E' giusto che il ministro per i beni culturali, Dario Franceschini, canti vittoria se la stagione estiva, al mare e nei musei, è andata a gonfie vele? Sì che è giusto, anche se non può attribuirsene i meriti. perchè lui con gli americani, inglesi, tedeschi e francesi che hanno scelto la riviera emilinana o quella ligure o toscana o la Puglia, per il mare, non c'entra nulla, e forse neanche con i visitatori dei nostri musei e siti archeologici, anche quelli aumentati, lui non c'entra affatto. Nè ha fatto alcunchè per attirarli. Semplicemente la paura del terrorismo che ha toccato alcune mete europee predilette dal turismo internazionale, le ha danneggiate, dirottando i flussi turistici sulla più sicura Italia che, comunque, per il suo mare, le bellezze artistiche ed anche la cucina resta sempre un polo di attrazione per il turismo internazionale. L'estate si è chiusa con un attivo altissimo, e noi siamo tutti contenti, e più di noi albergatori e ristoratori ecc... come anche il ministro Franceschini. Ma senza che se ne debba attribuire i meriti. Se un successo c'è stato, potremmo anche dire che c'è stato... nonostante Franceschini.
Il quale, però, nulla ha detto su una questione che certamente lo riguarda. Insomma cantando vittoria ha dimenticato tutte le sconfitte.
L'Austria, con due anni di anticipo, ha fatto sapere che vuole al timone del suo importante museo viennese, l'attuale direttore degli Uffizi. Il quale si è detto onorato della nomina ed ha accettato. Uno smacco per Franceschini che ha tanto brigato per la nomina di direttori stranieri e che ora se ne vede sfilare uno, quello del più importante museo italiano, il quale gli ha preferito il museo viennese che certo non può competere per importanza con il museo fiorentino. Si tratta di uno schiaffo a Franceschini, il quale neppure lamenta la scelta INGRATA del direttore degli Uffizi che ora rimane a bagnomaria a Firenze, in attesa di andarsene. Su questa vicenda dalla quale Franceschini una sola cosa avrebbe dovuto imparare ma non l'ha fatto, e cioè che le nomine in posti di responsabilità si fanno con notevole anticipo, come lui mai e poi mai ha fatto e farà. Infatti, la prossima informata di direttori si farà a fine anno, dopo che, solo in novembre, si sarà concluso il finto concorso sul quale ci sono già ricorsi.
Altra grana per Franceschini sulla quale nulla ha detto di ufficiale è quella dell'opera rock sul Palatino, dedicata a Nerone. Il suo ministero diede il via libera all'operazione ed alla definizione del sito, fra i più pregiati ed importanti della storia di Roma, forte del quale l'organizzazione presentò domanda alla Regione Lazio per il ben noto finanziamento di oltre 1 milione di Euro che ora rivuole indietro. Nulla è accaduto a Prosperetti che candidamente ma anche idiotamente ha dichiarato che lui non immaginava tutto quello scempio. Ma dov'era quando l'ha autorizzato? Dormiva o era brillo?
Ora il Ministero, nella persona dell'arch. Federica Galloni, segue lo smontaggio del mostro di ferraglie che svetta sul Palatino, che, assicura, tornerà ad essere quello che era. Ma Franceschini ha dimenticato che la Galloni deve seguire anche un altro dossier aperto, quello della villa costruita su un'antica cisterna romana sull'Appia antica, di proprietà di una nota famiglia proprietaria di laboratori di analisi romana. Dimenticando Franceschini che dell'esistenza della cisterna, senza che abbia fatto seguire denuncia, la Galloni era a conoscenza da tempo, essendo stata ospite di quella villa per un party benefico, durante il quale la padrona di casa le avrà mostrato, orgogliosa, la cisterna, ben conoscendo l'identità ministeriale della Galloni
Sulla carriera dell'arch. Federica Galloni corrono voci... qualche giornale ha scritto di un suo rapporto con Paolo Berlusconi, ai bei tempi. Secondo i maligni le sarebbe servito per la carriera al Ministero. Ne dubitiamo.
C'è anche un'altra macchia sull'operato di Franceschini, e questa volta riguarda una istituzione a noi molto cara, la Orchestra Giuseppe Verdi di Milano, alla quale il suo ex direttore generale Nastasi ha fatto la guerra, non senza qualche apparente appiglio di legge.
Oltre due anni fa, con disappunto del suo direttore generale, Franceschini, pressato da molte parti, firmò il decreto di inclusione dell'Orchestra milanese fra le ICO. Il decreto lo firmò in aprile, e Nastasi, irritato, per quell'anno non gli concesse il finanziamento adeguato, perchè troppo tardiva la firma del decreto da parte del ministro. Fu la sua vendetta. Non è bastato. Veniamo a sapere che solo dal 2018 la Orchestra Verdi riceverà il finanziamento FUS come le altre ICO, e proporzionato alla sua attività ed alla qualità di essa. Perchè dopo vent'anni di inutile ed ingiusta attesa, la Verdi deve attenderne altri tre per essere riconosciuta ICO a tutti gli effetti? Franceschini rispondi, discolpati!
P.S. ICO sta per Istituzione Concertistica Orchestrale, cioè una istituzione orchestrale che svolge attività concertistica.
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sabato 9 settembre 2017
sabato 23 luglio 2016
FUS 2015 ICO. La Verdi non viene finanziata ma esiste ; mentre la 'Tito Schipa' di Lecce viene finanziata ma non esiste più
Con decreto datato 31 luglio 2015 Salvo Nastasi rese noti i finanziamenti alle attività musicali che attingono al FUS.
Tenete a mente la data. 31 luglio 2015. Nel decreto di ripartizione precedente l'assegnazione dei fondi ai singoli, si legge che in data 1 luglio la Commissione centrale Musica si è espressa per un finanziamento di quasi 500.000 Euro alla ICO ' Tito Schipa' leccese. Successivamente - si legge sempre nello stesso decreto, a firma Nastasi, datato 31 luglio 2015, non dimenticatelo - la ICO di Lecce ha fatto sapere, in data 9 luglio, che la compagine orchestrale si è sciolta, dove il finanziamento ritorna nelle casse del ministero.
Dunque al 1 luglio il Ministero non era neppure al corrente delle traversie interne alla ICO che l'hanno portata, se non l'avevano già, allo scioglimento; solo il Ministero che stanziava quei fondi non lo sapeva, e perciò con altro decreto si riprendeva i fondi stanziati appena una settimana prima.
Per l'Orchestra Verdi, invece, verso la quale la contrarietà di Nastasi era perfino ridicola, fatta entrare con decreto del ministro Franceschini, ad aprile, fra le ICO, invece non vi sono stanziamenti in detta categoria.
La spiegazione di Nastasi, che aveva dato un finanziamento poi ritirato ad una ICO che era già sciolta, quella di Lecce, fu che ad aprile i fondi erano già assegnati ed in fase di ripartizione e non c'era 'trippa per gatti' per l'Orchestra Verdi. Azzeccagarbugli' di un Nastasi.
Nastasi vuole imbrogliarci che non sapeva già da prima del decreto di Franceschini? Allora è vero - e questa è la prova provata- che lui non condivideva affatto quel decreto. Ma allora è vero anche che al Ministero da molti anni a questa parte non hanno comandato i ministri, perchè analfabeti e perciò manovrabili, ma il direttore generale azzeccagarbugli che ha sempre premiato gli amici e punito i nemici o presunti tali.
Nastasi, perciò, deciso a continuare la sua lotta contro la Verdi, anche dopo il decreto del suo ministro, la mette per il 2015 nella categoria dei 'complessi strumentali' finanziati anch'essi dal FUS come le ICO, ma con diversi ridotti stanziamenti. Come lo definireste voi uno come Nastasi? Noi sappiamo come.
Tenete a mente la data. 31 luglio 2015. Nel decreto di ripartizione precedente l'assegnazione dei fondi ai singoli, si legge che in data 1 luglio la Commissione centrale Musica si è espressa per un finanziamento di quasi 500.000 Euro alla ICO ' Tito Schipa' leccese. Successivamente - si legge sempre nello stesso decreto, a firma Nastasi, datato 31 luglio 2015, non dimenticatelo - la ICO di Lecce ha fatto sapere, in data 9 luglio, che la compagine orchestrale si è sciolta, dove il finanziamento ritorna nelle casse del ministero.
Dunque al 1 luglio il Ministero non era neppure al corrente delle traversie interne alla ICO che l'hanno portata, se non l'avevano già, allo scioglimento; solo il Ministero che stanziava quei fondi non lo sapeva, e perciò con altro decreto si riprendeva i fondi stanziati appena una settimana prima.
Per l'Orchestra Verdi, invece, verso la quale la contrarietà di Nastasi era perfino ridicola, fatta entrare con decreto del ministro Franceschini, ad aprile, fra le ICO, invece non vi sono stanziamenti in detta categoria.
La spiegazione di Nastasi, che aveva dato un finanziamento poi ritirato ad una ICO che era già sciolta, quella di Lecce, fu che ad aprile i fondi erano già assegnati ed in fase di ripartizione e non c'era 'trippa per gatti' per l'Orchestra Verdi. Azzeccagarbugli' di un Nastasi.
Nastasi vuole imbrogliarci che non sapeva già da prima del decreto di Franceschini? Allora è vero - e questa è la prova provata- che lui non condivideva affatto quel decreto. Ma allora è vero anche che al Ministero da molti anni a questa parte non hanno comandato i ministri, perchè analfabeti e perciò manovrabili, ma il direttore generale azzeccagarbugli che ha sempre premiato gli amici e punito i nemici o presunti tali.
Nastasi, perciò, deciso a continuare la sua lotta contro la Verdi, anche dopo il decreto del suo ministro, la mette per il 2015 nella categoria dei 'complessi strumentali' finanziati anch'essi dal FUS come le ICO, ma con diversi ridotti stanziamenti. Come lo definireste voi uno come Nastasi? Noi sappiamo come.
mercoledì 13 aprile 2016
Musica e Lirica in Italia. I numeri ' sommersi', presentati all'AGIS.
Sono oltre un milione e duecento
mila gli spettatori che nel 2014 hanno assistito ai concerti e agli
spettacoli (circa 7.500 repliche) realizzati dalle realtà del mondo
della lirica e della musica rappresentate dai teatri di tradizione,
dalle istituzioni concertistiche orchestrali, dai festival, dalle
società di concerto e dalle attività di lirica ordinaria. E’
questo uno dei dati emersi oggi nel corso della presentazione del
Quaderno, realizzato da Federmusica/Agis, La lirica e la musica
sommerse. Rapporto sulle Istituzioni liriche e musicali al di là
delle fondazioni lirico-sinfoniche che si è svolta a Roma presso la
Presidenza Nazionale dell’Agis. Il Quaderno (NEDEDIZIONI) esamina
gli aspetti relativi ai modelli giuridici di gestione,
all’organizzazione, alle tipologie contrattuali di lavoro e alla
contrattazione collettiva, ai risultati economico-finanziari, alla
domanda, all’offerta e alle strategie di promozione dei Teatri di
Tradizione, delle Istituzioni Concertistiche Orchestrali, dei
Festival di lirica e musicali, delle Società concertistiche, dei
Festival di jazz, delle attività di lirica ordinaria e delle Bande
musicali. Lo studio è stato realizzato sulla base di questionari
sottoposti alle realtà di spettacolo in esame. In particolare
risulta che le 11 istituzioni concertistico orchestrali (ICO) prese
in esame hanno realizzato circa 1300 repliche (1129 concerti e 168
recite liriche), registrando 494.567 spettatori, con un grado di
copertura dei posti a sedere del 57,6%. Sul fronte del campione di 13
teatri di tradizione sui 29 riconosciuti, sono state realizzate 204
recite liriche e 161 concerti, per 214.775 spettatori. Per quanto
riguarda il campione di 7 festival, sono stati realizzati 130
concerti e 22 recite liriche che hanno registrato 67.641 spettatori.
I dati illustrano inoltre un quadro positivo delle realtà esaminate,
caratterizzate da una gestione economico-finanziaria in equilibrio e
bilanci sani, e da strutture dotate di organizzazioni snelle e
funzionali. Con le risorse provenienti dal Fondo unico per lo
spettacolo, la prima fonte tra le entrate pubbliche delle ICO e dei
festival, viene coperto il 33,24% del costo totale delle ICO e il 30%
di quello dei festival. I contributi dei Comuni, la prima fonte tra
le entrate pubbliche dei teatri di tradizione, coprono il 27% del
costo totale dei teatri di tradizione. La presentazione di oggi è
stata aperta da Carlo Fontana, presidente Agis, che ha sottolineato
come i dati contenuti nel Quaderno evidenzino la vivacità e la
ricchezza di iniziativa delle attività liriche e musicali, pur nelle
difficoltà affrontate ogni giorno. Fontana ha inoltre annunciato che
in Agis si sta lavorando alla costituzione di una Federazione dello
spettacolo dal vivo che riunirà le diverse associazioni del settore
con l’obiettivo di interloquire in modo unitario e sempre più
propositivo con le Istituzioni. Anche Francesco Punzi, presidente di
Federmusica, ha sottolineato l’intraprendenza e il coraggio della
attività della lirica e della musica messe in evidenza dai dati
raccolti. Punzi ha parlato di un mondo estremamente variegato che
nella sua diversità porta avanti un lavoro indispensabile su tutto il territorio nazionale, consentendo
ai vari pubblici di assistere a spettacoli e concerti di altissima
qualità. Nel corso della presentazione sono intervenuti anche il
professore di diritto amministrativo all’Università Tor Vergata di
Roma, Eugenio Picozza, e il presidente del CLES - Centro di ricerche
e studi sui problemi del lavoro, dell’economia e dello sviluppo -
Alessandro F. Leon che hanno curato rispettivamente l’introduzione
alla parte sui modelli giuridici organizzativi e l’introduzione
alla parte sulla gestione economicofinanziaria, la domanda e
l’offerta. Picozza ha sottolineato l’importanza di fare rete con
le istituzioni, individuando in particolare nel mondo dell’Istruzione
un ottimo alleato, partendo dalle novità introdotte dal decreto
Buona Scuola che ha inserito i linguaggi del cinema e dello
spettacolo dal vivo nel piano triennale dell’offerta formativa
delle scuole. Leon ha invece evidenziato alcune delle qualità del
mondo della lirica e della musica emerse dal Quaderno, come la
capillare diffusione sul territorio e la grande capacità di
adattamento alle difficoltà. Tra i rappresentanti delle diverse
associazioni del settore, sono intervenuti Giuseppe Gherpelli,
presidente ATIT (teatri di tradizione), Marco Parri, presidente ICO
(istituzioni concertistico orchestrali), Francesco Maria Perrotta,
presidente Italiafestival, Alfonso Malaguti, presidente AIAC
(attività concertistiche), Claudio Lepore, presidente ANTAL (teatri
attività liriche), Gianni Pini, presidente I-Jazz (festival jazz
italiani), Francesco Pollice, presidente AIAM (attività musicali) e
Gino Vallerugo per l'AMBIMA( bande).
mercoledì 11 novembre 2015
Salvo Nastasi, il bonificatore, assente giustificato da Bagnoli, in trasferta a Milano
Ieri la mole del bonificatore di Bagnoli, in tutta la sua esuberanza corporea, s'è materializzata al Piccolo Teatro di Milano, retto da Sergio Escoabr, guardaspalle di Renzi, che ha scelto la platea milanese per sparare tutte le cartucce in canna sul bersaglio EXPO ( il dopo Expo) senza essere sicuro ancora di centrarlo in pieno. Intanto si è esercitato nel tiro, se poi soltanto poche andranno a segno, si vedrà. Ma in futuro.
Che ci faceva Nastasi a Milano al seguito del premier? Lo accompagnava nella veste di vice segretario generale di palazzo Chigi che è il suo nuovo incarico. Per spinta di Nardella, che ha voluto aiutare un amico, o di Franceschini, che voleva liberarsi di quel fastidioso ingombro che un pò di guai ha combinato anche al suo ministero, l'ultimo dei quali è stata l'adozione di quel fottuto algoritmo che ha decimato, strangolandole economicamente, alcune centinaia di istituzioni musicali italiane che ha estromesso dai finanziamenti del FUS; e per il quale guaio Franceschini ne avrà dovrà darsi da fare per rispondere alle numerose proteste ed interrogazioni parlamentari che gli imporrebbero di cercare un modo, indolore, per tornare sui propri passi: e, questa volta, senza chiedere aiuto a Nastasi, il barbaro distruttore?
Ora Nastasi darà consigli a Renzi, ignorante in materia culturale più di Franceschini, e Renzi dovrà fidarsi ciecamente di quel che gli dice il 'grande&grosso' ex direttore generale dello spettacolo, non sapendo da dove cominciare.
E già il primo consiglio è stato costretto a darglielo, altrimenti Renzi gli avrebbe chiesto ragione della mancata autonomia del Piccolo Teatro di Milano. E, infatti, ieri presentava a Renzi tutti i protagonisti della scena milanese, non solo quella teatrale, mano sulla spalla a Pisapia.
E quando Escobar, dopo averlo ospitato nel suo teatro, s'è lamentato con Renzi della mancata autonomia, non concessa dall'ex direttore generale Natasi - che in ambito teatrale anche lì ha fatto casini - il premier ha dovuto promettergli, dietro consiglio di Nastasi - come scrivono oggi i giornali- di far intervenire a tamburo battente Nastasone, presso Franceschini, perchè tale autonomia venga immediatamente concessa. Come sarebbe dovuto accadere da tempo, se non ci fosse stato Nastasi al Ministero.
Escobar, che ne esce vincitore su Nastasone, farebbe bene a seguire la pratica. Perchè Nastasone è diabolico, ha remato contro anche il suo stesso ministro, quando non ha promosso, a livello di finanziamenti, l'Orchestra Verdi di Milano, nonostante da mesi ci fosse il decreto del ministro per l'inclusione della benemerita orchestra fra le ICO. Nastasone è capace anche di questo. Chi non si fa parte della sua cerchia di amicizie e di potere, può anche morire di stenti, anche se si chiama Beethoven, che lui ovviamente non sa chi sia.
Nastasi, al fianco di Renzi, è più pericoloso che al fianco di Franceschini che poco contava mentre Renzi conta. Dunque all'erta.
Che ci faceva Nastasi a Milano al seguito del premier? Lo accompagnava nella veste di vice segretario generale di palazzo Chigi che è il suo nuovo incarico. Per spinta di Nardella, che ha voluto aiutare un amico, o di Franceschini, che voleva liberarsi di quel fastidioso ingombro che un pò di guai ha combinato anche al suo ministero, l'ultimo dei quali è stata l'adozione di quel fottuto algoritmo che ha decimato, strangolandole economicamente, alcune centinaia di istituzioni musicali italiane che ha estromesso dai finanziamenti del FUS; e per il quale guaio Franceschini ne avrà dovrà darsi da fare per rispondere alle numerose proteste ed interrogazioni parlamentari che gli imporrebbero di cercare un modo, indolore, per tornare sui propri passi: e, questa volta, senza chiedere aiuto a Nastasi, il barbaro distruttore?
Ora Nastasi darà consigli a Renzi, ignorante in materia culturale più di Franceschini, e Renzi dovrà fidarsi ciecamente di quel che gli dice il 'grande&grosso' ex direttore generale dello spettacolo, non sapendo da dove cominciare.
E già il primo consiglio è stato costretto a darglielo, altrimenti Renzi gli avrebbe chiesto ragione della mancata autonomia del Piccolo Teatro di Milano. E, infatti, ieri presentava a Renzi tutti i protagonisti della scena milanese, non solo quella teatrale, mano sulla spalla a Pisapia.
E quando Escobar, dopo averlo ospitato nel suo teatro, s'è lamentato con Renzi della mancata autonomia, non concessa dall'ex direttore generale Natasi - che in ambito teatrale anche lì ha fatto casini - il premier ha dovuto promettergli, dietro consiglio di Nastasi - come scrivono oggi i giornali- di far intervenire a tamburo battente Nastasone, presso Franceschini, perchè tale autonomia venga immediatamente concessa. Come sarebbe dovuto accadere da tempo, se non ci fosse stato Nastasi al Ministero.
Escobar, che ne esce vincitore su Nastasone, farebbe bene a seguire la pratica. Perchè Nastasone è diabolico, ha remato contro anche il suo stesso ministro, quando non ha promosso, a livello di finanziamenti, l'Orchestra Verdi di Milano, nonostante da mesi ci fosse il decreto del ministro per l'inclusione della benemerita orchestra fra le ICO. Nastasone è capace anche di questo. Chi non si fa parte della sua cerchia di amicizie e di potere, può anche morire di stenti, anche se si chiama Beethoven, che lui ovviamente non sa chi sia.
Nastasi, al fianco di Renzi, è più pericoloso che al fianco di Franceschini che poco contava mentre Renzi conta. Dunque all'erta.
martedì 15 settembre 2015
Il caso dell' Orchestra Verdi di Milano. Contro la mascalzonata di Salvo Nastasi e contro quell'imbroglione di algortimo al quale egli ha affidato la gestione del FUS, fioccano i ricorsi
Ora tutti si sono convinti che Nastasi ha fatto l'ultima mascalzonata, prima di lasciare il Ministero, nonostante non possano dirglielo in faccia, perché lui ha sempre una legge od un suo decreto a portata di mano, per dimostrare che è nella ragione, mentre tutti gli altri sono nel torto.
Ora che tutti, oltre gli esclusi, si sono accorti di quanto sia coglione ed imbroglione quell' algoritmo ( chissà che il nome della società milanese fornitrice non ci dica qualcosa di nuovo su quel 'coglione' di algoritmo) al quale Nastasi ha affidato la distribuzione dei finanziamenti del FUS, fioccano i ricorsi al TAR.
Non solo, perfino il sottosegretario Ilaria Borletti Buitoni è scesa in campo contro l'ex direttore generale che, se non avesse protezioni in alto loco, da Letta in avanti, da tempo sarebbe stato sbattuto a calci in culo fuori del ministero.
Tutto il mondo della musica, per quel che ne sappiamo, ma anche in generale il mondo dello spettacolo, avrebbe mille ragioni per sferrargli il suo calcio in c... perchè di danni ne ha fatti tanti; e l'ultimo, che ha convinto la Borletti Buitoni a dichiararsi apertamente, ha dell'incredibile.
L'incapace Franceschini sulla decisione del suo direttore generale che disconosce un suo decreto, non dandogli corso - quello della inclusione della Orchestra Verdi di Milano fra le ICO, firmata il 1 aprile 2015 - non si è fatto sentire, prendendo per buona la giustificazione del 'grande&grosso' Nastasi, e cioè che il decreto del Ministro, suo superiore, è arrivato dopo la data della richiesta dei finanziamenti che va fatta entro il 31 dicembre dell'anno precedente quello per il quale si chiede il finanziamento.
Si viene poi anche a sapere che in luglio, a finanziamenti attribuiti dall' algoritmo, ad alcune orchestre (orchestrine) è stato detto dal Ministero che, attraverso qualche escamotage, potevano essere destinatari di altri finanziamenti - come abbiamo letto sui giornali. E' chiaro l'imbroglio che da sempre alberga nelle operazioni FUS al Ministero?
Aggiungiamo solo che dell'incredibile situazione della VERDI di cui NASTASI è responsabile e da decenni - lui che, invece, dalla sera alla mattina crea un Museo (Teatro San Carlo) e trova un posto per la sua mogliettina, la Giulietta Minoli - una vergogna, anzi uno schifo! - abbiamo scritto su questo stesso blog, prima di chiunque altro, non appena - in data 16 agosto 2015 - abbiamo letto con attenzione i decreti del 'grande&grosso' Nastasi, autore dell'imbroglio ai danni dell'Orchestra Verdi di Milano, e alla faccia del Ministro, suo superiore.
Ora che tutti, oltre gli esclusi, si sono accorti di quanto sia coglione ed imbroglione quell' algoritmo ( chissà che il nome della società milanese fornitrice non ci dica qualcosa di nuovo su quel 'coglione' di algoritmo) al quale Nastasi ha affidato la distribuzione dei finanziamenti del FUS, fioccano i ricorsi al TAR.
Non solo, perfino il sottosegretario Ilaria Borletti Buitoni è scesa in campo contro l'ex direttore generale che, se non avesse protezioni in alto loco, da Letta in avanti, da tempo sarebbe stato sbattuto a calci in culo fuori del ministero.
Tutto il mondo della musica, per quel che ne sappiamo, ma anche in generale il mondo dello spettacolo, avrebbe mille ragioni per sferrargli il suo calcio in c... perchè di danni ne ha fatti tanti; e l'ultimo, che ha convinto la Borletti Buitoni a dichiararsi apertamente, ha dell'incredibile.
L'incapace Franceschini sulla decisione del suo direttore generale che disconosce un suo decreto, non dandogli corso - quello della inclusione della Orchestra Verdi di Milano fra le ICO, firmata il 1 aprile 2015 - non si è fatto sentire, prendendo per buona la giustificazione del 'grande&grosso' Nastasi, e cioè che il decreto del Ministro, suo superiore, è arrivato dopo la data della richiesta dei finanziamenti che va fatta entro il 31 dicembre dell'anno precedente quello per il quale si chiede il finanziamento.
Si viene poi anche a sapere che in luglio, a finanziamenti attribuiti dall' algoritmo, ad alcune orchestre (orchestrine) è stato detto dal Ministero che, attraverso qualche escamotage, potevano essere destinatari di altri finanziamenti - come abbiamo letto sui giornali. E' chiaro l'imbroglio che da sempre alberga nelle operazioni FUS al Ministero?
Aggiungiamo solo che dell'incredibile situazione della VERDI di cui NASTASI è responsabile e da decenni - lui che, invece, dalla sera alla mattina crea un Museo (Teatro San Carlo) e trova un posto per la sua mogliettina, la Giulietta Minoli - una vergogna, anzi uno schifo! - abbiamo scritto su questo stesso blog, prima di chiunque altro, non appena - in data 16 agosto 2015 - abbiamo letto con attenzione i decreti del 'grande&grosso' Nastasi, autore dell'imbroglio ai danni dell'Orchestra Verdi di Milano, e alla faccia del Ministro, suo superiore.
domenica 16 agosto 2015
Il Pasticcio dell' Orchestra 'Giuseppe Verdi' di MIlano. C'entra Salvo Nastasi, il brillante dirigente del Ministero?
Quando abbiamo letto l'importo del contributo per il 2015 destinato dal FUS all'Orchestra e Coro Giuseppe Verdi di Milano, siamo saltati sulla sedia: poco più di un milione di Euro, a fronte di contributi assegnati ad altre istituzioni - nessuna paragonabile all'Orchestra milanese - del doppio superiori. Ma su questo abbiamo già scritto giorni fa.
Poi abbiamo guardato con attenzione il decreto ministeriale - contro il quale il mondo musicale è in rivolta, in Parlamento sono state presentate interpellanze, diverse associazioni hanno scritto una dura lettera a Franceschini per chiedergli di ritirarlo - ed abbiamo scoperto che la categoria entro la quale è presente la Verdi, con l'annotazione del contributo, è quella dei 'COMPLESSI STRUMENTALI' accanto ai Solisti veneti e I Solisti aquilani ecc...
Un passo avanti, se pur vergognoso, perchè negli anni passati la Verdi rientrava nella categoria 'ATTIVITA' CONCERTISTICHE', paragonata ad una qualunque associazione che ospita concerti non avendo complessi propri. La Verdi è un'orchestra sinfonica, un coro, un'orchestra barocca ed un'orchestra di ragazzi. Ha un suo auditorium, fa oltre duecento cinquanta concerti a stagione, è l'orchestra che da sola ha un pubblico pari a quello di tutte le orchestre stabili italiane ( le cosiddette ICO) - fra le quali l'Orchestra Verdi per il brillante ex direttore del legislativo del Ministero- sempre lui , Nastasi - non POTEVA RIENTRARE.
La Verdi si procura entrate molto superiori a quelle di qualunque altra orchestra italiana, ed in percentuale, in rapporto al contributo FUS, anche superiore a quelle di Santa Cecilia, per non dire di tutte le Fondazioni liriche. E pure per il brillante ex direttore del legislativo del Ministero - sempre lui Nastasi- la Verdi non poteva esser ammessa fra le Orchestre stabili. La Verdi, infine, è prima nell'elenco delle donazioni dei cittadini del 5x1000, e ciò sta ad indicare l'affezione del mondo musicale per l'Orchestra milanese. Ma il brillante direttore generale da quell'orecchio non ci sente. Conosciamo a fondo i problemi ai quali lui, NASTASI, HA FATTO ATTACCARE I VARI MINISTRI, IGNORANTI IN MATERIA, PER NON CONCEDERE ALLA VERDI CIO' CHE LE SPETTAVA DI DIRITTO E SI ERA GUADAGNATO.
Da quando oltre vent'anni fa è sorta la Verdi, sono passati dodici ministri, per molti di essi il superconsigliere è stato Salvo Nastasi - sempre lui - senza che mai il caso della orchestra milanese più blasonata fra tutte le orchestra italiane, venisse affrontato e risolto. Lo prese a cuore Rutelli, ma evidentemente mal consigliato da Salvo Nastasi - sempre lui - il caso non fu risolto, ogni anno Corbani che delL'orchestra milanese fu fra i fondatori e ne è tuttora l'anima, è tornato alla carica segnalando la anomalia della verdi, ma nulla accadeva al ministero, ove i ministri ascoltavano ciò che diceva loro Salvo Nastasi. Capite allora, perchè esultiamo ore che ce lo siamo tolto dalle balle?
Non senza aver prima segnalato l'ultima scorrettezza dell'integerrimo direttore, per fortuna 'ex' da poche ore, Salvo Nastasi.
Nei decreti da lui firmati per le assegnazioni dei contributi , lo abbiamo detto, ha messo la Verdi fra i 'complessi strumentali' quasi fosse una orchestrina. Neanche questo sa e capisce l'ex direttore generale.
Ma, guarda caso, l'ha fatto anche contro l'evidenza della inclusione della Verdi fra le ICO, avvenuta con decreto del ministro Franceschini in data 1 aprile 2015. Verso la quale decisione, egli evidentemente ha voluto dimostrare pubblicamente la sua non condivisione, con lo stesso scarso senso istituzionale che in tutti questi anni l'ha portato a distruggere, novello Attila, la musica in Italia.
Poi abbiamo guardato con attenzione il decreto ministeriale - contro il quale il mondo musicale è in rivolta, in Parlamento sono state presentate interpellanze, diverse associazioni hanno scritto una dura lettera a Franceschini per chiedergli di ritirarlo - ed abbiamo scoperto che la categoria entro la quale è presente la Verdi, con l'annotazione del contributo, è quella dei 'COMPLESSI STRUMENTALI' accanto ai Solisti veneti e I Solisti aquilani ecc...
Un passo avanti, se pur vergognoso, perchè negli anni passati la Verdi rientrava nella categoria 'ATTIVITA' CONCERTISTICHE', paragonata ad una qualunque associazione che ospita concerti non avendo complessi propri. La Verdi è un'orchestra sinfonica, un coro, un'orchestra barocca ed un'orchestra di ragazzi. Ha un suo auditorium, fa oltre duecento cinquanta concerti a stagione, è l'orchestra che da sola ha un pubblico pari a quello di tutte le orchestre stabili italiane ( le cosiddette ICO) - fra le quali l'Orchestra Verdi per il brillante ex direttore del legislativo del Ministero- sempre lui , Nastasi - non POTEVA RIENTRARE.
La Verdi si procura entrate molto superiori a quelle di qualunque altra orchestra italiana, ed in percentuale, in rapporto al contributo FUS, anche superiore a quelle di Santa Cecilia, per non dire di tutte le Fondazioni liriche. E pure per il brillante ex direttore del legislativo del Ministero - sempre lui Nastasi- la Verdi non poteva esser ammessa fra le Orchestre stabili. La Verdi, infine, è prima nell'elenco delle donazioni dei cittadini del 5x1000, e ciò sta ad indicare l'affezione del mondo musicale per l'Orchestra milanese. Ma il brillante direttore generale da quell'orecchio non ci sente. Conosciamo a fondo i problemi ai quali lui, NASTASI, HA FATTO ATTACCARE I VARI MINISTRI, IGNORANTI IN MATERIA, PER NON CONCEDERE ALLA VERDI CIO' CHE LE SPETTAVA DI DIRITTO E SI ERA GUADAGNATO.
Da quando oltre vent'anni fa è sorta la Verdi, sono passati dodici ministri, per molti di essi il superconsigliere è stato Salvo Nastasi - sempre lui - senza che mai il caso della orchestra milanese più blasonata fra tutte le orchestra italiane, venisse affrontato e risolto. Lo prese a cuore Rutelli, ma evidentemente mal consigliato da Salvo Nastasi - sempre lui - il caso non fu risolto, ogni anno Corbani che delL'orchestra milanese fu fra i fondatori e ne è tuttora l'anima, è tornato alla carica segnalando la anomalia della verdi, ma nulla accadeva al ministero, ove i ministri ascoltavano ciò che diceva loro Salvo Nastasi. Capite allora, perchè esultiamo ore che ce lo siamo tolto dalle balle?
Non senza aver prima segnalato l'ultima scorrettezza dell'integerrimo direttore, per fortuna 'ex' da poche ore, Salvo Nastasi.
Nei decreti da lui firmati per le assegnazioni dei contributi , lo abbiamo detto, ha messo la Verdi fra i 'complessi strumentali' quasi fosse una orchestrina. Neanche questo sa e capisce l'ex direttore generale.
Ma, guarda caso, l'ha fatto anche contro l'evidenza della inclusione della Verdi fra le ICO, avvenuta con decreto del ministro Franceschini in data 1 aprile 2015. Verso la quale decisione, egli evidentemente ha voluto dimostrare pubblicamente la sua non condivisione, con lo stesso scarso senso istituzionale che in tutti questi anni l'ha portato a distruggere, novello Attila, la musica in Italia.
martedì 28 aprile 2015
Dal ministero di Franceschini e Nastasi buone e cattive notizie. Purchia, Girondini, Grossi,Orchestra Verdi di Milano
Cominciamo dalle notizie cattive, così ce le leviamo subito di torno. Nastasi l'ha avuta vinta al San Carlo dove ha fatto confermare dal suo ubbidiente ministro, Rosanna Purchia come sovrintendente, nonostante che la sua riconferma fosse stata avversata pubblicamente dal sindaco di Napoli, presidente della Fondazione San carlo. Nastasi l'ha sostenuta e l'ha confermata. E questa è una notizia non cattiva , ma cattivissima.
Stesso discorso all'Arena di Verona, dove nonostante l'opposizione del mondo musicale - che si era espresso anche attraverso una denuncia pubblica sui giornali - la permanenza di Girondini, con tutto il suo buco di bilancio, grande quanto la platea dell'Arena, e, diciamo anche, nonostante la grande platea dell'Arena, è stato voluto, sostenuto dal sindaco Tosi, che l'ha fatto digerire al Consiglio di Indirizzo della Fondazione, naturalmente tutta dalla sua parte, è stata avallata, ratificata da Franceschini.
All'indomani della riforma delle Fondazioni lirico-sinfoniche, con la nascita del CdI, al posto del CdA, s'era detto che d'ora in avanti, sulle nomine decideva il Ministro, che cessava di essere quindi un passacarte, agli ordini dei CdA. Falso, adesso Franceschini fa l'avallatore di decisioni altrui, come ai vecchi tempi, come sempre, salvo i casi in cui, in aperto contrasto con tutti, non lui quanto Nastasi, non imponga le sue decisioni anche al ministro, come per la Purchia.
Ristabilita e re-intronata a Napoli la Purchia, restava vuota la casella del Massimo Bellini di Catania, ente regionale, di una certa storia ed importanza, dove si sarebbe dovuta trasferire la Purchia, invitata da Bianco, sindaco.
Via la Purchia, Bianco ha assunto una decisione che porterà molti benefici. Ha chiamato alla sovrintendenza Roberto Grossi che tutti conosciamo. Direttore generale a Santa Cecilia negli anni di Berio e primi anni di Cagli, passato poi a presiedere Federculture, poi al Maxxi ed all'Accademia di belle arti, cofondatore con Abbado del Sistema delle orchestre e cori giovanili in Italia, sul modello venezuelano di Abreu...insomma uno che il mondo musicale e dello spettacolo conosce bene anche da amministratore. E' la prima volta che fa il sovrintendente, ma sicuramente farà molto meglio di altri che fanno per la prima volta i sovrintendenti, senza aver mai amministrato una fondazione prima.
Ora Grossi attende solo che la Assemblea siciliana e Crocetta diano il loro nulla osta alla sua nomina ( il teatro riceve cospicui finanziamenti dalla Regione a statuto speciale, ed ecco la ragione del nulla osta, che speriamo arrivi prestissimo, come non è nel costume della Regione siciliana quando le cose non le interessano particolarmente). Grossi ha molte idee e noi attendiamo che presto si insedi e cominci a lavorare.
La vera grande bella notizia, dopo quella della nomina di Grossi, è l'avvenuta ammissione della Orchestra e Coro 'Giuseppe Verdi' di Milano, dopo oltre vent'anni di travagli assurdi, nel gruppo delle ICO, quattordicesima. Le ICO sono le cosiddette Istituzioni Concertistico Orchestrali, delle quali l'orchestra milanese diverrà senz'altro la capofila, per qualità delle prestazioni e della programmazione ed indice - altissimo - di produttività. Speriamo solo che Nastasi che in tutti questi anni se ne è fregato della Orchestra milanese, non si vendichi ora riducendo i finanziamenti statali destinateli, in ragione e proporzione della produzione e qualità dell'attività della Verdi da tutti riconosciute ed anche lodate.
In questo caso Franceschini ha mostrato di potere, qualora lo voglia, non tener conto dei pareri, non sempre i migliori, del suo consigliere factotum.
Ma forse dopo questo faticosissimo colpo di mano e di testa, Franceschini avrà bisogno di una lunga convalescenza durante la quale lascerà le redini del Ministero nuovamente nelle mani del 'grande & grosso' direttore generale.
Stesso discorso all'Arena di Verona, dove nonostante l'opposizione del mondo musicale - che si era espresso anche attraverso una denuncia pubblica sui giornali - la permanenza di Girondini, con tutto il suo buco di bilancio, grande quanto la platea dell'Arena, e, diciamo anche, nonostante la grande platea dell'Arena, è stato voluto, sostenuto dal sindaco Tosi, che l'ha fatto digerire al Consiglio di Indirizzo della Fondazione, naturalmente tutta dalla sua parte, è stata avallata, ratificata da Franceschini.
All'indomani della riforma delle Fondazioni lirico-sinfoniche, con la nascita del CdI, al posto del CdA, s'era detto che d'ora in avanti, sulle nomine decideva il Ministro, che cessava di essere quindi un passacarte, agli ordini dei CdA. Falso, adesso Franceschini fa l'avallatore di decisioni altrui, come ai vecchi tempi, come sempre, salvo i casi in cui, in aperto contrasto con tutti, non lui quanto Nastasi, non imponga le sue decisioni anche al ministro, come per la Purchia.
Ristabilita e re-intronata a Napoli la Purchia, restava vuota la casella del Massimo Bellini di Catania, ente regionale, di una certa storia ed importanza, dove si sarebbe dovuta trasferire la Purchia, invitata da Bianco, sindaco.
Via la Purchia, Bianco ha assunto una decisione che porterà molti benefici. Ha chiamato alla sovrintendenza Roberto Grossi che tutti conosciamo. Direttore generale a Santa Cecilia negli anni di Berio e primi anni di Cagli, passato poi a presiedere Federculture, poi al Maxxi ed all'Accademia di belle arti, cofondatore con Abbado del Sistema delle orchestre e cori giovanili in Italia, sul modello venezuelano di Abreu...insomma uno che il mondo musicale e dello spettacolo conosce bene anche da amministratore. E' la prima volta che fa il sovrintendente, ma sicuramente farà molto meglio di altri che fanno per la prima volta i sovrintendenti, senza aver mai amministrato una fondazione prima.
Ora Grossi attende solo che la Assemblea siciliana e Crocetta diano il loro nulla osta alla sua nomina ( il teatro riceve cospicui finanziamenti dalla Regione a statuto speciale, ed ecco la ragione del nulla osta, che speriamo arrivi prestissimo, come non è nel costume della Regione siciliana quando le cose non le interessano particolarmente). Grossi ha molte idee e noi attendiamo che presto si insedi e cominci a lavorare.
La vera grande bella notizia, dopo quella della nomina di Grossi, è l'avvenuta ammissione della Orchestra e Coro 'Giuseppe Verdi' di Milano, dopo oltre vent'anni di travagli assurdi, nel gruppo delle ICO, quattordicesima. Le ICO sono le cosiddette Istituzioni Concertistico Orchestrali, delle quali l'orchestra milanese diverrà senz'altro la capofila, per qualità delle prestazioni e della programmazione ed indice - altissimo - di produttività. Speriamo solo che Nastasi che in tutti questi anni se ne è fregato della Orchestra milanese, non si vendichi ora riducendo i finanziamenti statali destinateli, in ragione e proporzione della produzione e qualità dell'attività della Verdi da tutti riconosciute ed anche lodate.
In questo caso Franceschini ha mostrato di potere, qualora lo voglia, non tener conto dei pareri, non sempre i migliori, del suo consigliere factotum.
Ma forse dopo questo faticosissimo colpo di mano e di testa, Franceschini avrà bisogno di una lunga convalescenza durante la quale lascerà le redini del Ministero nuovamente nelle mani del 'grande & grosso' direttore generale.
venerdì 12 dicembre 2014
Ancora incerto il destino dell'Orchestra Verdi di Milano. E Nastasi cosa ha fatto in tutti questi anni? Era occupato in mille altre faccende poco musicali?
Quando abbiamo letto oggi l'articolo di Paolo Isotta sul 'Sette' del Corriere della Sera, siamo rimasti senza parola, perchè eravamo convinti che dopo tante battaglie e le numerose medaglie guadagnate sul campo il caso dell'Orchestra Verdi di Milano - che poco fa ha celebrato i primi vent'anni di esistenza laboriosa, meritoria e perciò gloriosa - fosse completamente risolto (Anche noi, nel piccolo, abbiamo fatto qualcosa per l'Orchestra Verdi, quando l'abbiamo invitata come 'orchestra residente' al Festival delle Nazioni di Città di Castello, nell'unico anno(2004) che ne curammo la direzione artistica, dopo la verdi l'attuale direzione ha preferito orchestre balcaniche o italiane balcanizzate).
Il 'caso' consiste nell'assenza di riconoscimento del suo ruolo da parte dello Stato e, di conseguenza, nel mancato finanziamento della sua attività che per quantità e qualità ma anche per ricavi propri, si pone ai primi posti in Italia. Prima di qualsiasi Fondazione lirica - proporzionalmente - e di qualunque altra istituzione musicale del medesimo settore, le cosiddette ICO , cioè a dire le 'Istituzioni Concertistico orchestrali' (in parole povere le orchestre che vanno ad aggiungersi a quelle delle fondazioni lirico -sinfoniche) che in Italia sono rimaste più o meno una dozzina. A Milano, ad esempio, c'e quella dei 'Pomeriggi musicali' la cui attività per nessun ragione è paragonabile a quella della Verdi, eppure la prima è finanziata in quanto orchestra, la seconda come fosse una modesta oscura associazione concertistica.
E in questi anni, dacché il problema è emerso nella sua assurdità, il direttore Nastasi che fa circolari folli, come quella del divieto di esercitare la libera professione a musicisti di orchestre; che vuole cancellare dalla faccia dell'Italia le piccole associazioni musicali come anche i teatri d'essai e sperimentali - troppo piccoli perchè il grande e grosso direttore generale li tenga in carico al ministero; che premia teatri per la loro 'produzione' quando meriterebbero che gli venissero tagliati i fondi causa improduttività; e festival che vengono sostenuti ancor prima che inizino solo perchè a capo vi sono ... non diciamo chi; che si sostengono orchestre alcune ed altre no perchè una è di amici e l'altra no o molto meno ( il caso della Cherubini dell'amico Muti e della Mozart fondata dall'inviso Abbado), in tutti questi anni Nastasi non è riusci, perchè non l'ha voluto, risolvere il problema della Verdi.
Evidentemente gli sta sul gozzo, e nulla ha potuto neppure Corbani con tutto il suo potere, né la Milano che conta che nel frattempo ha dotato l'orchestra di un bell'auditorium frequentatissimo e molto amato dai milanesi ai quali se glielo togliessero, siamo convinti che farebbero la rivoluzione. A Nastasi non gli frega un bel nulla. Il guaio è che non gli frega nulla neanche a Franceschini il quale, come sottolinea duramente Isotta, intende finanziare il Festival (o Festa; non cambia la solfa, tanto non sanno ancora cosa farne) del Cinema di Roma per almeno tre anni, facendogli arrivare oltre 1.000.000 di Euro per anno. Ciò che Isotta non dice, perché magari vivendo fra Milano e Napoli non sa, è che andrebbe a finanziare un festival fondato dal Comune che ne è proprietario, Comune nel quale alla presidenza della Commissione Cultura siede sua moglie, la deliziosa De Biase. Il sospetto che, pur nella bufera egli corra in aiuto della festa e del sindaco di Roma, per la presenza di sua moglie in un posto di responsabilità e perciò direttamente interessata a tale festival è più che lecito.
Avesse Franceschini, per mano di Nastasi messa su una commissione ministeriale con gente capace ed autonoma - 'con le palle' vorremmo dire, se l'espressione non fosse sguaiata - a questo punto cos'altro potrebbero fare i suoi membri se non dimettersi per denunciare il fattaccio? Questo si attenderebbe l'opinione pubblica di fronte ad un caso di patente miopia, volontà persecutoria e illegalità, in osservanza di regole e decreti ministeriali ai quali ovviamente Nastasi e Franceschini si appellerebbero. Ma la commissione non si dimette anzi se ne frega perchè tiene di più a farvi parte, pur se al servizio, perinde ac cadaver, del ministro di turno e del direttore generale sempiterno.
Questa volta se non corrono ai ripari, necessari e meritati, perciò dovuti, il ministro e il direttore generale si presentano di fronte all'opinione pubblica con tutta la loro incapacità di governare un settore che non sanno governare (se non per coltivare propri tornaconti . Per l'ennesima volta citiamo il caso della mogliettina di Nastasi, Giulia Minoli, messa dal maritone a coordinare il Museo del Teatro San Carlo di Napoli) a nome della popolazione. Anche loro badano più a farsi gli affari propri che quelli della collettività. Se hanno qualcosa da opporre, si discolpino. Temiamo che gli mancherà la parola, per l'occasione. Nel qual caso farebbero meglio ad andarsene, parliamo del ministro, perchè Nastasi nessuno lo schioda, ha protettori potentissimi, salvo che con i forconi. E non è detto che un giorno anche il popolo della musica non decida di scendere in piazza.
Il 'caso' consiste nell'assenza di riconoscimento del suo ruolo da parte dello Stato e, di conseguenza, nel mancato finanziamento della sua attività che per quantità e qualità ma anche per ricavi propri, si pone ai primi posti in Italia. Prima di qualsiasi Fondazione lirica - proporzionalmente - e di qualunque altra istituzione musicale del medesimo settore, le cosiddette ICO , cioè a dire le 'Istituzioni Concertistico orchestrali' (in parole povere le orchestre che vanno ad aggiungersi a quelle delle fondazioni lirico -sinfoniche) che in Italia sono rimaste più o meno una dozzina. A Milano, ad esempio, c'e quella dei 'Pomeriggi musicali' la cui attività per nessun ragione è paragonabile a quella della Verdi, eppure la prima è finanziata in quanto orchestra, la seconda come fosse una modesta oscura associazione concertistica.
E in questi anni, dacché il problema è emerso nella sua assurdità, il direttore Nastasi che fa circolari folli, come quella del divieto di esercitare la libera professione a musicisti di orchestre; che vuole cancellare dalla faccia dell'Italia le piccole associazioni musicali come anche i teatri d'essai e sperimentali - troppo piccoli perchè il grande e grosso direttore generale li tenga in carico al ministero; che premia teatri per la loro 'produzione' quando meriterebbero che gli venissero tagliati i fondi causa improduttività; e festival che vengono sostenuti ancor prima che inizino solo perchè a capo vi sono ... non diciamo chi; che si sostengono orchestre alcune ed altre no perchè una è di amici e l'altra no o molto meno ( il caso della Cherubini dell'amico Muti e della Mozart fondata dall'inviso Abbado), in tutti questi anni Nastasi non è riusci, perchè non l'ha voluto, risolvere il problema della Verdi.
Evidentemente gli sta sul gozzo, e nulla ha potuto neppure Corbani con tutto il suo potere, né la Milano che conta che nel frattempo ha dotato l'orchestra di un bell'auditorium frequentatissimo e molto amato dai milanesi ai quali se glielo togliessero, siamo convinti che farebbero la rivoluzione. A Nastasi non gli frega un bel nulla. Il guaio è che non gli frega nulla neanche a Franceschini il quale, come sottolinea duramente Isotta, intende finanziare il Festival (o Festa; non cambia la solfa, tanto non sanno ancora cosa farne) del Cinema di Roma per almeno tre anni, facendogli arrivare oltre 1.000.000 di Euro per anno. Ciò che Isotta non dice, perché magari vivendo fra Milano e Napoli non sa, è che andrebbe a finanziare un festival fondato dal Comune che ne è proprietario, Comune nel quale alla presidenza della Commissione Cultura siede sua moglie, la deliziosa De Biase. Il sospetto che, pur nella bufera egli corra in aiuto della festa e del sindaco di Roma, per la presenza di sua moglie in un posto di responsabilità e perciò direttamente interessata a tale festival è più che lecito.
Avesse Franceschini, per mano di Nastasi messa su una commissione ministeriale con gente capace ed autonoma - 'con le palle' vorremmo dire, se l'espressione non fosse sguaiata - a questo punto cos'altro potrebbero fare i suoi membri se non dimettersi per denunciare il fattaccio? Questo si attenderebbe l'opinione pubblica di fronte ad un caso di patente miopia, volontà persecutoria e illegalità, in osservanza di regole e decreti ministeriali ai quali ovviamente Nastasi e Franceschini si appellerebbero. Ma la commissione non si dimette anzi se ne frega perchè tiene di più a farvi parte, pur se al servizio, perinde ac cadaver, del ministro di turno e del direttore generale sempiterno.
Questa volta se non corrono ai ripari, necessari e meritati, perciò dovuti, il ministro e il direttore generale si presentano di fronte all'opinione pubblica con tutta la loro incapacità di governare un settore che non sanno governare (se non per coltivare propri tornaconti . Per l'ennesima volta citiamo il caso della mogliettina di Nastasi, Giulia Minoli, messa dal maritone a coordinare il Museo del Teatro San Carlo di Napoli) a nome della popolazione. Anche loro badano più a farsi gli affari propri che quelli della collettività. Se hanno qualcosa da opporre, si discolpino. Temiamo che gli mancherà la parola, per l'occasione. Nel qual caso farebbero meglio ad andarsene, parliamo del ministro, perchè Nastasi nessuno lo schioda, ha protettori potentissimi, salvo che con i forconi. E non è detto che un giorno anche il popolo della musica non decida di scendere in piazza.
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