Ieri sera, per andare ad un concerto in centro - Piazza Campitelli - abbiamo percorso in macchina tutta Via Nomentana, poi il tunnel che porta a Corso d'Italia, Muro Torto, Lungotevere fino all'Isola Tiberina e Via Petroselli fino a Piazza Bocca delle Verità, dove abbiamo posteggiato la macchina negli spazi lasciati liberi da alcune grandi camion e roulotte adibiti a 'servizi cinematografici' - stavano girando un film, per essere chiari, per raggiungere la sede del concerto.
A piedi, abbiamo percorso Via Petroselli, un pezzo di Via del Teatro Marcello, fino a Piazza Campitelli, dove ha sede l'assessorato alla cultura capitolino (quello della 'ricrescita culturale', agli ordini di Luca Bergamo, che è anche vicesindaco) e pure la Chiesa di Santa Maria in Portico, dove aveva luogo il Concerto organizzato - SPLENDIDAMENTE, come sempre - dall'Accademia Tedesca in Roma - Villa Massimo.
Tutta la città che abbiamo attraversato in macchina e a piedi mostrava evidentissimi i segni dell'abbandono e del degrado in cui la Giunta dei pentastellati l'ha ancor più ridotta. Loro replicheranno che la città l'hanno trovata già messa male quando, ormai quasi due anni fa, hanno occupato il Campidoglio, per volere dei cittadini. Se la loro replica è sacrosanta, non si può negare che hanno hanno proseguito nell'intento di mandare in rovina la città che avrebbero dovuto governare e quindi risollevare dalle condizioni in cui, i loro predecessori, l'avevano ridotta, mai comunque così male.
Non c'è angolo della città della cui manutenzione ci si possa dire soddisfatti della amministrazione della Raggi. I sottopassi come i tunnel sono inondati, ai bordi, di foglie secche - ci vuole tanto per mandare una squadra della nettezza urbana a raccoglierle, magari di notte quando il traffico è quasi inesistente? Un paio d'ore di lavoro e quei tunnel potrebbero assumere le sembianze di un tunnel di una città normale. Sporcizia, foglie secche, erba non tagliata dappertutto. Al degrado non si sottraeva neppure il tratto di strada, fiancheggiato ai due lati da testimonianze archeologiche ed architettoniche, che da Piazza di Bocca della Verità porta dritto al Campidoglio: un percorso che anche l'assessore Bergamo percorre ogni giorno. Le rovine, il prato antistante il Teatro di Marcello sono piene di erbacce. Tutto è lasciato nel più totale abbandono.
Naturalmente evitiamo volutamente di parlare delle buche che mettono cittadini e mezzi privati di trasporto (moto, scooter, macchine) dei romani ogni giorno, in qualunque tratto si percorra, a durissima prova ed a rischio vita. Noi stessi in due giorni, una volta sottocasa ed una seconda sulla tangenziale nella parte alta dalle parti di San Lorenzo, ne abbiamo prese due che per poco non ci facevano sfasciare la macchina, nonostante la velocità moderata. Di maledizioni ve ne abbiamo mandate tante e come noi molti altri romani. Che, speriamo, quando saranno nuovamente chiamati ad esprimersi con il voto, vi mandino a casa con un calcio nel di dietro.
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giovedì 19 aprile 2018
mercoledì 18 aprile 2018
Due ferraresi: Dario e Vittorio, su fronti opposti
La storia di questi due ferraresi doc, Francechini e Sgarbi, si concluderà felicemente come fu già per un'altra coppia di loro concittadine, incantevoli fanciulle dai nomi soavi: Dorabella e Fiordiligi, alla cui vicenda sentimentale pare si ispirasse Da Ponte per il libretto del Così fan tutte messo in musica da Mozart?
Per l'attuale coppia di ferraresi doc non si tratta d'amore, ma di affari e di diritto, più di affari che di diritto. Dario comanda dal Collegio romano, Vittorio contesta da qualunque pulpito sul quale gli capiti di salire. E l'oggetto della contesa è lo sbarco di stranieri in Italia. Niente a che vedere con i due albanesi - finti- che misero alla prova la fedeltà delle soavi fanciulle quella volta.
E oggi, proprio oggi, il plenum del Consiglio di Stato - porto dove i potenti fanno approdare tanti naufraghi della politica, per compensarli dei passati servigi - dovrà decidere se candidati stranieri possono ambire a dirigere in Italia istituzioni culturali: nel caso specifico i Musei, ma la decisione del Consiglio di Stato potrebbe in futuro riguardare anche altri settori.
Il Consiglio di Stato deve decidere se incarichi apicali - ma la direzione di Musei e sovrintendente possono intendersi tali? - possono essere affidati a cittadini stranieri. Meriti e competenze a parte, sebbene meriti e curriculum siano state ragioni per rivolgersi, da parte di aspiranti esclusi, ai vari Tar e poi al Consiglio di Stato per il Ministero.
Franceschini, il Dario della coppia, dice di sì, anche perché ha voluto a capo di dette istituzioni professionisti stranieri, a seguito di selezione - per molti non accurata e neanche esente da irregolarità; Sgarbi, il Vittorio non ancora vittorioso su Dario, afferma di no. E sostiene: potremmo mai accettare che a capo della polizia in Italia ci sia uno straniero, che a capo del governo altrettanto, o come ambasciatore del nostro paese uno straniero, magari del paese nel quale il nostro rappresentante diplomatico va ad accreditarsi? Certo che no, viene da dire su due piedi. Poi però... che problema ci sarebbe se uno straniero di grande nome e professionalità venisse a dirigere una grande istituzioni italiana? Nel campo della musica è già accaduto, alla Scala, con Lissner e Pereira: come del resto anche il contrario: Bogianckino che diresse l'Opéra di Parigi.
Il Vittorio, ma anche alcuni professionisti italiani che si ritennero sottostimati dalla selezione di Franceschini. muovono anche un'altra obbiezione: e cioè che, a pari merito, furono in taluni casi preferiti professionisti stranieri a italiani . E questo farebbe parte di un costume contro cui noi strenuamente ci battiamo da anni, denunciando la presenza massiccia, in taluni casi quasi esclusiva di artisti stranieri, in cartelloni di nostre prestigiose istituzioni musicali, finanziate con denaro pubblico, a parità di merito e valore (Ma questa è questione diversa da quella su cui si attende la pronuncia del Consiglio di Stato).
Giò sta qui il problema, e non serve tirare in ballo il fatto che l'arrivo di professionisti stranieri porterebbe nuova linfa e nuove idee nella gestione delle nostre istituzioni culturali come va sostenendo il Dario contestato. Perchè nuova linfa e nuove idee non sono appannaggio degli stranieri, basterebbe dare a tutti i dirigenti di tali istituzioni più autonomia decisionale, come Franceschini ha fatto, e vedere poi i risultati. Naturalmente senza voler trasformare Musei e siti archeologici in macchine per soldi o location - perdonateci questa bestemmia linguistica - per matrimoni e feste aziendali. O addirittura - sacrilegio! - per ospitarvi scalmanati e buzzurri nostrani o piovuti in Italia in occasione di manifestazioni sportive, come ora si prospetta a Roma, per Piazza del Popolo, da parte di quella giunta di incompetenti e privi di cultura capitana da Raggi e dal suo fedele scudiero Bergamo.
Per l'attuale coppia di ferraresi doc non si tratta d'amore, ma di affari e di diritto, più di affari che di diritto. Dario comanda dal Collegio romano, Vittorio contesta da qualunque pulpito sul quale gli capiti di salire. E l'oggetto della contesa è lo sbarco di stranieri in Italia. Niente a che vedere con i due albanesi - finti- che misero alla prova la fedeltà delle soavi fanciulle quella volta.
E oggi, proprio oggi, il plenum del Consiglio di Stato - porto dove i potenti fanno approdare tanti naufraghi della politica, per compensarli dei passati servigi - dovrà decidere se candidati stranieri possono ambire a dirigere in Italia istituzioni culturali: nel caso specifico i Musei, ma la decisione del Consiglio di Stato potrebbe in futuro riguardare anche altri settori.
Il Consiglio di Stato deve decidere se incarichi apicali - ma la direzione di Musei e sovrintendente possono intendersi tali? - possono essere affidati a cittadini stranieri. Meriti e competenze a parte, sebbene meriti e curriculum siano state ragioni per rivolgersi, da parte di aspiranti esclusi, ai vari Tar e poi al Consiglio di Stato per il Ministero.
Franceschini, il Dario della coppia, dice di sì, anche perché ha voluto a capo di dette istituzioni professionisti stranieri, a seguito di selezione - per molti non accurata e neanche esente da irregolarità; Sgarbi, il Vittorio non ancora vittorioso su Dario, afferma di no. E sostiene: potremmo mai accettare che a capo della polizia in Italia ci sia uno straniero, che a capo del governo altrettanto, o come ambasciatore del nostro paese uno straniero, magari del paese nel quale il nostro rappresentante diplomatico va ad accreditarsi? Certo che no, viene da dire su due piedi. Poi però... che problema ci sarebbe se uno straniero di grande nome e professionalità venisse a dirigere una grande istituzioni italiana? Nel campo della musica è già accaduto, alla Scala, con Lissner e Pereira: come del resto anche il contrario: Bogianckino che diresse l'Opéra di Parigi.
Il Vittorio, ma anche alcuni professionisti italiani che si ritennero sottostimati dalla selezione di Franceschini. muovono anche un'altra obbiezione: e cioè che, a pari merito, furono in taluni casi preferiti professionisti stranieri a italiani . E questo farebbe parte di un costume contro cui noi strenuamente ci battiamo da anni, denunciando la presenza massiccia, in taluni casi quasi esclusiva di artisti stranieri, in cartelloni di nostre prestigiose istituzioni musicali, finanziate con denaro pubblico, a parità di merito e valore (Ma questa è questione diversa da quella su cui si attende la pronuncia del Consiglio di Stato).
Giò sta qui il problema, e non serve tirare in ballo il fatto che l'arrivo di professionisti stranieri porterebbe nuova linfa e nuove idee nella gestione delle nostre istituzioni culturali come va sostenendo il Dario contestato. Perchè nuova linfa e nuove idee non sono appannaggio degli stranieri, basterebbe dare a tutti i dirigenti di tali istituzioni più autonomia decisionale, come Franceschini ha fatto, e vedere poi i risultati. Naturalmente senza voler trasformare Musei e siti archeologici in macchine per soldi o location - perdonateci questa bestemmia linguistica - per matrimoni e feste aziendali. O addirittura - sacrilegio! - per ospitarvi scalmanati e buzzurri nostrani o piovuti in Italia in occasione di manifestazioni sportive, come ora si prospetta a Roma, per Piazza del Popolo, da parte di quella giunta di incompetenti e privi di cultura capitana da Raggi e dal suo fedele scudiero Bergamo.
giovedì 5 aprile 2018
Teatro Valle . Bergamo, con la complicità di Calbi, vuole prenderci per i fondelli
Luca Bergamo contro il quale il mondo culturale romano ed anche nazionale (come nel caso del Cinema all'aperto in Piazza s.Cosimato) ha protestato per la sua mancanza di progetto, di idee e per la politica del 'tiriamo a campare', sta tentando il colpo grosso, fidando sui romani scordarelli ed in fondo distratti, con il Teatro Valle.
Chiuso da oltre dieci anni, e da tre passato di proprietà dallo Stato al Comune, dotato infine di un consistente budget per il suo restauro e la messa a norma, 3 milioni di Euro, ora viene riaperto per ospitare una installazione di Mimmo Paladino, non per tornare ad ospitare spettacoli di teatro.
Perchè, allora riaprirlo? Per far finta che l'amministrazione Raggi tiene aq uel luogo storico. Nel quale, però, da quando è passato al Comune non è stato fatto nessuno dei lavori, già finanziati, promessi e previsti per la sua riapertura e restituzione definitiva al teatro.
Potrà essere rivisitato, almeno il foyer, che ospiterà incontri e seminari - dei quali si occuperà, per gratitudine complice, il direttore dell'Argentina, Calbi - ma niente spettacoli di teatro.
L'anno prossimo dovrebbero cominciare - non riprendere - i lavori di restauro, dei quali si sa che non è stata ancora bandita la gara di appalto, per finire chissà quando, presumibilmente dopo che la legislatura Raggi sarà terminata e anche Luca Bergamo andrà a casa.
Perchè nonostante la loro proverbiale distrazione, i romani non vorranno mica riconfermarli in Campidoglio, dopo lo sfascio in ogni campo, Teatro Valle compreso, al quale hanno assistito senza muovere un dito ( per non parlare poi delle emergenze croniche di Roma, prima fra tutte quella dei rifiuti, fattasi ancora più evidente a cavallo delle feste pasquali, dove in molti rioni sono sorti 'golgotha' di rifiuti a cielo aperto.
L'assessore Bergamo, inattivo per quasi due anni, almeno abbia il buon gusto di non prendere i romani e il mondo della cultura per i fondelli, nel caso del Teatro Valle, che resta ancora chiuso, e chissà quando e se riaprirà.
Chiuso da oltre dieci anni, e da tre passato di proprietà dallo Stato al Comune, dotato infine di un consistente budget per il suo restauro e la messa a norma, 3 milioni di Euro, ora viene riaperto per ospitare una installazione di Mimmo Paladino, non per tornare ad ospitare spettacoli di teatro.
Perchè, allora riaprirlo? Per far finta che l'amministrazione Raggi tiene aq uel luogo storico. Nel quale, però, da quando è passato al Comune non è stato fatto nessuno dei lavori, già finanziati, promessi e previsti per la sua riapertura e restituzione definitiva al teatro.
Potrà essere rivisitato, almeno il foyer, che ospiterà incontri e seminari - dei quali si occuperà, per gratitudine complice, il direttore dell'Argentina, Calbi - ma niente spettacoli di teatro.
L'anno prossimo dovrebbero cominciare - non riprendere - i lavori di restauro, dei quali si sa che non è stata ancora bandita la gara di appalto, per finire chissà quando, presumibilmente dopo che la legislatura Raggi sarà terminata e anche Luca Bergamo andrà a casa.
Perchè nonostante la loro proverbiale distrazione, i romani non vorranno mica riconfermarli in Campidoglio, dopo lo sfascio in ogni campo, Teatro Valle compreso, al quale hanno assistito senza muovere un dito ( per non parlare poi delle emergenze croniche di Roma, prima fra tutte quella dei rifiuti, fattasi ancora più evidente a cavallo delle feste pasquali, dove in molti rioni sono sorti 'golgotha' di rifiuti a cielo aperto.
L'assessore Bergamo, inattivo per quasi due anni, almeno abbia il buon gusto di non prendere i romani e il mondo della cultura per i fondelli, nel caso del Teatro Valle, che resta ancora chiuso, e chissà quando e se riaprirà.
domenica 25 marzo 2018
Consiglio alla Raggi per coprire i fori romani
Le buche, o come dicevano gli antichi, i 'fori' a Roma rappresentano da mesi l'emergenza n.1 della Capitale. Non l'unica, perchè conviviamo da tempo anche con l'emergenza rifiuti e, siccome non c'è due senza tre, con l'emergenza trasporti.
In fondo, tre emergenze, piccole tutto sommato, se paragonate alle grandi emergenze italiane e non solo romane, cioè l'emergenza politica e quella del debito pubblico e quella del lavoro. Ma se intanto si cominciassero a risolvere le emergenze che abbiamo definito 'piccole', se non altro perchè limitate ad una città, seppure Capitale, saremmo già un bel passo avanti. E fra esse una almeno potrebbe forse essere risolta, perchè si sa come farlo, ed i soldi- se non se li rubano strada facendo, come hanno quasi sempre fatto - ci sarebbero.
L'emergenza 'fori' romani ha una soluzione a portata di mano. La sindaca e l'assessore competente, congiuntamente, hanno inviato una delegazione a Milano, per interrogare il sindaco Sala sulle buche che ci sono a Roma ma non a Milano, quantomeno nella stessa quantità; non si tratta di diversa percezione. Le buche a Roma ci sono, non v'è strada senza, e si possono, anzi si devono risolvere.
Sala gli ha detto che a Milano c'è una squadra di una settantina di addetti, in servizio permanete, pronta ad intervenire, in ogni momento e con tempestività, sulle strade del capoluogo milanese. Ma non può essere questa la ricetta che salva Roma dai suoi 'fori'. Anche perchè di squadre 'tappabuche' ne esistono. A Roma, squadre di volontari che si danno da fare, a proprie spese, a differenza dell'immobile Giunta, per tappare con asfalto a presa istantanea le buche segnalate dai cittadini.
Il rimedio, dicevamo, esiste, basta applicarlo. Alla viglia del Giubileo della Misericordia, Roma si dette una sistematina stradale, sotto il Commissario Tronca. Uno dei lavori più imponenti, ma non l'unico del genere, fu il nuovo manto stradale della via Nomentana, da Piazza Sempione al Raccordo anulare. Alcuni chilometri di strada che negli anni successivi al Giubileo, nonostante pioggia e neve ed altro ancora, sono lì come appena fatti. Mai una buca, oltre quelle che i vari servizi comunali ( luce, gas, acqua, fogne) ogni tanto creano per interventi imprevisti o di emergenza, salvo poi a rattoppare in maniera abbastanza soddisfacente le buche procurate.
Perciò, invece che inviare una delegazione a Milano, basterebbe che la sindaca Raggi o il suo vice Bergamo con l'assessore o assessori competenti andassero a guardar i capitolati degli appalti assegnati da Tronca, nel caso dei lavori stradali alla viglia del Giubileo. Prenderebbero visione, con la massima precisione della qualità dell'asfalto di quei lavori. Se seguissero quell'esempio, saremmo sicuri che quattro o cinque anni - almeno quanti ne sono trascorsi dal Giubileo ad oggi - ma forse anche più, le buche non sarebbero uno dei grandi problemi a Roma.
Che aspettano?
In fondo, tre emergenze, piccole tutto sommato, se paragonate alle grandi emergenze italiane e non solo romane, cioè l'emergenza politica e quella del debito pubblico e quella del lavoro. Ma se intanto si cominciassero a risolvere le emergenze che abbiamo definito 'piccole', se non altro perchè limitate ad una città, seppure Capitale, saremmo già un bel passo avanti. E fra esse una almeno potrebbe forse essere risolta, perchè si sa come farlo, ed i soldi- se non se li rubano strada facendo, come hanno quasi sempre fatto - ci sarebbero.
L'emergenza 'fori' romani ha una soluzione a portata di mano. La sindaca e l'assessore competente, congiuntamente, hanno inviato una delegazione a Milano, per interrogare il sindaco Sala sulle buche che ci sono a Roma ma non a Milano, quantomeno nella stessa quantità; non si tratta di diversa percezione. Le buche a Roma ci sono, non v'è strada senza, e si possono, anzi si devono risolvere.
Sala gli ha detto che a Milano c'è una squadra di una settantina di addetti, in servizio permanete, pronta ad intervenire, in ogni momento e con tempestività, sulle strade del capoluogo milanese. Ma non può essere questa la ricetta che salva Roma dai suoi 'fori'. Anche perchè di squadre 'tappabuche' ne esistono. A Roma, squadre di volontari che si danno da fare, a proprie spese, a differenza dell'immobile Giunta, per tappare con asfalto a presa istantanea le buche segnalate dai cittadini.
Il rimedio, dicevamo, esiste, basta applicarlo. Alla viglia del Giubileo della Misericordia, Roma si dette una sistematina stradale, sotto il Commissario Tronca. Uno dei lavori più imponenti, ma non l'unico del genere, fu il nuovo manto stradale della via Nomentana, da Piazza Sempione al Raccordo anulare. Alcuni chilometri di strada che negli anni successivi al Giubileo, nonostante pioggia e neve ed altro ancora, sono lì come appena fatti. Mai una buca, oltre quelle che i vari servizi comunali ( luce, gas, acqua, fogne) ogni tanto creano per interventi imprevisti o di emergenza, salvo poi a rattoppare in maniera abbastanza soddisfacente le buche procurate.
Perciò, invece che inviare una delegazione a Milano, basterebbe che la sindaca Raggi o il suo vice Bergamo con l'assessore o assessori competenti andassero a guardar i capitolati degli appalti assegnati da Tronca, nel caso dei lavori stradali alla viglia del Giubileo. Prenderebbero visione, con la massima precisione della qualità dell'asfalto di quei lavori. Se seguissero quell'esempio, saremmo sicuri che quattro o cinque anni - almeno quanti ne sono trascorsi dal Giubileo ad oggi - ma forse anche più, le buche non sarebbero uno dei grandi problemi a Roma.
Che aspettano?
mercoledì 22 novembre 2017
Con Dario Franceschini ed il suo ministero ci risiamo
Domenica scorsa, a 'Non è l'Arena' de La 7, condotta da Giletti, il ministro Franceschini che, inseguito da una giornalista del programma aveva tirato avanti, senza rispondere alle domande sull'ecomostro del Palatino ( innalzato per consentire che andasse in scena quel capolavoro del 'Divo Nerone'), ha sentito il bisogno di intervenire telefonicamente in diretta per dire che lui non si tira indietro e non rigetta le responsabilità sue e del proprio dicastero, quando responsabilità esistono.
Come nel caso dell'ecomostro di acciaio costruito su uno dei luoghi più sacri della nostra storia.
Il disastro sotto gli occhi di tutti ha molti padri. Innanzitutto i dirigenti del Ministero che dalla visione del progetto non hanno capito l'effettivo peso della sua realizzazione; poi i tecnici che, una volta approvato il progetto, non sono mai andati sul Palatino a vedere come procedevano i lavori - avrebbero potuto intervenire e porre immediatamente rimedio alle irregolarità; poi i tecnici del Comune che con molto ritardo concedono l'autorizzazione per lo spettacolo 'pubblico' e gli altri che non controllano in tempo i decibel degli impianti di amplificazione, e poi tutti quelli che rassicurati dalla presenza di nomi altisonanti fra gli artefici dell'opera 'rock' si sono fidati ciecamente, e solo il giorno del debutto hanno potuto constatare lo schifo , la pochezza e la volgarità di quello spettacolo.
E il produttore ? Le sue responsabilità sono ininfluenti? No, certamente, ma non è che l'ultimo anello della catena che se fosse stata costruita a dovere e in tempo utile, avrebbe potuto esigere anche a lui efficienza e ubbidienza alle regole. Insomma un pasticcio al quale hanno contribuito in molti. Tutti con la medesima dose di colpa, perchè quella prima volta del Palatino ed il soggetto storico importante avrebbe richiesto maggiori responsabilità, competenza e immediatezza di intervento.
Adesso tutti hanno fatto causa a tutti. Come andrà a finire? Si saprà chissà quando. Resta solo quel mostro di ferraglie che il Ministero dovrà smontare, ma ci vorranno tempo e soldi; forse per Natale si riuscirà.
Quel mostro allora sparirà, mentre tutti gli artefici colpevoli del pasticcio RESTANO TUTTI AL LORO POSTO. Dai dirigenti di Francechini, che sono, se ben ricordiamo, Prosperetti, Galloni... a quelli di Bergamo (l'assessore comunale che ha voluto fare un dispetto a Franceschini per l'istituzione di quel parco speciale del Colosseo, che lui e la sindaca Raggi non condividono) come il sovrintendente Comunale, Parisi Presicce.
Come nel caso dell'ecomostro di acciaio costruito su uno dei luoghi più sacri della nostra storia.
Il disastro sotto gli occhi di tutti ha molti padri. Innanzitutto i dirigenti del Ministero che dalla visione del progetto non hanno capito l'effettivo peso della sua realizzazione; poi i tecnici che, una volta approvato il progetto, non sono mai andati sul Palatino a vedere come procedevano i lavori - avrebbero potuto intervenire e porre immediatamente rimedio alle irregolarità; poi i tecnici del Comune che con molto ritardo concedono l'autorizzazione per lo spettacolo 'pubblico' e gli altri che non controllano in tempo i decibel degli impianti di amplificazione, e poi tutti quelli che rassicurati dalla presenza di nomi altisonanti fra gli artefici dell'opera 'rock' si sono fidati ciecamente, e solo il giorno del debutto hanno potuto constatare lo schifo , la pochezza e la volgarità di quello spettacolo.
E il produttore ? Le sue responsabilità sono ininfluenti? No, certamente, ma non è che l'ultimo anello della catena che se fosse stata costruita a dovere e in tempo utile, avrebbe potuto esigere anche a lui efficienza e ubbidienza alle regole. Insomma un pasticcio al quale hanno contribuito in molti. Tutti con la medesima dose di colpa, perchè quella prima volta del Palatino ed il soggetto storico importante avrebbe richiesto maggiori responsabilità, competenza e immediatezza di intervento.
Adesso tutti hanno fatto causa a tutti. Come andrà a finire? Si saprà chissà quando. Resta solo quel mostro di ferraglie che il Ministero dovrà smontare, ma ci vorranno tempo e soldi; forse per Natale si riuscirà.
Quel mostro allora sparirà, mentre tutti gli artefici colpevoli del pasticcio RESTANO TUTTI AL LORO POSTO. Dai dirigenti di Francechini, che sono, se ben ricordiamo, Prosperetti, Galloni... a quelli di Bergamo (l'assessore comunale che ha voluto fare un dispetto a Franceschini per l'istituzione di quel parco speciale del Colosseo, che lui e la sindaca Raggi non condividono) come il sovrintendente Comunale, Parisi Presicce.
mercoledì 8 novembre 2017
Teatro Valle di Roma. L'assessore Bergamo recita un tragica commedia, non dal palcoscenico che resterà inagibile ancora per qualche anno
Ieri l'Assessore alla 'ricrescita culturale' del Comune di Roma - come noi da tempo andiamo ridicolizzando la dicitura del dicastero comunale di Luca Bergamo - ha riunito, assieme al suo sovrintendente, i giornalisti per dare quella che a suo parere era una bella notizia. E cioè che a febbraio dovrebbe riaprire il Teatro Valle, chiuso ormai da tre anni. Applausi e grida di gioia dal pubblico dei giornalisti, subito smorzati dalle precisazioni dell'assessore, che, da quando regge il dicastero capitolino della Cultura, ha fatto e poi s'è rimangiato annunci su annunci, anche sul destino dello storico teatro romano.
Ci aveva fatto sapere, già l'anno scorso, che la proprietà era passata dallo Stato al Comune, e che c'erano i soldi per avviare i lavori di ristrutturazione e manutenzione ordinaria e straordinaria, esterni ed interni, accresciuti un pò dal lungo periodo di occupazione, con annesso degrado, e che detti lavori sarebbero iniziati a breve - ma così non è stato.
Si aprirà a febbraio se i lavori termineranno - come si spera - al 31 dicembre prossimi - ha detto. Dunque la fine dei lavori programmati, non è sicura e, di conseguenza, non è ancora sicura neanche la riapertura del teatro per febbraio.
Ma cosa riaprirà a febbraio? Il Teatro Valle? Neanche per sogno. Se i lavori termineranno in tempo, a febbraio riaprirà il foyer e la platea; meglio: la platea, ma solo una parte, diciamo la metà. Che si fa in un foyer e in una porzione di platea se il resto della platea, il palcoscenico ed i servizi sono ancora impraticabili? E qui gli dà una mano, da fedele ma inutile servitore, Calbi, direttore del Teatro di Roma ( Argentina, India ed anche Valle quando sarà) che sta già programmando qualcosa per riempire il foyer e la metà platea. Cioé, con opere di artisti virtuali e perchè no, come hanno fatto anche a Firenze, alla Pergola (ma anche a Palermo , al Massimo, dove hanno fatto lo stesso), con le 'Notti a teatro': a gruppi di una decina si invitano cittadini a passare la notte in teatro, dove verrà loro fornito un sacco a pelo e la colazione - da casa devono portarsi solo il pigiama e il necessario per la pulizia personale; a proposito saranno aperti i bagni e ci sarà acqua corrente, magari calda? perchè altrimenti il foyer e la mezzaplatea non saranno agibili - per far vivere la magia di un teatro. Ma che cazzate sono? La magia del teatro la si vive con il palcoscenico, non andando a dormire in teatro.
Nessuno, stando ai resoconti giornalistici, ha avuto il coraggio di chiedere all'assessore ma anche al suo sovrintendete e a Calbi se si trattava di uno scherzo, la riapertura del teatro.
Perchè di un tragico scherzo si tratta, giocato al Teatro Valle ed ai cittadini. Al teatro Valle 'c'è ancora molto da fare' - ha dichiarato l'assessore. Ma allora perchè riaprirlo, quando i lavori sono soltanto cominciati , e se quelli relativi alla ristrutturazione interna, palcoscenico compreso, non potranno prendere il via prima di un anno dopo la 'riapertura' cosiddetta di febbraio; e quelli del restauro dell'edificio ancora più in là, dopo che saranno terminati quelli di ristrutturazione? A previsioni fatte, con i tempi soliti italiani, prima di quattro o cinque anni il Valle, SE TUTTO VA BENE, non sarà agibile.
Ma l'assessore Bergamo poteva risparmiarsi tale annuncio fuori luogo? Certo che poteva, ma ha dovuto farlo altrimenti anche tutto il settore della cultura, alle prossime elezioni regionali e politiche - ma non è detto che non ci siano anche le comunali anzitempo - girerebbe le spalle agli incapaci Grillini, e a Bergamo con loro.
Questo annuncio, elettorale (che forse serve anche per il ballottaggio ad Ostia) fa il paio con l'annuncio dei nuovi 200 bus, il cui arrivo è stato da poco annunciato, ma che arriveranno a Roma entro il 2021, a scaglioni, la maggior parte quando la Raggi (e Bergamo) dovrebbe scendere , ingloriosa, definitivamente, dal Campidoglio e forse i bus non saranno ancora arrivati, anzi non arriveranno più. Il che vale anche per l'emergenza rifiuti che sarà risolta del tutto nel giro di tre anni, e per le buche, che non si sa ancora quando saranno riempite. Nel frattempo la Raggi e la sua Giunta stanno lavorando per noi, e, a detta di Grillo, stanno lavorando bene.
Ci aveva fatto sapere, già l'anno scorso, che la proprietà era passata dallo Stato al Comune, e che c'erano i soldi per avviare i lavori di ristrutturazione e manutenzione ordinaria e straordinaria, esterni ed interni, accresciuti un pò dal lungo periodo di occupazione, con annesso degrado, e che detti lavori sarebbero iniziati a breve - ma così non è stato.
Si aprirà a febbraio se i lavori termineranno - come si spera - al 31 dicembre prossimi - ha detto. Dunque la fine dei lavori programmati, non è sicura e, di conseguenza, non è ancora sicura neanche la riapertura del teatro per febbraio.
Ma cosa riaprirà a febbraio? Il Teatro Valle? Neanche per sogno. Se i lavori termineranno in tempo, a febbraio riaprirà il foyer e la platea; meglio: la platea, ma solo una parte, diciamo la metà. Che si fa in un foyer e in una porzione di platea se il resto della platea, il palcoscenico ed i servizi sono ancora impraticabili? E qui gli dà una mano, da fedele ma inutile servitore, Calbi, direttore del Teatro di Roma ( Argentina, India ed anche Valle quando sarà) che sta già programmando qualcosa per riempire il foyer e la metà platea. Cioé, con opere di artisti virtuali e perchè no, come hanno fatto anche a Firenze, alla Pergola (ma anche a Palermo , al Massimo, dove hanno fatto lo stesso), con le 'Notti a teatro': a gruppi di una decina si invitano cittadini a passare la notte in teatro, dove verrà loro fornito un sacco a pelo e la colazione - da casa devono portarsi solo il pigiama e il necessario per la pulizia personale; a proposito saranno aperti i bagni e ci sarà acqua corrente, magari calda? perchè altrimenti il foyer e la mezzaplatea non saranno agibili - per far vivere la magia di un teatro. Ma che cazzate sono? La magia del teatro la si vive con il palcoscenico, non andando a dormire in teatro.
Nessuno, stando ai resoconti giornalistici, ha avuto il coraggio di chiedere all'assessore ma anche al suo sovrintendete e a Calbi se si trattava di uno scherzo, la riapertura del teatro.
Perchè di un tragico scherzo si tratta, giocato al Teatro Valle ed ai cittadini. Al teatro Valle 'c'è ancora molto da fare' - ha dichiarato l'assessore. Ma allora perchè riaprirlo, quando i lavori sono soltanto cominciati , e se quelli relativi alla ristrutturazione interna, palcoscenico compreso, non potranno prendere il via prima di un anno dopo la 'riapertura' cosiddetta di febbraio; e quelli del restauro dell'edificio ancora più in là, dopo che saranno terminati quelli di ristrutturazione? A previsioni fatte, con i tempi soliti italiani, prima di quattro o cinque anni il Valle, SE TUTTO VA BENE, non sarà agibile.
Ma l'assessore Bergamo poteva risparmiarsi tale annuncio fuori luogo? Certo che poteva, ma ha dovuto farlo altrimenti anche tutto il settore della cultura, alle prossime elezioni regionali e politiche - ma non è detto che non ci siano anche le comunali anzitempo - girerebbe le spalle agli incapaci Grillini, e a Bergamo con loro.
Questo annuncio, elettorale (che forse serve anche per il ballottaggio ad Ostia) fa il paio con l'annuncio dei nuovi 200 bus, il cui arrivo è stato da poco annunciato, ma che arriveranno a Roma entro il 2021, a scaglioni, la maggior parte quando la Raggi (e Bergamo) dovrebbe scendere , ingloriosa, definitivamente, dal Campidoglio e forse i bus non saranno ancora arrivati, anzi non arriveranno più. Il che vale anche per l'emergenza rifiuti che sarà risolta del tutto nel giro di tre anni, e per le buche, che non si sa ancora quando saranno riempite. Nel frattempo la Raggi e la sua Giunta stanno lavorando per noi, e, a detta di Grillo, stanno lavorando bene.
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lunedì 14 agosto 2017
A Roma i Cinquestelle vogliono impedire ai volontari di ripulire la città e curarne il decoro
Con una ordinanza dei primi di questo mese, essendosi molto esteso il fenomeno dei volontari, singoli o riuniti in associazione, che stante lo schifo della città, si armano di ramazza e paletta, di guanti e bustoni condominiali resistenti, e puliscono strade, piazze, giardini interi quartieri,dove si può raccogliere di tutto - dalla banale cartaccia buttata lì alle erbacce, dopo averle naturalmente falciate, dagli avanzi di pranzi consumati all'aperto, a bottiglie bicchieri e lattine; fino alle siringhe lasciate, ancora sporche di sangue, da tossici che frequentano di sera parchi e luoghi meno illuminati della città, e profilattici usati da clienti delle puttane per strada - il Campidoglio ha deciso di PORRE UN FRENO a tale dilagante e devastante fenomeno. Perchè la Raggi, Bergamo, Montanari e l'intera giunta, Roma vogliono che vada in malora.
Volontari, singoli, in gruppo o riuniti in associazioni senza scopo di lucro, anzi autotassati, si prefiggono obiettivi precisi, come ad esempio ha fatto l'associazione che ha preso 'in custodia e cura', vista la colpevole assenza dell'amministrazione, Villa Sciarra, che anni fa frequentavamo essendo dall'allora nostra dimora ad un tiro di schioppo, e che ora si era ridotta in un abbandono vergognoso.
L'associazione in questione ha raccolto fondi, e con quelli e con il proprio lavoro ed impegno ha riportato allo splendore di una voltala villa al Gianicolo e ne cura il decoro, pulendo i vialetti, potando le aiuole, rimettendo a posto panchine divelte o semidistrutte. Insomma, facendo tutto quello che l' amministrazione comunale dovrebbe fare perché rientra nei suoi compiti istituzionali, come la cura del verde e la custodia di luoghi storici, qual è anche Villa Sciarra, e che non fa. Ma l'amministrazione nella sua perfida e pervicace inadempienza si è spinta anche oltre.
Con l'ordinanza dei primi di questo mese intima ai volontari singoli, a gruppi o ad associazioni che intendono provvedere a ciò che l'amministrazione stessa è incapace di provvedere, intima di segnalare i loro nomi, avvertire le autorità della data dell'intervento e del sito al quale l'intervento si rivolge, e soprattutto di sottoscrivere, a proprie spese, una polizza assicurativa. Senza l'osservanza scrupolosa di tali norme, ogni loro attività di supplenza va sospesa, perché fuorilegge.
Nessuno più a Roma potrà, quindi, dedicarsi volontariamente al decoro della città, nei modi e secondo le esigenze degli interventi, senza che abbia prima ottemperato al tassativo regolamento. Insomma, invece di ringraziarli per il lavoro volto, e provvedere per il futuro in prima persona, il Campidoglio mette loro delle regole ed impone che paghino anche una tassa (assicurativa). Bella faccia tosta!
Volontari, singoli, in gruppo o riuniti in associazioni senza scopo di lucro, anzi autotassati, si prefiggono obiettivi precisi, come ad esempio ha fatto l'associazione che ha preso 'in custodia e cura', vista la colpevole assenza dell'amministrazione, Villa Sciarra, che anni fa frequentavamo essendo dall'allora nostra dimora ad un tiro di schioppo, e che ora si era ridotta in un abbandono vergognoso.
L'associazione in questione ha raccolto fondi, e con quelli e con il proprio lavoro ed impegno ha riportato allo splendore di una voltala villa al Gianicolo e ne cura il decoro, pulendo i vialetti, potando le aiuole, rimettendo a posto panchine divelte o semidistrutte. Insomma, facendo tutto quello che l' amministrazione comunale dovrebbe fare perché rientra nei suoi compiti istituzionali, come la cura del verde e la custodia di luoghi storici, qual è anche Villa Sciarra, e che non fa. Ma l'amministrazione nella sua perfida e pervicace inadempienza si è spinta anche oltre.
Con l'ordinanza dei primi di questo mese intima ai volontari singoli, a gruppi o ad associazioni che intendono provvedere a ciò che l'amministrazione stessa è incapace di provvedere, intima di segnalare i loro nomi, avvertire le autorità della data dell'intervento e del sito al quale l'intervento si rivolge, e soprattutto di sottoscrivere, a proprie spese, una polizza assicurativa. Senza l'osservanza scrupolosa di tali norme, ogni loro attività di supplenza va sospesa, perché fuorilegge.
Nessuno più a Roma potrà, quindi, dedicarsi volontariamente al decoro della città, nei modi e secondo le esigenze degli interventi, senza che abbia prima ottemperato al tassativo regolamento. Insomma, invece di ringraziarli per il lavoro volto, e provvedere per il futuro in prima persona, il Campidoglio mette loro delle regole ed impone che paghino anche una tassa (assicurativa). Bella faccia tosta!
sabato 12 agosto 2017
Aiutare Raggi si deve o non si deve? E senza aiutare Raggi si può, comunque, aiutare Roma? Intanto la Montanari aiuti i romani a togliere dalle strade montagne di rifiuti
Oggi, dopo un anno abbondante di governo della città la giunta grillina guidata da Raggi non ha più scuse. Perfino De Masi che nei mesi passati aveva fatto credito - forse un pò interessato, anche se lui non lo ammette e replica: sono uno studioso! - a Virginia Raggi ed alla sua amministrazione, a dir il vero: alla nuova generazione politica incarnata dai grillini, ha gettato la spugna e ha dato alla Raggi, insieme alla sua giunta, dell'incapace. Ha ammesso però, bisogna ricordarlo, che Roma neppure un triumvirato formato dai più grandi politici della storia riuscirebbe ad amministrarla come si vorrebbe e dovrebbe. Ma i grillini romani non sono capaci neanche di far fronte alla normale amministrazione che vuol dire: tener pulita la città, far funzionare i mezzi pubblici ed il trasporto in genere, curare la viabilità e il verde cittadino, e poi tappare le buche. E perciò più d'uno, senza voler male a quei poveri cristi sulla cui testa è caduta la tegola dell'amministrazione capitolina, non potendo lottare per cancellare l'impossibile ha cominciato a sparare a zero sull'amministrazione. E già che l'amministrazione ogni momento presta il fianco a critiche.
Invece, di più recente formazione, s'è costituito un fronte romano di coloro che sostengono che basta con le critiche, rimbocchiamoci le maniche e diamoci da fare. La fila del fronte l'ha aperto il produttore Procacci, che ha invitato tutti a darsi da fare per Roma; ma poi, non riuscendo più a tenersi il rospo dentro, è sbottato: basta con questa città sporca, con i trasporti sgarrupati e via dicendo. Dimenticando che aveva appena detto: basta criticare!
Secondo della fila, l'ex ministro Giovani Maria Flick, al quale la sindaca e Bergamo, suo vice, avrebbero voluto affidare la presidenza di Zetema, visti i recenti interessi della giunta per la cultura che, a quel che si sa, a Zetema e Civita negli anni ha dato da mangiare. Flick ha detto di no, perchè non se la sente, alla sua età, di cominciare a fare l'amministratore. Raggi e Bergamo hanno insistito e lo hanno cooptato nel 'Board cultura' che da ottobre dovrebbe costituire il motore vivo della rinascita cittadina. Quanto ad annunci e posticipi i grillini non li frega nessuno, neanche Renzi che in fatto di annunci ha meritato un premio internazionale.
C'è stato chi ha mosso qualche critica, velata, a Flick che dà una mano ai grillini, perchè andrebbero lasciati cuocere nella loro inesperienza ed improvvisazione e annegare nella loro incapacità. Flick ha risposto che li ha trovati gentili, sia la Raggi che Bergamo, e che non c'è nessun male a dar loro una mano per risollevare Roma (non i Cinquestelle).
Terzo nella fila dei fiancheggiatori dei grillini, anzi di Roma, non richiesti, l'architetto Fuksas, oggi dalle pagine di Repubblica, in un lungo articolo intervista di Merlo. Anche Fuksas è lì che aspetta una chiamata per dar consigli su come risanare Roma, renderla più bella, più vivibile. Ci vuole fegato per offrirsi ad una sindaca che il giorno dell'inaugurazione della 'Nuvola' all'Eur, nel suo discorso ufficiale, di fronte ad una platea sconvolta dalle sue parole, non ha fatto che gettare fango sull'impresa, e qualche schizzo anche in faccia all'architetto. Ciò nonostante, anche Fuksas gira pagina, si scorda del passato, e vuole - vorrebbe - far parte forse dello stesso 'Board Cultura', per il quale è stato appena ingaggiato Flick, che comincerà ad essere attivo in autunno, ma che forse servirà solo a coprire le vergogna della giunta che, se non ha fatto nulla in un anno e più, impossibile faccia miracoli tempestivi, a seguito della costituzione del Board 'grandi firme'.
Ultimissime dal pianeta 'monnezza'.
C'è rimasta solo la Montanari, assessore capitolina alla monnezza - non alla sua 'rimozione'! - a non sapere che la monnezza esiste e persiste , si vede e si sente anche. Se ne sono accorti anche i gabbiani che sempre più frequenti, in volo, lasciano il mare e si vedono planare nelle strade, come feroci avvoltoi, a dare una mano all'assessora che, chiusa in casa, non vede - come si sospetta - la monnezza. E che, per il suo spirito animalista, non vuole togliere il pane dal becco degli amati, candidi gabbiani.
Invece, di più recente formazione, s'è costituito un fronte romano di coloro che sostengono che basta con le critiche, rimbocchiamoci le maniche e diamoci da fare. La fila del fronte l'ha aperto il produttore Procacci, che ha invitato tutti a darsi da fare per Roma; ma poi, non riuscendo più a tenersi il rospo dentro, è sbottato: basta con questa città sporca, con i trasporti sgarrupati e via dicendo. Dimenticando che aveva appena detto: basta criticare!
Secondo della fila, l'ex ministro Giovani Maria Flick, al quale la sindaca e Bergamo, suo vice, avrebbero voluto affidare la presidenza di Zetema, visti i recenti interessi della giunta per la cultura che, a quel che si sa, a Zetema e Civita negli anni ha dato da mangiare. Flick ha detto di no, perchè non se la sente, alla sua età, di cominciare a fare l'amministratore. Raggi e Bergamo hanno insistito e lo hanno cooptato nel 'Board cultura' che da ottobre dovrebbe costituire il motore vivo della rinascita cittadina. Quanto ad annunci e posticipi i grillini non li frega nessuno, neanche Renzi che in fatto di annunci ha meritato un premio internazionale.
C'è stato chi ha mosso qualche critica, velata, a Flick che dà una mano ai grillini, perchè andrebbero lasciati cuocere nella loro inesperienza ed improvvisazione e annegare nella loro incapacità. Flick ha risposto che li ha trovati gentili, sia la Raggi che Bergamo, e che non c'è nessun male a dar loro una mano per risollevare Roma (non i Cinquestelle).
Terzo nella fila dei fiancheggiatori dei grillini, anzi di Roma, non richiesti, l'architetto Fuksas, oggi dalle pagine di Repubblica, in un lungo articolo intervista di Merlo. Anche Fuksas è lì che aspetta una chiamata per dar consigli su come risanare Roma, renderla più bella, più vivibile. Ci vuole fegato per offrirsi ad una sindaca che il giorno dell'inaugurazione della 'Nuvola' all'Eur, nel suo discorso ufficiale, di fronte ad una platea sconvolta dalle sue parole, non ha fatto che gettare fango sull'impresa, e qualche schizzo anche in faccia all'architetto. Ciò nonostante, anche Fuksas gira pagina, si scorda del passato, e vuole - vorrebbe - far parte forse dello stesso 'Board Cultura', per il quale è stato appena ingaggiato Flick, che comincerà ad essere attivo in autunno, ma che forse servirà solo a coprire le vergogna della giunta che, se non ha fatto nulla in un anno e più, impossibile faccia miracoli tempestivi, a seguito della costituzione del Board 'grandi firme'.
Ultimissime dal pianeta 'monnezza'.
C'è rimasta solo la Montanari, assessore capitolina alla monnezza - non alla sua 'rimozione'! - a non sapere che la monnezza esiste e persiste , si vede e si sente anche. Se ne sono accorti anche i gabbiani che sempre più frequenti, in volo, lasciano il mare e si vedono planare nelle strade, come feroci avvoltoi, a dare una mano all'assessora che, chiusa in casa, non vede - come si sospetta - la monnezza. E che, per il suo spirito animalista, non vuole togliere il pane dal becco degli amati, candidi gabbiani.
venerdì 11 agosto 2017
Viene dallo spazio il nuovo amministratore delegato di Zetema, Remo Tagliacozzo
La sindaca Raggi è andato a cercarlo nello spazio, dove un tempo brillavano anche le cinque stelle del movimento, la cui luce oggi appare notevolmente spenta, il nuovo amministratore delegato di Zetema
Zetema, partecipata del Comune di Roma, gestisce le manifestazione culturali e i musei capitolini; è stata retta per decenni dal dott. Ruberti, figlio dell'ex ministro, che aveva una carica importante anche a Civita, di cui è presidente Gianni Letta; e l'una e l'altra - Civita e Zetema_ hanno avuto in dotazione l'affare cultura, non sappiamo se traendone le due, uguali benefici. Ma forse sì.
Arrivati in Campidoglio i Cinquestelle, la Raggi e il suo assessore alla 'ricrescita culturale', Luca Bergamo, hanno voluto rimescolare le carte delle partecipate. Per dare un svolta - hanno detto -senonché la svolta in diverse partecipate è stata finora disastrosa, mentre per Zetema, occorre attendere.
Al bando per trovare i nuovo vertici di Zetema, hanno partecipato quasi 500 aspiranti, e se qualcuno sul quale Bergamo aveva messo gli occhi, non aveva partecipato, come nel caso dell'ex ministro Giovanni Maria Flick, Bergamo l'ha invitato ad inviare il suo curriculum; come certamente deve essere anche accaduto con la prof. Simonetta Lux, che ha insegnato arte alla Sapienza per decenni, anch'ella bellamente in pensione, e che non riusciamo a capire, senza sollecitazione, come avrebbe potuto pensare di iniziare una nuova attività, di carattere anche amministrativo. Che è poi la stessa ragione avanzata da Flick per rifiutare la presidenza della partecipata, che è andata invece ad un' altra docente, di economia, la prof. Francesca Jacobone; e Simonetta Lux fa parte del CdA a tre.
Amministratore delegato è stato nominato l'ing. Remo Tagliacozzo, il cui cognome rimanda forse alla terra delle sue origini, ma non al campo nel quale ha esercitato la sua professione, che è quello delle ricerche aerospaziali. La cui scelta è avvenuta perchè negli anni passati, girando per lo stesso spazio sia l'ing. Tagliacozzo che i vertici dei Cinquestelle, hanno fatto conoscenza, i secondi hanno apprezzato le capacità dell' ing. e perciò alla bisogna l'hanno richiamato a terra, facendolo atterrare, e infilato nel laboratorio, non più aerospaziale, di Zetema. Dal quale, circumnavigando lo 'spazio cultura' del Comune, dovrà guidarne la navicella, facendo di tutto perchè non vada in avaria.
Zetema, partecipata del Comune di Roma, gestisce le manifestazione culturali e i musei capitolini; è stata retta per decenni dal dott. Ruberti, figlio dell'ex ministro, che aveva una carica importante anche a Civita, di cui è presidente Gianni Letta; e l'una e l'altra - Civita e Zetema_ hanno avuto in dotazione l'affare cultura, non sappiamo se traendone le due, uguali benefici. Ma forse sì.
Arrivati in Campidoglio i Cinquestelle, la Raggi e il suo assessore alla 'ricrescita culturale', Luca Bergamo, hanno voluto rimescolare le carte delle partecipate. Per dare un svolta - hanno detto -senonché la svolta in diverse partecipate è stata finora disastrosa, mentre per Zetema, occorre attendere.
Al bando per trovare i nuovo vertici di Zetema, hanno partecipato quasi 500 aspiranti, e se qualcuno sul quale Bergamo aveva messo gli occhi, non aveva partecipato, come nel caso dell'ex ministro Giovanni Maria Flick, Bergamo l'ha invitato ad inviare il suo curriculum; come certamente deve essere anche accaduto con la prof. Simonetta Lux, che ha insegnato arte alla Sapienza per decenni, anch'ella bellamente in pensione, e che non riusciamo a capire, senza sollecitazione, come avrebbe potuto pensare di iniziare una nuova attività, di carattere anche amministrativo. Che è poi la stessa ragione avanzata da Flick per rifiutare la presidenza della partecipata, che è andata invece ad un' altra docente, di economia, la prof. Francesca Jacobone; e Simonetta Lux fa parte del CdA a tre.
Amministratore delegato è stato nominato l'ing. Remo Tagliacozzo, il cui cognome rimanda forse alla terra delle sue origini, ma non al campo nel quale ha esercitato la sua professione, che è quello delle ricerche aerospaziali. La cui scelta è avvenuta perchè negli anni passati, girando per lo stesso spazio sia l'ing. Tagliacozzo che i vertici dei Cinquestelle, hanno fatto conoscenza, i secondi hanno apprezzato le capacità dell' ing. e perciò alla bisogna l'hanno richiamato a terra, facendolo atterrare, e infilato nel laboratorio, non più aerospaziale, di Zetema. Dal quale, circumnavigando lo 'spazio cultura' del Comune, dovrà guidarne la navicella, facendo di tutto perchè non vada in avaria.
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lunedì 7 agosto 2017
Luca Bergamo, assessore alla 'ricrescita culturale' dopo l'estate romana, promette anche un autunno romano. Che succede a Zetema?
Luca Bergamo, assessore nel gabinetto Raggi ed anche vicesindaco, battezzato dall'altro ieri, oltre che assessore alla 'ricrescita culturale', anche assessore alla 'ricrescita stagionale', ha voluto stupire i suoi detrattori di professione, che già un volta ha messo ko, a Capodanno: mentre tutti nel mondo festeggiavano a mezzanotte, lui ha festeggiato, a Roma, le prime ore del nuovo anno, popolando ponti e piazze di passeggiatori ubriachi in uscita da veglioni e cene luculliane in casa di amici. Quei ponti con l'acqua sottostante facevano agli occhi degli attraversatori, lo stesso effetto che fa andare sul ponte di su una nave, ubriachi, di notte, in un mare in tempesta.
Lo hanno criticato per l'Estate romana che non è più quella di una volta - le lamentele di chi è vecchio di anni e vecchio 'dentro' - e lui ha risposto spargendola, anzi 'spalmandola', come si preferisce dire oggi, su tutto il territorio comunale.
Perchè costringere chi abita in periferia a venire in centro per ascoltare musica, vedere uno spettacolo di teatro, o godersi un film all'aria aperta, seduti comodamente in piazza? Meglio assegnare ad ognuno dei municipi una somma per organizzare qualsivoglia manifestazione; senza censure, né esami preventivi. E così finalmente, merito di quel furbastro di Bergamo, per una volta gli abitanti del centro si sono riversati a vedere le belle periferie romane, risanate dalla giunta del suo sindaco. E non il contrario.
E siccome il progetto ha soddisfatto sia Bergamo che i cittadini delle periferie, ora si fa il bis da metà ottobre a fine dicembre, con l'Autunno romano destinando a questa 'rivoluzione artistica dal basso' la somma di 500.000 Euro che l'assessore aveva tenuto in serbo, ben occultata, nelle casse capitoline.
Intanto procede l'esame delle candidature per la presidenza di Zétema, per vent'anni nelle mani del dott. Ruberti, figlio dell'ex rettore della Minerva ed ex ministro, la partecipata comunale che organizza manifestazioni culturali e gestisce i musei della Capitale.
Non contenti, evidentemente, dei candidati presentatisi, il sindaco ha invitato il prof Flick ( ex ministro ed ex presidente della Consulta) a mandare un suo curriculum. Flick ( che non è figlio di... ma si presenta in prima persona), divertito, ha dichiarato che ha inviato un currriculum che arriva fino ad una quindicina di anni fa, e che non sa veramente cosa sia ZEtema. E quando poi gli hanno chiesto se si sottoporrà ad un esame, come fanno tutti i candidati, davanti alla Raggi ed a Bergamo, ha fatto spallucce: a settantacinque anni, ancora esami? Semmai a Raggi e Bergamo l'esame glielo faccio io!
Lo hanno criticato per l'Estate romana che non è più quella di una volta - le lamentele di chi è vecchio di anni e vecchio 'dentro' - e lui ha risposto spargendola, anzi 'spalmandola', come si preferisce dire oggi, su tutto il territorio comunale.
Perchè costringere chi abita in periferia a venire in centro per ascoltare musica, vedere uno spettacolo di teatro, o godersi un film all'aria aperta, seduti comodamente in piazza? Meglio assegnare ad ognuno dei municipi una somma per organizzare qualsivoglia manifestazione; senza censure, né esami preventivi. E così finalmente, merito di quel furbastro di Bergamo, per una volta gli abitanti del centro si sono riversati a vedere le belle periferie romane, risanate dalla giunta del suo sindaco. E non il contrario.
E siccome il progetto ha soddisfatto sia Bergamo che i cittadini delle periferie, ora si fa il bis da metà ottobre a fine dicembre, con l'Autunno romano destinando a questa 'rivoluzione artistica dal basso' la somma di 500.000 Euro che l'assessore aveva tenuto in serbo, ben occultata, nelle casse capitoline.
Intanto procede l'esame delle candidature per la presidenza di Zétema, per vent'anni nelle mani del dott. Ruberti, figlio dell'ex rettore della Minerva ed ex ministro, la partecipata comunale che organizza manifestazioni culturali e gestisce i musei della Capitale.
Non contenti, evidentemente, dei candidati presentatisi, il sindaco ha invitato il prof Flick ( ex ministro ed ex presidente della Consulta) a mandare un suo curriculum. Flick ( che non è figlio di... ma si presenta in prima persona), divertito, ha dichiarato che ha inviato un currriculum che arriva fino ad una quindicina di anni fa, e che non sa veramente cosa sia ZEtema. E quando poi gli hanno chiesto se si sottoporrà ad un esame, come fanno tutti i candidati, davanti alla Raggi ed a Bergamo, ha fatto spallucce: a settantacinque anni, ancora esami? Semmai a Raggi e Bergamo l'esame glielo faccio io!
mercoledì 12 luglio 2017
Dopo le nuove finte rovine sul Palatino urgono SPIEGAZIONI
Ha ragione Sergio Rizzo - passato da poco a 'Repubblica' - quando dalle colonne del suo nuovo giornale invoca spiegazioni urgenti sulla lunga catena di inefficienze, leggerezze,colpe che hanno condotto. messe assieme, a quello sgorbio di metallo eretto sul Palatino ed alla figuraccia internazionale della quale nessuno sembra preoccuparsi. Passi per la sindaca Raggi, per la quale una figuraccia in più non la farà cadere dal cavallo di Mar' Aurelio, sul quale continua a destreggiarsi tenendosi aggrappata alle redini imperiali, ma neppure Franceschini si dà pena, e neanche Zingaretti, governatore e Prosperetti, sovrintendente. Tutti implicati in questa afaire vergognoso che ancora una volta stigmatizza in quali mani siamo finiti noi e a chi AFFIDIAMO LA CUSTODIA E SALVARGUARDIA DELLA NOSTRA MEMORIA STORICA, QUEL PETROLIO CHE DOVREBBE ARRICCHIRCI E CHE E' GESTITO DA INCAPACI ANALFABETI.
In cima alla piramide di inefficienze ed incapacità gestionali siede Franceschini, il quale quando gli hanno presentato il progetto sulla carta ha dato immediatamente il suo benestare. Entusiasta.
Anche il sovrintendente Prosperetti non si è potuto sottrarre. Non ci ha neppure provato a vigiliare, ma forse neanche lui avrebbe trovato nulla da ridire, perchè 'ubi major...,. dopo che Franceschini aveva detto sì, poteva lui, povero, dire no, oppure ni? Ha parlato invece dopo che ha visto il mostro di metallo obbrobriare il Palatino. Ma il sovrintendente , a differenze del ministro 'mezzodisastro' è un tecnico. E se anche lui che è un tecnico non ci capisce, potrebbe chiedere lumi a qualcuno più bravo e competente di lui 8 (sebbene il competente dovrebbe essere lui... che è poi quello implicato nello scandalo delle statue coperte per la visita in Campidoglio del Presidente iraniano. Poi però a cose fatte, ha dichiarato a Repubblica, che lui non se lo aspettava fosse così gigantesco il mostro di tubi sul Palatino. Una figura di merda, si dice a Roma , in Italia e dovunque. Eppure resta al suo posto, dimostrando che dopo la figura di merda, ha anche una faccia di culo.
Poi c'è Zingaretti, che sicuramente sarà stato informato della cosa, dato il lauto finanziamento attraverso una società della Regione. Oppure occorre alla fine constatare che anche lì c'è una mancia di coglioni che non capiscono nulla del mestiere che sono incaricati a svolgere?
Uno potrebbe obiettare che se ci sono cascati Ferretti e Lo Schiavo, forse coinvolti dal regista Landi, allora è possibile che ci siano cascati, come loro, anche chi avrebbe dovuto vigilare sul progetto prima di dare il via libera, E vigilare sia dal punto di vista tecnico che artistico.
Di questo secondo aspetto, quello artistico, non parliamo neppure, perché grida vendetta più dello scandalo tecnico. Nessuno si è preso la briga di vedere, leggere, sentire la materia di cui si componeva la cosiddetta 'opera rock' che andava a rappresentarsi sul colle più famoso per la storia di Roma, incuranti della figura che si faceva agli occhi del mondo intero.
Poi naturalmente ci sarebbe da capire le ragioni per cui il Comune ha dato il patrocinio allo schifo sul Palatino. ma forse sia Raggi che il suo vice Bergamo , assessore 'alla ricrescita culturale', avrammo, a loro volta pensato: hanno detto sì Francechini, Prosperetti, Zingaretti... per una volta diamogli in contentino di non metterci di traverso.
IN questa vicenda ci sono molti lati oscuri che i diretti interessati, che non sono la produzione e gli autori - che andrebbero cassati dalla SIAE e dalla Camera di Commercio - che hanno pensato di fottere con un progetto ignobile le pubbliche istituzioni che hanno avallato e finanziato l'oscenità neroniana, ma proprio quelle pubbliche istituzioni che avrebbero dovuto vigilare e non hanno vigilato, facendosi mettere nel sacco da affaristi senza scrupoli.
Se le domande non possono restare inevase, le risposte devono essere immediate e precise; e ad esse deve seguire che qualche testa cada.
Precisazione: abbiamo una volta usato un linguaggio da caserma... quando ci vuole ci vuole, e la caserma sta qui per la galera. E se non proprio la galera, almeno le dimissioni e la interdizione dai pubblici uffici.
In cima alla piramide di inefficienze ed incapacità gestionali siede Franceschini, il quale quando gli hanno presentato il progetto sulla carta ha dato immediatamente il suo benestare. Entusiasta.
Anche il sovrintendente Prosperetti non si è potuto sottrarre. Non ci ha neppure provato a vigiliare, ma forse neanche lui avrebbe trovato nulla da ridire, perchè 'ubi major...,. dopo che Franceschini aveva detto sì, poteva lui, povero, dire no, oppure ni? Ha parlato invece dopo che ha visto il mostro di metallo obbrobriare il Palatino. Ma il sovrintendente , a differenze del ministro 'mezzodisastro' è un tecnico. E se anche lui che è un tecnico non ci capisce, potrebbe chiedere lumi a qualcuno più bravo e competente di lui 8 (sebbene il competente dovrebbe essere lui... che è poi quello implicato nello scandalo delle statue coperte per la visita in Campidoglio del Presidente iraniano. Poi però a cose fatte, ha dichiarato a Repubblica, che lui non se lo aspettava fosse così gigantesco il mostro di tubi sul Palatino. Una figura di merda, si dice a Roma , in Italia e dovunque. Eppure resta al suo posto, dimostrando che dopo la figura di merda, ha anche una faccia di culo.
Poi c'è Zingaretti, che sicuramente sarà stato informato della cosa, dato il lauto finanziamento attraverso una società della Regione. Oppure occorre alla fine constatare che anche lì c'è una mancia di coglioni che non capiscono nulla del mestiere che sono incaricati a svolgere?
Uno potrebbe obiettare che se ci sono cascati Ferretti e Lo Schiavo, forse coinvolti dal regista Landi, allora è possibile che ci siano cascati, come loro, anche chi avrebbe dovuto vigilare sul progetto prima di dare il via libera, E vigilare sia dal punto di vista tecnico che artistico.
Di questo secondo aspetto, quello artistico, non parliamo neppure, perché grida vendetta più dello scandalo tecnico. Nessuno si è preso la briga di vedere, leggere, sentire la materia di cui si componeva la cosiddetta 'opera rock' che andava a rappresentarsi sul colle più famoso per la storia di Roma, incuranti della figura che si faceva agli occhi del mondo intero.
Poi naturalmente ci sarebbe da capire le ragioni per cui il Comune ha dato il patrocinio allo schifo sul Palatino. ma forse sia Raggi che il suo vice Bergamo , assessore 'alla ricrescita culturale', avrammo, a loro volta pensato: hanno detto sì Francechini, Prosperetti, Zingaretti... per una volta diamogli in contentino di non metterci di traverso.
IN questa vicenda ci sono molti lati oscuri che i diretti interessati, che non sono la produzione e gli autori - che andrebbero cassati dalla SIAE e dalla Camera di Commercio - che hanno pensato di fottere con un progetto ignobile le pubbliche istituzioni che hanno avallato e finanziato l'oscenità neroniana, ma proprio quelle pubbliche istituzioni che avrebbero dovuto vigilare e non hanno vigilato, facendosi mettere nel sacco da affaristi senza scrupoli.
Se le domande non possono restare inevase, le risposte devono essere immediate e precise; e ad esse deve seguire che qualche testa cada.
Precisazione: abbiamo una volta usato un linguaggio da caserma... quando ci vuole ci vuole, e la caserma sta qui per la galera. E se non proprio la galera, almeno le dimissioni e la interdizione dai pubblici uffici.
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domenica 11 giugno 2017
Virginia Raggi, troppo impegnata a degradare Roma, non ha tempo per prestare ascolto ad una richiesta, sacrosanta ed urgente, di Amazon
Non è che uno dei tanti capitoli di inadempienze della sindaca Raggi e del suo gabinetto. Nei giorni scorsi è apparso in rete l'annuncio relativo alla prossima Festa della Musica che si celebra al solstizio d'estate in tutta Europa, fra una decina di giorni. Negli anni passati esisteva una società che se ne occupava - diciamo la verità: con grande approssimazione e senza badare soprattutto alla qualità. Adesso quella società non c'è più, e l'ineffabile Bergamo, assessore alla 'ricrescita' culturale ha detto a tutti, appena l'altro ieri: chi vuole partecipare si faccia avanti; in rete troverà le indicazioni per iscriversi e partecipare. Insomma: l'improvvisazione e l'approssimazione al potere.
Passi - scusate: ma perché deve passare anche questo? - la Festa per la Musica, ma quando si tratta di lavoro l'affare si fa serio, e l'inettitudine della Raggi andrebbe sanzionata duramente senza sconti e giustificazioni.
Amazon, il colosso del commercio on line ha deciso di aprire una sua centrale nel centro Italia, a due passi da Roma, a Passo Corese, dove ha costruito già il mastodontico magazzino/ufficio di approvvigionamento e smistamento ed ha annunciato di voler aprire il 1 luglio, assumendo nel giro di qualche mese fino a 1200 nuovi lavoratori.
Ai primi di aprile, Amazon ha inviato alla amministrazione di Roma capitale, cioè al sindaco - se la Raggi non lo sa, qualcuno glielo ricordi - la richiesta ufficiale per l'allacciamento delle utenze che ha già predisposto, e che serve solo collegarle. Fino a ieri non aveva ricevuto risposta degli efficienti uffici del Campidoglio.
Ora se tutti coloro che hanno già superato le selezioni di Amazon per l'assunzione, si accordassero per andare a tirar pomodori contro le finestre dell'ufficio della Raggi che, di fatto, sarà causa del ritardo della loro assunzione con il suo irresponsabile comportamento, non sarebbe male. Chissà che Lei, il suo vice Bergamo, le due 'mezzepippe' , secondo il protocollo De Luca, oltre che Beppe e la Casaleggio Associati non si diano una mossa. O che, almeno innalzino bandiera bianca per significare a tutti: ci arrendiamo, fate voi!
Passi - scusate: ma perché deve passare anche questo? - la Festa per la Musica, ma quando si tratta di lavoro l'affare si fa serio, e l'inettitudine della Raggi andrebbe sanzionata duramente senza sconti e giustificazioni.
Amazon, il colosso del commercio on line ha deciso di aprire una sua centrale nel centro Italia, a due passi da Roma, a Passo Corese, dove ha costruito già il mastodontico magazzino/ufficio di approvvigionamento e smistamento ed ha annunciato di voler aprire il 1 luglio, assumendo nel giro di qualche mese fino a 1200 nuovi lavoratori.
Ai primi di aprile, Amazon ha inviato alla amministrazione di Roma capitale, cioè al sindaco - se la Raggi non lo sa, qualcuno glielo ricordi - la richiesta ufficiale per l'allacciamento delle utenze che ha già predisposto, e che serve solo collegarle. Fino a ieri non aveva ricevuto risposta degli efficienti uffici del Campidoglio.
Ora se tutti coloro che hanno già superato le selezioni di Amazon per l'assunzione, si accordassero per andare a tirar pomodori contro le finestre dell'ufficio della Raggi che, di fatto, sarà causa del ritardo della loro assunzione con il suo irresponsabile comportamento, non sarebbe male. Chissà che Lei, il suo vice Bergamo, le due 'mezzepippe' , secondo il protocollo De Luca, oltre che Beppe e la Casaleggio Associati non si diano una mossa. O che, almeno innalzino bandiera bianca per significare a tutti: ci arrendiamo, fate voi!
venerdì 9 giugno 2017
Volgarità di Roma e dell'Italia con il consenso di Franceschini 'mezzodisastro'. Lo spettacolo sul Palatino dà scandalo
Franceschini teme la figuraccia agli occhi del mondo per la sua riforma bocciata dal TAR, contro la quale, naturalmente, ha fatto ricorso. E teme anche per una seconda figuraccia, quella relativa alla sovrintendenza speciale del Colosseo, preventivamente bocciata, per la quale aveva già bandito una richiesta internazionale di 'manifestazione di interesse ' (concorso) alla quale avevano risposto oltre un centinaio di aspiranti. Anche questo concorso dev'essere fermato, in attesa della pronuncia dei vari tribunali che in Italia si palleggiano le decisioni: uno propone qualcosa, un altro ricorre per bocciargliela, ed il primo, a sua volta, ricorre per annullare la bocciatura. E così': come fra Camera e Senato, si va avanti per mesi, senza che mai una qualche decisione possa essere presa in Italia e dando al mondo intero l'idea ormai consolidata, che in Italia nulla sia definitivo come il provvisorio. Italia paese dell'indecisione e dell'incertezza.
Ma anche della volgarità diffusa. Di cui Franceschini non si preoccupa, mentre dovrebbe, perché si tratta della figuraccia più pesante, la più pesante in assoluto, che Lui e la sua gestione ministeriale stanno facendo agli occhi del mondo, con lo scandalo dell'opera rock, Divo Nerone, la più volgare realizzazione che il Colle Palatino abbia visto nei duemila e passa anni di storia.
Il ministero, nella persona del sovrintendente Prosperetti ( quello dei nudi del Campidoglio ricoperti, ricordiamocelo), ha concesso il sito della cosiddetta 'Vigna Barberini' sul Palatino, ad una società messa su in quarant'otto ore o giù di lì, perchè vi venisse impiantata una struttura, di abnorme grandezza, per ospitarvi un prodotto che dovrebbe rendere vivo quel luogo che , altrimenti, sarebbe 'morto', secondo le parole dell'illuminato sovrintendente che parla ovviamente in vece e per suggerimento di 'mezzodisastro' Franceschini.
Prosperetti durante un forum sull'argomento organizzato da Repubblica, ha detto che anche lui si è meravigliato della 'invasività' della struttura quando l'ha vista. E cioè dopo che è stata montata. Un palco enorme ed una platea di tremila posti ( la quale platea, dopo la anteprima ad inviti, nelle due serate successive con pubblico pagante aveva registrato rispettivamente 500 e 300 posti occupati. Rivelando, quindi, che quando ha concesso l'autorizzazione a quella società 'così e così' che aveva messo sul tavolo una 'strampalata' manciata di 'premi oscar' che vi collaboravano - uno dei quali, Bacalov ha dichiarato di essere all'oscuro della cosa e di aver scritto per quel musical solo una canzonetta, e di non averla neppure orchestrata!- o dormiva o non era sobrio o si era messo sull'attenti agli ordini del suo capo.
Di questa figuraccia Franceschini sembra non preoccuparsi, e male fa, perché questa sancisce la volgarità di coloro che hanno la responsabilità della nostra grande storia. Franceschini non si rende conto - e questo è gravissimo! - che cedendo il Palatino a quella società 'così e così' per uno spettacolo, che durerà per tutta l'estate, ha autorizzato la profanazione di quei luoghi.
Profanazione resa ancora più grave dalla volgarità dello spettacolo, opera rock, della sua musica dozzinale, come hanno avuto modo di verificare tutti coloro che l'hanno visto ed ascoltato, e che il Palatino non meritava. Uno spettacolo che in buona parte i membri di quella società 'così e così' è riuscita a far pagare alla Regione Lazio, in buona parte, senza che nessuno abbia potuto mettere bocca sulle caratteristiche del prodotto. Insomma paga e sta zitto, come si usa nelle società governate dal PIZZO!
Da anni noi andiamo gridando che certi luoghi non si possono impunemente profanare, mentre accade di sovente. Lo abbiamo segnalato in occasione del concerto 'giubilare' pagato dal ricchissimo 'pirata' malese in onore di sua moglie cantante (per la cui carriera, ha dato soldi anche all'Opera di Roma, entrando di diritto, pagando, nel CdI del Teatro). Abbiamo gridato allo scandalo quando Villa Adriana veniva messa nelle mani sacrileghe di un cosiddetto organizzatore di festival, in realtà di un procacciatore di affari ma per se steso; ed anche contro la concessione del magnifico Cortile di Sant'Ivo alla Sapienza, da anni occupato da concertini di bassa qualità.
Franceschini di questi spettacoli volgari dovrebbe preoccuparsi, per la figuraccia che fa fare all'Italia e a Roma nel mondo. Ma non lo fa, a meno che volgari non li ritenga, il che dovrebbe preoccupare prima che il mondo intero soprattutto gli italiani.
Ora, tra la fine di giugno e tutto luglio, a due passi dal Palatino, sotto i colossali ruderi della Basilica di Massenzio si svolgerà il festival della letteratura, fatto organizzare in extremis dalla Gaeta, prima esonerata dal visionario assessore Bergamo, quello che ha avuto dai grillini in dotazione l'assessorato nutato nella titolazione, che ora suona: 'alla ricrescita culturale'.
E gli organizzatori sono preoccupati dalle interferenze acustiche che potrebbe produrre l'opera rock dal Palatino. Ma anche questo non è nuovo a Roma. Nessuno potrà dimenticare come, a Caracalla negli anni passati si svolgesse anche il festival dell'Unità, non distante dal sito nel quale l'opera fa la sua stagione estiva, e come interferenze di ogni genere, anche di traffico, vi fossero fra le due manifestazioni.
Ma anche della volgarità diffusa. Di cui Franceschini non si preoccupa, mentre dovrebbe, perché si tratta della figuraccia più pesante, la più pesante in assoluto, che Lui e la sua gestione ministeriale stanno facendo agli occhi del mondo, con lo scandalo dell'opera rock, Divo Nerone, la più volgare realizzazione che il Colle Palatino abbia visto nei duemila e passa anni di storia.
Il ministero, nella persona del sovrintendente Prosperetti ( quello dei nudi del Campidoglio ricoperti, ricordiamocelo), ha concesso il sito della cosiddetta 'Vigna Barberini' sul Palatino, ad una società messa su in quarant'otto ore o giù di lì, perchè vi venisse impiantata una struttura, di abnorme grandezza, per ospitarvi un prodotto che dovrebbe rendere vivo quel luogo che , altrimenti, sarebbe 'morto', secondo le parole dell'illuminato sovrintendente che parla ovviamente in vece e per suggerimento di 'mezzodisastro' Franceschini.
Prosperetti durante un forum sull'argomento organizzato da Repubblica, ha detto che anche lui si è meravigliato della 'invasività' della struttura quando l'ha vista. E cioè dopo che è stata montata. Un palco enorme ed una platea di tremila posti ( la quale platea, dopo la anteprima ad inviti, nelle due serate successive con pubblico pagante aveva registrato rispettivamente 500 e 300 posti occupati. Rivelando, quindi, che quando ha concesso l'autorizzazione a quella società 'così e così' che aveva messo sul tavolo una 'strampalata' manciata di 'premi oscar' che vi collaboravano - uno dei quali, Bacalov ha dichiarato di essere all'oscuro della cosa e di aver scritto per quel musical solo una canzonetta, e di non averla neppure orchestrata!- o dormiva o non era sobrio o si era messo sull'attenti agli ordini del suo capo.
Di questa figuraccia Franceschini sembra non preoccuparsi, e male fa, perché questa sancisce la volgarità di coloro che hanno la responsabilità della nostra grande storia. Franceschini non si rende conto - e questo è gravissimo! - che cedendo il Palatino a quella società 'così e così' per uno spettacolo, che durerà per tutta l'estate, ha autorizzato la profanazione di quei luoghi.
Profanazione resa ancora più grave dalla volgarità dello spettacolo, opera rock, della sua musica dozzinale, come hanno avuto modo di verificare tutti coloro che l'hanno visto ed ascoltato, e che il Palatino non meritava. Uno spettacolo che in buona parte i membri di quella società 'così e così' è riuscita a far pagare alla Regione Lazio, in buona parte, senza che nessuno abbia potuto mettere bocca sulle caratteristiche del prodotto. Insomma paga e sta zitto, come si usa nelle società governate dal PIZZO!
Da anni noi andiamo gridando che certi luoghi non si possono impunemente profanare, mentre accade di sovente. Lo abbiamo segnalato in occasione del concerto 'giubilare' pagato dal ricchissimo 'pirata' malese in onore di sua moglie cantante (per la cui carriera, ha dato soldi anche all'Opera di Roma, entrando di diritto, pagando, nel CdI del Teatro). Abbiamo gridato allo scandalo quando Villa Adriana veniva messa nelle mani sacrileghe di un cosiddetto organizzatore di festival, in realtà di un procacciatore di affari ma per se steso; ed anche contro la concessione del magnifico Cortile di Sant'Ivo alla Sapienza, da anni occupato da concertini di bassa qualità.
Franceschini di questi spettacoli volgari dovrebbe preoccuparsi, per la figuraccia che fa fare all'Italia e a Roma nel mondo. Ma non lo fa, a meno che volgari non li ritenga, il che dovrebbe preoccupare prima che il mondo intero soprattutto gli italiani.
Ora, tra la fine di giugno e tutto luglio, a due passi dal Palatino, sotto i colossali ruderi della Basilica di Massenzio si svolgerà il festival della letteratura, fatto organizzare in extremis dalla Gaeta, prima esonerata dal visionario assessore Bergamo, quello che ha avuto dai grillini in dotazione l'assessorato nutato nella titolazione, che ora suona: 'alla ricrescita culturale'.
E gli organizzatori sono preoccupati dalle interferenze acustiche che potrebbe produrre l'opera rock dal Palatino. Ma anche questo non è nuovo a Roma. Nessuno potrà dimenticare come, a Caracalla negli anni passati si svolgesse anche il festival dell'Unità, non distante dal sito nel quale l'opera fa la sua stagione estiva, e come interferenze di ogni genere, anche di traffico, vi fossero fra le due manifestazioni.
mercoledì 10 maggio 2017
...circolare, circolare!...la ricetta di Virginia Raggi per salvare i monumenti dagli assalti dei nuovi barbari
Da mesi, forse anni, si discute sui provvedimenti da assumere dalle autorità competenti per la salvaguardia e difesa dei monumenti storici, di Roma - il discorso vale anche per altre celebri città italiane, Venezia prima di tutte le altre. Ma di tutte le ricette finora proposte, sembra non ve ne sia una ben accetta alle autorità comunali.
Trinità dei Monti. Protetta da una cancellata, chiusa di notte - come s'era proposto per la splendida Scalinata? Non sia mai, la scalinata è di tutti, e deve essere di tutti, sia di notte che di giorno, con vigilanza o senza. E infatti la vigilanza non c'è, e la scalinata è oggetto di bivacchi di giorno e di di notte, ed anche di pasti consumati sdraiati sui suoi gradini. Luca Bergamo l' assessore-intellettuale della giunta propone come rimedio l'educazione dei cittadini, la sola che può nei secoli dei secoli proteggere i monumenti. Chi la fa tale eduzione, quando si comincia e quanto dovrà durare per vedere i primi frutti? Ci sta ancora pensando. E nel frattempo?
E la Barcaccia fatta oggetto di un'offesa inimmaginabile, appena qualche anno fa, messa in atto da barbari camuffati da tifosi scalmanati? Mettiamoci almeno attorno alla celebre fontana una cancellata, che non impedisca ai visitatori di ammirarla ma che ne vieti qualunque gesto di offesa, come quello di entraci dentro per bere alle fontanelle. No, cancellate niente!
E per la Fontana di Trevi , ammirata giornalmente da un fiume di turisti, e che nelle ultime settimane ha visto alcuni scalmanati bagnarsi nudi e ragazzotti incivili percorrere il monumento, da poco restaurato, da destra a sinistra, sotto lo sguardo assonnato e immobile dei vigili?
Virginia Raggi ha trovato, FINALMENTE, per la celebre fontana, un sistema di protezione 'made in Rome', e l'ha esposto ieri sera nel salotto di Bruno Vespa. Non potendo disporre di vigili per un turno ininterrotto di vigilanza ( ne ha soli cinquemila in dotazione, e la gran parte, in coppia, dunque 2.500, gira per le strade per beccare macchine fuori posto, anche momentaneamente, e comminare contravvenzioni) impartirà ai due vigili, messi all'una e all'altra estremità della fontana, l'ordine di non far fermare i turisti e di invitarli a circolare. Signori, circolare! E la Fontana è salva!
Trinità dei Monti. Protetta da una cancellata, chiusa di notte - come s'era proposto per la splendida Scalinata? Non sia mai, la scalinata è di tutti, e deve essere di tutti, sia di notte che di giorno, con vigilanza o senza. E infatti la vigilanza non c'è, e la scalinata è oggetto di bivacchi di giorno e di di notte, ed anche di pasti consumati sdraiati sui suoi gradini. Luca Bergamo l' assessore-intellettuale della giunta propone come rimedio l'educazione dei cittadini, la sola che può nei secoli dei secoli proteggere i monumenti. Chi la fa tale eduzione, quando si comincia e quanto dovrà durare per vedere i primi frutti? Ci sta ancora pensando. E nel frattempo?
E la Barcaccia fatta oggetto di un'offesa inimmaginabile, appena qualche anno fa, messa in atto da barbari camuffati da tifosi scalmanati? Mettiamoci almeno attorno alla celebre fontana una cancellata, che non impedisca ai visitatori di ammirarla ma che ne vieti qualunque gesto di offesa, come quello di entraci dentro per bere alle fontanelle. No, cancellate niente!
E per la Fontana di Trevi , ammirata giornalmente da un fiume di turisti, e che nelle ultime settimane ha visto alcuni scalmanati bagnarsi nudi e ragazzotti incivili percorrere il monumento, da poco restaurato, da destra a sinistra, sotto lo sguardo assonnato e immobile dei vigili?
Virginia Raggi ha trovato, FINALMENTE, per la celebre fontana, un sistema di protezione 'made in Rome', e l'ha esposto ieri sera nel salotto di Bruno Vespa. Non potendo disporre di vigili per un turno ininterrotto di vigilanza ( ne ha soli cinquemila in dotazione, e la gran parte, in coppia, dunque 2.500, gira per le strade per beccare macchine fuori posto, anche momentaneamente, e comminare contravvenzioni) impartirà ai due vigili, messi all'una e all'altra estremità della fontana, l'ordine di non far fermare i turisti e di invitarli a circolare. Signori, circolare! E la Fontana è salva!
lunedì 8 maggio 2017
Virginia Raggi si dimetta, e con Lei tutta la sua squadra. E Roma venga affidata a mani più capaci
Non passa giorno senza che le cronache raccontino errori, inciampi inefficienze passi falsi di Virginia Raggi e della sua giunta. E non passa giorno che tutto questo non ci venga raccontato soprattutto dalle pagine del Corriere della Sera che, da quando Sergio Rizzo ha assunto la direzione della redazione romana, sembra tenere la sindaca e la sua amministrazione sotto stretta sorveglianza. Anche se, occorre dirlo, di tale stretta sorveglianza non ci sarebbe neanche bisogno, perché errori, scivoloni, manchevolezze ed inefficienze della sindaca, quasi quotidiani, sotto gli occhi di tutti. L'aggiornamento per gli ultimi giorni è presto fatto.
Primo: emergenza rifiuti. Ci risiamo, l'impianto di Rocca Cencia - ci pare si chiami così - è fuori uso da qualche giorno. Motivo addotto dalla sindaca: sabotaggio. Che fa il paio con l'incidente dei 'frigoriferi' lasciati per strada, di qualche mese fa, quando la sindaca gridò al 'complotto'. Conseguenze: la città è nuovamente invasa dai rifiuti con il riemergere dei soliti problemi di salute per i cittadini : puzzo terribile, topi che fanno festa ecc... Virginia Raggi incolpa la regione, cioè Zingaretti, il qual rimanda alla sindaca l'accusa, addebitandole l'incapacità a gestire lo smaltimento dei rifiuti che, da quando è al governo - e cioè da un anno ormai - ritorna, puntuale, ciclicamente. Basta un nulla per farla riemergere nella sua drammaticità.
Secondo: incendio a Pomezia, il cui Comune è retto da un sindaco della stessa galassia stellare della Raggi - cioè a cinque stelle. Da venerdì, da quando cioè si è verificato l'incendio, erano le otto circa del mattino, i comunicati dei due sindaci si sono seguiti, intrecciati ed alternati in evidente contraddizione fra loro: prima per tranquillizzare i cittadini del Comune di Pomezia ed anche quelli dei paesi vicini, poi per allarmarli; prima con l'invito a non uscire di casa ed a tenere le finestre chiuse, poi per rassicurarli che l'aria era pulita ( per moto di dire, perché pulita certamente non era, ma era comunque priva di diossina); prima l'assicurazione che nel fabbricato deposito di rifiuti non c'era amianto e poi la certezza che l'amianto c'era. A sottolineare che nel Comune laziale c'è identica inefficienza amministrativa che ogni giorno si verifica a Roma, i comunicati della ASL cittadina che avrebbe dovuto autorizzare o vietare lo svolgersi di un evento sportivo. Una confusione quasi istituzionale. E che dire della denuncia fatta agli Uffici Comunali di Pomezia di irregolarità in quell'impianto, ignorata?
Terzo: limitandoci a Roma, l'illuminazione delle strade, stravolta da quelle luci più adatte ad un negozio di generi alimentari o ad un bagno pubblico (ammesso che ve ne sia ancora qualcuno a Roma) che a strade, vicoli e piazze monumentali o suggestive della Capitale; e successivo dietrofront a seguito di aspre critiche corali della cittadinanza.
Quarto: mancata conservazione e tutela dei monumenti. L'allarme viene ormai lanciato quasi ogni giorno. I monumenti, anche quelli restaurati di recente, subiscono quotidianamente assalti incivili e barbari. E la sindaca , come anche il suo vice, l'assessore alla 'ricrescita' culturale Bergamo, non sanno che opporre l'invito ad educare i cittadini al rispetto dei monumenti. Giusto invito. Ma mentre i monumenti vengono nuovamente imbrattati e profanati che si fa, in attesa che i cittadini siano educati? Nè la Raggi nè Bergamo sanno dare una risposta. Negli ultimi giorni sono intervenuti il presidente di Bulgari ed il proprietario dell'Hotel Hassler per invitare l'autorità cittadina a provvedere con la vigilanza soprattutto. Nessuna risposta dai destinatari dell'ammonimento.
Quinto, Sesto: buche, strade dissestate, verde pubblico trascurato, trasporti pubblici in tilt. La città appare ormai agli occhi di tutti, romani e non allo sbando abbandonata, trascurata, sull'orlo della sua rovina.
Sesto: dove consumare i posta 'a sacco'.Una proposta, certamente non venuta dall'inconcludente amministrazione capitolina, relativa alla consumazioni di pasti 'a sacco' da parte di pellegrini e turisti (ma solo di quelli che non possono permettersi l'albergo). Ci si lamenta giustamente che consumano i pasti, ad esempio, sulla scalinata di Trinità dei Monti, ma anche altrove. Ma non si indica una soluzione alternativa, perché è evidente che i turisti e i pellegrini che arrivano e ripartono in giornata da Roma, in qualche posto devono consumare il loro pasto 'a sacco'. Dove, allora? Perchè non si attrezzano, a tale scopo, le rive del Tevere, quelle che ogni estate vengono occupate da gazebo e bancarelle dove esporre mercanzie e paccottiglia civile o religiosa, e da spettacoli con musica a tutto volume, anche a due passi da ospedali che quiete cercherebbero? Attrezziamo le rive e diamo a pellegrini e turisti una alternativa.
Settimo: vogliamo aggiungere anche dell'altro, come la stazione ferroviaria completa nuovissima, a Vigna Clara, chiusa, in attesa della sentenza del Tar, a seguito di ricorso di un gruppo di cittadini ( ci si mette anche un tribunale amministrativo a creare confusione); o l'appalto per i lavori di sistemazione di Piazza Augusto Imperatore, dove il restauro del mausoleo è cominciato, che è bloccato - come ha raccontato l'altro ieri l'ex assessore Causi, sempre dalle pagine del Corriere?
Insomma, anche senza continuare nell'elenco dei disastri cittadini, il campionato dell'inefficienza e cattiva amministrazione, nel quale capolista è la Raggi e la sua squadra, non accenna a concludersi con la retrocessione nella serie 'dilettanti' - come ormai pensa la quasi totalità di chi visita Roma o segue le cronache quasi giornaliere della incombente rovina generale.
Che aspetta allora Virginia Raggi a ritirarsi in buon ordine, ammettendo incapacità e inefficienza amministrativa?
Primo: emergenza rifiuti. Ci risiamo, l'impianto di Rocca Cencia - ci pare si chiami così - è fuori uso da qualche giorno. Motivo addotto dalla sindaca: sabotaggio. Che fa il paio con l'incidente dei 'frigoriferi' lasciati per strada, di qualche mese fa, quando la sindaca gridò al 'complotto'. Conseguenze: la città è nuovamente invasa dai rifiuti con il riemergere dei soliti problemi di salute per i cittadini : puzzo terribile, topi che fanno festa ecc... Virginia Raggi incolpa la regione, cioè Zingaretti, il qual rimanda alla sindaca l'accusa, addebitandole l'incapacità a gestire lo smaltimento dei rifiuti che, da quando è al governo - e cioè da un anno ormai - ritorna, puntuale, ciclicamente. Basta un nulla per farla riemergere nella sua drammaticità.
Secondo: incendio a Pomezia, il cui Comune è retto da un sindaco della stessa galassia stellare della Raggi - cioè a cinque stelle. Da venerdì, da quando cioè si è verificato l'incendio, erano le otto circa del mattino, i comunicati dei due sindaci si sono seguiti, intrecciati ed alternati in evidente contraddizione fra loro: prima per tranquillizzare i cittadini del Comune di Pomezia ed anche quelli dei paesi vicini, poi per allarmarli; prima con l'invito a non uscire di casa ed a tenere le finestre chiuse, poi per rassicurarli che l'aria era pulita ( per moto di dire, perché pulita certamente non era, ma era comunque priva di diossina); prima l'assicurazione che nel fabbricato deposito di rifiuti non c'era amianto e poi la certezza che l'amianto c'era. A sottolineare che nel Comune laziale c'è identica inefficienza amministrativa che ogni giorno si verifica a Roma, i comunicati della ASL cittadina che avrebbe dovuto autorizzare o vietare lo svolgersi di un evento sportivo. Una confusione quasi istituzionale. E che dire della denuncia fatta agli Uffici Comunali di Pomezia di irregolarità in quell'impianto, ignorata?
Terzo: limitandoci a Roma, l'illuminazione delle strade, stravolta da quelle luci più adatte ad un negozio di generi alimentari o ad un bagno pubblico (ammesso che ve ne sia ancora qualcuno a Roma) che a strade, vicoli e piazze monumentali o suggestive della Capitale; e successivo dietrofront a seguito di aspre critiche corali della cittadinanza.
Quarto: mancata conservazione e tutela dei monumenti. L'allarme viene ormai lanciato quasi ogni giorno. I monumenti, anche quelli restaurati di recente, subiscono quotidianamente assalti incivili e barbari. E la sindaca , come anche il suo vice, l'assessore alla 'ricrescita' culturale Bergamo, non sanno che opporre l'invito ad educare i cittadini al rispetto dei monumenti. Giusto invito. Ma mentre i monumenti vengono nuovamente imbrattati e profanati che si fa, in attesa che i cittadini siano educati? Nè la Raggi nè Bergamo sanno dare una risposta. Negli ultimi giorni sono intervenuti il presidente di Bulgari ed il proprietario dell'Hotel Hassler per invitare l'autorità cittadina a provvedere con la vigilanza soprattutto. Nessuna risposta dai destinatari dell'ammonimento.
Quinto, Sesto: buche, strade dissestate, verde pubblico trascurato, trasporti pubblici in tilt. La città appare ormai agli occhi di tutti, romani e non allo sbando abbandonata, trascurata, sull'orlo della sua rovina.
Sesto: dove consumare i posta 'a sacco'.Una proposta, certamente non venuta dall'inconcludente amministrazione capitolina, relativa alla consumazioni di pasti 'a sacco' da parte di pellegrini e turisti (ma solo di quelli che non possono permettersi l'albergo). Ci si lamenta giustamente che consumano i pasti, ad esempio, sulla scalinata di Trinità dei Monti, ma anche altrove. Ma non si indica una soluzione alternativa, perché è evidente che i turisti e i pellegrini che arrivano e ripartono in giornata da Roma, in qualche posto devono consumare il loro pasto 'a sacco'. Dove, allora? Perchè non si attrezzano, a tale scopo, le rive del Tevere, quelle che ogni estate vengono occupate da gazebo e bancarelle dove esporre mercanzie e paccottiglia civile o religiosa, e da spettacoli con musica a tutto volume, anche a due passi da ospedali che quiete cercherebbero? Attrezziamo le rive e diamo a pellegrini e turisti una alternativa.
Settimo: vogliamo aggiungere anche dell'altro, come la stazione ferroviaria completa nuovissima, a Vigna Clara, chiusa, in attesa della sentenza del Tar, a seguito di ricorso di un gruppo di cittadini ( ci si mette anche un tribunale amministrativo a creare confusione); o l'appalto per i lavori di sistemazione di Piazza Augusto Imperatore, dove il restauro del mausoleo è cominciato, che è bloccato - come ha raccontato l'altro ieri l'ex assessore Causi, sempre dalle pagine del Corriere?
Insomma, anche senza continuare nell'elenco dei disastri cittadini, il campionato dell'inefficienza e cattiva amministrazione, nel quale capolista è la Raggi e la sua squadra, non accenna a concludersi con la retrocessione nella serie 'dilettanti' - come ormai pensa la quasi totalità di chi visita Roma o segue le cronache quasi giornaliere della incombente rovina generale.
Che aspetta allora Virginia Raggi a ritirarsi in buon ordine, ammettendo incapacità e inefficienza amministrativa?
giovedì 30 marzo 2017
Dario Franceschini e Michela Di Biase contro Luca Bergamo. Due contro uno nella lotta per la gratuità dei musei
Che succederebbe se mettessimo un biglietto di ingresso al Pantheon - ipotizza e lancia Franceschini. Neanche per sogno, gli risponde Luca Bergamo. Dunque Ministro contro assessore al Comune di Roma, che è in minoranza, perchè lui deve vedersela, in Consiglio comunale, anche con la capogruppo dell'opposizione, da sempre combattiva, Michela Di Biase, signora Franceschini, e già presidente della Commissione 'Cultura' del Campidoglio, ai tempi di Marino. Quando, a differenza di ciò che accade oggi - ministero Pd e Comune Cinquestelle - un filo 'rosso', seppure di un rosso ormai sbiadito, teneva legati il 'Collegio romano' al Campidoglio.
Contro la proposta di Franceschini non s'è levato solo Bergamo ma anche molti altri, comprese le gerarchie ecclesiastiche che considerano quello storico monumento anche un edificio sacro - come se in Italia non esistessero già casi di chiese che, per visitarle, occorre pagare un biglietto d'ingresso.
Ma per Bergamo Franceschini, dal Ministero, e forse anche la Di Biase, in Consiglio comunale, hanno la risposta bella pronta. "Cominci lui a non far pagare l'ingresso ai Musei capitolini. E lui ha detto che per i romani potrebbe essere, ma non per tutti.
Certo è che la lotta non si ferma al Pantheon o ai Musei capitolini, perchè il progetto di Franceschini di fottersi la gestione, e di conseguenza anche le entrate, del Colosseo, sfilandolo al Campidoglio, è già sulla dirittura d'arrivo.
L'unica vittoria che ci si aspetta è che l'entrata ai musei sia gratuita. Il Ministero o il Campidoglio perderebbero delle entrate, ma certamente i cittadini ne guadagnerebbero in tutti i sensi, risparmio compreso.
Contro la proposta di Franceschini non s'è levato solo Bergamo ma anche molti altri, comprese le gerarchie ecclesiastiche che considerano quello storico monumento anche un edificio sacro - come se in Italia non esistessero già casi di chiese che, per visitarle, occorre pagare un biglietto d'ingresso.
Ma per Bergamo Franceschini, dal Ministero, e forse anche la Di Biase, in Consiglio comunale, hanno la risposta bella pronta. "Cominci lui a non far pagare l'ingresso ai Musei capitolini. E lui ha detto che per i romani potrebbe essere, ma non per tutti.
Certo è che la lotta non si ferma al Pantheon o ai Musei capitolini, perchè il progetto di Franceschini di fottersi la gestione, e di conseguenza anche le entrate, del Colosseo, sfilandolo al Campidoglio, è già sulla dirittura d'arrivo.
L'unica vittoria che ci si aspetta è che l'entrata ai musei sia gratuita. Il Ministero o il Campidoglio perderebbero delle entrate, ma certamente i cittadini ne guadagnerebbero in tutti i sensi, risparmio compreso.
sabato 18 marzo 2017
Opera di Roma. Un premio e una mazzata
Dopo il Premio Abbiati, come migliore 'spettacolo' ad un titolo della passata stagione, non si è fatta attendere la mazzatta per l'Opera di Roma. Una associazione ha, infatti, inoltrato un esposto alla Corte dei Conti perchè indaghi se il finanziamento comunale al Teatro dell'Opera di Roma non sia frutto di eccessivo buon cuore e di troppa benevolenza, dato che è il più alto destinato dai Comuni alle proprie Fondazioni liriche - forse un tempo lo superava in magnanimità, quello erogato al Teatro Massimo di Palermo; adesso non sappiamo.
Il Comune di Roma, da Alemanno in poi ha dato all'Opera di Roma dai 16 ai 20 milioni di Euro l'anno. Non male, senonchè il teatro con una gestione di incapaci e sperperatori, se non anche di mariuoli, s'è trovato nella merda. Con la Raggi in Campidoglio, e l'assessore Bergamo che vuole accorpare - in realtà già anni fa si parlò di accorpare Opera e Santa Cecilia; crediamo fu proprio Fuortes, al massimo della sua creatività, a suggerire l'accorpamento, al momento della ventilata chiusura dell'Opera e dell'Orchestra esternalizzata ( ci viene ancora da ridere al semplice pensiero della follia fuortesiana). Ora quel progetto potrebbe trovare sbocco nelle intenzioni non più segrete dell'assessore Bergamo che mentre a Bruxelles, a capo di un organismo comunitario fino a qualche mese fa, lottava per tenere invita tutte le istituzioni culturali del 'vecchio continente', inseditao a Roma, invece, si da da fare per accorparle, in pratica cancellarle dalla faccia della terra.
La questione dei finanziamenti va esaminata da un altro punto di vista. E, per Roma, da un punto di vista del tutto particolare. Sappiamo tutti come le amministrazioni amiche diano tutti i soldi richiesti dalle istituzioni comunali, se a capo vi hanno messo amici o amici degli amici; e che questi soldi tendano immancabilmente a diminuire al cambio di amministrazione se non si è potuto scalzare dai vertici gli amici dei precedenti amministratori.
A Roma, dopo la 'manica larga' di Alemanno con De Martino sovrintendente e Muti direttore, con l'avvento di Marino e con la prospettiva di mandare fallita l'Opera che presentava una voragine nei bilanci, nonostante i finanziamenti allegri e l'ancor più allegra gestione dell'epoca, il vento non cambiò, perchè Marino e Franceschini avevano messo in teatro quel salvatore e fattore di miracoli che si chiama Fuortes. Dunque avevano già cambiato timoniere e al 'loro' timoniere assicurarono tutto l'aiuto possibile. Fuortes, inutile negarlo e salvo prova contraria, ha riportato i conti in ordine - ma anche lui ha speso qualche volta oltre misura, come nel caso della Traviata 'con Coppola e Valentino', il cui costo complessivo chissà quando verrà ripagato - ma con l'arrivo dei Cinquestelle il vento è cambiato ancora una volta e i soldi del Comune sono diminuiti.
L'indagine della Corte dei Conti dovrebbe stabilire se, comunque, dal 2008 ad oggi il Comune ha finanziato 'con eccesso' l'Opera facendole correre il pericolo di spendere e spandere senza criterio.
E perciò il tribunale contabile dovrebbe indagare non solo il Comune ma anche l'Opera. Il primo, per capire perchè tanti soldi dati al Teatro - più di qualunque altro Comune a qualunque teatro, Scala inclusa che riceve dal Milano un terzo di quanto riceve l'Opera dal Campidoglio; il secondo, per sapere se era giusto richiedere tanti soldi e come li ha spesi.
Il nostro personalissimo parere, con tutta l'antipatia non celata che nutriamo nei confronti di Fuortes, è che i soldi spesi in un teatro, se ben amministrato e produttivo come dovrebbe, sono sempre meglio spesi rispetto a quelli impiegati in mazzette, opere fatte male, favoritismi ed altre indecenze di cui il mondo è pieno. Perchè il teatro vuol dire civiltà, bellezza, crescita culturale e sociale dei cittadini dunque soldi spesi bene.
Da un punto di vista giuridico e contabile non sappiamo come finirà questa storia. Si parla già di possibile danno erariale a carico sia del Comune che dell'Opera. Ma se si dovesse concludere con la riduzione dei fondi destinati dal Comune all'Opera di Roma - speriamo di no - l'entità del futuro finanziamento all'Opera deve essere comunicato qualche tempo prima, per non farlo ripiombare nel passivo di bilancio, questa volta per colpa del Comune, della Corte dei Conti e di quella associazione che ha avviato l'indagine e che benemerita non si rivelerà.
Il Comune di Roma, da Alemanno in poi ha dato all'Opera di Roma dai 16 ai 20 milioni di Euro l'anno. Non male, senonchè il teatro con una gestione di incapaci e sperperatori, se non anche di mariuoli, s'è trovato nella merda. Con la Raggi in Campidoglio, e l'assessore Bergamo che vuole accorpare - in realtà già anni fa si parlò di accorpare Opera e Santa Cecilia; crediamo fu proprio Fuortes, al massimo della sua creatività, a suggerire l'accorpamento, al momento della ventilata chiusura dell'Opera e dell'Orchestra esternalizzata ( ci viene ancora da ridere al semplice pensiero della follia fuortesiana). Ora quel progetto potrebbe trovare sbocco nelle intenzioni non più segrete dell'assessore Bergamo che mentre a Bruxelles, a capo di un organismo comunitario fino a qualche mese fa, lottava per tenere invita tutte le istituzioni culturali del 'vecchio continente', inseditao a Roma, invece, si da da fare per accorparle, in pratica cancellarle dalla faccia della terra.
La questione dei finanziamenti va esaminata da un altro punto di vista. E, per Roma, da un punto di vista del tutto particolare. Sappiamo tutti come le amministrazioni amiche diano tutti i soldi richiesti dalle istituzioni comunali, se a capo vi hanno messo amici o amici degli amici; e che questi soldi tendano immancabilmente a diminuire al cambio di amministrazione se non si è potuto scalzare dai vertici gli amici dei precedenti amministratori.
A Roma, dopo la 'manica larga' di Alemanno con De Martino sovrintendente e Muti direttore, con l'avvento di Marino e con la prospettiva di mandare fallita l'Opera che presentava una voragine nei bilanci, nonostante i finanziamenti allegri e l'ancor più allegra gestione dell'epoca, il vento non cambiò, perchè Marino e Franceschini avevano messo in teatro quel salvatore e fattore di miracoli che si chiama Fuortes. Dunque avevano già cambiato timoniere e al 'loro' timoniere assicurarono tutto l'aiuto possibile. Fuortes, inutile negarlo e salvo prova contraria, ha riportato i conti in ordine - ma anche lui ha speso qualche volta oltre misura, come nel caso della Traviata 'con Coppola e Valentino', il cui costo complessivo chissà quando verrà ripagato - ma con l'arrivo dei Cinquestelle il vento è cambiato ancora una volta e i soldi del Comune sono diminuiti.
L'indagine della Corte dei Conti dovrebbe stabilire se, comunque, dal 2008 ad oggi il Comune ha finanziato 'con eccesso' l'Opera facendole correre il pericolo di spendere e spandere senza criterio.
E perciò il tribunale contabile dovrebbe indagare non solo il Comune ma anche l'Opera. Il primo, per capire perchè tanti soldi dati al Teatro - più di qualunque altro Comune a qualunque teatro, Scala inclusa che riceve dal Milano un terzo di quanto riceve l'Opera dal Campidoglio; il secondo, per sapere se era giusto richiedere tanti soldi e come li ha spesi.
Il nostro personalissimo parere, con tutta l'antipatia non celata che nutriamo nei confronti di Fuortes, è che i soldi spesi in un teatro, se ben amministrato e produttivo come dovrebbe, sono sempre meglio spesi rispetto a quelli impiegati in mazzette, opere fatte male, favoritismi ed altre indecenze di cui il mondo è pieno. Perchè il teatro vuol dire civiltà, bellezza, crescita culturale e sociale dei cittadini dunque soldi spesi bene.
Da un punto di vista giuridico e contabile non sappiamo come finirà questa storia. Si parla già di possibile danno erariale a carico sia del Comune che dell'Opera. Ma se si dovesse concludere con la riduzione dei fondi destinati dal Comune all'Opera di Roma - speriamo di no - l'entità del futuro finanziamento all'Opera deve essere comunicato qualche tempo prima, per non farlo ripiombare nel passivo di bilancio, questa volta per colpa del Comune, della Corte dei Conti e di quella associazione che ha avviato l'indagine e che benemerita non si rivelerà.
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venerdì 17 marzo 2017
Barbareschi, Franceschini, Bergamo: volano stracci
Nel corso della conferenza stampa di Barbareschi, convocata per spiegare le ragioni della sua intenzione - necessaria - di chiudere l'Eliseo proprio alla vigilia delle celebrazioni per i suoi primi - e forse anche ultimi - cent'anni di vita, sono volati stracci all'indirizzo dei governanti, dal ministro Franceschini all'assessore del Comune di Roma, Bergamo, ma anche, di ritorno, verso il lanciatore.
Barbareschi s'è lamentato dei magrissimi finanziamenti sia ministeriali che comunali; il ministro e l'assessore gli hanno risposto a stretto giro che la loro parte l'hanno fatta e che nessuno ha promesso uno stanziamento speciale di 4.000.000 di Euro, inserito nel decreto cosiddetto 'milleproroghe' e poi saltato. Almeno fino a quando non fosse stato approvato. E si chiedeva di avere lo stesso trattamento di altre istituzioni culturali, verso le quali Barbareschi non ha mancato di indirizzare i suoi strali, perché continuamente foraggiate da governi e istituzioni amiche.
Nel tentativo di salvare dal naufragio la sua barca che egli ha rimesso a nuovo con soldi di tasca propria, appena due anni fa, non ha risparmiato attacchi ad altri barconi, come il Piccolo di Milano e il Teatro di Roma che comunque faticano per tenersi a galla. Il Piccolo - ha accusato - superfinanziato dal Governo ma che , da cinquant'anni ripropone lo stesso 'Arlecchino', il Teatro di Roma che, non se ne comprende la ragione, riceve molto meno del Piccolo ecc..
Ed ha accusato direttamente anche il ministro che ha in testa solo il Colosseo - ha dimenticato Barbareschi di ricordare che sempre Franceschini ha trovato fondi consistenti per restaurare un presidio militare a Roma, nella circoscrizione nella quale sua moglie, la bella e combattiva Michela Di Biase ha il suo collegio elettorale (i giornali a suo tempo ne parlarono) - e gli scavi di Pompei, dove anche a distanza, cioè da Roma, è in grado di far cadere muri di cinta e le stesse domus.
Contro bergamo ha detto che nonostante l'abbia invitato lui non s'è fatto mai vedere all'Eliseo, perché ai nuovi inquilini del Campidoglio della cultura non fotte assolutamente nulla - vero!
E poi, nel tentativo estremo di tenersi lui a galla ha tentato di agganciare con arpione avvelenato le Fondazioni liriche che 'macinano soldi' in maniera indecente. Barbareschi, basta.
La questione vera è che lo Stato della cultura se ne fotte, al di là delle mire di grandezza del ministro Franceschini che vuole passare alla storia come colui che ha ricostruito la platea al Colosseo - una follia costosa! - e che vuole annettere al Ministero la gestione ed i fondi (le entrate!!!) del monumento più visitato al mondo: da un lato ha trovato nelle pieghe della gestione ministeriale 20 milioni per la sua operazione faraonica, dall'altro vuole rimpinguare quelle stesse casse svuotate, annettendosi la gestione diretta del monumento. E che, per essa, ha sempre meno fondi disponibili, resi ancora più magri dalla crisi che non accenna a passare. Intanto, per farsi incoronare come il miglior ministro d'Europa, fra pochi giorni, riunisce a Firenze - la città dell'ex capo - il cosiddetto stato maggiore della cultura europea, tutti i suoi omologhi e ci ha portato anche Riccardo Muti a dirigere per il sollazzo dei convenuti.
E, nello stesso tempo, vuole mettere bocca in tutte le nomine anche ai vertici delle istituzioni culturali, badando più alla fedeltà che alla competenza, non chiedendo mai conto della gestione di dette istituzioni, che certamente finiranno una dopo l'altra affondate proprio dal Ministero che, per dominarle, le tiene a stecchetto. Salvo poi, come accusava Barbareschi, elargire fondi speciali alle istituzioni amiche.
La medicina per salvarle da morte sicura è semplice: mettere a disposizioni fondi che ne garantiscano la gestione, senza strozzarle, togliendo loro anche l'aria per respirare; farle guidare da persone competenti, anche se non hanno giurato fedeltà preventiva al capo di turno; muovere azioni di responsabilità contro i cattivi amministratori e rimuoverli immediatamente.
Così si governa in un paese civile che ha a cuore i suoi tesori le sue ricchezze, dove le vittime non possono essere i cittadini ignari ed irresponsabili delle malefatte dei loro governanti a tutti i livelli.
Barbareschi s'è lamentato dei magrissimi finanziamenti sia ministeriali che comunali; il ministro e l'assessore gli hanno risposto a stretto giro che la loro parte l'hanno fatta e che nessuno ha promesso uno stanziamento speciale di 4.000.000 di Euro, inserito nel decreto cosiddetto 'milleproroghe' e poi saltato. Almeno fino a quando non fosse stato approvato. E si chiedeva di avere lo stesso trattamento di altre istituzioni culturali, verso le quali Barbareschi non ha mancato di indirizzare i suoi strali, perché continuamente foraggiate da governi e istituzioni amiche.
Nel tentativo di salvare dal naufragio la sua barca che egli ha rimesso a nuovo con soldi di tasca propria, appena due anni fa, non ha risparmiato attacchi ad altri barconi, come il Piccolo di Milano e il Teatro di Roma che comunque faticano per tenersi a galla. Il Piccolo - ha accusato - superfinanziato dal Governo ma che , da cinquant'anni ripropone lo stesso 'Arlecchino', il Teatro di Roma che, non se ne comprende la ragione, riceve molto meno del Piccolo ecc..
Ed ha accusato direttamente anche il ministro che ha in testa solo il Colosseo - ha dimenticato Barbareschi di ricordare che sempre Franceschini ha trovato fondi consistenti per restaurare un presidio militare a Roma, nella circoscrizione nella quale sua moglie, la bella e combattiva Michela Di Biase ha il suo collegio elettorale (i giornali a suo tempo ne parlarono) - e gli scavi di Pompei, dove anche a distanza, cioè da Roma, è in grado di far cadere muri di cinta e le stesse domus.
Contro bergamo ha detto che nonostante l'abbia invitato lui non s'è fatto mai vedere all'Eliseo, perché ai nuovi inquilini del Campidoglio della cultura non fotte assolutamente nulla - vero!
E poi, nel tentativo estremo di tenersi lui a galla ha tentato di agganciare con arpione avvelenato le Fondazioni liriche che 'macinano soldi' in maniera indecente. Barbareschi, basta.
La questione vera è che lo Stato della cultura se ne fotte, al di là delle mire di grandezza del ministro Franceschini che vuole passare alla storia come colui che ha ricostruito la platea al Colosseo - una follia costosa! - e che vuole annettere al Ministero la gestione ed i fondi (le entrate!!!) del monumento più visitato al mondo: da un lato ha trovato nelle pieghe della gestione ministeriale 20 milioni per la sua operazione faraonica, dall'altro vuole rimpinguare quelle stesse casse svuotate, annettendosi la gestione diretta del monumento. E che, per essa, ha sempre meno fondi disponibili, resi ancora più magri dalla crisi che non accenna a passare. Intanto, per farsi incoronare come il miglior ministro d'Europa, fra pochi giorni, riunisce a Firenze - la città dell'ex capo - il cosiddetto stato maggiore della cultura europea, tutti i suoi omologhi e ci ha portato anche Riccardo Muti a dirigere per il sollazzo dei convenuti.
E, nello stesso tempo, vuole mettere bocca in tutte le nomine anche ai vertici delle istituzioni culturali, badando più alla fedeltà che alla competenza, non chiedendo mai conto della gestione di dette istituzioni, che certamente finiranno una dopo l'altra affondate proprio dal Ministero che, per dominarle, le tiene a stecchetto. Salvo poi, come accusava Barbareschi, elargire fondi speciali alle istituzioni amiche.
La medicina per salvarle da morte sicura è semplice: mettere a disposizioni fondi che ne garantiscano la gestione, senza strozzarle, togliendo loro anche l'aria per respirare; farle guidare da persone competenti, anche se non hanno giurato fedeltà preventiva al capo di turno; muovere azioni di responsabilità contro i cattivi amministratori e rimuoverli immediatamente.
Così si governa in un paese civile che ha a cuore i suoi tesori le sue ricchezze, dove le vittime non possono essere i cittadini ignari ed irresponsabili delle malefatte dei loro governanti a tutti i livelli.
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sabato 25 febbraio 2017
In Campidoglio comanda la matrioska grillina
In Campidoglio, a Roma, dove le ultime elezioni le ha vinte Virgnia Raggi, non c'è un vertice, di forma piramidale, al comando, bensì una matrioska.
La pupazza variopinta di legno più grossa rappresenta Grillo, subito dopo, due in una, Di Maio e Dibba sulle due facce della pupazza: all'interno, una seconda coppia, Roberta Lombardi e Paola Taverna, a giorni alterni l'una o l'altra e , più piccola ancora e sotto schiaffo e controllo di tutte le sorelle maggiori, Virginia Raggi. Per Bergamo la matrioska minuscola la stanno ancora preparando.
Ogni volta, quando si deve prendere una decisione, prima che si oda la voce della mastrioskina Raggi, ci vuole tempo, perchè si devono prima smontare tutte le altre che l'hanno in pancia. E così si ascolta prima la voce del matrioskone e poi via via degli altri. Salvo qualche rarissimo caso in cui ci si dimentica di mettere dentro le pance di tutte, la più piccola, e Lei, restata fuori, comincia a strillare: il sindaco sono io!
E' accaduto anche nel caso dello Stadio. Grillo aveva detto che lo stadio 'non s'aveva da fare'; Di Maio e Dibba, non s'è capito cosa volessero, perchè una volta parlava uno ed un'altra l'altro dicendo cose opposte, rappresentavano le due facce della matrioska; la Lombardi s'era detta decisamente contraria anche allo stadio, come alla Raggi e a tutto. Però, alla fine della storia, la piccola matrioska Raggi, per una volta, ha fregato tutti, battendoli sul tempo, col favore delle tenebre.
Giovedì notte ha avuto un lunghissimo confronto con i vertici della A.S. Roma, con i quali ha raggiunto un accordo. E forse sarà stato anche lo stress di queste settimane e della notte precedente all'annuncio a causarne il malore ed a consigliarne il ricovero per accertamenti. Una volta raggiunto l'accordo non voleva che il merito se lo ascrivessero la matrioske più grandi. Perciò s'è fatta dimettere - anche perchè non aveva nulla di grave - è arrivata in Campidoglio, ma non per l'incontro che segretamente s'era già tenuto, ma solo per annunciare l'accordo.
Insomma cosa ha deciso? Ha deciso che lo stadio si farà? Si o No? Ni. Cioè? Sorgerà nell'area di Tor di Valle, alla faccia di Grillo - sì! ; sarà ridotta la cubatura ed anche la cementificazione, per fra contente Lombardi e Taverna ed anche Di Maio e Dibba - sì! -, saranno ridotte anche le strutture di urbanizzazione previste, in rapporto a quelle cubature- sì!- ( saltano i grattacieli progettati da Libeskind- sì! Ora la cosiddetta conferenza dei sevizi capitolina avrà tempo un mese per ridefinire i particolari .
C'era bisogno di tutto questo casino? E siamo sicuri che, ora, le matrioske grandi non ricominceranno a mettere i bastoni fra le ruote alla matrioskina Raggi? Hanno un mese di tempo ancora.
La pupazza variopinta di legno più grossa rappresenta Grillo, subito dopo, due in una, Di Maio e Dibba sulle due facce della pupazza: all'interno, una seconda coppia, Roberta Lombardi e Paola Taverna, a giorni alterni l'una o l'altra e , più piccola ancora e sotto schiaffo e controllo di tutte le sorelle maggiori, Virginia Raggi. Per Bergamo la matrioska minuscola la stanno ancora preparando.
Ogni volta, quando si deve prendere una decisione, prima che si oda la voce della mastrioskina Raggi, ci vuole tempo, perchè si devono prima smontare tutte le altre che l'hanno in pancia. E così si ascolta prima la voce del matrioskone e poi via via degli altri. Salvo qualche rarissimo caso in cui ci si dimentica di mettere dentro le pance di tutte, la più piccola, e Lei, restata fuori, comincia a strillare: il sindaco sono io!
E' accaduto anche nel caso dello Stadio. Grillo aveva detto che lo stadio 'non s'aveva da fare'; Di Maio e Dibba, non s'è capito cosa volessero, perchè una volta parlava uno ed un'altra l'altro dicendo cose opposte, rappresentavano le due facce della matrioska; la Lombardi s'era detta decisamente contraria anche allo stadio, come alla Raggi e a tutto. Però, alla fine della storia, la piccola matrioska Raggi, per una volta, ha fregato tutti, battendoli sul tempo, col favore delle tenebre.
Giovedì notte ha avuto un lunghissimo confronto con i vertici della A.S. Roma, con i quali ha raggiunto un accordo. E forse sarà stato anche lo stress di queste settimane e della notte precedente all'annuncio a causarne il malore ed a consigliarne il ricovero per accertamenti. Una volta raggiunto l'accordo non voleva che il merito se lo ascrivessero la matrioske più grandi. Perciò s'è fatta dimettere - anche perchè non aveva nulla di grave - è arrivata in Campidoglio, ma non per l'incontro che segretamente s'era già tenuto, ma solo per annunciare l'accordo.
Insomma cosa ha deciso? Ha deciso che lo stadio si farà? Si o No? Ni. Cioè? Sorgerà nell'area di Tor di Valle, alla faccia di Grillo - sì! ; sarà ridotta la cubatura ed anche la cementificazione, per fra contente Lombardi e Taverna ed anche Di Maio e Dibba - sì! -, saranno ridotte anche le strutture di urbanizzazione previste, in rapporto a quelle cubature- sì!- ( saltano i grattacieli progettati da Libeskind- sì! Ora la cosiddetta conferenza dei sevizi capitolina avrà tempo un mese per ridefinire i particolari .
C'era bisogno di tutto questo casino? E siamo sicuri che, ora, le matrioske grandi non ricominceranno a mettere i bastoni fra le ruote alla matrioskina Raggi? Hanno un mese di tempo ancora.
giovedì 23 febbraio 2017
L'anomalia dell'Italia sta nel suo DNA: l'unica certezza è che non c'è nulla di certo. Il caso Roma
Raccontiamo una storiella ingenua, d'altri tempi e paesi. In gioventù, durante gli anni di studio, d'estate, facemmo speso viaggi in Europa. Viaggi molto utili - quando l'Erasmus non c'era ancora - dei quali serbiamo vivo il ricordo.
In uno di questi viaggi ci fermammo per una settimana o poco più a Ginevra. Per l'occasione una nostra amica, che molti anni prima era stata in quella capitale, ci regalò una piantina della città contenente anche linee ed orari dei mezzi pubblici. Pensammo naturalmente che le linee potevano essere rimaste le stesse, ma che gli orari erano certamente cambiati dopo tanto tempo. No, tutto era come una decina e più d'anni prima; e lì i mezzi pubblici non solo rispettavano gli orari ma arrivavano puntuali, come un orologio. Svizzero.
In questi giorni, quando cambia tutto ogni momento anche in campi molto delicati, ci è venuta in mente quella storiella dei mezzi pubblici di Ginevra, e per questo ve l'abbiamo raccontata. Possibile che a Roma - ma il discorso vale anche per buona parte del Paese - non c'è nessuna decisione, anche fra quelle prese in tempi ravvicinati, e su temi di un certo interesse e peso, sulla quale si possa fare affidamento? Qualche esempio.
Rovente, nelle ultime ore, s'è fatta la polemica sul benedetto stadio della Roma. Nel 2014 il gabinetto Marino approvò in linea di massima il progetto. E un cittadino qualunque, anche sapendo che non siamo a Ginevra, immagina che il noto chirurgo avesse fatto le sue riflessioni sulla idoneità del sito, sull'impatto con altri manufatti architettonici in loco, sulla possibilità che vi fosse lì il pericolo di inondazioni ecc... Fra parentesi, le riflessioni doveva farle sì Marino ma sulla base di pareri tecnici di geologi, urbanisti, architetti e storici. Lui cosa poteva capire di queste materie?
La stessa domanda, ovviamente, ce la facciamo, oggi, sulla più strenua oppositrice al progetto (ma anche della sindaca), la grillina Lombardi: cosa capisce di questa materia? Perchè allora non sta zitta? E potremmo farcela anche su Grillo, il nuovo sindaco di Roma, od anche sul suo vice, Virginia Raggi e sul suo capo gabinetto, Luca Bergamo.
Perchè il sindaco Grillo fa capire che lo stadio non si potrà fare, dunque punto e a capo. Ma poi dice che a decidere non è lui, benché sindaco di Roma, ma il suo vice,Virginia Raggi, ed i consiglieri, oltre naturalmente al capo gabinetto. I quali più che basarsi sulla fattibilità dello stadio - sulla quale non s'era già pronunciato Marino a suo tempo? - si interrogano se l'A.S.Roma ed il costruttore Parnasi, in caso di risposta negativa, faranno al Comune una richiesta di danni.
Ed allora il sindaco, Grillo, d'accordo con il vice, Raggi, ha studiato una via d'uscita doppia: lo stadio si può fare ma non lì - prima ipotesi; lo stadio - seconda ipotesi - si può fare, ma deve essere rivista la cubatura dello spazio occupato.
All'una come all'altra ipotesi è evidente che l'A.S. Roma dirà di no, e con ciò sgraverà il Comune dei furbetti da ogni responsabilità e gli potrà evitare la richiesta di danni.
Ha ragione il patron della Roma, Pallotta, quando dice che se la risposta del Comune sarà negativa recherà un gravissimo danno alla città ed anche al paese, e che si potrà anche dire addio agli investitori esteri. Chi di loro sarà così pazzo da venire ad investire in un paese dove ogni giorno tutto cambia, e dove nessuna decisione, presa in tutta lentezza, è mai sicura, per evidente incapacità di governare?
Il sindaco Grillo, per indorare la pillola che forse fra breve alla città dovrà far ingoiare - ma noi ci auguriamo che a quel punto, i cittadini romani mettano una croce da morto sopra il futuro dei Cinquestelle - lancia la palla al Governo sulla necessità di uno statuto speciale di Roma Capitale. E poi per mostrare come la cultura a lui come anche alla vice Raggi, ed all'assessore alla 'ricrescita' stia tanto a cuore, si fa fotografare mentre visita il cantiere del Teatro Valle, non ancora aperto, ma solo annunciato e da mesi; mentre certe sono le ultime decisioni barbariche in fatto di cultura, come la chiusura dello storico Teatro dell'Orologio, e la cancellazione della 'Casa delle letterature', con lo spostamento della sua inventrice, Maria Ida Gaeta, ad altro incarico ed il conseguente annullamento del 'Festival di Massenzio' che di quella 'Casa' era la naturale filiazione, da quasi vent'anni.
Chissà se, almeno d'ora in avanti, il consiglio di Concita De Gregorio sarà ascoltato dai Grillini per Roma. Siccome non siete capaci di fare nulla di nuovo che abbia un senso ed un valore, almeno non distruggete quel poco che di buono già c'è - ha consigliato la giornalista, oggi, su Repubblica.
In uno di questi viaggi ci fermammo per una settimana o poco più a Ginevra. Per l'occasione una nostra amica, che molti anni prima era stata in quella capitale, ci regalò una piantina della città contenente anche linee ed orari dei mezzi pubblici. Pensammo naturalmente che le linee potevano essere rimaste le stesse, ma che gli orari erano certamente cambiati dopo tanto tempo. No, tutto era come una decina e più d'anni prima; e lì i mezzi pubblici non solo rispettavano gli orari ma arrivavano puntuali, come un orologio. Svizzero.
In questi giorni, quando cambia tutto ogni momento anche in campi molto delicati, ci è venuta in mente quella storiella dei mezzi pubblici di Ginevra, e per questo ve l'abbiamo raccontata. Possibile che a Roma - ma il discorso vale anche per buona parte del Paese - non c'è nessuna decisione, anche fra quelle prese in tempi ravvicinati, e su temi di un certo interesse e peso, sulla quale si possa fare affidamento? Qualche esempio.
Rovente, nelle ultime ore, s'è fatta la polemica sul benedetto stadio della Roma. Nel 2014 il gabinetto Marino approvò in linea di massima il progetto. E un cittadino qualunque, anche sapendo che non siamo a Ginevra, immagina che il noto chirurgo avesse fatto le sue riflessioni sulla idoneità del sito, sull'impatto con altri manufatti architettonici in loco, sulla possibilità che vi fosse lì il pericolo di inondazioni ecc... Fra parentesi, le riflessioni doveva farle sì Marino ma sulla base di pareri tecnici di geologi, urbanisti, architetti e storici. Lui cosa poteva capire di queste materie?
La stessa domanda, ovviamente, ce la facciamo, oggi, sulla più strenua oppositrice al progetto (ma anche della sindaca), la grillina Lombardi: cosa capisce di questa materia? Perchè allora non sta zitta? E potremmo farcela anche su Grillo, il nuovo sindaco di Roma, od anche sul suo vice, Virginia Raggi e sul suo capo gabinetto, Luca Bergamo.
Perchè il sindaco Grillo fa capire che lo stadio non si potrà fare, dunque punto e a capo. Ma poi dice che a decidere non è lui, benché sindaco di Roma, ma il suo vice,Virginia Raggi, ed i consiglieri, oltre naturalmente al capo gabinetto. I quali più che basarsi sulla fattibilità dello stadio - sulla quale non s'era già pronunciato Marino a suo tempo? - si interrogano se l'A.S.Roma ed il costruttore Parnasi, in caso di risposta negativa, faranno al Comune una richiesta di danni.
Ed allora il sindaco, Grillo, d'accordo con il vice, Raggi, ha studiato una via d'uscita doppia: lo stadio si può fare ma non lì - prima ipotesi; lo stadio - seconda ipotesi - si può fare, ma deve essere rivista la cubatura dello spazio occupato.
All'una come all'altra ipotesi è evidente che l'A.S. Roma dirà di no, e con ciò sgraverà il Comune dei furbetti da ogni responsabilità e gli potrà evitare la richiesta di danni.
Ha ragione il patron della Roma, Pallotta, quando dice che se la risposta del Comune sarà negativa recherà un gravissimo danno alla città ed anche al paese, e che si potrà anche dire addio agli investitori esteri. Chi di loro sarà così pazzo da venire ad investire in un paese dove ogni giorno tutto cambia, e dove nessuna decisione, presa in tutta lentezza, è mai sicura, per evidente incapacità di governare?
Il sindaco Grillo, per indorare la pillola che forse fra breve alla città dovrà far ingoiare - ma noi ci auguriamo che a quel punto, i cittadini romani mettano una croce da morto sopra il futuro dei Cinquestelle - lancia la palla al Governo sulla necessità di uno statuto speciale di Roma Capitale. E poi per mostrare come la cultura a lui come anche alla vice Raggi, ed all'assessore alla 'ricrescita' stia tanto a cuore, si fa fotografare mentre visita il cantiere del Teatro Valle, non ancora aperto, ma solo annunciato e da mesi; mentre certe sono le ultime decisioni barbariche in fatto di cultura, come la chiusura dello storico Teatro dell'Orologio, e la cancellazione della 'Casa delle letterature', con lo spostamento della sua inventrice, Maria Ida Gaeta, ad altro incarico ed il conseguente annullamento del 'Festival di Massenzio' che di quella 'Casa' era la naturale filiazione, da quasi vent'anni.
Chissà se, almeno d'ora in avanti, il consiglio di Concita De Gregorio sarà ascoltato dai Grillini per Roma. Siccome non siete capaci di fare nulla di nuovo che abbia un senso ed un valore, almeno non distruggete quel poco che di buono già c'è - ha consigliato la giornalista, oggi, su Repubblica.
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