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mercoledì 20 dicembre 2017

Maria Elena Boschi, uscita 'pura siccome un angelo', per il bene comune, dovrebbe sacrficarsi, dimettendosi

Insomma c'è poco da aggiungere. Tutti hanno confermato che la ministra Boschi, all'epoca del disastro delle banche, Etruria compresa, si diede da fare per salvarle, principalmente per non far fallire la banca del suo territorio elettorale, cioè Banca Etruria. Ragione principale del suo interessamento non fu la presenza del babbo nel consiglio di amministrazione, né di suo fratello fra i funzionari della banca e neanche l'investimento dell' azionista Maria Elena, davvero esiguo. Lei lo fece per ragioni istituzionali. E non esercitò pressione alcuna con chicchessia. Capito?

Tutti coloro i quali attendevano la ministra, per spararle addosso, alle audizioni di Visco - contro il quale Renzi ed il partito dietro di lui,  s'erano mossi compatti, mettendone in forse la rielezione in Bankitalia - e di Ghizzoni, ad  di Unicredit, hanno dovuto riporre le armi, perché i due hanno confermato gli incontri, la richiesta di informazioni. Punto. Addirittura Visco ha detto che quando Renzi, allora capo del governo, gli chiese della banca, lui gli rispose: di questi argomenti non parlo con  Lei, solo con il suo ministro Padoan. Visco sì che è un governatore con i contro...

 Naturalmente tutti hanno creduto a Visco, facendo i sordi per non sentire. E la sensazione si è ripetuta anche all'audizione di Ghizzoni, oggi. Il quale Ghizzoni, in pèasato sollecitato a confermare p mneo le affermazioni di De Bortoli,  rispondeva al cronist:. non parlo perchè non mi si può addossare la respoanabilità delle sorti del Foverno. Cosa voleva dire, se ricordiamo bene le sue parole, e furono  proprio queste? Per quel poco che ha detto il Governo Gentiloni sarebbe potuto cadere?

 I due testimoni più attesi - Visco e Ghizzoni - si è avuta la netta impressione che fossero ADDOMESTICATI , per ragioni istituzionali. Che potrebbero considerarsi validissime.

Comunque siccome occorre stare a quanto hanno dichiarato, non essendo stati accusati di falso, si deve concludere che la Boschi ne esce 'pura siccome un angelo', come canta papà Germont in Traviata, di sua figlia. Dunque Lei non è più, come ha sottolineato l'amico, Matteo, il capro espiatorio della emergenza banche, e  perciò ora, se vuole, può dimettersi.

 Così come si è trasferita dal gabinetto Renzi a quello Gentiloni - perchè Gentiloni, sue parole, ha tanto insistito - ora che nessuno insiste perché resti in carica e si candidi,  prenda lei la decisione, autononomamente: si dimetta e dichiari di non volersi ricandidare. Dopo l'esperienza di governo, e tutti gli incontri e conoscenze  istituzionali e non, per Lei, che è brava e determinata, ma anche bella, trovare un lavoro appagante ed adeguato sarà un gioco da ragazze.

lunedì 18 dicembre 2017

Maria Elena, sii bbuona, dimettiti!

Il cerchio intorno a Maria Elena Boschi, detta 'la zarina',  per incoronazione ufficiale dell'amico Matteo Renzi , va sempre più stringendosi e, prima o poi, si trasformerà, inevitabilmente, in una sorta di cappio che ne strangolerà la carriera politica, già ormai compromessa, anche prescindendo dalle dichiarazioni che si attendono oggi e domani dai testimoni convocati dalla Commissione parlamentare di indagine sulle banche, e cioè il Governatore di Bankitalia, Visco,  e Ghizzoni, ex numero uno di Unicredit.

Ieri l'ennessimo colpo alla sua credibilità inferto dal sempre discreto e misurato ministro dell'Economia Padoan. Nessun ministro - ha detto, e poi anche precisato in un comunicato ufficiale del suol Ministero - è stato mai da noi autorizzato ad occuparsi delle banche, né autorizzazione è stata mai chiesta. Delle banche si occupa il ministro competente, cioè Padoan, d'accordo con il capo del Governo, Renzi o Gentiloni ed il Governatore di Bankitalia, Visco. Più chiaro di così!

Dunque se Maria Elena sia intervenuta, come sembra sempre più evidente, lo ha fatto  a titolo personale, senza averne diritto, incarico e delega di chicchessia.

 Allora Renzi la smetta di difenderla a spad, tratta tirando in ballo che l'offensiva  ormai generale contro la zarina  sia conseguenza della ricerca di un 'capro espiatorio'. Lei si è messa in questo casino e Renzi sicuramente ne era a conoscenza, Padoan no (o forse anche lui, senza poter agire, conoscendo i rapporti tra la ministra ed il capo del governo); e forse negli attacchi a Visco, accusato di scarsa vigilanza, si potrebbe celare  qualche opposizione  alla zarina e  a Renzi, lo zar, alle loro richieste di aiuto  per la banca nella quale vice presidente era il 'babbo' della Maria Elena.

Senza dimenticare che  se scarsa vigilanza c'è stata, ammesso che ci sia stata da parte di Bankitalia, chi ha potuto agire tranquillamente sono stati i vertici delle banche che si sono comportati nei confronti dei comuni cittadini, come degli imbroglioni e ladri professionisti. Non vorranno Matteo e Maria Elena, farci credere che la storia delle 'guardie e dei ladri', va riscritta  a ruoli inversi? No, non siamo idioti fino a questo punto, da bere la loro  versione.

Il Governo e la magistratura devono scovare i ladri, far tirar loro fuori il malloppo che hanno nascosto o in paradisi fiscali o attribuendone la titolarità a parenti, e fargli pagare in solido e da dietro le sbarre.

 E Maria Elena? E Matteo? Maria Elena dovrebbe dimettersi da subito. E Matteo non dovrebbe ricandidarla. A meno che non abbia deciso fin d'ora che lui ed il suo partito debbano uscire con le ossa rotte dalla prossima competizione elettorale nazionale. Perchè così finirà la storia se non cambiano le cose. Le sorti della zarina non valgono le sorti future di un partito come il PD. Consigli alla sua amica, se non lo fa lei 'sua sponte', di dimettersi. Subito.

domenica 17 dicembre 2017

Come possono andar bene le cose per le Banche in Italia, se sbagliano perfino le pubblicità?

Le banche,  come in queste settimane ci viene ripetuto, non sono delle onlus che hanno come scopo statutario, la beneficienza. No, le banche sono società che mirano al profitto, e, se qualche rarissima volta mostrano di avere anche un volto umano - magari  a lungo nascosto, come accade per l'altra faccia della luna - lo fanno esclusivamente per farci dimenticare le infinite malefatte a danno dei cittadini VESSATI, quando, nel momento del bisogno, si rivolgono a loro.

In queste settimane, a seguito dei lavori della Commissione parlamentare di indagine sulle banche ( presieduta da Pieferdinando Casini e che, nella settimane che sta per cominciare, ascolterà testimoni chiave: Ghizzoni, atteso per Banca Etruria, e Visco), stanno emergendo molte cose terribili. Una per tutte.

Zonin, già ascoltato, che è stato a lungo presidente della Banca Popolare di Vicenza, ha dichiarato alla Commissione che anche lui ha perso soldi nel fallimento della banca che a lungo ha presieduto. Con quale coraggio e faccia tosta nei confronti dei risparmiatori, migliaia, truffati? Non è finita qui.

I suoi legali, ed anche quelli di parte civile, hanno dichiarato che  sarà difficilissimo, anzi impossibile, che Zonin tiri fuori dalle sue tasche ( beni immobili, ville principesche,  immense tenute coltivate a vino) un solo Euro per risarcire i correntisti ed obbligazionisti truffati. Anche quando si dimostrerà, come non sarà difficile dimostrarlo, che ha ingannato, e rubato indirettamente, prestando soldi ad amici di amici, i quali era lecito supporre non li avrebbero mai restituiti alla banca, Zonin non potrà rispondere 'in solido' alle accuse, perché NON HA PIU' NULLA INTESTATO. Prevedendo infatti  tali fondatissime accuse, ha intestato tutti i suoi beni, molto consistenti, a parenti.

Possibile che la giustizia italiana non possa dimostrare che tale intestazione è stata fatta per sfuggire alle sentenze? Sembrerebbe che non possa. Insomma, sempre la stessa storia: il ladruncolo è facile beccarlo e mandarlo in galera, il ladro professionista, più difficile scoprirlo e, impossibile, togliergli, e fargli restituire, qualcosa di quello che ha rubato.

Ora  questa nostra noterella si conclude con un appunto che nulla a che fare con la gravità dei problemi fin qui esaminati, perchè riguarda una inserzione  pubblicitaria, vista su tutti i giornali, della BPM, cioè della Banca Popolare di Milano.

Nella quale  si ritrae una giovane donna, seduta, che imbraccia violino, già appoggiato sulla spalla, ed archetto, sul punto di mettersi a suonare. E si legge: 'vuole diventare primo violino di una grande orchestra'. Si metta l'anima in pace non lo diventerà mai, perché non potrà mai suonare né da sola né in orchestra se tiene il violino con la mano sbagliata, cioè con la destra, appoggiato sulla spalla sbagliata, cioè sulla destra, e l'archetto con la sinistra? Possibile che a nessuno della banca e dell'agenzia pubblicitaria, sia venuto in mente di informarsi con quale mano si tiene il violino e con quale altra l'archetto? O ci hanno voluto far capire, indirettamente, che loro le cose non le fanno mai per il verso giusto?
Perchè, nella posizione assunta, è assai difficile che  la donna riesca a suonare. Dobbiamo anche dedurre: e la banca  ad agire correttamente.?

sabato 21 ottobre 2017

Un partito di sinistra (PD) ed il suo segretario (Renzi) non possono stare dalla parte dei banchieri, ma dei consumatori. Ma anche dei cattivi amministratori e dei ladri?

Ha ragione Renzi, ed il suo partito con lui,  quando dice che la sinistra non può stare dalla parte dei banchieri, ma da quella dei consumatori; e rivendica, con i decreti del suo governo, di aver salvato - il salvabile - dei risparmi dei piccoli investitori truffati ed imbrogliati dalle banche. E si spera che prosegua su questa strada.

 Ma del crac delle banche, compresa Banca Etruria, quella nella quale è stato Vice presidente il padre della sottosegretaria Boschi, Renzi ( Maria Elena Boschi) e il suo partito non possono incolpare  Visco e la Banca d'Italia per omessa o negligente vigilanza. Perchè, nel caso la Banca centrale fosse stata negligente, o quanto meno indulgente, verso i banchieri, non si può non ammettere che gli imbrogli e i furti, veri e propri, siano stati perpetrati dai banchieri a danno dei consumatori e risparmiatori, non da Bankitalia.

 E allora perchè quella mozione di sfiducia - in seconda battuta ridotta a 'lecita espressione di parere o di critica' - nei confronti di Banca Italia e del governatore Visco, alla vigilia della scadenza del suo mandato, quando tutto lasciava prevedere che sarebbe stato riconfermato dal Governo e dal Presidente Mattarella?

 C'entra qualcosa in questa accelerazione di sfiducia la sottosegretaria Boschi che, a detta del Fatto Quotidiano è l'estensore materiale di quella mozione, definita da molti atto irresponsabile e forse anche  vendetta personale della Boschi contro Visco, a causa della Banca del papà?

Può una giovane sottosegretaria creare problemi ad una delle istituzioni più prestigiose e di garanzia del nostro paese? Perchè adesso, dopo quella mozione di sfiducia, ogni cosa  riguardante la Banca d'Italia ed anche il suo prestigio internazionale potrebbe essere messa in discussione..

Se il Governo e Mattarella confermassero Visco, lo metterebbero in una situazione di vulnerabilità, nella quale, dato il suo ruolo non potrebbe tirare avanti a lungo; se non lo confermassero, tutti direbbero che Governo e Mattarella sono stati ostaggio della 'zarina', la vendicatrice Boschi, assecondata da Renzi che, pur scalzato dal suo trono, continua a regnare per mezzo di Gentiloni.

 Una lettura 'benevola'  ed 'annacquata' della mozione, con la quale si intende discolpare la Boschi da una responsabilità che Lei evidentemente ha più di tutti, la considera come il modo per non farsi scavalcare dai Cinquestelle che hanno presentato analoga mozione di sfiducia  per Visco e la sua riconferma.

 Come se ne esce? Non è facile immaginare una via di uscita. Al momento onorevole soprattutto per Visco il cui mandato scade fra pochi giorni.. Mentre una via d'uscita che rimetta ordine  ed equilibrio fra i poteri ci sarebbe se la si volesse percorrere: Maria Elena Boschi riconosce  il suo tragico errore e si dimette, subito, senza attendere neanche un minuto.
La Commissione parlamentare indaga svelta sul crac, ascolta Visco, legge i documenti che la Banca d'Italia le ha fornito a prova della sua non omessa vigilanza - e quindi discolpa sia il Governatore che Bankitalia - e condanna, anche in solido, i veri responsabili. Fra i quali c'è anche il padre della sottosegretaria Boschi, a questo punto ex.

Solo dopo, Bankitalia ed il suo Governatore - anche Visco, perchè no -  potrebbero tronare a svolgere con autorevolezza il loro ruolo di vigilanza e  di garanzia, nazionale ed internazionale. Ma la Boschi, a quel punto, deve essere già partita per una lunga vacanza.

venerdì 20 ottobre 2017

Il padre della sottosegretaria Maria Elena Boschi, ex vicepresidente di Banca Etruria, è attualmente INCAPIENTE, come i numerosi piccoli investitori, imbrogliati dalla sua banca e finiti sul lastrico

Non sappiamo se quello che abbiamo letto  oggi sul Fatto Quotidiano, a proposito della 'sfiducia' cosiddetta, a Visco, Governtaore di Bankitalia, corrisponda al vero oppure no. Noi lo prendiamo per vero,  sia per il peso delle affermazioni riguardanti l'ex vice presidente di Banca Etruria, padre della sottosegretaria Boschi, e sia anche perché se vere non fossero, quelli del Fatto questa volta una bella denuncia se la beccherebbero dalla Boschi,  diversamente da quello che ha fatto con De Bortoli, contro il quale, per lo stesso caso, una denuncia l'aveva  annunciata e mai  presentata.

Abbiamo letto che al padre della sottosegretaria, alto dirigente e per un periodo anche vice presidente di Banca Etruria, sono state comminate da Bankitalia, delle multe, tre in tutto per un valore di poco sotto 500.000 Euro, per il pagamento delle quali, egli si è dichiarato INCAPIENTE. Aggettivo che noi, prima di leggere il Fatto, ad orecchio, spiegavamo come di uno 'che non capisce'. E invece no, il termine sta ad indicare che il padre della sottosegretaria, che ovviamente ha capito tutto,  non ha i soldi per pagare quelle multe. Insomma è un nullatenente.

 La cosa suona strana, per diverse ragioni. La prima è che, nonostante i  numerosi inviti di Bankitalia - come risulta da alcuni documenti che Visco ha consegnato alla Commissione parlamentare - i dirigenti della Banca toscana non si tagliarono stipendi ed emolumenti ed anche premi, perfino negli anni in cui alla Vigilanza appariva chiaro che la banca navigasse in bruttissine acque. Loro, tra i quali anche il padre della Boschi, continuavano a festeggiare alla faccia dei risparmiatori che avevano truffato facendo loro acquistare titoli che poi si sono rivelati carta straccia. Dunque quei soldi dove li ha nascosti il padre della Boschi? Che c'ha fatto per averli spesi tutti tanto da non poter pagare  appena 500.000 Euro?

E l'altra ragione è che, già qualche settimana fa, i giornali avevano rivelato che negli ultimi tempi, i dirigenti della Banca toscana, ma non solo loro - si pensi al caso di Zonin - avevano passato la proprietà di beni immobili ed anche mobili ad altri membri della famiglia che non potevano essere ritenuti responsabili dei reati  commessi dai diretti interessati. E così avrebbero messo al sicuro i loro patrimoni, parte dei quali guadagnati sicuramente attraverso veri e propri furti.

Inoltre il Commissario di Banca Etruria ha chiesto a diversi amministratori dell'Istituto di credito di restituire alcuni milioni di Euro, del cui ammanco, a danno dei risparmiatori, li ha ritenuti responsabili.

 E comunque non hanno i Boschi una bella villa, dove abitano,  come si conviene ad un banchiere ed alla famiglia di un politico in vista? E non è la stessa cosa nel caso della lussuosa residenza in cui vive Zonin, la cui proprietà egli ha passato ai suoi famigliari?

Perchè la magistratura persegue con  sollecitudine e tenacia piccoli delinquenti e ladruncoli,  e non è altrettanto sollecita e decisa nel perseguire, una volta individuati, ladroni e delinquenti abituali in doppiopetto?

mercoledì 18 ottobre 2017

Guardie e ladri. Banca d'Italia e le altre banche. Il famoso film Renzi e i suoi vogliono riscriverlo a modo loro

Nella storia che agita la politica in queste ultime or: rinnovo e sostituzione di Visco, attuale governatore della Banca d'Italia, si sono inseriti con una irruenza spropositata il PD di Renzi ed i suoi luogotenenti, Maria Elena Boschi fra i primi.
 Al Parlamento il PD ha fatto approvare una mozione di sfiducia nei confronti di Visco, mettendo una ipoteca sul  suo rinnovo  alla testa della Banca, che vigila sull'intero sistema bancario italiano . C'è stato chi ha fatto notare che il PD e il Parlamento non hanno competenza sull'argomento, che invece spetta al Presidente della Repubblica ed al Governo. Ma non è sfuggita a nessuno  la gravità  di tale sfiducia che  indirettamente  si rivolge anche al Governo, cioè a Gentiloni che del PD è espressione, su concessione di Renzi, che decide la sua azione ed anche i tempi della sua permanenza.

Gentiloni ancor anon si esprime, attende che Renzi e le sue truppe gli dicano apertamente se deve restare o andarsene, si fa sentire, invece, Mattarella che invita tutti a farsi i c... propri - naturalmente la Presidenza dell Repubblica non usa questa espressione, ma la sostanza del discorso è la stessa.

Renzi e la zarina  in prima fila rimproverano a Visco di non aver vigilato abbastanza bene, a tempo debito, e come avrebbe dovuto,  onde evitare il crac di alcuni istituti di credito. E forse  potrebbero aver ragione.

Ma dove non hanno ragione è quando vogliono riscrivere dall'inizio alla fine la storia che il famoso film 'Guardie e Ladri' raccontava. Dove, come accade nella realtà, spesso i ladri sono più solerti delle guardie, le quali per arrivare ad acciuffarli ci mettono sempre un pò, perchè spesso sbagliano obiettivo.

Ciò che Renzi, ma in questo caso soprattutto la zarina, vogliono farci credere che  le guardie (Visco e Banca Italia) sono diventati essi stessi ladri, e che i ladri- che hanno nomi e cognomi - dal padre della Boschi  a Zonin, tanto per farne un paio soltanto- che sono poi i ladri veri e gli imbroglioni - dovrebbero nel film riscritto  fare la parte di poveri cittadini inermi che non sono riusciti a difendere i loro risparmi.
 Questo vorrebbero farci credere. Che gli amministratori non hanno rubato, mentre lo hanno fatto ( come di mostrano anche le recenti richieste di danni che forse finiranno a puttane come accade spesso in questo paese), anche  e forse perchè la Banca d'Italia non è riuscita a smascherarli prima.

Ma la realtà è che i ladri sono ladri e le guardie giardie. Se poi in casi particolari gli uni sono più svelti degli altri...

martedì 29 novembre 2016

Finalmente la notizia: Daniele Gatti forse accetterà un incarico all'Opera di Roma. La Antonacci si spoglia a Parigi per Martone.

Che figura di ... quella poveraccia della Raggi. Arriva all'Opera si fa le sue foto e poi, da un'uscita laterale, come una ladra - ladra di governabilità per la città di Roma - fila via. Questo lo abbiamo appreso solo oggi . Come abbiamo anche appreso che quell'altro grande statista di Franceschini, che nelle occasioni mondane ama esibire la sua mogliettina, ha disertato la prima all'Opera. Insomma, da quel che abbiamo letto oggi per la prima volt sui giornali, sappiamo che la politica  se ne fotte della cultura, anche quando è accertato che faccia mangiare - lo ha dichiarato di recente lo stesso  governatore della banca d'Italia, Visco, che non si vede  quasi mia nelle occasioni importanti della cultura che ora difende. E, solo oggi, abbiamo letto del Tristano inaugurale, del quale ci hanno detto tutto sulla regia, mentre in poche righe è stata liquidata 'la bravura' aggettivata degli interpreti.
Sorvolando su Daniele Gatti della cui bravura ormai tutti sono convinti  e lo dichiarano apertamente, forse oscurando per qualche tempo l'altra grande stella romana del podio, Pappano, che sembra brillare meno in questi ultimi quarti di luna.
 Poi la notizia bomba, la vera notizia. A Daniel Gatti, alla fine delle recite di Tristano, verrà fatta una offerta concreta per un suo incarico stabile al teatro dell'Opera. FORSE

Sempre sui giornali di oggi: una intera pagina-intervista ( Repubblica, a firma Laura Putti) a Mario Martone regista d'opera a Parigi, chiamato da Lissner, per Cavalleria, già presentata alla Scala, e Sancta Susanna di Hindemith. Una pagina intera per spiegarci come lui vede queste opere specie la seconda, giacchè la prima l'abbiamo già vista a Milano, e per dirci che l' interprete dell'opera di Hindemith è Anna Caterina Antonacci, che dovrà anche apparire nuda, alla bella età di cinquant'anni, 'bella e sensuale', tranquillizza gli spettatori Martone, e per rassicurare  anche noi che altrimenti, senza nudo, non avremmo mai e poi mai pogrammato un viaggio a Parigi.
 Ora a noi potrebbe anche interessare ciò che pensa Martone dei due capolavori melodrammatici e ci interessa, tanto per parlare.Solo che i veri capolavori sono i due titoli, certamente non la sua regia, perché senza quei capolavori, Martone doveva inventarsi qualcos'altro per il teatro o per il cinema, dove ha facoltà di fare ciò che vuole, rischiando di suo.
 Cavalleria e Sancta Susanna reggono perché sono dei capolavori, qualche volta nonostante la regia, di cui non hanno bisogno per emergere e farsi ancora ascoltare dopo anni ed anni di vita e succesi.
 Ma se uno lo dice alla giornalista intervistatrice, quella giustamente potrebbe rispondere: ma io che scrivevo?

domenica 23 febbraio 2014

A proposito della Messa in si minore di Bach diretta da Pappano

Lo spettacolo, indimenticabile, di una grande sala piena di pubblico di ogni età  ( anche se in prevalenza ultracinquantenne) che ascolta, con interesse ed attenzione, un monumento della musica di tutti i tempi, nonostante la  sua durata complessiva - senza intervallo, quasi due ore di musica - ci fa ancora  ben sperare per l'Italia e per la musica in Italia. Come ci fa sperare, in generale e per un diverso profilo, anche la presenza in sala della presidente del Brasile, inducendoci perfino ad essere convinti che se pure la vecchia Europa un giorno collasserà, non sapendo  nutrirsi dei suoi tesori, ci sarà sempre qualcuno del nuovo mondo che lo farà. Cambiamo per un momento registro.
Anche ieri sera abbiamo notato - sfogliando il programma di sala, che riproduceva note abbastanza dozzinali sulla Messa in si minore di Bach, mentre avrebbe potuto riportare  note scritte in altre occasioni e da autori con ben altra competenza - che nelle indicazioni bibliografiche suggerite dai 'bravi' e 'corretti' autori, sebbene poco competenti, si continua con l'ostracismo nei confronti  di un musicologo atipico ma competentissimo come Piero Buscaroli che su Bach ha scritto un poderoso volume, come ha anche fatto su Beethoven. Sull'uno e sull'altro l'Accademia ne ignora regolarmente la fatica per ragioni che sarebbe ora troppo lungo spiegare, e che ci costringerebbero a gettare fango sull'immagine di una istituzione storica che fa differenza se uno studio  reca la firma di tizio o di caio, come se nella ricerca musicologica il valore si avesse a misurare dalla persona che la compie, dalle sue appartenenze ideologiche o, perfino, dai buoni o cattivi rapporti che egli ha con la dirigenza dell'Accademia che impartisce ordini in tal senso ai curatori dei programmi di sala. Parlare di simili bassezze ci fa un pò senso prima di  riferire di un capolavoro di musica, pensiero e religione, che ci rapisce inesorabilmente e ci conduce ad altezze vertiginose, ma sentiamo di doverlo ancora una volta  fare,  almeno fino a quando le cose non cambieranno.  Ed ora torniamo alla Messa di Bach e a Pappano che l'ha diretta.
Egli, mantenendo le promesse, è tornato a Bach, alla Messa in si minore, dopo la Passione secondo Matteo presentata l'anno scorso. E, tornandovi, ha esibito maggiore profondità di pensiero e più sicurezza stilistica, di quanto non ne avesse già mostrate con la Passione. A dimostrazione che la Messa, sebbene presentata dopo anni e anni di carriera, è stata fin dalla sua gioventù - come ebbe a dichiarare - ogni giorno sul suo leggio di musicista.
Dovrebbe apparire la Messa, con il suo testo, per la maggior parte dogmatico, ostico ad ogni irrorazione di calore e sentimento. Ed invece no. Bach, profondamente immerso nella spiritualità luterana, coglie nel testo liturgico i momenti di riflessione, meditazione, contrizione e si apre alla loro espressione sincera, non trascurando neanche quelle circostanze in cui  la retorica della musica può dare una mano all'arida enunciazione della fede cristiana, a cominciare dal sentitissimo, implorante Christe affidato alle due voci femminili, le straordinarie Lucy Crowe e Sara Mingardo, alla quale ultima, per l'invocazione dell'Agnus Dei, spetta la palma della migliore interprete della serata. Mentre gli interpreti maschili, Kurt Streit e John Relyea, meno in evidenza,  sono, comunque, apparsi a posto.
Pappano, colto il disegno generale della Messa, ha voluto poi sbalzare ogni particolare con il  più adatto rilievo. Alle parti corali, solitamente ricorrenti a conclusione delle varie parti, ha impresso un ritmo ed una andatura come si conviene ad un 'finale' che volge inesorabilmente al termine - e del resto le parti conclusive del Gloria e del Credo a ciò si prestavano. Ma  analoga posizione ha assunto nel grande Kyrie iniziale - con la caratura emotiva di una supplica corale a mezza voce - e per il Sanctus,  riconoscimento della grandiosa inavvicinabilità della santità di Dio.
La Messa ha rivelato tutti  i suoi numerosi altri tesori, primo fra tutti quelli che coincidono con  il nucleo centrale del Credo e della fede cristiana che racconta della passione, morte e resurrezione di Cristo.
L'Orchestra dell'Accademia, ridotta  nelle dimensioni ma efficientissima nella prestazione, ha seguito Pappano con  fedeltà e slancio. Una  citazione particolare  meritano le prime parti ( oboe, fagotto,violoncello, flauto, corno,organo) particolarmente impegnate nella 'concertazione' con i solisti  vocali, come anche la spalla, nuova di zecca, il giovane Roberto Gonzales-Monjas, ed ancor più il coro, istruito da Ciro Visco, chiamato qui ad un compito  non indifferente ed in un repertorio che non fa parte del suo DNA, più in sintonia con il sinfonismo dell'Otto-Novecento.
La serata si è naturalmente conclusa con un diluvio lunghissimo di applausi.

domenica 2 febbraio 2014

Amministrazione trasparente


Ogni amministrazione ha l'obbligo di pubblicare sul proprio sito istituzionale nella sezione: ‘Amministrazione trasparente’, i curricula e i compensi dei soggetti, nonché i curricula dei titolari di posizioni organizzative, redatti in conformità al vigente modello europeo. Recita così l’art. 9 comm.1e 2 del Decreto Legge n.91, dell’8 agosto 2013, divenuto Legge il 7 ottobre 2013, n.112.
 Le istituzioni finanziate con denaro pubblico, a questo punto, obbligate per legge, devono adeguarsi. Santa Cecilia che vuol continuare ad essere considerata - giustamente - ‘prima della classe’, si è subito adeguata. A questo punto devono farlo anche tutti gli altri, dalle fondazioni lirico sinfoniche a festival e istituzioni concertistiche finanziati con soldi pubblici.
 Sono esclusi da tale obbligo tutti i compensi artistici. Tanto per fare il caso di Santa Cecilia, Pappano ha uno stipendio come ‘direttore musicale’, incarico di collaborazione, ma quali siano i suoi compensi per i concerti e le tournée l’Accademia non è tenuta a rendere pubblici. Sono lì i veri guadagni per gli artisti, i compensi da direttore musicale od altro, sono puramente formali ed ininfluenti sul reddito totale degli artisti interessati. Diciamo che in questa seconda voce, molto più consistente, ha un peso il ‘mercato’ degli artisti scritturati. Anche se resta sempre valida l’accusa che tutti rivolgono all’Italia - l’ha fatto anche Pappano - e cioè che l’Italia paga molto di più delle altre nazioni i musicisti. E forse anche qui, lo Stato che finanzia, dovrebbe pretendere che si rispetti un ‘tetto’, tante volte invocato, qualche volta fatto finta di applicarlo, ma il più delle volte dimenticato. Volutamente. Gli episodi di malcostume, numerosi anche in tempi di vacche magre, tante volte sono stati segnalati e denunciati dalla stampa, ma gli organizzatori e lo stesso ministero fanno orecchie da mercante, e così tutti continuano a fare il buono e cattivo tempo, senza mai dover rendere conto a nessuno.
 Ora occorrerà mettere fine, anche seguito del caso Mastrapasqua - FINALMENTE - al malcostume dei doppi e tripli incarichi di dipendenti pubblici, non soltanto di quelli ‘apicali’, ma di tutti i dipendenti pubblici, come vuole la cosiddetta ‘Legge Brunetta’, in vigore da fine 2012, alla quale non sembra si siano ancora adeguati gli uffici pubblici che hanno dipendenti con incarichi fuori del proprio ufficio di appartenenza.
 Pensiamo - come abbiamo spesso denunciato - ai tanti, troppi insegnanti di Conservatorio che svolgono mansioni di direzione artistica o amministrativa, contro tale legge, che i dirigenti scolastici sono tenuti a far rispettare.
 Tanto per fare due esempi, romani.
 A Santa Cecilia,  Cagli prende 300.000 Euro, Pappano 150.000, Dall'Ongaro 30.000, Bucarelli 134.000, Nicoletti 69.000,Visco 166.000, Cupolillo 166 e ci fermiamo qui.
 Alla Filarmonica romana, il presidente Baratta (Biennale) non riceve compenso, mentre per  il direttore artistico si legge: 'Il  compenso del m.Cesare Mazzonis è 7.000 Euro di totale imponibile fino al 28 febbraio 2014': Chissà cosa vorrà dire. 
Dopo aver obbligato tutti alla trasparenza, occorre obbligare nuovamente tutti a non essere sibillini, criptici.
 E, infine, fatica vana a cercare i dati relativi ai compensi dei dirigenti dell'Opera di Roma. Ma presto, ne siamo sicuri, Fuortes provvederà a metterli sul sito, e magari a liberare il teatro del gruppo di servitori del precedente padrone, e magari anche del padrone stesso, come ci si augurava di recente.
 E, comunque, facendo il giro di alcuni teatri ed orchestre, si nota come alla 'trasparenza amministrativa', sono in molti ancora a non ubbidire. E il ministero dorme.