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venerdì 20 gennaio 2017

Follie italiane: portare la musica alla gente o portare la gente alla musica? Più facile la prima, più utile la seconda

Gli esperimenti vanno sempre più moltiplicandosi. Ha cominciato, poco prima dell'Expo, la Scala che ha 'portato' l'Elisir d'amore di Donizetti all'Aeroporto di Malpensa, da poco restaurato. L'aeroporto con il suo traffico passeggeri sarebbe servito alla musica, a portare cioè più gente nel teatro milanese, o era invece la musica asservita a mostrare agli occhi dei viaggiatori l'aeroporto restaurato? La costosa operazione venne finanziata dal patron di Mapei, Squinzi, entrato poi nel CDA della Scala. L'esame costi/benefici per Mapei,  Malpensa e soprattutto  per la Scala non è stato mai fatto.

Poco prima, o poco dopo, l'esperimento milanese, anche Fiumicino, l'aeroporto internazionale della Capitale  ne aveva tentato uno analogo, mettendo a disposizione dei passeggeri in transito alcuni pianoforti lasciati alla mercé di tutti. Ma per inaugurare  tale inutile 'democratizzazione' musicale promosso dall'Accademia di Santa  Cecilia e dalla Società che gestisce l'aeroporto romano, era stato ingaggiato nientemeno che Tony Pappano, il quale s'è divertito così tanto da riprovarci altre volte, visti i suoi frequentissimi viaggi Roma-Londra e ritorno. Dopo di lui si sono fatti ascoltare anche piccoli gruppi di strumentisti ceciliani. Non sappiamo cosa abbiano suonato. Immaginiamo musica da piano bar. O ci sbagliamo? Magari  gli insensati reggitori dell'Accademia si sono perfino convinti che fra cigolii di valigie, annunci  di arrivi, partenze e ritardi, strilli di ragazzini ed altro ancora, si poteva suonare anche Beethoven. Anche qui  costi / benefici dell'operazione mai tentati, forse per paura dei risultati. Si sa solo che i pianoforti dislocati in vari punti dell'aerostazione sono stati 'massacrati' dagli improvvisati musicanti di passaggio.

Roma, il Teatro dell'Opera, ha anch'esso tentato un altro esperimento, in coproduzione con il Teatro Massimo di Palermo: l'Opera camion, partendo dal Barbiere rossiniano. Un camion si è fermato in varie piazze della Capitale ed anche di Palermo, si è aperto e, come d'incanto, gli spettatori improvvisati  hanno assistito alla rappresentazione - un pò improvvisata anch'essa - dell'opera. Tutto con un camion. Esperimento interessante, non nuovo, sfruttato anche dal teatro ma allo scopo di portare teatro (specie il teatro 'sperimentale') o opera in luoghi in cui sia il teatro che l'opera non erano mai arrivati. Noi stessi assistemmo una volta alla rappresentazione di Tosca nel nostro paesino d'origine, Trinitapoli, invitati a presentare l'opera. La cui rappresentazione iniziò con due ore di ritardo, perché la disastrata carovana- provenienza paesi dell'est, Balcani - che girava l'Italia con mezzi di fortuna, aveva avuto problemi. Costo poco più di 10-12.000 Euro - ricordiamo bene? - tutto compreso. Senza quel tragico esperimento l'opera a Trinitapoli non sarebbe mai giunta, sebbene in occasione delle feste patronali, una riduzione per banda di temi celebri del nostro melodramma sia tuttora all'ordine del giorno.
 Va bene Trinitapoli o tante altre periferie del nostro pese, ma Roma...

Se Milano e Roma, perchè non anche noi, a Napoli - si sono detti i dirigenti del San Carlo che hanno messo in scena nella Stazione di Montesanto, il Rigoletto o qualcosa che somiglia all'opera di Verdi.

Non dimentichiamo che in passato sono stati tentati esperimenti 'popolari' di rappresentazione del melodramma, come potrebbe anche ritenersi in linea di massima l'intera stagione estiva di Verona. Pensiamo all'opera portata a Piazza del Popolo a Roma, o all'opera allo Stadio Olimpico, dove anche noi - ma per ragioni professionali - assistemmo alla Turandot. Ricordiamo anche l'idiota manifesto che mostrava Puccini in campo con il pallone.

Capiamo bene che tutti questi esperimenti, ed anche altri analoghi che possono uscire in futuro dalle menti frastornate dei dirigenti di teatri  ed istituzioni musicali sono  facili, assai facili. Ciò che eventualmente li renderebbe difficili potrebbe essere il costo, esorbitante - ma per il costo si può sempre trovare un benefattore che magari li fa tirare fuori ad una azienda pubblica. Mentre difficile ,molto più difficile, è portare nuovo pubblico, creandolo, soprattutto delle nuove generazioni in teatro e sale da concerto. Per questo ci vuole intelligenza, lungo lavoro, e i risultati non sono mai immediatamente evidenti, anzi eclatanti, come quelli dell'opera o della musica portata in questi luoghi tutt'altro che ameni ed adatti.
 Ma allora  bisogna continuare a far uscire la musica  dai teatri per incontrare nuovo pubblico, o incominciare seriamente a pensare come far entrare  nuovo pubblico in teatro? Noi siamo per la seconda opzione.
 Forse a far uscire la musica dai luoghi deputati, in  cerca di nuovo pubblico, dovrebbe pensarci stabilmente e con un progetto organico, che non c'è, la tv. Ma questa è un'altra storia.

mercoledì 23 novembre 2016

Notizie dall'Anfols. Roma, Genova,Venezia, Cagliari, Napoli

- Il Corriere si aggiorni. Nell'inserto dedicato alla città di Roma, ieri, Valerio Cappelli  tesseva le lodi dell'Accademia di Santa Cecilia, porgendo  direttamente il microfono al suo Sovrintendente che, perciò, se l'è 'cantata e sonata da solo', anche se non senza ragioni.
 Nel presentarlo,  dove si è illustrata la carriera fulminante  e luminosa del sovrintendente dall'Ongaro. compositore, pianista ecc... si leggeva: presentatore e conduttore televisivo (Petruska, Rai 5), responsabile programmazione musicale per Rai Radio 3. Senza la premessa che tali incairichi erano precedenti all'attuale. Che li abbia ancora, dubitiamo. Forse Cappelli è venuto a sapere - come qualcuno, noi compresi, teme - che finita la sua esperienza a Santa Cecilia,  dall'Ongaro possa tornare ad occupare il posto (i posti) che aveva in Rai, alla maniera dei parlamentari, per i quali il posto lasciato nella società civile prima di assumere il mandato parlamentare, viene tenuto 'in caldo' in attesa del suo ritorno. Meglio che resti a Santa Cecilia o che ritorni in Rai? Davvero non sappiamo cosa sia peggio, per Santa cecilia o per la Rai.

-Genova. Ci  si prepara al grande giorno che deve nuovamente far convergere l'attenzione del mondo intero sul capoluogo ligure. Lo vuole fermamente il nuovo governatore il quale per la serata, fra luci, fuochi d'artificio e bancarelle bandite, e cene vip ha voluto come 'collante' la musica di Traviata. Accadrà il prossimo 15 dicembre. Bancarelle nella piazza principale illuminata dai fari e dai fuochi d'artificio, dove saranno esposti e potranno anche essere consumati i prodotti della bella terra sospesa tra cielo e mare, un grande ricevimento in uno dei palazzi storici dove saranno invitati tanti vip (che dovrebbero (come del resto ha già sperimentato Fuortes a Roma, con Traviata di Verdi, con la regia di Coppola e i costumi di Valentino) riportare l'attenzione del paese sul bellissimo capoluogo. Ma per questo occorreva un collante, che Toti, il grande, ha individuato nella Traviata di Verdi. Scelta ottima, il collante.

-Cagliari. Al teatro dell'Opera del capoluogo sardo si teme il peggio. Si teme cioè che la famigerata legge dello scorso agosto, riguardante le Fondazioni liriche, in cui si prevede  che quelle che non raggiungono il pareggio di bilancio entro il dicembre 2018, possano essere declassate (ma si attendono le istruzioni particolareggiate del ministro Franceschini, che se diventa presidente del Consiglio, ce lo toglieremo da m... o continuerà a nuocere alla musica, anche senza Nastasi?), possa riguardare anche Cagliari. Si avanza anche l'ipotesi che i giochi son fatti e che la maggior parte delle Fondazioni liriche saranno declassate. Resterebbero solo Milano, verbigratia,  e poi Roma, Venezia, Napoli e Bari; enigma nell'enigma che non spiega se la scelta è dettata dalla collocazione geografica o dalla qualità della programmazione e dalla regolarità dei bilanci delle fondazioni. Inutile chiedere ora lumi a Franceschini che è impegnato a studiare per diventare premier al posto di Renzi.

-Venezia. La Fenice, balzata ai vertici delle Fondazioni liriche italiane, per varietà di programmazione, ed anche perché osa inaugurare la stagione con una nuova oper a- che opera non è -  e con bilanci in ordine, ha stretto un accordo con lo Sperimentale di Spoleto, diretto dal secolo scorso da Michelangelo Zurletti - per il suo Concorso annuale per cantanti lirici. In base al quale accordo i vincitori godranno dell'attenzione del vertice artistico della fondazione veneziana e magari di qualche scrittura. Intanto la direzione artistica, presente in giuria al concorso spoletino, voterà per il vincitore e potrà contemporaneamente proporgli di cantare alla Fenice, seduta stante. Oltre che  per la scoperta, la Fenice  avrebbe anche un altro guadagno e cioè il risparmio sull'ingaggio.

- Napoli. Attesa per l'inaugurale Otello rossiniano al San Carlo, con la direzione di Gabriele Ferro e la regia di Amos Gitai. Protagonista femminile, Desdemona, Nino Machaidze, l'avvenente cantante uscita dall'Accademia della Scala. La quale, a Napoli, avrà al collo, in due delle recite previste, un preziosissimo collier di diamanti e rubini, della collezione Bulgari, che nei giorni delle recite rossiniana aprirà una mostra di gioielli da collezione proprio nel teatro napoletano. E forse il collier di Bulgari influirà anche sulla resa vocale della Machaidze.

martedì 11 ottobre 2016

Fondazioni liriche. La commissione ministeriale ha decretato

Dal cilindro della cappello magico di Nastasi, quand'era ancora al Ministero di Franceschini, uscì il miracoloso nuovo criterio per l'assegnazione del FUS alle Fondazioni liriche, fino a qual momento fondato prevalentemente sul cosiddetto 'pregresso'. Nastasi fece stabilire a Franceschini che il Fus alle Fondazioni Liriche andava assegnato con diverse percentuali su diversi capitoli. Cioè  a dire:
 il 50%  in base alla produzione, quantità intendasi;
 il 25% per la qualità della programmazione, con diversi sottocapitoli;
 il 20 sugli incrementi dei dati di gestione,
 ed il 5% sul pareggio di bilancio.

La Commissione, che ogni anno si riunisce in clausura, evitando di subire pressioni di qualunque genere ( noi invece abbiamo tante volte segnalato la sua permeabilità a pressioni di qualunque genere, data la non grande competenza di tutti nella materia e la subalternità di  buona parte dei componenti a chi li ha nominati Chiaro? ), ha dato le sue pagelle.
Clamorosa la retrocessione dell'Arena di Verona (alla quale si riferisce il candidato sindaco di Verona, per la lista-movimento 'Verona Pulita', il commercialista e tributarista Michele Croce, la cui dichiarazione abbiamo riproposto nel post precedente) passata dal quinto al nono posto nella classifica delle Fondazioni (delle quali  non fanno più parte nè la Scala nè Santa Cecilia, autonome, con autonomo finanziamento), la cui classifica di qualità secondo l'indipendente commissione ministeriale è la seguente: Roma ( Opera, quella d'avanguardia di Fuortes-Vlad), poi La Fenice di Chiarot- Ortombina,  Palermo (Giambrone-Pizzo), Torino (Vergnano-Fournier) e Napoli( Purchia-Pinamonti, cui ora si è aggiunto anche il giovane Amato, figlio di Giuliano, attore e regista, come assistente alla direzione artistica). Peggio di Verona, solo Bologna (dominata da Nicola Sani), Genova( Roi-Acquaviva), Cagliari (Orazi -Meli). E Firenze (Bianchi-Conte)? Di Trieste, con Pace, ma non siamo riusciti a sapere la posizione della Fondazione, nella graduatoria di 'qualità'.

Resta comunque il rebus di Verona, dove a giorni scade il mandato del commissario Fuortes che dovrebbe tornarsene a Roma - ma si sa che da anni egli  non ha mai un incarico  alla volta: prima Roma-Bari, poi Roma-Roma, dall'una all'altra sponda del Tevere, ed ora Verona-Roma (fino al 15 di questo mese).
Il piano di risanamento di Fuortes non ha ancora avuto la definitiva approvazione ministeriale, con la quale verrebbe ammesso ai benefici della cosiddetta 'Legge Bray'; mentre il suo mandato da commissario è in scadenza.

Tosi vorrebbe tornare ai suoi amici, ridando la disastrata Arena nelle mani dei suoi disastratori - fra  di essi c'è anche la tagliateste Tartarotti, figlia di Francesco Micheli, oppure lei appartiene, anche per volontà di Tosi, ai risanatori?
I sindacati vorrebbero che Fuortes restasse ancora, mantenendo ovviamente anche l'incarico a Roma ( perché si fidano di lui, o perché sanno che Fuortes va d'accordo con Franceschini, dal quale pure sperano l'atteso miracolo?) affiancandolo magari con qualche manager in loco ( fra essi anche la Tartarotti?).
Tosi preferirebbe rifondare il cosiddetto Consiglio di Indirizzo, ma castrato nell'azione dalla presenza di Fuortes, che tiene i contatti con Franceschini ( Se dovesse diventare - non sia mai, è la nostra personale opinione - presidente del Consiglio, vorrebbe Fuortes ministro della 'sua'cultura?).

Altre voci a Verona fanno balenare i nomi di diversi possibili candidati a sostituire Fuortes, che si vorrebbe  tornare definitivamnte al solo incarico di sovrintendente a Roma, da Cecilia Gasdia ( a fare cosa, la sovrintendente? ma quando ha amministrato un grande ente? Solo perchè è veronese ed ha avuto una bella carriera da cantante?) oppure - come li chiama  Michele Croce, due autentici monumenti come Enzo Giacchieri ( già transitato altre volte dall'Arena, senza cose memorabili, ora candidato a gestire il risanamento: ma quando?), o Alberto Ristori che, per nostra ignoranza, non sappiamo chi sia.
Insomma si vuol rendere con simili candidature il commissariamento di Fuortes a vita.  Non sarebbe meglio, allora, nominare un  nuovo sovrintendente a Roma, ora che l' Opera è diventato faro internazionale di qualità, dopo il botto Valentino-Coppola, per la Traviata di primavera, e far emigrare definitivamente Fuortes a Verona?

martedì 31 maggio 2016

La riforma della musica in Italia deve cominciare con la cacciata dei cattivi amministratori

La soluzione più logica e più semplice, alla fine, è quella che si rifiuta. E, di fatto,  si lasciano le istituzioni  cuocersi nel brodo del malaffare e della cattiva amministrazione. E perchè si rifiuta? Perchè il potere utilizza anche le istituzioni musicali, come qualunque altra cosa in Italia, a suo uso e consumo, non badando a spese.
 Prendiamo un esempio. Quello del Teatro San Carlo di Napoli. Commissariato  una decina di anni fa. Commissario Nastasi. Viene mandato a casa il sovrintendente dell'epoca, Gioacchino Lanza Tomasi, si insedia Nastasi, fa al teatro una ricca iniezione di soldi freschi, ed il teatro è risanato. E Nastasi, con la faccia tosta che si ritrova, pubblicamente, qualche tempo dopo, loda il sovrintendente commissariato, affermando che era uno dei migliori su piazza. E siccome ormai il San Carlo veleggiava spedito, con i soldi del ministero,  Nastasi aprì un Museo del teatro, mandò i complessi a san Francisco, e  Pantalone paga.
Piccolo particolare:  Nastasi affida il coordinamento del neonato Museo alla sua mogliettina, nata Minoli, di nome Giulia, alla quale deve ingiungere di tornare  Roma, quando lo scandalo viene alla luce del sole.
Perchè parliamo di Napoli? Perchè nei progetti del ministero, sarebbe uno dei tre o quattro teatri lirici da lasciare ( oltre Milano, Roma e forse anche Palermo, scelti a caso, badando alla loro distribuzione geografica sul territorio. Una bestialità!)), conducendo gli altri nella sezione 'teatri di tradizione'- i quali, in Italia, succhierebbero meno soldi e andrebbero meglio delle fondazioni liriche, alcune delle quali sembrano perdere pubblico, anche perché agli amministratori non frega assolutamente nulla, visto che continuano a spendere  spandere, nonostante la cattiva situazione economica in cui versano.
 Torniamo a Napoli. E' di questi giorni la notizia che il prossimo 3 giugno, Orchestra Coro e solisti del San Carlo andranno a Milano per eseguire la Nona di Beethoven sotto la direzione di Zubin Mehta, in Duomo, per una storica ricorrenza della veneranda Fabbrica del Duomo.
La trasferta è stata ovviamente caldeggiata da Rosanna Purchia che prima di approdare a Napoli ha fatto la sua carriera a Milano, al Piccolo. e viene finanziata da chi? dal ministero, dal teatro, dalla Fabbrica del Duomo? Non importa chi la finanzia. Chiunque sia, si tratta di soldi buttati, perchè a Milano ci sono orchestre che con minor spesa, ma egual risultato artistico, potrebbero eseguire la Nona in Duomo? Allora perchè far venire a Milano i complessi del teatro napoletano? Ci piacerebbe che qualcuno rispondesse e desse conto dello spreco di soldi pubblici, sapendo bene che mai a nessuno verrà in mente di chiedere conto.

giovedì 26 maggio 2016

Un branco di iene pronte a finire il melodramma in Italia. Prove generali a verona e firenze. Ma Il capobranco va cercato a Roma, al ministero

La situazione delle Fondazioni liriche italiane è grave,  anzi gravissima. Non solo perché da qualche mese nuove criticità si sono manifestate  a Verona, Firenze, ed anche Bologna, ma perché attaccandosi ad esse, mal gestite dalla politica - non lo si dimentichi in nessuna circostanza - si sente dire in giro che  al Ministero di Franceschini stanno pensando ad un riassetto legislativo e giuridico delle fondazioni liriche italiane. Non si vuole chiudere nessuno dei 14 teatri, ma molte delle fondazioni sì, riducendole, secondo alcune voci, a tre o quattro: Scala, Opera e Santa Cecilia a Roma, San Carlo a Napoli. Alle quali si potrebbero aggiungere, ma solo in veste di festival storici, con personalità giuridica e gestionale 'a tempo:' Verona ( Festival areniano estivo) e Maggio musicale a Firenze. Portando tutte le altre fuori dal comparto ridottissimo delle Fondazioni, secondo quel che Franceschini sta meditando; e per i due festival  per comprenderli nell'apposito comparto, magari con qualche prerogativa maggiore degli altri, essendo fra i festival storici italiani ( chissà cosa diranno a Spoleto, alla Sagra umbra, ma anche i più giovani sebbene non più giovanissimi Ravenna festival, Rossini Opera Festival, Romaeuropa Festival.... ma cosa volete che importi a Franceschini, che quei festival li chiama, per non perdere tempo, con i rispettivi acronimi: RAF, ROF, REF, e che vuol far piazza pulita del tessuto musicale italiano, come del resto da tempo gli andava suggerendo il salvatore di Bagnoli, Nastasi,  già affossatore della musica,  dandone la responsabilità a quell'infame algoritmo che da solo ha bussato al ministero ed ha detto di voler ridurre spesa e pretendenti della musica in Italia e gli hanno risposto: venga avanti!
 In attesa di questo nerissimo futuro sul quale si sono concentrate le attenzione delle fameliche iene ministeriali, il cui capobranco ha il cognome che comincia con la F - e il seguito nol dico! - si stanno facendo le prove generali  della distruzione, cominciando da Verona e Firenze.

A Verona, per la cui fondazione lirica, il gran governatore Zaia, per metterla in quel posto al dissidente Tosi, propone di fondere le due fondazioni venete, Verona e Venezia in un'unica istituzione, seppure con programmi che non posso essere uguali, e neppure somigliarsi lontanamente per la diversa vocazione, storia e missione delle due entità - ma allora che balzana idea è quella di Zaia?
Nel frattempo ci pensa il Commissario a far piazza pulita di ciò che lui reputa zavorra. Il commissario Fuortes chiude il corpo di ballo (che è di sole 8 unità e di infiniti aggiunti stagionali, e perciò non così grave, ma comunque grave è lo stesso!) e vuole fermare l'attività per due mesi, ma anche l'apertura e funzionalità della Fondazione Arena, ogni stagione, fra ottobre e novembre, risparmiando  naturalmente stipendi e spese) E Tosi non sembra sgradire. Cosa gliene fotte a lui dell'Arena se non può metterci più la copia perfetta di Girondini che in quasi dieci anni alla guida dell'Arena con la benedizione e protezione di Tosi, oggi viene a dare la colpa del buco nei conti e nel patrimonio a chi ha gestito l'Arena fino al 2007 ( Orazi, ndr.). Lui, bravo amministratore, in questi dieci anni, che ha fatto? Non poteva  pian piano riportare i conti dell'Arena sulla giusta strada? No, s'è dato lo stipendio più alto di tutti i sovrintendente italiani, e crediamo anche un premio di produzione aggiuntivo - causa produzione maggior debito - si è nominato anche un vice direttore artistico - solo per restare nelle cose che traspaiono all'esterno, mentre  gettiamo un velo pietoso sulla pessima amministrazione della fondazione, già stigmatizzata da mezzo mondo musicale al momento, lo scorso anno, della sua riconferma quinquennale, strenuamente voluta da Tosi, e contro la quale Zaia, il fiero  leone veneto, non ha mosso un dito se non per benedirla. Poi la scissione nella Lega, gli ha fatto cambiare idea e quella benedizione si è trasformata  nel 'pollice verso'  contro Tosi, Girondini, ed ora contro la stessa Fondazione Arena, a favore di Venezia. E Chiarot, a capo della Fenice, che replica sommessamente,  un incomprensibile 'vediamo, ma prima salviamo Verona dalla bancarotta'.

 Anche a Firenze le acque sono agitatissime,  e gli argini del suo fiume  non reggono all'urto e sprofondano. Nardella, che dal suo compagno Renzi ha avuto in premio svariati milioni per completare il nuovo teatro dell'opera, è in rotta di collisione con il sovrintendente Bianchi, messo lì da lui e da Renzi ed ora sul gozzo sia a lui che a Renzi- ma nessuno dei due vuol darlo a vedere - ed al teatro  tutto intero. Bianchi ha un teatro divorato dai debiti e dal deficit, e che ti fa? alla chetichella, aumenta gli stipendi ai manager - all'insaputa di Nardella, come ha dichiarato l'interessato - sebbene egli presieda il Consiglio di indirizzo. Insomma nella merda fin sopra i capelli.
Nardella dice di voler attendere l'incontro già fissato ai primi di giugno con Francechini, il famelico ministro, quando forse verrà messo a parte del manifesto funebre già pronto in tipografia per gran parte delle Fondazioni liriche. Ed allora, almeno in quel caso, non così improbabile, vogliamo vedere se il mondo musicale italiano marcerà compatto contro Franceschini, magari portandolo in ceppi nel Colosseo restaurato e  liberando dalle gabbie qualche leone tenuto a stecchetto perchè si avventi, famelico, sulla preda ministeriale.

mercoledì 22 luglio 2015

Forse è arrivato il momento che ci liberiamo di Salvo Nastasi dal ministero della cultura

Come gli sarà venuta a Renzi l'idea di mandare Salvo Nastasi a commissariare l'area di Bagnoli, ricca di veleni e che da tempo attende di essere risanata e riconvertita per usi sociali e culturali, togliendolo alla cultura, per la felicità di tutti? Perchè mandarlo in trincea liberando la sua grossa poltrona alla Cultura è davvero una idea geniale.
 Da molto tempo si chiacchiera di Nastasi,  per molte delle sue decisioni, avallate da tutti i ministri incompetenti che si sono succeduti a via del Collegio romano,  i quali hanno dato ascolto al loro direttore generale (per lo spettacolo dal vivo) non sapendo cosa ribattere alle proposte, spesso bislacche ( noi ne abbiamo segnalate parecchie i anche in questo blog) del loro dirigente.
 Sembra comunque che la nomina debba stia per essere resa pubblica da uno dei prossimi consigli dei ministri. Il problema dello stipendio lo risolveranno, magari con una nuova mano del gioco delle tre carte.
 L'idea è venuta a Renzi o qualcun altro gliel'ha suggerita? La scelta di  un direttore generale dello spettacolo mandato a bonificare un'area piena di veleni e malavita, potrebbe essere venuta dal suo fedelissimo Nardella, il quale - da quello che si legge sui giornali e riportato fedelmente dalla rete - è amicissimo del direttore generale ed è anche ospite abituale del suo salotto romano.
 Ma perchè Napoli e non altri casi lampanti di malgoverno da affidare alla cura risanatrice di Nastasi? Perchè Nastasi a Napoli - si legge sui giornali - ha già commissariato un Teatro, il San Carlo, dove ha anche creato un Museo per metterci la sua mogliettina, Giulietta Minoli, come coordinatrice.  Se ha bonificato il San carlo saprà bonificare anche Bagnoli. Colpisce in tale scelta il fatto che un grande teatro, il più antico  ed anche uno dei più belli, 'risanato', soi disant da Nastasi, venga preso ad esempio per un  terreno da bonificare, quasi fosse una sorta di discarica culturale. Il paragone lo suggeriscono i giornali quando mettono in relazione il San Carlo con Bagnoli.
Non Franceschini ma Orfini ha più d'una volta lanciato accuse contro Nastasi pubblicamente. Ma Renzi ovviamente se ne fotte, se lo rassicura il fedelissimo Nardella.
 A noi, mettendo da parte ogni altra  considerazione, fa  una grande gioia se , merito della discarica di Bagnoli, possiamo toglierci dalle scatole della cultura 'grande & grosso' Nastasi.

martedì 24 marzo 2015

Purchia sostenuta da Nastasi sarà riconfermtata da Nastasi? Certamente no

Nel regno dell'opera buffa, Napoli, sta per andare in scena l'ultimo titolo di stagione: 'Rosanna sancarlina riconfermata', della premiata ditta Nastasi.
La storia che vi si narra, quella di Rosanna Purchia, è ben nota. Lei ha lavorato per secoli, nonostante la sua giovane età, al Piccolo Teatro di Milano, fino a quando - pochi anni fa - il grande e grosso direttore generale dello spettacolo, Salvo Nastasi, la vuole al suo fianco, al tempo del suo commissariamento del Teatro san Carlo.  Il cui consiglio di amministrazione, come si chiamava fino all'altro ieri, era composto da tutti i notabili istituzionali di Napoli e Campania. Poi, quando Nastasi ha fatto ed ottenuto quello che voleva, va via dal san Carlo - ma vi lascia qualcuno a guardia del 'suo' teatro, la vigile mogliettina Giulia Minoli - e vi mette sulla poltrona più alta la Rosanna, la quale in questi anni fa tante cose criticatissime, dalla trasferta in America con coro e orchestra - costosissima, ma c'era Nastasi che provvedeva - alla farsa calcio/musica al tempo dei 'Mondiali', al balletto sul 'Requiem' di Mozart, senza dire della normale amministrazione che certo noi non abbiamo potuto  seguire da vicino, ma sulla quale chissà quant'altro ci sarebbe stato da ridire.
 Ad un certo punto  alcuni consiglieri si dimettono e Nastasi, sempre lui, chiama un commissario - la volta precedente, dopo Lanza Tomasi da lui riabilitato e portato a modello, nonostante tutto, s'era insediato lui medesimo, grande & grosso - il presidente dell'Unione industriale di Napoli, e la Purchia, sotto vigilanza doppia in questo caso, Nastasi e Lignola, resta ad amministrare. C'era qualche problema di carattere finanziario? Non si capisce, forse sì, ma garantisce Nastasi che ce la lascia, invece di affidare tutto al Commissario.
 Unico a non  condividere la passione smodata nei confronti della Rosanna, è il cattivo De Magistris. Ma in questo caso non è ben chiaro se si comporta come la volpe con l'uva. visto che la Rosanna non ne vuole sapere; e allora De Magistris si vendica. Non la vuole più a Napoli. Lui  sarebbe, anzi è, il presidente del CdI (così si chiama ora: Consiglio di Indirizzo) del teatro, quindi potrebbe imporsi.Ma fa male i conti perchè la Rosanna c'ha Nastasi al suo fianco.
 Al cambio di gestione, voluto dalla cosiddetta 'legge Bray' De Magistris coglie l'occasione per mandare a casa la Rosanna. Diffonde un bando per la ricerca del nuovo sovrintendente. al quale partecipano una quarantina di personalità ( molte, in verità, sono personcine) fra le quali non c'è la Rosanna. E De Magistris canta vittoria. Ma la Rosanna, più scaltra del sindaco, anche perchè conta sui suggerimenti del suo protettore Nastasi, si fa nominare a Catania al Teatro Bellini dal sindaco Bianco che pensa di aver fatto un grande acquisto: una che viene dal Piccolo, prima del san Carlo, per  l'ignaro sindaco è un bel colpo ( un copione tante volte visto e rivisto. C'è un gregario che alla prima caduta del caposquadra, monta lui in sella e da allora in poi, per miracolo, da semplice gregario diventa capo squadra per la vita: come è accaduto anche al san Carlo, dove gli esempi sono più d'uno. Come altrimenti leggere la storia e la carriera del più grande direttore artistico, ex gregario di tutti, Vincenzo De Vivo?). Ma la Purchia si tiene in caldo Catania, qualora... ma non ci va e non ci pensa neanche a trasferirsi. Se Bianco volesse, a Catania opera già il più grande regista ed impresario che la storia della musica conosca, Enrico Castiglione. Ci metta lui vedrà che fuochi d'artificio, oltre quelli che già ha fatto vedere con il suo festivalone.
 La Rosanna,dunque, resta a Napoli in attesa, e all'ultimo minuto si ricandida anche lei al san Carlo.
 E il Consiglio di indirizzo, presieduto da De Magistris, esaminate tutte le candidature, ricandida ufficialmente la Rosanna - con il voto contrario di De Magistris e di qualche altro consigliere - e la indica al Ministero di Nastasi ( e Franceschini) perchè Nastasi sancisca la nomina. ( finirà più o meno alla stessa maniera la riconferma di Girondini, avversato da molti, all'Arena di Verona, ma dove Tosi, presidente, tifa per lui )
.Come pensate che finirà la commedia napoletana? Con la riconferma di Rosanna? Affatto. Perchè Nastasi sicuramente non la rinominerà.

 

mercoledì 7 gennaio 2015

Che razza di CDA è quello dell'Accademia di Santa Cecilia?

Ieri i giornali riferivano della concessione da parte del ministro Franceschini dell'attesa e sospirata autonomia alla Scala e a Santa Cecilia. Autonomia che ora dovrebbe essere concessa anche agli altri enti musicali importanti che sanno ben amministrarsi, artisticamente e finanziariamente, e sono in grado di procurarsi  non irrilevanti risorse proprie attraverso botteghino e sponsor, per aggiungerle a quelle del sovvenzionamento statale e pubblico in genere.
 Altra la logica sottintesa a queste concesse autonomie, secondo il teorema di 'grande e grosso' (Nastasi) che vorrebbe ridotte di numero le fondazioni lirico sinfoniche in Italia; lasciando in una zona franca Scala e Santa Cecilia e declassando tutte le altre, alcune delle quali chiudendole del tutto. In tale progetto di ristrutturazione, al quale anche 'mezzo disastro' ( Franceschini) ha qualche volta, seppure timidamente, accennato, non verrebbero salvate alcune fondazioni storiche ed importanti quanto quelle salvate - pensiamo al San Carlo, alla Fenice, al Maggio fiorentino - e neanche l'Opera della Capitale, che non gode evidentemente  più di tanta attenzione dopo la fuga di Muti. E così va in scena la lenta ma inesorabile  distruzione della musica in Italia, nel fracasso della riconosciuta autonomia a Scala e Santa Cecilia.
 A proposito di Santa  Cecilia, se si dà un'occhiata al suo consiglio di amministrazione, si ha l'impressione di avere sotto gli occhi il CDA di una grande azienda industriale del nostro paese.
 Infatti tolti i membri istituzionali ed i quattro/cinque accademici - tutti della consorteria Cagli - gli altri sono presi dal mondo industriale: Luigi Abete ( BNL), Paolo Astaldi ( Astaldi) Giuseppe Cornetto Bourlot, Vittorio Di Paola, Gianni Letta, Maurizio Tarquini ( direttore generale di Unindustria, dove é vice presidente Gianpaolo Letta, figlio del patriarca Gianni).
 Alcuni di loro sono presenti nel CDA perchè rappresentano aziende  che all'Accademia danno soldi nella misura prevista dallo statuto. pochi in verità, forse due appena, gli altri sono stati fatti entrare per 'cooptazione', come recita lo Statuto. E cioè, quando non ci sono istituzioni od enti in grado di assicurare all'Accademia entrate consistenti,  aventi diritto, in conseguenza di ciò, a sedere nel CDA, il Consiglio, su proposta del Presidente, chiama personalità del mondo della cultura o di altri mondi e ve li fa sedere.
Perchè? Che c'entrano? Tutti musicofili? No, ma tutti d'accordo con il Presidente che perciò ha mano libera su tutto avendo dalla sua oltre gli accademici - quelli a lui invisi non siedono, solitamente, nel CDA - ha anche la  quasi totalità degli alti membri.
 Ma che possono fare questi ultimi, se non hanno soldi da dare?  Beh possono ricambiare all'occorrenza in vario modo. Ad esempio intervenendo politicamente in casi di emergenza (è inutile che facciamo per l'ennesima volta i nomi), salvo poi a venire ricompensati alla bisogna, e a loro volta, a ricambiare, con uno scambio di non tanto 'amorosi' sensi, fra i membri.
 Ora fra una settimana sapremo chi sarà il successore di Cagli. E forse sapremo anche della nuova composizione del CDA - ammesso che lo Statuto dell'autonomia contempli anche per Santa Cecilia, la trasformazione del CDA in Consiglio di Indirizzo e la riduzione dei suoi membri, perchè 13, scaramanzia  a parte, sono onestamente, troppi.
 Su qualche scambio di favori si legga con attenzione il bilancio dell'Accademia, ed anche l'organigramma di qualche istituzione non romana, dove alcuni nomi del CDA  di Santa Cecilia compaiono uno dopo l'altro.
P.S. Sul CDA di Santa Cecilia, causa il suo statuto speciale, la concessa autonomia non inciderà affatto. I suoi membri saranno il doppio di quelli delle altre fondazioni liriche8 che ne avranno 7) - una specie di esercito di varia estrazione, dai soci fondatori agli accademici ai soci privati - in pratica potrebbe restare quello di oggi, dove le tre categorie sono  distribuite così come prevede la autonomia. E forse non cambierà neppure la sua denominazione, o forse sì, da Consiglio di amministrazione in Consiglio di indirizzo.

martedì 30 settembre 2014

Teatro d'opera senza orchestra. La soluzione per l'Opera di Roma proposta dai nuovi barbari: Marino e Fuortes, teleguidati da Nastasi, con la benedizione di Franceschini

All'inizio della tragica storia dell'Opera di Roma - segnata negli ultimi mesi da scioperi ed agitazioni continue e dall'uscita di Muti - pensavamo che l'unico barbaro che voleva tenere per sè il merito di aver distrutto la musica a Roma, fosse Marino; confidavamo  che qualcuno avrebbe fatto ragionare il chirurgo trapiantista, trapiantato a Roma sul Campidoglio, che ha creato guai in ogni settore - quasi tutti - in cui è intervenuto, non capendo di nulla. Ora, mettendo bocca nella musica,  rischia di dare il meglio di sè nel peggio.  Stante la crisi dell'Opera, maggiore di qualunque altro teatro forse, lui ha in testa due soluzioni:  chiudere l'Opera accorpandola a Santa Cecilia, una sola orchestra che a giorni alterni fa melodramma  e repertorio sinfonico; con un unico direttore stabile, un solo sovrintendente, un solo direttore artistico, qualora di quest'ultimo se ne ravvisasse la necessità, ma anche di questo forse si potrebbe fare a meno, con un enorme risparmio. E giacchè il melodramma è quello che ha maggiori particolari esigenze di spazio,  sarebbe opportuno traslocare tutta Santa Cecilia in Piazza Gigli, e non viceversa, nella sede dell'Opera, liberando così i locali  occupati nell'Auditorium,  dove comunque si tornerebbe per i concerti - magari pagando all'orchestra un'indennità di spostamento.
 Dopo  le  prime rivelazioni dell'insano progetto di Marino, qualcuno anche dal Campidoglio gli aveva  sussurrato, per non urtare la sua ignoranza, che il progetto era una vera follia Inutile spiegargliela, non  capirebbe.
Sembrava essersi  convinto il chirurgo trapiantista, trapiantato a Roma a fare il sindaco; senonché tira fuori  un altro coniglio finto dal suo cilindro bucato. Una giovane donna, ed anche bella, sul podio al posto di Muti - non era stato chiaro, nella sua confusione mentale, se sul podio  per le due opere che Muti aveva lasciato oppure alla direzione musicale  dell'Orchestra del teatro -  poteva costituire il segno di un grande cambiamento e della rinascita dell'Opera di Roma. E ha fatto anche i nomi, il chirurgo distratto, fra i quali  una direttrice italiana, Giovanna Fratta, con un curriculum non all'altezza neanche per  la direzione di un teatro di provincia.
Per questi svarioni, in rapida successione, ci siamo permessi di scrivere giorni fa che Marino andrebbe per un periodo internato per essere resettato in  funzione del governo della città, e, se ciò non fosse possibile, almeno impedito di nuocere.
 Ieri poi c'è stata la riunione ai massimi vertici al ministero, sotto l'ala protettrice, ed ugualmente ignorante, di Franceschini, dalla quale è venuta fuori la decisione di demandare ogni decisione al consiglio di amministrazione del 2 ottobre. Sottolineando che con la  sola sostituzione di Muti, il teatro sarebbe ancora nei guai, fino a quando i problemi  di gestione complessiva non saranno risolti.
Nei giorni passati un noto critico musicale amico di Muti - e forse anche suo interprete autorizzato - aveva prospettato l'idea che Muti sarebbe stato messo nella condizione di andarsene, per dare il via all'esperimento del declassamento del Teatro dell'Opera di Roma. E non sarebbe che l' inizio del declassamento generale.
Un momento,però: chi vorrebbe in primis tale declassamento di fatto, se non il ministero dell'amico Nastasi - amico e sostenitore di Muti - il quale vorrebbe tutti i teatri italiani svuotati di orchestre e cori per farne  esclusivamente sedi di distribuzione della lirica italiana, affidata, per la produzione ad uno o due istituzioni che farebbero girare  senza sosta i loro complessi artistici? Questo è il progetto che Nastasi, più o meno velatamente accarezza da tempo. Via orchestra e coro, senza toccare gli impiegati i quali, tanto per scendere nel dettaglio, all'Opera di Roma sono il doppio di orchestra e coro insieme. Tanti, tantissimi, messi lì, per  buona parte, dalla politica.  Più terra terra: senza che anche  la sua mogliettina, corra il rischio di essere mandata via, per ridimensionamento organico, dal San Carlo di Napoli, dove lui,  marito tenero e premuroso, le ha trovato, creandolo appositamente, un posticino, poco prima di lasciare il teatro da commissario.
 Nella situazione romana, la longa manus del  distruttore Nastasi, potrebbe essere Carlo Fuortes, se gli riuscisse a quei manigoldi di  fondere  Santa Cecilia all'Opera ed anche a Musica per Roma, con Fuortes saldamente al vertice delle rovine, visto che lui è già al vertice di due delle tre istituzioni.
 E così il grande esperto di 'economia della cultura' invece che dichiarare forfait, per incapacità ed inesperienza, ed andarsene, continuerebbe ancora  fare guai con chissà quali  ulteriori conseguenze.
Ciò che i mandanti della distruzione non possono e non vogliono capire è che non ci possono essere 'orchestre' eccellenti se i suoi professori hanno contratti 'a chiamata' o 'a tempo determinato' come il Fuortes ha potuto fare al Petruzzelli, un teatro di sole mura, ancora vuoto, che ha riempito con giovani  con  contratti a termine ( triennali) e meno costosi. E, nonostante ciò, andandosene, ha lasciato un buco di un paio di milioni, il buon amministratore, tanto che il sucessore ha cancellato dalla programmazione, già all'osso, due titoli. Se l'orchestra dell'Opera era diventata, a detta di Muti, una delle migliori in Italia - ADDIRITTURA LA MIGLIORE ( !?) - con la cura che l'équipe barbara sta per somministrarle, in meno di una stagione tornerà ad essere un'orchestra qualunque zoppicante, inascoltabile oltre che indisciplinata, qualità che si è sempre  attribuita con vanto.
 E Fuortes baratterebbe il contratto a tempo determinato dell'orchestra e coro, con l'autorizzazione per strumenti e coristi a svolgere  la libera professione. Altro imbroglio, se orchestrali e coristi ci cascano come salami!
 Noi osiamo sperare che non vada in porto l'insane progetto dei distruttori della musica a Roma, ma se dovesse cominciare a prendere forma, sin d'ora lanciamo l'appello a scendere in piazza e protestare TUTTI contro la distruzione della musica in Italia, per la quale Roma non sarebbe che il primo passo e la prova generale.

mercoledì 24 settembre 2014

Dai grandi romanzi sentimentali al diavolo che va chiamato con il suo vero nome: le corna. I teatri di napoli bari,firenze,genova,torino e ... nella bufera.

Chi non ha avuto la fortuna ed il piacere di leggere il libretto della nuova opera che si rappresenta al san Carlo di Napoli 'Attacchet 'a san Francisc, san Gennaro nun te vole cchiù', firmato dallo Shakespeare re-DiVivo del golfo, non può capire che cosa si è perso. Nicole' mmar si scambia tenere effusioni con la Rosann che non dimenticherà mai e dalla quale ora, solo per necessità costretto ad emigrare a Broccolino, deve separarsi. Diviso ma sempre unito. E intanto a Napoli  la vedova per forza, cerca un nuovo 'scaldaletto', pensando alle freddi notti invernali. E' la storia racontata, con un lungo comunicato che ha lo spesore di un romanzo, il divorzio fra Luisotti e Purchie,  u' Commissar,  e Vincienz. un harem.
 Una lettera d'amore, come quella napoletana, l'Orchestra dell'Opera di Roma pretendeva da Muti, in punto di separarsi, e non l'ha avuta; ma, incredula, s' è attaccato a tutto, anche a dire che la lettera in cui veniva annunciata la separazione, della quale è stato rivelato solo qualche passaggio, a guisa di quella degli amanti napuletani, qualche parola sull' antico grande  amore deve esserci. tenuto però debitamente nascosto dai vertici del teatro che vogliono addossare la colpa della separazione unicamente agli orchestrali, ai quali non è bastato avere in  casa una moglie ed amante così avvenente e spiritosa, come Muti, ma pretendevano anche continuare ad andare  ogni settimana a fare shopping in via dei Condotti.
 Ma... come in tutti i matrimoni che si sfasciano, anche in quello fra  musicisti e orchestre o  fra musicisti e teatri, meglio abbandonare i toni caramellosi e chiamare il diavolo con le corna: soldi. E' la parola che non si vuole pronunciare per non macchiare una passione, benché tutti sanno che  quando due si separano rivogliono indietro i regali di una volta ed esigono una buonuscita per i reciproci servizi rinfacciati.
 I soldi sono finiti. L'hanno capito i protagonisti delle nostre storie, o continuano ancora ad illudersi che gratta gratta se ne possono anche oggi avere di più? Nessuno vuole perdere  i mezzi per la propria sussistenza, anche più che decorosa, ma pretendere di avere anche i soldi per andare una sera sì e l'altra pure al ristorante non è più possibile  nè in Italia nè nel resto del mondo - come fanno sapere le notizie allarmanti che giungono da tanti teatri che un tempo navigavano in acque felici e tranquille. E che oggi, per poter proseguire la navigazione non vogliono  erto togliere l'aria a chi ci lavora, ma ridimensionare accessori di un tempo sì.
Nei tanti teatri dei quali si sente dire che c'è un giro di poltrone fra direttori, più in uscita che in entrata, non hanno pensato in tempo a fare a meno del superfluo ed oggi si trovano nella merda, letteralmente. Solo chi ci ha pensato in tempo resiste e  può tentare di superare il terremoto economico; gli altri  no. Ciò non vuol dire che in quei teatri felicemente in navigazione, non ci siano tensioni: verranno fuori al momento della separazione fra vertici, consensuale o traummatica, ora però possono pensare a proseguire il cammino.
 E del resto che di soldi si tratta, seppur nessuno li nomini apertamente,  è evidente se si considerano i casi dei teatri di Torino, Genova, Bari, Palermo, Bologna, Firenze oltre che Roma e Napoli . Per il momento non si sente parlare di Milano (s'è già detto fin troppo!) di Cagliari - se n'è già parlato tanto in primavera al momento dell'insediamento di Mauro Meli - Trieste, dove anche il sito del teatro, guidato da Orazi, è in costruzione, figurarsi l'attività artistica e la stagione e Verona, dove  tosi governa per bocca del suo commercialista (o geometra?) Girondini, avendo  a proprio  favore le entrate stratosferiche dell'immenso anfiteatro. Le cui fortune qualche illuso, o in malafede, spera di far piovere anche al sud, e precisamente a Pompei, con la nascita, benedetta dal Ministero di Franceschini e Nastasi- assentissimo in tutto e da anni, tranne che nella cura di interessi personali ( la mogliettina di Nastasi  lavora al San Carlo!!!!) di un nuovo improbabile festival affidato ad una delle bacchette internazionali di maggior prestigio,Veronesi, seguito dall'orchestra  del Bellini di Catania che con i Berliner - non per semplice assonanza - condivide prestanza a fama nel mondo, e per i secoli.

sabato 6 settembre 2014

Noseda ci spieghi chi sono Cristina Rocca e Bernhard Kerres. Di Gennaro lo conosciamo da noi.

Vergnano non accetta nessuna delle tre proposte candidature  di Noseda per la carica di direttore artistico del Nuovo Regio torinese, e perciò non si ricandida alla conferma come direttore musicale,  incarico che finora ha tenuto assieme a quello di direttore artistico, incarico solo formale, perché anche al Regio c'è ovviamente una segreteria artistica che fa il lavoro sporco, una volta che il direttore musicale ha dettato tutti gli elementi per la sua presenza in stagione.
 Su Cristina Rocca- ammesso che la rete ci fornisca notizie attendibili - è quella che suscita le nostre maggiori perplessità e non perché sia donna, e la donna, come sappiamo bene, in Italia,è ancora destinataria di accuse, sospetti, mezze parole immeritate. Dove l'ha pescata? Ci racconti di lei, Noseda. Perché, anche se non abbiamo sostenuto la candidatura di Di Gennaro, potremmo sostenere quella della Rocca.
Su Kerres, invece, la rete è ricchissima di notizie. Su di Lui e la sua famiglia, un esercito di star diviso fra  arte e impresa. Questo potrebbe intensificare il rapporto fra opera e vino, vista la proprietà di famiglia di un'azienda vinicola in Toscana. E non sarebbe una novità, semmai l'ennesimo frutto della globalizzazione della banalità che sempre con maggior frequenza unisce un lauto pranzo e pregiati vini ad una rappresentazione teatrale o ad un concerto. Ultimo esempio, ignobile, al San Carlo di Napoli, quest'estate. Nonostante il fragore  anche giornalistico, i vertici di quel teatro sono ancora lì al loro posto, come fossero insostituibili, data la loro invidiatissima ed inimitabile competenza.

sabato 28 giugno 2014

Troppa poca trasparenza

 Un recente articolo del quotidiano La Repubblica -Parma riporta all'attenzione il problema dei compensi dei vertici delle nostre istituzioni musicali, finanziate con denaro pubblico, FUS, in cima alle quali  sono le Fondazioni cosiddette 'lirico-sinfoniche'. In detto articolo si dice che, ancora oggi, non è semplice  individuare nei siti delle istituzioni interessate  la pagina intitolata 'amministrazione trasparente , nella quale - PER LEGGE -  i compensi dei vertici  sia stabilizzati che  con contratto di collaborazione, devono essere pubblicati entro il 1 febbraio 2014, pena la decurtazione del finanziamento FUS dell'anno successivo. Così decretava il grande grosso direttore generale Nastasi. Il quale una volta emesso il decreto se ne fotte di verificare se le istituzioni interessate si attengono alle disposizioni. E questo vale anche per il famoso Teatro San Carlo di Napoli, dove sua moglie, la moglie di Nastasi, Giulia Minoli, lui l'ha fatta assumere (quando era ancora Commissario di quel teatro, o alla vigilia della sua uscita) come 'coordinatrice del Museo del Teatro - con quali meriti, Nastasi, oltre quelli coniugali? -  della quale non v'è traccia nella pagina 'amministrazione trasparente. E perciò non si potrà sapere quanto guadagna per il suo prestigioso incarico, la signora Nastasi (si venne a sapere poi che il suo compenso/furto era di 5.000 Euro mensili).
 Nell'articolo di Repubblica-Parma si sottolineava che i vertici del Regio - che non è una fondazione lirica, bensì un teatro di 'tradizione': gli intenditori conoscono bene la differenza - in proporzione, confrontandone l'attività, guadagnano più dei vertici delle fondazioni lirico sinfoniche che hanno un'attività  che si estende lungo tutto l'anno o quasi. E si faceva notare come Carlo Fontana, guadagni quasi quanto i sovrintendenti delle fondazioni, salvo alcune: La Scala in cima ad ogni classifica, anche quella della munificenza verso i capi, poi Santa cecilia, il cui sovrintendente guadagna 200.000 Euro cui assomma altri 100.000 come direttore artistico, sebbene abbia un coordinatore artistico (Bucarelli) che guadagna più di Fontana, ed un altro dirigente per lo stesso settore ( Cupolillo) che guadagna ancor più del coordinatore artistico - l'uno e l'altro fedelissimi da sempre di Cagli; ai quali, sempre nell'affollata direzione artistica, vanno aggiunti il vice presidente (dall'Ongaro) che ha un compenso, ed anche il collaboratore Nicoletti-Altimari, che adesso non compare più sul sito.
Senonchè a proposito di stranezze sulle quali Nastasi non vigila, dalla pagina 'amministrazione trasparente' dell'Accademia è scomparso il nome di Pappano che aveva un compenso fisso come 'direttore musicale'  di 150.000 Euro. Il nome di Pappano non compare più, ma evidentemente quella cifra è stata diluita nei suoi compensi per i singoli concerti, oppure, vista la situazione di crisi, Pappano ha voluto devolverla all'Accademia, evidentemente soddisfatto dei suoi compensi come direttore -  ma l'una o l'altra ipotesi sono da verificare. Mentre invece 'immotus manet' il compenso di Cagli  a 300.000 Euro, mentre poi si lamenta dei tagli che il Comune starebbe per apportare al finanziamento dell'Accademia. Perchè non comincia a ridursi lo stipendio proprio lui, CAGLI, visto che - di fatto - supera il tetto del compenso del Presidente della Repubblica?
 Ma c'è ancora un altro fatto che ci spinge a richiedere formale intervento del direttore generale Nastasi e del ministro Franceschini.
 A Roma, ma non sono gli unici casi, due importanti istituzioni finanziate con denaro pubblico: Accademia Filarmonica e Istituzione Universitaria dei Concerti- non hanno MAI pubblicato i compensi  rispettivi del suo attuale direttore artistico Matteo D'Amico per l'Accademia, e del direttore generale, Francesca Fortuna, per l'Istituzione. Che aspettano al Ministero per intervenire?

venerdì 23 maggio 2014

MIA, che San Carlo!

 Oggi va di moda la fotografia? Ma no, la moda della fotografia  non è mai passata. Solo che oggi,  quando per la prima volta interessa luoghi specifici dedicati alla musica, come il meraviglioso San Carlo ed alcuni spettacoli ivi ospitati, approda ad una fiera internazionale, al MIA- che sta per Milan Image Art Fair- di Milano.
 Qualche giorno fa avevamo già parlato di fotografia, quando dal Comunale - pardon: Opera - di Firenze ci giungeva notizia dell'utilizzo di foto per arredare il foyer ed altri spazi del nuovo teatro d'opera fiorentino. Avevamo scritto che l'Opera nuova,fiorentina  - 'incompiuta' e già alla seconda non ultima e neppure definitiva inaugurazione - non poteva vantare primato alcuno, essendo grandi foto già visibili nel circolare foyer dell'Auditorium di Roma, da prima che il teatro fiorentino venisse progettato.
 Napoli ora, mostra fotograficamente in una esposizione internazionale non solo artisti e spettacoli, bensì il suo storico teatro, attraverso immagini firmate da Jodice, Ferri, Romano e quella Claudia Hofer che, nel recente passato, proprio di Napoli, ci ha mostrato foto bellissime della Biblioteca dei Girolamini depredata, con la complicità silenziosa del Ministero, da quel ladrone farabutto di De Caro, messo lì da Galan, cui l'aveva segnalato l'amico bibliofilo Dell'Utri, ora  detenuto in Libano.
 L'iniziativa napoletana è stata assunta dal famosissimo MEMUS- Museo ed Archivio storico - del San Carlo, dove il grande e grosso direttore generale dello spettacolo, Nastasi, ha parcheggiato in qualità di 'coordinatrice' la sua Giulietta, Minoli. 
 Forse, alla prossima edizione del MIA, l'Opera di Firenze e l'Auditorium di Roma, per non essere secondi al San Carlo, parteciperanno esponendo foto che ritraggono pareti piene di foto dei rispettivi siti musicali.

domenica 11 maggio 2014

Letto sulla stampa. Sinfonie; Alzate di sipario; Milano celebra l'EXPO

Con un buon anticipo il San Carlo di Napoli ha annunciato la sua prossima stagione d'opera, di balletto e concertistica ( sinfonica e da camera). Fatti i conti, risulta che, tutto compreso,  ci saranno poco più di cento 'alzate di sipario' come si dice, senza specificare che le serate di opera e balletto saranno in tutto 87: una ogni cinque giorni circa (4 e mezzo, per la precisione).  Ricordiamo di aver letto, la stagione scorsa, che il San carlo aveva fatto qualcosa come 380 alzate di sipario, e, supponendo che un teatro aumenti da un anno all'altro la produzione,  quest'anno  ci sarà una riduzione notevole, oppure quella conta delle cosiddette alzate di sipario contiene qualcosa di malandrino, e che  potrebbero aver contato, la stagione scorsa, anche le alzate di sipario che ogni giorno un teatro fa per i lavori di pulizia e controllo sicurezza? Temiamo che simili conteggi li facciano molti teatri quando annunciano, ad inizio di stagione, i futuri splendori. Ci  viene in mente quel che succedeva decenni fa al Massimo di Palermo, con il teatro chiuso, ma superattivo. Attenersi per i teatri d'opera alle recite di opera e balletto sarebbe la regola  aurea, contro la cui evidenza nessun artificio può esser usato. Un solo esempio, quando Fuortes si vanta di aver aumentato la produzione di Caracalla quest'anno, portando le recite d'opera da 9 a 16 dice il giusto, ma che aumento è per una stagione che dura quasi un mese e mezzo, mentre turisti stranieri a Roma ne arrivano tutti i giorni e sempre numerosi durante l'estate? Stessa affermazione aveva fatto a suo tempo per il Petruzzelli, dove la produzione, durante la sua gestione, era aumentata da 16 a 35 serate d'opera. Trentacinque, in un anno, e gli altri oltre trecento giorni che si faceva al Petruzzelli?
 Berlusconi parlando della sua Francesca Pascale ha detto che lei, in questi tempi  non proprio allegri della sua vita, è stata per lui come la 'Nona' di Beethoven, con evidente riferimento alla 'gioia' dell'ultimo movimento ( gioia o libertà?). La Pascale, che sembrava aver gradito, s'è poi sentita offesa, ricordando, lei napoletana verace, che ai tempi d'oro di Maradona, sui muri della capitale campana si leggeva 'Maradona è meglio di Beethoven'.
 A proposito di sinfonie, ieri sera s'è inaugurata l'Opera di Firenze ( ma non è la prima inaugurazione, ed altre ancora ve ne saranno, almeno altre due o tre) e s'è inaugurata con un gala d'opera e balletto, trasmesso in diretta da Rai 5, con la solita coppia di presentatori di ambo i sessi, e in rappresentanza di quello femminile la graziosa Maria Concetta Mattei, che fa - e non è la prima volta - la parte della  brava ma INUTILE E STUCCHEVOLE presentatrice, come quando ha più volte ribadito che i costumi delle 5 ballerine per 'La valse' di Ravel erano di Scervino, costumi rossi e di pizzo, ha detto con gli occhi suoi belli sgranati.  Erano niente più che mini sottovesti con inserti di pizzo in alto, su coulotte rosse: le avrebbe potuto fare chiunque altro, o si potevano comprare, senza scomodare lo stilista tanto caro alla Mattei, in una di quelle catene di biancheria intima diffuse su tutto il nostro territorio. E' possibile che  non si possa fare del buon giornalismo nelle serate di Rai 5 affidate ormai a coppia fissa, spesso in disaccordo per evidente superficialità di preparazione ed incompetenza ? Tornando al gala, non sarebbe stato meglio eseguire in apertura l'Incompiuta di Schubert, e rimandare il resto del programma alla vera inaugurazione?
A proposito, quando sarà?
Ancora un concerto  celebrativo, a Milano, davanti  ad un pubblico straripante. La Filarmonica della Scala, con Lang Lang solista, per l'Expo. Peccato che  capita proprio in un momento - e non è il primo, in questi anni - in cui sull'Expo milanese  dovrebbe calare un pietoso silenzio,  essendo stati raggiunti i suoi vertici da mandati di cattura per mazzette.

sabato 22 febbraio 2014

In Brasile non amano solo il carnevale.La presidente ascolta Bach in concerto ma Roma

Dilma Rousseff, la presidente del Brasile è a Roma in questi giorni.  Questa sera , come un qualunque cittadino, ha colto l'occasione ed è venuta all'Auditorium, nella Sala Santa Cecilia, ad ascoltare la Messa in si minore di Bach diretta da Tony Pappano.
Domani cercheremo di raccogliere qualche nostra riflessione sulla magnifica esecuzione di Pappano,  che ci è parsa addirittura  più meditata  e più riuscita della stessa Passione secondo matteo, diretta l'anno scorso. Ve l'immaginate Renzi che arriva all'Auditorium per ascoltare la medesima Messa? Neanche dopo che sarà  caduta la torre di Pisa, Renzi prenderà una simile decisione.
Ci hanno raccontato, mentre commentavamo la presenza della presidente brasiliana, che quattro anni fa, il giorno della reinaugurazione del Teatro San Carlo, dopo accurati restauri, erano a Napoli il Presidente Napolitano ed il Presidente Berlusconi. Chiunque di noi, in un paese normale quale noi non siamo però, immagina che i due presidenti si fossero recati a Napoli per la medesima ragione: partecipare al concerto inaugurale dello storico teatro napoletano. Sì, ambedue i presidenti andarono a teatro quella sera, ma Napolitano andò al San Carlo; mentre Berlusconi preferì andare in un altro teatro dove si dava il musical.
 Non vi venga in mente di pensare che ora le cose cambieranno, con Renzi. Sotto questo profilo sono tutti uguali, analfabeti ugualmente, sia Berlusconi che Renzi. E lo stesso discorso vale per Monti, nonostante il milanese bocconiano non manchi mai la Scala a Sant'Ambrogio, come per Letta nipote. La musica non è mai entrata nei loro orizzonti e  men che meno è stata mai fra i loro interessi. Per fortuna che gli ultimi due Presidenti della Repubblica, Ciampi e Napolitano, ci stanno tirando su il morale.

sabato 23 novembre 2013

Quando arriva il commissario ministeriale un teatro fallisce

Qualcuno l'ha scritto i giorni scorsi. Un semplice  esame delle  precedenti esperienze lo attesta inequivocabilmente. Quando un  teatro vine commissariato dal ministero, i guai non finiscono, anzi cominciano proprio con il commissariamento. Prendiamo ad esempio Firenze, lì c'era passato Nastasi, sembrava tutto a posto, poi arriva il duo Giambrone-Arcà e rieccoti il deficit di bilancio- Nastasi aveva realmente rimesso le cose a posto? - il sindaco chiama Francesca Colombo che dovrebbe fronteggiare una situazione disastrosa, è chiaro che non ce la fa; se poi ha contro anche il sindaco che l'ha chiamata e il ministero che stringe i cordoni della borsa, a lei di chiede di sacrificarsi per tutti, ministero compreso, mentre Arcà si defila poco  prima che scoppi il bubbone, perchè interessato 'ad altre esperienze professionali' - leggi: trasferimento a Parma, di nuovo al fianco di Fontana; esperienza professionale nuovissima - e Giambrone è  tornato a fianco del sindaco di Palermo (IDV) e ricomincia la scalata al Massimo, dove era già stato sovrintendente. I due non c'entrano con il deficit che ha trovato la Colombo? e il tribuno fiorentino, Rienzi,  che fa?  sta alla finestra?  perchè neanche una parola in difesa della Colombo che lui aveva messo lì, senza dirle che da lei voleva un miracolo?
Non vogliamo portar sfiga a Napoli, al Teatro San Carlo dove pure c'è passato Nastasi il quale,  ha almeno trovato lavoro alla sua mogliettina Giulia Minoli - una vergogna senza pari!. Negli ultimi mesi, al di là  dei finanziamenti generosi per le tournée del teatro - più generosi di tutti quelli elargiti agli altri teatri, forse con la sola eccezione della Scala,  vivaddio!- anche sul teatro napoletano sembra allungarsi l'ombra di problemi di bilancio.
 Non parliamo di Genova, dove il suo - del ministero- ambasciatore/commissario, ha fatto disastri a tutti noti., mandando a casa il ,sovrintendente direttore artistico Ferrari e poi facendosi letteralmente cacciare a calci nel sedere per la voragine  nei conti che non era in grado di risanare neanche in parte.
 Vogliamo parlare  di Cagliari, dove  la coppia Nastasi-Letta zio, hanno infilato la Crivellenti,  prelevandola dalla biglietteria del teatro e facendola sedere sullo scranno più alto dell'istituzione? anche lì ci sono guai.
Ora a Roma,  con tutte le colpe degli attuali amministratori del teatro e dei precedenti, comunali, che sono all'origine di tutti i mali del teatro è chiaro che  sono terrorizzati alla semplice idea che arrivi un commissario - fosse  anche Fuortes - mandato dal ministero. Fallimento sicuro, dicono.  Incuriosisce che nel fronte contrario al commissariamento siano sulla stessa barricata dirigenza e sindacati, in uno dei quali militerebbe anche  qualche parente del sovrintendente. Ma di questo non c'è da scandalizzarsi: un solo parente è come rilevare la pagliuzza di evangelica memoria; mentre non si guarda alla trave.
Ora dal teatro fanno sapere che se regione e comune pagassero i rispettivi debiti, il problema della liquidità immediata  verrebbe risolto, dimenticando che ci sono ben altri problema, e dimenticando, pure, che - forse giustamente, chissà - il finanziamento del Comune al teatro è sproporzionato,da qualunque parte lo si consideri, se si mette in relazione all'attività del teatro, scandalosamente insufficiente; e all'incapacità dei suoi dirigenti  di rispondere alle sfide anche economiche che la crisi pone.
 Non c'è Muti che risolva tutti i problemi e che tenga in piedi il teatro, anche se egli ha dalla sua parte Nastasi, innanzitutto, e forse anche il ministro Bray.