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venerdì 16 ottobre 2015

L'esperienza Marino non è bastata al PD e a Renzi, sul punto di fare altri pasticci

Va bene, Marino non è un ladro,  ma forse un furfantello - se gli scontrini dicono il vero - che, come tanti ladruncoli da quattro soldi  va a cena con chi gli pare,  moglie e madre e famiglia comprese, e fa pagare il conto al Comune. Qualcosa di analogo, non sappiamo in quale misura, gli deve essere capitato anche in America. Comunque non conta l'ammontare della somma, che Marino appena scoperto e sul punto di farsela sotto per la figura 'di merda', ha restituito assieme alla carta di credito del Comune; ma il fatto che si sia inventato delle balle a proposito, mentre imponeva a tutti onestà intellettuale ed anche economica, e si sfilava dalla congrega che per anni, forse decenni, aveva saccheggiato Roma, in accordo anche con malavitosi e senza che il partito che ora lo censura e licenzia - soprattutto a causa degli scontrini ma anche per i sopraggiunti rapporti troppo tesi con il Vaticano, alla vigilia del Giubileo - se ne fosse mai accorto. In verità se ne era accorto da tempo, tutti sapevano, ma stavano zitti, e facevano affari. Sporchi.
 Marino continua a fare come se fosse ancora il sindaco, e lancia l'ennesimo  sasso  con la pedonalizzazione completa dei Fori e strade circostanti, anche contro il parere del Consiglio superiore dei Beni culturali, del Ministero, che su tale proposta, presa in esame da tempo, aveva espresso parere negativo.
 Insomma Marino che dovrebbe starsene, se crede anche nel suo ufficio,   e comunque in qualunque posto con la coda fra le gambe, continua a far danni e non dice una sola parola a proposito dell'ultimo incidente della metropolitana. Lui si sfila senza pudore dalle sue responsabilità.
 Tutto questo avrebbe dovuto insegnare al PD romano ed a Renzi che un chirurgo che magari sa squartare e ricucire dopo aver tolto il bubbone e far guarire l'ammalato, non è detto che sappia fare il sindaco. Anzi è certo che non lo saprà fare, come nel caso di Marino.
 Ora, a Roma, dopo la disastrosa esperienza dell'incapace, se pur onesto - ma chi se ne frega, anche se al giorno d'oggi l'onestà fra i politici risulta merce rarissima -  chirurgo Marino, si sta o pensando al commissario ed al gruppo di sub-commissari, oltre che al possibile candidato per le elezioni che oggi sembrano lontane ma sono, invece, vicinissime. E i nomi che circolano sono nomi di sosia di Marino, di persone cioè che rivestono  incarichi di una qualche importanza, onesti fino ad oggi, ma che NON HANNO MAI AMMINISTRATO UNA CITTA' tanto meno una città difficile come ROMA. Dunque della schiatta degli INCAPACI e NON IDONETI
 Accanto al gruppo di prefetti - poliziotti, per essere più comprensibili - o ex magistrati, spuntano nomi del mondo chic di sinistra, che stanno bene dove sono, dai circoli a ridosso del Tevere, o nello sport, come Malagò; oppure  di un manager che già per essere stato trasferito da Musica per Roma al Teatro dell'Opera ( due realtà totalmente diverse, mentre oggi, ancora oggi l'interessato va dicendo che vuole impiantare all'Opera il modello Musica per Roma! )  un casino l' ha combinato, stratosferico ( quello dell'esternalizzazione di orchestra e coro, il più esilarante per il mondo intero, per fortuna rientrato) come Carlo Fuortes, il cui nome risulta nella rosa dei candidati a sub commissario. Anche lui certamente è persona onesta e, a Musica per Roma, ha saputo ben operare. Questo è fuori di dubbio. Ma non è che siccome sa fare il manager culturale saprà anche amministrare la città. E poi che fa del suo incarico all'Opera? lo mantiene? Non mantiene contemporaneamente , per un altro disastro del Marino vacanziero,  anche la carica di AD di Musica per Roma?
Con Fuortes candidato ad ogni cosa - come si continua a fare anche con Cantone, ci si rende conto di quante poche intelligenze  e capacità disponga il PD, che non  riesce mai a guardare oltre la ristretta cerchia dei suoi fedelissimi.
 Ma il colmo dei colmi deve ancora venire. E riguarda la rosa di candidati a sindaco di Roma, nella quale spicca il petalo profumato  di Marianna Madia. La quale, già tante critiche s'è tirata addosso per il fatto che senza guida e protezione dall'alto, oggi sarebbe altrove, certamente non nel governo, con tutta la benevolenza possibile, perchè con le madonne non si governa.
 E, a proposito della Madia, suo padre, Stefano, giornalista e regista, uomo di Veltroni, morto prematuramente per un brutto male fulminante, persona degnissima sia chiaro, per la sua vicinanza con la politica ha dalla politica ricevuto - in questo caso senza nessuna ragionevole motivazione - una strada intitolata.  Sta a vedere che intitolano anche a noi una strada, quando moriremo, il più tardi possibile. Basterà se ci mettiamo alle costole  di Franceschini - lui no , proprio no! -  di Padoan o  di Gentiloni?

mercoledì 16 settembre 2015

Ignazio Marino e Dario Franceschini, se zitti e fermi farebbero più bella figura

E' così, non c'è dubbio. Ogni volta che uno dei due apre bocca, viene da pensare a tutti che sarebbe stato molto meglio anche per loro stessi pensarci bene prima di parlare, o magari non parlare affatto.
 Nel segnalarvi gli ultimi casi, cominciamo dal più alto di grado, dal meno gaffeur, se è possibile fare una classifica 'del meno peggio' fra i due campioni.  Dal ministro.
 Ieri Franceschini, assieme a Renzi, ha presentato alla stampa i nuovi 20 direttori scelti attraverso una 'call' internazionale - altro punto in comune fra i due, ambedue amano le 'call' - dei maggiori musei e siti archeologici italiani. E nell'accennare che da subito queste nostre eccellenza artistiche avrebbero avuto nuove guide, ha aggiunto, che le eccellenze artistiche andavano  affiancate con eccellenze culinarie. Franceschini, che ha qualche difficoltà di espressione voleva dire, infondo in fondo, che tutto nei musei, dalla professionalità delle guide, alla efficienza dei botteghini, alla ristorazione e tutto il resto, doveva essere all'altezza del luoghi.
E diceva giusto, perchè si verifica che il visitatore che va in un nostro museo anche il più importante del paese,deve imbattersi in servizi logistici ed igienici vergognosi e se vuole bere un caffè o consumare un pasto veloce, deve prima vaccinarsi contro le intossicazioni  alimentari. Perciò ha ragione Franceschini.
E, infatti, tranne che in Italia, nelle gallerie e musei del mondo si hanno servizi all'altezza del sito artistico.  L'abbiamo verificato di persona recentemente, e possiamo perciò testimoniarlo, a Dublino, ad esempio, dove nel museo dedicato all'arte moderna e dove è ricostruito lo studio di Francis Bacon, abbiamo potuto consumare un pasto in un piccolo ristorante, con cibi e servizi adeguati.
 Ma quando Franceschini dice che all'eccellenza artistica  deve affiancarsi l'eccellenza della cucina, si capisce che ha scambiato i ristoranti dell'EXPO che ospitavano opere d'arte con i musei italiani. Perdoniamogli questo scambio di luogo!
Pentre non possiamo perdonarlo per l'ennesimo crollo a Pompei dove, stando alle sue dichiarazioni ed alla visita  in loco di Giuliano Ferrara, tutto è a posto, anzi di più.
Ignazio Marino, imparentato a Franceschini per l'affezione alle 'call' internazionali, si distingue dal suo gemello, perchè dopo aver scelto, attraverso una 'call', il nuovo amministratore delegato di Musica per Roma - l'Auditorium di Renzo Piano, per intenderci finora retto da Carlo Fuortes - nella persona di un tal Noriega, esperto in 'corride e sponsorizzazioni' si dimentica di firmare il decreto di nomina, che rimanda al suo ritorno dalle vacanze americane, quando è troppo tardi anche  per le nomine del consiglio di amministrazione, ridotto per la sua assenza, da una quindicina di membri - tutto il generone romano c'era dentro - ad appena cinque ( sarebbero potuti essere una quindicina se avesse firmato il decreto entro il 15 agosto. Ma come poteva lui che era in vacanza in USA? Dopo quella data le regole sono cambiate anche per il sindaco  americano).
 Esperto di corride si legge nel curriculum di Noriega, scelto forse per questo, nonostante che poi il sindaco chirurgo ogni giorno ribadisca che i responsabili delle municipalizzate, prima della sua ascesa al Campidoglio, erano scelti non in base alla loro professionalità, ma per l' appartenenza a questo o quel clan politico o affaristico. Esattamente quello che lui ha avallato nel caso dell'Auditorium, che comunque non ha ancora formalmente nominato e Noriega, continua ad occuparsi di corride e resta in Spagna. A meno che  Marino, d'accordo con il suo sodale Franceschini, per il tramite della moglie del ministro, presidente della Commissione cultura del Campidoglio, non stia pensando di trasferire le corride dalle arene spagnole in quella romana del Colosseo. Ce lo fa pensare la fretta con cui Franceschini, vuole a tutti i costi risistemare il Colosseo, per ospitarvi spettacoli, anche di corride, perchè no?
 Ma le gaffe di Marino non finiscono qui. L'ultima riguarda la toponomastica della città. Oggi o domani inaugura, affiancato dal suo assessore appoggiatutto,  Giovanna Marinelli, una piazza intitolata a Martin Lutero, a pochi mesi dall'inizio del Giubileo della Chiesa cattolica e, se non ci sbagliamo, a  due passi dal Colosseo, golgota romano di tanti martiri.
 E' chiaro che Martin Lutero meriti che gli si intitoli una piazza forse anche due - anche se ci vien da ridere al pensiero che molti, sentendo pronunciare il suo cognome, penseranno si sia sbagliato accento, e scriveranno sicuramente L'Utero - ma la tempestività ci fa capire come Marino non ne indovini una, con tutta la sua buona volontà. Quando si parla di Giubileo,  intitola una piazza a Lutero, proprio a Roma? Alla richiesta, partita quattro o cinque anni fa, dalle Chiese evangeliche, si doveva dar corso proprio ora? E la Marinelli non ha avuto nulla da obiettare sulla inopportunità della tempistica? No, Marino è coerente con se stesso e non si ferma neanche di fronte al Giubileo. Almeno un pò di misericordia per noi!

mercoledì 1 luglio 2015

Vessazione dei Palermitani, al Teatro Massimo

Se uno una cosa sa fare, inutile chiedergli di fare altro, anche costringendolo. Prendiamo il nuovo direttore artistico del Teatro Massimo di Palermo, Pizzo, siciliano di nascita ma romano d'adozione, che fa al nostro caso, venendo egli da Musica per Roma, codazzo di Carlo Fuortes, artefice, sempre il Pizzo Oscar, della rassegna 'Contemporanea', nata con lo scopo di spendere tutto ciò che si poteva per  abbagliare i provinciali, che si sono perse le performances roventi delle avanguardie. Ad indottrinarli, abbagliarli - meglio  - ci ha pensato, negli anni romani, il Pizzo, con la Sinfonia per i cento metronomi di Ligeti, il Quartetto per archi ed elicotteri di Stockhausen, le 'Vessazioni' di Satie, le Streghe di Venezia di Montresor- Glass- e la preziosa collaborazione di Cerami e Giorgio Barberio Corsetti. che forse aveva un senso proporli al variegato pubblico dell'auditorium romano, non a quello di un teatro dalla grande tradizione.
 Ed ora, in attesa di ascoltare a Palermo, atterrati nel piazzale antistante il Massimo, gli elicotteri di Stockhausen ed i cento metronomi di Ligeti, eccoti importati  le Streghe di Venezia che all'Auditorium di Roma si videro nel 2009 - le vedemmo anche noi, nulla di memorabile - e le 'Vessazioni', ma dei cittadini di Palermo, firmate da Satie, incolpevole, per colpa del Pizzo, dalle quali sapientemente ci tenemmo alla larga, nel 2012, e per le quali non faremmo mai e poi mai un viaggio a Palermo ad ascoltare una pletora di pianisti  reclutati  all'ultimo minuto e speriamo recalcitranti e riluttanti, onde far terminare la gara idiota dopo solo il primo minuto, quanto dura il brano.
 Aggiungendo poi le 'Sirene per mare- Sinfonia per grandi navi' di Alvin Curran, e  i ' Pianeti', di Holst ovviamente, al castello, con il prezzemolino Odifreddi ( già scritturato da Pizzo per gli elicotteri di Stockhausen) si completa l'estate al massimo del Massimo di Palermo.
 Poi, naturalmente, presentata in pompa magna, c'è anche la stagione d'opera che si apre con 'Gotterdammerung' di Wagner - per rinfrescare la vocazione wagneriana di Palermo - si snoda lungo vie strabattute alcune e tortuose altre del melodramma, in eccesso le seconde, a significare la vocazione 'internazionale' di Palermo, segnata dalla presenza di grandi direttori - e questo vale anche per la stagione sinfonica. Ma quali sono i grandi direttori sbandierati dal sovrintendente Giambrone?

mercoledì 26 novembre 2014

Contemporanea. PIzzo era a Roma o è rimasto a Palermo?

Il sito di Roma Capitale, riferendo della presentazione della nuova stagione di Musica per Roma, in collaborazione con Santa Cecilia,  'Contemporanea' - rassegna/stagione dedicata alla musica del nostro tempo - non scioglie definitivamente il dubbio sulla presenza di Oscar Pizzo, come curatore della rassegna, dubbio che aveva sollevato l'invito a tale presentazione - dove il suo nome mancava - ed il secondo invito, con il nome di Pizzo, che veniva a confermare il sospetto di rapporti non più idilliaci fra il Pizzo e il Fuortes. E forse il Pizzo (Oscar), incazzato nero con Fuortes, alla fine, quando ha letto il suo nome nell'invito corretto, a seguito di giuste proteste, aveva , per dispetto, deciso di starsene a Palermo. Ma Palermo è presente comunque a Roma in 'Contemporanea'.
 L'apre infatti domani Giovanni Sollima, con un suo pezzo proprio sulla sua città natale; e , fra qualche giorno, è prevista in calendario addirittura una 'giornata/evento' (le sole serate non bastano più) per combattere una strenua lotta a tutte le mafie dalla Calabria ai narcotrafficanti, con Grasso, presidente del senato, che suonerà la tromba.
 E poi, più avanti,  una seconda giornata/evento dedicata all'Olocausto, con musiche attinenti. Per dirla brevemente, 'Contemporanea' è ad una svolta, e rivela il suo più profondo dna, quello politico, l'impegno civile; della musica  poco gli  importa.
Un tempo i filoni di una rassegna musicale contemporanea erano  Darmstadt, spettralismo, minimalismo,costruttivismo ed altro; oggi una rassegna anche di musica 'contemporanea' si fa con Palermo, mafie, olocausto. Mai e poi mai, almeno in 'Contemporanea', vi entreranno anche sollazzevoli tematiche come Moulin rouge o Pigalle.
E del resto su questo filone Contemporanea s'era già avventurata, con spettacoli sugli emigranti,  sulla questione israelo-palestinese, sui primi disastri atomici ed altro. E il Pizzo s'era impegnato negli ultimi tempi,  in sede come in trasferta, anche in veste di autore in tale settore, seguendo le orme del suo antico partner Guido Barbieri che a tanti disastri, ha offerto la sua  'drammaturgia', non perdendosi, nelle more della sua direzione artistica della 'Barattelli' aquilana,  tanto per restare in casa nostra, neanche il terremoto aquilano.
 Contemporanea, insomma , ha sposato la quaresima penitenziale. Come se di penitenze non fossimo già sazi, ogni giorno e per ogni circostanza.

P.S. Dai giornali non abbiamo capito chi c'era e chi no alla conferenza stampa di presentazione. Dagli stessi giornali abbiamo solo desunto che Franco Oppo, insigne musicista sardo, è diventato uno studioso, e non un musicista, innanzitutto. Declassato!
Le foto invece ci hanno mostrato Regina, Sollima, Pizzo; di  Fuortes neanche l'ombra. I giornali infine riferivano solo le parole di Regina; e Sollima era fotograftao davanti ad un microfono dunque ha parlato; e Pizzo? E Fuortes, che se c'era era, sedeva alla estremità opposta a quella in cui si vedeva Pizzo?

lunedì 29 settembre 2014

Franceschini,zingaretti,marino, fuortes,marinelli: riuniti per non decidere. Il clima dell'Opera non è sereno. Bella scoperta!

Ministro, governatore, sindaco, sovrintendente, assessore riuniti al Collegio romano per sbrogliare la matassa dell'Opera di Roma, dopo l'uscita di scena di Muti. Dopo attento ed approfondito esame constatano che il clima  in teatro non è pacificato. La constatazione meriterebbe una semplice ed immediata riflessione: bella scoperta. Pensavate forse che la notizia della vostra inutile riunione avrebbe disteso gli animi dei contendenti rabbiosi che si fronteggiano in teatro? Fuortes credeva che facendo la faccia feroce, avrebbe addomesticato le belve feroci; voi, sul suo esempio, pensate di non prendere decisioni e di rimandare tutto al Consiglio di amministrazione - che ricordiamo a chi non dovesse conoscere bene le cose, è espressione del ministero, regione, comune, insomma di tutti, manca solo la Santa sede? Il consiglio di amministrazione, espressione dei riuniti di oggi, dovrebbe prendere una decisione che i 'mandanti', riuniti oggi, non hanno preso, saputo prendere? Forse semplicemente  si vuol prendere tempo? altri due giorni per contatti informali?
 Forse il problema del ritorno alla normalità passa anche attraverso la permanenza o l'uscita di scena, per far ritorno alla più rassicurante casa di 'Musica per Roma', di Fuortes che agli occhi dei dimostranti è causa dei dissapori. Certo permanendo le ragioni di dissidio fra le fazioni ed il management  il teatro non tornerà mai alla normalità. E, ne consegue, che  persistendo tale clima nessun direttore  voglia assumersi la responsabilità di gettarsi nella mischia di Aida, pensando di  commettere uno sgarbo ( quale sgarbo? Muti non è certo l'unico direttore al mondo) nei confronti di Muti ( ma potrebbe gioire se la sua uscita dovesse essere l'inizio della fine? Non possiamo pensare simile cinismo) o temendo di dover, a prove avviate, dare forfait per il clima irrespirabile in teatro che  metterebbe a rischio il lavoro di concertazione? Bella parola, tanto necessaria oggi!
 E poi, che fine ha fatto la giovane bella direttrice, Fratta, che dovrebbe fare il grande salto professionale, giacchè  nelle sue mani Marino vorrebbe riporre le sorti future dell'Opera? C'è da augurarsi che Marino per un pò stia zitto, non sapendo quel che dice anche a tal proposito.
  Con Fuortes  subito fuori, i problemi potrebbero risolversi? Rimandando o addirittura cancellando le opere affidate a Muti e quindi di fatto rimandando di oltre due mesi l'inizio della stagione, il teatro dell'Opera di Roma Capitale - è una beffa già il semplice nome; e che dire poi della pubblicità che i romani leggono  sulle fiancate degli autobus: La grande opera. Sta per iniziare una nuova stagione?) ne trarrebbe un qualche vantaggio?
 La stagione deve cominciare il 27 novembre con Aida, si trovi un bravo direttore, ve ne sono tanti che  all'Opera di Roma non sono stati mai invitati; a casa Vald, van Hoecke ( i 'mutiani') doc; Fuortes  tiri avanti fino alla fine dell'anno,  ma annunciando in anticipo il suo ritorno a Musica per Roma: missione fallita. Nel frattempo si risolvano i problemi, e sono tanti, all'origine della grave conflittualità del teatro. E intanto si cerchi un vero sovrintendente, un vero direttore musicale ed un altrettanto vero direttore artistico, e, da ultimo, anche una vera direttrice del ballo, come forse la Abbagnato non sarebbe ! A casa anche il capo dell'Ufficio stampa, Arriva (tardi!), che in questi anni ha fatto il megafono dell'imbroglio: neanche lui sapeva nulla? ma come, lui così intelligente e sveglio non ha visto nè capito nulla? Tutti a casa, a trovarsi un altro padrone, come saggiamente faceva Leporello seguito da tutti gli altri  attori del 'Don Giovanni' mozartiano.
 Ma sin d'ora non si pensi o creda, illudendosi, che rimandando l'apertura e la risoluzione dei problemi, all'Opera accada qualcosa di buono.
 E il ministero  di quell'elefante di Nastasi per una volta provi a correre come una gazzella, cancellando tutte le occasioni di balzelli ingiuriosi - indennità per qualunqne cosa - che gettano fango e discredito sul comparto dei teatri italiani.

domenica 15 giugno 2014

Salvate Roma dal sindaco Marino

Salvate Roma da  Ignazio Marino. Per quale ragione? Non ve ne è una in particolare. Roma ha da essere salvata dal suo sindaco prima che  la distrugga completamente.  Accusa generica, diranno i lettori benevoli di questo post. No, non è così, perchè occorre salvare Roma dalla monnezza, dal caos del traffico, dalla inettitudine di Marino, al quale, dopo gli ultimi eventi, riconosciamo solo annunci per realizzazioni future - vuole tre anni di tempo - e  intitolazioni 'politicamente corrette', prima della lista quella ad Enrico Berlinguer. Meritatissima, chiariamo subito. Ma  è possibile che due fra i luoghi  più sacri alla storia di Roma devono essere intitolati a due politici, mentre le vere glorie del paese, da De Chirico in poi, devono accontentarsi della più squallida periferia, dove - per dare fumo negli occhi - il costruttore Mezzaroma sta costruendo il quartiere 'Rinascimento', ma sempre periferia resta. Dove,  diciamola tutta,  si vorrebbe sapere chi ha autorizzato  Mezzaroma a cementificare non mezza ma tutta la città, e si rischia pure che cementifichi anche Tivoli a ridosso della Villa di Adriano, con l'avallo del grande architetto Portoghesi, che, d'accordo con il costruttore,  sostiene che con la nuova cementificazione verrebbe occultata l'attuale vista della Tivoli periferica davvero brutta.
 Ora l'ennesima tragedia sta per abbattersi sulla città di Roma, e Marino sembra non darsene pena.  L'intensa attività culturale e di spettacolo che da anni ed anni ha animato le estati romane, e le altre stagioni dell'anno, anche sotto la gestione Alemanno, sta per essere decimata. Il sindaco non sente ragioni. C'è un taglio netto del 50% dei finanziamenti attribuiti alle associazioni -  quelle poche che vi saranno ammesse, rispetto alla dotazione dello scorso anno. D'altro canto, dopo l'uscita di scena della Barca, con la quale va ricordato che non c'era con il sindaco accordo su nulla, l'assessorato alla cultura è ancora vacante; e per disastrarlo definitivamente e del tutto, il sindaco ha attribuito a se stesso anche quella delega. Le associazioni sono sul piede di guerra e nei prossimi giorni chiederanno un incontro con Maurizio Pucci che il sindaco ha chiamato a collaborare con il suo gabinetto per i 'grandi eventi'. E quali sarebbero questi grandi eventi per i quali c'era bisogno di un incaricato speciale?
La mannaia dei tagli, come hanno scritto questi giorni i giornali cittadini,  sembra volersi abbattere, per mano del sindaco - sempre lui! - anche su tutte le istituzioni culturali della città alle quali verrebbe dimezzato il finanziamento, da Musica per Roma, a Santa Cecilia, all'Opera ed altre che hanno fatto sapere che  già oggi sono in sofferenza e che  se il taglio ci sarà dovranno tagliare la produzione con le conseguenze negative che è facile immaginare.
 A dare una mano a Marino-Attila, flagello della città di Roma,  ci si è messo, involontariamente, anche Renzi, con le nuove regole dettate alle Camere di Commercio, fra le quali quella di Roma, presieduta da Cremonesi,  abbastanza presente nel finanziamento delle istituzioni culturali della città.
 Le Camere di Commercio avranno una dotazione minore, a causa del taglio dei contributi annuali dei singoli iscritti e perciò minori disponibilità da investire  per la promozione ed il sostegno culturale.
 Ma la tragedia maggiore di tutte - come  se tutte queste non fossero sufficienti - sta nel progetto di Marino di voler accorpare in un'unica fondazione tutte le istituzioni culturali della città, da Santa Cecilia all'Opera, al Palazzo delle Esposizioni, al Teatro di Roma a Musica per Roma, per poter risparmiare anche attraverso la mobilità dei singoli da una istituzione all'altra.
 Data la follia del progetto, al quale, s'è appreso il sindaco sta facendo lavorare una commissione segreta, l'unica possibile salvezza è che Marino si prenda un periodo lungo di 'riposo e  cure del caso'  o che Renzi lo costringa, per non fargli fare altri guai, a dimettersi, per la salvezza di Roma.

venerdì 21 febbraio 2014

Tutti piangono lacrime di coccodrillo per l'amico Gianni

Volevano farlo morire prima ancora che ciò accadesse, visto che negli ambienti a lui vicini sapevano della sua malattia che l'ha condotto alla morte l'altro ieri. Inesorabilmente. Non l'hanno fatto perché hanno pensato, sebbene cinicamente,  che di lì a poco si doveva di nuovo cercare un presidente per il Teatro di Roma? Sarebbe stata una ragione 'politica' più plausibile. No. L'hanno fatto perché di lui, ormai fuori dai giochi, non importava nulla a nessuno. Stiamo parlando di Gianni Borgna, morto a 67 anni appena,  e dei suoi assassini, politici e morali, tutti della sua area politica. Oggi, il sindaco Marino come il presidente della Regione fingono di piangere per la scomparsa dell'amico Gianni. Ma che facevano Marino, la Barca e Zingaretti nei giorni in cui Gianni, proprio lui, più volte candidato alla presidenza del Teatro di Roma, s'era dovuto sfilare dalla corsa al vertice dell'Argentina, perché stufo del 'tira e molla'  e dei 'veti incrociati' dei suoi stessi compagni di partito? Si può dire che non l'hanno aiutato a tirarsi fuori dalla malattia, come forse sarebbe potuto accadere, e che l'hanno fanno morire prima che il male se lo portasse effettivamente via? Sì, si può dire.
 Siamo convinti di ciò e possiamo scriverlo apertamente perché noi con Borgna non abbiamo mai avuto rapporti lavorativi - come del resto con nessuno dell'uno e dell'altro schieramento -  e in virtù del fatto che, considerandoci attenti osservatori - nel nostro piccolo -  ci sentiamo autorizzati a parlarne apertamente.
 Quando lo fece Alemanno, non ci rammaricammo più di tanto. Che si vuole? Arriva un nuovo sindaco e cambia le persone ai vertici delle istituzioni capitoline da esso dipendenti. Questo è uno degli aspetti del 'made in Italy' politico. A nessuno importa delle capacità e della professionalità, e meno ancora dell'onestà, dei vertici di una istituzione; ogni sindaco vuole mettere i suoi, per compensarli dei servigi resi fino all'ultimo minuto della campagna elettorale, salvo poi a scoprire, a fine mandato, che quegli amministratori sopraggiunti erano delle schifezze umane e professionali. La cronaca romana, anche recentissima, è ricca di esempi.
 Alemanno scalzò di sella ( Musica per Roma) Borgna perchè troppo segnato dalla sua appartenenza al PD. Marino non lo ha voluto perché PD, preferendogli Sinibaldi per assicurarsi la radio buona amica.
 A 'Musica per Roma', Alemanno ci mise Regina come presidente;  mentre lasciò al suo posto Fuortes, amministratore delegato. Perché Fuortes era, forse, meno segnato? Ma se Fuortes ha fatto tutta la sua carriera con Veltroni e Bettini, vogliamo dire che lui, a differenza di Borgna, non è segnato politicamente? Ciao Gianni, fatti una risata, adesso che puoi, sugli integerrimi e sinceri tuoi compagni.