Marco Travaglio s'è messo in testa, da qualche mese, di essere il fratello gemello di Carl Bernstein, e che 'Il fatto quotidiano' non è che la riproduzione 3D del 'Washington Post' . Solo che il caso 'Banca Etruria' non è assimilabile al caso 'Watergate', e soprattutto perchè MEB - per i non addetti ai lavori : Maria Elena Boschi - non è Nixon. Perchè se anche riuscisse, come riuscirono Carl Bernstein e il suo collega Bob Woodward, giornalisti del Washington Post, con Nixon, a farla dimettere - ma non lo farà, non c'è più tempo, ed anzi lei si candida al Parlamento alle prossime elezioni, in un collegio senza paracadute perchè vuole avere la conferma del gradimento popolare nel collegio elettorale toscano in cui si candida - non succederebbe proprio nulla.
E allora se Travaglio non è Bernstein, se 'Il Fatto Quotidiano' non è il 'Washintgon Post', e se il caso 'Banca Etruria' non è il Watergate, perchè accanirsi contro MEB, ogni giorno, per qualunque cosa, anche per fatti ed atti insignificanti politicamente? Tanto rumor per nulla!
Rumori e tanti ne fa anche Andrea Scanzi, detto 'pum pum', l'unico italiano non assoggettato al divieto dei botti. Scanzi, sul 'Washington Post' italiano, scrive quasi ogni giorno articoli pirotecnici, per far la festa a qualunque patrono, si chiami Grasso, Renzi, Pisapia o Madia, quando la bionda madonna tocca il giornale di Travaglio. Un pò meno con i Cinquestelle, troppo alti, per raggiungerli con i suoi fuochi. Spara colpi fallocchi contro tutti, ma che male non fanno a nessuno, mentre possono ferire chi confeziona quelle sparate multicolori. Chissà che fra breve non dovremo leggere di lui su qualche altro giornale italiano, esattamente le stesse cose che ha scritto di recente di Maria Teresa Meli del 'Corriere', e non ha scritto, né scriverà, di Gianluigi Paragone che si candida con i Cinquestelle, come prima aveva fatto con la Lega, che gli aveva regalato una vicedirezione in Rai.
Più mirato di Travaglio - che tiene per sè sempre la 'lista della spesa' politica che apre e chiude le pagine del giornale - e meno fallocco di Scanzi qualche tiro lo spara Peter Gomez che l'altro giorno ha certificato l'uscita dalla crisi del nostro paese, con una acuta ragione, a metà strada tra economia e sociologia politica. La certificazione inconfutabile che l'Italia è ormai fuori dalla crisi ci viene da un fatto incontrovertibile: i politici si sono aumentati stipendi e vitalizi.
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venerdì 5 gennaio 2018
Sfogliando 'Il fatto quotidiano' di Marco Travaglio, che non è il 'Washington Post' di Carl Bernstein
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lunedì 18 dicembre 2017
Maria Elena, sii bbuona, dimettiti!
Il cerchio intorno a Maria Elena Boschi, detta 'la zarina', per incoronazione ufficiale dell'amico Matteo Renzi , va sempre più stringendosi e, prima o poi, si trasformerà, inevitabilmente, in una sorta di cappio che ne strangolerà la carriera politica, già ormai compromessa, anche prescindendo dalle dichiarazioni che si attendono oggi e domani dai testimoni convocati dalla Commissione parlamentare di indagine sulle banche, e cioè il Governatore di Bankitalia, Visco, e Ghizzoni, ex numero uno di Unicredit.
Ieri l'ennessimo colpo alla sua credibilità inferto dal sempre discreto e misurato ministro dell'Economia Padoan. Nessun ministro - ha detto, e poi anche precisato in un comunicato ufficiale del suol Ministero - è stato mai da noi autorizzato ad occuparsi delle banche, né autorizzazione è stata mai chiesta. Delle banche si occupa il ministro competente, cioè Padoan, d'accordo con il capo del Governo, Renzi o Gentiloni ed il Governatore di Bankitalia, Visco. Più chiaro di così!
Dunque se Maria Elena sia intervenuta, come sembra sempre più evidente, lo ha fatto a titolo personale, senza averne diritto, incarico e delega di chicchessia.
Allora Renzi la smetta di difenderla a spad, tratta tirando in ballo che l'offensiva ormai generale contro la zarina sia conseguenza della ricerca di un 'capro espiatorio'. Lei si è messa in questo casino e Renzi sicuramente ne era a conoscenza, Padoan no (o forse anche lui, senza poter agire, conoscendo i rapporti tra la ministra ed il capo del governo); e forse negli attacchi a Visco, accusato di scarsa vigilanza, si potrebbe celare qualche opposizione alla zarina e a Renzi, lo zar, alle loro richieste di aiuto per la banca nella quale vice presidente era il 'babbo' della Maria Elena.
Senza dimenticare che se scarsa vigilanza c'è stata, ammesso che ci sia stata da parte di Bankitalia, chi ha potuto agire tranquillamente sono stati i vertici delle banche che si sono comportati nei confronti dei comuni cittadini, come degli imbroglioni e ladri professionisti. Non vorranno Matteo e Maria Elena, farci credere che la storia delle 'guardie e dei ladri', va riscritta a ruoli inversi? No, non siamo idioti fino a questo punto, da bere la loro versione.
Il Governo e la magistratura devono scovare i ladri, far tirar loro fuori il malloppo che hanno nascosto o in paradisi fiscali o attribuendone la titolarità a parenti, e fargli pagare in solido e da dietro le sbarre.
E Maria Elena? E Matteo? Maria Elena dovrebbe dimettersi da subito. E Matteo non dovrebbe ricandidarla. A meno che non abbia deciso fin d'ora che lui ed il suo partito debbano uscire con le ossa rotte dalla prossima competizione elettorale nazionale. Perchè così finirà la storia se non cambiano le cose. Le sorti della zarina non valgono le sorti future di un partito come il PD. Consigli alla sua amica, se non lo fa lei 'sua sponte', di dimettersi. Subito.
Ieri l'ennessimo colpo alla sua credibilità inferto dal sempre discreto e misurato ministro dell'Economia Padoan. Nessun ministro - ha detto, e poi anche precisato in un comunicato ufficiale del suol Ministero - è stato mai da noi autorizzato ad occuparsi delle banche, né autorizzazione è stata mai chiesta. Delle banche si occupa il ministro competente, cioè Padoan, d'accordo con il capo del Governo, Renzi o Gentiloni ed il Governatore di Bankitalia, Visco. Più chiaro di così!
Dunque se Maria Elena sia intervenuta, come sembra sempre più evidente, lo ha fatto a titolo personale, senza averne diritto, incarico e delega di chicchessia.
Allora Renzi la smetta di difenderla a spad, tratta tirando in ballo che l'offensiva ormai generale contro la zarina sia conseguenza della ricerca di un 'capro espiatorio'. Lei si è messa in questo casino e Renzi sicuramente ne era a conoscenza, Padoan no (o forse anche lui, senza poter agire, conoscendo i rapporti tra la ministra ed il capo del governo); e forse negli attacchi a Visco, accusato di scarsa vigilanza, si potrebbe celare qualche opposizione alla zarina e a Renzi, lo zar, alle loro richieste di aiuto per la banca nella quale vice presidente era il 'babbo' della Maria Elena.
Senza dimenticare che se scarsa vigilanza c'è stata, ammesso che ci sia stata da parte di Bankitalia, chi ha potuto agire tranquillamente sono stati i vertici delle banche che si sono comportati nei confronti dei comuni cittadini, come degli imbroglioni e ladri professionisti. Non vorranno Matteo e Maria Elena, farci credere che la storia delle 'guardie e dei ladri', va riscritta a ruoli inversi? No, non siamo idioti fino a questo punto, da bere la loro versione.
Il Governo e la magistratura devono scovare i ladri, far tirar loro fuori il malloppo che hanno nascosto o in paradisi fiscali o attribuendone la titolarità a parenti, e fargli pagare in solido e da dietro le sbarre.
E Maria Elena? E Matteo? Maria Elena dovrebbe dimettersi da subito. E Matteo non dovrebbe ricandidarla. A meno che non abbia deciso fin d'ora che lui ed il suo partito debbano uscire con le ossa rotte dalla prossima competizione elettorale nazionale. Perchè così finirà la storia se non cambiano le cose. Le sorti della zarina non valgono le sorti future di un partito come il PD. Consigli alla sua amica, se non lo fa lei 'sua sponte', di dimettersi. Subito.
domenica 17 dicembre 2017
Come possono andar bene le cose per le Banche in Italia, se sbagliano perfino le pubblicità?
Le banche, come in queste settimane ci viene ripetuto, non sono delle onlus che hanno come scopo statutario, la beneficienza. No, le banche sono società che mirano al profitto, e, se qualche rarissima volta mostrano di avere anche un volto umano - magari a lungo nascosto, come accade per l'altra faccia della luna - lo fanno esclusivamente per farci dimenticare le infinite malefatte a danno dei cittadini VESSATI, quando, nel momento del bisogno, si rivolgono a loro.
In queste settimane, a seguito dei lavori della Commissione parlamentare di indagine sulle banche ( presieduta da Pieferdinando Casini e che, nella settimane che sta per cominciare, ascolterà testimoni chiave: Ghizzoni, atteso per Banca Etruria, e Visco), stanno emergendo molte cose terribili. Una per tutte.
Zonin, già ascoltato, che è stato a lungo presidente della Banca Popolare di Vicenza, ha dichiarato alla Commissione che anche lui ha perso soldi nel fallimento della banca che a lungo ha presieduto. Con quale coraggio e faccia tosta nei confronti dei risparmiatori, migliaia, truffati? Non è finita qui.
I suoi legali, ed anche quelli di parte civile, hanno dichiarato che sarà difficilissimo, anzi impossibile, che Zonin tiri fuori dalle sue tasche ( beni immobili, ville principesche, immense tenute coltivate a vino) un solo Euro per risarcire i correntisti ed obbligazionisti truffati. Anche quando si dimostrerà, come non sarà difficile dimostrarlo, che ha ingannato, e rubato indirettamente, prestando soldi ad amici di amici, i quali era lecito supporre non li avrebbero mai restituiti alla banca, Zonin non potrà rispondere 'in solido' alle accuse, perché NON HA PIU' NULLA INTESTATO. Prevedendo infatti tali fondatissime accuse, ha intestato tutti i suoi beni, molto consistenti, a parenti.
Possibile che la giustizia italiana non possa dimostrare che tale intestazione è stata fatta per sfuggire alle sentenze? Sembrerebbe che non possa. Insomma, sempre la stessa storia: il ladruncolo è facile beccarlo e mandarlo in galera, il ladro professionista, più difficile scoprirlo e, impossibile, togliergli, e fargli restituire, qualcosa di quello che ha rubato.
Ora questa nostra noterella si conclude con un appunto che nulla a che fare con la gravità dei problemi fin qui esaminati, perchè riguarda una inserzione pubblicitaria, vista su tutti i giornali, della BPM, cioè della Banca Popolare di Milano.
Nella quale si ritrae una giovane donna, seduta, che imbraccia violino, già appoggiato sulla spalla, ed archetto, sul punto di mettersi a suonare. E si legge: 'vuole diventare primo violino di una grande orchestra'. Si metta l'anima in pace non lo diventerà mai, perché non potrà mai suonare né da sola né in orchestra se tiene il violino con la mano sbagliata, cioè con la destra, appoggiato sulla spalla sbagliata, cioè sulla destra, e l'archetto con la sinistra? Possibile che a nessuno della banca e dell'agenzia pubblicitaria, sia venuto in mente di informarsi con quale mano si tiene il violino e con quale altra l'archetto? O ci hanno voluto far capire, indirettamente, che loro le cose non le fanno mai per il verso giusto?
Perchè, nella posizione assunta, è assai difficile che la donna riesca a suonare. Dobbiamo anche dedurre: e la banca ad agire correttamente.?
In queste settimane, a seguito dei lavori della Commissione parlamentare di indagine sulle banche ( presieduta da Pieferdinando Casini e che, nella settimane che sta per cominciare, ascolterà testimoni chiave: Ghizzoni, atteso per Banca Etruria, e Visco), stanno emergendo molte cose terribili. Una per tutte.
Zonin, già ascoltato, che è stato a lungo presidente della Banca Popolare di Vicenza, ha dichiarato alla Commissione che anche lui ha perso soldi nel fallimento della banca che a lungo ha presieduto. Con quale coraggio e faccia tosta nei confronti dei risparmiatori, migliaia, truffati? Non è finita qui.
I suoi legali, ed anche quelli di parte civile, hanno dichiarato che sarà difficilissimo, anzi impossibile, che Zonin tiri fuori dalle sue tasche ( beni immobili, ville principesche, immense tenute coltivate a vino) un solo Euro per risarcire i correntisti ed obbligazionisti truffati. Anche quando si dimostrerà, come non sarà difficile dimostrarlo, che ha ingannato, e rubato indirettamente, prestando soldi ad amici di amici, i quali era lecito supporre non li avrebbero mai restituiti alla banca, Zonin non potrà rispondere 'in solido' alle accuse, perché NON HA PIU' NULLA INTESTATO. Prevedendo infatti tali fondatissime accuse, ha intestato tutti i suoi beni, molto consistenti, a parenti.
Possibile che la giustizia italiana non possa dimostrare che tale intestazione è stata fatta per sfuggire alle sentenze? Sembrerebbe che non possa. Insomma, sempre la stessa storia: il ladruncolo è facile beccarlo e mandarlo in galera, il ladro professionista, più difficile scoprirlo e, impossibile, togliergli, e fargli restituire, qualcosa di quello che ha rubato.
Ora questa nostra noterella si conclude con un appunto che nulla a che fare con la gravità dei problemi fin qui esaminati, perchè riguarda una inserzione pubblicitaria, vista su tutti i giornali, della BPM, cioè della Banca Popolare di Milano.
Nella quale si ritrae una giovane donna, seduta, che imbraccia violino, già appoggiato sulla spalla, ed archetto, sul punto di mettersi a suonare. E si legge: 'vuole diventare primo violino di una grande orchestra'. Si metta l'anima in pace non lo diventerà mai, perché non potrà mai suonare né da sola né in orchestra se tiene il violino con la mano sbagliata, cioè con la destra, appoggiato sulla spalla sbagliata, cioè sulla destra, e l'archetto con la sinistra? Possibile che a nessuno della banca e dell'agenzia pubblicitaria, sia venuto in mente di informarsi con quale mano si tiene il violino e con quale altra l'archetto? O ci hanno voluto far capire, indirettamente, che loro le cose non le fanno mai per il verso giusto?
Perchè, nella posizione assunta, è assai difficile che la donna riesca a suonare. Dobbiamo anche dedurre: e la banca ad agire correttamente.?
sabato 21 ottobre 2017
Un partito di sinistra (PD) ed il suo segretario (Renzi) non possono stare dalla parte dei banchieri, ma dei consumatori. Ma anche dei cattivi amministratori e dei ladri?
Ha ragione Renzi, ed il suo partito con lui, quando dice che la sinistra non può stare dalla parte dei banchieri, ma da quella dei consumatori; e rivendica, con i decreti del suo governo, di aver salvato - il salvabile - dei risparmi dei piccoli investitori truffati ed imbrogliati dalle banche. E si spera che prosegua su questa strada.
Ma del crac delle banche, compresa Banca Etruria, quella nella quale è stato Vice presidente il padre della sottosegretaria Boschi, Renzi ( Maria Elena Boschi) e il suo partito non possono incolpare Visco e la Banca d'Italia per omessa o negligente vigilanza. Perchè, nel caso la Banca centrale fosse stata negligente, o quanto meno indulgente, verso i banchieri, non si può non ammettere che gli imbrogli e i furti, veri e propri, siano stati perpetrati dai banchieri a danno dei consumatori e risparmiatori, non da Bankitalia.
E allora perchè quella mozione di sfiducia - in seconda battuta ridotta a 'lecita espressione di parere o di critica' - nei confronti di Banca Italia e del governatore Visco, alla vigilia della scadenza del suo mandato, quando tutto lasciava prevedere che sarebbe stato riconfermato dal Governo e dal Presidente Mattarella?
C'entra qualcosa in questa accelerazione di sfiducia la sottosegretaria Boschi che, a detta del Fatto Quotidiano è l'estensore materiale di quella mozione, definita da molti atto irresponsabile e forse anche vendetta personale della Boschi contro Visco, a causa della Banca del papà?
Può una giovane sottosegretaria creare problemi ad una delle istituzioni più prestigiose e di garanzia del nostro paese? Perchè adesso, dopo quella mozione di sfiducia, ogni cosa riguardante la Banca d'Italia ed anche il suo prestigio internazionale potrebbe essere messa in discussione..
Se il Governo e Mattarella confermassero Visco, lo metterebbero in una situazione di vulnerabilità, nella quale, dato il suo ruolo non potrebbe tirare avanti a lungo; se non lo confermassero, tutti direbbero che Governo e Mattarella sono stati ostaggio della 'zarina', la vendicatrice Boschi, assecondata da Renzi che, pur scalzato dal suo trono, continua a regnare per mezzo di Gentiloni.
Una lettura 'benevola' ed 'annacquata' della mozione, con la quale si intende discolpare la Boschi da una responsabilità che Lei evidentemente ha più di tutti, la considera come il modo per non farsi scavalcare dai Cinquestelle che hanno presentato analoga mozione di sfiducia per Visco e la sua riconferma.
Come se ne esce? Non è facile immaginare una via di uscita. Al momento onorevole soprattutto per Visco il cui mandato scade fra pochi giorni.. Mentre una via d'uscita che rimetta ordine ed equilibrio fra i poteri ci sarebbe se la si volesse percorrere: Maria Elena Boschi riconosce il suo tragico errore e si dimette, subito, senza attendere neanche un minuto.
La Commissione parlamentare indaga svelta sul crac, ascolta Visco, legge i documenti che la Banca d'Italia le ha fornito a prova della sua non omessa vigilanza - e quindi discolpa sia il Governatore che Bankitalia - e condanna, anche in solido, i veri responsabili. Fra i quali c'è anche il padre della sottosegretaria Boschi, a questo punto ex.
Solo dopo, Bankitalia ed il suo Governatore - anche Visco, perchè no - potrebbero tronare a svolgere con autorevolezza il loro ruolo di vigilanza e di garanzia, nazionale ed internazionale. Ma la Boschi, a quel punto, deve essere già partita per una lunga vacanza.
Ma del crac delle banche, compresa Banca Etruria, quella nella quale è stato Vice presidente il padre della sottosegretaria Boschi, Renzi ( Maria Elena Boschi) e il suo partito non possono incolpare Visco e la Banca d'Italia per omessa o negligente vigilanza. Perchè, nel caso la Banca centrale fosse stata negligente, o quanto meno indulgente, verso i banchieri, non si può non ammettere che gli imbrogli e i furti, veri e propri, siano stati perpetrati dai banchieri a danno dei consumatori e risparmiatori, non da Bankitalia.
E allora perchè quella mozione di sfiducia - in seconda battuta ridotta a 'lecita espressione di parere o di critica' - nei confronti di Banca Italia e del governatore Visco, alla vigilia della scadenza del suo mandato, quando tutto lasciava prevedere che sarebbe stato riconfermato dal Governo e dal Presidente Mattarella?
C'entra qualcosa in questa accelerazione di sfiducia la sottosegretaria Boschi che, a detta del Fatto Quotidiano è l'estensore materiale di quella mozione, definita da molti atto irresponsabile e forse anche vendetta personale della Boschi contro Visco, a causa della Banca del papà?
Può una giovane sottosegretaria creare problemi ad una delle istituzioni più prestigiose e di garanzia del nostro paese? Perchè adesso, dopo quella mozione di sfiducia, ogni cosa riguardante la Banca d'Italia ed anche il suo prestigio internazionale potrebbe essere messa in discussione..
Se il Governo e Mattarella confermassero Visco, lo metterebbero in una situazione di vulnerabilità, nella quale, dato il suo ruolo non potrebbe tirare avanti a lungo; se non lo confermassero, tutti direbbero che Governo e Mattarella sono stati ostaggio della 'zarina', la vendicatrice Boschi, assecondata da Renzi che, pur scalzato dal suo trono, continua a regnare per mezzo di Gentiloni.
Una lettura 'benevola' ed 'annacquata' della mozione, con la quale si intende discolpare la Boschi da una responsabilità che Lei evidentemente ha più di tutti, la considera come il modo per non farsi scavalcare dai Cinquestelle che hanno presentato analoga mozione di sfiducia per Visco e la sua riconferma.
Come se ne esce? Non è facile immaginare una via di uscita. Al momento onorevole soprattutto per Visco il cui mandato scade fra pochi giorni.. Mentre una via d'uscita che rimetta ordine ed equilibrio fra i poteri ci sarebbe se la si volesse percorrere: Maria Elena Boschi riconosce il suo tragico errore e si dimette, subito, senza attendere neanche un minuto.
La Commissione parlamentare indaga svelta sul crac, ascolta Visco, legge i documenti che la Banca d'Italia le ha fornito a prova della sua non omessa vigilanza - e quindi discolpa sia il Governatore che Bankitalia - e condanna, anche in solido, i veri responsabili. Fra i quali c'è anche il padre della sottosegretaria Boschi, a questo punto ex.
Solo dopo, Bankitalia ed il suo Governatore - anche Visco, perchè no - potrebbero tronare a svolgere con autorevolezza il loro ruolo di vigilanza e di garanzia, nazionale ed internazionale. Ma la Boschi, a quel punto, deve essere già partita per una lunga vacanza.
venerdì 20 ottobre 2017
Il padre della sottosegretaria Maria Elena Boschi, ex vicepresidente di Banca Etruria, è attualmente INCAPIENTE, come i numerosi piccoli investitori, imbrogliati dalla sua banca e finiti sul lastrico
Non sappiamo se quello che abbiamo letto oggi sul Fatto Quotidiano, a proposito della 'sfiducia' cosiddetta, a Visco, Governtaore di Bankitalia, corrisponda al vero oppure no. Noi lo prendiamo per vero, sia per il peso delle affermazioni riguardanti l'ex vice presidente di Banca Etruria, padre della sottosegretaria Boschi, e sia anche perché se vere non fossero, quelli del Fatto questa volta una bella denuncia se la beccherebbero dalla Boschi, diversamente da quello che ha fatto con De Bortoli, contro il quale, per lo stesso caso, una denuncia l'aveva annunciata e mai presentata.
Abbiamo letto che al padre della sottosegretaria, alto dirigente e per un periodo anche vice presidente di Banca Etruria, sono state comminate da Bankitalia, delle multe, tre in tutto per un valore di poco sotto 500.000 Euro, per il pagamento delle quali, egli si è dichiarato INCAPIENTE. Aggettivo che noi, prima di leggere il Fatto, ad orecchio, spiegavamo come di uno 'che non capisce'. E invece no, il termine sta ad indicare che il padre della sottosegretaria, che ovviamente ha capito tutto, non ha i soldi per pagare quelle multe. Insomma è un nullatenente.
La cosa suona strana, per diverse ragioni. La prima è che, nonostante i numerosi inviti di Bankitalia - come risulta da alcuni documenti che Visco ha consegnato alla Commissione parlamentare - i dirigenti della Banca toscana non si tagliarono stipendi ed emolumenti ed anche premi, perfino negli anni in cui alla Vigilanza appariva chiaro che la banca navigasse in bruttissine acque. Loro, tra i quali anche il padre della Boschi, continuavano a festeggiare alla faccia dei risparmiatori che avevano truffato facendo loro acquistare titoli che poi si sono rivelati carta straccia. Dunque quei soldi dove li ha nascosti il padre della Boschi? Che c'ha fatto per averli spesi tutti tanto da non poter pagare appena 500.000 Euro?
E l'altra ragione è che, già qualche settimana fa, i giornali avevano rivelato che negli ultimi tempi, i dirigenti della Banca toscana, ma non solo loro - si pensi al caso di Zonin - avevano passato la proprietà di beni immobili ed anche mobili ad altri membri della famiglia che non potevano essere ritenuti responsabili dei reati commessi dai diretti interessati. E così avrebbero messo al sicuro i loro patrimoni, parte dei quali guadagnati sicuramente attraverso veri e propri furti.
Inoltre il Commissario di Banca Etruria ha chiesto a diversi amministratori dell'Istituto di credito di restituire alcuni milioni di Euro, del cui ammanco, a danno dei risparmiatori, li ha ritenuti responsabili.
E comunque non hanno i Boschi una bella villa, dove abitano, come si conviene ad un banchiere ed alla famiglia di un politico in vista? E non è la stessa cosa nel caso della lussuosa residenza in cui vive Zonin, la cui proprietà egli ha passato ai suoi famigliari?
Perchè la magistratura persegue con sollecitudine e tenacia piccoli delinquenti e ladruncoli, e non è altrettanto sollecita e decisa nel perseguire, una volta individuati, ladroni e delinquenti abituali in doppiopetto?
Abbiamo letto che al padre della sottosegretaria, alto dirigente e per un periodo anche vice presidente di Banca Etruria, sono state comminate da Bankitalia, delle multe, tre in tutto per un valore di poco sotto 500.000 Euro, per il pagamento delle quali, egli si è dichiarato INCAPIENTE. Aggettivo che noi, prima di leggere il Fatto, ad orecchio, spiegavamo come di uno 'che non capisce'. E invece no, il termine sta ad indicare che il padre della sottosegretaria, che ovviamente ha capito tutto, non ha i soldi per pagare quelle multe. Insomma è un nullatenente.
La cosa suona strana, per diverse ragioni. La prima è che, nonostante i numerosi inviti di Bankitalia - come risulta da alcuni documenti che Visco ha consegnato alla Commissione parlamentare - i dirigenti della Banca toscana non si tagliarono stipendi ed emolumenti ed anche premi, perfino negli anni in cui alla Vigilanza appariva chiaro che la banca navigasse in bruttissine acque. Loro, tra i quali anche il padre della Boschi, continuavano a festeggiare alla faccia dei risparmiatori che avevano truffato facendo loro acquistare titoli che poi si sono rivelati carta straccia. Dunque quei soldi dove li ha nascosti il padre della Boschi? Che c'ha fatto per averli spesi tutti tanto da non poter pagare appena 500.000 Euro?
E l'altra ragione è che, già qualche settimana fa, i giornali avevano rivelato che negli ultimi tempi, i dirigenti della Banca toscana, ma non solo loro - si pensi al caso di Zonin - avevano passato la proprietà di beni immobili ed anche mobili ad altri membri della famiglia che non potevano essere ritenuti responsabili dei reati commessi dai diretti interessati. E così avrebbero messo al sicuro i loro patrimoni, parte dei quali guadagnati sicuramente attraverso veri e propri furti.
Inoltre il Commissario di Banca Etruria ha chiesto a diversi amministratori dell'Istituto di credito di restituire alcuni milioni di Euro, del cui ammanco, a danno dei risparmiatori, li ha ritenuti responsabili.
E comunque non hanno i Boschi una bella villa, dove abitano, come si conviene ad un banchiere ed alla famiglia di un politico in vista? E non è la stessa cosa nel caso della lussuosa residenza in cui vive Zonin, la cui proprietà egli ha passato ai suoi famigliari?
Perchè la magistratura persegue con sollecitudine e tenacia piccoli delinquenti e ladruncoli, e non è altrettanto sollecita e decisa nel perseguire, una volta individuati, ladroni e delinquenti abituali in doppiopetto?
venerdì 13 ottobre 2017
Non accusate di conflitto di interessi Francesco Bonifazi, lo sa anche lui, per la presenza nella Commissione che indaga sulle banche
Speriamo di non sbagliarci. Ci sembra di ricordare bene di aver letto che Francesco Bonifazi, avvocato, parlamentare ed attuale tesoriere del PD (un tempo anche accompagnatore/autista abituale di Renzi, tanto da essere soprannominato 'BONITAXI' ) querelerà chiunque lo accusi di conflitto di interessi, per la sua nomina a membro della Commissione parlamentare presieduta da Pierferdi, ed incaricata di condurre un'inchiesta approfondita sulle banche fallite (Veneto, Toscana e Marche), mettendo in mezzo alla strada tanti piccoli investitori, ingannati dagli istituti di credito incriminati, e i cui risparmi investiti, ora sono andati in fumo. Pierferdi ha comunicato che l'esame comincerà non da Banca Etruria, quella più chiacchierata per via della presenza ai vertici del papà di Maria Elena Boschi, e i qualche modo salvata dal Governo come MPS, ma dalle banche venete.
In ogni caso, il problema, grosso come una casa, si pone per Bonifazi a proposito di Banca Etruria.
Bonifazi, avvocato e parlamentare - non sappiamo se particolarmente esperto di diritto commerciale e finanziario; ma è meglio non toccare il tasto delle competenze, perchè allora di Pierferdi cosa dovremmo dire? - ha tutto il diritto di stare in una commissione di indagine parlamentare. Lo avrebbe, se non fosse in evidente conflitto di interessi, per il caso Banca Etruria. Perchè'? Per i suoi diversi legami, sentimentali o professionali, con membri della famiglia dell'ex vice presidente della banca, Boschi, rinviato a giudizio, con richiesta di danni, da parte del Commissario della Banca.
Non molto tempo fa, forse due estati fa, i giornali mostrarono foto di una vacanza ( o viaggio?) di Bonifazi con la star della famiglia Boschi, la attraente e determinata Maria Elena. Una relazione, supposta o passeggera che fosse, ma che comunque avrebbe dovuto far decidere a Bonifazi di non far parte di quella commissione.
E non è tutto. Nello studio legale fiorentino di Bonifazi lavora anche il fratello della Maria Elena. Anche questo secondo intreccio - questa volta professionale - con la famiglia Boschi, non avrebbe dovuto consigliare a Bonifazi pubbliche dimissioni? Entrando nella Commissione anche lui si getterà alla spalle conoscenze e legami con la famiglia Boschi? Come credergli? Non sa che la carne è debole ed al cuor non si può non dare ascolto?
Tanto valeva mettere nella commissione come esperto, magari esterno, direttamente lo stesso papà della Boschi, ex vicepresidente di Banca Etruria: lui sì che le cose della banca le conosce molto bene e potrebbe spiegarle ai membri della Commissione.
Ma Bonifazi no, non può restare in quella Commissione. Querelerà anche noi, nonostante siamo qui ad offrigli, gratuitamente e senza alcun vincolo di nessun genere con lui, un saggio consiglio?
In ogni caso, il problema, grosso come una casa, si pone per Bonifazi a proposito di Banca Etruria.
Bonifazi, avvocato e parlamentare - non sappiamo se particolarmente esperto di diritto commerciale e finanziario; ma è meglio non toccare il tasto delle competenze, perchè allora di Pierferdi cosa dovremmo dire? - ha tutto il diritto di stare in una commissione di indagine parlamentare. Lo avrebbe, se non fosse in evidente conflitto di interessi, per il caso Banca Etruria. Perchè'? Per i suoi diversi legami, sentimentali o professionali, con membri della famiglia dell'ex vice presidente della banca, Boschi, rinviato a giudizio, con richiesta di danni, da parte del Commissario della Banca.
Non molto tempo fa, forse due estati fa, i giornali mostrarono foto di una vacanza ( o viaggio?) di Bonifazi con la star della famiglia Boschi, la attraente e determinata Maria Elena. Una relazione, supposta o passeggera che fosse, ma che comunque avrebbe dovuto far decidere a Bonifazi di non far parte di quella commissione.
E non è tutto. Nello studio legale fiorentino di Bonifazi lavora anche il fratello della Maria Elena. Anche questo secondo intreccio - questa volta professionale - con la famiglia Boschi, non avrebbe dovuto consigliare a Bonifazi pubbliche dimissioni? Entrando nella Commissione anche lui si getterà alla spalle conoscenze e legami con la famiglia Boschi? Come credergli? Non sa che la carne è debole ed al cuor non si può non dare ascolto?
Tanto valeva mettere nella commissione come esperto, magari esterno, direttamente lo stesso papà della Boschi, ex vicepresidente di Banca Etruria: lui sì che le cose della banca le conosce molto bene e potrebbe spiegarle ai membri della Commissione.
Ma Bonifazi no, non può restare in quella Commissione. Querelerà anche noi, nonostante siamo qui ad offrigli, gratuitamente e senza alcun vincolo di nessun genere con lui, un saggio consiglio?
mercoledì 17 maggio 2017
'Padri e figli' oggi e 'Poteri forti (o quasi)' ieri, risolleveranno le sorti dell'editoria in Italia?
Nel breve volgere di una settimana appena, in Italia, è il libro ad essere sbattuto in prima pagina, con grande gioia degli editori, ma anche degli autori. Non accadeva da anni. Neppure la Fiera del libro bis, a Milano, ha suscitato altrettanto scalpore.
Prima il libro di De Bortoli (pubblicato dalla nuova casa editrice della Sgarbi, alla quale darà sicuramente ossigeno) nel quale, scalpore ha fatto una decina di righe con la rivelazione attribuita al manager di Unicredit, Ghizzoni, relativa a presunte pressioni della ministra Boschi - la stanno strattonando quasi ogni giorno; lasciatela stare, rischiate di sgualcirla.,mentre a noi piace com'è - per fargli salvare la banca dove suo papà era vicepresidente; poi quello di Lillo - che proprio oggi arriva in edicola ( edito da il Fatto quotidiano; una manna per un giornale le cui vendite non sono esaltanti), nel quale un'altra vicenda di 'padre e figlio' giusto il titolo, si impone all'attenzione, e cioè i rapporti fra Renzi e suo padre Tiziano, sulla vicenda Consip.
Il presidente del PD, Orfini, proprio ieri ha messo in guardia. Le due rivelazioni, ma soprattutto la seconda, non è soltanto 'indebita' rivelazione di intercettazione - che la Procura di Roma ha bollato come illegale, aprendo un'indagine su chi avrebbe fatto uscire la notizia - ma una minaccia per la democrazia, per la tenuta del sistema democratico.
E' evidente che Orfini l'ha sparata grossa. Come può la semplice rivelazione di una intercettazione, dove fra l'altro - ammesso che i protagonisti non abbiano giocato 'a guardie e ladri' - il prossimo candidato premier del PD ci fa una bella figura, da 'guardia', mettere in pericolo la tenuta democratica? Come può Orfini, l'Italia squassata giornalmente da rivelazioni di ben altri scandali, senza che nessuno si preoccupi essere in fibrillazione per una intercettazione rivelata? Siamo tutti convinti che Roma, che di scandali ne ha visti e subiti, ma è ancora là, magari acciaccata ma sopravvissuta, supererà anche quest'ennesimo scandaletto.
Il Vangelo, infine, ci ricorda che 'è necessario che gli scandali avvengano', senza spiegare con chiarezza il perché. Che invece ci spiegano sia la casa editrice di Sgarbi che quella del quotidiano. Senza scandali, come facciamo a sopravvivere?
Prima il libro di De Bortoli (pubblicato dalla nuova casa editrice della Sgarbi, alla quale darà sicuramente ossigeno) nel quale, scalpore ha fatto una decina di righe con la rivelazione attribuita al manager di Unicredit, Ghizzoni, relativa a presunte pressioni della ministra Boschi - la stanno strattonando quasi ogni giorno; lasciatela stare, rischiate di sgualcirla.,mentre a noi piace com'è - per fargli salvare la banca dove suo papà era vicepresidente; poi quello di Lillo - che proprio oggi arriva in edicola ( edito da il Fatto quotidiano; una manna per un giornale le cui vendite non sono esaltanti), nel quale un'altra vicenda di 'padre e figlio' giusto il titolo, si impone all'attenzione, e cioè i rapporti fra Renzi e suo padre Tiziano, sulla vicenda Consip.
Il presidente del PD, Orfini, proprio ieri ha messo in guardia. Le due rivelazioni, ma soprattutto la seconda, non è soltanto 'indebita' rivelazione di intercettazione - che la Procura di Roma ha bollato come illegale, aprendo un'indagine su chi avrebbe fatto uscire la notizia - ma una minaccia per la democrazia, per la tenuta del sistema democratico.
E' evidente che Orfini l'ha sparata grossa. Come può la semplice rivelazione di una intercettazione, dove fra l'altro - ammesso che i protagonisti non abbiano giocato 'a guardie e ladri' - il prossimo candidato premier del PD ci fa una bella figura, da 'guardia', mettere in pericolo la tenuta democratica? Come può Orfini, l'Italia squassata giornalmente da rivelazioni di ben altri scandali, senza che nessuno si preoccupi essere in fibrillazione per una intercettazione rivelata? Siamo tutti convinti che Roma, che di scandali ne ha visti e subiti, ma è ancora là, magari acciaccata ma sopravvissuta, supererà anche quest'ennesimo scandaletto.
Il Vangelo, infine, ci ricorda che 'è necessario che gli scandali avvengano', senza spiegare con chiarezza il perché. Che invece ci spiegano sia la casa editrice di Sgarbi che quella del quotidiano. Senza scandali, come facciamo a sopravvivere?
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