Visualizzazione post con etichetta virginia raggi. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta virginia raggi. Mostra tutti i post

sabato 18 agosto 2018

Spaccone-Di Maio, per una volta, mette in ombra Bullo-Salvini

Salvini, sempre occupato a fare il duro con i migranti raccattati in mare, questa volta da una moto vedetta della nostra marina,  se ne è occupato anche nel corso dei funerali delle vittime del crollo del ponte a Genova, quando ha fatto sapere che non verrà data nessuna autorizzazione ( ad una motovedetta della nostra Marina!!!) ad attraccare in un porto italiano, non si è accorto immediatamente dello sgambetto che il suo compagno Spaccone-Di Maio gli stava facendo nelle stesse ore, sui rapporti con la Società Autostrade alla quale il Governo imputa, prima che la magistratura accerti le responsabilità, il crollo del ponte a Genova, che ha fatto 43 vittime.

 Spaccone-Di Maio, applaudito al suo ingresso alla Fiera di Genova dove erano già disposte le bare per la messa funebre, ha salutato come si può fare in qualunque altra occasione fuori che in questa.

Nei giorni scorsi quando ancora i vice premier ed il premier stesso, ma mettiamoci anche il succube Toninelli, non sembravano d'accordo sulle decisioni da prendere  a seguito del crollo, Di Maio, più ancora del ministro competente, si è super esibito in atteggiamento muscoloso nei confronti della società Autostrade, concessionaria di una buona parte del nostro sistema viario a pagamento. Ed ha detto da subito, decretando di fatto che la società era stata inadempiente nella manutenzione e nella eventuale sottovalutazione dell'insicurezza di quel ponte. Ed aveva detto, con toni decisamente personali, con condivisi dagli altri del quadrumvirato, che andava revocata la concessione alla Società dei Benetton. Conte, scavalcato dal suo socio sostenitore, aveva subito specificato che non intendeva attendere i tempi della magistratura , e che avrebbe preso immediatamente provvedimenti, avviando la procedura della revoca della concessione, con le contestazioni delle inadempienze di manutenzione. Di Maio, meno cauto s'è spinto oltre profittando anche della distrazione di Salvini: chi non è d'accordo con la revoca deve passare sul mio cadavere - ha detto  (e subito in lontananza si sente cantare ... in infernum conducat te satana).
 Oggi, ai funerali, ha annunciato lui al posto diToninelli che Toninelli ha inviato lettera formale a Società Autostrade per le contestazioni del caso alle quali chiede risposta in quindici giorni.
  Spaccone-Di Maio non perde tempo e rincara la dose: Autostrade non avrà più concessione autostrade nè per il tratto genovese nè per nessun altro tratto. insomma revoca delle concessione in toto.

 Subito dopo il funerale, in Prefettura,  c' è stato un Consiglio dei Ministri, al quale hanno partecipato i vertici delle Istituzioni genovese e ligure. Il Governo ha aumentato lo stanziamento annunciato l'altro ieri di 5.000.000 di Euro per le prime necessità con un secondo di 28.5000.000 di Euro.

  Quasi nelle stesse ore in cui si svolgeva il Consiglio dei Ministri, si è tenuta una conferenza stampa dei vertici dell Società Autostrade, Cerchiai presidente e Castellucci amministratore delegato.
 I due si sono scusati  con Genova per il danno arrecato dalla caduta del ponte, dell'apparente lontananza dell società nelle prime ore del disastro, mentre era impegnata a concretizzare i primi interventi dopo il disastro, sul quale Autostrade attende il verdetto della magistratura. Ovvio che non avrebbero ammesso una loro colpa per mancata manutenzione. Però intanto sono stati dal punto di vista delle necessità delle vittime, degli sfollalti e della viabilità più  efficaci e veloci del Governo e dello Spaccone-Di Maio.
E forse la serie di misure rivelata  sicuramente si rivelerà molto più utile nelle prossime settimane per i  famigliari delle vittime, gli sfollati e la città. La Società ha stanziato un fondo per per i parenti delle vittime, un secondo per  indennizzare gli abitanti delle palazzine che dovranno essere abbattute e ha assicurato che, avute le relative autorizzazioni, entro otto mesi possono dotare la città di un nuovo ponte in acciaio, abbattendo anche quello che resta del ponte-Morandi.  Insomma , visto che non possono resuscitare i morti e restituirli ai loro cari, almeno tirano fuori i soldi per rendere meno doloroso il trauma subito.

Poi, quando la magistratura avrà capito le cause e le responsabilità del crollo, beh, allora si faccia pagare alla Società una multa salatissima, si mandino in galera i vetrici e, magari, si tolga loro la concessione. Per ora non si poteva pretendere altro sa Autostrade.
 Ma Spaccone-Di Maio, attentissimo a non perdere consenso, ha subito detto: il Governo non accetta elemosine da Autostrade ed ha ribadito che la revoca sarà per tutti i tratti autostradali; e Bullo-Salvini, accortosi in tempo che il socio gli stava fregando la ribalta, ha aggiunto: Autostrade ha fatto il 'minimo sindacale'.

 Ora riflettiamo, il Governo che si è mosso con tempestività - d'altro canto se non approfitta, vergognosamente e sacrilegalmente, anche delle tragedie, si può sapere quali meriti può ancora vantare nell'amministrazione del paese?  -  e che ha messo a disposizione  una trentina di milioni , poco più - bruscolini! - domani torna a Roma e forse il Caso Genova sarà chiuso, con le solite parole d'occasione: non vi lasceremo soli. Ma nella merda sì, perché dopo aver pianto i morti che resta deve  far fronte a tante necessità alle quali il Governo, per ora, non ha prestato effettiva attenzione.
 Come invece, magari anche per la coscienza sporca, ha tentato di fare immediatamente Autostrade.
 Che ha stanziato in tutto sui 500.000.000 di Euro, cifra certo più consistente, dichiarando fin d'ora che il costo per sanare il grave vulnus non è il nostro primo pensiero; vogliamo alleviare i disagi, per come è possibile, e ricongiungere le due parti della città con un nuovo ponte in acciaio, messo in piedi in otto mesi circa. Lo hanno assicurato.

 Ora a mente fredda, chi è più utile alla città ed alla situazione, dopo la tragedia, il finto Governo Conte , cioè il governo di Spaccone Di Maio e Bullo-Salvini, o la società che  mette mano al portafogli ed allevia i disagi dei cittadini, dei quali Conte & C. si saranno dimenticati domani?  Mentre dalla passarella sul luogo del dolore, trarranno altri vantaggi, come hanno sottolineatogli applausi con cui è stato salutato l'ingresso ai funerali della coppia Spaccone-Di Maio e Bullo-Salvini.

 Bullo-Salvini, le vite degli immigrati stipati sulla motovedetta della nostra marina non ti interessano?  A Genova  era necessario mostrare attenzione alla vita umana, mentre nel Mediterraneo, serve il contrario?

Spaccone-Di Maio perchè non revoca il mandato di sindaca alla  Raggi che, mutatis mutandis, a Roma sta facendo danni non indifferenti a tutti i cittadini? 

domenica 18 marzo 2018

Virginia Raggi 'faccia tosta' senza limiti

Nella zona Eur/ Cristoforo Colombo, fervono i lavori stradali per  allestire il circuito che il prossimo 14 aprile ospiterà la gara di Formula Uno riservata alle auto/bolidi elettriche. I lavori consistono nel ricoprire con il bitume  tutto il manto stradale  del circuito già individuato, passandolo anche sopra i sampietrini, dove ve ne sono. Con l'assicurazione che dopo la gara quel bitume, almeno sopra i sampietrini sarà rimosso. La Raggi ha trovato i soldi per  passare quel bitume ed anche i soldi per  eliminarlo a gara conclusa.

Non è ancora troppo presto per  sistemare il manto stradale del circuito? E se da qui al 14 aprile ricomincia a piovere a magari torna anche  il gelo, che fa la sindaca che non ha soldi per riparare le buche che fanno dannare in tutta la città i romani? Troverà i soldi  per ripassare una seconda volta il bitume sul circuito?

 Come giustifica agli occhi dei cittadini questa spesa pazza per la Formula Uno elettrica? Con la faccia tosta che si ritrova una giustificazione ce l'ha: incentivare l'acquisto e l'uso di macchine elettriche che non inquinano.

Non poteva , nello stesso tempo, ospitare  anche una Formula Uno 'ad ostacoli' da far correre in qualunque altro circuito cittadino, già pronto  a causa delle infinite buche, esistenti per tappare le quali non ha soldi?

 I romani si accorgono di questa follia targata cinquestelle?

lunedì 8 gennaio 2018

'Spelacchio' ha trovato la sua anima gemella in 'Spelacchia' con la quale condivide ora i momenti di gloria

Per il massmediologo Marco Travaglio, il destino della sindaca di Roma, Virginia Raggi, che lui ha ribattezzato 'Spelacchia',  fa il paio con quello di 'Spelacchio': per giorni e giorni nella polvere, ed ora sull'altare del successo.

Quell'albero di Natale, battezzato 'Spelacchio' perchè si è rinsecchito ed ha perso subito gli aghi, come  una vittima di forte depressione, che è divenuto il monumento, esposto nella pubblica piazza, alla incapacità della Giunta Raggi nel governo della Capitale,  oggi vive il suo momento di gloria.

Nonostante le condizioni fisiche in cui versa - che naturalmente non sono le stesse della sindaca Raggi, sul cui volto splende beltà e giovinezza e che, quando si veste a festa, come ha fatto per la serata inaugurale all'Opera di Roma, riesce a far strabuzzare gli occhi anche al sovrintendente Carlo Fuortes -  pare che diverse istituzioni culturali pubbliche se lo stiano contendendo. Lo vogliono al Maxxi, retto da quella intellettuale, premio Nobel, ex ministra, Giovanna Melandri, che spera, con questa mossa, che i giornali si interessino anche al suo Museo, come sembrano aver fatto per l'albero che un destino crudele e la incapacità palese e certificata a governare della Giunta Raggi hanno condannato ad una fine prematura e miserevole.

 E che  Raggi/Spelacchia stia risalendo nel gradimento pubblico, nonostante tutto, al pari di Spelacchio,  nell'acuta analisi di Marco Travaglio, lo dimostra la soluzione della emergenza dei rifiuti nella Capitale.

E' accaduto che, su richiesta del Campidoglio, sia intervenuto il governatore Zingaretti che ha chiesto l'intervento del suo omologo  emiliano il quale ha acconsentito di smaltire e trattare  15.000 tonnellate circa di rifiuti della Capitale. Poi Spelacchia si è resa conto che  tale aiuto di Zingaretti non sarebbe stato del tutto disinteressato. Lui l'avrebbe fatto valere al momento delle prossime elezioni regionali, il 4 marzo, vantandosi di aver, parzialmente, risolto il problema dei rifiuti che la giunta Spelacchia non è riuscita ancora a risolvere, dopo un anno e mezzo di governo cittadino. E allora Spelacchia ha fatto marcia indietro, tirando fuori che i costi per il trasferimento sarebbero stati troppo alti e dunque la rinuncia, con grande gioia e soddisfazione dei romani che non vogliono più staccarsi da quelle montagne multicolori che ormai fanno parte del paesaggio urbano, con il consenso di Spelacchia.

Ma c'è anche la storia del processo che la riguarda la cui  prima udienza, saltata quella 'preliminare', è stata fissata a giugno, a elezioni avvenute. E Marco Travaglio  la giustifica,  Spelacchia: il calendario giudiziario non è la sindaca a fissarlo, e  se avessero fissato la prima udienza, saltando quella preliminare, a febbraio o marzo, lei non si sarebbe sfilata. Lei quindi, certa della propria innocenza, non temeva affatto la coincidenza della udienza con le elezioni, tanto i Cinquestelle stravinceranno - secondo la  previsione del massmediologo Travaglio. E' stato il Tribunale di Roma a rimandarla.

E infine l'inaugurazione della Metro, stazione San Giovanni , che Raggi/Spelacchia ha fatto sapere sarà inaugurata il 4 marzo, ed un suo assessore, ha precisato: tra febbraio e marzo, per non correre il rischio di non poter mantenere la data fissata.

Nonostante tutto questo bailamme di disastri amministrativi, la sindaca Raggi, battezzata  Spelacchia, vanta un gradimento in continua crescita, proprio come Spelacchio, il povero albero di Natale impiantato a Piazza Venezia prima delle feste e già morto e defunto dopo pochi giorni, e che ora tutti fanno a gara per resuscitarlo in una diversa esistenza, quella artistica.

 E Spelacchia? Al Museo delle cere, prossimamente, in attesa di definirne la sezione di esposizione, che quasi certamente sarà quella dei grandi statisti.

giovedì 14 dicembre 2017

Opera di Roma. Inaugurazione di stagione. Cronaca di una serata al Costanzi. Inaugurazione glamour, vintage o internazionale?

Martedì 12 , con La damnation de Faust di Hector Berlioz - direttore Daniele Gatti, regista Damiano Michieletto - si è inaugurata a Roma, la stagione dell'Opera alla presenza di...
Se, come un tempo, quando anche noi facevamo il resoconto delle serate inaugurali, scrivendo per 'Il Giornale', avessimo dovuto riferire dell'altra sera, ci saremmo dovuti arrampicare sugli specchi per trovare se non qualche nome, almeno qualche nomignolo da inserire nel parterre, che illustre non era, semmai pacchiano, e forse anche volgare... quello dei soliti noti del cosiddetto 'generone romano'.

L'altra sera, all'Opera di Roma c'erano un paio di ministri, una sottosegretaria che da tempo fa da 'prémière dame', mancando la 'first lady', per allergia dei coniugi Gentiloni alla musica, alla quale preferiscono le filosofie orientali  (e infatti si dice che, per compensarlo dell'anno in cui ha retto le sorti del paese, lo manderanno alla fine del mandato a far l'ambasciatore in India), e l'immancabile ministro Franceschini con consorte, aspirante parlamentare, senza l'aiutino del marito. E poi il Letta, cameriere di Sua Santità ma con le mani in pasta in ogni affare terreno, Baricco e Martone.

E c'era il sovrintendente Fuortes, che ha fatto da cavaliere alla scollatissima Maria Elena Boschi, fino all'ingresso in teatro,  come anche alla sindaca Raggi, per la prima volta col vestito della festa, e che si è vantato con tutti del regista Michieletto.

Una foto ci ha sorpresi e per poco non ci traeva in inganno, perché ci ha fatto venire in mente quella tuttora in rete, cliccatisima,  che ritrae Berlusconi al primo incontro con i coniugi Obama. Berlusconi, in quella foto, come un vecchio satiro, squadra Michelle Obama dalla testa ai piedi, per significarle con lo sguardo: quanto sei bbona!

Carlo Fuortes, quando ha visto Virginia Raggi, letteralmente irriconoscibile in quell'abito da sera che Mariotti , per la maison Gattinoni gli ha cucito, le ha rivolto lo stesso sguardo di Berlusconi a Michelle, ma solo per dirle, a gesti:  bella, ma come ti sei conciata? Non ti riconosco.
 Se non credete a noi, cercate quella foto. Fuortes è impettito come il cavaliere,  e lo sguardo è il medesimo; anche Fuortes la  scruta dalla testa ai piedi, anche se non con gli stessi appetiti del vecchio satiro.

I cronisti si sono sbizzarriti nel cercare la definizione esatta della serata inaugurale. Per alcuni, inaugurazione 'glamour' - come del resto avevano scritto della Traviata  di Coppola-Valentino ( e anche di Giuseppe Verdi) -  anche se  ora, oltre la Boschi, non c'era altro elemento glamour;  per altri, serata 'vintage', per via di quel vestito indossato dalla sindaca Raggi della maison Gattinoni,  e di quella mantella che era stata fatta per la grande Magnani; per altri, infine, quelli più attenti all'opera che si rappresentava che alle presenze in platea ( a proposito la Raggi ha scelto di sedere con i suoi cavalieri, Bergamo e Frongia, in platea, per evitare, nel Palco reale, l'ammucchiata di ministri e sottosegretari) serata 'internazionale' accogliendo  i desiderata del sovrintendente che,  nelle scelte registiche, vuole competere con i grandi teatri del mondo, senza mai domandarsi se  questa o quella realizzazione faccia a pugni con l'opera rappresentata, come  nel caso di Michieletto che ci ha fatto venire in mente quando aveva scritto la Aspesi a proposito della regia dello Chénier, rivoluzionaria, a suo dire, perchè  accanto alle sempre più frequenti trasgressioni, una regia tradizionale, come quella di Martone, è quanto di più rivoluzionario ci possa essere.

venerdì 20 ottobre 2017

Pini di Roma. I pini di via Paolo Monelli, sani, sono stati abbattuti a tempo di record; mentre quelli malati si attende che cadano da soli magari uccidendo cittadini o danneggiando macchine

Sui 'Pini di Roma' - non quelli 'musicali'  di Ottorino Respighi, bensi quelli  'reali' al tempo di Virginia Raggi - abbiamo scritto più volte nelle ultime settimane, per denunciare lo scempio che di 11 pini secolari, in buona salute, è stato fatto dal 'Servizio Giardini', a Roma, in via Paolo Monelli ( Bufalotta), causa:  unico rimedio per sistemare un piano stradale dissestato che aveva procurato ai cittadini della viuzza qualche danno, e problemi quotidiani.

Il taglio completo è avvenuto i primissimi giorni di ottobre; da una delibera del Municipio interessato leggiamo che sono stati abbattuti perché deve essere, per le ragioni suddette, sistemato il dissestato piano stradale, i cui lavori sarebbero stati effettuati nella 'seconda metà di ottobre'. Siamo al venti del mese ed ancora non v'è traccia di inizio lavori, mentre si vedono i tronchi ridotti a  ceppi, circondati da protezioni che rendono ancor più visibile agli occhi dei passanti la gravità dello scempio.

 Viene da chiedersi perché tanta celerità nell'abbatterli. Sono bastati due giorni, di conseguenza avrebbero potuto abbatterli a ridosso dell'inizio del lavori stradali. E magari cominciare con lo sbancamento del manto stradale, vedere la situazione delle radici e decidere, de visu, se l'abbattimento dei pini secolari - 11 pini, per neppure una cinquantina di metri di strada dissestata - era l'unica  soluzione possibile. Adesso, anche si accorgessero che le radici potevano essere in parte segate e rifatto il manto stradale, senza abbattere i pini - come faranno in Via Cristoforo Colombo per risolvere un identico problema, perché allora non anche in via Paolo Monelli? - non potrebbero più rimediarvi , perché  i pini sono già stati ridotti a legna da bruciare.

 In questa faccenda colpisce la celerità con cui il 'Servizio Giardini' ha proceduto all'abbattimento, senza verificare la possibilità di adottare altre soluzione che potevano salvare quei pini secolari sanissimi - UNDICI!- una volta scoperte le radici.

 E tale celerità colpisce ancora di più se si pensa che in tutta Roma  vi sono - come ci racconta la cronaca quasi giornaliera - pini malati che  andrebbero abbattuti prima che cadano su cittadini o macchine e case, creando danni, irreparabili in alcuni casi. Beh, quei pini  il 'Servizio Giardini' non provvede nè a censirli  e tanto meno ad abbatterli con la stessa celerità, con cui l'ha fatto in Via Paolo Monelli, avventandosi su UNDICI PINI SECOLARI SANISSIMI.

Per questo ci viene il sospetto che in quella viuzza, seminascosta, in una delle ville superprotette  che vi si affacciano, abiti qualcuno che conta e che può ordinare l'abbattimento anche di UNDICI PINI SECOLARI SANISSIMI.

martedì 10 ottobre 2017

Mons. Vincenzo Paglia una risposta convincente non l'ha data nel salotto di Giovanni Floris, su La7

Ieri sera, in una delle tante trasmissioni politiche è stato invitato mons. Vincenzo Paglia che gode di grande considerazione presso gli ambienti vaticani ed occupa la presidenza di un importante dicastero ecclesiastico. Innanzitutto si è presentato con un anello al dito che non è quello che porta il papa - povero - e i vescovi che al suo esempio si adeguano. Perchè? Persiste nella Chiesa l'inutile ed anche dannosa ostentazione di ricchezza? La Chiesa - checché ne dicano i nemici di questo pontificato - e ve ne sono numerosi anche in Italia, fra cattolici e non, ma tutti oltranzisti ed integralisti - è tale se resta la chiesa dei poveri, e dunque, anche esteriormente, la Chiesa deve apparire tale; perciò, mons. Paglia si adegui.

Ieri sera nel via vai concitato del salotto di Giovanni Floris s'è affacciato anche lui  a presentare il suo nuovo libro che insiste sul concetto del noi a posto dell'io. Finchè prevarrà l'egoismo le cose non andranno bene, solo con il noi, che prevede  le diversità, potremo fare passi avanti, e via predicando.

Floris, dopo la predica, gli ha  mostrato delle immagini che illustrano la guerra fra poveri e il degrado nel quale vivono, ai margini della società, alcune comunità - il discorso era prevalentemente sui campi nomadi.

Che si fa mons. Paglia - gli ha chiesto Floris - quando una casa è reclamata da un povero sfrattato cittadino italiano ed un immigrato? E qui il prelato non ha risposto nulla o quel che ha risposto è stato irrilevante, nè il 'noi' civile e cristiano da lui sbandierato poteva essere risposta adeguata.

Allora che si fa - ci siamo chiesti  ancor una volta noi - se ad ottenere un alloggio concorrono una famiglia di emigrati ed una di italiani , fra quelli - e sono tantissimi - che vivono nell'indigenza e nella povertà? Mons. Paglia non ha risposto. Su, monsignore, a chi si dà?

Ci siamo detti: come è possibile che in un paese come il nostro, dove c'è la più alta percentuale di proprietari di case al mondo, non si trovano case in quantità sufficiente per rispondere ai bisogni sia degli italiani che dei  migranti? Se si sono costruite tante case nel tempo  per soddisfare la legittima aspirazione di quanti, pur con sacrifici, volevano assicurarsi per la vita un tetto sopra la testa, come mai, nel paese dei palazzinari,  non si sono costruite anche case, di edilizia popolare, capaci di soddisfare i bisogni di coloro che una casa non se la sono potuta comprare, e che, stando ai sondaggi, non sarebbero la maggioranza? Se nel tempo si fosse dato il via ad un piano di edilizia popolare - evitando naturalmente le solite ruberie - forse oggi  non ci sarebbero tanti sfrattati e tanti altri che, senza l'aiuto pubblico, non hanno la possibilità di vivere sotto un tetto.

La situazione appare ancora più paradossale se si pensa anche che nel nostro paese, che ha, lo ripetiamo, il più alto numero di proprietari di  'prima' casa ( e magari anche di una seconda o terza casa) c'è un altissimo numero di case sfitte; un  altrettanto alto numero di complessi abitativi incompiuti, sequestrati dalle autorità per lavori irregolari, di immobili di proprietà pubblica o lasciati andare in malora o ,al gestiti ed amministrati, perché dati, se di pregio, a chi bisogno non ha e a prezzi di favore - i soliti noti venuti fuori con il censimento dell'immenso patrimonio edilizio del Comune di Roma.

E non vogliamo neppure aprire il discorso sulla povera nonnina di 95 anni, terremotata, alla quale i figli hanno costruito una casetta di legno, vicino a dove abitava prima, e che è stata sfrattata perché lì non si poteva costruire, e costretta a vivere in un container di  2X5, senza riscaldamento (e lì fa già freddo!) e senza servizi igienici? Quando dovesse accadere, persistendo questa assurda situazione, che la nonnina una mattina venisse trovata senza vita...
Perchè tanto zelo il pubblico mette nel perseguire una poveretta, mentre altrove, dove dovrebbe usare il pugno duro, è così comprensivo con chi comprensione di nessun genere merita?

Ma allora qual è la risposta alla domanda iniziale: perché  la discussione in un paese con le caratteristiche  immobiliari e abitative che abbiamo detto, verte soprattutto sulla casa, oltre che su altri aspetti che sono  quello del lavoro e dell'accoglienza, sul quale solo mons. Paglia metteva l'accento?

La risposta, sul piano teorico è semplice: il problema della casa ai migranti s'è aggiunto a quello, enormemente ingiusto, della mancanza di un piano di edilizia popolare per venire incontro ai bisogni dei cittadini. Insomma se tale enorme ingiustizia non ci fosse stata, il problema della casa ai migranti non sarebbe stato così drammatico, quasi irrisolvibile nel breve termine.

E comunque, perchè nel momento in cui questo secondo problema viene  alla luce, sulla spinta dell'arrivo dei migranti, nessuno si occupa di risolvere almeno il primo dei problemi, quello cioè di  trovare o costruire case intanto per i cittadini italiane, onde disinnescare questa  guerra fra poveracci bisognosi? L'emergenza costituita dall'arrivo di migranti  ha trovato una situazione di gravissima ingiustizia che se non si  comincia a risolvere - certo nel tempo ma cominciando subito - costituirà sempre, anche in futuro, motivo di guerre fra disgraziati. A meno che...

a meno che... non vadano al governo prossimamente i grillini che hanno già promesso, per bocca del loro candidato premier Di Maio: o  lo risolvete voi il problema dell'emergenza abitativa, o lo risolveremo noi, appena saremo al governo.

Come ha cominciato a fare, con successo crescente, a Roma, la Raggi, che, una per volta, risolve tutte le emergenze che i suoi predecessori  le hanno lasciato irrisolte:  dai rifiuti al traffico all' approvvigionamento idrico ecc...,  dando un volto nuovo alla Capitale d'Italia.

lunedì 9 ottobre 2017

Virginia Raggi, chi l' ha votata, ora deve non solo turarsi il naso ma anche chiudere gli occhi per non vedere

Coloro che si sono messi sulla barricata a difesa del fortino nel quale s'è rinchiusa Virginia Raggi e tutta la sua giunta, non si muovono dalle loro postazioni, anche quando - come ormai è chiaro a tutti - quel fortino, lungi dall'essere espugnato,  sta per cadere, sfaldandosi da solo, prima ancora che venga abbattuto da chi da tempo lo assedia - metaforicamente.

Ancora si continua a dire che la sindaca non  può fare miracoli, che la situazione che ha trovato era drammatica e che lei sta  comunque governando,facendo. Cosa?  Sta promettendo ogni giorno infinite cose che non potranno realizzarsi prima di due o tre anni; e lei, nel frattempo ma noi speriamo anche prima, avrà lasciato il Campidoglio; quando, mollata la poltrona, potrà sempre  a chi prenderà il suo posto che è stata la sua amministrazione a mettere le basi per i loro successi. E l'imbroglio continuerà.

Ora chi l'ha votata, un anno e mezzo fa, ma anche i cittadini ed i  numerosi turisti che girano per Roma, non solo devono turarsi il naso - come invitava a fare Montanelli, quand'era vivo, per la impresentabilità di certi  personaggi che si candidavano al governo del paese -  per la puzza che si sente ovunque, ma devono camminare ad occhi chiusi, per evitare lo spettacolo indecente di una città sporca, piena di erbacce, trascurata, in totale abbandono - come è Roma governata da oltre un anno e mezzo della giunta grillina.

E il Movimento? Il Movimento continua a sparare contro tutti coloro che non appartengono al Movimento  e che governano, vantando diversità da tutti gli altri, nel loro statuto sono definiti 'impresentabili'. E che, forse, lo sono. Ma Grillo non può continuare a dire ' la Raggi sta governando ed agendo bene e vedrete i risultati'. Sta agendo o agirà, nel caso dovesse invertire la rotta del suo   non governo cittadino?  Vedremo cosa e quando?
Per ora rovine, abbandono dappertutto, perfino nel settore della cultura, che, affidato ad un non grillino, sembrava potesse dare frutti. No, anche Luca Bergamo sta deludendo tutti, a cominciare dalla finte promesse sul Teatro Valle, del quale evidentemente non frega nulla neanche a lui. Non avevano detto lui e la giunta che il Valle non rappresentava una priorità? E' l'unica promessa mante nuta.
Ciò  per cui i cittadini potranno ricordare Bergamo, assessore e vice sindaco, è per la sua impronta smaccatamente politica,  e a scopo elettorale, data all'organizzazione di quella che un tempo era l'Estate romana. Aver voluto, cioè, che in  ogni municipio si realizzasse qualcosa, senza guardare a cosa e come.  Così tutti i municipi della dissestata capitale hanno avuto la loro festicciola pagata e via.

Certamente alle prossime elezioni i cittadini romani apriranno gli occhi sui grillini ai quali hanno voluto accordare, nella passata tornata elettorale, fiducia superiore a quella che si stanno meritando. Ora hanno gettato giù la maschera della loro  diversità e onestà, rivelando, senza ombra di dubbio, la loro INCAPACITA'. Con la quale, pur  nell'onestà ( ma stiamo a vedere, ancora presto per dire ) non si governano né le città né il paese.

P.S. Quando finirà l'emergenza rifiuti? Roma è ancora sommersa dalla 'monnezza'!

P.S. Ancora ieri i giornali riportavano gli esiti di una indagine effettuata da una società che valuta periodicamente il gradimento da parte dei cittadini di manager pubblici e privati. Bene, anzi malissimo. Virginia Raggi continua ad avere lo stesso gradimento di quando ha iniziato a (non) governare Roma. Come se non avesse fatto nulla.

giovedì 5 ottobre 2017

Virginia Raggi a due facce: una per la Cristoforo Colombo ed una per Via Paolo Monelli, con identico problema risolto diversamente

Abbiamo segnalato nei giorni scorsi lo scempio che il Comune ha compiuto su Via Paolo Monelli, dalle parti della Bufalotta, una stradina dove l'amministrazione comunale pensa di  poter permettersi ogni illegalità, essendo nascosta agli occhi dei cittadini, come quella di abbattere sei pini secolari per risistemare una cinquantina di metri di strada al massimo, dissestata dalle radici degli alberi secolari.

 Siamo tornati in via Paolo Monelli anche ieri ed abbiamo visto gli alberi che fino a due giorni fa svettavano nel cielo altissimi con la loro chioma verde, segati  alla base e destinati per ora, prima che vengano del tutto divelti, a improvvisate panche nel verde.

Avevamo scritto, l'altro ieri, che sarebbe stato meglio procedere altrimenti, trattandosi di una cinquantina di metri al massimo di una stradina certamente non trafficatissima. E cioè, sbancare la strada, tagliare le radici che erano causa degli avvallamenti e poi riasfaltare.

Qualcuno leggendoci avrà pensato:  ma chi sei tu per sostituirti ai tecnici comunali che sapranno fare il loro mestiere anche sotto la sindaca Raggi? O pensi che con il suo avvento, anche loro hanno buttato competenza e capacità alle ortiche?

Chi ha fatto questo cattivo pensiero su di noi oggi deve ricredersi, dopo aver letto letto, a pag.5 della ' Cronaca romana' del Corriere che, all'identico problema di Via Paolo Monelli, presentatosi anche sulla Cristoforo Colombo, il Dipartimento Sviluppo infrastrutture e manutenzione urbana del Campidoglio ( SIMU) in collaborazione con il Dipartimento Tutela Ambientale, ha adottato diversa soluzione. Chiuderanno in un solo senso la strada, convogliando sull'altro tutto il traffico, e procederanno a: "fresatura della parte di asfalto superficiale con la messa a nudo dell'apparato radicale, tagliato, eliminato e disinfettato, con la successiva colmatura con conglomerato bituminoso".

Ve l'avevo detto  che era possibile un'altra soluzione del problema, e che,  senza saper nè leggere e nè scrivere in fatto di viabilità ed infrastrutture, avevamo proposto proprio questa soluzione per Via Paolo Monelli, dove quegli alberi svettavano da parecchie decine di anni?

 Perchè in Via Cristioforo Colombo, sotto gli occhi di tutti, non si abbattono i pini per livellare il manto stradale disconnesso dalle radici, ed in via Paolo Monelli, nascosta agli occhi dei cittadini, per cinquanta metri appena di strada dissestata si abbattono sei pini secolari? Chi l'ha deciso? Il responsabile andrebbe denunciato e processato.  Virginia Raggi, batti un colpo!

sabato 2 settembre 2017

Sabino Cassese e Ignazio Marino. Due illustri CLINICI al capezzale di Roma malata, ridotta in fin di vita dalla cura Virginia Raggi

Su una cosa sono d'accordo i due famosi clinici - uno dei due clinico per davvero, almeno un tempo - chiamati al capezzale di Roma Capitale, ridotta ormai in fin di vita, per tentare, ove fosse ancora possibile e le condizioni del malato grave lo permettessero, di non condannarlo a morte certa.

Una premessa necessaria  sul clinico Ignazio Marino,  al quale Roma Capitale era stata già affidata, prima del cambio in corsa del medico di fiducia, per finire poi,  disgraziatamente, a giudicare dai risultati, fra i pazienti di Virginia Raggi.

Ignazio Marino aveva preso in cura Roma Capitale; sembrava volerle somministrare una cura sperimentale alternativa dalla quale la malata sarebbe uscita in forze e perfettamente guarita. Questi almeno erano i suoi propositi, prima di passare dalle parole ai fatti,  per i quali s'era insediato per volontà popolare nel suo studio medico, sul colle più alto di Roma.

 Non si può dire che Marino fosse peggio di Raggi, questo no -  Raggi non ha rivali - certo è però che nei mesi, forse un anno o giù di lì, in cui ebbe in cura Roma Capitale, di guai ne combinò anch'egli, quasi ogni giorno. Come dimenticarselo.
 Oggi colpisce il fatto che qualche noto giornale abbia assunto l'illustre clinico a suo opinionista sui mali della Capitale, come se lui, all'epoca del suo mandato li avesse eliminati e dunque sarebbe in diritto di dare consigli alla povera sua sostituta, Virginia Raggi. In buona sostanza viene invitato a dare consigli  alla Raggi perchè faccia tutto quello che lui, con mille  clamorosi inciampi, non è stato capace di fare.

Intanto Roma Capitale sembra agonizzante. Datosi convegno, i due illustri clinici al capezzale della sfortunata malata grave, hanno elencato quali sono i suoi mali e le cause.  E Cassese, che su Marino vanta un cursus studiorum et honorum più medagliato, li ha elencati uno per uno, impietosamente, l'altro ieri dalle pagine del Corriere (inutile ripeterli, chè i mali di Roma sono noti a tutti da tempo).

Marino la sua diagnosi l'avrebbe fatta. Roma Capitale 'deve da morire'. Perchè il burattinaio della Raggi non ha intenzione di rimuoverla, e perchè coloro i quali si dichiarano interessati a che Roma viva, fino ai prossimi appuntamenti elettorali, preferiscono  che l'agonia continui, in modo da mandare a casa la Raggi. La quale continuerà a tenersi stretto l'incarico, nonostante le condizioni del suo paziente peggiorino di giorno in giorno, anzi di ora in ora. Ed ora ci si è messa anche la pioggia.

C'è da augurarsi solo che il clinico già dimesso, Marino, non aspiri a somministrare a Roma la stessa inefficace sua cura sperimentale. Anzi c'è da augurarlo a Roma ed ai Romani, che comunque sono di memoria corta ed abituati a tutto.

Incuriosisce la strana cura  suggerita da Cassese, e sintetizzata in tre puntui, una cura che oggi lo stesso giornale elogia come risolutiva dei mali di Roma.
1. La povera Raggi -  che ha la responsabilità di aver fatto ammalare ancor più gravemente Roma - non può avere un doppio incarico: quello di medico curante di Roma, ed anche di vice ministro della sanità in Italia ( fuor di metafora: la poveretta deve far fronte a due diversi incarichi: amministrare Roma, e tenere le pubbliche relazioni con visitatori illustri. Ma quando mai, professore? L'aver ricevuto  in Campidoglio qualche capo di Stato l'ha distolta e distratta dai suoi impegni romani?) Dunque, suggerisce Cassese, occorrerebbe una specie di commissario o ministro della Capitale al quale demandare i compiti di rappresentanza.

2.Occorre una legge speciale per Roma Capitale, perchè la nostra città è capitale di una nazione ed ha al suo interno anche un altro Stato. Il Vaticano, che tanti grattacapi procurò al predecessore della Raggi, Marino. E non si tratta - dice Cassese - solo di soldi. Roma deve avere, in quanto Capitale della nazione, uno statuto speciale. Non può trattare con la Regione anche su questioni irrilevanti, rese però insormontabili dal diverso colore politico degli amministratori. La cosa è tornata evidente negli ultimi tempi sia per la controversa questione idrica, che sull'emergenza abitativa, a seguito anche degli sgomberi indecenti dei migranti dal ben noto palazzo di via Curtatone.

3. Roma ha bisogno di un consesso di saggi che tengano alto sempre e per qualunque occasione il nome della Capitale. Una sorta di senato accademico 'ad usum delphini' (Raggi), per tutto il tempo della sua immeritata ed avventurosa reggenza. Ma anche oltre. Per sempre.

Non faceva prima Cassese a dire che meglio sarebbe per Roma che la Raggi si dimetta con tutta la sua sgangherata giunta? Non per farci tornare quell'altro incapace - come si rivelò a suo tempo -  di Ignazio Marino che ci ha messo del suo per far ammalare ancora di più Roma, o di un suo simile. ma per dare alla malata Capitale un medico curante che conosca bene la professione e sia specializzato nel risolvere i casi drammatici, quasi disperati.

mercoledì 16 agosto 2017

150 miliardi di Euro. Una montagna di soldi che potrebbe finire nelle casse dello Stato

Anche questa è una bufala, una delle tante offerte dai giornali, d'estate, in vacanza anche di testa, o no, come l'ha offerta e spiegata ieri Repubblica?

Esiste una montagna di soldi, 150 miliardi circa di Euro, che potrebbe finire nelle casse dello Stato direttamente dalle assicurazioni e dalle banche. E' la montagna di soldi delle Polizze vita, in pancia alle assicurazioni, che  non vengono reclamate, alla loro scadenza da nessuno. Perché gli aventi diritto a beneficiarne non ne conoscono neanche l'esistenza, non  essendogli  stata comunicata loro dai sottoscrittori delle medesime. Chi non avesse capito bene, basti sappia che si tratta di quelle polizze - le uniche che danno un qualche rendimento ora che i tassi sono sotto zero - come quelle sottoscritte da Salvatore Romeo, braccio destro di Virginia Raggi, beneficiaria a sua insaputa.
 E c'è anche un caso analogo che riguarda le banche, con i cosiddetti 'conti dormienti', i conti cioè non 'movimentati' per un lungo periodo.
In ambedue i casi, se nessuno viene a reclamare la riscossione del premio di quelle polizze o la girata dei soldi depositati nelle banche, trascorsi dieci anni, quei soldi finiscono allo Stato.

Vero o si tratta dell'ennesima bufala estiva? Perchè  la storia fa venire un serio dubbio sulla onestà e correttezza di assicurazioni e banche. Quando banche e assicurazioni si accorgono, dopo qualche anno, che nessuno, titolare o eredi, viene a reclamare quei soldi, non potrebbero - secondo noi, dovrebbero - cercare gli aventi diritto? Sia le assicurazioni che le banche possono risalire ai titolari o beneficiari delle polizze o dei conti. Perché non lo fanno? Per avere uno spazio di manovra, illegale, che le autorizzerebbe a tenersi parte di quei soldi che, dopo dieci anni, dovrebbero finire interamente nelle casse dello Stato, come si fa con i possessori di biglietti vincenti delle lotterie che non reclamano, per svariate ragioni, la somma della vincita, perché hanno smarrito o non hanno controllato le estrazioni?

 Se è vero ciò che abbiamo letto su Repubblica, banche ed assicurazioni sarebbero 'smemorati' per interesse.

Un analogo caso spiega bene cosa vogliamo dire. Ci è capitato di vederci rapinata una discreta somma, alla fine dei nostri anni lavorativi, dal nostro TFR. Cioè? Nei primi dieci anni del nostro lavoro di insegnante, eravamo inquadrati in uno status  giuridico particolare, alla fine del quale, pur continuando ad insegnare per altri trent'anni ancora, avremmo dovuto immediatamente riscuotere  l'indennità di fine rapporto di quei primi dieci anni. Per riscuoterla bisognava o che la avessimo richiesta o che l'amministrazione ci avesse avvertito.
Noi non la richiedemmo perchè ancora giovane - non avevamo neanche quarant'anni e  abbiamo continuato ad insegnare, senza interruzione neanche di un giorno, per altri trenta - e l'Amministrazione non ci avvertì, subdolamente, per fregarsi quei soldi, che fatti i conti sarebbero di alcune decine di migliaia di Euro.

Quando alla cessazione del lavoro abbiamo notato la mancanza di quei dieci anni nel calcolo della indennità e l'abbiamo reclamati  ci è stato riposto che  non ci spettavano più, perchè avremmo dovuto reclamarli al momento e perchè l'amministrazione, come era suo dovere, non  ci aveva avvertiti.

Ecco come anche la pubblica amministrazione (IMPDAP, ora confluita nell'INPS) fotte un cittadino, rubandogli letteralmente ciò che gli spetta. Figurarsi le assicurazione e le banche che non sono delle opere pie.


venerdì 4 agosto 2017

In Campidoglio una nuova GATTA da pelare, di nome MARGHERITA

La Raggi non imparerà mai, ogni volta che fa una mossa combina qualche guaio anche  a se stessa. Oltre che alla città. La giunta ha incamerato ora altri due assessori, uno dei quali promette scintille e guai possibili alla già tanto disastrata gestione della sindaca cinquestelle.

 La neo assessora, con incarico ai Lavori pubblici o giù di lì, ha già una settennale militanza nei Cinquestelle sebbene non fortunata, e forse solo per tale militanza viene ora compensata.

Si era presentata come consigliera nel Municipio V, MARGHERITA GATTA, e aveva preso solo 70 voti, restandone fuori.

 Ma ciò che maggiormente colpisce Della neo assessora, laureata in giurisprudenza, si legge sul suo profilo social. Dove, sia chiaro  non v'è elemento che possa  darci notizia della sua competenza in materia ( l'ex assessore, prof. Berdini, aveva messo in guardia sul totale sfacelo della giunta, e sulla sua incapacità per incompetenza, ad agire).

 Sul suo profilosocial,  si legge che è laureata in giurisprudenza, è contraria ai vaccini, arruolata nel relativo movimento NO VAX; ed ancora che  è favorevole alla cura del cancro con l'alimentazione- insomma, sembra dire la scienziata che se mangi sano  ( sano cosa?) guarisci  se ce l'hai, oppure non ti viene il cancro - magari fosse vero, la chiamerebbero ad insegnare la sua dieta al MIT di Boston, piuttosto che a sedere in uno di quegli squallidi scranni capitolini -  e che poi era favorevole - sempre per la sua competenza medica - alla cosiddetta cura Di Bella.

Una così, prima di sedere in Campidoglio, come in qualunque altra assemblea, dovrebbero passarla in una camera di 'compensazione' scientifica per farle acquisire, forzatamente, gli elementi base della pronuncia in qualunque campo.

Nel suo curriculum  si legge che è stata dirigente della Inarcassa. Prontamente smentita: 'la sig. Gatta è stata impiegata nei nostri uffici, mai dirigente'.

Ma ama il tango.

Intanto, nel frattempo, le hanno oscurato il profilo social. Almeno quello, per evitare la vergogna

lunedì 3 luglio 2017

A Papa Francesco farebbe comodo un Raffaele Cantone con la tonaca

Papa Francesco nella sua opera di rinnovamento della Chiesa, dalla base ai vertici,  si trova nella medesima situazione in cui in diversi casi, s'è trovata Virginia Raggi - absit iniuria verbis o, se si preferisce,  si licet parva componere magnis - quando ha dovuto dimettere assessori, uno dopo l'altro,  all'indomani della nomina, in  un caso anche prima che la nomina avesse i suoi effetti giuridici, perché qualcuno, come Cantone o altri, gli aveva fatto notare che  quell'assessore, appena nominato non aveva un passato proprio specchiato. E, perciò, era meglio mandarlo subito via prima che la magistratura tirasse fuori dai cassetti qualche faldone che lo riguardava.

Ora un magistrato in tonaca incaricato dell'anticorruzione, non figurerebbe male in Vaticano, dove Francesco ha dovuto licenziare il cardinale australiano Pell che egli aveva nominato ministro delle Finanze, nonostante le chiacchiere sulla presunta sua copertura a Sidney di preti pedofili. Lo ha rispedito in Australia perché si difenda da una accusa recente ancora più grave e cioè quella di aver molestato egli, molti anni fa, alcuni ragazzini nella sua diocesi.

Analogo provvedimento ha adottato anche contro il prefetto della Congregazione della dottrina della fede, il card. Mueller per  sospetto di reato simile Al suo posto ha messo un gesuita, l'arcivescovo Ladaria Ferrer, già nei dicasteri vaticani. Sul quale una recente inchiesta dell'Espresso ha rivelato che nel caso di un sacerdote pedofilo, don Gianni Trotta, nella diocesi di Lucera, egli si raccomandò, da Roma, perché il caso non fosse reso noto, per non recare scandalo fra i fedeli. E la storia è restata segreta  fino a quando quel sacerdote non è stato inquisito anche dalla magistratura ordinaria e condannato per pedofilia, reiterata anche dopo la sua riduzione allo stato laicale, ma  che avrebbero potuto essere evitata se non ci fosse stato dal dicastero vaticano preposto l'invito a  non divulgare la notizia. Ed ora Francesco potrebbe essere costretto a licenziare anche il sostituto del card. Mueller.

 Ecco perché consigliamo a Papa Francesco di dotarsi di un dicastero dell'anticorruzione al quale domandare notizie dettagliate e complete sulla fedina dei candidati ai vari dicasteri.  La quale fedina se non è proprio immacolata, Papa Francesco farebbe bene a cambiare candidato. E i fatti di queste ultime settimane ci fanno capire quanto la pedofilia sia disgraziatamente diffusa  nel clero.

 Noi però vogliamo subito chiarire una circostanza importante relativa ai seminari, dove l'opinione pubblica, sull'onda di queste ultime notizie, potrebbe esser indotta a pensare che la pedofilia, da parte dei sacerdoti adulti( superiori e professori) nei confronti degli studenti giovani e giovanissimi, fosse  abituale e diffusa.

Noi che in seminario abbiamo passato buona parte della nostra gioventù - avendovi fatto le medie, il ginnasio, il liceo e i primi anni di teologia - possiamo attestare in tutta sincerità, che durante quei lunghi anni non abbiamo  mai avuto notizia di episodi di pedofilia, o anche semplici tentativi, nè  a nostro  danno né di nostri compagni di studio. Mai.

 E' invece assai probabile, come starebbero a dimostrare i recenti fatti di cronaca, che tendenze omosessuali represse e nascoste accuratamente negli anni di studio, una volta ordinati sacerdoti, molti esponenti del clero  le abbiano manifestate senza pudore,  indirizzandole talvolta anche verso rapporti pedofili.  Ma in tutti quegli anni in cui abbiamo studiato in diversi seminari, lo ribadiamo,  non siamo mai venuti a conoscenza di nessun caso di omosessualità manifesta e praticata ed ancor meno di pedofilia.

domenica 25 giugno 2017

Festa della Musica a Roma. Ciò che l'Accademia tedesca di Villa Massimo sa fare e fa meravigliosamente, e Roma no!

A leggere il proclama-invito diramato dall'assessore Bergamo,  incaricato della 'ricrescita culturale' a Roma dal suo superiore Virginia Raggi, uno si immaginava che mercoledì scorso, a Roma, ogni piazza, vicolo, strada,  ponte, centro culturale ecc... ecc... sarebbe stato inondato dalla musica. E, invece, no. Come era da temere, per la ben nota disorganizzazione della giunta comunale e della sua amministrazione all'insegna dell'improvvisazione  all'ultimo minuto. I giornali hanno raccontato la desolazione dei pochissimi concertini (considerarli tali  suona già come una immeritata concessione!) che somigliavano, laddove sono stati improvvisati, alle esibizioni di musicisti di strada che chiedono l'elemosina. Mancava solo ai loro piedi il cappello o la custodia degli strumenti per gli spiccioli  offerti dai più caritatevoli. Questo era lo spettacolo desolante che Roma ha offerto nel giorno che doveva suonare come la FESTA DELLA MUSICA!

Forse solo l'Accademia di Francia ha organizzato un concerto degno di questo nome, un concerto pubblico, in Piazza Farnese, avendo come quinta la storica facciata della sua Ambasciata a Roma.

Il giorno dopo, primo dell'estate dopo il solstizio - giovedì 22 giugno - Villa Massimo, sede romana dell'Accademia tedesca, ha aperto i suoi cancelli per la Festa dell'Estate - Festa delle arti! - e la conclusione dell'anno accademico. Il viale sul quale si affacciano gli studi dei borsisti erano tirati a lucido e gli studi addobbati con cura, in ognuno di essi l'esposizione di un borsista: immagini, sculture, tableaux vivants, video, azioni in movimento e concerti brevi, ma ripetuto ed affollati. Viale e studi letteralmente invasi da una folla, giovane soprattutto, di  artisti e non,  di tante nazionalità, una specie di babele musicale che si ascoltare passeggiando nei viali. Dall'altra parte del meraviglioso bosco-giardino, la sede vera e propria dell'Accademia , rimessa a nuovo ed illuminata da suggestive fiaccole. La Villa  era rimasta chiusa per qualche mese per inderogabili lavori,  molti dei quali non visibili immediatamente, perché riguardanti strutture - quasi tutte sotterranee - che non si vedono ma il cui ammodernamento si  farà sentire ogni volta che ci dovesse essere una emergenza. Questa si chiama prevenzione, un'altra delle virtù che in Italia nessuno, e neppure il potere, pratica e le cui conseguenze disastrose sono da registrare quasi giornalmente.

L'Accademia tedesca di Villa Massimo ogni anno celebra la Festa dell'Estate in giugno, in concomitanza con la 'Festa della Musica', e, in autunno, a novembre, quella più specificamente musicale per dare spazio ai suoi borsisti musicisti, invitando un complesso di rinomanza internazionale per un concerto ospitato all'Auditorium e sempre apprezzato anche per la qualità degli interpreti che l'Accademia mette a disposizione dei suoi giovani artisti. Quest'anno il concerto si è svolto il 22 maggio. In Italia prevale la tendenza di offrire a giovani artisti  mezzi e strutture sgarrupate!

E sempre in autunno, giunge, gradito omaggio, l'Annuario di Villa Massimo, una specie di album di famiglia, dove si racconta la vita dell'Accademia e si mettono in vetrina le produzioni dei suoi artisti ospiti.

Analoga cura dei propri istituti di eccellenza artistica e culturale hanno altre nazioni per le loro  sedi a Roma, da quella francese all'americana alla spagnola. E, tutto sommato, è forse una fortuna che l'Italia non abbia a Roma una sua accademia, perché il solo confronto nella gestione generale, nella cura della propria sede, e  nel pregio delle  produzioni, sarebbe impietoso.

Già la cura con cui queste accademie accudiscono le loro sedi sembra un miracolo vivente. Villa Massimo  come anche Villa Aurelia al Gianicolo ( sede di rappresentanza  dell'Accademia americana) hanno del miracoloso. Giardini  curati a regola d'arte in ogni particolare. Proprio come in Italia si fa con i propri monumenti più pregiati, dove dal giorno dopo un restauro, regna l'incuria più totale.

Qualcuno potrebbe azzardare che quelle nazioni forniscono i fondi necessari per gestire egregiamente le loro sedi culturali all'estero e le attività che vi si svolgono. No, non è così. Perché i soldi anche i Italia ci sono, solo che vengono spesi male; e, comunque, non è detto che, alle accademie straniere giunga ogni anno un fiume di denaro. I direttori hanno sempre da fare i conti con i fondi disponibili che, per definizione,  non sono mai sufficienti, ma che comunque loro sanno ben spendere, con i risultati che sono sotto gli occhi di tutti.

mercoledì 21 giugno 2017

Festa della musica o Festa alla Musica?

Oggi, 21 giugno, dovremmo gioire, senza pause, dalla mattina alla sera,ed anche alla notte e fino alla mattina di domani, perchè a Roma,  non solo,  in Italia, e  in Europa si  celebra la Festa della Musica, voluta molti anni fa dal ministro Lang in Francia e poi diffusasi in tutto il vecchio Continente.
 E sicuramente fra le 552 città italiane che vi hanno aderito, le oltre 10.700 iscrizioni e i quasi 35.000 artisti, tutta l'Italia  suonerà e risuonerà. Quest'anno poi il Mibact di Franceschini ha voluto darle un tono più solenne impegnando anche un famoso testimone come Nicola Piovani.

A Roma, la Associazione che ogni anno organizzava - a modo suo - questa festa è stata sciolta od esautorata ( non sappiamo se è ancora in vita ed a quale festa si sia votata), ma la amministrazione della Raggi ed il suo fantasioso assessore alla 'ricrescita culturale', Bergamo, hanno invitato tutti i cittadini a parteciparvi attivamente, cioè scendendo in strada, con qualunque cosa di musicale abbiano o conoscano, per fare la loro parte. Anche senza vergogna.

Hanno, insomma, invitato tutti a fare festa, per la musica che oggi si festeggia e attraverso la musica che sanno fare.  Ma non c'è ordine, non ci sono gerarchie, e neppure generi, maggiori e minori, più o meno importanti. Insomma la caciara solita dei Cinquestelle, che arrivano sempre all'ultimo minuto ( come hanno già fatto a Capodanno e come del resto stanno facendo per l'ESTATE ROMANA; l'anno scorso avevano almeno una qualche giustificazione: erano arrivati  da poco al governo cittadino, ma gli uffici  che facevano?) e poi con la solita faccia tosta si improvvisano organizzatori dalla parte del popolo ( perchè sarebbe stato il popolo, ora ingannato e  finalmente cosciente dell'inganno, a votarli).

Che senso ha dire a tutti di partecipare, basta andare sul sito della 'festa della musica' - che  abbiamo cercato invano - ed iscriversi? Ognuno fa quel che vuole e dove vuole; comunicarlo a che serve, allora, oltre che mostrare una lista lunga quanto l'autostrada Roma-Napoli e ritorno?

Governare è altra cosa. Innanzitutto mostrare interesse verso i settori diversi in cui si articola l'attività della società civile (i Cinquestelle, specie verso la cultura hanno mostrato un interesse solo di 'facciata'); poi, agire in tempo per ottenere buoni risultati ( e questo finora non è mai accaduto in nessun caso specifico e per qualunque settore, anche in quelli decisivi per la convivenza); infine,  fare una cernita, delle proposte ( ma con lo stesso spirito critico che dimostrano solo nei casi in cui distribuiscono incarichi e premi ai fedelissimi, per il resto: liberi tutti! Loro aprono i cancelli ed entri chi vuole!).
 Questa politica (?) DISTRUGGERA', NEL CHIASSO GENERALE, ANCHE LA MUSICA.

domenica 18 giugno 2017

Virginia Raggi, la sventurata... accettò l'elezione. Ma ora i cittadini vorrebbero che si dimetta, passando il timone a mani più capaci

Non sappiamo più dirvi chi finora non abbia almeno una volta, nell'ultimo anno, primo del governo Raggi, scritto della disfatta di Roma e della assoluta incapacità della sindaca a governare. A fasi alterne l'hanno fato gli stessi grillini, fra i quali le opposte fazioni dei 'proviriginia' e controvirginia' si affrontano quasi giornalmente, convinti gli uni che Virginia, pur incapace, non può certo fare miracoli - ma disastri sì, ne sta facendo - e gli altri che la vorrebbero dimissionaria perché si sono accorti che le parole non rassicurano più e che nei primi 365 giorni di governo della Capitale ha fatto più danni lei a Roma, e al Movimento, che tutti i pastrocchi nei quali si sono infilati Grillo e i suoi, da Genova a Palermo a Parma, per finire alla rovina di Roma.

I giornali che un tempo, sotto Veltroni, forse esagerando, parlavano di un nuovo 'rinascimento' romano, ora, senza esagerazione alcuna ed in coro, scrivono che il degrado attuale, nei suoi oltre 2000 anni di storia Roma non l'aveva ancora visto.

L'opera rock 'Divo Nerone' che in questi giorni infesta il Palatino con tutta la sua  miserabile  pochezza e  intollerabile volgarità ne è la rappresentazione più fedele. E forse, sulla scia di questo indecente spettacolo che  potrebbe finire anzitempo, perché pubblico fino a settembre non ne ha, ci si augura che anche la Raggi decida di scendere definitivamente dal Campidoglio senza attendere  di dare alla città il colpo di grazia che tutti paventano.

 Da qualche settimana c'è di nuovo l'emergenza rifiuti. In molti quartieri della Capitale, da più di una settimana, non vengono raccolti con immaginabili ricadute sul decoro della città e sulla salute  degli abitanti. Ed è così grave l'emergenza rifiuti che  su un punto abbiamo cambiato idea rispetto al passato quando sostenevamo,  senza eccezione, che una spesa a carattere sociale non doveva avere la precedenza su una culturale. Oggi non la pensiamo più così. Al diavolo musica, mostre, teatro, se  la Raggi ci ripulisce Roma. Non ne possiamo più della sporcizia, delle erbacce, delle buche, dei servizi pubblici di trasporto che funzionano peggio di prima.  Basta.

E, ancora un volta, non siamo i soli a pensarla così. Una indagine svolta nelle passate settimane ha bocciato senza appello il mandato della Raggi. Fra gli stessi Cinquestelle, suoi elettori, 4 su 10 hanno dichiarato di essersi pentiti da averla votata e che non la voteranno e non la voterebbero oggi; e i cittadini di Roma, 7 su 10, la pensano come i Cinquestelle. Dunque esperienza fallimentare su tutta la linea,  nel giudizio che accomuna sia i suoi estimatori di un tempo che i suoi detrattori di oggi le cui file si sono enormemente ingrossate.
  

mercoledì 14 giugno 2017

Luigi Di Maio: ciò che ho detto di Minniti e non posso dire - pubblicamente - della Raggi

Luigi Di Maio, aitante vicepresidente della Camera dei Deputati; personalità di spicco - 'galletto' fra pulcini, per i non estimatori - dei Cinquestelle;  candidato premier - forse - alle prossime politiche per il suo Movimento; 'mezzapippa' per De Luca, il pittoresco governatore campano; zero in geografia ed ora fidanzato - misura precauzionale - per non arrivare alle prossime politiche senza first lady, almeno 'in pectore' - ieri ha parlato e parlato duramente, accusando Minniti ed il Governo Gentiloni di vivere fuori dal mondo.

La ragione di una accusa così grave: vivere fuori dal mondo,  a seguito delle dichiarazioni bellicose di Virginia Raggi che ha scritto al Prefetto di Roma per dire che  nel suo Comune non vuole più migranti, ne  ha già troppi, non sa dove sbatterli, anche perché non se ne è mai occupata. E, infatti, se si  scorrono in sequenza tutte le sue dichiarazioni dallo scorso giugno, in nessuna si troverà un accenno al problema dei migranti, mentre accenni quotidiani a nomine, sostituzioni di pezzi della sua giunta, che forse ancora non trova requie,  al benedetto stadio della Roma a Tor di Valle che  ancora non sappiamo se  si arriverà ad un punto fermo ( lo si attende in questi giorni), alla 'monnezza' ed alle 'buche' di Roma, ai bus che ogni giorno vanno a fuoco ecc... Migranti mai.

E tutte le forze politiche, in coro, hanno fatto notare  che la sindaca si sveglia e fa attenzione a tale problema, solo all'indomani della batosta elettorale per il Movimento che l'ha candidata,  per due ragioni. Per cambiare argomento e non insistere sulla batosta - un tentativo subito scoperto per distogliere l'attenzione - e per inseguire la Lega che del contrasto all'arrivo di immigrati ha fatto campagna elettorale e sembrerebbe per questo essere stata premiata.

Ma allora  i Cinquestelle, guidati dal Grillo, il 'buffone' (la cui scoperta  se l'è annessa Pippo Baudo proprio ieri,  ma solo la scoperta del 'guitto'), si alleano alla Lega? Ma quando mai! Il Movimento lo fa  per SENSO DI RESPONSABILITA' verso il paese e le istituzioni. Ritorna il tema ricorrente sulle bocche di tutti i parlamentari, la cui qualità umana, politica e professionale è, a detta di tutti,  politici inclusi - gli uni lo dicono degli altri mai di se stessi - è la più bassa della storia della nostra repubblica.

Ciò che però, sulla scia del dibattito: 'migranti' e 'fuori dal mondo', i giornali non hanno riferito, perchè  lo stesso Di Maio ne  ha parlato a microfoni spenti, con alcuni suoi confidenti che poi l'hanno riferito a noi, pregandoci di mantenere il segreto - che noi deliberatamente non manteniamo - è ciò che ha detto a proposito della sindaca Raggi, sul tema 'rifiuti a Roma', la  notissima 'monnezza', sulla quale l'assessore preposta, aveva detto che a Roma ' non esisteva una emergenza rifiuti', semmai  una 'emergenza topi'- ma questo l'aveva detto solo dopo che un  topo, non tanto grazioso e neppure tanto piccolo, l'aveva preceduta, mentre salivano in coppia le scale del Campidoglio, e dopo che si era ben pasciuto della 'monnezza' romana.

Di Maio, a chi gli faceva notare che Roma è tuttora invasa dai rifiuti, dalla 'monnezza', nonostante le ammissioni contrarie della Raggi, e che i rifiuti, la 'monnezza' non si aveva più nessuna discarica dove ammucchiarla, ha detto testualmente: Virginia  è FUORI DAL MONDO e, diciamolo pure, anche, FUORI DI TESTA. E sua, in buona parte, è la colpa se i Cinquestelle sono usciti con le ossa rotte da questa tornata elettorale. E chissà quali altri danni potrà procurare al Movimento, oltre quelli che il Movimento stesso è capacissimo di autoprodurre. Se si dimettesse, farebbe un favore a tutti, e lei ne guadagnerebbe in salute.
 Così parlò Di Maio, e così non hanno riferito i giornali.

giovedì 18 maggio 2017

Notizie,notizie,notizie: Madia, Appendino,Raggi, Pomezia

Cominciamo da quella che possiamo liquidare più semplicemente. Dalla Appendino, sindaco di Torino, che sembra buona e brava amministratrice, alla sua prima esperienza di governo di una città, dopo esserne stata, nella medesima amministrazione comunale, consigliera, per il Movimento di Grillo. La sindaca torinese è  portata in palmo di mano nel paese, non potendosi avere  in altrettanta considerazione Virgina Raggi che nell'amministrazione comunale del Campidoglio, si sta dimostrando, senza dubbio alcuno, è una vera tragedia. Sulla scia di tanta buona fama, qualcuno l'ha voluta proporre per il governo del paese. In Italia, per la scarsa considerazione che si ha del lavoro dei politici che governano, succede spesso che a qualche amministratore onesto - basta l'onestà -    si voglia far fare il 'triplo salto mortale', senza allenamento preventivo, candidandolo ad ogni incarico  superiore  si renda libero, anche se  privo di qualunque esperienza. Il caso di Virginia Raggi, finita sulla poltrona più importante del Campidoglio, sta  a dimostralo. Può un avvocato alle prime armi, pur diligente, come la Raggi, reggere l'amministrazione della Capitale, al suo primo incarico di governo?
 Beh, per la Appendino, brava sindaca, la candidatura al governo del Paese, è definitivamente tramontata, per sua fortuna. Quella candidatura resterebbe ristretta ai fratelli-coltelli ( Di Peio, e Di Batosta; 'mezzepippe' secondo la nomenclatura di De Luca, il governatore campano), i quali non hanno mai amministrato neppure la famiglia, avendoci pensato fino ad ora  i genitori, e che ora dovrebbero amministrare il Paese.  E Renzi, ribattono? Renzi ha avuto  esperienze ammnistrative ( prima lo provincia e poi una città importante come Firenze) prima di governare il Paese.

Dalla Appendino alla Raggi, segnalatasi  finora per non essere stata capace di risolvere qualunque problema e che intende ora  dare un'accelerata alla sua azione di governo. I rifiuti restano per strada, le buche pure, dello Stadio della Roma non si sa ancora nulla, i lavori al Teatro Valle dovranno ancora cominciare, ma... la funivia aera si farà, per collegare due zone della città che altrimenti restano scollegate, a causa del caotico , infernale traffico cittadino. E dopo la prima, anche una seconda ed una terza ed altre ancora. Roma diventerà , merito della amministrazione Raggi, la città con maggiore traffico cittadino tramite funivia.  Perchè, ragiona la Raggi, viaggiare sospesi nel vuoto a Roma è più semplice che su terra , peggio ancora nel sottosuolo, dove ogni giorno si fanno scoperte che costituiscono ostacoli, talora insormontabili, all'ampliamento del sistema viario sotterraneo.

E la Madia? Con la sua faccia da madonna trecentesca non ha fatto già abbastanza guai, causa innocenza ed inesperienza, da ministro? Evidentemente la misura per i capi del suo partito non è ancora colma, se la candidano a segretario romano del PD. Per nostra fortuna, e per quel che conta il segretario  cittadino di un partito, sempre meglio una che giri per le sezioni che per le stanze del Ministero.

E, infine, Pomezia,  ovvero la tragedia. Non sono passati che pochi giorni da quando sembrava essere stato definitivamente domato l'incendio 'tossico' in quella fabbrica che trattava rifiuti di ogni genere (evidentemente anche rifiuti pericolosi che non avrebbe dovuto trattare) ed arriva la notizia  tragica della riaccensione dell'incendio nella stessa fabbrica che per giorni e giorni ha tenuto col fiato sospeso i cittadini non solo di Pomezia, a causa dei veleni tossici che da quell'incendio si sarebbero sprigionati, andando ad inquinare terreni, prodotti, acque e cittadini  nel giro di parecchi chilometri. Perchè  i rifiuti di quella fabbrica hanno ripreso a bruciare?  L'incendio, dopo una  settimana di lavoro dei vigili del fuoco non era stato spento ? Cos'altro è accaduto? Ditecelo per favore;  parli  la Raggi ed anche  il suo compagno di Movimento che regge la cittadina laziale. Ma questa volta parlate chiaro!

mercoledì 10 maggio 2017

Anche il TAR del Lazio dà dell'incompetente alla sindaca Raggi

Perdonateci l'espressione, trattandosi di una signora, come Virginia Raggi. Ma è proprio il caso di dire che il TAR del Lazio la 'prenda per il culo' e la ridicolizzi.  
Il TAR, per giustificare la sua sentenza che  annullava l'ordinanza dei sindaco sulla proibizione dei fuochi d'artificio e botti per la sera di Capodanno, ordinanza emessa pochi giorni prima del Capodanno, bacchetta la poveraccia, facendole notare che il Capodanno cade sempre fra il 31 dicembre ed il 1 gennaio di ogni anno, dunque prevedibilissimo, e che quindi non si può intervenire su un evento sempre identico nella sua ricorrenza con ordinanze che sarebbero  più adatte, per i tempi e le modalità di emissione, a fatti ed eventi non prevedibili, che necessariamente non possono che essere organizzati  con strumenti emergenziali. Dunque per le ordinanze relative al Capodanno - dice il TAR alla sindaca, si provveda con ragionevole - è forse questo l'aggettivo che alla sindaca andrebbe spiegato!- anticipo.

Ora se il TAR decidesse di intervenire anche su altre questioni dello stesso tenore, dovrebbe ancora una volta 'prendere per il culo' non solo lei, ma con lei anche il suo assessore vice sindaco, Luca  Bergamo, per il caso dell'Estate romano. Sapendo, sindaca e assessore, che l'estate, pur essendo una stagione che non è più come l'estate di una volta, arriva sempre il 22 giugno (vero? ), perché sia lei, la sindaca, che lui, il suo assessore alla 'ricrescita culturale', si risolvono a pubblicare il bando per l'Estate Romana a ridosso dell'inizio delle manifestazioni? Forse che sperano che gli aspiranti ai finanziamenti comunali, desistano per spossatezza o addirittura crepino per fame, o che l'estate - con le stagioni che non sono più  come quelle di una volta - si sposti più avanti: al 22 luglio od anche al 22 agosto, e magari dell'anno successivo? 

giovedì 23 marzo 2017

Vittorio Sgarbi, ora che fa comunella con il suo conterraneo Franceschini, chiude troppo spesso un occhio

Vittorio sembra una belva ammansita.  Non sbraita più contro il ministro. Perchè lo ha riempito di complimenti, nel corso di una singolare intervista pubblicata da 'Sette' del Corriere, arrivando perfino a dirgli che lui sa bene che quella poltrona da lui ora occupata è una poltrona dove sarebbe stato meglio vederci seduto Sgarbi, almeno in nome della sua competenza, meno per la sua connaturale litigiosità e volontà di scontro?
Ora che fa, sta zitto, non vede più nulla delle brutture e delle assurdità che altri è costretto in sua vece a rammentare e ad indicare al pubblico ludibrio?

 Vittorio Emiliani, dal suo 'Comitato per la bellezza' oggi sul Corriere racconta le meraviglie disseminate dalle parti delle stradine intorno a Piazza Navona, e nelle vicinanze e all'interno della Chiesa di s. Maria della pace; meraviglie sconosciute ai più, ma di grandissimo pregio, con i più grandi nomi della pittura ed architettura del Cinquecento. Forse perchè  non messe bene in evidenza da nessuna guida, almeno quanto e come meriterebbero. Ma poi è costretto a gridare allo scandalo, visto il silenzio di Sgarbi: lo speaker, registrato, degli autobus romani, giunto in prossimità della celebre piazza annuncia ai turisti: prossima fermata ' Piazza Navòn!!!!  Orrore! Che razza di dizione è questa? Può accadere che il nome di una delle più celebri piazza romane, a Roma, sugli autobus del Comune, venga storpiato? Accade anche questo nella Roma grillina, i cui esponenti hanno oggi gridato all'indirizzo di tutte le altre forze politiche : siete spacciati, arrendetevi!' Hanno ragione, di fronte alla loro imbecillità non ci si deve mai arrendere, anche se governano - come sostengono.

Ma c'è anche un  altro caso del quale verrebbe da chiedere conto all'amministrazione della capitale, e lo facciamo noi, visto che Sgarbi pensa e guarda ad altro, per non vedere.

Sul ponte  del Tevere che collega Regina coeli a via Giulia, sono comparsi in questi ultimi giorni - come segnalato da un lettore del Corriere con una  foto - dei lampioni che definire vergognosi è poco.  che prenderebbero, forse, il posto di quelli bellissimi di bronzo, monumentali, che consociamo. E nessuno dice nulla? Ci deve pensare un lettore al quale non  fa difetto né lo spirito di osservazione  né la volontà di denuncia.?Si può offendere la bellezza ed il decoro di Roma con la più grande indifferenza e il silenzio generale?

A proposito di illuminazione, percorrendo qualche mese fa, la Pontina che porta a s. Felice Circeo, siamo rimasti colpiti dai lampioni di fresco impianto che la illuminano. Orrendi: meglio allora quelli asettici che vediamo dappertutto. Chi li ha messi, e chi ha consentito che una ditta li impiantasse?
 Ci siamo convinti che il tecnico della Provincia ( ricade sotto l'amministrazione provinciale la cura delle strade) che aveva l'incarico di seguire il bando e dar corso all'impianto di illuminazione era - ne siamo certi - l'amante della moglie del proprietario dell'azienda; oppure, se  forte di  una situazione familiare o sentimentale  tranquilla e regolare,  avrà fatto vacanze principesche ai caraibi, pagate dall'azienda; oppure, infine, avrà ottenuto in cambio che gli rifacessero gli impianti elettrici in casa sua ed in quelle di tutti i suoi familiari. Non abbiamo trovato altre ragioni plausibili per giustificare la scelta di quegli orrendi lampioni.
 Ma se Sgarbi dorme o chiude un occhio, chi denuncerà questi  insulti alla bellezza del nostro paesaggio e delle nostre città? Franceschini? Ma no, il ministro pensa solo al Colosseo, dove ha deciso di buttare una ventina di milioni di soldi pubblici in un progetto che solo un matto da legare poteva immaginare.

venerdì 10 marzo 2017

Luigi Di Maio, candidato premier - Dio ci scampi e liberi - perde,blaterando,l' ennesima occasione per fare bella figura

Le parole pronunciate l'altro ieri dall'aitante esponente del Movimento di Grillo, vice presidente del Parlamento,  Luigi Di Maio, nella stessa aula di Montecitorio, che egli spesso presiede guidando i lavori, dopo l'intervento del premier Gentiloni che riferiva dell'imminente incontro a Bruxelles dei capi di stato e di governo, fanno capire a quanti non avessero già capito che faccia di... bronzo abbia quel giovane politicante, deciso a scalare le vette del potere,  non importa come ed a quale prezzo.

Perché non  avrebbe dovuto dire ciò che ha detto e forse fatto meglio a tacere, nonostante il clima generale della politica politicante sia infuocato, con la minaccia sempre presente di future non lontanissime elezioni?
Semplicemente perchè, volgendo lo sguardo  agli affari di casa, la casa in cui alcuni esponenti del suo stesso Movimento stanno governando - sgovernando -   si sarebbe dovuto convincere che la scelta del silenzio  era migliore del lancio di accuse in altra direzione, quantomeno scgliere di moderare i termini.

Di Maio ha detto a Gentiloni di andare a casa, non senza essere andato prima a palazzo Chigi a spegnere le luci e chiudere a chiave.

Di Maio, l'accusatore, ha letto ciò che da tempo i giornali vanno scrivendo sullo scanalo del governo Cinquestelle della Capitale? Fa finta di non capire che egli è fra gli accusati?  Per rinfrescargli la memoria- sebbene si tratti di cose che anche lui conosce bene, scorazzando per le strade indecenti di Roma - i giornali hanno scritto tutti indistintamente che la Capitale è ora in uno stato vergognoso, sotto ogni aspetto, dal traffico alla pulizia ai servizi pubblici, perchè la sindaca Virginia Raggi - laureata 'incapace' nel governare -  ha da pensare ogni giorno a guai nuovi,  prodotti dalla sua stessa incapacità. Dai vari collaboratori rivelatisi suggeritori occulti per propri interessi,  al via vai dei vari assessori, l'ultimo del quali, quello che dovrebbe sostituire Berdini, non si sa ancora quando potrà fare l'assessore, perché dovrà prima dimettersi dal suo studio, in evidente conflitto di interessi con il suo assessorato.
Insomma un pasticcio dietro l'altro, che coinvolge in prima persona la sindaca che  nelle valutazioni dell'opinione pubblica è agli ultimi posti nelle varie classifiche che regolarmente si compilano sulla qualità della vita nelle varie città e sulla loro amministrazione.
Beh, Roma, anche per colpa di Virginia Raggi e del Movimento che ogni giorno invia in Campidoglio qualche nuovo badante, prendendolo direttamente dall'EST che per Grillo, è rappresentato dalla sua Liguria, più precisamente da Genova (esattamente come Renzi ha fatto con  il cosiddetto Giglio magico toscano!) è scesa agli ultimi posti.

 Di Maio ha alzato la voce anche per un altro motivo. Nei giorni scorsi Repubblica ha pubblicato i risultati di un sondaggio effettuato ai primi di marzo, dunque fresco di giornata. Da tale sondaggio risultano evidenti due fattori allarmanti per il Movimento di Grillo, per nascondere i quali Di Maio fa il guappo. Al ballottaggio una bella fetta degli elettori di Virginia Raggi proveniva dalle file di coloro che avevano, al primo turno, votato per la Meloni di FdI. Dunque non da quelli che avevano votato per Giachetti. E questo già mette pensiero ai grillini. Ma il secondo elemento è ancora più grave del primo. E più allarmante.
 Due su tre degli interpellati, che si erano dichiarati elettori di Virginia Raggi, hanno affermato convinti che non la rivoteranno. Due su tre. Dichiarazioni da far tremare il già traballante trono dei grillini e dello stesso Di Maio che,  anche per questo, si alza in piedi e, come un bullo e spaccone qualsiasi, arringa il popolo.