Battistelli nel '68 aveva 15 anni e forse neppure sapeva cosa fosse la musica e che fare da grande(si diplomerà in composizione soltanto dieci anni dopo, nel 1978). Ma Chiarot - che con Battistelli ha un antico legame ancor prima di emigrare da Venezia a Firenze: chissà perché - ha chiamato lui a parlare di un argomento e di un periodo che non ha vissuto, perchè ancora ragazzo che viveva in un paesino laziale, perchè a Firenze Battistelli ha uno dei suoi feudi: è direttore della Orchestra della Toscana, e perciò anche partner del Maggio. Quando si dice 'la persona giusta' per 'la riflessione giusta'.
Nessun ragione perciò per rivolgersi a esperto che esercitava già la professione musicale nel '68 ed era in condizione di capire cosa stesse succedendo anche nella musica - dove forse nulla accadde di così eclatante da mettere in diretto rapporto con quel movimento che cambiò la società.
La dichiarazione di Pollini prima del concerto al Conservatorio di Milano, il 3 marzo 1970, contro la guerra del Vietnam c'entra qualcosa? O forse Battistelli si limiterà a chiacchierare con Cella dell'impegno sociale e politico manifesto degli artisti? In questo caso Battistelli potrebbe spiegare come mai in anni recenti decidesse di candidarsi a sindaco di Albano Laziale - suo borgo natio, alle porte di Roma - o l'adesione attraverso le sue opere alla campagna per la salvezza del pianeta (CO2) almeno che non indichi a tutti una nuova strada per la salvezza, quella che ha da poco intrapreso in preda ad una crisi mistico-religiosa: la salvezza è nella Bibbia.
Ma tutto questo non ha nulla da spartire con il Sessantotto.
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venerdì 4 maggio 2018
mercoledì 16 agosto 2017
Cristiano Chiarot e Giorgio Battistelli, dirimpettai a Firenze, non si parlano neanche per concordare la normale amministrazione
L'eco della loro incomunicabilità - assai strana per le ragioni che ora vi diremo - è giunta fino a noi, portata dai giornali toscani. L'incomunicabilità riguarda, per ora, la serata inaugurale delle rispettive stagioni sinfoniche, quella dell'Opera di Firenze, dove da poco è giunto Chiarot, proveniente dalla Fenice, per mettere ordine nei conti; e quella dell'Orchestra della Toscana, presieduta da Battistelli, con il finanziamento statale più alto fra le orchestre italiane.
La prima tiene la sua stagione nel nuovo Teatro dell'Opera, la seconda allo storicoTeatro Verdi, oltre che nella provincia e in regione. Non tanto lontane da non potersi sentire ed accordare, se non sui programmi, almeno per questioni pratiche, come sulle date ed altri fatti che possono incidere negativamente sulle attività l'una dell'altra, se non addirittura apparire come concorrenza sleale. E noi aggiungeremmo: stupida oltre che inutile!
E la cosa non può non apparire molto strana anche a noi che conosciamo bene i due, e Chiarot lo abbiamo frequentato per molti anni - oltre dieci - a Venezia, in occasione e ragione del Concerto di Capodanno, del quale per conto della Rai, siamo stati fin dalla prima edizione 'consulente artistico', con l'incarico di sovrintendere - o, come è accaduto quasi sempre, di proporlo - alla formazione del programma del concerto (che negli anni in cui lo abbiamo curato, sia nella definizione del programma che nella scelta degli interpreti, suggerendo talvolta anche questi, è stato sempre sopra i 4.000.000, fino a 4.500.000 telespettatori, crescendo di anno in anno; mentre da quando lo abbiamo abbandonato, in tre anni appena, gli spettatori sono precipitati fino a quasi 3.650.000, a causa del programma assolutamente inadatto, formulato dal direttore artistico del teatro, Ortombina, il quale non si dà pena della débacle e insiste con i suoi programmi che al tempo della nostra consulenza, con fatica, ma sempre riuscendoci anche con la mediazione di Chiarot, aggiustavamo!).
Che Chiarot e Battistelli, negli anni veneziani di Chiarot, si parlassero, risulta dal fatto che nel giro di due stagioni, le ultime due, Chiarot e Ortombina, hanno messo in cartellone due opere di Battistelli ( Il medico dei pazzi, Riccardo III) ma anche per un'altra ragione che ci riguarda direttamente e che fu all'origine del nostro abbandono del Concerto di Capodanno.
Si era nell'autunno del 2014, ed era in preparazione il concerto del Capodanno 2015, per il quale il vertice della Fenice aveva scelto gli interpreti ( direttore e cantanti) mentre si lavorava con la consueta fatica alla definizione del programma, del quale una bozza avevamo preparato durante l'estate, inviandola ai primi di settembre a Venezia. Il motivo della rottura definitiva fu, senza sua colpa diretta, proprio Battistelli, del quale Chiarot voleva inserire nel programma, addirittura in apertura, una sua breve nuova composizione ( ancora da scrivere, non sappiamo se già commissionata, immaginiamo di sì) dal titolo Expo. Noi gli dicemmo, senza mezzi termini, che era inopportuna, le ragioni gliele spiegammo, per la parte trasmessa in diretta da Rai 1; mentre avrebbe potuto inserirla nella prima parte del concerto , quella riservata al solo pubblico del teatro, che non doveva sottostare a certe regole, dettate soprattutto dalla diretta televisiva, e da un programma ' classico' ma 'popolare' in un giorno di festa, e in un orario insolito.
Chiarot non volle sentire ragione. Perchè? Cosa lo legava a Battistelli, quali impegni aveva preso con lui? Non lo abbiamo mai capito. Immaginiamo che lui non mandò giù che un consulente lo obbligasse a rivedere una sua decisione o un impegno già preso; e così, pur non inserendo il brano di Battistelli (che, sappiamo, non ha mai neppure scritto, dunque Chiarot poteva recedere dai suoi propositi bellicosi verso di noi che, del successo del Concerto di Capodanno, potevamo a ragione vantare qualche merito, forse più di qualche merito), scavalcandoci - come non aveva mai fatto, fidandosi ciecamente del nostro lavoro, coronato da ottimi risultati - presentò in prima persona un suo programma che si discostava di molto da quello da noi suggerito. Mal gliene incolse, perchè il Concerto ebbe quasi 300.000 telespettatori in meno. Avrebbe dovuto fare 'mea culpa' e riconoscere che avevamo ragione. Invece, il sovrintendente, che negli anni precedenti era stato sempre al nostro fianco, anche quando c'era da far cambiare idea al suo direttore artistico su qualche numero del programma che noi giudicavamo fuori luogo, quella volta ci si mise contro. E Battistelli fu la causa scatenante.
Per questo sorprende che Chiarot e Battistelli a Firenze, quasi dirimpettai, sembrano non comunicare, mentre quando uno era a Venezia e l'altro a Firenze, evidentemente corrispondevano con maggiore frequenza e più solida intesa.
Noi una ragione ce la siamo fatta. Chiarot, occupato nel tenere in ordine i conti, impresa quasi impossibile '(de minimis' - come sarebbero i rapporti con i vicini - 'non curat' , secondo la sapienza giuridica dei latini, che si riferivano al 'praetor', il giudice); e, insuperbito per la promozione fiorentina, egli, salvatore della patria, avrebbe rinnegato amicizie e contatti anteriori, non certo disinteressati; a sua volta, Battistelli, dopo essere uscito con la coda fra le gambe dall'Opera di Roma, si dev'essere incattivito, forse addirittura inacidito, al punto da non voler più sentire ragioni da nessuno.
E così insuperbito l'uno, incattivito l'altro, è accaduto che a Firenze l'inaugurazione delle due stagioni sinfoniche loro affidate, con il medesimo 'profumo' russo nel programma, in luoghi ad un tiro di schioppo l'uno dall'altro, sia stata fissata per il prossimo 28 ottobre, alla medesima ora. La singolare coincidenza, in una città non così grande, non poteva sfuggire ai giornali che l'hanno sottolineata, facendo successivamente decidere a Battistelli di anticipare l'inizio del concerto, almeno quello. Quasi che il medesimo pubblico dovesse prima andare a sentire l'Orchestra della Toscana, e poi, al termine del concerto, precipitarsi a sentire l'Orchestra dell'Opera di Firenze. Quando mai?
Sarebbe stato opportuno che i due, comunicando fra loro - come a noi sembrarono fare prima che Chiarot giungesse a Firenze, senza che ne abbiamo mai compreso la ragione - avessero stabilito la data delle rispettive inaugurazioni in giorni diversi. Bastava si fossero parlati... ma c'è sempre tempo per riprendere, a Firenze, la 'conversazione' avviata a Venezia.
La prima tiene la sua stagione nel nuovo Teatro dell'Opera, la seconda allo storicoTeatro Verdi, oltre che nella provincia e in regione. Non tanto lontane da non potersi sentire ed accordare, se non sui programmi, almeno per questioni pratiche, come sulle date ed altri fatti che possono incidere negativamente sulle attività l'una dell'altra, se non addirittura apparire come concorrenza sleale. E noi aggiungeremmo: stupida oltre che inutile!
E la cosa non può non apparire molto strana anche a noi che conosciamo bene i due, e Chiarot lo abbiamo frequentato per molti anni - oltre dieci - a Venezia, in occasione e ragione del Concerto di Capodanno, del quale per conto della Rai, siamo stati fin dalla prima edizione 'consulente artistico', con l'incarico di sovrintendere - o, come è accaduto quasi sempre, di proporlo - alla formazione del programma del concerto (che negli anni in cui lo abbiamo curato, sia nella definizione del programma che nella scelta degli interpreti, suggerendo talvolta anche questi, è stato sempre sopra i 4.000.000, fino a 4.500.000 telespettatori, crescendo di anno in anno; mentre da quando lo abbiamo abbandonato, in tre anni appena, gli spettatori sono precipitati fino a quasi 3.650.000, a causa del programma assolutamente inadatto, formulato dal direttore artistico del teatro, Ortombina, il quale non si dà pena della débacle e insiste con i suoi programmi che al tempo della nostra consulenza, con fatica, ma sempre riuscendoci anche con la mediazione di Chiarot, aggiustavamo!).
Che Chiarot e Battistelli, negli anni veneziani di Chiarot, si parlassero, risulta dal fatto che nel giro di due stagioni, le ultime due, Chiarot e Ortombina, hanno messo in cartellone due opere di Battistelli ( Il medico dei pazzi, Riccardo III) ma anche per un'altra ragione che ci riguarda direttamente e che fu all'origine del nostro abbandono del Concerto di Capodanno.
Si era nell'autunno del 2014, ed era in preparazione il concerto del Capodanno 2015, per il quale il vertice della Fenice aveva scelto gli interpreti ( direttore e cantanti) mentre si lavorava con la consueta fatica alla definizione del programma, del quale una bozza avevamo preparato durante l'estate, inviandola ai primi di settembre a Venezia. Il motivo della rottura definitiva fu, senza sua colpa diretta, proprio Battistelli, del quale Chiarot voleva inserire nel programma, addirittura in apertura, una sua breve nuova composizione ( ancora da scrivere, non sappiamo se già commissionata, immaginiamo di sì) dal titolo Expo. Noi gli dicemmo, senza mezzi termini, che era inopportuna, le ragioni gliele spiegammo, per la parte trasmessa in diretta da Rai 1; mentre avrebbe potuto inserirla nella prima parte del concerto , quella riservata al solo pubblico del teatro, che non doveva sottostare a certe regole, dettate soprattutto dalla diretta televisiva, e da un programma ' classico' ma 'popolare' in un giorno di festa, e in un orario insolito.
Chiarot non volle sentire ragione. Perchè? Cosa lo legava a Battistelli, quali impegni aveva preso con lui? Non lo abbiamo mai capito. Immaginiamo che lui non mandò giù che un consulente lo obbligasse a rivedere una sua decisione o un impegno già preso; e così, pur non inserendo il brano di Battistelli (che, sappiamo, non ha mai neppure scritto, dunque Chiarot poteva recedere dai suoi propositi bellicosi verso di noi che, del successo del Concerto di Capodanno, potevamo a ragione vantare qualche merito, forse più di qualche merito), scavalcandoci - come non aveva mai fatto, fidandosi ciecamente del nostro lavoro, coronato da ottimi risultati - presentò in prima persona un suo programma che si discostava di molto da quello da noi suggerito. Mal gliene incolse, perchè il Concerto ebbe quasi 300.000 telespettatori in meno. Avrebbe dovuto fare 'mea culpa' e riconoscere che avevamo ragione. Invece, il sovrintendente, che negli anni precedenti era stato sempre al nostro fianco, anche quando c'era da far cambiare idea al suo direttore artistico su qualche numero del programma che noi giudicavamo fuori luogo, quella volta ci si mise contro. E Battistelli fu la causa scatenante.
Per questo sorprende che Chiarot e Battistelli a Firenze, quasi dirimpettai, sembrano non comunicare, mentre quando uno era a Venezia e l'altro a Firenze, evidentemente corrispondevano con maggiore frequenza e più solida intesa.
Noi una ragione ce la siamo fatta. Chiarot, occupato nel tenere in ordine i conti, impresa quasi impossibile '(de minimis' - come sarebbero i rapporti con i vicini - 'non curat' , secondo la sapienza giuridica dei latini, che si riferivano al 'praetor', il giudice); e, insuperbito per la promozione fiorentina, egli, salvatore della patria, avrebbe rinnegato amicizie e contatti anteriori, non certo disinteressati; a sua volta, Battistelli, dopo essere uscito con la coda fra le gambe dall'Opera di Roma, si dev'essere incattivito, forse addirittura inacidito, al punto da non voler più sentire ragioni da nessuno.
E così insuperbito l'uno, incattivito l'altro, è accaduto che a Firenze l'inaugurazione delle due stagioni sinfoniche loro affidate, con il medesimo 'profumo' russo nel programma, in luoghi ad un tiro di schioppo l'uno dall'altro, sia stata fissata per il prossimo 28 ottobre, alla medesima ora. La singolare coincidenza, in una città non così grande, non poteva sfuggire ai giornali che l'hanno sottolineata, facendo successivamente decidere a Battistelli di anticipare l'inizio del concerto, almeno quello. Quasi che il medesimo pubblico dovesse prima andare a sentire l'Orchestra della Toscana, e poi, al termine del concerto, precipitarsi a sentire l'Orchestra dell'Opera di Firenze. Quando mai?
Sarebbe stato opportuno che i due, comunicando fra loro - come a noi sembrarono fare prima che Chiarot giungesse a Firenze, senza che ne abbiamo mai compreso la ragione - avessero stabilito la data delle rispettive inaugurazioni in giorni diversi. Bastava si fossero parlati... ma c'è sempre tempo per riprendere, a Firenze, la 'conversazione' avviata a Venezia.
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lunedì 29 maggio 2017
Battistelli si è dimesso perché non sopporta neppure l'ombra di critiche ingenerose
Gli va riconosciuto a Battistelli. Quando ha capito che il suo impegno di direttore artistico bis - o in seconda, come si preferisce - all'Opera di Roma, e che i grandi risultati raggiunti erano passati in second'ordine nella pubblica opinione, che ha puntato il dito contro la doppia direzione nella Fondazione musicale romana, ha deciso di lasciare. Ha lasciato a fine mandato - il suo contratto scade domani; e, nella prospettiva che non poteva non essergli rinnovato, ha giocato d' anticipo.
Perchè se quel suo festival 'FFF' non si tiene, che ci sta a fare all'Opera di Roma? Per quei cinque o sei concerti nel cui programma è inserito un brano di autore contemporaneo? Un pò poco per dargli 80.000 Euro, che certo non sono una grande cifra ma che, sommati agli 83.000 percepiti a Firenze, cominciano a diventare un bello stipendio. O no? E poi non va nemmeno dimenticato che quel festival 'FFF', Fuortes l'aveva dovuto forzatamente istituire e finanziare, altrimenti anche l'ultimo cittadino romano avrebbe potuto dirgli: che c'hai messo a fare Battistelli, non basta già Vlad - ammesso che basti?
Ha fatto bene, dunque, a dimettersi, ma meglio avrebbe fatto se avesse anche detto che comunque lui ha già - li ha sempre avuti da anni - altri incarichi , paralleli a quello romano. E, infatti, è direttore artistico dell'Orchestra della Toscana, dove aveva fino al 2016 uno stipendio di 83.000 Euro che lui, con gesto di grande generosità, si è autoridotto del 10% portandolo a 65.000. Anche gli altri dirigenti hanno fatto altrettanto, E bene hanno fatto tutti.
L'Orchestra della Toscana, per chi non lo sapesse, è molto attiva sia a Firenze che sul territorio, ed è, fra le orchestre cosiddette ICO, quella con il finanziamento maggiore da parte del Ministero di Franceschini. Sarà un caso ma è così - come invece non tocca ancora all'Orchestra Verdi di Milano che, contrariamente a quanto stabilito dal combinato disposto 'punitivo' del duo Franceschini-Nastasi, meriterebbe un finanziamento di gran lunga superiore a quello di tutte le altre orchestre ICO italiane, avendo attività, organico e qualità superiori a tutte le altre.
L'Orchestra della Toscana si dà da fare moltissimo anche durante l'estate - si dovrà pur meritare il generoso finanziamento statale - quando va in giro dall'Amiata ( Festival pianistico della coppia Chiesa-Baglini)a Siena ( all'Accademia Chigiana retta da Nicola Sani con parecchi concerti. Curioso: i due, Battistelli e Sani , che negli anni passati si gettavano fango l'uno in faccia all'altro , ora vanno d'amore e d'accordo. Affari? Fruscio di grembiulini al vento?) e a Città di Castello ( Festival delle Nazioni, ospite quest'anno la Germania, per cui - finalmente- si ascolterà musica di Beethoven), dove addirittura quest'anno eseguirà la Sinfonia n.9 di Beethoven ( la direzione artistica di quel festival, che dura da una quindicina d'anni, non si rende conto del ridicolo e della inopportuna decisione).
Ma la zona di influenza di Battistelli non si restringe, lasciata Roma, neanche alla sola Toscana, perchè si estende anche all'Abruzzo, dove da anni ha la Presidenza della Associazione di Concerti 'Barattelli' fondata dall'indimenticato avvocato Carloni. Tale suo incarico è a titolo gratuito, compensato però dalla facoltà di nominare direttore artistico chi vuole lui. Come ha sempre fatto, da una decina d'anni a questa parte (lo Statuto dell'Ente prevede, ma solo sulla carta e comunque sempre disatteso nella realtà, una procedura coi fiocchi; ne sappiamo qualcosa anche noi!), nominando prima Mastropietro, poi Barbieri ed ora Pezzopane, che direttore artistico era già stato negli anni passati. Anche Guido Barbieri che di mestiere farebbe il critico musicale ma poi si trastulla anche con qualche direzione artistica; comunque sempre ubbidientissimo al presidente, come del resto i suoi due sodali che l'hanno preceduto e seguito.
A dire la verità anche a Roma Battistelli ha un incarico che il suo fratello-coltello dall'Ongaro gli ha riconosciuto, dopo averlo battuto nella scalata alla sovrintendenza dell'Accademia di Santa Cecilia. E cioè quello di consigliere di amministrazione dell'Accademia.
Non sfugga a chi legge che Battistelli era nel contempo direttore artistico dell'Opera e consigliere di amministrazione dell'Accademia di santa Cecilia, e, un tempo, era anche membro del Consiglio direttivo dell'Accademia Filarmonica Romana, gli intrecci, non certo musicali, della quale con la sorella maggiore (Santa Cecilia) abbiamo più volte segnalato.
E in tutto questo vortice di impegni amministrativi, Battistelli trova anche il tempo di fare il compositore, che è poi il suo impegno maggiore; ed anche il tempo di andarsi a rileggere la Bibbia, dalla quale ha tratto argomento per l'ultimo suo lavoro.: Le figlie di Lot. Dove centrale è il tema pressante dell'accoglienza.
Perchè l'impegno 'civile' di Battistelli è anche un'altra costante della sua attività ( stiamo pensando a CO2, che aveva al centro il tema dell'ambiente). Infine, non s'era buttato anche in politica, presentandosi come candidato sindaco al Comune di Albano, sua città natale? Fu sconfitto dal candidato PD, lui che si era presentato con una sua lista. E allora?
Perchè se quel suo festival 'FFF' non si tiene, che ci sta a fare all'Opera di Roma? Per quei cinque o sei concerti nel cui programma è inserito un brano di autore contemporaneo? Un pò poco per dargli 80.000 Euro, che certo non sono una grande cifra ma che, sommati agli 83.000 percepiti a Firenze, cominciano a diventare un bello stipendio. O no? E poi non va nemmeno dimenticato che quel festival 'FFF', Fuortes l'aveva dovuto forzatamente istituire e finanziare, altrimenti anche l'ultimo cittadino romano avrebbe potuto dirgli: che c'hai messo a fare Battistelli, non basta già Vlad - ammesso che basti?
Ha fatto bene, dunque, a dimettersi, ma meglio avrebbe fatto se avesse anche detto che comunque lui ha già - li ha sempre avuti da anni - altri incarichi , paralleli a quello romano. E, infatti, è direttore artistico dell'Orchestra della Toscana, dove aveva fino al 2016 uno stipendio di 83.000 Euro che lui, con gesto di grande generosità, si è autoridotto del 10% portandolo a 65.000. Anche gli altri dirigenti hanno fatto altrettanto, E bene hanno fatto tutti.
L'Orchestra della Toscana, per chi non lo sapesse, è molto attiva sia a Firenze che sul territorio, ed è, fra le orchestre cosiddette ICO, quella con il finanziamento maggiore da parte del Ministero di Franceschini. Sarà un caso ma è così - come invece non tocca ancora all'Orchestra Verdi di Milano che, contrariamente a quanto stabilito dal combinato disposto 'punitivo' del duo Franceschini-Nastasi, meriterebbe un finanziamento di gran lunga superiore a quello di tutte le altre orchestre ICO italiane, avendo attività, organico e qualità superiori a tutte le altre.
L'Orchestra della Toscana si dà da fare moltissimo anche durante l'estate - si dovrà pur meritare il generoso finanziamento statale - quando va in giro dall'Amiata ( Festival pianistico della coppia Chiesa-Baglini)a Siena ( all'Accademia Chigiana retta da Nicola Sani con parecchi concerti. Curioso: i due, Battistelli e Sani , che negli anni passati si gettavano fango l'uno in faccia all'altro , ora vanno d'amore e d'accordo. Affari? Fruscio di grembiulini al vento?) e a Città di Castello ( Festival delle Nazioni, ospite quest'anno la Germania, per cui - finalmente- si ascolterà musica di Beethoven), dove addirittura quest'anno eseguirà la Sinfonia n.9 di Beethoven ( la direzione artistica di quel festival, che dura da una quindicina d'anni, non si rende conto del ridicolo e della inopportuna decisione).
Ma la zona di influenza di Battistelli non si restringe, lasciata Roma, neanche alla sola Toscana, perchè si estende anche all'Abruzzo, dove da anni ha la Presidenza della Associazione di Concerti 'Barattelli' fondata dall'indimenticato avvocato Carloni. Tale suo incarico è a titolo gratuito, compensato però dalla facoltà di nominare direttore artistico chi vuole lui. Come ha sempre fatto, da una decina d'anni a questa parte (lo Statuto dell'Ente prevede, ma solo sulla carta e comunque sempre disatteso nella realtà, una procedura coi fiocchi; ne sappiamo qualcosa anche noi!), nominando prima Mastropietro, poi Barbieri ed ora Pezzopane, che direttore artistico era già stato negli anni passati. Anche Guido Barbieri che di mestiere farebbe il critico musicale ma poi si trastulla anche con qualche direzione artistica; comunque sempre ubbidientissimo al presidente, come del resto i suoi due sodali che l'hanno preceduto e seguito.
A dire la verità anche a Roma Battistelli ha un incarico che il suo fratello-coltello dall'Ongaro gli ha riconosciuto, dopo averlo battuto nella scalata alla sovrintendenza dell'Accademia di Santa Cecilia. E cioè quello di consigliere di amministrazione dell'Accademia.
Non sfugga a chi legge che Battistelli era nel contempo direttore artistico dell'Opera e consigliere di amministrazione dell'Accademia di santa Cecilia, e, un tempo, era anche membro del Consiglio direttivo dell'Accademia Filarmonica Romana, gli intrecci, non certo musicali, della quale con la sorella maggiore (Santa Cecilia) abbiamo più volte segnalato.
E in tutto questo vortice di impegni amministrativi, Battistelli trova anche il tempo di fare il compositore, che è poi il suo impegno maggiore; ed anche il tempo di andarsi a rileggere la Bibbia, dalla quale ha tratto argomento per l'ultimo suo lavoro.: Le figlie di Lot. Dove centrale è il tema pressante dell'accoglienza.
Perchè l'impegno 'civile' di Battistelli è anche un'altra costante della sua attività ( stiamo pensando a CO2, che aveva al centro il tema dell'ambiente). Infine, non s'era buttato anche in politica, presentandosi come candidato sindaco al Comune di Albano, sua città natale? Fu sconfitto dal candidato PD, lui che si era presentato con una sua lista. E allora?
domenica 20 settembre 2015
Qualche aggiunta all'inchiesta dell'Espresso sui RENZOMANDATI. Bianchi 2 ,Barracciu, Orchestra della Toscana
Già son tanti, ma non sono tutti i 'Renzomandati' elencati dall'Espresso. Il nome di una 'Renzomandata' sfuggita al settimanale, è balzato fuori proprio oggi, mentre pensavamo a lei, non avendola vista inserita nell'elenco.
Si tratta della bella sottosegretaria sarda alla Cultura, Barracciu, che Renzi ha portato a Roma per toglierla dalle grinfie del suo stesso partito sardo, e attutire il clamore inchieste della magistratura per alcune sue spese con soldi pubblici che, da quel che si è letto sui giornali, sono apparse troppo eccessive. Di lei, da quando è a Roma, non si è mai sentito parlare, e per questo ci eravamo preoccupati, lavorando ella in un ministero che ci è particolarmente caro.
Detto fatto, anche Lei in capo ad un tweet s'è fatta viva e con un secondo s'è rimangiata quello che aveva scritto nel primo. Aveva detto che l'assemblea al Colosseo era un 'reato'. E subito dopo, quando le hanno detto che i reati sono altri - ad esempio, spese non motivate e comunque eccessive che fanno ipotizzare un furto - precisare che lei aveva usato una iperbole e che la comunicazione per tweet la mette in difficoltà, essendo lei abituata a spiegare per filo e per segno il suo pensiero e non con quattro parole. Chissà cos'altro avrebbe potuto aggiungere alla prima panzana se le fosse stato concesso uno spazio maggiore.
Comunque, per usare una iperbole anche noi, siamo felici di sapere che anche Lei al ministero di Franceschini, per volontà di Renzi, C'E', anche se non riusciamo a capire cosa faccia.
Fra i Renzomandati c'è anche da scrivere il nome dell'altro Bianchi, oltre quello del legale di Renzi messo a capo dell'ENEL, e si tratta del sovrintendente dell'Opera di Firenze.
E, infine, anche tutta Firenze è 'Renzomanata'; lo è anche l'Orchestra della Toscana, formazione orchestrale ridotta rispetto, ad esempio, alla Orchestra Verdi di Milano, ridotta nel numero, nella produttività e nella qualità rispetto all'orchestra milanese, ma ai vertici del finanziamento del FUS, per decisione di Nastasi, amico fraterno di Renzi, dai tempi della sua permanenza a Firenze. Ci avevano detto che Nastasi era amico di Nardella che lo aveva presentato e raccomandato a Renzi; dobbiamo correggerci. Fu Rutelli, altro campione passato dal Collegio romano come ministro, a presentare Nastasi a Renzi.
Ma l'elenco non finisce qui.
Si tratta della bella sottosegretaria sarda alla Cultura, Barracciu, che Renzi ha portato a Roma per toglierla dalle grinfie del suo stesso partito sardo, e attutire il clamore inchieste della magistratura per alcune sue spese con soldi pubblici che, da quel che si è letto sui giornali, sono apparse troppo eccessive. Di lei, da quando è a Roma, non si è mai sentito parlare, e per questo ci eravamo preoccupati, lavorando ella in un ministero che ci è particolarmente caro.
Detto fatto, anche Lei in capo ad un tweet s'è fatta viva e con un secondo s'è rimangiata quello che aveva scritto nel primo. Aveva detto che l'assemblea al Colosseo era un 'reato'. E subito dopo, quando le hanno detto che i reati sono altri - ad esempio, spese non motivate e comunque eccessive che fanno ipotizzare un furto - precisare che lei aveva usato una iperbole e che la comunicazione per tweet la mette in difficoltà, essendo lei abituata a spiegare per filo e per segno il suo pensiero e non con quattro parole. Chissà cos'altro avrebbe potuto aggiungere alla prima panzana se le fosse stato concesso uno spazio maggiore.
Comunque, per usare una iperbole anche noi, siamo felici di sapere che anche Lei al ministero di Franceschini, per volontà di Renzi, C'E', anche se non riusciamo a capire cosa faccia.
Fra i Renzomandati c'è anche da scrivere il nome dell'altro Bianchi, oltre quello del legale di Renzi messo a capo dell'ENEL, e si tratta del sovrintendente dell'Opera di Firenze.
E, infine, anche tutta Firenze è 'Renzomanata'; lo è anche l'Orchestra della Toscana, formazione orchestrale ridotta rispetto, ad esempio, alla Orchestra Verdi di Milano, ridotta nel numero, nella produttività e nella qualità rispetto all'orchestra milanese, ma ai vertici del finanziamento del FUS, per decisione di Nastasi, amico fraterno di Renzi, dai tempi della sua permanenza a Firenze. Ci avevano detto che Nastasi era amico di Nardella che lo aveva presentato e raccomandato a Renzi; dobbiamo correggerci. Fu Rutelli, altro campione passato dal Collegio romano come ministro, a presentare Nastasi a Renzi.
Ma l'elenco non finisce qui.
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giovedì 9 aprile 2015
Opera di Roma modello Auditorium. Fuortes in preda ad una crisi di identità. Abbagnato direttrice del ballo. Confermato Vlad. Arriva Battistelli.
Non era poi così difficile immaginare, conoscendo l'orizzonte culturale del neo sovrintendente Carlo Fuortes, che, sbarcato all'Opera di Roma, con l'unica esperienza di 'affittacamere di lusso' all'Auditorium, trasferisse tale modello nel teatro d'opera della capitale. L'abbiamo scritto un mese fa e puntualmente s'è verificato, allorchè, d'accordo con la sua 'spalla' Marino, e anche con il consiglio di indirizzo di vacanzieri in gita premio nel mondo dell'opera, ha fatto sbarcare la ballerina 'della Roma', Abbagnato, a dirigere il corpo di ballo, lei che è certamente una notissima ballerina, che ha partecipato ad 'Amici' della De Filippi nel 2013, ma non ha mai diretto un corpo di ballo, ma che ha promesso che farà di tutto per onorare il nuovo prestigioso incarico, compatibilmente con gli impegni già sottoscritti, compresi quelli familiari - è mamma di due bambini piccoli - come ha letteralmente dichiarato. Nessun commento ulteriore, le perplessità, non solo nostre, sono state da tempo espresse.
Le altre nomine, ancor più di quella della Abbagnato, fanno capire con chiarezza in quale confusione sia il sovrintendente, il quale conferma alla direzione artistica Alessio Vlad, 'compositore' scrive l'Opera di Roma, esagerando nel credito, perchè si occupi della programmazione operistica (come a dire che gli errori della precedente gestione vanno tutti imputati a De Martino e Muti; nessuno, mai, a Vlad che ha bene operato e va riconfermato) - e mettendogli al fianco Giorgio Battistelli, che in veste di consigliere dell'Opera nei mesi scorsi non ha certo brillato, il quale avrà come incarico quello dei 'progetti relativi ai linguaggi contemporanei e alla musica sinfonica' che nel comunicato ufficiale, del quale non v'è traccia nel sito del teatro, così è definito " coordinerà i programmi sul teatro e i linguaggi contemporanei e sulla musica sinfonica".
Forse occorreva mandare a casa Vlad - ma non si poteva fare con uno che ha spalle tanto forti da resistere a tutte i risultati negativi delle sue direzioni artistiche, a dispetto degli appoggi mediatici eccessivi ed immeritati - e metterci Battistelli, il quale NOTORIAMENTE di melodramma capisce assai poco, sebbene si dedichi prevalentemente al teatro musicale nella sua attività di compositore, qual egli è, a differenza di Vlad - compositore della domenica, e da film, per gli amici - per consolarlo della sconfitta a Santa Cecilia. La volontà di consolarlo, premiandolo da parte del sindaco e di Fuortes l'ha legato all'Opera di Roma, affidandogli la programmazione relativa al teatro musicale contemporaneo ed la programmazione sinfonica.
Perchè, come ha spiegato Fuortes, gongolante di incompetenza, l'opera non può essere solo la grande tradizione ma deve pensare al futuro ed anche all'oggi. Ed a tutto questo dovrà pensare Battistelli, che ora ha da risolvere alcuni altri problemi connessi al nuovo incarico.
A tale proposito, Battistelli ha subito dichiarato che la sua presenza nel consiglio di amministrazione dell'Accademia di Santa Cecilia è compatibilissima con il suo nuovo incarico. Come lo sarà anche, se tanto mi dà tanto, anche con quello di Presidente della Società di concerti Barattelli dell'Aquila e con la direzione artistica dell'Orchestra della Toscana.
Un compositore ancora in cerca di identità che si distrae volutamente dall'unico mestiere che gli riesce ancora bene di fare, il compositore, per correre dietro ad incarichi che affermeranno il suo potere ma lo distoglieranno da quel suo mestiere e forse gli procureranno anche noie. Che, in questo caso, s'è cercato. Non più tardi della fine dell'anno scorso, un brano di qualche minuto appena, dal significativo titolo 'EXPO', promesso alla Fenice per il Concerto di Capodanno non l'ha consegnato,' per mancanza di tempo' - se le nostre informazioni sono esatte. E adesso che ha anche nuovi incarichi che farà?
Anche la precedente esperienza di direttore artistico all'Arena di Verona, che egli voleva far diventare una sorta di 'biennale musica del teatro musicale', brevissima, avrebbe dovuto insegnargli qualcosa, che invece non gli ha insegnato.
E, infine un voltafaccia che certamente non gli fa onore. Ha promesso, nell'agosto scorso, ai suoi concittadini di Albano di candidarsi a sindaco della cittadina, perchè- dichiarò- è giunto il momento di impegnarsi socialmente'. Impegno neppure cominciato e promessa che ora si rimangerà, beccandosi gli insulti che si merita.
Le altre nomine, ancor più di quella della Abbagnato, fanno capire con chiarezza in quale confusione sia il sovrintendente, il quale conferma alla direzione artistica Alessio Vlad, 'compositore' scrive l'Opera di Roma, esagerando nel credito, perchè si occupi della programmazione operistica (come a dire che gli errori della precedente gestione vanno tutti imputati a De Martino e Muti; nessuno, mai, a Vlad che ha bene operato e va riconfermato) - e mettendogli al fianco Giorgio Battistelli, che in veste di consigliere dell'Opera nei mesi scorsi non ha certo brillato, il quale avrà come incarico quello dei 'progetti relativi ai linguaggi contemporanei e alla musica sinfonica' che nel comunicato ufficiale, del quale non v'è traccia nel sito del teatro, così è definito " coordinerà i programmi sul teatro e i linguaggi contemporanei e sulla musica sinfonica".
Forse occorreva mandare a casa Vlad - ma non si poteva fare con uno che ha spalle tanto forti da resistere a tutte i risultati negativi delle sue direzioni artistiche, a dispetto degli appoggi mediatici eccessivi ed immeritati - e metterci Battistelli, il quale NOTORIAMENTE di melodramma capisce assai poco, sebbene si dedichi prevalentemente al teatro musicale nella sua attività di compositore, qual egli è, a differenza di Vlad - compositore della domenica, e da film, per gli amici - per consolarlo della sconfitta a Santa Cecilia. La volontà di consolarlo, premiandolo da parte del sindaco e di Fuortes l'ha legato all'Opera di Roma, affidandogli la programmazione relativa al teatro musicale contemporaneo ed la programmazione sinfonica.
Perchè, come ha spiegato Fuortes, gongolante di incompetenza, l'opera non può essere solo la grande tradizione ma deve pensare al futuro ed anche all'oggi. Ed a tutto questo dovrà pensare Battistelli, che ora ha da risolvere alcuni altri problemi connessi al nuovo incarico.
A tale proposito, Battistelli ha subito dichiarato che la sua presenza nel consiglio di amministrazione dell'Accademia di Santa Cecilia è compatibilissima con il suo nuovo incarico. Come lo sarà anche, se tanto mi dà tanto, anche con quello di Presidente della Società di concerti Barattelli dell'Aquila e con la direzione artistica dell'Orchestra della Toscana.
Un compositore ancora in cerca di identità che si distrae volutamente dall'unico mestiere che gli riesce ancora bene di fare, il compositore, per correre dietro ad incarichi che affermeranno il suo potere ma lo distoglieranno da quel suo mestiere e forse gli procureranno anche noie. Che, in questo caso, s'è cercato. Non più tardi della fine dell'anno scorso, un brano di qualche minuto appena, dal significativo titolo 'EXPO', promesso alla Fenice per il Concerto di Capodanno non l'ha consegnato,' per mancanza di tempo' - se le nostre informazioni sono esatte. E adesso che ha anche nuovi incarichi che farà?
Anche la precedente esperienza di direttore artistico all'Arena di Verona, che egli voleva far diventare una sorta di 'biennale musica del teatro musicale', brevissima, avrebbe dovuto insegnargli qualcosa, che invece non gli ha insegnato.
E, infine un voltafaccia che certamente non gli fa onore. Ha promesso, nell'agosto scorso, ai suoi concittadini di Albano di candidarsi a sindaco della cittadina, perchè- dichiarò- è giunto il momento di impegnarsi socialmente'. Impegno neppure cominciato e promessa che ora si rimangerà, beccandosi gli insulti che si merita.
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mercoledì 25 febbraio 2015
Giorgio(Battistelli) torna all'ovile governato da Michele(Dall'Ongaro); ma punta al governo del suo piccolo borgo natio: Albano
Dopo qualche anno, in cui ha vagato a destra e sinistra, Giorgio Battistelli - 'il musicista che si tiene alla larga da qualunque consorteria, salvo che dalla sperimentazione in ogni campo', come recita l'intestazione del suo profilo, nel sito ufficiale del compositore - torna all'ovile di Santa cecilia, anzi nel suo consiglio di amministrazione - che ora per far finta di cambiar vita si chiama 'Consiglio di indirizzo', dal quale per protesta era uscito un paio di anni fa, in aperto dissenso con Cagli (allora presidente/sovrintendente, ed ora presidente onorario, che Battistelli si augura di non incontrare mai a causa dei lusinghieri giudizi di Cagli ai tempi della precedente elezione a presidente in cui Battistelli era il suo avversario) il quale al suo posto aveva chiamato Gianni Letta, come sostituto niente male, e che ora resta a Santa Cecilia, come anche a Musica per Roma.
Dal medesimo consiglio sono usciti Ivan Fedele e Giovanni Carli Ballola, come anche Tarquini dell'Unione industriale, nella quale ha cariche di vertice Gianpaolo Letta, figlio di Gianni.
Il rientro all'ovile smentisce le voci di questi ultimi mesi su un dissidio profondo fra Dall'Ongaro e Battistelli, a proposito del quale nelle ultime ore Dall'Ongaro ha gettato acqua sul fuoco: Giorgio ed io siamo amici. E non è assolutamente improbabile che Battistelli diventi vice presidente dell'Accademia, occupando il ruolo che fino a qualche giorno fa era di Dall'Ongaro. Non crediamo che tale ruolo possa essere assunto da Matteo D'amico - altro musicista della medesima compagnia di giro, alla quale appartiene anche Dall'Ongaro e Battistelli, e membro del Consiglio di santa Cecilia, se consideriamo che D'Amico è direttore artistico dell'Accademia Filarmonica, nel cui consiglio direttivo siede ancora Dall'Ongaro ed anche Battistelli, se ricordiamo bene. Intrecci di amorosi sensi!
Dunque Dall'Ongaro e Battistelli si sarebbero fronteggiati civilmente nella corsa a Santa Cecilia, ed ora, a elezioni avvenute, i due tornano ad essere amici - come sono sempre stati (?) - anzi a collaborare. Ma se avessero fatto finta di farsi la guerra fra di loro, per mettere fuori gioco gli eventuali altri aspiranti?
Ora che è andato via anche dal Consiglio di indirizzo dell'Opera di Roma, pur mantenendo la carica di Direttore artistico dell'Orchestra della Toscana e di Presidente della Barattelli dell'Aquila, Battistelli potrà dar corso al suo forte ed incontenibile impegno civile, presentandosi, come ha annunciato nell'agosto scorso, candidato sindaco del suo borgo natio alle porte di Roma.
Dal medesimo consiglio sono usciti Ivan Fedele e Giovanni Carli Ballola, come anche Tarquini dell'Unione industriale, nella quale ha cariche di vertice Gianpaolo Letta, figlio di Gianni.
Il rientro all'ovile smentisce le voci di questi ultimi mesi su un dissidio profondo fra Dall'Ongaro e Battistelli, a proposito del quale nelle ultime ore Dall'Ongaro ha gettato acqua sul fuoco: Giorgio ed io siamo amici. E non è assolutamente improbabile che Battistelli diventi vice presidente dell'Accademia, occupando il ruolo che fino a qualche giorno fa era di Dall'Ongaro. Non crediamo che tale ruolo possa essere assunto da Matteo D'amico - altro musicista della medesima compagnia di giro, alla quale appartiene anche Dall'Ongaro e Battistelli, e membro del Consiglio di santa Cecilia, se consideriamo che D'Amico è direttore artistico dell'Accademia Filarmonica, nel cui consiglio direttivo siede ancora Dall'Ongaro ed anche Battistelli, se ricordiamo bene. Intrecci di amorosi sensi!
Dunque Dall'Ongaro e Battistelli si sarebbero fronteggiati civilmente nella corsa a Santa Cecilia, ed ora, a elezioni avvenute, i due tornano ad essere amici - come sono sempre stati (?) - anzi a collaborare. Ma se avessero fatto finta di farsi la guerra fra di loro, per mettere fuori gioco gli eventuali altri aspiranti?
Ora che è andato via anche dal Consiglio di indirizzo dell'Opera di Roma, pur mantenendo la carica di Direttore artistico dell'Orchestra della Toscana e di Presidente della Barattelli dell'Aquila, Battistelli potrà dar corso al suo forte ed incontenibile impegno civile, presentandosi, come ha annunciato nell'agosto scorso, candidato sindaco del suo borgo natio alle porte di Roma.
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martedì 6 gennaio 2015
Battistelli o dall'Ongaro? Chi dei due sarà sovrintendente di Santa Cecilia? Per la sostituzione dell'uno o dell'altro nei numerosi incarichi attuali si accettano candidature.
Poco più di una settimana ci separa dalla tornata di votazioni, decisiva, per la successione a Bruno Cagli che dopo vent'anni, FINALMENTE, lascia la Sovrintendenza dell'Accademia di Santa Cecilia. Contendenti sono Giorgio Battistelli, compositore ma non solo, e Michele dall' Ongaro, manager di lungo corso ed anche autore di musica.
Noi, pur non richiesti, abbiamo espresso il nostro voto. Preferiremmo dall'Ongaro, non perchè nutriamo sulla sua possibile gestione dell'Accademia chissà quali aspettative. Anzi non ne nutriamo affatto, conoscendolo e seguendo la sua attività da anni. Bensì perchè, eletto in Accademia, lascerebbe molti posti vacanti che oggi occupa, e la conseguente possibilità per molti di trovare lavoro. Insomma una allargamento del mercato del lavoro musicale, sperando che non si intromettano consorterie e logge che sempre si intrufolano in queste occasioni. Mentre Battistelli dovrebbe, pur lasciando anche lui tanti posti occupati, allentare la sua attività idi compositore che è prevalente, a differenza di dall'Ongaro.
Per i posti lasciati liberi dall'uno o dall'altro si accettano candidature.
Battistelli, dovrebbe lasciare:
- il CDA dell'Opera di Roma;
-la Direzione artistica dell'Orchestra della Toscana;
-la Presidenza della 'Barattelli' a L'Aquila;
-la Candidatura a sindaco di Albano ... ed altri incarichi che ora non ci sovvengono.
Dall'Ongaro dovrebbe lasciare:
-la Sovrintendenza dell'Orchestra nazionale della RAI;
- la Direzione della musica a Radio Tre;
- la Direzione dei 'Concerti del Quirinale;
-il Direttivo artistico dell'Accademia Filarmonica romana;
-la Missione di divulgatore su RAI 5; ed altri ancora che non ricordiamo.
Solo per questi incarichi potremmo avere almeno cinque possibili aspiranti, sia che vinca Battistelli, sia che venga eletto sovrintendente dall'Ongaro, come vorrebbe Cagli che in questi anni lo ha proposto ed imposto in tutti i modi in Accademia, anche attirandosi le critiche di molti accademici - non dimentichiamo quelle durissime lettere di noti accademici contro Cagli, comprese quelle del defunto cardinale Bartolucci - che male hanno digerito la vorticosa ascesa di dall' Ongaro dovuta, a detta di Cagli stesso, al suo potere in RAI che sarebbe tornato di utilità all'Accademia. O a dall'Ongaro?
Tempo una settimana e vedremo.
Noi, pur non richiesti, abbiamo espresso il nostro voto. Preferiremmo dall'Ongaro, non perchè nutriamo sulla sua possibile gestione dell'Accademia chissà quali aspettative. Anzi non ne nutriamo affatto, conoscendolo e seguendo la sua attività da anni. Bensì perchè, eletto in Accademia, lascerebbe molti posti vacanti che oggi occupa, e la conseguente possibilità per molti di trovare lavoro. Insomma una allargamento del mercato del lavoro musicale, sperando che non si intromettano consorterie e logge che sempre si intrufolano in queste occasioni. Mentre Battistelli dovrebbe, pur lasciando anche lui tanti posti occupati, allentare la sua attività idi compositore che è prevalente, a differenza di dall'Ongaro.
Per i posti lasciati liberi dall'uno o dall'altro si accettano candidature.
Battistelli, dovrebbe lasciare:
- il CDA dell'Opera di Roma;
-la Direzione artistica dell'Orchestra della Toscana;
-la Presidenza della 'Barattelli' a L'Aquila;
-la Candidatura a sindaco di Albano ... ed altri incarichi che ora non ci sovvengono.
Dall'Ongaro dovrebbe lasciare:
-la Sovrintendenza dell'Orchestra nazionale della RAI;
- la Direzione della musica a Radio Tre;
- la Direzione dei 'Concerti del Quirinale;
-il Direttivo artistico dell'Accademia Filarmonica romana;
-la Missione di divulgatore su RAI 5; ed altri ancora che non ricordiamo.
Solo per questi incarichi potremmo avere almeno cinque possibili aspiranti, sia che vinca Battistelli, sia che venga eletto sovrintendente dall'Ongaro, come vorrebbe Cagli che in questi anni lo ha proposto ed imposto in tutti i modi in Accademia, anche attirandosi le critiche di molti accademici - non dimentichiamo quelle durissime lettere di noti accademici contro Cagli, comprese quelle del defunto cardinale Bartolucci - che male hanno digerito la vorticosa ascesa di dall' Ongaro dovuta, a detta di Cagli stesso, al suo potere in RAI che sarebbe tornato di utilità all'Accademia. O a dall'Ongaro?
Tempo una settimana e vedremo.
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domenica 26 ottobre 2014
Tutti piangono, Santa Cecilia gode. E il satrapo Cagli che fa?
Solo Santa Cecilia, l'Accademia intendiamo, sembra avanzare gloriosa, mietendo un successo dietro l'altro, compresa l'autonomia di recente ottenuta dal Ministero assieme alla Scala, le uniche due fondazioni che se la siano assicurata e che, si spera, non restino le uniche, secondo il disegno dello 'smantellamento dell'inutile musica' che il Ministero sembra voler perseguire.
Archiviata già l'inaugurazione, con Pappano a condurre le danze, e l'Orchestra in partenza per la lunga tournée in Estremo Oriente, sembra che in Accademia ci sia aria di 'elezioni'. Per il nuovo Consiglio di amministrazione che si chiamerà Consiglio di indirizzo, da attivare entro la fine dell'anno, dal cui seno dovrebbe spuntare il nome del nuovo sovrintendete. Nuovo?
Così sembrava solo qualche mese fa quando Cagli annunciava per l'ennesima volta la sua volontà di lasciare in altre mani il timone dell'Accademia, nell'esultanza generale della ciurma che finalmente vedeva chiudersi l'era Cagli, non tutta da cancellare ma durata anche troppo.
Nel caso si fosse dimesso definitivamente, come purtroppo oggi tutti dubitano, le due mani alle quali passare il timone, lui le aveva già individuate da tempo, e nel frattempo 'incremate' ogni giorno per mostrale a tutti senza macchie ed imperfezioni, al momento in cui avrebbero preso il timone della nave accademica.
Le due mani, come tutti sanno, sarebbero quelle di Michele dall'Ongaro che, nel caso fosse eletto presidente, sempre che Cagli decida di abdicare, dovrebbe lasciare tutti i suoi numerosi incarichi, dai quali - e massimamente da essi - ha acquistato in questi anni notorietà e soprattutto potere (Orchestra RAI, RAI5, Radio 3, per citarne solo quelli di più evidente potere!).
Ma forse Cagli non ha intenzione di dimettersi; fa finta, per essere a gran voce chiamato a restare per la salvezza di Santa Cecilia- poveretta! - accordandosi con dall'Ongaro, con i rispettivi elettori, e restare sul trono, tenendo sempre al suo fianco il principe ereditario, alla cui educazione provvede di persona.
A meno che Battistelli, sconfitto nella passata tornata elettorale da Cagli, con un divario di voti enorme da colmare, non si decida a tornare nuovamente in campo, per sfidare Cagli, mettendosi d'accordo con dall'Ongaro, un tempo suo nemico ora non più, e spartirsi il potere: dall'Ongaro presidente e Battistelli vice, per poi scambiarsi i ruoli, se possibile, alla successiva elezione. Ma anche Battistelli, che, a differenza di dall'Ongaro, ha come prevalente occupazione quella del compositore, dovrebbe lasciare i suoi già numerosi incarichi: direttore dell'Orchestra della Toscana, presidenza della Barattelli-L'Aquila, consiglio di amministrazione dell'Opera di Roma ecc... con i quali esercita anch'egli il potere.
Tutto questo potrebbe accadere qualora riuscissero i dioscuri ad allearsi ai danni di Cagli. Potrebbe dall'Ongaro pugnalare alle spalle il suo padre-protettore? S'è visto di peggio, e perciò non ci sarebbe da meravigliarsi. Comunque meglio non fare, fino allo scrutinio delle elezioni, i conti senza l'oste: Cagli.
Archiviata già l'inaugurazione, con Pappano a condurre le danze, e l'Orchestra in partenza per la lunga tournée in Estremo Oriente, sembra che in Accademia ci sia aria di 'elezioni'. Per il nuovo Consiglio di amministrazione che si chiamerà Consiglio di indirizzo, da attivare entro la fine dell'anno, dal cui seno dovrebbe spuntare il nome del nuovo sovrintendete. Nuovo?
Così sembrava solo qualche mese fa quando Cagli annunciava per l'ennesima volta la sua volontà di lasciare in altre mani il timone dell'Accademia, nell'esultanza generale della ciurma che finalmente vedeva chiudersi l'era Cagli, non tutta da cancellare ma durata anche troppo.
Nel caso si fosse dimesso definitivamente, come purtroppo oggi tutti dubitano, le due mani alle quali passare il timone, lui le aveva già individuate da tempo, e nel frattempo 'incremate' ogni giorno per mostrale a tutti senza macchie ed imperfezioni, al momento in cui avrebbero preso il timone della nave accademica.
Le due mani, come tutti sanno, sarebbero quelle di Michele dall'Ongaro che, nel caso fosse eletto presidente, sempre che Cagli decida di abdicare, dovrebbe lasciare tutti i suoi numerosi incarichi, dai quali - e massimamente da essi - ha acquistato in questi anni notorietà e soprattutto potere (Orchestra RAI, RAI5, Radio 3, per citarne solo quelli di più evidente potere!).
Ma forse Cagli non ha intenzione di dimettersi; fa finta, per essere a gran voce chiamato a restare per la salvezza di Santa Cecilia- poveretta! - accordandosi con dall'Ongaro, con i rispettivi elettori, e restare sul trono, tenendo sempre al suo fianco il principe ereditario, alla cui educazione provvede di persona.
A meno che Battistelli, sconfitto nella passata tornata elettorale da Cagli, con un divario di voti enorme da colmare, non si decida a tornare nuovamente in campo, per sfidare Cagli, mettendosi d'accordo con dall'Ongaro, un tempo suo nemico ora non più, e spartirsi il potere: dall'Ongaro presidente e Battistelli vice, per poi scambiarsi i ruoli, se possibile, alla successiva elezione. Ma anche Battistelli, che, a differenza di dall'Ongaro, ha come prevalente occupazione quella del compositore, dovrebbe lasciare i suoi già numerosi incarichi: direttore dell'Orchestra della Toscana, presidenza della Barattelli-L'Aquila, consiglio di amministrazione dell'Opera di Roma ecc... con i quali esercita anch'egli il potere.
Tutto questo potrebbe accadere qualora riuscissero i dioscuri ad allearsi ai danni di Cagli. Potrebbe dall'Ongaro pugnalare alle spalle il suo padre-protettore? S'è visto di peggio, e perciò non ci sarebbe da meravigliarsi. Comunque meglio non fare, fino allo scrutinio delle elezioni, i conti senza l'oste: Cagli.
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