Enrico Parola, si chiama così, il giornalista che sul Corriere di oggi presenta l'opera Riccardo III, da Shakespeare che debutta alla Fenice, intervistando l'autore, Giorgio Battistelli, il quale colpisce per la sua ipocrisia, quando dice che si è sentito chiamare al telefono dal sovrintendente della Fenice Fortunato Ortombina che, avendo appena letto al pianoforte la sua opera, gli annunciava che voleva rappresentarla a Venezia. Come è possibile che un sovrintendente conosca la musica - si è detto il compositore, al quale per qualche attimo è sembrato di trovarsi in un altro paese, dove forse è ancora possibile che un musicista guidi un teatro?
Cominciamo col dire che Battistelli e Ortombina si conoscono, dunque Battstselli non finga di cadere dalle nuvole. E lo conosce da tempo, perchè per molti anni Ortombina, diplomato in trombone e laureato con una tesi sul teatro verdiano, è stato direttore artistico del teatro veneziano. E non solo lo conosce, ma lo conosce bene, perchè già nella passata stagione quello stesso Ortombina che ora da direttore artistico è passato ad essere anche sovrintendente, ha già ospitato una sua precedente opera, Il medico dei pazzi, al Teatro Malibran.
Ma aggiungiamo che Battistelli conosce Ortombina anche da prima. Lo sappiamo con certezza. Almeno dal 2014 perchè per il Capodanno del 2015(l'anno dell'Expo milanese), in occasione dell'omonimo concerto trasmesso in diretta da Rai 1, per il quale concerto noi avevamo, fin dalla prima edizione, una consulenza artistica per conto della Rai. Ortombina e l'allora sovrintendente Chiarot, ci proposero di aprire il programma con un brano appositamente commissionato a Battistelli, dal titolo EXPO. Noi ci opponemmo al suo inserimento nel programma, perchè lo giudicammo inopportuno in apertua di concerto - avrebbe disorientato gli ascoltatori in teatro e i telespettatori, ai quali principlamente il concerto si rivolgeva - e il brano, che non abbiamo mai saputo se Battistelli lo avesse già scritto o lo avrebbe scritto, non fu inserito nel programma. E quella fu la ragione principale per cui la nostra consulenza per quel concerto, dopo un decennio di grandi successi, cessò.
Forse le due opere di questi anni recenti potrebbero essere state una sorta di risarcimento per quell'intoppo, o forse frutto di altri intrecci che non conosciamo nè ci interessa conoscere.
Dunque almeno da allora, se non da prima, visto che Ortombina prima della Fenice lavorava nella segreteria artistica della Scala, i due si conoscono e Battistelli sa bene che Ortombina è un musicista diplomato e che solo dopo l'andata di Chiarot, a Firenze ( un feudo di Battistelli), ha assunto anche l'incarico di sovrintendente.
Riccardo III di Battistelli commissionato 13 anni fa dall'Opera olandese, approda in laguna nello stesso allestimento del debutto, con la regia di Carsen. La ragione di tanta attesa italiana, mentre l'opera pare sia stata ripresa altrove, è forse da ricercare nell'organico vocale assi vasto ed anche nella sua durata, due ore e mezzo circa di musica.
Qualunque teatro ci penserebbe due volte prima di mettere in scena un'opera così impegnativa senza poterne preventivare l'esito, commisurato allo sforzo produttivo. D'alto canto, per l'opera contemporanea in Italia, non si può neanche dire che un eventuale suo taglio 'cameristico' ne possa favorire l'esito positivo ed il suo regolare approdo nei teatri. In generale, se non fosse per certi parametri premiali ministeriali, ben pochi teatri scommetterebbero un solo Euro su di un'opera nuova.
Concludendo, Battistelli conosce l'Ortombina direttore artistico ed ora anche sovrintendente, da molti anni, e dunque non faccia il finto tonto, dicendosi meravigliato che un sovrintendente gli parli di musica e non di budget.
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martedì 26 giugno 2018
Quanta stupida inutile finzione nell'intervista a Giorgio Battistelli che torna alla Fenice con l'opera 'Riccardo III'
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venerdì 13 ottobre 2017
Angelo Teodoli direttore di Rai 1. Complimenti per la promozione e preghiera: rimetta in riga il 'Concerto di Capodanno' dalla Fenice
Angelo Teodoli, dirigente di lungo corso che ha fatto la sua carriera tutta all'interno della Rai, ha raggiunto ora il traguardo più alto al quale poteva aspirare, quello cioè di dirigere la rete ammiraglia della televisione pubblica. Noi, che lo abbiamo conosciuto e visto a Venezia, tutti gli anni (dal 2005 al 2015) in cui abbiamo avuto la 'consulenza artistica' Rai sul Concerto di Capodanno dalla Fenice - il concerto che su Rai 1 ha preso il posto che un tempo era del Concerto da Vienna - occupandoci direttamente della formulazione del programma del concerto, intendiamo rivolgergli una richiesta riguardante proprio il Concerto di Capodanno dalla Fenice, che possiamo considerare anche 'nostro', per alcune caratteristiche che gli abbiamo impresso fin dall'inizio, nonostante che la dirigenza del teatro veneziano non si sia mai voluta adeguare pacificamente.
La tipologia del programma: brani brevi, di diverso carattere, con prevalenza di brani leggeri e allegri (se così si può dire) alternando solisti, sola orchestra e coro e orchestra, e i due pezzi d'obbligo finali - Va pensiero e brindisi dalla Traviata - noi l'abbiamo difesa sempre a denti stretti, contro la direzione artistica del teatro che anche per la singolare occasione del concerto del primo dell'anno, voleva somministrare al pubblico italiano una lezione di musicologia. Ma anche - senza mai dirlo apertamente - perchè mal digeriva la nostra ingombrante 'consulenza', con la quale la Rai intendeva ribadire che quel concerto era un concerto del tutto speciale e secondo tale principio andava formulato il programma. Negli anni in cui avevamo quella consulenza 'artistica', siamo sempre riusciti, più o meno, a far valere le nostre ragioni, anche con qualche concessione, per evitare addirittura la rottura con la dirigenza.
Poi , verso la fine del 2014, la rottura ci fu. E la causa fu proprio il programma. Cristiano Chiarot, sovrintendente, ci chiese di aprire il programma del concerto trasmesso in diretta da Rai 1, con un brano di Giorgio Battistelli, di breve durata, dal titolo 'EXPO'. Noi gli dicemmo, prima con le buone, poi anche a muso duro che non era il caso. Lui se la prese e, passando sopra la nostra testa, si rivolse direttamente al direttore di Rai 1 dell'epoca, Giancarlo Leone, il quale cedette alle richieste del sovrintendente (Giancarlo Leone, con coraggio da coniglio a dispetto del suo cognome, cedette alle pressioni del sovrintendente Chiarot, ignorando di fatto il nostro contratto che lui stesso aveva autorizzato e firmato. E, di fronte ai risultati, per la prima volta deludenti in fatto di telespettatori e share, disse che comunque il Concerto era rimasto al disopra dei 4.000.000; sugli oltre 250.000 telespettatori persi in una sola botta, chiuse gli occhi, considerandoli irrilevanti, e ancora irrilevanti considerò anche il calo degli anni successivi).
Il brano di Giorgio Battistelli non fu trasmesso ( non abbiamo mai saputo se Battistelli lo avesse già scritto, nè mai capito per quale ragione Chiarot tenesse tanto a Battistelli), ma per la prima volta il concerto non portò più anche la nostra firma. E i risultati furono, PER LA PRIMA VOLTA, deludenti sotto il profilo dell'audience televisiva: in un solo anno 250.000 telespettatori in meno.
Fatto sta che da quell'anno, dal Capodanno 2015, con una concezione del programma che non si atteneva più ai principi da noi seguiti, i principi che lo avevano imposto anche agli 'orfani di Vienna', fino a farlo diventare il 'concerto in assoluto più seguito della televisione italiana', anche più seguito dello stesso concerto viennese - strano a dirsi, ma vero! - il concerto cominciò a perdere telespettatori e share.
In soli tre anni, dal 2015 al 2017 quel Concerto che quando l'abbiamo lasciato noi ( Capodanno 2014) faceva 4.400.000 telespettatori circa, con uno share del 27%, ha perso la bellezza di 800.000 telespettatori circa, calando anche lo share fino al 24% .
La ragione, in tutta evidenza, sta nel programma che la direzione della Fenice ha voluto seguisse una strada diversa da quella da noi tracciata, e che aveva assicurato al concerto veneziano una crescita lenta ma costante di pubblico televisivo e di share. Un esempio, per spiegarci. In un concerto di 45 minuti di musica, su un durata totale di un'ora circa, non si può inserire un brano che dura, da solo, oltre dieci minuti, come è accaduto quando il direttore artistico ha osato far eseguire: 'Che gelida manina' e 'mi chiamano Mimì' di seguito, da Bohème di Puccini. Brani notissimi, certo, ma inadatti a Capodanno, in giorno di festa e all'ora di pranzo.
Quest'anno, almeno per gli interpreti - come del resto in parecchie altre edizioni - il concerto promette bene, ma temiamo fortemente che proseguendo con un programma inadatto all'occasione, come è stato quello degli ultimi tre anni, il Concerto continui a perdere pubblico televisivo. Il calo che ha portato quel pubblico da 4.400.000 a 3.600.000, in tre anni - un calo consistente e continuo - non è da prendere sottogamba, anche perché se si prosegue sulla stessa linea, intrapresa dalla direzione della Fenice, il pubblico continuerà ancora a calare. Ma fino a quando Rai 1 è disposta, di fronte al calo costante, a mantenerlo in palinsesto, e a non ritornare a Vienna che comunque paga e trasmette, su Rai 2?
A Teodoli che questi problemi li conosce benissimo, come abbiamo detto per aver egli seguito le vicende del concerto dai primi anni, e perchè ogni anno, per svariate ragioni, accadeva che lo informassimo delle discussione sempre accese avute con i dirigenti della Fenice per far accettare le nostre scelte - CHE SI SONO SEMPRE RIVELATE VINCENTI - chiediamo una sola cosa, nell'interesse stesso della rete che ora è andato a dirigere e per l'affetto che nutriamo verso quel concerto al cui successo negli anni abbiamo contribuito.
Non certo di ridarci quella consulenza - non si preoccupi il direttore - ma che almeno riporti il concerto veneziano, per il programma, nuovamente sulla strada che noi avevamo tracciato e che lo ha imposto all'attenzione del pubblico televisivo italiano. Possiamo fargli il lavoro anche gratuitamente, se lo desidera e ce lo chiede.
Se il Teatro La Fenice con quel concerto, amplificato dalla diretta televisiva, ci guadagna - perché lo replica tre o quattro volte, i biglietti non sono a buon mercato e i posti sono sempre esauriti - non è una ragione sufficiente per disinteressarsi anche del suo successo televisivo che del successo economico per il teatro è la principale causa.
La tipologia del programma: brani brevi, di diverso carattere, con prevalenza di brani leggeri e allegri (se così si può dire) alternando solisti, sola orchestra e coro e orchestra, e i due pezzi d'obbligo finali - Va pensiero e brindisi dalla Traviata - noi l'abbiamo difesa sempre a denti stretti, contro la direzione artistica del teatro che anche per la singolare occasione del concerto del primo dell'anno, voleva somministrare al pubblico italiano una lezione di musicologia. Ma anche - senza mai dirlo apertamente - perchè mal digeriva la nostra ingombrante 'consulenza', con la quale la Rai intendeva ribadire che quel concerto era un concerto del tutto speciale e secondo tale principio andava formulato il programma. Negli anni in cui avevamo quella consulenza 'artistica', siamo sempre riusciti, più o meno, a far valere le nostre ragioni, anche con qualche concessione, per evitare addirittura la rottura con la dirigenza.
Poi , verso la fine del 2014, la rottura ci fu. E la causa fu proprio il programma. Cristiano Chiarot, sovrintendente, ci chiese di aprire il programma del concerto trasmesso in diretta da Rai 1, con un brano di Giorgio Battistelli, di breve durata, dal titolo 'EXPO'. Noi gli dicemmo, prima con le buone, poi anche a muso duro che non era il caso. Lui se la prese e, passando sopra la nostra testa, si rivolse direttamente al direttore di Rai 1 dell'epoca, Giancarlo Leone, il quale cedette alle richieste del sovrintendente (Giancarlo Leone, con coraggio da coniglio a dispetto del suo cognome, cedette alle pressioni del sovrintendente Chiarot, ignorando di fatto il nostro contratto che lui stesso aveva autorizzato e firmato. E, di fronte ai risultati, per la prima volta deludenti in fatto di telespettatori e share, disse che comunque il Concerto era rimasto al disopra dei 4.000.000; sugli oltre 250.000 telespettatori persi in una sola botta, chiuse gli occhi, considerandoli irrilevanti, e ancora irrilevanti considerò anche il calo degli anni successivi).
Il brano di Giorgio Battistelli non fu trasmesso ( non abbiamo mai saputo se Battistelli lo avesse già scritto, nè mai capito per quale ragione Chiarot tenesse tanto a Battistelli), ma per la prima volta il concerto non portò più anche la nostra firma. E i risultati furono, PER LA PRIMA VOLTA, deludenti sotto il profilo dell'audience televisiva: in un solo anno 250.000 telespettatori in meno.
Fatto sta che da quell'anno, dal Capodanno 2015, con una concezione del programma che non si atteneva più ai principi da noi seguiti, i principi che lo avevano imposto anche agli 'orfani di Vienna', fino a farlo diventare il 'concerto in assoluto più seguito della televisione italiana', anche più seguito dello stesso concerto viennese - strano a dirsi, ma vero! - il concerto cominciò a perdere telespettatori e share.
In soli tre anni, dal 2015 al 2017 quel Concerto che quando l'abbiamo lasciato noi ( Capodanno 2014) faceva 4.400.000 telespettatori circa, con uno share del 27%, ha perso la bellezza di 800.000 telespettatori circa, calando anche lo share fino al 24% .
La ragione, in tutta evidenza, sta nel programma che la direzione della Fenice ha voluto seguisse una strada diversa da quella da noi tracciata, e che aveva assicurato al concerto veneziano una crescita lenta ma costante di pubblico televisivo e di share. Un esempio, per spiegarci. In un concerto di 45 minuti di musica, su un durata totale di un'ora circa, non si può inserire un brano che dura, da solo, oltre dieci minuti, come è accaduto quando il direttore artistico ha osato far eseguire: 'Che gelida manina' e 'mi chiamano Mimì' di seguito, da Bohème di Puccini. Brani notissimi, certo, ma inadatti a Capodanno, in giorno di festa e all'ora di pranzo.
Quest'anno, almeno per gli interpreti - come del resto in parecchie altre edizioni - il concerto promette bene, ma temiamo fortemente che proseguendo con un programma inadatto all'occasione, come è stato quello degli ultimi tre anni, il Concerto continui a perdere pubblico televisivo. Il calo che ha portato quel pubblico da 4.400.000 a 3.600.000, in tre anni - un calo consistente e continuo - non è da prendere sottogamba, anche perché se si prosegue sulla stessa linea, intrapresa dalla direzione della Fenice, il pubblico continuerà ancora a calare. Ma fino a quando Rai 1 è disposta, di fronte al calo costante, a mantenerlo in palinsesto, e a non ritornare a Vienna che comunque paga e trasmette, su Rai 2?
A Teodoli che questi problemi li conosce benissimo, come abbiamo detto per aver egli seguito le vicende del concerto dai primi anni, e perchè ogni anno, per svariate ragioni, accadeva che lo informassimo delle discussione sempre accese avute con i dirigenti della Fenice per far accettare le nostre scelte - CHE SI SONO SEMPRE RIVELATE VINCENTI - chiediamo una sola cosa, nell'interesse stesso della rete che ora è andato a dirigere e per l'affetto che nutriamo verso quel concerto al cui successo negli anni abbiamo contribuito.
Non certo di ridarci quella consulenza - non si preoccupi il direttore - ma che almeno riporti il concerto veneziano, per il programma, nuovamente sulla strada che noi avevamo tracciato e che lo ha imposto all'attenzione del pubblico televisivo italiano. Possiamo fargli il lavoro anche gratuitamente, se lo desidera e ce lo chiede.
Se il Teatro La Fenice con quel concerto, amplificato dalla diretta televisiva, ci guadagna - perché lo replica tre o quattro volte, i biglietti non sono a buon mercato e i posti sono sempre esauriti - non è una ragione sufficiente per disinteressarsi anche del suo successo televisivo che del successo economico per il teatro è la principale causa.
mercoledì 16 agosto 2017
Cristiano Chiarot e Giorgio Battistelli, dirimpettai a Firenze, non si parlano neanche per concordare la normale amministrazione
L'eco della loro incomunicabilità - assai strana per le ragioni che ora vi diremo - è giunta fino a noi, portata dai giornali toscani. L'incomunicabilità riguarda, per ora, la serata inaugurale delle rispettive stagioni sinfoniche, quella dell'Opera di Firenze, dove da poco è giunto Chiarot, proveniente dalla Fenice, per mettere ordine nei conti; e quella dell'Orchestra della Toscana, presieduta da Battistelli, con il finanziamento statale più alto fra le orchestre italiane.
La prima tiene la sua stagione nel nuovo Teatro dell'Opera, la seconda allo storicoTeatro Verdi, oltre che nella provincia e in regione. Non tanto lontane da non potersi sentire ed accordare, se non sui programmi, almeno per questioni pratiche, come sulle date ed altri fatti che possono incidere negativamente sulle attività l'una dell'altra, se non addirittura apparire come concorrenza sleale. E noi aggiungeremmo: stupida oltre che inutile!
E la cosa non può non apparire molto strana anche a noi che conosciamo bene i due, e Chiarot lo abbiamo frequentato per molti anni - oltre dieci - a Venezia, in occasione e ragione del Concerto di Capodanno, del quale per conto della Rai, siamo stati fin dalla prima edizione 'consulente artistico', con l'incarico di sovrintendere - o, come è accaduto quasi sempre, di proporlo - alla formazione del programma del concerto (che negli anni in cui lo abbiamo curato, sia nella definizione del programma che nella scelta degli interpreti, suggerendo talvolta anche questi, è stato sempre sopra i 4.000.000, fino a 4.500.000 telespettatori, crescendo di anno in anno; mentre da quando lo abbiamo abbandonato, in tre anni appena, gli spettatori sono precipitati fino a quasi 3.650.000, a causa del programma assolutamente inadatto, formulato dal direttore artistico del teatro, Ortombina, il quale non si dà pena della débacle e insiste con i suoi programmi che al tempo della nostra consulenza, con fatica, ma sempre riuscendoci anche con la mediazione di Chiarot, aggiustavamo!).
Che Chiarot e Battistelli, negli anni veneziani di Chiarot, si parlassero, risulta dal fatto che nel giro di due stagioni, le ultime due, Chiarot e Ortombina, hanno messo in cartellone due opere di Battistelli ( Il medico dei pazzi, Riccardo III) ma anche per un'altra ragione che ci riguarda direttamente e che fu all'origine del nostro abbandono del Concerto di Capodanno.
Si era nell'autunno del 2014, ed era in preparazione il concerto del Capodanno 2015, per il quale il vertice della Fenice aveva scelto gli interpreti ( direttore e cantanti) mentre si lavorava con la consueta fatica alla definizione del programma, del quale una bozza avevamo preparato durante l'estate, inviandola ai primi di settembre a Venezia. Il motivo della rottura definitiva fu, senza sua colpa diretta, proprio Battistelli, del quale Chiarot voleva inserire nel programma, addirittura in apertura, una sua breve nuova composizione ( ancora da scrivere, non sappiamo se già commissionata, immaginiamo di sì) dal titolo Expo. Noi gli dicemmo, senza mezzi termini, che era inopportuna, le ragioni gliele spiegammo, per la parte trasmessa in diretta da Rai 1; mentre avrebbe potuto inserirla nella prima parte del concerto , quella riservata al solo pubblico del teatro, che non doveva sottostare a certe regole, dettate soprattutto dalla diretta televisiva, e da un programma ' classico' ma 'popolare' in un giorno di festa, e in un orario insolito.
Chiarot non volle sentire ragione. Perchè? Cosa lo legava a Battistelli, quali impegni aveva preso con lui? Non lo abbiamo mai capito. Immaginiamo che lui non mandò giù che un consulente lo obbligasse a rivedere una sua decisione o un impegno già preso; e così, pur non inserendo il brano di Battistelli (che, sappiamo, non ha mai neppure scritto, dunque Chiarot poteva recedere dai suoi propositi bellicosi verso di noi che, del successo del Concerto di Capodanno, potevamo a ragione vantare qualche merito, forse più di qualche merito), scavalcandoci - come non aveva mai fatto, fidandosi ciecamente del nostro lavoro, coronato da ottimi risultati - presentò in prima persona un suo programma che si discostava di molto da quello da noi suggerito. Mal gliene incolse, perchè il Concerto ebbe quasi 300.000 telespettatori in meno. Avrebbe dovuto fare 'mea culpa' e riconoscere che avevamo ragione. Invece, il sovrintendente, che negli anni precedenti era stato sempre al nostro fianco, anche quando c'era da far cambiare idea al suo direttore artistico su qualche numero del programma che noi giudicavamo fuori luogo, quella volta ci si mise contro. E Battistelli fu la causa scatenante.
Per questo sorprende che Chiarot e Battistelli a Firenze, quasi dirimpettai, sembrano non comunicare, mentre quando uno era a Venezia e l'altro a Firenze, evidentemente corrispondevano con maggiore frequenza e più solida intesa.
Noi una ragione ce la siamo fatta. Chiarot, occupato nel tenere in ordine i conti, impresa quasi impossibile '(de minimis' - come sarebbero i rapporti con i vicini - 'non curat' , secondo la sapienza giuridica dei latini, che si riferivano al 'praetor', il giudice); e, insuperbito per la promozione fiorentina, egli, salvatore della patria, avrebbe rinnegato amicizie e contatti anteriori, non certo disinteressati; a sua volta, Battistelli, dopo essere uscito con la coda fra le gambe dall'Opera di Roma, si dev'essere incattivito, forse addirittura inacidito, al punto da non voler più sentire ragioni da nessuno.
E così insuperbito l'uno, incattivito l'altro, è accaduto che a Firenze l'inaugurazione delle due stagioni sinfoniche loro affidate, con il medesimo 'profumo' russo nel programma, in luoghi ad un tiro di schioppo l'uno dall'altro, sia stata fissata per il prossimo 28 ottobre, alla medesima ora. La singolare coincidenza, in una città non così grande, non poteva sfuggire ai giornali che l'hanno sottolineata, facendo successivamente decidere a Battistelli di anticipare l'inizio del concerto, almeno quello. Quasi che il medesimo pubblico dovesse prima andare a sentire l'Orchestra della Toscana, e poi, al termine del concerto, precipitarsi a sentire l'Orchestra dell'Opera di Firenze. Quando mai?
Sarebbe stato opportuno che i due, comunicando fra loro - come a noi sembrarono fare prima che Chiarot giungesse a Firenze, senza che ne abbiamo mai compreso la ragione - avessero stabilito la data delle rispettive inaugurazioni in giorni diversi. Bastava si fossero parlati... ma c'è sempre tempo per riprendere, a Firenze, la 'conversazione' avviata a Venezia.
La prima tiene la sua stagione nel nuovo Teatro dell'Opera, la seconda allo storicoTeatro Verdi, oltre che nella provincia e in regione. Non tanto lontane da non potersi sentire ed accordare, se non sui programmi, almeno per questioni pratiche, come sulle date ed altri fatti che possono incidere negativamente sulle attività l'una dell'altra, se non addirittura apparire come concorrenza sleale. E noi aggiungeremmo: stupida oltre che inutile!
E la cosa non può non apparire molto strana anche a noi che conosciamo bene i due, e Chiarot lo abbiamo frequentato per molti anni - oltre dieci - a Venezia, in occasione e ragione del Concerto di Capodanno, del quale per conto della Rai, siamo stati fin dalla prima edizione 'consulente artistico', con l'incarico di sovrintendere - o, come è accaduto quasi sempre, di proporlo - alla formazione del programma del concerto (che negli anni in cui lo abbiamo curato, sia nella definizione del programma che nella scelta degli interpreti, suggerendo talvolta anche questi, è stato sempre sopra i 4.000.000, fino a 4.500.000 telespettatori, crescendo di anno in anno; mentre da quando lo abbiamo abbandonato, in tre anni appena, gli spettatori sono precipitati fino a quasi 3.650.000, a causa del programma assolutamente inadatto, formulato dal direttore artistico del teatro, Ortombina, il quale non si dà pena della débacle e insiste con i suoi programmi che al tempo della nostra consulenza, con fatica, ma sempre riuscendoci anche con la mediazione di Chiarot, aggiustavamo!).
Che Chiarot e Battistelli, negli anni veneziani di Chiarot, si parlassero, risulta dal fatto che nel giro di due stagioni, le ultime due, Chiarot e Ortombina, hanno messo in cartellone due opere di Battistelli ( Il medico dei pazzi, Riccardo III) ma anche per un'altra ragione che ci riguarda direttamente e che fu all'origine del nostro abbandono del Concerto di Capodanno.
Si era nell'autunno del 2014, ed era in preparazione il concerto del Capodanno 2015, per il quale il vertice della Fenice aveva scelto gli interpreti ( direttore e cantanti) mentre si lavorava con la consueta fatica alla definizione del programma, del quale una bozza avevamo preparato durante l'estate, inviandola ai primi di settembre a Venezia. Il motivo della rottura definitiva fu, senza sua colpa diretta, proprio Battistelli, del quale Chiarot voleva inserire nel programma, addirittura in apertura, una sua breve nuova composizione ( ancora da scrivere, non sappiamo se già commissionata, immaginiamo di sì) dal titolo Expo. Noi gli dicemmo, senza mezzi termini, che era inopportuna, le ragioni gliele spiegammo, per la parte trasmessa in diretta da Rai 1; mentre avrebbe potuto inserirla nella prima parte del concerto , quella riservata al solo pubblico del teatro, che non doveva sottostare a certe regole, dettate soprattutto dalla diretta televisiva, e da un programma ' classico' ma 'popolare' in un giorno di festa, e in un orario insolito.
Chiarot non volle sentire ragione. Perchè? Cosa lo legava a Battistelli, quali impegni aveva preso con lui? Non lo abbiamo mai capito. Immaginiamo che lui non mandò giù che un consulente lo obbligasse a rivedere una sua decisione o un impegno già preso; e così, pur non inserendo il brano di Battistelli (che, sappiamo, non ha mai neppure scritto, dunque Chiarot poteva recedere dai suoi propositi bellicosi verso di noi che, del successo del Concerto di Capodanno, potevamo a ragione vantare qualche merito, forse più di qualche merito), scavalcandoci - come non aveva mai fatto, fidandosi ciecamente del nostro lavoro, coronato da ottimi risultati - presentò in prima persona un suo programma che si discostava di molto da quello da noi suggerito. Mal gliene incolse, perchè il Concerto ebbe quasi 300.000 telespettatori in meno. Avrebbe dovuto fare 'mea culpa' e riconoscere che avevamo ragione. Invece, il sovrintendente, che negli anni precedenti era stato sempre al nostro fianco, anche quando c'era da far cambiare idea al suo direttore artistico su qualche numero del programma che noi giudicavamo fuori luogo, quella volta ci si mise contro. E Battistelli fu la causa scatenante.
Per questo sorprende che Chiarot e Battistelli a Firenze, quasi dirimpettai, sembrano non comunicare, mentre quando uno era a Venezia e l'altro a Firenze, evidentemente corrispondevano con maggiore frequenza e più solida intesa.
Noi una ragione ce la siamo fatta. Chiarot, occupato nel tenere in ordine i conti, impresa quasi impossibile '(de minimis' - come sarebbero i rapporti con i vicini - 'non curat' , secondo la sapienza giuridica dei latini, che si riferivano al 'praetor', il giudice); e, insuperbito per la promozione fiorentina, egli, salvatore della patria, avrebbe rinnegato amicizie e contatti anteriori, non certo disinteressati; a sua volta, Battistelli, dopo essere uscito con la coda fra le gambe dall'Opera di Roma, si dev'essere incattivito, forse addirittura inacidito, al punto da non voler più sentire ragioni da nessuno.
E così insuperbito l'uno, incattivito l'altro, è accaduto che a Firenze l'inaugurazione delle due stagioni sinfoniche loro affidate, con il medesimo 'profumo' russo nel programma, in luoghi ad un tiro di schioppo l'uno dall'altro, sia stata fissata per il prossimo 28 ottobre, alla medesima ora. La singolare coincidenza, in una città non così grande, non poteva sfuggire ai giornali che l'hanno sottolineata, facendo successivamente decidere a Battistelli di anticipare l'inizio del concerto, almeno quello. Quasi che il medesimo pubblico dovesse prima andare a sentire l'Orchestra della Toscana, e poi, al termine del concerto, precipitarsi a sentire l'Orchestra dell'Opera di Firenze. Quando mai?
Sarebbe stato opportuno che i due, comunicando fra loro - come a noi sembrarono fare prima che Chiarot giungesse a Firenze, senza che ne abbiamo mai compreso la ragione - avessero stabilito la data delle rispettive inaugurazioni in giorni diversi. Bastava si fossero parlati... ma c'è sempre tempo per riprendere, a Firenze, la 'conversazione' avviata a Venezia.
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martedì 27 giugno 2017
Carlo Fuortes: sarà una stagione di successi
Lui lo sa da prima di cominciare, lui è Carlo Fuortes, e a proposito della prossima stagione dell'Opera di Roma che ha appena annunciato, buon ultimo fra i teatri di più antica storia del nostro paese, ha assicurato del successo: sarà una stagione di successi? Chi glielo ha assicurato? I registi chiamati - adesso ha tolto l'aggettivo 'grandi' che nelle stagione passate utilizzava ad ogni piè sospinto - a lavorare all'Opera, che sono: Popolizio, debuttante, ed i i collaudati e fedelissimi di Fuortes, Barberio Corsetti, Michieletto, Pippo Delbono, Alex Ollé ecc...A Lui bastano loro, soprattutto loro, poi i direttori , beh su quelli ... Mentre sulle cantanti, una passerella di bellissime, anche su quelle punta Fuortes.
Senonchè, nel corso della conferenza stampa, Fuortes, dopo aver assicurato che per il terzo anno consecutivo l'Opera chiude il bilancio in pareggio (ma i debiti pregressi sono ancora una montagna ed a quelli si provvede altrimenti, e sarà lui a dovervi provvedere!) ha sottolineato che l'età media degli spettatori dell'Opera si sta abbassando: sempre più giovani frequentano il Costanzi (non sarà che la media degli spettatori giovani si è alzata da quando si apre il teatro, per le 'generali', agli studenti?), e che il pubblico è aumentato (caso strano: secondo una recente inchiesta il pubblico è aumentato soprattutto nei teatri più disastrati economicamente come Bologna, Roma, Firenze e Bari. Saranno loro, i nuovi invasori, a creare deficit di bilancio?).
Poi, evidentemente sollecitato dal solito giornalista inopportuno e ficcanaso - perché fosse stato per Fuortes l'argomento non era da toccare - ha confessato che ha sbagliato a nominare Giorgio Battistelli, (perchè era sufficiente - per quanto insufficiente di suo - era Alessio Vlad, sottolinea il giornalista amico del Vlad) per la cui presenza era stato costretto - senza voglia, altro che proclami sul teatro contemporaneo!- a inventare il Festival di teatro contemporaneo che ha avuto vita brevissima, una sola stagione, e quei concerti che si sono segnalati all'opinione pubblica per il palcoscenico avanzato in platea ( forse per coprire le poltrone altrimenti vuote!).
Adesso Battistelli se ne è andato e forse reagirà alla bordata del sovrintendente amico - avrebbe dovuto restare se non c'erano i soldi per fare il secondo festival e i concerti con il palcoscenico proteso in platea?- E l'opera che attendeva di essere rappresentata proprio in questa seconda edizione del festival, 'Un romano a Marte', di Montalti-Compagno, vincitrice del concorso di composizione bandito dal teatro, nel biennio 2013-4 che fine fa? deve ancora attendere? Per fortuna che ai vincitori è andato anche un premio in denaro, che ci sia augura, sia stato già consegnato di 20.000 Euro, una somma stratosferica, per raggiungere la quale Fuortes, per il teatro, aveva bussato a Eni, Deutsch Bank, Maite e Paolo Bulgari.
Ma nessuno ha chiesto a Fuortes del destino di quell'opera, nè Fuortes ha anticipato la data in cui è prevista la rappresentazione, come da regolamento del concorso. Intanto è sicuro che neanche nella prossima stagione. 2017-8, l'opera di Montalti-Compagno andrà in scena.
Per il resto, Fuortes ha dato la sua parola: sarà una stagione di successi!
Senonchè, nel corso della conferenza stampa, Fuortes, dopo aver assicurato che per il terzo anno consecutivo l'Opera chiude il bilancio in pareggio (ma i debiti pregressi sono ancora una montagna ed a quelli si provvede altrimenti, e sarà lui a dovervi provvedere!) ha sottolineato che l'età media degli spettatori dell'Opera si sta abbassando: sempre più giovani frequentano il Costanzi (non sarà che la media degli spettatori giovani si è alzata da quando si apre il teatro, per le 'generali', agli studenti?), e che il pubblico è aumentato (caso strano: secondo una recente inchiesta il pubblico è aumentato soprattutto nei teatri più disastrati economicamente come Bologna, Roma, Firenze e Bari. Saranno loro, i nuovi invasori, a creare deficit di bilancio?).
Poi, evidentemente sollecitato dal solito giornalista inopportuno e ficcanaso - perché fosse stato per Fuortes l'argomento non era da toccare - ha confessato che ha sbagliato a nominare Giorgio Battistelli, (perchè era sufficiente - per quanto insufficiente di suo - era Alessio Vlad, sottolinea il giornalista amico del Vlad) per la cui presenza era stato costretto - senza voglia, altro che proclami sul teatro contemporaneo!- a inventare il Festival di teatro contemporaneo che ha avuto vita brevissima, una sola stagione, e quei concerti che si sono segnalati all'opinione pubblica per il palcoscenico avanzato in platea ( forse per coprire le poltrone altrimenti vuote!).
Adesso Battistelli se ne è andato e forse reagirà alla bordata del sovrintendente amico - avrebbe dovuto restare se non c'erano i soldi per fare il secondo festival e i concerti con il palcoscenico proteso in platea?- E l'opera che attendeva di essere rappresentata proprio in questa seconda edizione del festival, 'Un romano a Marte', di Montalti-Compagno, vincitrice del concorso di composizione bandito dal teatro, nel biennio 2013-4 che fine fa? deve ancora attendere? Per fortuna che ai vincitori è andato anche un premio in denaro, che ci sia augura, sia stato già consegnato di 20.000 Euro, una somma stratosferica, per raggiungere la quale Fuortes, per il teatro, aveva bussato a Eni, Deutsch Bank, Maite e Paolo Bulgari.
Ma nessuno ha chiesto a Fuortes del destino di quell'opera, nè Fuortes ha anticipato la data in cui è prevista la rappresentazione, come da regolamento del concorso. Intanto è sicuro che neanche nella prossima stagione. 2017-8, l'opera di Montalti-Compagno andrà in scena.
Per il resto, Fuortes ha dato la sua parola: sarà una stagione di successi!
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lunedì 11 aprile 2016
Buonanotte, la musica vi aiuta. A proposito di SLEEP di Max Richter
L'avesse saputo in tempo sicuramente Giorgio Battistelli l'avrebbe incluso nel programma del suo FFF, il prossimo festival delle sperimentazioni contemporanee, quel singolare brano per pianoforte, archi, suoni elettronici e 400 brandine per gli spettatori, una ninna nanna suonata da Max Richter a questo nostro mondo frenetico, andato in scena qualche settimana fa a Berlino, e che Milano, da quel che si sa, potrebbe aver rubato a Roma, fregando sul tempo la Capitale.
La maratona fra suoni e sonno ha la durata di otto ore. Si comincia alle 21,30, in un casermone di cemento, vecchio manufatto industriale alla periferia di Berlino; dopo due ore si tirano fuori i pigiami - la partitura, esplicitamente, non prevede la nudità, mentre prescrive che la lingerie femminile debba essere castigata per evitare che agli insonni, stufi della musica, salti in testa di dedicarsi ad una ginnastica molto salutare - ci si mette comodi e scivola sotto le lenzuola da soli o in coppia, per dormire, beninteso. A mezzanotte esatta, Richter ed i suoi musicisti salgono sul palco - c'era proprio bisogno di imitare il rito stantio del concerto classico? - e cominciano. L'esecuzione avrà qualche pausa segnata in partitura; ma prima della musica i musicisti hanno dovuto studiare il modo per tenersi svegli durante la notte, mentre il pubblico dorme tranquillamente per nulla disturbato da Richter e dalla sua musica. Alle 7 i primi risvegli, tutti hanno facce sorridenti, gli archi rendono più dolce il risveglio. Alle 8 in punto - lo scherzo è durato anche troppo - i musicisti la fanno finita ed il pubblico esce per andare al lavoro.
Naturalmente interpellati dai giornalisti, i partecipanti si sono dichiarati soddisfatti ed hanno aggiunto che mai avevano, prima di allora, ascoltato una musica tanto rilassante, così rilassante che non l'hanno sentita affatto, essendo subito sprofondati nel mondo di Orfeo.
Adesso tutta Milano è elettrizzata dall'idea di poter per una notte dormire in un pubblico dormitorio mentre qualcuno suona una musica che mai ascolteranno.
E Richter ha promesso che non si fermerà. Ora farà un brano da eseguirsi nei cessi pubblici di durata più limitata, giusto il tempo per fare i bisogni; poi un secondo per le le docce comuni nelle caserme; ed un terzo da mischiare ai suoni che solitamente accompagnano una digestione pesante. E così tutta la giornata dell'uomo sarà insonorizzata. Resterà fuori, come ha promesso d'accordo con le aziende, solo il tempo del lavoro, pena l' annullamento delle sponsorizzazioni. Perchè anche per fare simili cazzate servono soldi.
La maratona fra suoni e sonno ha la durata di otto ore. Si comincia alle 21,30, in un casermone di cemento, vecchio manufatto industriale alla periferia di Berlino; dopo due ore si tirano fuori i pigiami - la partitura, esplicitamente, non prevede la nudità, mentre prescrive che la lingerie femminile debba essere castigata per evitare che agli insonni, stufi della musica, salti in testa di dedicarsi ad una ginnastica molto salutare - ci si mette comodi e scivola sotto le lenzuola da soli o in coppia, per dormire, beninteso. A mezzanotte esatta, Richter ed i suoi musicisti salgono sul palco - c'era proprio bisogno di imitare il rito stantio del concerto classico? - e cominciano. L'esecuzione avrà qualche pausa segnata in partitura; ma prima della musica i musicisti hanno dovuto studiare il modo per tenersi svegli durante la notte, mentre il pubblico dorme tranquillamente per nulla disturbato da Richter e dalla sua musica. Alle 7 i primi risvegli, tutti hanno facce sorridenti, gli archi rendono più dolce il risveglio. Alle 8 in punto - lo scherzo è durato anche troppo - i musicisti la fanno finita ed il pubblico esce per andare al lavoro.
Naturalmente interpellati dai giornalisti, i partecipanti si sono dichiarati soddisfatti ed hanno aggiunto che mai avevano, prima di allora, ascoltato una musica tanto rilassante, così rilassante che non l'hanno sentita affatto, essendo subito sprofondati nel mondo di Orfeo.
Adesso tutta Milano è elettrizzata dall'idea di poter per una notte dormire in un pubblico dormitorio mentre qualcuno suona una musica che mai ascolteranno.
E Richter ha promesso che non si fermerà. Ora farà un brano da eseguirsi nei cessi pubblici di durata più limitata, giusto il tempo per fare i bisogni; poi un secondo per le le docce comuni nelle caserme; ed un terzo da mischiare ai suoni che solitamente accompagnano una digestione pesante. E così tutta la giornata dell'uomo sarà insonorizzata. Resterà fuori, come ha promesso d'accordo con le aziende, solo il tempo del lavoro, pena l' annullamento delle sponsorizzazioni. Perchè anche per fare simili cazzate servono soldi.
giovedì 7 aprile 2016
La musica contemporanea non la premia nessuno?
Tempi duri per la musica in Italia, ancor più duri per la musica contemporanea. E, per questo, per darle cioè un pò di sollievo, Giorgio Battistelli ed il suo capo Fuortes hanno voluto impiantare una nuova iniziativa, che sa di premio per Battistelli prima che per la musica contemporana, e cioè il festival dedicato agli esperimenti di teatro musicale contemporaneo, che si inaugura il prossimo mese a Roma, l'FFF, di cui ci siamo già occupati, e che va ad aggiungersi alla stagioncina contemporana, curata dallo stesso Battistelli nella sua (anche quella! ) Orchestra della Toscana; al festivalino dell'Orchestra nazionale della RAI, alla Biennale Musica di Venezia ed al Festival di Nuova Consonanza, a Roma ed a Milano Musica.
Non sono un granché, ma tutti insieme fanno qualcosa, e occorre accontentarsi.
Stessa magra situazione sul fronte dei premi riservati alla musica contemporanea, per la quale non esiste un 'Nobel' che abbia, pur con altro nome, la stessa dotazione, che risolleverebbe il morale ma anche il fisico dei musicisti - lamenta Giorgio Battistelli a Simona Antonucci del Messaggero.
Tuttavia. C'è un premio a Salisburgo, di recente istituzione da parte del Land (vinto alla prima edizione, 2006, da Salvatore Sciarrino), che ha una certa dotazione che il vincitore deve spartire, in parte, con un altro compositore giovane da lui stesso indicato e prescelto.
Ma un premio con una dotazione di rilievo esiste, ed è quello del Banco di Bilbao, che si intitola: ' Frontiere della conoscenza', e prevede, nelle discipline, unica fra le arti, la musica, ed ha una dotazione di 400.000 Euro circa.
Pochissimi anni fa, 2011, l'ha vinto, anche questo, Salvatore Sciarrino.
Soltanto per aggiornare le conoscenze di Simona Antonucci sull'argomento, perchè Battistelli queste cose le conosce bene.
Non sono un granché, ma tutti insieme fanno qualcosa, e occorre accontentarsi.
Stessa magra situazione sul fronte dei premi riservati alla musica contemporanea, per la quale non esiste un 'Nobel' che abbia, pur con altro nome, la stessa dotazione, che risolleverebbe il morale ma anche il fisico dei musicisti - lamenta Giorgio Battistelli a Simona Antonucci del Messaggero.
Tuttavia. C'è un premio a Salisburgo, di recente istituzione da parte del Land (vinto alla prima edizione, 2006, da Salvatore Sciarrino), che ha una certa dotazione che il vincitore deve spartire, in parte, con un altro compositore giovane da lui stesso indicato e prescelto.
Ma un premio con una dotazione di rilievo esiste, ed è quello del Banco di Bilbao, che si intitola: ' Frontiere della conoscenza', e prevede, nelle discipline, unica fra le arti, la musica, ed ha una dotazione di 400.000 Euro circa.
Pochissimi anni fa, 2011, l'ha vinto, anche questo, Salvatore Sciarrino.
Soltanto per aggiornare le conoscenze di Simona Antonucci sull'argomento, perchè Battistelli queste cose le conosce bene.
giovedì 5 novembre 2015
Ignazio Marino e l' ultima bugia su Carlo Fuortes , il benefattore
Il giorno in cui si è dimesso - più precisamente: in cui l'hanno dimesso i 26 consiglieri che hanno firmato in blocco le dimissioni, tirandosi dietro anche il sindaco che nicchiava minacciando vendette e disastri a destra e manca - il sindaco Marino s'è recato all'Auditorium per presentare il nuovo CDA di Musica per Roma - per intenderci quello che nella formazione a 15 avrebbe riunito anche per l'Auditorium uno dei salotti che contano nella Capitale, e che in quella a 5, sempre un salotto è, ma certamente ridotto; e questo perchè Marino era fuggito negli Stati Uniti e nella fuga s'era dimenticato di firmare la nomina del nuovo CDA a 15, falcidiato a metà agosto da una legge del Governo - presieduto da Aurelio Regina, re del sigaro toscano, e formato da un gruppetto di notabilesse anche giovani, nella confusione generale della ritardata nomina, e nell'imminenza dello scadere del suo mandato per volere anche del consiglio comunale, oltre che del suo stesso partito che ormai lo considera una scheggia impazzita che può fare ancora danni al partito ma anche a se stesso; Marino butta lì un'altra delle sue bugie, volendo semplicemente dare atto a Carlo Fuortes, amministratore delegato uscente di Musica per Roma, di aver ben lavorato, ma certamente non per merito di Marino che lì Fuortes ce l'ha trovato.
E che dice? Dice che ha commesso un grave torto a Musica per Roma, quando "gli ha rubato Fuortes, per insediarlo all'Opera di Roma, onde raddrizzare le gambe a quella cavalla impazzita , e spendendo - bontà di Fuortes- solo mille Euro al mese. Cioè, Fuortes oltre che quel gran manager culturale che tutti sappiamo e che probabilmente con un altro incarico simile ce lo ritroveremo per tutto il Giubileo, ha lavorato sodo all'Opera di Roma per 12.000 Euro in un anno. Vero, come dargli torto? Solo che Marino dimentica di dire che nel frattempo, Fuortes non avendo mollato Musica per Roma, prendeva altri 250.000 Euro.
E infatti, per il 2015, quando si supponeva che a maggio il suo contratto con Musica per Roma sarebbe terminato, non quello all'Opera, Fuortes, fra l'uno e l'altro prendeva sempre 240.000 Euro - che oggi è il tetto massimo per i manager di istituzioni pubbliche.
Dunque nessun sacrificio e neanche nessuna opera buona da parte di Fuortes- che prendeva sicuramente il giusto per le responsabilità che gli avevano accollato. Semmai sarebbe da chiedersi come faceva a tenere il piede in due scarpe: da una delle due sicuramente assai spesso lo tirava fuori, ma sempre dalla scarpa che ormai camminava da sola, l'Auditorium
Semmai, in tema di risparmio, Marino e Fuortes dovrebbero spiegarci perchè all'Opera ci sono due direttori artistici. Sappiamo che la spiegazione sarebbe imbarazzante, ma con due direttori invece di uno, Fuortes prende 240.000 Euro all'anno, Alessio Vlad ne prende 95.000; e Battistelli ne prende 80.000 circa, (non ricordiamo la cifra esatta). Dunque Marino non ha fatto risparmiare nulla anche alle casse comunali, perchè a Fuortes sempre 240.000 Euro gli ha dato e la direzione artistica oggi gli costa oltre 80.000 Euro in più, senza contare che per dare un senso alla presenza di Battistelli, con il prossimo festival di musica contemporanea, previsto per maggio 2016, occorrerà pagare anche il compositore 'residente' Rihm, ed anche l'eventuale commissione per un suo nuovo lavoro.
Tutto bene, risponderebbe Fuortes, difendendo la sua linea d'azione, e garantendo che la somma generale torna come nel bilancio di previsione. Per saziare gli appetiti vari sull'Opera di Roma, taglierà da qualche altra parte. Ma almeno si risparmi l'ex sindaco di farlo apparire come un benefattore. E se non può più farlo Marino, lo faccia Fuortes alla prima occasione.
E che dice? Dice che ha commesso un grave torto a Musica per Roma, quando "gli ha rubato Fuortes, per insediarlo all'Opera di Roma, onde raddrizzare le gambe a quella cavalla impazzita , e spendendo - bontà di Fuortes- solo mille Euro al mese. Cioè, Fuortes oltre che quel gran manager culturale che tutti sappiamo e che probabilmente con un altro incarico simile ce lo ritroveremo per tutto il Giubileo, ha lavorato sodo all'Opera di Roma per 12.000 Euro in un anno. Vero, come dargli torto? Solo che Marino dimentica di dire che nel frattempo, Fuortes non avendo mollato Musica per Roma, prendeva altri 250.000 Euro.
E infatti, per il 2015, quando si supponeva che a maggio il suo contratto con Musica per Roma sarebbe terminato, non quello all'Opera, Fuortes, fra l'uno e l'altro prendeva sempre 240.000 Euro - che oggi è il tetto massimo per i manager di istituzioni pubbliche.
Dunque nessun sacrificio e neanche nessuna opera buona da parte di Fuortes- che prendeva sicuramente il giusto per le responsabilità che gli avevano accollato. Semmai sarebbe da chiedersi come faceva a tenere il piede in due scarpe: da una delle due sicuramente assai spesso lo tirava fuori, ma sempre dalla scarpa che ormai camminava da sola, l'Auditorium
Semmai, in tema di risparmio, Marino e Fuortes dovrebbero spiegarci perchè all'Opera ci sono due direttori artistici. Sappiamo che la spiegazione sarebbe imbarazzante, ma con due direttori invece di uno, Fuortes prende 240.000 Euro all'anno, Alessio Vlad ne prende 95.000; e Battistelli ne prende 80.000 circa, (non ricordiamo la cifra esatta). Dunque Marino non ha fatto risparmiare nulla anche alle casse comunali, perchè a Fuortes sempre 240.000 Euro gli ha dato e la direzione artistica oggi gli costa oltre 80.000 Euro in più, senza contare che per dare un senso alla presenza di Battistelli, con il prossimo festival di musica contemporanea, previsto per maggio 2016, occorrerà pagare anche il compositore 'residente' Rihm, ed anche l'eventuale commissione per un suo nuovo lavoro.
Tutto bene, risponderebbe Fuortes, difendendo la sua linea d'azione, e garantendo che la somma generale torna come nel bilancio di previsione. Per saziare gli appetiti vari sull'Opera di Roma, taglierà da qualche altra parte. Ma almeno si risparmi l'ex sindaco di farlo apparire come un benefattore. E se non può più farlo Marino, lo faccia Fuortes alla prima occasione.
mercoledì 15 luglio 2015
A Montepulciano, tutti parlano di Henze, anche quelli che non l'hanno mai conosciuto.
In questi giorni, nella Montepulciano animata dal rinmato Cantiere, inventato dal celebre musicista tedesco, naturalizzato italiano e scomparso da qualche anno appena, Hans Werner Henze, è tutta una celebrazione del fondatore. Il responsabile della Fondazione, intitolata ad Henze, anima, quasi giornalmente, incontri con musicisti di ogni genere, per celebrare il fondatore, come merita; e c'è anche una mostra della collezione d'arte del musicista, fatta - da quel che leggiamo - di due soli pittori : una tedesca, il cui nome non ricordiamo, e l'altro italiano, anzi romano, Renzo Vespignani. E si annuncia anche la costituzione di un archivio del Cantiere perchè tutta la ricchezza di questi anni, intensi, non vada perduta o dispersa.
In questi giorni sbarca a Montepulciano anche Gaston Fournier-Facio, strettissimo collaboratore di Henze nei primi anni di attività, il quale ha poi fatto il giro delle sette chiese italiane, con incarichi artistici di grande prestigio, dal Maggio a Santa Cecilia, dalla Scala al Regio di Torino, dove ora è in pianta stabile. Uno dei pochi che può parlare di Henze con cognizione di stretta e lunga vicinanza.
Senonchè quando hanno saputo che Fournier ha un figlio avuto da sua moglie Leonetta Bentivoglio, che di nome fa Francesco, avviato alla professione musicale, tanto hanno insistito con Founier padre da ottenere che lo portasse con sè a Montepulciano, per presentarlo ufficialmente al consesso musicale internazionale, vista anche la vocazione del Cantiere a promuovere i giovani.
E per nessun altra ragione, men che mai per parlare di Henze che Francesco non ha mai conosciuto o forse incontrato solo qualche volta, perchè suo padre potrebbe averlo portato con sè nella villa di Marino di Henze.
Dopo tanta insistenza da parte degli attuali organizzatori del Cantiere, Fournier padre ha acconsentito, ottenendo in cambio l'assicurazione che non verranno diffuse foto del giovane musicista.
Tra i parlatori 'di e su' Henze manca Giorgio Battistelli che ha frequentato assiduamente la villa del musicista. Chissà perchè.
In questi giorni sbarca a Montepulciano anche Gaston Fournier-Facio, strettissimo collaboratore di Henze nei primi anni di attività, il quale ha poi fatto il giro delle sette chiese italiane, con incarichi artistici di grande prestigio, dal Maggio a Santa Cecilia, dalla Scala al Regio di Torino, dove ora è in pianta stabile. Uno dei pochi che può parlare di Henze con cognizione di stretta e lunga vicinanza.
Senonchè quando hanno saputo che Fournier ha un figlio avuto da sua moglie Leonetta Bentivoglio, che di nome fa Francesco, avviato alla professione musicale, tanto hanno insistito con Founier padre da ottenere che lo portasse con sè a Montepulciano, per presentarlo ufficialmente al consesso musicale internazionale, vista anche la vocazione del Cantiere a promuovere i giovani.
E per nessun altra ragione, men che mai per parlare di Henze che Francesco non ha mai conosciuto o forse incontrato solo qualche volta, perchè suo padre potrebbe averlo portato con sè nella villa di Marino di Henze.
Dopo tanta insistenza da parte degli attuali organizzatori del Cantiere, Fournier padre ha acconsentito, ottenendo in cambio l'assicurazione che non verranno diffuse foto del giovane musicista.
Tra i parlatori 'di e su' Henze manca Giorgio Battistelli che ha frequentato assiduamente la villa del musicista. Chissà perchè.
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venerdì 22 maggio 2015
'Cambia musica cambia volto', lo slogan innovativo che dovrebbe eleggere sindaco Giorgio Battistelli
Giorgio Battistelli insiste con la sua candidatura a sindaco di Albano Laziale, suo borgo natio, mettendosi contro il sindaco uscente PD, Marini, perchè - così ha dichiarato- intende impegnarsi in città con un nuovo modo di intendere la cultura che va dalla cultura in sè, al traffico, ai rifiuti, ad un diverso concetto di convivenza civile.
Battistelli proclama il suo impegno civile, perchè sa benissimo che non sarà eletto. La sola idea di dover fare il sindaco, che vuol dire lavorare ogni giorno per dare ad una cittadina alle porte di Roma un volto più umano, socialmente più ricco e progredito, gli fa venire i brividi e, di notte, popola i suoi sonni di incubi, dai quali neppure lo psicanalista più accorto sa liberarlo.
Ma ve lo immaginate un signore sessantenne, che ha preso tutto il potere che ha potuto, in campo musicale, meritandoselo in parte ( dall'Accademia di Santa Cecilia, dove nella tenzone con dall'Ongaro è uscito sconfitto; al Teatro dell'Opera, dove gli è stata concessa la direzione artistica ma con annessa badante, Alessio Vlad, altro campione di medaglie tutte meritate; all 'Orchestra della Toscana a Firenze, alla Società di concerti Barattelli dell'Aquila) voglia rinunciare a tutto questo, compresa la composizione musicale, l'unico campo che finora gli riesce - essendo tutti gli altri semplici esibizioni di muscoli in funzione del potere - per chiudersi negli uffici di un paesino, per quanto ridente, ma della periferia romana, del quale mai una parola si legge neppure sulle pagine dei giornaletti locali?
Albano Laziale meriterebbe certo un sindaco tutto per sè, ma certamente questi non è e non sarà Battistelli; ed è per questo che il candidato sindaco 'chenonsarà' spara a zero su tutto e tutti e lancia programmi che affiderà agli altri, sapendo di potersi tincerare, all'indomani dello scrutinio' dietro il predvedibile: 'non mi hanno votato, pazienza, io mi sarei impegnato'.
Ma chi può credergli? Neanche il diretto interessato ci crede.
Battistelli proclama il suo impegno civile, perchè sa benissimo che non sarà eletto. La sola idea di dover fare il sindaco, che vuol dire lavorare ogni giorno per dare ad una cittadina alle porte di Roma un volto più umano, socialmente più ricco e progredito, gli fa venire i brividi e, di notte, popola i suoi sonni di incubi, dai quali neppure lo psicanalista più accorto sa liberarlo.
Ma ve lo immaginate un signore sessantenne, che ha preso tutto il potere che ha potuto, in campo musicale, meritandoselo in parte ( dall'Accademia di Santa Cecilia, dove nella tenzone con dall'Ongaro è uscito sconfitto; al Teatro dell'Opera, dove gli è stata concessa la direzione artistica ma con annessa badante, Alessio Vlad, altro campione di medaglie tutte meritate; all 'Orchestra della Toscana a Firenze, alla Società di concerti Barattelli dell'Aquila) voglia rinunciare a tutto questo, compresa la composizione musicale, l'unico campo che finora gli riesce - essendo tutti gli altri semplici esibizioni di muscoli in funzione del potere - per chiudersi negli uffici di un paesino, per quanto ridente, ma della periferia romana, del quale mai una parola si legge neppure sulle pagine dei giornaletti locali?
Albano Laziale meriterebbe certo un sindaco tutto per sè, ma certamente questi non è e non sarà Battistelli; ed è per questo che il candidato sindaco 'chenonsarà' spara a zero su tutto e tutti e lancia programmi che affiderà agli altri, sapendo di potersi tincerare, all'indomani dello scrutinio' dietro il predvedibile: 'non mi hanno votato, pazienza, io mi sarei impegnato'.
Ma chi può credergli? Neanche il diretto interessato ci crede.
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