Camusso sarebbe felice se Boeri venisse disarcionato dal cavallo dell'INPS, in ragione dei suoi 'avvertimenti' a governo e sindacati, sulla sostenibilità del sistema pensionistico in Italia. In buona sostanza Boeri ha detto e ridetto che se si rimette in discussione il sistema pensionistico e le sue recenti riforme, compresa quella introdotta dalla cosiddetta 'Legge Fornero', il sistema potrebbe collassare, in un futuro, certo, ma non così lontano.
In Italia il sistema delle pensioni ha subito infiniti scossoni nel tempo, per incoscienza di politici e sindacati che, a fini elettorali o di consenso, ogni volta, hanno concesso benefici a questa o a quella categoria. Non preoccupandosi per nulla del futuro delle pensioni di tutti. Dei normali cittadini.
E se un giorno l'INPS, proprio a seguito di numerosi immeritati privilegi (baby pensioni, vitalizi ecc...), dovesse dire: signori, si chiude, non possiamo più assicurare le pensioni come abbiamo fatto finora? In quel momento, che direbbero politici e sindacalisti che del loro sistema clientelare sono stati i primi a beneficiarne? Cosa risponderebbero ai cittadini che avevano fatto finta di voler difendere, nel corso della loro vita lavorativa, in fatto di pensioni?
Adesso la discussione riguarda, in particolare, l'innalzamento dell'età pensionabile a partire dal 2019.
Il Governo ha escluso da tale innalzamento alcune categorie che svolgono lavori cosiddetti usuranti o pesanti: ne sarebbe esclusi, a seguito di lunghe trattative, intorno alle 15.000 unità.
Camusso, in disaccordo con CISL e UIL, non è d'accordo, vuole estendere tale stop a molti altri lavoratori, fottendosene delle dichiarazioni di Boeri che evidentemente Lei ritiene dica bugie o falsità. Ma quali interesse avrebbe Boeri ad avvertire che se si continua su questa strada un giorno l'INPS potrebbe dire: le casse sono vuote e non ci sono più soldi per le pensioni?
Camusso non ci dice cosa replicare a Boeri o ad un suo successore. Oggi Lei è preoccupata ed occupata solo a recuperare consenso nelle file dei lavoratori, di domani non si occupa. O, forse, Lei sa già, come quell'altro suo collega del vertice sindacale andato in pensione da non molto, senza meritare il suo ammontare, che potrà dormire sonni tranquilli. Al futuro delle pensioni dei giovani di oggi penseranno altri sindacalisti. Lei, Camusso, fa la voce grossa, ma ha lo sguardo miope.
Calenda , invece, dopo che è riuscito a mettere intorno ad un tavolo gli industriali dell'acciaio indiani, che ha convinto ad acquistare l'ILVA di Taranto, deve ora far fronte all'opposizione insensata ed irresponsabile del governatore pugliese, Emiliano che , reduce da una sconfitta politica dopo l'altra, ora tenta il tutto per tutto per recuperare consensi, anche sulla pelle delle migliaia di lavoratori che, senza la firma dell'accordo, sarebbero buttati in mezzo alla strada (oltre che respirare aria cattiva), mentre lui se ne sta seduto come un pascià sulla sua ricca e comoda poltrona di governatore regionale.
Emiliano ed il sindaco di Taranto sono ricorsi al TAR per contestare quella proposta di acquisto, comprendente anche il risanamento della fabbrica - che però ha bisogno di qualche anno di tempo. Se l'accordo non va in porto, ha ammonito Calenda, l'ILVA dovrà chiudere e i cittadini di Taranto, saranno condannati, per sempre, a respirare veleni. Emiliano cosa ha da proporre ai cittadini che resteranno senza lavoro, e che fra quelli che lavorano all'acciaieria e nell'indotto, ammontano a circa ventimila?
Emiliano dovrebbe riflettere sul futuro possibile, non è il primo caso che dimostra come tirando eccessivamente una corda, questa si spezza, senza possibilità di essere nuovamente riannodata. Emiliano - lo ha detto apertamente il ministro Calenda - è un incosciente che non ha voluto sentire ragioni, e che non pone mente al possibile futuro, più disastroso, di Taranto e dei suoi cittadini che lavorano all'ILVA, se la trattativa con Mittal dovesse naufragare definitivamente.
Dio ce ne scampi e liberi da uno come Emiliano che, per leggerezza, speculerebbe sulla vita e sulla salute dei cittadini.
Visualizzazione post con etichetta INPS. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta INPS. Mostra tutti i post
lunedì 4 dicembre 2017
mercoledì 16 agosto 2017
150 miliardi di Euro. Una montagna di soldi che potrebbe finire nelle casse dello Stato
Anche questa è una bufala, una delle tante offerte dai giornali, d'estate, in vacanza anche di testa, o no, come l'ha offerta e spiegata ieri Repubblica?
Esiste una montagna di soldi, 150 miliardi circa di Euro, che potrebbe finire nelle casse dello Stato direttamente dalle assicurazioni e dalle banche. E' la montagna di soldi delle Polizze vita, in pancia alle assicurazioni, che non vengono reclamate, alla loro scadenza da nessuno. Perché gli aventi diritto a beneficiarne non ne conoscono neanche l'esistenza, non essendogli stata comunicata loro dai sottoscrittori delle medesime. Chi non avesse capito bene, basti sappia che si tratta di quelle polizze - le uniche che danno un qualche rendimento ora che i tassi sono sotto zero - come quelle sottoscritte da Salvatore Romeo, braccio destro di Virginia Raggi, beneficiaria a sua insaputa.
E c'è anche un caso analogo che riguarda le banche, con i cosiddetti 'conti dormienti', i conti cioè non 'movimentati' per un lungo periodo.
In ambedue i casi, se nessuno viene a reclamare la riscossione del premio di quelle polizze o la girata dei soldi depositati nelle banche, trascorsi dieci anni, quei soldi finiscono allo Stato.
Vero o si tratta dell'ennesima bufala estiva? Perchè la storia fa venire un serio dubbio sulla onestà e correttezza di assicurazioni e banche. Quando banche e assicurazioni si accorgono, dopo qualche anno, che nessuno, titolare o eredi, viene a reclamare quei soldi, non potrebbero - secondo noi, dovrebbero - cercare gli aventi diritto? Sia le assicurazioni che le banche possono risalire ai titolari o beneficiari delle polizze o dei conti. Perché non lo fanno? Per avere uno spazio di manovra, illegale, che le autorizzerebbe a tenersi parte di quei soldi che, dopo dieci anni, dovrebbero finire interamente nelle casse dello Stato, come si fa con i possessori di biglietti vincenti delle lotterie che non reclamano, per svariate ragioni, la somma della vincita, perché hanno smarrito o non hanno controllato le estrazioni?
Se è vero ciò che abbiamo letto su Repubblica, banche ed assicurazioni sarebbero 'smemorati' per interesse.
Un analogo caso spiega bene cosa vogliamo dire. Ci è capitato di vederci rapinata una discreta somma, alla fine dei nostri anni lavorativi, dal nostro TFR. Cioè? Nei primi dieci anni del nostro lavoro di insegnante, eravamo inquadrati in uno status giuridico particolare, alla fine del quale, pur continuando ad insegnare per altri trent'anni ancora, avremmo dovuto immediatamente riscuotere l'indennità di fine rapporto di quei primi dieci anni. Per riscuoterla bisognava o che la avessimo richiesta o che l'amministrazione ci avesse avvertito.
Noi non la richiedemmo perchè ancora giovane - non avevamo neanche quarant'anni e abbiamo continuato ad insegnare, senza interruzione neanche di un giorno, per altri trenta - e l'Amministrazione non ci avvertì, subdolamente, per fregarsi quei soldi, che fatti i conti sarebbero di alcune decine di migliaia di Euro.
Quando alla cessazione del lavoro abbiamo notato la mancanza di quei dieci anni nel calcolo della indennità e l'abbiamo reclamati ci è stato riposto che non ci spettavano più, perchè avremmo dovuto reclamarli al momento e perchè l'amministrazione, come era suo dovere, non ci aveva avvertiti.
Ecco come anche la pubblica amministrazione (IMPDAP, ora confluita nell'INPS) fotte un cittadino, rubandogli letteralmente ciò che gli spetta. Figurarsi le assicurazione e le banche che non sono delle opere pie.
Esiste una montagna di soldi, 150 miliardi circa di Euro, che potrebbe finire nelle casse dello Stato direttamente dalle assicurazioni e dalle banche. E' la montagna di soldi delle Polizze vita, in pancia alle assicurazioni, che non vengono reclamate, alla loro scadenza da nessuno. Perché gli aventi diritto a beneficiarne non ne conoscono neanche l'esistenza, non essendogli stata comunicata loro dai sottoscrittori delle medesime. Chi non avesse capito bene, basti sappia che si tratta di quelle polizze - le uniche che danno un qualche rendimento ora che i tassi sono sotto zero - come quelle sottoscritte da Salvatore Romeo, braccio destro di Virginia Raggi, beneficiaria a sua insaputa.
E c'è anche un caso analogo che riguarda le banche, con i cosiddetti 'conti dormienti', i conti cioè non 'movimentati' per un lungo periodo.
In ambedue i casi, se nessuno viene a reclamare la riscossione del premio di quelle polizze o la girata dei soldi depositati nelle banche, trascorsi dieci anni, quei soldi finiscono allo Stato.
Vero o si tratta dell'ennesima bufala estiva? Perchè la storia fa venire un serio dubbio sulla onestà e correttezza di assicurazioni e banche. Quando banche e assicurazioni si accorgono, dopo qualche anno, che nessuno, titolare o eredi, viene a reclamare quei soldi, non potrebbero - secondo noi, dovrebbero - cercare gli aventi diritto? Sia le assicurazioni che le banche possono risalire ai titolari o beneficiari delle polizze o dei conti. Perché non lo fanno? Per avere uno spazio di manovra, illegale, che le autorizzerebbe a tenersi parte di quei soldi che, dopo dieci anni, dovrebbero finire interamente nelle casse dello Stato, come si fa con i possessori di biglietti vincenti delle lotterie che non reclamano, per svariate ragioni, la somma della vincita, perché hanno smarrito o non hanno controllato le estrazioni?
Se è vero ciò che abbiamo letto su Repubblica, banche ed assicurazioni sarebbero 'smemorati' per interesse.
Un analogo caso spiega bene cosa vogliamo dire. Ci è capitato di vederci rapinata una discreta somma, alla fine dei nostri anni lavorativi, dal nostro TFR. Cioè? Nei primi dieci anni del nostro lavoro di insegnante, eravamo inquadrati in uno status giuridico particolare, alla fine del quale, pur continuando ad insegnare per altri trent'anni ancora, avremmo dovuto immediatamente riscuotere l'indennità di fine rapporto di quei primi dieci anni. Per riscuoterla bisognava o che la avessimo richiesta o che l'amministrazione ci avesse avvertito.
Noi non la richiedemmo perchè ancora giovane - non avevamo neanche quarant'anni e abbiamo continuato ad insegnare, senza interruzione neanche di un giorno, per altri trenta - e l'Amministrazione non ci avvertì, subdolamente, per fregarsi quei soldi, che fatti i conti sarebbero di alcune decine di migliaia di Euro.
Quando alla cessazione del lavoro abbiamo notato la mancanza di quei dieci anni nel calcolo della indennità e l'abbiamo reclamati ci è stato riposto che non ci spettavano più, perchè avremmo dovuto reclamarli al momento e perchè l'amministrazione, come era suo dovere, non ci aveva avvertiti.
Ecco come anche la pubblica amministrazione (IMPDAP, ora confluita nell'INPS) fotte un cittadino, rubandogli letteralmente ciò che gli spetta. Figurarsi le assicurazione e le banche che non sono delle opere pie.
domenica 30 luglio 2017
Riusciranno i nostri eroi di cartapesta (parlamentari, senatori, consiglieri regionali) a riformare i propri vitalizi?
Alla fine potrebbe accadere - e tutti si augurano che accada, come dovrebbe - che i vitalizi passati, presenti e futuri , vengano ricalcolati tutti con il sistema contributivo, annullando, di conseguenza, la somma di privilegi che i parlamentari, con varie ragioni talune anche condivisibili, si sono attribuiti nel corso degli anni.
Il Parlamento ha già decretato l' autodistruzione dei suoi membri, a mandato elettorale terminato, perché con la proposta Richetti, già votata ed ora passata al Senato per la definitiva approvazione, i vitalizi saranno tutti ricalcolati con il metodo contributivo, vigente per tutti gli altri pensionati italiani, ed i parlamentari in pensione potranno usufruirne, come tutti gli altri cittadini, allo scadere dell'età fissata per la pensione che, a partire dal 2018 salirà ancora fino a 67 anni. Ammesso che non abbiano altre pensioni, nel qual caso i contributi andrebbero a sommarsi, evitando anche lo scandalo - che esiste pure altrove, fuori del Parlamento - delle doppie e triple pensioni. Ed oggi accade a chi oltre che Parlamentare è stato consigliere o presidente di regione, o parlamentare europeo - come, ad esempio, è il caso dell'ex governatore pugliese, anche parlamentare, Vendola.
Curioso che nei vari elenchi di beneficiari di vitalizi, che a stralci vengono pubblicati ora qui ora là, non compaiano mai nomi di giornalisti anche famosi che, per un periodo passato a Montecitorio, magari cinquant'anni fa, da almeno trenta o più anni, ne percepiscono uno. Questo ci è balzato agli occhi tante volte, specie quando abbiamo notato che taluni giornalisti anche famosissimi, non hanno scritto neanche una riga su tale argomento. Mai.
Adesso con il gioco perverso fra le due principali forze politiche per appuntarsi sul petto la croce al valor militare per aver sconfitto il vitalizio, si rischia che la legge che lo cancella passi. Salvo sorprese dell'ultima ora o l'introduzione subdola della tecnica del rimando a dopo l'estate quando il clima sarà meno rovente, certo, ma si avrà altro cui pensare. E la legge adesso votata dal PD e dai Cinquestelle alla Camera potrebbe finire su un binario morto, con un'altra occasione sprecata.
C'è anche chi ricorre ad argomenti capziosi per affossarla, come quelli messi in tavola dall'ex ministro del lavoro e parlamentare Damiano.
Il quale mette in guardia i cittadini dal gioire del ricalcolo dei vitalizi. Attenti, perchè, come ha fatto capire Boeri, salvo smentite successive, una volta ricalcolate le pensioni dei parlamentari e assimilati con il sistema contributivo, il passo successivo dell'INPS potrebbe essere il ricalcolo di tutte le pensioni in atto con il medesimo sistema. Ed allora a piangere sarete tutti voi che ora ridete - sembra ammonire Damiano, con la faccia tosta dell'ex sindacalista già privilegiato e privilegiato una seconda volta come parlamentare.
Intanto cancelliamo l'onta dei vitalizi che sono uno scandalo troppo evidente in Italia, poi se l'INPS vorrà procedere a rendere tutti gli italiani pensionati ancora più poveri, allora faremo guerra all'INPS.
La regola dei diritti acquisiti che sono intoccabili e la convinzione che la riduzione dei vitalizi rappresentino una quota ininfluente nel bilancio italiano sembrano non avere più tanto seguito. Anche perchè sembra che qualcuno voglia accanirsi contro i poveri pensionati che decidono di andare a vivere all'estero dove il fisco li tartassa meno, la cui evasione legale influisce ancor meno dei vitalizi sul bilancio statale, per il numero irrilevante di chi sceglie di abbandonare l'Italia.
Insomma adesso sembra essersi dissolta buona parte degli ostacoli che finora hanno distratto l'attenzione del Parlamento dall'occuparsi dei propri privilegi , nonostante che si chieda ai suoi membri di farsi del male. Vale però per tutto il bene che si sono dati fino ad oggi, senza averlo neanche in parte meritato e senza esserselo guadagnato.
Comunque non cantiamo ancora vittoria, perché il Senato e Montecitorio, rappresentano per la legge in oggetto due gravi pericoli, come Scilla e Cariddi per i naviganti.
Il Parlamento ha già decretato l' autodistruzione dei suoi membri, a mandato elettorale terminato, perché con la proposta Richetti, già votata ed ora passata al Senato per la definitiva approvazione, i vitalizi saranno tutti ricalcolati con il metodo contributivo, vigente per tutti gli altri pensionati italiani, ed i parlamentari in pensione potranno usufruirne, come tutti gli altri cittadini, allo scadere dell'età fissata per la pensione che, a partire dal 2018 salirà ancora fino a 67 anni. Ammesso che non abbiano altre pensioni, nel qual caso i contributi andrebbero a sommarsi, evitando anche lo scandalo - che esiste pure altrove, fuori del Parlamento - delle doppie e triple pensioni. Ed oggi accade a chi oltre che Parlamentare è stato consigliere o presidente di regione, o parlamentare europeo - come, ad esempio, è il caso dell'ex governatore pugliese, anche parlamentare, Vendola.
Curioso che nei vari elenchi di beneficiari di vitalizi, che a stralci vengono pubblicati ora qui ora là, non compaiano mai nomi di giornalisti anche famosi che, per un periodo passato a Montecitorio, magari cinquant'anni fa, da almeno trenta o più anni, ne percepiscono uno. Questo ci è balzato agli occhi tante volte, specie quando abbiamo notato che taluni giornalisti anche famosissimi, non hanno scritto neanche una riga su tale argomento. Mai.
Adesso con il gioco perverso fra le due principali forze politiche per appuntarsi sul petto la croce al valor militare per aver sconfitto il vitalizio, si rischia che la legge che lo cancella passi. Salvo sorprese dell'ultima ora o l'introduzione subdola della tecnica del rimando a dopo l'estate quando il clima sarà meno rovente, certo, ma si avrà altro cui pensare. E la legge adesso votata dal PD e dai Cinquestelle alla Camera potrebbe finire su un binario morto, con un'altra occasione sprecata.
C'è anche chi ricorre ad argomenti capziosi per affossarla, come quelli messi in tavola dall'ex ministro del lavoro e parlamentare Damiano.
Il quale mette in guardia i cittadini dal gioire del ricalcolo dei vitalizi. Attenti, perchè, come ha fatto capire Boeri, salvo smentite successive, una volta ricalcolate le pensioni dei parlamentari e assimilati con il sistema contributivo, il passo successivo dell'INPS potrebbe essere il ricalcolo di tutte le pensioni in atto con il medesimo sistema. Ed allora a piangere sarete tutti voi che ora ridete - sembra ammonire Damiano, con la faccia tosta dell'ex sindacalista già privilegiato e privilegiato una seconda volta come parlamentare.
Intanto cancelliamo l'onta dei vitalizi che sono uno scandalo troppo evidente in Italia, poi se l'INPS vorrà procedere a rendere tutti gli italiani pensionati ancora più poveri, allora faremo guerra all'INPS.
La regola dei diritti acquisiti che sono intoccabili e la convinzione che la riduzione dei vitalizi rappresentino una quota ininfluente nel bilancio italiano sembrano non avere più tanto seguito. Anche perchè sembra che qualcuno voglia accanirsi contro i poveri pensionati che decidono di andare a vivere all'estero dove il fisco li tartassa meno, la cui evasione legale influisce ancor meno dei vitalizi sul bilancio statale, per il numero irrilevante di chi sceglie di abbandonare l'Italia.
Insomma adesso sembra essersi dissolta buona parte degli ostacoli che finora hanno distratto l'attenzione del Parlamento dall'occuparsi dei propri privilegi , nonostante che si chieda ai suoi membri di farsi del male. Vale però per tutto il bene che si sono dati fino ad oggi, senza averlo neanche in parte meritato e senza esserselo guadagnato.
Comunque non cantiamo ancora vittoria, perché il Senato e Montecitorio, rappresentano per la legge in oggetto due gravi pericoli, come Scilla e Cariddi per i naviganti.
Etichette:
boeri,
cinquestelle,
damiano,
INPS,
montecitorio,
PD,
richetti,
sentao,
vendola,
vitalizi
martedì 13 dicembre 2016
Pensioni in Italia. Riflessioni di un pensionato che, per pigrizia, ha deciso di non andare a vivere all'estero, nonostante...
La decisione di non trasferirsi all'estero, il pensionato che vi scrive l'ha motivata con la sua pigrizia, essenzialmente; ma anche - come Uolter insegna, per dirla tutta - con i legami affettivi che lo tengono incollato all' Italia e, più precisamente, a Roma.
Però poi il pensionato che vi sta scrivendo, leggendo i giornali, riflette anche lui sulle anomalie delle pensioni in Italia. E non per quel furto che prima l'INPDAP e poi l'INPS gli hanno fatto di dieci anni di indennità di fine rapporto - i primi dieci del suo insegnamento al servizio dello Stato. Quella considerevole fetta di indennità semplicemente gliel'hanno fregata. A nulla sono valse le proteste, le raccomandate, le minacce legali. Loro le mani in tasca gliel'hanno messe, e non intendono restituire il mal tolto. Povero pensionato derubato col favor delle leggi.
Il quale, però, proprio oggi, nelle 'Lettere' del Corriere, legge di una sacrosanta protesta. Di pensionati, trasferiti all'estero, che vengono criminalizzati ed accusati di scarso senso dello Stato e di disamore verso il proprio paese. Ma quale disamore? Scrive un lettore, che in Italia ci sono 400.000 avvocati - tanti quanti non ne ha nemmeno l'intera Europa! - e 80.000 notai, oltre a milioni di sindacalisti e di unioni consumatori. Bene, ragiona il lettore, a nessuno di questo immenso esercito è mai venuto in mente che il regime di tassazione delle pensioni è iniquo, essendo queste tassate come un reddito, mentre altro non sono che il frutto di un capitale messo da parte, e già tassato, nel corso della vita lavorativa. Se almeno le si tassassero come si tassano i capitali, e cioè con il 12%, sarebbe già qualcosa, ma continuare a tassarlo come un reddito qualunque, spinge e spingerà sempre più i pensionati italiani a trasferirsi all'estero, rendendo 'pan per focaccia' allo Stato ladrone che non li rispetta e, per la seconda volta nel corso della loro esistenza, infila le mani nelle loro tasche.
Però poi il pensionato che vi sta scrivendo, leggendo i giornali, riflette anche lui sulle anomalie delle pensioni in Italia. E non per quel furto che prima l'INPDAP e poi l'INPS gli hanno fatto di dieci anni di indennità di fine rapporto - i primi dieci del suo insegnamento al servizio dello Stato. Quella considerevole fetta di indennità semplicemente gliel'hanno fregata. A nulla sono valse le proteste, le raccomandate, le minacce legali. Loro le mani in tasca gliel'hanno messe, e non intendono restituire il mal tolto. Povero pensionato derubato col favor delle leggi.
Il quale, però, proprio oggi, nelle 'Lettere' del Corriere, legge di una sacrosanta protesta. Di pensionati, trasferiti all'estero, che vengono criminalizzati ed accusati di scarso senso dello Stato e di disamore verso il proprio paese. Ma quale disamore? Scrive un lettore, che in Italia ci sono 400.000 avvocati - tanti quanti non ne ha nemmeno l'intera Europa! - e 80.000 notai, oltre a milioni di sindacalisti e di unioni consumatori. Bene, ragiona il lettore, a nessuno di questo immenso esercito è mai venuto in mente che il regime di tassazione delle pensioni è iniquo, essendo queste tassate come un reddito, mentre altro non sono che il frutto di un capitale messo da parte, e già tassato, nel corso della vita lavorativa. Se almeno le si tassassero come si tassano i capitali, e cioè con il 12%, sarebbe già qualcosa, ma continuare a tassarlo come un reddito qualunque, spinge e spingerà sempre più i pensionati italiani a trasferirsi all'estero, rendendo 'pan per focaccia' allo Stato ladrone che non li rispetta e, per la seconda volta nel corso della loro esistenza, infila le mani nelle loro tasche.
sabato 30 aprile 2016
Qualche interessato consiglio al prof. Boeri, in fatto di PENSIONI
Non passa giorno senza che il prof. Boeri. presidente INPS, ci faccia venire un colpo, con le sue dichiarazioni sulle pensioni, presenti e, soprattutto, future.
L'ultima sua invenzione, rappresentata dalle buste 'arancione', il colpo vuol farlo venire, find'ora, ai pensionati futuri - ammesso che arrivino a percepirne una. Della quale fin d'ora Boeri mette tutti sull'avviso che sarà una pensione da fame, dopo una vita lavorativa già da fame, come i probabili futuri pensionati già sperimentano.
Si sa, Boeri deve cercare, con ogni modo, di far quadrare i conti per non trovarsi un giorno a non aver più soldi in cassa per pagare le pensioni erogate, e per erogarne di nuove, pur 'da fame'.
E come fa? Ogni giorno fa girare qualche nuova voce destabilizzante, fra le ultime quella sulle pensioni di reversibilità o sui tagli a pensioni che egli reputa ricche - a partire da tre volte il minimo.
Noi, pensionati - ricchissimi, secondo i criteri Boeri & C. - della scuola, ci offriamo senza essere richiesti e gratuitamente, per dargli qualche consiglio a Boeri, con cui far quadrare i conti presenti e futuri.
Intanto cominceremmo col metter ordine negli stipendi, che preludono alle pensioni, alcuni davvero esagerati, come quelli dei dipendenti del Palazzo in ogni ordine, grado e latitudine. I dipendenti del Palazzo hanno stipendi (e poi liquidazioni e pensioni) che non sono giustificati da nient'altro che dai privilegi che chiunque viene a contatto con il Potete tenta di autoassegnarsi.
In questi giorni, il giudice della Consulta, Amato, già ministro e premier, ed anche espertissimo in doppie e triple pensioni cumulabili con lauti stipendi, ha dichiarato essere ammissibile il ricorso presentato alla Consulta dai dipendenti del nostro Parlamento che non accettano di vedersi tagliati i loro stipendi PRIVILEGIATI. E' evidente che Amato difende anche i suoi di privilegi che oggi sono le due pensioni ed il lauto compenso da giudice della Consulta, sul cui taglio nessuno può decidere, salvo i giudici medesimi che da quest'orecchio evidentemente, anche per l'età, non ci sentono - come hanno già dichiarato apertamente.
E non ci dica Boeri che non si può. Perchè una qualche strada c'è. Se la inventi, come ogni giorno se ne va inventando altre, come quelle frequenti per affamare del tutto i titolari di pensioni 'al minimo'.
C'è anche un alto caso di cui abbiamo letto nei giorni scorsi, a seguito di altre sue dichiarazioni, prof. Boeri. Ci sono in Italia - lo ha Lei dichiarato - circa 500.000 titolari di pensioni ( dirette ma anche di reversibilità) che tali pensioni ricevono da 50 anni. Ma quanti c. di anni vivono i pensionati italiani con le pensioni di un tempo? Come si fa a percepire una pensione da 50 anni?
Lo spieghi Boeri, e soprattutto trovi il modo per mettere la parola fine ad una tale longevità pensionistica. Faccia fare anche un giro nei cimiteri ai suoi ispettori, qualche inghippo lo scoverà certamente.
Un altro capitolo sul quale intervenire é quello dei vitalizi ai parlamentari ed anche sul sistema di reversibilità dei medesimi, del quale si parla da anni, inutilmente, accampando ogni volta la scusa che in fondo non sarebbero che poche migliaia di soggetti e con questa si dice che non vale la pena di fargli la lotta per cancellarli. No, vale la pena e molto più di quanto non valga nel farne ogni giorno ai pensionati 'al minimo' i quali, basta che soffi un pò più forte il vento, per giocarseli loro ed i loro parenti più stretti - la qual cosa forse Boeri si augura segretamente per risolvere alla radice i problemi del suo istituto.
Nel quale un pò d'ordine lo sta mettendo senza guardare in faccia a nessuno. Come nel caso dell'adeguamento delle pensioni, in base ai contributi versati anche dopo l'attribuzione della pensione medesima, continuando l'attività lavorativa, ove consentita. E, infatti, per non generare false aspettative, egli fa attendere tutti per qualche mese, parecchi mesi, più esattamente più d'un anno per consentirne l'adeguamento, ammesso che alla fine lo conceda, a seguito di richiesta, sia ben inteso; mai automaticamente, nonostante se ne abbia acquisito il diritto. Ad oggi, sappiamo di casi specifici, per i quali è già trascorso più d'un anno dalla presentazione della domanda, ma ancora l'INPS non ha dato risposta.
Il prof. Boeri stia tranquillo, sappia fin d'ora che se ci vengono altre idee per risolvere in parte o del tutto i problemi del suo INPS, gliele suggeriremo. Alla prossima idea!
L'ultima sua invenzione, rappresentata dalle buste 'arancione', il colpo vuol farlo venire, find'ora, ai pensionati futuri - ammesso che arrivino a percepirne una. Della quale fin d'ora Boeri mette tutti sull'avviso che sarà una pensione da fame, dopo una vita lavorativa già da fame, come i probabili futuri pensionati già sperimentano.
Si sa, Boeri deve cercare, con ogni modo, di far quadrare i conti per non trovarsi un giorno a non aver più soldi in cassa per pagare le pensioni erogate, e per erogarne di nuove, pur 'da fame'.
E come fa? Ogni giorno fa girare qualche nuova voce destabilizzante, fra le ultime quella sulle pensioni di reversibilità o sui tagli a pensioni che egli reputa ricche - a partire da tre volte il minimo.
Noi, pensionati - ricchissimi, secondo i criteri Boeri & C. - della scuola, ci offriamo senza essere richiesti e gratuitamente, per dargli qualche consiglio a Boeri, con cui far quadrare i conti presenti e futuri.
Intanto cominceremmo col metter ordine negli stipendi, che preludono alle pensioni, alcuni davvero esagerati, come quelli dei dipendenti del Palazzo in ogni ordine, grado e latitudine. I dipendenti del Palazzo hanno stipendi (e poi liquidazioni e pensioni) che non sono giustificati da nient'altro che dai privilegi che chiunque viene a contatto con il Potete tenta di autoassegnarsi.
In questi giorni, il giudice della Consulta, Amato, già ministro e premier, ed anche espertissimo in doppie e triple pensioni cumulabili con lauti stipendi, ha dichiarato essere ammissibile il ricorso presentato alla Consulta dai dipendenti del nostro Parlamento che non accettano di vedersi tagliati i loro stipendi PRIVILEGIATI. E' evidente che Amato difende anche i suoi di privilegi che oggi sono le due pensioni ed il lauto compenso da giudice della Consulta, sul cui taglio nessuno può decidere, salvo i giudici medesimi che da quest'orecchio evidentemente, anche per l'età, non ci sentono - come hanno già dichiarato apertamente.
E non ci dica Boeri che non si può. Perchè una qualche strada c'è. Se la inventi, come ogni giorno se ne va inventando altre, come quelle frequenti per affamare del tutto i titolari di pensioni 'al minimo'.
C'è anche un alto caso di cui abbiamo letto nei giorni scorsi, a seguito di altre sue dichiarazioni, prof. Boeri. Ci sono in Italia - lo ha Lei dichiarato - circa 500.000 titolari di pensioni ( dirette ma anche di reversibilità) che tali pensioni ricevono da 50 anni. Ma quanti c. di anni vivono i pensionati italiani con le pensioni di un tempo? Come si fa a percepire una pensione da 50 anni?
Lo spieghi Boeri, e soprattutto trovi il modo per mettere la parola fine ad una tale longevità pensionistica. Faccia fare anche un giro nei cimiteri ai suoi ispettori, qualche inghippo lo scoverà certamente.
Un altro capitolo sul quale intervenire é quello dei vitalizi ai parlamentari ed anche sul sistema di reversibilità dei medesimi, del quale si parla da anni, inutilmente, accampando ogni volta la scusa che in fondo non sarebbero che poche migliaia di soggetti e con questa si dice che non vale la pena di fargli la lotta per cancellarli. No, vale la pena e molto più di quanto non valga nel farne ogni giorno ai pensionati 'al minimo' i quali, basta che soffi un pò più forte il vento, per giocarseli loro ed i loro parenti più stretti - la qual cosa forse Boeri si augura segretamente per risolvere alla radice i problemi del suo istituto.
Nel quale un pò d'ordine lo sta mettendo senza guardare in faccia a nessuno. Come nel caso dell'adeguamento delle pensioni, in base ai contributi versati anche dopo l'attribuzione della pensione medesima, continuando l'attività lavorativa, ove consentita. E, infatti, per non generare false aspettative, egli fa attendere tutti per qualche mese, parecchi mesi, più esattamente più d'un anno per consentirne l'adeguamento, ammesso che alla fine lo conceda, a seguito di richiesta, sia ben inteso; mai automaticamente, nonostante se ne abbia acquisito il diritto. Ad oggi, sappiamo di casi specifici, per i quali è già trascorso più d'un anno dalla presentazione della domanda, ma ancora l'INPS non ha dato risposta.
Il prof. Boeri stia tranquillo, sappia fin d'ora che se ci vengono altre idee per risolvere in parte o del tutto i problemi del suo INPS, gliele suggeriremo. Alla prossima idea!
Etichette:
amato,
boeri,
consulta,
INPS,
Parlamento
giovedì 17 dicembre 2015
Non solo la banca, anche l'INPS è allenato al furto 'legale' con destrezza. E i CAF dovrebbero essere più concludenti
Lo scandalo delle piccole banche, salvate dal decreto governativo che ha messo in mezzo alla strada tanti piccoli risparmiatori ai quali, con l'inganno, sono stati fatti acquistare dei titoli rischiosissimi, non deve far passare sotto silenzio altri ambiti, si veda l'INPS, nei quali si scopre quotidianamente lo scandalo di furti 'legali', ' di Stato', ai danni delle persone comuni, come siamo anche noi; ma solo ai danni delle persone comuni, perché anche l'INPS non tocca mai gli interessi di tanti privilegiati.
E così, mentre l'INPS ed il Governo non riescono - perché non vogliono! - a trovare il modo per mettere fine ai tanti ingiusti privilegi, altri casi si registrano nei quali l'INPS, ultimamente passata nelle mani del moralizzatore Boeri, ne approfitta per mettere le mani nelle tasche dei cittadini contribuenti. Eccone uno, tanto per esemplificare.
A noi, per esempio, l'INPS, che da poco è di Boeri, ma poco prima che lo fosse, ha rubato dieci anni esatti di contributi versati in conto 'indennità di fine servizio', lavandosene le mani ed addossandone la colpa tutta al diretto interessato che nessun mezzo ha per veder riconosciuti i propri diritti.
Dal 72 all'82 il derubato ha insegnato nelle scuole superiori romane; a fine '82 è passato ad insegnare nei Conservatori di Musica, dove è poi entrato in ruolo, alla fine del '90, come titolare della cattedra di 'Storia ed estetica musicale'.
Alla fine di quel primo periodo di insegnamento nei licei, per effetto di una diversa regolamentazione anche giuridica dell'insegnamento esercitato - quello della Religione - il derubato in questione,o con esplicita richiesta, o l'amministrazione da cui dipendeva, autonomamente, cioè 'sua sponte', avrebbero dovuto calcolare l'ammontare e liquidare 'l'indennità di fine servizio' per quei dieci anni, che non potevano essere considerati alla stregua degli anni 'preruolo' ( per quella materia non esisteva nè un ruolo nè un preruolo, ma comunque era considerata come se lo fosse, di ruolo, dal primo anno all'ultimo) - che rappresentava una bella somma.
All'epoca il diretto interessato non lo fece, pensando che l'INPS ( allora l'INPDAP) mai e poi mai si sarebbe reso responsabile di un simile furto - come altro chiamarlo? - come invece ha appreso al momento in cui è andato in pensione ed ha visto, nel calcolo dell'indennità, assenti quei dieci anni.
L'Amministrazione della quale era dipendente al momento della pensione, il Conservatorio dell'Aquila, gli ha richiesto documentazione attestante il versamento dei contributi relativi - si premette che l'interessato ha sempre insegnato in scuole statali, senza mai interruzione alcuna, e perciò gli uffici avrebbero potuto comunicare fra loro evitandogli anche questo calvario che poi si è rivelato inutile - oltre tutto non era possibile che lo Stato non versasse i contributi al Tesoro - ha prodotto tale documentazione completa; ha interessato la scuola che per ultima lo vide insegnante nel diverso insegnamento, e cioè l'Istituto tecnico industriale 'E.Fermi' di Roma, ma la risposta dell'INPS dell'Aquila è stata tassativa: quei dieci anni, relativamente all'indennità di fine servizio, lei non li vedrà mai.
Si aggiunga che essendo trascorsi dall'82 al 90 più di cinque anni prima dell'entrata in ruolo nel secondo insegnamento, che altri anni sono stati cassati dal computo dell'anzianità di servizio che avrebbe dovuto esser di 42 anni, mentre è stata calcolata in 38, con un ulteriore furto di cinque anni, e si capirà come anche l'INPS abbia adottato il criterio operativo di 'togliere ai poveri, o alle persone normali, per dare ai ricchi, cioè ai potenti e privilegiati'.
Anche per questo, quando sentiamo parlare di contributi di solidarietà richiesti ai pensionati o di vitalizi elargiti senza il relativo versamento di contributi, ci girano le scatole, avendo già dato e, in proporzione, anche molto.
Una appendice ancora.
In tale occasione l'interessato si è rivolto ad un CAF, di cui conosceva l'esistenza, ma al quale mai gli era capitato di fare riferimento negli oltre quarant'anni di attività lavorativa. Ha consegnato ad un avvocato del CAF (all'occorrenza potrebbe anche fornire nome cognome e ufficio di appartenenza), al quale è stato indirizzato, tutta la documentazione relativa al caso ma a distanza di quasi un anno, il legale del CAF nulla ancora ha fatto sapere, anzi è sparito, nonostante che più di una volta sia stato sollecitato e abbia risposto che, appena terminato l'esame della documentazione, si sarebbe fatto vivo.
Altro CAF, interpellato dal medesimo inetressato, che aveva presentato, a suo nome e per suo conto, come richiesto, ancora all'INPS, domanda di adeguamento di pensione, a seguito di altri consistenti contributi versati, dopo l'attribuzione della pensione, di questa seconda pratica nulla gli è stato fatto sapere.
Perchè abbiamo raccontato anche questo caso? Semplicemente per denunciare l'inaffidabilità e l'inconcludenza, del CAF, almeno in questi casi, e per spronare i dirigenti, a controllare che vengano portate sempre in porto le pratiche che loro sottoposte. Altrimenti è difficile per chiunque solidarizzare con i CAF quando si sentono minacce di riduzione di fondi statali e, conseguentemente, di personale e di sedi.
Si è capito che quel diretto interessato, oggetto di tanti disguidi, è lo scrivente in persona?
E così, mentre l'INPS ed il Governo non riescono - perché non vogliono! - a trovare il modo per mettere fine ai tanti ingiusti privilegi, altri casi si registrano nei quali l'INPS, ultimamente passata nelle mani del moralizzatore Boeri, ne approfitta per mettere le mani nelle tasche dei cittadini contribuenti. Eccone uno, tanto per esemplificare.
A noi, per esempio, l'INPS, che da poco è di Boeri, ma poco prima che lo fosse, ha rubato dieci anni esatti di contributi versati in conto 'indennità di fine servizio', lavandosene le mani ed addossandone la colpa tutta al diretto interessato che nessun mezzo ha per veder riconosciuti i propri diritti.
Dal 72 all'82 il derubato ha insegnato nelle scuole superiori romane; a fine '82 è passato ad insegnare nei Conservatori di Musica, dove è poi entrato in ruolo, alla fine del '90, come titolare della cattedra di 'Storia ed estetica musicale'.
Alla fine di quel primo periodo di insegnamento nei licei, per effetto di una diversa regolamentazione anche giuridica dell'insegnamento esercitato - quello della Religione - il derubato in questione,o con esplicita richiesta, o l'amministrazione da cui dipendeva, autonomamente, cioè 'sua sponte', avrebbero dovuto calcolare l'ammontare e liquidare 'l'indennità di fine servizio' per quei dieci anni, che non potevano essere considerati alla stregua degli anni 'preruolo' ( per quella materia non esisteva nè un ruolo nè un preruolo, ma comunque era considerata come se lo fosse, di ruolo, dal primo anno all'ultimo) - che rappresentava una bella somma.
All'epoca il diretto interessato non lo fece, pensando che l'INPS ( allora l'INPDAP) mai e poi mai si sarebbe reso responsabile di un simile furto - come altro chiamarlo? - come invece ha appreso al momento in cui è andato in pensione ed ha visto, nel calcolo dell'indennità, assenti quei dieci anni.
L'Amministrazione della quale era dipendente al momento della pensione, il Conservatorio dell'Aquila, gli ha richiesto documentazione attestante il versamento dei contributi relativi - si premette che l'interessato ha sempre insegnato in scuole statali, senza mai interruzione alcuna, e perciò gli uffici avrebbero potuto comunicare fra loro evitandogli anche questo calvario che poi si è rivelato inutile - oltre tutto non era possibile che lo Stato non versasse i contributi al Tesoro - ha prodotto tale documentazione completa; ha interessato la scuola che per ultima lo vide insegnante nel diverso insegnamento, e cioè l'Istituto tecnico industriale 'E.Fermi' di Roma, ma la risposta dell'INPS dell'Aquila è stata tassativa: quei dieci anni, relativamente all'indennità di fine servizio, lei non li vedrà mai.
Si aggiunga che essendo trascorsi dall'82 al 90 più di cinque anni prima dell'entrata in ruolo nel secondo insegnamento, che altri anni sono stati cassati dal computo dell'anzianità di servizio che avrebbe dovuto esser di 42 anni, mentre è stata calcolata in 38, con un ulteriore furto di cinque anni, e si capirà come anche l'INPS abbia adottato il criterio operativo di 'togliere ai poveri, o alle persone normali, per dare ai ricchi, cioè ai potenti e privilegiati'.
Anche per questo, quando sentiamo parlare di contributi di solidarietà richiesti ai pensionati o di vitalizi elargiti senza il relativo versamento di contributi, ci girano le scatole, avendo già dato e, in proporzione, anche molto.
Una appendice ancora.
In tale occasione l'interessato si è rivolto ad un CAF, di cui conosceva l'esistenza, ma al quale mai gli era capitato di fare riferimento negli oltre quarant'anni di attività lavorativa. Ha consegnato ad un avvocato del CAF (all'occorrenza potrebbe anche fornire nome cognome e ufficio di appartenenza), al quale è stato indirizzato, tutta la documentazione relativa al caso ma a distanza di quasi un anno, il legale del CAF nulla ancora ha fatto sapere, anzi è sparito, nonostante che più di una volta sia stato sollecitato e abbia risposto che, appena terminato l'esame della documentazione, si sarebbe fatto vivo.
Altro CAF, interpellato dal medesimo inetressato, che aveva presentato, a suo nome e per suo conto, come richiesto, ancora all'INPS, domanda di adeguamento di pensione, a seguito di altri consistenti contributi versati, dopo l'attribuzione della pensione, di questa seconda pratica nulla gli è stato fatto sapere.
Perchè abbiamo raccontato anche questo caso? Semplicemente per denunciare l'inaffidabilità e l'inconcludenza, del CAF, almeno in questi casi, e per spronare i dirigenti, a controllare che vengano portate sempre in porto le pratiche che loro sottoposte. Altrimenti è difficile per chiunque solidarizzare con i CAF quando si sentono minacce di riduzione di fondi statali e, conseguentemente, di personale e di sedi.
Si è capito che quel diretto interessato, oggetto di tanti disguidi, è lo scrivente in persona?
mercoledì 16 dicembre 2015
Teatro alla Scala: sovrintendente e direttore del corpo di ballo
Finalmente ha avuto luogo. lunedì 14, l'atteso Consiglio di amministrazione della Scala, quello nel quale Pereira sarebbe stato fatto oggetto di numerose accuse, dalle quali avrebbe dovuto difendersi, compresa quella della disaffezione di tanti artisti dal teatro milanese, con conseguenti defezioni, da quando lui è arrivato al vertice, al posto di Lissner. Pereira ha fatto notare, e dunque è stato assolto, che tali defezioni si riferivano al periodo ed ai titoli in cartellone, sotto la doppia gestione Lissner-Pereira e che dunque l'affidabilità del teatro non è compromessa.
Pereira ha dichiarato, inoltre, per rassicurare e scornare quanti lo volevano sotto accusa, che nessun titolo si cancella dalla stagione del teatro, che la Bartoli tornerà a cantare dopo che aveva disertato il teatro per problemi di salute, e che della novità di Kurtag, commissionata da tempo al musicista, ancora dal Festival di Salisburgo, e che è in programma alla Scala, nulla ancora è definito perché l'opera non è terminata. Quando in gennaio lo sarà, si potrà parlare degli interpreti e dell'allestimento. Comunque c'è tempo visto che è programmata per il prossimo novembre.
Insomma Pereira s'è ben difeso alla faccia di chi lo avrebbe voluto già in qualche modo sfiduciato. Anche sul fronte dei conti del teatro Pereira ha annunciato l'arrivo di nuovi sponsor e di altre entrate. Naturalmente i giornali, diffidenti - se lo fossero sempre, e non solo con il bersagliato del momento! - hanno scritto che una cosa è annunciare l'arrivo di nuovi sponsor o soci, altra vedere i soldi versati nelle casse del teatro. Ma ciò vale per tutti.
Sempre alla Scala, il direttore del corpo di ballo uscente, in partenza per Mosca, dove assumerà la responsabilità del ballo al Bolshoi, ha denunciato il progressivo invecchiamento dei nostri ballerini e la loro conseguente permanenza nei corpi di ballo, con grave danno sia per il ballo in sé, sia nei confronti dei giovani che per ragioni di organico, finchè i vecchi non schiodano, non vi possono entrare - e nel ballo della Scala ci sono giovani di grande talento e valore che però hanno contratti a tempo determinato e temporanei.
Le leggi sul progressivo procrastinamento dell'uscita dal mondo del lavoro sono deleterie e controproducenti per i ballerini- il limite del 45 anni, ora è stato portato a 46 - ma questo il governo di Renzi o l'INPS di Boeri non lo sanno e nessuno glielo dice.
Pereira ha dichiarato, inoltre, per rassicurare e scornare quanti lo volevano sotto accusa, che nessun titolo si cancella dalla stagione del teatro, che la Bartoli tornerà a cantare dopo che aveva disertato il teatro per problemi di salute, e che della novità di Kurtag, commissionata da tempo al musicista, ancora dal Festival di Salisburgo, e che è in programma alla Scala, nulla ancora è definito perché l'opera non è terminata. Quando in gennaio lo sarà, si potrà parlare degli interpreti e dell'allestimento. Comunque c'è tempo visto che è programmata per il prossimo novembre.
Insomma Pereira s'è ben difeso alla faccia di chi lo avrebbe voluto già in qualche modo sfiduciato. Anche sul fronte dei conti del teatro Pereira ha annunciato l'arrivo di nuovi sponsor e di altre entrate. Naturalmente i giornali, diffidenti - se lo fossero sempre, e non solo con il bersagliato del momento! - hanno scritto che una cosa è annunciare l'arrivo di nuovi sponsor o soci, altra vedere i soldi versati nelle casse del teatro. Ma ciò vale per tutti.
Sempre alla Scala, il direttore del corpo di ballo uscente, in partenza per Mosca, dove assumerà la responsabilità del ballo al Bolshoi, ha denunciato il progressivo invecchiamento dei nostri ballerini e la loro conseguente permanenza nei corpi di ballo, con grave danno sia per il ballo in sé, sia nei confronti dei giovani che per ragioni di organico, finchè i vecchi non schiodano, non vi possono entrare - e nel ballo della Scala ci sono giovani di grande talento e valore che però hanno contratti a tempo determinato e temporanei.
Le leggi sul progressivo procrastinamento dell'uscita dal mondo del lavoro sono deleterie e controproducenti per i ballerini- il limite del 45 anni, ora è stato portato a 46 - ma questo il governo di Renzi o l'INPS di Boeri non lo sanno e nessuno glielo dice.
domenica 6 settembre 2015
Sindacalisti pensionati i più pagati, Professori viaggianti
L'INPS di Boeri ha reso noto un dato abbastanza curioso ma anche inquietante e cioè che i sindacalisti, specie quelli del pubblico impiego, che altro non sono che dipendenti pubblici distaccati al sindacato, sono fra quelli che, andando in pensione, percepiscono pensioni molto più alte dei dipendenti pubblici alle cui categorie appartenevano prima di avere il permesso sindacale.
Finora si conoscevano casi di malcostume, come quello del 'buffalo bill' della CISL, Bonanni, che percepisce, da poco pensionato, una pensione vicinissima al massimo consentito dalla legge per i lavoratori in attività, e cioè 240.000 Euro. Insomma il 'buffalo bill' in salsa sindacale, prende ogni mese 20.000 Euro circa lordi, in difesa dei lavoratori in attività e pensionati , ai quali tutti dà l'esempio di dove si può arrivare, anche non facendo moltissimo, come del resto è accaduto a lui.
I diretti interessati si sono così giustificati - quando la pezza è peggiore del buco - noi, abbandonando i nostri posti di lavoro e dedicandoci al sindacato, RINUNCIAMO alla carriera economica che avremmo senza dubbio avuto. Dal che si deduce che i sindacalisti sono a digiuno di ciò che accade ai dipendenti pubblici in merito alla loro carriera economica. Noi che dipendenti pubblici della scuola siamo stati per quarant'anni, possiamo attestare che da quando è venuto l'Euro negli ultimi quindici anni di sevizio, abbiamo avuto sempre il medesimo stipendio, il che dimostra a quale carriera e progressione economica i poveri sindacalisti abbiano dovuto rinunciare, dedicandosi a rincuorare, ben pagati, i poveri lavoratori.
La ministra Giannini - che con la Gelmini fa rima e non solo la rima - i professori che vengono a giorni immessi in ruolo, ma solo se prendono armi e bagagli e si trasferiscono a 4-500 km. di distanza - li invita a non esser lagnosi. Si trasferiscano, che sarà mai, in cambio avranno il il 'posto stabile'. Certo ha ragione la Giannini, però ha mai pensato che se ora riescono a tirare avanti lavorando, da precari, e dove magari lavora anche il/la loro/a compagno/a, se ne hanno uno/a, e dove hanno una casa che hanno appena acquistato con mutuo, e magari hanno anche un/a figlio/a, se si trasferissero sarebbero costretti alla fame, con uno stipendio di 1.300,00 Euro? No, la Giannini non si è posta questo problema, quando ha affidato ad un computer intelligentissimo come Lei, ma come Lei assolutamente fuori dalla realtà, come fanno questi poveri cristi a trasferirsi, in taluni casi, se due, sbattuti in due diverse sedi, distantissime l'una dall'altra? E per di più dovendo decidere in una settimana circa, giacchè i loro desiderata espressi nella domanda di stabilizzazione, il computer non ha preso in considerazione?
Qualcuno, più avveduto della ministra, ha avanzato l'ipotesi, già valida in altri settori ( militari, ad esempio) di dare ai dannati dei trasferimenti una indennità per una prima immediata sistemazione.
Comunque sono tantissimi e non da oggi, i professori, nei vari ordini di scuola, che viaggiano, fra questi gli insegnanti di Conservatorio che, nella stragrande maggioranza, insegnano in Conservatori lontani dal loro domicilio. Solo perchè tutti gli intelligentissimi ministri ed i cervelli elettronici con loro, non si sono mai proposti di rivedere gli incarichi e far sì che, con un movimento complessivo, si avvicinassero le sedi di lavoro a quelle di domicilio. Troppo poco intelligente per gli intelligentissimi ministri. Ve la immaginate quel genio della Gelmini alle prese con queste cosucce? e non è che la Giannini sia da meno. L'unico vantaggio dei professori di Conservatorio, rispetto a tutti gli altri, è che il loro orario di servizio viene solitamente espletato di due giornate, il che permette loro di tornare a casa. Senza contare quanto questo trasferimento settimanale viene loro a costare. (L'avevano capito anche i miei figli quando mi chiedevano se lo Stato mi pagava il viaggio e una notte di permanenza nella città, dove noi, abitando a Roma, insegnavamo, e cioè L'Aquila. Poveri ragazzi innocenti)
Alla fin fine il secondo o terzo lavoro che abbiamo sempre svolto, quello del giornalista, serviva a anche a pagare i trasferimenti settimanali, che noi non abbiamo mai saltato, in quarant'anni, salvo qualche rarissimo caso di forza maggiore, che può toccare anche i più ligi e virtuosi, come noi ci vantavano di essere, nel comportamento di dipendente pubblico, a contatto con i giovani.
Finora si conoscevano casi di malcostume, come quello del 'buffalo bill' della CISL, Bonanni, che percepisce, da poco pensionato, una pensione vicinissima al massimo consentito dalla legge per i lavoratori in attività, e cioè 240.000 Euro. Insomma il 'buffalo bill' in salsa sindacale, prende ogni mese 20.000 Euro circa lordi, in difesa dei lavoratori in attività e pensionati , ai quali tutti dà l'esempio di dove si può arrivare, anche non facendo moltissimo, come del resto è accaduto a lui.
I diretti interessati si sono così giustificati - quando la pezza è peggiore del buco - noi, abbandonando i nostri posti di lavoro e dedicandoci al sindacato, RINUNCIAMO alla carriera economica che avremmo senza dubbio avuto. Dal che si deduce che i sindacalisti sono a digiuno di ciò che accade ai dipendenti pubblici in merito alla loro carriera economica. Noi che dipendenti pubblici della scuola siamo stati per quarant'anni, possiamo attestare che da quando è venuto l'Euro negli ultimi quindici anni di sevizio, abbiamo avuto sempre il medesimo stipendio, il che dimostra a quale carriera e progressione economica i poveri sindacalisti abbiano dovuto rinunciare, dedicandosi a rincuorare, ben pagati, i poveri lavoratori.
La ministra Giannini - che con la Gelmini fa rima e non solo la rima - i professori che vengono a giorni immessi in ruolo, ma solo se prendono armi e bagagli e si trasferiscono a 4-500 km. di distanza - li invita a non esser lagnosi. Si trasferiscano, che sarà mai, in cambio avranno il il 'posto stabile'. Certo ha ragione la Giannini, però ha mai pensato che se ora riescono a tirare avanti lavorando, da precari, e dove magari lavora anche il/la loro/a compagno/a, se ne hanno uno/a, e dove hanno una casa che hanno appena acquistato con mutuo, e magari hanno anche un/a figlio/a, se si trasferissero sarebbero costretti alla fame, con uno stipendio di 1.300,00 Euro? No, la Giannini non si è posta questo problema, quando ha affidato ad un computer intelligentissimo come Lei, ma come Lei assolutamente fuori dalla realtà, come fanno questi poveri cristi a trasferirsi, in taluni casi, se due, sbattuti in due diverse sedi, distantissime l'una dall'altra? E per di più dovendo decidere in una settimana circa, giacchè i loro desiderata espressi nella domanda di stabilizzazione, il computer non ha preso in considerazione?
Qualcuno, più avveduto della ministra, ha avanzato l'ipotesi, già valida in altri settori ( militari, ad esempio) di dare ai dannati dei trasferimenti una indennità per una prima immediata sistemazione.
Comunque sono tantissimi e non da oggi, i professori, nei vari ordini di scuola, che viaggiano, fra questi gli insegnanti di Conservatorio che, nella stragrande maggioranza, insegnano in Conservatori lontani dal loro domicilio. Solo perchè tutti gli intelligentissimi ministri ed i cervelli elettronici con loro, non si sono mai proposti di rivedere gli incarichi e far sì che, con un movimento complessivo, si avvicinassero le sedi di lavoro a quelle di domicilio. Troppo poco intelligente per gli intelligentissimi ministri. Ve la immaginate quel genio della Gelmini alle prese con queste cosucce? e non è che la Giannini sia da meno. L'unico vantaggio dei professori di Conservatorio, rispetto a tutti gli altri, è che il loro orario di servizio viene solitamente espletato di due giornate, il che permette loro di tornare a casa. Senza contare quanto questo trasferimento settimanale viene loro a costare. (L'avevano capito anche i miei figli quando mi chiedevano se lo Stato mi pagava il viaggio e una notte di permanenza nella città, dove noi, abitando a Roma, insegnavamo, e cioè L'Aquila. Poveri ragazzi innocenti)
Alla fin fine il secondo o terzo lavoro che abbiamo sempre svolto, quello del giornalista, serviva a anche a pagare i trasferimenti settimanali, che noi non abbiamo mai saltato, in quarant'anni, salvo qualche rarissimo caso di forza maggiore, che può toccare anche i più ligi e virtuosi, come noi ci vantavano di essere, nel comportamento di dipendente pubblico, a contatto con i giovani.
mercoledì 6 maggio 2015
Linda Lanzillotta, moglie di Bassanini, con la pancia piena bacchetta la Consulta sulle pensioni
Insomma, a detta dell'eminente parlamentare Lanzillotta, la Consulta nel dichiarare illegittimo il mancato adeguamento all'inflazione delle pensioni, voluto dal Governo Monti, e decretarne di conseguenza - nei modi e tempi che il Governo sta studiando - la restituzione degli arretrati e l'adeguamento, non ha difeso un altro sacrosanto diritto del governo di un paese, quello cioè di badare alla tenuta dei conti che con questa sentenza potrebbero nuovamente traballare.
E l'illustre parlamentare, Linda Lanzillotta, si infervora, nel farsi paladina dei conti pubblici e della tenuta generale dei conti INPS, e non dei diritti dei pensionati che hanno pensioni bassissime.
Comodo, on. Lanzillotta, consorte di Bassanini a capo della Cassa Depositi e Prestiti, ex parlamentare, pontificare sulle pensioni dei poveri, a pancia piena, come Lei e suo marito avete con i 40.000 Euro circa che ogni mese, piove o tira vento, entrano in casa.
Ha mai lavorato Lei al di fuori della politica? Sa come ci si trova quando i pochi soldi anche da pensione, comunque sudati, non bastano a sopravvivere, mentre lei con quei 40.000 circa che ogni mese, in coppia con il consorte, ritira , non solo sopravvive ma vive alla grande?
Forse ha paura che - come si va ventilando - la restituzione delle briciole ai pensionati avvehga attraverso un prelievo, sempre sulle pensioni, ma di quelle più alte? E perché no, anche sui compensi che Lei e suo marito percepite? Non sarebbe più giusto e più equo, anche per salvaguardare la tenuta dei conti pubblici, che le sta tanto a cuore? Rifletta, on Lanzillotta, dalla pancia piena, rifletta, lei e rifletta anche suo marito. Che, per sua fortuna, tace sull'argomento.
E l'illustre parlamentare, Linda Lanzillotta, si infervora, nel farsi paladina dei conti pubblici e della tenuta generale dei conti INPS, e non dei diritti dei pensionati che hanno pensioni bassissime.
Comodo, on. Lanzillotta, consorte di Bassanini a capo della Cassa Depositi e Prestiti, ex parlamentare, pontificare sulle pensioni dei poveri, a pancia piena, come Lei e suo marito avete con i 40.000 Euro circa che ogni mese, piove o tira vento, entrano in casa.
Ha mai lavorato Lei al di fuori della politica? Sa come ci si trova quando i pochi soldi anche da pensione, comunque sudati, non bastano a sopravvivere, mentre lei con quei 40.000 circa che ogni mese, in coppia con il consorte, ritira , non solo sopravvive ma vive alla grande?
Forse ha paura che - come si va ventilando - la restituzione delle briciole ai pensionati avvehga attraverso un prelievo, sempre sulle pensioni, ma di quelle più alte? E perché no, anche sui compensi che Lei e suo marito percepite? Non sarebbe più giusto e più equo, anche per salvaguardare la tenuta dei conti pubblici, che le sta tanto a cuore? Rifletta, on Lanzillotta, dalla pancia piena, rifletta, lei e rifletta anche suo marito. Che, per sua fortuna, tace sull'argomento.
sabato 11 aprile 2015
C'è un giudice che vuole indagare l'INPS per frode allo Stato ed ai cittadini, a causa dell'abbandono in cui lascia il suo immenso patrimonio immobiliare?
Renzi, Boeri, avete visto il lungo servizio di 'Presa diretta', di Jacona, dedicato all'INPS e, più precisamente , al suo immenso patrimonio immobiliare in abbandono? Se ci fosse un magistrato che avesse voglia di istruire un processo a tutti i presidenti dell'INPS ( INPDAP compresa) che si sono succeduti, non ultimo Mastrapasqua, quello dei mille incarichi, senza troppa fatica potrebbe sbatterli in galera. 'Presa diretta' ha mostrato almeno una decina di colonie estive in luoghi appetibili ancora oggi dal mercato immobiliare, Cesenatico ad esempio o Fai della Paganella( ma anche Pistoia, Messina, Pesaro e molti di questi con accesso diretto al mare. Capite?) con superfici immense lasciate andare in malora. E non finisce così.
A Padova, se ricordiamo bene, in una delle piazza cittadine più belle, c'è un palazzo - che da fuori sembra in perfetto ordine, in stile neoclassico, chiuso da tempo. A due passi da quel palazzo L'INPS ha i suoi uffici in un altro palazzo per il quale paga ovviamente un affitto sicuramente salatissimo. Chi ci magia e ci ha mangiato in quel traffico? E Roma? Un grande supermercato lasciato deperire da oltre dieci anni, e la sede INPDAP- l'unica che forse in questo disastro immobiliare è meglio utilizzata, quanto meno per usi di pubblica utilità - che è occupata da famiglie che non hanno casa.
Boeri non sa nulla di questo immenso patrimonio immobiliare inutilizzato e lasciato ai saccheggi? E' molto più facile monitorare le pensioni per vedere a quali cittadini pensionati creare ancora problemi. Perchè tanto si sa già che le cosiddette pensioni d'oro neanche Boeri oserà toccarle, e neaache Renzi lo farà.
Perchè Boeri, senza attendere altri anni fino a ridurre tale patrinomnio un rudere , non pensa a dismettere questi immobili - per molti di essi sicuramente ci sarebbero compratori disposti a risistemarli e riutilizzarli - o a recuperarli e renderli produttivi?
Questo ci aspetteremmo dal prof. Boeri, e dal suo padrino Renzi che parla parla ma poi tutto lo schifo di questi paese, depredato dai ladri di Stato, non gli interessa farlo emergere e punirlo con tutta la severità che merita.
A Padova, se ricordiamo bene, in una delle piazza cittadine più belle, c'è un palazzo - che da fuori sembra in perfetto ordine, in stile neoclassico, chiuso da tempo. A due passi da quel palazzo L'INPS ha i suoi uffici in un altro palazzo per il quale paga ovviamente un affitto sicuramente salatissimo. Chi ci magia e ci ha mangiato in quel traffico? E Roma? Un grande supermercato lasciato deperire da oltre dieci anni, e la sede INPDAP- l'unica che forse in questo disastro immobiliare è meglio utilizzata, quanto meno per usi di pubblica utilità - che è occupata da famiglie che non hanno casa.
Boeri non sa nulla di questo immenso patrimonio immobiliare inutilizzato e lasciato ai saccheggi? E' molto più facile monitorare le pensioni per vedere a quali cittadini pensionati creare ancora problemi. Perchè tanto si sa già che le cosiddette pensioni d'oro neanche Boeri oserà toccarle, e neaache Renzi lo farà.
Perchè Boeri, senza attendere altri anni fino a ridurre tale patrinomnio un rudere , non pensa a dismettere questi immobili - per molti di essi sicuramente ci sarebbero compratori disposti a risistemarli e riutilizzarli - o a recuperarli e renderli produttivi?
Questo ci aspetteremmo dal prof. Boeri, e dal suo padrino Renzi che parla parla ma poi tutto lo schifo di questi paese, depredato dai ladri di Stato, non gli interessa farlo emergere e punirlo con tutta la severità che merita.
mercoledì 21 maggio 2014
Difendersi dallo Stato
Ascoltate questa storia. C'era una volta....
un cittadino italiano che, andato in pensione dopo aver insegnato in vari ordini di scuole statali italiane per 42 anni, si ritrova la cosiddetta indennità di fine servizio, come oggi la chiamano (in pratica la liquidazione) calcolata sulla base di 32 anni, decurtata cioè di 10 anni, che sono un periodo sufficientemente lungo, perchè il danno non venga rilevato e passi, di conseguenza, inosservato.
Che cosa è accaduto?
Il cittadino italiano in questione inizia ad insegnare nelle scuole superiori statali romane nel 1972, con un incarico annuale che, però, trattandosi di insegnamento di Religione, viene a tutti gli effetti considerato alla stregua degli incarichi a 'tempo indeterminato'. Non si dimentichi che gli insegnanti di Religione, in Italia, non sono mai considerati di ruolo, ma a tutti gli effetti giuridici e retributivi è come se lo fossero. Questo anche sarebbe da ricordare all'INPS che sicuramente conosce la questione ed ora fa finta di nulla. L'insegnamento di Religione si protrae fino al 1982, dieci anni esatti, quando quel cittadino-insegnante passa nei Conservatori statali di musica, dove ha ottenuto la cattedra di 'storia ed estetica musicale'; fino all'89, con incarichi annuali, e dal 1989, di ruolo presso il Conservatorio aquilano 'A. Casella', dove vi resta fino al 31 ottobre 2013, quando cessa il suo servizio.
Dal mese successivo - novembre 2013- riceve la meritata pensione, calcolata giustamente sull'intero periodo di insegnamento, effettuato sempre in scuole statali, e, udite udite, ai primi giorni di dicembre, gli viene liquidato, con apposito decreto dell'INPS, la cosiddetta 'indennità di fine servizio' . Ma da tale decreto scopre che gli anni presi in considerazione ai fini della liquidazione dell'indennità di fine servizio, sono soltanto quelli che vanno dal 1982 - anno in cui prende servizio come insegnante di Storia ed estetica musicale nei Conservatori statali italiani - al 31 ottobre 2013. Dunque mancano 10 anni. E apprende anche che gli anni pre ruolo sono stati riscattati.
Fa immediatamente ricorso all'INPS segnalando la vistosa ed ingiustificata anomalia, e di tale ricorso invia , come logico, copia anche all'Amministrazione del Conservatorio.
Gli viene detto che dalla documentazione presente nel suo fascicolo, manca la dichiarazione specifica per i dieci anni in cui ha insegnato 'Religione' nei licei romani', che attesti se gli istituti interessati hanno versato o meno i relativi contributi per conto 'opera di previdenza'. Insomma lo Stato ha versato a se stesso i contributi per la pensione, ma oltre questi le rispettive amministrazioni scolastiche devono dichiarare se per lo stesso periodo hanno versato anche i contributi in 'conto opera di previdenza', relativi quindi alla cosiddetta liquidazione o indennità di fine servizio.
Tali certificazioni vengono richieste perchè l'INPS - gli viene detto - è diventato fiscale, e perciò esige dalle amministrazioni statali l'attestazione specifica relativa al versamento dei contributi agli enti di previdenza statali che nel corso del lungo periodo di insegnamento sono, per decisione dello Stato, cambiati. Ma sempre statali sono rimasti.
Mentre si producono tali attestazioni - che giustamente da parte delle Amministrazioni vengono ritenute perfino ridicole, consigliando la logica comune e non quella dell'INPS, secondo la quale tali contributi prescritti dalla legge lo Stato per primo non può evadere, giunge lettera raccomandata dell'INPS all'Amministrazione del Conservatorio ed al diretto interessato, nella quale si dà parere sfavorevole al ricalcolo della liquidazione relativa ai dieci anni mancanti.
Insomma cosa sarebbe accaduto? Sarebbe accaduto che negli anni - quarantadue sono tanti perché si possa immaginare che le cose in Italia non cambino - sono cambiati gli enti di previdenza cui fare riferimento, i periodi pre ruolo nell'insegnamento del Conservatorio sarebbero stati riscattati, mentre i dieci precedenti in altro insegnamento, dove non esiste un ruolo!!!, ma sempre statale, e senza alcuna interruzione fra un insegnamento e l'altro, e dunque ininterrottamente dal novembre del 1972 e fino al 31 ottobre 2013, i cui versamenti venivano fatti all'epoca all'INPS, non possono essere conteggiati ai fini della liquidazione.
Il cittadino in questione, che è lo scrivente(perdonate a Cicero se scrive pro domo sua) ingiustamente defraudato di un suo diritto, intende ricorrere presso l'INPS e, nel caso, rivolgersi agli enti di assistenza per vedersi garantiti e tutelati i suoi diritti di dipendente pubblico. Perchè se, poi, deve anche difendersi dallo Stato LADRO e IMBROGLIONE allora la storia è davvero grave.
un cittadino italiano che, andato in pensione dopo aver insegnato in vari ordini di scuole statali italiane per 42 anni, si ritrova la cosiddetta indennità di fine servizio, come oggi la chiamano (in pratica la liquidazione) calcolata sulla base di 32 anni, decurtata cioè di 10 anni, che sono un periodo sufficientemente lungo, perchè il danno non venga rilevato e passi, di conseguenza, inosservato.
Che cosa è accaduto?
Il cittadino italiano in questione inizia ad insegnare nelle scuole superiori statali romane nel 1972, con un incarico annuale che, però, trattandosi di insegnamento di Religione, viene a tutti gli effetti considerato alla stregua degli incarichi a 'tempo indeterminato'. Non si dimentichi che gli insegnanti di Religione, in Italia, non sono mai considerati di ruolo, ma a tutti gli effetti giuridici e retributivi è come se lo fossero. Questo anche sarebbe da ricordare all'INPS che sicuramente conosce la questione ed ora fa finta di nulla. L'insegnamento di Religione si protrae fino al 1982, dieci anni esatti, quando quel cittadino-insegnante passa nei Conservatori statali di musica, dove ha ottenuto la cattedra di 'storia ed estetica musicale'; fino all'89, con incarichi annuali, e dal 1989, di ruolo presso il Conservatorio aquilano 'A. Casella', dove vi resta fino al 31 ottobre 2013, quando cessa il suo servizio.
Dal mese successivo - novembre 2013- riceve la meritata pensione, calcolata giustamente sull'intero periodo di insegnamento, effettuato sempre in scuole statali, e, udite udite, ai primi giorni di dicembre, gli viene liquidato, con apposito decreto dell'INPS, la cosiddetta 'indennità di fine servizio' . Ma da tale decreto scopre che gli anni presi in considerazione ai fini della liquidazione dell'indennità di fine servizio, sono soltanto quelli che vanno dal 1982 - anno in cui prende servizio come insegnante di Storia ed estetica musicale nei Conservatori statali italiani - al 31 ottobre 2013. Dunque mancano 10 anni. E apprende anche che gli anni pre ruolo sono stati riscattati.
Fa immediatamente ricorso all'INPS segnalando la vistosa ed ingiustificata anomalia, e di tale ricorso invia , come logico, copia anche all'Amministrazione del Conservatorio.
Gli viene detto che dalla documentazione presente nel suo fascicolo, manca la dichiarazione specifica per i dieci anni in cui ha insegnato 'Religione' nei licei romani', che attesti se gli istituti interessati hanno versato o meno i relativi contributi per conto 'opera di previdenza'. Insomma lo Stato ha versato a se stesso i contributi per la pensione, ma oltre questi le rispettive amministrazioni scolastiche devono dichiarare se per lo stesso periodo hanno versato anche i contributi in 'conto opera di previdenza', relativi quindi alla cosiddetta liquidazione o indennità di fine servizio.
Tali certificazioni vengono richieste perchè l'INPS - gli viene detto - è diventato fiscale, e perciò esige dalle amministrazioni statali l'attestazione specifica relativa al versamento dei contributi agli enti di previdenza statali che nel corso del lungo periodo di insegnamento sono, per decisione dello Stato, cambiati. Ma sempre statali sono rimasti.
Mentre si producono tali attestazioni - che giustamente da parte delle Amministrazioni vengono ritenute perfino ridicole, consigliando la logica comune e non quella dell'INPS, secondo la quale tali contributi prescritti dalla legge lo Stato per primo non può evadere, giunge lettera raccomandata dell'INPS all'Amministrazione del Conservatorio ed al diretto interessato, nella quale si dà parere sfavorevole al ricalcolo della liquidazione relativa ai dieci anni mancanti.
Insomma cosa sarebbe accaduto? Sarebbe accaduto che negli anni - quarantadue sono tanti perché si possa immaginare che le cose in Italia non cambino - sono cambiati gli enti di previdenza cui fare riferimento, i periodi pre ruolo nell'insegnamento del Conservatorio sarebbero stati riscattati, mentre i dieci precedenti in altro insegnamento, dove non esiste un ruolo!!!, ma sempre statale, e senza alcuna interruzione fra un insegnamento e l'altro, e dunque ininterrottamente dal novembre del 1972 e fino al 31 ottobre 2013, i cui versamenti venivano fatti all'epoca all'INPS, non possono essere conteggiati ai fini della liquidazione.
Il cittadino in questione, che è lo scrivente(perdonate a Cicero se scrive pro domo sua) ingiustamente defraudato di un suo diritto, intende ricorrere presso l'INPS e, nel caso, rivolgersi agli enti di assistenza per vedersi garantiti e tutelati i suoi diritti di dipendente pubblico. Perchè se, poi, deve anche difendersi dallo Stato LADRO e IMBROGLIONE allora la storia è davvero grave.
giovedì 13 marzo 2014
Letto sulla stampa. Fiato alle bocche, Brunetta
Oggi hanno presentato il programma della prossima edizione del Festival di Ravello, di cui è presidente l'on.Brunetta, quello stesso che, se fosse dipeso da lui, avrebbe mandato a casa tutti i teatranti perchè magnaccia o qualcosa del genere, mentre lui, ora che guida una ciurma di teatranti, magnaccia non si considera, e continua a parlare, nonostante che per fare il suo festival si fa dare i soldi ( tanti!) dal Presidente della regione Campania, Caldoro, suo compagno di partito, in barba al fatto che ' con la cultura non si mangia' - massima del suo amico-nemico Tremonti. Lui se non con la cultura, almeno con la politica ha mangiato e continua a mangiare.
Si ricorda l'operazione dell'acquisto di una casa dall'INPS , a prezzi naturalmente di favorissimo, rivenduta poco dopo al doppio o triplo del costo pagato, per acquistare con il ricavato, una villa dalle parti dell'EUR Torrino. Esempio di grande onestà. Villa che non è la sola proprietà immobiliare dell'ex ministro : casa a Ravello ed anche Venezia; acquistate tutte con i soldi del Nobel che non ha ancora vinto ma che le banche a lui l'hanno anticipati, a tasso zero. Tante le proprietà al punto che l'allora ministro si lamentava di non avere i soldi per pagare l'ICI. E, per questo, della cancellazione dell'IMU (ex ICI) ha fatto un suo cavillo di battiglio.
Ma Brunetta parla anche d'altro. Dice di Renzi che è un dilettante e che le sue riforme appena annu nciate, sono soltanto un libro di sogni. Brunetta ha forse dimenticato che il libro delle riforme di Berlusconi, ma anche suo, era invece un libro di patacche. Ma questo non l'ha mai detto. Come non ha detto, proprio oggi, che una delle tante zoccolette - chiamiamole col nome scientifico, come si usa nei consessi internazionali - che frequentava il suo padrone ( che se l'era portata addirittura in Canada per una riunione dei capi di Stato, signorina Federica Gagliardi - gliel'aveva presentata la Polverini, alle cui dipendenze lavorava, alla Regione Lazio: che vergogna!) oggi è stata arrestata a Fiumicino con l'accusa di traffico internazionale di stupefacenti. La signorina era di ritorno da un viaggio in Venezuela e nel bagaglio a mano aveva venti chili di droga purissima. Stava per partire per Napoli dove avrebbe consegnato la droga, presumibilmente agli ambienti camorristici. Brunetta alzi lo sguardo e parli a proposito, in futuro.
E, intanto, non dica più quelle falsità: Renzi con il suo piano ha fatto uno spot elettorale, ma i fatti lo sbugiarderanno. Noi, invece, ci occupiamo del bene del paese. Se è da vent'anni che ve ne occupate e i risultati disastrosi sono sotto gli occhi di tutti, meglio sarebbe che vi distraeste e pensaste ad altro.
Si ricorda l'operazione dell'acquisto di una casa dall'INPS , a prezzi naturalmente di favorissimo, rivenduta poco dopo al doppio o triplo del costo pagato, per acquistare con il ricavato, una villa dalle parti dell'EUR Torrino. Esempio di grande onestà. Villa che non è la sola proprietà immobiliare dell'ex ministro : casa a Ravello ed anche Venezia; acquistate tutte con i soldi del Nobel che non ha ancora vinto ma che le banche a lui l'hanno anticipati, a tasso zero. Tante le proprietà al punto che l'allora ministro si lamentava di non avere i soldi per pagare l'ICI. E, per questo, della cancellazione dell'IMU (ex ICI) ha fatto un suo cavillo di battiglio.
Ma Brunetta parla anche d'altro. Dice di Renzi che è un dilettante e che le sue riforme appena annu nciate, sono soltanto un libro di sogni. Brunetta ha forse dimenticato che il libro delle riforme di Berlusconi, ma anche suo, era invece un libro di patacche. Ma questo non l'ha mai detto. Come non ha detto, proprio oggi, che una delle tante zoccolette - chiamiamole col nome scientifico, come si usa nei consessi internazionali - che frequentava il suo padrone ( che se l'era portata addirittura in Canada per una riunione dei capi di Stato, signorina Federica Gagliardi - gliel'aveva presentata la Polverini, alle cui dipendenze lavorava, alla Regione Lazio: che vergogna!) oggi è stata arrestata a Fiumicino con l'accusa di traffico internazionale di stupefacenti. La signorina era di ritorno da un viaggio in Venezuela e nel bagaglio a mano aveva venti chili di droga purissima. Stava per partire per Napoli dove avrebbe consegnato la droga, presumibilmente agli ambienti camorristici. Brunetta alzi lo sguardo e parli a proposito, in futuro.
E, intanto, non dica più quelle falsità: Renzi con il suo piano ha fatto uno spot elettorale, ma i fatti lo sbugiarderanno. Noi, invece, ci occupiamo del bene del paese. Se è da vent'anni che ve ne occupate e i risultati disastrosi sono sotto gli occhi di tutti, meglio sarebbe che vi distraeste e pensaste ad altro.
Etichette:
berlusconi,
Brunetta,
caldor,
canada,
droga,
gagliardi,
INPS,
polverini,
Ravello,
Renzi,
tremonit,
venezia,
venezuela,
zoccolette
martedì 26 novembre 2013
Berlusca: senza di me il paese va a rotoli. Solo io posso difenderlo
Ha fatto bene il Cavaliere e la 'sua' Forza Italia a togliere la fiducia al governo, preannunciando che voteranno contro la legge di stabilità in parlamento, domani. e, invece, l'hanno già fatto questa notte. E così la legge di stabilità e la nuova maggioranza sono passate al Senato. Perchè Berlusca e la 'sua' Forza Italia hanno a cuore le sorti del nostro paese, che sembrano invece lontane dagli interessi di questo governo, che vuole tenere i conti in ordine, e che per tenersi buoni i cani rabbiosi dell'ex PDL ha dovuto già togliere l'IMU ecc... come è a tutti noto. Berlusca e la 'sua' Forza Italia non vogliono far fare altri sacrifici al paese e per bocca dei suoi capibastone Romani e Brunetta, che sanno - a differenza del governo - cosa vuol dire non arrivare alla fine del giorno, perchè i soldi non bastano neanche a loro per la semplice sopravvivenza, ed ancor meno bastano al Brunetta - che li ha spesi tutti l'anno scorso a pagare l'IMU delle numerose case che ha comprato qua e là, dopo aver rivenduto le precedenti proprietà acquistate dall'INPS a prezzi stracciati e di assoluto favore. Caro il Brunetta che dice di avere a cuore le sorti del paese, e intanto fa il furfantello.
Stessa cosa ripete il Berlusca. Lui va all'opposizione perchè non può votare una finanziaria che mette ancor più in ginocchio, più di quanto non abbia fatto lui negli ultimi suoi anni di governo, l'intero paese.
Perdoni, Cavaliere, ma questo suo cambio di casacca, ovviamente, non ha nulla a che fare con la votazione della sua decadenza da senatore che andrà in aula oggi ? E a chi pensa, al contrario, che le due cose siano da mettere in relazione, glielo dica apertamente, chiamandolo per nome: farabutto e diffamatore. Bravo Cavaliere! E se qualcuno, nonostante ciò, continuasse a pensarlo, lo metta in guardia: "chi non mi rispetta, stia attento. E' una minaccia? Certo che lo è, come faccio altrimenti a difendermi da chi vuole infangare il mio nome di onorato cittadino che vuole solo il bene del suo paese, che ha sempre pagato le tasse e non ha mai fatto male a nessuno? Chi vuole proseguire lo faccia, ma a suo rischio. Bravo Cavaliere, prossimo ex senatore.
Però ora, si tolga finalmente dai... vedrà che anche 'ai servizi sociali' non si sta poi tanto male. Anche fuori da Parlamento- ha affermato il Cavaliere,dopo la sua decadenza - continuerò a lottare per la nostra libertà'. Compresa la sua di libertà. Libertà provvisoria. Auguri.
Stessa cosa ripete il Berlusca. Lui va all'opposizione perchè non può votare una finanziaria che mette ancor più in ginocchio, più di quanto non abbia fatto lui negli ultimi suoi anni di governo, l'intero paese.
Perdoni, Cavaliere, ma questo suo cambio di casacca, ovviamente, non ha nulla a che fare con la votazione della sua decadenza da senatore che andrà in aula oggi ? E a chi pensa, al contrario, che le due cose siano da mettere in relazione, glielo dica apertamente, chiamandolo per nome: farabutto e diffamatore. Bravo Cavaliere! E se qualcuno, nonostante ciò, continuasse a pensarlo, lo metta in guardia: "chi non mi rispetta, stia attento. E' una minaccia? Certo che lo è, come faccio altrimenti a difendermi da chi vuole infangare il mio nome di onorato cittadino che vuole solo il bene del suo paese, che ha sempre pagato le tasse e non ha mai fatto male a nessuno? Chi vuole proseguire lo faccia, ma a suo rischio. Bravo Cavaliere, prossimo ex senatore.
Però ora, si tolga finalmente dai... vedrà che anche 'ai servizi sociali' non si sta poi tanto male. Anche fuori da Parlamento- ha affermato il Cavaliere,dopo la sua decadenza - continuerò a lottare per la nostra libertà'. Compresa la sua di libertà. Libertà provvisoria. Auguri.
lunedì 25 novembre 2013
Quelli che non sanno fare le formiche in tempi di vacche grasse.Come gli amministratori dell'Opera di Roma
Quando cominciò la corte a Muti, che diede il definitivo assenso al 'fidanzamento' con l'Opera di Roma nel corso di un incontro a Salisburgo, i messi della famiglia operistica romana, Alemanno e Vespa, srotolarono ai piedi di Muti un lungo tappeto rosso, spargendovi sopra petali di fiori ed Euro - è inutile fare gli ipocriti. Senza soldi non si fa nulla. Solo che negli anni di vacche grasse occorreva anche pensare agli anni di vacche magre, che prima o poi sempre arrivano a stravolgere ogni piano, anche il più ragionato. Alemanno aveva già preso De Martino e Colabianchi, due debuttanti in ruoli di così grande prestigio e responsabilità; accondiscese al volere di Muti di mandare a casa Colabianchi, per metterci al suo posto Alessio Vlad - per eterna riconoscenza verso il padre, Roman, suo protettore agli inizi della sua carriera fiorentina - ma senza che avesse dato nelle peregrinazioni precedenti prova di grandi capacità; principalmente perché, graziandolo dal punto di vista della carriera, da lui avrebbe avuto sempre fedeltà e sottomissione. Ciò che si va leggendo di queste tempi sulle sue grandi capacità, fa semplicemente ridere.
Alemanno mise a disposizione tutti i fondi necessari e di più, mentre nessuno, anche della sua stessa parte politica, alzò mai un dito contro il finanziamento esagerato che il Comune faceva all'Opera - superiore perfino a quello che le amministrazioni regionali siciliane, in odore di... e clientele, facevano ai due teatri di Palermo e Catania. Qualcuno dirà: niente di nuovo. Veltroni non fece altrettanto con l'Auditorium nei primi anni? con la differenza che l'Auditorium non ha masse stabili, e inoltre, ospitando manifestazioni di ogni genere, nelle sue casse arriva tanto altro denaro.
Un buon amministratore in tempo di vacche grasse non chiede ancora altro grasso; anzi cerca di non sciupare tutto il bendiddio che l'amministrazione 'amica' gli mette a disposizione per risolvere i problemi presenti e passati e per non crearne di nuovi. La ricordate la politica di Gianpaolo Cresci? Se tu non spendi sei ritenuto un cretino; mentre se spendi ci sarà sempre qualcuno che ripianerà i conti. Senonchè ora i furbi sono costretti a pagare per la loro dabbenaggine ma anche per irresponsabilità, che i politici fanno presto a scrollarsi di dosso, per buttare la croce, alla resa dei conti, sulle spalle dei loro servi incapaci. Se è vero che sono cresciuti i contratti di collaborazione, che alcuni cachet erano spropositati, e che vi sono state spese inutili, allora è sacrosanto che chi non ha saputo ben amministrare profittando dei lauti finanziamenti di un tempo del Comune, vada a casa. Noi non la faremmo finire lì la storia, gli chiederemmo conto di tutto e gli faremmo pagare quei soldi che ha letteralmente buttato Sia a lui che al suo direttore artistico che non può chiamarsi fuori, perché voluto da Muti più che da Alemanno; né la presenza di Muti può giustificare qualunque spesa fuori luogo e fuori misura.
Ecco il vero nodo dell'Opera. Che bisognerà sciogliere nel periodo finanziario più buio per il Comune oltre che per il teatro: il bilancio del Comune di Roma è a rischio, come si legge da tempo sui giornali. E allora i lavoratori, al di là del problema della decadenza del sovrintendente e del consiglio di amministrazione, per metterci - a detta del ministro- PERSONE COMPETENTI CHE AMANO L'OPERA; perchè finora chi ne faceva parte? - vogliono sapere giustamente dei loro stipendi e, per questo, non fidano di Marino - che avrebbe detto di aver versato 1 milione di Euro per i pagamenti INPS, ed invece sembrerebbe che non l'abbia ancora fatto; non si fidano del ministro per quanto li abbia rassicurati sul commissariamento: NON CI SARA'; VEDREMO I BILANCI ALLA FINE DEL MANDATO DEL CONSIGLIO DI AMMINISTRAZIONE (dunque potrebbe, però, esserci nel caso in cui i bilanci fossero - come si sospetta - negativi e non per i soldi che ancora Comune e Regione devono al teatro); e non si fidano neppure di Zingaretti, il quale, più concretamente di Marino ha fatto - stando alle sue dichiarazioni - pervenire al sovrintendente il piano della rateizzazione dei finanziamenti che, evidentemente, hanno i loro tempi e che la Regione deve anche per gli anni 2011 e 2012 - quando la Polverini badava solo a promuovere i suoi più fidati attendenti, alzandogli gli stipendi!
In tutto questo l'invito rviolto a Muti è di lavorare in tranquillità per non interrompere il lavoro qualificatissimo che ha intrapreso da tre anni a questa parte. E' una parola!
Alemanno mise a disposizione tutti i fondi necessari e di più, mentre nessuno, anche della sua stessa parte politica, alzò mai un dito contro il finanziamento esagerato che il Comune faceva all'Opera - superiore perfino a quello che le amministrazioni regionali siciliane, in odore di... e clientele, facevano ai due teatri di Palermo e Catania. Qualcuno dirà: niente di nuovo. Veltroni non fece altrettanto con l'Auditorium nei primi anni? con la differenza che l'Auditorium non ha masse stabili, e inoltre, ospitando manifestazioni di ogni genere, nelle sue casse arriva tanto altro denaro.
Un buon amministratore in tempo di vacche grasse non chiede ancora altro grasso; anzi cerca di non sciupare tutto il bendiddio che l'amministrazione 'amica' gli mette a disposizione per risolvere i problemi presenti e passati e per non crearne di nuovi. La ricordate la politica di Gianpaolo Cresci? Se tu non spendi sei ritenuto un cretino; mentre se spendi ci sarà sempre qualcuno che ripianerà i conti. Senonchè ora i furbi sono costretti a pagare per la loro dabbenaggine ma anche per irresponsabilità, che i politici fanno presto a scrollarsi di dosso, per buttare la croce, alla resa dei conti, sulle spalle dei loro servi incapaci. Se è vero che sono cresciuti i contratti di collaborazione, che alcuni cachet erano spropositati, e che vi sono state spese inutili, allora è sacrosanto che chi non ha saputo ben amministrare profittando dei lauti finanziamenti di un tempo del Comune, vada a casa. Noi non la faremmo finire lì la storia, gli chiederemmo conto di tutto e gli faremmo pagare quei soldi che ha letteralmente buttato Sia a lui che al suo direttore artistico che non può chiamarsi fuori, perché voluto da Muti più che da Alemanno; né la presenza di Muti può giustificare qualunque spesa fuori luogo e fuori misura.
Ecco il vero nodo dell'Opera. Che bisognerà sciogliere nel periodo finanziario più buio per il Comune oltre che per il teatro: il bilancio del Comune di Roma è a rischio, come si legge da tempo sui giornali. E allora i lavoratori, al di là del problema della decadenza del sovrintendente e del consiglio di amministrazione, per metterci - a detta del ministro- PERSONE COMPETENTI CHE AMANO L'OPERA; perchè finora chi ne faceva parte? - vogliono sapere giustamente dei loro stipendi e, per questo, non fidano di Marino - che avrebbe detto di aver versato 1 milione di Euro per i pagamenti INPS, ed invece sembrerebbe che non l'abbia ancora fatto; non si fidano del ministro per quanto li abbia rassicurati sul commissariamento: NON CI SARA'; VEDREMO I BILANCI ALLA FINE DEL MANDATO DEL CONSIGLIO DI AMMINISTRAZIONE (dunque potrebbe, però, esserci nel caso in cui i bilanci fossero - come si sospetta - negativi e non per i soldi che ancora Comune e Regione devono al teatro); e non si fidano neppure di Zingaretti, il quale, più concretamente di Marino ha fatto - stando alle sue dichiarazioni - pervenire al sovrintendente il piano della rateizzazione dei finanziamenti che, evidentemente, hanno i loro tempi e che la Regione deve anche per gli anni 2011 e 2012 - quando la Polverini badava solo a promuovere i suoi più fidati attendenti, alzandogli gli stipendi!
In tutto questo l'invito rviolto a Muti è di lavorare in tranquillità per non interrompere il lavoro qualificatissimo che ha intrapreso da tre anni a questa parte. E' una parola!
Etichette:
Alemanno,
catania,
colbianchi,
cresci,
de martino,
INPS,
muti,
palermo,
Salisburgo,
vespa,
vlad alessio
sabato 10 agosto 2013
E li chiamano diritti. Diritti acquisiti e diritti negati. Consulta delle iniquità
Diritti acquisiti, negati, calpestati, riconosciuti,ignorati. I diritti sono in queste settimane sulla bocca di tutti, per il fatto che la Consulta, intenta e difendere l'equità - Carta costituzionale alla mano - ha dichiarato incostituzionale il prelievo del 15% sulle pensioni cosiddette d'oro, partendo da quelle superiori a 90.000 Euro. La Consulta ha dichiarato testualmente: "No c... se il Governo intende fare tale prelievo forzoso, deve farlo a tutti", e poi i diritti acquisiti non si toccano dunque l'Inps restituisca a quei poveri cristi le somme trattenute, e l'INPS, con la celerità che gli riconosciamo tutti quando deve restituire l'ha fatto nel giro di un paio di mesi dopo la pronuncia della Consulta. Tutti commentano la sentenza, e colo i quali rientrano nei beneficiari della cosiddette pensioni d'oro commentano ed applaudono la sentenza.
Senonchè qualche settimana dopo, dietro richiesta della parlamentare Bergamini, la fedele segretaria di Berlusconi, si viene a sapere che pensionati d'oro in Italia ve ne sono e tanti, quasi 200.000, qualcuno prende di pensione 90.000 Euro al mese, e si continua a ripetere che 'i diritti acquisiti non si toccano'. Si viene a sapere anche che tutti questi poveri pensionati costano ogni anno all'INPS la bellezza di 13.000.000.000 ( tredicimiliardi !!!!) di Euro. Avete capito bene, basterebbe un bel prelievo su quelle pensioni che nessuno si merita in base ai contributi verasti, per risolvere i problemi sia dell'IMU che dell'IVA. Quelle pensioni sono il frutto di autentiche ruberie: ottenute tenendo conto dell'ultimo stipendio che era magari il frutto di una promozione economica, in procinto di godersi la pensione . Loro fanno notare che, ad esempio anche gli insegnanti, come siamo noi, andavano in pensione con il sistema retributivo, fino all'altro ieri. Già, è vero, ma gli insegnanti, tanto per fare un esempio, non hanno nessuna carriera economica. Vanno in pensione con l'ultimo stipendio; ma dopo 40 anni di contributi, il loro ultimo stipendio netto si aggira sui 2.000 Euro. ( Fra quei pensionati c'è anche chi prende una pensione di 50.000 Euro circa MENSILI, dall'età di 55 anni, come il dott. Gamberale, ex Telecom. Il quale dott. Gamberale, a infiniti altri come lui, vivrà certamente a lungo, e poi magari si risposerà con una giovane fanciulla, la quale ancora per una quarantina d'anni continuerà a godere di quel privilegio, frutto di autentica truffa allo Stato. Ecco quanto costano quelle pensioni sballate e rubate!
Ora è chiaro che la Consulta ha difeso l'iniquità in Italia: in un paese ridotto allo stremo, con pensioni che per la maggior parte non arrivano a 1.000 Euro, quei paperoni, che hanno rubato le loro pensioni, della crisi italiana possono effettivamente fottersene. Come del resto fanno. Anche il ministro Saccomanni ha parlato di equità a proposito dell'IMU; ha detto più o meno che non tassare la prima casa creerebbe 'iniquo'. Sì, perchè anche chi vive in un tugurio, ma di proprietà, non può non tirar fuori i soldi per ringraziare lo Stato del beneficio del tetto, per quanto sgangherato.
Vien da pensare seriamente che i giudici costituzionali, come del resto molti esponenti del Governo attuale parlino in certi casi senza riflettere. Ma la storia infinita delle ruberie di Stato non finisce qui. Si viene a sapere anche che le cosiddette autoblu, delle quali noi cittadini pensavamo di esserci liberati, sono invece ancora oggi, nonostante i tagli operati, assai numerose, al punto che costano ogni anno anno allo Stato oltre 1 miliardo di Euro.
Vogliamo continuare con l'elenco delle disuguaglianze inique, oppure, finalmente, profittando della crisi, mettere ordine, lasciando stare i diritti, perchè nel caso delle pensioni, i diritti c'entrano come il diavolo con l'aquasanta.?
Senonchè qualche settimana dopo, dietro richiesta della parlamentare Bergamini, la fedele segretaria di Berlusconi, si viene a sapere che pensionati d'oro in Italia ve ne sono e tanti, quasi 200.000, qualcuno prende di pensione 90.000 Euro al mese, e si continua a ripetere che 'i diritti acquisiti non si toccano'. Si viene a sapere anche che tutti questi poveri pensionati costano ogni anno all'INPS la bellezza di 13.000.000.000 ( tredicimiliardi !!!!) di Euro. Avete capito bene, basterebbe un bel prelievo su quelle pensioni che nessuno si merita in base ai contributi verasti, per risolvere i problemi sia dell'IMU che dell'IVA. Quelle pensioni sono il frutto di autentiche ruberie: ottenute tenendo conto dell'ultimo stipendio che era magari il frutto di una promozione economica, in procinto di godersi la pensione . Loro fanno notare che, ad esempio anche gli insegnanti, come siamo noi, andavano in pensione con il sistema retributivo, fino all'altro ieri. Già, è vero, ma gli insegnanti, tanto per fare un esempio, non hanno nessuna carriera economica. Vanno in pensione con l'ultimo stipendio; ma dopo 40 anni di contributi, il loro ultimo stipendio netto si aggira sui 2.000 Euro. ( Fra quei pensionati c'è anche chi prende una pensione di 50.000 Euro circa MENSILI, dall'età di 55 anni, come il dott. Gamberale, ex Telecom. Il quale dott. Gamberale, a infiniti altri come lui, vivrà certamente a lungo, e poi magari si risposerà con una giovane fanciulla, la quale ancora per una quarantina d'anni continuerà a godere di quel privilegio, frutto di autentica truffa allo Stato. Ecco quanto costano quelle pensioni sballate e rubate!
Ora è chiaro che la Consulta ha difeso l'iniquità in Italia: in un paese ridotto allo stremo, con pensioni che per la maggior parte non arrivano a 1.000 Euro, quei paperoni, che hanno rubato le loro pensioni, della crisi italiana possono effettivamente fottersene. Come del resto fanno. Anche il ministro Saccomanni ha parlato di equità a proposito dell'IMU; ha detto più o meno che non tassare la prima casa creerebbe 'iniquo'. Sì, perchè anche chi vive in un tugurio, ma di proprietà, non può non tirar fuori i soldi per ringraziare lo Stato del beneficio del tetto, per quanto sgangherato.
Vien da pensare seriamente che i giudici costituzionali, come del resto molti esponenti del Governo attuale parlino in certi casi senza riflettere. Ma la storia infinita delle ruberie di Stato non finisce qui. Si viene a sapere anche che le cosiddette autoblu, delle quali noi cittadini pensavamo di esserci liberati, sono invece ancora oggi, nonostante i tagli operati, assai numerose, al punto che costano ogni anno anno allo Stato oltre 1 miliardo di Euro.
Vogliamo continuare con l'elenco delle disuguaglianze inique, oppure, finalmente, profittando della crisi, mettere ordine, lasciando stare i diritti, perchè nel caso delle pensioni, i diritti c'entrano come il diavolo con l'aquasanta.?
Iscriviti a:
Post (Atom)