Di Salvo Nastasi il mondo musicale italiano ricorda lo sciagurato 'algoritmo' ammazzacristiani che ha lasciato come regalo di saluto quando, andando via dal Collegio romano, è approdato alla Presidenza del Consiglio, chiamatovi da Renzi. Con quell'algoritmo, in un colpo solo, fece centinaia di vittime nelle istituzioni musicali italiane che evidentemente considerava mendicanti immeritevoli.
Dell'abilità di Nastasi non c'era nessuno che non fosse al corrente, dopo che la 'buonanima' - solo perchè ne abbiamo perso le tracce nelle nebbie della politica italiana - del ministro Urbani lo presentò al mondo della cultura italiana come l'enfant prodige degli affari giuridici del suo ministero - quand'era ancora giovanissimo.
I ministri che si sono succeduti al Collegio Romano dopo Urbani, da Galan a Bondi a Ornaghi a Franceschini, forti della loro abissale ignoranza in materia di legislazione culturale, hanno dato a Nastasi un peso sempre maggiore, tanto che Renzi - su suggerimento di Nardella, amico di entrambi - se lo prese a Palazzo Chigi, da dove fargli tentare di bonificare Bagnoli - ad ora non sappiamo come proceda la bonifica.
I padrini e protettori di Nastasi - senza i quali non sarebbe stato possibile una carriera così fulminante e gloriosa - sono ben noti a tutti, in cima alla lista c'è naturalmente Gianni Letta, sempre ed ancora lui, che addirittura, coram populo, gli fece da testimone di nozze con Giulia Minoli, figlia di Giovanni e di Matilde Bernabei, nipote del mammasantissima patriarca, che dopo essere stato al vertice della tv di Stato, si mise messo a fare il produttore televisivo con la Lux Vide - è il destino ( redditizio) non solo di Bernabei ma anche di altri direttori generali della Rai, salvo qualcuno che si è dedicato a coltivare la terra.
Per un momento abbiamo anche rischiato che sua madre, nata Laterza, giudice della Corte dei Conti, incaricata di 'controllare' le pubbliche istituzioni (ma quale conflitto di interesse? quando c'era da controllare le spese dei ministeri al cui vertice c'era suo figlio, lei usciva dalla stanza!) diventasse presidente della Corte. Se ne sono accorti in tempo e, per non correre rischi, hanno puntato su un altro candidato.
Tornando al nostro ex enfant prodige della cultura ministeriale, ieri 'Il Fatto Quotidiano' ha rivelato come la società di produzione Lux Vide, di proprietà di sua (di Nastasi) suocera e del fratello di lei, che produce tra l'altro anche 'Don Matteo', ha ricevuto da Palazzo Chigi il contributo di 4 milioni di Euro per la produzione de 'I medici', i grandi di Firenze, una fiction che ha avuto ottimi ascolti ed è stata venduta in molti paese. Dunque andava anche finanziata nella logica di Nastasi. Non dice il Vangelo che chi ha molto avrà ancora dell'altro, ma a chi ha poco sarà tolto anche quel poco?
Insomma, con la presenza di Nastasi a Palazzo Chigi, dopo il Collegio Romano, quella regalia reca anche la sua firma. Lui che un tempo era avaro con tutti, al punto da strozzare per fame chiunque gli si rivolgesse per chiedere un contributo, in nome della cultura, e che ora è diventato l'uomo che prodiga contributi a tutti. A tutti veramente no, Mai, ma ai suoi amici sì, da sempre. Alla lista degli amici, nella quale Muti, meritevolissimo,figura in testa - e nella quale, ad esempio, non sono mai stati inclusi l'Orchestra Verdi di Milano e l'Orchestra Mozart di Abbado, tanto per fare due esempi - ora si è aggiunto anche qualche parente. Certo acquisito, per via di sua moglie, ma sempre parente.
Senza contare che, da qualche tempo, anche sua moglie - quella che ha sempre sostenuto che le crisi sono delle opportunità basta saperle cogliere, come ha fatto Lei, con l'aiutino del suo maritone - scorazza per i teatri italiani con un progetto dedicato alla 'legalità'. E se lo dice lei come non crederle?
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mercoledì 18 aprile 2018
venerdì 30 marzo 2018
Vi raccontiamo come nacque 'SCENA DI VENTO' per piccola orchestra di Salvatore Sciarrino. A futura memoria
Dopo aver raccontato l'altro ieri l'origine del Quartetto n.9 per archi di Salvatore Sciarrino, tenuto a battesimo il 29 settembre 2012, a Sansepolcro, dal Quartetto Prometeo, nella Sala del Museo Civico, dove è tornato a risplendere, fresco di restauro, l'affresco di Piero della Francesca, La Resurrezione, crediamo utile ricordare le circostanze nelle quali nacque un'altra composizione di Sciarrino, che fummo noi a suggerire ed a far commissionare dal Festival delle Nazioni di Città di Castello, nell'anno 2004, quando avemmo la responsabilità della direzione artistica del festival tifernate.
Anche perchè il musicista, che pur ha scritto numerose presentazioni per le sue composizioni, raccontandone talvolta anche la genesi, per quei tre pezzi che compongono ' Scena di vento' non scrive nulla nel suo catalogo ufficiale, oltre l'annotazione del festival che glieli commissionò.
Verso la fine del festival, edizione XXXVII del 2004, che ci proponemmo fosse dedicato interamente alla 'Nuova Italia' - a mostrare cioè le nuove generazioni di interpreti ed anche a far riascoltare i grandi capolavori della musica italiana - precisamente il 4 settembre, negli Ex Essiccatoi del Museo Burri, mettemmo in calendario l'esecuzione del celebre melologo di Richard Strauss Enoch Arden da Tennyson.
Per quell'esecuzione, in un luogo così suggestivo, invitammo due artisti fra i più apprezzati della scena teatrale e musicale italiana: Piera Degli Esposti, voce recitante, e Emanuele Arciuli, pianoforte.
Ci interessava affermare soprattutto il valore di questo pianista che una bella fetta della sua attività di interprete aveva destinato alla musica d'oggi ed a quella americana del Novecento. Piera Degli Esposti era ed è tuttora un monumento vivente del nostro teatro e dunque per il nostro festival era un grande onore ospitarla.
Enoch Arden ci fece venire l'idea di chiedere a Sciarrino di scrivere qualcosa da abbinare a quel melologo, che lo incorniciasse in qualche modo - perchè, come nel caso del Quartetto n.9, la nostra designazione a direttore artistico avvenne con ritardo e chiedere al m. Sciarrino di scrivere per il festival ( per la cui direzione lui stesso ci aveva proposto) una composizione autonoma, risultò imposssibile a causa dei suoi precedenti gravosi impegni compositivi.
Fu così che nacquero quei tre pezzi per un ensemble strumentale abbastanza sui generis ( affidati a strumentisti dell'Orchestra Verdi di Milano, diretti da Roberto Polastri), e che punteggiarono il melologo straussiano, fungendo da preludio interludio e finale. E, infatti, nel catalogo del festival Sciarrino aveva specificato : Tre sipari per Enoch Arden. Questa specifica, poi è scomparsa nel catalogo ufficiale del compositore; e della Scena di vento, articolata in tre pezzi per ensemble, s'è persa ogni nozione circa la sua origine.
Quella serata fu memorabile. Chissà che una volta Radio Tre non la rimandi in onda, così come la registrò e trasmise in diretta. Era Radio Tre guidata da Michele Dall'Ongaro che con il 'nostro' festival si mostrò molto interessato. Temiamo che pensasse già a come far fruttare negli anni seguenti quella sua benevola attenzione - come ha fatto tante altre volte con altri festival e istituzioni. Ma forse questo è solo un nostro cattivo pensiero. (Nè noi, nè lui, potevamo sapere che sarebbe stata l'unica edizione a noi affidata, a causa di dissidi con i reggitori amministrativi del festival che mal tollerarono la nostra autonomia decisionale nel campo della programmazione artistica. Chi ha preso il nostro posto è lì da quindici anni. Chissà perchè! )
P.S. Ieri ascoltando per radio, a Radio Tre appunto, una intervista a Mario Messinis, a proposito del Bologna Festival, la cui direzione artistica gli è affidata ininterrottamente dal secolo scorso (dal 1993, e quindi da 25 anni, mentre lui di anni ne ha 86) ci è venuto da domandarci come mai la nostra direzione del Festival delle Nazioni , nonostante sia stata una delle più belle edizioni della sua storia, sia durata solo un anno e quella di Messinis al Bologna Festival duri da parecchi decenni. Non siamo riusciti a trovare una risposta soddisfacente e logica.
Se qualcuno dei nostri lettori riuscisse a trovarla e ce la indicasse, gli saremmo grati.
Anche perchè il musicista, che pur ha scritto numerose presentazioni per le sue composizioni, raccontandone talvolta anche la genesi, per quei tre pezzi che compongono ' Scena di vento' non scrive nulla nel suo catalogo ufficiale, oltre l'annotazione del festival che glieli commissionò.
Verso la fine del festival, edizione XXXVII del 2004, che ci proponemmo fosse dedicato interamente alla 'Nuova Italia' - a mostrare cioè le nuove generazioni di interpreti ed anche a far riascoltare i grandi capolavori della musica italiana - precisamente il 4 settembre, negli Ex Essiccatoi del Museo Burri, mettemmo in calendario l'esecuzione del celebre melologo di Richard Strauss Enoch Arden da Tennyson.
Per quell'esecuzione, in un luogo così suggestivo, invitammo due artisti fra i più apprezzati della scena teatrale e musicale italiana: Piera Degli Esposti, voce recitante, e Emanuele Arciuli, pianoforte.
Ci interessava affermare soprattutto il valore di questo pianista che una bella fetta della sua attività di interprete aveva destinato alla musica d'oggi ed a quella americana del Novecento. Piera Degli Esposti era ed è tuttora un monumento vivente del nostro teatro e dunque per il nostro festival era un grande onore ospitarla.
Enoch Arden ci fece venire l'idea di chiedere a Sciarrino di scrivere qualcosa da abbinare a quel melologo, che lo incorniciasse in qualche modo - perchè, come nel caso del Quartetto n.9, la nostra designazione a direttore artistico avvenne con ritardo e chiedere al m. Sciarrino di scrivere per il festival ( per la cui direzione lui stesso ci aveva proposto) una composizione autonoma, risultò imposssibile a causa dei suoi precedenti gravosi impegni compositivi.
Fu così che nacquero quei tre pezzi per un ensemble strumentale abbastanza sui generis ( affidati a strumentisti dell'Orchestra Verdi di Milano, diretti da Roberto Polastri), e che punteggiarono il melologo straussiano, fungendo da preludio interludio e finale. E, infatti, nel catalogo del festival Sciarrino aveva specificato : Tre sipari per Enoch Arden. Questa specifica, poi è scomparsa nel catalogo ufficiale del compositore; e della Scena di vento, articolata in tre pezzi per ensemble, s'è persa ogni nozione circa la sua origine.
Quella serata fu memorabile. Chissà che una volta Radio Tre non la rimandi in onda, così come la registrò e trasmise in diretta. Era Radio Tre guidata da Michele Dall'Ongaro che con il 'nostro' festival si mostrò molto interessato. Temiamo che pensasse già a come far fruttare negli anni seguenti quella sua benevola attenzione - come ha fatto tante altre volte con altri festival e istituzioni. Ma forse questo è solo un nostro cattivo pensiero. (Nè noi, nè lui, potevamo sapere che sarebbe stata l'unica edizione a noi affidata, a causa di dissidi con i reggitori amministrativi del festival che mal tollerarono la nostra autonomia decisionale nel campo della programmazione artistica. Chi ha preso il nostro posto è lì da quindici anni. Chissà perchè! )
P.S. Ieri ascoltando per radio, a Radio Tre appunto, una intervista a Mario Messinis, a proposito del Bologna Festival, la cui direzione artistica gli è affidata ininterrottamente dal secolo scorso (dal 1993, e quindi da 25 anni, mentre lui di anni ne ha 86) ci è venuto da domandarci come mai la nostra direzione del Festival delle Nazioni , nonostante sia stata una delle più belle edizioni della sua storia, sia durata solo un anno e quella di Messinis al Bologna Festival duri da parecchi decenni. Non siamo riusciti a trovare una risposta soddisfacente e logica.
Se qualcuno dei nostri lettori riuscisse a trovarla e ce la indicasse, gli saremmo grati.
sabato 9 settembre 2017
Dario Franceschini, il ministro, canta vittoria, ma dimentica le sconfitte
E' giusto che il ministro per i beni culturali, Dario Franceschini, canti vittoria se la stagione estiva, al mare e nei musei, è andata a gonfie vele? Sì che è giusto, anche se non può attribuirsene i meriti. perchè lui con gli americani, inglesi, tedeschi e francesi che hanno scelto la riviera emilinana o quella ligure o toscana o la Puglia, per il mare, non c'entra nulla, e forse neanche con i visitatori dei nostri musei e siti archeologici, anche quelli aumentati, lui non c'entra affatto. Nè ha fatto alcunchè per attirarli. Semplicemente la paura del terrorismo che ha toccato alcune mete europee predilette dal turismo internazionale, le ha danneggiate, dirottando i flussi turistici sulla più sicura Italia che, comunque, per il suo mare, le bellezze artistiche ed anche la cucina resta sempre un polo di attrazione per il turismo internazionale. L'estate si è chiusa con un attivo altissimo, e noi siamo tutti contenti, e più di noi albergatori e ristoratori ecc... come anche il ministro Franceschini. Ma senza che se ne debba attribuire i meriti. Se un successo c'è stato, potremmo anche dire che c'è stato... nonostante Franceschini.
Il quale, però, nulla ha detto su una questione che certamente lo riguarda. Insomma cantando vittoria ha dimenticato tutte le sconfitte.
L'Austria, con due anni di anticipo, ha fatto sapere che vuole al timone del suo importante museo viennese, l'attuale direttore degli Uffizi. Il quale si è detto onorato della nomina ed ha accettato. Uno smacco per Franceschini che ha tanto brigato per la nomina di direttori stranieri e che ora se ne vede sfilare uno, quello del più importante museo italiano, il quale gli ha preferito il museo viennese che certo non può competere per importanza con il museo fiorentino. Si tratta di uno schiaffo a Franceschini, il quale neppure lamenta la scelta INGRATA del direttore degli Uffizi che ora rimane a bagnomaria a Firenze, in attesa di andarsene. Su questa vicenda dalla quale Franceschini una sola cosa avrebbe dovuto imparare ma non l'ha fatto, e cioè che le nomine in posti di responsabilità si fanno con notevole anticipo, come lui mai e poi mai ha fatto e farà. Infatti, la prossima informata di direttori si farà a fine anno, dopo che, solo in novembre, si sarà concluso il finto concorso sul quale ci sono già ricorsi.
Altra grana per Franceschini sulla quale nulla ha detto di ufficiale è quella dell'opera rock sul Palatino, dedicata a Nerone. Il suo ministero diede il via libera all'operazione ed alla definizione del sito, fra i più pregiati ed importanti della storia di Roma, forte del quale l'organizzazione presentò domanda alla Regione Lazio per il ben noto finanziamento di oltre 1 milione di Euro che ora rivuole indietro. Nulla è accaduto a Prosperetti che candidamente ma anche idiotamente ha dichiarato che lui non immaginava tutto quello scempio. Ma dov'era quando l'ha autorizzato? Dormiva o era brillo?
Ora il Ministero, nella persona dell'arch. Federica Galloni, segue lo smontaggio del mostro di ferraglie che svetta sul Palatino, che, assicura, tornerà ad essere quello che era. Ma Franceschini ha dimenticato che la Galloni deve seguire anche un altro dossier aperto, quello della villa costruita su un'antica cisterna romana sull'Appia antica, di proprietà di una nota famiglia proprietaria di laboratori di analisi romana. Dimenticando Franceschini che dell'esistenza della cisterna, senza che abbia fatto seguire denuncia, la Galloni era a conoscenza da tempo, essendo stata ospite di quella villa per un party benefico, durante il quale la padrona di casa le avrà mostrato, orgogliosa, la cisterna, ben conoscendo l'identità ministeriale della Galloni
Sulla carriera dell'arch. Federica Galloni corrono voci... qualche giornale ha scritto di un suo rapporto con Paolo Berlusconi, ai bei tempi. Secondo i maligni le sarebbe servito per la carriera al Ministero. Ne dubitiamo.
C'è anche un'altra macchia sull'operato di Franceschini, e questa volta riguarda una istituzione a noi molto cara, la Orchestra Giuseppe Verdi di Milano, alla quale il suo ex direttore generale Nastasi ha fatto la guerra, non senza qualche apparente appiglio di legge.
Oltre due anni fa, con disappunto del suo direttore generale, Franceschini, pressato da molte parti, firmò il decreto di inclusione dell'Orchestra milanese fra le ICO. Il decreto lo firmò in aprile, e Nastasi, irritato, per quell'anno non gli concesse il finanziamento adeguato, perchè troppo tardiva la firma del decreto da parte del ministro. Fu la sua vendetta. Non è bastato. Veniamo a sapere che solo dal 2018 la Orchestra Verdi riceverà il finanziamento FUS come le altre ICO, e proporzionato alla sua attività ed alla qualità di essa. Perchè dopo vent'anni di inutile ed ingiusta attesa, la Verdi deve attenderne altri tre per essere riconosciuta ICO a tutti gli effetti? Franceschini rispondi, discolpati!
P.S. ICO sta per Istituzione Concertistica Orchestrale, cioè una istituzione orchestrale che svolge attività concertistica.
Il quale, però, nulla ha detto su una questione che certamente lo riguarda. Insomma cantando vittoria ha dimenticato tutte le sconfitte.
L'Austria, con due anni di anticipo, ha fatto sapere che vuole al timone del suo importante museo viennese, l'attuale direttore degli Uffizi. Il quale si è detto onorato della nomina ed ha accettato. Uno smacco per Franceschini che ha tanto brigato per la nomina di direttori stranieri e che ora se ne vede sfilare uno, quello del più importante museo italiano, il quale gli ha preferito il museo viennese che certo non può competere per importanza con il museo fiorentino. Si tratta di uno schiaffo a Franceschini, il quale neppure lamenta la scelta INGRATA del direttore degli Uffizi che ora rimane a bagnomaria a Firenze, in attesa di andarsene. Su questa vicenda dalla quale Franceschini una sola cosa avrebbe dovuto imparare ma non l'ha fatto, e cioè che le nomine in posti di responsabilità si fanno con notevole anticipo, come lui mai e poi mai ha fatto e farà. Infatti, la prossima informata di direttori si farà a fine anno, dopo che, solo in novembre, si sarà concluso il finto concorso sul quale ci sono già ricorsi.
Altra grana per Franceschini sulla quale nulla ha detto di ufficiale è quella dell'opera rock sul Palatino, dedicata a Nerone. Il suo ministero diede il via libera all'operazione ed alla definizione del sito, fra i più pregiati ed importanti della storia di Roma, forte del quale l'organizzazione presentò domanda alla Regione Lazio per il ben noto finanziamento di oltre 1 milione di Euro che ora rivuole indietro. Nulla è accaduto a Prosperetti che candidamente ma anche idiotamente ha dichiarato che lui non immaginava tutto quello scempio. Ma dov'era quando l'ha autorizzato? Dormiva o era brillo?
Ora il Ministero, nella persona dell'arch. Federica Galloni, segue lo smontaggio del mostro di ferraglie che svetta sul Palatino, che, assicura, tornerà ad essere quello che era. Ma Franceschini ha dimenticato che la Galloni deve seguire anche un altro dossier aperto, quello della villa costruita su un'antica cisterna romana sull'Appia antica, di proprietà di una nota famiglia proprietaria di laboratori di analisi romana. Dimenticando Franceschini che dell'esistenza della cisterna, senza che abbia fatto seguire denuncia, la Galloni era a conoscenza da tempo, essendo stata ospite di quella villa per un party benefico, durante il quale la padrona di casa le avrà mostrato, orgogliosa, la cisterna, ben conoscendo l'identità ministeriale della Galloni
Sulla carriera dell'arch. Federica Galloni corrono voci... qualche giornale ha scritto di un suo rapporto con Paolo Berlusconi, ai bei tempi. Secondo i maligni le sarebbe servito per la carriera al Ministero. Ne dubitiamo.
C'è anche un'altra macchia sull'operato di Franceschini, e questa volta riguarda una istituzione a noi molto cara, la Orchestra Giuseppe Verdi di Milano, alla quale il suo ex direttore generale Nastasi ha fatto la guerra, non senza qualche apparente appiglio di legge.
Oltre due anni fa, con disappunto del suo direttore generale, Franceschini, pressato da molte parti, firmò il decreto di inclusione dell'Orchestra milanese fra le ICO. Il decreto lo firmò in aprile, e Nastasi, irritato, per quell'anno non gli concesse il finanziamento adeguato, perchè troppo tardiva la firma del decreto da parte del ministro. Fu la sua vendetta. Non è bastato. Veniamo a sapere che solo dal 2018 la Orchestra Verdi riceverà il finanziamento FUS come le altre ICO, e proporzionato alla sua attività ed alla qualità di essa. Perchè dopo vent'anni di inutile ed ingiusta attesa, la Verdi deve attenderne altri tre per essere riconosciuta ICO a tutti gli effetti? Franceschini rispondi, discolpati!
P.S. ICO sta per Istituzione Concertistica Orchestrale, cioè una istituzione orchestrale che svolge attività concertistica.
giovedì 16 marzo 2017
Barbareschi accusa e getta la spugna: a fine stagione chiudo l'Eliseo! Franceschini e Raggi non possono chiamarsi fuori
Il teatro Eliseo, che negli ultimi anni, con la gestione di Luca Barbareschi, sembrava essere tornato agli antichi splendori: spettacoli di qualità, aumento della programmazione, e tutto esaurito per quasi tutti gli spettacoli, oltre il restauro delle sale, è sull'orlo del precipizio finanziario!
Il teatro che ha una programmazione più ricca del Piccolo di Milano o dell'Argentina di Roma - tanto per fare due esempi - ed anche più pubblico, dal Ministero, attraverso il FUS, riceve un contributo di appena 480.000 Euro.
Nell'ultimo decreto 'milleproroghe', gli illuminati parlamentari amanti della cultura e dei tesori italiani, avevamo inserito uno stanziamento speciale per l'Eliseo di 4.000.000 di Euro per gli ultimi tre anni. Passato alla Camera, era saltato al Senato e... buonanotte ai suonatori!
Barbareschi se la prende con il ministero di Franceschini e dà la colpa al suo 'gabinetto' - come si vede c'è sempre un 'cesso' di mezzo!- accusandolo di distrazione colpevole. Franceschini dal canto suo dice di comprendere le lamentele, ma le leggi son leggi. Bella faccia tosta!
Alla fine della storia chi se la deve prendere in quel posto è il pubblico che, riempiendolo quasi ogni sera, aveva mostrato di gradire la programmazione di uno dei teatri più antichi della capitale.
Ma questa storia dimostra chiaramente un altro fatto e cioè che le istituzioni culturali senza un adeguato contributo dello Stato- qualora non venga sperperato ! - non possono proseguire la loro attività che sebbene non procuri profitti in termini esclusivamente economici, arricchisce civilmente e fa crescere un popolo.
E richiama alla mente un altro caso che solo ora dopo oltre vent'anni di resistenze e lotte, sembra giunto a soluzione, quello dell'Orchestra 'G.Verdi' di Milano, che un capo di gabinetto dello stesso ministero, nome e cognome: Salvo Nastasi, non si è premurato di risolvere. Anche in quel caso l'orchestra aveva una produttività superiore a qualunque altra in Italia, aveva più pubblico di qualunque altra, ma di finanziamenti del Ministero neanche a parlarne, per una contestazione burocratica da paese dell'assurdo: non ti finanzio perché non sei in regola con i versamenti di legge - diceva il Ministero. Ma se tu non ci dai i finanziamenti che ci spettano, come facciamo a versare i contributi di legge - rispondeva Milano? E così si è andati avanti per oltre vent'anni fino a quando la faccenda è stata risolta. Non poteva essere risolta prima?
Non sarà che anche nel caso dell'Eliseo, quel capo di gabinetto, integerrimo - magari lo fosse e lo fosse con tutti ed in ogni occasione - è lo stesso che ha tenuto per vent'anni 'a bagno maria', con grandi problemi per i giovani musicisti, l'Orchestra Verdi di Milano?
Sembra perfino inutile aggiungere che dei nuovi barbari - Pentastellati - insediati al Campidoglio nessuno mai ha avuto il tempo e l'interesse per affacciarsi all'Eliseo.
Il teatro che ha una programmazione più ricca del Piccolo di Milano o dell'Argentina di Roma - tanto per fare due esempi - ed anche più pubblico, dal Ministero, attraverso il FUS, riceve un contributo di appena 480.000 Euro.
Nell'ultimo decreto 'milleproroghe', gli illuminati parlamentari amanti della cultura e dei tesori italiani, avevamo inserito uno stanziamento speciale per l'Eliseo di 4.000.000 di Euro per gli ultimi tre anni. Passato alla Camera, era saltato al Senato e... buonanotte ai suonatori!
Barbareschi se la prende con il ministero di Franceschini e dà la colpa al suo 'gabinetto' - come si vede c'è sempre un 'cesso' di mezzo!- accusandolo di distrazione colpevole. Franceschini dal canto suo dice di comprendere le lamentele, ma le leggi son leggi. Bella faccia tosta!
Alla fine della storia chi se la deve prendere in quel posto è il pubblico che, riempiendolo quasi ogni sera, aveva mostrato di gradire la programmazione di uno dei teatri più antichi della capitale.
Ma questa storia dimostra chiaramente un altro fatto e cioè che le istituzioni culturali senza un adeguato contributo dello Stato- qualora non venga sperperato ! - non possono proseguire la loro attività che sebbene non procuri profitti in termini esclusivamente economici, arricchisce civilmente e fa crescere un popolo.
E richiama alla mente un altro caso che solo ora dopo oltre vent'anni di resistenze e lotte, sembra giunto a soluzione, quello dell'Orchestra 'G.Verdi' di Milano, che un capo di gabinetto dello stesso ministero, nome e cognome: Salvo Nastasi, non si è premurato di risolvere. Anche in quel caso l'orchestra aveva una produttività superiore a qualunque altra in Italia, aveva più pubblico di qualunque altra, ma di finanziamenti del Ministero neanche a parlarne, per una contestazione burocratica da paese dell'assurdo: non ti finanzio perché non sei in regola con i versamenti di legge - diceva il Ministero. Ma se tu non ci dai i finanziamenti che ci spettano, come facciamo a versare i contributi di legge - rispondeva Milano? E così si è andati avanti per oltre vent'anni fino a quando la faccenda è stata risolta. Non poteva essere risolta prima?
Non sarà che anche nel caso dell'Eliseo, quel capo di gabinetto, integerrimo - magari lo fosse e lo fosse con tutti ed in ogni occasione - è lo stesso che ha tenuto per vent'anni 'a bagno maria', con grandi problemi per i giovani musicisti, l'Orchestra Verdi di Milano?
Sembra perfino inutile aggiungere che dei nuovi barbari - Pentastellati - insediati al Campidoglio nessuno mai ha avuto il tempo e l'interesse per affacciarsi all'Eliseo.
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domenica 8 gennaio 2017
La musica di Nino Rota piace all'Orchestra Verdi di Milano
Tutti a dire che Nino Rota non è stato solo un grandissimo compositore per il cinema, ma anche un ottimo compositore 'tout court'. Se tutti lo dicono, nessuno o forse pochissimi, lavorano a riscoprire il compositore lontano dalle immagini. Sia chiaro, Nino Rota che noi abbiamo conosciuto andava orgoglioso anche della sua musica 'da film'. Del resto, perché non avrebbe dovuto?
L'Orchestra Verdi di Milano da anni sta realizzando un progetto esecutivo e discografico: eseguire e registrare l'intera produzione di Rota che comprende anche sinfonie, oratori, opere , musica da camera, musica per strumento solista e orchestra, musica sacra. Se ne sta occupando il direttore Giuseppe Grazioli che ormai per Nino Rota s'è guadagnato una certa fama di specialista e conoscitore.
L'ultimo titolo, appena uscito per Decca, è Mysterium, commissionato al musicista - negli anni Sessanta(?) dalla Pro Civitate di Assisi, tenuto a battesimo da Armando Renzi ed inciso per la CAM; di quella registrazione, assieme alla partitura, Nino Rota ci fece dono con una dedica - bontà sua! - che ancora oggi leggiamo con un certo orgoglio e custodiamo gelosamente.
Quell'opera di robusto sapere musicale ed anche testuale - aiutato da Vinci Verginelli, approntò un libretto in latino di altissima dottrina e poesia - in principio Rota chiamò 'oratorio' ed il titolo appostovi era 'Mysterium catholicum'. Successivamente cambiò il nome del genere, in 'cantata' ,ed anche il titolo eliminando l'aggettivo 'catholicum'. Per quali ragioni non sappiamo; dei cambiamenti siamo venuti a sapere solo in anni recenti, quando il compositore non poteva esserci più d'aiuto nella spiegazione.
Quell'oratorio lo abbiamo ascoltato almeno due volte, dal vivo: una prima volta a Santa Cecilia, vivo Rota, diretto da Previtali alla Conciliazione, ed una seconda all'Opera di Roma, dopo la morte di Aldo Moro. Poi mai più, nonostante che la sua conoscenza approfondita ci ha sempre confermati nell'idea che si tratti di una lavoro fra quelli da tenere in grande considerazione.
Al punto che, ad una ricorrenza anniversaria, ne parlammo con Tony Pappano, spronandolo ad eseguirlo, magari facendosi sponsorizzare anche una eventuale registrazione dagli eredi che non sappiamo cosa facciano per il loro parente in termini di promozione (ma forse dietro questa operazione della Orchestra Verdi di Milano ci sono anche loro, con i loro soldi; almeno speriamo che ci siano). Gli regalammo copia della partitura, ma poi non ne abbiamo saputo più nulla, anche per altre vicende.
Stesso suggerimento facemmo a Riccardo Muti, nei giorni in cui, dopo il terremoto, si era fermato a L'Aquila per tentare di 'ricostruire i cuori prima delle case', secondo il motto di Nastasi che all'operazione aveva destinato consistenti fondi ministeriali per far contento oltre che gli artisti aquilani, gli aquilani medesimi, sia Bertolaso che Gianni Letta, ed anche Giovanni Minoli , suggeritore dell'operazione, e che diverrà poi suo suocero ( lui la sua dolce metà, Giulia, la conobbe proprio all'Aquila in quell'occasione - raccontano i bene informati).
Ci colpì la candida, e sconcertante insieme, ammissione del direttore che ci disse di non conoscere quell'oratorio, proprio lui che va sempre raccontando, con orgoglio e riconoscenza, che deve la sua 'scoperta' proprio a Rota: come poteva non conoscere un numero così importate della sua produzione? Anche a lui inviammo fotocopia della partitura, poi più nulla.
Fino ad oggi quando apprendiamo che Mysterium è stato registrato per Decca da Giuseppe Grazioli con i complessi sinfonico corali della Verdi di Milano, che speriamo viaggi finalmente a vele spiegate!
L'Orchestra Verdi di Milano da anni sta realizzando un progetto esecutivo e discografico: eseguire e registrare l'intera produzione di Rota che comprende anche sinfonie, oratori, opere , musica da camera, musica per strumento solista e orchestra, musica sacra. Se ne sta occupando il direttore Giuseppe Grazioli che ormai per Nino Rota s'è guadagnato una certa fama di specialista e conoscitore.
L'ultimo titolo, appena uscito per Decca, è Mysterium, commissionato al musicista - negli anni Sessanta(?) dalla Pro Civitate di Assisi, tenuto a battesimo da Armando Renzi ed inciso per la CAM; di quella registrazione, assieme alla partitura, Nino Rota ci fece dono con una dedica - bontà sua! - che ancora oggi leggiamo con un certo orgoglio e custodiamo gelosamente.
Quell'opera di robusto sapere musicale ed anche testuale - aiutato da Vinci Verginelli, approntò un libretto in latino di altissima dottrina e poesia - in principio Rota chiamò 'oratorio' ed il titolo appostovi era 'Mysterium catholicum'. Successivamente cambiò il nome del genere, in 'cantata' ,ed anche il titolo eliminando l'aggettivo 'catholicum'. Per quali ragioni non sappiamo; dei cambiamenti siamo venuti a sapere solo in anni recenti, quando il compositore non poteva esserci più d'aiuto nella spiegazione.
Quell'oratorio lo abbiamo ascoltato almeno due volte, dal vivo: una prima volta a Santa Cecilia, vivo Rota, diretto da Previtali alla Conciliazione, ed una seconda all'Opera di Roma, dopo la morte di Aldo Moro. Poi mai più, nonostante che la sua conoscenza approfondita ci ha sempre confermati nell'idea che si tratti di una lavoro fra quelli da tenere in grande considerazione.
Al punto che, ad una ricorrenza anniversaria, ne parlammo con Tony Pappano, spronandolo ad eseguirlo, magari facendosi sponsorizzare anche una eventuale registrazione dagli eredi che non sappiamo cosa facciano per il loro parente in termini di promozione (ma forse dietro questa operazione della Orchestra Verdi di Milano ci sono anche loro, con i loro soldi; almeno speriamo che ci siano). Gli regalammo copia della partitura, ma poi non ne abbiamo saputo più nulla, anche per altre vicende.
Stesso suggerimento facemmo a Riccardo Muti, nei giorni in cui, dopo il terremoto, si era fermato a L'Aquila per tentare di 'ricostruire i cuori prima delle case', secondo il motto di Nastasi che all'operazione aveva destinato consistenti fondi ministeriali per far contento oltre che gli artisti aquilani, gli aquilani medesimi, sia Bertolaso che Gianni Letta, ed anche Giovanni Minoli , suggeritore dell'operazione, e che diverrà poi suo suocero ( lui la sua dolce metà, Giulia, la conobbe proprio all'Aquila in quell'occasione - raccontano i bene informati).
Ci colpì la candida, e sconcertante insieme, ammissione del direttore che ci disse di non conoscere quell'oratorio, proprio lui che va sempre raccontando, con orgoglio e riconoscenza, che deve la sua 'scoperta' proprio a Rota: come poteva non conoscere un numero così importate della sua produzione? Anche a lui inviammo fotocopia della partitura, poi più nulla.
Fino ad oggi quando apprendiamo che Mysterium è stato registrato per Decca da Giuseppe Grazioli con i complessi sinfonico corali della Verdi di Milano, che speriamo viaggi finalmente a vele spiegate!
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sabato 16 luglio 2016
Per un sovrintendente( direttore generale) che se ne va - Corbani, dall'Orchestra Verdi di Milano - ve ne è un altro che si vuole far tornare: Girondini all'Arena di Verona
Luigi Corbani, lascia dopo ventuno anni di onorato servizio a capo dell'Orchestra Verdi di Milano, fondata con Vladimir Delman e guidata con timone fermo nelle acque agitatissime nelle quali il Ministero - i vari ministri e Nastasi - l'hanno costretta a navigare, fino all'altro ieri, quando invece, Corbani, sorretto dalla sua nobile ciurma, l'ha fatta approdare nel porto sicuro delle ICO ( Istituzioni Concertistiche Orchestrali) che le garantiranno per gli anni a venire, se proseguirà la buona amministrazione dell'Orchestra ed i buoni risultati artistici e di pubblico, una navigazione più felice.
Ora Corbani ha deciso di passare la mano e ritirarsi, per un meritato riposo perché in tutti questi anni ha dovuto condurre una lotta all'ultimo sangue con lo Stato cieco che toglie ai meritevoli per dare agli scialacquatori - come accade molto spesso.
A giorni si attende la nomina del nuovo direttore generale, in realtà con le mansioni di sovrintendente della Fondazione; e si spera che arrivi un altro navigato guerriero pronto a puntare nuovamente i cannoni contro lo Stato, qualora qualche ministro, cieco come i suoi predecessori, voglia mettere nuovamente in difficoltà l'Orchestra e la sua esistenza.
Alla quale anche noi, nel nostro piccolo, dodici anni fa, nel 2004 - nell'unico anno in cui abbiamo avuto una responsabilità artistica al Festival delle Nazioni di Città di Castello - abbiamo mostrato ed offerto sostegno, impegnando l'Orchestra, in varie formazioni anche cameristiche, come 'residente' di quella bella edizione del festival che si ricorda ancora.
Per un sovrintendente meritevole e benemerito che se ne va, a Verona c'è chi trama per far tornare al timone della Fondazione Arena, uno che di disastri, con la benedizione di Tosi, ne ha combinati negli anni della sua reggenza, e cioè Francesco Girondini. Lo vorrebbe ancor Tosi che è poi il sindaco presidente della fondazione che non più tardi di tre mesi fa ha portato i libri contabili della Fondazione al Ministero, per vedere di evitare il fallimento. Franceschini ci ha mandato il suo commissario di fiducia, Fuortes, che ha fatto carne da macello dell'Arena (chiude la Fondazione per tre mesi l'anno, scioglie il corpo di ballo mandando a casa i residui pochi individui stabili ecc...) e che parte dei dipendenti preme perchè resti ancora per il 2017, mentre il suo mandato da commissario scade il 30 settembre p.v.
Mentre Tosi, recidivo, vuole che il commissario vada via al termine del mandato ministeriale e vuole rimetterci ancora Girondini. Non gli è bastato. Tanto poi alla fine se i conti nuovamente non torneranno, né Tosi né Girondini finiranno dietro le sbarre o pagheranno un solo Euro per i danni procurati. Semmai la Fondazione fallirà definitivamente - tanto a Tosi non gli fotte niente - e l'Arena ricoperta, secondo il suo tragico progetto finanziato da una società di 'intimo', potrà ospitare l'opera d'estate, e negli altri mesi, circhi, balletti su ghiaccio, spettacoli di ogni genere. Certi - ma chi gliela dà tale certezza - che affidata a mani private produrrà utili. Forse, ma li produrrebbe, anche ora, se i ladroni che l'hanno portata sull'orlo del fallimento saranno tenuti lontani dall' Arena, e Tosi, impedito di nuocere nuovamente.
Ora Corbani ha deciso di passare la mano e ritirarsi, per un meritato riposo perché in tutti questi anni ha dovuto condurre una lotta all'ultimo sangue con lo Stato cieco che toglie ai meritevoli per dare agli scialacquatori - come accade molto spesso.
A giorni si attende la nomina del nuovo direttore generale, in realtà con le mansioni di sovrintendente della Fondazione; e si spera che arrivi un altro navigato guerriero pronto a puntare nuovamente i cannoni contro lo Stato, qualora qualche ministro, cieco come i suoi predecessori, voglia mettere nuovamente in difficoltà l'Orchestra e la sua esistenza.
Alla quale anche noi, nel nostro piccolo, dodici anni fa, nel 2004 - nell'unico anno in cui abbiamo avuto una responsabilità artistica al Festival delle Nazioni di Città di Castello - abbiamo mostrato ed offerto sostegno, impegnando l'Orchestra, in varie formazioni anche cameristiche, come 'residente' di quella bella edizione del festival che si ricorda ancora.
Per un sovrintendente meritevole e benemerito che se ne va, a Verona c'è chi trama per far tornare al timone della Fondazione Arena, uno che di disastri, con la benedizione di Tosi, ne ha combinati negli anni della sua reggenza, e cioè Francesco Girondini. Lo vorrebbe ancor Tosi che è poi il sindaco presidente della fondazione che non più tardi di tre mesi fa ha portato i libri contabili della Fondazione al Ministero, per vedere di evitare il fallimento. Franceschini ci ha mandato il suo commissario di fiducia, Fuortes, che ha fatto carne da macello dell'Arena (chiude la Fondazione per tre mesi l'anno, scioglie il corpo di ballo mandando a casa i residui pochi individui stabili ecc...) e che parte dei dipendenti preme perchè resti ancora per il 2017, mentre il suo mandato da commissario scade il 30 settembre p.v.
Mentre Tosi, recidivo, vuole che il commissario vada via al termine del mandato ministeriale e vuole rimetterci ancora Girondini. Non gli è bastato. Tanto poi alla fine se i conti nuovamente non torneranno, né Tosi né Girondini finiranno dietro le sbarre o pagheranno un solo Euro per i danni procurati. Semmai la Fondazione fallirà definitivamente - tanto a Tosi non gli fotte niente - e l'Arena ricoperta, secondo il suo tragico progetto finanziato da una società di 'intimo', potrà ospitare l'opera d'estate, e negli altri mesi, circhi, balletti su ghiaccio, spettacoli di ogni genere. Certi - ma chi gliela dà tale certezza - che affidata a mani private produrrà utili. Forse, ma li produrrebbe, anche ora, se i ladroni che l'hanno portata sull'orlo del fallimento saranno tenuti lontani dall' Arena, e Tosi, impedito di nuocere nuovamente.
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venerdì 8 luglio 2016
La musica italiana, parte (esigua e poco rappresentativa) di essa, plaude alla riforma del ministro Franceschini ( Nastasi), dopo la bocciatura della medesima dal Tar del Lazio
Lettera aperta al Ministro dei Beni e Attività Culturali e del Turismo
Dr. Dario Franceschini
Egregio Ministro,
alla luce della recente sentenza del Tar Lazio circa la presunta illegittimità del Decreto Ministeriale MIBACT del 01.07.14 che porta il Suo nome e che ha modificato i criteri di assegnazione dei contributi FUS agli organismi culturali italiani dello spettacolo dal vivo, le associazioni scriventi intendono far conoscere la loro posizione sull'importantissimo argomento. E’ innegabile che la gran parte dei soggetti della programmazione dello spettacolo italiano, sulla cui qualità testimoniano i cartelloni realizzati, è stata avvantaggiata da tale D.M. e, pertanto, ha salutato con favore il nuovo impianto sulle assegnazioni del FUS. Chi scrive ha rilevato già un anno fa, accanto alle criticità che non ha sottaciuto, gli indubbi benefici che il DM ha apportato al mondo dello spettacolo, soprattutto nell'aver ribaltato il previgente sistema di assegnazione del FUS immobilizzato e basato su una totale discrezionalità di una Commissione Artistica che, anno dopo anno, pur cambiando i suoi membri, ribadiva, con piccolissimi e scarsamente comprensibili aggiustamenti, al rialzo o al ribasso, le cifre assegnate nella precedente annualità, senza alcuna possibilità per soggetti nuovi ed in crescita di vedere riconosciuti, attraverso criteri meritocratici, i propri progetti ed i relativi risultati. Nel nuovo D.M. l'aver invece limitato la discrezionalità della commissione artistica lasciando ad un sistema informatico impersonale la valutazione oggettiva dei parametri qualitativi e quantitativi (elementi essenziali quali bilanci, impatto sul pubblico, valorizzazione giovani artisti, giornate lavorative, etc) è stato, secondo noi, un positivo esperimento, di certo perfettibile in futuro, per scardinare un sistema bloccato dal peso eccessivo dato alla storicità e che garantiva solo rendite di posizione più che decennali, soffocando numerosi enti virtuosi sul piano della qualità artistica e su quello gestionale, che fino al 2014 non avevano avuto l'opportunità di fruire di bandi che evidenziassero una moderna capacità organizzativa e imprenditoriale della propria azione culturale. Grazie a questo ribaltamento dei criteri di giudizio, nel 2015 circa il 70-80% degli organismi ammessi al Progetto Triennale 2015-2017 (altro elemento di novità del DM che auspichiamo possa essere ulteriormente perfezionato con un’indicazione triennale del sostegno statale in grado di assicurare certezze alla programmazione) ha visto il proprio progetto premiato e il proprio contributo incrementato rispetto al passato, in alcuni casi in modo significativo. Il nostro intervento vuole essere anche un appello a Lei, Signor Ministro, perché impedisca un incomprensibile ritorno al passato e a vecchi criteri di valutazione, in modo da riaffermare in un eventuale prossimo strumento normativo, i principi innovativi del DM 1 luglio 2014.
Non è la prima volta che alcuni soggetti, che si ritengono favoriti da un cambio di regolamenti, si prostrano ai piedi del ministro del momento cantandone la bontà delle nuove direttive ( Decreto ministeriale del 1 luglio 2014, oltre 100 pagine - farina del sacco di Nastasi, perchè Franceschini non sa neppure di cosa si tratta - con il quale vengono introdotti nuovi criteri per l'attribuzione del FUS allo spettacolo dal vivo, musica compresa), dimenticando i danni - e sono molto maggiori- che quel l'infame decreto ha prodotto e che sono alla base della bocciatura circostanziata attraverso sentenza, resa nota appena qualche giorno fa, del Tar del lazio, contro la quale il ministro si è subito mosso chiedendo un'urgente sospensiva al Consiglio di Stato che gliel'ha naturalmente concessa. Altrimenti egli avrebbe bloccato tutti i finanziamenti già attribuiti ed in via di erogazione, magari proprio a quei soggetti che, per ringraziarlo ed ingraziarselo, hanno scritto e firmato quella miserabile lettera. La quale dimentica ciò che ha prodotto quel decreto ministeriale: la cancellazione con un colpo di algoritmo dell'80% delle associazioni musicali piccole e medie ma anche di medio grandi, come ad esempio il CEMAT, guidato da Gisella Belgeri, che molto ha fatto, nonostante Nastasi, per la musica contemporanea italiana in Italia ed all'estero.
Nella lettera si dice che la sentenza del TAR non fa che bloccare qualunque riforma anche positiva come i firmatari ritengono la riforma Nastasi/Franceschini.
Bollano come improponibile il fatto che la valutazione dei criteri di qualità e il quasi automatico finanziamento sia stata prerogativa della Commissione ministeriale. Si capisce che i firmatari fanno finta di non sapere che quella commissione, i cui membri sono stati scelti fra i più sfacciati servi di Nastasi, il quale solo decideva chi finanziare e per quanto, FOTTENDOSENE dei pareri dei commissari a lui ubbidienti - non riveliamo nulla che non sia già noto, è stato tante volte detto e scritto! - che, proprio per questo, valevano come il 'due' di coppe. Solo i firmatari fanno finta di non sapere delle fortune arrise a quei poveri membri della Commissione che si facevo vanto fuori del Ministero promettendo interessamento ed intanto facendosi i cazzi propri. Ci vengono in mente almeno due o tre nomi che nel tempo hanno goduto di qualche chance nel mondo musicale italiano solo perché membri di quella inutile commissione. Perchè sia chiaro ai firmatari della lettera pro Franceschini che quei commissari mai avrebbero potuto contare qualcosa, se non fossero entrati in quella commissione.
Si loda il Decreto perchè introduce la triennalità del finanziamento - magari fosse vero, e magari ancora fosse puntuale l'erogazione del medesimo; ma questo il Ministero non riesce mai a stabilirlo per sè - a seguito di progetti triennali. Ora a chi non viene in mente che in un paese di millantatori, qual è l'Italia, si possano presentare al ministero progetti faraonici, di durata triennale, che poi non vengono attuati del tutto o in parte, ed intanto il ministero sulla base di quei progetti eroga il finanziamento? Che ora il ministro ha agitato come spauracchio o ricatto per avere l'adesione almeno di quel gruppo di favoriti.
Perchè deve essere chiaro a tutti, che commissione o non commissione, algoritmo o non algoritmo, chi stabilisce il finanziamento è sempre e comunque il Ministero, più precisamente Nastasi per il lunghissimo periodo di permanenza al Collegio romano, dove è stato il dominus incontrastato., avendo dalla sua parte ministri ignoranti neanche tanto orgogliosi di occupare quel dicastero che a parole viene e sempre detto, il più importante in un paese come il nostro.
A chi non si convince di questi considerazioni generale vogliamo offrire alcuni esempi.
Può spiegare Nastasi perché ha sempre generosamente finanziato l'Orchestra Cherubini di Muti e solo tardissimamente ( comunque fuori tempo massimo, se lo ha fatto) l'Orchestra Mozart di Abbado?
E Franceschini che si è adoperato in Europa per mantenere in vita l'Orchestra delle Unione Europea ( EUYO), perchè in Italia non ha mosso un dito per evitare la chiusura dell'Orchestra Mozart di Abbado?
E i festival finanziati fin dalla prima edizione, finanziati lautamente, solo perchè dietro c'era il padrino di Nastasi, non nel senso mafioso, ma in quello di 'padrino di nozze', ma pur sempre padrino?
E i troppi favori di Franceschini e Nastasi al San Carlo di Napoli , anche passando sopra l'assunzione della mogliettina del 'grande&grosso' direttore generale nella Fondazione lirica napoletana, come li giustificherebbero i firmatari dell'appello a favore della cosiddetta riforma?
E, colmo dei colmi, per restare nell'ambito delle orchestre, l'atteggiamento dichiaratamente ostile che il Ministero ha sempre avuto nei riguardi dell'Orchestra Verdi di Milano, come spiegarlo? Una delle migliori orchestre sinfoniche italiane, con attività superiore a qualunque altra anche di qualità, con capacità di auto finanziamento enorme, e con un pubblico che supera quello di qualunque altra realtà sinfonica italiana, ha dovuto attendere oltre vent'anni prima di vedersi riconosciuta nel ristretto numero delle cosiddette ICO ( Istituzioni concertistiche orchestrali) che ricevono il Fus attraverso un capitolo dedicato. Poi il ministro Franceschini, ad aprile dello scorso anno, la inserisce con decreto nelle ICO, ma Nastasi che fa? Non gli attribuisce neanche per il 2015 il finanziamento ICO, come deciso dal suo ministro attraverso decreto, che lui non avrebbe ai voluto che venisse emesso.
E' questo il Ministero che si vuole contrario alle clientele? 'Aprite un poco gli occhi, uomini incauti e sciocchi'... non vendetevi l'anima per un piatto di lenticchie che in futuro un diverso algoritmo potrebbe togliervi senza che nulla voi possiate opporre in vostra difesa.
Egregio Ministro,
alla luce della recente sentenza del Tar Lazio circa la presunta illegittimità del Decreto Ministeriale MIBACT del 01.07.14 che porta il Suo nome e che ha modificato i criteri di assegnazione dei contributi FUS agli organismi culturali italiani dello spettacolo dal vivo, le associazioni scriventi intendono far conoscere la loro posizione sull'importantissimo argomento. E’ innegabile che la gran parte dei soggetti della programmazione dello spettacolo italiano, sulla cui qualità testimoniano i cartelloni realizzati, è stata avvantaggiata da tale D.M. e, pertanto, ha salutato con favore il nuovo impianto sulle assegnazioni del FUS. Chi scrive ha rilevato già un anno fa, accanto alle criticità che non ha sottaciuto, gli indubbi benefici che il DM ha apportato al mondo dello spettacolo, soprattutto nell'aver ribaltato il previgente sistema di assegnazione del FUS immobilizzato e basato su una totale discrezionalità di una Commissione Artistica che, anno dopo anno, pur cambiando i suoi membri, ribadiva, con piccolissimi e scarsamente comprensibili aggiustamenti, al rialzo o al ribasso, le cifre assegnate nella precedente annualità, senza alcuna possibilità per soggetti nuovi ed in crescita di vedere riconosciuti, attraverso criteri meritocratici, i propri progetti ed i relativi risultati. Nel nuovo D.M. l'aver invece limitato la discrezionalità della commissione artistica lasciando ad un sistema informatico impersonale la valutazione oggettiva dei parametri qualitativi e quantitativi (elementi essenziali quali bilanci, impatto sul pubblico, valorizzazione giovani artisti, giornate lavorative, etc) è stato, secondo noi, un positivo esperimento, di certo perfettibile in futuro, per scardinare un sistema bloccato dal peso eccessivo dato alla storicità e che garantiva solo rendite di posizione più che decennali, soffocando numerosi enti virtuosi sul piano della qualità artistica e su quello gestionale, che fino al 2014 non avevano avuto l'opportunità di fruire di bandi che evidenziassero una moderna capacità organizzativa e imprenditoriale della propria azione culturale. Grazie a questo ribaltamento dei criteri di giudizio, nel 2015 circa il 70-80% degli organismi ammessi al Progetto Triennale 2015-2017 (altro elemento di novità del DM che auspichiamo possa essere ulteriormente perfezionato con un’indicazione triennale del sostegno statale in grado di assicurare certezze alla programmazione) ha visto il proprio progetto premiato e il proprio contributo incrementato rispetto al passato, in alcuni casi in modo significativo. Il nostro intervento vuole essere anche un appello a Lei, Signor Ministro, perché impedisca un incomprensibile ritorno al passato e a vecchi criteri di valutazione, in modo da riaffermare in un eventuale prossimo strumento normativo, i principi innovativi del DM 1 luglio 2014.
Non è la prima volta che alcuni soggetti, che si ritengono favoriti da un cambio di regolamenti, si prostrano ai piedi del ministro del momento cantandone la bontà delle nuove direttive ( Decreto ministeriale del 1 luglio 2014, oltre 100 pagine - farina del sacco di Nastasi, perchè Franceschini non sa neppure di cosa si tratta - con il quale vengono introdotti nuovi criteri per l'attribuzione del FUS allo spettacolo dal vivo, musica compresa), dimenticando i danni - e sono molto maggiori- che quel l'infame decreto ha prodotto e che sono alla base della bocciatura circostanziata attraverso sentenza, resa nota appena qualche giorno fa, del Tar del lazio, contro la quale il ministro si è subito mosso chiedendo un'urgente sospensiva al Consiglio di Stato che gliel'ha naturalmente concessa. Altrimenti egli avrebbe bloccato tutti i finanziamenti già attribuiti ed in via di erogazione, magari proprio a quei soggetti che, per ringraziarlo ed ingraziarselo, hanno scritto e firmato quella miserabile lettera. La quale dimentica ciò che ha prodotto quel decreto ministeriale: la cancellazione con un colpo di algoritmo dell'80% delle associazioni musicali piccole e medie ma anche di medio grandi, come ad esempio il CEMAT, guidato da Gisella Belgeri, che molto ha fatto, nonostante Nastasi, per la musica contemporanea italiana in Italia ed all'estero.
Nella lettera si dice che la sentenza del TAR non fa che bloccare qualunque riforma anche positiva come i firmatari ritengono la riforma Nastasi/Franceschini.
Bollano come improponibile il fatto che la valutazione dei criteri di qualità e il quasi automatico finanziamento sia stata prerogativa della Commissione ministeriale. Si capisce che i firmatari fanno finta di non sapere che quella commissione, i cui membri sono stati scelti fra i più sfacciati servi di Nastasi, il quale solo decideva chi finanziare e per quanto, FOTTENDOSENE dei pareri dei commissari a lui ubbidienti - non riveliamo nulla che non sia già noto, è stato tante volte detto e scritto! - che, proprio per questo, valevano come il 'due' di coppe. Solo i firmatari fanno finta di non sapere delle fortune arrise a quei poveri membri della Commissione che si facevo vanto fuori del Ministero promettendo interessamento ed intanto facendosi i cazzi propri. Ci vengono in mente almeno due o tre nomi che nel tempo hanno goduto di qualche chance nel mondo musicale italiano solo perché membri di quella inutile commissione. Perchè sia chiaro ai firmatari della lettera pro Franceschini che quei commissari mai avrebbero potuto contare qualcosa, se non fossero entrati in quella commissione.
Si loda il Decreto perchè introduce la triennalità del finanziamento - magari fosse vero, e magari ancora fosse puntuale l'erogazione del medesimo; ma questo il Ministero non riesce mai a stabilirlo per sè - a seguito di progetti triennali. Ora a chi non viene in mente che in un paese di millantatori, qual è l'Italia, si possano presentare al ministero progetti faraonici, di durata triennale, che poi non vengono attuati del tutto o in parte, ed intanto il ministero sulla base di quei progetti eroga il finanziamento? Che ora il ministro ha agitato come spauracchio o ricatto per avere l'adesione almeno di quel gruppo di favoriti.
Perchè deve essere chiaro a tutti, che commissione o non commissione, algoritmo o non algoritmo, chi stabilisce il finanziamento è sempre e comunque il Ministero, più precisamente Nastasi per il lunghissimo periodo di permanenza al Collegio romano, dove è stato il dominus incontrastato., avendo dalla sua parte ministri ignoranti neanche tanto orgogliosi di occupare quel dicastero che a parole viene e sempre detto, il più importante in un paese come il nostro.
A chi non si convince di questi considerazioni generale vogliamo offrire alcuni esempi.
Può spiegare Nastasi perché ha sempre generosamente finanziato l'Orchestra Cherubini di Muti e solo tardissimamente ( comunque fuori tempo massimo, se lo ha fatto) l'Orchestra Mozart di Abbado?
E Franceschini che si è adoperato in Europa per mantenere in vita l'Orchestra delle Unione Europea ( EUYO), perchè in Italia non ha mosso un dito per evitare la chiusura dell'Orchestra Mozart di Abbado?
E i festival finanziati fin dalla prima edizione, finanziati lautamente, solo perchè dietro c'era il padrino di Nastasi, non nel senso mafioso, ma in quello di 'padrino di nozze', ma pur sempre padrino?
E i troppi favori di Franceschini e Nastasi al San Carlo di Napoli , anche passando sopra l'assunzione della mogliettina del 'grande&grosso' direttore generale nella Fondazione lirica napoletana, come li giustificherebbero i firmatari dell'appello a favore della cosiddetta riforma?
E, colmo dei colmi, per restare nell'ambito delle orchestre, l'atteggiamento dichiaratamente ostile che il Ministero ha sempre avuto nei riguardi dell'Orchestra Verdi di Milano, come spiegarlo? Una delle migliori orchestre sinfoniche italiane, con attività superiore a qualunque altra anche di qualità, con capacità di auto finanziamento enorme, e con un pubblico che supera quello di qualunque altra realtà sinfonica italiana, ha dovuto attendere oltre vent'anni prima di vedersi riconosciuta nel ristretto numero delle cosiddette ICO ( Istituzioni concertistiche orchestrali) che ricevono il Fus attraverso un capitolo dedicato. Poi il ministro Franceschini, ad aprile dello scorso anno, la inserisce con decreto nelle ICO, ma Nastasi che fa? Non gli attribuisce neanche per il 2015 il finanziamento ICO, come deciso dal suo ministro attraverso decreto, che lui non avrebbe ai voluto che venisse emesso.
E' questo il Ministero che si vuole contrario alle clientele? 'Aprite un poco gli occhi, uomini incauti e sciocchi'... non vendetevi l'anima per un piatto di lenticchie che in futuro un diverso algoritmo potrebbe togliervi senza che nulla voi possiate opporre in vostra difesa.
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lunedì 22 febbraio 2016
I finanziamenti all'Orchestra Verdi di Milano; Il professore licenziato per una pipì
La tragicommedia dell'Orchestra Verdi di Milano, messa in scena da un autore di tutto rispetto, Salvo Nastasi, con la complicità di tutti i ministri che si sono succeduti al Collegio Romano negli ultimi vent'anni, compreso Franceschini, non si è ancora conclusa. Come apprendiamo indirettamente da un articolo del Corriere dove si lamenta che l'orchestra potrebbe fare ancora e sempre meglio di quanto già non faccia - ah, se il critico musicale così solerte lo fosse altrettanto con le orchestrine che spesso recensisce facendo inorridire i lettori per la falsità delle sue valutazioni - se finalmente la storia dei finanziamenti pubblici all'Orchestra milanese fosse definitivamente risolta.
L'ultimo atto di questa tragicommedia, di cui autori sono ancora una volta Franceschini - che con decreto firmato in aprile ha accolto fra le ICO l'Orchestra Verdi - e Nastasi che, nel destinare i finanziamenti ai vari soggetti, non ha tenuto conto della nuova personalità giuridica della Verdi - quando non ha fatto arrivare alla Verdi i finanziamenti meritati in base ai parametri delle ICO. La ragione starebbe nel fatto che il decreto, Franceschini l'aveva firmato ad anno avviato. Si spalleggiano i due imbroglioni, e quello di più alto grado - il ministro - non fa nulla per porre fine a questo indecente palleggio di responsabilità. Al quale si aggiunge, altra beffa, il mancato pagamento di contributi arretrati sempre da parte del Ministero.
Per 'grande&grosso' (Nastasi) e 'mezzodisastro' (Franceschini) non conta alcunché il fatto che la Verdi si autofinanzi in misura superiore di qualunque altra orchestra italiana, che abbia un'attività concertistica di gran lunga superiore a quella di tutte le orchestre italiane, che abbia un suo auditorium, e che sia in cima ai finanziamenti dei singoli cittadini in suo favore, attraverso il 5 per 1000. No, tutto questo per la strana coppia conta poco, quasi nulla.
Altra anomalia ma di diverso genere, in un paese dove l'anomalia regna sovrana, ma che, a detta di Renzi, ha ancora fame di riforme, è rappresentato dal caso di quel professore immesso in ruolo per l'insegnamento della filosofia, di cognome Rho, il quale non ha dichiarato al momento della immissione in ruolo di aver subito una condanna, che non risulta dal suo casellario giudiziario, ma di cui lui avrebbe dovuto ricordarsi, nella dichiarazione preventiva all'immissione in ruolo. Una condanna che lui riteneva fosse definitivamente sanata con il pagamento della multa. La condanna era venuta a seguito di una pisciata, impossibile da trattenere pena lo scoppio della vescica, e fatta di notte (alle ore 3) in un cespuglio, appena fuori di un paesino della bergamasca, undici anni fa, sanzionata da una pattuglia di carabinieri nottambuli e inflessibili - che sono le barzellette sui carabinieri?
Ora Giannini e Renzi dovrebbero porre fine a questo sgorbio, per non meritarsi una pisciata simbolica, da parte dei cittadini che osservano le leggi e pagano anche le multe, anche quando sono frutto di eccessivo zelo delle forze dell'ordine o dei vari sanzionatori. Come se ne vedono tanti, specie a Roma, nei mesi in cui il Campidoglio avendo bisogno di soldi, manda i vigili non a dirigere il traffico bensì a fare multe, appostandosi per beccare al minimo sgarro gli automobilisti qualunque; e solo quelli perché degli altri - di quelli che contano - sono spesso complici, come dimostrano ogni giorno le infinite inchieste.
Ora Rho a metà marzo dovrà presentarsi in tribunale per contestare l'illecito ed ingiustificato licenziamento. Non sarebbe il caso che il ministro della Giustizia e quello dell'Istruzione pongano fine alla farsa, senza far perdere altro tempo nei tribunali già troppo intasati?
L'ultimo atto di questa tragicommedia, di cui autori sono ancora una volta Franceschini - che con decreto firmato in aprile ha accolto fra le ICO l'Orchestra Verdi - e Nastasi che, nel destinare i finanziamenti ai vari soggetti, non ha tenuto conto della nuova personalità giuridica della Verdi - quando non ha fatto arrivare alla Verdi i finanziamenti meritati in base ai parametri delle ICO. La ragione starebbe nel fatto che il decreto, Franceschini l'aveva firmato ad anno avviato. Si spalleggiano i due imbroglioni, e quello di più alto grado - il ministro - non fa nulla per porre fine a questo indecente palleggio di responsabilità. Al quale si aggiunge, altra beffa, il mancato pagamento di contributi arretrati sempre da parte del Ministero.
Per 'grande&grosso' (Nastasi) e 'mezzodisastro' (Franceschini) non conta alcunché il fatto che la Verdi si autofinanzi in misura superiore di qualunque altra orchestra italiana, che abbia un'attività concertistica di gran lunga superiore a quella di tutte le orchestre italiane, che abbia un suo auditorium, e che sia in cima ai finanziamenti dei singoli cittadini in suo favore, attraverso il 5 per 1000. No, tutto questo per la strana coppia conta poco, quasi nulla.
Altra anomalia ma di diverso genere, in un paese dove l'anomalia regna sovrana, ma che, a detta di Renzi, ha ancora fame di riforme, è rappresentato dal caso di quel professore immesso in ruolo per l'insegnamento della filosofia, di cognome Rho, il quale non ha dichiarato al momento della immissione in ruolo di aver subito una condanna, che non risulta dal suo casellario giudiziario, ma di cui lui avrebbe dovuto ricordarsi, nella dichiarazione preventiva all'immissione in ruolo. Una condanna che lui riteneva fosse definitivamente sanata con il pagamento della multa. La condanna era venuta a seguito di una pisciata, impossibile da trattenere pena lo scoppio della vescica, e fatta di notte (alle ore 3) in un cespuglio, appena fuori di un paesino della bergamasca, undici anni fa, sanzionata da una pattuglia di carabinieri nottambuli e inflessibili - che sono le barzellette sui carabinieri?
Ora Giannini e Renzi dovrebbero porre fine a questo sgorbio, per non meritarsi una pisciata simbolica, da parte dei cittadini che osservano le leggi e pagano anche le multe, anche quando sono frutto di eccessivo zelo delle forze dell'ordine o dei vari sanzionatori. Come se ne vedono tanti, specie a Roma, nei mesi in cui il Campidoglio avendo bisogno di soldi, manda i vigili non a dirigere il traffico bensì a fare multe, appostandosi per beccare al minimo sgarro gli automobilisti qualunque; e solo quelli perché degli altri - di quelli che contano - sono spesso complici, come dimostrano ogni giorno le infinite inchieste.
Ora Rho a metà marzo dovrà presentarsi in tribunale per contestare l'illecito ed ingiustificato licenziamento. Non sarebbe il caso che il ministro della Giustizia e quello dell'Istruzione pongano fine alla farsa, senza far perdere altro tempo nei tribunali già troppo intasati?
mercoledì 11 novembre 2015
Salvo Nastasi, il bonificatore, assente giustificato da Bagnoli, in trasferta a Milano
Ieri la mole del bonificatore di Bagnoli, in tutta la sua esuberanza corporea, s'è materializzata al Piccolo Teatro di Milano, retto da Sergio Escoabr, guardaspalle di Renzi, che ha scelto la platea milanese per sparare tutte le cartucce in canna sul bersaglio EXPO ( il dopo Expo) senza essere sicuro ancora di centrarlo in pieno. Intanto si è esercitato nel tiro, se poi soltanto poche andranno a segno, si vedrà. Ma in futuro.
Che ci faceva Nastasi a Milano al seguito del premier? Lo accompagnava nella veste di vice segretario generale di palazzo Chigi che è il suo nuovo incarico. Per spinta di Nardella, che ha voluto aiutare un amico, o di Franceschini, che voleva liberarsi di quel fastidioso ingombro che un pò di guai ha combinato anche al suo ministero, l'ultimo dei quali è stata l'adozione di quel fottuto algoritmo che ha decimato, strangolandole economicamente, alcune centinaia di istituzioni musicali italiane che ha estromesso dai finanziamenti del FUS; e per il quale guaio Franceschini ne avrà dovrà darsi da fare per rispondere alle numerose proteste ed interrogazioni parlamentari che gli imporrebbero di cercare un modo, indolore, per tornare sui propri passi: e, questa volta, senza chiedere aiuto a Nastasi, il barbaro distruttore?
Ora Nastasi darà consigli a Renzi, ignorante in materia culturale più di Franceschini, e Renzi dovrà fidarsi ciecamente di quel che gli dice il 'grande&grosso' ex direttore generale dello spettacolo, non sapendo da dove cominciare.
E già il primo consiglio è stato costretto a darglielo, altrimenti Renzi gli avrebbe chiesto ragione della mancata autonomia del Piccolo Teatro di Milano. E, infatti, ieri presentava a Renzi tutti i protagonisti della scena milanese, non solo quella teatrale, mano sulla spalla a Pisapia.
E quando Escobar, dopo averlo ospitato nel suo teatro, s'è lamentato con Renzi della mancata autonomia, non concessa dall'ex direttore generale Natasi - che in ambito teatrale anche lì ha fatto casini - il premier ha dovuto promettergli, dietro consiglio di Nastasi - come scrivono oggi i giornali- di far intervenire a tamburo battente Nastasone, presso Franceschini, perchè tale autonomia venga immediatamente concessa. Come sarebbe dovuto accadere da tempo, se non ci fosse stato Nastasi al Ministero.
Escobar, che ne esce vincitore su Nastasone, farebbe bene a seguire la pratica. Perchè Nastasone è diabolico, ha remato contro anche il suo stesso ministro, quando non ha promosso, a livello di finanziamenti, l'Orchestra Verdi di Milano, nonostante da mesi ci fosse il decreto del ministro per l'inclusione della benemerita orchestra fra le ICO. Nastasone è capace anche di questo. Chi non si fa parte della sua cerchia di amicizie e di potere, può anche morire di stenti, anche se si chiama Beethoven, che lui ovviamente non sa chi sia.
Nastasi, al fianco di Renzi, è più pericoloso che al fianco di Franceschini che poco contava mentre Renzi conta. Dunque all'erta.
Che ci faceva Nastasi a Milano al seguito del premier? Lo accompagnava nella veste di vice segretario generale di palazzo Chigi che è il suo nuovo incarico. Per spinta di Nardella, che ha voluto aiutare un amico, o di Franceschini, che voleva liberarsi di quel fastidioso ingombro che un pò di guai ha combinato anche al suo ministero, l'ultimo dei quali è stata l'adozione di quel fottuto algoritmo che ha decimato, strangolandole economicamente, alcune centinaia di istituzioni musicali italiane che ha estromesso dai finanziamenti del FUS; e per il quale guaio Franceschini ne avrà dovrà darsi da fare per rispondere alle numerose proteste ed interrogazioni parlamentari che gli imporrebbero di cercare un modo, indolore, per tornare sui propri passi: e, questa volta, senza chiedere aiuto a Nastasi, il barbaro distruttore?
Ora Nastasi darà consigli a Renzi, ignorante in materia culturale più di Franceschini, e Renzi dovrà fidarsi ciecamente di quel che gli dice il 'grande&grosso' ex direttore generale dello spettacolo, non sapendo da dove cominciare.
E già il primo consiglio è stato costretto a darglielo, altrimenti Renzi gli avrebbe chiesto ragione della mancata autonomia del Piccolo Teatro di Milano. E, infatti, ieri presentava a Renzi tutti i protagonisti della scena milanese, non solo quella teatrale, mano sulla spalla a Pisapia.
E quando Escobar, dopo averlo ospitato nel suo teatro, s'è lamentato con Renzi della mancata autonomia, non concessa dall'ex direttore generale Natasi - che in ambito teatrale anche lì ha fatto casini - il premier ha dovuto promettergli, dietro consiglio di Nastasi - come scrivono oggi i giornali- di far intervenire a tamburo battente Nastasone, presso Franceschini, perchè tale autonomia venga immediatamente concessa. Come sarebbe dovuto accadere da tempo, se non ci fosse stato Nastasi al Ministero.
Escobar, che ne esce vincitore su Nastasone, farebbe bene a seguire la pratica. Perchè Nastasone è diabolico, ha remato contro anche il suo stesso ministro, quando non ha promosso, a livello di finanziamenti, l'Orchestra Verdi di Milano, nonostante da mesi ci fosse il decreto del ministro per l'inclusione della benemerita orchestra fra le ICO. Nastasone è capace anche di questo. Chi non si fa parte della sua cerchia di amicizie e di potere, può anche morire di stenti, anche se si chiama Beethoven, che lui ovviamente non sa chi sia.
Nastasi, al fianco di Renzi, è più pericoloso che al fianco di Franceschini che poco contava mentre Renzi conta. Dunque all'erta.
domenica 20 settembre 2015
Qualche aggiunta all'inchiesta dell'Espresso sui RENZOMANDATI. Bianchi 2 ,Barracciu, Orchestra della Toscana
Già son tanti, ma non sono tutti i 'Renzomandati' elencati dall'Espresso. Il nome di una 'Renzomandata' sfuggita al settimanale, è balzato fuori proprio oggi, mentre pensavamo a lei, non avendola vista inserita nell'elenco.
Si tratta della bella sottosegretaria sarda alla Cultura, Barracciu, che Renzi ha portato a Roma per toglierla dalle grinfie del suo stesso partito sardo, e attutire il clamore inchieste della magistratura per alcune sue spese con soldi pubblici che, da quel che si è letto sui giornali, sono apparse troppo eccessive. Di lei, da quando è a Roma, non si è mai sentito parlare, e per questo ci eravamo preoccupati, lavorando ella in un ministero che ci è particolarmente caro.
Detto fatto, anche Lei in capo ad un tweet s'è fatta viva e con un secondo s'è rimangiata quello che aveva scritto nel primo. Aveva detto che l'assemblea al Colosseo era un 'reato'. E subito dopo, quando le hanno detto che i reati sono altri - ad esempio, spese non motivate e comunque eccessive che fanno ipotizzare un furto - precisare che lei aveva usato una iperbole e che la comunicazione per tweet la mette in difficoltà, essendo lei abituata a spiegare per filo e per segno il suo pensiero e non con quattro parole. Chissà cos'altro avrebbe potuto aggiungere alla prima panzana se le fosse stato concesso uno spazio maggiore.
Comunque, per usare una iperbole anche noi, siamo felici di sapere che anche Lei al ministero di Franceschini, per volontà di Renzi, C'E', anche se non riusciamo a capire cosa faccia.
Fra i Renzomandati c'è anche da scrivere il nome dell'altro Bianchi, oltre quello del legale di Renzi messo a capo dell'ENEL, e si tratta del sovrintendente dell'Opera di Firenze.
E, infine, anche tutta Firenze è 'Renzomanata'; lo è anche l'Orchestra della Toscana, formazione orchestrale ridotta rispetto, ad esempio, alla Orchestra Verdi di Milano, ridotta nel numero, nella produttività e nella qualità rispetto all'orchestra milanese, ma ai vertici del finanziamento del FUS, per decisione di Nastasi, amico fraterno di Renzi, dai tempi della sua permanenza a Firenze. Ci avevano detto che Nastasi era amico di Nardella che lo aveva presentato e raccomandato a Renzi; dobbiamo correggerci. Fu Rutelli, altro campione passato dal Collegio romano come ministro, a presentare Nastasi a Renzi.
Ma l'elenco non finisce qui.
Si tratta della bella sottosegretaria sarda alla Cultura, Barracciu, che Renzi ha portato a Roma per toglierla dalle grinfie del suo stesso partito sardo, e attutire il clamore inchieste della magistratura per alcune sue spese con soldi pubblici che, da quel che si è letto sui giornali, sono apparse troppo eccessive. Di lei, da quando è a Roma, non si è mai sentito parlare, e per questo ci eravamo preoccupati, lavorando ella in un ministero che ci è particolarmente caro.
Detto fatto, anche Lei in capo ad un tweet s'è fatta viva e con un secondo s'è rimangiata quello che aveva scritto nel primo. Aveva detto che l'assemblea al Colosseo era un 'reato'. E subito dopo, quando le hanno detto che i reati sono altri - ad esempio, spese non motivate e comunque eccessive che fanno ipotizzare un furto - precisare che lei aveva usato una iperbole e che la comunicazione per tweet la mette in difficoltà, essendo lei abituata a spiegare per filo e per segno il suo pensiero e non con quattro parole. Chissà cos'altro avrebbe potuto aggiungere alla prima panzana se le fosse stato concesso uno spazio maggiore.
Comunque, per usare una iperbole anche noi, siamo felici di sapere che anche Lei al ministero di Franceschini, per volontà di Renzi, C'E', anche se non riusciamo a capire cosa faccia.
Fra i Renzomandati c'è anche da scrivere il nome dell'altro Bianchi, oltre quello del legale di Renzi messo a capo dell'ENEL, e si tratta del sovrintendente dell'Opera di Firenze.
E, infine, anche tutta Firenze è 'Renzomanata'; lo è anche l'Orchestra della Toscana, formazione orchestrale ridotta rispetto, ad esempio, alla Orchestra Verdi di Milano, ridotta nel numero, nella produttività e nella qualità rispetto all'orchestra milanese, ma ai vertici del finanziamento del FUS, per decisione di Nastasi, amico fraterno di Renzi, dai tempi della sua permanenza a Firenze. Ci avevano detto che Nastasi era amico di Nardella che lo aveva presentato e raccomandato a Renzi; dobbiamo correggerci. Fu Rutelli, altro campione passato dal Collegio romano come ministro, a presentare Nastasi a Renzi.
Ma l'elenco non finisce qui.
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sabato 8 agosto 2015
Salvo Nastasi prosegue la distruzione della musica in Italia . Per conto di chi? Vada a Bagnoli, su!, non aspetti
Se uno che ha forza, coraggio e non soffre di nausea e vomito, decide di leggere da capo a fondo il D.M. del 1 luglio 2014, nel quale il ministero di Franceschini ( ?) - meglio dire: di Nastasi tanto Franceschini sicuramente della musica con ci capisce un c...- stabilisce i nuovi criteri per l'erogazione dei contributi statali, sul FUS, allo spettacolo dal vivo, beh, non può non chiedersi quale mente diabolica abbia curato la stesura e l'architettura di quel decreto. Dall'inizio alla fine è un susseguirsi di articoli e commi nei quali si individuano criteri 'oggettivi' per l'erogazione di detti contributi, nonchè gli aventi diritto e le modalità per richiederli. C'è da morire prima di giungere alla fine. Perfino chi ha una qualche dimestichezza con tale settore e con il burocratese, che serve ai ladroni ed imbroglioni del ministero per fare i loro porci comodi, non riesce a seguire il filo del discorso. Insomma tutto è fatto, all'apparenza per non lasciare traccia di discrezionalità, ma nei fatti per imbrogliare tutti e fare i c...propri.
Ora capiamo e condividiamo le dimissioni di Silvia Colasanti, compositrice, membro della Commissione centrale musica, la quale con lettera garbata, all' apparenza, ha rassegnato le dimissioni da detta commissione, motivandole con la impossibilità di salvaguardare e garantire da parte della commissione la qualità dei progetti da finanziare. In buona sostanza, con quel suo modo garbato, la compositrice avrebbe detto a Franceschini ed a Nastasi - soprattutto a lui- che mi chiamate a fare in questa commissione se poi non mi mettete in grado, complici i vostri assurdi regolamenti, di valutare la qualità dei progetti? Se volevate decidere tutto voi - questo la Colasanti non lo dice, ma non è improprio leggerlo fra le righe - tanto valeva non scomodare nessusno e non fare nessuna commissione.
E gli altri membri della commissione, tacciono? Certo, tacciono e con il capo fanno cenno di sì ad ogni parola anche appena accennata di Nastasi. Come ci si può aspettare una qualche reazione, dimissioni certamente no, da Toniolo ( ex Cesa, ora Auditorium Conciliazione, capito?) che Nastasi, dai tempi di Rutelli ministro, si passa da una commissione all'altra; o da parte di quell'onesto professionista, di cui ci sfugge al momento il nome, direttore di coro catanese ( è di Catania, vero?) che legge il suo ingresso in commissione come una grazia ricevuta che l'avrebbe tolto, secondo le sue lungimiranti vedute, dalle nebbie dell'indistinto?
Quel decreto mira a distruggere il sistema musicale italiano costruito, non sempre con ruberie ed imbrogli, in anni ed anni in grandi come in piccoli centri, al solo scopo di farvi arrivare la musica che non ci arrivava altrimenti.
Questo sistema complesso ed assai ricco, Nastasi sta pian piano distruggendo, senza che vi sia una sollevazione popolare generale.
Solo qualche esempio, per far capire a quali criteri oggettivi Nastasi si appigli per portare a compimento il suo diabolico piano.
Prendiamo l'esempio dell'Orchestra Verdi di Milano che ha festeggiato qualche tempo fa i primi vent'anni di esistenza gloriosa pur fra mille difficoltà. Orchestra sinfonica, grande repertorio, catalogo discografico di tutto rispetto, produttività altissima - forse l'orchestra che produce di più in Italia. Quest'orchestra che tutti i ministri si sono impegnati a salvare, e che Franceschini finalmente sembra averlo fatto, se uno va a leggere i contributi statali per quella magnifica orchestra, legge che per il 2015 il contributo assegnato supera di poco il milione di Euro. Direte: è tanto! No, è pochissimo se poi si legge nella stessa categoria che l'Orchestra Toscana ( della Firenze di Nardella e di Renzi, diretta da Giorgio Battistelli - come ti sbagli?) ha un contributo per lo stesso anno vicino ai due milioni di Euro. E si tratta di un' orchestra, quest'ultima, di medie dimensioni, non certo dell'ampiezza di quella di Milano, e certamente con un indice di produttività ed anche di qualità (non abbiamo timore a dirlo) non alto quanto quello della consorella milanese. Un contributo pressoché simile quello dall'orchestra della Toscana ha anche l'Orchestra Haydn di Trento e Bolzano, della cui attività - come anche dell'Orchestra toscana - mai una eco nazionale.
Ancora un esempio del Nastasi pensiero. Tempo fa il neonato 'Sistema delle orchestre e cori giovanili ed infantili', introdotto in Italia da Claudio Abbado e Roberto Grossi, su modello di quello venezuelano di Abreu, fece richiesta di contributo. La risposta dell'ineffabile Nastasi fu: siccome avete camminato fin qui con le vostre gambe, continuate a farlo. Zero contributo. E' questa la maniera con cui Nastasi intende promuovere, con l'assenso di Franceschini - che non capisce un c... e perciò gli lascia mano libera - la pratica musicale in Italia nella fascia di età infantile e giovanile?
E ancora. In Italia esistono due benemerite associazioni, l'Ambima e la Feniarco - la prima riunisce le bande musicali ( bene specificarlo in un mondo dove prosperano bande d'altro genere); la seconda i cori amatoriali. Nell'uno come nell'altro caso parliamo di qualche centinaio di migliaia di persone che fanno musica settimanalmente; fanno musica sostenendo di tasca propria qualsiasi spesa, salvo qualche contributo delle municipalità. Un tempo le bande ricevevano dalla Stato un contributo annuo di 500 Euro, ora - non senza qualche ragione - quel contributo è stato tolto a tutti.
Alle due associazioni nazionali che tengono i contatti con le diverse realtà, che organizzano l'attività degli associati, ed anche corsi di formazione di un certo rilievo (sappiamo di quelli della Feniarco) è stato negato qualunque contributo, cancellando anche quello minimo che un tempo avevano. Perchè Nastasi non ne spiega pubblicamente le ragioni?
Fra le associazioni che si sono viste negate il contributo dopo una ventina d'anni, c'è anche CEMAT, che si dedica da sempre alla promozione della musica contemporanea; e per questa cancellazione è stata presentata già una interrogazione parlamentare. Ma allora, Nastasi, neanche un pò d'attenzione alla musica d'oggi? Oppure anche per lei come per Franceschini - che non capisce un c...- la musica di oggi è quella di Giovanni Allevi, compositore classico/contemporaneo, e solo la sua?
N.B. In quell' infame decreto si accenna al sostegno per le 'residenze' di giovani artisti. Non ne ha parlato di recente Francechini come di un suo progetto da mettere in atto nella restaurata sede dell'Arsenale pontificio a Porta Portese, per il quale ha subito fondi disponibili, come per la copertura della platea del Colosseo? Quando si dice la preveggenza!
Ora capiamo e condividiamo le dimissioni di Silvia Colasanti, compositrice, membro della Commissione centrale musica, la quale con lettera garbata, all' apparenza, ha rassegnato le dimissioni da detta commissione, motivandole con la impossibilità di salvaguardare e garantire da parte della commissione la qualità dei progetti da finanziare. In buona sostanza, con quel suo modo garbato, la compositrice avrebbe detto a Franceschini ed a Nastasi - soprattutto a lui- che mi chiamate a fare in questa commissione se poi non mi mettete in grado, complici i vostri assurdi regolamenti, di valutare la qualità dei progetti? Se volevate decidere tutto voi - questo la Colasanti non lo dice, ma non è improprio leggerlo fra le righe - tanto valeva non scomodare nessusno e non fare nessuna commissione.
E gli altri membri della commissione, tacciono? Certo, tacciono e con il capo fanno cenno di sì ad ogni parola anche appena accennata di Nastasi. Come ci si può aspettare una qualche reazione, dimissioni certamente no, da Toniolo ( ex Cesa, ora Auditorium Conciliazione, capito?) che Nastasi, dai tempi di Rutelli ministro, si passa da una commissione all'altra; o da parte di quell'onesto professionista, di cui ci sfugge al momento il nome, direttore di coro catanese ( è di Catania, vero?) che legge il suo ingresso in commissione come una grazia ricevuta che l'avrebbe tolto, secondo le sue lungimiranti vedute, dalle nebbie dell'indistinto?
Quel decreto mira a distruggere il sistema musicale italiano costruito, non sempre con ruberie ed imbrogli, in anni ed anni in grandi come in piccoli centri, al solo scopo di farvi arrivare la musica che non ci arrivava altrimenti.
Questo sistema complesso ed assai ricco, Nastasi sta pian piano distruggendo, senza che vi sia una sollevazione popolare generale.
Solo qualche esempio, per far capire a quali criteri oggettivi Nastasi si appigli per portare a compimento il suo diabolico piano.
Prendiamo l'esempio dell'Orchestra Verdi di Milano che ha festeggiato qualche tempo fa i primi vent'anni di esistenza gloriosa pur fra mille difficoltà. Orchestra sinfonica, grande repertorio, catalogo discografico di tutto rispetto, produttività altissima - forse l'orchestra che produce di più in Italia. Quest'orchestra che tutti i ministri si sono impegnati a salvare, e che Franceschini finalmente sembra averlo fatto, se uno va a leggere i contributi statali per quella magnifica orchestra, legge che per il 2015 il contributo assegnato supera di poco il milione di Euro. Direte: è tanto! No, è pochissimo se poi si legge nella stessa categoria che l'Orchestra Toscana ( della Firenze di Nardella e di Renzi, diretta da Giorgio Battistelli - come ti sbagli?) ha un contributo per lo stesso anno vicino ai due milioni di Euro. E si tratta di un' orchestra, quest'ultima, di medie dimensioni, non certo dell'ampiezza di quella di Milano, e certamente con un indice di produttività ed anche di qualità (non abbiamo timore a dirlo) non alto quanto quello della consorella milanese. Un contributo pressoché simile quello dall'orchestra della Toscana ha anche l'Orchestra Haydn di Trento e Bolzano, della cui attività - come anche dell'Orchestra toscana - mai una eco nazionale.
Ancora un esempio del Nastasi pensiero. Tempo fa il neonato 'Sistema delle orchestre e cori giovanili ed infantili', introdotto in Italia da Claudio Abbado e Roberto Grossi, su modello di quello venezuelano di Abreu, fece richiesta di contributo. La risposta dell'ineffabile Nastasi fu: siccome avete camminato fin qui con le vostre gambe, continuate a farlo. Zero contributo. E' questa la maniera con cui Nastasi intende promuovere, con l'assenso di Franceschini - che non capisce un c... e perciò gli lascia mano libera - la pratica musicale in Italia nella fascia di età infantile e giovanile?
E ancora. In Italia esistono due benemerite associazioni, l'Ambima e la Feniarco - la prima riunisce le bande musicali ( bene specificarlo in un mondo dove prosperano bande d'altro genere); la seconda i cori amatoriali. Nell'uno come nell'altro caso parliamo di qualche centinaio di migliaia di persone che fanno musica settimanalmente; fanno musica sostenendo di tasca propria qualsiasi spesa, salvo qualche contributo delle municipalità. Un tempo le bande ricevevano dalla Stato un contributo annuo di 500 Euro, ora - non senza qualche ragione - quel contributo è stato tolto a tutti.
Alle due associazioni nazionali che tengono i contatti con le diverse realtà, che organizzano l'attività degli associati, ed anche corsi di formazione di un certo rilievo (sappiamo di quelli della Feniarco) è stato negato qualunque contributo, cancellando anche quello minimo che un tempo avevano. Perchè Nastasi non ne spiega pubblicamente le ragioni?
Fra le associazioni che si sono viste negate il contributo dopo una ventina d'anni, c'è anche CEMAT, che si dedica da sempre alla promozione della musica contemporanea; e per questa cancellazione è stata presentata già una interrogazione parlamentare. Ma allora, Nastasi, neanche un pò d'attenzione alla musica d'oggi? Oppure anche per lei come per Franceschini - che non capisce un c...- la musica di oggi è quella di Giovanni Allevi, compositore classico/contemporaneo, e solo la sua?
N.B. In quell' infame decreto si accenna al sostegno per le 'residenze' di giovani artisti. Non ne ha parlato di recente Francechini come di un suo progetto da mettere in atto nella restaurata sede dell'Arsenale pontificio a Porta Portese, per il quale ha subito fondi disponibili, come per la copertura della platea del Colosseo? Quando si dice la preveggenza!
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martedì 6 gennaio 2015
Corbani sulle virtù e sui diritti conseguenti dell'Orchestra Verdi di Milano. Franceschini e Nastasi sveglia!
In una lettera inviata al direttore del Corriere della Sera che qualche settimana fa aveva già ospitato un articolo di Paolo Isotta a sostegno della campagna di solidarietà per la bella orchestra milanese che versa ancora in una ingiusta situazione per colpa del ministero di Franceschini ('mezzo disastro') e, soprattutto, di Nastasi (grande e grosso), Luigi Corbani che dagli esordi regge le sorti della Verdi lancia l'ennesimo grido di denuncia nei confronti di chi, a cominciare dal Ministro - che pure in questi giorni ha assicurato che risolverà il problema non alla maniera di Rutelli che, molti anni fa, dopo rassicurazioni se ne è fottuto - ha lasciato insoluto il problema delle sovvenzioni all'orchestra.
Corbani ricorda come il FUS venga ingoiato per metà dalle Fondazioni lirico-sinfoniche del nostro paese, che Veltroni trasformò in fondazioni di diritto privato, seppure finanziate per la maggior parte dallo Stato e che non sono ancora riuscite, salvo qualcheduna, a rendersi autonome, in parte, per le entrate, cercando sponsor, aumentando la produzione, tenendo alta la qualità e stimolando con varie iniziative il botteghino.
Quasi nessuna è riuscita a farlo, salvo rare eccezioni, mentre la Verdi ha improntato tutta la sua attività a questi sani principi di gestione, anche di un ente culturale. Ma nonostante questo agire virtuoso, nessun ministro, da vent'anni a questa parte, ha risolto il problema delle sovvenzioni all'orchestra milanese, che si è dotata di un suo auditorium, che ha una produttività altissima e che , prima di ogni altra cosa, riscuote il favore e l'affetto di migliaia di cittadini, dei quali oltre centomila hanno sottoscritto l'appello al quale facevamo cenno sopra.
Paolo Isotta in quel suo duro attacco all'insensibile ministero faceva cenno a realtà italiane che negli anni sono state bellamente foraggiate da Nastasi, toccando addirittura uno dei festival- e non solo quello - che fa capo ad una signora che è moglie del suo miglior amico. Con nome e cognome. Cristina Mangiavillani, sposata Muti. E il riferimento era al Festival di Ravenna.
Ora Franceschini deve risolverlo questo problema, sconfessando e condannando l'assenza di fatto di Nastasi che, evidentemente, non ha avuto mai a cuore le sorti della musica e di quella bella orchestra, quanto quella di festival ed istituzioni di amici degli amici e del posto di lavoro della sua mogliettina, Giulia Minoli, infilata in pianta stabile al Teatro San Carlo di Napoli proprio da lui, come la cosa più naturale al mondo da parte di un direttore generale dello Spettacolo dal vivo del Ministero della cultura.
Attendiamo una risposta concreta immediata e risolutiva da Franceschini. Cosa fare lo sa anche lui, perchè è da quasi vent'anni che se ne parla e si propongono le soluzioni più idonee che riconoscono i meriti ed i diritti conseguenti dell 'Orchestra milanese. La quale se dovesse chiudere per l'assenza di fatto di 'mezzo disastro' e di 'grande e grosso', verrebbe da chiedersi che esiste a fare il Ministero che, in tempo di crisi, piange sempre miseria, mentre trova i soldi per entrare nella fondazione del Festival del Cinema di Roma, sulla cui futura sorte non si hanno ancora idee chiare. Inventato da Veltroni sindaco, ha come maggior 'azionista' il Comune di Roma, nella cui Commissione 'cultura' siede sullo scranno di presidente, la bella moglie del ministro, Michela De Biase. Il messaggio è chiaro!
Corbani ricorda come il FUS venga ingoiato per metà dalle Fondazioni lirico-sinfoniche del nostro paese, che Veltroni trasformò in fondazioni di diritto privato, seppure finanziate per la maggior parte dallo Stato e che non sono ancora riuscite, salvo qualcheduna, a rendersi autonome, in parte, per le entrate, cercando sponsor, aumentando la produzione, tenendo alta la qualità e stimolando con varie iniziative il botteghino.
Quasi nessuna è riuscita a farlo, salvo rare eccezioni, mentre la Verdi ha improntato tutta la sua attività a questi sani principi di gestione, anche di un ente culturale. Ma nonostante questo agire virtuoso, nessun ministro, da vent'anni a questa parte, ha risolto il problema delle sovvenzioni all'orchestra milanese, che si è dotata di un suo auditorium, che ha una produttività altissima e che , prima di ogni altra cosa, riscuote il favore e l'affetto di migliaia di cittadini, dei quali oltre centomila hanno sottoscritto l'appello al quale facevamo cenno sopra.
Paolo Isotta in quel suo duro attacco all'insensibile ministero faceva cenno a realtà italiane che negli anni sono state bellamente foraggiate da Nastasi, toccando addirittura uno dei festival- e non solo quello - che fa capo ad una signora che è moglie del suo miglior amico. Con nome e cognome. Cristina Mangiavillani, sposata Muti. E il riferimento era al Festival di Ravenna.
Ora Franceschini deve risolverlo questo problema, sconfessando e condannando l'assenza di fatto di Nastasi che, evidentemente, non ha avuto mai a cuore le sorti della musica e di quella bella orchestra, quanto quella di festival ed istituzioni di amici degli amici e del posto di lavoro della sua mogliettina, Giulia Minoli, infilata in pianta stabile al Teatro San Carlo di Napoli proprio da lui, come la cosa più naturale al mondo da parte di un direttore generale dello Spettacolo dal vivo del Ministero della cultura.
Attendiamo una risposta concreta immediata e risolutiva da Franceschini. Cosa fare lo sa anche lui, perchè è da quasi vent'anni che se ne parla e si propongono le soluzioni più idonee che riconoscono i meriti ed i diritti conseguenti dell 'Orchestra milanese. La quale se dovesse chiudere per l'assenza di fatto di 'mezzo disastro' e di 'grande e grosso', verrebbe da chiedersi che esiste a fare il Ministero che, in tempo di crisi, piange sempre miseria, mentre trova i soldi per entrare nella fondazione del Festival del Cinema di Roma, sulla cui futura sorte non si hanno ancora idee chiare. Inventato da Veltroni sindaco, ha come maggior 'azionista' il Comune di Roma, nella cui Commissione 'cultura' siede sullo scranno di presidente, la bella moglie del ministro, Michela De Biase. Il messaggio è chiaro!
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venerdì 2 gennaio 2015
Mezzo disastro Franceschini. Bollettino di (finte) vittorie: Pompei, Colosseo,Orchestra Verdi di Milano
Che problema c'è a tenere chiusa per due soli giorni l'anno Pompei, a Natale e Capodanno? Nulla - volendo difendere Franceschini - dice Montanari, che da sempre si batte nella trincea opposta a quella in cui si nasconde 'mezzo disastro'. Non prendetevela con il Ministro, aggiunge, si sa che nei due giorni di chiusura negli anni passati i visitatori erano fra i due -tremila per giorno. Una nullità, se si riflette. Anche all'estero i grandi musei osservano dei giorni di chiusura. Sì, Montanari, difensore di Franceschini. Solo che a Pompei l'avviso di chiusura è stato dato alla vigilia, dando come giustificazione la mancanza di fondi per gli straordinari. Ma forse questo, a Montanari, è sfuggito, perché è in attesa di qualche incarico ministeriale.
Nel frattempo, Franceschini ha incassato il parere positivo della commissione di saggi che ha dato parere favorevole alla ricostruzione del piano 'terra' - diciamo così - del Colosseo. Non ci resta che esultare per tale progetto, mentre casca tutto, e non ci sono soldi per nulla. Franceschini sta già pensando a quali concerti ospitarvi. Al Colosseo.Ma con quali soldi?
Infine, come già il suo collega Rutelli, molti anni fa, ha promesso che vedrà di risolvere la assurda situazione dell'Orchestra Verdi di Milano, la più attiva d'Italia e fra le più qualificate. La quale, però, non riceve dallo Stato i finanziamenti adeguati. Staremo a vedere se Franceschini non farà come il suo illustre ma inconcludente predecessore Rutelli. Rutelli e Franceschini hanno sempre avuto il medesimo direttore generale, 'grande e grosso', detto Nastasi che, ovviamente non ha mai preso - o fatto prendere - in considerazione nessuna soluzione, e forse anche questa volta riuscirà nel suo perverso intento (tanto lui la sua mogliettina, Giulia Minoli l'ha sistemata - NON CI STANCHEREMO DI SCRIVERLO, FINCHE' NON SE LA RIPORTERA' A CASA, DAL TEATRO SAN CARLO DOVE OCCUPA UN POSTO CREATO APPOSTA PER LEI DAL MARITINO PRIMA DI LASCIARE COME COMMISSARIO IL TEATRO) di non far arrivare alla Verdi i finanziamenti meritati.
Questa volta però c'è una folla di oltre 110.000 firmatari di una petizione rivolta al Ministero, ed avviata sul Corriere della Sera da Isotta e Principe, notissimi critici musicali.
MAI, E PER NESSUNA ALTRA ISTITUZIONE MUSICALE ITALIANA, SI SONO MOSSI IN TANTI; la medesima affezione dimostrata verso l'Orchestra Verdi da tutti i donatori del 5 per mille.
Neanche la Scala o la Fenice o Santa Cecilia hanno mai avuto tanti estimatori e donatori fedeli e affezionati quanti ne vanta l'Orchestra Verdi.
Perciò 'mezzo disastro' Franceschini, se non vuole coprirsi ancora di vergogna, non dia ascolto a 'grande e grosso' Nastasi, e risolva davvero, onorevolmente, la faccenda.
Viva la Verdi!
Nel frattempo, Franceschini ha incassato il parere positivo della commissione di saggi che ha dato parere favorevole alla ricostruzione del piano 'terra' - diciamo così - del Colosseo. Non ci resta che esultare per tale progetto, mentre casca tutto, e non ci sono soldi per nulla. Franceschini sta già pensando a quali concerti ospitarvi. Al Colosseo.Ma con quali soldi?
Infine, come già il suo collega Rutelli, molti anni fa, ha promesso che vedrà di risolvere la assurda situazione dell'Orchestra Verdi di Milano, la più attiva d'Italia e fra le più qualificate. La quale, però, non riceve dallo Stato i finanziamenti adeguati. Staremo a vedere se Franceschini non farà come il suo illustre ma inconcludente predecessore Rutelli. Rutelli e Franceschini hanno sempre avuto il medesimo direttore generale, 'grande e grosso', detto Nastasi che, ovviamente non ha mai preso - o fatto prendere - in considerazione nessuna soluzione, e forse anche questa volta riuscirà nel suo perverso intento (tanto lui la sua mogliettina, Giulia Minoli l'ha sistemata - NON CI STANCHEREMO DI SCRIVERLO, FINCHE' NON SE LA RIPORTERA' A CASA, DAL TEATRO SAN CARLO DOVE OCCUPA UN POSTO CREATO APPOSTA PER LEI DAL MARITINO PRIMA DI LASCIARE COME COMMISSARIO IL TEATRO) di non far arrivare alla Verdi i finanziamenti meritati.
Questa volta però c'è una folla di oltre 110.000 firmatari di una petizione rivolta al Ministero, ed avviata sul Corriere della Sera da Isotta e Principe, notissimi critici musicali.
MAI, E PER NESSUNA ALTRA ISTITUZIONE MUSICALE ITALIANA, SI SONO MOSSI IN TANTI; la medesima affezione dimostrata verso l'Orchestra Verdi da tutti i donatori del 5 per mille.
Neanche la Scala o la Fenice o Santa Cecilia hanno mai avuto tanti estimatori e donatori fedeli e affezionati quanti ne vanta l'Orchestra Verdi.
Perciò 'mezzo disastro' Franceschini, se non vuole coprirsi ancora di vergogna, non dia ascolto a 'grande e grosso' Nastasi, e risolva davvero, onorevolmente, la faccenda.
Viva la Verdi!
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