Da quello che dice il Commissario del Mibact alle Fondazioni liriche, e scrivono anche i giornali, l'Opera di Firenze è nella condizione finanziaria peggiore di tutte le altre fondazioni liriche italiane, perfino dell'Opera di Roma e del Comunale di Bologna, con i suoi 62 milioni di Euro di debiti pregressi, accumulati negli ultimi decenni, per i quali Cristiano Chiarot, chiamato da Venezia al capezzale del malato fiorentino gravissimo, che è riuscito a raggiungere il pareggio di bilancio, nulla ha potuto. Anzi, contemporaneamente, ha lanciato l'SOS: servono subito una decina di milioni di Euro, non abbiamo liquidità; e Renzi che, per l'Unità d'Italia, aveva messo nel programma anche un pacco di milioni per il nuovo teatro della sua città, adesso non può fare più nulla, perchè i cordoni della borsa sono passati in altre mani, e quella del Comune, nelle mani da Nardella, non suona, pechè di fiorini non ne ha più da dare all'Opera.
Colpisce in questa storia il fatto che almeno negli ultimi due decenni circa siano passati nelle stanze della sovrintendenza fiorentina i big delle istituzioni culturali, che big evidentemente non erano e non sono, pur continuando ad essere considerati tali e ad essere contesi, non appena lasciano, correndo e di notte per non essere raggiunti dagli inseguitori con i forconi, una poltrona.
A Firenze c'è stato Francesco Giambrone, all'inizio degli anni Duemila, per il successo (di deficit) conseguito a Palermo anni prima, c'è stato anche il 'grande&grosso' direttore generale Nastasi come commissario, c'è stata l'ing. Colombo, Francesca (in arte Micheli), c'è stato uno dei due fratelli che erano gli avvocati di fiducia di Renzi, e cioè Francesco Bianchi, ed ora Chiarot che certamente ha le mani legate e che forse si è reso conto di aver fatto il passo più grande della gamba, venendo via dalla tranquilla Fenice, ed ora forse medita, prima che sia troppo tardi, di darsela anche lui a gambe levate.
Bene, tutti questi campioni dell'amministrazione culturale - materia che tutti vanno insegnando nelle università dei loro paesi. Capito a che cosa si sono ridotte le università? - compreso il Commissario Nastasi, nulla hanno fatto per sanare negli anni il debito, nè per ridurlo quantomeno. E tutti sono accomunati dalla stessa tecnica utilizzata per uscire di scena.
Sono sempre andati via prima che scoppiasse il bubbone. Loro si sono dimessi, dicendo che lasciavano perchè interessati 'ad altri progetti', e l'indomani, puntualmente i giornali scrivevano della difficile, anzi tragica situazione finanziaria del Teatro del Maggio fiorentino.
Di una in particolare siamo stati testimoni oculari, durante la sovrintendenza Colombo. Recatici a Firenze per intervistare Zubin Mehta, nella bacheca del teatro, leggemmo del consistente ritardo, forse uno o due mesi, del pagamento degli stipendi per mancanza di liquidità. Anche la sovrintendente Colombo era stata chiamata, dopo il gigante Giambrone, per mettere ordine nei conti. Anche Lei non riuscì nell'intento, al suo posto Renzi mise Bianchi, e dopo Bianchi, anche lui uscito prima della denuncia del buco profondo del bilancio, è arrivato Chiarot, l'impotente, perchè forse nulla o pochissimo può.
Visualizzazione post con etichetta nardella. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta nardella. Mostra tutti i post
lunedì 18 giugno 2018
mercoledì 18 aprile 2018
Salvo Nastasi, un tempo 'enfant prodige' della politica culturale italiana, ma avarissimo, è diventato ora 'homme prodigue', ma solo con chi vuole, principalmente amici ed ora anche parenti (acquisiti)
Di Salvo Nastasi il mondo musicale italiano ricorda lo sciagurato 'algoritmo' ammazzacristiani che ha lasciato come regalo di saluto quando, andando via dal Collegio romano, è approdato alla Presidenza del Consiglio, chiamatovi da Renzi. Con quell'algoritmo, in un colpo solo, fece centinaia di vittime nelle istituzioni musicali italiane che evidentemente considerava mendicanti immeritevoli.
Dell'abilità di Nastasi non c'era nessuno che non fosse al corrente, dopo che la 'buonanima' - solo perchè ne abbiamo perso le tracce nelle nebbie della politica italiana - del ministro Urbani lo presentò al mondo della cultura italiana come l'enfant prodige degli affari giuridici del suo ministero - quand'era ancora giovanissimo.
I ministri che si sono succeduti al Collegio Romano dopo Urbani, da Galan a Bondi a Ornaghi a Franceschini, forti della loro abissale ignoranza in materia di legislazione culturale, hanno dato a Nastasi un peso sempre maggiore, tanto che Renzi - su suggerimento di Nardella, amico di entrambi - se lo prese a Palazzo Chigi, da dove fargli tentare di bonificare Bagnoli - ad ora non sappiamo come proceda la bonifica.
I padrini e protettori di Nastasi - senza i quali non sarebbe stato possibile una carriera così fulminante e gloriosa - sono ben noti a tutti, in cima alla lista c'è naturalmente Gianni Letta, sempre ed ancora lui, che addirittura, coram populo, gli fece da testimone di nozze con Giulia Minoli, figlia di Giovanni e di Matilde Bernabei, nipote del mammasantissima patriarca, che dopo essere stato al vertice della tv di Stato, si mise messo a fare il produttore televisivo con la Lux Vide - è il destino ( redditizio) non solo di Bernabei ma anche di altri direttori generali della Rai, salvo qualcuno che si è dedicato a coltivare la terra.
Per un momento abbiamo anche rischiato che sua madre, nata Laterza, giudice della Corte dei Conti, incaricata di 'controllare' le pubbliche istituzioni (ma quale conflitto di interesse? quando c'era da controllare le spese dei ministeri al cui vertice c'era suo figlio, lei usciva dalla stanza!) diventasse presidente della Corte. Se ne sono accorti in tempo e, per non correre rischi, hanno puntato su un altro candidato.
Tornando al nostro ex enfant prodige della cultura ministeriale, ieri 'Il Fatto Quotidiano' ha rivelato come la società di produzione Lux Vide, di proprietà di sua (di Nastasi) suocera e del fratello di lei, che produce tra l'altro anche 'Don Matteo', ha ricevuto da Palazzo Chigi il contributo di 4 milioni di Euro per la produzione de 'I medici', i grandi di Firenze, una fiction che ha avuto ottimi ascolti ed è stata venduta in molti paese. Dunque andava anche finanziata nella logica di Nastasi. Non dice il Vangelo che chi ha molto avrà ancora dell'altro, ma a chi ha poco sarà tolto anche quel poco?
Insomma, con la presenza di Nastasi a Palazzo Chigi, dopo il Collegio Romano, quella regalia reca anche la sua firma. Lui che un tempo era avaro con tutti, al punto da strozzare per fame chiunque gli si rivolgesse per chiedere un contributo, in nome della cultura, e che ora è diventato l'uomo che prodiga contributi a tutti. A tutti veramente no, Mai, ma ai suoi amici sì, da sempre. Alla lista degli amici, nella quale Muti, meritevolissimo,figura in testa - e nella quale, ad esempio, non sono mai stati inclusi l'Orchestra Verdi di Milano e l'Orchestra Mozart di Abbado, tanto per fare due esempi - ora si è aggiunto anche qualche parente. Certo acquisito, per via di sua moglie, ma sempre parente.
Senza contare che, da qualche tempo, anche sua moglie - quella che ha sempre sostenuto che le crisi sono delle opportunità basta saperle cogliere, come ha fatto Lei, con l'aiutino del suo maritone - scorazza per i teatri italiani con un progetto dedicato alla 'legalità'. E se lo dice lei come non crederle?
Dell'abilità di Nastasi non c'era nessuno che non fosse al corrente, dopo che la 'buonanima' - solo perchè ne abbiamo perso le tracce nelle nebbie della politica italiana - del ministro Urbani lo presentò al mondo della cultura italiana come l'enfant prodige degli affari giuridici del suo ministero - quand'era ancora giovanissimo.
I ministri che si sono succeduti al Collegio Romano dopo Urbani, da Galan a Bondi a Ornaghi a Franceschini, forti della loro abissale ignoranza in materia di legislazione culturale, hanno dato a Nastasi un peso sempre maggiore, tanto che Renzi - su suggerimento di Nardella, amico di entrambi - se lo prese a Palazzo Chigi, da dove fargli tentare di bonificare Bagnoli - ad ora non sappiamo come proceda la bonifica.
I padrini e protettori di Nastasi - senza i quali non sarebbe stato possibile una carriera così fulminante e gloriosa - sono ben noti a tutti, in cima alla lista c'è naturalmente Gianni Letta, sempre ed ancora lui, che addirittura, coram populo, gli fece da testimone di nozze con Giulia Minoli, figlia di Giovanni e di Matilde Bernabei, nipote del mammasantissima patriarca, che dopo essere stato al vertice della tv di Stato, si mise messo a fare il produttore televisivo con la Lux Vide - è il destino ( redditizio) non solo di Bernabei ma anche di altri direttori generali della Rai, salvo qualcuno che si è dedicato a coltivare la terra.
Per un momento abbiamo anche rischiato che sua madre, nata Laterza, giudice della Corte dei Conti, incaricata di 'controllare' le pubbliche istituzioni (ma quale conflitto di interesse? quando c'era da controllare le spese dei ministeri al cui vertice c'era suo figlio, lei usciva dalla stanza!) diventasse presidente della Corte. Se ne sono accorti in tempo e, per non correre rischi, hanno puntato su un altro candidato.
Tornando al nostro ex enfant prodige della cultura ministeriale, ieri 'Il Fatto Quotidiano' ha rivelato come la società di produzione Lux Vide, di proprietà di sua (di Nastasi) suocera e del fratello di lei, che produce tra l'altro anche 'Don Matteo', ha ricevuto da Palazzo Chigi il contributo di 4 milioni di Euro per la produzione de 'I medici', i grandi di Firenze, una fiction che ha avuto ottimi ascolti ed è stata venduta in molti paese. Dunque andava anche finanziata nella logica di Nastasi. Non dice il Vangelo che chi ha molto avrà ancora dell'altro, ma a chi ha poco sarà tolto anche quel poco?
Insomma, con la presenza di Nastasi a Palazzo Chigi, dopo il Collegio Romano, quella regalia reca anche la sua firma. Lui che un tempo era avaro con tutti, al punto da strozzare per fame chiunque gli si rivolgesse per chiedere un contributo, in nome della cultura, e che ora è diventato l'uomo che prodiga contributi a tutti. A tutti veramente no, Mai, ma ai suoi amici sì, da sempre. Alla lista degli amici, nella quale Muti, meritevolissimo,figura in testa - e nella quale, ad esempio, non sono mai stati inclusi l'Orchestra Verdi di Milano e l'Orchestra Mozart di Abbado, tanto per fare due esempi - ora si è aggiunto anche qualche parente. Certo acquisito, per via di sua moglie, ma sempre parente.
Senza contare che, da qualche tempo, anche sua moglie - quella che ha sempre sostenuto che le crisi sono delle opportunità basta saperle cogliere, come ha fatto Lei, con l'aiutino del suo maritone - scorazza per i teatri italiani con un progetto dedicato alla 'legalità'. E se lo dice lei come non crederle?
sabato 20 gennaio 2018
Aristotele spiegato a Chiarot, Muscato e Nardella. Il quale, ultimo, si comporti correttamente anche nelle nomine
Ieri dalla pagine del Venerdì di Repubblica Marino Niola è intervenuto per spiegare quale idiozia abbiano messo in atto il sovrintendente dell'Opera di Firenze, Chiarot, il regista ingaggiato per Carmen non lasciato libero dal sovrintendente di fare quello che voleva, e il sindaco-presidente che ha pubblicamente avallato la bravata idiota. e ignorante.
Niola, a chiusura del suo articolo, scrive: " Rimuovere la fine tragica non aiuta a capire come e perchè nascano le tragedie.. In fondo la gelosia di Otello e la morte ingiusta di Desdemona servivano e servono a provocare orrore non certo emulazione. E' quello che ARISTOTELE chiamava CATARSI. Conoscere fino in fondo il male per superarlo. E proprio lì stava l'effetto pedagogico, non certo nell'armare la mano dell'eroina di turno. Carmen e Desdemona - conclude - non sono mica Thelma e Louise".
Innanzi aveva spiegato ai filosofi fiorentini che :" il vero problema è la deriva del politicamente corretto... Far propria la lezione dei classici non significa aggiornarli. O sfruttare opportunisticamente l'eco che hanno nel nostro immaginario, per trasformarli in pensierini buonisti"
Infine - ma questo consiglio Niola non può darlo, perchè il fatto è accaduto dopo che aveva scritto l'articolo - il sindaco propugnatore della finalità etica del teatro, cominci a pensare, senza rendersi per la seconda volta ridicolo - ma in questo caso anche colpevole - cosa rispondere a quella sua concittadina che ha partecipato a selezioni per un posto per il quale era richiesta laurea in giurisprudenza e pratica nel medesimo settore, e che Lei aveva, e ha visto attribuire quel posto, per chiamata diretta, ad una giovane laureata, appena laureata, e scartata in una selezione pubblica, di poco precedente la chiamata diretta del sindaco - che vuole l'etica a teatro, ma non nell'amministrazione pubblica del suo Comune - ma che era figlia del presidente della Corte dei Conti toscana, che aveva scagionato anni fa Renzi da una accusa amministrativa.
Che fa il politicamente corretto sindaco Nardella? Non si dimette per questa schifezza, che va ad aggiungersi alla idiozia sulla Carmen da lui avallata senza riserve, in nome dell'etica?
Niola, a chiusura del suo articolo, scrive: " Rimuovere la fine tragica non aiuta a capire come e perchè nascano le tragedie.. In fondo la gelosia di Otello e la morte ingiusta di Desdemona servivano e servono a provocare orrore non certo emulazione. E' quello che ARISTOTELE chiamava CATARSI. Conoscere fino in fondo il male per superarlo. E proprio lì stava l'effetto pedagogico, non certo nell'armare la mano dell'eroina di turno. Carmen e Desdemona - conclude - non sono mica Thelma e Louise".
Innanzi aveva spiegato ai filosofi fiorentini che :" il vero problema è la deriva del politicamente corretto... Far propria la lezione dei classici non significa aggiornarli. O sfruttare opportunisticamente l'eco che hanno nel nostro immaginario, per trasformarli in pensierini buonisti"
Infine - ma questo consiglio Niola non può darlo, perchè il fatto è accaduto dopo che aveva scritto l'articolo - il sindaco propugnatore della finalità etica del teatro, cominci a pensare, senza rendersi per la seconda volta ridicolo - ma in questo caso anche colpevole - cosa rispondere a quella sua concittadina che ha partecipato a selezioni per un posto per il quale era richiesta laurea in giurisprudenza e pratica nel medesimo settore, e che Lei aveva, e ha visto attribuire quel posto, per chiamata diretta, ad una giovane laureata, appena laureata, e scartata in una selezione pubblica, di poco precedente la chiamata diretta del sindaco - che vuole l'etica a teatro, ma non nell'amministrazione pubblica del suo Comune - ma che era figlia del presidente della Corte dei Conti toscana, che aveva scagionato anni fa Renzi da una accusa amministrativa.
Che fa il politicamente corretto sindaco Nardella? Non si dimette per questa schifezza, che va ad aggiungersi alla idiozia sulla Carmen da lui avallata senza riserve, in nome dell'etica?
giovedì 11 gennaio 2018
Il finale cambiato della CARMEN fiorentina resta pur sempre una SCEMA MADRE, però...
Ciò che stiamo per raccontarvi sulla pazza idea di cambiare il finale della Carmen di Bizet ad opera del drammaturgo Chiarot, al momento sovrintendente dell'Opera, non cambia il giudizio unanime di condanna dell'operazione, ma può illustrarne - forse - i contorni.
Riguarda la coppia Carmen-Don José, il mezzosoprano Veronica Simeoni ed il tenore Roberto Aronica, nella vita moglie e marito, che ha interpretato tante volte Carmen ed altre opere con finale simile sul medesimo palcoscenico, prefigurando nella finzione un vero e proprio 'femminicidio', al quale avrebbe potuto attaccarsi il drammaturgo fiorentino, invece che sventagliare il 'politico corretto' e l'idea che il teatro debba avere anche funzione etica, quando ha messo in atto l'insano progetto.
Meglio, riguarda il tenore Roberto Aronica, cui esattamente una decina di anni fa, accadde in famiglia un fatto drammatico. Suo fratello Angelo, che aveva quarant'anni, venne ucciso a coltellate dalla convivente. Quella tragedia segnò profondamente Roberto, al punto che ancora due anni dopo, nel 2009, durante la 'generale' della Lucia di Donizetti al Regio di Parma, abbandonò precipitosamente la scena al momento in cui era previsto che lui, Edgardo, impugnasse un pugnale che utilizzerà contro se stesso. Aronica spiegò: "ogni volta che ho fra le mani un pugnale, ma anche un semplice coltello (non in cucina, naturalmente, ndr), sono preso da crisi di panico, non riesco a respirare, non ce la faccio a prendere l'arma del delitto anche se so bene che è finta".
Quel trauma famigliare segnò per lungo tempo anche la vita in palcoscenico di Aronica. Ma la ferita nel cuore del tenore continua?
Non sembrerebbe, perchè non più tardi di un anno fa, Aronica e sua moglie Simeoni interpretarono i protagonisti di Carmen alla Fenice ( il Teatro da dove viene Chiarot, e forse nel periodo in cui lui era ancora sovrintendente), con la regia di Bieito, il quale, nella scena finale, volle che Aronica/Don Josè tagliasse la gola a Simeoni-Carmen. E lui non si tirò indietro ( abbiamo visto le immagini in rete). Non sappiamo se anche a distanza di tanto tempo, a Venezia, ebbe bisogno del supporto di uno psicologo per superare il blocco. Sicuramente Chiarot, nelle sue vesti di sovrintendente-drammaturgo, era a conoscenza del fatto.
E forse, a Firenze, temendo che potesse accadere di nuovo, ha pensato di porvi rimedio preventivamente. Non nascondendosi neanche il fatto che quella coppia nella vita, in palcoscenico mimava proprio un delitto che oggi chiamiamo 'femminicidio' ma che con altro nome - omicidio - è antico quanto il mondo, sia che lo compia l'uomo sulla donna sia che la donna infierisca sull'uomo.
Leggendo di questa storia abbiamo riflettuto sulla scelta fiorentina. Ma alla fine non abbiamo trovato nessuna ragione per giustificare quella idiozia, voluta da Chiarot, che ha pensato di mettersi in vetrina ( non importa se per farsi ridere dietro dal mondo intero),non essendo ancora riuscito ad emergere dalle nebbie dei bilanci fiorentini. Altra ragione non v'è; e perciò gli insulti e
le ironie del mondo intero, ad eccezione del suo compare, l'intellettuale Nardella, se li è meritati tutti.
Riguarda la coppia Carmen-Don José, il mezzosoprano Veronica Simeoni ed il tenore Roberto Aronica, nella vita moglie e marito, che ha interpretato tante volte Carmen ed altre opere con finale simile sul medesimo palcoscenico, prefigurando nella finzione un vero e proprio 'femminicidio', al quale avrebbe potuto attaccarsi il drammaturgo fiorentino, invece che sventagliare il 'politico corretto' e l'idea che il teatro debba avere anche funzione etica, quando ha messo in atto l'insano progetto.
Meglio, riguarda il tenore Roberto Aronica, cui esattamente una decina di anni fa, accadde in famiglia un fatto drammatico. Suo fratello Angelo, che aveva quarant'anni, venne ucciso a coltellate dalla convivente. Quella tragedia segnò profondamente Roberto, al punto che ancora due anni dopo, nel 2009, durante la 'generale' della Lucia di Donizetti al Regio di Parma, abbandonò precipitosamente la scena al momento in cui era previsto che lui, Edgardo, impugnasse un pugnale che utilizzerà contro se stesso. Aronica spiegò: "ogni volta che ho fra le mani un pugnale, ma anche un semplice coltello (non in cucina, naturalmente, ndr), sono preso da crisi di panico, non riesco a respirare, non ce la faccio a prendere l'arma del delitto anche se so bene che è finta".
Quel trauma famigliare segnò per lungo tempo anche la vita in palcoscenico di Aronica. Ma la ferita nel cuore del tenore continua?
Non sembrerebbe, perchè non più tardi di un anno fa, Aronica e sua moglie Simeoni interpretarono i protagonisti di Carmen alla Fenice ( il Teatro da dove viene Chiarot, e forse nel periodo in cui lui era ancora sovrintendente), con la regia di Bieito, il quale, nella scena finale, volle che Aronica/Don Josè tagliasse la gola a Simeoni-Carmen. E lui non si tirò indietro ( abbiamo visto le immagini in rete). Non sappiamo se anche a distanza di tanto tempo, a Venezia, ebbe bisogno del supporto di uno psicologo per superare il blocco. Sicuramente Chiarot, nelle sue vesti di sovrintendente-drammaturgo, era a conoscenza del fatto.
E forse, a Firenze, temendo che potesse accadere di nuovo, ha pensato di porvi rimedio preventivamente. Non nascondendosi neanche il fatto che quella coppia nella vita, in palcoscenico mimava proprio un delitto che oggi chiamiamo 'femminicidio' ma che con altro nome - omicidio - è antico quanto il mondo, sia che lo compia l'uomo sulla donna sia che la donna infierisca sull'uomo.
Leggendo di questa storia abbiamo riflettuto sulla scelta fiorentina. Ma alla fine non abbiamo trovato nessuna ragione per giustificare quella idiozia, voluta da Chiarot, che ha pensato di mettersi in vetrina ( non importa se per farsi ridere dietro dal mondo intero),non essendo ancora riuscito ad emergere dalle nebbie dei bilanci fiorentini. Altra ragione non v'è; e perciò gli insulti e
le ironie del mondo intero, ad eccezione del suo compare, l'intellettuale Nardella, se li è meritati tutti.
martedì 9 gennaio 2018
Variazioni sulla CARMEN di Chiarot da Bizet e Merimée
La SCEMA MADRE conclusiva dell'opera di Bizet che Chiarot ha suggerito al regista non è piaciuta, come si aspettava. Non è piaciuta a gran parte del pubblico, non è piaciuta alla critica, non è piaciuta affatto a giornalisti ed intellettuali (da Facci a Mattia Feltri, a Massini, a Gramellini,a Sgarbi rispettivamente su Libero, La Stampa, Repubblica,Corriere, Giornale) che hanno ironizzato e sbeffeggiato il sovrintendente - improvvisatosi drammaturgo e letterato. E piaciuta oltre che a Chiarot, a Muscato ed anche a Nardella. Direte che c'entra Nardella? C'entra appunto come il cavolo all'opera, ma c'entra. Loro hanno rappresentato la triade felice della trovata e del risultato sul pubblico che ha già mandato esaurite tutte le recite (senza incidenza alcuna della notorietà e popolarità dell'opera?); ma per questo aspettiamo che vengano resi noti i biglietti venduti e di incassi. Contano i numeri, le chiacchiere propagandistiche stanno a zero
Chiarot, gongolante di gioia per il chiasso, perfino di alcuni giornali stranieri, noncurante degli sberleffi, sta già pensando a come far parlare dell'Opera di Firenze in futuro, qualora altro argomento non ci fosse per farlo. Pensa già alla fine di stagione quando ha assoldato il regista fantasista Francesco Micheli, provenienza Sferisterio di Macerata e stabile a Bergamo, per Donizetti, per la cosiddetta 'trilogia' verdiana
(Traviata, Rigoletto, Trovatore). Sicuramente ne vedremo delle belle, e già qualche indiscrezione sulle future riletture è venuta fuori. Ne riparleremo.
Intanto sta pensando alla Variazione n.2 sulla Carmen, con o senza Muscato, alle prossime repliche che torneranno regolarmente, in questa e nelle prossime stagioni fiorentine, visto il successo presente.
La Variazione n.1, in scena in questi giorni, prevede che Carmen, braccata dal suo vecchio spasimante che la perseguita, onde evitare un femminicidio ante litteram, gli spara e lo fa secco (non importa se alla 'prima' la pistola ha fatto cilecca con grande divertimento del pubblico, che ha dovuto fino alla fine dell'opera l'annunciata ma ormai famosa 'SCEMA MADRE').
Chiarot, nella rilettura di Bizet volendo essere corretto oltre misura, non si è accorto che la signora, anzi sigaraia, meglio zingara, aveva una pistola con la quale ha capovolto l'esito finale, precedendo Don Josè, nell'atto criminoso contro di Lei. Qualcuno, sommessamente, glielo ha fatto notare al neo drammaturgo fiorentino: la signora, pardon: sigaraia ( una zingara assunta al monopolio? solo a Firenze, in teatro, si può) e zingara ( ovvio, con la pistola in tasca), per evitare un omicidio sì è resa Lei colpevole di altrettanto misfatto. E allora il neo drammaturgo intende correre ai ripari, ipotizzando la Variazione n.2 della SCEMA MADRE, che andiamo a raccontarvi.
Innanzitutto viene confermato che la SCEMA MADRE sarà la scena finale e resterà quella, per far godere al pubblico per intero l'opera e per lasciare forte la suspence di come finirà la prossima volta, volendo eliminare l'omicidio del quale si macchia Carmen e non Don Josè, come voleva quell'idiota di Bizet.
Allora raccontiamola questa Variazione n.2 . Mentre nell'Arena il toreador Escamillo s'è fatto incornare dal toro - e dunque fuori un amante di Carmen - nei paraggi dell'Arena Don Josè, tenta ancora una volta di far tornare Carmen da lui. L'abbraccia, la stringe forte, la bracca letteralmente, Lei tenta in tutti i modi di liberarsi dalla stretta, lui allora estrae la pistola dalla foderina e nella colluttazione con la sua ex, invece di uccidere Lei parte un colpo e lui cade a terra morto. Suicidato.
Lei non contenta, tira fuori il coltello a serramanico, dotazione di base di ogni zingara professionista, si avventa su Don Josè, e gli infila la lama nel petto, gridando di fronte alla folla, che uscita dall'Arena aveva fatto capannello intorno a i due;' Muori scellerato cadavere!". E questa sarebbe la prima delle due varianti del libretto da introdurre a seguito della Variazione n.2. Poi, muovendo i fianchi come solo Lei sapeva, si fa largo fra i curiosi e va via, mentre questi - e qui sarebbe la seconda variante del libretto - gridano: "Scemi, Scemi".
Resta da spiegare all'indirizzo di chi quel grido d'insulto. Secondo il drammaturgo, all'indirizzo dei protagonisti. Starebbe a dir loro, specie al defunto Don Josè: come si può ancora oggi uccidere o uccidersi per un donna, quando di donne libere ve ne è tantissime? Questa l'interpretazione del drammaturgo. Secondo il pubblico, invece, 'SCEMI, SCEMI' era per Chiarot, Muscato e Nardella - mettiamoci pure lui, altrimenti nessuno lo prende in considerazione - rispettivamente suggeritore/impositore, realizzatore e utilizzatore finale ( per i benefici che porterà alle casse del teatro) della SCEMA MADRE. Chiarot fa capire che la metterà in atto, a sorpresa, senza preavviso.
Ci sarebbe anche una Variazione n.3 per la Carmen 'da Bizet', di Chiarot, che però Muscato ha solo
ipotizzato senza intenzione di verificarne l'efficacia. E cioè rispondere alla proposta del sovrintendente, come avrebbe potuto e non ha voluto, senza mezzi termini: 'ma che c... dici?'.
Bene ha fatto a non metter in atto tale Variazione n.3, perchè la risposta del sovrintendente possiamo brevemente dargliela noi, che quando ci siamo opposti alla sua proposta, al tempo della nostra consulenza, per conto della Rai, per il Concerto di Capodanno, di aprire il Concerto televisivo con una nuova composizione di Giorgio Battistelli, siamo stati accusati da Chiarot di 'lesa maestà' e costretti ad annullare la consulenza, mentre, proprio l'anno prima, siamo anche dovuti intervenire a calmare una solista - che il teatro aveva scritturato, non noi - presa dal panico, pochi minuti prima di cantare. L'abbiamo tranquillizzata noi, poi sono accorsi in camerino sia Chiarot che Ortombina.
Stessa sorte è toccata ad altra persona, incaricata dalla Fenice, e dal teatro pagata, di tenere i rapporti del teatro con la Rai, il cui rapporto di consulenza è stato, per una ragione assai simile, interrotto, dopo quasi un quarto di secolo. Mentre prima, e assai spesso, lo steso sovrintendente Chiarot incaricava di trattare con i sindacati che, in occasione del Concerto di Capodanno, erano quasi sempre sul piede di guerra, e che lui evidentemente non riusciva a convincere a sotterrare l'ascia di guerra. Dunque guai ad opporsi alla sua volontà.
Concludendo, Muscato può anche ripensarci alla prossima proposta di SCEMA MADRE, e mettere in atto la Variazione n.3, sappia però che potrebbe toccare la stessa sorte che toccò anche a noi. Se se la sente, lo faccia. Tanto Carmen di Bizet vivrà, nonostante Chiarot.
Chiarot, gongolante di gioia per il chiasso, perfino di alcuni giornali stranieri, noncurante degli sberleffi, sta già pensando a come far parlare dell'Opera di Firenze in futuro, qualora altro argomento non ci fosse per farlo. Pensa già alla fine di stagione quando ha assoldato il regista fantasista Francesco Micheli, provenienza Sferisterio di Macerata e stabile a Bergamo, per Donizetti, per la cosiddetta 'trilogia' verdiana
(Traviata, Rigoletto, Trovatore). Sicuramente ne vedremo delle belle, e già qualche indiscrezione sulle future riletture è venuta fuori. Ne riparleremo.
Intanto sta pensando alla Variazione n.2 sulla Carmen, con o senza Muscato, alle prossime repliche che torneranno regolarmente, in questa e nelle prossime stagioni fiorentine, visto il successo presente.
La Variazione n.1, in scena in questi giorni, prevede che Carmen, braccata dal suo vecchio spasimante che la perseguita, onde evitare un femminicidio ante litteram, gli spara e lo fa secco (non importa se alla 'prima' la pistola ha fatto cilecca con grande divertimento del pubblico, che ha dovuto fino alla fine dell'opera l'annunciata ma ormai famosa 'SCEMA MADRE').
Chiarot, nella rilettura di Bizet volendo essere corretto oltre misura, non si è accorto che la signora, anzi sigaraia, meglio zingara, aveva una pistola con la quale ha capovolto l'esito finale, precedendo Don Josè, nell'atto criminoso contro di Lei. Qualcuno, sommessamente, glielo ha fatto notare al neo drammaturgo fiorentino: la signora, pardon: sigaraia ( una zingara assunta al monopolio? solo a Firenze, in teatro, si può) e zingara ( ovvio, con la pistola in tasca), per evitare un omicidio sì è resa Lei colpevole di altrettanto misfatto. E allora il neo drammaturgo intende correre ai ripari, ipotizzando la Variazione n.2 della SCEMA MADRE, che andiamo a raccontarvi.
Innanzitutto viene confermato che la SCEMA MADRE sarà la scena finale e resterà quella, per far godere al pubblico per intero l'opera e per lasciare forte la suspence di come finirà la prossima volta, volendo eliminare l'omicidio del quale si macchia Carmen e non Don Josè, come voleva quell'idiota di Bizet.
Allora raccontiamola questa Variazione n.2 . Mentre nell'Arena il toreador Escamillo s'è fatto incornare dal toro - e dunque fuori un amante di Carmen - nei paraggi dell'Arena Don Josè, tenta ancora una volta di far tornare Carmen da lui. L'abbraccia, la stringe forte, la bracca letteralmente, Lei tenta in tutti i modi di liberarsi dalla stretta, lui allora estrae la pistola dalla foderina e nella colluttazione con la sua ex, invece di uccidere Lei parte un colpo e lui cade a terra morto. Suicidato.
Lei non contenta, tira fuori il coltello a serramanico, dotazione di base di ogni zingara professionista, si avventa su Don Josè, e gli infila la lama nel petto, gridando di fronte alla folla, che uscita dall'Arena aveva fatto capannello intorno a i due;' Muori scellerato cadavere!". E questa sarebbe la prima delle due varianti del libretto da introdurre a seguito della Variazione n.2. Poi, muovendo i fianchi come solo Lei sapeva, si fa largo fra i curiosi e va via, mentre questi - e qui sarebbe la seconda variante del libretto - gridano: "Scemi, Scemi".
Resta da spiegare all'indirizzo di chi quel grido d'insulto. Secondo il drammaturgo, all'indirizzo dei protagonisti. Starebbe a dir loro, specie al defunto Don Josè: come si può ancora oggi uccidere o uccidersi per un donna, quando di donne libere ve ne è tantissime? Questa l'interpretazione del drammaturgo. Secondo il pubblico, invece, 'SCEMI, SCEMI' era per Chiarot, Muscato e Nardella - mettiamoci pure lui, altrimenti nessuno lo prende in considerazione - rispettivamente suggeritore/impositore, realizzatore e utilizzatore finale ( per i benefici che porterà alle casse del teatro) della SCEMA MADRE. Chiarot fa capire che la metterà in atto, a sorpresa, senza preavviso.
Ci sarebbe anche una Variazione n.3 per la Carmen 'da Bizet', di Chiarot, che però Muscato ha solo
ipotizzato senza intenzione di verificarne l'efficacia. E cioè rispondere alla proposta del sovrintendente, come avrebbe potuto e non ha voluto, senza mezzi termini: 'ma che c... dici?'.
Bene ha fatto a non metter in atto tale Variazione n.3, perchè la risposta del sovrintendente possiamo brevemente dargliela noi, che quando ci siamo opposti alla sua proposta, al tempo della nostra consulenza, per conto della Rai, per il Concerto di Capodanno, di aprire il Concerto televisivo con una nuova composizione di Giorgio Battistelli, siamo stati accusati da Chiarot di 'lesa maestà' e costretti ad annullare la consulenza, mentre, proprio l'anno prima, siamo anche dovuti intervenire a calmare una solista - che il teatro aveva scritturato, non noi - presa dal panico, pochi minuti prima di cantare. L'abbiamo tranquillizzata noi, poi sono accorsi in camerino sia Chiarot che Ortombina.
Stessa sorte è toccata ad altra persona, incaricata dalla Fenice, e dal teatro pagata, di tenere i rapporti del teatro con la Rai, il cui rapporto di consulenza è stato, per una ragione assai simile, interrotto, dopo quasi un quarto di secolo. Mentre prima, e assai spesso, lo steso sovrintendente Chiarot incaricava di trattare con i sindacati che, in occasione del Concerto di Capodanno, erano quasi sempre sul piede di guerra, e che lui evidentemente non riusciva a convincere a sotterrare l'ascia di guerra. Dunque guai ad opporsi alla sua volontà.
Concludendo, Muscato può anche ripensarci alla prossima proposta di SCEMA MADRE, e mettere in atto la Variazione n.3, sappia però che potrebbe toccare la stessa sorte che toccò anche a noi. Se se la sente, lo faccia. Tanto Carmen di Bizet vivrà, nonostante Chiarot.
giovedì 24 agosto 2017
Scemi,scemi! Sceme, sceme! Brugnaro/Nardella, sorelle Ferragni, Belen/Iannone
- Sindaco Brugnaro - ha chiesto un giornalista al primo cittadino di Venezia presente al Meeting di Rimini - se in Piazza San Marco della sua Venezia, sente uno che grida 'Allah Akbar' che fa? "Ghe sparemo!", ha risposto, ma in veneziano, perchè l'Italiano non lo pratica. La conversazione avveniva a pochi giorni dal terribile attentato nella Rambla di Barcellona.
Dario Nardella, sindaco di Firenze, quando l'ha incontrato, sempre a Rimini, gli ha gridato 'Allah Akbar!', per scherzo - dice lui....
Le sorelle Ferragni, meglio: la più nota delle due sorelle, Chiara - il nome dell'altra è Francesca - hanno postato un video nel quale, in pochi minuti si battono, sbattendosi l'una contro l'altra i seni, in una sorta di lotta 'tetta a tetta', che la sorella Francesca ha di pietra, a differenza di Chiara, alla quale sicuramente gliele ha suonate. La Ferragni famosa, è ricorsa alla lotta 'tetta a tetta' per presentare un prodotto della sua collezione, pensando che fosse il mezzo perfetto, anche più economico, pur sfigurando lei a confronto (di tetta) con la sorella...
Belen e il suo nuovo fidanzato, Iannone, hanno noleggiato un aereo per andare da Ibiza in un'isola greca. Nel corso del viaggio - questa la versione del pilota - s'è avvertito in cabina del fumo, che il pilota imputa a Belen che avrebbe accesso una sigaretta, ed ha deciso per un atterraggio di emergenza.. Belen ribatte che fumava una sigaretta elettronica, quando ha notato che il pilota si comportava stranamente, e ha addirittura temuto un dirottamente con rapimento ... A quel punto Lei si è innervosita ed ha cominciato a fumare, ma sempre una sigaretta elettronica che, è bene ricordarlo, non fa fumo. Il piccolo aereo ha atterrato in Calabria, da dove la coppia vip ha proseguito il viaggio con un altro pilota...
SCEMI, SCEMI...SCEME, SCEME...
Dario Nardella, sindaco di Firenze, quando l'ha incontrato, sempre a Rimini, gli ha gridato 'Allah Akbar!', per scherzo - dice lui....
Le sorelle Ferragni, meglio: la più nota delle due sorelle, Chiara - il nome dell'altra è Francesca - hanno postato un video nel quale, in pochi minuti si battono, sbattendosi l'una contro l'altra i seni, in una sorta di lotta 'tetta a tetta', che la sorella Francesca ha di pietra, a differenza di Chiara, alla quale sicuramente gliele ha suonate. La Ferragni famosa, è ricorsa alla lotta 'tetta a tetta' per presentare un prodotto della sua collezione, pensando che fosse il mezzo perfetto, anche più economico, pur sfigurando lei a confronto (di tetta) con la sorella...
Belen e il suo nuovo fidanzato, Iannone, hanno noleggiato un aereo per andare da Ibiza in un'isola greca. Nel corso del viaggio - questa la versione del pilota - s'è avvertito in cabina del fumo, che il pilota imputa a Belen che avrebbe accesso una sigaretta, ed ha deciso per un atterraggio di emergenza.. Belen ribatte che fumava una sigaretta elettronica, quando ha notato che il pilota si comportava stranamente, e ha addirittura temuto un dirottamente con rapimento ... A quel punto Lei si è innervosita ed ha cominciato a fumare, ma sempre una sigaretta elettronica che, è bene ricordarlo, non fa fumo. Il piccolo aereo ha atterrato in Calabria, da dove la coppia vip ha proseguito il viaggio con un altro pilota...
SCEMI, SCEMI...SCEME, SCEME...
sabato 24 giugno 2017
Il ministroFranceschini i guai se li va a cercare da solo, indipendentemente da Fedez
Si dice che mette le mani avanti. E, infatti, se uno va a cercare in rete la 'Sorgente Group', una società internazionale nei cui meandri forse anche un addetto ai lavori si perderebbe, figuriamoci noi, si legge che il 'Gruppo e le società da esso controllate ecc... non hanno alcun rapporto con il Ministero di Franceschini'. E chi glielo ha chiesto, direbbe una qualunque persona? Perchè una società immobiliare, almeno questa sembra la sua vocazione principale dovrebbe avere rapporto con il Ministero della cultura? Ma sì forse per il fatto che la società organizza anche eventi culturali - ci pare di aver letto nel seguito della pagina 'home'.
Ora a noi la società ci interessa per il semplice fatto che gestisce anche l'immenso patrimonio immobiliare della SIAE che forse con il Ministero di Franceschini qualche rapporto ce l'ha. E allora?
Allora le cose cominciano a complicarsi. Perchè nel 2016, dunque l'altro ieri, la sig.ra Michela Di Biase, consigliera comunale PD, anzi capogruppo in Campidoglio, riceve dalla suddetta società un incarico nel settore delle 'relazioni esterne'. Ed uno allora si chiede: relazioni esterne con chi? forse con il ministero di Frnceschini', E, se pure, che ci sarebbe di strano? C'è di strano che Franceschini è il marito di Michela Di Biase. Ed è anche strano che alla consigliera, moglie del ministro, arrivi tale incarico proprio qualche mese fa e non quando lei non era ancor la moglie di Franceschini. Non c'è nulla di strano, anzi nulla ci sarebbe in teoria, ma il caso dunque è strano assai. E per questo Fedez ha fatto bene a denunciarlo - anche se la sua denuncia nasce forse da un interesse personale: si è dissociato dalla Siae e si è rivolto ad una'altra società che riscuote i diritti per gli artisti.
Sui possibili conflitti di interesse - anzi sugli interessi senza conflitti - della consigliera comunale Di Biase altre volte abbiamo scritto, ai tempi del sindaco Marino quando lei era presidente della Commissione cultura al Campidoglio e suo marito era già ministro. Beh, in quel caso forse la Di Biase, attraverso Franceschini, dava una mano a Marino - cosa che certamente non fa ora dai banchi dell'opposizione con la Raggi ( e bene fa visto il disastro della presente amministrazione); una mano che poi gli tolse quando il capo, toscano, decise di buttare a mare il sindaco chirurgo, al quale l'operazione di salvataggio di Roma non era riuscita.
Di fronte all'impiego della Di Biase nella Sorgente Group, lei che è già consigliera comunale e mamma, oltre che moglie di ministro parlamentare, viene da concludere che davvero in Italia trovare un posto di lavoro è impresa quasi impossibile, se deve intervenire ( come si sicuramente non sarà accaduto nel nostro caso, ma noi lo ipotizziamo comunque) il marito ministro per trovare lavoro a sua moglie. E qui la fortuna per noi è che la società esisteva già. Perchè in tempi passati, non remoti, il fedele scudiero di Franceschini e Letta, cioè Salvo Nastasi, per trovare posto alla sua mogliettina Giulia - la figlia di Gianni Minoli e Matilde Bernabei - si inventò il Museo del Teatro San Carlo a nostre spese.
Dunque ci è andata fin troppo bene nel caso di Franceschini e Michela di Biase alla Sorgente Group.
Infine, secondo alcune ricostruzione giornalistiche, pare che la Siae sia diventato il 'cavallo di troia' dei renziani per dare l'ultimo assalto ai posti che man mano si liberano nel pubblico, ma solo a quelli più ambiti e meglio retribuiti: vi ha trovato impiego anche una sorella del sindaco di Firenze, Dario Nardella.
Ora a noi la società ci interessa per il semplice fatto che gestisce anche l'immenso patrimonio immobiliare della SIAE che forse con il Ministero di Franceschini qualche rapporto ce l'ha. E allora?
Allora le cose cominciano a complicarsi. Perchè nel 2016, dunque l'altro ieri, la sig.ra Michela Di Biase, consigliera comunale PD, anzi capogruppo in Campidoglio, riceve dalla suddetta società un incarico nel settore delle 'relazioni esterne'. Ed uno allora si chiede: relazioni esterne con chi? forse con il ministero di Frnceschini', E, se pure, che ci sarebbe di strano? C'è di strano che Franceschini è il marito di Michela Di Biase. Ed è anche strano che alla consigliera, moglie del ministro, arrivi tale incarico proprio qualche mese fa e non quando lei non era ancor la moglie di Franceschini. Non c'è nulla di strano, anzi nulla ci sarebbe in teoria, ma il caso dunque è strano assai. E per questo Fedez ha fatto bene a denunciarlo - anche se la sua denuncia nasce forse da un interesse personale: si è dissociato dalla Siae e si è rivolto ad una'altra società che riscuote i diritti per gli artisti.
Sui possibili conflitti di interesse - anzi sugli interessi senza conflitti - della consigliera comunale Di Biase altre volte abbiamo scritto, ai tempi del sindaco Marino quando lei era presidente della Commissione cultura al Campidoglio e suo marito era già ministro. Beh, in quel caso forse la Di Biase, attraverso Franceschini, dava una mano a Marino - cosa che certamente non fa ora dai banchi dell'opposizione con la Raggi ( e bene fa visto il disastro della presente amministrazione); una mano che poi gli tolse quando il capo, toscano, decise di buttare a mare il sindaco chirurgo, al quale l'operazione di salvataggio di Roma non era riuscita.
Di fronte all'impiego della Di Biase nella Sorgente Group, lei che è già consigliera comunale e mamma, oltre che moglie di ministro parlamentare, viene da concludere che davvero in Italia trovare un posto di lavoro è impresa quasi impossibile, se deve intervenire ( come si sicuramente non sarà accaduto nel nostro caso, ma noi lo ipotizziamo comunque) il marito ministro per trovare lavoro a sua moglie. E qui la fortuna per noi è che la società esisteva già. Perchè in tempi passati, non remoti, il fedele scudiero di Franceschini e Letta, cioè Salvo Nastasi, per trovare posto alla sua mogliettina Giulia - la figlia di Gianni Minoli e Matilde Bernabei - si inventò il Museo del Teatro San Carlo a nostre spese.
Dunque ci è andata fin troppo bene nel caso di Franceschini e Michela di Biase alla Sorgente Group.
Infine, secondo alcune ricostruzione giornalistiche, pare che la Siae sia diventato il 'cavallo di troia' dei renziani per dare l'ultimo assalto ai posti che man mano si liberano nel pubblico, ma solo a quelli più ambiti e meglio retribuiti: vi ha trovato impiego anche una sorella del sindaco di Firenze, Dario Nardella.
mercoledì 24 maggio 2017
I 'signori' di Firenze ed il Vicerè della Campania vendono fumo.
Se si va indietro nel tempo, anzi nei secoli, la storia di Firenze e della sua Signoria, racconta di feste sontuose in varie circostanze, specie in occasione di matrimoni fra dinastie, a molte delle quali sono legati brandelli importantissimi anche della storia della musica.
E c'è da pensare, a proposito di alcune di esse, che svuotassero le casse della Signoria, ma che le stesse venissero subito dopo nuovamente riempite con l'imposizione di nuove tasse ad hoc - le nostre 'accise'. Con la differenza che delle accise si conosce lo scopo iniziale, come delle tasse della Signoria, ma non se ne vede mai la fine. E non è che a Napoli le cose andassero diversamente, nei secoli.
Ora quei fasti, senza avere il potere e la ricchezza di vicerè e signori di una volta, ma credendosi signori o vicerè, alcuni governanti di oggi vogliono rinverdire spendendo e spandendo soldi pubblici.
Lo ha fatto l'anno scorso, l'ineffabile vicerè De Luca, governatore della CAMPANIA, quando ha invitato l'Orchestra dell'Accademia di Santa Cecilia con Antonio Pappano, per due concerti nel cortile della reggia di Caserta. Costo due milioni di Euro circa. Un costo esorbitante per raccontare all'Italia che 'De Luca c'è', senza che ce ne fosse bisogno, visto che le numerose uscite del governatore campano sono divenute pubblico argomento di conversazione ed anche di ironia e satira esilaranti, in tutto il paese. E senza che egli avesse soldi da buttare, in una regione che ha bisogno di moltissime cose ed è in continua emeregenza.
Anche a Firenze, dove l'Opera è la peggiore delle 14 fondazioni liriche italiane, per condizione economica - c'è una voragine nei suoi conti, una montagna di passivo - il sindaco della città Nardella, che è anche presidente dell'Opera, d'accordo con il sovrintendente Francesco Bianchi, fratello del più noto avvocato che appartiene al 'giglio magico' più esclusivo dell'ex premier, Renzi, sia l'anno scorso che quest'anno, a chiusura dello storico 'Maggio fiorentino' - che di storico oggi conserva ben poco - ha invitato l'orchestra più blasonata del continente europeo, e cioè i Berliner Philharmoniker , diretti da Gustavo Dudamel quest'anno, che altri soldi farà uscire da quelle casse già dissanguate. E non c'è altro scopo per tale invito che quello di mostrare, nonostante i problemi, che occorre far comunque festa.
Tale iniziativa, all'indomani delle dimissioni di Bianchi - che se ne è andato per non essere riuscito a far entrare un Euro in più in quelle casse, le altre ragioni sono solo di facciata - ci fa pensare ad un modo di pensare che avvicina, curiosamente, Napoli a Firenze. Ci raccontano alcuni amici napoletani che molte signore, anche quando erano ridotte in miseria, invitate a serate importanti si vestivano dei pochi stracci che ancora avevano, ma sopra si mettevano la pelliccia per nascondere lo stato pietoso nel quale la miseria l'aveva ridotte. Firenze sta facendo la stessa cosa. Mentre se non si ha più una lira in cassa, ci si dovrebbe astenere dal partecipare a certe feste, che servono solo a vendere fumo, industriandosi invece nel cercare qualunque modo per tornare a guadagnare. Che è ciò che il nuovo sovrintendente fiorentino Cristiano Chiarot dovrebbe pensare a fare, senza che possiamo ancora sapere se ci riuscirà.
P.S. Se volete sapere come Francesco Bianchi ha mantenuto, ansi aumentato il buco di bilancio non dovete che partecipare alla sua conferenza, in programma proprio questi giorni al Maggio fiorentino. Spiegherà quanto non sia facile amministrare le fondazioni liriche, specie per mantenere inalterato il passivo di bilancio. Dirà come lui l'ha ben amministrata la sua. Con quale faccia?
E c'è da pensare, a proposito di alcune di esse, che svuotassero le casse della Signoria, ma che le stesse venissero subito dopo nuovamente riempite con l'imposizione di nuove tasse ad hoc - le nostre 'accise'. Con la differenza che delle accise si conosce lo scopo iniziale, come delle tasse della Signoria, ma non se ne vede mai la fine. E non è che a Napoli le cose andassero diversamente, nei secoli.
Ora quei fasti, senza avere il potere e la ricchezza di vicerè e signori di una volta, ma credendosi signori o vicerè, alcuni governanti di oggi vogliono rinverdire spendendo e spandendo soldi pubblici.
Lo ha fatto l'anno scorso, l'ineffabile vicerè De Luca, governatore della CAMPANIA, quando ha invitato l'Orchestra dell'Accademia di Santa Cecilia con Antonio Pappano, per due concerti nel cortile della reggia di Caserta. Costo due milioni di Euro circa. Un costo esorbitante per raccontare all'Italia che 'De Luca c'è', senza che ce ne fosse bisogno, visto che le numerose uscite del governatore campano sono divenute pubblico argomento di conversazione ed anche di ironia e satira esilaranti, in tutto il paese. E senza che egli avesse soldi da buttare, in una regione che ha bisogno di moltissime cose ed è in continua emeregenza.
Anche a Firenze, dove l'Opera è la peggiore delle 14 fondazioni liriche italiane, per condizione economica - c'è una voragine nei suoi conti, una montagna di passivo - il sindaco della città Nardella, che è anche presidente dell'Opera, d'accordo con il sovrintendente Francesco Bianchi, fratello del più noto avvocato che appartiene al 'giglio magico' più esclusivo dell'ex premier, Renzi, sia l'anno scorso che quest'anno, a chiusura dello storico 'Maggio fiorentino' - che di storico oggi conserva ben poco - ha invitato l'orchestra più blasonata del continente europeo, e cioè i Berliner Philharmoniker , diretti da Gustavo Dudamel quest'anno, che altri soldi farà uscire da quelle casse già dissanguate. E non c'è altro scopo per tale invito che quello di mostrare, nonostante i problemi, che occorre far comunque festa.
Tale iniziativa, all'indomani delle dimissioni di Bianchi - che se ne è andato per non essere riuscito a far entrare un Euro in più in quelle casse, le altre ragioni sono solo di facciata - ci fa pensare ad un modo di pensare che avvicina, curiosamente, Napoli a Firenze. Ci raccontano alcuni amici napoletani che molte signore, anche quando erano ridotte in miseria, invitate a serate importanti si vestivano dei pochi stracci che ancora avevano, ma sopra si mettevano la pelliccia per nascondere lo stato pietoso nel quale la miseria l'aveva ridotte. Firenze sta facendo la stessa cosa. Mentre se non si ha più una lira in cassa, ci si dovrebbe astenere dal partecipare a certe feste, che servono solo a vendere fumo, industriandosi invece nel cercare qualunque modo per tornare a guadagnare. Che è ciò che il nuovo sovrintendente fiorentino Cristiano Chiarot dovrebbe pensare a fare, senza che possiamo ancora sapere se ci riuscirà.
P.S. Se volete sapere come Francesco Bianchi ha mantenuto, ansi aumentato il buco di bilancio non dovete che partecipare alla sua conferenza, in programma proprio questi giorni al Maggio fiorentino. Spiegherà quanto non sia facile amministrare le fondazioni liriche, specie per mantenere inalterato il passivo di bilancio. Dirà come lui l'ha ben amministrata la sua. Con quale faccia?
martedì 2 maggio 2017
Il 'GIOVANE' Gianluca Capuano. Giovane perchè?
A Gianluca Capuano abbiamo dedicato giorni fa un post, per accreditarci, parzialmente, la sua scoperta più di dieci anni fa ( invitandolo, nel 2004, per eseguire Giacomo Carissimi al Festival delle Nazioni di Città di Castello) mentre oggi si legge in rete che l'ha scoperto (ed anche lanciato la notissima cantante Cecilia Bartoli, che certamente ,in fatto di lancio, ha molti più numeri di noi a quel tempo). Ne abbiamo parlato perchè alla sua direzione era affidata l'opera mozartiana inaugurale del maggio Fiorentino, edizione 80, di quest'anno. Idomeneo è andato in scena a Pistoia, con la regia di Michieletto, per omaggiare la cittadina scelta come Capitale della cultura quest'anno (naturalmente il sindaco s'è accordato con il suo omologo fiorentino, Nardella, per far piovere nelle casse vuote del Maggio un pò di soldi che la scelta di Pistoia portava in dote).
Oggi ne scriviamo per precisare una cosetta che ci è capitato di leggere nei giornali dell'altro ieri. Dove abbiamo letto che Idomneo era stato diretto dal GIOVANE Capuano? giovane in che senso? Nel senso che la sua professione direttoriale è giovane? No, perchè da quando lo conosciamo, da oltre dieci anni, egli era già direttore e esercitava tale professione soprattutto nel settore oratoriale, dove faceva anche molto bene.
E allora Giovane perchè? Anagraficamente? Falso. Gianluca Capuano è nato 49 anni fa.Sulla soglia dei cinquanta dunque si è giovani? vecchi certamente no, ma neanche giovani, salvo che non si ammetta che si passa, appena superati i cinquanta, in un colpo dalla giovinezza alla matura età.
Oggi ne scriviamo per precisare una cosetta che ci è capitato di leggere nei giornali dell'altro ieri. Dove abbiamo letto che Idomneo era stato diretto dal GIOVANE Capuano? giovane in che senso? Nel senso che la sua professione direttoriale è giovane? No, perchè da quando lo conosciamo, da oltre dieci anni, egli era già direttore e esercitava tale professione soprattutto nel settore oratoriale, dove faceva anche molto bene.
E allora Giovane perchè? Anagraficamente? Falso. Gianluca Capuano è nato 49 anni fa.Sulla soglia dei cinquanta dunque si è giovani? vecchi certamente no, ma neanche giovani, salvo che non si ammetta che si passa, appena superati i cinquanta, in un colpo dalla giovinezza alla matura età.
martedì 18 aprile 2017
Di cittadinanze onorarie, lauree honoris causa, incarichi universitari a gogo ecc... Nessuno si scandalizza, mentre ci si scandalizza per la Fedeli e la Madia .
Non sembri inutile tornare sugli ultimi due casi ( Fedeli e Madia) di mala 'formazione ed informazione' di cui si sono occupati, indistintamente, tutti i giornali, quasi con lo stesso fervore con cui ai tempi della laurea al Trota, figlio del leader leghista Bossi (conseguita in Albania, attraverso corsi per corrispondenza, pagati con soldi pubblici, o attinti dalle casse della Lega, o dagli emolumenti del Trota, consigliere regionale in Lombardia, in coppia con la Minetti, lei sì meritevole di laurea honoris causa, che però non ha ricevuto).
Nel caso della Fedeli, indipendentemente dalle sue capacità di guidare il Ministero dell'Istruzione ( dove potrebbe fare meglio perfino di professoroni e rettori di Università che l'hanno preceduta - sulla gestione Gelmini meglio calare un velo di silenzio!), la si è DOVEROSAMENTE accusata di aver scritto nel suo curriculum di una laurea in qualche cosa, mentre si trattava di un diploma, diplomino nelle stessa materia ; dunque bugiarda oltre che non laureata. In quello della Madia, sulla cui originalità della sua tesi di dottorato presentata a Pisa ( in un istituto di recente istituzione, dove forse, essendo all'inizio, erano di manica larga: accade dappertutto, non c'è da meravigliarsi) molti dubbi sono stati avanzati nonostante le rassicurazione dell'attuale rettore, il punctum dolens è la sua incapacità a reggere un ministero delicato, per via delle riforme che si sta dando da fare per condurre in porto. Comunque nell'uno come nell'altro caso, giusto quantomeno rilevare le anomalie. Poi il giudizio sul loro operato politico seguirà. Per la Madia sembra già con il segno meno, mentre per la Fedeli prevarrebbe il segno più.
Ora nello stesso paese in cui accade che ci si indigni , e giustamente, per i casi appena citati, nessuno dice nulla sulle eccessive cittadinanze onorarie concesse a personaggi che fa comodo tenersi buoni o stretti ad una città - naturalmente vi sono anche cittadinanza attribuite a personalità del mondo della cultura, dell'arte e delle professioni che le meritano davvero, come nel caso ad esempio di Bob Wilson o di Salvatore Accardo, due personalità del nostro mondo che hanno meritato la cittadinanza fiorentina (non si capisce perciò perché un giornale se la sia presa anche per loro, come fosse gente qualunque!) come anche del Principe Carlo d'Inghilterra.
Semmai bisognava indignarsi quando Dario Nardella aveva nominato assessore per le 'pubbliche relazioni internazionali, la vedova Pavarotti, Nicoletta Mantovani, la quale senza aver mai brillato, poche settimane fa s'è dimessa perché 'doveva occuparsi della ricorrenza della morte del celebre tenore'.
E poi le lauree honoris causa che in Italia non si negano a nessuno, perfino Valentino Rossi l'Università di Bologna ha laureato. Che bisogno c'era? per fare chiasso attorno all'Università. Ma era l'unico modo? Non sarebbe stato opportuno ed assai meglio puntare di più sulla qualità degli studi?
Evidentemente il rettore di quella storica università, come tanti altri suoi colleghi, la pensano diversamente. Tanto che, appena uno ha un incarico in un ente pubblico o in istituzioni di un certo tipo ( che ce l'ha messo, perchè, come amministra ai rettori non importa) subito lo si coopta fra i docenti. Come se, oltre che una laurea, un incarico universitario in Italia non si debba negare a nessuno.
Abbiamo presenti tanti casi, nel settore che conosciamo meglio, di gente di nessuno o pochissimo valore, messa in cattedra a far danni, avendo i rettori di varie università concesso di insegnare la buona amministrazione - stiamo pensando a tanti sovrintendenti di fondazioni liriche - che negli enti che amministrano non hanno saputo conseguire, al punto che sono stati commissariati.
Va bene perciò indignarsi per la Fedeli e la Madia, però non consentiamo a troppi incapaci di insegnare nelle università... perchè le conseguenze di quelle nefaste presenze che inquinano l'intera università, si vedono.
Nel caso della Fedeli, indipendentemente dalle sue capacità di guidare il Ministero dell'Istruzione ( dove potrebbe fare meglio perfino di professoroni e rettori di Università che l'hanno preceduta - sulla gestione Gelmini meglio calare un velo di silenzio!), la si è DOVEROSAMENTE accusata di aver scritto nel suo curriculum di una laurea in qualche cosa, mentre si trattava di un diploma, diplomino nelle stessa materia ; dunque bugiarda oltre che non laureata. In quello della Madia, sulla cui originalità della sua tesi di dottorato presentata a Pisa ( in un istituto di recente istituzione, dove forse, essendo all'inizio, erano di manica larga: accade dappertutto, non c'è da meravigliarsi) molti dubbi sono stati avanzati nonostante le rassicurazione dell'attuale rettore, il punctum dolens è la sua incapacità a reggere un ministero delicato, per via delle riforme che si sta dando da fare per condurre in porto. Comunque nell'uno come nell'altro caso, giusto quantomeno rilevare le anomalie. Poi il giudizio sul loro operato politico seguirà. Per la Madia sembra già con il segno meno, mentre per la Fedeli prevarrebbe il segno più.
Ora nello stesso paese in cui accade che ci si indigni , e giustamente, per i casi appena citati, nessuno dice nulla sulle eccessive cittadinanze onorarie concesse a personaggi che fa comodo tenersi buoni o stretti ad una città - naturalmente vi sono anche cittadinanza attribuite a personalità del mondo della cultura, dell'arte e delle professioni che le meritano davvero, come nel caso ad esempio di Bob Wilson o di Salvatore Accardo, due personalità del nostro mondo che hanno meritato la cittadinanza fiorentina (non si capisce perciò perché un giornale se la sia presa anche per loro, come fosse gente qualunque!) come anche del Principe Carlo d'Inghilterra.
Semmai bisognava indignarsi quando Dario Nardella aveva nominato assessore per le 'pubbliche relazioni internazionali, la vedova Pavarotti, Nicoletta Mantovani, la quale senza aver mai brillato, poche settimane fa s'è dimessa perché 'doveva occuparsi della ricorrenza della morte del celebre tenore'.
E poi le lauree honoris causa che in Italia non si negano a nessuno, perfino Valentino Rossi l'Università di Bologna ha laureato. Che bisogno c'era? per fare chiasso attorno all'Università. Ma era l'unico modo? Non sarebbe stato opportuno ed assai meglio puntare di più sulla qualità degli studi?
Evidentemente il rettore di quella storica università, come tanti altri suoi colleghi, la pensano diversamente. Tanto che, appena uno ha un incarico in un ente pubblico o in istituzioni di un certo tipo ( che ce l'ha messo, perchè, come amministra ai rettori non importa) subito lo si coopta fra i docenti. Come se, oltre che una laurea, un incarico universitario in Italia non si debba negare a nessuno.
Abbiamo presenti tanti casi, nel settore che conosciamo meglio, di gente di nessuno o pochissimo valore, messa in cattedra a far danni, avendo i rettori di varie università concesso di insegnare la buona amministrazione - stiamo pensando a tanti sovrintendenti di fondazioni liriche - che negli enti che amministrano non hanno saputo conseguire, al punto che sono stati commissariati.
Va bene perciò indignarsi per la Fedeli e la Madia, però non consentiamo a troppi incapaci di insegnare nelle università... perchè le conseguenze di quelle nefaste presenze che inquinano l'intera università, si vedono.
Etichette:
Accardo,
bob wilson,
fedeli,
gelmini,
il trota,
la minetti,
madia,
nardella,
nicoletta mantovani,
pavarotti,
università di bologna,
valentino rossi
giovedì 13 aprile 2017
Ai biglietti degli spettacoli venduti anzitempo dovrebbe essere applicato uno sconto. E, invece... si applica il diritto di prevendita
L'inchiesta, puntualissima, del solito mensile di musica. si sofferma sul costo - alto - dei biglietti degli spettacoli d'opera in Italia, prendendo in considerazione tutte le fondazioni liriche e qualche teatro cosiddetto 'di tradizione', come Parma e Catania. E rivela che non solo i biglietti sono molto costosi, ma che l'aumento del loro costo , negli ultimi dieci anni, è stato altissimo. Per la Scala , in cima alla lista dei teatri con i biglietti più cari, tale aumento ha sfiorato negli ultimi dieci anni quasi il 50%.
Nel 2007- come risulta da un prezioso volume edito da Passigli, e curato da Ruffini e Nardella, che fotografava il teatro d'opera in Italia, i biglietti della Scala costavano 170,00 Euro, mentre oggi costano fra i 210,00 e 250,00 Euro.
Tale costo già di per sé abbastanza alto, sale ancora se si aggiungono i diritti di prevendita che ammontano al 10% del costo del biglietto, se l'acquisto viene fatto alla biglietteria del teatro, del 20% se, invece, l'acquisto viene fatto altrove, attraverso gli altri canali e le agenzie autorizzate.
Tralasciando le percentuali degli aumenti intervenuti sui costi dei biglietti nei singoli teatri italiani, è proprio il cosiddetto 'diritto' di prevendita' che ci fa riflettere, facendoci concludere per la sua assurdità.
Perché, a ragionare terra terra, uno che acquista il biglietto per una recita d'opera con mesi di anticipo, andrebbe premiato, mentre invece viene punito una seconda volta - la prima con il costo alto del biglietto. L'acquirente in questione dà fiducia al teatro e gli anticipa i soldi del suo biglietto. Il teatro, grato per tale fiducia dimostratagli gli molla una tassa, che nel caso dei biglietti di costo più alto, può arrivare a farlo costare intorno ai 300,00 Euro.
Perchè il teatro lo fa? Non è facile capirlo. Serve a debellare l'esercito dei bagarini? Magari. Intanto i singoli acquirenti risultano essere vittime di una ingiusta tassa, che va ad aggiungersi al già alto costo del biglietto.
Se poi qualcuno si lamenta che i teatri non sono sempre pieni, e non si pone il problema dell'alto costo dei biglietti, allora sarebbe ore che cominci a porselo, eliminando l'ingiusto balzello.
Nel 2007- come risulta da un prezioso volume edito da Passigli, e curato da Ruffini e Nardella, che fotografava il teatro d'opera in Italia, i biglietti della Scala costavano 170,00 Euro, mentre oggi costano fra i 210,00 e 250,00 Euro.
Tale costo già di per sé abbastanza alto, sale ancora se si aggiungono i diritti di prevendita che ammontano al 10% del costo del biglietto, se l'acquisto viene fatto alla biglietteria del teatro, del 20% se, invece, l'acquisto viene fatto altrove, attraverso gli altri canali e le agenzie autorizzate.
Tralasciando le percentuali degli aumenti intervenuti sui costi dei biglietti nei singoli teatri italiani, è proprio il cosiddetto 'diritto' di prevendita' che ci fa riflettere, facendoci concludere per la sua assurdità.
Perché, a ragionare terra terra, uno che acquista il biglietto per una recita d'opera con mesi di anticipo, andrebbe premiato, mentre invece viene punito una seconda volta - la prima con il costo alto del biglietto. L'acquirente in questione dà fiducia al teatro e gli anticipa i soldi del suo biglietto. Il teatro, grato per tale fiducia dimostratagli gli molla una tassa, che nel caso dei biglietti di costo più alto, può arrivare a farlo costare intorno ai 300,00 Euro.
Perchè il teatro lo fa? Non è facile capirlo. Serve a debellare l'esercito dei bagarini? Magari. Intanto i singoli acquirenti risultano essere vittime di una ingiusta tassa, che va ad aggiungersi al già alto costo del biglietto.
Se poi qualcuno si lamenta che i teatri non sono sempre pieni, e non si pone il problema dell'alto costo dei biglietti, allora sarebbe ore che cominci a porselo, eliminando l'ingiusto balzello.
martedì 21 marzo 2017
Opera di Firenze. Arriva Cristiano Chiarot come sovrintendente..Lascerà La Fenice
Il consiglio di indirizzo, organo amministrativo dell'Opera di Firenze, presieduto dal sindaco Dario Nardella, ha deciso per il dopo Bianchi, il sovrintendente che ha rassegnato anzitempo le dimissioni, per tornare al suo lavoro di avvocato 'più remurato e più soddisfacente'.
Ha proposto al ministro Franceschini, per la ratifica della nomina, il nome di Cristiano Chiarot, sovrintendente della Fenice, e presidente dell'An.Fo.Ls.
Chiarot ha ottenuto all'interno del Consiglio, maggiori consensi degli altri due contendenti/ candidati. Alberto Triola, direttore generale dell'Opera di Firenze (lui era il candidato proposto nel caso si fosse adottata una 'soluzione interna' , ma che ora resta al suo posto, nonostante si sia sbracciato da sempre per la prima carica del teatro) e Nicola Sani, che sarebbe stato tolto al Teatro Comunale di Bologna che attraversa da mesi un guado pericoloso. Lo si voleva rimuovere per premiarlo, ma di cosa non si sa, o per toglierlo dai guai che non è riuscito a risolvere, tenendolo ancora a galla, brazie ai suoi non tanto occulti sponsor.
Perchè Chiarot? Perchè arriva dalla fondazione veneziana carico di onori e con la fama di buono, anzi ottimo, amministratore, da cinque/sei anni circa. In effetti La Fenice ha i conti in ordine da tempo e, nella sua programmazione, ha saputo mettere insieme il repertorio con le novità. Ma c'è un però. Venezia è un porto di mare ed ha un teatro abbastanza piccolo, 1000 posti. Firenze, pur meta di tanti turisti, non ha lo stesso appeal di Venezia, ed ha un teatro grande quasi il doppio, che non è facile riempire quasi ogni sera in cui c'è spettacolo, se si vuole risanare il bilancio. Ed ha, da non sottovalutare, un teatro ancora da terminare.
Chiarot, già candidato dopo Lissner alla Scala, ed anche all'Opera di Roma prima di Fuortes, nonostante a fine mandato a Firenze sia in età di pensione, potrebbe coronare, se dovesse continuare la sua fama di buon amministratore, proprio alla Scala, dopo Pereira. Ma Firenze , anche sotto questo profilo, non è Venezia. Bianchi esce di scena perchè il suo teatro ha grossi guai che lui non è riuscito evidentemente a risolvere e che ora Chiarot si troverà davanti non appena si trasferirà.
Si trasferirà da solo? Negli altri casi sopra citati era certo che non si sarebbe trasferito da solo. Questo non è dato sapere. A Firenze, intanto, troverà il suo ex segretario artistico, Pierangelo Conte, ora nell'incarico, di fatto, di direttore artistico e pure il direttore musicale, Fabio Luisi, che a Capodanno scorso ha diretto l'ormai celebre Concerto di Capodanno, trasmesso in diretta da Rai 1, un concerto ormai famoso e consolidato nel favore del pubblico che, però, negli ultimi anni, per scelte sbagliate della direzione artistica, ha visto diminuire sensibilmente il pubblico televisivo, arrivato poco sopra i 4 milioni, mentre fino a tre anni fa toccava i 4.500.000. E il Concerto di Capodanno dovrà lasciarlo in dotazione a venezia, anche se- è noto- non è stato lui a inventarlo, o portarcelo, e curarne il successo.
Forse Chiarot vorrà portarsi con sè Ortombina, il direttore artistico, con il quale, da quel che si sa, i rapporti non sono mai stati idilliaci ma che, nonostante tutto, ha fatto sempre da spalla al sovrin tendente. Così forse Conte potrebbe tornare, anche se dopo appena qualche anno, e se lo volesse, nella sua Venezia.
Ma potrebbe anche essere, ulteriore ipotesi, che Firenze si trasformi da trono di gloria in tomba per Chiarot, incapace in un teatro assai complicato di rimettere ordine, al punto da fargli lasciare Firenze per tornarsene a casa, prima ancora della fine del suo incarico... e addio sogni di gloria.
Intanto la prima visita a Firenze di Chiarot coinciderebbe con lo sciopero nazionale e relativa manifestazione delle fondazioni liriche italiane proprio a Firenze. Una bella accoglienza che dovrebbe far riflettere il nuovo aitante sovrintendente.
Ha proposto al ministro Franceschini, per la ratifica della nomina, il nome di Cristiano Chiarot, sovrintendente della Fenice, e presidente dell'An.Fo.Ls.
Chiarot ha ottenuto all'interno del Consiglio, maggiori consensi degli altri due contendenti/ candidati. Alberto Triola, direttore generale dell'Opera di Firenze (lui era il candidato proposto nel caso si fosse adottata una 'soluzione interna' , ma che ora resta al suo posto, nonostante si sia sbracciato da sempre per la prima carica del teatro) e Nicola Sani, che sarebbe stato tolto al Teatro Comunale di Bologna che attraversa da mesi un guado pericoloso. Lo si voleva rimuovere per premiarlo, ma di cosa non si sa, o per toglierlo dai guai che non è riuscito a risolvere, tenendolo ancora a galla, brazie ai suoi non tanto occulti sponsor.
Perchè Chiarot? Perchè arriva dalla fondazione veneziana carico di onori e con la fama di buono, anzi ottimo, amministratore, da cinque/sei anni circa. In effetti La Fenice ha i conti in ordine da tempo e, nella sua programmazione, ha saputo mettere insieme il repertorio con le novità. Ma c'è un però. Venezia è un porto di mare ed ha un teatro abbastanza piccolo, 1000 posti. Firenze, pur meta di tanti turisti, non ha lo stesso appeal di Venezia, ed ha un teatro grande quasi il doppio, che non è facile riempire quasi ogni sera in cui c'è spettacolo, se si vuole risanare il bilancio. Ed ha, da non sottovalutare, un teatro ancora da terminare.
Chiarot, già candidato dopo Lissner alla Scala, ed anche all'Opera di Roma prima di Fuortes, nonostante a fine mandato a Firenze sia in età di pensione, potrebbe coronare, se dovesse continuare la sua fama di buon amministratore, proprio alla Scala, dopo Pereira. Ma Firenze , anche sotto questo profilo, non è Venezia. Bianchi esce di scena perchè il suo teatro ha grossi guai che lui non è riuscito evidentemente a risolvere e che ora Chiarot si troverà davanti non appena si trasferirà.
Si trasferirà da solo? Negli altri casi sopra citati era certo che non si sarebbe trasferito da solo. Questo non è dato sapere. A Firenze, intanto, troverà il suo ex segretario artistico, Pierangelo Conte, ora nell'incarico, di fatto, di direttore artistico e pure il direttore musicale, Fabio Luisi, che a Capodanno scorso ha diretto l'ormai celebre Concerto di Capodanno, trasmesso in diretta da Rai 1, un concerto ormai famoso e consolidato nel favore del pubblico che, però, negli ultimi anni, per scelte sbagliate della direzione artistica, ha visto diminuire sensibilmente il pubblico televisivo, arrivato poco sopra i 4 milioni, mentre fino a tre anni fa toccava i 4.500.000. E il Concerto di Capodanno dovrà lasciarlo in dotazione a venezia, anche se- è noto- non è stato lui a inventarlo, o portarcelo, e curarne il successo.
Forse Chiarot vorrà portarsi con sè Ortombina, il direttore artistico, con il quale, da quel che si sa, i rapporti non sono mai stati idilliaci ma che, nonostante tutto, ha fatto sempre da spalla al sovrin tendente. Così forse Conte potrebbe tornare, anche se dopo appena qualche anno, e se lo volesse, nella sua Venezia.
Ma potrebbe anche essere, ulteriore ipotesi, che Firenze si trasformi da trono di gloria in tomba per Chiarot, incapace in un teatro assai complicato di rimettere ordine, al punto da fargli lasciare Firenze per tornarsene a casa, prima ancora della fine del suo incarico... e addio sogni di gloria.
Intanto la prima visita a Firenze di Chiarot coinciderebbe con lo sciopero nazionale e relativa manifestazione delle fondazioni liriche italiane proprio a Firenze. Una bella accoglienza che dovrebbe far riflettere il nuovo aitante sovrintendente.
giovedì 2 marzo 2017
Riccardo Muti torna a Firenze per il G7 della cultura, a fine marzo
Firenze è sempre stata considerata come una sorta di zona franca, fra Milano (Scala) e Roma (Opera), dove, invece, chi ci è passato, prima o poi, ha dovuto pagare pegno. I casi di Abbado e Muti stanno a testimoniarlo.
Sia Abbado, quand'era in vita, che Muti prima di tornare a Roma o a Milano s'erano fatti ascoltare a Firenze, accampando talora ragioni sentimentali. Nel caso di Muti, perchè Firenze era stato il suo primo incarico stabile in Italia, dopo la vittoria del Premio Cantelli, chiamatovi da Roman Vlad, la riconoscenza verso il quale Muti ha sempre dimostrato anche prendendo per mano il suo figlio diletto e piazzandolo all'Opera di Roma, dove forse con le sole sue forze non sarebbe mai giunto, come anche in altri incarichi sui quali il grande direttore mantiene una sua influenza, se non diretta, almeno di prestigio.
Comunque resta il fatto che sia Abbado che Muti, in Italia, nei periodi di maretta con le rispettive orchestre di titolarità passata, oltre le orchestre giovanili dagli stessi fondate ( le Orchestre Mozart e Cherubini), le rare volte che hanno diretto in Italia, hanno diretto a Firenze, l'Orchestra del Maggio fiorentino, fra le più prestigiose. L'Orchestra dell'Accademia di Santa Cecilia, altra anomalia, nè l'uno nè l'altro l'hanno diretta per anni; e, nel caso di Muti, crediamo una delle sue rare volte ai tempi di Siciliani, perciò un secolo fa.
Ora Muti torna a dirigere, in due concerti, l'Orchestra fiorentina che da poco ha un suo direttore musicale, in Fabio Luisi, ed un direttore ' a vita', più o meno, in Zubin Mehta che l'ha guidata per anni ed anni. Ma non ha più un sovrintendente, dopo le dimissioni irrevocabili di Francesco Bianchi che ha fatto sapere pubblicamente di aver risanato i conti della Fondazione. E tutti si augurano che sia la volta buona.
Nei giorni scorsi ci siamo permessi di suggerire a Nardella ed anche a Franceschini, ai quali spetta il compito di individuare e nominare il nuovo capo dell'Opera di Firenze, il nome di Carlo Fontana, che, fra tutti i manager 'culturali' in circolazione ed in fondo liberi da incarichi simili è forse il più titolato. Sempre che lui lo voglia e che voglia anche abbandonare la presidenza dell'AGIS, dove sembra essere da anni a 'bagnomaria'. E sarebbe sicuramente la scelta migliore per Firenze. Naturalmente sarebbe opportuno, vista la disponibilità di Bianchi a restare sino alla fine di aprile, che la nomina eventuale di Fontana avvenisse dopo la fine di marzo, per non fargli incrociare come padrone di casa Muti, con il quale i rapporti alla Scala non furono alla fine e forse anche durante, sempre felici.
Dopo la fine di marzo il suo arrivo a Firenze sarebbe provvidenziale.
Ed ora una noterella sul programma che Muti dirigerà a Firenze: sinfonia da Guglielmo Tell di Rossini, Schubert, Sinfonia n.8, 'Incompiuta' e Brahms, Sinfonia n.2. Un programma che a noi sembra fatto non con la testa e considerando il dovuto peso che si deve alla musica ed alle singole opere.
Due sinfonie, in ciascuna delle due parti del concerto a noi sembrano come buttate lì, specie se consideriamo il senso che soprattutto la sinfonia di Schubert ha nella storia. Il programma ideale anche per il pubblico - non diverso potrebbe essere il discorso per il primo dei due concerti riservato agli ospiti del G7 che a tutto penseranno tranne che alla musica e che non vedranno l'ora di andarsene via - sarebbe di una prima parte composta da brani, due o tre, sulla falsariga della magnifica sinfonia rossiniana, che preparano alla seconda, dove da sole la Sinfonia di Schubert o Brahms sarebbero più che sufficienti.
Noi siamo sempre stati contrari ai programmi maratona, ed a quelli che in quattro serate, buttate lì due per sera, esauriscono, ad esempio, le sinfonie di Beethoven. Un simile ciclo con un simile ritmo non giova né alla musica né a chi l'ascolta.
Se poi la scelta di Muti è caduta su quei brani perché li straconosce, come anche l'orchestra fiorentina, in modo che con due prove possa concertarle, peggio ancora.
Sia Abbado, quand'era in vita, che Muti prima di tornare a Roma o a Milano s'erano fatti ascoltare a Firenze, accampando talora ragioni sentimentali. Nel caso di Muti, perchè Firenze era stato il suo primo incarico stabile in Italia, dopo la vittoria del Premio Cantelli, chiamatovi da Roman Vlad, la riconoscenza verso il quale Muti ha sempre dimostrato anche prendendo per mano il suo figlio diletto e piazzandolo all'Opera di Roma, dove forse con le sole sue forze non sarebbe mai giunto, come anche in altri incarichi sui quali il grande direttore mantiene una sua influenza, se non diretta, almeno di prestigio.
Comunque resta il fatto che sia Abbado che Muti, in Italia, nei periodi di maretta con le rispettive orchestre di titolarità passata, oltre le orchestre giovanili dagli stessi fondate ( le Orchestre Mozart e Cherubini), le rare volte che hanno diretto in Italia, hanno diretto a Firenze, l'Orchestra del Maggio fiorentino, fra le più prestigiose. L'Orchestra dell'Accademia di Santa Cecilia, altra anomalia, nè l'uno nè l'altro l'hanno diretta per anni; e, nel caso di Muti, crediamo una delle sue rare volte ai tempi di Siciliani, perciò un secolo fa.
Ora Muti torna a dirigere, in due concerti, l'Orchestra fiorentina che da poco ha un suo direttore musicale, in Fabio Luisi, ed un direttore ' a vita', più o meno, in Zubin Mehta che l'ha guidata per anni ed anni. Ma non ha più un sovrintendente, dopo le dimissioni irrevocabili di Francesco Bianchi che ha fatto sapere pubblicamente di aver risanato i conti della Fondazione. E tutti si augurano che sia la volta buona.
Nei giorni scorsi ci siamo permessi di suggerire a Nardella ed anche a Franceschini, ai quali spetta il compito di individuare e nominare il nuovo capo dell'Opera di Firenze, il nome di Carlo Fontana, che, fra tutti i manager 'culturali' in circolazione ed in fondo liberi da incarichi simili è forse il più titolato. Sempre che lui lo voglia e che voglia anche abbandonare la presidenza dell'AGIS, dove sembra essere da anni a 'bagnomaria'. E sarebbe sicuramente la scelta migliore per Firenze. Naturalmente sarebbe opportuno, vista la disponibilità di Bianchi a restare sino alla fine di aprile, che la nomina eventuale di Fontana avvenisse dopo la fine di marzo, per non fargli incrociare come padrone di casa Muti, con il quale i rapporti alla Scala non furono alla fine e forse anche durante, sempre felici.
Dopo la fine di marzo il suo arrivo a Firenze sarebbe provvidenziale.
Ed ora una noterella sul programma che Muti dirigerà a Firenze: sinfonia da Guglielmo Tell di Rossini, Schubert, Sinfonia n.8, 'Incompiuta' e Brahms, Sinfonia n.2. Un programma che a noi sembra fatto non con la testa e considerando il dovuto peso che si deve alla musica ed alle singole opere.
Due sinfonie, in ciascuna delle due parti del concerto a noi sembrano come buttate lì, specie se consideriamo il senso che soprattutto la sinfonia di Schubert ha nella storia. Il programma ideale anche per il pubblico - non diverso potrebbe essere il discorso per il primo dei due concerti riservato agli ospiti del G7 che a tutto penseranno tranne che alla musica e che non vedranno l'ora di andarsene via - sarebbe di una prima parte composta da brani, due o tre, sulla falsariga della magnifica sinfonia rossiniana, che preparano alla seconda, dove da sole la Sinfonia di Schubert o Brahms sarebbero più che sufficienti.
Noi siamo sempre stati contrari ai programmi maratona, ed a quelli che in quattro serate, buttate lì due per sera, esauriscono, ad esempio, le sinfonie di Beethoven. Un simile ciclo con un simile ritmo non giova né alla musica né a chi l'ascolta.
Se poi la scelta di Muti è caduta su quei brani perché li straconosce, come anche l'orchestra fiorentina, in modo che con due prove possa concertarle, peggio ancora.
Etichette:
Abbado,
agis,
carlo fontana,
franceschini,
francesco bianchi,
maggio fiorentino,
muti,
nardella,
Opera di Roma,
orchestra cherubini,
orchestra mozart,
scala,
vlad
sabato 25 febbraio 2017
Opera di Firenze.Lascia il sovrintendente Francesco Bianchi che sostiene di averne risanato i conti. Carlo Fontana sarebbe un ottimo successore
Era nell'aria che sarebbe uscito dall'ex Maggio fiorentino, Franceco Bianchi messo lì dal duo Renzi-Nardella ( suo fratello era stato assessore renziano), sul quale circolavano già molte chiacchiere che avevano a che fare con la sua incapacità a reggere una fondazione lirica, anche dal semplice punto di vista dei conti. Infatti, senza le benevoli iniezioni di denaro dal Governo Renzi, la SITUAZIONE DELLO STORICO TEATRO FIORENTINO RISULTAVA LA PEGGIORE FRA LE 14 FONDAZIONI LIRICHE ITALIANE. Seconda forse solo a Bologna.
Si è detto anche della sua incapacità a rapportarsi con chi della storia del Maggio era stato un autentico protagonista - ci riferiamo a Zubin Mehta, licenziato come l'ultimo direttorino, e poi ripreso; noi al posto di Mehta, lo avremmo mandato a quel paese.
Comunque nella storia dell'Opera di Firenze Bianchi non passerà se non per i bilanci risanati solo a costo di robuste iniezioni di denaro fresco da parte dei governanti amici, per gli stipendi dei suoi fedelissmi aumentati, e per il silenzio totale sul suo di stipendio. E, probabilmente, non per altro.
Ora lui se ne va per tornare al suo amato e più redditizio - da quel che dice - suo lavoro professionale. Sarà vero?
A noi sembra di rileggere la storia già letta dell'uscita della Colombo ed anche dell'Arcà, il quale si dette a gambe levate quando stava per crollare il castello della fondazione fiorentina, avanzando che stava lavorando ad altri progetti; in realtà era il Teatro che doveva cambiar progetto se voleva evitare la chiusura, E infatti subito dopo la sua uscita, con l'approdo a Parma, tenuto in caldo in attesa della uifficializzazione, si scoprì la voragine dei conti fiorentini; Renzi nominò Bianchi commissario con il compito del risanamento almeno economico, senza distruggere il teatro che non si amministra come una banca.
Non vorremmo che fra qualche giorno o settimana, all'arrivo del nuovo sovrintendente, ci venisse detto che i problemi del Maggio non sono affatto risolti e che saranno richiesti nuovamente sacrifici ai lavoratori, in termini di licenziamenti.
A proposito del nuovo sovrintendente, circolano già i nomi di alcuni in carica altrove, sentiti da Nardella e che hanno detto: no, grazie. Carlo Fuortes - che Franceschini se potesse lo nominerebbe sovrintendente d'Italia, tanto si sa vendere bene (l'ultima è di pochi giorni fa, quando ha detto che l'opera in cartellone a Roma aveva due cast ed il secondo, a differenza di ciò che accade in tutti i teatri del mondo, è eccellente come il primo. Insomma, voleva dire Fuortes, che dimostra di conoscere i teatri come le sue tasche, che solitamente il secondo cast è di scartini e sostituti. Boh!), è stato il primo dei candidati che hanno rifiutato, e Rosanna Purchia, la seconda: dice di star bene a Napoli.
Noi a Franceschini e Nardella vogliamo dare un suggerimento disinteressato ma preziosissimo. Perchè non interpellano Carlo Fontana, attuale presidente dell'Agis - di cui non si sente dire nè bene nè male, e non sappiamo neppure se esiste - che ha alle spalle una lunga e qualificata esperienza di sovrintendente? In fondo da Milano a Firenze ci vuole neanche un paio d'ore di treno. Si dirà che era stato contattato, dopo la Colombo o forse in alternativa a lei, e che aveva rifiutato perché non voleva essere messo sullo stesso piano di una sua ex dipendente che aveva fatto una carriera fulminante. Forse adesso accetterebbe, anche perchè non c'è più a Firenze, quella Francesca Tartarotti, figlia del finanziere Micheli( artefice del successo e della scalata della Colombo) chiamata da Bianchi ed ora in attività a Verona, a fianco di Fuortes.
Si è detto anche della sua incapacità a rapportarsi con chi della storia del Maggio era stato un autentico protagonista - ci riferiamo a Zubin Mehta, licenziato come l'ultimo direttorino, e poi ripreso; noi al posto di Mehta, lo avremmo mandato a quel paese.
Comunque nella storia dell'Opera di Firenze Bianchi non passerà se non per i bilanci risanati solo a costo di robuste iniezioni di denaro fresco da parte dei governanti amici, per gli stipendi dei suoi fedelissmi aumentati, e per il silenzio totale sul suo di stipendio. E, probabilmente, non per altro.
Ora lui se ne va per tornare al suo amato e più redditizio - da quel che dice - suo lavoro professionale. Sarà vero?
A noi sembra di rileggere la storia già letta dell'uscita della Colombo ed anche dell'Arcà, il quale si dette a gambe levate quando stava per crollare il castello della fondazione fiorentina, avanzando che stava lavorando ad altri progetti; in realtà era il Teatro che doveva cambiar progetto se voleva evitare la chiusura, E infatti subito dopo la sua uscita, con l'approdo a Parma, tenuto in caldo in attesa della uifficializzazione, si scoprì la voragine dei conti fiorentini; Renzi nominò Bianchi commissario con il compito del risanamento almeno economico, senza distruggere il teatro che non si amministra come una banca.
Non vorremmo che fra qualche giorno o settimana, all'arrivo del nuovo sovrintendente, ci venisse detto che i problemi del Maggio non sono affatto risolti e che saranno richiesti nuovamente sacrifici ai lavoratori, in termini di licenziamenti.
A proposito del nuovo sovrintendente, circolano già i nomi di alcuni in carica altrove, sentiti da Nardella e che hanno detto: no, grazie. Carlo Fuortes - che Franceschini se potesse lo nominerebbe sovrintendente d'Italia, tanto si sa vendere bene (l'ultima è di pochi giorni fa, quando ha detto che l'opera in cartellone a Roma aveva due cast ed il secondo, a differenza di ciò che accade in tutti i teatri del mondo, è eccellente come il primo. Insomma, voleva dire Fuortes, che dimostra di conoscere i teatri come le sue tasche, che solitamente il secondo cast è di scartini e sostituti. Boh!), è stato il primo dei candidati che hanno rifiutato, e Rosanna Purchia, la seconda: dice di star bene a Napoli.
Noi a Franceschini e Nardella vogliamo dare un suggerimento disinteressato ma preziosissimo. Perchè non interpellano Carlo Fontana, attuale presidente dell'Agis - di cui non si sente dire nè bene nè male, e non sappiamo neppure se esiste - che ha alle spalle una lunga e qualificata esperienza di sovrintendente? In fondo da Milano a Firenze ci vuole neanche un paio d'ore di treno. Si dirà che era stato contattato, dopo la Colombo o forse in alternativa a lei, e che aveva rifiutato perché non voleva essere messo sullo stesso piano di una sua ex dipendente che aveva fatto una carriera fulminante. Forse adesso accetterebbe, anche perchè non c'è più a Firenze, quella Francesca Tartarotti, figlia del finanziere Micheli( artefice del successo e della scalata della Colombo) chiamata da Bianchi ed ora in attività a Verona, a fianco di Fuortes.
Etichette:
carlo fontana,
carlo fuortes,
fracnesco micheli,
francesca colombo,
francesca tartarotti,
franceschini,
frncesco binchi,
maggio fiorentino,
nardella,
Renzi
martedì 14 febbraio 2017
Nicoletta Mantovani, a capo dell'assessorato 'Pavarotti' a Firenze, torna a casa
A dirla tutta sulla giunta del sindaco Nardella, a Firene, come non v'era ragione alcuna perché Nicoletta Mantovani assumesse la responsabilità dell'assessorato 'Pavarotti', altrettanto senza ragione resta la sua attuale uscita da quell'assessorato che aveva tanto ambito e del quale - cosa normalissima al momento dell'assunzione di una qualche responsabilità - si dichiarò onorata e lusingata.
Cosa abbia fatto in questi anni, un paio forse, durante i quali Lei avrebbe promosso l'immagine di Firenze (o sua, mediante Pavarotti?) noi non sappiamo e forse come noi molti altri anche fiorentini.
Nardella chiamandola s'era fatto forte di quel suo diploma di Conservatorio (violino) che con la mente l'aveva fatto andare a quel nome internazionale come il nostro grande tenore, defunto, del quale la Mantovani portava il cognome, anche da vedova, ma forse per poco ancora, avendo - data la sua giovane età - trovato un nuovo compagno, che forse per le suddette ragioni non sposerà mai.
Ora dopo due anni di intensissima (?) attività fiorentina - se Nardella rendesse noto quanto è costata e quanto ha reso, farebbe a tanti un piacere - Nicoletta Mantovani lascia Firenze e torna a casa. Semplicemente 'perchè c'ha da fare', che poi ha spiegato, incalzata dai giornalisti, 'c'ho da fare per il decennale della morte del mio ex marito, Lucianone'. Il che ha fatto pensare a molti che senza quel cognome da moglie ed ora da vedova, Micoletta Mantovani sarebbe una brava signora, mamma premurosa delle sue figlie avute dal tenore, donna con 'uso di mondo', retaggio degli anni pavarottiani, e basta. Assessore? perchè?
Firenze volta pagina e fa venire in città, ad occupare il posto dell Mantovani, un altro nome eccellente, dell'eccellenza acquisita sul campo della difesa dei diritti civili, e già fiorentina acquisita con altre modalità istituzionali, nello steso campo attribuito alla Mantovani. Paola Concia farà meglio, peggio, uguale? Adesso non lo sappiamo.
Per ora urgerebbe il bilancio dell'attività della Mantovani per non farsi prendere dal dubbio che Nardella ami eccessivamente le persone famose - qualche volta anche per il semplice cognome - ma che alla loro preparazione competenza e disponibilità non faccia caso.
Cosa abbia fatto in questi anni, un paio forse, durante i quali Lei avrebbe promosso l'immagine di Firenze (o sua, mediante Pavarotti?) noi non sappiamo e forse come noi molti altri anche fiorentini.
Nardella chiamandola s'era fatto forte di quel suo diploma di Conservatorio (violino) che con la mente l'aveva fatto andare a quel nome internazionale come il nostro grande tenore, defunto, del quale la Mantovani portava il cognome, anche da vedova, ma forse per poco ancora, avendo - data la sua giovane età - trovato un nuovo compagno, che forse per le suddette ragioni non sposerà mai.
Ora dopo due anni di intensissima (?) attività fiorentina - se Nardella rendesse noto quanto è costata e quanto ha reso, farebbe a tanti un piacere - Nicoletta Mantovani lascia Firenze e torna a casa. Semplicemente 'perchè c'ha da fare', che poi ha spiegato, incalzata dai giornalisti, 'c'ho da fare per il decennale della morte del mio ex marito, Lucianone'. Il che ha fatto pensare a molti che senza quel cognome da moglie ed ora da vedova, Micoletta Mantovani sarebbe una brava signora, mamma premurosa delle sue figlie avute dal tenore, donna con 'uso di mondo', retaggio degli anni pavarottiani, e basta. Assessore? perchè?
Firenze volta pagina e fa venire in città, ad occupare il posto dell Mantovani, un altro nome eccellente, dell'eccellenza acquisita sul campo della difesa dei diritti civili, e già fiorentina acquisita con altre modalità istituzionali, nello steso campo attribuito alla Mantovani. Paola Concia farà meglio, peggio, uguale? Adesso non lo sappiamo.
Per ora urgerebbe il bilancio dell'attività della Mantovani per non farsi prendere dal dubbio che Nardella ami eccessivamente le persone famose - qualche volta anche per il semplice cognome - ma che alla loro preparazione competenza e disponibilità non faccia caso.
lunedì 26 settembre 2016
A Firenze, quando c'era Renzi, erano molte le famiglie numerose, che ora gli tocca sistemare a Roma. E, perciò, non vuole il Fertility Day
La ragione per cui Renzi s'è scagliato apertamente contro la Lorenzin per la Campagna sulla fertilità, non riguardava tanto il manifesto - cosa volete che importi a Renzi di un manifesto - quanto sugli effetti della fertilità che vuol dire famiglie numerose che, se appartenenti al ceto ricco e dominante non creano problemi di occupazione, ma se , invece, sono del ceto medio, anche intraprendente, al presidente del Consiglio, nonostante non sia più sindaco di Firenze, stanno creando molti problemi.
Perchè quelle famiglie numerose, della generazione sua, nate con la benedizione della Chiesa e dei boy scout, per il giuramento di mutuo reciproco soccorso, fatto alla maniera in cui lo intendono massoni e organizzazioni mafiose - ma nè gli uni nè le altre c'entrano nel caso di Renzi, sia chiaro - Renzi le ha prese in carico, assumendosene in prima persona l'onere ed il dovere di provvedere a tutte, in caso di bisogno, ma anche senza che ve ne sia bisogno. E dunque è il frutto dell'umana carità e solidarietà, tanto predicate da Bergoglio, che spinge Renzi ad interessarsi ai destini di alcune famiglie della sua città, delle quali anche a Firenze si è interessato, ed ora continua.
Dopo il caso della plurititolata famiglia De Siervo, il cui capostipite, già alla Consulta Renzi candidò anche alla Presidenza della repubblica e della Rai; e i cui rampolli: Luigi , Renzi ha sistemato alla Rai e poi, forse, alla guida della lega Calcio: e Lucia, prima nella sua segreteria fiorentina e poi altrove, come anche il di lei marito Filippo Vannoni, alla guida della società che gestisce gli acquedotti toscani, ed alla quale Nardella mai e poi mai si azzarderà a imputare l'ultimo disastro sul Lungarno; dopo la famiglia De Siervo - ormai tutta sistemata, salvo che non gli venga voglia, a loro volta, di fare figli, per effetto della campagna della Lorenzin, ed allora il futuro capo del governo, renziano senz'ombra di dubbio per i prossimi cinquant'anni, dovrà provvedere - è tornata agli onori della cronaca un'altra famiglia di professionisti competentissimi, devota al premier che s'è dovuta trasferire a Roma - necessità fa virtù - per chiamata diretta e chiarissima fama. La famiglia Manzione. La quale è tornata agli onori della cronaca in questi giorni, non per Domenico che è e resta sottosegretario agli Interni, ma perchè sua sorella Antonella , ex capo dei vigli urbani, chiamata senza competenze specifiche a Roma a dirigere l'ufficio legislativo di palazzo Chigi, Renzi l'ha spostata al Consiglio di Stato - promoveatur ut amoveatur - tutti dicono per i danni fatti a Palazzo Chigi, non conoscendo il mestiere di grandissima responsabilità cui il premier l'aveva chiamata. Se ne parla in questi giorni perchè l'ex vigilessa non 'ha l'età' per entrare nel Consiglio di Stato, ma Renzi non bada a queste sciocchezze e pur di togliersela dalle palle - si perdoni il linguaggio - l'ha mandata al Consiglio di Stato.
Ma siccome non c'è due senza tre ecco che nella famiglia Manzione un'altra signora, che di nome fa Nicoletta - legata con vincoli parentali stretti alla precedente Antonella ( cugina di secondo grado), la vigilessa per intenderci - nella recente infornata di nomine Rai, Campo Dall'Orto ha tolto da corrispondente in Germania- conosceva il tedesco, sarebbe il caso di indagare - e l'ha messa a dirigere 'Rai Parlamento'. Su di Lei, fonte Rai, circolano delle gag in rete davvero imbarazzanti.
E, intanto, due famiglie sono sistemate. Ora un sistema ci sarebbe per non creare a Renzi ed ai suoi successori altri problemi della stessa natura. Basterebbe che quel nodo rosso che compare nel manifesto della campagna a favore della fertilità tanto contestato, invece che farlo col fazzoletto, i diretti interessati lo facessero con altro, impedendo così loro di procreare creando altri problemi al premier e a tutta la sua successione.
Perchè quelle famiglie numerose, della generazione sua, nate con la benedizione della Chiesa e dei boy scout, per il giuramento di mutuo reciproco soccorso, fatto alla maniera in cui lo intendono massoni e organizzazioni mafiose - ma nè gli uni nè le altre c'entrano nel caso di Renzi, sia chiaro - Renzi le ha prese in carico, assumendosene in prima persona l'onere ed il dovere di provvedere a tutte, in caso di bisogno, ma anche senza che ve ne sia bisogno. E dunque è il frutto dell'umana carità e solidarietà, tanto predicate da Bergoglio, che spinge Renzi ad interessarsi ai destini di alcune famiglie della sua città, delle quali anche a Firenze si è interessato, ed ora continua.
Dopo il caso della plurititolata famiglia De Siervo, il cui capostipite, già alla Consulta Renzi candidò anche alla Presidenza della repubblica e della Rai; e i cui rampolli: Luigi , Renzi ha sistemato alla Rai e poi, forse, alla guida della lega Calcio: e Lucia, prima nella sua segreteria fiorentina e poi altrove, come anche il di lei marito Filippo Vannoni, alla guida della società che gestisce gli acquedotti toscani, ed alla quale Nardella mai e poi mai si azzarderà a imputare l'ultimo disastro sul Lungarno; dopo la famiglia De Siervo - ormai tutta sistemata, salvo che non gli venga voglia, a loro volta, di fare figli, per effetto della campagna della Lorenzin, ed allora il futuro capo del governo, renziano senz'ombra di dubbio per i prossimi cinquant'anni, dovrà provvedere - è tornata agli onori della cronaca un'altra famiglia di professionisti competentissimi, devota al premier che s'è dovuta trasferire a Roma - necessità fa virtù - per chiamata diretta e chiarissima fama. La famiglia Manzione. La quale è tornata agli onori della cronaca in questi giorni, non per Domenico che è e resta sottosegretario agli Interni, ma perchè sua sorella Antonella , ex capo dei vigli urbani, chiamata senza competenze specifiche a Roma a dirigere l'ufficio legislativo di palazzo Chigi, Renzi l'ha spostata al Consiglio di Stato - promoveatur ut amoveatur - tutti dicono per i danni fatti a Palazzo Chigi, non conoscendo il mestiere di grandissima responsabilità cui il premier l'aveva chiamata. Se ne parla in questi giorni perchè l'ex vigilessa non 'ha l'età' per entrare nel Consiglio di Stato, ma Renzi non bada a queste sciocchezze e pur di togliersela dalle palle - si perdoni il linguaggio - l'ha mandata al Consiglio di Stato.
Ma siccome non c'è due senza tre ecco che nella famiglia Manzione un'altra signora, che di nome fa Nicoletta - legata con vincoli parentali stretti alla precedente Antonella ( cugina di secondo grado), la vigilessa per intenderci - nella recente infornata di nomine Rai, Campo Dall'Orto ha tolto da corrispondente in Germania- conosceva il tedesco, sarebbe il caso di indagare - e l'ha messa a dirigere 'Rai Parlamento'. Su di Lei, fonte Rai, circolano delle gag in rete davvero imbarazzanti.
E, intanto, due famiglie sono sistemate. Ora un sistema ci sarebbe per non creare a Renzi ed ai suoi successori altri problemi della stessa natura. Basterebbe che quel nodo rosso che compare nel manifesto della campagna a favore della fertilità tanto contestato, invece che farlo col fazzoletto, i diretti interessati lo facessero con altro, impedendo così loro di procreare creando altri problemi al premier e a tutta la sua successione.
giovedì 25 agosto 2016
Francesco Giambrone chiama gli 'amici fiorentini' a Palermo
Il Teatro Massimo di Palermo, senza Francesco Giambrone sarebbe ripiombato nel malaffare nella cattiva amministrazione nei debiti. Anche il diretto interessato ne è convinto. E invece con lui al vertice tutto funziona a meraviglia.
Arrestano il responsabile di sala, per 'collusione' con la mafia, cambia il direttore operativo ( perchè quello che per tanti anni ha guidato il teatro, viene dirottato alla sovrintendenza dell'Orchestra sinfonica siciliana, che dopo l'uscita di Roberto Pagano, dissennatamente patrocinata dal barone Francesco Agnello, non ha mai trovato pace), riduce le cause di contenzioso di dipendenti con la Fondazione, e, conseguentemente, anche le spese legali, recupera crediti bloccati dal 2007.
Poi, in prossimità delle elezioni comunali e regionali, o in previsione delle stesse, fa venire da Firenze un nuovo direttore operativo, Elisabetta Tesi, che nell'amministrazione fiorentina ha assunto diversi incarichi. Perchè proprio da Firenze? Gliel'ha suggerita il premier Renzi o il suo vice Nardella? No, nessun suggerimento esterno. Decisione di chiamata 'sua sponte'.
Giambrone conosce Elisabetta Tesi dagli anni in cui egli aveva asunto la sovrintendenza del Teatro Comunale (oggi: Opera di Firenze) in coppia con Paolo Arcà. Incarico dal quale si dimise, ricordate perchè? Per semplici ragioni di bilancio: il solito buco nero della gestione, in conseguenza del quale venne chiamata a Firenze la commissaria/sovrintendente, ing. Francesca Colombo ( tutti 'franceschi' all'Opera di Firenze negli ultimi anni: Francesco Giambrone, Francesca Colombo, Francesco Bianchi; se non son franceschi non li prendono!).
Negli anni in cui Giambrone era a Firenze, e dunque gli stessi anni per la cui gestione, evidentemente non positiva, si dovette rimandarlo - con la coda fra le gambe, come si dice - a Palermo ( dove, ironia della sorte, insegnava anche all'Università 'buona gestione delle imprese culturali'; e dove con il ritorno di Orlando al Comune, ha potuto ripetere la stessa ascesa di molti anni prima: prima supporter del sindaco, poi assessore e poi di nuovo al Massimo, scippandolo a Cognata) e chiamare a Firenze la Colombo per metterci una toppa, Elisabetta Tesi aveva al Teatro Comunale il medesimo incarico che ora ha assunto a Palermo.
Dunque Giambrone per un incarico così delicato, non fidandosi dei palermitani, chiama direttamente ad occuparlo una persona 'fidatissima' che ha lavorato con lui quando era sovrintendente a Firenze (lui per prevalenti meriti politici: suo fratello senatore e ai vertici del partito che fu di Di Pietro, anche in Sicilia, e di Orlando!) e che ha dovuto in quegli anni, assieme a lui, firmare bilanci quasi sempre con buchi, facendo piombare, con il contributo di entrambi, l'Opera di Firenze in una situazione economica quasi fallimentare che la Colombo non è riuscita a sanare e forse neppure Francesco Bianchi riuscirà, ora che il debito complessivo si è fatto grande quanto una montagna.
Illazioni, accuse? Semplici logiche riflessioni alla luce dei fatti. Comunque ad Elisabetta Tesi i migliori auguri di sana gestione. Augurandole che, ad elezioni avvenute, nel caso il partito di Orlando dovesse perderle e Giambrone fratello lasciare l'incarico al Massimo, il suo successore - come di regola - non abbia ad accusarlo di cattiva amministrazione, nella quale necessariamente, sarebbe coinvolta anche lei, direttore amministrativo della Fondazione, e tornarsene a Firenze
Arrestano il responsabile di sala, per 'collusione' con la mafia, cambia il direttore operativo ( perchè quello che per tanti anni ha guidato il teatro, viene dirottato alla sovrintendenza dell'Orchestra sinfonica siciliana, che dopo l'uscita di Roberto Pagano, dissennatamente patrocinata dal barone Francesco Agnello, non ha mai trovato pace), riduce le cause di contenzioso di dipendenti con la Fondazione, e, conseguentemente, anche le spese legali, recupera crediti bloccati dal 2007.
Poi, in prossimità delle elezioni comunali e regionali, o in previsione delle stesse, fa venire da Firenze un nuovo direttore operativo, Elisabetta Tesi, che nell'amministrazione fiorentina ha assunto diversi incarichi. Perchè proprio da Firenze? Gliel'ha suggerita il premier Renzi o il suo vice Nardella? No, nessun suggerimento esterno. Decisione di chiamata 'sua sponte'.
Giambrone conosce Elisabetta Tesi dagli anni in cui egli aveva asunto la sovrintendenza del Teatro Comunale (oggi: Opera di Firenze) in coppia con Paolo Arcà. Incarico dal quale si dimise, ricordate perchè? Per semplici ragioni di bilancio: il solito buco nero della gestione, in conseguenza del quale venne chiamata a Firenze la commissaria/sovrintendente, ing. Francesca Colombo ( tutti 'franceschi' all'Opera di Firenze negli ultimi anni: Francesco Giambrone, Francesca Colombo, Francesco Bianchi; se non son franceschi non li prendono!).
Negli anni in cui Giambrone era a Firenze, e dunque gli stessi anni per la cui gestione, evidentemente non positiva, si dovette rimandarlo - con la coda fra le gambe, come si dice - a Palermo ( dove, ironia della sorte, insegnava anche all'Università 'buona gestione delle imprese culturali'; e dove con il ritorno di Orlando al Comune, ha potuto ripetere la stessa ascesa di molti anni prima: prima supporter del sindaco, poi assessore e poi di nuovo al Massimo, scippandolo a Cognata) e chiamare a Firenze la Colombo per metterci una toppa, Elisabetta Tesi aveva al Teatro Comunale il medesimo incarico che ora ha assunto a Palermo.
Dunque Giambrone per un incarico così delicato, non fidandosi dei palermitani, chiama direttamente ad occuparlo una persona 'fidatissima' che ha lavorato con lui quando era sovrintendente a Firenze (lui per prevalenti meriti politici: suo fratello senatore e ai vertici del partito che fu di Di Pietro, anche in Sicilia, e di Orlando!) e che ha dovuto in quegli anni, assieme a lui, firmare bilanci quasi sempre con buchi, facendo piombare, con il contributo di entrambi, l'Opera di Firenze in una situazione economica quasi fallimentare che la Colombo non è riuscita a sanare e forse neppure Francesco Bianchi riuscirà, ora che il debito complessivo si è fatto grande quanto una montagna.
Illazioni, accuse? Semplici logiche riflessioni alla luce dei fatti. Comunque ad Elisabetta Tesi i migliori auguri di sana gestione. Augurandole che, ad elezioni avvenute, nel caso il partito di Orlando dovesse perderle e Giambrone fratello lasciare l'incarico al Massimo, il suo successore - come di regola - non abbia ad accusarlo di cattiva amministrazione, nella quale necessariamente, sarebbe coinvolta anche lei, direttore amministrativo della Fondazione, e tornarsene a Firenze
lunedì 18 luglio 2016
ANFOLS:Fondazioni lirico sinfoniche italiane. Firenze maglia nera; il Petruzzelli va difeso; a Genova Franceschini mandi i soldi
La lettura della stampa sul sito delle Fondazioni lirico sinfoniche italiane( ANFOLS) è molto istruttiva. Innanzitutto i ritagli stampa arrivano direttamente dall'AGIS. Quella stessa AGIS che, nella sezione regionale pugliese, per bocca del suo presidente, vorrebbe che il Petruzzelli, teatro, diventasse come un residence con parecchi inquilini, fra i quali anche la Fondazione lirica. Che la proposta venga da una associazione di spettacolo, anzi dall'associazione nazionale dello spettacolo, è davvero imbarazzante, impressionante. Perché se tale associazione ed i suoi uomini non capiscono la differenza fra un affittacamere ( o spazi) ed una fondazione lirica che si sta rimettendo in carreggiata con una produzione sempre più ricca come quella pugliese, chi altro volete che capisca questi problemi?
Insomma il presidente dell'AGIS Puglia non si scaglia contro i malfattori che per anni hanno rubato o fatto il buono e cattivo tempo sotto il cielo pugliese della musica, e vuole ripulire l'immagine affittando il teatro per risanare i conti e riempire le casse. Tanto a lui- par di capire- della qualità degli spettacoli, minati da un simile traffico, importa zero.
Da Genova il sovrintendente che faticosamente sta tentando di risanare la fondazione lirica dice che non ha soldi per pagare gli stipendi. E sapete perchè? Perchè il solerte ministro Franceschini che trova soldi per costruire la platea al Colosseo, non gli fa arrivare i soldi della Legge Bray già stanziati per quel teatro ma non ancora erogati. E c'è cho teme che tale ritardo possa nascondere qualche insamo progetto del ministro. C'è però anche una notizia che induce a riflettere sul nuovo Teatro Carlo Felice. Si legge nella rassegna stampa dell'ANFOLS che la macchina scenica - modernissima- ha bisogno di esser ristrutturata. Ma come, già da ristrutturare ed ammodernare, una macchina scenica della quale si diceva che era troppo moderna e all'avanguardia quando fu costruita?
Infine di Firenze, teatro del premier e del sindaco diplomato in Conservatorio, ormai sono anni che si va dicendo che è in crisi. Nel corso di una nostra visita, ai tempi dell'ing. Francesca Colombo, in bacheca si avvertivano i dipendenti che il pagamento degli stipendi, causa mancanza soldi in cassa, sarebbe stato ritardato. Poi la Colombo , che aveva presentato un suo piano di risanamento dei bilanci che evidentemente non ebbe esito positivo, venne licenziata, ed al suo posto messo il commissario Francesco Bianchi, uomo di fiducia del premier e del sindaco Nardella. Lui avrebbe risanato tutto. Successivamente, del risanamento non si ebbe più notizia, ma Bianchi venne nominato sovrintendente. Solo allora il problema del risanamento riemerse. Il premier ha trovato i soldi per completare il nuovo teatro dell'Opera di Firenze - come ora si chiama - ma i bilanci con Bianchi, non sarebbero più in profondo rosso ( ma c'è anche chi non nutre tale certezza), il debito invece viaggia sui 70 milioni di Euro.
Ed ora che si fa? Mancano parecchie decine di milioni di Euro, senza i quali il nuovo teatro dell'Opera di Firenze e tutta la sua macchina artistica falliranno. Ma i soldi non bastano, dice e pensa il ministro. Occorre una legge. E qui i nostri timori sulle capacità riformistiche di Franceschini si fanno più seri, specie dopo aver appreso delle sue 'trame' politiche per prendere il posto di Renzi, casomai debba dimettersi per qualche ragione. E a preoccuparci c'è anche la notizia della visita ufficiale di Nardella a Franceschini, il quale insiste - e qui ci spaventiamo - che sta preparando una riforma di sistema, perchè una nuova iniezione di soldi - così la pensa il ministro - non è sufficiente a sanare una volta per tutte le fondazioni liriche italiane.
Lo scenario che qualche giornalista va dipingendo sul futuro assetto delle fondazioni italiane è dranmatico e raccapricciante. Si racconta della distruzione del sistema delle Fondazioni liriche italiane, riducendole in maniera considerevole di numero. Nel frattempo si insiste per la ricostruzione della platea del Colosseo, dove forse Franceschini pensa di spostare gli spettacoli d'opera all'aperto, dalle distrutte (chiuse) fondazioni.
Insomma il presidente dell'AGIS Puglia non si scaglia contro i malfattori che per anni hanno rubato o fatto il buono e cattivo tempo sotto il cielo pugliese della musica, e vuole ripulire l'immagine affittando il teatro per risanare i conti e riempire le casse. Tanto a lui- par di capire- della qualità degli spettacoli, minati da un simile traffico, importa zero.
Da Genova il sovrintendente che faticosamente sta tentando di risanare la fondazione lirica dice che non ha soldi per pagare gli stipendi. E sapete perchè? Perchè il solerte ministro Franceschini che trova soldi per costruire la platea al Colosseo, non gli fa arrivare i soldi della Legge Bray già stanziati per quel teatro ma non ancora erogati. E c'è cho teme che tale ritardo possa nascondere qualche insamo progetto del ministro. C'è però anche una notizia che induce a riflettere sul nuovo Teatro Carlo Felice. Si legge nella rassegna stampa dell'ANFOLS che la macchina scenica - modernissima- ha bisogno di esser ristrutturata. Ma come, già da ristrutturare ed ammodernare, una macchina scenica della quale si diceva che era troppo moderna e all'avanguardia quando fu costruita?
Infine di Firenze, teatro del premier e del sindaco diplomato in Conservatorio, ormai sono anni che si va dicendo che è in crisi. Nel corso di una nostra visita, ai tempi dell'ing. Francesca Colombo, in bacheca si avvertivano i dipendenti che il pagamento degli stipendi, causa mancanza soldi in cassa, sarebbe stato ritardato. Poi la Colombo , che aveva presentato un suo piano di risanamento dei bilanci che evidentemente non ebbe esito positivo, venne licenziata, ed al suo posto messo il commissario Francesco Bianchi, uomo di fiducia del premier e del sindaco Nardella. Lui avrebbe risanato tutto. Successivamente, del risanamento non si ebbe più notizia, ma Bianchi venne nominato sovrintendente. Solo allora il problema del risanamento riemerse. Il premier ha trovato i soldi per completare il nuovo teatro dell'Opera di Firenze - come ora si chiama - ma i bilanci con Bianchi, non sarebbero più in profondo rosso ( ma c'è anche chi non nutre tale certezza), il debito invece viaggia sui 70 milioni di Euro.
Ed ora che si fa? Mancano parecchie decine di milioni di Euro, senza i quali il nuovo teatro dell'Opera di Firenze e tutta la sua macchina artistica falliranno. Ma i soldi non bastano, dice e pensa il ministro. Occorre una legge. E qui i nostri timori sulle capacità riformistiche di Franceschini si fanno più seri, specie dopo aver appreso delle sue 'trame' politiche per prendere il posto di Renzi, casomai debba dimettersi per qualche ragione. E a preoccuparci c'è anche la notizia della visita ufficiale di Nardella a Franceschini, il quale insiste - e qui ci spaventiamo - che sta preparando una riforma di sistema, perchè una nuova iniezione di soldi - così la pensa il ministro - non è sufficiente a sanare una volta per tutte le fondazioni liriche italiane.
Lo scenario che qualche giornalista va dipingendo sul futuro assetto delle fondazioni italiane è dranmatico e raccapricciante. Si racconta della distruzione del sistema delle Fondazioni liriche italiane, riducendole in maniera considerevole di numero. Nel frattempo si insiste per la ricostruzione della platea del Colosseo, dove forse Franceschini pensa di spostare gli spettacoli d'opera all'aperto, dalle distrutte (chiuse) fondazioni.
Etichette:
agis,
anfols,
colosseo,
fracneschini,
francesca colombo,
francesco bianchi,
nardella,
Nuovo Carlo felice,
opera di firenze,
Petruzzelli,
Renzi
sabato 28 maggio 2016
La storia del direttore della Galleria degli Uffizi di Firenze che voleva contrastare i bagarini e che è stato multato per questo
Dire che ha dell'incredibile è poco. Solo in Italia poteva succedere. Dove accade che chi non vuol fare la fila nella visita a monumenti e musei, basta che si rivolga ai bagarini, che seduta stante gli procurano biglietto con lieve maggiorazione (appena il doppio del costo del biglietto) e la fila è saltata e può arrivare, all'ora più comoda, alle porte di un museo o ai cancelli di un sito archeologico ed entrare, passando avanti a tutti.
Da tempo tutti gridano alla scandalo ma nessuno fa nulla, nonostante che sia sotto gli occhi di tutti la lunga fila che ogni giorno si forma davanti a musei e monumenti più visitati. davanti ai quali - a Roma, Colosseo, ad esempio - hanno fatto sloggiare centurioni ed antichi romani, ma i bagarini no.
E allora ci pensa il direttore di un museo, il più visitato in Italia dopo quello del Vaticano, e cioè gli Uffizi di Firenze. Il nuovo direttore del museo fiorentino, che è un tedesco dal cognome dozzinalissimo, evidentemente è deciso a eliminare cattive abitudini quando non addirittura illegali, come la presenza dei bagarini.
E che ti fa l'incauto direttore? Mette degli altoparlanti fuori del Museo e diffonde il seguente messaggio: Via i bagarini, non prestate loro ascolto, il biglietto costa tot... e non c'è bisogno di ricorrere ai bagarini illegali, le file saranno snellite dai dipendenti del museo stesso.
Apriti cielo. Questo proclama , fuori del museo, è illegale. E così si presentano nel pomeriggio i vigili urbani di Nardella per consegnare al direttore una multa di oltre 200 Euro. Non certo salata, visto anche i lauti stipendi che Franceschini ha concesso ai nuovi direttori. Ma pur sempre una multa che sanziona un atto a fin di bene ma non consentito dalla legge, che, al contrario, ha fatto vivacchiare fino ad oggi schiere di bagarini illegali.
Quello degli Uffizi, sulle prime, va su tutte le furie -come dargli torto? - poi, dopo un lungo colloquio con Nardella paga la multa in silenzio. Tornato al Museo trova per la prima volta, da quando si è insediato, i vigli che contrastano l'azione dei bagarini. Miracolo! E prima d'ora non sapevano ? Oppure sapevano e non vedevano perchè essi stessi, avevano consigliato a qualche loro parente stretto, in assenza di lavoro, di cimentarsi nel bagarinaggio, un lavoretto pulito, senza rischi e con guadagno sicuro?
Da tempo tutti gridano alla scandalo ma nessuno fa nulla, nonostante che sia sotto gli occhi di tutti la lunga fila che ogni giorno si forma davanti a musei e monumenti più visitati. davanti ai quali - a Roma, Colosseo, ad esempio - hanno fatto sloggiare centurioni ed antichi romani, ma i bagarini no.
E allora ci pensa il direttore di un museo, il più visitato in Italia dopo quello del Vaticano, e cioè gli Uffizi di Firenze. Il nuovo direttore del museo fiorentino, che è un tedesco dal cognome dozzinalissimo, evidentemente è deciso a eliminare cattive abitudini quando non addirittura illegali, come la presenza dei bagarini.
E che ti fa l'incauto direttore? Mette degli altoparlanti fuori del Museo e diffonde il seguente messaggio: Via i bagarini, non prestate loro ascolto, il biglietto costa tot... e non c'è bisogno di ricorrere ai bagarini illegali, le file saranno snellite dai dipendenti del museo stesso.
Apriti cielo. Questo proclama , fuori del museo, è illegale. E così si presentano nel pomeriggio i vigili urbani di Nardella per consegnare al direttore una multa di oltre 200 Euro. Non certo salata, visto anche i lauti stipendi che Franceschini ha concesso ai nuovi direttori. Ma pur sempre una multa che sanziona un atto a fin di bene ma non consentito dalla legge, che, al contrario, ha fatto vivacchiare fino ad oggi schiere di bagarini illegali.
Quello degli Uffizi, sulle prime, va su tutte le furie -come dargli torto? - poi, dopo un lungo colloquio con Nardella paga la multa in silenzio. Tornato al Museo trova per la prima volta, da quando si è insediato, i vigli che contrastano l'azione dei bagarini. Miracolo! E prima d'ora non sapevano ? Oppure sapevano e non vedevano perchè essi stessi, avevano consigliato a qualche loro parente stretto, in assenza di lavoro, di cimentarsi nel bagarinaggio, un lavoretto pulito, senza rischi e con guadagno sicuro?
giovedì 26 maggio 2016
Tutti i De Siervo di Matteo Renzi
Fino all'altro ieri il nome più in vista della famiglia De Siervo, fiorentina, appartenente al giglio magico renziano, dopo il capostipite, Ugo, ex presidente della Consulta, era quello di suo figlio, Luigi, messo in RAI, all'epoca di della direzione generale di Gubitosi, presidente Tarantola, a capo di Rai.Com ( l'ex Rai Trade) la struttura che commercializza il prodotto Rai, dalla quale proprio nei giorni scorsi ha annunciato l'uscita - si dice - a causa di disaccordi con Campo Dall'Orto.
Non vorremmo essere traditi dalla memoria, ma crediamo di ricordare che il nome del capostipite della famiglia, ex presidente della Consulta, fosse stato fatto anche per la Presidenza sia della Repubblica, dove poi Renzi ripiegò su Mattarella, che della Rai, dove venne bruciato in favore del figlio o a causa sua.
Ma il capostipite ha pure una figlia, Lucia, sorella del capo di Rai.Com, anche quella, appartenente al giglio magico renziano, che l'allora sindaco di Firenze Matteo, mise a capo della sua segreteria. Dunque non è da oggi che Renzi si circonda di collaboratori fidati, e i De Siervo sono fra questi. Tutte persone in gamba, naturalmente, che neanche devono parlare perchè Renzi esaudisca i loro desideri. (Per fortuna nostra non sono una famiglia numerosa, perchè Renzi per loro avrebbe creato anche incarichi ex novo). Però trovò un posto anche per Filippo Vannoni, marito di Lucia, figlia del gran capo e sorella del dirigente Rai: lo mise a presiedere l'azienda 'Publiacqua' che presiede alla distribuzione e all' approvvigionamento dell'acqua, ma anche alla manutenzione degli impianti idrici della provincia di Firenze e di altre province toscane. In quel consiglio di amministrazione, tanto per non far nomi, sedeva anche Maria Elena Boschi, la zarina, come è venuto fuori in queste ore.
Quella società è in attivo, dunque il genero del capostipite, cognato del dirigente Rai, e marito della segretaria di Renzi, ha saputo ben amministrare ed ha distribuito dividendi ai soci. Magari s'è dimenticato di fare manutenzione degli impianti che hanno perciò collassato, l'altro ieri, sul Lungarno, inghiottendo la strada per oltre 200 metri, creando una voragine profonda tre metri, che fa tuttora temere per i palazzi che si affacciano sulla strada e perciò evacuati. Nardella che scagiona Vannoni ( perchè non ha compiti operativi) scarica la responsabilità sull'ad, Carfi e promette che chi ha sbagliato pagherà. I cittadini e i commercianti del Lungarno e Ponte Vecchio hanno vinto in una contestazione con la società Publiacqua che aveva inviato loro cartelle salatissime, non giustificate da un consumo eccessivo, bensì dalle enormi perdite dell'impianto che addirittura in certi negozi ha divelto, dopo averlo gonfiato il parquet. Publiacqua ha riconosciuto le ragioni dei commercianti e dei cittadini, e, di conseguenza, i suoi torti ( mancata manutenzione) ed ha inviato loro delle comunicazioni con i relativi crediti; tali comunicazioni sono giunte a destinazione proprio il giorno del disastro, che Nardella promette sarà completamente risanato entro il 4 novembre, quando saranno 50 anni dall'alluvione.
Ma a Renzi in queste ore, la famiglia De Siervo sta procurando uno dei più grandi dispiaceri, dopo che ha appreso che l'ex presidente della Consulta, De Siervo, è tra i sostenitori del NO al prossimo referendum, scelta che lui bolla come ingrata!
Non vorremmo essere traditi dalla memoria, ma crediamo di ricordare che il nome del capostipite della famiglia, ex presidente della Consulta, fosse stato fatto anche per la Presidenza sia della Repubblica, dove poi Renzi ripiegò su Mattarella, che della Rai, dove venne bruciato in favore del figlio o a causa sua.
Ma il capostipite ha pure una figlia, Lucia, sorella del capo di Rai.Com, anche quella, appartenente al giglio magico renziano, che l'allora sindaco di Firenze Matteo, mise a capo della sua segreteria. Dunque non è da oggi che Renzi si circonda di collaboratori fidati, e i De Siervo sono fra questi. Tutte persone in gamba, naturalmente, che neanche devono parlare perchè Renzi esaudisca i loro desideri. (Per fortuna nostra non sono una famiglia numerosa, perchè Renzi per loro avrebbe creato anche incarichi ex novo). Però trovò un posto anche per Filippo Vannoni, marito di Lucia, figlia del gran capo e sorella del dirigente Rai: lo mise a presiedere l'azienda 'Publiacqua' che presiede alla distribuzione e all' approvvigionamento dell'acqua, ma anche alla manutenzione degli impianti idrici della provincia di Firenze e di altre province toscane. In quel consiglio di amministrazione, tanto per non far nomi, sedeva anche Maria Elena Boschi, la zarina, come è venuto fuori in queste ore.
Quella società è in attivo, dunque il genero del capostipite, cognato del dirigente Rai, e marito della segretaria di Renzi, ha saputo ben amministrare ed ha distribuito dividendi ai soci. Magari s'è dimenticato di fare manutenzione degli impianti che hanno perciò collassato, l'altro ieri, sul Lungarno, inghiottendo la strada per oltre 200 metri, creando una voragine profonda tre metri, che fa tuttora temere per i palazzi che si affacciano sulla strada e perciò evacuati. Nardella che scagiona Vannoni ( perchè non ha compiti operativi) scarica la responsabilità sull'ad, Carfi e promette che chi ha sbagliato pagherà. I cittadini e i commercianti del Lungarno e Ponte Vecchio hanno vinto in una contestazione con la società Publiacqua che aveva inviato loro cartelle salatissime, non giustificate da un consumo eccessivo, bensì dalle enormi perdite dell'impianto che addirittura in certi negozi ha divelto, dopo averlo gonfiato il parquet. Publiacqua ha riconosciuto le ragioni dei commercianti e dei cittadini, e, di conseguenza, i suoi torti ( mancata manutenzione) ed ha inviato loro delle comunicazioni con i relativi crediti; tali comunicazioni sono giunte a destinazione proprio il giorno del disastro, che Nardella promette sarà completamente risanato entro il 4 novembre, quando saranno 50 anni dall'alluvione.
Ma a Renzi in queste ore, la famiglia De Siervo sta procurando uno dei più grandi dispiaceri, dopo che ha appreso che l'ex presidente della Consulta, De Siervo, è tra i sostenitori del NO al prossimo referendum, scelta che lui bolla come ingrata!
Iscriviti a:
Post (Atom)