E' giusto che il ministro per i beni culturali, Dario Franceschini, canti vittoria se la stagione estiva, al mare e nei musei, è andata a gonfie vele? Sì che è giusto, anche se non può attribuirsene i meriti. perchè lui con gli americani, inglesi, tedeschi e francesi che hanno scelto la riviera emilinana o quella ligure o toscana o la Puglia, per il mare, non c'entra nulla, e forse neanche con i visitatori dei nostri musei e siti archeologici, anche quelli aumentati, lui non c'entra affatto. Nè ha fatto alcunchè per attirarli. Semplicemente la paura del terrorismo che ha toccato alcune mete europee predilette dal turismo internazionale, le ha danneggiate, dirottando i flussi turistici sulla più sicura Italia che, comunque, per il suo mare, le bellezze artistiche ed anche la cucina resta sempre un polo di attrazione per il turismo internazionale. L'estate si è chiusa con un attivo altissimo, e noi siamo tutti contenti, e più di noi albergatori e ristoratori ecc... come anche il ministro Franceschini. Ma senza che se ne debba attribuire i meriti. Se un successo c'è stato, potremmo anche dire che c'è stato... nonostante Franceschini.
Il quale, però, nulla ha detto su una questione che certamente lo riguarda. Insomma cantando vittoria ha dimenticato tutte le sconfitte.
L'Austria, con due anni di anticipo, ha fatto sapere che vuole al timone del suo importante museo viennese, l'attuale direttore degli Uffizi. Il quale si è detto onorato della nomina ed ha accettato. Uno smacco per Franceschini che ha tanto brigato per la nomina di direttori stranieri e che ora se ne vede sfilare uno, quello del più importante museo italiano, il quale gli ha preferito il museo viennese che certo non può competere per importanza con il museo fiorentino. Si tratta di uno schiaffo a Franceschini, il quale neppure lamenta la scelta INGRATA del direttore degli Uffizi che ora rimane a bagnomaria a Firenze, in attesa di andarsene. Su questa vicenda dalla quale Franceschini una sola cosa avrebbe dovuto imparare ma non l'ha fatto, e cioè che le nomine in posti di responsabilità si fanno con notevole anticipo, come lui mai e poi mai ha fatto e farà. Infatti, la prossima informata di direttori si farà a fine anno, dopo che, solo in novembre, si sarà concluso il finto concorso sul quale ci sono già ricorsi.
Altra grana per Franceschini sulla quale nulla ha detto di ufficiale è quella dell'opera rock sul Palatino, dedicata a Nerone. Il suo ministero diede il via libera all'operazione ed alla definizione del sito, fra i più pregiati ed importanti della storia di Roma, forte del quale l'organizzazione presentò domanda alla Regione Lazio per il ben noto finanziamento di oltre 1 milione di Euro che ora rivuole indietro. Nulla è accaduto a Prosperetti che candidamente ma anche idiotamente ha dichiarato che lui non immaginava tutto quello scempio. Ma dov'era quando l'ha autorizzato? Dormiva o era brillo?
Ora il Ministero, nella persona dell'arch. Federica Galloni, segue lo smontaggio del mostro di ferraglie che svetta sul Palatino, che, assicura, tornerà ad essere quello che era. Ma Franceschini ha dimenticato che la Galloni deve seguire anche un altro dossier aperto, quello della villa costruita su un'antica cisterna romana sull'Appia antica, di proprietà di una nota famiglia proprietaria di laboratori di analisi romana. Dimenticando Franceschini che dell'esistenza della cisterna, senza che abbia fatto seguire denuncia, la Galloni era a conoscenza da tempo, essendo stata ospite di quella villa per un party benefico, durante il quale la padrona di casa le avrà mostrato, orgogliosa, la cisterna, ben conoscendo l'identità ministeriale della Galloni
Sulla carriera dell'arch. Federica Galloni corrono voci... qualche giornale ha scritto di un suo rapporto con Paolo Berlusconi, ai bei tempi. Secondo i maligni le sarebbe servito per la carriera al Ministero. Ne dubitiamo.
C'è anche un'altra macchia sull'operato di Franceschini, e questa volta riguarda una istituzione a noi molto cara, la Orchestra Giuseppe Verdi di Milano, alla quale il suo ex direttore generale Nastasi ha fatto la guerra, non senza qualche apparente appiglio di legge.
Oltre due anni fa, con disappunto del suo direttore generale, Franceschini, pressato da molte parti, firmò il decreto di inclusione dell'Orchestra milanese fra le ICO. Il decreto lo firmò in aprile, e Nastasi, irritato, per quell'anno non gli concesse il finanziamento adeguato, perchè troppo tardiva la firma del decreto da parte del ministro. Fu la sua vendetta. Non è bastato. Veniamo a sapere che solo dal 2018 la Orchestra Verdi riceverà il finanziamento FUS come le altre ICO, e proporzionato alla sua attività ed alla qualità di essa. Perchè dopo vent'anni di inutile ed ingiusta attesa, la Verdi deve attenderne altri tre per essere riconosciuta ICO a tutti gli effetti? Franceschini rispondi, discolpati!
P.S. ICO sta per Istituzione Concertistica Orchestrale, cioè una istituzione orchestrale che svolge attività concertistica.
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sabato 9 settembre 2017
mercoledì 21 giugno 2017
Festa della musica o Festa alla Musica?
Oggi, 21 giugno, dovremmo gioire, senza pause, dalla mattina alla sera,ed anche alla notte e fino alla mattina di domani, perchè a Roma, non solo, in Italia, e in Europa si celebra la Festa della Musica, voluta molti anni fa dal ministro Lang in Francia e poi diffusasi in tutto il vecchio Continente.
E sicuramente fra le 552 città italiane che vi hanno aderito, le oltre 10.700 iscrizioni e i quasi 35.000 artisti, tutta l'Italia suonerà e risuonerà. Quest'anno poi il Mibact di Franceschini ha voluto darle un tono più solenne impegnando anche un famoso testimone come Nicola Piovani.
A Roma, la Associazione che ogni anno organizzava - a modo suo - questa festa è stata sciolta od esautorata ( non sappiamo se è ancora in vita ed a quale festa si sia votata), ma la amministrazione della Raggi ed il suo fantasioso assessore alla 'ricrescita culturale', Bergamo, hanno invitato tutti i cittadini a parteciparvi attivamente, cioè scendendo in strada, con qualunque cosa di musicale abbiano o conoscano, per fare la loro parte. Anche senza vergogna.
Hanno, insomma, invitato tutti a fare festa, per la musica che oggi si festeggia e attraverso la musica che sanno fare. Ma non c'è ordine, non ci sono gerarchie, e neppure generi, maggiori e minori, più o meno importanti. Insomma la caciara solita dei Cinquestelle, che arrivano sempre all'ultimo minuto ( come hanno già fatto a Capodanno e come del resto stanno facendo per l'ESTATE ROMANA; l'anno scorso avevano almeno una qualche giustificazione: erano arrivati da poco al governo cittadino, ma gli uffici che facevano?) e poi con la solita faccia tosta si improvvisano organizzatori dalla parte del popolo ( perchè sarebbe stato il popolo, ora ingannato e finalmente cosciente dell'inganno, a votarli).
Che senso ha dire a tutti di partecipare, basta andare sul sito della 'festa della musica' - che abbiamo cercato invano - ed iscriversi? Ognuno fa quel che vuole e dove vuole; comunicarlo a che serve, allora, oltre che mostrare una lista lunga quanto l'autostrada Roma-Napoli e ritorno?
Governare è altra cosa. Innanzitutto mostrare interesse verso i settori diversi in cui si articola l'attività della società civile (i Cinquestelle, specie verso la cultura hanno mostrato un interesse solo di 'facciata'); poi, agire in tempo per ottenere buoni risultati ( e questo finora non è mai accaduto in nessun caso specifico e per qualunque settore, anche in quelli decisivi per la convivenza); infine, fare una cernita, delle proposte ( ma con lo stesso spirito critico che dimostrano solo nei casi in cui distribuiscono incarichi e premi ai fedelissimi, per il resto: liberi tutti! Loro aprono i cancelli ed entri chi vuole!).
Questa politica (?) DISTRUGGERA', NEL CHIASSO GENERALE, ANCHE LA MUSICA.
E sicuramente fra le 552 città italiane che vi hanno aderito, le oltre 10.700 iscrizioni e i quasi 35.000 artisti, tutta l'Italia suonerà e risuonerà. Quest'anno poi il Mibact di Franceschini ha voluto darle un tono più solenne impegnando anche un famoso testimone come Nicola Piovani.
A Roma, la Associazione che ogni anno organizzava - a modo suo - questa festa è stata sciolta od esautorata ( non sappiamo se è ancora in vita ed a quale festa si sia votata), ma la amministrazione della Raggi ed il suo fantasioso assessore alla 'ricrescita culturale', Bergamo, hanno invitato tutti i cittadini a parteciparvi attivamente, cioè scendendo in strada, con qualunque cosa di musicale abbiano o conoscano, per fare la loro parte. Anche senza vergogna.
Hanno, insomma, invitato tutti a fare festa, per la musica che oggi si festeggia e attraverso la musica che sanno fare. Ma non c'è ordine, non ci sono gerarchie, e neppure generi, maggiori e minori, più o meno importanti. Insomma la caciara solita dei Cinquestelle, che arrivano sempre all'ultimo minuto ( come hanno già fatto a Capodanno e come del resto stanno facendo per l'ESTATE ROMANA; l'anno scorso avevano almeno una qualche giustificazione: erano arrivati da poco al governo cittadino, ma gli uffici che facevano?) e poi con la solita faccia tosta si improvvisano organizzatori dalla parte del popolo ( perchè sarebbe stato il popolo, ora ingannato e finalmente cosciente dell'inganno, a votarli).
Che senso ha dire a tutti di partecipare, basta andare sul sito della 'festa della musica' - che abbiamo cercato invano - ed iscriversi? Ognuno fa quel che vuole e dove vuole; comunicarlo a che serve, allora, oltre che mostrare una lista lunga quanto l'autostrada Roma-Napoli e ritorno?
Governare è altra cosa. Innanzitutto mostrare interesse verso i settori diversi in cui si articola l'attività della società civile (i Cinquestelle, specie verso la cultura hanno mostrato un interesse solo di 'facciata'); poi, agire in tempo per ottenere buoni risultati ( e questo finora non è mai accaduto in nessun caso specifico e per qualunque settore, anche in quelli decisivi per la convivenza); infine, fare una cernita, delle proposte ( ma con lo stesso spirito critico che dimostrano solo nei casi in cui distribuiscono incarichi e premi ai fedelissimi, per il resto: liberi tutti! Loro aprono i cancelli ed entri chi vuole!).
Questa politica (?) DISTRUGGERA', NEL CHIASSO GENERALE, ANCHE LA MUSICA.
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martedì 25 ottobre 2016
Fondazioni liriche italiane . Acque agitatissime
Le notizie che arrivano da molti teatri lirici destano seria preoccupazione. Da Bari, al Petruzzelli, il personale assunto e subito dopo licenziato, a quota 70 circa, vorrebbe essere riciclato in ALES, la società che fa capo al Mibact, creata in previsione delle varie ristrutturazioni, o dismissioni di personale, cui i teatri stanno mettendo mano, per risanare i conti, ed accedere ai vantaggi della Legge Bray - quella che consente loro di avere denaro fresco onde sanare i buchi, a tassi bassissimi (non come come quelli che concedono le banche, e da restituire in tempi più lunghi di Equitalia, e che per questo suo incarognimento Renzi pare abbia deciso di sciogliere.
Ristrutturazioni necessarie in vista del prossimo traguardo legislativo del 31 dicembre 2018, al quale tutte le fondazioni devono arrivare con i debiti da pagare secondo un piano approvato dal ministero, e con i bilanci in equilibro, pena la decadenza da 'Fondazione lirica' e passaggio nella categoria 'Teatro lirico'. Cosa vorrà dire tale passaggio, cosa significare e comportare è ancora oscuro. Si prospetta solo un gran pasticcio, nel caso sia possibile uscire ed entrare nel ristretto numero delle Fondazioni.
E' un altro dei casini di Nastasi da inquadrare nel più generale progetto di gettare a mare il patrimonio di esperienze e tradizione dei nostri teatri. Tanto a lui non gliene frega nulla. Un tempo, quando ha dovuto trovar un posto alla sua mogliettina, ha dovuto creare il Museo del San Carlo. Allora e per quella ragione forse gli importava la sorte delle Fondazioni liriche, ma ora che la sua Giulia è diventata anche mamma, non gliene può fregare di meno. La confusione, dal 1 gennaio 2019, sarà grande sotto i cieli melodrammatici d'Italia.
Continuando nei prelievi delle acque agitate ed insane in cui sembrano muoversi molte delle 12 fondazioni liriche, c'è il caso del Comunale di Bologna, che si è visto decurtare il FUS perchè la qualità della sua attività artistica non è stata giudicata all'altezza dal Ministero. Chissà come se la sarà presa Nicola Sani, il sovrintendente-direttore artistico più richiesto d'Italia, tanto che lavora contemporaneamente oltre che a Bologna, alla Chigiana di Siena, all'Istituto di Studi verdiani di Parma, alla Fondazione Luigi Nono di Venezia, forse ancora alla Fondazione Scelsi, e sicuramente alla IUC di Roma ( speriamo di non averne dimenticata nessuna perchè l'interessato si offenderebbe!).
Dal suo teatro dovrebbero uscire in 30, assorbiti da ALES, ma i diretti interessati non ci stanno e c'è minaccia di commissariamento od anche i declassamento a breve. Intanto il teatro ha da affrontare assieme alle autorità comunali problemi di pubblica sicurezza, perchè la zona dove sorge lo storico magnifico teatro, è frequentata da tossici ed è spesso teatro di disordini e contestazioni che coinvolgono anche il teatro.
Da Bologna a Firenze, nel teatro del premier, dove Bianchi, il sovrintendente, un paio di giorni fa, alle prese anch'egli con la ristrutturazione, fatica a ricollocare 48 dipendenti, assorbibili da ALES, che 'Gli Uffizi' - ha fatto sapere il suo direttore - accoglierebbero a braccia aperte, ma che loro non accettano. Per cui la vertenza generale che lui diceva di poter chiudere in 48 ore, minaccia ora di concludersi alle calende greche, sempre che il teatro, i cui lavori di completamento sono stati di recente finanziati, resti aperto.
A Genova, il Nuovo Carlo Felice, in crisi perenne da anni, continua a pregare Iddio che arrivino i sospirati 13 milioni della Legge Bray che per partire alla volta delle casse del teatro attendono solo la firma dei ministeri competenti, e subito dopo a stretto giro, anche della Corte dei Conti. Anche per pagare gli stipendi e gli artisti ospiti che potrebbero, perdurando tale situazione di insolvenza, non voler più lavorare al teatro genovese. E allora sarebbe c... amari- come si dice a Roma, e a Genova non sappiamo.
Alla Scala, invece, ente ormai autonomo come l'Accademia di santa Cecilia- le due eccellenze musicali italiane, per volontà di Nastasi-Ornaghi - i lavoratori presentano il conto. Come ogni anno, avvicinandosi Sant'Ambrogio, al quale sanno di poter domandare miracoli.
Ristrutturazioni necessarie in vista del prossimo traguardo legislativo del 31 dicembre 2018, al quale tutte le fondazioni devono arrivare con i debiti da pagare secondo un piano approvato dal ministero, e con i bilanci in equilibro, pena la decadenza da 'Fondazione lirica' e passaggio nella categoria 'Teatro lirico'. Cosa vorrà dire tale passaggio, cosa significare e comportare è ancora oscuro. Si prospetta solo un gran pasticcio, nel caso sia possibile uscire ed entrare nel ristretto numero delle Fondazioni.
E' un altro dei casini di Nastasi da inquadrare nel più generale progetto di gettare a mare il patrimonio di esperienze e tradizione dei nostri teatri. Tanto a lui non gliene frega nulla. Un tempo, quando ha dovuto trovar un posto alla sua mogliettina, ha dovuto creare il Museo del San Carlo. Allora e per quella ragione forse gli importava la sorte delle Fondazioni liriche, ma ora che la sua Giulia è diventata anche mamma, non gliene può fregare di meno. La confusione, dal 1 gennaio 2019, sarà grande sotto i cieli melodrammatici d'Italia.
Continuando nei prelievi delle acque agitate ed insane in cui sembrano muoversi molte delle 12 fondazioni liriche, c'è il caso del Comunale di Bologna, che si è visto decurtare il FUS perchè la qualità della sua attività artistica non è stata giudicata all'altezza dal Ministero. Chissà come se la sarà presa Nicola Sani, il sovrintendente-direttore artistico più richiesto d'Italia, tanto che lavora contemporaneamente oltre che a Bologna, alla Chigiana di Siena, all'Istituto di Studi verdiani di Parma, alla Fondazione Luigi Nono di Venezia, forse ancora alla Fondazione Scelsi, e sicuramente alla IUC di Roma ( speriamo di non averne dimenticata nessuna perchè l'interessato si offenderebbe!).
Dal suo teatro dovrebbero uscire in 30, assorbiti da ALES, ma i diretti interessati non ci stanno e c'è minaccia di commissariamento od anche i declassamento a breve. Intanto il teatro ha da affrontare assieme alle autorità comunali problemi di pubblica sicurezza, perchè la zona dove sorge lo storico magnifico teatro, è frequentata da tossici ed è spesso teatro di disordini e contestazioni che coinvolgono anche il teatro.
Da Bologna a Firenze, nel teatro del premier, dove Bianchi, il sovrintendente, un paio di giorni fa, alle prese anch'egli con la ristrutturazione, fatica a ricollocare 48 dipendenti, assorbibili da ALES, che 'Gli Uffizi' - ha fatto sapere il suo direttore - accoglierebbero a braccia aperte, ma che loro non accettano. Per cui la vertenza generale che lui diceva di poter chiudere in 48 ore, minaccia ora di concludersi alle calende greche, sempre che il teatro, i cui lavori di completamento sono stati di recente finanziati, resti aperto.
A Genova, il Nuovo Carlo Felice, in crisi perenne da anni, continua a pregare Iddio che arrivino i sospirati 13 milioni della Legge Bray che per partire alla volta delle casse del teatro attendono solo la firma dei ministeri competenti, e subito dopo a stretto giro, anche della Corte dei Conti. Anche per pagare gli stipendi e gli artisti ospiti che potrebbero, perdurando tale situazione di insolvenza, non voler più lavorare al teatro genovese. E allora sarebbe c... amari- come si dice a Roma, e a Genova non sappiamo.
Alla Scala, invece, ente ormai autonomo come l'Accademia di santa Cecilia- le due eccellenze musicali italiane, per volontà di Nastasi-Ornaghi - i lavoratori presentano il conto. Come ogni anno, avvicinandosi Sant'Ambrogio, al quale sanno di poter domandare miracoli.
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martedì 17 maggio 2016
'Bavaglio ai Beni Culturali. Vietato criticare e denunciare il caos' di Vittorio Emiliani/Articolo 21
Al Consiglio Superiore della Magistratura il vice (fidato di Renzi) Giovanni Legnini vuol zittire da Palazzo dei Marescialli tutti i magistrati e parlare soltanto lui, portavoce unico. Al Collegio Romano, sede del ministro dei Beni Culturali Dario Franceschini, non spira un’aria granché migliore. Intanto vige un “codice etico” in base al quale “il dipendente (di qualunque grado sia, ndr) – fatto salvo il diritto di esprimere valutazioni e diffondere informazioni a tutela dei diritti sindacali e dei cittadini – si astiene da dichiarazioni pubbliche, orali e scritte che siano lesive dell’immagine e del prestigio dell’Amministrazione”. Lesive a giudizio delli Superiori. Ciò vuol dire bavaglio, di fatto totale – proprio in questi mesi di sconvolgimento delle strutture del MiBACT – mentre le Soprintendenze vengono assurdamente accorpate annegando ogni specificità e predestinate (legge Madia) a finire gerarchicamente sotto prefetti e prefetture. Il funzionario che parla o scrive senza permesso delle gerarchie ministeriali rischia di brutto. Tanto più che è momento di nomine non per concorso bensì per decisione tutta “politica”.
Non si vuole infatti che si sappia dalla viva voce dei funzionari quanti di loro rinunciano a dirigere musei raggruppati soltanto sulla carta e quindi insensatamente distanti chilometri e chilometri l’uno dall’altro o sapere della paralisi che ha investito anche grandi musei i cui consigli di amministrazione, spaventati dalla mancanza di risorse e dalla responsabilità davanti alla Corte dei conti, non decidono nulla. O ancora del caos imperante ovunque in forza di decisioni prese dall’alto senza alcuna consultazione dei tecnici.
A Roma poi, dal 1° febbraio scorso, vige una circolare firmata dall’allora Soprintendente archeologico, architetto Francesco Prosperetti, in base alla quale “le modalità di comunicazione agli organi di informazione (giornali, radio, tv) relative ad attività istituzionali dovranno essere preventivamente sottoposte al Dirigente per il tramite dell’addetto stampa e/o delle strutture istituzionali”. In caso urgente rivolgersi “direttamente al Dirigente” (tutto maiuscolo). Attenzione perché “ogni iniziativa autonomamente presa dalle SS.LL in maniera difforme è ritenuta non consona al disposto dell’art. 3 comma 8 del Codice di Comportamento” (quello sopracitato). Se le Signorie Loro ci rifanno come “apparso in più occasioni sulla stampa”, l’azione disciplinare è inevitabile. automatica. Subito ha protestato la Fp Cgil, il suo segretario nazionale Salvatore Chiaramonte richiamandosi all’articolo 21 della Costituzione sulla “libertà di espressione” e definendola “una disposizione vergognosa e pericolosa che squalifica chi l’ha emanata e chi l’ha ispirata e che la dice lunga sulla coscienza democratica di chi ci governa”. Ma il clima non è molto cambiato. Anche perché tranne poche voci di stampa, anzitutto “Il Fatto Quotidiano”, e ancor meno emittenti tv (essenzialmente La7, la Rai in proposito è quasi muta pur essendo “servizio pubblico” finanziato al 66 % da noi abbonati), il silenzio stampa è sceso sulla denuncia dei cento e cento attentati alla tutela dei beni culturali e paesaggistici in nome della “valorizzazione” di alcuni di loro, cioè del “far soldi” e poco più.
Domenica 8 maggio c’è stato un festoso “Appia Day”. Forse per sottolineare, sia pure tardivamente, quanto ha fatto con pochi soldi e molti sudori la Soprintendenza Archeologica alla Villa dei Quintili, a Santa Maria Nova o a Capo di Bove sotto la direzione di Rita Paris? No, al contrario per chiedere genericamente una ludica “pedonalizzazione dell’Appia”. Che peraltro è al 95% privata. Non era meglio riversare lì i 18 milioni di euro (presunti, saranno di più) che Franceschini si ostina invece a voler spendere per riportare gli spettacoli circensi all’Arena Colosseo? Mi par di sentire il Grande Fratello che dal Collegio Romano impone: “Ditelo ancora e vi sospendo subito dal servizio”. Sino a quando?
mercoledì 30 dicembre 2015
Ninni Cutaia al posto di Salvo Nastasi al Ministero, come Direttore generale dello Spettacolo dal vivo
Ad ottobre, all'indomani dell'uscita di Nastasi dal MIBACT, per insediarsi a Palazzo Chigi, come Vice segretario generale, ed a Bagnoli come Commissario al risanamento, arriva dal Ministero la promozione a Ninni Cutaia, il dirigente di più alto grado al Ministero, addentro ai misteri italiani dello spettacolo dal vivo.
Fino ad oggi neanche una voce flebile, uscita dalla sua bocca, è filtrata all'esterno, relativamente alla toppa da mettere all'ultimo disastro compiuto da Nastasi, prima di andarsene, e cioè a come risolvere con un minimo di logica vera, l'applicazione della legge del luglio 2014, per la spartizione del FUS, che Nastasi ha affidato ad un algoritmo, che avrebbe dovuto introdurre criteri di equità, basati su parametri certi, ed invece ha gettato nel panico e nella disperazione buona parte delle istituzioni, piccole medie e grandi, finanziate da sempre dal FUS: oltre centocinquanta soggetti sono stati fatti fuori, senza preavviso e ad attività già avanzata se non conclusa, da quell'infame algoritmo, benedetto da Nastasi e Francechini ( è inutile che anche 'mezzo disastro' Franceschini si nasconda dietro il paravento dell'algoritmo!).
Franceschini, che quando si tratta di aprire bocca non ci pensa due volte, s'è difeso dicendo: chiedevate che la politica uscisse fuori dalla gestione dei fondi della cultura? Lo abbiamo fatto, affidando tale compito ad un algoritmo, ora non potete lamentarvi quando l'algoritmo ha fatto piazza pulita. Certo, 'mezzo disastro', lei ha ragione. Solo che l'algoritmo pilotato da Nastasi, non ha fatto piazza pulita (altrimenti non si capirebbero gli stanziamenti aggiuntivi della legge finanziaria al mondo dello Spettocolo - tre milioni per festival , cori e bande; come non si capiscono gli stanziamenti del ministero al MAXXI delle amiche Melandri e Veaute, o al Teatro Valle, per favorire la mogliettina Di Biase, ex presidente della Commissione cultura al Comune di Roma), bensì tabula rasa. In un sol colpo ha distrutto quanto costruito in decenni.
Una cosa non abbiamo capito di questa operazione barbarica a firma Nastasi e Franceschini: i soldi risparmiati dove sono andati a finire? A finanziare le istituzioni amiche o a ridurre la dotazione del FUS destinata allo spettacolo dal vivo, magari per ricostruire la platea del Colosseo che farà passare 'mezzo disastro' Franceschini, come il ministro 'delle ricostruzioni'?
Adesso, a fine anno, si fa sentire anche Cutaia, a proposito dell'ultima tegola piovuta sulle Fondazioni liriche, a seguito della pronuncia della Consulta, sollecitata da un lavoratore ingiustamente licenziato dalla Fondazione del Maggio Fiorentino - come si chiamava un tempo - che ora, invece, ha mutato la sua ragione sociale in 'Opera di Firenze'.
Il caso era stato portato all'attenzione di tutti, per la sua possibile grave incidenza sui bilanci futuri delle fondazioni, che a fatica si stanno risollevando dalla allegra gestione degli anni passati, dal quotidiano 'Il messaggero', qualche giorno fa (in tale occasione ne abbiamo scritto su questo blog) con un articolo di Valeria Arnaldi che aveva sentito anche il presidente dell'associazione che riunisce le Fondazioni liriche italiane, Cristiano Chiarot, sovrintendente di quella veneziana. il quale, preoccupato dei possibili futuri risvolti della cause tuttora pendenti nelle varie fondazioni ( circa un migliaio) aveva annunciato la costituzione di un pool di giuristi che aiutassero a sbrigare la matassa, e la richiesta di aiuto al ministero senza la cui mediazione difficilmente una situazione simile poteva risolversi.
A stretto di giro di posta, appena qualche giorno dopo, sempre dal Messaggero, e sempre Valeria Arnaldi, intervista sull'argomento Ninni Cutaia il quale autorevolmente dichiara: abbiamo interpellato un pool di giuristi per capire come uscirne ( ma è lo stesso pool delle Fondazioni o un secondo?). E basta. Non dice altro, oltre che la situazione rischia di mandare a monte il lavoro di risanamento che si sta svolgendo nelle Fondazioni. E c'era bisogno che ce lo dicesse lui?
Temiamo che questa inutile uscita di Cutaia serva al Messaggero per accreditarsi come 'portavoce' delle soffiate del ministero, allo stesso modo in cui lo ha fatto con Nastasi in tutti questi anni.
Ma se Cutaia vuol fare sapere che esiste e lavora, batta un colpo, quando ha qualcosa da dire. Come ci piacerebbe sentire anche la voce di un altro alto dirigente del mondo dello spettacolo, e cioè di Carlo Fontana che, da quando si è insediato alla presidenza dell'AGIS, abbiamo saputo solo che ha salutato Nastasi, ringraziandolo per la collaborazione - ringraziamento reciproco - ai danni dello spettacolo, ed ha incontrato Cutaia che ha preso il suo posto. E poi? E poi basta!
Fino ad oggi neanche una voce flebile, uscita dalla sua bocca, è filtrata all'esterno, relativamente alla toppa da mettere all'ultimo disastro compiuto da Nastasi, prima di andarsene, e cioè a come risolvere con un minimo di logica vera, l'applicazione della legge del luglio 2014, per la spartizione del FUS, che Nastasi ha affidato ad un algoritmo, che avrebbe dovuto introdurre criteri di equità, basati su parametri certi, ed invece ha gettato nel panico e nella disperazione buona parte delle istituzioni, piccole medie e grandi, finanziate da sempre dal FUS: oltre centocinquanta soggetti sono stati fatti fuori, senza preavviso e ad attività già avanzata se non conclusa, da quell'infame algoritmo, benedetto da Nastasi e Francechini ( è inutile che anche 'mezzo disastro' Franceschini si nasconda dietro il paravento dell'algoritmo!).
Franceschini, che quando si tratta di aprire bocca non ci pensa due volte, s'è difeso dicendo: chiedevate che la politica uscisse fuori dalla gestione dei fondi della cultura? Lo abbiamo fatto, affidando tale compito ad un algoritmo, ora non potete lamentarvi quando l'algoritmo ha fatto piazza pulita. Certo, 'mezzo disastro', lei ha ragione. Solo che l'algoritmo pilotato da Nastasi, non ha fatto piazza pulita (altrimenti non si capirebbero gli stanziamenti aggiuntivi della legge finanziaria al mondo dello Spettocolo - tre milioni per festival , cori e bande; come non si capiscono gli stanziamenti del ministero al MAXXI delle amiche Melandri e Veaute, o al Teatro Valle, per favorire la mogliettina Di Biase, ex presidente della Commissione cultura al Comune di Roma), bensì tabula rasa. In un sol colpo ha distrutto quanto costruito in decenni.
Una cosa non abbiamo capito di questa operazione barbarica a firma Nastasi e Franceschini: i soldi risparmiati dove sono andati a finire? A finanziare le istituzioni amiche o a ridurre la dotazione del FUS destinata allo spettacolo dal vivo, magari per ricostruire la platea del Colosseo che farà passare 'mezzo disastro' Franceschini, come il ministro 'delle ricostruzioni'?
Adesso, a fine anno, si fa sentire anche Cutaia, a proposito dell'ultima tegola piovuta sulle Fondazioni liriche, a seguito della pronuncia della Consulta, sollecitata da un lavoratore ingiustamente licenziato dalla Fondazione del Maggio Fiorentino - come si chiamava un tempo - che ora, invece, ha mutato la sua ragione sociale in 'Opera di Firenze'.
Il caso era stato portato all'attenzione di tutti, per la sua possibile grave incidenza sui bilanci futuri delle fondazioni, che a fatica si stanno risollevando dalla allegra gestione degli anni passati, dal quotidiano 'Il messaggero', qualche giorno fa (in tale occasione ne abbiamo scritto su questo blog) con un articolo di Valeria Arnaldi che aveva sentito anche il presidente dell'associazione che riunisce le Fondazioni liriche italiane, Cristiano Chiarot, sovrintendente di quella veneziana. il quale, preoccupato dei possibili futuri risvolti della cause tuttora pendenti nelle varie fondazioni ( circa un migliaio) aveva annunciato la costituzione di un pool di giuristi che aiutassero a sbrigare la matassa, e la richiesta di aiuto al ministero senza la cui mediazione difficilmente una situazione simile poteva risolversi.
A stretto di giro di posta, appena qualche giorno dopo, sempre dal Messaggero, e sempre Valeria Arnaldi, intervista sull'argomento Ninni Cutaia il quale autorevolmente dichiara: abbiamo interpellato un pool di giuristi per capire come uscirne ( ma è lo stesso pool delle Fondazioni o un secondo?). E basta. Non dice altro, oltre che la situazione rischia di mandare a monte il lavoro di risanamento che si sta svolgendo nelle Fondazioni. E c'era bisogno che ce lo dicesse lui?
Temiamo che questa inutile uscita di Cutaia serva al Messaggero per accreditarsi come 'portavoce' delle soffiate del ministero, allo stesso modo in cui lo ha fatto con Nastasi in tutti questi anni.
Ma se Cutaia vuol fare sapere che esiste e lavora, batta un colpo, quando ha qualcosa da dire. Come ci piacerebbe sentire anche la voce di un altro alto dirigente del mondo dello spettacolo, e cioè di Carlo Fontana che, da quando si è insediato alla presidenza dell'AGIS, abbiamo saputo solo che ha salutato Nastasi, ringraziandolo per la collaborazione - ringraziamento reciproco - ai danni dello spettacolo, ed ha incontrato Cutaia che ha preso il suo posto. E poi? E poi basta!
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domenica 11 ottobre 2015
Christillin all'ENIT - Premio del Mibact al Teatro San Carlo - Tenore 'in polo' spopola su You Tube
L'ENIT era da tempo commissariato e si diceva pure che aveva fatto il suo tempo e doveva essere soppresso. All'improvviso il ministro Franceschini ci ripensa e mette a capo della struttura, rinnovata, l'efficiente Cristiilin, gran signora torinese con cognome francese, fresca dei successi al Museo Egizio e prima ancora alle Olimpiadi invernali di Torino.
Nei giorni precedenti la svolta il Corriere aveva segnalato che anche all'ENIT carrozzone statale per gente raccomandata, gli stipendi degli impiegati andavano da un minimo di 60.00 ad un massimo di 80.000. La Cristillin, che certamente di soldi non ha davvero bisogno ha dichiarato in tv che il suo stipendio è di 70.000 Euro. Per lei è un punto d'onore tentare i dare una scossa al placido turismo italiano che di anno in anno va perdendo posizioni sul mercato mondiale. E come poteva essere altrimenti?
Ricordate il famoso portale che il governo Berlusconi pagò alcuni milioni di Euro, brutto, pieno zeppo di errori (per questo la Gelmini volle introdotto obbligatoriamente l'inglese nelle scuole. Per i futuri addetti al sito del turismo italiano) e con una musica di sottofondo tratta dalla Carmen di Bizet. Sito che fa il paio con quello altrettanto idiota dell'EXPO:Very bello!
Il MIbact quando dà i premi sorpende tutti. Immancabilmente.
Un pò di anni fa, dopo la brevissima esperienza della Crivellenti come sovrintendente , il Teatro Comunale di Cagliari ebbe un premio analogo, immaginiamo con motivazioni similari a quelle con cui ora arriveranno al Teatro San Carlo di Napoli, 2 milioni di Euro per il " VALORE DELLA PRODUZIONE, QUALITA' E GESTIONE VIRTUOSA"
Chi ha valutato tali parametri? l'algoritmo al quale Nastasi poco prima di darsi allafuga dal Ministero aveva affidato la valutazione delle istituzioni di spettacolo italian, cancellandone di fatto alcune centinaia dal finanziamento statale attraverso il FUS? No, sicuramente per questi premi, sospetti, l'algoritmo non funziona e oltre tutto sarebbe troppo lento, perchè almeno per il San Carlo i 2 milioni premierebbero la trionfante stagione estiva del teatro. Ma allora chi ha deciso questi premi?
A noi viene il dubbio che sia stato il colpo di coda cosiddetto di Salvo Nastasi prima di lasciare il Collegio romano Per la semplice ragione che sia a Cagliari che a Napoli le due sovrintendenti sono state messe lì da Nastasi, anche contro il parere, nel caso della Purchia a Napoli, del presidente del teatro, il sindaco De Magistris. Con i premi Nastasi vuole ad ogni costo dimostrare che le sue scelte erano giuste. Ma se così è, faccia tornare a Cagliari al Crivellenti, ora che la sovrintendenza di quel teatro è vacante. E non ci venga a dire che ora sta a Palazzo Chigi, anzi a Bagnoli. A noi non la racconta con Franceschini che dipendeva da lui per ogni decisione.
C'è un giovane tenore italiano, siciliano(?), di nome - se non andiamo errati - Paolo Fanale che popola su You Tube: il tenore con la polo che spopola 'per' la polo. Spopolerà anche se metterà una camicia?
Nei giorni precedenti la svolta il Corriere aveva segnalato che anche all'ENIT carrozzone statale per gente raccomandata, gli stipendi degli impiegati andavano da un minimo di 60.00 ad un massimo di 80.000. La Cristillin, che certamente di soldi non ha davvero bisogno ha dichiarato in tv che il suo stipendio è di 70.000 Euro. Per lei è un punto d'onore tentare i dare una scossa al placido turismo italiano che di anno in anno va perdendo posizioni sul mercato mondiale. E come poteva essere altrimenti?
Ricordate il famoso portale che il governo Berlusconi pagò alcuni milioni di Euro, brutto, pieno zeppo di errori (per questo la Gelmini volle introdotto obbligatoriamente l'inglese nelle scuole. Per i futuri addetti al sito del turismo italiano) e con una musica di sottofondo tratta dalla Carmen di Bizet. Sito che fa il paio con quello altrettanto idiota dell'EXPO:Very bello!
Il MIbact quando dà i premi sorpende tutti. Immancabilmente.
Un pò di anni fa, dopo la brevissima esperienza della Crivellenti come sovrintendente , il Teatro Comunale di Cagliari ebbe un premio analogo, immaginiamo con motivazioni similari a quelle con cui ora arriveranno al Teatro San Carlo di Napoli, 2 milioni di Euro per il " VALORE DELLA PRODUZIONE, QUALITA' E GESTIONE VIRTUOSA"
Chi ha valutato tali parametri? l'algoritmo al quale Nastasi poco prima di darsi allafuga dal Ministero aveva affidato la valutazione delle istituzioni di spettacolo italian, cancellandone di fatto alcune centinaia dal finanziamento statale attraverso il FUS? No, sicuramente per questi premi, sospetti, l'algoritmo non funziona e oltre tutto sarebbe troppo lento, perchè almeno per il San Carlo i 2 milioni premierebbero la trionfante stagione estiva del teatro. Ma allora chi ha deciso questi premi?
A noi viene il dubbio che sia stato il colpo di coda cosiddetto di Salvo Nastasi prima di lasciare il Collegio romano Per la semplice ragione che sia a Cagliari che a Napoli le due sovrintendenti sono state messe lì da Nastasi, anche contro il parere, nel caso della Purchia a Napoli, del presidente del teatro, il sindaco De Magistris. Con i premi Nastasi vuole ad ogni costo dimostrare che le sue scelte erano giuste. Ma se così è, faccia tornare a Cagliari al Crivellenti, ora che la sovrintendenza di quel teatro è vacante. E non ci venga a dire che ora sta a Palazzo Chigi, anzi a Bagnoli. A noi non la racconta con Franceschini che dipendeva da lui per ogni decisione.
C'è un giovane tenore italiano, siciliano(?), di nome - se non andiamo errati - Paolo Fanale che popola su You Tube: il tenore con la polo che spopola 'per' la polo. Spopolerà anche se metterà una camicia?
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domenica 14 giugno 2015
In onore del Verdi massone ricostituita l'antica via dell'osservanza, che unisce tre centri della congrega.
Se Verdi era massone ed anticlericale - ma le due cose non sono congiunte per forza - ormai lo pensano tutti. E prima ancora che un recente studio sul 'Falstaff ' ne offrisse ragioni perfino musicali come si trovano, ad esempio, nel 'Flauto' mozartiano. Ora in omaggio a Verdi si è voluta ricostruire, con una precisa indicazione di percorso e sentieri che attraversando il centro Italia, legano Siena a Bologna a Parma, per intanto. Salvo poi ad includere in detto sentiero, nei mesi a venire, anche Perugia e Roma, capitali della massoneria. Non quella deviata, per carità, ma quella che, più modestamente e disinteressatamente ( !) in nome dell'appartenenza, fa affari, risolve diatribe, distribuisce mansioni di potere. In questo caso nel nome e con la benedizione di Verdi.
Di recente, su indicazione del MIBACT, alla presidenza dell'Istituto di Studi Verdiani, con sede a Parma, la Parma di Verdi e Toscanini, è stato nominato un illustre compositore che, sia detto in premessa, con la massoneria non c'entra affatto, semmai potrebbero - il dubitativo è obbligatorio! - coloro che qui e là l'hanno voluto in posti di responsabilità, nei quali nel giro di pochi mesi tanti ne ha collezionati, dal momento che tutti si sono accorti di non poter più fare a meno di lui. C'è stata una rivolta da parte di illustri studiosi verdiani i quali hanno protestato perché un compositore di oggi, con scarsa conoscenza dell'opera verdiana, ed anzi sbilanciato, a differenza di Verdi, sull'opera 'suoni e luci', meglio se elettronici, fosse messo a capo di un istituto che alla conoscenza dell'opera di Verdi - MASSONE - è votata per statuto. Il neo eletto non si è scomposto ed anzi ha subito nominato un nuovo direttore dei 'Quaderni' di Studi verdiani' che fino al giorno prima erano stati affidata a studiosi verdiani quali Sala e prima ancora Petrobelli e Della Seta. Ed anche in questo secondo caso, lo diciamo con assoluta certezza, la massoneria non ce'entra un fico secco. Proprio come il neo eletto direttore c'entra con la musicologia verdiana e con la direzione di una rivista musicologica. E pure lui ha già chiaro il piano della sua direzione: guardare alla musica del vecchio Verdi con gli occhi dell contemporaneità. A gennaio, a Verdi piacendo, ne darà un esempio, interpellando una schiera di musicisti di oggi sull'attualità di Verdi. Non è una cosa nuovissima - ha subito dichiarato per non attribuirsi meriti che non ha - perchè nel primo numero di 'Studi verdiani', all'inizio degli anni Ottanta, comparve proprio un saggio di Luciano Berio - poche pagine, ha voluto ricordare, dal titolo 'Verdi?' con il punto interrogativo. Dimenticando però che proprio in quegli anni Berio aveva terminato di scrivere ' Un re in ascolto' - che noi ascoltammo al battesimo pubblico a Salisburgo, diretta da Maazel - con riferimenti chiarissimi ed espliciti a Verdi, ad una sua opera in particolare. Staremo a leggere le nuove mirabolanti imprese, a gennaio, se ci riesce, del nuovo direttore, di una pubblicazione che ha cadenza annuale.
E così a sua insaputa, l'aitante compositore di oggi, forse per decisione della massoneria, cui lui si dichiara estraneo e disinteressato, nel giro di pochi mesi, s'è trovato catapultato ai vertici dell'Accademia Chigiana - lui,rarissimo esempio di musicista che non è mai passato da quelle aule - al vertice del teatro Comunale di Bologna e all'Istituto verdiano di Parma, patria di Verdi, MASSONE. Nel cui nome si è ricomposta la 'Via Massonica' che collega tre capitali della consorteria: Siena, Bologna e Parma.
Di recente, su indicazione del MIBACT, alla presidenza dell'Istituto di Studi Verdiani, con sede a Parma, la Parma di Verdi e Toscanini, è stato nominato un illustre compositore che, sia detto in premessa, con la massoneria non c'entra affatto, semmai potrebbero - il dubitativo è obbligatorio! - coloro che qui e là l'hanno voluto in posti di responsabilità, nei quali nel giro di pochi mesi tanti ne ha collezionati, dal momento che tutti si sono accorti di non poter più fare a meno di lui. C'è stata una rivolta da parte di illustri studiosi verdiani i quali hanno protestato perché un compositore di oggi, con scarsa conoscenza dell'opera verdiana, ed anzi sbilanciato, a differenza di Verdi, sull'opera 'suoni e luci', meglio se elettronici, fosse messo a capo di un istituto che alla conoscenza dell'opera di Verdi - MASSONE - è votata per statuto. Il neo eletto non si è scomposto ed anzi ha subito nominato un nuovo direttore dei 'Quaderni' di Studi verdiani' che fino al giorno prima erano stati affidata a studiosi verdiani quali Sala e prima ancora Petrobelli e Della Seta. Ed anche in questo secondo caso, lo diciamo con assoluta certezza, la massoneria non ce'entra un fico secco. Proprio come il neo eletto direttore c'entra con la musicologia verdiana e con la direzione di una rivista musicologica. E pure lui ha già chiaro il piano della sua direzione: guardare alla musica del vecchio Verdi con gli occhi dell contemporaneità. A gennaio, a Verdi piacendo, ne darà un esempio, interpellando una schiera di musicisti di oggi sull'attualità di Verdi. Non è una cosa nuovissima - ha subito dichiarato per non attribuirsi meriti che non ha - perchè nel primo numero di 'Studi verdiani', all'inizio degli anni Ottanta, comparve proprio un saggio di Luciano Berio - poche pagine, ha voluto ricordare, dal titolo 'Verdi?' con il punto interrogativo. Dimenticando però che proprio in quegli anni Berio aveva terminato di scrivere ' Un re in ascolto' - che noi ascoltammo al battesimo pubblico a Salisburgo, diretta da Maazel - con riferimenti chiarissimi ed espliciti a Verdi, ad una sua opera in particolare. Staremo a leggere le nuove mirabolanti imprese, a gennaio, se ci riesce, del nuovo direttore, di una pubblicazione che ha cadenza annuale.
E così a sua insaputa, l'aitante compositore di oggi, forse per decisione della massoneria, cui lui si dichiara estraneo e disinteressato, nel giro di pochi mesi, s'è trovato catapultato ai vertici dell'Accademia Chigiana - lui,rarissimo esempio di musicista che non è mai passato da quelle aule - al vertice del teatro Comunale di Bologna e all'Istituto verdiano di Parma, patria di Verdi, MASSONE. Nel cui nome si è ricomposta la 'Via Massonica' che collega tre capitali della consorteria: Siena, Bologna e Parma.
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venerdì 27 giugno 2014
Pensiamo ai giovani per il futuro del nostro paese.
Nell'annuale rapporto sulla cultura
realizzato da 'Federculture', il presidente Roberto Grossi, che non
ha risparmiato critiche alla politica culturale del governo, ha
avanzato idee e progetti per far rinascere il nostro paese. Puntando
sui giovani e la formazione. Ecco qualche esempio.
'Abbiamo esaminato la vs domanda di
finanziamento rivolta a codesto ministero. Avendo constatato il
pareggio di bilancio, non possiamo sottoporre la vostra richiesta
alla 'Commissione consultiva Musica''. In parole povere, se la
richiedente fondazione avesse avuto un passivo di bilancio il
Ministero avrebbe preso in considerazione la richiesta. Questa
assurda lettera inviava il direttore generale per lo 'spettacolo dal
vivo' del Ministero dei beni e delle attività culturali e del
Turismo (MIBACT), Salvatore Nastasi, alla presidenza della Onlus
'Orchestre e cori giovanili in Italia', fondata qualche anno fa da
Claudio Abbado, sul modello dell'analogo famoso movimento venezuelano
creato, quasi quarant'anni fa, da Antonio Abreu ed oggi ammirato,
importato ed imitato in molti paesi. La fondazione italiana chiedeva
un sostegno finanziario al Ministero, in considerazione dell'alto
valore educativo oltre che strettamente musicale dell'iniziativa che
sta prendendo sempre più piede nel nostro paese, nel silenzio quasi
generale, mentre, per il futuro, già ora fa molto ben sperare. E il
ministero risponde picche.
Perchè oggi molti giovani artisti
guardano a Berlino come ad una delle capitali europee più ambite
dove vivere, formarsi ed avviare un'attività artistica - si chiede
Grossi? La risposta è semplice. In quella grande capitale agli
artisti sono riservate residenze molto stimolanti a condizioni
accessibili. In Italia no. Eppure nel passato chi voleva lavorare
nel campo delle arti, metteva in programma una lunga residenza in
Italia, dove alcuni paesi europei, più attenti al problema,
mantengono tuttora viva quella tradizione. E, infatti, sono sotto gli
occhi di tutti le residenze romane di due accademie, quella
francese (Villa Medici) e quella tedesca ( Villa Massimo) che
ospitano 'borsisti' ( pittori,scultori,letterati,musicisti, registi
ecc...), dei rispettivi paesi ma anche di altri.
A Roma, ad esempio, che vanta alcuni
istituti di alta cultura, dal Conservatorio, all'Istituto di
cinematografia, alle Accademia di Arte Drammatica, di Belle Arti e di
Danza, si potrebbe costituire - avanza Grossi - una rete
interdisciplinare delle arti, alla quale affidare ville e proprietà
sequestrate alla malavita, per farne residenze per gli artisti
giovani meritevoli, e , più in generale, luoghi votati alla
creatività.
Non è possibile che in Italia ci siano
incentivi ( agevolazioni e detrazioni fiscali) per l'acquisto di
qualunque cosa, dalle lavatrici, ai mobili, alle macchine e di
qualunque altro marchingegno, mentre nessun incentivo è mai
esistito per l'acquisto di libri, che, infatti, calato di quasi il
60% nel primo trimestre di quest'anno – una caporetto! - o di
apparecchiature per la creazione artistica.
L' insensibilità verso la formazione
culturale e l'età giovanile, si manifesta anche in altre curiose
anomalie. Una maestra, in visita ad un museo statale, con la sua
classe, ci ha segnalato che quel museo non prevedeva ingressi
agevolati per gli studenti. E perciò, al botteghino, ha pagato il
costoso biglietto intero per lei e per ciascuno studente, che forse
non metteranno più piede in un sito d'arte. Non sarebbe ora di
cambiare?
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