La vicenda che ha portato Milena Gabanelli, dopo le sue dimissioni da Report, fuori dalla Rai è ben note. Lei, secondo il volere di Campo Dall'Orto avrebbe dovuto guidare un nuovo canale 'All News' con forte vocazione elettronica (?) della Rai, ben diverso da 'Rai News 24', ora affidato alla direzione di un professionista di lungo corso e di lunga e comprovata esperienza, Antonio Di Bella, richiamato dalla sede Rai di Parigi, anche per far dimenticare la pallida direzione di Monica Maggioni che nulla di memorabile era riuscita a realizzare durante la sua gestione, quando , con tutti gli onori, veniva nominata presidente della Rai.
La stessa Monica Maggioni che avrebbe dovuto ringraziare il destino che, promuovendola alla Presidenza ( promoveatur ut amoveatur - dicevano i latini saggi), l'aveva tolta da Rai News 24, evitandole la dichiarazione di fallimento di quella rete, a Lei affidata, forse incautamente ed immeritatamente, dal direttore generale Gubitosi, basandosi sulla questione di 'genere' e dando merito al suo lavoro da inviata di guerra.
La Presidente Rai, è stata la nemica dichiarata della Gabanelli nel ruolo di direttore della nuova rete, e quella sua ostilità era nota all'intero consiglio di amministrazione oltre che all'allora direttore generale che si è trovato con le mani legate, e nulla ha potuto. Quando a Campo Dall'Orto è subentrato il nuovo direttore generale, Mario Orfeo, le cose non sono andate meglio e per il verso giusto nei confronti della Gabanelli, perchè sempre forte è rimasta l'ostilità della Maggioni. Ma anche per altre ragioni, da individuare nelle vicine elezioni politiche, in previsione delle quali, la libertà di pensiero e di azione della Gabanelli spaventava qualcuno. Al punto che la Gabanelli, alla quale erano state proposte alternative sinceramente indecorose, ha lasciato la Rai, dove lavorava da molti anni, finendo a lavorare a 'La 7' e al 'Corriere della Sera', al quale da tempo collaborava; e ieri ha fatto vedere la sua striscia quotidiana su 'La 7', alla faccia dei suoi padroni e nemici in Rai.
Notizia di questi giorni, riguardante la Maggioni è che, alla fine del suo mandato da Presidente, fra pochi mesi, Lei potrebbe assumere la direzione di un nuovo canale Rai, internazionale e in lingua inglese, evidentemente creato apposta per Lei e diverso da quello che doveva essere destinato alla Gabanelli,.
Viene da chiedersi perchè la Rai, dopo che ha promosso, senza che potesse vantare meriti e numeri particolari, una giornalista alla presidenza dell'Azienda, debba ora preoccuparsi anche del suo futuro quando non avrà più tale incarico. E poi, perchè la presidente fa nascere un nuovo canale per sè, mentre quello per la Gabanelli non è mai nato? La Maggioni ne sa qualcosa, giacchè fa per sè quello che aveva osteggiato per la Gabanelli.
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martedì 23 gennaio 2018
venerdì 1 dicembre 2017
Giovanni Minoli, autoincoronatosi 're' delle interviste in tv, svela segreti e trucchi del mestiere: dalle interviste 'a schiena dritta' a quelle 'in ginocchio', come anche lui ha fatto in passato, ed ora non ricorda
Dalla sua scuola tv sono usciti anche la Gabanelli e Giletti, e tanto basta per far dir a tutti che Giovanni Minoli è quel che si dice un 'bravo maestro', senza ironia. Ed ora, proprio perchè considerato il vero inventore delle interviste in tv, da quelle con la 'faccia cattiva', a quelle 'a schiena dritta', fino a quelle 'in ginocchio' (quelle, come tutti ricordano,vergognose con Bettino Craxi che Minoli, nel caso della lunga intervista rilasciata al 'Sette' del 'circuito Cairo', non ha rammentato) detta le regole del bravo intervistatore, o dell'intervistatore di successo, se si preferisce.
Sollecitato da Severgnini, dello stesso 'circuito Cairo', svela a tutti gli aspiranti intervistatori i segreti del successo, e agli intervistatori attivi, gli errori da non commettere. Ad esempio a Lucia Annunziata che dalla collocazione domenicale e pomeridiana del suo 'Faccia a Faccia' su La 7 ( del medesimo 'circuito Cairo' del 'Sette') è divenuta sua diretta concorrente, Minoli fa notare spietatamente che Lei è una politica frustrata, e che tale condizione mina alla base la bontà delle sue interviste, perchè costretta a dimostrare al suo pubblico che Lei sa quel che dice, facendo passare in secondo piano quello che pensa l'intervistato che ha davanti. Per fargli concludere che l'intervistatore che non si convince a priori che l'intervista serve a mostrare, a far conoscere ed anche a smascherare l'intervistato, non è un buon intervistatore. E la Annunziata non lo è, secondo l'inventore delle interviste tv, mentre una brava intervistatrice la Annunzaita è, almeno secondo noi: sempre preparata e, soprattutto, che lascia parlare.
Cosa che, invece, Minoli, non fa. Abbiamo assistito all'ultima sua intervista su La 7, al ministro Calenda, il quale, più d'una volta, ha dovuto interrompere Minoli, il più insopportabile 'incalzatore', il quale passava alla domanda successiva ( 'la domanda è sempre la seconda, mai la prima' - ha detto orgoglioso a Severgnini) senza attendere di conoscere la risposta del ministro alla precedente.
Nella tecnica di Minoli, l' incessante incalzare, fottendosene di conoscere come la pensa l'intervistato, è la regola aurea del bravo intervistatore in tv, perchè così incalzando, mette a dura prova anche i nervi dell'intervistato, che non lo manda a quel paese, solo perchè, scoperto il giochino, vuol dimostrare a tutti che lui ha i nervi saldi.
Minoli ha inventato anche la doppia faccia - oltre la sua, naturalmente emersa in varie occasioni: da quella con le 'ceneri sul capo' con cui affrontò il bellicoso Craxi, a quella a schiena curva con cui ha lusingato i suoi precedenti padroni del Sole 24 Ore, alla radio, quando già i casini in cui l'avevano cacciato gli amministratori del tempo erano noti a tutti, eccetto al bravo intervistatore Minoli.
La doppia faccia in tv, consiste nel mostrare al pubblico contemporaneamente il volto dell'intevistatore e dell'intervistato, mentre il primo fa le domande, per vedere quale reazione l'intervistato ha al semplice ascolto della domanda, che nel decalogo teorico di Minoli, è sempre cattiva (ma solo con chi dice lui ). Perchè mostrare anche il faccione di Minoli quando basterebbe, durante le domande più imbarazzanti od impegnative, mostrare solo il viso dell'intervistato?
Secondo il decalogo del bravo intervistatore Minoli, la sua faccia, di mastino ( finto) non deve mai scomparire, perchè il pubblico deve poter dire e ridire: ma quant'è bravo Minoli, facendo retrocedere l'interesse per le dichiarazioni dell'intervistato.
Poi Minoli, manda a dire a Cairo, via Severgnini, che basta con 'i giornalisti della carta stampata in tv che sono quelli che rovinano la tv'. Non conosciamo la reazione di Cairo, il quale punta, per ottenere il massimo, proprio sulla circolazione fra carta stampata e tv, dove approdano quotidianamente molti giornalisti delle sue testate, sulle quali, viceversa, scrivono molti volti noti della sua tv , dalla Gruber che fa l'editorialista del 'Sette', a Giletti che è sbarcato a Torino, con la nave del 'Corriere' - ma si occuperà di sport, alla Gabanelli che, venuta via dalla Rai, lavorerà con un piede al 'Corriere' e l'altro a La 7.
Naturalmente Cairo, che vuole sempre che il 'cerchio si chiuda', ha anche il 'bravo' critico, che è il temutissimo Aldo Grasso che dall'ultima pagina del 'Corriere' promuove giornalmente 'La 7' e boccia tutti gli altri protagonisti del video. A lui, di conseguenza, mai più potremo prestare fede, pur apprezzandone le capacità e la preparazione.
Minoli non ha replicato, avendone l'opportunità, a Gubitosi, a proposito di raccomandazioni. L'ex direttore generale aveva rivelato i numerosi interventi in suo favore, suggeriti dallo stesso Minoli che voleva tornare ad avere un incarico di prestigio in Rai, nonostante l'età (Giovannone ha settantadue anni, come noi che, nel nostro piccolo, ci siamo fatti da parte, per lasciare spazio ai giovani !). E supponiamo che non sia stata la prima volta che Minoli si sia fatto raccomandare, lui , genero di Bernabei, che su raccomandazioni di peso ed infallibili ha potuto sempre contare, ad eccezione con Gubitosi, quand'era direttore generale Rai.
Per finire - ma questa l'ha suggerita senz'altro Cairo al bravo intervistatore - Minoli chiede in tv a Calenda del 'canone' Rai, e il ministro prontamente risponde "vedrei bene la Rai privatizzata con il canone destinato a finanziare i singoli programmi che fanno 'servizio pubblico', di qualunque tv, dunque anche de 'La 7' - come anche noi tante volte abbiamo pensato seguendo certe dirette di Mentana, in occasioni cruciali per la vita del nostro paese, mentre le reti Rai si trastullavano con giochi e quiz. Ma Calenda, ha anche aggiunto che ciò non accadrà mai. Intanto Minoli ha potuto portare a casa il risultato - come si dice in gergo - che Cairo si attendeva.
Severgnini, su 'Sette', fa al Minoli, inventore e re delle interviste, l'ultima e più inopportuna delle domande: "a' Giovà, ma non sarebbe ora che ti ritirassi, ch'hai 72 anni ?" E Giovnni: "col c...iufolo! " - gli risponde; Severgnini te la sei cercata!
Sollecitato da Severgnini, dello stesso 'circuito Cairo', svela a tutti gli aspiranti intervistatori i segreti del successo, e agli intervistatori attivi, gli errori da non commettere. Ad esempio a Lucia Annunziata che dalla collocazione domenicale e pomeridiana del suo 'Faccia a Faccia' su La 7 ( del medesimo 'circuito Cairo' del 'Sette') è divenuta sua diretta concorrente, Minoli fa notare spietatamente che Lei è una politica frustrata, e che tale condizione mina alla base la bontà delle sue interviste, perchè costretta a dimostrare al suo pubblico che Lei sa quel che dice, facendo passare in secondo piano quello che pensa l'intervistato che ha davanti. Per fargli concludere che l'intervistatore che non si convince a priori che l'intervista serve a mostrare, a far conoscere ed anche a smascherare l'intervistato, non è un buon intervistatore. E la Annunziata non lo è, secondo l'inventore delle interviste tv, mentre una brava intervistatrice la Annunzaita è, almeno secondo noi: sempre preparata e, soprattutto, che lascia parlare.
Cosa che, invece, Minoli, non fa. Abbiamo assistito all'ultima sua intervista su La 7, al ministro Calenda, il quale, più d'una volta, ha dovuto interrompere Minoli, il più insopportabile 'incalzatore', il quale passava alla domanda successiva ( 'la domanda è sempre la seconda, mai la prima' - ha detto orgoglioso a Severgnini) senza attendere di conoscere la risposta del ministro alla precedente.
Nella tecnica di Minoli, l' incessante incalzare, fottendosene di conoscere come la pensa l'intervistato, è la regola aurea del bravo intervistatore in tv, perchè così incalzando, mette a dura prova anche i nervi dell'intervistato, che non lo manda a quel paese, solo perchè, scoperto il giochino, vuol dimostrare a tutti che lui ha i nervi saldi.
Minoli ha inventato anche la doppia faccia - oltre la sua, naturalmente emersa in varie occasioni: da quella con le 'ceneri sul capo' con cui affrontò il bellicoso Craxi, a quella a schiena curva con cui ha lusingato i suoi precedenti padroni del Sole 24 Ore, alla radio, quando già i casini in cui l'avevano cacciato gli amministratori del tempo erano noti a tutti, eccetto al bravo intervistatore Minoli.
La doppia faccia in tv, consiste nel mostrare al pubblico contemporaneamente il volto dell'intevistatore e dell'intervistato, mentre il primo fa le domande, per vedere quale reazione l'intervistato ha al semplice ascolto della domanda, che nel decalogo teorico di Minoli, è sempre cattiva (ma solo con chi dice lui ). Perchè mostrare anche il faccione di Minoli quando basterebbe, durante le domande più imbarazzanti od impegnative, mostrare solo il viso dell'intervistato?
Secondo il decalogo del bravo intervistatore Minoli, la sua faccia, di mastino ( finto) non deve mai scomparire, perchè il pubblico deve poter dire e ridire: ma quant'è bravo Minoli, facendo retrocedere l'interesse per le dichiarazioni dell'intervistato.
Poi Minoli, manda a dire a Cairo, via Severgnini, che basta con 'i giornalisti della carta stampata in tv che sono quelli che rovinano la tv'. Non conosciamo la reazione di Cairo, il quale punta, per ottenere il massimo, proprio sulla circolazione fra carta stampata e tv, dove approdano quotidianamente molti giornalisti delle sue testate, sulle quali, viceversa, scrivono molti volti noti della sua tv , dalla Gruber che fa l'editorialista del 'Sette', a Giletti che è sbarcato a Torino, con la nave del 'Corriere' - ma si occuperà di sport, alla Gabanelli che, venuta via dalla Rai, lavorerà con un piede al 'Corriere' e l'altro a La 7.
Naturalmente Cairo, che vuole sempre che il 'cerchio si chiuda', ha anche il 'bravo' critico, che è il temutissimo Aldo Grasso che dall'ultima pagina del 'Corriere' promuove giornalmente 'La 7' e boccia tutti gli altri protagonisti del video. A lui, di conseguenza, mai più potremo prestare fede, pur apprezzandone le capacità e la preparazione.
Minoli non ha replicato, avendone l'opportunità, a Gubitosi, a proposito di raccomandazioni. L'ex direttore generale aveva rivelato i numerosi interventi in suo favore, suggeriti dallo stesso Minoli che voleva tornare ad avere un incarico di prestigio in Rai, nonostante l'età (Giovannone ha settantadue anni, come noi che, nel nostro piccolo, ci siamo fatti da parte, per lasciare spazio ai giovani !). E supponiamo che non sia stata la prima volta che Minoli si sia fatto raccomandare, lui , genero di Bernabei, che su raccomandazioni di peso ed infallibili ha potuto sempre contare, ad eccezione con Gubitosi, quand'era direttore generale Rai.
Per finire - ma questa l'ha suggerita senz'altro Cairo al bravo intervistatore - Minoli chiede in tv a Calenda del 'canone' Rai, e il ministro prontamente risponde "vedrei bene la Rai privatizzata con il canone destinato a finanziare i singoli programmi che fanno 'servizio pubblico', di qualunque tv, dunque anche de 'La 7' - come anche noi tante volte abbiamo pensato seguendo certe dirette di Mentana, in occasioni cruciali per la vita del nostro paese, mentre le reti Rai si trastullavano con giochi e quiz. Ma Calenda, ha anche aggiunto che ciò non accadrà mai. Intanto Minoli ha potuto portare a casa il risultato - come si dice in gergo - che Cairo si attendeva.
Severgnini, su 'Sette', fa al Minoli, inventore e re delle interviste, l'ultima e più inopportuna delle domande: "a' Giovà, ma non sarebbe ora che ti ritirassi, ch'hai 72 anni ?" E Giovnni: "col c...iufolo! " - gli risponde; Severgnini te la sei cercata!
giovedì 2 novembre 2017
CDA Rai. I guardiani della restaurazione
Le dimissioni di Milena Gabanelli dalla Rai, a seguito del rifiuto del direttore generale di accordarle l'insediamento nell'incarico indicato da Campo Dall'Orto, dopo aver abbandonato Report, la sua più illustre creatura, non è che l'ultimo atto di una amministrazione che ha controfirmato un contratto principesco per Fabio Fazio, avallato il passaggio di noti giornalisti dall'esercizio della professione propria a quella di intrattenitori; offerto alla coppia delle sorelle Gori-Parodi la conduzione di Domenica in che fa acqua da tutte le parti- ma per le quali il marito di entrambe, Giorgio Gori, assicura che miglioreranno in futuro; e non in una prossima trasmissione, una volta traslocate da Domenica in, come si va vociferando e molti, all'interno della Rai, si augurano, magari facendole tornare sia l'una che l'altra alle precedenti vite lavorative: per una delle quali sono i fornelli, per l'altra, una nuova e forse migliore, come 'consorte' del Gorì sindaco o governatore. E poi, l'uscita di Giletti dall'Arena domenicale, che nelle passate stagioni ha fatto registrare a Rai 1 ascolti molto lusinghieri, adducendo pretestuosamente la ragione che la domenica al pubblico deve essere risparmiato ogni pensiero; per finire, alla Gabanelli alla quale qualunque proposta è stata bocciata, con la scusa che non è stato ancora definito il contratto di servizio e la ridiscussione generale del piano dell'informazione in Rai.
E il Consiglio di amministrazione sta a guardare, non intende dimettersi - tanto scadrà a luglio a elezioni avvenute; ma anche a nuovo governo insediato? questo non si può sapere.
Intanto il più chiacchierone dei consiglieri fa conoscere la ragione delle sue mancate dimissioni: vigilare sulla regolarità dell'informazione Rai nel periodo preelettorale, che significa da domani, visto che dopo l'approvazione della legge finanziaria, il governo ha di fatto concluso la sua missione.
Da molte parti, di questa restaurazione o involuzione in Rai si attribuisce la responsabilità all' ex - e futuro ? - premier, Renzi, causa di tutti i mali italiani, compreso il suggerimento all'orecchio del direttore generale delle avventate e pasticciate soluzioni dei casi Giletti, Parodi, Gabanelli.
In tutti questi casi, non si capisce fino in fondo se è stato Renzi ad influire (dettare, anche?) sulle discutibili ed assai discusse decisioni assunte in Rai, o se chi le ha assunte lo abbia fatto autonomamente. La seconda ipotesi molti la scartano a priori per il semplice fatto che chi ha assunto simili decisioni, con l'avallo del CDA che assiste placido e inerte alla involuzione in Rai, con la perdita di ascolti che si sta facendo preoccupante, facendo notare che la nomina dell'amministratore è stata sostenuta ( imposta?) e benedetta dall'ex - e futuro? chissà - premier, come spera il diretto interessato, Renzi.
Fino a quando non si romperà questo filo diretto che lega la politica agli amministratori, incaricati talvolta anche a dispetto ed in assenza di specifica professionalità, non dimostreranno la propria capacità di governo e l'esercizio della medesima in totale autonomia, assisteremo all'autodistruzione di aziende che ben altri destini meriterebbero e potrebbero perseguire e raggiungere, Rai inclusa.
E il Consiglio di amministrazione sta a guardare, non intende dimettersi - tanto scadrà a luglio a elezioni avvenute; ma anche a nuovo governo insediato? questo non si può sapere.
Intanto il più chiacchierone dei consiglieri fa conoscere la ragione delle sue mancate dimissioni: vigilare sulla regolarità dell'informazione Rai nel periodo preelettorale, che significa da domani, visto che dopo l'approvazione della legge finanziaria, il governo ha di fatto concluso la sua missione.
Da molte parti, di questa restaurazione o involuzione in Rai si attribuisce la responsabilità all' ex - e futuro ? - premier, Renzi, causa di tutti i mali italiani, compreso il suggerimento all'orecchio del direttore generale delle avventate e pasticciate soluzioni dei casi Giletti, Parodi, Gabanelli.
In tutti questi casi, non si capisce fino in fondo se è stato Renzi ad influire (dettare, anche?) sulle discutibili ed assai discusse decisioni assunte in Rai, o se chi le ha assunte lo abbia fatto autonomamente. La seconda ipotesi molti la scartano a priori per il semplice fatto che chi ha assunto simili decisioni, con l'avallo del CDA che assiste placido e inerte alla involuzione in Rai, con la perdita di ascolti che si sta facendo preoccupante, facendo notare che la nomina dell'amministratore è stata sostenuta ( imposta?) e benedetta dall'ex - e futuro? chissà - premier, come spera il diretto interessato, Renzi.
Fino a quando non si romperà questo filo diretto che lega la politica agli amministratori, incaricati talvolta anche a dispetto ed in assenza di specifica professionalità, non dimostreranno la propria capacità di governo e l'esercizio della medesima in totale autonomia, assisteremo all'autodistruzione di aziende che ben altri destini meriterebbero e potrebbero perseguire e raggiungere, Rai inclusa.
giovedì 28 settembre 2017
La Commissione di Vigilanza parlamentare - Fico presidente, Anzaldi segretario - bacchetta la Rai
La morte di Bortolotto ed il suo ricordo, hanno ieri distolto la nostra attenzione da un fatto abbastanza importante del quale abbiamo già parlato alla vigilia della ripresa di Che tempo che fa del plurimilionario Fabio Fazio, detto 'Fabbio', del quale oggi dobbiamo necessariamente parlare.
Vi abbiamo detto dei contenuti del cosiddetto 'Atto di indirizzo' che la Commissione di Vigilanza parlamentare Rai aveva inviato alla televisione pubblica, per ottenerne qualche suggerimento - mentre la Rai lo aveva stravolto, per non incorrere in molte sanzioni. I contenuti, riassumendo, erano i seguenti:
1. in una medesima trasmissione uno stesso agente non poteva piazzare più di due artisti;
2. le agenzie non potevano produrre spettacoli e trasmissioni ma anche fiction nelle quali lavoravano suoi artisti ;
3, gli artisti non potevano avere interessi diretti nelle agenzie che li rappresentavano, nè potevano, nel caso li avessero, produrre i loro spettacoli ( valeva la stessa regola precedente per gli agenti).
4. infine la questione dei cachet che nella tv pubblica non potevano superare certi tetti, come vergognosamente accade per alcune star.
La Rai, invece, alla fine dell'estate ha rimandato indietro quel documento alla Commissione di Vigilanza parlamentare, stravolgendolo. Per il semplice fatto che essa, nelle, condizioni in cui si trovava, contravveniva a tutte le indicazioni della Vigilanza, prima fra tutte quella di limitare il potere degli agenti, alcuni pochi in particolare, in Rai.
E' dovuto intervenire il soottosegretario Giacomelli per mettere fine al tira e molla perchè altrimenti i contratti dovevano essere ridiscussi e gli agenti messi fuori anche forzatamente ed alcune trasmissioni bloccate.
Senonchè, nonostante l'intervento di Giacomelli, quell'Atto di indirizzo, è stato successivamente approvato senza eccessive modifiche e inviato nuovamente alla Rai, perchè ne tenga conto, anche in previsione del prossimo 'contratto di servizio' che la televisione pubblica sottoscrive con il Ministero dell'economia, che scadrà nei primi mesi del prossimo anno, quando scadrà anche il Cda della Rai, e forse solo allora si riuscirà anche a trovare un posto per la Gabanelli , il cui incarico è stato rimandato di almeno un anno dai vertici giornalistici della Rai ( Maggioni e Orfeo) e ci saranno le elezioni politiche. Dall'anno prossimo le cose potrebbero cambiare; ed, anzi, sarebbe più che opportuno che cambiassero.
Non si poteva intervenire già, mettendo un po' di ordine, senza attendere l'anno prossimo? Certamente sì - prendere o lasciare - per i trasgressori. Senonchè, erroneamnete, si è tirato in ballo il fatto che le leggi o disposizioni non possono essere retroattive. Le stesse ragioni addotte per non toccare i vitalizi passati (in verità non si sono toccati neanche quelli futuri!). Non ascoltando il parere autorevole del costituzionalista Ainis, il quale ha spiegato che la non retroattività può essere invocata in caso di questioni di carattere penale ( non si può condannare uno per un fatto/reato passato, quando viene approvata una nuova, successiva legge che lo sanziona). Ma fatta eccezione per l'ambito penale - dove se ne comprendono le ragioni della incostituzionalità - per tutti gli altri ambiti, amministrativi compresi, la Costituzione non c'entra.
Dunque anche sulla Rai si sarebbe potuti intervenire, in corsa. Certo creando qualche problema. del quale però non si può dare la colpa al legislatore, bensì a chi quei problemi , coscientemente, li ha creati. Nel caso specifico, anche rimandando di qualche settimana l'esordio della trasmissione di Fazio, e mettendo un freno alle mire occupazionistiche di Beppe Caschetto, agente anche di Fazio, e di alcuni altri.
E per questo la stessa Commissione di Vigilanza ha invitato il Governo ad intervenite sulla questione, mettendo ordine nell'universo radio televisivo, per non creare evidenti disparità fra la Rai e le altre reti private. Sebbene la natura della Rai sia diversa da tutte le altre, per la sua funzione di servizio pubblico, per il canone ecc...
Vi abbiamo detto dei contenuti del cosiddetto 'Atto di indirizzo' che la Commissione di Vigilanza parlamentare Rai aveva inviato alla televisione pubblica, per ottenerne qualche suggerimento - mentre la Rai lo aveva stravolto, per non incorrere in molte sanzioni. I contenuti, riassumendo, erano i seguenti:
1. in una medesima trasmissione uno stesso agente non poteva piazzare più di due artisti;
2. le agenzie non potevano produrre spettacoli e trasmissioni ma anche fiction nelle quali lavoravano suoi artisti ;
3, gli artisti non potevano avere interessi diretti nelle agenzie che li rappresentavano, nè potevano, nel caso li avessero, produrre i loro spettacoli ( valeva la stessa regola precedente per gli agenti).
4. infine la questione dei cachet che nella tv pubblica non potevano superare certi tetti, come vergognosamente accade per alcune star.
La Rai, invece, alla fine dell'estate ha rimandato indietro quel documento alla Commissione di Vigilanza parlamentare, stravolgendolo. Per il semplice fatto che essa, nelle, condizioni in cui si trovava, contravveniva a tutte le indicazioni della Vigilanza, prima fra tutte quella di limitare il potere degli agenti, alcuni pochi in particolare, in Rai.
E' dovuto intervenire il soottosegretario Giacomelli per mettere fine al tira e molla perchè altrimenti i contratti dovevano essere ridiscussi e gli agenti messi fuori anche forzatamente ed alcune trasmissioni bloccate.
Senonchè, nonostante l'intervento di Giacomelli, quell'Atto di indirizzo, è stato successivamente approvato senza eccessive modifiche e inviato nuovamente alla Rai, perchè ne tenga conto, anche in previsione del prossimo 'contratto di servizio' che la televisione pubblica sottoscrive con il Ministero dell'economia, che scadrà nei primi mesi del prossimo anno, quando scadrà anche il Cda della Rai, e forse solo allora si riuscirà anche a trovare un posto per la Gabanelli , il cui incarico è stato rimandato di almeno un anno dai vertici giornalistici della Rai ( Maggioni e Orfeo) e ci saranno le elezioni politiche. Dall'anno prossimo le cose potrebbero cambiare; ed, anzi, sarebbe più che opportuno che cambiassero.
Non si poteva intervenire già, mettendo un po' di ordine, senza attendere l'anno prossimo? Certamente sì - prendere o lasciare - per i trasgressori. Senonchè, erroneamnete, si è tirato in ballo il fatto che le leggi o disposizioni non possono essere retroattive. Le stesse ragioni addotte per non toccare i vitalizi passati (in verità non si sono toccati neanche quelli futuri!). Non ascoltando il parere autorevole del costituzionalista Ainis, il quale ha spiegato che la non retroattività può essere invocata in caso di questioni di carattere penale ( non si può condannare uno per un fatto/reato passato, quando viene approvata una nuova, successiva legge che lo sanziona). Ma fatta eccezione per l'ambito penale - dove se ne comprendono le ragioni della incostituzionalità - per tutti gli altri ambiti, amministrativi compresi, la Costituzione non c'entra.
Dunque anche sulla Rai si sarebbe potuti intervenire, in corsa. Certo creando qualche problema. del quale però non si può dare la colpa al legislatore, bensì a chi quei problemi , coscientemente, li ha creati. Nel caso specifico, anche rimandando di qualche settimana l'esordio della trasmissione di Fazio, e mettendo un freno alle mire occupazionistiche di Beppe Caschetto, agente anche di Fazio, e di alcuni altri.
E per questo la stessa Commissione di Vigilanza ha invitato il Governo ad intervenite sulla questione, mettendo ordine nell'universo radio televisivo, per non creare evidenti disparità fra la Rai e le altre reti private. Sebbene la natura della Rai sia diversa da tutte le altre, per la sua funzione di servizio pubblico, per il canone ecc...
sabato 16 settembre 2017
Rai News 24 non potrà mai competere con Sky Tg 24
Attentato a Londra dell'altro ieri mattina. Servizi in tutta la giornata dell'attentato ed anche ieri, quando viene data la notizia dell'arresto a Dover, mentre tentava di imbarcarsi per fuggire in Francia, di un diciottenne, ritenuto sospetto, anzi molto sospetto. A Londra viene innalzato il livello dell'allerta, si temono attentati 'imminenti'.
E fin qui i due canali News sembrano combattere ad armi quasi pari.
Stamattina, domenica 17 settembre, ore 6.45, invece...
Sky Tg 24. Ampio servizio da Londra per gli ulteriori aggiornamenti. Si cercano tuttora complici ma i riflettori su quel ragazzo rivelano altro, come dichiara, in una particolareggiata intervista, una sua vicina di casa. La prima notizia, inquietante è che il diciottenne una quindicina di giorni fa era stato messo al gabbio e poi - perchè? - subito liberato.
Rai News 24. Il giornalista in studio dà notizia degli aggiornamenti, il 'sottopancia' ripete qualche novità, come quella del suo arresto, mentre tentava di fuggire, e poi viene annunciato il servizio da Londra, della corrispondente della rete Rai.
La quale corrispondente attacca: l'attentato di ieri ... dunque Rai News 24 alle 6.45 di oggi, domenicia 17 settembre, non ha ancora avuto la corrispondenza aggiornata sul giovane arrestato e rimanda in onda quella di ieri, dove si indugia sul fatto che la polizia, anzi il capo dell'antiterrorismo ha annunciato che l'allerta era massima, che le indagini anche dopo l'arresto del giovane proseguivano ecc...
Insomma il canale diretto da Di Bella, con tutti i giornalisti e corrispondenti in dotazione, ma che sicuramente in casi eccezionali può, anzi deve, usufruire dei contributi di altri corrispondenti Rai, dorme ed attende che si faccia pieno giorno per importunare il suo, la sua, corrispondente mandandolo/a a vedere che succede per aggiornare i suoi telespettatori.
Perchè i corrispondenti di Sky Tg 24 devono arrivare sempre prima dei loro colleghi di Rai News 24?
Per dare al canale Rai la sveglia, almeno per questo, Milena Gabanelli poteva essere più che utile.
E fin qui i due canali News sembrano combattere ad armi quasi pari.
Stamattina, domenica 17 settembre, ore 6.45, invece...
Sky Tg 24. Ampio servizio da Londra per gli ulteriori aggiornamenti. Si cercano tuttora complici ma i riflettori su quel ragazzo rivelano altro, come dichiara, in una particolareggiata intervista, una sua vicina di casa. La prima notizia, inquietante è che il diciottenne una quindicina di giorni fa era stato messo al gabbio e poi - perchè? - subito liberato.
Rai News 24. Il giornalista in studio dà notizia degli aggiornamenti, il 'sottopancia' ripete qualche novità, come quella del suo arresto, mentre tentava di fuggire, e poi viene annunciato il servizio da Londra, della corrispondente della rete Rai.
La quale corrispondente attacca: l'attentato di ieri ... dunque Rai News 24 alle 6.45 di oggi, domenicia 17 settembre, non ha ancora avuto la corrispondenza aggiornata sul giovane arrestato e rimanda in onda quella di ieri, dove si indugia sul fatto che la polizia, anzi il capo dell'antiterrorismo ha annunciato che l'allerta era massima, che le indagini anche dopo l'arresto del giovane proseguivano ecc...
Insomma il canale diretto da Di Bella, con tutti i giornalisti e corrispondenti in dotazione, ma che sicuramente in casi eccezionali può, anzi deve, usufruire dei contributi di altri corrispondenti Rai, dorme ed attende che si faccia pieno giorno per importunare il suo, la sua, corrispondente mandandolo/a a vedere che succede per aggiornare i suoi telespettatori.
Perchè i corrispondenti di Sky Tg 24 devono arrivare sempre prima dei loro colleghi di Rai News 24?
Per dare al canale Rai la sveglia, almeno per questo, Milena Gabanelli poteva essere più che utile.
venerdì 8 settembre 2017
Sul caso Gabanelli, Anzaldi straparla, Maggioni tace e Freccero fa un passo indietro
Freccero trova - ma è forse l'unico a pensarla in questa maniera - che l'offerta fatta alla Gabanelli non sia indecente, come pensano tutti compreso Anzaldi, Pd, segretario della Commissione di vigilanza Rai, e teorico del partito di Renzi.
Il quale giustamente si domanda: ma è stato fatto un esame preliminare alla Gabanelli per vedere se la nota 'inchiestista' è capace di dirigere una testata giornalistica? Certo che l'esame preliminare non le è stato ancora fatto; è forse per questo che intanto il Dg Rai le ha offerto una vicedirezione. Intanto impara cosa voglia dire dirigere - o vicedirigere una testata giornalistica come è Rai News 24, ora diretta da Di Bella - poi si vedrà, una volta superato l'esame e terminato con successo l'apprendistato. Nulla di più ragionevole, se non fosse che al segretario della Commissione di vigilanza nessuno ha fatto mai un esame per constatare se ha la professionalità per tale incarico, che gli è venuta direttamente dal suo capo padrone.
Non stupisce, invece, il silenzio di Monica Maggioni, presidente Rai, che, secondo le malelingue, è quella che in azienda avrebbe osteggiato il progetto della nuova testata giornalistica web Rai. Ma il silenzio della Maggioni ha anche una seconda chiave di lettura, tutta favorevole alla Gabanelli. Lei ci è passata e quindi non vuole che anche la Gabanelli soffra ciò che Lei ha sofferto, per volere di Gubitosi, che da 'inviata' di guerra la promosse sul campo direttrice di Rai News 24, e cioè il totale insuccesso. Constatazione che darebbe ragione ad Anzaldi, il quale ultimamente ha deciso per mettere a tacere tutte le malelingue che lo attaccano giornalmente, di sottoporsi all'esame attitudinale che lui, giustamente, chiede per la Gabanelli.
Noi seguiamo da anni Anzaldi; e negli ultimi anni con maggiore dedizione. Da quando , al tempo di Ignazio Marino sindaco di Roma, dopo le dimissioni della sua assessora alla cultura, Barca, in cerca di un sostituto, propose al povero sindaco, povero di idee quanto la stessa Raggi, che poi non ascoltò il suo consiglio, scegliendo la Marinelli, di fare assessore Michele Dall'Ongaro, di stretta osservanza Pd, allora dirigente Rai per la musica.
Al di là della fede Pd- che, comunque, non l'avesse avuta solida, il candidato avrebbe potuto abbracciare anche dopo, disinteressatamente, Anzaldi era rimasto colpito dalla dedizione di Dall'Ongaro nel curare i cazzi suoi in Rai. E si era detto: se mette nella gestione della cultura a Roma la stessa dedizione, che mette nella cura dei cazzi suoi in Rai, per Roma sarà una svolta.
Ignazio Marino non gli diede ascolto, anche perchè Anzaldi era uomo di Renzi e a Renzi Marino non è andato mai giù, e scelse la Marinelli. Male fece, perchè senza Dall'Ongaro e la sua dedizione, il sindaco chirurgo e l'intero suo gabinetto colarono a picco in pochi mesi.
Dunque meglio ascoltare il teorico PD, Michele Anzaldi, vale anche per la Gabanelli.
Il quale giustamente si domanda: ma è stato fatto un esame preliminare alla Gabanelli per vedere se la nota 'inchiestista' è capace di dirigere una testata giornalistica? Certo che l'esame preliminare non le è stato ancora fatto; è forse per questo che intanto il Dg Rai le ha offerto una vicedirezione. Intanto impara cosa voglia dire dirigere - o vicedirigere una testata giornalistica come è Rai News 24, ora diretta da Di Bella - poi si vedrà, una volta superato l'esame e terminato con successo l'apprendistato. Nulla di più ragionevole, se non fosse che al segretario della Commissione di vigilanza nessuno ha fatto mai un esame per constatare se ha la professionalità per tale incarico, che gli è venuta direttamente dal suo capo padrone.
Non stupisce, invece, il silenzio di Monica Maggioni, presidente Rai, che, secondo le malelingue, è quella che in azienda avrebbe osteggiato il progetto della nuova testata giornalistica web Rai. Ma il silenzio della Maggioni ha anche una seconda chiave di lettura, tutta favorevole alla Gabanelli. Lei ci è passata e quindi non vuole che anche la Gabanelli soffra ciò che Lei ha sofferto, per volere di Gubitosi, che da 'inviata' di guerra la promosse sul campo direttrice di Rai News 24, e cioè il totale insuccesso. Constatazione che darebbe ragione ad Anzaldi, il quale ultimamente ha deciso per mettere a tacere tutte le malelingue che lo attaccano giornalmente, di sottoporsi all'esame attitudinale che lui, giustamente, chiede per la Gabanelli.
Noi seguiamo da anni Anzaldi; e negli ultimi anni con maggiore dedizione. Da quando , al tempo di Ignazio Marino sindaco di Roma, dopo le dimissioni della sua assessora alla cultura, Barca, in cerca di un sostituto, propose al povero sindaco, povero di idee quanto la stessa Raggi, che poi non ascoltò il suo consiglio, scegliendo la Marinelli, di fare assessore Michele Dall'Ongaro, di stretta osservanza Pd, allora dirigente Rai per la musica.
Al di là della fede Pd- che, comunque, non l'avesse avuta solida, il candidato avrebbe potuto abbracciare anche dopo, disinteressatamente, Anzaldi era rimasto colpito dalla dedizione di Dall'Ongaro nel curare i cazzi suoi in Rai. E si era detto: se mette nella gestione della cultura a Roma la stessa dedizione, che mette nella cura dei cazzi suoi in Rai, per Roma sarà una svolta.
Ignazio Marino non gli diede ascolto, anche perchè Anzaldi era uomo di Renzi e a Renzi Marino non è andato mai giù, e scelse la Marinelli. Male fece, perchè senza Dall'Ongaro e la sua dedizione, il sindaco chirurgo e l'intero suo gabinetto colarono a picco in pochi mesi.
Dunque meglio ascoltare il teorico PD, Michele Anzaldi, vale anche per la Gabanelli.
lunedì 8 maggio 2017
RAI. Fazio Fabio, detto Fabbio, tu sei anche un COSTO. Non puoi dire: 'campo dall'orto!'
Nel corso del festival dedicato alla tv, a Dogliani, interrogato da Aldo Grasso, Fazio - per tutti 'Fabbio' - s'è dato a lamentarsi, rivelando anche alcuni spiacevoli particolari della sua attuale condizione. Come quello degli insulti spesso rivoltigli quando accompagna i figli a scuola, se viene riconosciuto da qualcuno. Ed anche di qualche minaccia, di morte addirittura, alla quale ovviamente occorre dare il peso che può avere uno sfogo momentaneo, dettato da condizioni di seria difficoltà in cui versano molti italiani, e certamente da non prendere alla lettera.
Tutto ciò non ci esime dal condannare simili comportamenti che di recente hanno toccato anche cariche istituzionali di primo piano.
Fazio - con il quale l'intervistatore (solitamente non arruolabile fra i suoi fan) sembra non essere stato particolarmente pungente con l'intervistato, anche sul capitolo: 'Fazio, patrimonio e non solo costo', ha detto apertamente - come, del resto, nasconderlo - che lui 'guadagna molto', e che a differenza di molti suo colleghi, avrebbe molti portoni spalancati davanti, qualora la porta della Rai gli si chiudesse in faccia - ma per sua volontà.
E, infatti, il direttore generale, Antonio - che anche lui non può dire: 'campo dall'orto!' - cogliendo l'invito di 'Fabbio' a difenderlo, davanti alla stessa platea di Dogliani ha detto che Fazio è una risorsa; fa parte del patrimonio della Rai, e non è soltanto un volto della tv - come maldestramente s'era difeso dalla medesima accusa di guadagnare troppo, Giletti - ma anche autore , e la tv 'la fanno gli autori'( dopo o senza Fazio, autori in Rai non ve ne sono più?)
Fabbio non può negare di essere corso subito ai ripari, appena s'è ventilata l'ipotesi che gli avrebbero toccato il portafogli: "voglio d'ora in avanti produrre i miei programmi", che tradotto vuol dire: vendo il programma 'chiavi in mano' e perciò guadagno quello che voglio, forse anche più di ora, e così il mio portafogli è salvo.
In barba alla lotta, purtroppo senza apprezzabile esito, fatta in questi anni per togliere spazio e potere ai produttori esterni, a vantaggio delle specifiche competenze Rai, che ci sono se solo venissero sfruttate e valutate. Che fa 'Fabbio', si ritira dalla lotta a questo malcostume, dimenticando che chi 'si ritira dalla lotta...'.
Anche l'inno ufficiale della Rai che canta la sua diversità da tutte le altre aziende di comunicazione, perchè fa 'servizio pubblico', non viene più cantato dalle nostre star che 'guadagnano troppo' e che non intendono, per nessuna ragione, venire a più miti pretese, nonostante che la crisi continui a falcidiare le risorse anche vitali di molti cittadini, salvo che le loro. La controrisposta che occorre tener presente quanto loro fanno guadagnare alla Rai, ha senso, ma solo in parte. Non l'ha quando vuol sostenere che siccome fanno guadagnare forse più di quanto costano, si possa spendere e spandere in loro favore, senza limiti.
Il milione ed ottocento mila Euro circa, a quanto ammonta il suo compenso in Rai, è davvero troppo, ed è certo che oggi in nessuna altra azienda televisiva potrebbe mantenerlo. Il discorso vale naturalmente non solo per 'Fabbio'; vale anche, ad esempio, per Antonellona; vale per gli 'Angeli' - poco angeli, e molto industriali della tv - padre e figlio, ed per un'altra decina di star, i cui nomi sono ogio sulle bocche di tutti, come quello di 'Fabbio'.
I loro compensi sono oggettivamente eccessivi, e la Rai, sua sponte, avrebbe dovuto calmierarli, senza attendere bordate e accuse mosse anche da parlamentari della stessa maggioranza di governo che ha espresso l'attuale direzione generale. Invece non l'ha fatto, per il timore di aprire la stalla e far scappare i buoi. Si provi ad aprirla la stalla. Siamo sicuri che usciti da quella della Rai, trovino rifugio in altre stalle altrettanto confortevoli e tanto ricche di vitaminizzato fieno ( li 'sordi', alla romana)?
Per tornare , infine, a Fabbio, la sua posizione stipendiale, ad esempio, gli ha impedito - a differenza di quanto hanno fatto la Gabanelli ed altri che non hanno la stessa coda di paglia di lui, se ricordiamo bene - di parlare, in tutta serenità, dei famigerati vitalizi degli ex parlamentari (non è un caso che, a nostra memoria, anche Eugenio Scalfari, che ne percepisce uno da quasi mezzo secolo, non affronti mai tale tema nelle sue omelie domenicali, sempre interessanti ed approfondite, ma per questa ragione incomplete); e, per converso, sicuramente gli impedirà di accennare al gesto di un ex direttore generale della Rai ( lodevolmente, per lui, sposato Ferilli, ma che ha purtroppo il demerito di aver dato troppo spazio a Marzullo), Cattaneo, oggi a capo di una grande azienda multinazionale, il quale ha, di recente, devoluto ai lavoratori del suo gruppo, interamente, il bonus (di quasi sette milioni di Euro) meritato per i bilanci in attivo e per i ricavi, ben superiori a quelli di Fazio per la Rai, dell'azienda che amministra.
'Fabbio' potrebbe mai invitarlo a parlare di questo, impedendo a chicchessia di rimproverargli - qualora lo facesse, ma non lo farà - che, a pancia piena, 'predica bene e...'. Che non è un insulto, bensì semplice constatazione, e di buon senso.
Tutto ciò non ci esime dal condannare simili comportamenti che di recente hanno toccato anche cariche istituzionali di primo piano.
Fazio - con il quale l'intervistatore (solitamente non arruolabile fra i suoi fan) sembra non essere stato particolarmente pungente con l'intervistato, anche sul capitolo: 'Fazio, patrimonio e non solo costo', ha detto apertamente - come, del resto, nasconderlo - che lui 'guadagna molto', e che a differenza di molti suo colleghi, avrebbe molti portoni spalancati davanti, qualora la porta della Rai gli si chiudesse in faccia - ma per sua volontà.
E, infatti, il direttore generale, Antonio - che anche lui non può dire: 'campo dall'orto!' - cogliendo l'invito di 'Fabbio' a difenderlo, davanti alla stessa platea di Dogliani ha detto che Fazio è una risorsa; fa parte del patrimonio della Rai, e non è soltanto un volto della tv - come maldestramente s'era difeso dalla medesima accusa di guadagnare troppo, Giletti - ma anche autore , e la tv 'la fanno gli autori'( dopo o senza Fazio, autori in Rai non ve ne sono più?)
Fabbio non può negare di essere corso subito ai ripari, appena s'è ventilata l'ipotesi che gli avrebbero toccato il portafogli: "voglio d'ora in avanti produrre i miei programmi", che tradotto vuol dire: vendo il programma 'chiavi in mano' e perciò guadagno quello che voglio, forse anche più di ora, e così il mio portafogli è salvo.
In barba alla lotta, purtroppo senza apprezzabile esito, fatta in questi anni per togliere spazio e potere ai produttori esterni, a vantaggio delle specifiche competenze Rai, che ci sono se solo venissero sfruttate e valutate. Che fa 'Fabbio', si ritira dalla lotta a questo malcostume, dimenticando che chi 'si ritira dalla lotta...'.
Anche l'inno ufficiale della Rai che canta la sua diversità da tutte le altre aziende di comunicazione, perchè fa 'servizio pubblico', non viene più cantato dalle nostre star che 'guadagnano troppo' e che non intendono, per nessuna ragione, venire a più miti pretese, nonostante che la crisi continui a falcidiare le risorse anche vitali di molti cittadini, salvo che le loro. La controrisposta che occorre tener presente quanto loro fanno guadagnare alla Rai, ha senso, ma solo in parte. Non l'ha quando vuol sostenere che siccome fanno guadagnare forse più di quanto costano, si possa spendere e spandere in loro favore, senza limiti.
Il milione ed ottocento mila Euro circa, a quanto ammonta il suo compenso in Rai, è davvero troppo, ed è certo che oggi in nessuna altra azienda televisiva potrebbe mantenerlo. Il discorso vale naturalmente non solo per 'Fabbio'; vale anche, ad esempio, per Antonellona; vale per gli 'Angeli' - poco angeli, e molto industriali della tv - padre e figlio, ed per un'altra decina di star, i cui nomi sono ogio sulle bocche di tutti, come quello di 'Fabbio'.
I loro compensi sono oggettivamente eccessivi, e la Rai, sua sponte, avrebbe dovuto calmierarli, senza attendere bordate e accuse mosse anche da parlamentari della stessa maggioranza di governo che ha espresso l'attuale direzione generale. Invece non l'ha fatto, per il timore di aprire la stalla e far scappare i buoi. Si provi ad aprirla la stalla. Siamo sicuri che usciti da quella della Rai, trovino rifugio in altre stalle altrettanto confortevoli e tanto ricche di vitaminizzato fieno ( li 'sordi', alla romana)?
Per tornare , infine, a Fabbio, la sua posizione stipendiale, ad esempio, gli ha impedito - a differenza di quanto hanno fatto la Gabanelli ed altri che non hanno la stessa coda di paglia di lui, se ricordiamo bene - di parlare, in tutta serenità, dei famigerati vitalizi degli ex parlamentari (non è un caso che, a nostra memoria, anche Eugenio Scalfari, che ne percepisce uno da quasi mezzo secolo, non affronti mai tale tema nelle sue omelie domenicali, sempre interessanti ed approfondite, ma per questa ragione incomplete); e, per converso, sicuramente gli impedirà di accennare al gesto di un ex direttore generale della Rai ( lodevolmente, per lui, sposato Ferilli, ma che ha purtroppo il demerito di aver dato troppo spazio a Marzullo), Cattaneo, oggi a capo di una grande azienda multinazionale, il quale ha, di recente, devoluto ai lavoratori del suo gruppo, interamente, il bonus (di quasi sette milioni di Euro) meritato per i bilanci in attivo e per i ricavi, ben superiori a quelli di Fazio per la Rai, dell'azienda che amministra.
'Fabbio' potrebbe mai invitarlo a parlare di questo, impedendo a chicchessia di rimproverargli - qualora lo facesse, ma non lo farà - che, a pancia piena, 'predica bene e...'. Che non è un insulto, bensì semplice constatazione, e di buon senso.
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lunedì 13 giugno 2016
Inchieste in tv. Giovani giornalisti crescono. I casi di Mastrolia e di Anna Maria Stoico
Ieri sera, in mancanza di Gabanelli e Iacona, in vacanza, abbiamo avuto con una nuova trasmissione, REC, la prova provata che di giornalisti capaci di fare inchieste in Italia ve ne sono, anche fra i giovani, cresciuti all'ombra di padri e madri nobili,quali appunto i due alfieri dei giornalismo d'inchiesta in Rai. Una seconda, e forse ultima puntata, verrà trasmessa da Rai3 domenica prossima. Autori lo stesso gruppo di giovani, seguiti dai loro tutor, e cresciuti nella scuola di giornalismo di Perugia(?).
Due i temi affrontati: l'incredibile ascesa di un signor nessuno, del salernitano, che di cognome fa MASTROLIA che nel giro di pochi anni si è imposto nel settore alimentare (paste soprattutto) ed in quello dei prodotti dell'infanzia, molto redditizi: latte in polvere e latte per neonati, sbaragliando la concorrenza, nell'acquisizione di buona parte dei marchi presenti sul mercato e, nel settore della pasta, di alcuni stabilimenti italiani, per pochi soldi, che poi ha chiuso o ridotto di personale, nel giro di poco tempo.
E tutto questo restando sconosciuto al fisco italiano, mentre in Italia è inquisito (entro breve una sentenza della cassazione , per uno dei processi in cui è coinvolto). perché la proprietà di tutti questi marchi fa capo ad una società capofila, con residenza a Lugano. Come ti sbagli?
Non finisce però così la storia, che si tinge di altro giallo perché in ospedali non proprio periferici, alle mamme dimesse dopo il parto viene dato un foglio con l'indicazione - disinteressata!- di uno dei latti artificiali che fanno capo a Mastrolia, dissuadendole con le buone maniere dall'allattamento al seno -indicazione gravissima, sapendo tutti delle qualità del latte materno per il neonato.
Viene interpellato anche il Ministro al quale non risultano legami fra società di pediatria e ditte produttrici di latti per neonati - è l'unico a non sapere di simili intrecci malavitosi. Sponsorizzazioni di congressi, viaggi premio, regali ecc... chi non sa di tutto questo? In Inghilterra, dove alla realtà si guarda in faccia, questo traffico è stato stroncato.
La società che fa capo a Mastrolia e che fattura per quasi 500 milioni di Euro ogni anno, al fisco italiano nulla deve, come del resto lo stesso Mastrolia che paga le tasse altrove.
L'inchiesta poi andava anche a toccare un altro tasto, ancora più dolente: chi ha dato a Mastrolia i soldi per una simile scalata finanziaria ed industriale? Il sospetto è che sia stata la camorra o malavita in generale e lo strozzinaggio. Bravi!
Il secondo servizio è per certi versi ancora più inquietante e riguarda un numero considerevole di maestre 'di sostegno' a scuola, nelle classi con bambini che hanno qualche problema.
Si è venuto a sapere, per merito dei bravissimi giovani e tosti giornalisti di REC, che un centinaio circa di queste maestre, tutte laureate dalla sera alla mattina, vengono da Lesina, sul Gargano. e la rettora universitaria che le ha laureate sarebbe una vigilessa, il cui nome è ANNA MARIA STOICO, che avrebbe fabbricato per loro, che erano prima di diventare laureate in scienza della formazione, in tutt'altri lavori impegnate, i relativi diplomi, FALSI.
Se il sospetto diventasse accusa provata, la STOICO sarebbe davvero un genio imprenditoriale e bisognerebbe dare a lei la Laurea honoris causa in 'truffa aggravata ai danni dello Stato'.
Interpellata una dirigente di prima fascia del Ministero dell'Istruzione, la malcapitata ha detto che di irregolarità ve ne sono numerose, che lei qualche volta ha provato a denunciare, ma ogni volta le è stato detto che se voleva fare carriera era meglio che stesse zitta e si facesse i c... suoi, secondo l'infallibile metodo Razzi.
E i presidi delle scuole in cui queste laureate dalla vigilessa sono andate ad insegnare? Loro stanno a quel che i candidati all'insegnamento dichiarano, non controllano evidentemente i diplomi, che anche alla vista risulterebbero falsi. A seguito di denuncia, ma dopo che hanno preso servizio, se emergono irregolarità i dirigenti scolastici intervengono. E i ragazzi bisognosi di sostegno che magari sono stati danneggiati?
E i ragazzi affidati alle loro cure? Dio e gli angeli custodi li proteggano.
E la vigilessa? meglio custodita dietro le sbarre.
Due i temi affrontati: l'incredibile ascesa di un signor nessuno, del salernitano, che di cognome fa MASTROLIA che nel giro di pochi anni si è imposto nel settore alimentare (paste soprattutto) ed in quello dei prodotti dell'infanzia, molto redditizi: latte in polvere e latte per neonati, sbaragliando la concorrenza, nell'acquisizione di buona parte dei marchi presenti sul mercato e, nel settore della pasta, di alcuni stabilimenti italiani, per pochi soldi, che poi ha chiuso o ridotto di personale, nel giro di poco tempo.
E tutto questo restando sconosciuto al fisco italiano, mentre in Italia è inquisito (entro breve una sentenza della cassazione , per uno dei processi in cui è coinvolto). perché la proprietà di tutti questi marchi fa capo ad una società capofila, con residenza a Lugano. Come ti sbagli?
Non finisce però così la storia, che si tinge di altro giallo perché in ospedali non proprio periferici, alle mamme dimesse dopo il parto viene dato un foglio con l'indicazione - disinteressata!- di uno dei latti artificiali che fanno capo a Mastrolia, dissuadendole con le buone maniere dall'allattamento al seno -indicazione gravissima, sapendo tutti delle qualità del latte materno per il neonato.
Viene interpellato anche il Ministro al quale non risultano legami fra società di pediatria e ditte produttrici di latti per neonati - è l'unico a non sapere di simili intrecci malavitosi. Sponsorizzazioni di congressi, viaggi premio, regali ecc... chi non sa di tutto questo? In Inghilterra, dove alla realtà si guarda in faccia, questo traffico è stato stroncato.
La società che fa capo a Mastrolia e che fattura per quasi 500 milioni di Euro ogni anno, al fisco italiano nulla deve, come del resto lo stesso Mastrolia che paga le tasse altrove.
L'inchiesta poi andava anche a toccare un altro tasto, ancora più dolente: chi ha dato a Mastrolia i soldi per una simile scalata finanziaria ed industriale? Il sospetto è che sia stata la camorra o malavita in generale e lo strozzinaggio. Bravi!
Il secondo servizio è per certi versi ancora più inquietante e riguarda un numero considerevole di maestre 'di sostegno' a scuola, nelle classi con bambini che hanno qualche problema.
Si è venuto a sapere, per merito dei bravissimi giovani e tosti giornalisti di REC, che un centinaio circa di queste maestre, tutte laureate dalla sera alla mattina, vengono da Lesina, sul Gargano. e la rettora universitaria che le ha laureate sarebbe una vigilessa, il cui nome è ANNA MARIA STOICO, che avrebbe fabbricato per loro, che erano prima di diventare laureate in scienza della formazione, in tutt'altri lavori impegnate, i relativi diplomi, FALSI.
Se il sospetto diventasse accusa provata, la STOICO sarebbe davvero un genio imprenditoriale e bisognerebbe dare a lei la Laurea honoris causa in 'truffa aggravata ai danni dello Stato'.
Interpellata una dirigente di prima fascia del Ministero dell'Istruzione, la malcapitata ha detto che di irregolarità ve ne sono numerose, che lei qualche volta ha provato a denunciare, ma ogni volta le è stato detto che se voleva fare carriera era meglio che stesse zitta e si facesse i c... suoi, secondo l'infallibile metodo Razzi.
E i presidi delle scuole in cui queste laureate dalla vigilessa sono andate ad insegnare? Loro stanno a quel che i candidati all'insegnamento dichiarano, non controllano evidentemente i diplomi, che anche alla vista risulterebbero falsi. A seguito di denuncia, ma dopo che hanno preso servizio, se emergono irregolarità i dirigenti scolastici intervengono. E i ragazzi bisognosi di sostegno che magari sono stati danneggiati?
E i ragazzi affidati alle loro cure? Dio e gli angeli custodi li proteggano.
E la vigilessa? meglio custodita dietro le sbarre.
martedì 14 aprile 2015
De ciuccis ad anas
Permetteteci di scherzare ancora un pò, semplicemente per non insultarlo, come siamo stati tentati di fare seguendo la sua intervista di domenica scorsa a Report della Gabanelli. La giornalista l'incalzava con domande pertinenti - di quelle che i giornali difficilmente fanno agli intervistati eccellenti - e ciucci la guardava fissa come a dire: ma come si permette questa stronzetta. Sì, la stronzetta non solo poteva permettersi, ma ha fatto bene a farle le domande che le ha fatto. La strada siciliana collassata a novembre, era stata collaudata? Che ne so, certo, ma non da me. Chi ha fatto il collaudo? Risulta sia stato un suo collaboratore che in ANAS lavorava nel settore delle pubbliche relazioni. E ciucci: che c'è di strano, il collaudo può farlo anche lui. Naturalmente nominato da ciucci collaudatore, come anche dallo steso ciucci assunto in ANAS; insomma tutto nel suo cerchio maledetto che non consente magie - perchè i calcoli ingegneristici sono di un altro pianeta - e che quando accade l'imprevisto va a carte quarantotto.
Risulta che l'ANAS abbia anche una sua televisione, naturalmente presieduta e diretta da altri facenti parte del cc (cerchio ciucci). Certo, risponde ciucci, abbiamo bisogno di comunicare e ci siamo fatti la nostra tv. E poi abbiamo visto - ma ci pare in un'altra rete che aveva affrontato il medesimo disastro ANAS - una lezione sull'uso delle strisce pedonali, affidata al prof. Bruno Amatucci, nostro amico di un tempo, abbronzato ora come allora, elegante fino alla pedanteria, il quale ha ricordato agli sbadati che sulle strisce non ci si può fermare a parlare, a bere un aperitivo, a fare la pipì, meno ancora la cacca, ad andare su e giù con i pattini, ad attraversarle in bicicletta con la ruota anteriore in aria...
E tutto questo a spese notre, fra le quali spese va anche incluso lo stipendio annuo del ciucci, intorno al 1.000.000 di Euro. E lui, quando s'è stabilito che il suo stipendio non poteva più superare i 240.000 Euro, giustamente s'è dimesso, per essere poi riassunto come pensionato, beccare la liquidazione - non si sa mai, qualche magistrato gliela avrebbe potuto sequestrare per fargli pagare le inefficienze della sua presidenza. E così, pensione da nababbo e parcella di collaborazione al massimo consentito. Insomma si possono fare tutte le leggi che si vogliono, ma i ciucci saranno sempre più furbi di tutti.
Ciucci, ricevuto dal nuovo ministro Delrio, ha dichiarato che si presenterà dimissionario alla prossima assemblea degli azionisti a maggio, e che lo fa in segno di rispetto del nuovo ministro, per lasciargli libertà di decisione nelle competenze del suo dicastero. E che la sua decisione è stata assai sofferta: ciucci, fai soffrire noi per ogni minuto in più che resti all'anas; ciucci se ne deve andare per rispetto dei cittadini italiani, i quali ora si augurano che un qualche magistrato indaghi la sua presidenza ANAS, alla luce degli ultimi misfatti. Basterbbe quella sua intervista a Report; contiene numerosi capi d'accusa, dalla distrazione, al mancato controllo, quando non addirittura al disastro colposo.
Risulta che l'ANAS abbia anche una sua televisione, naturalmente presieduta e diretta da altri facenti parte del cc (cerchio ciucci). Certo, risponde ciucci, abbiamo bisogno di comunicare e ci siamo fatti la nostra tv. E poi abbiamo visto - ma ci pare in un'altra rete che aveva affrontato il medesimo disastro ANAS - una lezione sull'uso delle strisce pedonali, affidata al prof. Bruno Amatucci, nostro amico di un tempo, abbronzato ora come allora, elegante fino alla pedanteria, il quale ha ricordato agli sbadati che sulle strisce non ci si può fermare a parlare, a bere un aperitivo, a fare la pipì, meno ancora la cacca, ad andare su e giù con i pattini, ad attraversarle in bicicletta con la ruota anteriore in aria...
E tutto questo a spese notre, fra le quali spese va anche incluso lo stipendio annuo del ciucci, intorno al 1.000.000 di Euro. E lui, quando s'è stabilito che il suo stipendio non poteva più superare i 240.000 Euro, giustamente s'è dimesso, per essere poi riassunto come pensionato, beccare la liquidazione - non si sa mai, qualche magistrato gliela avrebbe potuto sequestrare per fargli pagare le inefficienze della sua presidenza. E così, pensione da nababbo e parcella di collaborazione al massimo consentito. Insomma si possono fare tutte le leggi che si vogliono, ma i ciucci saranno sempre più furbi di tutti.
Ciucci, ricevuto dal nuovo ministro Delrio, ha dichiarato che si presenterà dimissionario alla prossima assemblea degli azionisti a maggio, e che lo fa in segno di rispetto del nuovo ministro, per lasciargli libertà di decisione nelle competenze del suo dicastero. E che la sua decisione è stata assai sofferta: ciucci, fai soffrire noi per ogni minuto in più che resti all'anas; ciucci se ne deve andare per rispetto dei cittadini italiani, i quali ora si augurano che un qualche magistrato indaghi la sua presidenza ANAS, alla luce degli ultimi misfatti. Basterbbe quella sua intervista a Report; contiene numerosi capi d'accusa, dalla distrazione, al mancato controllo, quando non addirittura al disastro colposo.
lunedì 13 aprile 2015
Gli sfracelli di Freccero, le idiozie di Salvini. L'EXPO, e l'ANAS. Mai più ciucci a capo dell'ANAS
Se ogni volta che apre bocca il Matteo lombardo non riesce a trattenere una qualche scemenza - l'ultima sui campi rom gli meriterebbe il taglio della lingua, semplicemente per non fargli fare continuamente la figura dell'idiota - quando in uno studio televisivo siede l'apocalittico Freccero allora c'è da attendersi un qualche sfracello, annunciato, minacciato o narrato. Qualunque, perchè su qualunque argomento egli potrebbe scrivere un' enciclica di disastri, gicchè sa tutto, perfino quello che non sa.
In faccia a lui i 'Freccero Boy's, Gomez e Travaglio sono dei bamboccioni, mollaccioni, anche quando seguono alla lettera la lezione del loro guru, Freccero.
Il quale ieri, nello studio di 'Piazza pulita' si interrogava sull'EXPO. Era proprio necessario farla? a che serve oggi una Expo? perchè prima di prendere una decisione non si è andati a vedere i risultati disastrosi delle ultime? E McDonald's all'EXPO? E' una ingiuria , nonostante che io - ha detto - consumi abitualmente panini della multinazionale e coca. E poi c'è lo scandalo dell'incompiuto, tipico di tutta la storia italiana che ora non risparmia neanche la manifestazione milanese che ci esporrà al ridicolo di fronte al mondo. Che se ne farà dell'EXPO, una volta finito? Un' Expo doveva incidere sulla città, si doveva fare non in una landa deserta ma in città ( Freccero straparla). E i padiglioni di carta pesta (reggeranno?) e la sicurezza che fa acqua da ogni parte, perfino in Tribunale? E le consuete mazzette, gli appalti truccati e non fatti e qualunque altra apocalittica nefandezza? Freccero le elenca tutte per concludere, o far concludere, che l'Expo non s'ha da fare.
Gomez invece ha raccontato - più credibile - che a Smirne, da quando la città è stata scartata, a favore di Milano, hanno costruito una autostrada, università ed altro. E Crozza, perfino Crozza, parlando dell'EXPO, ha detto cose più dure ma più precise sull'EXPO, a proposito di alcuni progetti, messi nero su bainco, dei quali s'è persa anche la memoria, quando sono iniziati i lavori. Gomez e Crozza meglio di Freccero. Il quale, quando alla RAI l'hanno chiamato per affidargli 'RAI EXPO' ha preso un fugone ed ha rinunciato, sapendo che cosa sarebbe successo. Ed oggi, a meno di un mese dall'inaugurazione, le cose mi danno ragione., ha concluso l'apocalittico disintegrato.
Però...però si può concepire un presidente del Consiglio che dopo gli ultimi tre collassi autostradali, gestione ANAS, sta rinchiuso a Palazzo Chigi a leggersi i fumetti e non manda a casa - sarebbe meglio in galera, dopo che si è saputo che di quelle strade o autostrade non furono fatti nennche i collaudi- i vertici? Qualche volta potrebbe distogliere l'attenzione dai fumetti preferiti, e dare un'occhiata alla TV, a quella che ogni tanto fa inchieste giornalistiche, anche sull'ANAS, che la Gabanelli ci fa fatto conoscere meglio l'altra sera, procurandoci brividi e sussulti. Mentre le autostrade collassano, lui continua a leggere fumetti. Legge fumetti Renzi? Dicono di sì, anche se poi, quando va in libreria ne esce con un bustone di libri che mai e poi mai leggerà.
Sulle letture del premier c'è stata una accesa polemica nei mesi corsi fra lui e Salvini, il quale in fatto di lettura manca anche di sfogliare i fumetti, tanto cari al Matteo fiorentino.
Per tornare all'EXPO, Freccero ha ragione solo quando sottolinea che in Italia tutto si fa sul filo dell'emergenza, si termina e completa ogni cosa due minuti dopo il tempo massimo. E' da parecchi anni che s'era decisa l'EXPO. Noi stessi, tanto per non perdere l'abitudine ad auto compiacerci, pubblicammo (sul bimestrale Music@, edito dal Conservatorio dell'Aquila) nel lontano 2009, una serie di progetti messi a punto da rinomati artisti italiani, destinati all'EXPO, seguendone il tema. Di quei progetti presentati per tempo, seppure non richiesti, gli organizzatori, che hanno ben altro per la testa- come ad esempio. come fare affari - non si sono dati neanche la pena di leggerli, per vedere se ce ne fosse qualcuno realizzabile. Semplicemente perché - osiamo pensare - non c'era odore di mazzette ed imbrogli.
E così, mentre Renzi è al suo ventesimo fumetto, Salvini pensa come farci ridere ogni giorno e Freccero dà gli ultimi ritocchi all'affresco della fine del mondo.
P.S. Dai giornali di oggi apprendiamo che il famoso Ciucci - non vogliamo ironizzare sul cognome, del resto non potremmo farlo a causa del nostro cognome pur esso assai singolare - si è dimesso dall'ANAS, con una modica buonuscita di 1.800.000 Euro. Per la sua presidenza dell'ANAS, ultimamente anche da pensionato, dobbiamo ringraziare prima Prodi, poi Berlusconi, e, per ultimo anche gli altri premier: Monti Letta ed anche, buon ultimo Renzi. Siamo disposti a sopportare anche questo, a patto che mai più ciucci a comandare in ANAS. Basta.
In faccia a lui i 'Freccero Boy's, Gomez e Travaglio sono dei bamboccioni, mollaccioni, anche quando seguono alla lettera la lezione del loro guru, Freccero.
Il quale ieri, nello studio di 'Piazza pulita' si interrogava sull'EXPO. Era proprio necessario farla? a che serve oggi una Expo? perchè prima di prendere una decisione non si è andati a vedere i risultati disastrosi delle ultime? E McDonald's all'EXPO? E' una ingiuria , nonostante che io - ha detto - consumi abitualmente panini della multinazionale e coca. E poi c'è lo scandalo dell'incompiuto, tipico di tutta la storia italiana che ora non risparmia neanche la manifestazione milanese che ci esporrà al ridicolo di fronte al mondo. Che se ne farà dell'EXPO, una volta finito? Un' Expo doveva incidere sulla città, si doveva fare non in una landa deserta ma in città ( Freccero straparla). E i padiglioni di carta pesta (reggeranno?) e la sicurezza che fa acqua da ogni parte, perfino in Tribunale? E le consuete mazzette, gli appalti truccati e non fatti e qualunque altra apocalittica nefandezza? Freccero le elenca tutte per concludere, o far concludere, che l'Expo non s'ha da fare.
Gomez invece ha raccontato - più credibile - che a Smirne, da quando la città è stata scartata, a favore di Milano, hanno costruito una autostrada, università ed altro. E Crozza, perfino Crozza, parlando dell'EXPO, ha detto cose più dure ma più precise sull'EXPO, a proposito di alcuni progetti, messi nero su bainco, dei quali s'è persa anche la memoria, quando sono iniziati i lavori. Gomez e Crozza meglio di Freccero. Il quale, quando alla RAI l'hanno chiamato per affidargli 'RAI EXPO' ha preso un fugone ed ha rinunciato, sapendo che cosa sarebbe successo. Ed oggi, a meno di un mese dall'inaugurazione, le cose mi danno ragione., ha concluso l'apocalittico disintegrato.
Però...però si può concepire un presidente del Consiglio che dopo gli ultimi tre collassi autostradali, gestione ANAS, sta rinchiuso a Palazzo Chigi a leggersi i fumetti e non manda a casa - sarebbe meglio in galera, dopo che si è saputo che di quelle strade o autostrade non furono fatti nennche i collaudi- i vertici? Qualche volta potrebbe distogliere l'attenzione dai fumetti preferiti, e dare un'occhiata alla TV, a quella che ogni tanto fa inchieste giornalistiche, anche sull'ANAS, che la Gabanelli ci fa fatto conoscere meglio l'altra sera, procurandoci brividi e sussulti. Mentre le autostrade collassano, lui continua a leggere fumetti. Legge fumetti Renzi? Dicono di sì, anche se poi, quando va in libreria ne esce con un bustone di libri che mai e poi mai leggerà.
Sulle letture del premier c'è stata una accesa polemica nei mesi corsi fra lui e Salvini, il quale in fatto di lettura manca anche di sfogliare i fumetti, tanto cari al Matteo fiorentino.
Per tornare all'EXPO, Freccero ha ragione solo quando sottolinea che in Italia tutto si fa sul filo dell'emergenza, si termina e completa ogni cosa due minuti dopo il tempo massimo. E' da parecchi anni che s'era decisa l'EXPO. Noi stessi, tanto per non perdere l'abitudine ad auto compiacerci, pubblicammo (sul bimestrale Music@, edito dal Conservatorio dell'Aquila) nel lontano 2009, una serie di progetti messi a punto da rinomati artisti italiani, destinati all'EXPO, seguendone il tema. Di quei progetti presentati per tempo, seppure non richiesti, gli organizzatori, che hanno ben altro per la testa- come ad esempio. come fare affari - non si sono dati neanche la pena di leggerli, per vedere se ce ne fosse qualcuno realizzabile. Semplicemente perché - osiamo pensare - non c'era odore di mazzette ed imbrogli.
E così, mentre Renzi è al suo ventesimo fumetto, Salvini pensa come farci ridere ogni giorno e Freccero dà gli ultimi ritocchi all'affresco della fine del mondo.
P.S. Dai giornali di oggi apprendiamo che il famoso Ciucci - non vogliamo ironizzare sul cognome, del resto non potremmo farlo a causa del nostro cognome pur esso assai singolare - si è dimesso dall'ANAS, con una modica buonuscita di 1.800.000 Euro. Per la sua presidenza dell'ANAS, ultimamente anche da pensionato, dobbiamo ringraziare prima Prodi, poi Berlusconi, e, per ultimo anche gli altri premier: Monti Letta ed anche, buon ultimo Renzi. Siamo disposti a sopportare anche questo, a patto che mai più ciucci a comandare in ANAS. Basta.
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mercoledì 23 luglio 2014
Pronta al varo Rai-Repubblica, con il via libera di De Benedetti e i ringraziamenti di Vianello
Cosa sarà andato a fare Del Rio, sottosegretario tuttofare del governo Renzi, a casa di De Benedetti? Un semplice invito di cortesia a colazione? De Benedetti, richiesto dalla Sardoni, ha detto che non è tenuto a rivelare gli argomenti di conversazione con il sottosegretario. E, del resto, a colazione, si parla di tutto; niente a che far con affari editoriali e di governo.
A fugare ogni dubbio sulla materia di quell'incontro, dovrebbe bastare la 'lontananza' di Renzi dalla tv, anche se troppe volte sbandierata. Ma se c'è da sostituire il conduttore di Ballarò, Giò Floris, passato a miglior padrone, e si pensa magari di sostituirlo con un giornalista della carta stampata, è fin troppo chiaro che la scelta del direttore di Rai3, Vianello, immediatamente comunicata agli uffici di Palazzo Chigi, non può che cadere sulla redazione di Repubblica, ormai tutt'uno con la rete televisiva di sinistra, da dove Vianello ha già preso, e prima di lui anche gli altri direttori, Corrado Augias, e poi la De Gregorio ed ora anche Massimo Giannini, vicedirettore del giornale di Scalfari, esperto in economia.
Nei disegni del direttore generale della RAI, Gubitosi, ci sarebbero molti accorpamenti interni alla Rai, a cominciare dal settore dell'informazione; dovrebbero essere fusi Tg3,Rai News,RaiParlamento,TGR, Rai Quirinale, - ma non quell'obbrobrio di TeleCamere (da cancellare assolutamente) e neanche Rai Vaticano - affidando al direzione di tutto a Monica Maggioni, supervalutata, nonostante la sua rete faccia ascolti da disaffezione, come ha denunciato la Gabanelli ieri sul Corriere, e i cui meriti giornalistici, da quando è alla direzione della rete di informazione, restano sconosciuti ai più; giacchè l'unico episodio per cui è emersa la sua figura professionale, è stata l'intervista al presidente siriano, Assad, cioè il dittatore carnefice che la Maggioni potrebbe aver conosciuto negli anni in cui lavorava duro come inviata di guerra. Evidentemente la Maggioni ha anche altri meriti a noi sconosciuti ma di gran peso.
Torniamo , invece, alla fondazione di Rai-Repubblica, la nuova rete televisiva svincolata dai partiti, tutti eccetto uno: quello di Repubblica.
Visionari di Augias non è andato bene; Pane quotidiano della De Gregorio, bravissima (e di bell'aspetto , perchè non dirlo?) giornalista ma negata assolutamente per la televisione, non è andata bene; e allora invece che interrompere il legame con il giornale di Ezio Mauro, lo si rinsalda, meglio Vianello lo rinsalda, staccando Massimo Giannini , al quale intende affidare la conduzione di Ballarò. Giannini è giornalista economico, si vede spesso in tv, - lo si è visto anche da Ballarò - fa anche bella figura perchè preparato, ma assolutamente a digiuno nella conduzione di una cagnara televisiva. In tv non c'era nessuno da mettere al suo posto, nemmeno fra i giornalisti che già fanno trasmissioni di successo, altro che quelle di Augias e della De Gregorio. No. occorre contrastare l'avanzamento delle altre reti, nella logica ancora radicata che le tre reti rispondono a tre referenti politici. Se a Rai 2 c'è Porro ( Il Giornale)- anche questa trasmissione non è che sia andata bene, eppure la si conferma, per bilanciare quella presenza occorre mettere uno di Repubblica ( giornali e conduttori apertamente in lotta continua). La riforma di Gubitosi non corregge la principale anomalia: non occorre fare entrare altri per bilanciare le anomalie esistenti, occorre sradicarle alla radice, con grande risparmio per tutti.
E per una volta, considerando che se un prodotto non va - come qualunque editore non coglione raebbe - va tolto dal mercato per sostitutirlo con un altro, sul cui esito è lecito scommettere, non - come si continua a fare- tenerlo in palinsesto a dispetto anche degli ascolti e dei costi.
perchè non si fa inviatre da De Benedetit anche Vianello, così si fa speigare come mandare avanti un'azienda editoriale- che è il mestiere che il padrone di Repubblica-L'Espresso sa fare? E prima della fusione Rai-Repubblica?
A fugare ogni dubbio sulla materia di quell'incontro, dovrebbe bastare la 'lontananza' di Renzi dalla tv, anche se troppe volte sbandierata. Ma se c'è da sostituire il conduttore di Ballarò, Giò Floris, passato a miglior padrone, e si pensa magari di sostituirlo con un giornalista della carta stampata, è fin troppo chiaro che la scelta del direttore di Rai3, Vianello, immediatamente comunicata agli uffici di Palazzo Chigi, non può che cadere sulla redazione di Repubblica, ormai tutt'uno con la rete televisiva di sinistra, da dove Vianello ha già preso, e prima di lui anche gli altri direttori, Corrado Augias, e poi la De Gregorio ed ora anche Massimo Giannini, vicedirettore del giornale di Scalfari, esperto in economia.
Nei disegni del direttore generale della RAI, Gubitosi, ci sarebbero molti accorpamenti interni alla Rai, a cominciare dal settore dell'informazione; dovrebbero essere fusi Tg3,Rai News,RaiParlamento,TGR, Rai Quirinale, - ma non quell'obbrobrio di TeleCamere (da cancellare assolutamente) e neanche Rai Vaticano - affidando al direzione di tutto a Monica Maggioni, supervalutata, nonostante la sua rete faccia ascolti da disaffezione, come ha denunciato la Gabanelli ieri sul Corriere, e i cui meriti giornalistici, da quando è alla direzione della rete di informazione, restano sconosciuti ai più; giacchè l'unico episodio per cui è emersa la sua figura professionale, è stata l'intervista al presidente siriano, Assad, cioè il dittatore carnefice che la Maggioni potrebbe aver conosciuto negli anni in cui lavorava duro come inviata di guerra. Evidentemente la Maggioni ha anche altri meriti a noi sconosciuti ma di gran peso.
Torniamo , invece, alla fondazione di Rai-Repubblica, la nuova rete televisiva svincolata dai partiti, tutti eccetto uno: quello di Repubblica.
Visionari di Augias non è andato bene; Pane quotidiano della De Gregorio, bravissima (e di bell'aspetto , perchè non dirlo?) giornalista ma negata assolutamente per la televisione, non è andata bene; e allora invece che interrompere il legame con il giornale di Ezio Mauro, lo si rinsalda, meglio Vianello lo rinsalda, staccando Massimo Giannini , al quale intende affidare la conduzione di Ballarò. Giannini è giornalista economico, si vede spesso in tv, - lo si è visto anche da Ballarò - fa anche bella figura perchè preparato, ma assolutamente a digiuno nella conduzione di una cagnara televisiva. In tv non c'era nessuno da mettere al suo posto, nemmeno fra i giornalisti che già fanno trasmissioni di successo, altro che quelle di Augias e della De Gregorio. No. occorre contrastare l'avanzamento delle altre reti, nella logica ancora radicata che le tre reti rispondono a tre referenti politici. Se a Rai 2 c'è Porro ( Il Giornale)- anche questa trasmissione non è che sia andata bene, eppure la si conferma, per bilanciare quella presenza occorre mettere uno di Repubblica ( giornali e conduttori apertamente in lotta continua). La riforma di Gubitosi non corregge la principale anomalia: non occorre fare entrare altri per bilanciare le anomalie esistenti, occorre sradicarle alla radice, con grande risparmio per tutti.
E per una volta, considerando che se un prodotto non va - come qualunque editore non coglione raebbe - va tolto dal mercato per sostitutirlo con un altro, sul cui esito è lecito scommettere, non - come si continua a fare- tenerlo in palinsesto a dispetto anche degli ascolti e dei costi.
perchè non si fa inviatre da De Benedetit anche Vianello, così si fa speigare come mandare avanti un'azienda editoriale- che è il mestiere che il padrone di Repubblica-L'Espresso sa fare? E prima della fusione Rai-Repubblica?
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