Ma non era un inferno la Rai? E come mai tutti vogliono finirci dentro? Perchè tutta questa voglia di far parte del CdA che verrà rinnovato prossimamente? Hanno espresso il loro interesse a restarci quasi tutti i consiglieri uscenti, perfino Carlo Freccero, del cui passaggio in CdA nessuno ha visto tracce, in compenso se lo ritrova quotidianamente in trasmissioni di ogni genere a pontificare, sempre con ' devo dirvi due o tre, mai una sola, cose importanti'- espressione con cui lui stesso fa precedere ogni suo intervento, fiancheggiatore dei Cinquestelle, che sarà sicuramente riconfermato.
Ci sono naturalmente molti candidati che di televisione ne capiscono, meglio. dovrebbero caprine abbastanza, avendo avuto nella televisione di Stato incarichi di prestigio, direzioni di rete, ad esempio, nonostante che abbiano superato i settanta quasi tutti. Perchè tornare in quell'inferno mentre possono godersi una bella pensione magari in paesi affacciati sull'oceano la cui legislazione è molto comprensiva verso pensionati ricchi, come loro, che esportano valuta?
E' loro convinzione, nel caso dei consiglieri Rai, che la giovane età non è un punto a favore, la 'rottamazione' non può essere applicata con profitto, perchè per guidare quella che è si un inferno ma anche la 'massima azienda culturale del paese', continuamente strattonata da tutte le forze politiche e massimamente da quelle al governo, i capelli bianchi sono preferiti.
C'è anche chi non ha mai avuto responsabilità tali da giustificare la candidatura nel CdA, come la Nunzia Di Girolamo, la quale, dopo essere stata trombata alle elezioni, ha cambiatio vita e, per l'occasione, ha tirato fuori una carta che ritiene vincitrice: "ho partecipato a molte trasmissioni televisive dunque conosco bene la tv". Come darle torto, se debutta alla massima carica del paese - il premierato - un avvocato che non ha mai fatto attività politica nè avuto responsabilità di governo, e pure governa sotto lo sguardo vigile dei due contraenti, Di Maio e Salvini ?
Dopo le ultime gaffe, il suo ruolo ci ha fatto venire in mente il famoso programma 'Non è la Rai', con un esercito di lolite, ed una più di tutte, che avevano il suggeritore incorporato (Gianni Boncompagni). Solo che le lolite ed il suggeritore dovevano semplicemente intrattenere, mentre Giuseppe Conte e i due suggeritori devono governare; e la differenza non è da poco.
Visualizzazione post con etichetta CDA RAI. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta CDA RAI. Mostra tutti i post
venerdì 8 giugno 2018
giovedì 6 ottobre 2016
Vice direttori Rai. Ormai un esercito
A quelli già esistenti, scaduti ma da ricollocare, altri 25 se ne aggiungono ora, sfornati freschi freschi dall'ultimo CDA Rai. Ognuno dei telegiornali ne ha cinque o sei, perfino Rai Parlamento, che in tutta la giornata fa complessivamente 6-7 minuti di notiziario - diviso in due , la mattina ed il pomeriggio - ha i suoi bei vice direttori, tre o quattro, che rappresentano il codazzo della nuova direttrice, la Manzione, il cui cognome qualcosa di tosco ricorda, aldi là naturalmente della parlata.
Nulla di male se i vice direttori, e a maggior ragione, per gli alti costi, anche i direttori - perchè no? - alla fine di un mandato, che naturalmente non può durare in eterno, fossero rimandati ai loro 'gradi militari' che avevano prima di assumere il comando degli eserciti dell'informazione. Fine mandato, fine benefit di comando e si torna a fare il redattore capo o responsabile delle varie sezioni dalle quali erano stati prelevati prima di assumere l'incarico di vertice. Invece no.
Finito il mandato occorre trovare un lavoro agli ex, ma che sia adeguato al ruolo che avevano prima. E così accade che ad ogni cambio di poltrone anche il battaglione degli ex direttori si infittisca: alcuni di loro vengono destinati ad altri incarichi, altri - quelli più invisi ai nuovi potenti - restano senza cariche ma con gli stessi stipendi di quando erano direttori.
Dal battaglione degli ex direttori, all'esercito dei vice direttori. Con la conseguenza che man mano che il tempo passa e gli avvicendamenti ai vertici si susseguono l' esercito diventa sempre più numeroso (venticinque alla volta, ad ogni giro di valzer di poltrone). E se non si pone fine a questo assurdo meccanismo si va verso un capovolgimento delle forze in campo. Fra breve ci potrebbero essere più direttori e vicedirettori che giornalisti semplici, cioè la truppa; e si dovrà assegnare ad ogni giornalista in attività, almeno un ex direttore e due ex vice. E quel povero giornalista, soldato semplice, dovrà districarsi fra i tre ordini ricevuti per ogni servizio, talvolta contrastanti fra loro, perché fra ex direttori e ex vice ce ne saranno certamente di diversa provenienza partitica, ideologica e forse anche professionale.
Nel via vai più recente di nomine di vice, si segnala - unico caso - per trasloco e non per demansionamento, il passaggio di una vice (Susanna Petruni) dal TG1 ad altro TG, una vice di cui nel passato si è scritto che era assai simpatica al Cavaliere che le aveva regalato una collanina - niente di importante - ma con una farfallina, regalata anche a tante altre da Berlusconi.
Il progetto di Gubitosi di ridurre od accorpare le testate giornalistiche per ridurre direttori e vice e corrispondenti e tutto il resto, è saltato definitivamente, quando ci si è accorti che con tale riduzione non si avevano più poltrone sufficienti per placare gli appetiti di tutti i partiti al potere, sia di quelli che il potere l'avevano acquisito con i voti, che di quelli che se lo erano procurato, pur minoranza, sostenendo il governo, e anche di quelli che al governo avevano offerto, saltuariamente, la loro stampella.
Nulla di male se i vice direttori, e a maggior ragione, per gli alti costi, anche i direttori - perchè no? - alla fine di un mandato, che naturalmente non può durare in eterno, fossero rimandati ai loro 'gradi militari' che avevano prima di assumere il comando degli eserciti dell'informazione. Fine mandato, fine benefit di comando e si torna a fare il redattore capo o responsabile delle varie sezioni dalle quali erano stati prelevati prima di assumere l'incarico di vertice. Invece no.
Finito il mandato occorre trovare un lavoro agli ex, ma che sia adeguato al ruolo che avevano prima. E così accade che ad ogni cambio di poltrone anche il battaglione degli ex direttori si infittisca: alcuni di loro vengono destinati ad altri incarichi, altri - quelli più invisi ai nuovi potenti - restano senza cariche ma con gli stessi stipendi di quando erano direttori.
Dal battaglione degli ex direttori, all'esercito dei vice direttori. Con la conseguenza che man mano che il tempo passa e gli avvicendamenti ai vertici si susseguono l' esercito diventa sempre più numeroso (venticinque alla volta, ad ogni giro di valzer di poltrone). E se non si pone fine a questo assurdo meccanismo si va verso un capovolgimento delle forze in campo. Fra breve ci potrebbero essere più direttori e vicedirettori che giornalisti semplici, cioè la truppa; e si dovrà assegnare ad ogni giornalista in attività, almeno un ex direttore e due ex vice. E quel povero giornalista, soldato semplice, dovrà districarsi fra i tre ordini ricevuti per ogni servizio, talvolta contrastanti fra loro, perché fra ex direttori e ex vice ce ne saranno certamente di diversa provenienza partitica, ideologica e forse anche professionale.
Nel via vai più recente di nomine di vice, si segnala - unico caso - per trasloco e non per demansionamento, il passaggio di una vice (Susanna Petruni) dal TG1 ad altro TG, una vice di cui nel passato si è scritto che era assai simpatica al Cavaliere che le aveva regalato una collanina - niente di importante - ma con una farfallina, regalata anche a tante altre da Berlusconi.
Il progetto di Gubitosi di ridurre od accorpare le testate giornalistiche per ridurre direttori e vice e corrispondenti e tutto il resto, è saltato definitivamente, quando ci si è accorti che con tale riduzione non si avevano più poltrone sufficienti per placare gli appetiti di tutti i partiti al potere, sia di quelli che il potere l'avevano acquisito con i voti, che di quelli che se lo erano procurato, pur minoranza, sostenendo il governo, e anche di quelli che al governo avevano offerto, saltuariamente, la loro stampella.
giovedì 20 novembre 2014
Benedetta Tobagi, Gherardo Colombo, Riccardo Muti, CDA RAI, Fuortes conosce solo Bietti. Letto sui giornali
Ci chiediamo spesso con che altro potremo divertirci il giorno in cui decidessimo di non acquistare più giornali, come facciamo da oltre 35 anni tutti i giorni, senza saltarne uno, portandoci a casa una media di tre quotidiani al giorno, oltre naturalmente a settimanali e mensili italiani ed esteri. Gli spunti di divertimento che giornalmente ci offre la lettura dei giornali non è facile reperirli in altri settori; forse ve ne sono, magari anche meno costosi, ma noi ancora non li conosciamo.
Oggi ad esempio. Come non sbellicarsi dalle risate nel leggere della decisione di ieri del CDA della RAI, di proprietà del Tesoro, che ha deciso di impugnare la richiesta del governo dei 150 milioni di Euro , proprio nel giorno in cui l'ingresso in Borsa della Rai, per i suoi impianti di trasmissione, è stato accolto benissimo dagli investitori? Uno, subito, pensa che a favore di questa mozione abbiano votato i consiglieri 'in quota' della destra, invidiosi del successo dell'esordio in Borsa. No, la mozione l'ha proposta un ex maggiordomo di Berlusconi, è vero, ma a lui si sono uniti quasi tutti gli altri e perfino i due consiglierucci indicati, anzi graziati, dal PD, e cioè la Benedetta Tobagi e Gherardo Colombo che se non avessero fatto il grande gesto, ci saremmo dimenticati persino della loro esistenza. Nessun altra traccia, e neppure sottotraccia, del loro passaggio esiste nei piani alti di Viale Mazzini, oltre la presenza dei loro nomi nei libri contabili RAI, per la paghetta come consiglieri di amministrazione. Sarebbe opportuno che almeno loro due spiegassero al popolo ignorante il senso di quel folle gesto. E poi dicono che Renzi non ha ragione quando ammonisce che presto va cambiata la governance della RAI. Come si fa a dargli torto, quando si viene a sapere che, in Australia, per seguire il G 20, sono arrivati 5 troupe RAI? Per quello che dicono e per la pochezza temporale dei servizi, non ne bastava una per tutte le testate giornalistiche RAI? Certo che sì, una bastava ed avanzava. Ed invece abbiamo mandato in Australia, a nostre spese - soldi veramente buttati - una quindicina di persone, invece di due o tre.
In rete si sono scatenati contro Riccardo Muti che sarebbe sì, a detta di molti navigatori, un grande direttore - non manca qualcuno che mette in dubbio finanche le sue capacità direttoriali - ma una pessima persona. E giù altre accuse: perchè ha taciuto sull'Opera di Roma in questi ultimi travagliati mesi? Perchè, appena ha visto acque increspate, prima di quelle agitate, s'è dato a nuoto alla fuga? Gli rimproverano anche questo, ed infine, il fatto di portarsi appresso, ogni volta che si muove, moglie figlia amici e servitori. Non gli hanno fatto nessuno sconto in nome della fama e della bravura, tanto che ci vien voglia di difenderlo, ad ogni costo, dimenticando i difetti, qualora ne avesse.
Fuortes, che unisce a grande capacità imprenditoriale nel mondo della cultura, una conoscenza fuori dell'ordinario dell'ambiente musicale - ragione per cui è stato chiamato a dare un'aggiustatina all'Opera di Roma, come ha poi fatto, un momento prima di rischiare di distruggerla del tutto - ha avviato con l'inaugurazione della nuova stagione della 'grande opera' a Roma, una serie di incontri o conferenze di presentazione delle opere in cartellone. E, come ha fatto all'Auditorium di cui resta ancora amministratore delegato, con le lezioni di musica e al Teatro Petruzzelli di Bari negli intensi mesi in cui è stato commissario, risanando i conti e lasciando un buco di un paio di milioni quando è andato via, ha chiamato ogni volta tutti più grandi musicologi al mondo che alla conoscenza della materia trattata uniscono anche capacità comunicativa eccelsa: Giovanni Bietti all'Auditorium, Giovanni Bietti al Petruzzelli, e Giovanni Bietti all'Opera di Roma.
Tutti gli auguriamo, prima che assuma la sacrosanta decisione di abbandonare il campo, che l'opera inaugurale veda il botteghino del teatro con file chilometriche, perchè se non ci saranno, anche di questo darà la colpa a qualcun altro, invece che a se stesso, che di gestione di una stagione non capisce un tubo, per cui sostituisce Aida con Rusalka - una donne con un altra - con la massima prosopopea possibile.
Oggi ad esempio. Come non sbellicarsi dalle risate nel leggere della decisione di ieri del CDA della RAI, di proprietà del Tesoro, che ha deciso di impugnare la richiesta del governo dei 150 milioni di Euro , proprio nel giorno in cui l'ingresso in Borsa della Rai, per i suoi impianti di trasmissione, è stato accolto benissimo dagli investitori? Uno, subito, pensa che a favore di questa mozione abbiano votato i consiglieri 'in quota' della destra, invidiosi del successo dell'esordio in Borsa. No, la mozione l'ha proposta un ex maggiordomo di Berlusconi, è vero, ma a lui si sono uniti quasi tutti gli altri e perfino i due consiglierucci indicati, anzi graziati, dal PD, e cioè la Benedetta Tobagi e Gherardo Colombo che se non avessero fatto il grande gesto, ci saremmo dimenticati persino della loro esistenza. Nessun altra traccia, e neppure sottotraccia, del loro passaggio esiste nei piani alti di Viale Mazzini, oltre la presenza dei loro nomi nei libri contabili RAI, per la paghetta come consiglieri di amministrazione. Sarebbe opportuno che almeno loro due spiegassero al popolo ignorante il senso di quel folle gesto. E poi dicono che Renzi non ha ragione quando ammonisce che presto va cambiata la governance della RAI. Come si fa a dargli torto, quando si viene a sapere che, in Australia, per seguire il G 20, sono arrivati 5 troupe RAI? Per quello che dicono e per la pochezza temporale dei servizi, non ne bastava una per tutte le testate giornalistiche RAI? Certo che sì, una bastava ed avanzava. Ed invece abbiamo mandato in Australia, a nostre spese - soldi veramente buttati - una quindicina di persone, invece di due o tre.
In rete si sono scatenati contro Riccardo Muti che sarebbe sì, a detta di molti navigatori, un grande direttore - non manca qualcuno che mette in dubbio finanche le sue capacità direttoriali - ma una pessima persona. E giù altre accuse: perchè ha taciuto sull'Opera di Roma in questi ultimi travagliati mesi? Perchè, appena ha visto acque increspate, prima di quelle agitate, s'è dato a nuoto alla fuga? Gli rimproverano anche questo, ed infine, il fatto di portarsi appresso, ogni volta che si muove, moglie figlia amici e servitori. Non gli hanno fatto nessuno sconto in nome della fama e della bravura, tanto che ci vien voglia di difenderlo, ad ogni costo, dimenticando i difetti, qualora ne avesse.
Fuortes, che unisce a grande capacità imprenditoriale nel mondo della cultura, una conoscenza fuori dell'ordinario dell'ambiente musicale - ragione per cui è stato chiamato a dare un'aggiustatina all'Opera di Roma, come ha poi fatto, un momento prima di rischiare di distruggerla del tutto - ha avviato con l'inaugurazione della nuova stagione della 'grande opera' a Roma, una serie di incontri o conferenze di presentazione delle opere in cartellone. E, come ha fatto all'Auditorium di cui resta ancora amministratore delegato, con le lezioni di musica e al Teatro Petruzzelli di Bari negli intensi mesi in cui è stato commissario, risanando i conti e lasciando un buco di un paio di milioni quando è andato via, ha chiamato ogni volta tutti più grandi musicologi al mondo che alla conoscenza della materia trattata uniscono anche capacità comunicativa eccelsa: Giovanni Bietti all'Auditorium, Giovanni Bietti al Petruzzelli, e Giovanni Bietti all'Opera di Roma.
Tutti gli auguriamo, prima che assuma la sacrosanta decisione di abbandonare il campo, che l'opera inaugurale veda il botteghino del teatro con file chilometriche, perchè se non ci saranno, anche di questo darà la colpa a qualcun altro, invece che a se stesso, che di gestione di una stagione non capisce un tubo, per cui sostituisce Aida con Rusalka - una donne con un altra - con la massima prosopopea possibile.
Etichette:
aida,
auditorium di roma,
australia,
benedetta tobagi,
CDA RAI,
Fuortes,
G20,
gherardo colombo,
giovanni bietti,
Opera di Roma,
Renzi,
Riccardo Muti,
rusalka,
teatro petruzzelli
Iscriviti a:
Post (Atom)