al lettore di questo post viene anche una curiosità? Perché ci si occupa di tale argomento con tanta partecipazione da parte dell'autore? Non abbiamo difficoltà a rispondere con chiarezza. Innanzitutto perché ad avere questi doppi, talvolta anche tripli incarichi sono soggetti assolutamente privi di qualunque preparazione  specifica per l'incarico di direttore artistico, che gli viene in genere attribuito, perché  riconosciuti in possesso di spirito di servilismo; o perché, facendo anche i critici musicali, sperano di ottenere  da essi, ad una modica cifra, anche visibilità sui giornali o alla radio ( quanti casi!!!!); e, infine, perché il loro operato non merita nessuna attenzione, se non quella relativa a pura ragioneria. Senza dimenticare che se decadessero da questi incarichi incompatibili, si libererebbero tanti posti, nuove energie potrebbero esservi immesse e forse la vita musicale italiana potrebbe arricchirsi per originalità, e si attuerebbe  anche un utile e necessario ricambio generazionale. Vi bastano tutte queste ragioni insieme? No? allora tenetevi quello che abbiamo che è poco, molto poco ed insoddisfacente, assai insoddisfacente.

giovedì 1 maggio 2014

Il sig. De Leo contro il dott. Fontana

Giuseppe De Leo contava, dall'alto della sua esperienza come sovrintendente del Teatro di Fano, detto 'della Fortuna'- che evidentemente non l'ha assistito - di far annullare la nomina di Carlo Fontana - che lui cita sempre come 'sig. Fontana', ad amministratore  generale del Teatro Regio di Parma, nominato in tale ruolo dal consiglio di amministrazione del teatro presieduto dal sindaco Pizzarotti. Il sig. De Leo si  attacca al fatto che il dott. Ciclosi, commissario del Comune, che aveva retto Parma dopo la fine ingloriosa del precedente sindaco Vignali), aveva bandito un concorso per nominare un nuovo sovrintendente, dopo l'uscita (la decadenza o la fuga, non ricordiamo bene i particolari ) di Mauro Meli, ora insediatosi nuovamente a Cagliari dove attende di firmare il suo contratto ancora in bilico perchè lui e il sindaco di Cagliari non si mettono ancora d'accordo sul compenso ( 120.000 o 180.000 Euro?).
Pizzarotti al suo arrivo sulla poltrona di sindaco di Parma,  a causa anche dell'uscita di alcuni soci dal consiglio di amministrazione del teatro, aveva ricomposto il consiglio il quale, apportata una modifica allo statuto, aveva nominato a quell'incarico Fontana. Il sig. De Leo ritenendo che  la nomina dovesse scaturire dal concorso bandito da Ciclosi- ma lui era rimasto un giro indietro, rispetto agli eventi - fece ricorso al TAR.
 Lo scandalo recente, fresco di giornata è la pubblicazione della sentenza del TAR che dà torto a De Leo, sul sito di Repubblica.it, prima ancora che tale sentenza venga resa pubblica. Con l'aggiunta  che, comunque, ora sarebbe inutile procedere contro Fontana, in quanto egli è decaduto ( si è dimesso?) dal suo incarico che, invece, in base al contratto, terminerebbe nel 2016, come si legge ancora in questo momento sul sito del Regio.
 Ora in questa vicenda ci sono anche degli aspetti tragicomici. De Leo aspirava a quell'incarico ed, anzi, era sicuro di poterci  contare, semplicemente partecipando al concorso, al quale evidentemente  pensava avrebbero partecipato persone del suo stesso rango professionale, che era quasi zero in un ente teatrale, mentre Fontana era stato già sovrintendente del Comunale di Bologna e della Scala!
 Se ricordiamo bene la vicenda, il sig. De Leo era segretario generale del Comune e forse per tale suo incarico fu messo a dirigere il Teatro della Fortuna. Ora, per capire quanto fosse illuminata e competente la sua sovrintendenza, chiamò come direttore artistico un tale sig. Fedeli che, se non andiamo errati, è un agente, cioè titolare di una agenzia di rappresentanza artistica. Forse il sig. De Leo, che evidentemente conosce bene il mondo della lirica, s'era detto: piuttosto  che chiamare un direttore artistico con gli attributi, il quale bene o male dovrà rivolgersi agli agenti, tanto meglio chiamare direttamente un agente, così si evita un passaggio. Non solo, per trovare un successore a Fedeli, è ricorso nuovamente allo stesso ambiente chiamando Priscilla Baglioni, laureata in giurisprudenza, con la passione per il canto, la quale si sarebbe formata come direttore artistico prima affiancando un agente della potente IMG Artists, e poi lo stesso Fedeli, dai quali ha cercato di rubare tutto il rubabile - ha dichiarato la graziosa direttrice.
 Ora al posto di De Leo c'è un nuovo sovrintendente, una signora con un passato da assessore alla cultura. Se uno si domanda come mai la scelta della Baglioni?  e vuole sapere che c'entra con Fano? La direttrice in persona risponde alle domande: oltre l'apprendistato  nell'agenzia di Fedeli, la legano a Fano, le sue vacanze da ragazzina sull'Adriatico.
 Il sig. De Leo in tutta quest storia non ci fa una bella figura, perchè Fontana , concorso o nomina diretta, certamente aveva tutte le carte in regola per assumere quell'incarico. Mentre chi fa una figura pessima è il Tar, che rivela, prima di emanarlo  ufficialmente, l'esito di un giudizio, e poi incorre in quello svarione sulla decadenza già avvenuta di Fontana.

domenica 27 aprile 2014

Mauro Meli lavora a Cagliari senza alcuna remunerazione, ANCORA

Ci vuole tanto per arrivare a trovare, sui vari siti delle istituzioni, la pagina 'amministrazione trasparente' da cliccare per vedere i compensi dei dirigenti. Alla fine ci siamo riusciti per il Teatro Lirico di Cagliari, dove è nuovamente approdato Mauro Meli come sovrintendente, dopo l'incidente della Crivellenti, sponsorizzta da Gianni Letta e con l'avallo di Nastasi che poi invece l'ha gettata a mare. Alla fine di tanta ricerca  hai una sorpresa che non t'aspetti davvero. Mauro Meli fino alla fine del 2014 lavora GRATIS, 'senza alcuna remunerazione' si legge, nel teatro che ha lasciato qualche anno fa in un mare di debiti, di cui egli dice non essere il responsabile. Lui dice così. Come dice anche  che a Parma debiti e casini non ne ha fatti nè lasciati, a differenza di ciò che vanno dicendo Pizzarotti e Fontana oltre che i componenti  di quella cosiddetta Orchestra del Regio da lui fondata: neanche quella  lasciata nei casini?
 Ora passerà un anno a Cagliari, nell'indigenza, per espiare  peccati e colpe passate, e per dimostrare che lui non è affatto attaccato ai soldi e che fa tutto quel che fa per amore della musica, che è poi la stessa filosofia di quel suo amico agente che aveva portato a Cagliari Carlos Kleiber per la modica cifra di centinaia di milioni di lire e che fa di nome Proczinski, che ha agenzia e sede legale a Montecarlo, ma che  ha continuato, nonostante le accuse, a fare affari 'spirituali' in Italia,  con il supporto anche di Meli.


P.S. Neanche la pagina 'amministrazione trasparente' dice il vero. Che vergogna. Messo fra i consiglieri di amministrazione il nome di Meli diveniva credibile che lavorasse, come quelli senza compenso. Invece, la storia è un'altra.  Il sindaco di Cagliari è in conflitto con Meli sul compenso. Altro che lavorare gratis. Il sindaco gli vuol dare 120.000 Euro annui, Meli ne vuole 180.000, accampando il fatto che egli svolge il duplice ruolo di sovrintendente e direttore artistico. Il sindaco sta facendo fare le verifiche del caso e poi deciderà se accordare anche gli altri 60.000 Euro a Meli. E' la stessa ragione che accampa a Roma Bruno cagli per i suoi 300.000 Euro di compenso a Santa Cecilia -  un compenso che comunque ora dovrebbe  essere ridimensionato, per effetto di quanto stabilito dal governo Renzi. Lui, Cagli, si giustifica: 200.000 come sovrintendente e 100.000 come direttore artistico, senza contare che all'accademia c'è una direzione artistica e musicale già affollatissima e  molto costosa che, anche senza Cagli, costa oltre 500.000 Euro. Davvero troppo. Esageratamente troppo.
E noi poveri ingenui che abbiamo creduto a quella falsa annotazione 'senza alcun compenso'  lettosul sito del Teatro Lirico di Cagliari. Per fortuna un attento lettore del nostro blog ci ha segnalato l'articolo della Nuova Sardegna nel quale la questione 'compenso' di Meli viene affrontata per filo e per segno.

sabato 15 marzo 2014

Alberto Triola. Che mestiere fa?

Alberto Triola, per molti anni nello staff  artistico del Teatro alla Scala, si capisce che ha studiato da direttore artistico. Gli incarichi  ricoperti nel frattempo - visto che l'ambito traguardo non l'ha ancora raggiunto, per lo meno quello desiderato (di recente s'è fatto il suo nome, assieme a  quello di Mirabella, anche per la sovrintendenza del Petruzzelli di Bari) - vanno dalla direzione della 'Scuola dell'Opera' al Comunale di Bologna durante la gestione Tutino, sette/otto anni fa, alla consulenza artistica per alcuni teatri lirici, da Cagliari a Genova ( ci sono stati anche Cremona, Festival Pergolesi Spontini di Jesi, Festival di Spoleto); e nello specifico caso dei teatri,  si è trattato quasi sempre  di istituzioni sull'orlo di una crisi  di nervi - leggi: fallimento - fino a quando non approda a Firenze, al Comunale, sotto la gestione Colombo. Nel frattempo mandando a casa  Sergio Segalini -  dopo 16 anni, sembra  in maniera poco elegante - approda a Martina Franca per guidare il 'Festival della valle d'Itria'. Naturalemnte a casa non ce l'ha mandato lui, bensì il grande Punzi, presidente  in aeternum del festival pugliese. Quando Arcà, desideroso di inseguire altre esperienze - una formula bricconcella  per dire che voleva svignarsela per andare a Parma a lavorare con Fontana al Regio onde evitare le cattive acque in cui navigava a Firenze; decisione, con grande senso del tempo, assunta alla vigilia della estromissione della Colombo - Triola funge da direttore artistico al Comunale di Firenze. Poi arriva il commissario -. l'unico fra gli italiani a ricevere uno stipendio congruo per opera di Renzi - il quale chiama come consulente artistico Gianni Tangucci (Triola aveva lavorato anche al suo fianco) e lui appare nell'organigramma come 'direttore generale'. Funzione  per la quale ha ora fatto la selzione dei quasi 3000 aspiranti ai posti di maschere, 26 in tutto, per il Nuovo Teatro Comunale di Firenze, che, stando alle promesse di Renzi, dovrebbe inaugurasi fra qualche mese, in coincidenza con il nuovo Maggio Fiorentino. Insomma Triola ha fatto il casting per scegliere le hostess del teatro, e ci assicura che si tratta di aspiranti altamente qualificati, addirittura taluni anche plurilaureati. Che mestiere faccia Triola, nato per fare il direttore artistico, non l'abbiamo ancora chiaro, almeno nel caso di Firenze.