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lunedì 18 dicembre 2017

Oh, IMAIE vestita di nuovo

Cosa sia l'IMAIE, artisti interpreti ed esecutori, che  ne sono soci, lo sanno benissimo, come sanno anche che l'IMAIE (vecchia) è stata messa in liquidazione  il 14 luglio 2009, quando  emerse chiaramente che 'artisti o sedicenti tali'  - come li ha bollati il presidente della rinata società, l'avv. Andrea Miccichè - misero in atto un 'tentativo di truffa' ai danni dell'Istituto ( IMAIE sta per Istituto Mutualistico  per Artisti, Interpreti, Esecutori).

In questi giorni, conclusa  la gestione  della vecchia IMAIE , e cioè   quella che arriva alla data in cui la vecchia IMAIE fu messa in liquidazione, verranno distribuiti quasi 35.000.000 di Euro agli 80.000 circa aventi diritto.

L'IMAIE è, per gli interpreti una sorta di banca/salvadanaio - si potrebbe dire la consorella della SIAE che , invece, tutela i diritti degli autori ed editori - che si alimenta dalla riscossione dei diritti di interpretazione od esecuzione, a partire dall'audiovisivo. La quale banca, nei primi anni di vita, fu gestita da ladroni travestiti da artisti, smascherati dagli uffici dell'Istituto.

Ora la nuova IMAIE continuerà a difendere i diritti degli artisti esecutori ed interpreti, ai quali poi distribuirà, in percentuale,  quanto ricavato, assistendoli anche 'mutualisticamente'. Scorrendo gli organi attuali di governance dell'IMAIE alta agli occhi l'assenza totale negli organi di gestione di qualunque artista del settore  musicale classico, sia esso direttore,strumentista o cantante.

E' bene rammentare che il diritto degli interpreti, in ogni campo, è stato riconosciuto, dopo infinite lotte, ed ora  finalmente accettato pacificamente.

D ella 'nuova' IMAIE abbiamo appreso accidentalmente leggendo il bando del  72° Concorso 'Comunità Europea' per giovani cantanti lirici, organizzato dal Teatro Lirico Sperimentale di Spoleto, che si svolgerà l'anno venturo, e la cui giuria sarà  presieduta da Edda Moser, nel quale  si annuncia che la società che difende gli interpreti, l'IMAIE, ha creato un apposito premio che va al vincitore del Concorso,  e che ammonta a 15.000 Euro. E' un bel gesto che unisce idealmente gli interpreti in attività a quelli futuri, fra i quali ci si augura possano esserci ancora i  prossimi vincitori del concorso spoletino che ha una lunga, importante e gloriosa tradizione di artisti scoperti e 'laureati'.

sabato 24 giugno 2017

Il ministroFranceschini i guai se li va a cercare da solo, indipendentemente da Fedez

Si dice che mette le mani avanti. E, infatti, se uno va a cercare in rete la 'Sorgente Group', una società internazionale nei cui meandri forse anche un addetto ai lavori si perderebbe, figuriamoci noi, si legge   che il 'Gruppo e le società da esso controllate ecc... non hanno alcun rapporto con il Ministero di Franceschini'. E chi glielo ha chiesto, direbbe una qualunque persona? Perchè una società immobiliare, almeno questa sembra la sua vocazione principale dovrebbe avere rapporto con il Ministero della cultura? Ma sì forse per il fatto che la società organizza anche eventi culturali - ci pare di aver letto nel seguito della pagina 'home'.

Ora a noi la società ci interessa per il semplice fatto che gestisce anche l'immenso patrimonio immobiliare della SIAE che forse con il Ministero di Franceschini qualche rapporto ce l'ha. E allora?

Allora le cose cominciano a complicarsi. Perchè nel 2016, dunque l'altro ieri, la sig.ra Michela Di Biase, consigliera comunale PD, anzi capogruppo in Campidoglio, riceve dalla suddetta società un incarico  nel settore delle 'relazioni esterne'. Ed uno allora si chiede: relazioni esterne con chi? forse con il ministero di Frnceschini', E, se pure,  che ci sarebbe di strano? C'è di strano che Franceschini è il marito di Michela Di Biase. Ed è anche strano che alla consigliera, moglie del ministro, arrivi tale incarico  proprio qualche mese fa e non quando lei non era ancor la moglie di Franceschini. Non c'è nulla di strano, anzi nulla ci sarebbe in teoria, ma il caso dunque è strano assai. E per questo Fedez ha fatto bene a denunciarlo - anche se la sua denuncia nasce forse da un interesse personale: si è dissociato dalla Siae e si è rivolto ad una'altra società che riscuote  i diritti per gli artisti.

 Sui  possibili conflitti di interesse - anzi sugli interessi senza conflitti - della consigliera comunale Di Biase altre volte abbiamo scritto, ai tempi del sindaco Marino quando lei era  presidente della Commissione cultura al Campidoglio e suo marito era già ministro. Beh, in quel caso forse la Di Biase,  attraverso Franceschini, dava una mano a Marino - cosa che certamente non fa ora dai banchi dell'opposizione con la Raggi ( e bene fa visto il disastro della presente amministrazione); una mano che poi gli tolse quando il capo, toscano, decise di buttare a mare il sindaco chirurgo, al quale l'operazione di salvataggio di Roma non era riuscita.

Di fronte all'impiego della Di Biase nella Sorgente Group, lei che è già consigliera comunale e mamma, oltre che moglie di ministro parlamentare,  viene da concludere che davvero in Italia trovare un posto di lavoro è impresa quasi impossibile, se deve intervenire ( come si sicuramente non sarà accaduto nel nostro caso, ma noi lo ipotizziamo comunque) il marito ministro per trovare lavoro a sua moglie. E qui  la fortuna per noi è che la società esisteva già. Perchè in tempi passati, non remoti,  il fedele scudiero di Franceschini e Letta, cioè Salvo Nastasi, per trovare posto alla sua mogliettina Giulia - la figlia di Gianni Minoli e Matilde Bernabei - si inventò il Museo del Teatro San Carlo a nostre spese.
 Dunque ci è andata fin troppo bene nel caso di Franceschini e Michela di Biase alla Sorgente Group.

 Infine, secondo alcune ricostruzione giornalistiche, pare che la Siae sia diventato il 'cavallo di troia' dei renziani per dare l'ultimo assalto ai posti che man mano si liberano nel pubblico, ma solo a quelli più ambiti e meglio retribuiti: vi ha trovato impiego anche una sorella del sindaco di Firenze, Dario Nardella.

venerdì 6 gennaio 2017

All'assessore e vice sindaco Luca Bergamo la biblioteca storica del Burcardo non interessa?

Chi dice Burcardo dice 'storia del teatro italiano'. Nella storica biblioteca,  alle spalle del Teatro Argentina a Roma, è conservata la memoria storica del nostro teatro.
 La biblioteca è di proprietà della SIAE che paga per quei locali un affitto al Comune di Roma, che negli ultimi anni il Comune, ora retto dalla Raggi e dall'Assessore alla (ri)crescita culturale, Bergamo ha aumentato al punto di diventare, a parere dell SIAE non più sostenibile. E perciò... alla fine di questo mese la biblioteca dovrebbe sloggiare da quei locali. E finire dove?
 Noi, inguaribili ottimisti, pensiamo che, alla fine, Bergamo riuscirà a far ragionare il Comune - concesso che gli interessi il valore storico e culturale della biblioteca, anche in funzione della (ri)crescita culturale che, gli sta tanto a cuore, e a farlo recedere dall'intimazione dello sfratto, accettando una vera mediazione sull'aumento dell'affitto dei locali.
 Si tratta di una biblioteca, assessore, vorremmo dire a Bergamo - alla Raggi no, perchè lei non sa neppure cosa sia il Burcardo - sperando che poi lui riferisca alla direzione del patrimonio immobiliare del Comune intercedendo e dando tempo alla SIAE di ragionare sull'affitto  e trovare una soluzione.

Il Comune , prima di procedere a sfrattare la storica biblioteca conosciuta in tutto il mondo e notissima fra gli studiosi e le università italiane, dovrebbe rendere conto ai cittadini dell'esito definitivo dell'indagine avviata - o solo accelerata, secondo alcuni - da Tronca sugli  immobili del Comune dati in affitto a persone ed enti che non ne avevano diritto ed a prezzi scandalosamente fuori mercato.
 Ha fatto scalpore lo sfratto della storica sezione del PD da via dei Giubbonari, ma quello è stato un atto dimostrativo; vogliamo sapere se tutti gli immobili, dopo anni ed anni di indagini ed inchieste, ora sono  affittati a prezzi equi e solo a persone ed enti che ne hanno diritto.
Dopo che questa operazione, di cui - ripetiamo - non si conosce l'esito, verrà completata, allora si potrà anche bussare alla SIAE per domandarle un adeguamento dell'affitto per la biblioteca del Burcardo . Solo allora.  Senza,però, dimenticare che trattasi di una biblioteca preziosissima per gli studiosi e per la storia del teatro italiano. Salvo che non si trovi un benefattore disposto a venire incontro alla SIAE, per  il pagamento dell'affitto aumentato.
 In ultimo, se anche questa possibilità dovesse sfumare, allora deve pensarci la SIAE e provvedere, trovando una nuova sistemazione -  sebbene dannosa per gli studiosi che ormai conoscono quella sede alla spalle del teatro Argentina. Perchè la SIAE che dal teatro e dallo spettacolo dal vivo in generale trae la sua ragion d'essere ed anche i suoi introiti - se è ben amministrata, come speriamo che lo sia dal figlio di Caterina Caselli, erede dei Sugar - può far fronte alle spese della Biblioteca del Burcardo.
 Metta una tassa sui diritti degli artisti milionari- e ve ne sono. Che sarà mai, in confronto, l'affitto del Burcardo?

giovedì 20 agosto 2015

La SIAE riscuoterà i diritti della musica del 'Padrino' suonata ai funerali del boss dei Casamonica?

Inutile nascondersi che i funerali del patriarca dei Casamonica, potente famiglia mafiosa, seconda solo al clan Carminati - che in una conversazione li definiva 'straccioni'  - venuta dall'Abruzzo a Roma, all'inizio degli anni Settanta, fra le più potenti della malavita nella Capitale, senza il cui consenso nessuna partita di droga può circolare a Roma, hanno rappresentato una ferita gravissima, forse mortale, alla democrazia ed all'immagine della Capitale di un paese alla quale simili manifestazioni di potenza mafiosa e disprezzo della legalità erano state finora risparmiate. Le immagini di quel funerale hollywoodiano, con contorno di vigili urbani che controllano il traffico, agevolando il passaggio della carrozza a sei cavalli e  dei macchinoni che recavano corone di fiori a colui che, da morto, viene incoronato 're di roma' - giusto i manifesti giganti affissi fuori della parrocchia all'EUR, all'insaputa parroco che si è chiamato fuori, dichiarandosi cieco per tutto ciò che avviene fuori della porta della chiesa - quelle immagini,  che hanno naturalmente fatto il giro del mondo, sono scandalose, completate da quell'elicottero che ha preso a volteggiare all'arrivo del feretro,  sul piazzale antistante la chiesa,  inondandola di petali di rose.
Ora, ministro, prefetto, questore, sindaco e tutte le forze di polizia e quelle preposte all' ordine pubblico devono dare ragione di tanta disattenzione nei confronti di un fatto del genere e, in generale, dell'attività di un clan del quale  tutti gli oscuri traffici  illeciti rivelano più i giornali che le forze di polizia. Colluse? Troppo distratte nei confronti della più spietata malavita  che la magistratura vorrebbe anche coinvolta in alcuni sequestri di persona?
 Nessun responsabile dell'ordine pubblico può scaricare la responsabilità di quanto avvenuto su altri. Di fronte ad un fatto del genere non bastano le spiegazioni, dovrebbero seguire le dimissioni a catena, dal ministro, rappresenta e responsabile politico di tutte le forze che debbono badare alla sicurezza di un paese, fino agli ultimi responsabili più diretti dell'ordine pubblico. E Renzi che fa? Tace? Si chiama fuori? Vuol dare ad intendere che lui si occupa di cose più serie, se mai ve ne fossero di più serie?
 In questo scandalo, anche se coinvolta indirettamente, neanche la Chiesa può chiamarsi fuori, quella Chiesa che non aveva voluto ospitare nella stessa parrocchia i funerali religiosi di Welby,  quel poveruomo affetto da gravissima malattia, un martire moderno, tenuto fuori dal tempio, dove invece vi è stato fatto entrare, con tutti gli onori che si riservano ad un cristiano, un mafioso riconosciuto e scomunicato. Purtroppo la Chiesa non è nuova a simili atteggiamenti schizofrenici, basti ricordare la sepoltura riservata ad un capo della banda della Magliana nella cripta della Basilica di sant'Apollinare. Ma che episodi analoghi, di identica gravità, avvengano anche sotto il pontificato di Papa Francesco, è ancora più grave. Il parroco dell'Eur anche lui deve essere rimosso, lo si mandi in qualche luogo segreto  se, come certamente si giustificherà -la paura di ritorsioni dei componenti il clan malavitoso gli ha fatto decidere di chiudere gli occhi e di restare all'interno della chiesa, senza prestare attenzione a ciò che accadeva all'esterno,  ma di cui era certamente a conoscenza. Questo funerale s'ha da fare - potrebbero avergli ingiunto con fare minaccioso i componenti il clan dei Casamonica, e lui ha ubbidito. Ma non può restare a fare il 'pastore'.
 Un'altra questione si pone, infine, se pure di minor conto. La SIAE di Filippo Sugar deve pretendere il pagamento dei diritti per lo sfruttamento della musica di Rota, dal 'Padrino' di Coppola, che accompagnava l'arrivo del feretro alla chiesa. I suoi ispettori vadano a bussare alle ville dei Casamonica, che si dichiarano nullatenenti e poi fanno sfoggio di ricchezza pacchiana nelle loro dimore - come hanno mostrato già tempo fa le telecamere di  La7.
 Gli ispettori di Sugar che  pretendono il pagamento di tali diritti anche da una filarmonica paesana  che si esibisce per scopi benefici, ora devono mostrare la stessa  'faccia feroce' con i Casamonica. E se non vogliono pagare, si facciano scortare dalla polizia, che ora, almeno ora, a scandalo avvenuto, dovrebbe essere più attenta, fregandosene dei messaggi mafiosi che le immagini di quel ignobile funerale intendevano mandare al paese, indifferente, ed anche inerte, alla lotta contro la malavita e la mafia. Che sembra essere lasciata solo a pochi giornalisti coraggiosi.

venerdì 13 febbraio 2015

La musica di Ennio Morricone che rilassa Raffaele Fitto ed altre cosucce su Franceschini, Pizzarotti....

Ieri, sul 'Sette' del Corriere della Sera, si leggeva una lunga intervista a Raffaele Fitto - quello che Berlusconi vede ormai come fumo negli occhi - e che invece è solo  un parlamentare pugliese, già governatore della regione del su d'Italia, succeduto nell'impegno politico e di amministratore, a suo padre, anch'egli governatore, indaffaratissimo anche nel dire a Berlusconi quel che si merita che gli si dica e che nessun altro dice, il quale -  come ha dichiarato - alla fine della giornate, si rilassa con la musica di Ennio Morricone: non c'è altra musica, a suo dire, che lo rilasso altrettanto. Chissà cosa avrà pensato il musicista alla lettura della confessione di Fitto. Sicuramente gli consiglierà, non sentendosi onorato anzi, alla prima occasione, di far  più uso di camomilla e di lasciar stare la sua musica per scopi soporiferi. Naturalemnte Fitto si riferiva alla musica per il  cinema di Morricone: offesa ancora più grande.
 A proposito di musica, da alcune settimane sempre sul 'Sette', viene richiesto a noti personaggi del gran mondo,  quali sono le loro 'musiche del cuore'. Ieri toccava all'ineffabile, mezzo disastro Franceschini, il ministro 'nammurato'. naturalmente canzoni su canzoni, per tenere alto il tono ( questo in Italia lo fanno tutti, non  conoscendo altra musica!); ma poi, pentito per l'altissimo livello della sua classifica, ci ha messo in mezzo anche il Concerto n.2 per pianoforte e orchestra di Rachmaninov, tanto per giocare sporco.
 E sempre 'mezzo disastro' Franceschini, si è fatto sentire, intervenendo in una polemica sulla quale  lui non ha argomenti, e cioè se mandare all'Expo, l'Annunciazione di Leonardo, custodita agli Uffizi.
 Non sarà il direttore del museo fiorentino a decidere - esautorato da un ministro incompetente - ma lui, 'mezzo disastro' in prima  persona. Si capisce ora perchè nei posti di responsabilità in tutti i settori la politica non vuole persone con la schiena dritta che al momento opportuno assumano decisioni richieste e responsabili. Ma non si capisce però perché per venti fra i più importanti musei italiani egli abbia diffuso un bando internazionale per reperire i direttori che avranno ampia autonomia di gestione. A meno che anche nel caso dei direttori dei musei non scelga poi, fottendosene delle professionalità dei candidati, come del resto ha già fatto in altri casi, Vedi commissioni centrali del ministero, fra le quali, per conoscenza diretta, quella  che si occupa di musica è tra le peggiori e meno qualificate, per lasciare spazio a 'grande & grosso' Nastasi.
 Il caso delle nomine  ai vertici del Teatro Regio di Parma  ha generato una forte polemica  che ha come obiettivo primo il comportamento di Pizzarotti, che ha  bandito anch'egli, come Franceschini, un concorso, nominato una commissione per esaminare i curriculum dei candidati e poi se ne è fottuto, nominando di testa sua altre persone, ovviamente di sua conoscenza o che gli hanno suggerito, fuori concorso.
 Ma il caso del Teatro Regio ha generato un altro caso, che ha per protagonista uno degli esclusi che , da quel che si dice, figurava fra quelli ritenuti dalla commissione, fra gli idonei. L'escluso in questione ha inviato una lettera  a Pizzarotti,  e che è stata poi resa pubblica, denunciando il caso e chiedendo attenzione. Il fatto è che ora, quell'escluso, uno dei tanti, con titoli che secondo noi non sono tali da affidargli la direzione di un teatro, sta diventando un eroe nazionale, e per tale ragione, e solo per questo, alla prima poltrona vuota, sarà chiamato a ricoprirla, pur  non avendo anche in quel caso, i titoli per sedervisi.
 Una delle tante anomalie italiane. Ne volete un esempio. Molti molti anni fa fu nominato direttore artistico della Scala Roman Vlad, che era amico di Muti e presidente o qualcosa di simile della SIAE. Egli accettò, ma volle che la Scala gli nominasse seduta stante un aiutante, perchè ' non aveva tempo per occuparsi come avrebbe dovuto della Scala per i suoi  numerosi precedenti impegnai. Chissà se qualcuno, allora come oggi si rende conto della anomalia!) che Vlad scelse nella persona di Paolo Arcà, suo aiutante nella rivista 'Musica & Dossier. Arcà, da quel momento, ha fatto una carriera luminosissima, mettendo sempre nel suo curriculum che egli era il direttore artistico della Scala, come poi è avvenuto dopo l'uscita di Vlad che non si è ripreso il suo  aiutante. Risultò evidente che Arcà il direttore artistico proprio non poteva farlo, non sapendo nulla o quasi di voci e melodramma ( come si dice, a ragion veduta, di alcuni altri direttori artistici in attività!). Eppure restò alla Scala. Si disse che per anni si occupava delle tournée istituzionali del teatro - forse conosceva l'inglese. E si scrisse che quando una volta telefonò a Domingo per una scrittura , il tenore  gli rispose:  fammi parlare con il direttore della Scala, io non conosco nessun Arca alla Scala ( si lesse questo sul Corriere!).  Arcà poi, per essere passato dalla Scala,  è diventato direttore artistico di tutto quello che si poteva in Italia; e a Milano, sono secoli che lo fa anche per la Società del Quartetto e lo ha fatto anche per gli Arcimboldi, forse con le stesse modalità scaligere. Poi Fontana  se l'è tirato appresso anche a Parma ed ora, assai strano, sembra a riposo. Ma c'è da scommettere che non  lo sarà per molto, perché anche lui è nella lista nazionale di quelli da ricollocare, anzi in due liste: quella dei partiti e quella dei grembiulini. L'unica stranezza nella sua carriera è che non è stato ancora fatto 'accademico' di santa cecilia. Un vero mistero che si può spiegare, dopo aver letto i nomi degli utlii infornati, solo con faide interne ed odii personali. Che non sarebbero una eccezione in quell'ambiente che  nella prossima settimana eleggerà il successore di Cagli. Anche Petrobelli, accademico di mezoz mondo, non lo fu di Santa cecilia. Chissà perchè.

venerdì 11 luglio 2014

Libri per Dell'Utri; Casa Verdi a Busseto acquistata dalla Siae. Flavia Barca si schiera con gli occupanti del Valle;ancora Giovanna Marinelli?

'Più libri, più liberi', il motto inventato per una fiera di libri, ha fatto paura alla direzione del carcere di Parma che ha negato a Marcello Dell'Utri, di avere più di un libro o due che sarebbero quelli consentiti. Evidentemente sia il legislatore che il direttore dell'istituto di pena parmigiano che osserva la legge  parola per parola, incapace di interpretarla anche a costo di esporsi al ridicolo, avrà pensato che dando più libri a Dell'Utri, era come volerlo rendere più libero. Ecco perché il legislatore  ha limitatore il possesso di liberi in carcere, si sarà detto ed ha fatto.. Però... la prossima volta non processate Dell'Utri ancora per concorso 'esterno' in associazione mafiosa, dopo che l'avete messo in un istituto di pena dove c'è già Totò Riina. Semmai  sarete voi carcerieri ad esser processati per concorso 'interno' in associazione mafiosa. Cosa pretendete da un pover'uomo, senza libri, a stretto contatto con la mafia in persona?
Palazzo Orlandi a Busseto, abitato da Verdi e, se non andiamo errati, di proprietà della prima moglie del musicista, non sarà messo all'asta, né lasciato andare in malora; almeno si spera dopo che la SIAE ha deciso di avquistarlo per farne un centro di studi verdiani.
 Flavia Barca, ora che è uscita definitivamente dalle stanze di Piazza Campitelli, dove ha sede l'Assessorato alla cultura di Roma, si toglie qualche sassolino, dicendosi al fianco degli occupanti del valle, ed aggiungendo che il progetto di Marino di 'fare un bando' - il sindaco ama i bandi e i tempi lunghi: ha anche promesso che  in tre anni toglierà l'immondizia dalla capitale, nel frattempo cosa facciamo, sindaco? - non ha senso, meglio allora collegare il valle all'Argentina , in una cogestione fruttuosa.
 marino non ha ancora capito che in certe situazioni conta il tempo. Dovrebbe saperlo, se non lo sa ancora gli servirà un banale esempio dalla sua professione medica. E' come se lui, chirurgo, ordinasse di portare un malato in sala operatoria, di addormentarlo, assicurando che arriverà entro brevissimo tempo per operarlo, e poi se ne dimentichi. Che ne sarà del malato? Che ne sarà di Roma e dei suoi tanti problemi con il sindaco LENTO?
 Ancora insoluto il caso della successione a Flavia Barca,Mentre torna in lizza il nome di Giovanna Marinelli, al Comune ai tempi di Veltroni e Borgna e poi premiata, a fine mandato, con la presidenza dell'Argentina. Possibile che i vecchi mostri tornano sempre? Si fa anche il nome della Rummo, che viene dal Ministero, per rinsaldare i rapporti con Franceschini. Inutile, c'è già Michela Di Biase.

martedì 1 aprile 2014

Carissima viola; applicazione e talento; servizi più redditizi della stessa proprietà

Sta per andare all'asta lo strumento musicale più caro della storia. Una viola, l'unica rimastaci di Antonio Stradivari, datata 1719, appartenuta, per ultimo, al violista del Quartetto Amadeus, che  dalla storia ha ricevuto il nome di una famosa casa di panini  fast food.  Il suo valore si aggira intorno a 15 milioni di dollari (o Euro, non fa differenza, per l'astronomicità della cifra). Fortunato chi se la compra.
Una nostra amica, molti anni fa, sorda alla musica come una campana, sposata ad un giornalista che strimpellava  su una tastiera, sosteneva che se avesse voluto sarebbe potuta diventare come Palestrina-  a suo onore il fatto di conoscere almeno il nome del grande musicista rinascimentale. Noi, ma non eravamo i soli, accoglievamo quella sua dichiarazioni con mezzi sorrisi di 'compassione'. la poverina, pensavamo, come può illudersi di poter diventare come Palestrina, applicandosi semplicemente? Naturalmente Lei metteva in secondo piano il valore  del talento, ma diceva qualcosa che  recenti studi hanno affermato, e cioè che i grandi uomini in ogni campo, devono oltre che al talento, all'applicazione costante e lunga se hanno raggiunto risultati straordinari, a cominciare da Mozart del quale molti pensano che fosse invaso dal demone della musica appena prendeva penna e cominciava a segnare un foglio di musica, dimenticando che Mozart studiava per ore ed ore e lo faceva ogni giorno,  e per anni. Talento ed applicazione dunque per la nascita del genio.  Il solo talento è sprecato non produce risultati considerevoli.
 Abbiamo perso di vista quell' amica, di lei non sappiamo se poi s'è messa in testa di diventare come Palestrina e se lo è effettivamente divenuta. In ogni caso, dovremmo scusarmi con lei.
 La difesa della proprietà dell'opera dell'ingegno è stata per anni, forse anche per qualche secolo, oggetto della battaglia di tanti singoli e delle società che al rispetto e riconoscimento pratico, attraverso pagamento di diritti di sfruttamento, di tale proprietà erano preposte, come la nostra SIAE.
 Il progresso tecnologico viene a dirci che oggi più che la proprietà di tale opera dell'ingegno, rende l'offerta di servizi in rete per il suo sfruttamento da parte di chiunque lo desideri, previo pagamento.  I vari servizi che oggi la rete offre ad una platea praticamente infinita, rende agli autori molto di più di quanto non faccia la protezione di tale proprietà.