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domenica 1 ottobre 2017

All'Europa si chiede più unità, mentre dalle nazioni, singole popolazioni vogliono autonomia

Ciò che sta accadendo oggi, e nei giorni scorsi, in Spagna, per il referendum della Catalogna che chiede autonomia, è davvero sorprendente.  A Barcellona  che rivendica - e non da oggi- la sua autonomia da Madrid, Madrid manda i militari e la polizia per soffocare il referendum  catalano.

Sbaglia Barcellona ad indire un referendum che la legge non consente, sbaglia Madrid a volerlo reprimere ed annullare con la forza. E il primo ministro spagnolo e la corona stessa sbagliano  doppiamente per non aver tentato ogni strada, da quella diplomatica a quella dei trattati che riconoscono una qualche autonomia a chi la domanda per ragioni storiche, che non possono essere principalmente quelle economiche,  in base alle quali potrebbero svilupparsi all'interno dei singoli stati le stesse lotte che ora le grandi migrazioni stanno fomentando fra paesi poveri e paesi ricchi, e mandano la polizia contro i cittadini che stanno esprimendo un loro sacrosanto parere. Perché comunque di un parere si tratta, per ora.

 Che è poi la ragione - quella economica - che sta anche alla base dei due referendum-farsa che i svolgeranno a fine ottobre nelle regioni Lombardia e Veneto - alla modica cifra di una quarantina di milioni buttati letteralmente al vento - per sapere se i popoli di quelle due regioni,  fra le più ricche d'Italia, pendono per il distacco dallo Stato centrale che - a detta dei due governatori-pensatori, Maroni e Zaia - danno a Roma più di quello che si vedono ritornare da Roma. E sarebbe la ragione: la eterna lotta di popoli più ricchi contro quelli più poveri.
Il giorno in cui la florida attuale situazione economica di quelle come di altre regioni che si fossero staccate, pensandola allo stesso modo, dovesse capovolgersi? E volessero ritornare nello Stato centrale? Prendetevela in c... verrebbe da rispondergli se l'espressione non appartenesse ad un  idioma  troppo colto perchè quei governatori possano capirla; ma  che, tradotta per loro nell'italiano più popolare, vorrebbe dire: ora arrangiatevi, non vi vogliamo più fra i c...  Siamo ricaduti nella lingua aulica? Ma forse questa volta capiranno.

Fermandoci all'Italia il discorso si potrebbe estendere a quelle regioni a statuto speciale sul suolo italiano che hanno fatto ormai il loro tempo, e sarebbe ora che tornassero nello Stato, a pari condizioni delle altre regioni che non godono, a seguito ed in base a ragioni ormai troppo lontane nel tempo,  ed oggi svuotate di ogni consistenza, degli stessi privilegi.

Ma in questi giorni ci siamo spesso chiesti, anche a causa delle tensioni generate dal referendum catalano, se non sia diritto di un popolo-regione richiede l'autonomia dallo stato centrale. Ciò che appare un diritto sacrosanto ed intangibile di ciascun popolo ci sembra antistorico oggi nell'Europa che fatica ad essere quell'unione di 28 stati, meno uno (Gran Bretagna, i cui effetti negativi ancor prima che l'uscita sia totale e definitiva, monti inglesi paventano e temono), alla quale comunque si chiede di essere più unita e che tanti vantaggi, assieme a qualche svantaggio, offre agli stati membri. Sarebbe il caso di dire: da che pulpito viene la predica. Quando i singoli Stati chiedono all'Europa di essere più unita, singole regioni o etnie di stati sovrani chiedono indipendenza dallo stato centrale. che roba è questa? Ma allora l'Europa è un'utopia e  tale resterà, al punto che entro breve si frantumerà, con le  conseguenze a tutti note, e quasi tutte negative?

lunedì 11 settembre 2017

Boicottare MILLENNIUM, mensile diretto da Peter Gomez, che è contro 'l'obbligo dei vaccini'

Alla fine anche i due paladini dell'antivaccinismo Maroni e Zaia, politici e medici di rango, si sono arresi di fronte all'onda di indignazione popolare nei loro confronti, seguita all'approvazione della legge che stabilisce l'obbligo di vaccinare i bambini che frequentano le scuole del nostro paese. I casi recenti di morbillo come anche altri poco lontani di meningite, in alcune zone del paese, avevano fatto assumere al governo la decisione, suffragata da pareri medici autorevoli e disinteressati, di imporre l'obbligo dei vaccini per evitare, specie in ambienti scolastici, il nascere di epidemie di malattie, alcune delle quali che sembravano debellate definitivamente nel nostro paese, sono, invece, riapparse.

All'inizio s'era opposta alla Lorenzin la Fedeli, per difendere il diritto 'primario' allo studio, messo in dubbio dal diritto che la Lorenzin con la legge sui vaccini voleva difendere, quello cioè alla salute, altrettanto 'primario',ma che deve essere salvaguardato, prima di ogni altro.
 Medici e ricercatori di ogni scuola hanno rassicurato sulla bontà, sull'efficacia ed imprescindibilità dei vaccini, nonostante i casi di complicanze, pur registrati, ma statisticamente davvero irrilevanti: si parla di percentuali pari ad 1 su 1.000.000.

 Sentito il parere dei medici, quel che pensa il governatore del Veneto o della Lombardia ( ora ci si è messo anche quello della Puglia, altro campione in medicina!) o i rispettivi assessori alla salute, sinceramente non frega niente a nessuno, e meglio sarebbe se tacessero sull'argomento, non avendo nessun diritto, per competenza, a parlare. Mentre lo fanno per accaparrarsi,  vergogna!, il favore di possibili futuri elettori.
E per far sapere al mondo che esistono, non avendo altri modi, se non quello di sparare  cazzate, autentiche cazzate, le sparano, addirittura con i cannoni che ne amplificano la gravità.

Ora  si possono capire i governatori in cerca di spazio, notorietà e voti, ma che anche un giornale, anzi un mensile, quindi un periodico, che dovrebbe pensarci due volte prima di impegnarsi in una campagna, si faccia sostenitore della campagna contro l'obbligo dei vaccini, è davvero sorprendente, per non dire oscurantista ed antiscientifico.  Anche se veste l'armatura del giornalismo d'inchiesta, raccontando come in altri paesi ci si comporta con i vaccini, che sono frutto di una scelta, a seguito di informazione. La tesi di Zaia. Lui vuole informare. Ma, cosa si debba fare, in attesa che la popolazione venga informata, non sa dircelo.

 Probabilmente in quei paesi dei quali parla MILLENNIUM i casi di epidemie, seppure geograficamente  circoscritte, di morbillo e meningite, non si sono avute, perchè la popolazione è vaccinata nelle percentuali richieste. Ma da noi, dove i casi si sono avuti,  i medici sono d'accordo che l'unico rimedio oggi conosciuto ed efficace è quello delle vaccinazioni preventive.

Perciò di quello che pensa il Millennium di Peter Gomez a noi non frega assolutamente nulla. Noi siamo, con  medici e scienziati,  per le vaccinazioni obbligatorie, perchè vogliamo proteggere TUTTI i bambini, oltre quelli a noi più cari, che frequentano le nostre scuole.
E per questa ragione vogliamo BOICOTTARE MILLENNIUM , invitando tutti a NON COMPRARLO.

giovedì 31 agosto 2017

FAKE MAN : Fabio Cenerini, Michele Emiliano, Dario Franceschini, Nicola Campogrande

Uno più uno meno non cambia, di ogni genere, tutti che hanno in comune il fatto di essere persone adulterate, FAKE, per ciò che hanno dichiarato o fatto. Alcuni esempi recenti.

Fabio Cenerini. Capolista della lista Toti al Comune de La Spezia. In vacanza sulle Dolomiti, dalle parti di Cortina - peggio per gli ampezzani che ce l'hanno fatto entrare senza passaporto e requisiti - s'è rifocillato in una malga. Durante il pasto l'ha disturbato la vista di una cameriera nera, africana,  in costume tipico ampezzano. Era ridicola, ha pensato (?) fra sè e sè,  ed anche che sarebbe meglio che a servire a tavola nei ristoranti di Cortina ci fossero solo gente del posto. Non contento di averla pensata una simile castroneria, l'ha anche postata sui social,  non rendendosi conto che lui, vestito da uomo è apparso altrettanto ridicolo agli altri commensali dolomitici che, però, hanno  avuto l'umana compassione di tenere tale parere per sè.

Emiliano, governatore delle Puglie. Lui non è d'accordo con le vaccinazioni obbligatorie: all'Italia ed alla Puglia  può interessare cosa pensa delle vaccinazioni l'ex magistrato, ancora in ruolo, Emiliano, il quale si è messo in fila, dietro Maroni e  Zaia, altri campioni? Purtroppo sì,  solo perchè costrette, dopo che il Governatore ha dichiarato  di voler dare supporto ed assistenza a quanti si oppongono alla vaccinazioni, prescritte per legge. Peccato ches ia ai suoi tempi che ai giorni nostri non era nè è prevista la vaccinazione obbligatoria contro la stupidità!

Franceschini,  ministro. In una intervista di Repubblica, il ministro rivela a Paolo Boccacci di essere rimasto affascinato dall'Alessandrino, quartiere di Roma che conserva ancora i ruderi monumentali di un antico acquedotto romano, dove lui ha abitato per qualche tempo in casa dell'attuale moglie Michela Di Biase, che lì è nata, vissuta, ed ha anche il suo collegio elettorale, e che l'ha votata, quasi un plebiscito, alle ultime elezioni.
Franceschini canta le bellezze dell'Alessandrino ed invita  tutti, romani e non, a non fermarsi alle bellezze della Roma storica situate nel centro della Capitale, ma a spingersi alla scoperta di tanti tesori nascosti nella Roma dei quartieri non ancora degradati.
E forse ha ragione Franceschini. Il quale, però, beccato sull'Alessandrino al tempo della campagna elettorale, non  si difende dall'accusa di aver trovato che nelle pieghe dei fondi del ministero perennemente al verde, ben 40 milioni di Euro - non un soldo! - per restaurare un ex deposito militare di Tor Sapienza, Cerimant, a due passi  proprio dall'Alessandrino, feudo  di Michela Di Biase, il quale, riconoscente, l'ha votata a grande maggioranza, facendola risultare la consigliera comunale più votata.

Nicola Campogrande, direttore artistico del Festival Mito. Ama passeggiare con la famiglia sulle Dolomiti, ma a Nicola Campogrande - citiamo dal Corriere della Sera di oggi, in una di quelle pagine a pagamento - il tema della Natura  (sul quale è incentrata la programmazione della prossima edizione che si inaugura il 3 settembre) è venuto gironzolando fra gli scaffali si un supermercato: " In montagna vedo gente attenta al fitness, sugli scaffali vedo sempre più cibi bio, ma quanti curano la qualità della musica che ascoltano? Perchè la buona musica fa bene al corpo e allo spirito".
 Siete tutti invitati a Milano o Torino, per ascoltare la musica bio e fitness, proposta da Campogrande, e suggeritagli dagli scaffali di un supermercato in alta quota che il noto compositore invita a frequentare per condividere con lui la straordinaria scoperta.

mercoledì 3 maggio 2017

Un Concerto per l'Europa, nel Duomo di Milano, che arriva da Napoli e costa caro. Chi paga?

Annunciato con squilli di tromba e dichiarazioni trionfalistiche il concerto che il prossimo 3 giugno si terrà nel Duomo di Milano, per celebrare l'Europa e i 630 anni di vita della Veneranda Fabbrica del Duomo, affidato ai complessi  del Teatro San Carlo di Napoli, sotto la direzione di Zubin Mehta, e dedicato al prof. Gianni Baratta che fino alla sua morte prematura , avvenuta lo scorso 23 marzo, della Veneranda Fabbrica milanese, è stato direttore, e che tale concerto ha voluto e lavorato per organizzarlo.
Zubin Mehta con la sua nuova orchestra - quella del Teatro San Carlo di Napoli - alla quale sembra essersi legato dopo lo schiaffo, che il sovrintendente uscente Bianchi ha sempre minimizzato, ricevuto a Firenze dal Maggio, e con il corto, ai quali si uniranno i solisti vocali, si trasferirà da Napoli a Milano, per il concerto in Duomo e per farvi subito dopo ritorno nella capitale meridionale.

Tale concerto non può che riempirci di gioia. Un grande anniversario (Veneranda Fabbrica del Duomo) ed un augurio per il futuro ( Europa), celebrati con la musica non possono che trovarci soddisfatti.
 In questo siamo in perfetta sintonia con i sindaci delle due città, i governatori delle due regioni ed il presidente della fabbrica del Duomo, il quale vanta  anche una storia ed una ricchezza musicali,  dal Quattrocento con Franchino Gaffurio maestro della Cappella del Duomo, ad oggi, conservate con grande cura ed orgoglio nell'Archivio musicale del Duomo, di recente restaurato ed ampliato.

Ci piacerebbe invece sapere chi paga questa trasferta che a noi modestamente , sembra inutile e sicuramente cara. 
A Milano ci sono almeno due orchestre che potrebbero fare lo stesso concerto e che la Sinfonia n.9 di Beethoven hanno in repertorio e , di conseguenza, possono eseguire, senza affrontare un costoso viaggio con oltre duecento persone.

Si dirà che  il Teatro  San Carlo ha trovato sponsor istituzionali ( città metropolitane e regioni) ed anche privati, sebbene non sappiamo quali. Ma secondo voi, i soldi per la costosa trasferta li hanno tirati fuori dalle loro tasche Sala e Maroni e De Magistris e De Luca ( coppie scoppiate, se si guarda bene alle loro storie)  o questi amministratori li hanno prelevati direttamente dalle tasche dei contribuenti senza  domandare prima se erano d'accordo o meno. E si dirà anche che tale concerto l'ha voluto tenacemente Rosanna Purchia, sovrintendente del San Carlo che a Milano ha passato la prima parte della sua vita professionale, una trentina d'anni, prevalentemente  al Piccolo

Questa che a noi sembra una inutile trasferta, ci fa pensare ad un'altra fuori luogo ed altrettanto costosa che De Luca fece , con i soldi pubblici, l'anno scorso, quando alla Reggia di Caserta fece venire l'Orchestra di Santa Cecilia con Pappano, alla fin fine per celebrare, assieme ai due o tremila spettatori circa, se stesso i suoi fasti, ma non ancora la rinascita della reggia. La trasferta casertana costò all'incirca due milioni di Euro, cosi si lesse all'epoca.

Vogliamo ribadire il nostro pensiero in proposito. Siamo contenti che i soldi vengano spesi per la musica, ma non devono essere buttati al vento per progetti faraonici frutto dei capricci di questo o quell'amministratore. Il quale non trova mai i fondi necessari per progetti  meno faraonici, ma sempre di qualità e di pubblica utilità anche in campo musicale.  

venerdì 21 aprile 2017

Annettere o disconnettere? Questo è il problema per Roma e Milano

Fitch abbassa il rating sull'Italia a causa della 'timidezza' del governo nel proseguire sulla strada delle riforme e dell'instabilità politica, ma anche per  la mancata riduzione del debito. Ma il vero problema italiano, a dispetto delle apparenti valutazioni 'a distanza' dell'agenzia di rating, è ANNETTERE o DISCONNETTERE.  Solo a seguito delle decisioni  su tale problema, Ficht - ha già fatto sapere - tornerà a riconoscere all'affidabilità italiana la tripla A.

A Roma  il Comune è in guerra con il Governo sulla configurazione giuridica del cosiddetto 'Parco archeologico del Colosseo'. La Raggi lo vuole per sè, annesso al Comune, Franceschini invece no; a Milano si discute sull'autonomia della Lombardia, sulla disconnessione cioè dall'Italia, come vorrebbe Maroni che su tale questione ha già indetto un referendum, fissandone la data al prossimo 22 ottobre (costo una cinquantina di milioni di Euro: spiccioli per le casse della regione più ricca del paese).

Insomma c'è chi lo vuole connesso (Parco archeologico del Colosseo) e chi disconnessa (Regione Lombardia, alla quale potrebbe unirsi anche il Veneto, sotto l'unica bandiera della Lega. Perchè? Per rivendicare buona amministrazione, dimostrata già nei fatti o per mettere le mani su qualche tesoretto? Nel caso di Roma,  il Comune reclama lo sbigliettamento del Colosseo che produce annualmente una cinquantina di milioni di Euro circa; e  la Lombardia, l'amministrazione diretta delle entrate tributarie, senza che queste debbano fare un lungo giro, passando prima per Roma, che  ci fa la cresta, prima di tornare in Lombardia?

 A Bergamo, dove ieri è stata data notizia del referendum 'separatista' ( ma solo amministrativamente, perché comunque si vuole restare in Italia!!!!), Giorgio Gori ( che ebbe l'appoggio di Renzi quando si candidò a sindaco di bergamo, e che si candiderà a governatore della Lombardia) ha fatto sapere che voterà sì al referendum, preannunciando che sua moglie Cristina Parodi, passerà a lavorare a Telelombardia,  che potrebbe assumere la denominazione transitoria di 'Telemarroni'  in omaggio al tribuno separatista, lasciando la Rai .  A Roma, al contrario, tace la combattiva Michela Di Biase, moglie di Franceschini e capogruppo PD in Campidoglio, combattuta se sposare la tesi del suo maritino oppure dare man forte alla Raggi che s'è già assicurata perfino l'appoggio di Fassina, antigovernativo ad oltranza.

Perchè tanta passione politica per la  questione se annettersi o disconnettersi  nel primo o nel secondo caso? Per rivendicare,  annettendosi o disconnettendosi, una migliore amministrazione? La Raggi potrebbe vantare una amministrazione migliore di quella che garantirebbe il Governo? E disconnettendosi, la Lombardia altrettanto, di deturpazione e pèerfino di crollo magari organizzando un altro Expo, fra qualche anno, senza i soldi del governo centrale?

Se la Raggi adducesse questa ragione - ma non lo fa - vorrebbe dire che ha la faccia di bronzo. Una amministrazione che fa acqua da tutte le parti, che ha ridotto la città nello stato pietoso che è sotto gli occhi di tutti, può  convincere che il Colosseo lasciato nelle sue mani  eviterebbe  ogni pericolo e sarebbe custodito come si custodisce il gioiello di famiglia?
 E Maroni  potrebbe assicurare i suoi cittadini che la Lombardia sarebbe meglio amministrata, finalmente libera dagli scandali che solo l'assoggettamento al governo centrale ha prodotto in questi anni- secondo il suo pensiero distorto?

La verità vera di questa lotta fra autonomie e governo centrale ha un diverso fine in ambedue i casi: mettere le mani sul malloppo, senza che nessuno garantisca preventivamente  per un migliore suo uso.
 E i cittadini dovrebbero fidarsi?

venerdì 6 maggio 2016

Teatro alla Scala, Teatro di San Carlo, Festival di Spoleto, Opera di Firenze, Franceschini e signora. Appunti

L'assessore regionale alla cultura, rappresentante di Maroni (Regione, socio fondatore) nel Consiglio d'Amministrazione della Scala, ha bocciato il cartellone 2016-17 per due ragioni. La prima perchè alcune produzioni vengono da Salisburgo e Zurigo - precedenti approdi direttoriali di Pereira - e la seconda per l'eccesso di titoli offerti. 15 titoli sono tanti in tempi in cui nessuno ha più soldi da 'gettare' secondo l'evidente, anche se non dichiarato, credo leghista nel quale crede fermamente l'assessora Cristina Cappellini formatasi nelle Università parlamentari, nelle classi di alta specializzazione di Bossi, padre, e Calderoli.
L' abbiamo ascoltata, in video, rimestare a vuoto, alla presentazione di un  Convegno milanese sulla famiglia, promosso dal suo assessorato che comprende anche la responsabilità della famiglia. E dunque non ci meravigliano queste sue uscite scaligere, suggerite direttamente da Maroni che, quando le ha assegnato l'incarico nel CdA scaligero deve averle ordinato - e lei, sottomessa e riconoscente, ubbidì -  di votare sempre contro, tanto i soldi spesi per la Sala sono soldi buttati; e comunque finché sindaco resta Pisapia, e non viene un leghista, tassativo votare contro.
 In tutto il mondo, italiano ed estero,  si dice che i nostri teatri hanno una produzione striminzita, rispetto solo a qualche decennio fa, con pochi titoli; mentre  nel teatro più importante del mondo   si deve sentire un'assessora alla cultura venirci a dire che 15 titoli sono troppi.
 Tornare poi sugli acquisti fatti a Salisburgo ed anche a Zurigo, certo qualcosa si può rimproverare a Pereira,  se consta la bruttezza degli allestimenti, regia compresa, ed anche il loro costo, esoso. Ma eliminati tali appunti che altro vuol ordinare la Cappellini, a Pereira, senza essere Lei la sovrintendente, e non vantando competenze e conoscenza in materia?

Tanto per fare un paragone istruttivo, al San Carlo, quest'anno - dove è arrivato per la direzione artistica, Paolo Pinamonti, provenienza San Carlo di Lisbona e poi Madrid, zarzuela - i titoli in cartellone (la stagione è stata appena presentata) sono 18, tre in più della Scala; ed anche al San Carlo, un allestimento viene da un teatro del quale Pinamonti è stato sovrintendente, perché ognuno si avvale delle proprie conoscenze, attinte in tutti i posti di lavoro.
 Semmai qualche appunto potrebbe esser mosso qualora si dimostri che a fronte di quegli acquisti, vengono scartati allestimenti di proprietà del teatro, molto più belli  e gratuiti - basti pensare al successo che ha da decenni l'allestimento zeffirelliano di Bohème . Pietà, per la Cappellini.

A Spoleto, la più ricca passerella di registi  e spettacoli teatrali, dove regna, da nove anni già, Giorgio Ferrara, regista anch'egli, solo il titolo d'opera - uno all'anno, mentre numerosi sono gli spettacoli teatrali - non ha un regista di nome, essendosi accaparrate egli medesimo le regie per la cosiddetta trilogia 'italiana' di Mozart  ( i giornali più informati parlano di una 'trilogia mozartiana'  che non conosciamo e sarà, dunque, scoperta recentissima) data una all'anno, senza che nessuno gli muova qualche appunto, come se l'opera ( da ferrara ridotta al lumicino, a Spoleto), a differenza del teatro di prosa non meriti una regia d'autore. Quanto poi alle collaborazione fra Spoleto e Ravenna ( benedette e spinte, disinteressatamente, da Nastasi), è proprio necessario che l'unico spettacolo in coproduzione sia un'opera con la regia della signora Muti, il cui marito - ma questo va bene - l'anno prossimo con la Cherubini, residente a Spoleto, dirigerà il Concerto in Piazza conclusivo?

Infine due capitoli che vedono interessato il ministro Franceschini. Due capitoli di finanziamento che qualche sospetto lo destano.  Il primo riguarda l'Opera di Firenze che, dal recentissimo stanziamento per la cultura, riceve 60 milioni per il suo completamento - ma qui ovvio che ci sia lo zampino, anzi zampone, di Renzi - stanziamento tuttavia provvidenziale, per non erigere un altro monumento all'ennesima  'incompiuta' italiana; seppure, d'altro canto, non sembri fuori luogo sottolineare che trattasi dell'unico finanziamento riservato ad un teatro in Italia, mentre  tutti gli altri riguardano musei, siti archeologici.
Ad eccezione di uno solo: 30 milioni per la ristrutturazione di manufatti industriali del passato a Roma, da destinare a luoghi della creatività. E qui cascò il ministro, come ha fatto notare 'Il fatto quotidiano' oggi, quando ha raccontato che questo stanziamento, cospicuo,  è di fatto un gran favore 'elettorale' alla di lui bella signora, Michela Di Biase, in vista delle prossime elezioni comunali, ma anche in prospettiva di quelle politiche, quando sicuramente il PD non si vorrà privare della di lei competenza e determinazione. Tali manufatti industriali in deperimento si trovano proprio nel collegio elettorale della Di Biase ; e sono in molti a giurare che la brava ( e  bella, che non guasta) consigliera sarà fra le più votate  nelle prossime elezioni.

venerdì 20 novembre 2015

Incapacità ed idiozie di chi ci governa e di chi dovrebbe proteggerci.

Più passa il tempo e più ci rendiamo conto che di qua e di là dall'Oceano, abbiamo messo il nostro destino nelle mani di incapaci, irresponsabili, e qualche volta anche autentici idioti.
 Due casi negli ultimi tragici giorni degli attentati parigini
 Innanzitutto l'FBI.  Fa sapere che Roma e Milano sono possibili obiettivi di futuri attacchi dell'ISIS - secondo quel che riferiscono i giornali; e che, in particolare, nelle due città, gli obiettivi più sensibili sarebbero San Pietro, La Scala, il Duomo -  fornendo indicazioni simili a quelle che una qualunque guida turistica consiglia ai visitatori delle due belle città. La scoperta dell'America, o la scoperta degli americani.  A cosa servono simili dichiarazioni? A gettare ancor più nel panico i cittadini di mezza Europa quasi non  lo fossero già?
Ma poi si viene a sapere che  nelle dichiarazione dell'FBI, si parlava anche di Torino e Napoli; non solo, e che si metteva in guardia anche i cittadini di altre nazioni europee per gli stessi pericoli,  e che per l'Italia  erano sottolineati più del necessario senza ragione. Terminando, col consigliare agli americani di non recarsi in dette città italiane. Come definire tale comportamento dell'intelligence americana (poco intelligence)  se non irresponsabile ed idiota?
 A proposito di Milano, Maroni, l'intellettuale leghista al quale i cittadini lombardi hanno affidato il governo della Regione ha dichiarato che la Scala sarà regolarmente inaugurata il prossimo 7 dicembre. Riferendo tale storica decisione di Maroni, un colosso del giornalismo italiano, tale Imbimbo, da Sky Tg 24, diceva: ' come si sa, all'inaugurazione della Scala, si terrà un concerto di gala, con molte personalità ed autorità'.
Imbimbo che parlava da Milano, è rimasto l'unico a non sapere che la Scala si inaugura con un'opera lirica. Ma noi che abbiamo fatto di male peer ritrovarcelo come giornalista?
 Un altro preclaro esempio di imbecillità al potere nelle dichiarazioni del primo ministro francese, Valls, secondo il quale sarebbero possibili attacchi dell'ISIS con armi chimiche e batteriologiche. A che scopo aggravare ancora la minaccia terroristica in un paese già segnato dagli attacchi di quegli assassini  musulmani e preda della paura, incapace, nonostante gli sforzi,  a convivere con essa? Si può fare  lanciare un allarme più imbecille di questo? E stiamo parlando di un politico che in momenti drammatici assume decisioni che riguardano l'intero popolo francese.
 Poi si viene a sapere che in Francia sono pronti gli antidoti, preparati in caso di eventuali attacchi, ma pensando soprattutto ai politici che fra breve si riuniranno nella capitale francese per  discutere di clima. Quando è troppo è troppo.

mercoledì 19 agosto 2015

L'Elisir d'amore a Malpensa. Dulcamara ha somministrato agli scaligeri, per convincerli, vino all'etanolo

L'operazione 'La Scala va a Malpensa' rientra nel piano di rilancio dell'aeroporto internazionale di Milano, dopo il restyling  abbastanza costoso, 30 milioni di Euro, e  in previsione dell'EXPO. E infatti l'inaugurazione della sede 'più nuova e più bella che pria', alla presenza di autorità  milanesi e governative ( presidente della Regione, Maroni, e ministro Delrio) è avvenuta alla fine di aprile, dunque alla vigilia dell'apertura dell'EXPO.
Al taglio del nastro ha partecipato anche Alexander Pereira, sovrintendente della Scala, con il suo insane progetto di portare l'opera  all'aeroporto, convinto da una sua precedente esperienza zurighese, quando portò l'opera alla stazione ferroviaria, riscontrando, a suo dire, grande successo, e forse anche da un probabile consistente finanziamento regionale del Maroni che in teatro non metterebbe piede neanche a calci in culo, ma che a Malpensa ed al suo rilancio tiene molto, come ha detto in varie  occasioni.
 L'aeroporto milanese è naturalmente molto più grande della stazione ferroviaria di Zurigo, e dunque  senz'altro più dispersivo. L'orchestra diretta da Fabio Luisi - che si è prestato ad una simile baggianata - sarà situata  da una parte e l'opera verrà rappresentata in diversi altri ambienti, incurante della folla dei passeggeri che vanno e vengono. E comunque siccome gli unici che vedranno l'opera rappresentata ed ascolteranno anche l'orchestra saranno gli spettatori televisivi, c'è da supporre che più di un passeggero in transito si domanderà se a chi ha organizzato tutto questo e agli stessi cantanti, ma anche agli orchestrali ed al direttore d'orchestra, quel filibustiere di Dulcamara non abbia somministrato vino al metanolo che li ha fatti uscire di testa. Altrimenti come si spiegherebbe tutto quel casino che armeranno il prossimo 17 settembre a Malpensa?
 Pereira che chiamerà a Milano lo stesso regista che lo ha affiancato nella precedente esperienza alla stazione centrale di Zurigo, assicura che ciò serve per far divertire chi passa da Malpensa ed anche per far uscire La Scala fuori delle mura del teatro.
 Secondo il progetto di Pereira, si tratterà di un mosaico con le scene dell'opera ambientate nei diversi spazi dell'aeroporto.  Ed ha anche aggiunto che "alla televisione, dal vivo, si vedrà l'opera nel suo insieme. Sarà una serata divertente e una grande sorpresa per i passeggeri, E' IL MODO PER PORTARE LA LIRICA VICINO ALLA GENTE". Davvero? O è solo il frutto dei fumi dell'alccol adulterato che gli hanno annebbiato la mente, a Pereira?

sabato 29 marzo 2014

Marino, Pivetti, Cutaia

Si è risentito il sindaco Marino, perché non preso in considerazione dal cerimoniale  della visita presidenziale di Obama. Niente sindaco, neanche al Colosseo, dove ci teneva davvero (A proposito di Colosseo, quell'inefffabile di Gasaprri,  ha ripreso il presidente USA che ha detto che il Colosseo era più grande  di un grande campo di baseball, ed ha detto :'se Berlusconi avesse detto che somigliava  ad un campo di calcio tutti avremmo reagito male. Sì. Il fatto è che Berlusconi non avrebbe mai fatto quel paragone, perchè lui in visita in una città che non conosce, non va a visitare i monumenti, semmai va a visitare Noemi, ed altre monumenti simili, in carne ed ossa). E lui non ci sta, al punto che pur di farsi vedere lo va a salutare all'aeroporto di Fiumicino, alla partenza da Roma. Per mostrare a tutti che Marino esiste - perchè i Romani hanno molti dubbi della sua esistenza, giacché conoscono solo un manichino che gli somiglia, con fascia tricolore  che si materializza nelle occasioni di rappresentanza - è andato a salutarlo, ha ricordato al presidente che lui ha lavorato in America, e chissenefrega, l'ha inviato a visitare Roma il prossimo giugno, per i 70 anni della Liberazione. Obama gli avrebbe fatto una mezza promessa. E Marino è soddisfatto. Mentre non lo siamo di lui, per le condizioni pessime in cui ha ridotto la città ed anche per mille altri pasticci. Come per il caso di
Cutaia all'Argentina, nominato direttore da un mese circa o poco più ed ora dimesso, perchè incompatibile secondo il Ministero di Franceschini, mentre compatibile lo era quando era di Bray, ma allora come ora aveva gli stessi dirigenti, Nastasi e  Recchia, richiesti di pareri tecnici ed accordati.
 Cutaia  lavorava al Ministero ed ora non può dirigere l'Argentina, manda a dire Franceschini al teatro. Forse lo fa dire allo stesso Nastasi che prima aveva detto che poteva andare all'Argentina. Ma perchè non lo cambia il suo direttore generale? Nastasi è una specie di Marzullo, che è quello che è, ma che nessuno riesce a rimuovere da Rai Uno, seppure avvolto dalle notturne nebbie televisive.
 ma c'è qualcosa di assai curioso in questo voltafaccia del Ministero. Il ministro Franceschini manda a dire a Marino, meglio al suo assessore alla cultura, cioè alla Barca - ma potremmo anche dire alla Commissione cultura del Comune, presieduta dalla sua  donna, Michela Di Biase - che Cutaia è incompatibile. A lei lo avrò detto prima, lei gli avrà fatto presente che stava per succedere un quarantotto, ma lui irremovibile, benchè inamovibile nel suo letto d'ospedale per infarto (per fortuna superato) non ha ceduto. Quando si dice: i casi della vita.
 Al tempo della formazione del gabinetto Marino, Michela Di Biase era in predicato per l'Assessorato della Cultura - allora non si sapeva che il suo compagno, Franceschini, sarebbe diventato ministro proprio di quel dicastero. Col senno di poi, visto che si parla di rimpasto, non sarebbe opportuno che al posto della Barca - che ha fatto acqua ogni volta che si mossa - non potrebbe andare la Di Biase? Risparmieremmo tempo e soldi,  senza nè telefonate nè dispacci cartacei, perchè le comunicazioni del ministro al sindaco Marino arriverebbero brevi manu,  da Franceschini alla sua compagna Di Biase.
 La nomina di Pivetti alla Camera andò così, come ha raccontato l'interessata che ora fa l'imprenditrice e porta in Cina  prodotti e produttori italiani, ma prima ha fatto la showgirl, l'opinionista televisiva ed anche l'ex presidente della camera con tanto di segreteria e privilegi. Non dimentichiamocelo. Lei era a Milano - come poteva una ragazza qualunque, diciamo anche senza arte nè parte, sebbene eletta nella Lega, per via di genitori leghisti  e legati al Boss Bossi- in macchina , guidava quando viene raggiunta a una telefonata del Bossi:' mi sa che   devi fare la presidente della Camera. Perchè il candidato Speroni è stato scartato per le sue camice  troppo colorate (ed anche troppo cafone, per un presidnete della Camera); Maroni, sibito dopo Speroni preferisce un Ministero, quello dell'interno, ed allora siccome nessuno la vuole questa presidenza tocca a te. Ecco, signori in quali mani siamo!
 E poi i politici, con la faccia come il culo che tutti gli riconosciamo se la prendono con Papa Francesco che li ha bacchettati. Ma come si permette? Lui si  può permettere, perché quel discorso gliel'ha dettato parola per parola lo Spirito santo, a nome di tutti gli italiani.

domenica 29 settembre 2013

Tragica orchestra sinfonica del cav. berlusconi

Sulla copertina del mensile di musica 'Applausi' che dirigevamo, nel numero di febbraio del 1995,  si mostrava  un fotomontaggio. Al celebre storico manifesto de 'I Pagliacci' di Leoncavallo, il manichino aveva  la faccia di Berlusconi. Si poteva vedere, di conseguenza, su uno sfondo rosso sangue, il protagonista vestito di bianco - una camicia di forza, per la verità - con la faccia del Cav. Sotto, la scritta: ' Orchestra ' I pagliacci' del cav. Berlusconi. Concerto annullato'. Riferimento chiarissimo  all'azione del governo ed alle sue maldestre uscite, con quell'orchestra di incompetenti ed improvvisatori. Nell'orchestrina allora suonavano  'la spalla' Letta, zio- allora come ora - poi tutti i bossiani, una lega vera e propria, i fiati - poveri loro che dagli strumenti riuscivano ad emettere solo suoni sconnessi e maleodoranti (  una curiosità: nei fiati dominavano cognomi con la finale in 'oni' , Maroni e Speroni  tra gli altri, che tante rime evocavano e stimolavano) ; le percussioni  erano guidate da Fini; e nelle file dei contrabbassi, al primo leggio 'stabat'  Ferrara, Giulianone. Nel frattempo in quell'orchestra, ai vari leggii, molti si sono avvicendati, anche perchè in alcune stagioni ha suonato nei ridotti e nelle sale di paese. Oggi la spalla è sempre Letta, zio, che però è costretto a mettersi da parte quando  suona Verdini o  Santanchè, spalle 'autorevolissime' anche se troppo rumorose; le percussioni sono in cerca di sostituti, dopo l'addio di Fini, mentre per i fiati   a seguito della defezione dei bossiani e maroniani, sono stati reclutati Bondi e signora, Gasparri, Cicchitto, Ghedini - i primi due riconfermati, anche  se ripresi dal direttore stabile per uscite fuori tempo; mentre il solo Ferrara,  è tuttora  incatenato al suo contrabbasso. Nel frattempo, il  grande contrabbassista va a sentire regolarmente i concerti romani delle altre orchestre - un modo geniale per reclutare  nuovo pubblico: far suonare  gente nuova nell'Orchestra del cav. Berlusconi, per appassionarla alla musica.
 L'ultima svolta nel cartellone dell'orchestra è la trasformazione da 'comica' in 'tragica'. E siamo ai nostri giorni. Il prossimo concerto si inizia con 'marcia per l'impiccagione del tiranno' del nostro Cimarosa, per terminare con il Dies Irae per il cavaliere, giorno d'ira non più così lontano. Mentre è stato cancellata 'o patria mia, mai più ti rivedrò' che avrebbe dovuto cantare il cavaliere in persona, per  evidente falsità espressiva.