Ma non era un inferno la Rai? E come mai tutti vogliono finirci dentro? Perchè tutta questa voglia di far parte del CdA che verrà rinnovato prossimamente? Hanno espresso il loro interesse a restarci quasi tutti i consiglieri uscenti, perfino Carlo Freccero, del cui passaggio in CdA nessuno ha visto tracce, in compenso se lo ritrova quotidianamente in trasmissioni di ogni genere a pontificare, sempre con ' devo dirvi due o tre, mai una sola, cose importanti'- espressione con cui lui stesso fa precedere ogni suo intervento, fiancheggiatore dei Cinquestelle, che sarà sicuramente riconfermato.
Ci sono naturalmente molti candidati che di televisione ne capiscono, meglio. dovrebbero caprine abbastanza, avendo avuto nella televisione di Stato incarichi di prestigio, direzioni di rete, ad esempio, nonostante che abbiano superato i settanta quasi tutti. Perchè tornare in quell'inferno mentre possono godersi una bella pensione magari in paesi affacciati sull'oceano la cui legislazione è molto comprensiva verso pensionati ricchi, come loro, che esportano valuta?
E' loro convinzione, nel caso dei consiglieri Rai, che la giovane età non è un punto a favore, la 'rottamazione' non può essere applicata con profitto, perchè per guidare quella che è si un inferno ma anche la 'massima azienda culturale del paese', continuamente strattonata da tutte le forze politiche e massimamente da quelle al governo, i capelli bianchi sono preferiti.
C'è anche chi non ha mai avuto responsabilità tali da giustificare la candidatura nel CdA, come la Nunzia Di Girolamo, la quale, dopo essere stata trombata alle elezioni, ha cambiatio vita e, per l'occasione, ha tirato fuori una carta che ritiene vincitrice: "ho partecipato a molte trasmissioni televisive dunque conosco bene la tv". Come darle torto, se debutta alla massima carica del paese - il premierato - un avvocato che non ha mai fatto attività politica nè avuto responsabilità di governo, e pure governa sotto lo sguardo vigile dei due contraenti, Di Maio e Salvini ?
Dopo le ultime gaffe, il suo ruolo ci ha fatto venire in mente il famoso programma 'Non è la Rai', con un esercito di lolite, ed una più di tutte, che avevano il suggeritore incorporato (Gianni Boncompagni). Solo che le lolite ed il suggeritore dovevano semplicemente intrattenere, mentre Giuseppe Conte e i due suggeritori devono governare; e la differenza non è da poco.
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venerdì 8 giugno 2018
martedì 22 maggio 2018
Italiani schiavi di psicofarmaci, Mattarella messo all'angolo
Due fra rivelazioni e fatti inattesi hanno ieri colpito l'opinione pubblica.
La rivelazione, a cura dello psicoterapeuta d'Italia, Matteo Salvini che con il governo che sta per far nascere col compagno Di Maio, vuole che gli italiani siano più tranquilli, anzi felici e guardino al futuro con maggiore fiducia, eliminando l'uso eccessivo che ora fanno di psicofarmaci: 11 milioni di italiani fanno normalmente uso di psicofarmaci. Secondo le informazioni fornite a Salvini direttamente dal Ministero della Salute, questi 11 milioni circa di italiani che fanno regolarmente uso di psicofarmaci, sono la gioia solo delle case farmaceutiche che sulla vita 'lunga e malaticcia' degli utenti fanno affari d'oro.
Salvini, finissimo psicoterapeuta, non vuole togliere di colpo gli psicofarmaci agli 11 milioni di Italiani che soffrirebbero di crisi di astinenza e, curiosamente, ne richiederebbero e consumerebbero in quantità ancora maggiore, e forse la platea stessa dei consumatori attuali si allargherebbe: Italiani popolo di santi, navigatori, inventori, evasori e psicofarmaci dipendenti
No, lui vuole eliminare alla radice le cause che costringono gli Italiani a far uso di psicofarmaci, per sopravvivere. Darà al paese serenità fiducia e speranza.
Dall'identikit , fonte ancora Ministero della salute della Lorenzin, del cittadino che consuma psicofarmaci, risulta che di quegli 11 milioni, la maggior parte erano elettori del PD che hanno votato Cinquestelle o Lega. E, perciò, si presume che gli psicofarmaci hanno avuto lo stesso effetto terapeutico del 'turarsi il naso' di montanelliana memoria, al cospetto della cabina elettorale.
Mattarella sarebbe stato messo all'angolo da quei due giovinotti che, incuranti del galateo istituzionale, sono andati al Quirinale, ed hanno di fatto detto al Presidente della repubblica: governo di coalizione via libera, questo il nome del premier, questo il programma e questa la lista dei ministri. Firma e mosca.
Giobbe-Mattarella per non dargli un calcio in culo alle due delegazioni e scaraventarle per le scale, conscio delle sue prerogative, ha ascoltato solo il nome proposto per il premier, e di esso, fatto assai inusuale, questa mattina ne sta parlando con i presidenti delle Camere, poi questo pomeriggio si recherà a Civitavecchia per salutare la nave diretta a Palermo per la Giornata della Legalità, un impegno già preso da tempo, e poi si vedrà. Se il Quirinale ha atteso ottanta giorni che i due si mettessero d'accordo e si spartissero il Paese, ora i due giovanotti potranno attendere qualche giorno, tanto per cominciare a capire come ci si comporta quando si hanno incarichi istituzionali.
Certo i due sono lesti, lesti assai. Intanto Salvini ha candidato la sua dolce metà alla direzione generale in Rai, in attesa la fa ammirare dagli italiani, in procinto di mettersi a tavola ogni giorno.
Certo Mattarella, ora che i due giovinotti si sono messi d'accordo - quanto durerà? - non può mandarli a quel paese. Quindi il tempo che si sta prendendo serve solo per salvare la faccia e rimettere ordine nel galateo istituzionale che i due non conoscono. Non può far altro. Come nel caso in cui, invitando un ospite di riguardo - e i due sarebbero tali perché votati dal popolo - che a tavola mangia come se fosse un animale, non può far altro che star zitto; magari non lo inviterà una seconda volta, visto che non può dirgli cosa pensa di lui, facendogli notare che a tavola si sta secondo il galateo.
Ma anche perchè, se non accettasse - come potrebbe - il nome del premier, e la lista dei ministri e si mettesse di traverso sulla strada, per ora spianata, del governo, cosa potrebbe accadere? Un presidente contro il Parlamento.
Avrà certo da ridire sui ministri. A cominciare dal nome per il ministero chiave dell'Economia, per il quale è stato proposto un professore certamente di vaglia, Savona, ex ministro, ma che ha già 82 anni ed è contro l'Europa, ma che proposto da Salvini, sarebbe anche gradito a Berlusconi con il quale, quand'era a Palazzo Chigi, ha avuto incarichi di peso. I due giovanotti sono matti!
La rivelazione, a cura dello psicoterapeuta d'Italia, Matteo Salvini che con il governo che sta per far nascere col compagno Di Maio, vuole che gli italiani siano più tranquilli, anzi felici e guardino al futuro con maggiore fiducia, eliminando l'uso eccessivo che ora fanno di psicofarmaci: 11 milioni di italiani fanno normalmente uso di psicofarmaci. Secondo le informazioni fornite a Salvini direttamente dal Ministero della Salute, questi 11 milioni circa di italiani che fanno regolarmente uso di psicofarmaci, sono la gioia solo delle case farmaceutiche che sulla vita 'lunga e malaticcia' degli utenti fanno affari d'oro.
Salvini, finissimo psicoterapeuta, non vuole togliere di colpo gli psicofarmaci agli 11 milioni di Italiani che soffrirebbero di crisi di astinenza e, curiosamente, ne richiederebbero e consumerebbero in quantità ancora maggiore, e forse la platea stessa dei consumatori attuali si allargherebbe: Italiani popolo di santi, navigatori, inventori, evasori e psicofarmaci dipendenti
No, lui vuole eliminare alla radice le cause che costringono gli Italiani a far uso di psicofarmaci, per sopravvivere. Darà al paese serenità fiducia e speranza.
Dall'identikit , fonte ancora Ministero della salute della Lorenzin, del cittadino che consuma psicofarmaci, risulta che di quegli 11 milioni, la maggior parte erano elettori del PD che hanno votato Cinquestelle o Lega. E, perciò, si presume che gli psicofarmaci hanno avuto lo stesso effetto terapeutico del 'turarsi il naso' di montanelliana memoria, al cospetto della cabina elettorale.
Mattarella sarebbe stato messo all'angolo da quei due giovinotti che, incuranti del galateo istituzionale, sono andati al Quirinale, ed hanno di fatto detto al Presidente della repubblica: governo di coalizione via libera, questo il nome del premier, questo il programma e questa la lista dei ministri. Firma e mosca.
Giobbe-Mattarella per non dargli un calcio in culo alle due delegazioni e scaraventarle per le scale, conscio delle sue prerogative, ha ascoltato solo il nome proposto per il premier, e di esso, fatto assai inusuale, questa mattina ne sta parlando con i presidenti delle Camere, poi questo pomeriggio si recherà a Civitavecchia per salutare la nave diretta a Palermo per la Giornata della Legalità, un impegno già preso da tempo, e poi si vedrà. Se il Quirinale ha atteso ottanta giorni che i due si mettessero d'accordo e si spartissero il Paese, ora i due giovanotti potranno attendere qualche giorno, tanto per cominciare a capire come ci si comporta quando si hanno incarichi istituzionali.
Certo i due sono lesti, lesti assai. Intanto Salvini ha candidato la sua dolce metà alla direzione generale in Rai, in attesa la fa ammirare dagli italiani, in procinto di mettersi a tavola ogni giorno.
Certo Mattarella, ora che i due giovinotti si sono messi d'accordo - quanto durerà? - non può mandarli a quel paese. Quindi il tempo che si sta prendendo serve solo per salvare la faccia e rimettere ordine nel galateo istituzionale che i due non conoscono. Non può far altro. Come nel caso in cui, invitando un ospite di riguardo - e i due sarebbero tali perché votati dal popolo - che a tavola mangia come se fosse un animale, non può far altro che star zitto; magari non lo inviterà una seconda volta, visto che non può dirgli cosa pensa di lui, facendogli notare che a tavola si sta secondo il galateo.
Ma anche perchè, se non accettasse - come potrebbe - il nome del premier, e la lista dei ministri e si mettesse di traverso sulla strada, per ora spianata, del governo, cosa potrebbe accadere? Un presidente contro il Parlamento.
Avrà certo da ridire sui ministri. A cominciare dal nome per il ministero chiave dell'Economia, per il quale è stato proposto un professore certamente di vaglia, Savona, ex ministro, ma che ha già 82 anni ed è contro l'Europa, ma che proposto da Salvini, sarebbe anche gradito a Berlusconi con il quale, quand'era a Palazzo Chigi, ha avuto incarichi di peso. I due giovanotti sono matti!
giovedì 5 aprile 2018
Publio Fiori, superprivilegiato dei vitalizi, è d'accordo sui tagli. Ma quali 'diritti acquisiti'? ( da una intervista, luglio 2017, su Repubblica.it)
ROMA - Publio Fiori, quanti anni è stato in Parlamento?
"Quasi trenta".
E il suo vitalizio è di 10mila euro?
"Confermo".
Quanto ci rimette con la riforma?
"Circa 4mila euro".
Quanto è dispiaciuto?
"Contento non sono, ma trovo questa legge giusta: è in linea con i valori che ho onorato facendo politica. Ma dev'essere il primo passo".
In che senso?
"Spero che il ricalcolo venga esteso a tutte le pensioni eccessive e nel contempo parta una grande operazione di perequazione per raddoppiare le pensioni minime".
Perché lei prende il doppio dei suoi colleghi avendo la stessa anzianità?
"Per l'attentato, ad opera delle Brigate Rosse, nel'77. Mi è stata riconosciuta un'invalidità del 65 per cento. In virtù della legge sulle vittime del terrorismo godo di un beneficio fiscale che fa aumentare l'entità della cifra ".
Non è incostituzionale intaccare un diritto acquisito?
"I diritti acquisiti non esistono. La Consulta lo ha ribadito in almeno dieci sentenze. L'irretroattività della legge è prevista nel codice penale, come rileva l'articolo 25 della Costituzione che però nulla dice invece sulle altre leggi".
Quindi si tratta di un argomento peloso?
"È una cazzata. L'ha detto anche Onida a Repubblica ieri: "Nessun diritto acquisito è intoccabile"".
Dovrà cambiare il suo stile di vita?
"Sono vecchio ormai, tra un po' avrò 80 anni, non ho grandi esigenze. Faccio ancora la professione, ma senza grandissimo impegno".
I risparmi con questa riforma saranno contenuti, dicono i suoi critici.
"Sì, è una riforma simbolica, ma rappresenta pur sempre un segnale. Mi sta bene se è un primo passo".
Quindi lei è d'accordo con i Cinquestelle?
"Questa legge dà vigore al loro populismo, ma vorrei che si battessero allo stesso modo contro l'evasione fiscale e le grandi ricchezze, che andrebbero tassate".
Lei è sempre stato un uomo di destra. Ha cambiato idea?
"Sono un cattolico di destra, popolare, che però sta più a sinistra della sinistra politica".
Per chi vota?
"Vorrei votare per un partito di centro, del popolarismo cattolico, ma non trovo più niente: la politica ha perso i contatti con le grandi questioni, con le grandi idee".
Per chi ha votato l'ultima volta?
"Per Renzi, ma mi sono sbagliato, non lo farò più. Non è riuscito a far ripartire la ripresa come aveva promesso, e ha svuotato del tutto il suo partito".
"Quasi trenta".
E il suo vitalizio è di 10mila euro?
"Confermo".
Quanto ci rimette con la riforma?
"Circa 4mila euro".
Quanto è dispiaciuto?
"Contento non sono, ma trovo questa legge giusta: è in linea con i valori che ho onorato facendo politica. Ma dev'essere il primo passo".
In che senso?
"Spero che il ricalcolo venga esteso a tutte le pensioni eccessive e nel contempo parta una grande operazione di perequazione per raddoppiare le pensioni minime".
Perché lei prende il doppio dei suoi colleghi avendo la stessa anzianità?
"Per l'attentato, ad opera delle Brigate Rosse, nel'77. Mi è stata riconosciuta un'invalidità del 65 per cento. In virtù della legge sulle vittime del terrorismo godo di un beneficio fiscale che fa aumentare l'entità della cifra ".
Non è incostituzionale intaccare un diritto acquisito?
"I diritti acquisiti non esistono. La Consulta lo ha ribadito in almeno dieci sentenze. L'irretroattività della legge è prevista nel codice penale, come rileva l'articolo 25 della Costituzione che però nulla dice invece sulle altre leggi".
Quindi si tratta di un argomento peloso?
"È una cazzata. L'ha detto anche Onida a Repubblica ieri: "Nessun diritto acquisito è intoccabile"".
Dovrà cambiare il suo stile di vita?
"Sono vecchio ormai, tra un po' avrò 80 anni, non ho grandi esigenze. Faccio ancora la professione, ma senza grandissimo impegno".
I risparmi con questa riforma saranno contenuti, dicono i suoi critici.
"Sì, è una riforma simbolica, ma rappresenta pur sempre un segnale. Mi sta bene se è un primo passo".
Quindi lei è d'accordo con i Cinquestelle?
"Questa legge dà vigore al loro populismo, ma vorrei che si battessero allo stesso modo contro l'evasione fiscale e le grandi ricchezze, che andrebbero tassate".
Lei è sempre stato un uomo di destra. Ha cambiato idea?
"Sono un cattolico di destra, popolare, che però sta più a sinistra della sinistra politica".
Per chi vota?
"Vorrei votare per un partito di centro, del popolarismo cattolico, ma non trovo più niente: la politica ha perso i contatti con le grandi questioni, con le grandi idee".
Per chi ha votato l'ultima volta?
"Per Renzi, ma mi sono sbagliato, non lo farò più. Non è riuscito a far ripartire la ripresa come aveva promesso, e ha svuotato del tutto il suo partito".
Vitalizi degli ex parlamentari? Alla prossima legislatura
Prima che chiudesse la precedente legislatura, Giorgia Meloni, a proposito dei vitalizi se ne era uscita con una battuta: rimandata alla prossima legislatura. Infatti se ne era parlato per l'ennesima volta negli ultimi mesi di attività del vecchio Parlamento, tanto per finire in bellezza dopo una legislatura ingloriosa, ma con un nulla di fatto; le varie proposte erano state bocciate da veti incrociati e dalle minacce di 'incostituzionalità', lanciate dagli strenui difensori dei diritti - chiamiamoli con il vero nome: privilegi - acquisiti.
I Cinquestelle, più dei Leghisti di Salvini, ed anche del PD che dopo la bocciatura della proposta di legge di Richetti aveva deciso di glissare sull'argomento, ne avevano fatto un cavallo di battaglia durante la campagna elettorale; ed ora, cominciando dalla Camera, presidente Fico, una delle prime decisioni da assumere. Anche perché, con le evidenti (e forse anche prevedibili fin dal 4 marzo) difficoltà nella formazione del nuovo governo, i Cinquestelle, nel caso si dovesse andare a seconde immediate elezioni, sperano intervenendo sui vitalizi, che gli elettori dimentichino le pretese di Di Maio sul premierato: o io o morte!
Senonchè già ancora prima di procedere a calendarizzare tale provvedimento, si rifanno vivi gli strenui difensori dei privilegi dei Parlamentari. Che pochissimi vorrebbero cancellare, pochi ridurre, ricalcolandoli con il sistema contributivo - tutti quelli in essere prima del 2012, quando è entrato in vigore il sistema contributivo per tutti - e, forse, la maggioranza potrebbe accettare che ad essi venisse applicato un contributo di solidarietà ancora per qualche anno, fino a quando i populisti la faranno finita di mettere in piazza la vita agiata degli ex parlamentari, a spese dello Stato. Tanto per fare un solo esempio: l'ex Parlamentare, Publio Fiori, del quale nessuno aveva memoria, già quando esercitava, figuriamoci dopo, riceve da molti anni un vitalizio di oltre 10.000 Euro mensili: un furto - come altrimenti vogliamo chiamarlo?
I Cinquestelle temendo le elezioni bis, almeno sui vitalizi vogliono portare a casa il risultato, anche prevedendo che un futuro Parlamento possa nuovamente intervenire sulla materia, con una decisione più favorevole ai 'ladri di Stato'!
Naturalmente tutti sottolineano che tale misura antivitalizi di per sé non arrecherebbe grandi vantaggi alle casse dello Stato, trattandosi della revisione di un numero limitato di ex Parlamentari che godono del vitalizio: 2500 circa; ma che, comunque, andrebbe assunta per mandare un segnale al paese: i privilegi vanno cancellati, se non possono goderne tutti i cittadini nella stessa misura, e se la situazione economica generale non li consente.
C'è infine chi, a difesa dell'operato del Parlamento afferma che esso è già intervenuto, energicamente e con determinazione, su detta materia nella passata legislatura; dunque non è restato alla finestra a guardare senza agire. Ha, infatti, tolto i vitalizi ai Parlamentari cui è stata inflitta una condanna definitiva.
Forse volevano dirci che tale misura ha fatto rientrare nelle casse dello Stato ingenti somme, perchè il numero dei Parlamentari che delinquono abitualmente e che per questo hanno subito una condanna definitiva è quasi pari al totale dei componenti le due Camere?
I Cinquestelle, più dei Leghisti di Salvini, ed anche del PD che dopo la bocciatura della proposta di legge di Richetti aveva deciso di glissare sull'argomento, ne avevano fatto un cavallo di battaglia durante la campagna elettorale; ed ora, cominciando dalla Camera, presidente Fico, una delle prime decisioni da assumere. Anche perché, con le evidenti (e forse anche prevedibili fin dal 4 marzo) difficoltà nella formazione del nuovo governo, i Cinquestelle, nel caso si dovesse andare a seconde immediate elezioni, sperano intervenendo sui vitalizi, che gli elettori dimentichino le pretese di Di Maio sul premierato: o io o morte!
Senonchè già ancora prima di procedere a calendarizzare tale provvedimento, si rifanno vivi gli strenui difensori dei privilegi dei Parlamentari. Che pochissimi vorrebbero cancellare, pochi ridurre, ricalcolandoli con il sistema contributivo - tutti quelli in essere prima del 2012, quando è entrato in vigore il sistema contributivo per tutti - e, forse, la maggioranza potrebbe accettare che ad essi venisse applicato un contributo di solidarietà ancora per qualche anno, fino a quando i populisti la faranno finita di mettere in piazza la vita agiata degli ex parlamentari, a spese dello Stato. Tanto per fare un solo esempio: l'ex Parlamentare, Publio Fiori, del quale nessuno aveva memoria, già quando esercitava, figuriamoci dopo, riceve da molti anni un vitalizio di oltre 10.000 Euro mensili: un furto - come altrimenti vogliamo chiamarlo?
I Cinquestelle temendo le elezioni bis, almeno sui vitalizi vogliono portare a casa il risultato, anche prevedendo che un futuro Parlamento possa nuovamente intervenire sulla materia, con una decisione più favorevole ai 'ladri di Stato'!
Naturalmente tutti sottolineano che tale misura antivitalizi di per sé non arrecherebbe grandi vantaggi alle casse dello Stato, trattandosi della revisione di un numero limitato di ex Parlamentari che godono del vitalizio: 2500 circa; ma che, comunque, andrebbe assunta per mandare un segnale al paese: i privilegi vanno cancellati, se non possono goderne tutti i cittadini nella stessa misura, e se la situazione economica generale non li consente.
C'è infine chi, a difesa dell'operato del Parlamento afferma che esso è già intervenuto, energicamente e con determinazione, su detta materia nella passata legislatura; dunque non è restato alla finestra a guardare senza agire. Ha, infatti, tolto i vitalizi ai Parlamentari cui è stata inflitta una condanna definitiva.
Forse volevano dirci che tale misura ha fatto rientrare nelle casse dello Stato ingenti somme, perchè il numero dei Parlamentari che delinquono abitualmente e che per questo hanno subito una condanna definitiva è quasi pari al totale dei componenti le due Camere?
lunedì 26 marzo 2018
Boldrini e Grasso sono partiti in vantaggio rispetto a Fico e Casellati, salvo poi ad allinearsi a tutti gli altri che li hanno preceduti, dopo lo scioglimento delle Camere
Il vantaggio dei due ex presidenti di Camera e Senato , Boldrini e Grasso, sugli attuali, i neo eletti Fico e Casellati, sta nel fatto che i primi due assunsero le rispettive carche ai vertici del Parlamento italiano, senza essere stati prima attivi politicamente, ma solo negli ambii delle rispettive professioni, nelle quali potevano vantare un curriculum di tutto rispetto, e quando aprivano bocca non lo facevano per favorire questa o quella parte politica o per danneggiare ora l'una ora l'altra.
Dunque furono issati sugli scranni più prestigiosi di Camera e Senato, in qualche modo vergini. Si poteva essere d'accordo o meno sulle rispettive nomine - ma dopo la Pivetti chiunque può aspirare a quelle cariche - ma nessuno poteva contestare loro di aver onorato le rispettive professioni, senza demeriti: la magistratura e la cooperazione internazionale. Che erano poi le ragioni principali per cui i rispettivi schieramenti politici li avevano candidati. Avevano spesso anche loro parlato di fatti che conoscevano bene e sui quali potevano esprimere pensieri ponderati; in base ad essi la gente li conosceva ed apprezzava e, di conseguenza li ha mandati in Parlamento, dove, esattamente come è avvenuto l'altro ieri, per evitare stalli nelle nomine dei presidenti dei due rami del Parlamento, qualcuno li tirò fuori dal cilindro magico li propose e le assemblee li votarono.
E, bisogna anche dirlo - contrariamente a quello che pensano Salvini o Calderoli che è meglio ignorarli per la vergogna che ne deriverebbe per loro - Grasso e la Boldrini, hanno tenuto onorevolmente e per tutto il periodo del loro mandato alti i nomi delle due Camere.
Poi, a Camere sciolte, anche loro hanno fatto passi falsi, come tutti i politici . Se avessero taciuto avrebbero creato meno sconquasso alle rispettive parti politiche e forse sarebbero stati rieletti senza disonore. E, invece, si son messi a fare quello che fanno tutti, dimentichi di essere stati per un quinquennio AUTORITA' DI GARANZIA.
Lo svantaggio con cui, invece, partono sia la Casellati che Fico è dato dal fatto che ambedue, vengono dalla politica, dove hanno lavorato chi più chi meno in questo o quel partito: la Casellati addirittura dal 1994, in Forza Italia, e Fico nei Cinquestelle, dal 2013. In questi anni, la Casellati da più tempo rispetto a Fico, ha offerto molte occasioni per essere accusata di partigianeria ( e forse anche di piaggeria, nel suo caso, da parte di Berlusconi, suo benefattore politico).
A parte quella vergognosa scivolata sui senatori a vita, Lei che non ha nessun merito nè scientifico nè sociale, che tutti i senatori a vita citati hanno e in abbondanza, ha difeso negli anni il suo benefattore politico, anche contro l'evidenza nei vari inciampi in cui l'ex Cavaliere è caduto: politici e giudiziari alcuni, morali e civili altri. Secondo Lei il condannato Berlusconi non ha commesso nè frode fiscale, di cui è stato accusato e condannato dalla Cassazione, nè evasione ed altro ancora. Basta un sua dichiarazione a chiarire i termini della questione che certamente alla neo presidente del Senato - seconda carica dello Stato - non fa onore:
" Cassazione o meno, Berlusconi, è e rimane l'unico e irrinunciabile leader politico di Forza Italia e del centrodestra. Oggi con una sentenza che completa un percorso giudiziario lastricato da distorsioni giuridiche, palesi incostituzionalità, si è raggiunto il traguardo coltivato da vent'anni di estromettere Berlusconi dalla scena politica. Un vero e proprio scippo della democrazia. Ma stiamo sereni".
No, con queste affermazioni, noi non siamo affatto sereni sulla neo presidente del Senato, Maria Elisabetta Alberti Casellati; anzi nutriamo qualche serio dubbio che Lei sia in grado di svolgere il suo mandato parlamentare con assoluta correttezza istituzionale.
Roberto Fico desta minori preoccupazioni e per la sua giovane età e anche per la sua non ancora lunga carriera politica, Presidente in Commissione di Vigilanza Rai. E forse può anche vantare il merito di aver affrontato a viso aperto Di Maio.
Le sue esternazioni pubbliche, poi, a confronto di quelle imbarazzanti della Casellati, sembrano addirittura amenità da 'bar sport', come quella su Beppe Grillo, suo e di tutto il Movimento, vero unico capo: "Per me Beppe Grillo è patrimonio mondiale dell'umanità come le Dolomiti, la costiera amalfitana ( non anche la 'pastiera' napoletana? forse l'ha dimenticata ) e la musica". Bravo Fico, adesso datti da fare per tagliare, come hai detto, i costi della democrazia, cominciando dai privilegi dei rappresentanti del popolo nel Parlamento che presiedi. Daje, Fico!
Dunque furono issati sugli scranni più prestigiosi di Camera e Senato, in qualche modo vergini. Si poteva essere d'accordo o meno sulle rispettive nomine - ma dopo la Pivetti chiunque può aspirare a quelle cariche - ma nessuno poteva contestare loro di aver onorato le rispettive professioni, senza demeriti: la magistratura e la cooperazione internazionale. Che erano poi le ragioni principali per cui i rispettivi schieramenti politici li avevano candidati. Avevano spesso anche loro parlato di fatti che conoscevano bene e sui quali potevano esprimere pensieri ponderati; in base ad essi la gente li conosceva ed apprezzava e, di conseguenza li ha mandati in Parlamento, dove, esattamente come è avvenuto l'altro ieri, per evitare stalli nelle nomine dei presidenti dei due rami del Parlamento, qualcuno li tirò fuori dal cilindro magico li propose e le assemblee li votarono.
E, bisogna anche dirlo - contrariamente a quello che pensano Salvini o Calderoli che è meglio ignorarli per la vergogna che ne deriverebbe per loro - Grasso e la Boldrini, hanno tenuto onorevolmente e per tutto il periodo del loro mandato alti i nomi delle due Camere.
Poi, a Camere sciolte, anche loro hanno fatto passi falsi, come tutti i politici . Se avessero taciuto avrebbero creato meno sconquasso alle rispettive parti politiche e forse sarebbero stati rieletti senza disonore. E, invece, si son messi a fare quello che fanno tutti, dimentichi di essere stati per un quinquennio AUTORITA' DI GARANZIA.
Lo svantaggio con cui, invece, partono sia la Casellati che Fico è dato dal fatto che ambedue, vengono dalla politica, dove hanno lavorato chi più chi meno in questo o quel partito: la Casellati addirittura dal 1994, in Forza Italia, e Fico nei Cinquestelle, dal 2013. In questi anni, la Casellati da più tempo rispetto a Fico, ha offerto molte occasioni per essere accusata di partigianeria ( e forse anche di piaggeria, nel suo caso, da parte di Berlusconi, suo benefattore politico).
A parte quella vergognosa scivolata sui senatori a vita, Lei che non ha nessun merito nè scientifico nè sociale, che tutti i senatori a vita citati hanno e in abbondanza, ha difeso negli anni il suo benefattore politico, anche contro l'evidenza nei vari inciampi in cui l'ex Cavaliere è caduto: politici e giudiziari alcuni, morali e civili altri. Secondo Lei il condannato Berlusconi non ha commesso nè frode fiscale, di cui è stato accusato e condannato dalla Cassazione, nè evasione ed altro ancora. Basta un sua dichiarazione a chiarire i termini della questione che certamente alla neo presidente del Senato - seconda carica dello Stato - non fa onore:
" Cassazione o meno, Berlusconi, è e rimane l'unico e irrinunciabile leader politico di Forza Italia e del centrodestra. Oggi con una sentenza che completa un percorso giudiziario lastricato da distorsioni giuridiche, palesi incostituzionalità, si è raggiunto il traguardo coltivato da vent'anni di estromettere Berlusconi dalla scena politica. Un vero e proprio scippo della democrazia. Ma stiamo sereni".
No, con queste affermazioni, noi non siamo affatto sereni sulla neo presidente del Senato, Maria Elisabetta Alberti Casellati; anzi nutriamo qualche serio dubbio che Lei sia in grado di svolgere il suo mandato parlamentare con assoluta correttezza istituzionale.
Roberto Fico desta minori preoccupazioni e per la sua giovane età e anche per la sua non ancora lunga carriera politica, Presidente in Commissione di Vigilanza Rai. E forse può anche vantare il merito di aver affrontato a viso aperto Di Maio.
Le sue esternazioni pubbliche, poi, a confronto di quelle imbarazzanti della Casellati, sembrano addirittura amenità da 'bar sport', come quella su Beppe Grillo, suo e di tutto il Movimento, vero unico capo: "Per me Beppe Grillo è patrimonio mondiale dell'umanità come le Dolomiti, la costiera amalfitana ( non anche la 'pastiera' napoletana? forse l'ha dimenticata ) e la musica". Bravo Fico, adesso datti da fare per tagliare, come hai detto, i costi della democrazia, cominciando dai privilegi dei rappresentanti del popolo nel Parlamento che presiedi. Daje, Fico!
martedì 20 febbraio 2018
Secondo il Gran Maestro del GOI, Bisi, la Massoneria è come l'Azione Cattolica, dalla quale si differenzia solo per la sua laicità
La cosa non è così chiara come vorrebbe il Gran Maestro del Grand'Oriente d'Italia - la più importante loggia massonica italiana, anche se non l'unica - che si dà da fare, instancabilmente ogni giorno, per farci credere che la società segreta che egli presiede è nient'altro che una società di mutuo soccorso con finalità umanitarie e sociali.
La tiritera dei grandi uomini massoni, soprattutto del passato - perchè fra quelli del tempo presente c'è stato anche il venerabile Licio Gelli, che non era certo uno stinco di santo né un benefattore dell'umanità e neppure un portatore di pace - la conosciamo bene. Ce la elencò minuziosamente una ventina di anni fa l'allora Gran Maestro, Virgilio Gaito, quando lo incontrammo, in occasione di alcune celebrazioni mozartiane, nella sede romana del Vascello.
L'attuale Gran Maestro, Bisi, giornalista senese, si prodiga in attività benefiche ed umanitarie - nei giorni scorsi ha premiato alcuni studenti a Norcia - e fra breve aprirà a tutti le porte delle sedi massoniche per farci entrare un pò dì aria pura e per rassicurare i cittadini sulla natura della Massoneria.
Ma allora Bisi - che viene da una città che si vuole consegnata nelle mani non proprio candide della massoneria - dovrebbe spiegare che senso ha usare, quando si parla di affari poco puliti, l'espressione 'c'è l'ombra della massoneria'. Se fosse come l'Azione Cattolica e la Croce Rossa l'espressione dovrebbe essere del tutto diversa magari: 'grazie alla Massoneria benemerita ecc...
La Massoneria non è neanche come il Rotary o i Lions, è tutt'altra cosa. Magari, come gli appartenenti al Rotary o ai Lions i 'fratelli' si danno una mano, solo che quelle mani assai spesso si stringono per affari ben diversi da quelli predicati dal Gran Maestro Bisi.
E del resto perchè oggi alcuni partiti si affrettano a dichiarare che i massoni non possono candidarsi in certe liste, come nel caso dei Cinquestelle, per bocca di Di Maio?
Il PD, invece, anni fa sostenne che i massoni potevano candidarsi nel loro partito, lo sostenne fortemente Luigi Berlinguer che l'ebbe vinta. E nulla ci toglie dalla testa che forse anche lui era fratello del Gran d'Oriente d'Italia, nel quale compaiono nomi insospettabili, ma sempre e comunque potenti.
Se fosse solo una onlus con scopi caritatevoli anche e sopratutto verso l'esterno, mentre la massoneria rivolge la sua azione solo ed esclusivamente a beneficio dei suoi adepti, l'elenco degli iscritti- che provengono dalla società civile che conta, dalle professioni ma anche dalla Chiesa: non si è spesso detto che alcuni prelati di alto rango erano massoni ? - non sarebbe secretato, anche se più d'una volta gli elenchi degli appartenenti alle Logge sono state rese note, e comunque sono depositati presso le questure.
Non ci convince del contrario neanche il sapere che il miglior sindaco di Roma, Nathan - del quale Bisi vuol donare alla Raggi un busto - era massone, perchè un sindaco, anche se il miglior sindaco del mondo, non redime nè santifica una società che è in affari più con il diavolo che con l'acqua santa.
La tiritera dei grandi uomini massoni, soprattutto del passato - perchè fra quelli del tempo presente c'è stato anche il venerabile Licio Gelli, che non era certo uno stinco di santo né un benefattore dell'umanità e neppure un portatore di pace - la conosciamo bene. Ce la elencò minuziosamente una ventina di anni fa l'allora Gran Maestro, Virgilio Gaito, quando lo incontrammo, in occasione di alcune celebrazioni mozartiane, nella sede romana del Vascello.
L'attuale Gran Maestro, Bisi, giornalista senese, si prodiga in attività benefiche ed umanitarie - nei giorni scorsi ha premiato alcuni studenti a Norcia - e fra breve aprirà a tutti le porte delle sedi massoniche per farci entrare un pò dì aria pura e per rassicurare i cittadini sulla natura della Massoneria.
Ma allora Bisi - che viene da una città che si vuole consegnata nelle mani non proprio candide della massoneria - dovrebbe spiegare che senso ha usare, quando si parla di affari poco puliti, l'espressione 'c'è l'ombra della massoneria'. Se fosse come l'Azione Cattolica e la Croce Rossa l'espressione dovrebbe essere del tutto diversa magari: 'grazie alla Massoneria benemerita ecc...
La Massoneria non è neanche come il Rotary o i Lions, è tutt'altra cosa. Magari, come gli appartenenti al Rotary o ai Lions i 'fratelli' si danno una mano, solo che quelle mani assai spesso si stringono per affari ben diversi da quelli predicati dal Gran Maestro Bisi.
E del resto perchè oggi alcuni partiti si affrettano a dichiarare che i massoni non possono candidarsi in certe liste, come nel caso dei Cinquestelle, per bocca di Di Maio?
Il PD, invece, anni fa sostenne che i massoni potevano candidarsi nel loro partito, lo sostenne fortemente Luigi Berlinguer che l'ebbe vinta. E nulla ci toglie dalla testa che forse anche lui era fratello del Gran d'Oriente d'Italia, nel quale compaiono nomi insospettabili, ma sempre e comunque potenti.
Se fosse solo una onlus con scopi caritatevoli anche e sopratutto verso l'esterno, mentre la massoneria rivolge la sua azione solo ed esclusivamente a beneficio dei suoi adepti, l'elenco degli iscritti- che provengono dalla società civile che conta, dalle professioni ma anche dalla Chiesa: non si è spesso detto che alcuni prelati di alto rango erano massoni ? - non sarebbe secretato, anche se più d'una volta gli elenchi degli appartenenti alle Logge sono state rese note, e comunque sono depositati presso le questure.
Non ci convince del contrario neanche il sapere che il miglior sindaco di Roma, Nathan - del quale Bisi vuol donare alla Raggi un busto - era massone, perchè un sindaco, anche se il miglior sindaco del mondo, non redime nè santifica una società che è in affari più con il diavolo che con l'acqua santa.
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giovedì 1 febbraio 2018
Elezioni Politiche del 4 marzo.Si attendono le analisi
A giudicare da quello che dicono tutti, senza eccezione, i protagonisti della corrente campagna elettorale che porterà alle votazioni del 4 marzo - sia politiche che regionali - niente è ancora chiaro di come evolverà la situazione politica in Italia.
Intanto Mattarella, il presidente, ha messo un cane da guardia, nella persona di Gentiloni, nel caso ci fosse un assalto alle derrate o alla diligenza - come del resto tanti temono.
Tutti vanno raccontando che vinceranno le elezioni: ne sono certi i Cinquestelle che saranno incoronati primo partito d'Italia - gli elettori non si faranno condizionare dalle brutte esperienze amministrative, come quella romana della Raggi che, comunque, in queste settimane si sta dando tanto da fare per non danneggiare ancora di più il Movimento.
Ostentano sicurezza anche le destre che, come coalizione, superano anche i Cinquestelle e potrebbero anche avere la maggioranza richiesta per governare. Sì, ma chi? Berlusconi, che tiene insieme con uno sforzo sovrumano ( così sovrumano che in questi giorni ha avuto un affaticamento ed ha dovuto interrompere le sue comparse pubbliche e tv), non può, anche perchè Strasburgo non risponderà alla sua richiesta di 'riabilitazione' politica prima di quelle data; Salvini, neanche lui, anche se lui vorrebbe mentre non lo vuole nessun altro, neppure Berlusconi che è costretto a rassicurare i partners europei sulla 'incandidabilità' del suo socio 'preelettorale' per tutt'altre ragioni rispetto alle sue.
Sarà il partito di Renzi a vincere le elezioni? Lo va dicendo dopo che in queste ultime ore c'è stato un balzo in avanti, come di una tartaruga, nei sondaggi del PD. Renzi sbandiera che ha pronta la squadra più efficiente e preparata ( ma naturalmente, anche se non lo dice, Renzi, non pensa alla squadra guidata da Gentiloni, mai sbaraccata per volontà di Mattarella che teme il peggio), e pensa ancora che a guidarla possa essere richiamato per la seconda volta proprio lui. Chi altro?
Tutti come si vede sembrano malati di una identica malattia, quella della sopravvalutazione delle proprie forze, dimenticando che lo stress elettorale può giocare un brutto scherzo a chi non sa riposarsi ogni tanto dalle fatiche, prendere fiato e proporre ricette sensate per guarire definitivamente il nostro paese dai suoi mali: di impreparazione, millanteria, impresentabilità soffrono molti chiamati a consulto al capezzale della nazione febbricitante. E poi il debito pubblico, che pesa come un macigno, preme sul petto dell'Italia, impedendole di respirare a pieni polmoni e di guarire.
E per questo tutti attendono gli esami del 4 marzo. Gli esami delle URINE.
Intanto Mattarella, il presidente, ha messo un cane da guardia, nella persona di Gentiloni, nel caso ci fosse un assalto alle derrate o alla diligenza - come del resto tanti temono.
Tutti vanno raccontando che vinceranno le elezioni: ne sono certi i Cinquestelle che saranno incoronati primo partito d'Italia - gli elettori non si faranno condizionare dalle brutte esperienze amministrative, come quella romana della Raggi che, comunque, in queste settimane si sta dando tanto da fare per non danneggiare ancora di più il Movimento.
Ostentano sicurezza anche le destre che, come coalizione, superano anche i Cinquestelle e potrebbero anche avere la maggioranza richiesta per governare. Sì, ma chi? Berlusconi, che tiene insieme con uno sforzo sovrumano ( così sovrumano che in questi giorni ha avuto un affaticamento ed ha dovuto interrompere le sue comparse pubbliche e tv), non può, anche perchè Strasburgo non risponderà alla sua richiesta di 'riabilitazione' politica prima di quelle data; Salvini, neanche lui, anche se lui vorrebbe mentre non lo vuole nessun altro, neppure Berlusconi che è costretto a rassicurare i partners europei sulla 'incandidabilità' del suo socio 'preelettorale' per tutt'altre ragioni rispetto alle sue.
Sarà il partito di Renzi a vincere le elezioni? Lo va dicendo dopo che in queste ultime ore c'è stato un balzo in avanti, come di una tartaruga, nei sondaggi del PD. Renzi sbandiera che ha pronta la squadra più efficiente e preparata ( ma naturalmente, anche se non lo dice, Renzi, non pensa alla squadra guidata da Gentiloni, mai sbaraccata per volontà di Mattarella che teme il peggio), e pensa ancora che a guidarla possa essere richiamato per la seconda volta proprio lui. Chi altro?
Tutti come si vede sembrano malati di una identica malattia, quella della sopravvalutazione delle proprie forze, dimenticando che lo stress elettorale può giocare un brutto scherzo a chi non sa riposarsi ogni tanto dalle fatiche, prendere fiato e proporre ricette sensate per guarire definitivamente il nostro paese dai suoi mali: di impreparazione, millanteria, impresentabilità soffrono molti chiamati a consulto al capezzale della nazione febbricitante. E poi il debito pubblico, che pesa come un macigno, preme sul petto dell'Italia, impedendole di respirare a pieni polmoni e di guarire.
E per questo tutti attendono gli esami del 4 marzo. Gli esami delle URINE.
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lunedì 29 gennaio 2018
Per una volta che Virginia Raggi fa una cosa buona, riconosciamoglielo!
Occorre premettere che in queste ultime settimane Roma sembra come essersi svegliate dal lungo sonno nel quale era piombata un anno e mezzo fa, da quando l'Amministrazione Raggi sembrò averla addormentata con i barbiturici, che l'hanno immobilizzata ed impedito, di fatto, di reagire, salvo poche eccezioni.
Si vedono per strada cataste di legna da ardere, frutto dei tagli dei pini, secolari o no, che il Servizio Giardini, finalmente di nuovo attivo, ha deciso di abbattere, o perchè pericolanti o perchè ritenuti non in buona salute, a dispetto talvolta delle apparenze.
Segno che qualcosa si muove, sebbene le buche ammazzacristiani e distruggimachine siano sempre lì in bella mostra e le strade, specie dopo qualche pioggia, mostrano il manto stradale come bombardato.
Per la risoluzione definitiva dell'emergenza monnezza, ci hanno detto di aspettare due o tre mesi, forse solo allora sarà risolta, ma forse solo alla bell'e meglio. Pazienza.
Si ha l'impressione che nel mese che ci separa della Politiche del 4 marzo, l'Amministrazione sia in piena attività per non danneggiare i Cinquestelle che considerano Roma come la loro prima grande sconfitta, che potrebbe mettere a rischio i risultati elettorali che i sondaggi danno brillanti .
Comunque fino alle ore 24 del 4 marzo qualcosa la Raggi e la sua Giunta sicuramente combineranno. Poi, forse... addio sogni di gloria! Sia che i Cinquestelle vincano sia che perdano; tanto quel che è fatto è fatto; e la Raggi potrà finalmente di nuovo riposare come sembra aver fatto in questi diciotto mesi di non governo capitolino.
Ma in queste settimane è talmente attiva da occuparsi perfino della toponomastica, cioè dei nomi delle strade, visto che ha deciso di cambiar nome a quelle intitolate a tre scienziati che firmarono le leggio razziali. Brava! Se fa una buona pensata, una delle pochissime, bisogna dargliene atto e non dire che l'intitolazione di tutte le strade andrebbe rivista. Anche se ha ragione chi ha detto questo, pensando a quelle strade intitolate a chicchessia, sull'onda della commozione o anche di altri interessi, a persone di cui spiegare in futuro cosa abbiamo fatto e perchè sia stata loro intitolata una strada sarà impresa impossibile. Certe intitolazioni sono dettate dal detto comune che vuole che si 'batta il ferro finchè è caldo'.
Sbaglia, invece, chi riconosciuto appena un piccolo merito alla sindaca, si lancia a dire che il nostro paese sarà veramente civile, quando dodici strade verranno intitolate ad altrettanti emeriti professori e scienziati che sotto il regime dovettero abbandonare l'insegnamento e le ricerche perchè non vollero firmare le leggi razziali, come loro richiesto dal Regime.
Intanto un primo passo è stato fatto, per il secondo diamoci tutti da fare, incalzando la sindaca che, con la cancellazione dei nomi di quelle strade, sembra essersi avviata per la buona strada dell' abiura del fascismo, sulla quale è fondata la nostra Repubblica.
Si vedono per strada cataste di legna da ardere, frutto dei tagli dei pini, secolari o no, che il Servizio Giardini, finalmente di nuovo attivo, ha deciso di abbattere, o perchè pericolanti o perchè ritenuti non in buona salute, a dispetto talvolta delle apparenze.
Segno che qualcosa si muove, sebbene le buche ammazzacristiani e distruggimachine siano sempre lì in bella mostra e le strade, specie dopo qualche pioggia, mostrano il manto stradale come bombardato.
Per la risoluzione definitiva dell'emergenza monnezza, ci hanno detto di aspettare due o tre mesi, forse solo allora sarà risolta, ma forse solo alla bell'e meglio. Pazienza.
Si ha l'impressione che nel mese che ci separa della Politiche del 4 marzo, l'Amministrazione sia in piena attività per non danneggiare i Cinquestelle che considerano Roma come la loro prima grande sconfitta, che potrebbe mettere a rischio i risultati elettorali che i sondaggi danno brillanti .
Comunque fino alle ore 24 del 4 marzo qualcosa la Raggi e la sua Giunta sicuramente combineranno. Poi, forse... addio sogni di gloria! Sia che i Cinquestelle vincano sia che perdano; tanto quel che è fatto è fatto; e la Raggi potrà finalmente di nuovo riposare come sembra aver fatto in questi diciotto mesi di non governo capitolino.
Ma in queste settimane è talmente attiva da occuparsi perfino della toponomastica, cioè dei nomi delle strade, visto che ha deciso di cambiar nome a quelle intitolate a tre scienziati che firmarono le leggio razziali. Brava! Se fa una buona pensata, una delle pochissime, bisogna dargliene atto e non dire che l'intitolazione di tutte le strade andrebbe rivista. Anche se ha ragione chi ha detto questo, pensando a quelle strade intitolate a chicchessia, sull'onda della commozione o anche di altri interessi, a persone di cui spiegare in futuro cosa abbiamo fatto e perchè sia stata loro intitolata una strada sarà impresa impossibile. Certe intitolazioni sono dettate dal detto comune che vuole che si 'batta il ferro finchè è caldo'.
Sbaglia, invece, chi riconosciuto appena un piccolo merito alla sindaca, si lancia a dire che il nostro paese sarà veramente civile, quando dodici strade verranno intitolate ad altrettanti emeriti professori e scienziati che sotto il regime dovettero abbandonare l'insegnamento e le ricerche perchè non vollero firmare le leggi razziali, come loro richiesto dal Regime.
Intanto un primo passo è stato fatto, per il secondo diamoci tutti da fare, incalzando la sindaca che, con la cancellazione dei nomi di quelle strade, sembra essersi avviata per la buona strada dell' abiura del fascismo, sulla quale è fondata la nostra Repubblica.
venerdì 5 gennaio 2018
Sfogliando 'Il fatto quotidiano' di Marco Travaglio, che non è il 'Washington Post' di Carl Bernstein
Marco Travaglio s'è messo in testa, da qualche mese, di essere il fratello gemello di Carl Bernstein, e che 'Il fatto quotidiano' non è che la riproduzione 3D del 'Washington Post' . Solo che il caso 'Banca Etruria' non è assimilabile al caso 'Watergate', e soprattutto perchè MEB - per i non addetti ai lavori : Maria Elena Boschi - non è Nixon. Perchè se anche riuscisse, come riuscirono Carl Bernstein e il suo collega Bob Woodward, giornalisti del Washington Post, con Nixon, a farla dimettere - ma non lo farà, non c'è più tempo, ed anzi lei si candida al Parlamento alle prossime elezioni, in un collegio senza paracadute perchè vuole avere la conferma del gradimento popolare nel collegio elettorale toscano in cui si candida - non succederebbe proprio nulla.
E allora se Travaglio non è Bernstein, se 'Il Fatto Quotidiano' non è il 'Washintgon Post', e se il caso 'Banca Etruria' non è il Watergate, perchè accanirsi contro MEB, ogni giorno, per qualunque cosa, anche per fatti ed atti insignificanti politicamente? Tanto rumor per nulla!
Rumori e tanti ne fa anche Andrea Scanzi, detto 'pum pum', l'unico italiano non assoggettato al divieto dei botti. Scanzi, sul 'Washington Post' italiano, scrive quasi ogni giorno articoli pirotecnici, per far la festa a qualunque patrono, si chiami Grasso, Renzi, Pisapia o Madia, quando la bionda madonna tocca il giornale di Travaglio. Un pò meno con i Cinquestelle, troppo alti, per raggiungerli con i suoi fuochi. Spara colpi fallocchi contro tutti, ma che male non fanno a nessuno, mentre possono ferire chi confeziona quelle sparate multicolori. Chissà che fra breve non dovremo leggere di lui su qualche altro giornale italiano, esattamente le stesse cose che ha scritto di recente di Maria Teresa Meli del 'Corriere', e non ha scritto, né scriverà, di Gianluigi Paragone che si candida con i Cinquestelle, come prima aveva fatto con la Lega, che gli aveva regalato una vicedirezione in Rai.
Più mirato di Travaglio - che tiene per sè sempre la 'lista della spesa' politica che apre e chiude le pagine del giornale - e meno fallocco di Scanzi qualche tiro lo spara Peter Gomez che l'altro giorno ha certificato l'uscita dalla crisi del nostro paese, con una acuta ragione, a metà strada tra economia e sociologia politica. La certificazione inconfutabile che l'Italia è ormai fuori dalla crisi ci viene da un fatto incontrovertibile: i politici si sono aumentati stipendi e vitalizi.
E allora se Travaglio non è Bernstein, se 'Il Fatto Quotidiano' non è il 'Washintgon Post', e se il caso 'Banca Etruria' non è il Watergate, perchè accanirsi contro MEB, ogni giorno, per qualunque cosa, anche per fatti ed atti insignificanti politicamente? Tanto rumor per nulla!
Rumori e tanti ne fa anche Andrea Scanzi, detto 'pum pum', l'unico italiano non assoggettato al divieto dei botti. Scanzi, sul 'Washington Post' italiano, scrive quasi ogni giorno articoli pirotecnici, per far la festa a qualunque patrono, si chiami Grasso, Renzi, Pisapia o Madia, quando la bionda madonna tocca il giornale di Travaglio. Un pò meno con i Cinquestelle, troppo alti, per raggiungerli con i suoi fuochi. Spara colpi fallocchi contro tutti, ma che male non fanno a nessuno, mentre possono ferire chi confeziona quelle sparate multicolori. Chissà che fra breve non dovremo leggere di lui su qualche altro giornale italiano, esattamente le stesse cose che ha scritto di recente di Maria Teresa Meli del 'Corriere', e non ha scritto, né scriverà, di Gianluigi Paragone che si candida con i Cinquestelle, come prima aveva fatto con la Lega, che gli aveva regalato una vicedirezione in Rai.
Più mirato di Travaglio - che tiene per sè sempre la 'lista della spesa' politica che apre e chiude le pagine del giornale - e meno fallocco di Scanzi qualche tiro lo spara Peter Gomez che l'altro giorno ha certificato l'uscita dalla crisi del nostro paese, con una acuta ragione, a metà strada tra economia e sociologia politica. La certificazione inconfutabile che l'Italia è ormai fuori dalla crisi ci viene da un fatto incontrovertibile: i politici si sono aumentati stipendi e vitalizi.
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mercoledì 13 dicembre 2017
La politica. non è una risorsa ma un problema in Italia
Ieri Dibba ha preso la parola in Parlamento, esordendo: 'E l'ultima volta che parlo in Parlamento'. Dai banchi dell'opposizione, a questo esordio solenne da fine del mondo più che da fine legislatura - ormai prossima, questione di giorni - si sono levati dei mugugni, del tipo : "e che sarà mai, mica è la fine del mondo; quando non ci sarai più cercheremo di sopravvivere, ce ne faremo comunque una ragione...'. Ai quali, riprendendo il tono solenne, Dibba ha rilanciato: " anche molti di voi, non ci saranno più nel Parlamento prossimamente, quindi anche per molti di voi è l'ultima volta che hanno l'occasione di parlare... magari non hanno nulla da dire e taceranno, come del resto molti di voi hanno fatto nel corso dell'intera legislatura giunta ormai al capolinea, e via dicendo...", proseguendo con toni apocalittici, tipici non solo suoi, ma di molti esponenti del Movimento Cinquestelle che si vuole accreditare come 'millenaristico'.
E, in effetti, a dare un tono apocalittico a questa fine legislatura ci ha pensato anche il presidente di Confindustria, Boccia, il quale dopo aver rassicurato tutti sul miglioramento della situazione economica ed aver anticipato che l'anno prossimo il PIL sarà superiore a quello previsto, ha minacciato, nel solco di Dibba: " salvo che la politica non crei dei guai". Ecco il punto.
La politica che dovrebbe essere per il paese una risorsa, in grado di individuare i problemi ed offrire soluzioni oltre che accompagnare con azioni mirate la crescita e lo sviluppo, in Italia, in maniera più evidente che altrove, la politica crea problemi, non li risolve.
E le elezioni ormai prossime - tutti pensano alla data del prossimo 4 marzo, con le Camere sciolte addirittura prima della fine dell'anno - rappresentano una incognita, solo negativa. Da subito.
Nella discussione della Legge finanziaria il solito assalto alla diligenza, in prospettiva elettorale: chiunque fra quelli che hanno scaldato gli scranni in Parlamento per un quinquennio, fanno a gara a mettere i bastoni fra le ruote al carro degli avversari, reclamando regalie o elemosine di ogni genere per il proprio elettorato, giocando al rialzo con pretese talvolta irragionevoli, noncuranti del bene del paese. Al quale, però, tutti si richiamano, quando non fanno politica, ma chiacchierano soltanto.
In questi giorni tale richiamo al bene del paese ed alla responsabilità risuona ovunque, mentre ci sono cambi di casacche, spostamenti da destra a sinistra e tutti, gruppi, movimenti e partiti sono in fibrillazione per la compilazione delle liste.
In conseguenza delle quali, molti parlamentari, come faceva notare Dibba, possono dire addio a Montecitorio o a Palazzo Madama perchè non saranno neanche candidati o non eletti. Con la consolazione, unica, che essendo la legislatura arrivata alla sua conclusione naturale , quando raggiungeranno l'età dei 65 anni, avranno il beneficio del vitalizio.
Il quale, a detta della Meloni, spiritosissima: quest'anno il vitalizio è stato rimandato all'anno prossimo!
E, in effetti, a dare un tono apocalittico a questa fine legislatura ci ha pensato anche il presidente di Confindustria, Boccia, il quale dopo aver rassicurato tutti sul miglioramento della situazione economica ed aver anticipato che l'anno prossimo il PIL sarà superiore a quello previsto, ha minacciato, nel solco di Dibba: " salvo che la politica non crei dei guai". Ecco il punto.
La politica che dovrebbe essere per il paese una risorsa, in grado di individuare i problemi ed offrire soluzioni oltre che accompagnare con azioni mirate la crescita e lo sviluppo, in Italia, in maniera più evidente che altrove, la politica crea problemi, non li risolve.
E le elezioni ormai prossime - tutti pensano alla data del prossimo 4 marzo, con le Camere sciolte addirittura prima della fine dell'anno - rappresentano una incognita, solo negativa. Da subito.
Nella discussione della Legge finanziaria il solito assalto alla diligenza, in prospettiva elettorale: chiunque fra quelli che hanno scaldato gli scranni in Parlamento per un quinquennio, fanno a gara a mettere i bastoni fra le ruote al carro degli avversari, reclamando regalie o elemosine di ogni genere per il proprio elettorato, giocando al rialzo con pretese talvolta irragionevoli, noncuranti del bene del paese. Al quale, però, tutti si richiamano, quando non fanno politica, ma chiacchierano soltanto.
In questi giorni tale richiamo al bene del paese ed alla responsabilità risuona ovunque, mentre ci sono cambi di casacche, spostamenti da destra a sinistra e tutti, gruppi, movimenti e partiti sono in fibrillazione per la compilazione delle liste.
In conseguenza delle quali, molti parlamentari, come faceva notare Dibba, possono dire addio a Montecitorio o a Palazzo Madama perchè non saranno neanche candidati o non eletti. Con la consolazione, unica, che essendo la legislatura arrivata alla sua conclusione naturale , quando raggiungeranno l'età dei 65 anni, avranno il beneficio del vitalizio.
Il quale, a detta della Meloni, spiritosissima: quest'anno il vitalizio è stato rimandato all'anno prossimo!
lunedì 6 novembre 2017
Grande è la confusione sotto i cieli di Italia
Anche Renzi ammette la sconfitta, e con lui tutto il PD, ma non prende l'unica vera decisione: mettersi da parte, anzi scomparire.
Le divisioni interne alla sinistra stanno portando i loro tragici frutti, nell'indifferenza generale, stando ai fatti, senza cioè che nessuno oltre ad ammettere la sconfitta, corra ai ripari.
Renzi dovrebbe convincersi che non è più il candidato premier (e forse segretario) gradito al popolo di sinistra, dunque via, e , contemporaneamente smetterla di creare problemi istituzionali con tinuando a dire che lui con la riconferma di Visco in Bankitalia non è d'accordo con il Governo.
Chissenefrega!
Nella storia di Visco sembra ripetersi ciò che in un primo momento si è verificato in Italia, più che in altri paesi, con l'assalto ad Asia Argento, dopo che ha accusato, certo in ritardo forse inammissibile, quel porco di Weinstein: hanno dato addosso a Lei più che all'animale. Per le banche, Renzi sembra comportarsi allo stesso modo: vuole punire Visco, imputandogli una vigilanza non solerte, mentre non dice apertamente che gli amministratori di alcune banche, da Boschi a Zonin e a tutti gli altri, imbroglioni e ladri, andrebbero puniti da subito a costretti a restituire ciò che hanno rubato. Intanto, come hanno denunciato alcuni giornali, si assiste al trasferimento dei loro beni a familiari per farsi trovare 'incapienti' quando saranno condannati.
La Boschi dovrebbe seguirlo senza attendere un minuto in più, perchè Lei non può restare al governo dopo le innegabili colpe di cattiva amministrazione della banca di cui il 'su babbo', onestissimo, era vice presidente. Anche per salvare la faccia della famiglia, oltre che la sua. A Banca Etruria hanno imbrogliato i risparmiatori, un po meno gli investitori; e perciò è tempo che anche la figlia del 'su babbo' tragga le conseguenze. Che aspetta?
E poi c'è lo scandalo elettorale sotto gli occhi di tutti, a cominciare dai cittadini del Municipio di Ostia che, pur essendo a pochi passi dal Campidoglio e pur avendo sotto gli occhi lo sfascio dell'amministrazione Raggi, continuano a credere nella sindaca ed accusano del disastro generale non la giunta Raggi, ma il complotto degli altri partiti.
A far chiudere gli occhi ed obnubilare le menti di quei cittadini contribuiscono due fattori. Primo: il tiro al bersaglio contro la Raggi esercitato dagli altri partiti e dalla stampa, quasi quotidianamente. Pensano che tale sport sia praticato per salvarsi le chiappe: da parte dei partiti che rappresentano la vecchia politica, protagonista degli scandali e del saccheggio del paese; e dai giornali, perchè organi di stampa di regime che sperano, con i solo servizi, di meritarsi qualche bonus, in tempo di crisi nera per la stampa.
Secondo: chi crede nei Cinquestelle, vergini di... (direbbero i più trucidi) crede ancora possibile un secondo miracolo dopo il flop di Berlusconi, sceso in politica per difendere il paese che ama, in realtà per mettere al sicuro le sue aziende. Lui che, nella credulità popolare, rappresenta uno che si è fatto da solo e dal niente. Ancora? Senza i numerosi aiutini, da molte parti pervenutigli - alcuni anche innominabili - e qualche irregolarità penale - non è stato condannato per evasione? - chissà se potrebbe essere ancora celebrato come l'uomo venuto dal nulla! Coloro i quali continuano a votare Cinquestelle, pensano che questi parvenus della politica siano immuni da vizi, immacolati. Nessuno riflette sui numerosi attestati di incapacità amministrativa!
Ma ci sono anche altre incomprensibili incongruenze ed anomalie sotto i cieli d'Italia. Si prenda il comportamento di Roberto Fico, Cinquestelle, capo della Commissione di vigilanza sulla Rai, a proposito del match televisivo fra Renzi e Di Maio ( Renzi vorrà ancora farlo? Andrà a dire: abbiamo perso? Vale la pena? Non sarebbe meglio che si dimetta prima, annullando l'incontro e permettendo da subito alla sinistra di riorganizzarsi, unita?) sul canale televisivo che potrebbe ospitarlo - Rai 1 o La 7- Fico chiude alla Rai che certamente potrebbe assicurare uno share molto più alto. Lui se ne frega e si comporta come fosse un dipendente di Cairo, dirigente della sua televisione; mentre la Rai, che ha reso noto un appello del suo CdA, un pò penoso e lamentevole, neanche Fico la difende, proponendola come la tv più adatta, anche perchè finanziata con il canone.
Le divisioni interne alla sinistra stanno portando i loro tragici frutti, nell'indifferenza generale, stando ai fatti, senza cioè che nessuno oltre ad ammettere la sconfitta, corra ai ripari.
Renzi dovrebbe convincersi che non è più il candidato premier (e forse segretario) gradito al popolo di sinistra, dunque via, e , contemporaneamente smetterla di creare problemi istituzionali con tinuando a dire che lui con la riconferma di Visco in Bankitalia non è d'accordo con il Governo.
Chissenefrega!
Nella storia di Visco sembra ripetersi ciò che in un primo momento si è verificato in Italia, più che in altri paesi, con l'assalto ad Asia Argento, dopo che ha accusato, certo in ritardo forse inammissibile, quel porco di Weinstein: hanno dato addosso a Lei più che all'animale. Per le banche, Renzi sembra comportarsi allo stesso modo: vuole punire Visco, imputandogli una vigilanza non solerte, mentre non dice apertamente che gli amministratori di alcune banche, da Boschi a Zonin e a tutti gli altri, imbroglioni e ladri, andrebbero puniti da subito a costretti a restituire ciò che hanno rubato. Intanto, come hanno denunciato alcuni giornali, si assiste al trasferimento dei loro beni a familiari per farsi trovare 'incapienti' quando saranno condannati.
La Boschi dovrebbe seguirlo senza attendere un minuto in più, perchè Lei non può restare al governo dopo le innegabili colpe di cattiva amministrazione della banca di cui il 'su babbo', onestissimo, era vice presidente. Anche per salvare la faccia della famiglia, oltre che la sua. A Banca Etruria hanno imbrogliato i risparmiatori, un po meno gli investitori; e perciò è tempo che anche la figlia del 'su babbo' tragga le conseguenze. Che aspetta?
E poi c'è lo scandalo elettorale sotto gli occhi di tutti, a cominciare dai cittadini del Municipio di Ostia che, pur essendo a pochi passi dal Campidoglio e pur avendo sotto gli occhi lo sfascio dell'amministrazione Raggi, continuano a credere nella sindaca ed accusano del disastro generale non la giunta Raggi, ma il complotto degli altri partiti.
A far chiudere gli occhi ed obnubilare le menti di quei cittadini contribuiscono due fattori. Primo: il tiro al bersaglio contro la Raggi esercitato dagli altri partiti e dalla stampa, quasi quotidianamente. Pensano che tale sport sia praticato per salvarsi le chiappe: da parte dei partiti che rappresentano la vecchia politica, protagonista degli scandali e del saccheggio del paese; e dai giornali, perchè organi di stampa di regime che sperano, con i solo servizi, di meritarsi qualche bonus, in tempo di crisi nera per la stampa.
Secondo: chi crede nei Cinquestelle, vergini di... (direbbero i più trucidi) crede ancora possibile un secondo miracolo dopo il flop di Berlusconi, sceso in politica per difendere il paese che ama, in realtà per mettere al sicuro le sue aziende. Lui che, nella credulità popolare, rappresenta uno che si è fatto da solo e dal niente. Ancora? Senza i numerosi aiutini, da molte parti pervenutigli - alcuni anche innominabili - e qualche irregolarità penale - non è stato condannato per evasione? - chissà se potrebbe essere ancora celebrato come l'uomo venuto dal nulla! Coloro i quali continuano a votare Cinquestelle, pensano che questi parvenus della politica siano immuni da vizi, immacolati. Nessuno riflette sui numerosi attestati di incapacità amministrativa!
Ma ci sono anche altre incomprensibili incongruenze ed anomalie sotto i cieli d'Italia. Si prenda il comportamento di Roberto Fico, Cinquestelle, capo della Commissione di vigilanza sulla Rai, a proposito del match televisivo fra Renzi e Di Maio ( Renzi vorrà ancora farlo? Andrà a dire: abbiamo perso? Vale la pena? Non sarebbe meglio che si dimetta prima, annullando l'incontro e permettendo da subito alla sinistra di riorganizzarsi, unita?) sul canale televisivo che potrebbe ospitarlo - Rai 1 o La 7- Fico chiude alla Rai che certamente potrebbe assicurare uno share molto più alto. Lui se ne frega e si comporta come fosse un dipendente di Cairo, dirigente della sua televisione; mentre la Rai, che ha reso noto un appello del suo CdA, un pò penoso e lamentevole, neanche Fico la difende, proponendola come la tv più adatta, anche perchè finanziata con il canone.
sabato 21 ottobre 2017
Un partito di sinistra (PD) ed il suo segretario (Renzi) non possono stare dalla parte dei banchieri, ma dei consumatori. Ma anche dei cattivi amministratori e dei ladri?
Ha ragione Renzi, ed il suo partito con lui, quando dice che la sinistra non può stare dalla parte dei banchieri, ma da quella dei consumatori; e rivendica, con i decreti del suo governo, di aver salvato - il salvabile - dei risparmi dei piccoli investitori truffati ed imbrogliati dalle banche. E si spera che prosegua su questa strada.
Ma del crac delle banche, compresa Banca Etruria, quella nella quale è stato Vice presidente il padre della sottosegretaria Boschi, Renzi ( Maria Elena Boschi) e il suo partito non possono incolpare Visco e la Banca d'Italia per omessa o negligente vigilanza. Perchè, nel caso la Banca centrale fosse stata negligente, o quanto meno indulgente, verso i banchieri, non si può non ammettere che gli imbrogli e i furti, veri e propri, siano stati perpetrati dai banchieri a danno dei consumatori e risparmiatori, non da Bankitalia.
E allora perchè quella mozione di sfiducia - in seconda battuta ridotta a 'lecita espressione di parere o di critica' - nei confronti di Banca Italia e del governatore Visco, alla vigilia della scadenza del suo mandato, quando tutto lasciava prevedere che sarebbe stato riconfermato dal Governo e dal Presidente Mattarella?
C'entra qualcosa in questa accelerazione di sfiducia la sottosegretaria Boschi che, a detta del Fatto Quotidiano è l'estensore materiale di quella mozione, definita da molti atto irresponsabile e forse anche vendetta personale della Boschi contro Visco, a causa della Banca del papà?
Può una giovane sottosegretaria creare problemi ad una delle istituzioni più prestigiose e di garanzia del nostro paese? Perchè adesso, dopo quella mozione di sfiducia, ogni cosa riguardante la Banca d'Italia ed anche il suo prestigio internazionale potrebbe essere messa in discussione..
Se il Governo e Mattarella confermassero Visco, lo metterebbero in una situazione di vulnerabilità, nella quale, dato il suo ruolo non potrebbe tirare avanti a lungo; se non lo confermassero, tutti direbbero che Governo e Mattarella sono stati ostaggio della 'zarina', la vendicatrice Boschi, assecondata da Renzi che, pur scalzato dal suo trono, continua a regnare per mezzo di Gentiloni.
Una lettura 'benevola' ed 'annacquata' della mozione, con la quale si intende discolpare la Boschi da una responsabilità che Lei evidentemente ha più di tutti, la considera come il modo per non farsi scavalcare dai Cinquestelle che hanno presentato analoga mozione di sfiducia per Visco e la sua riconferma.
Come se ne esce? Non è facile immaginare una via di uscita. Al momento onorevole soprattutto per Visco il cui mandato scade fra pochi giorni.. Mentre una via d'uscita che rimetta ordine ed equilibrio fra i poteri ci sarebbe se la si volesse percorrere: Maria Elena Boschi riconosce il suo tragico errore e si dimette, subito, senza attendere neanche un minuto.
La Commissione parlamentare indaga svelta sul crac, ascolta Visco, legge i documenti che la Banca d'Italia le ha fornito a prova della sua non omessa vigilanza - e quindi discolpa sia il Governatore che Bankitalia - e condanna, anche in solido, i veri responsabili. Fra i quali c'è anche il padre della sottosegretaria Boschi, a questo punto ex.
Solo dopo, Bankitalia ed il suo Governatore - anche Visco, perchè no - potrebbero tronare a svolgere con autorevolezza il loro ruolo di vigilanza e di garanzia, nazionale ed internazionale. Ma la Boschi, a quel punto, deve essere già partita per una lunga vacanza.
Ma del crac delle banche, compresa Banca Etruria, quella nella quale è stato Vice presidente il padre della sottosegretaria Boschi, Renzi ( Maria Elena Boschi) e il suo partito non possono incolpare Visco e la Banca d'Italia per omessa o negligente vigilanza. Perchè, nel caso la Banca centrale fosse stata negligente, o quanto meno indulgente, verso i banchieri, non si può non ammettere che gli imbrogli e i furti, veri e propri, siano stati perpetrati dai banchieri a danno dei consumatori e risparmiatori, non da Bankitalia.
E allora perchè quella mozione di sfiducia - in seconda battuta ridotta a 'lecita espressione di parere o di critica' - nei confronti di Banca Italia e del governatore Visco, alla vigilia della scadenza del suo mandato, quando tutto lasciava prevedere che sarebbe stato riconfermato dal Governo e dal Presidente Mattarella?
C'entra qualcosa in questa accelerazione di sfiducia la sottosegretaria Boschi che, a detta del Fatto Quotidiano è l'estensore materiale di quella mozione, definita da molti atto irresponsabile e forse anche vendetta personale della Boschi contro Visco, a causa della Banca del papà?
Può una giovane sottosegretaria creare problemi ad una delle istituzioni più prestigiose e di garanzia del nostro paese? Perchè adesso, dopo quella mozione di sfiducia, ogni cosa riguardante la Banca d'Italia ed anche il suo prestigio internazionale potrebbe essere messa in discussione..
Se il Governo e Mattarella confermassero Visco, lo metterebbero in una situazione di vulnerabilità, nella quale, dato il suo ruolo non potrebbe tirare avanti a lungo; se non lo confermassero, tutti direbbero che Governo e Mattarella sono stati ostaggio della 'zarina', la vendicatrice Boschi, assecondata da Renzi che, pur scalzato dal suo trono, continua a regnare per mezzo di Gentiloni.
Una lettura 'benevola' ed 'annacquata' della mozione, con la quale si intende discolpare la Boschi da una responsabilità che Lei evidentemente ha più di tutti, la considera come il modo per non farsi scavalcare dai Cinquestelle che hanno presentato analoga mozione di sfiducia per Visco e la sua riconferma.
Come se ne esce? Non è facile immaginare una via di uscita. Al momento onorevole soprattutto per Visco il cui mandato scade fra pochi giorni.. Mentre una via d'uscita che rimetta ordine ed equilibrio fra i poteri ci sarebbe se la si volesse percorrere: Maria Elena Boschi riconosce il suo tragico errore e si dimette, subito, senza attendere neanche un minuto.
La Commissione parlamentare indaga svelta sul crac, ascolta Visco, legge i documenti che la Banca d'Italia le ha fornito a prova della sua non omessa vigilanza - e quindi discolpa sia il Governatore che Bankitalia - e condanna, anche in solido, i veri responsabili. Fra i quali c'è anche il padre della sottosegretaria Boschi, a questo punto ex.
Solo dopo, Bankitalia ed il suo Governatore - anche Visco, perchè no - potrebbero tronare a svolgere con autorevolezza il loro ruolo di vigilanza e di garanzia, nazionale ed internazionale. Ma la Boschi, a quel punto, deve essere già partita per una lunga vacanza.
domenica 24 settembre 2017
Per Di Maio un plebiscito di 30.000 voti. E Grillo, l'ex comico, fa lo sbruffone
La designazione di Di Maio, candidato premier per i Cinquestelle, doveva essere un bagno nella democrazia della rete. Ma più che un bagno, si è trattato di una vera e propria immersione, col rischio di annegare. Nientemeno che in 30.000 hanno votato la sua designazione a premier; e siccome ciascuno vale un voto, Grillo ha dato il suo che vale più di tutti e quanto valgono tutti insieme.
A coloro che da tempo vanno dicendo ai Cinquestelle che è arrivata l'ora di crescere, di cambiare, anche in previsione - dio ci scampi e liberi - di un loro futuro governo del paese (nei governi 'locali' hanno già dato), Di Maio ha detto che il suo mandato non contempla il cambiamento dei Cinquestelle, ma del paese, dell'Italia che vuole ripulire come sta facendo la Raggi a Roma, dove ha cambiato il volto della città liberandola dai rifiuti dai topi, dai gabbiani ed anche dai cinghiali e che ora si appresta a liberarla anche da quella stronza di zanzara che sta colpendo i poveri cittadini. Tempo qualche settimana ed anche questo problema sarà risolto, come tutti gli altri.
E subito i biografi incaricati hanno licenziato in rete il curriculum 'vitae et studiorum' del candidato premier, professione giornalista pubblicista, da quando aveva vent'anni. Il suo professore di filosofia fra i primi, attesta, dopo aver giurato sulla Costituzione che che il 31enne Cinquestelle era un allievo modello, gli piaceva la filosofia, con una predilezione per Hegel - quello delle vacche, secondo Baricco - ed anche per i 'congiuntivi': non ne sbagliava uno! poi la storia dell'Università si è interrotta, ma come si può pretendere da uno che ha impegni politici come di Di Maio che si prepari anche agli esami? Lui si è laureato sul campo, con buona pace di De Luca, il governatore campano, che l'ha definito 'mezzapippa'.
Nel mentre Di Maio annunciava che prossimamente renderà nota la squadra di governo - ed oggi i giornali hanno già fatto i nomi di un direttorio - una sorta di consiglio della corona stellare - che dovrebbe affiancare la 'reggenza' del debuttante premier, Fico, non l'albero o il frutto, ma il presidente della Commissione di vigilanza Rai, pentastellato scontento, ha finto consenso al candidato premier, ma poi s'è dileguato per non farsi leggere in viso il dissenso più totale verso la linea di comportamento di Grillo e del suo 'rasputin', casaleggio jr. Ma poi, incalzato dai giornalisti, ha detto chiaramente che alla carica di quasi segretario del partito, lui si candida, non intende tirarsi indietro, e non intende lasciarlo anche quello a Di Maio, non come non avrebbe voluto ma è stato costretto a fare dalla ditta, per la candidatura che ha incoronato, con plebiscito di 30.000 voti, Di Maio.
E Grillo? L'ex comico, dopo aver annunciato che dei 140.000 circa iscritti alla piattaforma e quindi idonei ad esprimere il loro voto, la percentuale dei votanti era stata inferiore appena al 30% circa, dunque plebiscitaria per la rete dei Cinquestelle, s'è messo a fare lo sbruffone, come più volte ha fatto nei giorni scorsi ancora con i giornalisti, ai quali aveva detto che li avrebbe mangiati volentieri per poi vomitarli e ai quali, a Rimini, dopo la proclamazione del candidato Di Maio, ha distribuito bigliettoni - falsi, non quanto la democrazia del suo movimento.
A coloro che da tempo vanno dicendo ai Cinquestelle che è arrivata l'ora di crescere, di cambiare, anche in previsione - dio ci scampi e liberi - di un loro futuro governo del paese (nei governi 'locali' hanno già dato), Di Maio ha detto che il suo mandato non contempla il cambiamento dei Cinquestelle, ma del paese, dell'Italia che vuole ripulire come sta facendo la Raggi a Roma, dove ha cambiato il volto della città liberandola dai rifiuti dai topi, dai gabbiani ed anche dai cinghiali e che ora si appresta a liberarla anche da quella stronza di zanzara che sta colpendo i poveri cittadini. Tempo qualche settimana ed anche questo problema sarà risolto, come tutti gli altri.
E subito i biografi incaricati hanno licenziato in rete il curriculum 'vitae et studiorum' del candidato premier, professione giornalista pubblicista, da quando aveva vent'anni. Il suo professore di filosofia fra i primi, attesta, dopo aver giurato sulla Costituzione che che il 31enne Cinquestelle era un allievo modello, gli piaceva la filosofia, con una predilezione per Hegel - quello delle vacche, secondo Baricco - ed anche per i 'congiuntivi': non ne sbagliava uno! poi la storia dell'Università si è interrotta, ma come si può pretendere da uno che ha impegni politici come di Di Maio che si prepari anche agli esami? Lui si è laureato sul campo, con buona pace di De Luca, il governatore campano, che l'ha definito 'mezzapippa'.
Nel mentre Di Maio annunciava che prossimamente renderà nota la squadra di governo - ed oggi i giornali hanno già fatto i nomi di un direttorio - una sorta di consiglio della corona stellare - che dovrebbe affiancare la 'reggenza' del debuttante premier, Fico, non l'albero o il frutto, ma il presidente della Commissione di vigilanza Rai, pentastellato scontento, ha finto consenso al candidato premier, ma poi s'è dileguato per non farsi leggere in viso il dissenso più totale verso la linea di comportamento di Grillo e del suo 'rasputin', casaleggio jr. Ma poi, incalzato dai giornalisti, ha detto chiaramente che alla carica di quasi segretario del partito, lui si candida, non intende tirarsi indietro, e non intende lasciarlo anche quello a Di Maio, non come non avrebbe voluto ma è stato costretto a fare dalla ditta, per la candidatura che ha incoronato, con plebiscito di 30.000 voti, Di Maio.
E Grillo? L'ex comico, dopo aver annunciato che dei 140.000 circa iscritti alla piattaforma e quindi idonei ad esprimere il loro voto, la percentuale dei votanti era stata inferiore appena al 30% circa, dunque plebiscitaria per la rete dei Cinquestelle, s'è messo a fare lo sbruffone, come più volte ha fatto nei giorni scorsi ancora con i giornalisti, ai quali aveva detto che li avrebbe mangiati volentieri per poi vomitarli e ai quali, a Rimini, dopo la proclamazione del candidato Di Maio, ha distribuito bigliettoni - falsi, non quanto la democrazia del suo movimento.
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lunedì 18 settembre 2017
Candidato premier 'cinquestelle' Luigi Di Maio: non so se ridere o piangere - l'ha bollato Giampaolo Pansa
Ieri sera, invitato nel salotto televisivo de La7 dalla padrona di casa Lilli Gruber, per presentare il suo nuovo libro, Giampaolo Pansa, richiesto di esprimere un parere sull'attuale momento politico e prima ancora sulla candidatura di Luigi Di Maio, rispondeva, senza mezzi termini: non so se ridere o piangere, o se ridere e piangere insieme. Per la 'pochezza' del candidato Cinquestelle. E per la buffonata delle primarie, relative alla sua candidatura, per le quali si sono ritirati, richiamati all'ordine dell'ex comico fondatore, tutti gli altri candidati forti - in un movimento assai debole! - e cioè Fico e Di Battista, lasciando a competere a Di Maio la candidatura, semplici comparse che non faranno ombra né al candidato designato prima delle primarie, e né alla decisione del padre padrone del movimento, l'ex comico Grillo, proprio nel momento in cui sembra svoltare verso i partiti tradizionali, con la differenza che nel partito di Grillo chi comanda ancora è Grillo e solo lui. Peggio pure di Berlusconi che, a differenza di Grillo, per contare ha sempre pagato.
Grillo, intanto, per far dimenticare il suo attuale momento critico che lo vede dimenarsi come un serpentello cui hanno tagliato la coda, gira in Sicilia con un risciò, in compagnia del candidato governatore, fa pendere dalla finestra del suo albergo romano, delle lenzuola legate, come fanno i carcerati nei tentativi di fuga ( lui o tutti i candidati alle primarie? il 'comunicatore' del Movimento, tale Cozzolino, addottorato all'Università 'estiva' di Miami Beach, non l'ha precisato), e va pronunciando frasi e slogan che inducono al riso (amaro!), nel tentativo di distogliere i cittadini dal riflettere sulla tragicità del momento per il suo movimento; che, a dispetto di tutto, sembra premiato, come purtroppo sembra - ma non ci fideremmo poi tanto - dai sondaggi e dalle 'promesse' di voto che settimanalmente i vari telegiornali offrono al paese; e che gli altri esponenti del suo Movimento al governo delle varie municipalità dimostrino la loro incapacità e quindi dovrebbero mettere sull'avviso che i Cinquestelle al governo del paese, con tutti i difetti degli altri partiti, sarebbero una vera tragedia nazionale. Una iattura, dalla quale chissà se riuscirà poi a tirarsi fuori, il paese .
Mette pensiero il fatto che dopo l'esempio disastroso del governo della Capitale, da parte di una Cinquestelle, i sondaggi li diano per vincenti, dopo che in 15 mesi dal loro insediamento in Campidoglio NON HANNO ANCORA RISOLTO L'EMERGENZA RIFIUTI, e riducendo Roma peggio dei precedenti amministratori. Una discarica a cielo aperto, paradiso di piccioni e gabbiani, con i cassonetti che immancabilmente cintinuino a vomitare monnezza, che solo Grillo non vede, con la faccia di c... che può avere un buffone che , solo in palcoscenico, può inventarsi una realtà inesistente - mentre lui lo fa giù dal palcoscenico. La prossima volta che gira per la città si affacci, ad esempio, in Via Nomentana, all'altezza del palazzo di vetro dell'INAIL e vedrà che gli sembrerà di trovarsi, in viaggio vacanza, a Beirut, bombardata e piena di rifiuti.
Panza ha avuto parole durissime, anche parlando dell'attuale momento politico e sociale, quando ha fatto calare il gelo nello studio televisivo, profetizzando che il paese è sull'orlo di una guerra civile; e precisando, che non si meraviglierebbe se prossimamente qualcuno scendesse in piazza non in corteo per protestare, ma con i fucili per sparare.
Padellaro e Damilano, e la stessa Gruber, hanno replicato che non vedono un tale pericolo imminente, e che il nostro paese alla fine si fa scivolare addosso qualsiasi situazione anche grave. Pansa ha risposto: risentiamoci fra qualche tempo. Perché, nonostante alcuni dati dovrebbero far sperare sull'efficacia della cura da cavallo somministrata al paese che sembra stia uscendo dalla crisi, i benefici di tale meno negativa situazione non arrivano ancora a tutti i cittadini, con stipendi e pensioni fermi, con consumi al palo, e con la fiducia nel futuro che è pari a zero, specie nelle giovani generazioni, tuttora afflitte, drammaticamente, dalla disoccupazione.
Chi metterebbe alla guida di un paese in una situazione ancora fluida fra crisi e timida ripresa, come l'Italia, uno come Di Maio che non ha nè arte nè parte, e che sembra un clone perfetto della Raggi, più manichino della sindaca ma incompetente ed incapace quanto Lei?
I Cinquestelle, almeno fino ad ora, saranno pure, per la maggior parte, onesti, ma se sono 'mezzepippe'- come ha definito acutamente ma alla sua maniera, il governatore De Luca, la coppia Di Maio, Di Battista - meglio allora tutti gli altri, anche se nella maggior parte ladri, ai quali comunque si si spera che un domani si arrivi a tagliare le mani, ma che, di fronte alle emergenze, saprebbero cosa fare.
Grillo, intanto, per far dimenticare il suo attuale momento critico che lo vede dimenarsi come un serpentello cui hanno tagliato la coda, gira in Sicilia con un risciò, in compagnia del candidato governatore, fa pendere dalla finestra del suo albergo romano, delle lenzuola legate, come fanno i carcerati nei tentativi di fuga ( lui o tutti i candidati alle primarie? il 'comunicatore' del Movimento, tale Cozzolino, addottorato all'Università 'estiva' di Miami Beach, non l'ha precisato), e va pronunciando frasi e slogan che inducono al riso (amaro!), nel tentativo di distogliere i cittadini dal riflettere sulla tragicità del momento per il suo movimento; che, a dispetto di tutto, sembra premiato, come purtroppo sembra - ma non ci fideremmo poi tanto - dai sondaggi e dalle 'promesse' di voto che settimanalmente i vari telegiornali offrono al paese; e che gli altri esponenti del suo Movimento al governo delle varie municipalità dimostrino la loro incapacità e quindi dovrebbero mettere sull'avviso che i Cinquestelle al governo del paese, con tutti i difetti degli altri partiti, sarebbero una vera tragedia nazionale. Una iattura, dalla quale chissà se riuscirà poi a tirarsi fuori, il paese .
Mette pensiero il fatto che dopo l'esempio disastroso del governo della Capitale, da parte di una Cinquestelle, i sondaggi li diano per vincenti, dopo che in 15 mesi dal loro insediamento in Campidoglio NON HANNO ANCORA RISOLTO L'EMERGENZA RIFIUTI, e riducendo Roma peggio dei precedenti amministratori. Una discarica a cielo aperto, paradiso di piccioni e gabbiani, con i cassonetti che immancabilmente cintinuino a vomitare monnezza, che solo Grillo non vede, con la faccia di c... che può avere un buffone che , solo in palcoscenico, può inventarsi una realtà inesistente - mentre lui lo fa giù dal palcoscenico. La prossima volta che gira per la città si affacci, ad esempio, in Via Nomentana, all'altezza del palazzo di vetro dell'INAIL e vedrà che gli sembrerà di trovarsi, in viaggio vacanza, a Beirut, bombardata e piena di rifiuti.
Panza ha avuto parole durissime, anche parlando dell'attuale momento politico e sociale, quando ha fatto calare il gelo nello studio televisivo, profetizzando che il paese è sull'orlo di una guerra civile; e precisando, che non si meraviglierebbe se prossimamente qualcuno scendesse in piazza non in corteo per protestare, ma con i fucili per sparare.
Padellaro e Damilano, e la stessa Gruber, hanno replicato che non vedono un tale pericolo imminente, e che il nostro paese alla fine si fa scivolare addosso qualsiasi situazione anche grave. Pansa ha risposto: risentiamoci fra qualche tempo. Perché, nonostante alcuni dati dovrebbero far sperare sull'efficacia della cura da cavallo somministrata al paese che sembra stia uscendo dalla crisi, i benefici di tale meno negativa situazione non arrivano ancora a tutti i cittadini, con stipendi e pensioni fermi, con consumi al palo, e con la fiducia nel futuro che è pari a zero, specie nelle giovani generazioni, tuttora afflitte, drammaticamente, dalla disoccupazione.
Chi metterebbe alla guida di un paese in una situazione ancora fluida fra crisi e timida ripresa, come l'Italia, uno come Di Maio che non ha nè arte nè parte, e che sembra un clone perfetto della Raggi, più manichino della sindaca ma incompetente ed incapace quanto Lei?
I Cinquestelle, almeno fino ad ora, saranno pure, per la maggior parte, onesti, ma se sono 'mezzepippe'- come ha definito acutamente ma alla sua maniera, il governatore De Luca, la coppia Di Maio, Di Battista - meglio allora tutti gli altri, anche se nella maggior parte ladri, ai quali comunque si si spera che un domani si arrivi a tagliare le mani, ma che, di fronte alle emergenze, saprebbero cosa fare.
domenica 3 settembre 2017
Tangenti da versare al PD dai suoi manager, per statuto
Non poteva non fare scalpore, con tutte le possibili ragioni e precisazioni, la notizia che il PD - ora più che mai a corto di fondi, come tutti gli altri partiti da quando non prendono più nè le tangenti occulte nè quelle, alla luce del sole, del contributo pubblico - chiede, anzi ordina ai suoi manager - 'suoi', da intendersi come manager che il partito nomina nei vari enti ed istituzioni come nelle partecipate pubbliche - di versare nelle casse del partito dal 10% fino al 30% dei loro compensi.
La cosa non è del tutto nuova. La rapacità dei partiti che succhiano soldi dalle tasche degli eletti nelle loro liste è ben nota, non risparmia neanche i Cinquestelle, e riguarda lo stesso PD, Forza Italia e anche la Lega, che potrebbe avere le sue casse vuote in senso letterale, dopo che una sentenza ha ordinato al partito di ritornare alla Stato una cinquantina di milioni di Euro.
Se la sentenza del tribunale dovesse avere immediata applicazione, Salvini non avrebbe più i soldi neanche per comprare ogni giorno - come fa ora e da sempre - una felpa diversa sulla quale i suoi ci fanno scrivere il nome della città dove si trova, temendo che Salvini non sappia neanche dove i suoi lo mandando o lui sta andando.
Dicevamo che adesso il PD vuole dai suoi manager - ma praticamente non c'è ente che non abbia al suo interno amministratori di nomina politica e non c'è partito che faccia eccezione, fra quelli che piccolo o grande hanno un qualche potere di ogni partito - che ritornino al partito che li ha nominati parte dei loro compensi, fino al 30% dell'ammontare . Il che per manager di importanti società vuol dire bei soldini. Tutto regolare? Regolare un corno.
Innanzitutto perchè ci fa capire che i partiti decidono le sorti di un manager, che scelgono non tanto in base alle sue competenze quanto per la sua fedeltà a capi e capetti, unita ad un pizzico di adesione ideale la partito.
Ma la riflessione, ancor più drammatica, è che quei manager - che , ripetiamo, sono la maggioranza per le società dove i partiti hanno messo lo zampino - rispondano non alla società che dirigono o alla società civile, ma direttamente ai partiti mandatari. Senza i quali, forse, non avrebbero fatto nessuna carriera.
E infatti , come tante volte abbiamo detto e scritto e non solo noi, molti di quei manager fedelissimi dei vari partiti, in nessun altra società ed ente occuperebbero un analogo posto di responsabilità.
Pensate che De Benedetti o Berlusconi, tolti figli, mogli, nipoti ed anche amanti trattandosi di aziende private, metterebbero mai nelle mani di uno di quei manager nominati dai partiti le loro aziende? Con c...
La cosa non è del tutto nuova. La rapacità dei partiti che succhiano soldi dalle tasche degli eletti nelle loro liste è ben nota, non risparmia neanche i Cinquestelle, e riguarda lo stesso PD, Forza Italia e anche la Lega, che potrebbe avere le sue casse vuote in senso letterale, dopo che una sentenza ha ordinato al partito di ritornare alla Stato una cinquantina di milioni di Euro.
Se la sentenza del tribunale dovesse avere immediata applicazione, Salvini non avrebbe più i soldi neanche per comprare ogni giorno - come fa ora e da sempre - una felpa diversa sulla quale i suoi ci fanno scrivere il nome della città dove si trova, temendo che Salvini non sappia neanche dove i suoi lo mandando o lui sta andando.
Dicevamo che adesso il PD vuole dai suoi manager - ma praticamente non c'è ente che non abbia al suo interno amministratori di nomina politica e non c'è partito che faccia eccezione, fra quelli che piccolo o grande hanno un qualche potere di ogni partito - che ritornino al partito che li ha nominati parte dei loro compensi, fino al 30% dell'ammontare . Il che per manager di importanti società vuol dire bei soldini. Tutto regolare? Regolare un corno.
Innanzitutto perchè ci fa capire che i partiti decidono le sorti di un manager, che scelgono non tanto in base alle sue competenze quanto per la sua fedeltà a capi e capetti, unita ad un pizzico di adesione ideale la partito.
Ma la riflessione, ancor più drammatica, è che quei manager - che , ripetiamo, sono la maggioranza per le società dove i partiti hanno messo lo zampino - rispondano non alla società che dirigono o alla società civile, ma direttamente ai partiti mandatari. Senza i quali, forse, non avrebbero fatto nessuna carriera.
E infatti , come tante volte abbiamo detto e scritto e non solo noi, molti di quei manager fedelissimi dei vari partiti, in nessun altra società ed ente occuperebbero un analogo posto di responsabilità.
Pensate che De Benedetti o Berlusconi, tolti figli, mogli, nipoti ed anche amanti trattandosi di aziende private, metterebbero mai nelle mani di uno di quei manager nominati dai partiti le loro aziende? Con c...
sabato 19 agosto 2017
Andrea Scanzi promuove a ministro dell'economia (in pectore) la grillina Roberta Lezzi
Accadeva qualche mese fa durante una delle trasmissioni di Lilli Gruber a La 7. Roberta Lezzi, verso la quale negli ultimi giorni sono rivolte sia le attenzione del mondo politico che gli sfottò di tutti, incoraggiata da Andrea Scanzi, esponeva il programma economico dei Cinquestelle, se mai dovessero andare al governo del paese. E mentre Lei parlava, Scanzi la guardava con ammirazione tanto da dirci ad un certo punto che la Lezzi è una delle più preparate in economia fra i parlamentari Cinquestelle e che, quasi certamente in caso di vittoria alle prossime elezioni, non si meraviglierebbe se a Lei venisse affidato il dicastero dell'Economia. Anzi lui non disse che non si sarebbe meravigliato se..., Scanzi dava per certo che la Lezzi sarebbe stata la ministra dell'Economia nel gabinetto Di Maio .
E allora vale la pena conoscere meglio questa donna pugliese appena sopra i quaranta, eletta per la prima volta in Parlamento nel 2013, che, all'improvviso, secondo Scanzi può dare i numeri ai tanti economisti di professione che ogni giorno vediamo in tv o scrivono sui giornali e magari insegnano anche tale materia nelle università.
Barbara Lezzi s'è fatta da sè, studiando, studiando, studiando da quando è arrivata a Roma. Perchè Lei ha un diploma di ' perito aziendale e corrispondente in lingue estere' - come si legge nel suo curriculum ufficiale - dove si aggiunge che si è diplomata nel 1991 e l'anno successivo è stata assunta in una azienda del settore commerciale come 'impiegata di III livello', restandovi, si suppone, per vent'anni circa, fino a quando non è entrata in Parlamento. Dove dati i suoi studi e le sue mansioni lavorative di provenienza viene eletta ' vice presidente della Commissione permanente bilancio e programmazione economica' e 'membro della Commissione permanente delle politiche europee', per il quale incarico ha certamente pesato la sua qualifica di 'corrispondente in lingue estere', appendice al suo diploma principale di 'perito aziendale' che l'ha messa al vertice della Commissione bilancio e programmazione economica.
Dopo la promozione di Scanzi, la Lezzi ha cominciato a scalpitare, anche per esercitarsi nella professione di economista. E qualche giorno fa, quando l'Istat ha comunicato che c'era stato un aumento del PIL dello 0,4 % nel II trimestre, a causa dell'aumento della produzione industriale e dei servizi secondo il nostro Istituto di Statistica, lei ha prontamente ribattuto che quell'aumento per il quale ingiustificatamente il governo gongolava, non era che il risultato del grande caldo che aveva fatto aumentare i consumi di energia. Ecco come una economista di fatto e di razza, e non solo di nome, si fa apprezzare.
Naturalmente tutti l'hanno sbeffeggiata. Eppure in quella famosa trasmissione, nella quella Scanzi ebbe la rivelazione della nuova economista, lei affermò che sarebbe stata in grado con le sue capacità, una volta al ministero di via XX settembre, di far alzare il Pil, tenendo basso il debito, mentre ora chi governa fa alzare il Pil ma non riesce a tenere a bada il debito. Non ci resta che aspettare per vedere la Lezzi all'opera.
E allora vale la pena conoscere meglio questa donna pugliese appena sopra i quaranta, eletta per la prima volta in Parlamento nel 2013, che, all'improvviso, secondo Scanzi può dare i numeri ai tanti economisti di professione che ogni giorno vediamo in tv o scrivono sui giornali e magari insegnano anche tale materia nelle università.
Barbara Lezzi s'è fatta da sè, studiando, studiando, studiando da quando è arrivata a Roma. Perchè Lei ha un diploma di ' perito aziendale e corrispondente in lingue estere' - come si legge nel suo curriculum ufficiale - dove si aggiunge che si è diplomata nel 1991 e l'anno successivo è stata assunta in una azienda del settore commerciale come 'impiegata di III livello', restandovi, si suppone, per vent'anni circa, fino a quando non è entrata in Parlamento. Dove dati i suoi studi e le sue mansioni lavorative di provenienza viene eletta ' vice presidente della Commissione permanente bilancio e programmazione economica' e 'membro della Commissione permanente delle politiche europee', per il quale incarico ha certamente pesato la sua qualifica di 'corrispondente in lingue estere', appendice al suo diploma principale di 'perito aziendale' che l'ha messa al vertice della Commissione bilancio e programmazione economica.
Dopo la promozione di Scanzi, la Lezzi ha cominciato a scalpitare, anche per esercitarsi nella professione di economista. E qualche giorno fa, quando l'Istat ha comunicato che c'era stato un aumento del PIL dello 0,4 % nel II trimestre, a causa dell'aumento della produzione industriale e dei servizi secondo il nostro Istituto di Statistica, lei ha prontamente ribattuto che quell'aumento per il quale ingiustificatamente il governo gongolava, non era che il risultato del grande caldo che aveva fatto aumentare i consumi di energia. Ecco come una economista di fatto e di razza, e non solo di nome, si fa apprezzare.
Naturalmente tutti l'hanno sbeffeggiata. Eppure in quella famosa trasmissione, nella quella Scanzi ebbe la rivelazione della nuova economista, lei affermò che sarebbe stata in grado con le sue capacità, una volta al ministero di via XX settembre, di far alzare il Pil, tenendo basso il debito, mentre ora chi governa fa alzare il Pil ma non riesce a tenere a bada il debito. Non ci resta che aspettare per vedere la Lezzi all'opera.
lunedì 14 agosto 2017
A Roma i Cinquestelle vogliono impedire ai volontari di ripulire la città e curarne il decoro
Con una ordinanza dei primi di questo mese, essendosi molto esteso il fenomeno dei volontari, singoli o riuniti in associazione, che stante lo schifo della città, si armano di ramazza e paletta, di guanti e bustoni condominiali resistenti, e puliscono strade, piazze, giardini interi quartieri,dove si può raccogliere di tutto - dalla banale cartaccia buttata lì alle erbacce, dopo averle naturalmente falciate, dagli avanzi di pranzi consumati all'aperto, a bottiglie bicchieri e lattine; fino alle siringhe lasciate, ancora sporche di sangue, da tossici che frequentano di sera parchi e luoghi meno illuminati della città, e profilattici usati da clienti delle puttane per strada - il Campidoglio ha deciso di PORRE UN FRENO a tale dilagante e devastante fenomeno. Perchè la Raggi, Bergamo, Montanari e l'intera giunta, Roma vogliono che vada in malora.
Volontari, singoli, in gruppo o riuniti in associazioni senza scopo di lucro, anzi autotassati, si prefiggono obiettivi precisi, come ad esempio ha fatto l'associazione che ha preso 'in custodia e cura', vista la colpevole assenza dell'amministrazione, Villa Sciarra, che anni fa frequentavamo essendo dall'allora nostra dimora ad un tiro di schioppo, e che ora si era ridotta in un abbandono vergognoso.
L'associazione in questione ha raccolto fondi, e con quelli e con il proprio lavoro ed impegno ha riportato allo splendore di una voltala villa al Gianicolo e ne cura il decoro, pulendo i vialetti, potando le aiuole, rimettendo a posto panchine divelte o semidistrutte. Insomma, facendo tutto quello che l' amministrazione comunale dovrebbe fare perché rientra nei suoi compiti istituzionali, come la cura del verde e la custodia di luoghi storici, qual è anche Villa Sciarra, e che non fa. Ma l'amministrazione nella sua perfida e pervicace inadempienza si è spinta anche oltre.
Con l'ordinanza dei primi di questo mese intima ai volontari singoli, a gruppi o ad associazioni che intendono provvedere a ciò che l'amministrazione stessa è incapace di provvedere, intima di segnalare i loro nomi, avvertire le autorità della data dell'intervento e del sito al quale l'intervento si rivolge, e soprattutto di sottoscrivere, a proprie spese, una polizza assicurativa. Senza l'osservanza scrupolosa di tali norme, ogni loro attività di supplenza va sospesa, perché fuorilegge.
Nessuno più a Roma potrà, quindi, dedicarsi volontariamente al decoro della città, nei modi e secondo le esigenze degli interventi, senza che abbia prima ottemperato al tassativo regolamento. Insomma, invece di ringraziarli per il lavoro volto, e provvedere per il futuro in prima persona, il Campidoglio mette loro delle regole ed impone che paghino anche una tassa (assicurativa). Bella faccia tosta!
Volontari, singoli, in gruppo o riuniti in associazioni senza scopo di lucro, anzi autotassati, si prefiggono obiettivi precisi, come ad esempio ha fatto l'associazione che ha preso 'in custodia e cura', vista la colpevole assenza dell'amministrazione, Villa Sciarra, che anni fa frequentavamo essendo dall'allora nostra dimora ad un tiro di schioppo, e che ora si era ridotta in un abbandono vergognoso.
L'associazione in questione ha raccolto fondi, e con quelli e con il proprio lavoro ed impegno ha riportato allo splendore di una voltala villa al Gianicolo e ne cura il decoro, pulendo i vialetti, potando le aiuole, rimettendo a posto panchine divelte o semidistrutte. Insomma, facendo tutto quello che l' amministrazione comunale dovrebbe fare perché rientra nei suoi compiti istituzionali, come la cura del verde e la custodia di luoghi storici, qual è anche Villa Sciarra, e che non fa. Ma l'amministrazione nella sua perfida e pervicace inadempienza si è spinta anche oltre.
Con l'ordinanza dei primi di questo mese intima ai volontari singoli, a gruppi o ad associazioni che intendono provvedere a ciò che l'amministrazione stessa è incapace di provvedere, intima di segnalare i loro nomi, avvertire le autorità della data dell'intervento e del sito al quale l'intervento si rivolge, e soprattutto di sottoscrivere, a proprie spese, una polizza assicurativa. Senza l'osservanza scrupolosa di tali norme, ogni loro attività di supplenza va sospesa, perché fuorilegge.
Nessuno più a Roma potrà, quindi, dedicarsi volontariamente al decoro della città, nei modi e secondo le esigenze degli interventi, senza che abbia prima ottemperato al tassativo regolamento. Insomma, invece di ringraziarli per il lavoro volto, e provvedere per il futuro in prima persona, il Campidoglio mette loro delle regole ed impone che paghino anche una tassa (assicurativa). Bella faccia tosta!
Cinquestelle, acchiappavoti, disposti a tutto, anche a consentire l'abusivismo
L'hanno rimproverato a tutti, nessun partito escluso, i Cinquestelle, in questi loro pochi anni di vita, di essere disposti a fare qualunque cosa per qualche voto in più. Loro no, sono immacolati, hanno come primo obiettivo il bene del paese e non sono disposti a scendere a compromessi per nessuna ragione al mondo, anche se costretti a sacrificare madri o sorelle. E fin qui tutto bene, ma solo per qualche anno.
Poi il potere lo attengono con le loro campagne contro tutti, contro la politica e, in questo caso giustamente, contro il malaffare, verso il quale tutti i partiti anche quelli tradizionali e perfino quelli di destra hanno sempre rivolto parole durissime. Tralasciamo alcuni casi eclatanti, quello romano in primis, che raccontano a tutti che i Cinquestelle, una volta ottenuto il potere, addirittura nella capitale ed anche in un importante capoluogo del nord, Torino, hanno cominciato ad imbarcare acqua nella navicella che promettevano essere appena uscita dal cantiere e dunque in ottime condizioni, senza possibilità che andasse a sbattere contro gli scogli e che loro avrebbero condotto nel mare aperto dell governo cittadino. Sì, parole, promesse. Perché a Roma, ed anche a Torino, in un caso tragico, hanno mandato a sbattere la navicella.
E il popolo che fa? Sembra dargli ancora fiducia, stando ai sondaggi, nonostante che l'amministrazione tragica della Capitale avrebbe dovuto far scemare tale fiducia se non proprio annullarla.
Ora la prossima grande scommessa per i Cinquestelle è rappresentata dalle elezioni regionali in Sicilia, che secondo alcuni loro esponenti è il trampolino di lancio per catapultarsi, nella prossima primavera, al governo del paese. Corri cavallo corri! E perciò la partita siciliana riveste un peso ed una importanza ben superiore a quella che avrebbe in altre circostanze, pur trattandosi di elezioni regionali - elezioni regionali ma di una regione speciale, dove privilegi, sprechi, malaffare sono di casa. ma loro promettono che in quattro e quattr'otto - come avevano detto, solo detto, per Roma - raddrizzeranno le zampe allo sciancato cavallino isolano.
E già è pronta la prima medicina, che non sembra possa salvare il cavallino siciliano, anzi si teme che posa condannarlo a morte sicura, è il cosiddetto condono edilizio. L'acuto Di Maio, candidato premier , che va predicando in Sicilia attraversando la regione, con il suo fratello gemello Di Battista in lungo e largo, afferma che la casa è un bene primario, che non va toccato, che loro non permetteranno più che ci mettano le mani sopra toccato neanche le voraci banche, che non potrà, per nessuna ragione anche la più sacrosanta, essere pignorata. E tutte le case abusive, sorte per colpa di quell'abusivimo che ha deturpato il nostro paese e che va combattuto? Neanche quelle, perchè ,sostiene Di Maio, si tratta di un abusivismo sano, l'abusivismo cioè di chi è indigente e, in barba a tutte le leggi sì è costruito la casa dove nessuna legge lo consentiva. Quelle case non possono essere abbattute, tutte le altre sì. Così dicendo Di Maio spera di comprarsi il voto, già in Sicilia, sia dei poveracci che hanno i loro tuguri dove non si può, sia dei tanti borghesi che si sono costruiti la casa, anche la seconda oltre che la prima, magari all'ombra dei templi di Agrigento, o sulle pendici del vulcani italiani ancora attivi e dei quali si teme il risveglio, senza saperne indicare la data, con la conseguenza che vi sia una nuova Pompei.
A questo Di Maio non pensa. Ora gli interessa prender voti. E l'immagine dei Cinquestelle, duri e puri, va a puttane.
Poi il potere lo attengono con le loro campagne contro tutti, contro la politica e, in questo caso giustamente, contro il malaffare, verso il quale tutti i partiti anche quelli tradizionali e perfino quelli di destra hanno sempre rivolto parole durissime. Tralasciamo alcuni casi eclatanti, quello romano in primis, che raccontano a tutti che i Cinquestelle, una volta ottenuto il potere, addirittura nella capitale ed anche in un importante capoluogo del nord, Torino, hanno cominciato ad imbarcare acqua nella navicella che promettevano essere appena uscita dal cantiere e dunque in ottime condizioni, senza possibilità che andasse a sbattere contro gli scogli e che loro avrebbero condotto nel mare aperto dell governo cittadino. Sì, parole, promesse. Perché a Roma, ed anche a Torino, in un caso tragico, hanno mandato a sbattere la navicella.
E il popolo che fa? Sembra dargli ancora fiducia, stando ai sondaggi, nonostante che l'amministrazione tragica della Capitale avrebbe dovuto far scemare tale fiducia se non proprio annullarla.
Ora la prossima grande scommessa per i Cinquestelle è rappresentata dalle elezioni regionali in Sicilia, che secondo alcuni loro esponenti è il trampolino di lancio per catapultarsi, nella prossima primavera, al governo del paese. Corri cavallo corri! E perciò la partita siciliana riveste un peso ed una importanza ben superiore a quella che avrebbe in altre circostanze, pur trattandosi di elezioni regionali - elezioni regionali ma di una regione speciale, dove privilegi, sprechi, malaffare sono di casa. ma loro promettono che in quattro e quattr'otto - come avevano detto, solo detto, per Roma - raddrizzeranno le zampe allo sciancato cavallino isolano.
E già è pronta la prima medicina, che non sembra possa salvare il cavallino siciliano, anzi si teme che posa condannarlo a morte sicura, è il cosiddetto condono edilizio. L'acuto Di Maio, candidato premier , che va predicando in Sicilia attraversando la regione, con il suo fratello gemello Di Battista in lungo e largo, afferma che la casa è un bene primario, che non va toccato, che loro non permetteranno più che ci mettano le mani sopra toccato neanche le voraci banche, che non potrà, per nessuna ragione anche la più sacrosanta, essere pignorata. E tutte le case abusive, sorte per colpa di quell'abusivimo che ha deturpato il nostro paese e che va combattuto? Neanche quelle, perchè ,sostiene Di Maio, si tratta di un abusivismo sano, l'abusivismo cioè di chi è indigente e, in barba a tutte le leggi sì è costruito la casa dove nessuna legge lo consentiva. Quelle case non possono essere abbattute, tutte le altre sì. Così dicendo Di Maio spera di comprarsi il voto, già in Sicilia, sia dei poveracci che hanno i loro tuguri dove non si può, sia dei tanti borghesi che si sono costruiti la casa, anche la seconda oltre che la prima, magari all'ombra dei templi di Agrigento, o sulle pendici del vulcani italiani ancora attivi e dei quali si teme il risveglio, senza saperne indicare la data, con la conseguenza che vi sia una nuova Pompei.
A questo Di Maio non pensa. Ora gli interessa prender voti. E l'immagine dei Cinquestelle, duri e puri, va a puttane.
domenica 30 luglio 2017
Riusciranno i nostri eroi di cartapesta (parlamentari, senatori, consiglieri regionali) a riformare i propri vitalizi?
Alla fine potrebbe accadere - e tutti si augurano che accada, come dovrebbe - che i vitalizi passati, presenti e futuri , vengano ricalcolati tutti con il sistema contributivo, annullando, di conseguenza, la somma di privilegi che i parlamentari, con varie ragioni talune anche condivisibili, si sono attribuiti nel corso degli anni.
Il Parlamento ha già decretato l' autodistruzione dei suoi membri, a mandato elettorale terminato, perché con la proposta Richetti, già votata ed ora passata al Senato per la definitiva approvazione, i vitalizi saranno tutti ricalcolati con il metodo contributivo, vigente per tutti gli altri pensionati italiani, ed i parlamentari in pensione potranno usufruirne, come tutti gli altri cittadini, allo scadere dell'età fissata per la pensione che, a partire dal 2018 salirà ancora fino a 67 anni. Ammesso che non abbiano altre pensioni, nel qual caso i contributi andrebbero a sommarsi, evitando anche lo scandalo - che esiste pure altrove, fuori del Parlamento - delle doppie e triple pensioni. Ed oggi accade a chi oltre che Parlamentare è stato consigliere o presidente di regione, o parlamentare europeo - come, ad esempio, è il caso dell'ex governatore pugliese, anche parlamentare, Vendola.
Curioso che nei vari elenchi di beneficiari di vitalizi, che a stralci vengono pubblicati ora qui ora là, non compaiano mai nomi di giornalisti anche famosi che, per un periodo passato a Montecitorio, magari cinquant'anni fa, da almeno trenta o più anni, ne percepiscono uno. Questo ci è balzato agli occhi tante volte, specie quando abbiamo notato che taluni giornalisti anche famosissimi, non hanno scritto neanche una riga su tale argomento. Mai.
Adesso con il gioco perverso fra le due principali forze politiche per appuntarsi sul petto la croce al valor militare per aver sconfitto il vitalizio, si rischia che la legge che lo cancella passi. Salvo sorprese dell'ultima ora o l'introduzione subdola della tecnica del rimando a dopo l'estate quando il clima sarà meno rovente, certo, ma si avrà altro cui pensare. E la legge adesso votata dal PD e dai Cinquestelle alla Camera potrebbe finire su un binario morto, con un'altra occasione sprecata.
C'è anche chi ricorre ad argomenti capziosi per affossarla, come quelli messi in tavola dall'ex ministro del lavoro e parlamentare Damiano.
Il quale mette in guardia i cittadini dal gioire del ricalcolo dei vitalizi. Attenti, perchè, come ha fatto capire Boeri, salvo smentite successive, una volta ricalcolate le pensioni dei parlamentari e assimilati con il sistema contributivo, il passo successivo dell'INPS potrebbe essere il ricalcolo di tutte le pensioni in atto con il medesimo sistema. Ed allora a piangere sarete tutti voi che ora ridete - sembra ammonire Damiano, con la faccia tosta dell'ex sindacalista già privilegiato e privilegiato una seconda volta come parlamentare.
Intanto cancelliamo l'onta dei vitalizi che sono uno scandalo troppo evidente in Italia, poi se l'INPS vorrà procedere a rendere tutti gli italiani pensionati ancora più poveri, allora faremo guerra all'INPS.
La regola dei diritti acquisiti che sono intoccabili e la convinzione che la riduzione dei vitalizi rappresentino una quota ininfluente nel bilancio italiano sembrano non avere più tanto seguito. Anche perchè sembra che qualcuno voglia accanirsi contro i poveri pensionati che decidono di andare a vivere all'estero dove il fisco li tartassa meno, la cui evasione legale influisce ancor meno dei vitalizi sul bilancio statale, per il numero irrilevante di chi sceglie di abbandonare l'Italia.
Insomma adesso sembra essersi dissolta buona parte degli ostacoli che finora hanno distratto l'attenzione del Parlamento dall'occuparsi dei propri privilegi , nonostante che si chieda ai suoi membri di farsi del male. Vale però per tutto il bene che si sono dati fino ad oggi, senza averlo neanche in parte meritato e senza esserselo guadagnato.
Comunque non cantiamo ancora vittoria, perché il Senato e Montecitorio, rappresentano per la legge in oggetto due gravi pericoli, come Scilla e Cariddi per i naviganti.
Il Parlamento ha già decretato l' autodistruzione dei suoi membri, a mandato elettorale terminato, perché con la proposta Richetti, già votata ed ora passata al Senato per la definitiva approvazione, i vitalizi saranno tutti ricalcolati con il metodo contributivo, vigente per tutti gli altri pensionati italiani, ed i parlamentari in pensione potranno usufruirne, come tutti gli altri cittadini, allo scadere dell'età fissata per la pensione che, a partire dal 2018 salirà ancora fino a 67 anni. Ammesso che non abbiano altre pensioni, nel qual caso i contributi andrebbero a sommarsi, evitando anche lo scandalo - che esiste pure altrove, fuori del Parlamento - delle doppie e triple pensioni. Ed oggi accade a chi oltre che Parlamentare è stato consigliere o presidente di regione, o parlamentare europeo - come, ad esempio, è il caso dell'ex governatore pugliese, anche parlamentare, Vendola.
Curioso che nei vari elenchi di beneficiari di vitalizi, che a stralci vengono pubblicati ora qui ora là, non compaiano mai nomi di giornalisti anche famosi che, per un periodo passato a Montecitorio, magari cinquant'anni fa, da almeno trenta o più anni, ne percepiscono uno. Questo ci è balzato agli occhi tante volte, specie quando abbiamo notato che taluni giornalisti anche famosissimi, non hanno scritto neanche una riga su tale argomento. Mai.
Adesso con il gioco perverso fra le due principali forze politiche per appuntarsi sul petto la croce al valor militare per aver sconfitto il vitalizio, si rischia che la legge che lo cancella passi. Salvo sorprese dell'ultima ora o l'introduzione subdola della tecnica del rimando a dopo l'estate quando il clima sarà meno rovente, certo, ma si avrà altro cui pensare. E la legge adesso votata dal PD e dai Cinquestelle alla Camera potrebbe finire su un binario morto, con un'altra occasione sprecata.
C'è anche chi ricorre ad argomenti capziosi per affossarla, come quelli messi in tavola dall'ex ministro del lavoro e parlamentare Damiano.
Il quale mette in guardia i cittadini dal gioire del ricalcolo dei vitalizi. Attenti, perchè, come ha fatto capire Boeri, salvo smentite successive, una volta ricalcolate le pensioni dei parlamentari e assimilati con il sistema contributivo, il passo successivo dell'INPS potrebbe essere il ricalcolo di tutte le pensioni in atto con il medesimo sistema. Ed allora a piangere sarete tutti voi che ora ridete - sembra ammonire Damiano, con la faccia tosta dell'ex sindacalista già privilegiato e privilegiato una seconda volta come parlamentare.
Intanto cancelliamo l'onta dei vitalizi che sono uno scandalo troppo evidente in Italia, poi se l'INPS vorrà procedere a rendere tutti gli italiani pensionati ancora più poveri, allora faremo guerra all'INPS.
La regola dei diritti acquisiti che sono intoccabili e la convinzione che la riduzione dei vitalizi rappresentino una quota ininfluente nel bilancio italiano sembrano non avere più tanto seguito. Anche perchè sembra che qualcuno voglia accanirsi contro i poveri pensionati che decidono di andare a vivere all'estero dove il fisco li tartassa meno, la cui evasione legale influisce ancor meno dei vitalizi sul bilancio statale, per il numero irrilevante di chi sceglie di abbandonare l'Italia.
Insomma adesso sembra essersi dissolta buona parte degli ostacoli che finora hanno distratto l'attenzione del Parlamento dall'occuparsi dei propri privilegi , nonostante che si chieda ai suoi membri di farsi del male. Vale però per tutto il bene che si sono dati fino ad oggi, senza averlo neanche in parte meritato e senza esserselo guadagnato.
Comunque non cantiamo ancora vittoria, perché il Senato e Montecitorio, rappresentano per la legge in oggetto due gravi pericoli, come Scilla e Cariddi per i naviganti.
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mercoledì 21 giugno 2017
Festa della musica o Festa alla Musica?
Oggi, 21 giugno, dovremmo gioire, senza pause, dalla mattina alla sera,ed anche alla notte e fino alla mattina di domani, perchè a Roma, non solo, in Italia, e in Europa si celebra la Festa della Musica, voluta molti anni fa dal ministro Lang in Francia e poi diffusasi in tutto il vecchio Continente.
E sicuramente fra le 552 città italiane che vi hanno aderito, le oltre 10.700 iscrizioni e i quasi 35.000 artisti, tutta l'Italia suonerà e risuonerà. Quest'anno poi il Mibact di Franceschini ha voluto darle un tono più solenne impegnando anche un famoso testimone come Nicola Piovani.
A Roma, la Associazione che ogni anno organizzava - a modo suo - questa festa è stata sciolta od esautorata ( non sappiamo se è ancora in vita ed a quale festa si sia votata), ma la amministrazione della Raggi ed il suo fantasioso assessore alla 'ricrescita culturale', Bergamo, hanno invitato tutti i cittadini a parteciparvi attivamente, cioè scendendo in strada, con qualunque cosa di musicale abbiano o conoscano, per fare la loro parte. Anche senza vergogna.
Hanno, insomma, invitato tutti a fare festa, per la musica che oggi si festeggia e attraverso la musica che sanno fare. Ma non c'è ordine, non ci sono gerarchie, e neppure generi, maggiori e minori, più o meno importanti. Insomma la caciara solita dei Cinquestelle, che arrivano sempre all'ultimo minuto ( come hanno già fatto a Capodanno e come del resto stanno facendo per l'ESTATE ROMANA; l'anno scorso avevano almeno una qualche giustificazione: erano arrivati da poco al governo cittadino, ma gli uffici che facevano?) e poi con la solita faccia tosta si improvvisano organizzatori dalla parte del popolo ( perchè sarebbe stato il popolo, ora ingannato e finalmente cosciente dell'inganno, a votarli).
Che senso ha dire a tutti di partecipare, basta andare sul sito della 'festa della musica' - che abbiamo cercato invano - ed iscriversi? Ognuno fa quel che vuole e dove vuole; comunicarlo a che serve, allora, oltre che mostrare una lista lunga quanto l'autostrada Roma-Napoli e ritorno?
Governare è altra cosa. Innanzitutto mostrare interesse verso i settori diversi in cui si articola l'attività della società civile (i Cinquestelle, specie verso la cultura hanno mostrato un interesse solo di 'facciata'); poi, agire in tempo per ottenere buoni risultati ( e questo finora non è mai accaduto in nessun caso specifico e per qualunque settore, anche in quelli decisivi per la convivenza); infine, fare una cernita, delle proposte ( ma con lo stesso spirito critico che dimostrano solo nei casi in cui distribuiscono incarichi e premi ai fedelissimi, per il resto: liberi tutti! Loro aprono i cancelli ed entri chi vuole!).
Questa politica (?) DISTRUGGERA', NEL CHIASSO GENERALE, ANCHE LA MUSICA.
E sicuramente fra le 552 città italiane che vi hanno aderito, le oltre 10.700 iscrizioni e i quasi 35.000 artisti, tutta l'Italia suonerà e risuonerà. Quest'anno poi il Mibact di Franceschini ha voluto darle un tono più solenne impegnando anche un famoso testimone come Nicola Piovani.
A Roma, la Associazione che ogni anno organizzava - a modo suo - questa festa è stata sciolta od esautorata ( non sappiamo se è ancora in vita ed a quale festa si sia votata), ma la amministrazione della Raggi ed il suo fantasioso assessore alla 'ricrescita culturale', Bergamo, hanno invitato tutti i cittadini a parteciparvi attivamente, cioè scendendo in strada, con qualunque cosa di musicale abbiano o conoscano, per fare la loro parte. Anche senza vergogna.
Hanno, insomma, invitato tutti a fare festa, per la musica che oggi si festeggia e attraverso la musica che sanno fare. Ma non c'è ordine, non ci sono gerarchie, e neppure generi, maggiori e minori, più o meno importanti. Insomma la caciara solita dei Cinquestelle, che arrivano sempre all'ultimo minuto ( come hanno già fatto a Capodanno e come del resto stanno facendo per l'ESTATE ROMANA; l'anno scorso avevano almeno una qualche giustificazione: erano arrivati da poco al governo cittadino, ma gli uffici che facevano?) e poi con la solita faccia tosta si improvvisano organizzatori dalla parte del popolo ( perchè sarebbe stato il popolo, ora ingannato e finalmente cosciente dell'inganno, a votarli).
Che senso ha dire a tutti di partecipare, basta andare sul sito della 'festa della musica' - che abbiamo cercato invano - ed iscriversi? Ognuno fa quel che vuole e dove vuole; comunicarlo a che serve, allora, oltre che mostrare una lista lunga quanto l'autostrada Roma-Napoli e ritorno?
Governare è altra cosa. Innanzitutto mostrare interesse verso i settori diversi in cui si articola l'attività della società civile (i Cinquestelle, specie verso la cultura hanno mostrato un interesse solo di 'facciata'); poi, agire in tempo per ottenere buoni risultati ( e questo finora non è mai accaduto in nessun caso specifico e per qualunque settore, anche in quelli decisivi per la convivenza); infine, fare una cernita, delle proposte ( ma con lo stesso spirito critico che dimostrano solo nei casi in cui distribuiscono incarichi e premi ai fedelissimi, per il resto: liberi tutti! Loro aprono i cancelli ed entri chi vuole!).
Questa politica (?) DISTRUGGERA', NEL CHIASSO GENERALE, ANCHE LA MUSICA.
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