L'estate presente ed l'autunno prossimo rischiano di essere per Ennio Morricone, sulla soglia dei novanta, due stagioni fra le più faticose della sua vita e dell'intera sua carriera di compositore, avendo egli deciso di festeggiare sul podio tale anniversario, con concerti in Italia e all'estero.
Ha cominciato qualche giorno fa alle Terme di Caracalla, a Roma, dove ha tenuto già un paio di concerti ed altre due sta per dirigerne. Non ne bastavano uno e neppure due, al punto che il sovrintendente Fuortes ne ha chiesto ed ottenuto ben quattro. Che, in base alla capienza delle terme romane, farebbe quasi 16.000 posti che, forse, potrebbero essere troppi anche per Morricone.
Ieri il Tg3 ha dedicato ai concerti del noto musicista un ricco servizio, sottolineando come il Maestro non ripeta lo stesso concerto per quattro sere, ma per ognuno dei quattro abbia stabilito un programma differente, con discrete varianti, pescando fra le centinaia di colonne sonore che ha scritto per i più grandi registi.
Il TG3, con le immagini, mentre illustrava la gloriosa carriera di Morricone, si è fermato sempre e solo sull'orchestra, mai, neppure per sbaglio, en passant, sul pubblico. Ci sarà stata qualche ragione? Forse il pubblico non ha risposto come il sovrintendente Fuortes si augurava per i concerti del grande compositore? La platea di Caracalla, se pur ridimensionata rispetto al passato, lo ribadiamo: ha pur sempre 4000 posti, e per la stagione passata, ma anche per quelle immediatamente precedenti, si è riempita mediamente per 3/4 ogni sera, lasciandone vistosamente vuoti un migliaio circa a sera. Non sarà che stessa sorte è toccata a Morricone e che il TG3 ha voluto gentilmente non mostrare?
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lunedì 18 giugno 2018
martedì 16 gennaio 2018
Mollicone. Ridateci Mollicone
Mollicone, quasi omonimo di Morricone, se non fosse per due misere consonanti discordanti, è stato il presidente della Commissione Cultura del Campidoglio, nell'era Alemanno. Il suo nome è divenuto popolare - impopolare! - per due episodi. Il primo, quando accusò Fuortes di truccare i bilanci di Musica per Roma, venendo dall'accusato sfidato a ritirare l'accusa, perchè i bilanci erano certificati da una società esterna. E lui tacque. La seconda quando si oppose alla concessione della cittadinanza a Riccardo Muti, adducendo come ragione il fatto che venendo egli a lavorare all'Opera non aveva accettato un impegno di peso, come aveva lasciato intendere nei mesi precedenti lo sbarco romano.
Fu a quel punto che Muti, quando gli riferirono il caso, rispose, spiritosissimo: io a Roma conosco Morricone e nessun Mollicone. Ed anche in questo caso, coperto di ridicolo, si ritirò, sebbene spesso lo si sia visto successivamente all'Opera, nel corso di incotnri pubblici con la stampa. Non era il Presidente della Commissione Cultura del campidoglio?
Perchè il suo ritorno in auge sarebbe auspicabile? Perchè dovrebbe fare le pulci a Franceschini- soprannominato 'mezzo disastro' e ministro dei 'mali culturali' - ed al suo Ministero, come intese quella volta farle a Fuortes che lo fece ritirare con la coda fra le gambe.
Negli ultimi tempi Franceschini ed il suo Ministero sparano cifre di vittorie quasi giornaliere (forse per questo a Franceschini sta molto simpatico Fuortes, che nei suo proclami vittoriosi dall'Opera usa la medesima tecnica). Aumentano i visitatori dei nostri musei, aumentano gli introiti, aumenta tutto: viva Francechini!
L'altro ieri Vittorio Emiliani, sul 'Fatto' gli ha fatto le pulci, opponendo, cifre alla mano, che i conti di Franceschini erano sballati per eccesso. E noi ora abbiamo i conti di Franceschini contro quelli di Emiliani. Chi ha ragione? Mollicone potrebbe tornare nel suo ruolo di censore e chiedere a gran voce - la sua voce la ascolterebbero tutti con riverenza, a causa dei suo gloriosi trascorsi - che un soggetto 'terzo' ci dica quali sono regolari e quali gonfiati ad arte.
Mollicone, lasci i campi dove si è ritirato a coltivare le sue proprietà, moderno Cincinnato, e torni a Roma. Urge la sua preenza per mettere ordine e fare chiarezza.
Fu a quel punto che Muti, quando gli riferirono il caso, rispose, spiritosissimo: io a Roma conosco Morricone e nessun Mollicone. Ed anche in questo caso, coperto di ridicolo, si ritirò, sebbene spesso lo si sia visto successivamente all'Opera, nel corso di incotnri pubblici con la stampa. Non era il Presidente della Commissione Cultura del campidoglio?
Perchè il suo ritorno in auge sarebbe auspicabile? Perchè dovrebbe fare le pulci a Franceschini- soprannominato 'mezzo disastro' e ministro dei 'mali culturali' - ed al suo Ministero, come intese quella volta farle a Fuortes che lo fece ritirare con la coda fra le gambe.
Negli ultimi tempi Franceschini ed il suo Ministero sparano cifre di vittorie quasi giornaliere (forse per questo a Franceschini sta molto simpatico Fuortes, che nei suo proclami vittoriosi dall'Opera usa la medesima tecnica). Aumentano i visitatori dei nostri musei, aumentano gli introiti, aumenta tutto: viva Francechini!
L'altro ieri Vittorio Emiliani, sul 'Fatto' gli ha fatto le pulci, opponendo, cifre alla mano, che i conti di Franceschini erano sballati per eccesso. E noi ora abbiamo i conti di Franceschini contro quelli di Emiliani. Chi ha ragione? Mollicone potrebbe tornare nel suo ruolo di censore e chiedere a gran voce - la sua voce la ascolterebbero tutti con riverenza, a causa dei suo gloriosi trascorsi - che un soggetto 'terzo' ci dica quali sono regolari e quali gonfiati ad arte.
Mollicone, lasci i campi dove si è ritirato a coltivare le sue proprietà, moderno Cincinnato, e torni a Roma. Urge la sua preenza per mettere ordine e fare chiarezza.
sabato 23 dicembre 2017
Qualche riflessione su Caracalla 2018 prima che Fuortes spari con il suo cannone ' a salve'.
Nel post precedente abbiamo riprodotto il comunicato che si può leggere sul sito dell'Opera di Roma, relativo al programma estivo del teatro a Caracalla. Due titoli d'opera: Carmen e Traviata ; il primo è una ripresa dello spettacolo dello scorso anno che a suo tempo dimostrammo non essere il 'successo' di stagione come Fuortes strombazzava; il secondo assolutamente inadatto agli spazi di Caracalla, la cui platea ha circa 4000 posti e acusticamente ha protezioni minori dell'Arena di Verona E già la grande sapienza programmatrice dei dirigenti dell'Opera di Roma va a farsi benedire.
Poi c'è un balletto, Romeo e Giulietta, musica di Prokofiev (e non 'sulle musiche di Prokofiev' come scriverebbe un qualunque analfabeta ma non un teatro d'opera). In tutto diciannove serate.
Poi a completamento della stagione estiva, sette serate 'EXTRA' ( 2 con Bolle, 2 con Paolo Conte, 2 con Morricone ed una con Bjork) di cui si ha notizia da tempo e prima della pubblicazione del programma completo, dove dovrebbero avere la precedenza le serate d'opera o di balletto.
Ciò detto, l'unica ragione per la quale ci sentiamo di lodare gli amministratori attuali dell'Opera di Roma è l'aver in tempo - e cioè con mezzo anno di anticipo - reso noto il calendario con titoli date e interpreti, come un teatro moderno, che però deve evitare poi di sbagliare clamorosamente nel contenuto di tale programmazione.
Le serate di spettacolo a Caracalla, la prossima estate, saranno 26, contro le 29 dell'anno passato e le 25 del 2016. E perciò nel resoconto finale che Fuortes si aggiusta sempre a modo suo, occorre tener conto di questi dati. E non fare come lui ha fatto a fine stagione 2017 quando ha proclamato di aver avuto più spettatori di sempre ( certo con un numero di serate in più rispetto all'anno precedente è più facile - ma lui questi non lo dice) e affermando che Carmen - che aveva incassato mediamente 120.000 Euro a recita - era il titolo più premiato dal pubblico. Perchè anche quella era una bugia, avendogli dimostrato, con quattro conti , attenendoci strettamente ai dati pubblicati, che tutte le altre serate ( opera, balletto e le amatissime serate EXTRA avevano fatto registrare al botteghino , mediamente, entrate per 150.000 Euro a sera.
Tutto queste falsità Fuortes la smetterebbe di dire, se solo i giornalisti non si comportassero come 'ventriloqui' del sovrintendente, economista della cultura' che inciampa sui conti.
Perchè non si pensi che stiamo dando i numeri, come sembra fare troppo spesso Fuortes, nel post successivo riprodurremo un post degli scorsi mesi, quando abbiamo fatto i conti 'in tasca' all'Opera, con le cifre fornite ufficialmente da Fuortes.
Poi c'è un balletto, Romeo e Giulietta, musica di Prokofiev (e non 'sulle musiche di Prokofiev' come scriverebbe un qualunque analfabeta ma non un teatro d'opera). In tutto diciannove serate.
Poi a completamento della stagione estiva, sette serate 'EXTRA' ( 2 con Bolle, 2 con Paolo Conte, 2 con Morricone ed una con Bjork) di cui si ha notizia da tempo e prima della pubblicazione del programma completo, dove dovrebbero avere la precedenza le serate d'opera o di balletto.
Ciò detto, l'unica ragione per la quale ci sentiamo di lodare gli amministratori attuali dell'Opera di Roma è l'aver in tempo - e cioè con mezzo anno di anticipo - reso noto il calendario con titoli date e interpreti, come un teatro moderno, che però deve evitare poi di sbagliare clamorosamente nel contenuto di tale programmazione.
Le serate di spettacolo a Caracalla, la prossima estate, saranno 26, contro le 29 dell'anno passato e le 25 del 2016. E perciò nel resoconto finale che Fuortes si aggiusta sempre a modo suo, occorre tener conto di questi dati. E non fare come lui ha fatto a fine stagione 2017 quando ha proclamato di aver avuto più spettatori di sempre ( certo con un numero di serate in più rispetto all'anno precedente è più facile - ma lui questi non lo dice) e affermando che Carmen - che aveva incassato mediamente 120.000 Euro a recita - era il titolo più premiato dal pubblico. Perchè anche quella era una bugia, avendogli dimostrato, con quattro conti , attenendoci strettamente ai dati pubblicati, che tutte le altre serate ( opera, balletto e le amatissime serate EXTRA avevano fatto registrare al botteghino , mediamente, entrate per 150.000 Euro a sera.
Tutto queste falsità Fuortes la smetterebbe di dire, se solo i giornalisti non si comportassero come 'ventriloqui' del sovrintendente, economista della cultura' che inciampa sui conti.
Perchè non si pensi che stiamo dando i numeri, come sembra fare troppo spesso Fuortes, nel post successivo riprodurremo un post degli scorsi mesi, quando abbiamo fatto i conti 'in tasca' all'Opera, con le cifre fornite ufficialmente da Fuortes.
domenica 24 settembre 2017
Che tempo che fa... nulla di nuovo nel salotto domenicale di Fazio, ora su Rai 1
E' ripreso ieri, ma trasferito sulla prima rete Rai, il consueto appuntamento domenicale di Fabio Fazio, detto 'Fabbio'. Non senza qualche fibrillazione, nelle settimane passate, quando si temeva - o ci si auspicava, a seconda delle posizioni - che potesse addirittura saltare. Mai dubitato che a Fabbio i soldi che chiedeva, la Rai non glieli avrebbe dati, perchè non poteva essere additata come l'Attila di uno dei pochi programmi 'intelligenti' - come l'aveva definito donna Franca, quand'era al Quirinale - fra mille tutti uguali e asfissianti in cui o si canta, o si balla, o si cucina o si imita, dai tempi di Marconi. Fabbio invece è di un altro pianeta.
Prima parte.
Ospiti illustri: per la 'ripartenza' - termine assai usato, anche a sproposito, quanto cacofonico - nientemeno che Morricone che non lo schiodi anche se gli fai capire che la sta tirando tropo per le lunghe, lui va per la sua strada e niente lo ferma; il duo comico Favino-Fiorello, e la solita canzonaccia modaiola - nel caso Siamo l'esercito del selfie, un capolavoro! - neanche fosse la Nona sinfonia dei tempi nostri, e l'amen finale che, anche con il cambio di rete, è riservato alla sempre sboccacciata, ma un pò più castigata, di Lucianina.
Unica gradita novità, con qualche brivido di comicità, il doppio intervento (col messaggio video e al telefono) di Fiorello, che ha annunciato: forse torno in Rai. Forse sulla prima rete, dove si è stabilito Fabbio, al quale però chiede se lo pagano bene, riecevendone, con un fil di voce per il timore del fisco, risposta positiva.
Seconda parte.
In questa versione, le cose vanno per le lunghe, ancora più della terza rete. Che tempo che fa tira fuori il tavolo attorno alla quale Fabbio fa sedere la solita compagnia di giro, con pochi ospiti a sorpresa in ogni puntata, da affiancare a quelli fissi, alcuni dei quali, soprattutto Marzullo, ha letteralmente sfiancato!
Questa sera ci sarà la puntata del 'lunedì', la puntata 'tardona', che, come Fabbio ha anticipato, avrà, in apertura, ospite Crozza, il suo carissimo amico che forse è già stanco dell'esilio nell' etere affollatissimo di canali e programmi. Vuoi mettere Rai 1?
Insomma il format , di domenica o lunedì, resta lo stesso, quel che è cambiato è la rete che lo trasmette - da Rai 3 a Rai 1, ed il costo per la Rai. al conduttore, all'autore, al proprietario del format, al produttore, che è sempre Fabbio, e che è enormemente aumentato con grande gioia di Fabbio che finalmente, dopo essersi assicurata una tranquilla vecchiaia ed una pensione al di sopra del 'minimo' fra quattro anni - come ha minacciato - potrà dedicarsi all'agricoltura. E ne avrà di lavoro, visto che con i soldi che ha guadagnato s'è già comprata mezza riviera. Ma voi ci credete che se ne andrà?
Prima parte.
Ospiti illustri: per la 'ripartenza' - termine assai usato, anche a sproposito, quanto cacofonico - nientemeno che Morricone che non lo schiodi anche se gli fai capire che la sta tirando tropo per le lunghe, lui va per la sua strada e niente lo ferma; il duo comico Favino-Fiorello, e la solita canzonaccia modaiola - nel caso Siamo l'esercito del selfie, un capolavoro! - neanche fosse la Nona sinfonia dei tempi nostri, e l'amen finale che, anche con il cambio di rete, è riservato alla sempre sboccacciata, ma un pò più castigata, di Lucianina.
Unica gradita novità, con qualche brivido di comicità, il doppio intervento (col messaggio video e al telefono) di Fiorello, che ha annunciato: forse torno in Rai. Forse sulla prima rete, dove si è stabilito Fabbio, al quale però chiede se lo pagano bene, riecevendone, con un fil di voce per il timore del fisco, risposta positiva.
Seconda parte.
In questa versione, le cose vanno per le lunghe, ancora più della terza rete. Che tempo che fa tira fuori il tavolo attorno alla quale Fabbio fa sedere la solita compagnia di giro, con pochi ospiti a sorpresa in ogni puntata, da affiancare a quelli fissi, alcuni dei quali, soprattutto Marzullo, ha letteralmente sfiancato!
Questa sera ci sarà la puntata del 'lunedì', la puntata 'tardona', che, come Fabbio ha anticipato, avrà, in apertura, ospite Crozza, il suo carissimo amico che forse è già stanco dell'esilio nell' etere affollatissimo di canali e programmi. Vuoi mettere Rai 1?
Insomma il format , di domenica o lunedì, resta lo stesso, quel che è cambiato è la rete che lo trasmette - da Rai 3 a Rai 1, ed il costo per la Rai. al conduttore, all'autore, al proprietario del format, al produttore, che è sempre Fabbio, e che è enormemente aumentato con grande gioia di Fabbio che finalmente, dopo essersi assicurata una tranquilla vecchiaia ed una pensione al di sopra del 'minimo' fra quattro anni - come ha minacciato - potrà dedicarsi all'agricoltura. E ne avrà di lavoro, visto che con i soldi che ha guadagnato s'è già comprata mezza riviera. Ma voi ci credete che se ne andrà?
domenica 17 settembre 2017
L'Istituzione Universitaria del Concerti di Roma punta alla CONTAMINAZIONE. Fra gli artisti ospiti, ci sono anche ITALIANI
L'Istituzione Universitaria dei Concerti di Roma, che da oltre settant'anni dispensa musica a studenti e professori della Sapienza, profusa dalle mani delle famiglia Fortuna - dal padre fondatore alla moglie e figlia che l'hanno ereditata come bene di famiglia - ha presentato il suo nuovo cartellone. I giornali hanno segnalato, ovviamente, le novità di quest'anno: per la programmazione la CONTAMINAZIONE di generi, artisti...
Noi, da tempo, nemici di questo ignobile termine e della tecnica che sottintende, ci chiediamo perché tirarla in ballo questa CONTAMINAZIONE, quando basterebbe dire, ignorandola e cassandola dal proprio vocabolario, più comprensibilmente che la programmazione spazia dalla classica, al jazz, alla videomusica - assicurata all'Istituzione romana dalla presenza nel suo comitato artistico di un luminare come Nicola Sani, attivo, per l'evidente doppio dono celeste dell'ubiquità ed instancabilità, anche a Bologna, Siena, Parma, Venezia ecc... - offrendo all'Università romana un panorama di quanto, in ambito musicale, si produce nel mondo.
Intanto la IUC (l'acronimo della Istituzione romana) pensa che la grande tradizione musicale non basti alla formazione dei giovani, e forse pensa anche bene, se si limitasse a toccare con la programmazione anche la musica del Novecento storico e più avanti ancora. Arrivando perfino a lambire la musica di oggi, vita la presenza di Nicola Sani, campione nel genere.
Invece, tirando in ballo la 'contaminazione' , la IUC vuole etichettare alcuni esperimenti come quello che quest'anno vede Elio (quello delle 'Storie tese' e delle sopracciglia triple) incaricato di ridurre il Flauto magico mozartiano. Perché Elio e perché il capolavoro mozartiano deve essere affidato a quelle amni, alla moda, ma banalizzanti?
Semplicemente a seguito del suo Figaro, analoga operazione sul Barbiere rossiniano - che immaginiamo anche la IUC abbia ospitato negli anni scorsi - e della Storia dell'opera, della quale lui è il presentatore, pubblicata da 'Anthos produzioni' di Maite Bulgari, e dalla Rai, in collaborazione con 'La Repubblica' che abbiamo visto su Rai 5, una sola puntata, desistendo immediatamente per la pochezza dell'operazione, anche stantia e vecchia nella impostazione e per le modalità.
Certamente la CONTAMINAZIONE non riguarda anche la nuova composizione che Ennio Morricone (membro del comitato artistico della IUC) ha dedicato al 'sempreverde 'Duo Canino- Ballista'.
E dopo tanta CONTAMINAZIONE e l'elenco sterminato di artisti stranieri, alcuni al debutto romano, ancora sconosicuti se non altro per ragioni anagrafiche, perchè troppo giovani, i giornali - ai quali evidentemente il termine piace molto,troppo - aggiungono, per placare gli animi, che 'ci sono anche artisti italiani' che, per lo più, MANCANO alla IUC, come a Santa Cecilia e in molte altre istituzioni FINANZIATE DALLO STATO. E buttano lì un gruppo, ma esiguo, di nomi, altisonanti per la maggior parte, i quali per non togliere spazio agli immigrati della musica, vengono ad esibirsi in gruppo, una o due serate in tutto. Grazie IUC!
Noi, da tempo, nemici di questo ignobile termine e della tecnica che sottintende, ci chiediamo perché tirarla in ballo questa CONTAMINAZIONE, quando basterebbe dire, ignorandola e cassandola dal proprio vocabolario, più comprensibilmente che la programmazione spazia dalla classica, al jazz, alla videomusica - assicurata all'Istituzione romana dalla presenza nel suo comitato artistico di un luminare come Nicola Sani, attivo, per l'evidente doppio dono celeste dell'ubiquità ed instancabilità, anche a Bologna, Siena, Parma, Venezia ecc... - offrendo all'Università romana un panorama di quanto, in ambito musicale, si produce nel mondo.
Intanto la IUC (l'acronimo della Istituzione romana) pensa che la grande tradizione musicale non basti alla formazione dei giovani, e forse pensa anche bene, se si limitasse a toccare con la programmazione anche la musica del Novecento storico e più avanti ancora. Arrivando perfino a lambire la musica di oggi, vita la presenza di Nicola Sani, campione nel genere.
Invece, tirando in ballo la 'contaminazione' , la IUC vuole etichettare alcuni esperimenti come quello che quest'anno vede Elio (quello delle 'Storie tese' e delle sopracciglia triple) incaricato di ridurre il Flauto magico mozartiano. Perché Elio e perché il capolavoro mozartiano deve essere affidato a quelle amni, alla moda, ma banalizzanti?
Semplicemente a seguito del suo Figaro, analoga operazione sul Barbiere rossiniano - che immaginiamo anche la IUC abbia ospitato negli anni scorsi - e della Storia dell'opera, della quale lui è il presentatore, pubblicata da 'Anthos produzioni' di Maite Bulgari, e dalla Rai, in collaborazione con 'La Repubblica' che abbiamo visto su Rai 5, una sola puntata, desistendo immediatamente per la pochezza dell'operazione, anche stantia e vecchia nella impostazione e per le modalità.
Certamente la CONTAMINAZIONE non riguarda anche la nuova composizione che Ennio Morricone (membro del comitato artistico della IUC) ha dedicato al 'sempreverde 'Duo Canino- Ballista'.
E dopo tanta CONTAMINAZIONE e l'elenco sterminato di artisti stranieri, alcuni al debutto romano, ancora sconosicuti se non altro per ragioni anagrafiche, perchè troppo giovani, i giornali - ai quali evidentemente il termine piace molto,troppo - aggiungono, per placare gli animi, che 'ci sono anche artisti italiani' che, per lo più, MANCANO alla IUC, come a Santa Cecilia e in molte altre istituzioni FINANZIATE DALLO STATO. E buttano lì un gruppo, ma esiguo, di nomi, altisonanti per la maggior parte, i quali per non togliere spazio agli immigrati della musica, vengono ad esibirsi in gruppo, una o due serate in tutto. Grazie IUC!
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giovedì 28 luglio 2016
MERCY for MUSIC. Da 'Music for Mercy' al Foro romano. Cartoline dallo scandalo
Dall'alto del Campidoglio, nonostante la ridotta distanza, agli occhi degli osservatori istituzionali non è apparso subito in tutta la sua gravità il vero scandalo di quella serata di musica, per la prima volta nella storia ospitata nel Foro romano, un luogo che chiunque dovrebbe considerare sacro.
E così i 5 stelle che governano la città e l'ineffabile Mollicone ( quello che aveva fatto esclamare a Riccardo Muti che lui a Roma conosceva solo Morricone e nessun Mollicone) responsabile 'cultura' dei FdI, l'hanno buttata sul 'sindacale', incolpando Fuortes - nel mirino e dei 5 stelle e della destra - di essere fra gli organizzatori - come Teatro dell'Opera in coppia con l'Opera Romana Pellegrinaggi - della ingiuriosa serata musicale e di aver fatto utilizzare una certa 'Roma United Orchestra, sconosciuta e raccogliticcia - e noi aggiungiamo: anche inadeguata - al posto dell'Orchestra dell'Ente, come chiunque si immaginava e attendeva.
A loro di quello scandaloso concerto che ha profanato il Foro romano, non importa, anche perché lor o avrebbero fatto la medesima cosa, se interpellati per l'organizzazione di quella serata 'suoni e luci' al Foro romano, per fare un favore alla Chiesa - alla quale quella serata ha reso un pessimo servizio - e per assecondare ministro, sovrintendente ed anche - e sta qui lo scandalo - il ricco malese che ha messo a segno per una seconda volta a Roma un colpo da maestro - complice, almeno per la prima delle due volte, Fuortes - semplicemente facendo sentire l'odore dei soldi.
Ed è ciò che ci fa venire i brividi, pensando a ciò che in futuro Franceschini potrebbe armare una volta ricostruita la platea lignea del Colosseo, dandola al miglior offerente, senza badare alla merce che intende esporvi.
E, infatti, nelle prime file della eccessiva platea del Foro il ministro e il Cardinale Parolin cingevano il ricco malese, come guardie del corpo, uno alla destra e l'altro alla sinistra, quasi a garantirne l'incolumità, sperando che ancora una o più volte negli anni a venire - come poi ha confermato mons. Andreatta dell'Opera Romana Pellegrinaggi nel suo fervorino - si faccia promotore di simili manifestazioni che, quest'anno, con il Giubileo della Misericordia non hanno nulla da spartire, mentre l'hanno con i suoi interessi personali e con quelli della sua compagna cantante, vera ed unica star della serata.
Non abbiamo sentito in questa occasione levarsi forte la voce del 'Comitato per la bellezza', sempre molto attento. In confronto a quella orrenda serata, la sfilata di Fendi alla Fontana di Trevi, contro la quale il Comitato aveva gridato allo scandalo, era come una sinfonia mozartiana. E non abbiamo letto neanche un sola riga sui giornali asserviti, ai quali sembra essere completamente sfuggito l'uso strumentale ed affaristico della serata. E non era un caso che sul programma della serata, stretto fra le mani della brava presentatrice, campeggiasse la foto del finto benefattore, per la cui strabordante ricchezza il costo di quel concerto, a totale ed esclusivo beneficio della sua compagna - non rappresentava che una elemosina interessata ed ingiuriosa. Meglio se avesse offerto quei soldi ai poveri.
L'altra sera non si aveva avuto neanche un briciolo di pietà, di misercordia per la musica offerta nelle sue espressioni più mediocri e con mezzi assolutamente inadeguati. Complice anche Rai Cultura- che dovrebbe mostrare maggior attenzione e sensibilità nelle scelte - la quale, c'è da augurarsi che non diffonda questo concerto all'estero, perchè rischieremmo di farci biasimare per tanta negligenza e banalità; mentre ci sentiamo di discolpare del tutto Alessia Sodano, che conosciamo da tempo, nonostante il suo nome apparisse all'inizio del programma come unico 'autore'.
E così i 5 stelle che governano la città e l'ineffabile Mollicone ( quello che aveva fatto esclamare a Riccardo Muti che lui a Roma conosceva solo Morricone e nessun Mollicone) responsabile 'cultura' dei FdI, l'hanno buttata sul 'sindacale', incolpando Fuortes - nel mirino e dei 5 stelle e della destra - di essere fra gli organizzatori - come Teatro dell'Opera in coppia con l'Opera Romana Pellegrinaggi - della ingiuriosa serata musicale e di aver fatto utilizzare una certa 'Roma United Orchestra, sconosciuta e raccogliticcia - e noi aggiungiamo: anche inadeguata - al posto dell'Orchestra dell'Ente, come chiunque si immaginava e attendeva.
A loro di quello scandaloso concerto che ha profanato il Foro romano, non importa, anche perché lor o avrebbero fatto la medesima cosa, se interpellati per l'organizzazione di quella serata 'suoni e luci' al Foro romano, per fare un favore alla Chiesa - alla quale quella serata ha reso un pessimo servizio - e per assecondare ministro, sovrintendente ed anche - e sta qui lo scandalo - il ricco malese che ha messo a segno per una seconda volta a Roma un colpo da maestro - complice, almeno per la prima delle due volte, Fuortes - semplicemente facendo sentire l'odore dei soldi.
Ed è ciò che ci fa venire i brividi, pensando a ciò che in futuro Franceschini potrebbe armare una volta ricostruita la platea lignea del Colosseo, dandola al miglior offerente, senza badare alla merce che intende esporvi.
E, infatti, nelle prime file della eccessiva platea del Foro il ministro e il Cardinale Parolin cingevano il ricco malese, come guardie del corpo, uno alla destra e l'altro alla sinistra, quasi a garantirne l'incolumità, sperando che ancora una o più volte negli anni a venire - come poi ha confermato mons. Andreatta dell'Opera Romana Pellegrinaggi nel suo fervorino - si faccia promotore di simili manifestazioni che, quest'anno, con il Giubileo della Misericordia non hanno nulla da spartire, mentre l'hanno con i suoi interessi personali e con quelli della sua compagna cantante, vera ed unica star della serata.
Non abbiamo sentito in questa occasione levarsi forte la voce del 'Comitato per la bellezza', sempre molto attento. In confronto a quella orrenda serata, la sfilata di Fendi alla Fontana di Trevi, contro la quale il Comitato aveva gridato allo scandalo, era come una sinfonia mozartiana. E non abbiamo letto neanche un sola riga sui giornali asserviti, ai quali sembra essere completamente sfuggito l'uso strumentale ed affaristico della serata. E non era un caso che sul programma della serata, stretto fra le mani della brava presentatrice, campeggiasse la foto del finto benefattore, per la cui strabordante ricchezza il costo di quel concerto, a totale ed esclusivo beneficio della sua compagna - non rappresentava che una elemosina interessata ed ingiuriosa. Meglio se avesse offerto quei soldi ai poveri.
L'altra sera non si aveva avuto neanche un briciolo di pietà, di misercordia per la musica offerta nelle sue espressioni più mediocri e con mezzi assolutamente inadeguati. Complice anche Rai Cultura- che dovrebbe mostrare maggior attenzione e sensibilità nelle scelte - la quale, c'è da augurarsi che non diffonda questo concerto all'estero, perchè rischieremmo di farci biasimare per tanta negligenza e banalità; mentre ci sentiamo di discolpare del tutto Alessia Sodano, che conosciamo da tempo, nonostante il suo nome apparisse all'inizio del programma come unico 'autore'.
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giovedì 2 giugno 2016
Nel nuovo teatro che si inaugura in Italia a Verbania, sul Lago Maggiore: De Gregori, no; Ricciarelli, chissà; Morricone? Magari, ma costa troppo
Un teatro che si inaugura è una notizia, ma in Italia è una bella notizia, perchè mentre in molti altri paesi, ad ogni latitudine, da un anno all'altro si costruiscono teatri e sale da concerto, anche in tempi di crisi, in Italia l'inaugurazione di una sala da concerto, e a maggior ragione di un teatro, è fatto assai raro, dunque sensazionale notizia è una nuova apertura, come quella di Verbania, sul Lago maggiore. Dove è pronto un teatro nuovo di zecca, progettato dall'architetto spagnolo Arroyo, la cui costruzione sui bordi del lago è durata tre anni, ed il costo complessivo una quindicina o poco più di milioni di Euro. Una sala/teatro da cinquecento posti - che possono arrivare anche a seicento - dotata delle più moderne attrezzature e, ovvio, dalla buca d'orchestra ( che, scandalosamente, Renzo Piano non ha previsto per nessuna delle tre sale all'Auditorium di Roma); sale conferenze, biblioteca, sala bambini, servizi di ogni genere ecc...
Un gioiello che, considerato che abbiamo parlato dall'Auditorium di Roma, a questo somiglia, dall'esterno, per le sagome dei tre 'scarafaggi' o balene 'spiaggiate' romane, ed anche per il semicircolare foyer che collega le entrate di tutti gli spazi, esattamente come a Roma, nell'Auditorium, che, c'è da augurarsi l'architetto Arroyo non abbia voluto imitare anche negli insufficienti servizi igienici e nelle anguste scale che conducono alle sale - ma forse i frequentatori del nuovo teatro di Verbania saranno più giovani di quelli che abitualmente frequentano l'Auditorium romano, e dunque sapranno trattenersi di più dei romani, nei bisogni corporali.
Ora, fra breve l'inaugurazione ufficiale e poi la prima stagione, in autunno. Nel mentre il teatro veniva ostruito non si è, ovvio, pensato a chi affidarlo per la direzione e gestione. Per la gestione si sta mettendo su in queste ore una fondazione ad hoc, mentre la direzione artistica la si è data in mano alla direttrice del Teatro Coccia di Novara, Renata Rapetti, con un passato di lavoro in teatro e nel cinema, più come organizzatrice e amministratrice, che direttrice artistica. Sicuramente imparerà prestissimo il nuovo mestiere. Lo sapremo a giorni, quando annuncerà il programma.
Intanto filtrano le prime indiscrezioni. Per l'inaugurazione si dava per certo De Gregori, che all'ultimo ha rinunciato. La Rapetti, senza perdersi d'animo, ha chiesto agli artisti che gli subentrerano di iniziare il loro spettacolo con una canzone di De Gregori. Poi si dice di un concerto di Morricone con orchestra e coro; ma la Rapetti non ne a nulla perchè se ne sta occupando un' altra persona, Ma quanto costa - le viene chiesto? Una cifra: si parla di 360 mila Euro. Davvero una cifra. Ma allora i Berliner Philharmoniker quanto costano? E se mettiamo insieme ai Berliner anche altre due o tre orchestre di prestigio come quelle chiamate a dare un pò di smalto al grigio Maggio Fiorentino di quest'anno, quanto costeranno all'Opera di Firenze con l'acqua alla gola e quasi alla canna del gas?
La Rapetti, si sa già, farà spettacoli, per i quali dovranno andare a Verbania d Milano ed anche da Torino, ma spendendo pochi soldi, come si usa fare ora; evitando- la preghiamo- di invitare cantanti che da tempo non salgono più in palcoscenico, come ci fa temere una foto della Ricciarelli giovane - bellissima - che speriamo, se sbarcherà sulle rive del Maggiore, lo faccia da attrice, la sua seconda vita professionale.
Un gioiello che, considerato che abbiamo parlato dall'Auditorium di Roma, a questo somiglia, dall'esterno, per le sagome dei tre 'scarafaggi' o balene 'spiaggiate' romane, ed anche per il semicircolare foyer che collega le entrate di tutti gli spazi, esattamente come a Roma, nell'Auditorium, che, c'è da augurarsi l'architetto Arroyo non abbia voluto imitare anche negli insufficienti servizi igienici e nelle anguste scale che conducono alle sale - ma forse i frequentatori del nuovo teatro di Verbania saranno più giovani di quelli che abitualmente frequentano l'Auditorium romano, e dunque sapranno trattenersi di più dei romani, nei bisogni corporali.
Ora, fra breve l'inaugurazione ufficiale e poi la prima stagione, in autunno. Nel mentre il teatro veniva ostruito non si è, ovvio, pensato a chi affidarlo per la direzione e gestione. Per la gestione si sta mettendo su in queste ore una fondazione ad hoc, mentre la direzione artistica la si è data in mano alla direttrice del Teatro Coccia di Novara, Renata Rapetti, con un passato di lavoro in teatro e nel cinema, più come organizzatrice e amministratrice, che direttrice artistica. Sicuramente imparerà prestissimo il nuovo mestiere. Lo sapremo a giorni, quando annuncerà il programma.
Intanto filtrano le prime indiscrezioni. Per l'inaugurazione si dava per certo De Gregori, che all'ultimo ha rinunciato. La Rapetti, senza perdersi d'animo, ha chiesto agli artisti che gli subentrerano di iniziare il loro spettacolo con una canzone di De Gregori. Poi si dice di un concerto di Morricone con orchestra e coro; ma la Rapetti non ne a nulla perchè se ne sta occupando un' altra persona, Ma quanto costa - le viene chiesto? Una cifra: si parla di 360 mila Euro. Davvero una cifra. Ma allora i Berliner Philharmoniker quanto costano? E se mettiamo insieme ai Berliner anche altre due o tre orchestre di prestigio come quelle chiamate a dare un pò di smalto al grigio Maggio Fiorentino di quest'anno, quanto costeranno all'Opera di Firenze con l'acqua alla gola e quasi alla canna del gas?
La Rapetti, si sa già, farà spettacoli, per i quali dovranno andare a Verbania d Milano ed anche da Torino, ma spendendo pochi soldi, come si usa fare ora; evitando- la preghiamo- di invitare cantanti che da tempo non salgono più in palcoscenico, come ci fa temere una foto della Ricciarelli giovane - bellissima - che speriamo, se sbarcherà sulle rive del Maggiore, lo faccia da attrice, la sua seconda vita professionale.
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mercoledì 4 maggio 2016
Santa Cecilia torna all'epoca del cinema muto per un capolavoro moderno
"I
concerti del Maestro Morricone saranno sostituiti - in
prima italiana -
dal musical capolavoro di Leonard
Bernstein, West Side Story,
nella celebre versione cinematografica di Jerome
Robbins e Robert Wise.
La
proiezione del film avrà l'esecuzione
della musica dal vivo dell'Orchestra dell'Accademia Nazionale di
Santa Cecilia".
Con questo secco comunicato l'Accademia di Santa Cecilia, annuncia l'indisposizione di Ennio Morricone a dirigere i concerti già programmati per la fine di questo mese, e la sostituzione di essi con la proiezione di un film, realizzato nel 1961, dal celebre musical di Bernstein, ma con le musiche eseguite DAL VIVO dall'Orchestra dell'Accademia.
Come ai tempi del cinema muto, od anche in occasione della riedizione e restauro di celebri film del lontano passato accompagnati dalle musiche eseguite dal vivo.
S'è fatto alcune volte con i film restaurati di Chaplin; con Rapsodia Satanica ( Nino Oxilia) per il quale aveva scritto, primo compositore a cimentarsi con il cinema muto, le musiche Mascagni ( presentato anni fa all'Opera di Roma, diretto da Marcello Panni) e con Eisenstein, Ivan il terribile, per il quale, una volta restaurato, assai spesso le musiche di Prokofiev sono state proposte dal vivo ( una delle prime volte vennero eseguite a Berlino da Claudio Abbado, che si avvalse della collaborazione del figlio, Daniele, regista e dell'allora compositore di belle speranze, ma imparentato con la famiglia Abbado, Michele dall'Ongaro: al quale facemmo scrivere un articolo in proposito sul nostro mensile 'Piano Time'), o con Abel Gance, per il suo Napoleon, ed anche con Dreyer. Nulla di nuovo perciò. Con la differenza che quelle recenti curiose ma giustificate riproposte riguardavano capolavori del cinema nati prima dell'invenzione del sonoro, o in un'epoca nella quale l'insonorizzazione muoveva i primi passi.
Tale iniziativa, che seguirà di qualche settimana appena la decisa 'virata cinematografica' dell'Accademia di Santa Cecilia (rappresentata dalle musiche di Star Wars ), avviata ad inizio d'anno con le musiche di Fantasia di Disney, fa il paio, seppure in opposta direzione, con quella messa in atto anche all'Opera di Roma, in occasione di celebri balletti, quando si è lasciata a casa l'orchestra ed al suo posto è stata mandata una registrazione discografica. In un teatro che ha una orchestra.
Ora non si capisce la ragione per cui, a Santa Cecilia, si sia deciso di prioiettare il celebre film tratto dall'altrettanto celebre musical. Forse perchè - pensano i dirigenti dell'Accademia - con il film la musica 'acchiappa 'di più?
Perchè non sarebbe bastato eseguire il celebre musical di Bernstein ? Alla peggio, non ci si poteva buttare su un altro programma? Meno strampalato?
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martedì 15 marzo 2016
Senza bagarinaggio (reale o presunto) il concerto non e' un evento. Dal Concerto di Capodanno a Vienna a quello di Morricone a Roma
Evento, siamo costretti anche noi ad usare una parolaccia, che mai di nostra iniziativa avremmo incluso nel vocabolario giornaliero. Ma tant'è, in qualche caso - visto che la usano gli analfabeti - la usiamo anche noi, scendendo al loro steso livello. Senza neppure tanta fatica, direbbe qualcuno. Vero. Ma solo rarissimamente.
Accade che intorno al Concerto di Capodanno viennese ci sia un rito provincialissimo, nel quale si lasciano coinvolgere volentieri macellai e bottegai aricchiti che una volta nella vita, costi quel che costi, vogliono andare a Vienna a sentire il Concerto, per poi raccontarlo gli avventori dei loro esercizi commerciali, ma soprattutto a mangiarsi la Sachertorte, che certamente conoscono meglio delle musiche degli Strauss. E' il rito del costo dei biglietti, bellamente illustrato anni fa da un nostro collega: più un biglietto costa, più importante è il concerto al quale si assiste. E perciò siccome quello del Concerto di Capodanno è altissimo guai a chi lo manca. Altissimo sì, ma non tanto quanto lo dà una agenzia privata che vende i posti migliori a 4500 o 3900 Euro. Siamo matti?
Adesso, si è chiesto il solito giornalista, è mai possibile che a Roma, per la storica Accademia guidata musicalmente da Pappano, l'amatissimo e stimatissimo Pappano, non c'è mai lo stesso fenomeno? Non vorrà mica dire che i concerti proposti non sono il top?
Ed allora, d'accordo con la storica istituzione , si sono inventati che per il prossimo concerto diretto da Morricone, fresco di Oscar, con sue musiche da film, fissato per maggio c'è chi vende i biglietti - che solitamente costano dalle 20.000 alle 60.000 - a quasi 1300 Euro: cioè a dire venti volte il costo normale. Sarà vero? a noi sembra una invenzione, perfino nella città in cui Totò si cimentò nella vendita della Fontana di Trevi e del Colosseo. E sono così fessi quelli che alla agenzia ingannatrice si rivolgono, quando conoscono bene il costo reale dei biglietti ed i venditori ufficiali che ,oltre il botteghino dell'accademia è TicketOne - se non andiamo errati?
L'Accademia ha fatto sapere che essendo pressoche esauriti i posti disponibili - che ora ammontano a quasi 9.000 - ha aggiunto una quarta serata, portandoli quindi a quasi 12.000, e denunciando la pubblicità e la vendita ingannevoli.
Alle quali non crediamo neanche un pò, mentre crediamo alla storia del gregge che , solo ora, dopo il secondo Oscar, si accorge di Morricone e vuole essere presente alla festa di maggio.
Accade che intorno al Concerto di Capodanno viennese ci sia un rito provincialissimo, nel quale si lasciano coinvolgere volentieri macellai e bottegai aricchiti che una volta nella vita, costi quel che costi, vogliono andare a Vienna a sentire il Concerto, per poi raccontarlo gli avventori dei loro esercizi commerciali, ma soprattutto a mangiarsi la Sachertorte, che certamente conoscono meglio delle musiche degli Strauss. E' il rito del costo dei biglietti, bellamente illustrato anni fa da un nostro collega: più un biglietto costa, più importante è il concerto al quale si assiste. E perciò siccome quello del Concerto di Capodanno è altissimo guai a chi lo manca. Altissimo sì, ma non tanto quanto lo dà una agenzia privata che vende i posti migliori a 4500 o 3900 Euro. Siamo matti?
Adesso, si è chiesto il solito giornalista, è mai possibile che a Roma, per la storica Accademia guidata musicalmente da Pappano, l'amatissimo e stimatissimo Pappano, non c'è mai lo stesso fenomeno? Non vorrà mica dire che i concerti proposti non sono il top?
Ed allora, d'accordo con la storica istituzione , si sono inventati che per il prossimo concerto diretto da Morricone, fresco di Oscar, con sue musiche da film, fissato per maggio c'è chi vende i biglietti - che solitamente costano dalle 20.000 alle 60.000 - a quasi 1300 Euro: cioè a dire venti volte il costo normale. Sarà vero? a noi sembra una invenzione, perfino nella città in cui Totò si cimentò nella vendita della Fontana di Trevi e del Colosseo. E sono così fessi quelli che alla agenzia ingannatrice si rivolgono, quando conoscono bene il costo reale dei biglietti ed i venditori ufficiali che ,oltre il botteghino dell'accademia è TicketOne - se non andiamo errati?
L'Accademia ha fatto sapere che essendo pressoche esauriti i posti disponibili - che ora ammontano a quasi 9.000 - ha aggiunto una quarta serata, portandoli quindi a quasi 12.000, e denunciando la pubblicità e la vendita ingannevoli.
Alle quali non crediamo neanche un pò, mentre crediamo alla storia del gregge che , solo ora, dopo il secondo Oscar, si accorge di Morricone e vuole essere presente alla festa di maggio.
giovedì 3 marzo 2016
Morricone approfitta dell'Oscar per accusare la RAI. Sul Corriere, rispondendo ad Aldo Cazzullo
Questa volta Campo Dall'Orto non ha mantenuto la consegna del silenzio, ed il basso profilo di sempre, sentendosi accusare da Morricone, sulle pagine del Corriere, in una intervista ad Aldo Cazzullo. Nella quale il noto compositore dice che la RAI non può comportarsi come le peggio società nei confronti dei musicisti - il riferimento è ad una proposta di lavoro per Morricone che con la sua orchestra avrebbe dovuto registrare un pezzo per un programma di Negrin. La Rai aveva proposto a Morricone, per la registrazione in oggetto, un compenso di 10.000 Euro. Una vergogna che Morricone ritiene, giustamente, un insulto in piena regola, anche senza tirare in ballo i compensi fuori misura ed indecenti che continua a dare a pacioccone che ci istruiscono come si fanno gli gnocchi, o a presentatori e conduttori sedicenti - ci piacerebbe ad esempio sapere quanto danno alla 'regazza' di Masi, che di sabato e domenica riesce a farci piangere per la sua evidente incapacità.
Morricone ha detto che lui per la RAI, orgoglio del suo paese, potrebbe anche lavorare gratis, ma i musicisti non possono essere trattati come dei pezzenti, calpestandone con simili proposte anche la profesionalità.
E Campo Dall'Orto, chiamato direttamente in causa, si è subito fatto sentite: ha ragione Morricone - ha detto - la RAI deve comportarsi altrimenti ed essere specchio delle più alte qualità italiane. Non può registrare colonne sonore con un aggeggio elettronico, come farebbero in una radio cittadina, per risparmiare. La RAI deve risparmiare, è giusto che lo faccia, ma risparmi su altri capitoli di spesa milionarie, sulle quali sembra che la mannaia del calmiere non riesce ad abbattersi, neanche sotto Campo Dall'Orto.
Staremo a vedere cosa farà Campo Dall'Orto, sempre che decida di passare dalle parole ai fatti.
Certo è che la RAI ha sempre avuto un comportamento dissociato. Da un lato affama tutte le giovani menti che lavorano in azienda, dall'altro continua a coccolare, strapagandoli, quelli che contano, i raccomdandati, i figli di... e le amanti di... che sono già ricchi e che si arricchiscono ancora.
Non possiamo dimenticare una iniziativa di qualche anno fa, quando la RAI decise di mettere ordine nei tanti rivoli attraverso i quali rischiava di dissanguarsi con prodotti di infima qualità, pagando diritti d'autore per prodotti di scarsissima qualità. Allora decise che i cosiddetti tappeti sonori o le siglette di programmi e programmini venissero affidati a grandi nomi - e ci pare che anche Morricone fosse fra questi, oltre a Piovani, Bacalov ed altri. Decise di far scrivere loro le musiche necessarie e di editarle anche, in modo che i diritti che la RAI pagava per lo sfruttamento tornassero in parte, come editore, di nuovo nelle sue casse. Anche allora non si pensò di rivolgersi a giovani ma valenti musicisti, cercandoli non attraverso le solite conventicole, ma mettendo su una piccola 'factory' - si dice così, speriamo di non sbagliarci, visto che non consociamo il fottuto inglese !- affidata ad un tutor nella quale allevare nuovi musicisti.
Perciò se Campo Dall'Orto desidera dare un impulso nuovo alla RAI affidatagli, deve subito darsi da fare, molte sono le cose da cambiare, già ora.
P.S. Campo Dall'Orto ha telefonato a Morricone e lo ha invitato ad un incontro in RAI. Sembra che il maestro abbia accettato. E sembra ancora che il direttore generale della RAI proporrà a Morricone di lavorare ad un importante progetto RAI.
Morricone ha detto che lui per la RAI, orgoglio del suo paese, potrebbe anche lavorare gratis, ma i musicisti non possono essere trattati come dei pezzenti, calpestandone con simili proposte anche la profesionalità.
E Campo Dall'Orto, chiamato direttamente in causa, si è subito fatto sentite: ha ragione Morricone - ha detto - la RAI deve comportarsi altrimenti ed essere specchio delle più alte qualità italiane. Non può registrare colonne sonore con un aggeggio elettronico, come farebbero in una radio cittadina, per risparmiare. La RAI deve risparmiare, è giusto che lo faccia, ma risparmi su altri capitoli di spesa milionarie, sulle quali sembra che la mannaia del calmiere non riesce ad abbattersi, neanche sotto Campo Dall'Orto.
Staremo a vedere cosa farà Campo Dall'Orto, sempre che decida di passare dalle parole ai fatti.
Certo è che la RAI ha sempre avuto un comportamento dissociato. Da un lato affama tutte le giovani menti che lavorano in azienda, dall'altro continua a coccolare, strapagandoli, quelli che contano, i raccomdandati, i figli di... e le amanti di... che sono già ricchi e che si arricchiscono ancora.
Non possiamo dimenticare una iniziativa di qualche anno fa, quando la RAI decise di mettere ordine nei tanti rivoli attraverso i quali rischiava di dissanguarsi con prodotti di infima qualità, pagando diritti d'autore per prodotti di scarsissima qualità. Allora decise che i cosiddetti tappeti sonori o le siglette di programmi e programmini venissero affidati a grandi nomi - e ci pare che anche Morricone fosse fra questi, oltre a Piovani, Bacalov ed altri. Decise di far scrivere loro le musiche necessarie e di editarle anche, in modo che i diritti che la RAI pagava per lo sfruttamento tornassero in parte, come editore, di nuovo nelle sue casse. Anche allora non si pensò di rivolgersi a giovani ma valenti musicisti, cercandoli non attraverso le solite conventicole, ma mettendo su una piccola 'factory' - si dice così, speriamo di non sbagliarci, visto che non consociamo il fottuto inglese !- affidata ad un tutor nella quale allevare nuovi musicisti.
Perciò se Campo Dall'Orto desidera dare un impulso nuovo alla RAI affidatagli, deve subito darsi da fare, molte sono le cose da cambiare, già ora.
P.S. Campo Dall'Orto ha telefonato a Morricone e lo ha invitato ad un incontro in RAI. Sembra che il maestro abbia accettato. E sembra ancora che il direttore generale della RAI proporrà a Morricone di lavorare ad un importante progetto RAI.
lunedì 29 febbraio 2016
Morricone vuole fare un film. Ecco il soggetto
Senza musica nel paese che non c’è.
Ennio Morricone, all’indomani della
sua esperienza di presidente della giuria del Festival internazionale
del film di Roma, rivela un suo soggetto cinematografico raccontato
tanti anni fa a Pasolini e Fellini, e successivamente anche a
Montaldo.
Questo è in realtà un soggetto
cinematografico vero e proprio che raccontai la prima volta molti anni fa a
Pasolini, mentre lavoravo ad uno dei suoi film.
C’era una volta un paese perfetto,
straordinario, dove regnava una pace sociale fantastica. Tutti si
volevano bene. Un paese che tutti noi vorremmo esistesse davvero.
Questo paese non aveva un governo, aveva tuttavia un capo che,
giustamente, si compiaceva della situazione in cui viveva il suo
popolo. Il quale popolo, per mostrare a tutti il proprio stato
d’animo, sfruttava i colori dei vestiti: il bianco
contraddistingueva chi era sereno, i colori scuri quelli che sereni
non Senza musica nel paese che non c’è Quel popolo, inoltre, non
conosceva l’orologio, perché l’orologio avrebbe procurato ansia.
Un paese quasi inerte. Un giorno, al capo di quel popolo venne in
mente che c’era ancora qualcosa capace di turbare gli animi del suo
popolo: era la musica, in grado di modificare profondamente gli
animi. E così la bandì dal suo paese. La sua proibizione trovò
consenzienti alcuni cittadini, ma dissenzienti altri che si
coalizzarono per eludere quel divieto.
Imponendo quel divieto al suo popolo,
il capo divenne un dittatore. Ma le naturali inflessioni melodiche
del parlare ed il conseguente ritmo, non potevano essere eliminati
del tutto. Di conseguenza, coloro i quali dissentivano da quella
imposizione sfruttavano qualunque occasione, anche quelle offerte
dalla quotidianità, per dar vita ad una parvenza di melodia e di
ritmo. Tutti parlavano come robot, senza inflessioni. I suoni di
tutti i giorni diventarono una ‘nuova’ musica, ma organizzata. La
situazione volgeva verso la tragedia e il capo/dittatore avvertiva
questa contrapposizione, pur non dichiarata.
Una notte fece un sogno. Sognò che
andando sulla riva del mare quando il mare diventava verde, cioè
verso le prime ore del pomeriggio - in quel paese era il mutare del
colore del mare a scandire le ore del giorno - avrebbe avuto una
grande rivelazione. Sperando di far tornare la pace sociale, raccontò
al suo popolo questo sogno, e capo e popolo si recarono il giorno
convenuto ed all’ora convenuta, in riva al mare. E cosa accadde?
Accadde che, uscendo disordinatamente dalle acque, s’erano dati
convegno davanti a quella folla, tutti i grandi musicisti della
storia, i quali cantavano e suonavano la loro musica (Nel montaggio,
questo racconto ‘cinematografico’, prima commentato dalla mia
musica, prevedeva che, alla fine, tutti i più grandi musicisti
cantassero insieme). Il capo comprese la lezione e tolse quel suo
dannoso divieto.
Cosa insegna questa storia? Insegna che
la musica vinse, e che in quel paese tornò la serenità. Quando lo
raccontai a Pasolini, gli diedi inizio e fine del racconto; il resto
avrebbe dovuto inventarlo lui. Ero molto interessato a capire come
Pasolini avrebbe immaginato la rivoluzione di quei cittadini che, non
potendo fare a meno della musica, sfruttavano ogni mezzo per eludere
quel divieto, senza dare nell’occhio. Pasolini, alla fine del
racconto, chiamò Fellini a telefono, il quale ci raggiunse in taxi
immediatamente; feci anche a lui lo stesso racconto e, dopo averlo
ascoltato , disse:“vorrei fare un film su questa storia, adesso,
però, non posso perché devo fare un film su San Paolo” - il film
su San Paolo non l’ha mai fatto. Non fece mai neanche quel mio
film, ma poco dopo fece ‘Prova d’orchestra’. Anche lì c’è
la rivoluzione per scelta dei musicisti, anche se spostata: prima la
rivoluzione e poi l’arrivo del direttore che distrugge con un
fortissimo colpo di gong la rivoluzione dei musicisti e li comanda a
bacchetta.
Non voglio apparire presuntuoso, ma
l’idea di ‘Prova d’orchestra’ c’era in quel mio racconto:
il dittatore /direttore fa rinascere la musica, anche se tristissima.
La mia ‘favola’ insegna che la musica è indispensabile, fa parte
della nostra vita, e che i cittadini di quello strano paese, quando
si resero conto di non poterne fare a meno, trasformarono in musica i
suoni di ogni giorno.( Music@,2012)
Morricone Oscar 'alla carriera'. 25 febbraio 2007 (da Music@,marzo-aprile 2007)
Finalmente l’Academy ha messo fine
all’inspiegabile ed ingiusto procrastinarsi dell’attribuzione
dell’Oscar per la musica da film a Ennio Morricone, classe 1928 –
che forma, maestro! - dopo ben cinque ‘nominations’ degli anni
passati, andate a vuoto per ragione quasi esclusivamente commerciali,
attribuendogli l’Oscar ‘alla carriera’, graditissimo dal
musicista.
Morricone apprendendo la notizia direttamente dal
direttore dell’Academy, via telefono e in ore in cui stava “per
andare a letto” – ha dichiarato, con il suo solito candore –
s’è detto ovviamente felice e non è stato a discutere se l’Oscar
alla carriera fosse inferiore a quello per un singolo film, o
addirittura superiore. L’ha a lungo atteso, ed ora che l’ha
finalmente ricevuto, si gode il grande riconoscimento, che segue di
poche settimane i trionfi newyorkesi, compreso quello al Palazzo
dell’Onu, davanti ai potenti del mondo.
Morricone (insieme a Nino
Rota) è il musicista italiano che al cinema ha dato la più bella
musica, più bella di quella che altri italiani, ‘Oscar’
anch’essi, hanno potuto realizzare. Perché Morricone (e Rota) a
differenza degli altri, è un musicista vero, di gran classe e con
una formazione musicale superlativa. E, a dimostrazione che tanti
film, senza la loro musica, non sarebbero gli stessi, e difficilmente
avrebbero raggiunto la grande notorietà, vogliamo raccontarvi un
aneddoto assai istruttivo.
Nel sud della Spagna, dalle parti di
Almeria, in un ambiente che sembra il paesaggio delle montagne
rocciose ricostruito in terra spagnola, ancor oggi esiste ed è meta
di un turismo crescente, ‘Western Leone’, set di tanti film del
grande regista, mai smantellato. All’interno, l’ufficio dello
sceriffo, di fronte il patibolo per i malfattori, la stalla, il bar,
la chiesa, alcune case tutte di legno. A guardia di quel set, intatto
da decenni, strani individui, mezzi ubriachi, cinturone e pistole in
vita. Quegli strani individui, attendono
il segnale della colonna sonora di Morricone. Allora si alzano,
barcollanti, tirano fuori la pistola in atteggiamento minaccioso, e
attaccano per la gioia dei numerosi turisti che ogni giorno lo
visitano, a girare - registi di se stessi - l’ennesimo western, con
la musica di Ennio Morricone. Musica da Oscar!
(da Music@.2007)
Ennio Morricone ed il plagio
Cinque o sei anni fa intervistammo Ennio Morricone per il mensile Class ( n.306. 2011), nella sua bella casa romana. Il maestro, che conosciamo da molto tempo, ci accolse con la solita simpatia e gentilezza. Ad un certo punto, senza che le nostre domande gliene avessero dato occasione, tirò fuori l'argomento plagio, ricordando con precisione un articolo che avevamo scritto per 'Il Giornale' alcuni anni prima, a seguito di un suo concerto, senza che mai nel lasso di tempo intercorso fra l'uscita di quell'articolo e l'intervista, ci avesse mosso un qualche rimprovero, come invece fece nel corso dell'intervista.
Cosa avevamo scritto di così grave da innervosire il placido - in apparenza - Morricone? In quel concerto, del quale riferimmo su 'Il Giornale', accennavamo alle musiche scritte per 'La sconosciuta' di Tornatore - speriamo di ricordare bene - nelle quali il brano 'principale' - il tema, per semplificare (speriamo di non ricordare così male da innervosire ancora il nuovamente premio Oscar, al suo ritorno in Italia) nelle prime 'quattro' note riprendeva le stesse note del tema principale - nel caso in questione più facilmente da riconoscere ed identificare - scritto da Nicola Piovani per 'La vita è bella' di Benigni, vincitore anch'esso dell'Oscar per la musica.
Morricone si alzò dal divano, andò al pianoforte e ci fece quelle quattro note, facendoci notare come quelle quattro note sono quattro delle sette che compongono la scala musicale e che chissà quanti altri milioni di volte ricorrono nelle musiche più disparate e perfino nello stesso ordine, in cui ci era parso di ascoltarle sia in Piovani che nella sua musica per il film di Tornatore. Insomma, ci disse Morricone, quattro note non sono nulla - anche nel caso di quelle quattro note 'magiche' ricavate dal nome BACH - e non possono essere giudicate in sé; è il contesto, il complesso di una frase o di una armonia, nel caso fossero usate in senso verticale, in un discorso, a deciderne per il valore e per la specifica identificazione e paternità, come appartenente ad uno o a all'altro fra i compositori di tutti i tempi.
Sì, ma quelle note....pensavamo.
Morricone non soddisfatto, ci condusse nel suo studio privato, ed aprì una specie di 'bibbia' che riporta di tutta la musica conosciuta, gli 'incipit', facendoci notare, aprendo la bibbia a caso che un medesimo incipit si riscontri nelle opere di musicisti diversissimi, vissuti in epoche diverse, ed in paesi distantissimi fra loro, e senza che nessuno avesse - in molti casi - avuto conoscenza della musica degli altri.
Voleva convincerci, che tutta la musica può essere considerata frutto di plagio, se si trattano le poche note della scala musicale occidentale, con il sistema del 'conto della serva'. E che perciò, se tutti possono essere accusati di plagio,vuol dire che nessuno può esserlo. Con buona pace dei Subsonica che, però - secondo quanto hanno dichiarato - scherzavano quando hanno detto che Morricone li aveva copiati.
Cosa avevamo scritto di così grave da innervosire il placido - in apparenza - Morricone? In quel concerto, del quale riferimmo su 'Il Giornale', accennavamo alle musiche scritte per 'La sconosciuta' di Tornatore - speriamo di ricordare bene - nelle quali il brano 'principale' - il tema, per semplificare (speriamo di non ricordare così male da innervosire ancora il nuovamente premio Oscar, al suo ritorno in Italia) nelle prime 'quattro' note riprendeva le stesse note del tema principale - nel caso in questione più facilmente da riconoscere ed identificare - scritto da Nicola Piovani per 'La vita è bella' di Benigni, vincitore anch'esso dell'Oscar per la musica.
Morricone si alzò dal divano, andò al pianoforte e ci fece quelle quattro note, facendoci notare come quelle quattro note sono quattro delle sette che compongono la scala musicale e che chissà quanti altri milioni di volte ricorrono nelle musiche più disparate e perfino nello stesso ordine, in cui ci era parso di ascoltarle sia in Piovani che nella sua musica per il film di Tornatore. Insomma, ci disse Morricone, quattro note non sono nulla - anche nel caso di quelle quattro note 'magiche' ricavate dal nome BACH - e non possono essere giudicate in sé; è il contesto, il complesso di una frase o di una armonia, nel caso fossero usate in senso verticale, in un discorso, a deciderne per il valore e per la specifica identificazione e paternità, come appartenente ad uno o a all'altro fra i compositori di tutti i tempi.
Sì, ma quelle note....pensavamo.
Morricone non soddisfatto, ci condusse nel suo studio privato, ed aprì una specie di 'bibbia' che riporta di tutta la musica conosciuta, gli 'incipit', facendoci notare, aprendo la bibbia a caso che un medesimo incipit si riscontri nelle opere di musicisti diversissimi, vissuti in epoche diverse, ed in paesi distantissimi fra loro, e senza che nessuno avesse - in molti casi - avuto conoscenza della musica degli altri.
Voleva convincerci, che tutta la musica può essere considerata frutto di plagio, se si trattano le poche note della scala musicale occidentale, con il sistema del 'conto della serva'. E che perciò, se tutti possono essere accusati di plagio,vuol dire che nessuno può esserlo. Con buona pace dei Subsonica che, però - secondo quanto hanno dichiarato - scherzavano quando hanno detto che Morricone li aveva copiati.
domenica 28 febbraio 2016
Ennio da OSCAR. Finalmente Morricone
Da tempo Ennio Morricone meritava l'Oscar per la musica da film, lui che di musiche da film ne ha composte a centinaia ( oltre cinquecento), molte delle quali indimenticabili e meravigliose, sono immediatamente riconoscibili e riconducibili a lui; ma si sa come nascano il più delle volte le decisioni per tali premi e quanto conti la nazione di appartenenza rispetto all'industria in questione che è pravalentemente americana.
Certo anche in America ci sono autori di colonne sonore notissimi e molto bravi, come e quanto Morricone, colonne dell'industria cinematografica mondiale, ma ciò non può voler dire che a vincere gli Oscar debbano essere sempre , o prevalentemente, musicisti legati strettamente all'industria cinematografica americana.
Per questo, già coscienti dell' evidente ingiustizia, nel 2007 diedero ad Ennio Morricone un 'Oscar alla carriera', che era come una sorta di 'mea culpa' ed un atto per mettersi a posto la coscienza. Il compositore, allora, aveva era vicino agli 80 anni, e forse i giurati pensarono di non arrivare in tempo per un Oscar 'vero' - non come quello 'alla carriera'. Invece Morricone li ha fregati tutti e alla bellezza di 87 anni, dopo nove anni dal precedente, il suo Oscar per un film preciso se l'è portato a casa. Il primo e vero Oscar , e non è detto che nei prossimi anni non se ne meriti ancora uno, magari per il prossimo film di Tarantino, per il quale è già prenotato come autore delle musiche.
Adesso non potevano ancora sbagliare. Un film ben accolto, di un regista americano - anche se né film né regista hanno ricevuto una candidatura agli Oscar di quest'anno - con la musica del più noto compositore 'da film' italiano, conosciuto nel mondo più di chiunque altro: il 'Pavarotti' delle colonne sonore, dopo Nino Rota, che ebbe ad attendere anche lui, proprio come Morricone, l'unico Oscar, dopo i tanti grandi film con Fellini, quando scrisse le musiche per 'Il padrino' di Coppola ( l'unico altro italiano a vincere l'Oscar è stato Nicola Piovani', al quale l'ambito riconoscimento è giunto in tempo, per 'La vita è bella' di Roberto Benigni).
In Italia ora siamo tutti con Morricone e gioiamo con lui. Nel caso di Morricone e della musica, per fortuna, non si ripeterà lo sconcio che ebbe a verificarsi molti anni fa quando ad un altro grande italiano, Dario Fo, venne assegnato il Nobel per la letteratura, e ci si interrogò, soprattutto in Italia, se quel riconoscimento lo meritasse o no. Dario Fo, proprio qualche settimana fa, in una lunga intervista al Corriere, si è lamentato della accoglienza tiepida riservatagli in quella occasione. Ma una ragione c'è. Le parole risultano più dirompenti, all'apparenza, di tanta musica la cui carica rivoluzionaria, difficilmente si individua in un paese di analfabeti musicali, come indusse a pensare, tanto per fare un esempio fra i più lampanti, ai suoi tempi la musica di Sciostakovic che, alle orecchie dei sovietici, fece più sconquassi dei cannoni e dei fucili.
Non fu abbastanza rivoluzionaria anche la musica di sia Mozart che di Beethoven, ai quali in questi giorni molti hanno fatto riferimento osannando il compositore Morricone? Sì che lo fu, ma in ambedue i casi occorreva essere in possesso delle chiavi di lettura per venirne a capo, e molti non ne erano in possesso.
Ora, bando a chiacchiere ed a sofisticati 'distinguo', gioiamo tutti con Ennio.
Certo anche in America ci sono autori di colonne sonore notissimi e molto bravi, come e quanto Morricone, colonne dell'industria cinematografica mondiale, ma ciò non può voler dire che a vincere gli Oscar debbano essere sempre , o prevalentemente, musicisti legati strettamente all'industria cinematografica americana.
Per questo, già coscienti dell' evidente ingiustizia, nel 2007 diedero ad Ennio Morricone un 'Oscar alla carriera', che era come una sorta di 'mea culpa' ed un atto per mettersi a posto la coscienza. Il compositore, allora, aveva era vicino agli 80 anni, e forse i giurati pensarono di non arrivare in tempo per un Oscar 'vero' - non come quello 'alla carriera'. Invece Morricone li ha fregati tutti e alla bellezza di 87 anni, dopo nove anni dal precedente, il suo Oscar per un film preciso se l'è portato a casa. Il primo e vero Oscar , e non è detto che nei prossimi anni non se ne meriti ancora uno, magari per il prossimo film di Tarantino, per il quale è già prenotato come autore delle musiche.
Adesso non potevano ancora sbagliare. Un film ben accolto, di un regista americano - anche se né film né regista hanno ricevuto una candidatura agli Oscar di quest'anno - con la musica del più noto compositore 'da film' italiano, conosciuto nel mondo più di chiunque altro: il 'Pavarotti' delle colonne sonore, dopo Nino Rota, che ebbe ad attendere anche lui, proprio come Morricone, l'unico Oscar, dopo i tanti grandi film con Fellini, quando scrisse le musiche per 'Il padrino' di Coppola ( l'unico altro italiano a vincere l'Oscar è stato Nicola Piovani', al quale l'ambito riconoscimento è giunto in tempo, per 'La vita è bella' di Roberto Benigni).
In Italia ora siamo tutti con Morricone e gioiamo con lui. Nel caso di Morricone e della musica, per fortuna, non si ripeterà lo sconcio che ebbe a verificarsi molti anni fa quando ad un altro grande italiano, Dario Fo, venne assegnato il Nobel per la letteratura, e ci si interrogò, soprattutto in Italia, se quel riconoscimento lo meritasse o no. Dario Fo, proprio qualche settimana fa, in una lunga intervista al Corriere, si è lamentato della accoglienza tiepida riservatagli in quella occasione. Ma una ragione c'è. Le parole risultano più dirompenti, all'apparenza, di tanta musica la cui carica rivoluzionaria, difficilmente si individua in un paese di analfabeti musicali, come indusse a pensare, tanto per fare un esempio fra i più lampanti, ai suoi tempi la musica di Sciostakovic che, alle orecchie dei sovietici, fece più sconquassi dei cannoni e dei fucili.
Non fu abbastanza rivoluzionaria anche la musica di sia Mozart che di Beethoven, ai quali in questi giorni molti hanno fatto riferimento osannando il compositore Morricone? Sì che lo fu, ma in ambedue i casi occorreva essere in possesso delle chiavi di lettura per venirne a capo, e molti non ne erano in possesso.
Ora, bando a chiacchiere ed a sofisticati 'distinguo', gioiamo tutti con Ennio.
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lunedì 5 ottobre 2015
Michela Di Biase e Dario Franceschini. Quando le mogli sono migliori dei mariti, ma...
Michela Di Biase ,giovane, bella, attenta osservatrice e brava propositrice, è l'attuale moglie del ministro Dario Franceschini, dal quale ha avuto una figlia, di nome Irene. I due sono felici e contenti, si fanno vedere nelle occasioni e nei luoghi deputati, ma...la signora sta dimostrando di essere più brava del marito.
La signora che, va detto subito, è consigliera comunale a Roma, eletta nelle file del PD - non sappiamo se nella corrente Franceschini - ed occupa un posto di grande responsabilità all'interno del governo di Roma Capitale. E' la presidente della Commissione cultura quella che sotto Alemanno era occupata da Mollicone. Vuoi mettere la Di Biase con Mollicone? un miliardo di volte meglio, in tutti i sens, anche perchè di Mollicone, si ricorda solo una delle sue uscite memorabili, quella quando negò l'attribuzione della cittadinanza onoraria a Muti, il quale, appresa la notizia, dichiarò, generando l'ilarità di tutti: a Roma conosco solo Morricone, nessun mollicone. Dicevamo che Di Biase è miliardi di volte meglio di Mollicone. E vi dimostriamo , fatti alla mano, perchè.
E' di oggi una sua proposta assai interessante. Sostiene Di Biase, in Franceschini, che il mondo dello spettacolo nella Capitale - ma anche in tutta Italia - sta soffrendo molto in questi anni, per i ridotti investimenti pubblici - a dispetto di quello che va dicendo Franceschini , in Di Biase - che hanno come conseguenza e ricaduta immediata la diminuzione dei posti di lavoro nel settore.
E allora, lei ha proposto di detassare le sale cinematografiche e teatrali di tutte le tasse comunali, quali IMU Tasi ecc,. almeno per alleggerirle di spese che per molti esercenti stanno diventando insostenibili. Ed ha aggiunto che le coperture per simili sgravi ci sono. Vista la grinta, non è detto che non le riesca. Servirebbe ciò a smarcarsi, nel suo piccolo ma non tanto piccolo, da Marino che ogni giorno, ormai in totale confusione, ne combina una, e non si sa se l'opinione pubblica e la pazienza dei romani lo reggeranno ancora per molto e fin dopo il Giubileo.
Ma... la Di Biase, che certamente vede Franceschini molto più di ogni altro cittadino italiano, non poteva, giacchè c'era, intervenire anche sul maritino, per fargli alzare gli stanziamenti del FUS, facendogli notare che proprio il disinteresse oggettivo del gabinetto Renzi per il mondo della cultura e dello spettcolo, ha fatto sì che dall'Art Bonus, arrivassero solo briciole, e non quegli stanziamenti consistenti che tutti e Franceschini per primo si attendevano?
Approfittiamo, infine, per suggerire alla Di Biase di consigliare Franceschini ad intervenire prestissimo sui numerosi ricorsi che l'azione insensata e barbarica del suo tuttofare Nastasi - finalmente mandato a far danni, uno più uno meno, a Bagnoli - ha prodotto con il micidiale algoritmo applicato al FUS.
La signora che, va detto subito, è consigliera comunale a Roma, eletta nelle file del PD - non sappiamo se nella corrente Franceschini - ed occupa un posto di grande responsabilità all'interno del governo di Roma Capitale. E' la presidente della Commissione cultura quella che sotto Alemanno era occupata da Mollicone. Vuoi mettere la Di Biase con Mollicone? un miliardo di volte meglio, in tutti i sens, anche perchè di Mollicone, si ricorda solo una delle sue uscite memorabili, quella quando negò l'attribuzione della cittadinanza onoraria a Muti, il quale, appresa la notizia, dichiarò, generando l'ilarità di tutti: a Roma conosco solo Morricone, nessun mollicone. Dicevamo che Di Biase è miliardi di volte meglio di Mollicone. E vi dimostriamo , fatti alla mano, perchè.
E' di oggi una sua proposta assai interessante. Sostiene Di Biase, in Franceschini, che il mondo dello spettacolo nella Capitale - ma anche in tutta Italia - sta soffrendo molto in questi anni, per i ridotti investimenti pubblici - a dispetto di quello che va dicendo Franceschini , in Di Biase - che hanno come conseguenza e ricaduta immediata la diminuzione dei posti di lavoro nel settore.
E allora, lei ha proposto di detassare le sale cinematografiche e teatrali di tutte le tasse comunali, quali IMU Tasi ecc,. almeno per alleggerirle di spese che per molti esercenti stanno diventando insostenibili. Ed ha aggiunto che le coperture per simili sgravi ci sono. Vista la grinta, non è detto che non le riesca. Servirebbe ciò a smarcarsi, nel suo piccolo ma non tanto piccolo, da Marino che ogni giorno, ormai in totale confusione, ne combina una, e non si sa se l'opinione pubblica e la pazienza dei romani lo reggeranno ancora per molto e fin dopo il Giubileo.
Ma... la Di Biase, che certamente vede Franceschini molto più di ogni altro cittadino italiano, non poteva, giacchè c'era, intervenire anche sul maritino, per fargli alzare gli stanziamenti del FUS, facendogli notare che proprio il disinteresse oggettivo del gabinetto Renzi per il mondo della cultura e dello spettcolo, ha fatto sì che dall'Art Bonus, arrivassero solo briciole, e non quegli stanziamenti consistenti che tutti e Franceschini per primo si attendevano?
Approfittiamo, infine, per suggerire alla Di Biase di consigliare Franceschini ad intervenire prestissimo sui numerosi ricorsi che l'azione insensata e barbarica del suo tuttofare Nastasi - finalmente mandato a far danni, uno più uno meno, a Bagnoli - ha prodotto con il micidiale algoritmo applicato al FUS.
giovedì 16 aprile 2015
'Se non vediamo non crediamo' vale anche per i miracoli di Fuortes all'Opera di Roma
Insomma un teatro sull'orlo della chiusura per fallimento , come l'Opera di Roma, che a fine 2013 ha un indebitamento netto di 30 milioni di Euro, che nel 2014 a causa di vari incidenti - non ultimi quelli di Caracalla - perde soldi, che ha fatto la brutta figura internazionale con il progetto dell'esternalizzazione che ha poi fatto rientrare per non beccarsi anche i fischi, quello stesso teatro- e cioè l'Opera di Roma - si ritroverebbe, secondo le dichiarazioni di Carlo Fuortes, neo sovrintendente dell'Opera, ormai in piena salute, per effetto del prestito agevolato, consentitogli dalla legge Bray di 25 milioni, dei quali avrebbe ricevuto finora solo 5 milioni e ne attende altri 15 a breve? Se è così allora facciamolo sovrintendente d'Italia, perchè dove va lui c'è il miracolo del pareggio di bilancio, come è già accaduto a Bari, dove, se le nostre informazioni sono esatte, il Petruzzelli deve ricorrere alla legge Bray perchè si trova nella stessa situazione di Roma. Ma a Bari non c'è stato, fino alla fine del 2013, Carlo Fuortes? Non l'aveva risanato quel teatro, con un'orchestra dallo statuto particolare, il cui peso cadeva tutto sulle spalle dei giovani musicisti?
Insomma a Roma per Fuortes è tutto risanato. Introiti al botteghino aumentati e pure gli abbonamenti ( per i quali sempre a causa di Caracalla e successivi casini disse che gli abbonamenti erano diminuiti, mentre ora si dicono aumentati) produttività in fortissimo aumento: quest'anno 50 spettacoli in più ( che vuol dire? recite d'opera? sicuramente no! Concerti? forse qualcuno in più. Varie uscite fuori del Costanzi? più probabili).
E gli sponsor, di quelli che facevano la fila davanti alla porta del suo ufficio, e che poi son fuggiti via dopo gli scioperi di Caracalla, cui Fuortes ha imputato la loro fuga? Sponsor di peso - come ad esempio ne hanno Scala e Santa Cecilia - l'Opera di Roma non ne ha, non ne ha avuti neanche ai tempi di Muti ( per il quale consigliamo Fuortes, di non sventolarne più la ridicola bandiera della 'direzione onoraria a vita', tanto Muti non tornerà; farebbe anche una pessima figura, ritornando, perciò se lo scordi Fuortes, e non la minacci più. pensi piuttosto a trovare un ottimo direttore musicale in sua sostituzione).
Un teatro che si rispetti e che vuole essere rispettato non aspetta l'autunno per annunciare la prossima stagione che inizierà subito dopo. Non ci venga a dire Fuortes che solo ora si è avuta la conferma di Vlad e l'aggiunta di Battistelli. Per la stagione d'opera non serve ricordare che Vlad non è mai uscito da quel teatro, nonostante gli annunci di discontinuità - come si dice, ma nella continuità nel caso in questione - neanche per un minuto, dopo l'uscita di Muti che lo aveva sponsorizzato. E dunque Vlad con Fuortes all'Opera dal dicembre 2013, ha dovuto necessariamente programmare anche la prossima stagione. Perchè allora non la si annuncia? Forse perchè non è ancora pronta? O perché fino all'altro ieri non sapeva di quanto disponeva? E tutti i milioni di cui ha parlato anche ieri? Ma allora perchè cantare vittoria quando l'esito della guerra non è ancora chiaro?
Da Fuortes noi ci aspettiamo che canti vittoria a guerra finita, e la guerra ora è solo cominciata. A chiusura di bilancio, verificata e controllata da una società terza, non bastano i revisori dei conti che fa questo di mestiere - come quella cui fa verificare i bilanci dell'Auditorium - allora gli diremo bravo. Altrimenti se dobbiamo fidarci solo dei proclami - quali sono quelli di oggi - anche De Martino e tanti altri sovrintendenti , compresi quelli che hanno lasciato buchi enormi nei bilanci, erano bravi amministratori.
Ed allora avrà anche il diritto di denunciare il calunniatore che parli di eventuali trucchi di bilancio, esattamente come fece, qualche anno fa all'Auditorium, con Mollicone, il famosissimo esponente della giunta Alemanno, ma in quota ad altro capo del partito romano. Per intenderci quello che si oppose alla cittadinanza onoraria romana a Muti il quale quando gli riferirono della cosa, con la sua solita pungente ironia commentò: a Roma non conosco nessun Mollicone, solo Morricone!
Insomma a Roma per Fuortes è tutto risanato. Introiti al botteghino aumentati e pure gli abbonamenti ( per i quali sempre a causa di Caracalla e successivi casini disse che gli abbonamenti erano diminuiti, mentre ora si dicono aumentati) produttività in fortissimo aumento: quest'anno 50 spettacoli in più ( che vuol dire? recite d'opera? sicuramente no! Concerti? forse qualcuno in più. Varie uscite fuori del Costanzi? più probabili).
E gli sponsor, di quelli che facevano la fila davanti alla porta del suo ufficio, e che poi son fuggiti via dopo gli scioperi di Caracalla, cui Fuortes ha imputato la loro fuga? Sponsor di peso - come ad esempio ne hanno Scala e Santa Cecilia - l'Opera di Roma non ne ha, non ne ha avuti neanche ai tempi di Muti ( per il quale consigliamo Fuortes, di non sventolarne più la ridicola bandiera della 'direzione onoraria a vita', tanto Muti non tornerà; farebbe anche una pessima figura, ritornando, perciò se lo scordi Fuortes, e non la minacci più. pensi piuttosto a trovare un ottimo direttore musicale in sua sostituzione).
Un teatro che si rispetti e che vuole essere rispettato non aspetta l'autunno per annunciare la prossima stagione che inizierà subito dopo. Non ci venga a dire Fuortes che solo ora si è avuta la conferma di Vlad e l'aggiunta di Battistelli. Per la stagione d'opera non serve ricordare che Vlad non è mai uscito da quel teatro, nonostante gli annunci di discontinuità - come si dice, ma nella continuità nel caso in questione - neanche per un minuto, dopo l'uscita di Muti che lo aveva sponsorizzato. E dunque Vlad con Fuortes all'Opera dal dicembre 2013, ha dovuto necessariamente programmare anche la prossima stagione. Perchè allora non la si annuncia? Forse perchè non è ancora pronta? O perché fino all'altro ieri non sapeva di quanto disponeva? E tutti i milioni di cui ha parlato anche ieri? Ma allora perchè cantare vittoria quando l'esito della guerra non è ancora chiaro?
Da Fuortes noi ci aspettiamo che canti vittoria a guerra finita, e la guerra ora è solo cominciata. A chiusura di bilancio, verificata e controllata da una società terza, non bastano i revisori dei conti che fa questo di mestiere - come quella cui fa verificare i bilanci dell'Auditorium - allora gli diremo bravo. Altrimenti se dobbiamo fidarci solo dei proclami - quali sono quelli di oggi - anche De Martino e tanti altri sovrintendenti , compresi quelli che hanno lasciato buchi enormi nei bilanci, erano bravi amministratori.
Ed allora avrà anche il diritto di denunciare il calunniatore che parli di eventuali trucchi di bilancio, esattamente come fece, qualche anno fa all'Auditorium, con Mollicone, il famosissimo esponente della giunta Alemanno, ma in quota ad altro capo del partito romano. Per intenderci quello che si oppose alla cittadinanza onoraria romana a Muti il quale quando gli riferirono della cosa, con la sua solita pungente ironia commentò: a Roma non conosco nessun Mollicone, solo Morricone!
mercoledì 1 aprile 2015
All'Accademia di Santa Cecilia, due papi come in Vaticano. Annunciata la stagione 2015-16: qualche italiano, 'non solo classica' ( c'è anche cinema) e Beethoven. Pappano resta fino al 2019.
L'esempio di papa Ratzinger che si dimette e diventa 'emerito'- per le dimissioni?- e di papa Francesco che prende il suo posto, è stato trapiantato con pari efficacia all'Accademia di Santa Cecilia, che la con la Chiesa di Roma ha legami storici, e non solo geografici.
Anche a Santa Cecilia i due papi, quello in carica (dall'Ongaro) e l'emerito (Cagli), che si era dimesso proprio come ha fatto Ratzinger, erano presenti alla conferenza stampa che annunciava la prossima stagione sinfonica e cameristica. la quale segna il passaggio dall'una all'altra gestione, che è poi la stessa, nonostante i proclami di novità sottolineati anche dai giornali. I quali, a gara fra loro per primeggiare nelle idiozie, hanno sottolineato che a Santa Cecilia non c'è 'solo' classica, alla stessa maniera con cui Fuortes all'Opera di Roma ha detto che a Caracalla non ci sarà' solo' Opera, ma anche 'grande rock', e come tanti altri che, illustrando le loro imprese musicali, usano l'espressione 'non solo musica'. Il trionfo del 'non solo' perpetua l'infausto 'ed anche' di veltroniana memoria, ed è il segno di tempi che non hanno coscienza della propria identità.
Il papa in carica, dall'Ongaro, ha omaggiato quello 'emerito', Cagli, oltre che con la creazione della figura del 'presidente onorario', anche con un particolare ringraziamento per tutto quello che in vent'anni - non pochi mesi - ha fatto per la comune parrocchia ceciliana.
Che c'è di nuovo nelle prossima stagione appena annunciata, davanti a molti giornalisti e pubblico vario? C'è finalmente qualche italiano in stagione: Sollima, Brunello, Lucchesini, Biondi, Lupo, Baglini,Tifu, Gatti, Rana. Ma di veramente nuovo c'è solo Federico Colli, perchè molti di questi ricorrono nelle stagioni ceciliane, anche perché accademici, i quali al momento opportuno voteranno il loro presidente. Ne mancano tanti, e sono sempre quelli che non vengono invitati mai. Comunque ci sentiamo obbligati a ringraziare papa dall'Ongaro per tanta attenzione al problema, che risolverà negli anni futuri. Ci sarebbe piaciuto riascoltare anche Gloria Campaner, la giovane brava pianista che ha già suonato, nella stagione presente, a Santa Cecilia, e in questi giorni suona alla Filarmonica romana; e che, negli anni precedenti, ha suonato già al Quirinale e con l'Orchestra sinfonica di Torino della Rai e Rai 5 le ha dedicato una intera trasmissione, intitolata al famoso burattino di Stravinski, dal titolo 'lezioni di piano'. Da non perdere per il feeling fra intervistata ed intervistatore. Peccato che dall'Ongaro non la conosca ed apprezzi al punto da invitarla per due stagioni consecutive, come per esempio ha fatto con la Tifu o con Rana o con Lupo o con Baglini o con Brunello o con Biondi.
Nella stagione da camera c'è un festival di pianisti, come sempre d'altronde, benchè manchi per il secondo anno consecutivo Pollini. Ci è sfuggito? O se manca, perchè? Poi naturalmente i violinisti , gli stessi che a Santa Cecilia non mancano mai: guida la schiera kavakos e poi la grande novità che certamente una novità lo è per davvero, L'esecuzione delle sinfonie di Beethoven ( la Sinfonia n.9 aprirà la stagione) in più concerti ed in tempi molto larghi, da preferire a certe maratone sempre più frequenti e che andrebbero vietate, in nome del detto evangelico che non vuole che si gettino ' margaritas ante porcos'. Tutte le sinfonie di Beethoven nel corso di una medesima stagione, affidate la medesimo direttore sono un'ottima scelta, perchè Beethoven è 'l'inizio e la fine' della musica, tanto per usare una frase fatta, che ha il suo senso più profondo nella convinzione che la musica da lui non può prescindere, più che da qualunque altro, anche dallo stesso Bach. Ma è questa una novità? O è semplicemente l'antico che è più nuovo del nuovo?
La novità, il belletto per papa dall'Ongaro, sta nella musica da film: Fantasia, Morricone, Rota Piovani, i grandi russi, con la proiezione, nel caso di Fantasia, di una sintesi dei due film con la musica eseguita dal vivo e rivolta ai bambini nel periodo delle feste natalizie, in collaborazione con 'Musica per Roma - Fuortes era in prima fila, non si capisce più se nelle funzioni di ammistratore di Musica per Roma, o in quelle di sovrintendente dell'Opera, venuto a portare il ramoscello d'ulivo alla più diretta concorrente.
Poi naturalmente un pò di musica d'oggi - altrimenti come si qualificherebbe dall'Ongaro, grandissimo compositore e indaffaratissimo organizzatore? - un pezzetto qua un pezzetto là, di Nieder, Francesconi, Panfili, Campogrande...
L'unica vera notizia, un'autentica novità, è che Pappano resta a Santa Cecilia fino al 2019, ancora per quattro anni, nei quali fare ancora progetti.
Poi, finite le presentazioni, via alle domande dei giornalisti. Nessuna, per la gioia dell'addetta stampa che preferisce il silenzio invece delle voci discordanti. Vero?
Intervengono due abbonati vecchi e non. Ed uno tira in ballo i 25 'intermittenti' che ogni stagione vengono assunti ad ottobre e licienziati a giugno. Che si fa con questi, ora che l'Accademia ha chiesto ed ottenuto l'autonomia di gestione.
Beh, forse qualche domanda si poteva anche fare al nuovo papa, dall'Ongaro. Ad esempio: quando lascia la RAI? Perchè è chiaro che deve lasciare DEFINITIVAMENTE la sovrintendenza dell'Orchestra sinfonica nazionale della Rai, la direzione della Musica a Radio 3, i Concerti del Quirinale, le trasmissioni di RAI 5 e, farebbe bene a lasciare anche tutto il resto che ora non ci sovviene.
E forse avremmo avuto forse l'unica vera notizia, anzi no, la seconda dopo la permanenza di Pappano. Perchè di grandi novità nella prossima stagione non ce ne sono. Finchè c'è Pappano le cose andranno come sono andate negli ultimi dieci anni di gestione del 'presidente emerito'. Una starordinaria routine con lo 'specchietto' di Pappano che manda luce nel mondo.
Anche a Santa Cecilia i due papi, quello in carica (dall'Ongaro) e l'emerito (Cagli), che si era dimesso proprio come ha fatto Ratzinger, erano presenti alla conferenza stampa che annunciava la prossima stagione sinfonica e cameristica. la quale segna il passaggio dall'una all'altra gestione, che è poi la stessa, nonostante i proclami di novità sottolineati anche dai giornali. I quali, a gara fra loro per primeggiare nelle idiozie, hanno sottolineato che a Santa Cecilia non c'è 'solo' classica, alla stessa maniera con cui Fuortes all'Opera di Roma ha detto che a Caracalla non ci sarà' solo' Opera, ma anche 'grande rock', e come tanti altri che, illustrando le loro imprese musicali, usano l'espressione 'non solo musica'. Il trionfo del 'non solo' perpetua l'infausto 'ed anche' di veltroniana memoria, ed è il segno di tempi che non hanno coscienza della propria identità.
Il papa in carica, dall'Ongaro, ha omaggiato quello 'emerito', Cagli, oltre che con la creazione della figura del 'presidente onorario', anche con un particolare ringraziamento per tutto quello che in vent'anni - non pochi mesi - ha fatto per la comune parrocchia ceciliana.
Che c'è di nuovo nelle prossima stagione appena annunciata, davanti a molti giornalisti e pubblico vario? C'è finalmente qualche italiano in stagione: Sollima, Brunello, Lucchesini, Biondi, Lupo, Baglini,Tifu, Gatti, Rana. Ma di veramente nuovo c'è solo Federico Colli, perchè molti di questi ricorrono nelle stagioni ceciliane, anche perché accademici, i quali al momento opportuno voteranno il loro presidente. Ne mancano tanti, e sono sempre quelli che non vengono invitati mai. Comunque ci sentiamo obbligati a ringraziare papa dall'Ongaro per tanta attenzione al problema, che risolverà negli anni futuri. Ci sarebbe piaciuto riascoltare anche Gloria Campaner, la giovane brava pianista che ha già suonato, nella stagione presente, a Santa Cecilia, e in questi giorni suona alla Filarmonica romana; e che, negli anni precedenti, ha suonato già al Quirinale e con l'Orchestra sinfonica di Torino della Rai e Rai 5 le ha dedicato una intera trasmissione, intitolata al famoso burattino di Stravinski, dal titolo 'lezioni di piano'. Da non perdere per il feeling fra intervistata ed intervistatore. Peccato che dall'Ongaro non la conosca ed apprezzi al punto da invitarla per due stagioni consecutive, come per esempio ha fatto con la Tifu o con Rana o con Lupo o con Baglini o con Brunello o con Biondi.
Nella stagione da camera c'è un festival di pianisti, come sempre d'altronde, benchè manchi per il secondo anno consecutivo Pollini. Ci è sfuggito? O se manca, perchè? Poi naturalmente i violinisti , gli stessi che a Santa Cecilia non mancano mai: guida la schiera kavakos e poi la grande novità che certamente una novità lo è per davvero, L'esecuzione delle sinfonie di Beethoven ( la Sinfonia n.9 aprirà la stagione) in più concerti ed in tempi molto larghi, da preferire a certe maratone sempre più frequenti e che andrebbero vietate, in nome del detto evangelico che non vuole che si gettino ' margaritas ante porcos'. Tutte le sinfonie di Beethoven nel corso di una medesima stagione, affidate la medesimo direttore sono un'ottima scelta, perchè Beethoven è 'l'inizio e la fine' della musica, tanto per usare una frase fatta, che ha il suo senso più profondo nella convinzione che la musica da lui non può prescindere, più che da qualunque altro, anche dallo stesso Bach. Ma è questa una novità? O è semplicemente l'antico che è più nuovo del nuovo?
La novità, il belletto per papa dall'Ongaro, sta nella musica da film: Fantasia, Morricone, Rota Piovani, i grandi russi, con la proiezione, nel caso di Fantasia, di una sintesi dei due film con la musica eseguita dal vivo e rivolta ai bambini nel periodo delle feste natalizie, in collaborazione con 'Musica per Roma - Fuortes era in prima fila, non si capisce più se nelle funzioni di ammistratore di Musica per Roma, o in quelle di sovrintendente dell'Opera, venuto a portare il ramoscello d'ulivo alla più diretta concorrente.
Poi naturalmente un pò di musica d'oggi - altrimenti come si qualificherebbe dall'Ongaro, grandissimo compositore e indaffaratissimo organizzatore? - un pezzetto qua un pezzetto là, di Nieder, Francesconi, Panfili, Campogrande...
L'unica vera notizia, un'autentica novità, è che Pappano resta a Santa Cecilia fino al 2019, ancora per quattro anni, nei quali fare ancora progetti.
Poi, finite le presentazioni, via alle domande dei giornalisti. Nessuna, per la gioia dell'addetta stampa che preferisce il silenzio invece delle voci discordanti. Vero?
Intervengono due abbonati vecchi e non. Ed uno tira in ballo i 25 'intermittenti' che ogni stagione vengono assunti ad ottobre e licienziati a giugno. Che si fa con questi, ora che l'Accademia ha chiesto ed ottenuto l'autonomia di gestione.
Beh, forse qualche domanda si poteva anche fare al nuovo papa, dall'Ongaro. Ad esempio: quando lascia la RAI? Perchè è chiaro che deve lasciare DEFINITIVAMENTE la sovrintendenza dell'Orchestra sinfonica nazionale della Rai, la direzione della Musica a Radio 3, i Concerti del Quirinale, le trasmissioni di RAI 5 e, farebbe bene a lasciare anche tutto il resto che ora non ci sovviene.
E forse avremmo avuto forse l'unica vera notizia, anzi no, la seconda dopo la permanenza di Pappano. Perchè di grandi novità nella prossima stagione non ce ne sono. Finchè c'è Pappano le cose andranno come sono andate negli ultimi dieci anni di gestione del 'presidente emerito'. Una starordinaria routine con lo 'specchietto' di Pappano che manda luce nel mondo.
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venerdì 13 febbraio 2015
La musica di Ennio Morricone che rilassa Raffaele Fitto ed altre cosucce su Franceschini, Pizzarotti....
Ieri, sul 'Sette' del Corriere della Sera, si leggeva una lunga intervista a Raffaele Fitto - quello che Berlusconi vede ormai come fumo negli occhi - e che invece è solo un parlamentare pugliese, già governatore della regione del su d'Italia, succeduto nell'impegno politico e di amministratore, a suo padre, anch'egli governatore, indaffaratissimo anche nel dire a Berlusconi quel che si merita che gli si dica e che nessun altro dice, il quale - come ha dichiarato - alla fine della giornate, si rilassa con la musica di Ennio Morricone: non c'è altra musica, a suo dire, che lo rilasso altrettanto. Chissà cosa avrà pensato il musicista alla lettura della confessione di Fitto. Sicuramente gli consiglierà, non sentendosi onorato anzi, alla prima occasione, di far più uso di camomilla e di lasciar stare la sua musica per scopi soporiferi. Naturalemnte Fitto si riferiva alla musica per il cinema di Morricone: offesa ancora più grande.
A proposito di musica, da alcune settimane sempre sul 'Sette', viene richiesto a noti personaggi del gran mondo, quali sono le loro 'musiche del cuore'. Ieri toccava all'ineffabile, mezzo disastro Franceschini, il ministro 'nammurato'. naturalmente canzoni su canzoni, per tenere alto il tono ( questo in Italia lo fanno tutti, non conoscendo altra musica!); ma poi, pentito per l'altissimo livello della sua classifica, ci ha messo in mezzo anche il Concerto n.2 per pianoforte e orchestra di Rachmaninov, tanto per giocare sporco.
E sempre 'mezzo disastro' Franceschini, si è fatto sentire, intervenendo in una polemica sulla quale lui non ha argomenti, e cioè se mandare all'Expo, l'Annunciazione di Leonardo, custodita agli Uffizi.
Non sarà il direttore del museo fiorentino a decidere - esautorato da un ministro incompetente - ma lui, 'mezzo disastro' in prima persona. Si capisce ora perchè nei posti di responsabilità in tutti i settori la politica non vuole persone con la schiena dritta che al momento opportuno assumano decisioni richieste e responsabili. Ma non si capisce però perché per venti fra i più importanti musei italiani egli abbia diffuso un bando internazionale per reperire i direttori che avranno ampia autonomia di gestione. A meno che anche nel caso dei direttori dei musei non scelga poi, fottendosene delle professionalità dei candidati, come del resto ha già fatto in altri casi, Vedi commissioni centrali del ministero, fra le quali, per conoscenza diretta, quella che si occupa di musica è tra le peggiori e meno qualificate, per lasciare spazio a 'grande & grosso' Nastasi.
Il caso delle nomine ai vertici del Teatro Regio di Parma ha generato una forte polemica che ha come obiettivo primo il comportamento di Pizzarotti, che ha bandito anch'egli, come Franceschini, un concorso, nominato una commissione per esaminare i curriculum dei candidati e poi se ne è fottuto, nominando di testa sua altre persone, ovviamente di sua conoscenza o che gli hanno suggerito, fuori concorso.
Ma il caso del Teatro Regio ha generato un altro caso, che ha per protagonista uno degli esclusi che , da quel che si dice, figurava fra quelli ritenuti dalla commissione, fra gli idonei. L'escluso in questione ha inviato una lettera a Pizzarotti, e che è stata poi resa pubblica, denunciando il caso e chiedendo attenzione. Il fatto è che ora, quell'escluso, uno dei tanti, con titoli che secondo noi non sono tali da affidargli la direzione di un teatro, sta diventando un eroe nazionale, e per tale ragione, e solo per questo, alla prima poltrona vuota, sarà chiamato a ricoprirla, pur non avendo anche in quel caso, i titoli per sedervisi.
Una delle tante anomalie italiane. Ne volete un esempio. Molti molti anni fa fu nominato direttore artistico della Scala Roman Vlad, che era amico di Muti e presidente o qualcosa di simile della SIAE. Egli accettò, ma volle che la Scala gli nominasse seduta stante un aiutante, perchè ' non aveva tempo per occuparsi come avrebbe dovuto della Scala per i suoi numerosi precedenti impegnai. Chissà se qualcuno, allora come oggi si rende conto della anomalia!) che Vlad scelse nella persona di Paolo Arcà, suo aiutante nella rivista 'Musica & Dossier. Arcà, da quel momento, ha fatto una carriera luminosissima, mettendo sempre nel suo curriculum che egli era il direttore artistico della Scala, come poi è avvenuto dopo l'uscita di Vlad che non si è ripreso il suo aiutante. Risultò evidente che Arcà il direttore artistico proprio non poteva farlo, non sapendo nulla o quasi di voci e melodramma ( come si dice, a ragion veduta, di alcuni altri direttori artistici in attività!). Eppure restò alla Scala. Si disse che per anni si occupava delle tournée istituzionali del teatro - forse conosceva l'inglese. E si scrisse che quando una volta telefonò a Domingo per una scrittura , il tenore gli rispose: fammi parlare con il direttore della Scala, io non conosco nessun Arca alla Scala ( si lesse questo sul Corriere!). Arcà poi, per essere passato dalla Scala, è diventato direttore artistico di tutto quello che si poteva in Italia; e a Milano, sono secoli che lo fa anche per la Società del Quartetto e lo ha fatto anche per gli Arcimboldi, forse con le stesse modalità scaligere. Poi Fontana se l'è tirato appresso anche a Parma ed ora, assai strano, sembra a riposo. Ma c'è da scommettere che non lo sarà per molto, perché anche lui è nella lista nazionale di quelli da ricollocare, anzi in due liste: quella dei partiti e quella dei grembiulini. L'unica stranezza nella sua carriera è che non è stato ancora fatto 'accademico' di santa cecilia. Un vero mistero che si può spiegare, dopo aver letto i nomi degli utlii infornati, solo con faide interne ed odii personali. Che non sarebbero una eccezione in quell'ambiente che nella prossima settimana eleggerà il successore di Cagli. Anche Petrobelli, accademico di mezoz mondo, non lo fu di Santa cecilia. Chissà perchè.
A proposito di musica, da alcune settimane sempre sul 'Sette', viene richiesto a noti personaggi del gran mondo, quali sono le loro 'musiche del cuore'. Ieri toccava all'ineffabile, mezzo disastro Franceschini, il ministro 'nammurato'. naturalmente canzoni su canzoni, per tenere alto il tono ( questo in Italia lo fanno tutti, non conoscendo altra musica!); ma poi, pentito per l'altissimo livello della sua classifica, ci ha messo in mezzo anche il Concerto n.2 per pianoforte e orchestra di Rachmaninov, tanto per giocare sporco.
E sempre 'mezzo disastro' Franceschini, si è fatto sentire, intervenendo in una polemica sulla quale lui non ha argomenti, e cioè se mandare all'Expo, l'Annunciazione di Leonardo, custodita agli Uffizi.
Non sarà il direttore del museo fiorentino a decidere - esautorato da un ministro incompetente - ma lui, 'mezzo disastro' in prima persona. Si capisce ora perchè nei posti di responsabilità in tutti i settori la politica non vuole persone con la schiena dritta che al momento opportuno assumano decisioni richieste e responsabili. Ma non si capisce però perché per venti fra i più importanti musei italiani egli abbia diffuso un bando internazionale per reperire i direttori che avranno ampia autonomia di gestione. A meno che anche nel caso dei direttori dei musei non scelga poi, fottendosene delle professionalità dei candidati, come del resto ha già fatto in altri casi, Vedi commissioni centrali del ministero, fra le quali, per conoscenza diretta, quella che si occupa di musica è tra le peggiori e meno qualificate, per lasciare spazio a 'grande & grosso' Nastasi.
Il caso delle nomine ai vertici del Teatro Regio di Parma ha generato una forte polemica che ha come obiettivo primo il comportamento di Pizzarotti, che ha bandito anch'egli, come Franceschini, un concorso, nominato una commissione per esaminare i curriculum dei candidati e poi se ne è fottuto, nominando di testa sua altre persone, ovviamente di sua conoscenza o che gli hanno suggerito, fuori concorso.
Ma il caso del Teatro Regio ha generato un altro caso, che ha per protagonista uno degli esclusi che , da quel che si dice, figurava fra quelli ritenuti dalla commissione, fra gli idonei. L'escluso in questione ha inviato una lettera a Pizzarotti, e che è stata poi resa pubblica, denunciando il caso e chiedendo attenzione. Il fatto è che ora, quell'escluso, uno dei tanti, con titoli che secondo noi non sono tali da affidargli la direzione di un teatro, sta diventando un eroe nazionale, e per tale ragione, e solo per questo, alla prima poltrona vuota, sarà chiamato a ricoprirla, pur non avendo anche in quel caso, i titoli per sedervisi.
Una delle tante anomalie italiane. Ne volete un esempio. Molti molti anni fa fu nominato direttore artistico della Scala Roman Vlad, che era amico di Muti e presidente o qualcosa di simile della SIAE. Egli accettò, ma volle che la Scala gli nominasse seduta stante un aiutante, perchè ' non aveva tempo per occuparsi come avrebbe dovuto della Scala per i suoi numerosi precedenti impegnai. Chissà se qualcuno, allora come oggi si rende conto della anomalia!) che Vlad scelse nella persona di Paolo Arcà, suo aiutante nella rivista 'Musica & Dossier. Arcà, da quel momento, ha fatto una carriera luminosissima, mettendo sempre nel suo curriculum che egli era il direttore artistico della Scala, come poi è avvenuto dopo l'uscita di Vlad che non si è ripreso il suo aiutante. Risultò evidente che Arcà il direttore artistico proprio non poteva farlo, non sapendo nulla o quasi di voci e melodramma ( come si dice, a ragion veduta, di alcuni altri direttori artistici in attività!). Eppure restò alla Scala. Si disse che per anni si occupava delle tournée istituzionali del teatro - forse conosceva l'inglese. E si scrisse che quando una volta telefonò a Domingo per una scrittura , il tenore gli rispose: fammi parlare con il direttore della Scala, io non conosco nessun Arca alla Scala ( si lesse questo sul Corriere!). Arcà poi, per essere passato dalla Scala, è diventato direttore artistico di tutto quello che si poteva in Italia; e a Milano, sono secoli che lo fa anche per la Società del Quartetto e lo ha fatto anche per gli Arcimboldi, forse con le stesse modalità scaligere. Poi Fontana se l'è tirato appresso anche a Parma ed ora, assai strano, sembra a riposo. Ma c'è da scommettere che non lo sarà per molto, perché anche lui è nella lista nazionale di quelli da ricollocare, anzi in due liste: quella dei partiti e quella dei grembiulini. L'unica stranezza nella sua carriera è che non è stato ancora fatto 'accademico' di santa cecilia. Un vero mistero che si può spiegare, dopo aver letto i nomi degli utlii infornati, solo con faide interne ed odii personali. Che non sarebbero una eccezione in quell'ambiente che nella prossima settimana eleggerà il successore di Cagli. Anche Petrobelli, accademico di mezoz mondo, non lo fu di Santa cecilia. Chissà perchè.
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mercoledì 29 ottobre 2014
Anche Ennio Morricone dà del 'pirla ' a Fuortes e Marino
La lista di quelli che, intendendosene, definiscono folle il progetto di Fuortes e Marino - che ritengono incompetenti: 'pirla' per dirla più efficacemente - e cioè il progetto di esternalizzare l'Orchestra ed il Coro dell'Opera di Roma, licenziandoli in blocco, prima di considerarne l'eventuale riassunzione con diverso profilo normativo ed economico, si allunga ogni giorno.
In questa lista compaiono il sovrintendente dell'Opera di Vienna - capirà qualcosa nell'aministrazione di un grande teatro, comunque molto di più di Fuortes che non capisce un tubo - i responsabili dei tre teatri di Berlino, gli stessi Berliner Philharmoniker (si tratta di teatri chiamati in causa come modelli del nuovo assetto che si vuole dare dai 'pirla' romani all'Opera di Roma) e poi anche Scala e Santa Cecilia, e la Bartoli e Barenboim e Pappano ( fa nulla che un giornale cittadino che, evidentemente, appoggia il disastroso progetto di Fuortes, abbia di proposito modificato le dichiarazione di Barenboim che ha apertamente condannato il progetto romano).
Ed ora si aggiunge anche Ennio Morricone, con una lettera aperta, nella quale esprime " pubblicamente come cittadino e musicista, la più ferma indignazione per quello che sta avvenendo in queste ore all'orchestra e coro dell'Opera di Roma... il licenziamento di una realtà artistica e musicale con un secolo di vita è un atto gravissimo, irreparabile, una ferita portata non solo alla musica e alla cultura tutta, ma anche ai valori fondanti del nostro vivere civile... non è con le cosiddette esternalizzazioni o precarizzazioni che si migliora la qualità artistica. Brucia ancora la sciagurata chiusura delle orchestre e cori RAI di Roma Milano e Napoli: fermiamoci e non annunciamo con la chiusura anche dell'Opera di Roma, un altro triste capitolo per la cultura e la convivenza in Italia".
Fermiamoci, scrive Morricone, intendendo 'Fermiamoli'. Qualcuno fermi Fuortes e Marino, anzi, sua sponte, entrambi si dimettano, lascino fare ad altri più competenti, anche se ormai la figura di 'pirla' agli occhi del mondo l'hanno fatta. Anche per questo, quale che sia la soluzione che si prospetterà, loro non possono più restare al loro posto, sono squalificati agli occhi di tutti. Devono andarsene. E per quel che riguarda Fuortes, anche i suoi inquilini di Santa Cecilia gli hanno detto apertamente: ma che c... stai facendo?
I giornali di oggi riportano in modo più o meno completo notizia della lettera aperta di Morricone( Repubblica, Corriere); ad eccezione del maggior giornale cittadino( Messaggero) che non ne parla affatto e che, nel caso di Barenboim che condannava l'operazione che si vuole mettere in atto a Roma, non riportava la dichiarazione del celebre direttore, semplicemente perché ha deciso di spalleggiare l'azione di Fuortes. Forse non gli è bastata la lezione dell'appoggio a De Martino, che poi si è rivelato il peggior amministratore degli ultimi anni all'Opera.
In questa lista compaiono il sovrintendente dell'Opera di Vienna - capirà qualcosa nell'aministrazione di un grande teatro, comunque molto di più di Fuortes che non capisce un tubo - i responsabili dei tre teatri di Berlino, gli stessi Berliner Philharmoniker (si tratta di teatri chiamati in causa come modelli del nuovo assetto che si vuole dare dai 'pirla' romani all'Opera di Roma) e poi anche Scala e Santa Cecilia, e la Bartoli e Barenboim e Pappano ( fa nulla che un giornale cittadino che, evidentemente, appoggia il disastroso progetto di Fuortes, abbia di proposito modificato le dichiarazione di Barenboim che ha apertamente condannato il progetto romano).
Ed ora si aggiunge anche Ennio Morricone, con una lettera aperta, nella quale esprime " pubblicamente come cittadino e musicista, la più ferma indignazione per quello che sta avvenendo in queste ore all'orchestra e coro dell'Opera di Roma... il licenziamento di una realtà artistica e musicale con un secolo di vita è un atto gravissimo, irreparabile, una ferita portata non solo alla musica e alla cultura tutta, ma anche ai valori fondanti del nostro vivere civile... non è con le cosiddette esternalizzazioni o precarizzazioni che si migliora la qualità artistica. Brucia ancora la sciagurata chiusura delle orchestre e cori RAI di Roma Milano e Napoli: fermiamoci e non annunciamo con la chiusura anche dell'Opera di Roma, un altro triste capitolo per la cultura e la convivenza in Italia".
Fermiamoci, scrive Morricone, intendendo 'Fermiamoli'. Qualcuno fermi Fuortes e Marino, anzi, sua sponte, entrambi si dimettano, lascino fare ad altri più competenti, anche se ormai la figura di 'pirla' agli occhi del mondo l'hanno fatta. Anche per questo, quale che sia la soluzione che si prospetterà, loro non possono più restare al loro posto, sono squalificati agli occhi di tutti. Devono andarsene. E per quel che riguarda Fuortes, anche i suoi inquilini di Santa Cecilia gli hanno detto apertamente: ma che c... stai facendo?
I giornali di oggi riportano in modo più o meno completo notizia della lettera aperta di Morricone( Repubblica, Corriere); ad eccezione del maggior giornale cittadino( Messaggero) che non ne parla affatto e che, nel caso di Barenboim che condannava l'operazione che si vuole mettere in atto a Roma, non riportava la dichiarazione del celebre direttore, semplicemente perché ha deciso di spalleggiare l'azione di Fuortes. Forse non gli è bastata la lezione dell'appoggio a De Martino, che poi si è rivelato il peggior amministratore degli ultimi anni all'Opera.
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