Prima che chiudesse la precedente legislatura, Giorgia Meloni, a proposito dei vitalizi se ne era uscita con una battuta: rimandata alla prossima legislatura. Infatti se ne era parlato per l'ennesima volta negli ultimi mesi di attività del vecchio Parlamento, tanto per finire in bellezza dopo una legislatura ingloriosa, ma con un nulla di fatto; le varie proposte erano state bocciate da veti incrociati e dalle minacce di 'incostituzionalità', lanciate dagli strenui difensori dei diritti - chiamiamoli con il vero nome: privilegi - acquisiti.
I Cinquestelle, più dei Leghisti di Salvini, ed anche del PD che dopo la bocciatura della proposta di legge di Richetti aveva deciso di glissare sull'argomento, ne avevano fatto un cavallo di battaglia durante la campagna elettorale; ed ora, cominciando dalla Camera, presidente Fico, una delle prime decisioni da assumere. Anche perché, con le evidenti (e forse anche prevedibili fin dal 4 marzo) difficoltà nella formazione del nuovo governo, i Cinquestelle, nel caso si dovesse andare a seconde immediate elezioni, sperano intervenendo sui vitalizi, che gli elettori dimentichino le pretese di Di Maio sul premierato: o io o morte!
Senonchè già ancora prima di procedere a calendarizzare tale provvedimento, si rifanno vivi gli strenui difensori dei privilegi dei Parlamentari. Che pochissimi vorrebbero cancellare, pochi ridurre, ricalcolandoli con il sistema contributivo - tutti quelli in essere prima del 2012, quando è entrato in vigore il sistema contributivo per tutti - e, forse, la maggioranza potrebbe accettare che ad essi venisse applicato un contributo di solidarietà ancora per qualche anno, fino a quando i populisti la faranno finita di mettere in piazza la vita agiata degli ex parlamentari, a spese dello Stato. Tanto per fare un solo esempio: l'ex Parlamentare, Publio Fiori, del quale nessuno aveva memoria, già quando esercitava, figuriamoci dopo, riceve da molti anni un vitalizio di oltre 10.000 Euro mensili: un furto - come altrimenti vogliamo chiamarlo?
I Cinquestelle temendo le elezioni bis, almeno sui vitalizi vogliono portare a casa il risultato, anche prevedendo che un futuro Parlamento possa nuovamente intervenire sulla materia, con una decisione più favorevole ai 'ladri di Stato'!
Naturalmente tutti sottolineano che tale misura antivitalizi di per sé non arrecherebbe grandi vantaggi alle casse dello Stato, trattandosi della revisione di un numero limitato di ex Parlamentari che godono del vitalizio: 2500 circa; ma che, comunque, andrebbe assunta per mandare un segnale al paese: i privilegi vanno cancellati, se non possono goderne tutti i cittadini nella stessa misura, e se la situazione economica generale non li consente.
C'è infine chi, a difesa dell'operato del Parlamento afferma che esso è già intervenuto, energicamente e con determinazione, su detta materia nella passata legislatura; dunque non è restato alla finestra a guardare senza agire. Ha, infatti, tolto i vitalizi ai Parlamentari cui è stata inflitta una condanna definitiva.
Forse volevano dirci che tale misura ha fatto rientrare nelle casse dello Stato ingenti somme, perchè il numero dei Parlamentari che delinquono abitualmente e che per questo hanno subito una condanna definitiva è quasi pari al totale dei componenti le due Camere?
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giovedì 5 aprile 2018
giovedì 15 marzo 2018
In Italia tante giustizie, quante correnti nel PD di Renzi. Il ministro Orlando, minoranza nel PD, tace sulle giustizie nel Paese
Due casi di 'curiosa' giustizia, emersi negli stessi giorni, hanno sollevato interrogativi inquietanti.
Il primo in seno alla Consulta, dunque nel massimo organo giudiziario italiano, l'altro nella piccola Procura di Spoleto, forse in cerca di notorietà - non sapremmo trovare altra giustificazione al suo operato sanzionatorio riguardante Norcia, zona terremotata, dove la normalità stenta a tornarvi.
Cominciamo da quest'ultimo caso, il più grave. A Norcia, dopo il terremoto, con i soldi raccolti da La 7 e dal Corriere della Sera, è stato costruito, in un tempo ragionevole - come avrebbe dovuto essere il tempo, e non lo è stato, di ogni altra iniziativa in quel martoriato territorio - un centro polivalente su progetto del famoso architetto Boeri. Una struttura in legno, da cima a fondo, salvo che nella base di calcestruzzo sulla quale poggiarla.
La Procura di Spoleto l'ha messo sotto sequestro, sigillandone gli ingressi, perché contravviene alla legge (Testo Unico dell'edilizia, art.44): non è provvisoria, secondo la Procura, e viola le leggi sui vincoli paesaggistici. Insomma in un territorio devastato dal terremoto, vanno comunque rispettati i vincoli pesaggistici, cioè - verrebbe da dire - le rovine e macerie che, infatti, ancora in molti di quei luoghi non sono state rimosse.
Viene costruita una struttura che risulta unico luogo di aggregazione, fondamentale per superare l'emergenza che dura da anni e che la magistratura si è ben guardate dal sancire duramente, e una Procuretta - detto senza intenzioni denigratorie, ma con la durezza che il giudizio sulla decisione impone - la chiude; e sta per fare altrettanto per una analoga struttura in costruzione - almeno così teme il sindaco di Norcia - e, perché no, potrebbe farlo anche con le casette che sorgono, guarda un pò, nel parco dei Monti Sibillini.
Mentana giustamente ha reagito duramente a tale decisione, (lo ha fatto anche il Corriere?) tutta 'italiana', mentre non altrettanto duramente ha reagito Orlando, che anzi tace, essendo in minoranza nel PD e forse anche nel Paese delle mille Procure.
Ieri in serata s'è fatta viva la Protezione Civile, con un comunicato ufficiale nel quale ha mandato a dire alla Procura di Spoleto, che la legge post terremoto aveva previsto che si potesse costruire 'in deroga' al Testo Unico dell'edilizia ed ai vincoli paesaggistici, fino a quando non fosse terminata l'emergenza. Che non è ancora terminata, se vi sono cittadini che non hanno avuto la 'casetta' promessa - dopo un anno e mezzo circa dal terremoto - e vivono in alloggi di fortuna, procacciandosi i mezzi attraverso esercizi commerciali provvisori ed improvvisati. E che, comunque, la costruzione di quel Centro polivalente a Norcia è stata eseguita senza violare nessuna norma. Dunque Spoleto faccia marcia indietro ed annulli il sequestro del manufatto.
Secondo caso. Alla Consulta viene messo sotto indagine un giudice, Nicolò Zanon, accusato per interposta persona, sua moglie nel caso specifico, che avrebbe utilizzato la macchina di servizio del marito per fini personali.
Il giudice avrebbe presentato le sue dimissioni, sacrosante vista l'accusa infamante per un membro della Consulta; ma la Consulta le ha respinte all'unanimità.
Le riflessioni che ci vengono su questo caso sono tante. Ne citiamo solo un paio. Perché un giudice della Consulta deve avere una macchina di servizio, vista la giusta lentezza con la quale il massimo organo giudiziario italiano si muove? Non si tratta mica di un organo che agisce in continua emergenza. E poi, se un membro della Consulta ha uno stipendio che risulta essere il doppio di quello del Presidente della Repubblica, potrà ben pagarsi un taxi od una macchina per sé e soprattutto per la famiglia, evitando di incorrere in simili volgari incidenti.
La Procura di Spoleto ha agito in totale autonomia, ma con durezza e senza considerare tutti gli aspetti e soprattutto le conseguenze della sua decisione; mentre alla Consulta hanno deciso di attendere la conclusione delle indagini, mostrando grande tolleranza, attenendosi alla massima: simile non mangia simile.
E Orlando che fa?
Il primo in seno alla Consulta, dunque nel massimo organo giudiziario italiano, l'altro nella piccola Procura di Spoleto, forse in cerca di notorietà - non sapremmo trovare altra giustificazione al suo operato sanzionatorio riguardante Norcia, zona terremotata, dove la normalità stenta a tornarvi.
Cominciamo da quest'ultimo caso, il più grave. A Norcia, dopo il terremoto, con i soldi raccolti da La 7 e dal Corriere della Sera, è stato costruito, in un tempo ragionevole - come avrebbe dovuto essere il tempo, e non lo è stato, di ogni altra iniziativa in quel martoriato territorio - un centro polivalente su progetto del famoso architetto Boeri. Una struttura in legno, da cima a fondo, salvo che nella base di calcestruzzo sulla quale poggiarla.
La Procura di Spoleto l'ha messo sotto sequestro, sigillandone gli ingressi, perché contravviene alla legge (Testo Unico dell'edilizia, art.44): non è provvisoria, secondo la Procura, e viola le leggi sui vincoli paesaggistici. Insomma in un territorio devastato dal terremoto, vanno comunque rispettati i vincoli pesaggistici, cioè - verrebbe da dire - le rovine e macerie che, infatti, ancora in molti di quei luoghi non sono state rimosse.
Viene costruita una struttura che risulta unico luogo di aggregazione, fondamentale per superare l'emergenza che dura da anni e che la magistratura si è ben guardate dal sancire duramente, e una Procuretta - detto senza intenzioni denigratorie, ma con la durezza che il giudizio sulla decisione impone - la chiude; e sta per fare altrettanto per una analoga struttura in costruzione - almeno così teme il sindaco di Norcia - e, perché no, potrebbe farlo anche con le casette che sorgono, guarda un pò, nel parco dei Monti Sibillini.
Mentana giustamente ha reagito duramente a tale decisione, (lo ha fatto anche il Corriere?) tutta 'italiana', mentre non altrettanto duramente ha reagito Orlando, che anzi tace, essendo in minoranza nel PD e forse anche nel Paese delle mille Procure.
Ieri in serata s'è fatta viva la Protezione Civile, con un comunicato ufficiale nel quale ha mandato a dire alla Procura di Spoleto, che la legge post terremoto aveva previsto che si potesse costruire 'in deroga' al Testo Unico dell'edilizia ed ai vincoli paesaggistici, fino a quando non fosse terminata l'emergenza. Che non è ancora terminata, se vi sono cittadini che non hanno avuto la 'casetta' promessa - dopo un anno e mezzo circa dal terremoto - e vivono in alloggi di fortuna, procacciandosi i mezzi attraverso esercizi commerciali provvisori ed improvvisati. E che, comunque, la costruzione di quel Centro polivalente a Norcia è stata eseguita senza violare nessuna norma. Dunque Spoleto faccia marcia indietro ed annulli il sequestro del manufatto.
Secondo caso. Alla Consulta viene messo sotto indagine un giudice, Nicolò Zanon, accusato per interposta persona, sua moglie nel caso specifico, che avrebbe utilizzato la macchina di servizio del marito per fini personali.
Il giudice avrebbe presentato le sue dimissioni, sacrosante vista l'accusa infamante per un membro della Consulta; ma la Consulta le ha respinte all'unanimità.
Le riflessioni che ci vengono su questo caso sono tante. Ne citiamo solo un paio. Perché un giudice della Consulta deve avere una macchina di servizio, vista la giusta lentezza con la quale il massimo organo giudiziario italiano si muove? Non si tratta mica di un organo che agisce in continua emergenza. E poi, se un membro della Consulta ha uno stipendio che risulta essere il doppio di quello del Presidente della Repubblica, potrà ben pagarsi un taxi od una macchina per sé e soprattutto per la famiglia, evitando di incorrere in simili volgari incidenti.
La Procura di Spoleto ha agito in totale autonomia, ma con durezza e senza considerare tutti gli aspetti e soprattutto le conseguenze della sua decisione; mentre alla Consulta hanno deciso di attendere la conclusione delle indagini, mostrando grande tolleranza, attenendosi alla massima: simile non mangia simile.
E Orlando che fa?
lunedì 26 febbraio 2018
Vota Berlusconi/ posti nuovi:due milioni
Non tutti in una botta i due milioni di nuovi posti di lavoro. Anche per Berlusconi sarebbero troppi. Ma un secondo milione che va aggiungersi al primo che Berlusconi tirò fuori dal suo cilindro magico molti anni fa, regalandoli al paese, dopo averli promessi con impegno solenne assunto con la firma del suo 'patto' con gli italiani nel salotto tv di Bruno Vespa.
Sono trascorsi molti anni da allora, l'Italia gode ancora dei benefici del suo governo - anzi dei suoi governi, perchè altre volte è tornato al timone della nazione - ed ora torna più arzillo che mai - salvo che per la calotta marrone che ogni giorno deve disegnarsi in testa prima di uscire allo scoperto - a offrire benefici e miracoli al paese.
Allora come oggi è chiaro a tutti che lui non scende in politica per farsi gli affari suoi, perchè quelli se li è già fatti, ma per liberare l'Italia dal pericolo grillino, esattamente come allora, quando scese in politica per liberarla da un altro pericolo, quello comunista.
Accanto a sè chiama persone che appartengono al mondo del 'fare', al mondo dell'imprenditoria e delle professioni, al quale anche lui appartiene, a coloro cioè che hanno dimostrato di saper governare i loro affari; e se hanno fatto e bene con le loro cose, sapranno farlo con la 'cosa pubblica', senza badare al proprio tornaconto, perché i loro affari vanno in automatico - come ha dimostrato anche Berlusconi con le sue aziende.
Ci sarebbe da dire qualcosa sugli alleati di Berlusconi, ma per ora basta lui, meglio non parlare dei suoi soci, per non danneggiarlo.
Niente a che vedere con i grillini - i nemici suoi e del paese, di oggi. Chi è quel Di Maio - mette in guardia Berlusconi? Un giovanotto, che non è riuscito neanche a laurearsi, che non ha fatto mai un lavoro vero in vita sua, ma solo 'lavoretti', e che ora pretenderebbe di governare il paese, anche con l'appoggio incondizionato di Travaglio e del suo Fatto. Con quale esperienza, va ripetendo Berlusconi? Ma come, aggiunge il Cav. non bastano gli esempi disastrosi che hanno dato al paese governando le città, Capitale compresa? Travaglio affiderebbe il suo Fatto a coloro i quali non hanno saputo governare una città? Ci proverebbe comunque, non temendo che mandino tutto gambe all'aria?
Certi giornali e opinionisti non darebbero mai e poi mai altrettanto credito ai grillini al governo, quando dovessero mettere nelle loro mani i propri beni. Mica fessi!
E il PD? Un titolo de La Stampa di oggi, fotografa la loro attuale situazione: il PD vota contro il PD. Negli interventi televisivi dei vari leader, PD ed ex PD, se le danno di santa ragione. Emerge che il nemico o l'avversario da sconfiggere siano i loro ex compagni. E le varie frangette, staccatesi dalla casa madre, vagano alla ricerca di un posto, senza un capo credibile. Perchè quel Grasso, che hanno voluto al vertice, è l'assicurazione della loro sconfitta. Ieri, a Mentana che gli chiedeva della presenza delle donne nel partito, ha fatto un paio di nomi - ma si stava per dimenticare che vi milita anche la Boldrini - e poi ha detto che hanno coinvolto anche una direttrice d'orchestra. Chi è costei? Si chiama Gianna Fratta, è moglie di Piero Pelù, ma le sue gesta direttoriali solo Grasso apprezza, avendola invitata, un paio di anni fa, a dirigere un concertino in Senato ( noi quel concerto l'abbiamo anche visto e non ci è parso che Grasso e il suo partito con Lei abbia fatto un grande acquisto, non essendo una esponente di valore nel suo campo!) .
Insomma per chi votare? In fin dei conti quello più affidabile è Berlusconi con il secondo milione di nuovi posti di lavoro. L'ha promesso. E Berlusconi le Promesse - le chiama così le olgettine? -le mantiene. ( La battuta, caustica ma esilarante, non è nostra, l'abbiamo letta su qualche giornale!)
Vero!
Sono trascorsi molti anni da allora, l'Italia gode ancora dei benefici del suo governo - anzi dei suoi governi, perchè altre volte è tornato al timone della nazione - ed ora torna più arzillo che mai - salvo che per la calotta marrone che ogni giorno deve disegnarsi in testa prima di uscire allo scoperto - a offrire benefici e miracoli al paese.
Allora come oggi è chiaro a tutti che lui non scende in politica per farsi gli affari suoi, perchè quelli se li è già fatti, ma per liberare l'Italia dal pericolo grillino, esattamente come allora, quando scese in politica per liberarla da un altro pericolo, quello comunista.
Accanto a sè chiama persone che appartengono al mondo del 'fare', al mondo dell'imprenditoria e delle professioni, al quale anche lui appartiene, a coloro cioè che hanno dimostrato di saper governare i loro affari; e se hanno fatto e bene con le loro cose, sapranno farlo con la 'cosa pubblica', senza badare al proprio tornaconto, perché i loro affari vanno in automatico - come ha dimostrato anche Berlusconi con le sue aziende.
Ci sarebbe da dire qualcosa sugli alleati di Berlusconi, ma per ora basta lui, meglio non parlare dei suoi soci, per non danneggiarlo.
Niente a che vedere con i grillini - i nemici suoi e del paese, di oggi. Chi è quel Di Maio - mette in guardia Berlusconi? Un giovanotto, che non è riuscito neanche a laurearsi, che non ha fatto mai un lavoro vero in vita sua, ma solo 'lavoretti', e che ora pretenderebbe di governare il paese, anche con l'appoggio incondizionato di Travaglio e del suo Fatto. Con quale esperienza, va ripetendo Berlusconi? Ma come, aggiunge il Cav. non bastano gli esempi disastrosi che hanno dato al paese governando le città, Capitale compresa? Travaglio affiderebbe il suo Fatto a coloro i quali non hanno saputo governare una città? Ci proverebbe comunque, non temendo che mandino tutto gambe all'aria?
Certi giornali e opinionisti non darebbero mai e poi mai altrettanto credito ai grillini al governo, quando dovessero mettere nelle loro mani i propri beni. Mica fessi!
E il PD? Un titolo de La Stampa di oggi, fotografa la loro attuale situazione: il PD vota contro il PD. Negli interventi televisivi dei vari leader, PD ed ex PD, se le danno di santa ragione. Emerge che il nemico o l'avversario da sconfiggere siano i loro ex compagni. E le varie frangette, staccatesi dalla casa madre, vagano alla ricerca di un posto, senza un capo credibile. Perchè quel Grasso, che hanno voluto al vertice, è l'assicurazione della loro sconfitta. Ieri, a Mentana che gli chiedeva della presenza delle donne nel partito, ha fatto un paio di nomi - ma si stava per dimenticare che vi milita anche la Boldrini - e poi ha detto che hanno coinvolto anche una direttrice d'orchestra. Chi è costei? Si chiama Gianna Fratta, è moglie di Piero Pelù, ma le sue gesta direttoriali solo Grasso apprezza, avendola invitata, un paio di anni fa, a dirigere un concertino in Senato ( noi quel concerto l'abbiamo anche visto e non ci è parso che Grasso e il suo partito con Lei abbia fatto un grande acquisto, non essendo una esponente di valore nel suo campo!) .
Insomma per chi votare? In fin dei conti quello più affidabile è Berlusconi con il secondo milione di nuovi posti di lavoro. L'ha promesso. E Berlusconi le Promesse - le chiama così le olgettine? -le mantiene. ( La battuta, caustica ma esilarante, non è nostra, l'abbiamo letta su qualche giornale!)
Vero!
martedì 20 febbraio 2018
Secondo il Gran Maestro del GOI, Bisi, la Massoneria è come l'Azione Cattolica, dalla quale si differenzia solo per la sua laicità
La cosa non è così chiara come vorrebbe il Gran Maestro del Grand'Oriente d'Italia - la più importante loggia massonica italiana, anche se non l'unica - che si dà da fare, instancabilmente ogni giorno, per farci credere che la società segreta che egli presiede è nient'altro che una società di mutuo soccorso con finalità umanitarie e sociali.
La tiritera dei grandi uomini massoni, soprattutto del passato - perchè fra quelli del tempo presente c'è stato anche il venerabile Licio Gelli, che non era certo uno stinco di santo né un benefattore dell'umanità e neppure un portatore di pace - la conosciamo bene. Ce la elencò minuziosamente una ventina di anni fa l'allora Gran Maestro, Virgilio Gaito, quando lo incontrammo, in occasione di alcune celebrazioni mozartiane, nella sede romana del Vascello.
L'attuale Gran Maestro, Bisi, giornalista senese, si prodiga in attività benefiche ed umanitarie - nei giorni scorsi ha premiato alcuni studenti a Norcia - e fra breve aprirà a tutti le porte delle sedi massoniche per farci entrare un pò dì aria pura e per rassicurare i cittadini sulla natura della Massoneria.
Ma allora Bisi - che viene da una città che si vuole consegnata nelle mani non proprio candide della massoneria - dovrebbe spiegare che senso ha usare, quando si parla di affari poco puliti, l'espressione 'c'è l'ombra della massoneria'. Se fosse come l'Azione Cattolica e la Croce Rossa l'espressione dovrebbe essere del tutto diversa magari: 'grazie alla Massoneria benemerita ecc...
La Massoneria non è neanche come il Rotary o i Lions, è tutt'altra cosa. Magari, come gli appartenenti al Rotary o ai Lions i 'fratelli' si danno una mano, solo che quelle mani assai spesso si stringono per affari ben diversi da quelli predicati dal Gran Maestro Bisi.
E del resto perchè oggi alcuni partiti si affrettano a dichiarare che i massoni non possono candidarsi in certe liste, come nel caso dei Cinquestelle, per bocca di Di Maio?
Il PD, invece, anni fa sostenne che i massoni potevano candidarsi nel loro partito, lo sostenne fortemente Luigi Berlinguer che l'ebbe vinta. E nulla ci toglie dalla testa che forse anche lui era fratello del Gran d'Oriente d'Italia, nel quale compaiono nomi insospettabili, ma sempre e comunque potenti.
Se fosse solo una onlus con scopi caritatevoli anche e sopratutto verso l'esterno, mentre la massoneria rivolge la sua azione solo ed esclusivamente a beneficio dei suoi adepti, l'elenco degli iscritti- che provengono dalla società civile che conta, dalle professioni ma anche dalla Chiesa: non si è spesso detto che alcuni prelati di alto rango erano massoni ? - non sarebbe secretato, anche se più d'una volta gli elenchi degli appartenenti alle Logge sono state rese note, e comunque sono depositati presso le questure.
Non ci convince del contrario neanche il sapere che il miglior sindaco di Roma, Nathan - del quale Bisi vuol donare alla Raggi un busto - era massone, perchè un sindaco, anche se il miglior sindaco del mondo, non redime nè santifica una società che è in affari più con il diavolo che con l'acqua santa.
La tiritera dei grandi uomini massoni, soprattutto del passato - perchè fra quelli del tempo presente c'è stato anche il venerabile Licio Gelli, che non era certo uno stinco di santo né un benefattore dell'umanità e neppure un portatore di pace - la conosciamo bene. Ce la elencò minuziosamente una ventina di anni fa l'allora Gran Maestro, Virgilio Gaito, quando lo incontrammo, in occasione di alcune celebrazioni mozartiane, nella sede romana del Vascello.
L'attuale Gran Maestro, Bisi, giornalista senese, si prodiga in attività benefiche ed umanitarie - nei giorni scorsi ha premiato alcuni studenti a Norcia - e fra breve aprirà a tutti le porte delle sedi massoniche per farci entrare un pò dì aria pura e per rassicurare i cittadini sulla natura della Massoneria.
Ma allora Bisi - che viene da una città che si vuole consegnata nelle mani non proprio candide della massoneria - dovrebbe spiegare che senso ha usare, quando si parla di affari poco puliti, l'espressione 'c'è l'ombra della massoneria'. Se fosse come l'Azione Cattolica e la Croce Rossa l'espressione dovrebbe essere del tutto diversa magari: 'grazie alla Massoneria benemerita ecc...
La Massoneria non è neanche come il Rotary o i Lions, è tutt'altra cosa. Magari, come gli appartenenti al Rotary o ai Lions i 'fratelli' si danno una mano, solo che quelle mani assai spesso si stringono per affari ben diversi da quelli predicati dal Gran Maestro Bisi.
E del resto perchè oggi alcuni partiti si affrettano a dichiarare che i massoni non possono candidarsi in certe liste, come nel caso dei Cinquestelle, per bocca di Di Maio?
Il PD, invece, anni fa sostenne che i massoni potevano candidarsi nel loro partito, lo sostenne fortemente Luigi Berlinguer che l'ebbe vinta. E nulla ci toglie dalla testa che forse anche lui era fratello del Gran d'Oriente d'Italia, nel quale compaiono nomi insospettabili, ma sempre e comunque potenti.
Se fosse solo una onlus con scopi caritatevoli anche e sopratutto verso l'esterno, mentre la massoneria rivolge la sua azione solo ed esclusivamente a beneficio dei suoi adepti, l'elenco degli iscritti- che provengono dalla società civile che conta, dalle professioni ma anche dalla Chiesa: non si è spesso detto che alcuni prelati di alto rango erano massoni ? - non sarebbe secretato, anche se più d'una volta gli elenchi degli appartenenti alle Logge sono state rese note, e comunque sono depositati presso le questure.
Non ci convince del contrario neanche il sapere che il miglior sindaco di Roma, Nathan - del quale Bisi vuol donare alla Raggi un busto - era massone, perchè un sindaco, anche se il miglior sindaco del mondo, non redime nè santifica una società che è in affari più con il diavolo che con l'acqua santa.
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giovedì 1 febbraio 2018
Elezioni Politiche del 4 marzo.Si attendono le analisi
A giudicare da quello che dicono tutti, senza eccezione, i protagonisti della corrente campagna elettorale che porterà alle votazioni del 4 marzo - sia politiche che regionali - niente è ancora chiaro di come evolverà la situazione politica in Italia.
Intanto Mattarella, il presidente, ha messo un cane da guardia, nella persona di Gentiloni, nel caso ci fosse un assalto alle derrate o alla diligenza - come del resto tanti temono.
Tutti vanno raccontando che vinceranno le elezioni: ne sono certi i Cinquestelle che saranno incoronati primo partito d'Italia - gli elettori non si faranno condizionare dalle brutte esperienze amministrative, come quella romana della Raggi che, comunque, in queste settimane si sta dando tanto da fare per non danneggiare ancora di più il Movimento.
Ostentano sicurezza anche le destre che, come coalizione, superano anche i Cinquestelle e potrebbero anche avere la maggioranza richiesta per governare. Sì, ma chi? Berlusconi, che tiene insieme con uno sforzo sovrumano ( così sovrumano che in questi giorni ha avuto un affaticamento ed ha dovuto interrompere le sue comparse pubbliche e tv), non può, anche perchè Strasburgo non risponderà alla sua richiesta di 'riabilitazione' politica prima di quelle data; Salvini, neanche lui, anche se lui vorrebbe mentre non lo vuole nessun altro, neppure Berlusconi che è costretto a rassicurare i partners europei sulla 'incandidabilità' del suo socio 'preelettorale' per tutt'altre ragioni rispetto alle sue.
Sarà il partito di Renzi a vincere le elezioni? Lo va dicendo dopo che in queste ultime ore c'è stato un balzo in avanti, come di una tartaruga, nei sondaggi del PD. Renzi sbandiera che ha pronta la squadra più efficiente e preparata ( ma naturalmente, anche se non lo dice, Renzi, non pensa alla squadra guidata da Gentiloni, mai sbaraccata per volontà di Mattarella che teme il peggio), e pensa ancora che a guidarla possa essere richiamato per la seconda volta proprio lui. Chi altro?
Tutti come si vede sembrano malati di una identica malattia, quella della sopravvalutazione delle proprie forze, dimenticando che lo stress elettorale può giocare un brutto scherzo a chi non sa riposarsi ogni tanto dalle fatiche, prendere fiato e proporre ricette sensate per guarire definitivamente il nostro paese dai suoi mali: di impreparazione, millanteria, impresentabilità soffrono molti chiamati a consulto al capezzale della nazione febbricitante. E poi il debito pubblico, che pesa come un macigno, preme sul petto dell'Italia, impedendole di respirare a pieni polmoni e di guarire.
E per questo tutti attendono gli esami del 4 marzo. Gli esami delle URINE.
Intanto Mattarella, il presidente, ha messo un cane da guardia, nella persona di Gentiloni, nel caso ci fosse un assalto alle derrate o alla diligenza - come del resto tanti temono.
Tutti vanno raccontando che vinceranno le elezioni: ne sono certi i Cinquestelle che saranno incoronati primo partito d'Italia - gli elettori non si faranno condizionare dalle brutte esperienze amministrative, come quella romana della Raggi che, comunque, in queste settimane si sta dando tanto da fare per non danneggiare ancora di più il Movimento.
Ostentano sicurezza anche le destre che, come coalizione, superano anche i Cinquestelle e potrebbero anche avere la maggioranza richiesta per governare. Sì, ma chi? Berlusconi, che tiene insieme con uno sforzo sovrumano ( così sovrumano che in questi giorni ha avuto un affaticamento ed ha dovuto interrompere le sue comparse pubbliche e tv), non può, anche perchè Strasburgo non risponderà alla sua richiesta di 'riabilitazione' politica prima di quelle data; Salvini, neanche lui, anche se lui vorrebbe mentre non lo vuole nessun altro, neppure Berlusconi che è costretto a rassicurare i partners europei sulla 'incandidabilità' del suo socio 'preelettorale' per tutt'altre ragioni rispetto alle sue.
Sarà il partito di Renzi a vincere le elezioni? Lo va dicendo dopo che in queste ultime ore c'è stato un balzo in avanti, come di una tartaruga, nei sondaggi del PD. Renzi sbandiera che ha pronta la squadra più efficiente e preparata ( ma naturalmente, anche se non lo dice, Renzi, non pensa alla squadra guidata da Gentiloni, mai sbaraccata per volontà di Mattarella che teme il peggio), e pensa ancora che a guidarla possa essere richiamato per la seconda volta proprio lui. Chi altro?
Tutti come si vede sembrano malati di una identica malattia, quella della sopravvalutazione delle proprie forze, dimenticando che lo stress elettorale può giocare un brutto scherzo a chi non sa riposarsi ogni tanto dalle fatiche, prendere fiato e proporre ricette sensate per guarire definitivamente il nostro paese dai suoi mali: di impreparazione, millanteria, impresentabilità soffrono molti chiamati a consulto al capezzale della nazione febbricitante. E poi il debito pubblico, che pesa come un macigno, preme sul petto dell'Italia, impedendole di respirare a pieni polmoni e di guarire.
E per questo tutti attendono gli esami del 4 marzo. Gli esami delle URINE.
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giovedì 25 gennaio 2018
NON VOTARE. Perchè? I casi di Giulia Bongiorno ( Lega) e di Stefania Saccardi (PD)
No ci si dica che stiamo cercando il pelo nell'uovo, perchè in fondo di due casi, isolati, si tratta.No, non sono casi isolati, non rappresentano una esclusiva di questa o quella forza politica e non sono limitati a questa o quella area geografica. Il malcostume, l'illegalità, il privilegio immeritato alberga ovunque. E questi sono solo due casi, i più recenti, fra i tanti che ogni giorno la cronaca ci rimanda invogliandoci a NON VOTARE.
Giulia Bongiorno è l'avvocato penalista che si è fatto un nome assumendo la difesa di Giulio Andreotti e successivamente di Raffaele Sollecito, e ricavandone, per il buon esito dei rispettivi giudizi, notorietà e soldi.
Da tempo insieme alla soubrette Michelle Hunziker, sposata Trussardi, ha fondato una associazione che si prodiga per la difesa delle donne vittime di abusi, violenze, il cui nome è 'Doppia Difesa'.
Poprio ieri, Il Fatto Quotidiano, con un lungo articolo di Selvaggia Lucarelli, segnala che quell'associazione che dice di prodigarsi per le donne vittime di qualunque cosa e di chiunque, di fatto non esiste o, se esiste, è inattiva. La giornalista, messa sull'avviso da tante donne che si sono rivolte all'Associazione della Bongiorno-Hunziker negli ultimi tempi, ha provato a cercare l'Associazione, telefonicamente. Come avevano lamentate tante donne prima della Lucarelli, ai numeri dell'Associazione non risponde nessuno, mentre l'avvocato e la soubrette, tengono insieme anche una rubrica su un noto settimanale e hanno la possibilità di usufruire del 5x1000. Doppio, triplo imbroglio. L'inattività del recapito telefonico dell'Associazione viene motivata con la mancanza cronica di fondi, che avrebbe dovuto indurre le due fondatrici a chiuderla o semmai, nel frattempo, a non chiedere soldi ai cittadini per la sua ATTIVITA', CHE , SEMPLICEMENTE, NON ESISTE. O forse, più ragionevolmente, avrebbero potuto mettere mano nelle loro stesse tasche, che non sono vuote, e intanto autofinanziarsi.
E invece no, e la Bongiorno ha anche la faccia tosta di presentarsi come candidata nella Lega di Salvini alle prossime politiche. Non solo da Lei mai e poi mai compreremmo una macchina usata - come recitava una celebre pubblicità - ma Lei, non c'è ragione per votarla, perchè una che racconta balle ancora prima di essere eletta deve starsene a casa, anche quando venisse candidata 'per forza', 'contro la sua volontà' o ' a sua insaputa', formule giuridiche che l'avvocato conosce bene.
Sempre ieri, e sempre Il Fatto Quotidiano, raccontava un altro episodio, in quota PD, riguardante l'assessore alla Sanità della Regione Toscana, Stefania Saccardi, che verrà candidata alle prossime politiche per lo stesso partito., quello di Renzi - è bene specificarlo visto le tante anime della sinistra nel nostro paese.
Che ha fatto di tanto grave da confermarci nel nostro proposito di NON VOTARE? L'Assessore, in un primo momento candidata alla Presidenza della Regione, poi dirottata in Parlamento- dove il PD spera faccia meno danni, perchè nulla farà ne siamo certi, in quanto quel seggio è solo il premio di una vita di fedeltà ai vari gigli magici e non- è titolare PROPRIETARIA , in toto o in quota parte, di una decina e passa di immobili, 14 per la precisione, ma vive, con una affitto calmierato - di quelli che sono riservati a chi non ha possibilità economiche - in una casa di proprietà dell'Istituto di sostentamento del clero' della diocesi di Firenze. Istituto che, per i suoi alti scopi sociali, gode anche di un finanziamento della Regione Toscana. ( magari facente capo all'assessorato alla Sanità di cui Lei è titolare). L'Istituto che le ha procurato quell'appartamento, dandoglielo in locazione ad un prezzo vergognoso per Lei che è comproprietaria di 14 immobili, è diretto da suo fratello, Simone.
Ecco perchè NON ANDREMO A VOTARE. E nulla potrà indurci a cambiare idea. Neanche quei colleghi giornalisti che ieri dalla Gruber hanno spiegato che così facendo contribuiamo a far eleggere esattamente quelli che non vorremmo mai fossero eletti, come è accaduto negli USA, dove 90 milioni di cittadini non hanno votato, e i 60 milioni che hanno votato hanno mandato alla Casa Bianca, quel campione di Trump. Un cataclisma per l'America, forse più distruttivo dei ricorrenti cicloni ed uragani e perfino del buco dell'ozono, di cui, al mondo, solo lui non si preoccupa.
P.S. Questo post è il risultato della lettura della denuncia di Selvaggia Lucarelli sul Fatto Quotidiano.
Le titolari di Doppia Difesa hanno minacciato denuncia. Ma se a seguito dell'articolo della Lucarelli, la Fondazione della Bongiorno-Hunziker funzionerà meglio o funzionerà finalmente,. l'articolo della Lucarelli è servito allo scopo. Che coincide con quello della Fondazione'Doppia Difesa' ,cioè offrire assistenza alle donne vittime di molestie, maltrattamenti,violenze ecc...
Piuttotso che denunciare - cosa che la Bongiorno sa sicuramente fare - sarebbe opportuno che la Fondazione mostri la medesima determinazione e lo stesso tempismo nello svolgimento della sua attività. Bastano i fatti a smentire quello che ha scritto la Lucarelli, una querela non serve, suonando come minaccia contro inchieste e denunce future.
Il nostro invito a non votarle e a non votare resta valido, perchè non ci si può mettere in regola solo dopo una denuncia giornalistica. Quali che siano le conclusioni delle eventuali indagini, è certo che Doppia Difesa non ha rappresentato il massimo dell'efficienza nel raggiungimento degli scopi statutari, se molte donne che si sono rivolte alla Fondazione non hanno avuto risposte adeguate.
Giulia Bongiorno è l'avvocato penalista che si è fatto un nome assumendo la difesa di Giulio Andreotti e successivamente di Raffaele Sollecito, e ricavandone, per il buon esito dei rispettivi giudizi, notorietà e soldi.
Da tempo insieme alla soubrette Michelle Hunziker, sposata Trussardi, ha fondato una associazione che si prodiga per la difesa delle donne vittime di abusi, violenze, il cui nome è 'Doppia Difesa'.
Poprio ieri, Il Fatto Quotidiano, con un lungo articolo di Selvaggia Lucarelli, segnala che quell'associazione che dice di prodigarsi per le donne vittime di qualunque cosa e di chiunque, di fatto non esiste o, se esiste, è inattiva. La giornalista, messa sull'avviso da tante donne che si sono rivolte all'Associazione della Bongiorno-Hunziker negli ultimi tempi, ha provato a cercare l'Associazione, telefonicamente. Come avevano lamentate tante donne prima della Lucarelli, ai numeri dell'Associazione non risponde nessuno, mentre l'avvocato e la soubrette, tengono insieme anche una rubrica su un noto settimanale e hanno la possibilità di usufruire del 5x1000. Doppio, triplo imbroglio. L'inattività del recapito telefonico dell'Associazione viene motivata con la mancanza cronica di fondi, che avrebbe dovuto indurre le due fondatrici a chiuderla o semmai, nel frattempo, a non chiedere soldi ai cittadini per la sua ATTIVITA', CHE , SEMPLICEMENTE, NON ESISTE. O forse, più ragionevolmente, avrebbero potuto mettere mano nelle loro stesse tasche, che non sono vuote, e intanto autofinanziarsi.
E invece no, e la Bongiorno ha anche la faccia tosta di presentarsi come candidata nella Lega di Salvini alle prossime politiche. Non solo da Lei mai e poi mai compreremmo una macchina usata - come recitava una celebre pubblicità - ma Lei, non c'è ragione per votarla, perchè una che racconta balle ancora prima di essere eletta deve starsene a casa, anche quando venisse candidata 'per forza', 'contro la sua volontà' o ' a sua insaputa', formule giuridiche che l'avvocato conosce bene.
Sempre ieri, e sempre Il Fatto Quotidiano, raccontava un altro episodio, in quota PD, riguardante l'assessore alla Sanità della Regione Toscana, Stefania Saccardi, che verrà candidata alle prossime politiche per lo stesso partito., quello di Renzi - è bene specificarlo visto le tante anime della sinistra nel nostro paese.
Che ha fatto di tanto grave da confermarci nel nostro proposito di NON VOTARE? L'Assessore, in un primo momento candidata alla Presidenza della Regione, poi dirottata in Parlamento- dove il PD spera faccia meno danni, perchè nulla farà ne siamo certi, in quanto quel seggio è solo il premio di una vita di fedeltà ai vari gigli magici e non- è titolare PROPRIETARIA , in toto o in quota parte, di una decina e passa di immobili, 14 per la precisione, ma vive, con una affitto calmierato - di quelli che sono riservati a chi non ha possibilità economiche - in una casa di proprietà dell'Istituto di sostentamento del clero' della diocesi di Firenze. Istituto che, per i suoi alti scopi sociali, gode anche di un finanziamento della Regione Toscana. ( magari facente capo all'assessorato alla Sanità di cui Lei è titolare). L'Istituto che le ha procurato quell'appartamento, dandoglielo in locazione ad un prezzo vergognoso per Lei che è comproprietaria di 14 immobili, è diretto da suo fratello, Simone.
Ecco perchè NON ANDREMO A VOTARE. E nulla potrà indurci a cambiare idea. Neanche quei colleghi giornalisti che ieri dalla Gruber hanno spiegato che così facendo contribuiamo a far eleggere esattamente quelli che non vorremmo mai fossero eletti, come è accaduto negli USA, dove 90 milioni di cittadini non hanno votato, e i 60 milioni che hanno votato hanno mandato alla Casa Bianca, quel campione di Trump. Un cataclisma per l'America, forse più distruttivo dei ricorrenti cicloni ed uragani e perfino del buco dell'ozono, di cui, al mondo, solo lui non si preoccupa.
P.S. Questo post è il risultato della lettura della denuncia di Selvaggia Lucarelli sul Fatto Quotidiano.
Le titolari di Doppia Difesa hanno minacciato denuncia. Ma se a seguito dell'articolo della Lucarelli, la Fondazione della Bongiorno-Hunziker funzionerà meglio o funzionerà finalmente,. l'articolo della Lucarelli è servito allo scopo. Che coincide con quello della Fondazione'Doppia Difesa' ,cioè offrire assistenza alle donne vittime di molestie, maltrattamenti,violenze ecc...
Piuttotso che denunciare - cosa che la Bongiorno sa sicuramente fare - sarebbe opportuno che la Fondazione mostri la medesima determinazione e lo stesso tempismo nello svolgimento della sua attività. Bastano i fatti a smentire quello che ha scritto la Lucarelli, una querela non serve, suonando come minaccia contro inchieste e denunce future.
Il nostro invito a non votarle e a non votare resta valido, perchè non ci si può mettere in regola solo dopo una denuncia giornalistica. Quali che siano le conclusioni delle eventuali indagini, è certo che Doppia Difesa non ha rappresentato il massimo dell'efficienza nel raggiungimento degli scopi statutari, se molte donne che si sono rivolte alla Fondazione non hanno avuto risposte adeguate.
martedì 23 gennaio 2018
Con che faccia Vasco Errani si è dimesso da Commissario per il terremoto del Centro Italia per candidarsi con LeU?
Come si legge nell'articolo del Fatto dell'agosto scorso - da noi ripreso parzialmente nel post precedente - il Commissario straordinario per il terremoto del Centro Italia, nominatovi da Renzi nell'agosto 2016 (appena due mesi dopo che aveva dovuto lasciare la presidenza della Regione Emilia-Romagna per guai giudiziari), Vasco Errani, perchè già Commissario per il terremoto nella sua regione, dunque con grande esperienza in materia, alla fine di agosto 2017 avrebbe terminato il suo mandato, qualora il suo mandato, con tutto quello che comportava, fosse stato portato a termine e non si volesse affidare ad altri la prosecuzione di quell'incarico o si volesse procedere altrimenti, dando, ad esempio, più poteri ai sindaci.
Errani alla fine di agosto si dichiarò soddisfatto per ciò che aveva fatto e, alla scadenza fissata del suo mandato, non intese prorogarlo. Il Governo, passato nelle mani di Gentiloni e il Partito democratico alle prese con le scissioni interne, non avevano dunque nulla a che fare con le dimissioni di Errani. Del quale tutti dissero che era una persona seria, che non si dimetteva perchè irresponsabile, ma solo per fine mandato. E che lungi da lui era qualsiasi idea di prepararsi, con le dimissioni, ad una candidatura per la Camera dei Deputati, in una delle costole scissioniste del PD, quella che non faceva capo nè a Renzi nè a Gentiloni. Al diffondersi di tali voci, Errani ed il suo entourage smentirono categoricamente. Vasco non è un accaparratore di poltrone - come se non ne avesse ancora occupate mai ( ci furono contestazioni quando si candidò per la terza volta a Governatore dell'Emilia Romagna, riuscendone eletto).
E, invece, quelle voci che lo davano dimissionario per candidarsi nell'ala del partito non più di Renzi segretario, erano vere. Come si è saputo proprio in questi giorni in cui i pariti procedono alle candidature.
Evidentemente anche per Vasco Errani, pezzo da novanta del PD della rossa Emilia-Romagna, il terremoto conta meno della sua poltrona in Parlamento, alla quale aspirava dal giorno in cui decise di dimettersi, andando successivamente a fondare il nuovo partito che aveva abbandonato la 'casa' comune.
E' di oggi la notizia che in tutt'altro schieramento, senza terremoti da commissariare, un giornalista dell'azienda Berlusconi si è dimesso, Giorgio Mulè, direttore del settimanale 'Panorama'. E si è dimesso per una ragione personalissima: la sua candidatura prossima in Parlamento, nelle file del partito del suo datore di lavoro, Silvio Berlusconi.
Errani alla fine di agosto si dichiarò soddisfatto per ciò che aveva fatto e, alla scadenza fissata del suo mandato, non intese prorogarlo. Il Governo, passato nelle mani di Gentiloni e il Partito democratico alle prese con le scissioni interne, non avevano dunque nulla a che fare con le dimissioni di Errani. Del quale tutti dissero che era una persona seria, che non si dimetteva perchè irresponsabile, ma solo per fine mandato. E che lungi da lui era qualsiasi idea di prepararsi, con le dimissioni, ad una candidatura per la Camera dei Deputati, in una delle costole scissioniste del PD, quella che non faceva capo nè a Renzi nè a Gentiloni. Al diffondersi di tali voci, Errani ed il suo entourage smentirono categoricamente. Vasco non è un accaparratore di poltrone - come se non ne avesse ancora occupate mai ( ci furono contestazioni quando si candidò per la terza volta a Governatore dell'Emilia Romagna, riuscendone eletto).
E, invece, quelle voci che lo davano dimissionario per candidarsi nell'ala del partito non più di Renzi segretario, erano vere. Come si è saputo proprio in questi giorni in cui i pariti procedono alle candidature.
Evidentemente anche per Vasco Errani, pezzo da novanta del PD della rossa Emilia-Romagna, il terremoto conta meno della sua poltrona in Parlamento, alla quale aspirava dal giorno in cui decise di dimettersi, andando successivamente a fondare il nuovo partito che aveva abbandonato la 'casa' comune.
E' di oggi la notizia che in tutt'altro schieramento, senza terremoti da commissariare, un giornalista dell'azienda Berlusconi si è dimesso, Giorgio Mulè, direttore del settimanale 'Panorama'. E si è dimesso per una ragione personalissima: la sua candidatura prossima in Parlamento, nelle file del partito del suo datore di lavoro, Silvio Berlusconi.
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lunedì 18 dicembre 2017
Maria Elena, sii bbuona, dimettiti!
Il cerchio intorno a Maria Elena Boschi, detta 'la zarina', per incoronazione ufficiale dell'amico Matteo Renzi , va sempre più stringendosi e, prima o poi, si trasformerà, inevitabilmente, in una sorta di cappio che ne strangolerà la carriera politica, già ormai compromessa, anche prescindendo dalle dichiarazioni che si attendono oggi e domani dai testimoni convocati dalla Commissione parlamentare di indagine sulle banche, e cioè il Governatore di Bankitalia, Visco, e Ghizzoni, ex numero uno di Unicredit.
Ieri l'ennessimo colpo alla sua credibilità inferto dal sempre discreto e misurato ministro dell'Economia Padoan. Nessun ministro - ha detto, e poi anche precisato in un comunicato ufficiale del suol Ministero - è stato mai da noi autorizzato ad occuparsi delle banche, né autorizzazione è stata mai chiesta. Delle banche si occupa il ministro competente, cioè Padoan, d'accordo con il capo del Governo, Renzi o Gentiloni ed il Governatore di Bankitalia, Visco. Più chiaro di così!
Dunque se Maria Elena sia intervenuta, come sembra sempre più evidente, lo ha fatto a titolo personale, senza averne diritto, incarico e delega di chicchessia.
Allora Renzi la smetta di difenderla a spad, tratta tirando in ballo che l'offensiva ormai generale contro la zarina sia conseguenza della ricerca di un 'capro espiatorio'. Lei si è messa in questo casino e Renzi sicuramente ne era a conoscenza, Padoan no (o forse anche lui, senza poter agire, conoscendo i rapporti tra la ministra ed il capo del governo); e forse negli attacchi a Visco, accusato di scarsa vigilanza, si potrebbe celare qualche opposizione alla zarina e a Renzi, lo zar, alle loro richieste di aiuto per la banca nella quale vice presidente era il 'babbo' della Maria Elena.
Senza dimenticare che se scarsa vigilanza c'è stata, ammesso che ci sia stata da parte di Bankitalia, chi ha potuto agire tranquillamente sono stati i vertici delle banche che si sono comportati nei confronti dei comuni cittadini, come degli imbroglioni e ladri professionisti. Non vorranno Matteo e Maria Elena, farci credere che la storia delle 'guardie e dei ladri', va riscritta a ruoli inversi? No, non siamo idioti fino a questo punto, da bere la loro versione.
Il Governo e la magistratura devono scovare i ladri, far tirar loro fuori il malloppo che hanno nascosto o in paradisi fiscali o attribuendone la titolarità a parenti, e fargli pagare in solido e da dietro le sbarre.
E Maria Elena? E Matteo? Maria Elena dovrebbe dimettersi da subito. E Matteo non dovrebbe ricandidarla. A meno che non abbia deciso fin d'ora che lui ed il suo partito debbano uscire con le ossa rotte dalla prossima competizione elettorale nazionale. Perchè così finirà la storia se non cambiano le cose. Le sorti della zarina non valgono le sorti future di un partito come il PD. Consigli alla sua amica, se non lo fa lei 'sua sponte', di dimettersi. Subito.
Ieri l'ennessimo colpo alla sua credibilità inferto dal sempre discreto e misurato ministro dell'Economia Padoan. Nessun ministro - ha detto, e poi anche precisato in un comunicato ufficiale del suol Ministero - è stato mai da noi autorizzato ad occuparsi delle banche, né autorizzazione è stata mai chiesta. Delle banche si occupa il ministro competente, cioè Padoan, d'accordo con il capo del Governo, Renzi o Gentiloni ed il Governatore di Bankitalia, Visco. Più chiaro di così!
Dunque se Maria Elena sia intervenuta, come sembra sempre più evidente, lo ha fatto a titolo personale, senza averne diritto, incarico e delega di chicchessia.
Allora Renzi la smetta di difenderla a spad, tratta tirando in ballo che l'offensiva ormai generale contro la zarina sia conseguenza della ricerca di un 'capro espiatorio'. Lei si è messa in questo casino e Renzi sicuramente ne era a conoscenza, Padoan no (o forse anche lui, senza poter agire, conoscendo i rapporti tra la ministra ed il capo del governo); e forse negli attacchi a Visco, accusato di scarsa vigilanza, si potrebbe celare qualche opposizione alla zarina e a Renzi, lo zar, alle loro richieste di aiuto per la banca nella quale vice presidente era il 'babbo' della Maria Elena.
Senza dimenticare che se scarsa vigilanza c'è stata, ammesso che ci sia stata da parte di Bankitalia, chi ha potuto agire tranquillamente sono stati i vertici delle banche che si sono comportati nei confronti dei comuni cittadini, come degli imbroglioni e ladri professionisti. Non vorranno Matteo e Maria Elena, farci credere che la storia delle 'guardie e dei ladri', va riscritta a ruoli inversi? No, non siamo idioti fino a questo punto, da bere la loro versione.
Il Governo e la magistratura devono scovare i ladri, far tirar loro fuori il malloppo che hanno nascosto o in paradisi fiscali o attribuendone la titolarità a parenti, e fargli pagare in solido e da dietro le sbarre.
E Maria Elena? E Matteo? Maria Elena dovrebbe dimettersi da subito. E Matteo non dovrebbe ricandidarla. A meno che non abbia deciso fin d'ora che lui ed il suo partito debbano uscire con le ossa rotte dalla prossima competizione elettorale nazionale. Perchè così finirà la storia se non cambiano le cose. Le sorti della zarina non valgono le sorti future di un partito come il PD. Consigli alla sua amica, se non lo fa lei 'sua sponte', di dimettersi. Subito.
mercoledì 4 ottobre 2017
Conflitto di interessi n.3: Antonio Di Pietro e Bobo Craxi in MDP
Notizia fresca fresca: due nemici dichiarati come Bobo Craxi, figlio di Bettino, di professione 'consulente' ( de che?), e Antonio Di Pietro, ex magistrato e fondatore del partito 'Italia dei valori', di gloriosa memoria, si sono trovati, ambedue ad aderire a MDP, il partitino fondato dai fuorusciti dal PD, Bersani e Speranza, per opposizione 'personale' alla segreteria Renzi, perchè MDP - hanno dichiarato - è il partito più vicino alla mia storia politica, ha dichiarato Bobo; perchè me lo chiesto D'Alema - il convitato di pietra di MDP - ha detto Di Pietro.
Senonchè i due, che sono per la storia personale come il topo ( Craxi) e il gatto ( Di Pietro), si sentono a disagio a convivere, per cui Bobo che i suoi principi ideologici e morali non intende abbandonare, sta meditando di ritirarsi da MDP, perché lui con Di Pietro che ha inquisito, condannato e, indirettamente contribuito anche all'esilio di suo padre, non intende convivere, neanche in una situazione abbastanza poco impegnativa come un movimento politico.
In questo caso il conflitto di interessi di Bobo Craxi non sta tanto nella convivenza conflittuale con Di Pietro, quanto con il lavoro che Bobo Craxi dovrà trovarsi per sopravvivere, anche se la sua permanenza negli anni in Parlamento potrebbe avergli dato diritto alla pensione, magari non da oggi, e nel frattempo potrebbe lavorare alla fondazione (ne esiste una? ) intitolata a suo padre, o, nella ipotesi più vicina che un lavoro non lo trovi, svernare ad Hammamet, nella casa paterna. Il conflitto da sanare perciò non è tanto quello con Di Pietro, bensì con un lavoro vero che lui non ha mai svolto
Potrebbe così finire una storia nella quale un' altra esponente della famiglia, sua sorella Stefania che, vivo suo padre, ma aiutata dai vari ministri socialisti, fondava e mandava avanti la società 'Italiana produzioni' ( corposi finanziamenti il ministro socialista De Michelis le procurò per due ricerche imprescindibili delle quali tutti avremmo potuto fare a meno: i tratturi nel sud italia, e la lingua italiana nel racconto della nostra arte, anche musicale, agli stranieri. All'epoca denunciammo dalle pagine di Piano Time quello sconcio!) e poi l'amico Berlusconi, riconoscente, assunse in Forza Italia, affidandole perfino il sottosegretariato agli esteri.
Ora è venuto il momento che i due rampolli Craxi si cerchino un lavoro vero, l'Italia anche per riconoscenza nei confronti di Bettino verso il quale negli ultimi anni s'è comportata malissimo, ha dato loro già tanto, forse troppo. Sanino perciò, quanto prima il loro unico vero conflitto di interessi: quello con un lavoro.
Senonchè i due, che sono per la storia personale come il topo ( Craxi) e il gatto ( Di Pietro), si sentono a disagio a convivere, per cui Bobo che i suoi principi ideologici e morali non intende abbandonare, sta meditando di ritirarsi da MDP, perché lui con Di Pietro che ha inquisito, condannato e, indirettamente contribuito anche all'esilio di suo padre, non intende convivere, neanche in una situazione abbastanza poco impegnativa come un movimento politico.
In questo caso il conflitto di interessi di Bobo Craxi non sta tanto nella convivenza conflittuale con Di Pietro, quanto con il lavoro che Bobo Craxi dovrà trovarsi per sopravvivere, anche se la sua permanenza negli anni in Parlamento potrebbe avergli dato diritto alla pensione, magari non da oggi, e nel frattempo potrebbe lavorare alla fondazione (ne esiste una? ) intitolata a suo padre, o, nella ipotesi più vicina che un lavoro non lo trovi, svernare ad Hammamet, nella casa paterna. Il conflitto da sanare perciò non è tanto quello con Di Pietro, bensì con un lavoro vero che lui non ha mai svolto
Potrebbe così finire una storia nella quale un' altra esponente della famiglia, sua sorella Stefania che, vivo suo padre, ma aiutata dai vari ministri socialisti, fondava e mandava avanti la società 'Italiana produzioni' ( corposi finanziamenti il ministro socialista De Michelis le procurò per due ricerche imprescindibili delle quali tutti avremmo potuto fare a meno: i tratturi nel sud italia, e la lingua italiana nel racconto della nostra arte, anche musicale, agli stranieri. All'epoca denunciammo dalle pagine di Piano Time quello sconcio!) e poi l'amico Berlusconi, riconoscente, assunse in Forza Italia, affidandole perfino il sottosegretariato agli esteri.
Ora è venuto il momento che i due rampolli Craxi si cerchino un lavoro vero, l'Italia anche per riconoscenza nei confronti di Bettino verso il quale negli ultimi anni s'è comportata malissimo, ha dato loro già tanto, forse troppo. Sanino perciò, quanto prima il loro unico vero conflitto di interessi: quello con un lavoro.
venerdì 8 settembre 2017
Sul caso Gabanelli, Anzaldi straparla, Maggioni tace e Freccero fa un passo indietro
Freccero trova - ma è forse l'unico a pensarla in questa maniera - che l'offerta fatta alla Gabanelli non sia indecente, come pensano tutti compreso Anzaldi, Pd, segretario della Commissione di vigilanza Rai, e teorico del partito di Renzi.
Il quale giustamente si domanda: ma è stato fatto un esame preliminare alla Gabanelli per vedere se la nota 'inchiestista' è capace di dirigere una testata giornalistica? Certo che l'esame preliminare non le è stato ancora fatto; è forse per questo che intanto il Dg Rai le ha offerto una vicedirezione. Intanto impara cosa voglia dire dirigere - o vicedirigere una testata giornalistica come è Rai News 24, ora diretta da Di Bella - poi si vedrà, una volta superato l'esame e terminato con successo l'apprendistato. Nulla di più ragionevole, se non fosse che al segretario della Commissione di vigilanza nessuno ha fatto mai un esame per constatare se ha la professionalità per tale incarico, che gli è venuta direttamente dal suo capo padrone.
Non stupisce, invece, il silenzio di Monica Maggioni, presidente Rai, che, secondo le malelingue, è quella che in azienda avrebbe osteggiato il progetto della nuova testata giornalistica web Rai. Ma il silenzio della Maggioni ha anche una seconda chiave di lettura, tutta favorevole alla Gabanelli. Lei ci è passata e quindi non vuole che anche la Gabanelli soffra ciò che Lei ha sofferto, per volere di Gubitosi, che da 'inviata' di guerra la promosse sul campo direttrice di Rai News 24, e cioè il totale insuccesso. Constatazione che darebbe ragione ad Anzaldi, il quale ultimamente ha deciso per mettere a tacere tutte le malelingue che lo attaccano giornalmente, di sottoporsi all'esame attitudinale che lui, giustamente, chiede per la Gabanelli.
Noi seguiamo da anni Anzaldi; e negli ultimi anni con maggiore dedizione. Da quando , al tempo di Ignazio Marino sindaco di Roma, dopo le dimissioni della sua assessora alla cultura, Barca, in cerca di un sostituto, propose al povero sindaco, povero di idee quanto la stessa Raggi, che poi non ascoltò il suo consiglio, scegliendo la Marinelli, di fare assessore Michele Dall'Ongaro, di stretta osservanza Pd, allora dirigente Rai per la musica.
Al di là della fede Pd- che, comunque, non l'avesse avuta solida, il candidato avrebbe potuto abbracciare anche dopo, disinteressatamente, Anzaldi era rimasto colpito dalla dedizione di Dall'Ongaro nel curare i cazzi suoi in Rai. E si era detto: se mette nella gestione della cultura a Roma la stessa dedizione, che mette nella cura dei cazzi suoi in Rai, per Roma sarà una svolta.
Ignazio Marino non gli diede ascolto, anche perchè Anzaldi era uomo di Renzi e a Renzi Marino non è andato mai giù, e scelse la Marinelli. Male fece, perchè senza Dall'Ongaro e la sua dedizione, il sindaco chirurgo e l'intero suo gabinetto colarono a picco in pochi mesi.
Dunque meglio ascoltare il teorico PD, Michele Anzaldi, vale anche per la Gabanelli.
Il quale giustamente si domanda: ma è stato fatto un esame preliminare alla Gabanelli per vedere se la nota 'inchiestista' è capace di dirigere una testata giornalistica? Certo che l'esame preliminare non le è stato ancora fatto; è forse per questo che intanto il Dg Rai le ha offerto una vicedirezione. Intanto impara cosa voglia dire dirigere - o vicedirigere una testata giornalistica come è Rai News 24, ora diretta da Di Bella - poi si vedrà, una volta superato l'esame e terminato con successo l'apprendistato. Nulla di più ragionevole, se non fosse che al segretario della Commissione di vigilanza nessuno ha fatto mai un esame per constatare se ha la professionalità per tale incarico, che gli è venuta direttamente dal suo capo padrone.
Non stupisce, invece, il silenzio di Monica Maggioni, presidente Rai, che, secondo le malelingue, è quella che in azienda avrebbe osteggiato il progetto della nuova testata giornalistica web Rai. Ma il silenzio della Maggioni ha anche una seconda chiave di lettura, tutta favorevole alla Gabanelli. Lei ci è passata e quindi non vuole che anche la Gabanelli soffra ciò che Lei ha sofferto, per volere di Gubitosi, che da 'inviata' di guerra la promosse sul campo direttrice di Rai News 24, e cioè il totale insuccesso. Constatazione che darebbe ragione ad Anzaldi, il quale ultimamente ha deciso per mettere a tacere tutte le malelingue che lo attaccano giornalmente, di sottoporsi all'esame attitudinale che lui, giustamente, chiede per la Gabanelli.
Noi seguiamo da anni Anzaldi; e negli ultimi anni con maggiore dedizione. Da quando , al tempo di Ignazio Marino sindaco di Roma, dopo le dimissioni della sua assessora alla cultura, Barca, in cerca di un sostituto, propose al povero sindaco, povero di idee quanto la stessa Raggi, che poi non ascoltò il suo consiglio, scegliendo la Marinelli, di fare assessore Michele Dall'Ongaro, di stretta osservanza Pd, allora dirigente Rai per la musica.
Al di là della fede Pd- che, comunque, non l'avesse avuta solida, il candidato avrebbe potuto abbracciare anche dopo, disinteressatamente, Anzaldi era rimasto colpito dalla dedizione di Dall'Ongaro nel curare i cazzi suoi in Rai. E si era detto: se mette nella gestione della cultura a Roma la stessa dedizione, che mette nella cura dei cazzi suoi in Rai, per Roma sarà una svolta.
Ignazio Marino non gli diede ascolto, anche perchè Anzaldi era uomo di Renzi e a Renzi Marino non è andato mai giù, e scelse la Marinelli. Male fece, perchè senza Dall'Ongaro e la sua dedizione, il sindaco chirurgo e l'intero suo gabinetto colarono a picco in pochi mesi.
Dunque meglio ascoltare il teorico PD, Michele Anzaldi, vale anche per la Gabanelli.
domenica 3 settembre 2017
Tangenti da versare al PD dai suoi manager, per statuto
Non poteva non fare scalpore, con tutte le possibili ragioni e precisazioni, la notizia che il PD - ora più che mai a corto di fondi, come tutti gli altri partiti da quando non prendono più nè le tangenti occulte nè quelle, alla luce del sole, del contributo pubblico - chiede, anzi ordina ai suoi manager - 'suoi', da intendersi come manager che il partito nomina nei vari enti ed istituzioni come nelle partecipate pubbliche - di versare nelle casse del partito dal 10% fino al 30% dei loro compensi.
La cosa non è del tutto nuova. La rapacità dei partiti che succhiano soldi dalle tasche degli eletti nelle loro liste è ben nota, non risparmia neanche i Cinquestelle, e riguarda lo stesso PD, Forza Italia e anche la Lega, che potrebbe avere le sue casse vuote in senso letterale, dopo che una sentenza ha ordinato al partito di ritornare alla Stato una cinquantina di milioni di Euro.
Se la sentenza del tribunale dovesse avere immediata applicazione, Salvini non avrebbe più i soldi neanche per comprare ogni giorno - come fa ora e da sempre - una felpa diversa sulla quale i suoi ci fanno scrivere il nome della città dove si trova, temendo che Salvini non sappia neanche dove i suoi lo mandando o lui sta andando.
Dicevamo che adesso il PD vuole dai suoi manager - ma praticamente non c'è ente che non abbia al suo interno amministratori di nomina politica e non c'è partito che faccia eccezione, fra quelli che piccolo o grande hanno un qualche potere di ogni partito - che ritornino al partito che li ha nominati parte dei loro compensi, fino al 30% dell'ammontare . Il che per manager di importanti società vuol dire bei soldini. Tutto regolare? Regolare un corno.
Innanzitutto perchè ci fa capire che i partiti decidono le sorti di un manager, che scelgono non tanto in base alle sue competenze quanto per la sua fedeltà a capi e capetti, unita ad un pizzico di adesione ideale la partito.
Ma la riflessione, ancor più drammatica, è che quei manager - che , ripetiamo, sono la maggioranza per le società dove i partiti hanno messo lo zampino - rispondano non alla società che dirigono o alla società civile, ma direttamente ai partiti mandatari. Senza i quali, forse, non avrebbero fatto nessuna carriera.
E infatti , come tante volte abbiamo detto e scritto e non solo noi, molti di quei manager fedelissimi dei vari partiti, in nessun altra società ed ente occuperebbero un analogo posto di responsabilità.
Pensate che De Benedetti o Berlusconi, tolti figli, mogli, nipoti ed anche amanti trattandosi di aziende private, metterebbero mai nelle mani di uno di quei manager nominati dai partiti le loro aziende? Con c...
La cosa non è del tutto nuova. La rapacità dei partiti che succhiano soldi dalle tasche degli eletti nelle loro liste è ben nota, non risparmia neanche i Cinquestelle, e riguarda lo stesso PD, Forza Italia e anche la Lega, che potrebbe avere le sue casse vuote in senso letterale, dopo che una sentenza ha ordinato al partito di ritornare alla Stato una cinquantina di milioni di Euro.
Se la sentenza del tribunale dovesse avere immediata applicazione, Salvini non avrebbe più i soldi neanche per comprare ogni giorno - come fa ora e da sempre - una felpa diversa sulla quale i suoi ci fanno scrivere il nome della città dove si trova, temendo che Salvini non sappia neanche dove i suoi lo mandando o lui sta andando.
Dicevamo che adesso il PD vuole dai suoi manager - ma praticamente non c'è ente che non abbia al suo interno amministratori di nomina politica e non c'è partito che faccia eccezione, fra quelli che piccolo o grande hanno un qualche potere di ogni partito - che ritornino al partito che li ha nominati parte dei loro compensi, fino al 30% dell'ammontare . Il che per manager di importanti società vuol dire bei soldini. Tutto regolare? Regolare un corno.
Innanzitutto perchè ci fa capire che i partiti decidono le sorti di un manager, che scelgono non tanto in base alle sue competenze quanto per la sua fedeltà a capi e capetti, unita ad un pizzico di adesione ideale la partito.
Ma la riflessione, ancor più drammatica, è che quei manager - che , ripetiamo, sono la maggioranza per le società dove i partiti hanno messo lo zampino - rispondano non alla società che dirigono o alla società civile, ma direttamente ai partiti mandatari. Senza i quali, forse, non avrebbero fatto nessuna carriera.
E infatti , come tante volte abbiamo detto e scritto e non solo noi, molti di quei manager fedelissimi dei vari partiti, in nessun altra società ed ente occuperebbero un analogo posto di responsabilità.
Pensate che De Benedetti o Berlusconi, tolti figli, mogli, nipoti ed anche amanti trattandosi di aziende private, metterebbero mai nelle mani di uno di quei manager nominati dai partiti le loro aziende? Con c...
mercoledì 23 agosto 2017
Sposetti, ex comunista, s'è convertito al cristianesimo ed ora difende vedove e orfani (di ex parlamentari)
Il nome di Sposetti fa venire alla mente l'irriducibile difensore della diversità del PCI in fatto di finanziamenti, nel caso specifico di quelli provenienti dall'URSS. Egli è stato per molti anni il tesoriere del DS e delle sue filiazioni meno a sinistra e più al centro. Il suo ruolo nel PD di Renzi è stato affidato dal segretario a Bonifazi, che i giornali di un'estate fa, davano legato alla Maria Elena, la zarina- ma questi sono fatti loro che a noi non interessano, oltre il puro fatto di cronaca.
Ciò che invece ci interessa ora è la svolta cristiana dell'antico tesoriere, oggi senatore, il quale nella difficile lotta per far passare in Parlamento la riforma dei vitalizi, compreso il suo qaundo ne avrà diritto, dopo che sarà uscito dal Parlamento, s'è fatto difensore di vedove e orfani.
Non si possono riformare i vitalizi - e noi diciamo: tutto quell' altro schifo di privilegi che si portano appresso - dimenticando, va gridando Sposetti, che qualora venissero riformati sulla falsariga di tutti i pensionati italiani, un migliaio di vedove italiane che sono state al fianco di altrettanti politici che negli anni in cui erano al potere, si sono sacrificati/e per il bene del paese (e qui una risata fragorosa viene spontanea) verrebbero gettate in mezzo alla strada, non usufruendo più della reversibilità della pensione dei loro mariti, nella misura in cui lo prevede la legge sui vitalizi ( altro schifo sul quale Sposetti passa sopra, dimenticando che la legge della reversibilità è assai più infame nei confronti delle vedove dei cittadini comuni).
Sposetti ha promesso che darà battaglia sull'argomento, in nome del suo nuovo credo cristiano che vuole che si difendano i più deboli, come vanno considerati anche vedove ed orfani di ex parlamentari, comodo Sposetti.
Il bello è che dietro di lui c'è già la fila di altrui parlamentari, uno su tutti Zanda, i quali dichiarano in pubblico che loro la riforma dei vitalizi la voterebbero, qualora si riuscisse a portarla in aula; ma temono con grande dispiacere che questo, per i tempi tecnici delle discussioni e votazioni in Aula, nell'attuale legislatura ormai agli sgoccioli, non accadrà.
Ciò che invece ci interessa ora è la svolta cristiana dell'antico tesoriere, oggi senatore, il quale nella difficile lotta per far passare in Parlamento la riforma dei vitalizi, compreso il suo qaundo ne avrà diritto, dopo che sarà uscito dal Parlamento, s'è fatto difensore di vedove e orfani.
Non si possono riformare i vitalizi - e noi diciamo: tutto quell' altro schifo di privilegi che si portano appresso - dimenticando, va gridando Sposetti, che qualora venissero riformati sulla falsariga di tutti i pensionati italiani, un migliaio di vedove italiane che sono state al fianco di altrettanti politici che negli anni in cui erano al potere, si sono sacrificati/e per il bene del paese (e qui una risata fragorosa viene spontanea) verrebbero gettate in mezzo alla strada, non usufruendo più della reversibilità della pensione dei loro mariti, nella misura in cui lo prevede la legge sui vitalizi ( altro schifo sul quale Sposetti passa sopra, dimenticando che la legge della reversibilità è assai più infame nei confronti delle vedove dei cittadini comuni).
Sposetti ha promesso che darà battaglia sull'argomento, in nome del suo nuovo credo cristiano che vuole che si difendano i più deboli, come vanno considerati anche vedove ed orfani di ex parlamentari, comodo Sposetti.
Il bello è che dietro di lui c'è già la fila di altrui parlamentari, uno su tutti Zanda, i quali dichiarano in pubblico che loro la riforma dei vitalizi la voterebbero, qualora si riuscisse a portarla in aula; ma temono con grande dispiacere che questo, per i tempi tecnici delle discussioni e votazioni in Aula, nell'attuale legislatura ormai agli sgoccioli, non accadrà.
domenica 6 agosto 2017
Un salotto nella cisterna romana sull' Appia antica. Franceschini consiglia libri a Renzi ma si scorda di fare il ministro
Una sorpresa per il mondo politico spiaggiato a Capalbio, l'accoglienza di pubblico per l'ex premier Renzi, alla presentazione del suo libro 'Avanti' - "senza che nessuno abbia bussato", ha chiosato lo spiritoso Mentana.
Il ministro Franceschini, capo di una corrente PD - chi l'avrebbe mai detto per uno che è preda di ogni pur minimo venticello !- sì è smarcato dall'ex premier, con il quale andava d'amore e d'accordo all'epoca in cui era suo ministro, criticandolo e consigliandogli anche una efficace lettura estiva: 'Cent'anni di solitudine' . Un consiglio non privo di acume, lui che di libri ne ha anche scritti, ma che , per nostra disgrazia , ed anche per il paese, si ostina a fare il ministro del dicastero più importante di una nazione come l'Italia - così ebbe a dichiarare all'indomani della sua nomina.
Ora distratto dalle manovre della sua e di altre correnti del PD, disattende ancora una volta l'obbligo che lui ha di custodire salvaguardare per il paese i nostri beni architettonici più rilevanti.
Da tempo gli è stato fatto notare che in alcuni parchi della città - specie in quello dell'Appia antica, alcune ville PRIVATE nascondono tesori di rara importanza. Nascosti agli occhi di tutti attraverso illeciti edilizi che ancora oggi si continua a far finta di non vedere.
L'ultimo caso in ordine di tempo, denunciato oggi da Repubblica, è quello della villa sull'Appia antica di una nota imprenditrice nel settore delle analisi cliniche a Roma, Maria Stella Giorlandino - titolare di Artemisia che il grande pubblico conosce anche per una storia di qualche tempo fa che la vide coinvolta in una sparizione con riapparizione successiva e guerra con suo fratello medico - il cui portico e piscina scoperta è stata costruita sopra una cisterna romana, nella quale, l' imprenditrice, attraverso alcuni lavori, ha il suo spettacolare salotto.
Ora la questione è in mano alla magistratura. Lei si difende dicendo che i lavori di riutilizzo sono stati fatti da precedenti proprietari - la villa è passata molte volte di mano - come dimostrerebbero alcune piantine della stessa, una delle quali risalente addirittura all'epoca fascista (1939), ma che secondo gli inquirenti sarebbero delle 'patacche', forse confezionate ad arte per discolparsi degli illeciti edilizi e della mancata denuncia del prezioso reperto. Ci penserà la magistratura.
E Franceschini? Lui ha altro da fare, comunque avrebbe incaricato di seguire la questione una dirigente del ministero, la dott.ssa Galloni che potrebbe anche aspirare ad importanti incarichi da sovrintendente ( il suo nome è stato fatto anche per quella 'speciale' dei Fori), della quale Repubblica rivela che fu presente nella villa incriminata, anni fa, come invitata, ad una festa di beneficienza organizzata dalla imprenditrice sanitaria. Vide la cisterna romana? E come poteva non vederla? Perchè non parlò immediatamente al ministro della scoperta? E perché non agì?
E ora il ministro la incarica di seguire la pratica? Proprio lei che pure a conoscenza dell'illecito archeologico, ha taciuto?
Il ministro Franceschini, capo di una corrente PD - chi l'avrebbe mai detto per uno che è preda di ogni pur minimo venticello !- sì è smarcato dall'ex premier, con il quale andava d'amore e d'accordo all'epoca in cui era suo ministro, criticandolo e consigliandogli anche una efficace lettura estiva: 'Cent'anni di solitudine' . Un consiglio non privo di acume, lui che di libri ne ha anche scritti, ma che , per nostra disgrazia , ed anche per il paese, si ostina a fare il ministro del dicastero più importante di una nazione come l'Italia - così ebbe a dichiarare all'indomani della sua nomina.
Ora distratto dalle manovre della sua e di altre correnti del PD, disattende ancora una volta l'obbligo che lui ha di custodire salvaguardare per il paese i nostri beni architettonici più rilevanti.
Da tempo gli è stato fatto notare che in alcuni parchi della città - specie in quello dell'Appia antica, alcune ville PRIVATE nascondono tesori di rara importanza. Nascosti agli occhi di tutti attraverso illeciti edilizi che ancora oggi si continua a far finta di non vedere.
L'ultimo caso in ordine di tempo, denunciato oggi da Repubblica, è quello della villa sull'Appia antica di una nota imprenditrice nel settore delle analisi cliniche a Roma, Maria Stella Giorlandino - titolare di Artemisia che il grande pubblico conosce anche per una storia di qualche tempo fa che la vide coinvolta in una sparizione con riapparizione successiva e guerra con suo fratello medico - il cui portico e piscina scoperta è stata costruita sopra una cisterna romana, nella quale, l' imprenditrice, attraverso alcuni lavori, ha il suo spettacolare salotto.
Ora la questione è in mano alla magistratura. Lei si difende dicendo che i lavori di riutilizzo sono stati fatti da precedenti proprietari - la villa è passata molte volte di mano - come dimostrerebbero alcune piantine della stessa, una delle quali risalente addirittura all'epoca fascista (1939), ma che secondo gli inquirenti sarebbero delle 'patacche', forse confezionate ad arte per discolparsi degli illeciti edilizi e della mancata denuncia del prezioso reperto. Ci penserà la magistratura.
E Franceschini? Lui ha altro da fare, comunque avrebbe incaricato di seguire la questione una dirigente del ministero, la dott.ssa Galloni che potrebbe anche aspirare ad importanti incarichi da sovrintendente ( il suo nome è stato fatto anche per quella 'speciale' dei Fori), della quale Repubblica rivela che fu presente nella villa incriminata, anni fa, come invitata, ad una festa di beneficienza organizzata dalla imprenditrice sanitaria. Vide la cisterna romana? E come poteva non vederla? Perchè non parlò immediatamente al ministro della scoperta? E perché non agì?
E ora il ministro la incarica di seguire la pratica? Proprio lei che pure a conoscenza dell'illecito archeologico, ha taciuto?
domenica 30 luglio 2017
Riusciranno i nostri eroi di cartapesta (parlamentari, senatori, consiglieri regionali) a riformare i propri vitalizi?
Alla fine potrebbe accadere - e tutti si augurano che accada, come dovrebbe - che i vitalizi passati, presenti e futuri , vengano ricalcolati tutti con il sistema contributivo, annullando, di conseguenza, la somma di privilegi che i parlamentari, con varie ragioni talune anche condivisibili, si sono attribuiti nel corso degli anni.
Il Parlamento ha già decretato l' autodistruzione dei suoi membri, a mandato elettorale terminato, perché con la proposta Richetti, già votata ed ora passata al Senato per la definitiva approvazione, i vitalizi saranno tutti ricalcolati con il metodo contributivo, vigente per tutti gli altri pensionati italiani, ed i parlamentari in pensione potranno usufruirne, come tutti gli altri cittadini, allo scadere dell'età fissata per la pensione che, a partire dal 2018 salirà ancora fino a 67 anni. Ammesso che non abbiano altre pensioni, nel qual caso i contributi andrebbero a sommarsi, evitando anche lo scandalo - che esiste pure altrove, fuori del Parlamento - delle doppie e triple pensioni. Ed oggi accade a chi oltre che Parlamentare è stato consigliere o presidente di regione, o parlamentare europeo - come, ad esempio, è il caso dell'ex governatore pugliese, anche parlamentare, Vendola.
Curioso che nei vari elenchi di beneficiari di vitalizi, che a stralci vengono pubblicati ora qui ora là, non compaiano mai nomi di giornalisti anche famosi che, per un periodo passato a Montecitorio, magari cinquant'anni fa, da almeno trenta o più anni, ne percepiscono uno. Questo ci è balzato agli occhi tante volte, specie quando abbiamo notato che taluni giornalisti anche famosissimi, non hanno scritto neanche una riga su tale argomento. Mai.
Adesso con il gioco perverso fra le due principali forze politiche per appuntarsi sul petto la croce al valor militare per aver sconfitto il vitalizio, si rischia che la legge che lo cancella passi. Salvo sorprese dell'ultima ora o l'introduzione subdola della tecnica del rimando a dopo l'estate quando il clima sarà meno rovente, certo, ma si avrà altro cui pensare. E la legge adesso votata dal PD e dai Cinquestelle alla Camera potrebbe finire su un binario morto, con un'altra occasione sprecata.
C'è anche chi ricorre ad argomenti capziosi per affossarla, come quelli messi in tavola dall'ex ministro del lavoro e parlamentare Damiano.
Il quale mette in guardia i cittadini dal gioire del ricalcolo dei vitalizi. Attenti, perchè, come ha fatto capire Boeri, salvo smentite successive, una volta ricalcolate le pensioni dei parlamentari e assimilati con il sistema contributivo, il passo successivo dell'INPS potrebbe essere il ricalcolo di tutte le pensioni in atto con il medesimo sistema. Ed allora a piangere sarete tutti voi che ora ridete - sembra ammonire Damiano, con la faccia tosta dell'ex sindacalista già privilegiato e privilegiato una seconda volta come parlamentare.
Intanto cancelliamo l'onta dei vitalizi che sono uno scandalo troppo evidente in Italia, poi se l'INPS vorrà procedere a rendere tutti gli italiani pensionati ancora più poveri, allora faremo guerra all'INPS.
La regola dei diritti acquisiti che sono intoccabili e la convinzione che la riduzione dei vitalizi rappresentino una quota ininfluente nel bilancio italiano sembrano non avere più tanto seguito. Anche perchè sembra che qualcuno voglia accanirsi contro i poveri pensionati che decidono di andare a vivere all'estero dove il fisco li tartassa meno, la cui evasione legale influisce ancor meno dei vitalizi sul bilancio statale, per il numero irrilevante di chi sceglie di abbandonare l'Italia.
Insomma adesso sembra essersi dissolta buona parte degli ostacoli che finora hanno distratto l'attenzione del Parlamento dall'occuparsi dei propri privilegi , nonostante che si chieda ai suoi membri di farsi del male. Vale però per tutto il bene che si sono dati fino ad oggi, senza averlo neanche in parte meritato e senza esserselo guadagnato.
Comunque non cantiamo ancora vittoria, perché il Senato e Montecitorio, rappresentano per la legge in oggetto due gravi pericoli, come Scilla e Cariddi per i naviganti.
Il Parlamento ha già decretato l' autodistruzione dei suoi membri, a mandato elettorale terminato, perché con la proposta Richetti, già votata ed ora passata al Senato per la definitiva approvazione, i vitalizi saranno tutti ricalcolati con il metodo contributivo, vigente per tutti gli altri pensionati italiani, ed i parlamentari in pensione potranno usufruirne, come tutti gli altri cittadini, allo scadere dell'età fissata per la pensione che, a partire dal 2018 salirà ancora fino a 67 anni. Ammesso che non abbiano altre pensioni, nel qual caso i contributi andrebbero a sommarsi, evitando anche lo scandalo - che esiste pure altrove, fuori del Parlamento - delle doppie e triple pensioni. Ed oggi accade a chi oltre che Parlamentare è stato consigliere o presidente di regione, o parlamentare europeo - come, ad esempio, è il caso dell'ex governatore pugliese, anche parlamentare, Vendola.
Curioso che nei vari elenchi di beneficiari di vitalizi, che a stralci vengono pubblicati ora qui ora là, non compaiano mai nomi di giornalisti anche famosi che, per un periodo passato a Montecitorio, magari cinquant'anni fa, da almeno trenta o più anni, ne percepiscono uno. Questo ci è balzato agli occhi tante volte, specie quando abbiamo notato che taluni giornalisti anche famosissimi, non hanno scritto neanche una riga su tale argomento. Mai.
Adesso con il gioco perverso fra le due principali forze politiche per appuntarsi sul petto la croce al valor militare per aver sconfitto il vitalizio, si rischia che la legge che lo cancella passi. Salvo sorprese dell'ultima ora o l'introduzione subdola della tecnica del rimando a dopo l'estate quando il clima sarà meno rovente, certo, ma si avrà altro cui pensare. E la legge adesso votata dal PD e dai Cinquestelle alla Camera potrebbe finire su un binario morto, con un'altra occasione sprecata.
C'è anche chi ricorre ad argomenti capziosi per affossarla, come quelli messi in tavola dall'ex ministro del lavoro e parlamentare Damiano.
Il quale mette in guardia i cittadini dal gioire del ricalcolo dei vitalizi. Attenti, perchè, come ha fatto capire Boeri, salvo smentite successive, una volta ricalcolate le pensioni dei parlamentari e assimilati con il sistema contributivo, il passo successivo dell'INPS potrebbe essere il ricalcolo di tutte le pensioni in atto con il medesimo sistema. Ed allora a piangere sarete tutti voi che ora ridete - sembra ammonire Damiano, con la faccia tosta dell'ex sindacalista già privilegiato e privilegiato una seconda volta come parlamentare.
Intanto cancelliamo l'onta dei vitalizi che sono uno scandalo troppo evidente in Italia, poi se l'INPS vorrà procedere a rendere tutti gli italiani pensionati ancora più poveri, allora faremo guerra all'INPS.
La regola dei diritti acquisiti che sono intoccabili e la convinzione che la riduzione dei vitalizi rappresentino una quota ininfluente nel bilancio italiano sembrano non avere più tanto seguito. Anche perchè sembra che qualcuno voglia accanirsi contro i poveri pensionati che decidono di andare a vivere all'estero dove il fisco li tartassa meno, la cui evasione legale influisce ancor meno dei vitalizi sul bilancio statale, per il numero irrilevante di chi sceglie di abbandonare l'Italia.
Insomma adesso sembra essersi dissolta buona parte degli ostacoli che finora hanno distratto l'attenzione del Parlamento dall'occuparsi dei propri privilegi , nonostante che si chieda ai suoi membri di farsi del male. Vale però per tutto il bene che si sono dati fino ad oggi, senza averlo neanche in parte meritato e senza esserselo guadagnato.
Comunque non cantiamo ancora vittoria, perché il Senato e Montecitorio, rappresentano per la legge in oggetto due gravi pericoli, come Scilla e Cariddi per i naviganti.
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giovedì 29 giugno 2017
Franceschini finalmente ha capito che c' hanno rotto i cabasisi. Ma lui crede di non avere responsabilità
In questi giorni sono in molti a lanciare messaggi non cifrati a Renzi, e molti dei messaggi non cifrati, arrivano anche dalle sue stesse trincee.
Ieri, il filosofo Cacciari, di casa dalla Gruber, gli ha consigliato di smettere di gridare al complotto, e di andar dritto per la sua strada. E i cespugli? quelli il primo caldo li brucia. C'è un altro leader nella sinistra, si è chiesto Cacciari, oltre Renzi. Dunque metta nero su bianco un programma e tiri dritto, non stia d inseguire tutti i dissidenti, perchè la fossa se la scaveranno da soli, non possono continuare a vivere, non se li fila nessuno, oltre loro stessi.
Oggi dalle pagine di Repubblica Stefano Folli consiglia a Renzi di un colpo da statista: lasci perdere i complotti, non c'è un complotto dell'intera sinistra contro di lui. Che deve fare allora? Folli lo dice chiaramente: la sinistra, a questo punto più unita dello stesso PD, preferirebbe che Renzi non si candidasse nuovamente a premier (sebbene l'indicazione spetti solo al presidente della Repubblica) e faccia il segretario del più grande partito italiano, come l'hanno votato alle primarie. Di lavoro ne avrebbe, ed il paese gliene sarebbe grato, se poi più in là lo si dovesse richiamare al servizio di premier, si vedrà, ma ora ci rinunci, anche perchè non è detto che Gentiloni , più gradito di renzi in Italia ed anche fuori, non possa essere reincaricato da Mattarella.
Ma ora gli attacchi a Renzi si sono fatti più frequenti, si sono infittiti addirittura, ed anche le sue trincee scalpitano. Perfino 'mezzodisastro' Franceschini - maggior azionista della segreteria e del governo Renzi - ha parlato:qualcosa si è rotto si è chesto? Cosa, pensiamo di potergli rispondere noi, nel nostro piccolo: si sono rotti i CABASISI, secondo la vulgata camilleriana, i nostri, quelli di tutti i cittadini che vedono un governo tirare avanti fra mille difficoltà ma anche insidie continue oltre che ricatti e minacce, non tanto velati, e la bolgia politica discutere di come presentare il conto alle prossime elezioni, per le quali, avendo troppo da fare i fannulloni parlamentari - hanno deciso di rimandare la discussione della legge elettorale, al rientro dalle vacanze, per misurare con il bilancino vantaggi e svantaggi di ogni parola delle legge medesima per questa o quella forza.
E intanto a noi c'hanno rotto i cabasisi, e non sappiamo più come ripararli, tant'è che restiamo chiusi in casa e non andiamo neanche a votare. Come potremmo con i cabasisi rotti?
Ieri, il filosofo Cacciari, di casa dalla Gruber, gli ha consigliato di smettere di gridare al complotto, e di andar dritto per la sua strada. E i cespugli? quelli il primo caldo li brucia. C'è un altro leader nella sinistra, si è chiesto Cacciari, oltre Renzi. Dunque metta nero su bianco un programma e tiri dritto, non stia d inseguire tutti i dissidenti, perchè la fossa se la scaveranno da soli, non possono continuare a vivere, non se li fila nessuno, oltre loro stessi.
Oggi dalle pagine di Repubblica Stefano Folli consiglia a Renzi di un colpo da statista: lasci perdere i complotti, non c'è un complotto dell'intera sinistra contro di lui. Che deve fare allora? Folli lo dice chiaramente: la sinistra, a questo punto più unita dello stesso PD, preferirebbe che Renzi non si candidasse nuovamente a premier (sebbene l'indicazione spetti solo al presidente della Repubblica) e faccia il segretario del più grande partito italiano, come l'hanno votato alle primarie. Di lavoro ne avrebbe, ed il paese gliene sarebbe grato, se poi più in là lo si dovesse richiamare al servizio di premier, si vedrà, ma ora ci rinunci, anche perchè non è detto che Gentiloni , più gradito di renzi in Italia ed anche fuori, non possa essere reincaricato da Mattarella.
Ma ora gli attacchi a Renzi si sono fatti più frequenti, si sono infittiti addirittura, ed anche le sue trincee scalpitano. Perfino 'mezzodisastro' Franceschini - maggior azionista della segreteria e del governo Renzi - ha parlato:qualcosa si è rotto si è chesto? Cosa, pensiamo di potergli rispondere noi, nel nostro piccolo: si sono rotti i CABASISI, secondo la vulgata camilleriana, i nostri, quelli di tutti i cittadini che vedono un governo tirare avanti fra mille difficoltà ma anche insidie continue oltre che ricatti e minacce, non tanto velati, e la bolgia politica discutere di come presentare il conto alle prossime elezioni, per le quali, avendo troppo da fare i fannulloni parlamentari - hanno deciso di rimandare la discussione della legge elettorale, al rientro dalle vacanze, per misurare con il bilancino vantaggi e svantaggi di ogni parola delle legge medesima per questa o quella forza.
E intanto a noi c'hanno rotto i cabasisi, e non sappiamo più come ripararli, tant'è che restiamo chiusi in casa e non andiamo neanche a votare. Come potremmo con i cabasisi rotti?
martedì 6 giugno 2017
Senso di responsabilità: la virtù che i politici coltivano di più
Tutti la invocano per ogni decisione di peso. La invocano gli alfaniani - da intendersi quelli del partito di Alfano; li indichiamo con il nome del loro capo, perchè non sappiamo quale sia la sigla aggiornata del loro partitino. L'hanno fatto questi giorni ricordando una vicenda dei mesi passati, quando furono sollecitati da Renzi, in febbraio - stando alle loro rivelazioni - a far cadere il governo Gentiloni e loro non lo fecero per... senso di responsabilità... verso il paese, per il cui bene sono impegnati in politica.
Hanno anche rivelato che Renzi promise loro che, nella nuova legge elettorale, avrebbe abbassato al 3% la soglia per far entrare in Parlamento anche loro. Ma l'hanno detto adesso quando sembra che tale soglia, nella nuova legge elettorale, sarà alzata al 5%, lasciandoli inevitabilmente fuori dal Parlamento. Ma loro per... senso di responsabilità... il governo Gentiloni non lo faranno cader neanche ora. Potrebbero pensarci altri.
Come i Cinquestelle che non vedono l'ora di mandare a casa questo Governo, che fa leggi su misura per perpetuare privilegi della casta. Con i Cinquestelle al governo, in cima ad ogni decisione , per ...senso di responsabilità ... ci sarà il bene del paese. E chi sbaglia o fa i propri interessi andrà all'istante a casa.
Tale ...senso di responsabilità... verso il paese lo esercitano da ora, tanto per impratichirsi, non mandando a casa per esempio la Raggi, benchè non sia capace di governare Roma, che sta diventando, per colpa di chi l'ha governata prima e degli stessi romani, una delle grande città delle periferie del mondo. Ma lei non ne ha colpa!
E come anche il PD che ogni giorno va professando la sua fiducia a Gentiloni, che "sta lavorando bene e che ha ancora molto da fare" e che quindi per ... senso di responsabilità... verso il Paese e per lealtà verso Gentiloni, loro sosterranno. Finchè sta in piedi. Ma, per...senso di responsabilità...se altri dovesse far cadere il Governo, per non lasciare il Paese senza guida, anche loro chiederanno elezioni anticipate. Ma per ora - almeno fino a luglio - confermano la loro fiducia al Governo Gentiloni. Sempre per... senso di responsabilità.
Hanno anche rivelato che Renzi promise loro che, nella nuova legge elettorale, avrebbe abbassato al 3% la soglia per far entrare in Parlamento anche loro. Ma l'hanno detto adesso quando sembra che tale soglia, nella nuova legge elettorale, sarà alzata al 5%, lasciandoli inevitabilmente fuori dal Parlamento. Ma loro per... senso di responsabilità... il governo Gentiloni non lo faranno cader neanche ora. Potrebbero pensarci altri.
Come i Cinquestelle che non vedono l'ora di mandare a casa questo Governo, che fa leggi su misura per perpetuare privilegi della casta. Con i Cinquestelle al governo, in cima ad ogni decisione , per ...senso di responsabilità ... ci sarà il bene del paese. E chi sbaglia o fa i propri interessi andrà all'istante a casa.
Tale ...senso di responsabilità... verso il paese lo esercitano da ora, tanto per impratichirsi, non mandando a casa per esempio la Raggi, benchè non sia capace di governare Roma, che sta diventando, per colpa di chi l'ha governata prima e degli stessi romani, una delle grande città delle periferie del mondo. Ma lei non ne ha colpa!
E come anche il PD che ogni giorno va professando la sua fiducia a Gentiloni, che "sta lavorando bene e che ha ancora molto da fare" e che quindi per ... senso di responsabilità... verso il Paese e per lealtà verso Gentiloni, loro sosterranno. Finchè sta in piedi. Ma, per...senso di responsabilità...se altri dovesse far cadere il Governo, per non lasciare il Paese senza guida, anche loro chiederanno elezioni anticipate. Ma per ora - almeno fino a luglio - confermano la loro fiducia al Governo Gentiloni. Sempre per... senso di responsabilità.
mercoledì 17 maggio 2017
'Padri e figli' oggi e 'Poteri forti (o quasi)' ieri, risolleveranno le sorti dell'editoria in Italia?
Nel breve volgere di una settimana appena, in Italia, è il libro ad essere sbattuto in prima pagina, con grande gioia degli editori, ma anche degli autori. Non accadeva da anni. Neppure la Fiera del libro bis, a Milano, ha suscitato altrettanto scalpore.
Prima il libro di De Bortoli (pubblicato dalla nuova casa editrice della Sgarbi, alla quale darà sicuramente ossigeno) nel quale, scalpore ha fatto una decina di righe con la rivelazione attribuita al manager di Unicredit, Ghizzoni, relativa a presunte pressioni della ministra Boschi - la stanno strattonando quasi ogni giorno; lasciatela stare, rischiate di sgualcirla.,mentre a noi piace com'è - per fargli salvare la banca dove suo papà era vicepresidente; poi quello di Lillo - che proprio oggi arriva in edicola ( edito da il Fatto quotidiano; una manna per un giornale le cui vendite non sono esaltanti), nel quale un'altra vicenda di 'padre e figlio' giusto il titolo, si impone all'attenzione, e cioè i rapporti fra Renzi e suo padre Tiziano, sulla vicenda Consip.
Il presidente del PD, Orfini, proprio ieri ha messo in guardia. Le due rivelazioni, ma soprattutto la seconda, non è soltanto 'indebita' rivelazione di intercettazione - che la Procura di Roma ha bollato come illegale, aprendo un'indagine su chi avrebbe fatto uscire la notizia - ma una minaccia per la democrazia, per la tenuta del sistema democratico.
E' evidente che Orfini l'ha sparata grossa. Come può la semplice rivelazione di una intercettazione, dove fra l'altro - ammesso che i protagonisti non abbiano giocato 'a guardie e ladri' - il prossimo candidato premier del PD ci fa una bella figura, da 'guardia', mettere in pericolo la tenuta democratica? Come può Orfini, l'Italia squassata giornalmente da rivelazioni di ben altri scandali, senza che nessuno si preoccupi essere in fibrillazione per una intercettazione rivelata? Siamo tutti convinti che Roma, che di scandali ne ha visti e subiti, ma è ancora là, magari acciaccata ma sopravvissuta, supererà anche quest'ennesimo scandaletto.
Il Vangelo, infine, ci ricorda che 'è necessario che gli scandali avvengano', senza spiegare con chiarezza il perché. Che invece ci spiegano sia la casa editrice di Sgarbi che quella del quotidiano. Senza scandali, come facciamo a sopravvivere?
Prima il libro di De Bortoli (pubblicato dalla nuova casa editrice della Sgarbi, alla quale darà sicuramente ossigeno) nel quale, scalpore ha fatto una decina di righe con la rivelazione attribuita al manager di Unicredit, Ghizzoni, relativa a presunte pressioni della ministra Boschi - la stanno strattonando quasi ogni giorno; lasciatela stare, rischiate di sgualcirla.,mentre a noi piace com'è - per fargli salvare la banca dove suo papà era vicepresidente; poi quello di Lillo - che proprio oggi arriva in edicola ( edito da il Fatto quotidiano; una manna per un giornale le cui vendite non sono esaltanti), nel quale un'altra vicenda di 'padre e figlio' giusto il titolo, si impone all'attenzione, e cioè i rapporti fra Renzi e suo padre Tiziano, sulla vicenda Consip.
Il presidente del PD, Orfini, proprio ieri ha messo in guardia. Le due rivelazioni, ma soprattutto la seconda, non è soltanto 'indebita' rivelazione di intercettazione - che la Procura di Roma ha bollato come illegale, aprendo un'indagine su chi avrebbe fatto uscire la notizia - ma una minaccia per la democrazia, per la tenuta del sistema democratico.
E' evidente che Orfini l'ha sparata grossa. Come può la semplice rivelazione di una intercettazione, dove fra l'altro - ammesso che i protagonisti non abbiano giocato 'a guardie e ladri' - il prossimo candidato premier del PD ci fa una bella figura, da 'guardia', mettere in pericolo la tenuta democratica? Come può Orfini, l'Italia squassata giornalmente da rivelazioni di ben altri scandali, senza che nessuno si preoccupi essere in fibrillazione per una intercettazione rivelata? Siamo tutti convinti che Roma, che di scandali ne ha visti e subiti, ma è ancora là, magari acciaccata ma sopravvissuta, supererà anche quest'ennesimo scandaletto.
Il Vangelo, infine, ci ricorda che 'è necessario che gli scandali avvengano', senza spiegare con chiarezza il perché. Che invece ci spiegano sia la casa editrice di Sgarbi che quella del quotidiano. Senza scandali, come facciamo a sopravvivere?
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venerdì 17 febbraio 2017
Qualche buona notizia, nell'attuale desolante panorama, ci viene dagli abitanti delle Eolie e da Oscar Farinetti di Eataly
L'attenzione è ormai catalizzata sia dagli sfasci del Movimento 'Cinquestelle' che, a Roma, stanno disastrando ogni cosa che dalle serpi che covano dentro il PD, per cui non riusciamo a pensare a nient'altro, a nulla di positivo, neanche quando ci arriva qualche buone notizia, seppure di dimensioni ridotte se paragonata a sfasci e disastri.
Intanto prendiamo nota di due piccole ma non insignificanti buone notizie.
La prima ci viene dagli abitanti ed albergatori delle Isole Eolie, i quali, con entusiasmo, si sono detti pronti ad ospitare di tutto punto i soccorritori dell'Hotel Rigopiano - oggi ricorre un mese esatto dal disastro - con i loro familiari per una settimana di vacanza ristoratrice. Dichiarano disponibilità per 120 ospiti circa, per una ragione che ci rende orgogliosi: vogliono compensare tutti quei soccorritori che, con abnegazione, hanno portato aiuto all'Hotel sconvolto dalla valanga, e che hanno tratto in salvo bambini ed adulti superstiti. Ed anche perchè anche loro, gli isolani, in tempi passati, hanno potuto sperimentare l'abnegazione dei soccorritori: volontari, vigili del fuoco e protezione civile.
La seconda ha come protagonista Oscar Farinetti, patron di Eataly, che pur non intendendo fare beneficienza, vuole comunque dare una mano a conservare uno dei capolavori dell'arte italiana che con il suo settore di attività ha un legame :l'Ultima cena di Leonardo, conservata a Milano. Offrirà 500.000 Euro, che andranno ad aggiungersi ai fondi del Ministero, per la conservazione e la manutenzione ordinaria del celebre affresco.
Non risolvono certo i gravi problemi del paese, però possono offrire una qualche speranza di futuro, non la stessa che vorrebbe garantire Speranza del PD.
Intanto prendiamo nota di due piccole ma non insignificanti buone notizie.
La prima ci viene dagli abitanti ed albergatori delle Isole Eolie, i quali, con entusiasmo, si sono detti pronti ad ospitare di tutto punto i soccorritori dell'Hotel Rigopiano - oggi ricorre un mese esatto dal disastro - con i loro familiari per una settimana di vacanza ristoratrice. Dichiarano disponibilità per 120 ospiti circa, per una ragione che ci rende orgogliosi: vogliono compensare tutti quei soccorritori che, con abnegazione, hanno portato aiuto all'Hotel sconvolto dalla valanga, e che hanno tratto in salvo bambini ed adulti superstiti. Ed anche perchè anche loro, gli isolani, in tempi passati, hanno potuto sperimentare l'abnegazione dei soccorritori: volontari, vigili del fuoco e protezione civile.
La seconda ha come protagonista Oscar Farinetti, patron di Eataly, che pur non intendendo fare beneficienza, vuole comunque dare una mano a conservare uno dei capolavori dell'arte italiana che con il suo settore di attività ha un legame :l'Ultima cena di Leonardo, conservata a Milano. Offrirà 500.000 Euro, che andranno ad aggiungersi ai fondi del Ministero, per la conservazione e la manutenzione ordinaria del celebre affresco.
Non risolvono certo i gravi problemi del paese, però possono offrire una qualche speranza di futuro, non la stessa che vorrebbe garantire Speranza del PD.
Speranza nel PD?
Avete visto ieri 'Otto e mezzo', su 'La 7', ospiti di Lilli Gruber, Speranza, Carofiglio, Mieli? Che impressione vi ha fatto? Mentre ci pensate, vi diciamo l'impressione che ha fatto a noi. Una brutta impressione; la stessa brutta impressione che oggi ha comunicato ai suoi lettori, indipendentemente dall'aver visto 'Otto e mezzo', Mario Calabresi, il direttore di Repubblica.
L'impressione di un partito, il PD, che è anche il partito di Speranza, sull'orlo del baratro, in pericolo di sfasciarsi irrimediabilmente, mentre tutti i suoi esponenti, maggioranza e minoranza, dicono di voler ascoltare gli elettori disamorati. Quali, quanti, disamorati di cosa e di chi? Tantissimi, secondo Speranza, disamorati di Renzi. E perchè non anche di Speranza, D'Alema, Emiliano, Bersani?
Chiudendo gli occhi ma non le orecchie ed ascoltando Speranza, che diceva di parlare a nome di questi elettori, tantissimi elettori, sembrava di ascoltare il discorso di Trump all'indomani del suo insediamento alla Casa Bianca, quando annunciava di voler cancellare tutte le riforme di Obama. Per Speranza tutte le riforme introdotte dal governo Renzi, che non guida un partito diverso da quello in cui milita Speranza, sono alla base dell'abbandono dei militanti. Insomma il Jobs Act, la 'Buona scuola', e mettiamoci anche i voucher approvati anche da Speranza in Parlamento vanno cancellati, non aggiustati, per taluni errori ( o sviste) conclamati.
Ma cosa c'entra questo con la situazione tragica nella quale versa ora il partito, dilaniato dai suoi stessi esponenti in lotta fra loro, come hanno fatto già altre volte?
La verità viene a galla quando Speranza, incalzato dagli altri interlocutori che gli fanno notare come il PD si appresti a fare un congresso, nel quale discutere dei problemi interni al partito, che non sono in cima ai pensieri dei cittadini, angustiati da ben altro, come la mancanza di lavoro, la disoccupazione giovanile, la crescita che non decolla, risponde senza mezzi termini ed anche senza pudore che Renzi deve andarsene. E sarebbe questa la soluzione ai problemi del paese, dell'elettorato di sinistra e del PD.
Dunque ciò che si vuole e è che Renzi vada via. Ma se Speranza e gli altri della minoranza credono di avere più numeri a loro favore di quanti ne abbia ancora Renzi, dopo la botta del 4 dicembre, si facciano avanti, si candidino e si facciano eleggere alla segreteria e poi, dopo le primarie, al governo del Paese. Il discorso non fa una piega. No, Renzi, vuole Speranza che non sin ricandidi perché ha la colpa di aver lui portato il partito (e timidamente aggiunge: anche il paese, in realtà fottendosene anche Speranza dei destini del paese) nella attuale tragica situazione.
Mario Calabresi e con lui chissà quanti altri pensano che il PD, come già in altre occasioni, sa come farsi male da solo e vuole farselo, anche a costo di perdere le elezioni prossime -quando si faranno.
L'impressione di un partito, il PD, che è anche il partito di Speranza, sull'orlo del baratro, in pericolo di sfasciarsi irrimediabilmente, mentre tutti i suoi esponenti, maggioranza e minoranza, dicono di voler ascoltare gli elettori disamorati. Quali, quanti, disamorati di cosa e di chi? Tantissimi, secondo Speranza, disamorati di Renzi. E perchè non anche di Speranza, D'Alema, Emiliano, Bersani?
Chiudendo gli occhi ma non le orecchie ed ascoltando Speranza, che diceva di parlare a nome di questi elettori, tantissimi elettori, sembrava di ascoltare il discorso di Trump all'indomani del suo insediamento alla Casa Bianca, quando annunciava di voler cancellare tutte le riforme di Obama. Per Speranza tutte le riforme introdotte dal governo Renzi, che non guida un partito diverso da quello in cui milita Speranza, sono alla base dell'abbandono dei militanti. Insomma il Jobs Act, la 'Buona scuola', e mettiamoci anche i voucher approvati anche da Speranza in Parlamento vanno cancellati, non aggiustati, per taluni errori ( o sviste) conclamati.
Ma cosa c'entra questo con la situazione tragica nella quale versa ora il partito, dilaniato dai suoi stessi esponenti in lotta fra loro, come hanno fatto già altre volte?
La verità viene a galla quando Speranza, incalzato dagli altri interlocutori che gli fanno notare come il PD si appresti a fare un congresso, nel quale discutere dei problemi interni al partito, che non sono in cima ai pensieri dei cittadini, angustiati da ben altro, come la mancanza di lavoro, la disoccupazione giovanile, la crescita che non decolla, risponde senza mezzi termini ed anche senza pudore che Renzi deve andarsene. E sarebbe questa la soluzione ai problemi del paese, dell'elettorato di sinistra e del PD.
Dunque ciò che si vuole e è che Renzi vada via. Ma se Speranza e gli altri della minoranza credono di avere più numeri a loro favore di quanti ne abbia ancora Renzi, dopo la botta del 4 dicembre, si facciano avanti, si candidino e si facciano eleggere alla segreteria e poi, dopo le primarie, al governo del Paese. Il discorso non fa una piega. No, Renzi, vuole Speranza che non sin ricandidi perché ha la colpa di aver lui portato il partito (e timidamente aggiunge: anche il paese, in realtà fottendosene anche Speranza dei destini del paese) nella attuale tragica situazione.
Mario Calabresi e con lui chissà quanti altri pensano che il PD, come già in altre occasioni, sa come farsi male da solo e vuole farselo, anche a costo di perdere le elezioni prossime -quando si faranno.
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lunedì 5 dicembre 2016
Le lacrime di 'Coccodrillo-Travaglio' sul dimissionario Governo Renzi
Alla fine il partito della non-riforma ha vinto per tre a due sul partito della riforma-non-perfetta. E guai a chi ora e per i prossimi anni si lamenterà della burocrazia italiana, delle lungaggini parlamentari e delle trappole che una delle due camere tende troppo spesso all'altra, e, infine, della mancata soppressione di un ente inutile ma costoso come il CNEL ( Sarà contento, per questo, l'amico Pennisi che ora, essendo ancora nel CNEL, avrà da scrivere meno su o contro il Governo Renzi che voleva eliminarlo ed invece è stato eliminato proprio lui, l'eliminatore, o il rottamatore; e tornerà a concentrare le sue energie prevalentemente sulla musica, la sua passione bruciante.).
Ieri tutti a ricordare gli esempi vicini della Brexit o di Trump alla Casa Bianca. Alla vigilia tutti minacciavano l'imminente fine del mondo, tutti dopo poco si sono dovuti ricredere proprio sulla fine del mondo, perchè che non c'è stata, nonostante che di tanto in tanto qualche fulmine inglese o americano si abbatta sul mondo.
Ma nessuno può fare lo stesso discorso anche per l'Italia: la fine del mondo, così come non c'è stata per quei due paesi, sostengono i vincitori, non ci sarà in Italia; perché non può ignorare che l'Italia non è né la Gran Bretagna nè gli Stati Uniti, e che un qualche problema, magari anche grosso, potrebbe averlo, a causa del suo debito pubblico, enorme, ed anche perché con la guida pur criticabile e criticata di Renzi e l'aiuto del suo validissimo ministro Padoan , il nostro paese 'rischiava' di uscire dal guado. Lentamente, certo, e per questo fra i mugugni. Ora dobbiamo stare in finestra. Non affogherà, ma potrebbe avere un pericoloso naufragio sia in patria che in Europa.
Mentre Travaglio-coccodrillo-arrogante versa lacrime sull'uscita di scena di Renzi, dichiarandosi - ora, ma solo ora - dispiaciuto perché mancherà al governo del nostro paese la sua giovinezza, il suo entusiasmo. Peccato - ha avuto l'arroganza di dichiarare - dando del cornuto all'asino-Renzi, lui bue-Travaglio riconosciuto, arrogante quanto e forse più dello stesso Renzi.
Adesso la palla passa al Presidente della repubblica che dovrò designare un nuovo capo del governo italiano il quale dovrà recarsi in Parlamento e domandare la fiducia. Non dimentichiamo che il PD ha la maggioranza ed è quindi abilitato a governare fino a nuove elezioni, a meno che non sfiduci il prossimo incaricato da premier.
Tutti gli altri partiti, quelli del fronte del NO chiedono a gran voce elezioni subito, non gli frega nulla di quel cesso di legge elettorale denominata 'Porcellum' e della possibilità di cambiare l'Italicum non ne vogliono sapere. Vogliono subito approfittarne, e portarsi a casa, sbranato, Renzi.
Il pericolo di avere anche in Italia un governo 'simil-Raggi' non impensierisce nessuno, nonostante il clamoroso flop del Campidoglio pentastellato.
Ieri tutti a ricordare gli esempi vicini della Brexit o di Trump alla Casa Bianca. Alla vigilia tutti minacciavano l'imminente fine del mondo, tutti dopo poco si sono dovuti ricredere proprio sulla fine del mondo, perchè che non c'è stata, nonostante che di tanto in tanto qualche fulmine inglese o americano si abbatta sul mondo.
Ma nessuno può fare lo stesso discorso anche per l'Italia: la fine del mondo, così come non c'è stata per quei due paesi, sostengono i vincitori, non ci sarà in Italia; perché non può ignorare che l'Italia non è né la Gran Bretagna nè gli Stati Uniti, e che un qualche problema, magari anche grosso, potrebbe averlo, a causa del suo debito pubblico, enorme, ed anche perché con la guida pur criticabile e criticata di Renzi e l'aiuto del suo validissimo ministro Padoan , il nostro paese 'rischiava' di uscire dal guado. Lentamente, certo, e per questo fra i mugugni. Ora dobbiamo stare in finestra. Non affogherà, ma potrebbe avere un pericoloso naufragio sia in patria che in Europa.
Mentre Travaglio-coccodrillo-arrogante versa lacrime sull'uscita di scena di Renzi, dichiarandosi - ora, ma solo ora - dispiaciuto perché mancherà al governo del nostro paese la sua giovinezza, il suo entusiasmo. Peccato - ha avuto l'arroganza di dichiarare - dando del cornuto all'asino-Renzi, lui bue-Travaglio riconosciuto, arrogante quanto e forse più dello stesso Renzi.
Adesso la palla passa al Presidente della repubblica che dovrò designare un nuovo capo del governo italiano il quale dovrà recarsi in Parlamento e domandare la fiducia. Non dimentichiamo che il PD ha la maggioranza ed è quindi abilitato a governare fino a nuove elezioni, a meno che non sfiduci il prossimo incaricato da premier.
Tutti gli altri partiti, quelli del fronte del NO chiedono a gran voce elezioni subito, non gli frega nulla di quel cesso di legge elettorale denominata 'Porcellum' e della possibilità di cambiare l'Italicum non ne vogliono sapere. Vogliono subito approfittarne, e portarsi a casa, sbranato, Renzi.
Il pericolo di avere anche in Italia un governo 'simil-Raggi' non impensierisce nessuno, nonostante il clamoroso flop del Campidoglio pentastellato.
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