Marco Travaglio s'è messo in testa, da qualche mese, di essere il fratello gemello di Carl Bernstein, e che 'Il fatto quotidiano' non è che la riproduzione 3D del 'Washington Post' . Solo che il caso 'Banca Etruria' non è assimilabile al caso 'Watergate', e soprattutto perchè MEB - per i non addetti ai lavori : Maria Elena Boschi - non è Nixon. Perchè se anche riuscisse, come riuscirono Carl Bernstein e il suo collega Bob Woodward, giornalisti del Washington Post, con Nixon, a farla dimettere - ma non lo farà, non c'è più tempo, ed anzi lei si candida al Parlamento alle prossime elezioni, in un collegio senza paracadute perchè vuole avere la conferma del gradimento popolare nel collegio elettorale toscano in cui si candida - non succederebbe proprio nulla.
E allora se Travaglio non è Bernstein, se 'Il Fatto Quotidiano' non è il 'Washintgon Post', e se il caso 'Banca Etruria' non è il Watergate, perchè accanirsi contro MEB, ogni giorno, per qualunque cosa, anche per fatti ed atti insignificanti politicamente? Tanto rumor per nulla!
Rumori e tanti ne fa anche Andrea Scanzi, detto 'pum pum', l'unico italiano non assoggettato al divieto dei botti. Scanzi, sul 'Washington Post' italiano, scrive quasi ogni giorno articoli pirotecnici, per far la festa a qualunque patrono, si chiami Grasso, Renzi, Pisapia o Madia, quando la bionda madonna tocca il giornale di Travaglio. Un pò meno con i Cinquestelle, troppo alti, per raggiungerli con i suoi fuochi. Spara colpi fallocchi contro tutti, ma che male non fanno a nessuno, mentre possono ferire chi confeziona quelle sparate multicolori. Chissà che fra breve non dovremo leggere di lui su qualche altro giornale italiano, esattamente le stesse cose che ha scritto di recente di Maria Teresa Meli del 'Corriere', e non ha scritto, né scriverà, di Gianluigi Paragone che si candida con i Cinquestelle, come prima aveva fatto con la Lega, che gli aveva regalato una vicedirezione in Rai.
Più mirato di Travaglio - che tiene per sè sempre la 'lista della spesa' politica che apre e chiude le pagine del giornale - e meno fallocco di Scanzi qualche tiro lo spara Peter Gomez che l'altro giorno ha certificato l'uscita dalla crisi del nostro paese, con una acuta ragione, a metà strada tra economia e sociologia politica. La certificazione inconfutabile che l'Italia è ormai fuori dalla crisi ci viene da un fatto incontrovertibile: i politici si sono aumentati stipendi e vitalizi.
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venerdì 5 gennaio 2018
Sfogliando 'Il fatto quotidiano' di Marco Travaglio, che non è il 'Washington Post' di Carl Bernstein
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lunedì 13 aprile 2015
Gli sfracelli di Freccero, le idiozie di Salvini. L'EXPO, e l'ANAS. Mai più ciucci a capo dell'ANAS
Se ogni volta che apre bocca il Matteo lombardo non riesce a trattenere una qualche scemenza - l'ultima sui campi rom gli meriterebbe il taglio della lingua, semplicemente per non fargli fare continuamente la figura dell'idiota - quando in uno studio televisivo siede l'apocalittico Freccero allora c'è da attendersi un qualche sfracello, annunciato, minacciato o narrato. Qualunque, perchè su qualunque argomento egli potrebbe scrivere un' enciclica di disastri, gicchè sa tutto, perfino quello che non sa.
In faccia a lui i 'Freccero Boy's, Gomez e Travaglio sono dei bamboccioni, mollaccioni, anche quando seguono alla lettera la lezione del loro guru, Freccero.
Il quale ieri, nello studio di 'Piazza pulita' si interrogava sull'EXPO. Era proprio necessario farla? a che serve oggi una Expo? perchè prima di prendere una decisione non si è andati a vedere i risultati disastrosi delle ultime? E McDonald's all'EXPO? E' una ingiuria , nonostante che io - ha detto - consumi abitualmente panini della multinazionale e coca. E poi c'è lo scandalo dell'incompiuto, tipico di tutta la storia italiana che ora non risparmia neanche la manifestazione milanese che ci esporrà al ridicolo di fronte al mondo. Che se ne farà dell'EXPO, una volta finito? Un' Expo doveva incidere sulla città, si doveva fare non in una landa deserta ma in città ( Freccero straparla). E i padiglioni di carta pesta (reggeranno?) e la sicurezza che fa acqua da ogni parte, perfino in Tribunale? E le consuete mazzette, gli appalti truccati e non fatti e qualunque altra apocalittica nefandezza? Freccero le elenca tutte per concludere, o far concludere, che l'Expo non s'ha da fare.
Gomez invece ha raccontato - più credibile - che a Smirne, da quando la città è stata scartata, a favore di Milano, hanno costruito una autostrada, università ed altro. E Crozza, perfino Crozza, parlando dell'EXPO, ha detto cose più dure ma più precise sull'EXPO, a proposito di alcuni progetti, messi nero su bainco, dei quali s'è persa anche la memoria, quando sono iniziati i lavori. Gomez e Crozza meglio di Freccero. Il quale, quando alla RAI l'hanno chiamato per affidargli 'RAI EXPO' ha preso un fugone ed ha rinunciato, sapendo che cosa sarebbe successo. Ed oggi, a meno di un mese dall'inaugurazione, le cose mi danno ragione., ha concluso l'apocalittico disintegrato.
Però...però si può concepire un presidente del Consiglio che dopo gli ultimi tre collassi autostradali, gestione ANAS, sta rinchiuso a Palazzo Chigi a leggersi i fumetti e non manda a casa - sarebbe meglio in galera, dopo che si è saputo che di quelle strade o autostrade non furono fatti nennche i collaudi- i vertici? Qualche volta potrebbe distogliere l'attenzione dai fumetti preferiti, e dare un'occhiata alla TV, a quella che ogni tanto fa inchieste giornalistiche, anche sull'ANAS, che la Gabanelli ci fa fatto conoscere meglio l'altra sera, procurandoci brividi e sussulti. Mentre le autostrade collassano, lui continua a leggere fumetti. Legge fumetti Renzi? Dicono di sì, anche se poi, quando va in libreria ne esce con un bustone di libri che mai e poi mai leggerà.
Sulle letture del premier c'è stata una accesa polemica nei mesi corsi fra lui e Salvini, il quale in fatto di lettura manca anche di sfogliare i fumetti, tanto cari al Matteo fiorentino.
Per tornare all'EXPO, Freccero ha ragione solo quando sottolinea che in Italia tutto si fa sul filo dell'emergenza, si termina e completa ogni cosa due minuti dopo il tempo massimo. E' da parecchi anni che s'era decisa l'EXPO. Noi stessi, tanto per non perdere l'abitudine ad auto compiacerci, pubblicammo (sul bimestrale Music@, edito dal Conservatorio dell'Aquila) nel lontano 2009, una serie di progetti messi a punto da rinomati artisti italiani, destinati all'EXPO, seguendone il tema. Di quei progetti presentati per tempo, seppure non richiesti, gli organizzatori, che hanno ben altro per la testa- come ad esempio. come fare affari - non si sono dati neanche la pena di leggerli, per vedere se ce ne fosse qualcuno realizzabile. Semplicemente perché - osiamo pensare - non c'era odore di mazzette ed imbrogli.
E così, mentre Renzi è al suo ventesimo fumetto, Salvini pensa come farci ridere ogni giorno e Freccero dà gli ultimi ritocchi all'affresco della fine del mondo.
P.S. Dai giornali di oggi apprendiamo che il famoso Ciucci - non vogliamo ironizzare sul cognome, del resto non potremmo farlo a causa del nostro cognome pur esso assai singolare - si è dimesso dall'ANAS, con una modica buonuscita di 1.800.000 Euro. Per la sua presidenza dell'ANAS, ultimamente anche da pensionato, dobbiamo ringraziare prima Prodi, poi Berlusconi, e, per ultimo anche gli altri premier: Monti Letta ed anche, buon ultimo Renzi. Siamo disposti a sopportare anche questo, a patto che mai più ciucci a comandare in ANAS. Basta.
In faccia a lui i 'Freccero Boy's, Gomez e Travaglio sono dei bamboccioni, mollaccioni, anche quando seguono alla lettera la lezione del loro guru, Freccero.
Il quale ieri, nello studio di 'Piazza pulita' si interrogava sull'EXPO. Era proprio necessario farla? a che serve oggi una Expo? perchè prima di prendere una decisione non si è andati a vedere i risultati disastrosi delle ultime? E McDonald's all'EXPO? E' una ingiuria , nonostante che io - ha detto - consumi abitualmente panini della multinazionale e coca. E poi c'è lo scandalo dell'incompiuto, tipico di tutta la storia italiana che ora non risparmia neanche la manifestazione milanese che ci esporrà al ridicolo di fronte al mondo. Che se ne farà dell'EXPO, una volta finito? Un' Expo doveva incidere sulla città, si doveva fare non in una landa deserta ma in città ( Freccero straparla). E i padiglioni di carta pesta (reggeranno?) e la sicurezza che fa acqua da ogni parte, perfino in Tribunale? E le consuete mazzette, gli appalti truccati e non fatti e qualunque altra apocalittica nefandezza? Freccero le elenca tutte per concludere, o far concludere, che l'Expo non s'ha da fare.
Gomez invece ha raccontato - più credibile - che a Smirne, da quando la città è stata scartata, a favore di Milano, hanno costruito una autostrada, università ed altro. E Crozza, perfino Crozza, parlando dell'EXPO, ha detto cose più dure ma più precise sull'EXPO, a proposito di alcuni progetti, messi nero su bainco, dei quali s'è persa anche la memoria, quando sono iniziati i lavori. Gomez e Crozza meglio di Freccero. Il quale, quando alla RAI l'hanno chiamato per affidargli 'RAI EXPO' ha preso un fugone ed ha rinunciato, sapendo che cosa sarebbe successo. Ed oggi, a meno di un mese dall'inaugurazione, le cose mi danno ragione., ha concluso l'apocalittico disintegrato.
Però...però si può concepire un presidente del Consiglio che dopo gli ultimi tre collassi autostradali, gestione ANAS, sta rinchiuso a Palazzo Chigi a leggersi i fumetti e non manda a casa - sarebbe meglio in galera, dopo che si è saputo che di quelle strade o autostrade non furono fatti nennche i collaudi- i vertici? Qualche volta potrebbe distogliere l'attenzione dai fumetti preferiti, e dare un'occhiata alla TV, a quella che ogni tanto fa inchieste giornalistiche, anche sull'ANAS, che la Gabanelli ci fa fatto conoscere meglio l'altra sera, procurandoci brividi e sussulti. Mentre le autostrade collassano, lui continua a leggere fumetti. Legge fumetti Renzi? Dicono di sì, anche se poi, quando va in libreria ne esce con un bustone di libri che mai e poi mai leggerà.
Sulle letture del premier c'è stata una accesa polemica nei mesi corsi fra lui e Salvini, il quale in fatto di lettura manca anche di sfogliare i fumetti, tanto cari al Matteo fiorentino.
Per tornare all'EXPO, Freccero ha ragione solo quando sottolinea che in Italia tutto si fa sul filo dell'emergenza, si termina e completa ogni cosa due minuti dopo il tempo massimo. E' da parecchi anni che s'era decisa l'EXPO. Noi stessi, tanto per non perdere l'abitudine ad auto compiacerci, pubblicammo (sul bimestrale Music@, edito dal Conservatorio dell'Aquila) nel lontano 2009, una serie di progetti messi a punto da rinomati artisti italiani, destinati all'EXPO, seguendone il tema. Di quei progetti presentati per tempo, seppure non richiesti, gli organizzatori, che hanno ben altro per la testa- come ad esempio. come fare affari - non si sono dati neanche la pena di leggerli, per vedere se ce ne fosse qualcuno realizzabile. Semplicemente perché - osiamo pensare - non c'era odore di mazzette ed imbrogli.
E così, mentre Renzi è al suo ventesimo fumetto, Salvini pensa come farci ridere ogni giorno e Freccero dà gli ultimi ritocchi all'affresco della fine del mondo.
P.S. Dai giornali di oggi apprendiamo che il famoso Ciucci - non vogliamo ironizzare sul cognome, del resto non potremmo farlo a causa del nostro cognome pur esso assai singolare - si è dimesso dall'ANAS, con una modica buonuscita di 1.800.000 Euro. Per la sua presidenza dell'ANAS, ultimamente anche da pensionato, dobbiamo ringraziare prima Prodi, poi Berlusconi, e, per ultimo anche gli altri premier: Monti Letta ed anche, buon ultimo Renzi. Siamo disposti a sopportare anche questo, a patto che mai più ciucci a comandare in ANAS. Basta.
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martedì 12 agosto 2014
Toh, si risente Sisinio Zito
Ciò che stiamo per scrivere nulla a che a che fare con i meriti dell'ex senatore PSI, e non vuole essere un giudizio sulla sua lunghissima attività di operatore nel settore della cultura, semplicemente la sottolineatura della sua longevità all'ombra della politica.
Sisinio Zito ha fatto un cammino al contrario:da senatore sottosegretario in vari dicasteri, a senatore semplice, poi sindaco, consigliere comunale, a Roccella Jonica, per restare presidente del rinomato locale Festival Jazz, dal quale ascoltiamo il suo grido di dolore unito alla richiesta di aiuto. Il festival quest'anno si terrà, parte subito, parte in autunno, se dio vuole - ha denunciato l'ex senatore che noi, almeno di nome, conosciamo dalla fine degli anni Ottanta del secolo scorso, precisamente dal 1989. E' una storia lontana che giova conoscere.
All'epoca dirigevamo Piano Time, anche se la nostra permanenza alla direzione della rivista si sarebbe bruscamente interrotta agli inizi del 1990, per insanabili dissidi con l'editore, così bravo da mandare a puttane la più importante rivista di musica di quegli anni.
Si allestiva quella grande mangiatoia che fu l'anniversario mozartiano del 1992, a duecento anni dalla morte del grande compositore. Tutta l'Europa si mosse, Italia inclusa, lautamente foraggiata dal Ministero, allora governato da socialisti che, davanti alla ricca mangiatoia, non volevano certo distrarre lo sguardo, per lasciar abbuffare altri. A gestirla il CIDIM di Francesco Agnello, ma direttore delle manovre il socialistissimo Italo Gomez . Quando avemmo fra le mani il programma di quelle celebrazioni, notammo come in esso nulla vi era stato previsto per coinvolgere i musicisti, tantissimi, dei nostri Conservatori, specie gli studenti agli ultimi anni di apprendistato o appena in carriera. Telefonammo ad Agnello per dirgli di quest nostra scoperta, ed egli ci chiese di preparare un progetto in tal senso. Lo preparammo, lo sottoponemmo alla sua attenzione, gli piacque, e decise di inserirlo nel programma delle manifestazioni triennali.
Il progetto, 'Amadeus Giovani' (titolo banale, ma chiaro, e con molta sostanza) si articolava in tre fasi. Veniva richiesto agli insegnanti di pianoforte dei nostri oltre sessanta Conservatori, di inserire nel programma di studio dell'anno, alcune sonate di Mozart; tale studio veniva affiancato da alcuni saggi su tale repertorio che 'Piano Time' pubblicava, a firma di Paul Badura-Skoda, coinvolto nell'intero progetto. Agli stessi insegnanti veniva richiesto di indicare, sulla base di una selezione interna, il candidato da inviare a Palermo, per la successiva tappa del progetto. A Palermo, ospitati gratuitamente, gli allievi prescelti avrebbero dovuto suonare davanti ad una giuria presieduta da Badura-Skoda; dal cui insindacabile giudizio, doveva venir fuori un gruppo di sei /sette pianisti, i quali venivano ulteriormente omaggiati di un corso di perfezionamento con Badura- Skoda, al termine del quale egli avrebbe indicato i due vincitori, non uno solo, per ragioni anche educative che non serve illustrare agli acuti lettori del nostro blog. I due avrebbero poi studiato un repertorio opportunamente scelto da Badura-Skoda, d'accordo con l'autore del progetto, il sottoscritto, e convocati a registrare un CD con quelle musiche, per la cui registrazione, sotto la supervisione del celebre concertista-didatta austriaco, ci si avvaleva di un ingegnere del suono superlativo, il dott. Gallia della Decca. Insomma un bel progetto, a vantaggio dei giovani. E qui entra i scena il senatore Zito, del tutto ignaro del marchingegno inventato da Agnello e nel quale sarebbe stato coinvolto. Agnello, per non gestire da solo la montagna di denaro, in parte buttato nel nome di Mozart, doveva spartirlo con altri enti che si occupavano, come il CIDIM - che restava comunque il maggiore - della promozione della musica. Ad esempio con l'ISMEZ, sigla sibillina per indicare una istituzione di matrice socialista che doveva spartirsi la mangiatoia di quegli anni con il CIDIM, di marca democristiana, o con l'IRTEM, comunista ( Il CIDIM ora tira a campare, l'ISMEZ sembra dare segni di maggiore vitalità; l'IRTEM non sappiamo che fine abbia fatto; nel frattempo è nato il CEMAT, che si occupa di musica d'oggi).
ISMEZ sta per Istituto per lo Sviluppo Musicale del Mezzogiorno. Sisinio Zito ne era allora il Presidente; all'ISMEZ lavorava, dall'interno del CIDIM, con una specie di 'distacco' ma con incarico dirigenziale, Marina Carloni, che poi ne è divenuta presidente.
Insomma Agnello, sapendo di mangiare più di tutti, per tener buoni tutte le altre insaziabili belve affamate, che giravano rabbiose, intorno a quella tavola imbandita, mi chiamò per dirmi che quel progetto, per ragioni che non c'era bisogno che mi spiegasse perchè le capivo bene anche io che ero fuori da tutti i giochi politici, doveva gestirlo l'ISMEZ. E così fu.
Si trattava di un progetto che alla fine costò, credo, un centinaio di milioni, forse centoventi, di lire. Briciole di fronte ai miliardi che amministrò Gomez e la sua corte. Agnello combinò un incontro con Gomez, che avevo in altra occasione attaccato duramente su Piano Time - non mi sfuggirono naturalmente le ragioni di quell'incontro pacificatore, ma per la causa del progetto mandai giù, facendo finta di nulla - al termine del quale mi si disse dell'ISMEZ. Non conosceva quella sigla se non di nome. Mi venne detto di mandare il progetto al senatore Zito il quale, formalmente, doveva approvarlo, approvando anche la previsione di spesa e le modalità di svolgimento, già tutte da me definite, e i tempi del pagamento.
La cosa si svolse nel migliore dei modi; a testimonianza resta oltre che il gran bel ricordo e la riconoscenza di tanti giovani musicisti, il CD registrato e poi pubblicato dalla rivista 'Applausi', quattro o cinque anni dopo la sua registrazione.
Di quel progetto solo un particolare elemento non andò in porto. Era previsto che i due vincitori, dopo la registrazione del CD e di un altro periodo di studio con Badura-Skoda, avrebbero dovuto suonare in parecchie associazioni concertistiche aderenti al CIDIM. Il che non avvenne.
Ricordo una risposta a tale richiesta, che mi colpì particolarmente, quella di Lina Fortuna, allora a capo dell IUC - ma lo era da secoli - e che poi, alla sua morte sarebbe finite nelle mani di sua figlia, dopo che Lei l'aveva ereditata da suo marito. Una integrità mai eguagliata! Lina Fortuna ebbe la sfacciataggine di opporre che nella sua IUC , la presenza di un duo poteva essere letta come 'non professionale', insomma poco seria. Capito? Insomma Lei, che la musica non sapeva dove fosse di casa, ebbe la sfrontatezza di opporre il suo parere a quello di Badura-Skoda. Una vergogna che non le perdoniamo neanche da morta, in nome di quei due giovani pianisti che, ovviamente, hanno poi fatto carriera. Non possiamo perdonarglielo, dopo aver visto, e non solo alla IUC, tante cose strane che ben altra censura avrebbero dovuto meritare dall'integerrima Fortuna, per quanto le riguardava.
Torniamo da dove eravamo partiti. Insomma l'ex senatore Zito, alle soglie degli ottant'anni, è ancora sulla breccia. Come può cambiare il nostro paese se alcuni potenti o ex potenti non mollano mai l'osso, per godersi il riposo meritato?
Sisinio Zito ha fatto un cammino al contrario:da senatore sottosegretario in vari dicasteri, a senatore semplice, poi sindaco, consigliere comunale, a Roccella Jonica, per restare presidente del rinomato locale Festival Jazz, dal quale ascoltiamo il suo grido di dolore unito alla richiesta di aiuto. Il festival quest'anno si terrà, parte subito, parte in autunno, se dio vuole - ha denunciato l'ex senatore che noi, almeno di nome, conosciamo dalla fine degli anni Ottanta del secolo scorso, precisamente dal 1989. E' una storia lontana che giova conoscere.
All'epoca dirigevamo Piano Time, anche se la nostra permanenza alla direzione della rivista si sarebbe bruscamente interrotta agli inizi del 1990, per insanabili dissidi con l'editore, così bravo da mandare a puttane la più importante rivista di musica di quegli anni.
Si allestiva quella grande mangiatoia che fu l'anniversario mozartiano del 1992, a duecento anni dalla morte del grande compositore. Tutta l'Europa si mosse, Italia inclusa, lautamente foraggiata dal Ministero, allora governato da socialisti che, davanti alla ricca mangiatoia, non volevano certo distrarre lo sguardo, per lasciar abbuffare altri. A gestirla il CIDIM di Francesco Agnello, ma direttore delle manovre il socialistissimo Italo Gomez . Quando avemmo fra le mani il programma di quelle celebrazioni, notammo come in esso nulla vi era stato previsto per coinvolgere i musicisti, tantissimi, dei nostri Conservatori, specie gli studenti agli ultimi anni di apprendistato o appena in carriera. Telefonammo ad Agnello per dirgli di quest nostra scoperta, ed egli ci chiese di preparare un progetto in tal senso. Lo preparammo, lo sottoponemmo alla sua attenzione, gli piacque, e decise di inserirlo nel programma delle manifestazioni triennali.
Il progetto, 'Amadeus Giovani' (titolo banale, ma chiaro, e con molta sostanza) si articolava in tre fasi. Veniva richiesto agli insegnanti di pianoforte dei nostri oltre sessanta Conservatori, di inserire nel programma di studio dell'anno, alcune sonate di Mozart; tale studio veniva affiancato da alcuni saggi su tale repertorio che 'Piano Time' pubblicava, a firma di Paul Badura-Skoda, coinvolto nell'intero progetto. Agli stessi insegnanti veniva richiesto di indicare, sulla base di una selezione interna, il candidato da inviare a Palermo, per la successiva tappa del progetto. A Palermo, ospitati gratuitamente, gli allievi prescelti avrebbero dovuto suonare davanti ad una giuria presieduta da Badura-Skoda; dal cui insindacabile giudizio, doveva venir fuori un gruppo di sei /sette pianisti, i quali venivano ulteriormente omaggiati di un corso di perfezionamento con Badura- Skoda, al termine del quale egli avrebbe indicato i due vincitori, non uno solo, per ragioni anche educative che non serve illustrare agli acuti lettori del nostro blog. I due avrebbero poi studiato un repertorio opportunamente scelto da Badura-Skoda, d'accordo con l'autore del progetto, il sottoscritto, e convocati a registrare un CD con quelle musiche, per la cui registrazione, sotto la supervisione del celebre concertista-didatta austriaco, ci si avvaleva di un ingegnere del suono superlativo, il dott. Gallia della Decca. Insomma un bel progetto, a vantaggio dei giovani. E qui entra i scena il senatore Zito, del tutto ignaro del marchingegno inventato da Agnello e nel quale sarebbe stato coinvolto. Agnello, per non gestire da solo la montagna di denaro, in parte buttato nel nome di Mozart, doveva spartirlo con altri enti che si occupavano, come il CIDIM - che restava comunque il maggiore - della promozione della musica. Ad esempio con l'ISMEZ, sigla sibillina per indicare una istituzione di matrice socialista che doveva spartirsi la mangiatoia di quegli anni con il CIDIM, di marca democristiana, o con l'IRTEM, comunista ( Il CIDIM ora tira a campare, l'ISMEZ sembra dare segni di maggiore vitalità; l'IRTEM non sappiamo che fine abbia fatto; nel frattempo è nato il CEMAT, che si occupa di musica d'oggi).
ISMEZ sta per Istituto per lo Sviluppo Musicale del Mezzogiorno. Sisinio Zito ne era allora il Presidente; all'ISMEZ lavorava, dall'interno del CIDIM, con una specie di 'distacco' ma con incarico dirigenziale, Marina Carloni, che poi ne è divenuta presidente.
Insomma Agnello, sapendo di mangiare più di tutti, per tener buoni tutte le altre insaziabili belve affamate, che giravano rabbiose, intorno a quella tavola imbandita, mi chiamò per dirmi che quel progetto, per ragioni che non c'era bisogno che mi spiegasse perchè le capivo bene anche io che ero fuori da tutti i giochi politici, doveva gestirlo l'ISMEZ. E così fu.
Si trattava di un progetto che alla fine costò, credo, un centinaio di milioni, forse centoventi, di lire. Briciole di fronte ai miliardi che amministrò Gomez e la sua corte. Agnello combinò un incontro con Gomez, che avevo in altra occasione attaccato duramente su Piano Time - non mi sfuggirono naturalmente le ragioni di quell'incontro pacificatore, ma per la causa del progetto mandai giù, facendo finta di nulla - al termine del quale mi si disse dell'ISMEZ. Non conosceva quella sigla se non di nome. Mi venne detto di mandare il progetto al senatore Zito il quale, formalmente, doveva approvarlo, approvando anche la previsione di spesa e le modalità di svolgimento, già tutte da me definite, e i tempi del pagamento.
La cosa si svolse nel migliore dei modi; a testimonianza resta oltre che il gran bel ricordo e la riconoscenza di tanti giovani musicisti, il CD registrato e poi pubblicato dalla rivista 'Applausi', quattro o cinque anni dopo la sua registrazione.
Di quel progetto solo un particolare elemento non andò in porto. Era previsto che i due vincitori, dopo la registrazione del CD e di un altro periodo di studio con Badura-Skoda, avrebbero dovuto suonare in parecchie associazioni concertistiche aderenti al CIDIM. Il che non avvenne.
Ricordo una risposta a tale richiesta, che mi colpì particolarmente, quella di Lina Fortuna, allora a capo dell IUC - ma lo era da secoli - e che poi, alla sua morte sarebbe finite nelle mani di sua figlia, dopo che Lei l'aveva ereditata da suo marito. Una integrità mai eguagliata! Lina Fortuna ebbe la sfacciataggine di opporre che nella sua IUC , la presenza di un duo poteva essere letta come 'non professionale', insomma poco seria. Capito? Insomma Lei, che la musica non sapeva dove fosse di casa, ebbe la sfrontatezza di opporre il suo parere a quello di Badura-Skoda. Una vergogna che non le perdoniamo neanche da morta, in nome di quei due giovani pianisti che, ovviamente, hanno poi fatto carriera. Non possiamo perdonarglielo, dopo aver visto, e non solo alla IUC, tante cose strane che ben altra censura avrebbero dovuto meritare dall'integerrima Fortuna, per quanto le riguardava.
Torniamo da dove eravamo partiti. Insomma l'ex senatore Zito, alle soglie degli ottant'anni, è ancora sulla breccia. Come può cambiare il nostro paese se alcuni potenti o ex potenti non mollano mai l'osso, per godersi il riposo meritato?
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