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lunedì 26 marzo 2018

L'altro ieri, nel martoriato Venezuela, è scomparso a 78 anni, José Antonio Abreu, l'apostolo della musica. Un breve ricordo


Procurare strumenti musicali ad un milione di ragazzi” è il prossimo obiettivo di Josè Antonio Abreu, 66 anni, padre del ‘Sistema nazionale delle orchestre giovanili ed infantili’ fondato trent’anni fa, dove bambini e ragazzi, tolti dalla strada, fanno musica quotidianamente.

“Il mio progetto – racconta Abreu - nacque con una finalità prevalentemente sociale: togliere dalla strada e riscattare dalla povertà bambini e ragazzi attraverso la musica. Solitamente i programmi sociali sono rivolti a procurare cibo, medicinali ed altri generi di prima necessità. A pochi viene in mente, invece, che l’uomo è anche anima, e che la musica e l’arte in genere, possano nutrirlo e guarirlo. Io ho pensato alla musica perchè sono un musicista”.

“ L'orchestra perché è la rappresentazione, in miniatura, di una società solidale, dove i componenti sono interdipendenti dove i più grandi fanno da guida ai più piccoli. In linea di principio non siamo interessati ad allevare solisti. La musica che si produce è il risultato di un lavoro d’insieme. Oggi, in Venezuela, nelle centinaia di orchestre suonano oltre duecentocinquantamila ragazzi; e trecentomila circa cantano nei cori diffusi in tutto il paese, che conta 24 milioni di abitanti. Naturalmente, talenti ve ne sono in gran numero e sono d’esempio e di incoraggiamento per tutti. Ma il mio interesse è rivolto prevalentemente all’orchestra ed al lavoro d’insieme".

"Prossimo obiettivo: fondare un’orchestra ed un coro in ogni città e villaggio, per contrastare l’avanzata della droga. La droga corre? Io voglio far correre anche la musica. Dove arriva la droga può arrivare la musica. Voglio dare uno strumento a un milione di ragazzi e bambini. Ogni ragazzo è orgoglioso del suo strumento, si sente responsabile del dono che gli è stato fatto, lo accudisce, diventa tutt’uno con lo strumento e non lo lascia neanche un giorno muto. Ecco da dove nasce uno dei nostri slogan: Scuola e Strumento".

Oltre l’obiettivo interno, vogliamo internazionalizzare ed esportare il nostro sistema. Abbiamo già formato orchestre giovanili anche in altri paesi ed una che riunisce giovani del continente latinoamericano. All’Occidente chiediamo di aiutarci, procurandoci strumenti, e mandandoci musicisti a lavorare con i nostri ragazzi”.

mercoledì 23 agosto 2017

Maduro punisce Dudamel. Niente tournée della Simon Bolivar in USA

Quanto volte abbiamo sollecitato da queste  modeste pagine sia Abreu che Dudamel a prendere posizione nei confronti del dittatore del loro paese, Maduro. Almeno da quando s'era capito quale politica intendesse perseguire. La politica che ha poi condotto il suo paese nella condizione più disastrata degli ultimi anni, persino peggiore di quella vissuta con Chavez: povertà, mancanza di medicinali, soppressione di ogni libertà e dei diritti civili,  carcere per gli oppositori.

Mentre i disordini  e le manifestazioni pubbliche contro Maduro erano già all'ordine del giorno, 'El Sistema' ed i suoi massimi dirigenti od esponenti, da Abreu a Dudamel, tacevano. Abreu per il timore che il dittatore togliesse quel pò di ossigeno  finanziario alla sua meravigliosa creatura, il Sistema; e Dudamel, perchè ormai anche con la mente oltre che con il cuore viveva lontano dal suo paese, a Los Angeles.

Poi un giorno di maggio anche Dudamel s'è fatto sentire con una pubblica dichiarazione nella quale invitava il governo del suo paese a ridare libertà al popolo. Apriti cielo, Maduro  non ha tollerato questo intervento tardivo - comunque Dudamel avrebbe dovuto farlo molto prima, sarebbe stato più credibile ed incisivo - e  ne ha  attribuito l'ispirazione al governo degli Usa - dove Dudamel lavora e risiede anche con la sua nuova moglie - che sono suoi nemici dichiarati.

 Ed ora a distanza di qualche mese da quella dichiarazione - ripetiamo: TARDIVA - ha vietato all'orchestra 'Simon Bolivar' di recarsi in tournée negli Stati uniti, diretta proprio da Dudamel.

L'Occidente, al punto in cui siamo, deve rendersi conto che sta lasciando andare troppo avanti il cancro che sta affondando il Venezuela e che, come in altri tragici casi sotto gli occhi di tutti - vedi la Siria di Assad - a  breve rivelerà quanto il temporeggiare dell'Occidente a  riguardo si rivelerà concausa di un altro disastro civile ed umanitario; per giunta nell'Occidente del continente americano e non più in Medioriente.

martedì 18 luglio 2017

El Sistema di Abreu continua a suonare mentre la nave Venezuela affonda

Le notizie che ora arrivano con maggiore frequenza dei giorni scorsi dal Venezuela,  ci dicono di un paese ridotto ad una polveriera sul punto di saltare in aria.
 Nei giorni scorsi l'opposizione ha promosso un referendum, sono andati a votare oltre sette milioni di venezuelani; il 98% di essi ha detto no alla riforma costituzionale che il dittatore Maduro sta per far votare, alla fine di questo mese.
 Continua intanto la dura repressione dei militari fedeli al presidente;  e nelle numerose manifestazioni di piazza anti Maduro degli ultimi giorni ci sono stati altri feriti ed altri morti. E questo in un paese dove mancano da mesi beni di rima necessità oltre a medicine. Insomma nell'Occidente progredito, una situazione da paese tribale dove vige la legge del più forte, e dove anche lo spettro della fame  è presente.

In tutto questo caos anche istituzionale e civile, del quale anche la stampa internazionale comincia a parlare, colpisce il silenzio-assenza di una voce autorevole fra le pochissime che all'estero hanno credito, e per la  cui attività, negli ultimi anni, anche sotto la dittatura del predecessore di Maduro, Chavez, in Occidente s'è parlato del Venezuela.

 Intendiamo 'El Sistema', come lo si chiama con una abbreviazione che non ne dimezza la portata sociale e civile. Quel complesso sistema di alfabetizzazione e pratica musicale che coinvolge almeno mezzo milione o forse più di bambini e ragazzi venezuelani, fondato da Antonio Abreu molti anni fa, finanziato dallo Stato, e del quale alcuni frutti preziosi, come Gustavo Dudamel, sono ben noti in Occidente.

Ad oggi, nel coro di voci che si sono levate contro il dittatore Maduro, manca Abreu, Dudamel ed il 'Sistema'. Come se il grande esercito degli appartenenti al Sistema ed i suoi generali avessero scelto di continuare a cantare e suonare mentre la nave  delVenezuela affonda.

 Non doveva El Sistema insegnare ai giovani, attraverso la musica, il valore della libertà, il riscatto sociale, la difesa  della civiltà? Ha forse mancato del tutto l'obiettivo?

lunedì 17 aprile 2017

Abreu, Dudamel tacciono. Che altro deve fare Maduro per costringerli a denunciare il dittatore?

Da tempo si discute della opportunità  che le personalità più in vista del Venezuela denuncino  la repressione e la gravissima crisi economica del loro paese, già avviata con Chavez - ma che nessuno denunciò con forza - ed ora condotta agli estremi da Maduro che ha ridotto il paese nella miseria più nera, dove mancano ormai, a da tempo, generi di prima necessità e medicinali.
 E Abreu? E Dudamel? cosa stanno facendo? non vedono o fingono di non vedere? Non intervengono per opportunismo? Ora anche, e soprattutto per loro, è arrivato il momento di denunciare il dittatore che anche se continua a finanziare - ma lo fa ancora?- il famoso Sistema delle orchestre giovanili ed infantili.
 Ora non possono più tacere. Lo avrebbero dovuto fare già anni fa con Chavez, e forse il paese non sarebbe ora ridotto nelle condizioni che sappiamo. Non lo fece neanche Abbado che per molti anni è andato a svernare in Venezuela raccontando al mondo di un paese dove 'vive e regna la musica', la 'terra promessa' degli anni a venire. Mai una parola: accanto agli accenni,  solitamente generici alla povertà ed all'emarginazione alle quali il 'Sistema' cercava di rimediare, mai una parola di condanna del feroce  dittatore.
 Ora Abbado non c'è più, ma Abreu e soprattutto il baldanzoso Dudamel  sono ancora vivi, hanno occhi per guardare e devono anche avere bocche per denunciare.
 Coraggio Abreu e Dudamel!

venerdì 30 dicembre 2016

Ciò che Gustavo Dudamel non dice e, invece, dovrebbe dire - denunciare - del suo Venezuela

Già all'apice del successo mondiale, nonostante la giovane età, chiedemmo una volta a Lang Lang, nel corso di una intervista pubblica, perché non protestava neppure timidamente per il non rispetto dei diritti fondamentali della persona nel suo paese, la Cina. Ci rispose che non gli sembrava che la libertà fosse calpestata in Cina. Bontà sua.
 La stessa domanda, al tempo di Chavez, rivolgemmo a Diego Matheuz e lui glissò nella risposta, ma nel caso di Matheuz era più comprensibile. Lui giovane direttore, non certo all'apice del successo, seppure la sua fulminea carriera sul podio fosse stata benedetta e voluta nientemeno che da Claudio Abbado, non poteva esporsi più di tanto, né avrebbe avuto l'autorevolezza e l'incidenza di Lang Lang o di Gustavo Dudamel. Di cui andiamo ora a dirvi.
 Gustavo Dudamel, intervistato per 'La repubblica', alla vigilia del suo 'primo' Concerto di Capodanno da Vienna, la sua consacrazione planetaria,  non una parola di condanna ha detto, esplicitamente richiesto, nei confronti di Maduro, il dittatore succeduto a Chavez, che sta riducendo nella miseria e disperazione tutto il popolo venezuelano che resta sempre ed ancora anche il paese di Dudamel, sebbene i suoi successi lo abbiamo portato da alcuni anni -  e ora ne ha trentasei appena - all'apice del successo, incoronandolo direttore di una delle compagini sinfoniche più note d'America, a Los Angeles.
 Parole di condanna per le condizioni in cui Maduro ha ridotto il Venezuela, dove mancano generi di prima necessità ma anche medicinali e le file davanti alle banche sono sempre più numerose e lunghe per ritirare quattro soldi o per cambiare  la moneta, a seguito dell'inflazione galoppante, le abbiamo letto solo nelle dichiarazione di  Pierferdinando Casini, presidente della Commissione Esteri del nostro Parlamento,  in visita ufficiale alle comunità italiane del Venezuela, evidentemente allarmato per le drammatiche notizie che ogni giorno giungono da quella nazione un tempo ricca e florida, tanto da attrarre tanti nostri emigranti; ma non una sola da Gustavo Dudamel che dovrebbe parlare ed, invece, ha scelto di tacere. Ma non ha scuse!

giovedì 6 ottobre 2016

Quel gran cuore di Dacia Maraini

Nelle ultime settimane ci ha sorpreso l'attivismo, autentico, di Dacia Maraini, sul Corriere, a difesa dei diritti umani, cominciando dai bambini che in paesi occidentali e non sembrano non avere più difensori.

Ha cominciato con quel suo struggente reportage dal Venezuela di Maduro, allo stremo e nel disordine totale, illustrato da una immagine che non poteva non lasciare sgomenti. Negli ospedali, anche lì, in quel grande paese, stremato dalla crisi petrolifera e dalla dittatura , manca di tutto.
Anche le culle per neonati, nei reparti maternità, ed allora ricorrono agli scatoloni con i quali nell'Occidente ricco arrivano le banane dal Sudamerica. Talvolta, raccontava la Maraini, essendo i bambini più lunghi degli scatoloni, li mettono di traverso per farceli entrare. E su uno dei lati un bigliettino con le generalità del neonato. Nel disastrato Venezuela l'indigenza comincia già dalla nascita. E, salvo qualche reportage come quello della Maraini, comunque assai raro,  nessuna voce si leva contro quel dittatore che sta portando alla guerra civile il suo popolo.

Passano pochi giorni ed ancora un reportage, questa volta dall'altra parte del mondo, da una nazione più vicina a noi, la Siria, martoriata come il Venezuela, dove il presidente, in coppia con l'alleato Putin, non si limita ad affamare il suo popolo,  continua ad ammazzare centinaia e migliaia di  suoi cittadini, senza riguardo neanche per bambini e malati, giacché distrugge anche ospedali. L'assedio di Aleppo meriterebbe la messa sotto accusa del macellaio siriano. Ma nulla accade, gli equilibri nel medio Oriente sono da ridefinire e per questo non si bada tanto per il sottile.
 Il reportage  della Maraini, anche questo secondo, è illustrato da una foto, dalla quale muove le sue riflessione.
Ritrae bambini, non piccolissimi, che fanno il bagno e giocano in alcune pozze d'acqua, non potabile - ad Aleppo manca anche l'acqua potabile; Assad bombarda i suoi cittadini e li asseta  augurandosi che se non con le bombe con la mancanza d'acqua li addomesticherà.
In quelle pozzanghere,  piccoli crateri, un pò profonde, i bambini giocano come tutti i bambini del mondo, ignorando che queclle pozzanghere sono state prodotte dalle bombe che Assad e Putin sganciano giornalmente sulla città.  E' il modo con cui l'infanzia riesce a passare sopra  una tragedia, anzi a sfruttarla per il proprio passatempo.

Dacia Maraini interviene ancora, qualche giorno dopo, su un altro drammatico problema di oggi, dell'Occidente, quello dei migranti, che andrebbero chiamati 'rifugiati' a voler essere precisi. E racconta da Pescasseroli, dove ha una casa, che lì sono ospitati una cinquantina di migranti in una struttura alberghiera (Pescasseroli è una località dell'Abruzzo di montagna, molto frequentata). Da quel che pare di capire questi migranti ospitati non rappresentano per Pescasseroli la 'peste' da evitare, tenendoli segregati. E la Maraini avanza una proposta già altre volte avanzata. Questi giovani hanno bisogno di lavorare, non possono essere lasciati segregati, sebbene in  un  albergo dignitoso. Ci sono in Italia, ma  anche in  Abruzzo, da dove la Maraini scrive, tanti piccoli borghi che hanno bisogno di cure e magari di essere ripopolati. Lì ci sarebbe tanto da fare. Perchè non ci si pensa, a Pascasseroli come altrove? Nelle scorse settimane in tv s'è visto un esperimento di tal genere riuscito nella zona dell'Aspromonte . Che si aspetta ad esportarlo? I migranti -  rifugiati! - sarebbero felici di mettersi al lavoro. Sono esseri umani che tengono quanto tutti alla loro dignità e non aspettano altro che si dia loro un lavoro che li faccia sentire utili al mondo al quale hanno chiesto aiuto, ottenendolo alla bene e meglio.


P.S.Ed oggi un nuovo allarme lanciato dalla Maraini, complice una foto, ancora una foto choc. I bambini dello Yemen ridotti pelle ed ossa, tanti di loro stanno ormai  in due palmi di mano, lasciati morire dal mondo che si gira  per non vedere. Ancora un allarme ancora uno scandaloso atteggiamento  del mondo ricco.

domenica 14 agosto 2016

Gustavo Dudamel tace sul presidente venezuelano Maduro, come taceva su Chavez, accusa Montero. Il difficile rapporto tra intellettuali e potere

Di fronte al potere oppressore, vi sono sempre stati sostenitori o fiancheggiatori ed oppositori. E, riguardo a  quest'ultimi, oppositori che si sono dichiarati senza mezzi termini ed anche pagato, con l'esilio con il carcere quando non anche con l'eliminazione fisica, ed altri che, invece, hanno preferito continuare a lavorare, senza scontrarsi apertamente con il potere, insomma a resistere 'passivamente' per salvare il salvabile.
 In quale di queste categorie entri anche il celebre caso di Furtwaengler non è così facile definire. Secondo alcuni egli tacque, per comodità, secondo altri egli non si oppose apertamente al potere per 'salvare il salvabile', assecondato dal potere medesimo che  così voleva dimostrare al mondo che in fondo tanto cattivo non era.
 Ora sono trascorsi molti anni dal quando Furtwaengler mantenne un certo rapporto con il potere nazista in patria, ed anche molte cose che dovrebbero indurre coloro i quali hanno voce in capitolo - e gli intellettuali veri, ed i musicisti anche sono fra questi - a parlare e denunciare. Mentre, ad esempio, non lo fanno personaggi come Lang Lang che sa bene che nel suo paese i fondamentali diritti umani sono calpestati.  A differenza del direttore Fischer che ha denunciato, addirittura attraverso un'opera, la repressione nella sua Ungheria, o come il pianista compositore turco, Fazil Say che fu condannato per aver criticato il potere del suo paese.
 Quando in Sud Africa  dominava l'apartheid, si discusse spesso dell'argomento, senza arrivare mai ad una conclusione univoca e soddisfacente, anche perchè direttori celebri come Bernstein, tanto per fare un nome, non disdegnava di andare a dirigere in quel paese il cui potere, alla luce del sole e senza vergogna, si dichiarava razzista.
 Veniamo ai nostri giorn, per i quali abbiamo citato i casi - esemplari ed encomiabili! -del direttore ungherese e del pianista iraniano; mentre potremmo, per l'altro verso citare il caso Gergiev che ha ottimi rapporti con Putin che certamente non è un campione di democrazia, ma che comunque protegge il Marijnsky di San Pietroburgo, mettendo Gergiev nelle stesse condizioni di Furtwaengler, sebbene il potere russo non sia paragonabile a quello nazista, però in Cecenia...
Potremmo anche citare il caso di Claudio Abbado assiduo frequentatore, per dar sostegno al 'Sistema', del Venezuela di Chavez ed anche di Maduro, come anche della Cuba di Castro, dalla cui bocca non ci pare di aver mai sentito parole di condanna dei rispettivi dittatori, ma solo lodi per qual che facevano per la musica.
 Adesso che la situazione in Venezuela è precipitata - mentre per fortuna quella di Cuba sembra aver preso  una piega migliore - anche i nipotini del grande direttore si comportano come il loro modello: tacciono. Colpevolmente o no ?
 Poprio in questi ultimi giorni è scoppiata una polemica, alimentata da una brava pianista venezuelana, Montero, residente negli USA,  che su quotidiani internazionali, si è dichiarata molto critica, contro Gustavo Dudamel, il quale contro i dittatori che hanno governato il suo paese ( Chavez) e lo governano tuttora ( Maduro) non ha detto una sola parola. Ha taciuto, ben conoscendo la drammatica situazione, tragica, del suo paese, alla faccia del Sistema, per la cui difesa egli si è giustificato.
 Dudamel non ha detto una sola parola - accusa Montero - perchè teme di perdere i privilegi e gli agi di cui gode ( lui è stabile a Los Angeles, e sembra fottersene  della tragica situazione del suo paese, dove mancano i beni  di prima necessità ed anche i medicinali; il popolo è allo stremo, sull'orlo di una catastrofe, se non fa prima una rivoluzione per cacciare Maduro). Il riccioluto direttore s'è giustificato dicendo che non ha mai detto una sola parola di appoggio ai dittatori del suo paese,  ha taciuto come accusa la Montero, e che vuole difendere il 'Sistema' fondato da Abreu.
 Ma anche altri accusa Dudamel di aver sbagliato tacendo, anche perchè se non parla lui che  è conosciuto e fa opinione, chi altri dovrebbe farlo? la povera gente che nonostante la tragedia che sta vivendo, continua a suonare e cantare  ' per sopravvivere'? Come facevano nei vari campi di concentramento i musicisti torturati ed internati, senza  che però in quella occasione il mondo conoscesse le atrocità dei vari campi di prigionia e concentramento, mentre  oggi l'opinione internazionale conosce e denuncia la tragica situazione venezuelana, e Dudamel tace.

lunedì 24 agosto 2015

Pacifica invasione venezuelana di Milano. Però non facciamo loro sconti perchè sono ragazzi.

Non si tratta della sola orchestra 'Bolivar', agli ordini di Dudamel, chiamato ormai da tutti Gustavo, ad aver invaso Milano in questi giorni, dove vi resterà fino ai primi di settembre, per la Bohéme scaligera e per altri concerti. No,  a Milano c'è anche il coro annesso all'orchestra e poi ancora un'orchestra di ragazzi che si è già esibita  diretta da un tredicenne, percussionista di professione, un altro ragazzo che promette bene anche nella direzione come  del resto Dudamel e Matheuz ( a proposito quest'ultimo che fine  ha fatto?).
In tutto un migliaio circa di  ragazzi e giovani invitati a Milano, in occasione dell'EXPO, senza che a nessuno sia venuto in mente di unirvi od invitare anche la 'costola' italiana del cosiddetto 'Sistema' venezuelano, già abbastanza presente nel nostro paese. No, s'è preferita questa ostentata esibizione di gioventù e di allegria, ed anche di prestazione musicale, ad ogni altra cosa.
 Passi per la 'Bolivar' che anche noi abbiamo ascoltato tante volte a Roma, rapiti dall'entusiasmo e dalla bravura - non è tutta forma ed esteriorità, c'è anche sostanza - cresciuta di anno in anno; e passi anche per i ragazzi dell'orchestra 'minore' e del loro direttore in fasce.
Però noi stiamo parlando di musica, senza voler frenare il giusto contagioso entusiasmo di tali giovani, al quale soprattutto i giornali sembrano aver prestato attenzione.
E di musica avremmo voluto leggere sui giornali, i quali c'è sembrato fare troppi sconti alle giornate venezuelane a Milano, in un atteggiamento di imbarazzo generale. Qualche giornale se l'è presa, avendo deciso di chiudere un orecchio oltre che un occhio sull'orchestra, con Grigolo e la Agresta, facendo le pulci ad ambedue, rilevando per il primo che la sua voce non era poi a posto, e per la seconda, che stilisticamente era 'fuori'.
E tutto questo puntiglio per non toccare minimamente  giovani e ragazzi venezuelani,  riguardo ai quali l'unica cosa che è parsa importante rilevare era la nascita di un altro direttore prodigio, quel timpanista che, ora, le bacchette con le quali percuote i timpani, le usa per impartire ordini.  

martedì 23 dicembre 2014

Tutto il brutto che c'è in 'Tutto il bello che c'è' del TG2. Dalla Cenerentola di Rossini, non di Verdone, al Sistema delle orchestre giovanili in Italia

Fossi io il direttore del TG2 RAI - ma non lo sono, peccato! - prenderei a calci in c... chi ha scritto il 'lancio' della 'Cenerentola' di Rossini, che , con la regia di Verdone è diventato un film-opera ed in questi giorni viene proiettato, come  un film qualunque nelle sale cinematografiche italiane. L'abbiamo sentito con le nostre orecchie oggi  alle 18.30 nella rinomatissima rubrica del TG2, ' Tutto il bello che c'è'.
 Ecco il testo preciso: "in questi giorni nelle sale cinematografiche italiane la CENERENTOLA di VERDONE su LIBRETTO di ROSSINI". Idiota di un giornalista.
 Si tratta della Cenerentola di Rossini che abbiamo visto in tv negli anni scorsi, uno degli spettacolari programmi ideati da Andrea Andermann,  ambientato nelle straordinarie reggie sabaude torinesi. Un'opera in diretta televisiva come fosse la ripresa di un film in diretta, senza palcoscenico. Sì'era già viste  Tosca 'nei luoghi e nelle ore di Tosca', 'Traviata a Parigi', Rigoletto a Mantova ed ora 'Cenerentola a Torino'- Di questa celebre opera di Rossini Verdone ha curato la regia. Dopo qualche anno Verdone, d'accordo con Andermann - ma sarebbe stato d'accordo anche Rossini, se glielo avessero chiesto - hanno rimontato quell'opera 'in diretta' da luoghi di favola e ne hanno tratto un film, come fu fatto da Rosi per Carmen e da Losey per Don Giovanni, per citare due fra gli esempi più illustri.
 Niente di più lontano da quanto annunciato dal TG2 questo pomeriggio. Perchè, innanzitutto Rossini non ha scritto il libretto che è di altri, e Verdone non ha fatto un film dall'opera, semplicemente a quel grandioso spettacolo (peraltro l'opera fu ridotta, per stare in certi tempi televisivi) operistico ha dato una seconda vita che non è diversa dalla prima. Non una sola immagine è stata cambiata, semmai sono stati fatti tagli e cuci per farlo diventare un film.
 M forse l'autore di quel lancio infame, per fare il verso a Verdone, avrà voluto scherzare, dichiarando che la 'Cenerentola' era di 'Verdone', sebbene il libretto - la musica asino! - di Rossini.
 Nella stessa  rubrica, culturale, del TG2  un'altra 'sòla', riguardante il 'Sistema delle orchestre e dei cori giovanili' fondato 35 anni fa da José Abreu in Venezuela, da poco impiantato in Italia, anche per merito e volontà di Claudio Abbado. Era questa la notizia,  perchè quella della nascita del Sistema è ormai vecchia di 35 anni.
 Allora il bravo giornalista che fa  racconta di come questo sistema è stato impiantato in Italia, la sua presenza e l'attività avviata. Il giornalista del TG2 prende un vecchio film documentario realizzato in Venezuela o forse un altro fatto da un italiano, e trasmette le immagini dell'orchestra 'Simon Bolivar' venezuelana ed un'intervista ad Abreu, realizzata a Roma, nell'Auditorium, anni fa - c'eravamo anche noi, fra i giornalisti che l'intervistavano.
 Alla fine fa dire due parole a Roberto Grossi, presidente di Federculture, attuale responsabile dell'attuazione e dei progetti del Sistema' in Italia. Ora, con tutta quella caterva di giornalisti che ha in dotazione un TG, è mai possibile che non ve ne è nemmeno uno in grado di raccontare che cosa il Sistema italiano sta facendo? Ecco un altro caso, anzi due, dove la riforma Gubitosi si rende necessaria, se non altro fa risparmiare, anche se non potrà trasformare certi giornalisti da asini in professionisti.

giovedì 13 marzo 2014

Letto sulla stampa. Fiato alle bocche, Brunetta

Oggi hanno presentato il programma della prossima edizione del Festival di Ravello, di cui è presidente l'on.Brunetta, quello stesso che, se fosse dipeso da lui, avrebbe mandato a casa  tutti i teatranti perchè  magnaccia o qualcosa del genere, mentre lui,  ora che guida una ciurma di teatranti, magnaccia non si considera, e continua a parlare, nonostante che per fare il suo festival si fa dare i soldi ( tanti!) dal Presidente della regione Campania, Caldoro, suo compagno di partito, in barba al  fatto che ' con la cultura non si mangia' - massima del suo amico-nemico Tremonti. Lui se non con la cultura, almeno con la politica ha mangiato e continua a mangiare.
 Si ricorda l'operazione dell'acquisto di una casa dall'INPS , a prezzi naturalmente di favorissimo, rivenduta poco dopo al doppio o triplo del costo pagato, per acquistare con il ricavato, una villa dalle parti  dell'EUR Torrino.  Esempio di grande onestà. Villa che non è la sola proprietà immobiliare dell'ex ministro : casa a Ravello ed anche  Venezia; acquistate tutte con i soldi del Nobel che non ha ancora vinto ma che le banche a lui l'hanno anticipati, a tasso zero.  Tante le proprietà al punto che l'allora ministro si lamentava di non avere i soldi per pagare l'ICI. E, per questo,  della cancellazione dell'IMU (ex ICI) ha fatto un suo cavillo di battiglio.
 Ma Brunetta parla anche d'altro. Dice di Renzi che è un dilettante e che le sue riforme appena annu nciate, sono soltanto un libro di sogni. Brunetta ha forse dimenticato che il libro delle riforme di Berlusconi, ma anche suo, era invece un libro di patacche. Ma questo non l'ha mai detto. Come non ha detto, proprio oggi, che una delle tante zoccolette - chiamiamole col nome scientifico, come si usa nei consessi  internazionali - che frequentava il suo padrone ( che se l'era portata addirittura in Canada per una riunione dei capi di Stato, signorina Federica Gagliardi - gliel'aveva presentata la Polverini,  alle cui dipendenze lavorava, alla Regione Lazio: che vergogna!) oggi è stata arrestata  a Fiumicino con l'accusa di traffico internazionale di stupefacenti. La signorina era di ritorno da un viaggio in Venezuela e nel bagaglio a mano aveva venti chili di droga purissima. Stava per partire per Napoli dove avrebbe consegnato la droga, presumibilmente agli ambienti camorristici. Brunetta alzi lo sguardo e parli a proposito, in futuro.
 E, intanto, non dica più quelle falsità: Renzi con il suo piano ha fatto uno spot elettorale, ma i fatti lo sbugiarderanno. Noi, invece, ci occupiamo del bene del paese. Se è da vent'anni che ve ne occupate e i risultati disastrosi sono sotto gli occhi di tutti, meglio sarebbe che vi distraeste e pensaste ad altro.

mercoledì 12 febbraio 2014

Ludovica in Esposizione

 Abbiamo perso la Ludo/ l'abbiamo persa, non la troviamo/ chi la trova ci faccia sapere/ della Ludo, trallala.
 A parte il tono scherzoso della filastrocca, noi non scherziamo affatto, perchè la perdita della Ludo ci ha procurato parecchie notti insonni. La Ludo è naturalmente Ludovica Purini, figlia del famoso architetto, sposata Rossi; e chi altri se non Lei? L' abbiamo conosciuta anni fa quando  in Campidoglio si presentò  con Veltroni - più o meno una decina d'anni fa - alla vigilia della venuta a Roma di Claudio Abbado con l'Orchestra di Lucerna, per una sorta di 'Lucerna a Roma'. La Ludo,  allora una sconosciuta, aveva raccolto dalle sue amiche un pò di soldi per metterli  nella cassa di Santa Cecilia, onde far fronte alla spesa non indifferente della trasferta della grande orchestra. In concomitanza di quella sua uscita pubblica come mecenate della musica, la Ludo aveva fondato a Roma una 'Compagnia per la musica in Roma', il cui sito ufficiale a distanza di non molti anni e della poco intensa attività, è oggi in disarmo e abbandono.
Eppure la Ludo in questi anni non è stata con le mani in mano, ne ha tentate tante, anche in campi diversi.  Che vanno dall'innamoramento per la causa venezuelana di Abreu,  con le orchestre giovanili, sbocciata contemporaneamente alla passione per Abbado, poi annacquatasi; alla istituzione di un 'Concerto per l'11 settembre', allo scopo di non dimenticare - che però non ci ha fatto dimenticare neanche quella esilarante sua rappresentazione in video, sul sito della 'Compagnia per la musica' con un inglese assai improbabile,  per lanciare appelli dalle strade di New York. E poi altre esperienze, alcune non proprio esaltantti, almeno per noi, di cui ha dato spesso notizia fotografica Dagospia, nel suo irresistibile 'cafonal', a seguito delle quali avevamo dato per esaurita quella sua vena di protettrice dell'arte e delle buone cause. Invece.
 Adesso la Ludo riciccia per  tentare l'ennesima capriola: catapultarsi sulla poltrona di vertice del 'Palazzo delle Esposizioni da cui dipendono anche la 'Scuderie del Quirinale', fiore all'occhiello delle mostre a Roma. Per tale poltrona la Ludo ritiene evidentemente di avere in mano buone carte da giocare.
 Solo che  quelle sue carte pare non siano state prese in considerazione se è vero che la decisione  il  comico duo Barca-Marino, sembra averla presa, facendo sedere su quella poltrona Franco Bernabè come presidente. Il quale Bernabè ha parecchia esperienza in tale settore essendo stato al vertic delle Biennale e del MART di  Trento e Rovereto per molti anni.  Per la poltrona di direttore generale si sta  per annunciare la nomina di un tecnico nella materia propria dell'istituzione romana; e, anche per questa seconda possibilità, sembra che la Ludo non abbia in numeri per spuntarla.  Che deve fare allora la Ludo? Senza scoraggiarsi, deve attendere il  prossimo giro,  in qualunque altro campo, per giocarsi le sue belle  carte.
 P.S. La Ludovica la ritroviamo, con grande nostra sorpresa unita a incontenibile gioia, a L'Aquila nel consiglio direttivo della Società di concerti 'Barattelli', nominatavi dal Consiglio di amministrazione alla fine del 2013,  con durata biennale. Chi ce l'ha chiamata? Giorgio Battistelli. Fa figo! Perchè la Ludovica, con la sua Compagnia per la Musica in Roma, aveva finanziato (in parte) l'allora fulminante progetto di Battistelli, direttore della Biennale Musica all'epoca, di  commissionare ad un compositore inglese che fa tanto figo, Michael Nyman,  i 'Versetti lussuriosi' dell'Aretino. Che resteranno nella storia della musica, della committenza pubblica e privata.