Si dice che mette le mani avanti. E, infatti, se uno va a cercare in rete la 'Sorgente Group', una società internazionale nei cui meandri forse anche un addetto ai lavori si perderebbe, figuriamoci noi, si legge che il 'Gruppo e le società da esso controllate ecc... non hanno alcun rapporto con il Ministero di Franceschini'. E chi glielo ha chiesto, direbbe una qualunque persona? Perchè una società immobiliare, almeno questa sembra la sua vocazione principale dovrebbe avere rapporto con il Ministero della cultura? Ma sì forse per il fatto che la società organizza anche eventi culturali - ci pare di aver letto nel seguito della pagina 'home'.
Ora a noi la società ci interessa per il semplice fatto che gestisce anche l'immenso patrimonio immobiliare della SIAE che forse con il Ministero di Franceschini qualche rapporto ce l'ha. E allora?
Allora le cose cominciano a complicarsi. Perchè nel 2016, dunque l'altro ieri, la sig.ra Michela Di Biase, consigliera comunale PD, anzi capogruppo in Campidoglio, riceve dalla suddetta società un incarico nel settore delle 'relazioni esterne'. Ed uno allora si chiede: relazioni esterne con chi? forse con il ministero di Frnceschini', E, se pure, che ci sarebbe di strano? C'è di strano che Franceschini è il marito di Michela Di Biase. Ed è anche strano che alla consigliera, moglie del ministro, arrivi tale incarico proprio qualche mese fa e non quando lei non era ancor la moglie di Franceschini. Non c'è nulla di strano, anzi nulla ci sarebbe in teoria, ma il caso dunque è strano assai. E per questo Fedez ha fatto bene a denunciarlo - anche se la sua denuncia nasce forse da un interesse personale: si è dissociato dalla Siae e si è rivolto ad una'altra società che riscuote i diritti per gli artisti.
Sui possibili conflitti di interesse - anzi sugli interessi senza conflitti - della consigliera comunale Di Biase altre volte abbiamo scritto, ai tempi del sindaco Marino quando lei era presidente della Commissione cultura al Campidoglio e suo marito era già ministro. Beh, in quel caso forse la Di Biase, attraverso Franceschini, dava una mano a Marino - cosa che certamente non fa ora dai banchi dell'opposizione con la Raggi ( e bene fa visto il disastro della presente amministrazione); una mano che poi gli tolse quando il capo, toscano, decise di buttare a mare il sindaco chirurgo, al quale l'operazione di salvataggio di Roma non era riuscita.
Di fronte all'impiego della Di Biase nella Sorgente Group, lei che è già consigliera comunale e mamma, oltre che moglie di ministro parlamentare, viene da concludere che davvero in Italia trovare un posto di lavoro è impresa quasi impossibile, se deve intervenire ( come si sicuramente non sarà accaduto nel nostro caso, ma noi lo ipotizziamo comunque) il marito ministro per trovare lavoro a sua moglie. E qui la fortuna per noi è che la società esisteva già. Perchè in tempi passati, non remoti, il fedele scudiero di Franceschini e Letta, cioè Salvo Nastasi, per trovare posto alla sua mogliettina Giulia - la figlia di Gianni Minoli e Matilde Bernabei - si inventò il Museo del Teatro San Carlo a nostre spese.
Dunque ci è andata fin troppo bene nel caso di Franceschini e Michela di Biase alla Sorgente Group.
Infine, secondo alcune ricostruzione giornalistiche, pare che la Siae sia diventato il 'cavallo di troia' dei renziani per dare l'ultimo assalto ai posti che man mano si liberano nel pubblico, ma solo a quelli più ambiti e meglio retribuiti: vi ha trovato impiego anche una sorella del sindaco di Firenze, Dario Nardella.
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sabato 24 giugno 2017
venerdì 21 aprile 2017
Annettere o disconnettere? Questo è il problema per Roma e Milano
Fitch abbassa il rating sull'Italia a causa della 'timidezza' del governo nel proseguire sulla strada delle riforme e dell'instabilità politica, ma anche per la mancata riduzione del debito. Ma il vero problema italiano, a dispetto delle apparenti valutazioni 'a distanza' dell'agenzia di rating, è ANNETTERE o DISCONNETTERE. Solo a seguito delle decisioni su tale problema, Ficht - ha già fatto sapere - tornerà a riconoscere all'affidabilità italiana la tripla A.
A Roma il Comune è in guerra con il Governo sulla configurazione giuridica del cosiddetto 'Parco archeologico del Colosseo'. La Raggi lo vuole per sè, annesso al Comune, Franceschini invece no; a Milano si discute sull'autonomia della Lombardia, sulla disconnessione cioè dall'Italia, come vorrebbe Maroni che su tale questione ha già indetto un referendum, fissandone la data al prossimo 22 ottobre (costo una cinquantina di milioni di Euro: spiccioli per le casse della regione più ricca del paese).
Insomma c'è chi lo vuole connesso (Parco archeologico del Colosseo) e chi disconnessa (Regione Lombardia, alla quale potrebbe unirsi anche il Veneto, sotto l'unica bandiera della Lega. Perchè? Per rivendicare buona amministrazione, dimostrata già nei fatti o per mettere le mani su qualche tesoretto? Nel caso di Roma, il Comune reclama lo sbigliettamento del Colosseo che produce annualmente una cinquantina di milioni di Euro circa; e la Lombardia, l'amministrazione diretta delle entrate tributarie, senza che queste debbano fare un lungo giro, passando prima per Roma, che ci fa la cresta, prima di tornare in Lombardia?
A Bergamo, dove ieri è stata data notizia del referendum 'separatista' ( ma solo amministrativamente, perché comunque si vuole restare in Italia!!!!), Giorgio Gori ( che ebbe l'appoggio di Renzi quando si candidò a sindaco di bergamo, e che si candiderà a governatore della Lombardia) ha fatto sapere che voterà sì al referendum, preannunciando che sua moglie Cristina Parodi, passerà a lavorare a Telelombardia, che potrebbe assumere la denominazione transitoria di 'Telemarroni' in omaggio al tribuno separatista, lasciando la Rai . A Roma, al contrario, tace la combattiva Michela Di Biase, moglie di Franceschini e capogruppo PD in Campidoglio, combattuta se sposare la tesi del suo maritino oppure dare man forte alla Raggi che s'è già assicurata perfino l'appoggio di Fassina, antigovernativo ad oltranza.
Perchè tanta passione politica per la questione se annettersi o disconnettersi nel primo o nel secondo caso? Per rivendicare, annettendosi o disconnettendosi, una migliore amministrazione? La Raggi potrebbe vantare una amministrazione migliore di quella che garantirebbe il Governo? E disconnettendosi, la Lombardia altrettanto, di deturpazione e pèerfino di crollo magari organizzando un altro Expo, fra qualche anno, senza i soldi del governo centrale?
Se la Raggi adducesse questa ragione - ma non lo fa - vorrebbe dire che ha la faccia di bronzo. Una amministrazione che fa acqua da tutte le parti, che ha ridotto la città nello stato pietoso che è sotto gli occhi di tutti, può convincere che il Colosseo lasciato nelle sue mani eviterebbe ogni pericolo e sarebbe custodito come si custodisce il gioiello di famiglia?
E Maroni potrebbe assicurare i suoi cittadini che la Lombardia sarebbe meglio amministrata, finalmente libera dagli scandali che solo l'assoggettamento al governo centrale ha prodotto in questi anni- secondo il suo pensiero distorto?
La verità vera di questa lotta fra autonomie e governo centrale ha un diverso fine in ambedue i casi: mettere le mani sul malloppo, senza che nessuno garantisca preventivamente per un migliore suo uso.
E i cittadini dovrebbero fidarsi?
A Roma il Comune è in guerra con il Governo sulla configurazione giuridica del cosiddetto 'Parco archeologico del Colosseo'. La Raggi lo vuole per sè, annesso al Comune, Franceschini invece no; a Milano si discute sull'autonomia della Lombardia, sulla disconnessione cioè dall'Italia, come vorrebbe Maroni che su tale questione ha già indetto un referendum, fissandone la data al prossimo 22 ottobre (costo una cinquantina di milioni di Euro: spiccioli per le casse della regione più ricca del paese).
Insomma c'è chi lo vuole connesso (Parco archeologico del Colosseo) e chi disconnessa (Regione Lombardia, alla quale potrebbe unirsi anche il Veneto, sotto l'unica bandiera della Lega. Perchè? Per rivendicare buona amministrazione, dimostrata già nei fatti o per mettere le mani su qualche tesoretto? Nel caso di Roma, il Comune reclama lo sbigliettamento del Colosseo che produce annualmente una cinquantina di milioni di Euro circa; e la Lombardia, l'amministrazione diretta delle entrate tributarie, senza che queste debbano fare un lungo giro, passando prima per Roma, che ci fa la cresta, prima di tornare in Lombardia?
A Bergamo, dove ieri è stata data notizia del referendum 'separatista' ( ma solo amministrativamente, perché comunque si vuole restare in Italia!!!!), Giorgio Gori ( che ebbe l'appoggio di Renzi quando si candidò a sindaco di bergamo, e che si candiderà a governatore della Lombardia) ha fatto sapere che voterà sì al referendum, preannunciando che sua moglie Cristina Parodi, passerà a lavorare a Telelombardia, che potrebbe assumere la denominazione transitoria di 'Telemarroni' in omaggio al tribuno separatista, lasciando la Rai . A Roma, al contrario, tace la combattiva Michela Di Biase, moglie di Franceschini e capogruppo PD in Campidoglio, combattuta se sposare la tesi del suo maritino oppure dare man forte alla Raggi che s'è già assicurata perfino l'appoggio di Fassina, antigovernativo ad oltranza.
Perchè tanta passione politica per la questione se annettersi o disconnettersi nel primo o nel secondo caso? Per rivendicare, annettendosi o disconnettendosi, una migliore amministrazione? La Raggi potrebbe vantare una amministrazione migliore di quella che garantirebbe il Governo? E disconnettendosi, la Lombardia altrettanto, di deturpazione e pèerfino di crollo magari organizzando un altro Expo, fra qualche anno, senza i soldi del governo centrale?
Se la Raggi adducesse questa ragione - ma non lo fa - vorrebbe dire che ha la faccia di bronzo. Una amministrazione che fa acqua da tutte le parti, che ha ridotto la città nello stato pietoso che è sotto gli occhi di tutti, può convincere che il Colosseo lasciato nelle sue mani eviterebbe ogni pericolo e sarebbe custodito come si custodisce il gioiello di famiglia?
E Maroni potrebbe assicurare i suoi cittadini che la Lombardia sarebbe meglio amministrata, finalmente libera dagli scandali che solo l'assoggettamento al governo centrale ha prodotto in questi anni- secondo il suo pensiero distorto?
La verità vera di questa lotta fra autonomie e governo centrale ha un diverso fine in ambedue i casi: mettere le mani sul malloppo, senza che nessuno garantisca preventivamente per un migliore suo uso.
E i cittadini dovrebbero fidarsi?
giovedì 30 marzo 2017
Dario Franceschini e Michela Di Biase contro Luca Bergamo. Due contro uno nella lotta per la gratuità dei musei
Che succederebbe se mettessimo un biglietto di ingresso al Pantheon - ipotizza e lancia Franceschini. Neanche per sogno, gli risponde Luca Bergamo. Dunque Ministro contro assessore al Comune di Roma, che è in minoranza, perchè lui deve vedersela, in Consiglio comunale, anche con la capogruppo dell'opposizione, da sempre combattiva, Michela Di Biase, signora Franceschini, e già presidente della Commissione 'Cultura' del Campidoglio, ai tempi di Marino. Quando, a differenza di ciò che accade oggi - ministero Pd e Comune Cinquestelle - un filo 'rosso', seppure di un rosso ormai sbiadito, teneva legati il 'Collegio romano' al Campidoglio.
Contro la proposta di Franceschini non s'è levato solo Bergamo ma anche molti altri, comprese le gerarchie ecclesiastiche che considerano quello storico monumento anche un edificio sacro - come se in Italia non esistessero già casi di chiese che, per visitarle, occorre pagare un biglietto d'ingresso.
Ma per Bergamo Franceschini, dal Ministero, e forse anche la Di Biase, in Consiglio comunale, hanno la risposta bella pronta. "Cominci lui a non far pagare l'ingresso ai Musei capitolini. E lui ha detto che per i romani potrebbe essere, ma non per tutti.
Certo è che la lotta non si ferma al Pantheon o ai Musei capitolini, perchè il progetto di Franceschini di fottersi la gestione, e di conseguenza anche le entrate, del Colosseo, sfilandolo al Campidoglio, è già sulla dirittura d'arrivo.
L'unica vittoria che ci si aspetta è che l'entrata ai musei sia gratuita. Il Ministero o il Campidoglio perderebbero delle entrate, ma certamente i cittadini ne guadagnerebbero in tutti i sensi, risparmio compreso.
Contro la proposta di Franceschini non s'è levato solo Bergamo ma anche molti altri, comprese le gerarchie ecclesiastiche che considerano quello storico monumento anche un edificio sacro - come se in Italia non esistessero già casi di chiese che, per visitarle, occorre pagare un biglietto d'ingresso.
Ma per Bergamo Franceschini, dal Ministero, e forse anche la Di Biase, in Consiglio comunale, hanno la risposta bella pronta. "Cominci lui a non far pagare l'ingresso ai Musei capitolini. E lui ha detto che per i romani potrebbe essere, ma non per tutti.
Certo è che la lotta non si ferma al Pantheon o ai Musei capitolini, perchè il progetto di Franceschini di fottersi la gestione, e di conseguenza anche le entrate, del Colosseo, sfilandolo al Campidoglio, è già sulla dirittura d'arrivo.
L'unica vittoria che ci si aspetta è che l'entrata ai musei sia gratuita. Il Ministero o il Campidoglio perderebbero delle entrate, ma certamente i cittadini ne guadagnerebbero in tutti i sensi, risparmio compreso.
venerdì 17 marzo 2017
Barbareschi, Franceschini, Bergamo: volano stracci
Nel corso della conferenza stampa di Barbareschi, convocata per spiegare le ragioni della sua intenzione - necessaria - di chiudere l'Eliseo proprio alla vigilia delle celebrazioni per i suoi primi - e forse anche ultimi - cent'anni di vita, sono volati stracci all'indirizzo dei governanti, dal ministro Franceschini all'assessore del Comune di Roma, Bergamo, ma anche, di ritorno, verso il lanciatore.
Barbareschi s'è lamentato dei magrissimi finanziamenti sia ministeriali che comunali; il ministro e l'assessore gli hanno risposto a stretto giro che la loro parte l'hanno fatta e che nessuno ha promesso uno stanziamento speciale di 4.000.000 di Euro, inserito nel decreto cosiddetto 'milleproroghe' e poi saltato. Almeno fino a quando non fosse stato approvato. E si chiedeva di avere lo stesso trattamento di altre istituzioni culturali, verso le quali Barbareschi non ha mancato di indirizzare i suoi strali, perché continuamente foraggiate da governi e istituzioni amiche.
Nel tentativo di salvare dal naufragio la sua barca che egli ha rimesso a nuovo con soldi di tasca propria, appena due anni fa, non ha risparmiato attacchi ad altri barconi, come il Piccolo di Milano e il Teatro di Roma che comunque faticano per tenersi a galla. Il Piccolo - ha accusato - superfinanziato dal Governo ma che , da cinquant'anni ripropone lo stesso 'Arlecchino', il Teatro di Roma che, non se ne comprende la ragione, riceve molto meno del Piccolo ecc..
Ed ha accusato direttamente anche il ministro che ha in testa solo il Colosseo - ha dimenticato Barbareschi di ricordare che sempre Franceschini ha trovato fondi consistenti per restaurare un presidio militare a Roma, nella circoscrizione nella quale sua moglie, la bella e combattiva Michela Di Biase ha il suo collegio elettorale (i giornali a suo tempo ne parlarono) - e gli scavi di Pompei, dove anche a distanza, cioè da Roma, è in grado di far cadere muri di cinta e le stesse domus.
Contro bergamo ha detto che nonostante l'abbia invitato lui non s'è fatto mai vedere all'Eliseo, perché ai nuovi inquilini del Campidoglio della cultura non fotte assolutamente nulla - vero!
E poi, nel tentativo estremo di tenersi lui a galla ha tentato di agganciare con arpione avvelenato le Fondazioni liriche che 'macinano soldi' in maniera indecente. Barbareschi, basta.
La questione vera è che lo Stato della cultura se ne fotte, al di là delle mire di grandezza del ministro Franceschini che vuole passare alla storia come colui che ha ricostruito la platea al Colosseo - una follia costosa! - e che vuole annettere al Ministero la gestione ed i fondi (le entrate!!!) del monumento più visitato al mondo: da un lato ha trovato nelle pieghe della gestione ministeriale 20 milioni per la sua operazione faraonica, dall'altro vuole rimpinguare quelle stesse casse svuotate, annettendosi la gestione diretta del monumento. E che, per essa, ha sempre meno fondi disponibili, resi ancora più magri dalla crisi che non accenna a passare. Intanto, per farsi incoronare come il miglior ministro d'Europa, fra pochi giorni, riunisce a Firenze - la città dell'ex capo - il cosiddetto stato maggiore della cultura europea, tutti i suoi omologhi e ci ha portato anche Riccardo Muti a dirigere per il sollazzo dei convenuti.
E, nello stesso tempo, vuole mettere bocca in tutte le nomine anche ai vertici delle istituzioni culturali, badando più alla fedeltà che alla competenza, non chiedendo mai conto della gestione di dette istituzioni, che certamente finiranno una dopo l'altra affondate proprio dal Ministero che, per dominarle, le tiene a stecchetto. Salvo poi, come accusava Barbareschi, elargire fondi speciali alle istituzioni amiche.
La medicina per salvarle da morte sicura è semplice: mettere a disposizioni fondi che ne garantiscano la gestione, senza strozzarle, togliendo loro anche l'aria per respirare; farle guidare da persone competenti, anche se non hanno giurato fedeltà preventiva al capo di turno; muovere azioni di responsabilità contro i cattivi amministratori e rimuoverli immediatamente.
Così si governa in un paese civile che ha a cuore i suoi tesori le sue ricchezze, dove le vittime non possono essere i cittadini ignari ed irresponsabili delle malefatte dei loro governanti a tutti i livelli.
Barbareschi s'è lamentato dei magrissimi finanziamenti sia ministeriali che comunali; il ministro e l'assessore gli hanno risposto a stretto giro che la loro parte l'hanno fatta e che nessuno ha promesso uno stanziamento speciale di 4.000.000 di Euro, inserito nel decreto cosiddetto 'milleproroghe' e poi saltato. Almeno fino a quando non fosse stato approvato. E si chiedeva di avere lo stesso trattamento di altre istituzioni culturali, verso le quali Barbareschi non ha mancato di indirizzare i suoi strali, perché continuamente foraggiate da governi e istituzioni amiche.
Nel tentativo di salvare dal naufragio la sua barca che egli ha rimesso a nuovo con soldi di tasca propria, appena due anni fa, non ha risparmiato attacchi ad altri barconi, come il Piccolo di Milano e il Teatro di Roma che comunque faticano per tenersi a galla. Il Piccolo - ha accusato - superfinanziato dal Governo ma che , da cinquant'anni ripropone lo stesso 'Arlecchino', il Teatro di Roma che, non se ne comprende la ragione, riceve molto meno del Piccolo ecc..
Ed ha accusato direttamente anche il ministro che ha in testa solo il Colosseo - ha dimenticato Barbareschi di ricordare che sempre Franceschini ha trovato fondi consistenti per restaurare un presidio militare a Roma, nella circoscrizione nella quale sua moglie, la bella e combattiva Michela Di Biase ha il suo collegio elettorale (i giornali a suo tempo ne parlarono) - e gli scavi di Pompei, dove anche a distanza, cioè da Roma, è in grado di far cadere muri di cinta e le stesse domus.
Contro bergamo ha detto che nonostante l'abbia invitato lui non s'è fatto mai vedere all'Eliseo, perché ai nuovi inquilini del Campidoglio della cultura non fotte assolutamente nulla - vero!
E poi, nel tentativo estremo di tenersi lui a galla ha tentato di agganciare con arpione avvelenato le Fondazioni liriche che 'macinano soldi' in maniera indecente. Barbareschi, basta.
La questione vera è che lo Stato della cultura se ne fotte, al di là delle mire di grandezza del ministro Franceschini che vuole passare alla storia come colui che ha ricostruito la platea al Colosseo - una follia costosa! - e che vuole annettere al Ministero la gestione ed i fondi (le entrate!!!) del monumento più visitato al mondo: da un lato ha trovato nelle pieghe della gestione ministeriale 20 milioni per la sua operazione faraonica, dall'altro vuole rimpinguare quelle stesse casse svuotate, annettendosi la gestione diretta del monumento. E che, per essa, ha sempre meno fondi disponibili, resi ancora più magri dalla crisi che non accenna a passare. Intanto, per farsi incoronare come il miglior ministro d'Europa, fra pochi giorni, riunisce a Firenze - la città dell'ex capo - il cosiddetto stato maggiore della cultura europea, tutti i suoi omologhi e ci ha portato anche Riccardo Muti a dirigere per il sollazzo dei convenuti.
E, nello stesso tempo, vuole mettere bocca in tutte le nomine anche ai vertici delle istituzioni culturali, badando più alla fedeltà che alla competenza, non chiedendo mai conto della gestione di dette istituzioni, che certamente finiranno una dopo l'altra affondate proprio dal Ministero che, per dominarle, le tiene a stecchetto. Salvo poi, come accusava Barbareschi, elargire fondi speciali alle istituzioni amiche.
La medicina per salvarle da morte sicura è semplice: mettere a disposizioni fondi che ne garantiscano la gestione, senza strozzarle, togliendo loro anche l'aria per respirare; farle guidare da persone competenti, anche se non hanno giurato fedeltà preventiva al capo di turno; muovere azioni di responsabilità contro i cattivi amministratori e rimuoverli immediatamente.
Così si governa in un paese civile che ha a cuore i suoi tesori le sue ricchezze, dove le vittime non possono essere i cittadini ignari ed irresponsabili delle malefatte dei loro governanti a tutti i livelli.
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mercoledì 19 ottobre 2016
Opera di Roma. Bilancio.Fuortes balla sulle punte
Ieri un gruppo di lavoratori dell'Opera di Roma - che ha il sovrintendente a mezzi con l'Arena di Verona, Fuortes, con la missione doppia per ambedue le fondazioni di salvarle dal baratro dei conti - si sono fatti ascoltare dalla Commissione Cultura del Campidoglio, ora in mao ai grillini ed un tempo presieduta dalla signora Franceschini, Michela Di Biase, che nella presente legislatura fa sentire giornalmente la sua voce, come non faceva all'epoca di Marino.
Si sono presenti per fra sentire la loro voce, dicendo quello che pensano sul bilancio del teatro che a giorni, con convocazione ufficiale, Fuortes presenterà alla Commissione.
Ed hanno detto che il passivo risulta in 54 milioni di Euro. Come mai - hanno chiesto - se per effetto della Legge Bray nelle casse del teatro sono giunti ben 25 milioni di Euro? Che succede? Col passare del tempo e nonostante l'arrivo di soldi freschi, il buco di bilancio del teatro aumenta?
E' bastato aver lanciato il sasso, ma senza nascondere la mano, che sollecita è arrivata la risposta di Fuortes.
I 25 milioni di Euro arrivati attraverso la Legge Bray non sono un credito bensì un debito da restituire negli anni a condizioni favorevoli, ma vanno comunque conteggiati nel passivo della istituzione. E perciò sottratti dai 54, portano il debito a 29 milioni di Euro. Un bel colpo. ma non è l'unico. Se consideriamo che l'Opera - ha detto sempre Fuortes - vanta crediti per 16 milioni ( sperando che non siano crediti 'deteriorati' o 'inesigibili'), vediamo che il debito si abbatte ulteriormente ed arriva a 13 milioni. E 13 milioni, conclude Fuortes, per un teatro che ha un budget annuale di 54 milioni circa, sono bruscolini.
Oltre tutto non bisogna dimenticare che sono aumentati i biglietti venduti, le produzioni, le repliche e le entrate sia da botteghino che da sponsor. Che altro volete, sembra dire Fuortes, mentre disegna nell'aria l'ultima piroetta? E non ha neppure fatto cenno, mentre avrebbe potuto, al grande successo della Traviata di primavera firmata Coppola-Valentino ( con qualche macchia sotto il profilo musicale, secondario), non l'ha citata solo per non stendere i suoi baldanzosi detrattori.
Si sono presenti per fra sentire la loro voce, dicendo quello che pensano sul bilancio del teatro che a giorni, con convocazione ufficiale, Fuortes presenterà alla Commissione.
Ed hanno detto che il passivo risulta in 54 milioni di Euro. Come mai - hanno chiesto - se per effetto della Legge Bray nelle casse del teatro sono giunti ben 25 milioni di Euro? Che succede? Col passare del tempo e nonostante l'arrivo di soldi freschi, il buco di bilancio del teatro aumenta?
E' bastato aver lanciato il sasso, ma senza nascondere la mano, che sollecita è arrivata la risposta di Fuortes.
I 25 milioni di Euro arrivati attraverso la Legge Bray non sono un credito bensì un debito da restituire negli anni a condizioni favorevoli, ma vanno comunque conteggiati nel passivo della istituzione. E perciò sottratti dai 54, portano il debito a 29 milioni di Euro. Un bel colpo. ma non è l'unico. Se consideriamo che l'Opera - ha detto sempre Fuortes - vanta crediti per 16 milioni ( sperando che non siano crediti 'deteriorati' o 'inesigibili'), vediamo che il debito si abbatte ulteriormente ed arriva a 13 milioni. E 13 milioni, conclude Fuortes, per un teatro che ha un budget annuale di 54 milioni circa, sono bruscolini.
Oltre tutto non bisogna dimenticare che sono aumentati i biglietti venduti, le produzioni, le repliche e le entrate sia da botteghino che da sponsor. Che altro volete, sembra dire Fuortes, mentre disegna nell'aria l'ultima piroetta? E non ha neppure fatto cenno, mentre avrebbe potuto, al grande successo della Traviata di primavera firmata Coppola-Valentino ( con qualche macchia sotto il profilo musicale, secondario), non l'ha citata solo per non stendere i suoi baldanzosi detrattori.
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venerdì 6 maggio 2016
Teatro alla Scala, Teatro di San Carlo, Festival di Spoleto, Opera di Firenze, Franceschini e signora. Appunti
L'assessore regionale alla cultura, rappresentante di Maroni (Regione, socio fondatore) nel Consiglio d'Amministrazione della Scala, ha bocciato il cartellone 2016-17 per due ragioni. La prima perchè alcune produzioni vengono da Salisburgo e Zurigo - precedenti approdi direttoriali di Pereira - e la seconda per l'eccesso di titoli offerti. 15 titoli sono tanti in tempi in cui nessuno ha più soldi da 'gettare' secondo l'evidente, anche se non dichiarato, credo leghista nel quale crede fermamente l'assessora Cristina Cappellini formatasi nelle Università parlamentari, nelle classi di alta specializzazione di Bossi, padre, e Calderoli.
L' abbiamo ascoltata, in video, rimestare a vuoto, alla presentazione di un Convegno milanese sulla famiglia, promosso dal suo assessorato che comprende anche la responsabilità della famiglia. E dunque non ci meravigliano queste sue uscite scaligere, suggerite direttamente da Maroni che, quando le ha assegnato l'incarico nel CdA scaligero deve averle ordinato - e lei, sottomessa e riconoscente, ubbidì - di votare sempre contro, tanto i soldi spesi per la Sala sono soldi buttati; e comunque finché sindaco resta Pisapia, e non viene un leghista, tassativo votare contro.
In tutto il mondo, italiano ed estero, si dice che i nostri teatri hanno una produzione striminzita, rispetto solo a qualche decennio fa, con pochi titoli; mentre nel teatro più importante del mondo si deve sentire un'assessora alla cultura venirci a dire che 15 titoli sono troppi.
Tornare poi sugli acquisti fatti a Salisburgo ed anche a Zurigo, certo qualcosa si può rimproverare a Pereira, se consta la bruttezza degli allestimenti, regia compresa, ed anche il loro costo, esoso. Ma eliminati tali appunti che altro vuol ordinare la Cappellini, a Pereira, senza essere Lei la sovrintendente, e non vantando competenze e conoscenza in materia?
Tanto per fare un paragone istruttivo, al San Carlo, quest'anno - dove è arrivato per la direzione artistica, Paolo Pinamonti, provenienza San Carlo di Lisbona e poi Madrid, zarzuela - i titoli in cartellone (la stagione è stata appena presentata) sono 18, tre in più della Scala; ed anche al San Carlo, un allestimento viene da un teatro del quale Pinamonti è stato sovrintendente, perché ognuno si avvale delle proprie conoscenze, attinte in tutti i posti di lavoro.
Semmai qualche appunto potrebbe esser mosso qualora si dimostri che a fronte di quegli acquisti, vengono scartati allestimenti di proprietà del teatro, molto più belli e gratuiti - basti pensare al successo che ha da decenni l'allestimento zeffirelliano di Bohème . Pietà, per la Cappellini.
A Spoleto, la più ricca passerella di registi e spettacoli teatrali, dove regna, da nove anni già, Giorgio Ferrara, regista anch'egli, solo il titolo d'opera - uno all'anno, mentre numerosi sono gli spettacoli teatrali - non ha un regista di nome, essendosi accaparrate egli medesimo le regie per la cosiddetta trilogia 'italiana' di Mozart ( i giornali più informati parlano di una 'trilogia mozartiana' che non conosciamo e sarà, dunque, scoperta recentissima) data una all'anno, senza che nessuno gli muova qualche appunto, come se l'opera ( da ferrara ridotta al lumicino, a Spoleto), a differenza del teatro di prosa non meriti una regia d'autore. Quanto poi alle collaborazione fra Spoleto e Ravenna ( benedette e spinte, disinteressatamente, da Nastasi), è proprio necessario che l'unico spettacolo in coproduzione sia un'opera con la regia della signora Muti, il cui marito - ma questo va bene - l'anno prossimo con la Cherubini, residente a Spoleto, dirigerà il Concerto in Piazza conclusivo?
Infine due capitoli che vedono interessato il ministro Franceschini. Due capitoli di finanziamento che qualche sospetto lo destano. Il primo riguarda l'Opera di Firenze che, dal recentissimo stanziamento per la cultura, riceve 60 milioni per il suo completamento - ma qui ovvio che ci sia lo zampino, anzi zampone, di Renzi - stanziamento tuttavia provvidenziale, per non erigere un altro monumento all'ennesima 'incompiuta' italiana; seppure, d'altro canto, non sembri fuori luogo sottolineare che trattasi dell'unico finanziamento riservato ad un teatro in Italia, mentre tutti gli altri riguardano musei, siti archeologici.
Ad eccezione di uno solo: 30 milioni per la ristrutturazione di manufatti industriali del passato a Roma, da destinare a luoghi della creatività. E qui cascò il ministro, come ha fatto notare 'Il fatto quotidiano' oggi, quando ha raccontato che questo stanziamento, cospicuo, è di fatto un gran favore 'elettorale' alla di lui bella signora, Michela Di Biase, in vista delle prossime elezioni comunali, ma anche in prospettiva di quelle politiche, quando sicuramente il PD non si vorrà privare della di lei competenza e determinazione. Tali manufatti industriali in deperimento si trovano proprio nel collegio elettorale della Di Biase ; e sono in molti a giurare che la brava ( e bella, che non guasta) consigliera sarà fra le più votate nelle prossime elezioni.
L' abbiamo ascoltata, in video, rimestare a vuoto, alla presentazione di un Convegno milanese sulla famiglia, promosso dal suo assessorato che comprende anche la responsabilità della famiglia. E dunque non ci meravigliano queste sue uscite scaligere, suggerite direttamente da Maroni che, quando le ha assegnato l'incarico nel CdA scaligero deve averle ordinato - e lei, sottomessa e riconoscente, ubbidì - di votare sempre contro, tanto i soldi spesi per la Sala sono soldi buttati; e comunque finché sindaco resta Pisapia, e non viene un leghista, tassativo votare contro.
In tutto il mondo, italiano ed estero, si dice che i nostri teatri hanno una produzione striminzita, rispetto solo a qualche decennio fa, con pochi titoli; mentre nel teatro più importante del mondo si deve sentire un'assessora alla cultura venirci a dire che 15 titoli sono troppi.
Tornare poi sugli acquisti fatti a Salisburgo ed anche a Zurigo, certo qualcosa si può rimproverare a Pereira, se consta la bruttezza degli allestimenti, regia compresa, ed anche il loro costo, esoso. Ma eliminati tali appunti che altro vuol ordinare la Cappellini, a Pereira, senza essere Lei la sovrintendente, e non vantando competenze e conoscenza in materia?
Tanto per fare un paragone istruttivo, al San Carlo, quest'anno - dove è arrivato per la direzione artistica, Paolo Pinamonti, provenienza San Carlo di Lisbona e poi Madrid, zarzuela - i titoli in cartellone (la stagione è stata appena presentata) sono 18, tre in più della Scala; ed anche al San Carlo, un allestimento viene da un teatro del quale Pinamonti è stato sovrintendente, perché ognuno si avvale delle proprie conoscenze, attinte in tutti i posti di lavoro.
Semmai qualche appunto potrebbe esser mosso qualora si dimostri che a fronte di quegli acquisti, vengono scartati allestimenti di proprietà del teatro, molto più belli e gratuiti - basti pensare al successo che ha da decenni l'allestimento zeffirelliano di Bohème . Pietà, per la Cappellini.
A Spoleto, la più ricca passerella di registi e spettacoli teatrali, dove regna, da nove anni già, Giorgio Ferrara, regista anch'egli, solo il titolo d'opera - uno all'anno, mentre numerosi sono gli spettacoli teatrali - non ha un regista di nome, essendosi accaparrate egli medesimo le regie per la cosiddetta trilogia 'italiana' di Mozart ( i giornali più informati parlano di una 'trilogia mozartiana' che non conosciamo e sarà, dunque, scoperta recentissima) data una all'anno, senza che nessuno gli muova qualche appunto, come se l'opera ( da ferrara ridotta al lumicino, a Spoleto), a differenza del teatro di prosa non meriti una regia d'autore. Quanto poi alle collaborazione fra Spoleto e Ravenna ( benedette e spinte, disinteressatamente, da Nastasi), è proprio necessario che l'unico spettacolo in coproduzione sia un'opera con la regia della signora Muti, il cui marito - ma questo va bene - l'anno prossimo con la Cherubini, residente a Spoleto, dirigerà il Concerto in Piazza conclusivo?
Infine due capitoli che vedono interessato il ministro Franceschini. Due capitoli di finanziamento che qualche sospetto lo destano. Il primo riguarda l'Opera di Firenze che, dal recentissimo stanziamento per la cultura, riceve 60 milioni per il suo completamento - ma qui ovvio che ci sia lo zampino, anzi zampone, di Renzi - stanziamento tuttavia provvidenziale, per non erigere un altro monumento all'ennesima 'incompiuta' italiana; seppure, d'altro canto, non sembri fuori luogo sottolineare che trattasi dell'unico finanziamento riservato ad un teatro in Italia, mentre tutti gli altri riguardano musei, siti archeologici.
Ad eccezione di uno solo: 30 milioni per la ristrutturazione di manufatti industriali del passato a Roma, da destinare a luoghi della creatività. E qui cascò il ministro, come ha fatto notare 'Il fatto quotidiano' oggi, quando ha raccontato che questo stanziamento, cospicuo, è di fatto un gran favore 'elettorale' alla di lui bella signora, Michela Di Biase, in vista delle prossime elezioni comunali, ma anche in prospettiva di quelle politiche, quando sicuramente il PD non si vorrà privare della di lei competenza e determinazione. Tali manufatti industriali in deperimento si trovano proprio nel collegio elettorale della Di Biase ; e sono in molti a giurare che la brava ( e bella, che non guasta) consigliera sarà fra le più votate nelle prossime elezioni.
sabato 15 novembre 2014
Roma, non ancora allagata, fa acqua da tutte le parti, dal Campidoglio all'Opera. Marino, ma anche Fuortes, dovrebbero ritirarsi in buon ordine.
I giornali locali di questi giorni sembrano bollettini di guerra, meglio: di vigilia di resa. Tutto il PD contro il sindaco della capitale - che è del PD. Il divorzio minacciato è ora annunciato, fra Ignazio Marino e il governo della città, e fra Ignazio Marino e il Presidente - anzi la Presidente della 'Commissione Cultura', l'avvenente battagliera Michela Di Biase, sposata Franceschini, la quale nella riunione del partito di ieri l'ha quasi insultato dicendo che non c'è cosa che egli sappia fare al momento giusto, compreso quella sortita tardiva fra la 'ggente di Tor Sapienza, nonostante tutti glielo avessero consigliato anzi chiesto da giorni e prima che il fuoco divampasse. Egli non demorde, vuole restare in cima alla classifica del più grande gaffeur che la storia recente di Roma ricordi, contendendo in detta classifica il primo posto all'ex rettore della Sapienza, Frati, che di gaffes ne inanellava una al giorno, e di una in particolare, noi stessi fummo testimoni in un tragicomica serata nell'Aula magna, al cospetto di Riccardo Muti cui il rettore consegnava il diploma di laurea honoris causa.
No Marino, anche a seguito del suo appoggio all'altro improponibile personaggio di questi giorni, Carlo Fuortes, nel suo insensato progetto di esternalizzare orchestra e coro dell'Opera, per il quale il mondo intero gli ha riso dietro, non può restare. Non ne ha indovinata una, anche senza parlare del Caso Valle, che lui magari si vanterà di aver risolto mentre invece i rivoltosi occupanti hanno solo ascoltato un invito, al quale non potevano dire di no, del potente direttore di Radio 3 e dell'Argentina, Marino Sinibaldi oltre che della veterana Giovanna Marinelli, promossa assessora, con grande scontento della Di Biase che a quell'incarico teneva e forse ci teneva anche suo marito Franceschini. Naturalmente passiamo sopra il pasticcio delle strisce blu per i parcheggi e mille altre cose nelle quali ha dato prova di essere quell'incapace che da subito i cittadini hanno stigmatizzato.
Con quale faccia crede di poter restare dopo la sconfessione generale dei cittadini e del suo stesso partito, non si capisce; come non si capisce neanche come faccia a restare, il suo sodale Fuortes, quand'anche alla fine riuscisse a mettere una toppa al disastro che ha contribuito ad aumentare all'Opera di Roma, dove cominciano a venir giù pezzi, quasi alla viglia della prima - mancano solo dieci giorni. Il soprano scritturato per Rusalka ha dichiarato forfait - per motivi di salute, si legge in un comunicato, ma noi temiamo che la sua malattia sia diplomatica, per non dispiacere a Muti; e non è ancora detto che gli altri pezzi tengano tutti; da qui al 27 potrebbero cadere anche altri, sempre che dal CDA del prossimo 23 si metta finalmente fine alla tragicommedia, messa in scena da Marino e Fuortes nello storico Costanzi.
Dal quale sempre il Fuortes incompetente, fa sapere che il Maestro Muti gli ha detto espressamente che egli non intende rinunciare alla sua carica di 'direttore onorario a vita', altra barzelletta che, comunque, si può inscenare anche a distanza, e cioè non mettendo più piede nel teatro dell'Opera di Roma.
No Marino, anche a seguito del suo appoggio all'altro improponibile personaggio di questi giorni, Carlo Fuortes, nel suo insensato progetto di esternalizzare orchestra e coro dell'Opera, per il quale il mondo intero gli ha riso dietro, non può restare. Non ne ha indovinata una, anche senza parlare del Caso Valle, che lui magari si vanterà di aver risolto mentre invece i rivoltosi occupanti hanno solo ascoltato un invito, al quale non potevano dire di no, del potente direttore di Radio 3 e dell'Argentina, Marino Sinibaldi oltre che della veterana Giovanna Marinelli, promossa assessora, con grande scontento della Di Biase che a quell'incarico teneva e forse ci teneva anche suo marito Franceschini. Naturalmente passiamo sopra il pasticcio delle strisce blu per i parcheggi e mille altre cose nelle quali ha dato prova di essere quell'incapace che da subito i cittadini hanno stigmatizzato.
Con quale faccia crede di poter restare dopo la sconfessione generale dei cittadini e del suo stesso partito, non si capisce; come non si capisce neanche come faccia a restare, il suo sodale Fuortes, quand'anche alla fine riuscisse a mettere una toppa al disastro che ha contribuito ad aumentare all'Opera di Roma, dove cominciano a venir giù pezzi, quasi alla viglia della prima - mancano solo dieci giorni. Il soprano scritturato per Rusalka ha dichiarato forfait - per motivi di salute, si legge in un comunicato, ma noi temiamo che la sua malattia sia diplomatica, per non dispiacere a Muti; e non è ancora detto che gli altri pezzi tengano tutti; da qui al 27 potrebbero cadere anche altri, sempre che dal CDA del prossimo 23 si metta finalmente fine alla tragicommedia, messa in scena da Marino e Fuortes nello storico Costanzi.
Dal quale sempre il Fuortes incompetente, fa sapere che il Maestro Muti gli ha detto espressamente che egli non intende rinunciare alla sua carica di 'direttore onorario a vita', altra barzelletta che, comunque, si può inscenare anche a distanza, e cioè non mettendo più piede nel teatro dell'Opera di Roma.
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