Nei giorni scorsi un quotidiano di opposizione - a chi? - ha reso noto il compenso di un vecchio del giornalismo italiano che, da tempo, AVENDO BELLAMENTE SUPERATO GLI OTTANTA, 83 ad essere precisi, e avendo promesso che sarebbe andato in vacanza, in vacanza non si decide ad andare, alla stessa maniera di Veltroni che ci aveva annunciato che sarebbe emigrato in Africa, in Africa non è emigrato.
Il vecchio giornalista del quale 'Libero' quotidiano ha rivelato il compenso per la sua trasmissione giornaliera dedicata ai libri, ' Quante storie! - è Corrado Augias, il cui compenso è il massimo consentito ad un giornalista in Rai, e cioè 240.000 Euro - che poi è lo stesso compenso del direttore generale che, per il tetto stabilito per legge, si è dovuto dimezzare il suo.
Due o tre stagioni fa il vecchio giornalista aveva rassicurato tutti che quella sarebbe stata la sua ultima stagione in Rai. Poi invece ci ha preso gusto sia al teleschermo come anche ai soldi - che saranno anche lo 'sterco' del demonio, ma non puzzano e dunque si possono accumulare - ed ha continuato; e chissà per quante altre stagioni si sentirà obbligato a farlo, costringendo Crozza ad imitarlo magnificamente, ben sapendo il comico e noi con lui che il modello è molto meglio del suo duplicato. E cioè che Augias imita magnificamente Crozza che tenta di imitare Augias.
Quella sua trasmissione che lo vede matusalemme fra giovani studenti incarna un rituale stantio, come i risultati di ascolto irrisori lo confermano. Ma lui e la trasmissione restano lì.
Noi crediamo che almeno un'altra o forse due persone - non certo noi, pensionati come Augias, ma molto più giovani di lui - potrebbero fare quella stessa trasmissione, magari con risultati migliori. Perchè non provarci allora? Perchè non far riposare finalmente un giornalista che ha tanto lavorato, tanto guadagnato, liberando quel posto per qualche giovane ? Il quale potrebbe anche far meglio e costare meno. E poi non va ogni giorno sposando in tv la causa dei giovani che faticano a trovare lavoro? Cominci lui a liberare il suo.
Noi ci attendiamo una bella notizia in proposito, il prossimo 27, quando verranno resi noti i palinsesti della stagione Rai ventura, ed anche una seconda ed una terza, perchè la presenza di giornalisti di Repubblica a Rai Tre è notoriamente eccessiva, e persiste anche nel caso di una redazione tutta che ha sfiduciato il suo direttore, come ha fatto la Redazione sportiva della Rai.
Chi replicherebbe che La 7 fa la stessa cosa con i giornalisti del Corriere, come anche che Mediaset utilizza quelli della sue testate giornalistiche anche per la tv, dimentica la sostanziale differenza fra quelle che sono aziende private, nelle quali il padrone cerca di ottimizzare lavoro e costi, e la Rai.
Unica eccezione Paolo Mieli che passa da una trasmissione all'altra da una rete all'altra da una azienda all'altra. Si vede che nessuno può farne a meno.
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venerdì 15 giugno 2018
sabato 3 febbraio 2018
Campania. Fondazione 'Donnaregina' per le Arti Contemporanee. Nuovo CdA. Tacciano le malelingue
Per poco non siamo stati tratti in inganno anche noi, leggedo la composizione del nuovo CdA della Fondazione 'Donnaregina' di Napoli, da cui dipende anche il famoso 'Museo Madre', appena nominato da Vincenzo De Luca, pittoresco governatore campano, sodale di Renzi e Nastasi, e nemico giurato del sindaco De Magistris.
Era stata la presenza di Ferdinando Pinto a trarci in inganno. A prima vista l'avevamo attribuita alle apparenti eccentriche, ma in realtà non disinteressate, scelte del governatore Maurizio Crozza, in arte Vincenzo De Luca. Da dove l'avrà pescato il governatore l'ex manager del Petruzzelli? Il ricorso ad internet ha chiarito e dissipato l'equivoco. Il Ferdinando Pinto che Crozza-De Luca ha nominato nel CdA della 'Donnaregina' con l'ex manager del Teatro Petruzzelli di Bari ha in comune soltanto il nome; in effetti si tratta di un giurista, PD militante, fedelissimo di De Luca, che l'ha voluto, dopo le sue dimissioni a Sorrento nell'amministrazione cittadina, nel CdA, insieme ad una industriale campana, Maria Letizia Magaldi, e a quella che è impossibile non considerare sua beniamina, Laura Valente, nominata presidente della Fondazione.
E, infatti, è la carriera di quest'ultima che sta facendo più scalpore in queste ore. Molti pensano che Laura Valente sia una pischella, entrata nelle grazie di De Luca, un pò come, a livello nazionale, molti vanno malignando a proposito di Maria Elena Boschi e Matteo Renzi, dimenticando che De Luca da questo lato non ha mai destato sospetti, e che la sua indole lo porta a preferire a qualunque scivolata sentimentale, le fritture di pesce, il gioco politico-amministrativo dell'asso pigliatutto' e le nomine molto molto 'familiari'- vedi anche l'ascesa di suo figlio, forte del detto napoletano che dice: meglio comandare che fottere.
Laura Valente, che nel suo profilo reca in primo piano la qualifica di 'Musicologa, Giornalista' ,appartiene, prima che al 'giro De Luca', a quello che fa capo a Muti ( ha lavorato all'ufficio stampa della Scala, ai tempi,) ed a Nastasi ( con il quale De Luca condivide l'allergia per De Magistris, ma che è poi lo stesso di Muti), fedelissimo del direttore e di Renzi, via Dario Nardella. Infatti è stato Nastasi a chiamarla al Teatro San Carlo, al tempo del suo 'commissariamento', avviato nel 2007 e sfociato poi nella creazione del 'MeMus' (Museo del Teatro), nel quale un posto di rilievo con profumatissimo compenso, Nastasi assegnò, in seguito, alla sua mogliettina, Giulia Minoli, sposata nel 2010, la quale aveva lavorato anche a L'Aquila, a fianco della Valente, nelle manifestazioni promosse da Nastasi, Minoli e Bertolaso, e che ebbero ospite d'eccezione Muti, nel settembre del 2009, dopo il tragico terremoto.
C'è anche il giornalismo, come rammenta giustamente il suo curriculum, nell'attività della Valente. Tale vocazione, però, è stata successivamente abbandonata per un ruolo manageriale in 'Casa Corriere' , una fondazione nata all'interno dell'omonima testata, edizione napoletana. che organizza eventi e trova anche i fondi per realizzarli.
Ora, con questo curriculum e relativo bagaglio di esperienze, è ovvio che Laura Valente faccia gola a tutti. Non c'è altra ragione, come vorrebbero insinuare le malelingue, anche perchè Laura Valente non è in cerca di incarichi e successo, ma una signora che si è fatta da sola, passo dopo passo, in anni di duro lavoro, e che per questo stimola ogni giorno gli appetiti di tutti nel settore della cultura, nel cui firmamento Lei brilla al pari di una stella luminosa.
E, infatti, presiede, da musicologa prestata alla danza, il 'Premio Positano' - non abbiamo appurato se anche in questo caso per volere e disposizione di Crozza-De Luca - è 'a mezzo servizio' ( l'altra metà è affidata ad Alessio Vlad: lei si occupa di danza mentre Vlad di musica) della direzione artistica del Ravello Festival, da quando è diventato feudo di De Luca, ed ora anche presidente della nota Fondazione 'Donnaregina' napoletana, dalla quale dipende il celebre museo dedicato all'arte contemporanea, 'Museo Madre'.
La musicologa e giornalista ('laureata in management della cultura a New York', corso di dottorato quinquennale (?) - come si legge anche nel suo curriculum), alla notizia della nomina, accolta con grande sorpresa, perché davvero non se l'aspettava, ha dichiarato, bravissima ma modesta come sempre: "Ringrazio il presidente De Luca per la fiducia riposta in una professionalità come la mia... nei prossimi giorni tracceremo le linee da seguire perché il Museo 'Madre' e tutte le attività legate alla Fondazione 'Donnaregina' possano acquisire nuovi orizzonti e ulteriore prestigio".
Malelingue invidiose, zitte e mosca!
Era stata la presenza di Ferdinando Pinto a trarci in inganno. A prima vista l'avevamo attribuita alle apparenti eccentriche, ma in realtà non disinteressate, scelte del governatore Maurizio Crozza, in arte Vincenzo De Luca. Da dove l'avrà pescato il governatore l'ex manager del Petruzzelli? Il ricorso ad internet ha chiarito e dissipato l'equivoco. Il Ferdinando Pinto che Crozza-De Luca ha nominato nel CdA della 'Donnaregina' con l'ex manager del Teatro Petruzzelli di Bari ha in comune soltanto il nome; in effetti si tratta di un giurista, PD militante, fedelissimo di De Luca, che l'ha voluto, dopo le sue dimissioni a Sorrento nell'amministrazione cittadina, nel CdA, insieme ad una industriale campana, Maria Letizia Magaldi, e a quella che è impossibile non considerare sua beniamina, Laura Valente, nominata presidente della Fondazione.
E, infatti, è la carriera di quest'ultima che sta facendo più scalpore in queste ore. Molti pensano che Laura Valente sia una pischella, entrata nelle grazie di De Luca, un pò come, a livello nazionale, molti vanno malignando a proposito di Maria Elena Boschi e Matteo Renzi, dimenticando che De Luca da questo lato non ha mai destato sospetti, e che la sua indole lo porta a preferire a qualunque scivolata sentimentale, le fritture di pesce, il gioco politico-amministrativo dell'asso pigliatutto' e le nomine molto molto 'familiari'- vedi anche l'ascesa di suo figlio, forte del detto napoletano che dice: meglio comandare che fottere.
Laura Valente, che nel suo profilo reca in primo piano la qualifica di 'Musicologa, Giornalista' ,appartiene, prima che al 'giro De Luca', a quello che fa capo a Muti ( ha lavorato all'ufficio stampa della Scala, ai tempi,) ed a Nastasi ( con il quale De Luca condivide l'allergia per De Magistris, ma che è poi lo stesso di Muti), fedelissimo del direttore e di Renzi, via Dario Nardella. Infatti è stato Nastasi a chiamarla al Teatro San Carlo, al tempo del suo 'commissariamento', avviato nel 2007 e sfociato poi nella creazione del 'MeMus' (Museo del Teatro), nel quale un posto di rilievo con profumatissimo compenso, Nastasi assegnò, in seguito, alla sua mogliettina, Giulia Minoli, sposata nel 2010, la quale aveva lavorato anche a L'Aquila, a fianco della Valente, nelle manifestazioni promosse da Nastasi, Minoli e Bertolaso, e che ebbero ospite d'eccezione Muti, nel settembre del 2009, dopo il tragico terremoto.
C'è anche il giornalismo, come rammenta giustamente il suo curriculum, nell'attività della Valente. Tale vocazione, però, è stata successivamente abbandonata per un ruolo manageriale in 'Casa Corriere' , una fondazione nata all'interno dell'omonima testata, edizione napoletana. che organizza eventi e trova anche i fondi per realizzarli.
Ora, con questo curriculum e relativo bagaglio di esperienze, è ovvio che Laura Valente faccia gola a tutti. Non c'è altra ragione, come vorrebbero insinuare le malelingue, anche perchè Laura Valente non è in cerca di incarichi e successo, ma una signora che si è fatta da sola, passo dopo passo, in anni di duro lavoro, e che per questo stimola ogni giorno gli appetiti di tutti nel settore della cultura, nel cui firmamento Lei brilla al pari di una stella luminosa.
E, infatti, presiede, da musicologa prestata alla danza, il 'Premio Positano' - non abbiamo appurato se anche in questo caso per volere e disposizione di Crozza-De Luca - è 'a mezzo servizio' ( l'altra metà è affidata ad Alessio Vlad: lei si occupa di danza mentre Vlad di musica) della direzione artistica del Ravello Festival, da quando è diventato feudo di De Luca, ed ora anche presidente della nota Fondazione 'Donnaregina' napoletana, dalla quale dipende il celebre museo dedicato all'arte contemporanea, 'Museo Madre'.
La musicologa e giornalista ('laureata in management della cultura a New York', corso di dottorato quinquennale (?) - come si legge anche nel suo curriculum), alla notizia della nomina, accolta con grande sorpresa, perché davvero non se l'aspettava, ha dichiarato, bravissima ma modesta come sempre: "Ringrazio il presidente De Luca per la fiducia riposta in una professionalità come la mia... nei prossimi giorni tracceremo le linee da seguire perché il Museo 'Madre' e tutte le attività legate alla Fondazione 'Donnaregina' possano acquisire nuovi orizzonti e ulteriore prestigio".
Malelingue invidiose, zitte e mosca!
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domenica 24 settembre 2017
Che tempo che fa... nulla di nuovo nel salotto domenicale di Fazio, ora su Rai 1
E' ripreso ieri, ma trasferito sulla prima rete Rai, il consueto appuntamento domenicale di Fabio Fazio, detto 'Fabbio'. Non senza qualche fibrillazione, nelle settimane passate, quando si temeva - o ci si auspicava, a seconda delle posizioni - che potesse addirittura saltare. Mai dubitato che a Fabbio i soldi che chiedeva, la Rai non glieli avrebbe dati, perchè non poteva essere additata come l'Attila di uno dei pochi programmi 'intelligenti' - come l'aveva definito donna Franca, quand'era al Quirinale - fra mille tutti uguali e asfissianti in cui o si canta, o si balla, o si cucina o si imita, dai tempi di Marconi. Fabbio invece è di un altro pianeta.
Prima parte.
Ospiti illustri: per la 'ripartenza' - termine assai usato, anche a sproposito, quanto cacofonico - nientemeno che Morricone che non lo schiodi anche se gli fai capire che la sta tirando tropo per le lunghe, lui va per la sua strada e niente lo ferma; il duo comico Favino-Fiorello, e la solita canzonaccia modaiola - nel caso Siamo l'esercito del selfie, un capolavoro! - neanche fosse la Nona sinfonia dei tempi nostri, e l'amen finale che, anche con il cambio di rete, è riservato alla sempre sboccacciata, ma un pò più castigata, di Lucianina.
Unica gradita novità, con qualche brivido di comicità, il doppio intervento (col messaggio video e al telefono) di Fiorello, che ha annunciato: forse torno in Rai. Forse sulla prima rete, dove si è stabilito Fabbio, al quale però chiede se lo pagano bene, riecevendone, con un fil di voce per il timore del fisco, risposta positiva.
Seconda parte.
In questa versione, le cose vanno per le lunghe, ancora più della terza rete. Che tempo che fa tira fuori il tavolo attorno alla quale Fabbio fa sedere la solita compagnia di giro, con pochi ospiti a sorpresa in ogni puntata, da affiancare a quelli fissi, alcuni dei quali, soprattutto Marzullo, ha letteralmente sfiancato!
Questa sera ci sarà la puntata del 'lunedì', la puntata 'tardona', che, come Fabbio ha anticipato, avrà, in apertura, ospite Crozza, il suo carissimo amico che forse è già stanco dell'esilio nell' etere affollatissimo di canali e programmi. Vuoi mettere Rai 1?
Insomma il format , di domenica o lunedì, resta lo stesso, quel che è cambiato è la rete che lo trasmette - da Rai 3 a Rai 1, ed il costo per la Rai. al conduttore, all'autore, al proprietario del format, al produttore, che è sempre Fabbio, e che è enormemente aumentato con grande gioia di Fabbio che finalmente, dopo essersi assicurata una tranquilla vecchiaia ed una pensione al di sopra del 'minimo' fra quattro anni - come ha minacciato - potrà dedicarsi all'agricoltura. E ne avrà di lavoro, visto che con i soldi che ha guadagnato s'è già comprata mezza riviera. Ma voi ci credete che se ne andrà?
Prima parte.
Ospiti illustri: per la 'ripartenza' - termine assai usato, anche a sproposito, quanto cacofonico - nientemeno che Morricone che non lo schiodi anche se gli fai capire che la sta tirando tropo per le lunghe, lui va per la sua strada e niente lo ferma; il duo comico Favino-Fiorello, e la solita canzonaccia modaiola - nel caso Siamo l'esercito del selfie, un capolavoro! - neanche fosse la Nona sinfonia dei tempi nostri, e l'amen finale che, anche con il cambio di rete, è riservato alla sempre sboccacciata, ma un pò più castigata, di Lucianina.
Unica gradita novità, con qualche brivido di comicità, il doppio intervento (col messaggio video e al telefono) di Fiorello, che ha annunciato: forse torno in Rai. Forse sulla prima rete, dove si è stabilito Fabbio, al quale però chiede se lo pagano bene, riecevendone, con un fil di voce per il timore del fisco, risposta positiva.
Seconda parte.
In questa versione, le cose vanno per le lunghe, ancora più della terza rete. Che tempo che fa tira fuori il tavolo attorno alla quale Fabbio fa sedere la solita compagnia di giro, con pochi ospiti a sorpresa in ogni puntata, da affiancare a quelli fissi, alcuni dei quali, soprattutto Marzullo, ha letteralmente sfiancato!
Questa sera ci sarà la puntata del 'lunedì', la puntata 'tardona', che, come Fabbio ha anticipato, avrà, in apertura, ospite Crozza, il suo carissimo amico che forse è già stanco dell'esilio nell' etere affollatissimo di canali e programmi. Vuoi mettere Rai 1?
Insomma il format , di domenica o lunedì, resta lo stesso, quel che è cambiato è la rete che lo trasmette - da Rai 3 a Rai 1, ed il costo per la Rai. al conduttore, all'autore, al proprietario del format, al produttore, che è sempre Fabbio, e che è enormemente aumentato con grande gioia di Fabbio che finalmente, dopo essersi assicurata una tranquilla vecchiaia ed una pensione al di sopra del 'minimo' fra quattro anni - come ha minacciato - potrà dedicarsi all'agricoltura. E ne avrà di lavoro, visto che con i soldi che ha guadagnato s'è già comprata mezza riviera. Ma voi ci credete che se ne andrà?
sabato 3 giugno 2017
Gentiloni, Boldrini e Grasso: tre amici al bar a scommettere sulla fine prossima o naturale della legisaltura
Ieri, poco prima che iniziasse la sfilata per la Festa della Repubblica, il premier ed i presidenti delle due Camere si sono ritrovati al bar per un 'coffee' di lavoro. Che ne dite, ha chiesto Gentiloni, il mio governo cade o arriva al traguardo? Certamente non gli hanno risposto, all'unisono, Boldrini e Grasso: stai sereno, perchè subito anche il nobile Gentiloni avrebbe fatto i debiti scongiuri, alla 'romana', o forse no in presenza di una signora.
L'hanno comunque rassicurato sulla loro lealtà e sull'impegno assunto di portare al varo le numerose leggi o decreti lasciati in sospeso, che sono tanti, e che loro vorrebbero varati definitivamente prima della fine della legislatura. Anche per non fare davanti al paese la figura di color oche se ne fottono, e basta.
L'elenco delle leggi da approvare in via definitiva, anche escludendo quella 'elettorale', è lungo una quaresima. Gentiloni ha ascoltato soddisfatto, sperando che i Parlamentari si mettano una mano sulla coscienza ed una nel portafoglio ( così scattano anche i vitalizi) e restino in carica fino alla fine della legislatura, per 'senso di responsabilità' - l'espressione che è sulla bocca di tutti in questi frangenti, specie su quella di molti politici alla Razzi, con o senza l'aggiunta di Crozza.
In quell'elenco tanto lungo, naturalmente non c'era più spazio per la revisione dei vitalizi presenti e futuri, secondo la proposta Richetti, trattandosi di poca cosa. E perciò l'avevano cassata dagli ordini del giorno dei lavori, in aula (in commissione era già passata, sembra, e lì riposa). Sempre 'per senso di responsabilità' verso il Paese, che si attende da loro, decisioni molto più importanti.
L'hanno comunque rassicurato sulla loro lealtà e sull'impegno assunto di portare al varo le numerose leggi o decreti lasciati in sospeso, che sono tanti, e che loro vorrebbero varati definitivamente prima della fine della legislatura. Anche per non fare davanti al paese la figura di color oche se ne fottono, e basta.
L'elenco delle leggi da approvare in via definitiva, anche escludendo quella 'elettorale', è lungo una quaresima. Gentiloni ha ascoltato soddisfatto, sperando che i Parlamentari si mettano una mano sulla coscienza ed una nel portafoglio ( così scattano anche i vitalizi) e restino in carica fino alla fine della legislatura, per 'senso di responsabilità' - l'espressione che è sulla bocca di tutti in questi frangenti, specie su quella di molti politici alla Razzi, con o senza l'aggiunta di Crozza.
In quell'elenco tanto lungo, naturalmente non c'era più spazio per la revisione dei vitalizi presenti e futuri, secondo la proposta Richetti, trattandosi di poca cosa. E perciò l'avevano cassata dagli ordini del giorno dei lavori, in aula (in commissione era già passata, sembra, e lì riposa). Sempre 'per senso di responsabilità' verso il Paese, che si attende da loro, decisioni molto più importanti.
mercoledì 22 marzo 2017
Dijsselbloem e Razzi vergogne umane. Di Maio (Di Pejo) lo spaccone
E poi uno dovrebbe andare a votare alle prossime elezioni politiche ed alle Europee? Come si fa ad uscire di casa, andare al seggio, fare magari la fila e poi esprimere un voto che potrebbe andare a partiti nei quali militano delle vergogne umane?
Può sedere in Parlamento uno come Razzi, che ha fatto la fortuna di Crozza, ma sul quale c'è davvero poco da ridere, visto che s'è fatto fotografare ora anche con il macellaio di Siria, Assad, orgoglioso di avere tali contatti, e tempo fa anche con quella minaccia umana che è il dittatore nord coreano? Lui con quella feccia umana che ci fa? Se non scappa a tutta velocità, anzi ci va di proposito a braccetto, anche solo il tempo di una posa o di un selfie come si dice oggi, vuole dire che quella sua innocuità umana ed intellettuale, ed anche naturale comicità, è pericolosa perché non riesce a distinguere niente, non distingue il bene dal male, un governante da un dittatore sanguinario. Ed allora perché continuare a pagarlo profumatamente e sempre profumatamente pensionarlo, se non utilizza il vitalizio per farsi impiantare un nuovo cervello?
Stesso consiglio vorremmo dare al presidente dell'Eurogruppo, l'olandese Dijsselbloem, dopo quella sua uscita da 'cerebroleso', del quale non conosciamo le doti di comico: "i paesi del mediterraneo, del sud Europa - ha detto - spendono i soldi in donne ed alcool, e poi vengono a Bruxelles a chiedere fondi': Come altro classificarlo, se non 'cerebroleso' anche prescindendo dalla fisiognomica, che già molto avrebbe dovuto dire a chi lo ha eletto fino alla carica comunitaria? Con quella faccia sovrastata da un cespuglietto di gelatina ora ci si aspetta solo una decisione. Una sola, e solo quella. E cioè che se ne torni nel suo paese, dove, forse, per ubriachi e bordelli non sono certo secondi a nessuno.
Non è che nelle previsioni politiche italiane si stia molto meglio. Noi abbiamo un giovanotto, che non riesce, per quanto si dia da fare, a coprire le vergone dei suoi sodali del Movimento che hanno cariche amministrative e che, perciò, attacca. Proprio oggi è uscita una sua intervista sul Corriere, nella quale recita la parte dello spaccone: "Noi non faremo alleanze con nessuno, ha dichirarato, governeremo da soli, perchè avremo il 40% dei voti ed il relativo premio di maggioranza". Ha ragione. Faranno esattamente come a Roma, dove hanno la maggioranza in consiglio e governano come sappiamo. Ma lui, prevedendo l'immancabile obiezione, mette subito le mani avanti: "stiamo già preparando una squadra di governo coi fiocchi, io il mio vice in pectore, Di Batosta, ed il comico genovese, controllore". Auguri per il 40% e per il governo. Chiamano 'governo', in Italia, anche il 'non governo'?
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sabato 4 marzo 2017
CROZZA, con i suoi fratelli,riparte col piede sbagliato, scherzando con i santi: i giornalisti. Scalfari,Mieli,Belpietro,Mannoni
Crozza é alla sua seconda migrazione. Da Rai3 a La7, seguendo Floris, e poi, per le sue richieste economiche, ritenute troppo esose da Cairo, che le ha rapportate all'auditel e forse anche alla pubblicità, è migrato nuovamente. Questa volta, di male in peggio, in fatto di livelli di ascolti, su Discovery - ci pare si chiami così. Ha cambiato nome lasciando ovviamente sempre il marchio di fabbrica, ma ci ha messo dentro i fratelli, e immaginiamo anche le sorelle. Ed ha cambiato registro, cominciando con una musica stonata, tralasciando quella che gli aveva dato tanto successo, e che prendeva di mira politici e politicanti - il suo Razzi resterà storico - e rivolgendosi ai santi, con i quali in Italia, ma forse in ogni parte, non si deve mai scherzare: i giornalisti.
Altre volte, in passato, li ha chiamati in causa evidenziando titoli fuori misura e falsi addirittura; mai prima d'ora aveva sparato diretto ai colpevoli. Ha cominciato con una battutina contro Scalfari, mentre parlava del più autorevole quotidiano americano e del suo patriarca che ha definito: uno Scalfari non ( o 'meno' non ricordiamo bene) rincoglionito. Ed un'altra battuta l'ha lanciata all'indirizzo di Paolo Mieli - in verità onnipresente in tv - che, per quella sua maschera, sembra 'uscito da una sauna, ancora con le pantofole'.
Poi ha preso di mira due giornalisti del piccolo schermo, il primo dei quali vanta anche una lunga militanza nella carta stampata, sul fronte del giornalismo d'attacco: Maurizio Belpietro, ora attivo sulle reti Mediaset in una trasmissione, della quale Crozza ha rivelato imbrogli e falsità. Mostrando come si costruisce il set di un collegamento esterno della sua trasmissione: esattamente come il set di un film, dove le comparse sono studiate e scelte per recitare un certo copione, e non per raccontare un fatto. Il quale, in ogni caso, verrebbe fatto raccontare per dimostrare una tesi preconfezionata.
Certo ci sono fatti e fatti, ma che la tv per la cronaca si comporti come un set cinematografico, non c'è bisogno che venga Crozza a dircelo, basta un minimo di esperienza per averlo capito.
Di Maurizio in Maurizio, da Belpietro è passato a Mannoni dipinto svogliato, disinformato su ciò che deve trattare nel suo 'Linea notte' di Rai 3, e sul punto di planare sul banco, addormentato, 'morto di sonno' si direbbe a Roma.
Crozza che fa giornalismo esattamente come lo fanno tante trasmissioni televisive, alla stregua di giornali e riviste, ha fatto un passo falso. Ha infranto la regola che dice 'cane non sbrana cane'. E i cani-giornalisti - non necessariamente e non solo quelli messi alla berlina - gliela faranno pagare al cane-Crozza. Non domani né la settimana prossima, sicuramente nel corso della vita della trasmissione, a meno che, per mancanza di pubblico, il suo nuovo editore non decida di chiuderla anzitempo. Noi intanto, dopo questi servizi, non entusiasmanti, abbiamo cambiato canale, perchè annoiati. Crozza, rifacci Razzi!
Altre volte, in passato, li ha chiamati in causa evidenziando titoli fuori misura e falsi addirittura; mai prima d'ora aveva sparato diretto ai colpevoli. Ha cominciato con una battutina contro Scalfari, mentre parlava del più autorevole quotidiano americano e del suo patriarca che ha definito: uno Scalfari non ( o 'meno' non ricordiamo bene) rincoglionito. Ed un'altra battuta l'ha lanciata all'indirizzo di Paolo Mieli - in verità onnipresente in tv - che, per quella sua maschera, sembra 'uscito da una sauna, ancora con le pantofole'.
Poi ha preso di mira due giornalisti del piccolo schermo, il primo dei quali vanta anche una lunga militanza nella carta stampata, sul fronte del giornalismo d'attacco: Maurizio Belpietro, ora attivo sulle reti Mediaset in una trasmissione, della quale Crozza ha rivelato imbrogli e falsità. Mostrando come si costruisce il set di un collegamento esterno della sua trasmissione: esattamente come il set di un film, dove le comparse sono studiate e scelte per recitare un certo copione, e non per raccontare un fatto. Il quale, in ogni caso, verrebbe fatto raccontare per dimostrare una tesi preconfezionata.
Certo ci sono fatti e fatti, ma che la tv per la cronaca si comporti come un set cinematografico, non c'è bisogno che venga Crozza a dircelo, basta un minimo di esperienza per averlo capito.
Di Maurizio in Maurizio, da Belpietro è passato a Mannoni dipinto svogliato, disinformato su ciò che deve trattare nel suo 'Linea notte' di Rai 3, e sul punto di planare sul banco, addormentato, 'morto di sonno' si direbbe a Roma.
Crozza che fa giornalismo esattamente come lo fanno tante trasmissioni televisive, alla stregua di giornali e riviste, ha fatto un passo falso. Ha infranto la regola che dice 'cane non sbrana cane'. E i cani-giornalisti - non necessariamente e non solo quelli messi alla berlina - gliela faranno pagare al cane-Crozza. Non domani né la settimana prossima, sicuramente nel corso della vita della trasmissione, a meno che, per mancanza di pubblico, il suo nuovo editore non decida di chiuderla anzitempo. Noi intanto, dopo questi servizi, non entusiasmanti, abbiamo cambiato canale, perchè annoiati. Crozza, rifacci Razzi!
venerdì 23 settembre 2016
Di Martedì di Giovanni FLoris per La7: un tripudio di applausi
Ci siamo messi davanti allo schermo con un taccuino ed abbiamo annotato tutti gli applausi, lungo l'intera durata del programma di Floris che, da quel che si legge, è tornato a crescere, mettendo all'angolo Semprini con il suo 'Politics', voluto dalla direttora, Daria Bignardi, sia la trasmissione, sia Semprini - il contratto e l'assunzione di quest'ultimo definiti antisindacali, nonostante il compenso calmierato.
Rispetto al ciclo passato c'è una grande novità, oltre il fatto che la trasmissione va avanti fino a notte inoltrata, così si becca ascolti più soddisfacenti. E cioè che il politico di turno invitato in studio non ha più alle spalle quello stuolo umiliante di servi e serve che ad ogni affermazione del loro padrone, anche la più idiota - cosa che accadeva più d'una volta nel corso dell'intervista - dovevano assentire. Ora il politico ospite è al centro dello studio e quella schiera di servi e serve non è più in primo piano e magari qualcuno di loro può anche abbandonarsi a qualche sbadiglio - abbiamo visto anche questo.
Ma il politico di turno, che ascoltarlo mette tristezza per la scarsa qualità umana, sociale e professionale del medesimo, ora viene sempre preceduto dall'intervento di Crozza che, con le sue risate, tenta di indorare la pillola dell'ascolto della successiva intervista, la quale talvolta fa ridere più della caricatura di Crozza. E, infatti Cairo, sta pensando di invitare più politici, tanto ridiamo lo stesso, a partire dal prossimo gennaio, quando il contratto con Crozza scadrà e Cairo non intende rinnovarlo perchè anche lui negli ultimi mesi ha fatto venire agli ascoltatori un calo del desiderio (di lui).
Adesso nel corso delle quattro ore si parla di tutto. Dagli alimenti, alla pulizia, detersivi compresi, allo spessore degli assorbenti femminili ( la prossima puntata, come anticipato) e tutto con ospiti sempre diversi per evitare l'addormentamento in poltrona. Ci ha colpiti nella scorsa trasmissione il prof. Ticca che ha distrutto le nostre convinzioni in fatto di zuccheri, raffinato e di canna. Non c'è differenza fra i due, ha detto il professore, quello di canna, integrale, come noi pensiamo, altro non è che lo zucchero bianco con qualche impurità della pianta dalla quale viene estratto che le dà quel colore e lo sporca, e quindi in buona sostanza non è che lo zucchero bianco sporco. Dunque niente zucchero raffinato e zucchero grezzo, ma zucchero pulito e zucchero sporco.
Ma la novità delle novità è il gradimento del pubblico in studio, autentico, espresso attraverso gli applausi a chiunque e per qualunque cosa. Abbiamo annotato, sul nostro taccuino, in quattro ore di trasmissione, ben 120 applausi - mica a comando, tutti spontanei - con una media di 30 per ora, che vuol dire che un minuto sì e l'altro no si applaude, insomma a minuti e banalità alternate.
Rispetto al ciclo passato c'è una grande novità, oltre il fatto che la trasmissione va avanti fino a notte inoltrata, così si becca ascolti più soddisfacenti. E cioè che il politico di turno invitato in studio non ha più alle spalle quello stuolo umiliante di servi e serve che ad ogni affermazione del loro padrone, anche la più idiota - cosa che accadeva più d'una volta nel corso dell'intervista - dovevano assentire. Ora il politico ospite è al centro dello studio e quella schiera di servi e serve non è più in primo piano e magari qualcuno di loro può anche abbandonarsi a qualche sbadiglio - abbiamo visto anche questo.
Ma il politico di turno, che ascoltarlo mette tristezza per la scarsa qualità umana, sociale e professionale del medesimo, ora viene sempre preceduto dall'intervento di Crozza che, con le sue risate, tenta di indorare la pillola dell'ascolto della successiva intervista, la quale talvolta fa ridere più della caricatura di Crozza. E, infatti Cairo, sta pensando di invitare più politici, tanto ridiamo lo stesso, a partire dal prossimo gennaio, quando il contratto con Crozza scadrà e Cairo non intende rinnovarlo perchè anche lui negli ultimi mesi ha fatto venire agli ascoltatori un calo del desiderio (di lui).
Adesso nel corso delle quattro ore si parla di tutto. Dagli alimenti, alla pulizia, detersivi compresi, allo spessore degli assorbenti femminili ( la prossima puntata, come anticipato) e tutto con ospiti sempre diversi per evitare l'addormentamento in poltrona. Ci ha colpiti nella scorsa trasmissione il prof. Ticca che ha distrutto le nostre convinzioni in fatto di zuccheri, raffinato e di canna. Non c'è differenza fra i due, ha detto il professore, quello di canna, integrale, come noi pensiamo, altro non è che lo zucchero bianco con qualche impurità della pianta dalla quale viene estratto che le dà quel colore e lo sporca, e quindi in buona sostanza non è che lo zucchero bianco sporco. Dunque niente zucchero raffinato e zucchero grezzo, ma zucchero pulito e zucchero sporco.
Ma la novità delle novità è il gradimento del pubblico in studio, autentico, espresso attraverso gli applausi a chiunque e per qualunque cosa. Abbiamo annotato, sul nostro taccuino, in quattro ore di trasmissione, ben 120 applausi - mica a comando, tutti spontanei - con una media di 30 per ora, che vuol dire che un minuto sì e l'altro no si applaude, insomma a minuti e banalità alternate.
sabato 19 marzo 2016
In tv due episodi indecenti. In RAI. Forse per questo più indecenti di quelli proposti quotidianamente dalla sua consorella Mediaset
Cristina Parodi, alias signora Magnolia, alias Fiore di campo, padrona di casa de 'La vita in diretta' l'altra giorno s'è avventata, come fa un cane arrabbiato ed affamato sull'osso, su una povera ragazza di nome Sofia, italiana figlia di genitori immigrati, che ha avuto nella sua vita la disgrazia di essere stata la fidanzata, per poco più di un anno, di quell'assassino piemontese, dalla doppia vita e dalle mille personalità, che ha ucciso - dopo averla derubata - la professoressa Rosboch.
La ragazza, appena il suo fidanzato venne indagato per l'assassinio della professoressa, per proteggerla fu mandata dai parenti in Marocco. Lei, s'è capito dall'interrogatorio stringente del pubblico ministero signora Magnolia, poco è mancato che venisse messa sotto accusa, come si fa con un testimone a conoscenza dei fatti e dunque complice. Un interrogatorio indecente ed inopportuno per una trasmissione televisiva che poi mostra alla vasta platea le mezze calzette italiane in ogni campo.
Lei, la signora Magnolia, non voleva per nessuna ragione mollare l'osso: tu Sofia, non sapevi nulla dell'omicidio? perché non l'hai detto subito e torni ora spontaneamente in Italia per raccontarci chi era il tuo fidanzato che ora dimostri di non conoscere a fondo? Ma davvero non ti eri accorta di nulla? E perché non sei andata subito dagli inquirenti? E perchè sei 'fuggita in Marocco?
Solo Lei , la Signora Magnolia, non voleva capire - faceva chiaramente finta- che quella ragazza diceva esattamente quel che sapeva e che era quel che si vedeva, una ragazzina estranea ai fatti e del tutto ignara della duplice personalità deviata del suo fidanzato, del quale frequentava la casa ed aveva fatto da baby sitter al suo fratellino. Ma perché la signora Magnolia insisteva in maniera così indecente e dura, mentre altrettale durezza non riserva ad altri personaggi inutili che sfilano nella sua trasmissione, per raccontarci, dietro suo invito, appunto quanto inutili siano?
Ma forse anche la signora Magnolia ha voluto dimostrare che la Rai non è da meno, e che anche Lei è capace di battere sul trash la sua consorella Barbara della consociata Mediaset.
E poi, in serata, Veltroni, il Uolter internazionale, acclamata star del cinema dei sentimenti. Che ha fatto? Ha sfruttato l'innocenza la bellezza l'intelligenza la genialità dei bambini e la loro fantasia, per dire a tutti - nessuno lo sapeva! - quanto loro siano molto più interessanti di noi adulti. Ma perché allora non se ne va in Africa, come aveva promesso e minacciato, a vivere in qualche villaggio, non per fare un altro film, ma per mettersi al servizio dei bambini abbandonati o indigenti?
Su una strada parallela s'è incamminato anche il Floris dell'ex Ballarò che mai e poi mai rinuncerebbe al siparietto 'baby' della sua nuova trasmissione su 'La 7', siparietto per qualche verso anche più interessante dell'intervento di Crozza.
Questo si chiama sfruttamento di minori! Sì, perchè come Uolter ci fa un lungo film, Floris sceglie un siparietto, sul quale non ha tempo per soffermarsi: ambedue li usano e basta perchè 'I BAMBINI TIRANO'!-
La ragazza, appena il suo fidanzato venne indagato per l'assassinio della professoressa, per proteggerla fu mandata dai parenti in Marocco. Lei, s'è capito dall'interrogatorio stringente del pubblico ministero signora Magnolia, poco è mancato che venisse messa sotto accusa, come si fa con un testimone a conoscenza dei fatti e dunque complice. Un interrogatorio indecente ed inopportuno per una trasmissione televisiva che poi mostra alla vasta platea le mezze calzette italiane in ogni campo.
Lei, la signora Magnolia, non voleva per nessuna ragione mollare l'osso: tu Sofia, non sapevi nulla dell'omicidio? perché non l'hai detto subito e torni ora spontaneamente in Italia per raccontarci chi era il tuo fidanzato che ora dimostri di non conoscere a fondo? Ma davvero non ti eri accorta di nulla? E perché non sei andata subito dagli inquirenti? E perchè sei 'fuggita in Marocco?
Solo Lei , la Signora Magnolia, non voleva capire - faceva chiaramente finta- che quella ragazza diceva esattamente quel che sapeva e che era quel che si vedeva, una ragazzina estranea ai fatti e del tutto ignara della duplice personalità deviata del suo fidanzato, del quale frequentava la casa ed aveva fatto da baby sitter al suo fratellino. Ma perché la signora Magnolia insisteva in maniera così indecente e dura, mentre altrettale durezza non riserva ad altri personaggi inutili che sfilano nella sua trasmissione, per raccontarci, dietro suo invito, appunto quanto inutili siano?
Ma forse anche la signora Magnolia ha voluto dimostrare che la Rai non è da meno, e che anche Lei è capace di battere sul trash la sua consorella Barbara della consociata Mediaset.
E poi, in serata, Veltroni, il Uolter internazionale, acclamata star del cinema dei sentimenti. Che ha fatto? Ha sfruttato l'innocenza la bellezza l'intelligenza la genialità dei bambini e la loro fantasia, per dire a tutti - nessuno lo sapeva! - quanto loro siano molto più interessanti di noi adulti. Ma perché allora non se ne va in Africa, come aveva promesso e minacciato, a vivere in qualche villaggio, non per fare un altro film, ma per mettersi al servizio dei bambini abbandonati o indigenti?
Su una strada parallela s'è incamminato anche il Floris dell'ex Ballarò che mai e poi mai rinuncerebbe al siparietto 'baby' della sua nuova trasmissione su 'La 7', siparietto per qualche verso anche più interessante dell'intervento di Crozza.
Questo si chiama sfruttamento di minori! Sì, perchè come Uolter ci fa un lungo film, Floris sceglie un siparietto, sul quale non ha tempo per soffermarsi: ambedue li usano e basta perchè 'I BAMBINI TIRANO'!-
lunedì 13 aprile 2015
Gli sfracelli di Freccero, le idiozie di Salvini. L'EXPO, e l'ANAS. Mai più ciucci a capo dell'ANAS
Se ogni volta che apre bocca il Matteo lombardo non riesce a trattenere una qualche scemenza - l'ultima sui campi rom gli meriterebbe il taglio della lingua, semplicemente per non fargli fare continuamente la figura dell'idiota - quando in uno studio televisivo siede l'apocalittico Freccero allora c'è da attendersi un qualche sfracello, annunciato, minacciato o narrato. Qualunque, perchè su qualunque argomento egli potrebbe scrivere un' enciclica di disastri, gicchè sa tutto, perfino quello che non sa.
In faccia a lui i 'Freccero Boy's, Gomez e Travaglio sono dei bamboccioni, mollaccioni, anche quando seguono alla lettera la lezione del loro guru, Freccero.
Il quale ieri, nello studio di 'Piazza pulita' si interrogava sull'EXPO. Era proprio necessario farla? a che serve oggi una Expo? perchè prima di prendere una decisione non si è andati a vedere i risultati disastrosi delle ultime? E McDonald's all'EXPO? E' una ingiuria , nonostante che io - ha detto - consumi abitualmente panini della multinazionale e coca. E poi c'è lo scandalo dell'incompiuto, tipico di tutta la storia italiana che ora non risparmia neanche la manifestazione milanese che ci esporrà al ridicolo di fronte al mondo. Che se ne farà dell'EXPO, una volta finito? Un' Expo doveva incidere sulla città, si doveva fare non in una landa deserta ma in città ( Freccero straparla). E i padiglioni di carta pesta (reggeranno?) e la sicurezza che fa acqua da ogni parte, perfino in Tribunale? E le consuete mazzette, gli appalti truccati e non fatti e qualunque altra apocalittica nefandezza? Freccero le elenca tutte per concludere, o far concludere, che l'Expo non s'ha da fare.
Gomez invece ha raccontato - più credibile - che a Smirne, da quando la città è stata scartata, a favore di Milano, hanno costruito una autostrada, università ed altro. E Crozza, perfino Crozza, parlando dell'EXPO, ha detto cose più dure ma più precise sull'EXPO, a proposito di alcuni progetti, messi nero su bainco, dei quali s'è persa anche la memoria, quando sono iniziati i lavori. Gomez e Crozza meglio di Freccero. Il quale, quando alla RAI l'hanno chiamato per affidargli 'RAI EXPO' ha preso un fugone ed ha rinunciato, sapendo che cosa sarebbe successo. Ed oggi, a meno di un mese dall'inaugurazione, le cose mi danno ragione., ha concluso l'apocalittico disintegrato.
Però...però si può concepire un presidente del Consiglio che dopo gli ultimi tre collassi autostradali, gestione ANAS, sta rinchiuso a Palazzo Chigi a leggersi i fumetti e non manda a casa - sarebbe meglio in galera, dopo che si è saputo che di quelle strade o autostrade non furono fatti nennche i collaudi- i vertici? Qualche volta potrebbe distogliere l'attenzione dai fumetti preferiti, e dare un'occhiata alla TV, a quella che ogni tanto fa inchieste giornalistiche, anche sull'ANAS, che la Gabanelli ci fa fatto conoscere meglio l'altra sera, procurandoci brividi e sussulti. Mentre le autostrade collassano, lui continua a leggere fumetti. Legge fumetti Renzi? Dicono di sì, anche se poi, quando va in libreria ne esce con un bustone di libri che mai e poi mai leggerà.
Sulle letture del premier c'è stata una accesa polemica nei mesi corsi fra lui e Salvini, il quale in fatto di lettura manca anche di sfogliare i fumetti, tanto cari al Matteo fiorentino.
Per tornare all'EXPO, Freccero ha ragione solo quando sottolinea che in Italia tutto si fa sul filo dell'emergenza, si termina e completa ogni cosa due minuti dopo il tempo massimo. E' da parecchi anni che s'era decisa l'EXPO. Noi stessi, tanto per non perdere l'abitudine ad auto compiacerci, pubblicammo (sul bimestrale Music@, edito dal Conservatorio dell'Aquila) nel lontano 2009, una serie di progetti messi a punto da rinomati artisti italiani, destinati all'EXPO, seguendone il tema. Di quei progetti presentati per tempo, seppure non richiesti, gli organizzatori, che hanno ben altro per la testa- come ad esempio. come fare affari - non si sono dati neanche la pena di leggerli, per vedere se ce ne fosse qualcuno realizzabile. Semplicemente perché - osiamo pensare - non c'era odore di mazzette ed imbrogli.
E così, mentre Renzi è al suo ventesimo fumetto, Salvini pensa come farci ridere ogni giorno e Freccero dà gli ultimi ritocchi all'affresco della fine del mondo.
P.S. Dai giornali di oggi apprendiamo che il famoso Ciucci - non vogliamo ironizzare sul cognome, del resto non potremmo farlo a causa del nostro cognome pur esso assai singolare - si è dimesso dall'ANAS, con una modica buonuscita di 1.800.000 Euro. Per la sua presidenza dell'ANAS, ultimamente anche da pensionato, dobbiamo ringraziare prima Prodi, poi Berlusconi, e, per ultimo anche gli altri premier: Monti Letta ed anche, buon ultimo Renzi. Siamo disposti a sopportare anche questo, a patto che mai più ciucci a comandare in ANAS. Basta.
In faccia a lui i 'Freccero Boy's, Gomez e Travaglio sono dei bamboccioni, mollaccioni, anche quando seguono alla lettera la lezione del loro guru, Freccero.
Il quale ieri, nello studio di 'Piazza pulita' si interrogava sull'EXPO. Era proprio necessario farla? a che serve oggi una Expo? perchè prima di prendere una decisione non si è andati a vedere i risultati disastrosi delle ultime? E McDonald's all'EXPO? E' una ingiuria , nonostante che io - ha detto - consumi abitualmente panini della multinazionale e coca. E poi c'è lo scandalo dell'incompiuto, tipico di tutta la storia italiana che ora non risparmia neanche la manifestazione milanese che ci esporrà al ridicolo di fronte al mondo. Che se ne farà dell'EXPO, una volta finito? Un' Expo doveva incidere sulla città, si doveva fare non in una landa deserta ma in città ( Freccero straparla). E i padiglioni di carta pesta (reggeranno?) e la sicurezza che fa acqua da ogni parte, perfino in Tribunale? E le consuete mazzette, gli appalti truccati e non fatti e qualunque altra apocalittica nefandezza? Freccero le elenca tutte per concludere, o far concludere, che l'Expo non s'ha da fare.
Gomez invece ha raccontato - più credibile - che a Smirne, da quando la città è stata scartata, a favore di Milano, hanno costruito una autostrada, università ed altro. E Crozza, perfino Crozza, parlando dell'EXPO, ha detto cose più dure ma più precise sull'EXPO, a proposito di alcuni progetti, messi nero su bainco, dei quali s'è persa anche la memoria, quando sono iniziati i lavori. Gomez e Crozza meglio di Freccero. Il quale, quando alla RAI l'hanno chiamato per affidargli 'RAI EXPO' ha preso un fugone ed ha rinunciato, sapendo che cosa sarebbe successo. Ed oggi, a meno di un mese dall'inaugurazione, le cose mi danno ragione., ha concluso l'apocalittico disintegrato.
Però...però si può concepire un presidente del Consiglio che dopo gli ultimi tre collassi autostradali, gestione ANAS, sta rinchiuso a Palazzo Chigi a leggersi i fumetti e non manda a casa - sarebbe meglio in galera, dopo che si è saputo che di quelle strade o autostrade non furono fatti nennche i collaudi- i vertici? Qualche volta potrebbe distogliere l'attenzione dai fumetti preferiti, e dare un'occhiata alla TV, a quella che ogni tanto fa inchieste giornalistiche, anche sull'ANAS, che la Gabanelli ci fa fatto conoscere meglio l'altra sera, procurandoci brividi e sussulti. Mentre le autostrade collassano, lui continua a leggere fumetti. Legge fumetti Renzi? Dicono di sì, anche se poi, quando va in libreria ne esce con un bustone di libri che mai e poi mai leggerà.
Sulle letture del premier c'è stata una accesa polemica nei mesi corsi fra lui e Salvini, il quale in fatto di lettura manca anche di sfogliare i fumetti, tanto cari al Matteo fiorentino.
Per tornare all'EXPO, Freccero ha ragione solo quando sottolinea che in Italia tutto si fa sul filo dell'emergenza, si termina e completa ogni cosa due minuti dopo il tempo massimo. E' da parecchi anni che s'era decisa l'EXPO. Noi stessi, tanto per non perdere l'abitudine ad auto compiacerci, pubblicammo (sul bimestrale Music@, edito dal Conservatorio dell'Aquila) nel lontano 2009, una serie di progetti messi a punto da rinomati artisti italiani, destinati all'EXPO, seguendone il tema. Di quei progetti presentati per tempo, seppure non richiesti, gli organizzatori, che hanno ben altro per la testa- come ad esempio. come fare affari - non si sono dati neanche la pena di leggerli, per vedere se ce ne fosse qualcuno realizzabile. Semplicemente perché - osiamo pensare - non c'era odore di mazzette ed imbrogli.
E così, mentre Renzi è al suo ventesimo fumetto, Salvini pensa come farci ridere ogni giorno e Freccero dà gli ultimi ritocchi all'affresco della fine del mondo.
P.S. Dai giornali di oggi apprendiamo che il famoso Ciucci - non vogliamo ironizzare sul cognome, del resto non potremmo farlo a causa del nostro cognome pur esso assai singolare - si è dimesso dall'ANAS, con una modica buonuscita di 1.800.000 Euro. Per la sua presidenza dell'ANAS, ultimamente anche da pensionato, dobbiamo ringraziare prima Prodi, poi Berlusconi, e, per ultimo anche gli altri premier: Monti Letta ed anche, buon ultimo Renzi. Siamo disposti a sopportare anche questo, a patto che mai più ciucci a comandare in ANAS. Basta.
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