Aveva ragione Giorgia Meloni. Dei vitalizi, in ogni legislatura ci viene detto: se ne riparlerà alla prossima. Vale anche per la Meloni che, come tutti i suoi sodali, e benchè sia ancora lontanissima dalla pensione, si guarderà bene dal porre mano a questo privilegio, con tutti gli annessi e connessi, che è letteralmente un insulto al paese che continua a dibattersi in una crisi che non è stata ancora spazzata via dalla crescita che è lenta e flebile.
Di Maio 'superman' , e con lui Fico e tutto il Movimento dietro a lui, avevano assicurato che bastava qualche settimana per cancellare questo assurdo privilegio ( si parla naturalmente dei vitalizi in essere, da ricalcolare). E che ci sarebbero riusciti loro dopo che tutti gli altri partiti al governo nel tempo avevano uno dopo l'altro dichiarato forfait. A godere da anni di tali vitalizi soo anche illustri nomi del giornalismo e persone in vista della società civile e delle professioni. Li avete mai sentiti spendere una sola parola a favore della loro abolizione? Qualche vocina s'è udita a malapena, che ci ha detto che devolve in beneficienza il vitalizio, che solitamente si cumula ad altre pensioni, altrettanto sostanziose. Ma perchè, allora, non destinare la beneficienza al paese intero, facendosi promotori della loro abolizione (parliamo ovviamente sempre di quelli passati).
I commentatori andavano scrivendo che i Cinquestelle al governo - ipotesi abortita per la sete di potere e superlativo 'ego' di Di Maio - avrebbero in qualche mese messo mano ad alcune riforme per assicurarsi una vittoria ancora più strepitosa alle prossime elezioni, sempre più vicine. Oltre che dei vitalizi avrebbero toccato gli emolumenti dei parlamentari e dei consiglieri regionali, quelli almeno che non l'hanno ancora fatto - e sono la maggioranza!) Ma c'è ancora chi crede che lo faranno, che saranno proprio i parlamentari in carica a ridursi le indennità vergognose? E l'elenco dei privilegi ingiusti da abolire potrebbe continuare ancora. Ve ne sono in ogni settore, e la speranza che vengano eliminati è già morta.
Un esempio, riguardante istituzioni che senza il congruo finanziamento pubblico - nonostante che abbiano autonomia di gestione - non potrebbero sopravvivere.
Prendiamo il caso dell'Accademia di Santa Cecilia. il cui capo ( Michele dall'Ongaro) - presidente/sovrintendente/direttore artistico ( non vi fate impressionare da tutti questi impegni, ad essi provvede uno stuolo di sottoposti ben pagato) percepisce un compenso annuo di 240.000 Euro. Se vogliamo essere ancor più precisi il predecessore( Bruno Cagli e prima di lui Luciano Berio che se l'era aumentato di parecchio!) ne prendeva oltre 300.000. ( E' sottinteso che tali emolumenti se li sono attribuiti da sè, presiedendo il consiglio di amministrazione dell'Ente che li ha formalmente erogati). Ora il capo dell'Accademia percepisce lo stesso stipendio del Capo dello Stato e del direttore generale, ad esempio, della Rai. Vi sembra possibile una tale aberrazione? A noi no. Anche perchè per elargire tali lauti IMMERITATI compensi, la stessa Accademia di Santa Cecilia è costretta poi a mettere una tassa di ingresso alla sua biblioteca, perchè non ha i soldi per garantire il sevizio necessario. Non è vergognoso?
E, per restare nell'ambito delle Fondazioni liriche, alle quali nel complesso lo Stato ogni anno destina 180.000.000 di Euro circa, appare tanto assurdo che il Ministero, che eroga i finanziamenti, stabilisca un tetto per tutti i sovrintendenti, oltre il quale in nessuna fondazione si può andare? Perchè a S. Cecilia e alla Scala (Pereira), come anche all'Opera di Roma (Fuortes), devono prendere 240.000 Euro, mentre a Firenze( Chiarot), 200.000, e in quasi tutte le altre da 170.000 (Venezia, Torino, Verona, Palermo, Napoli ecc..) in giù?
Neanche a questa anomalia si può mettere fine? E' normale che dopo aver erogato i finanziamenti il Ministero lasci che ciascuna fondazione li eroda, anche con l'attribuirsi privilegi privi di senso e di logica?
E, invece, Fico ha sì aperto la discussione sui vitalizi da ricalcolare; ma nel corso della ricognizione, necessaria per catalogare l'immensa casistica con la quale in ogni legislatura i parlamentari eletti si sono attribuiti od allargati privilegi ingiustificati, s'è reso conto che essa andava per le lunghe. Ma i Cinquestelle non erano quelli che in qualche settimana avevano promesso che avrebbero cassato questo odioso privilegio? Ora siamo ancora alla ricognizione, che non si discosta dalle consultazioni, ormai in numero di quattro, se comprendiamo la prossima di Mattarella, con le quali non si è arrivati a nessuna conclusione.
Ma questa ricognizione fa venire in mente un'altra analoga operazione della sindaca Raggi, della medesima parrocchia di 'superman' Di Maio. La ricognizione relativa alle buche di Roma ( e potremmo anche aggiungere quella sui rifiuti, emergenza mai finita a Roma!) durata a lunga e che forse tuttora dura, se non sono state ancora ricoperte, causando danni ai cittadini inimmaginabili.
Continueremo a credere a superman Di Maio? Ci ricorderemo di questi flop e, forse, anche di altri futuri, togliendo la fiducia a questo inutile salvatore della patria, al momento del voto?
Visualizzazione post con etichetta vitalizi. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta vitalizi. Mostra tutti i post
venerdì 4 maggio 2018
giovedì 5 aprile 2018
Publio Fiori, superprivilegiato dei vitalizi, è d'accordo sui tagli. Ma quali 'diritti acquisiti'? ( da una intervista, luglio 2017, su Repubblica.it)
ROMA - Publio Fiori, quanti anni è stato in Parlamento?
"Quasi trenta".
E il suo vitalizio è di 10mila euro?
"Confermo".
Quanto ci rimette con la riforma?
"Circa 4mila euro".
Quanto è dispiaciuto?
"Contento non sono, ma trovo questa legge giusta: è in linea con i valori che ho onorato facendo politica. Ma dev'essere il primo passo".
In che senso?
"Spero che il ricalcolo venga esteso a tutte le pensioni eccessive e nel contempo parta una grande operazione di perequazione per raddoppiare le pensioni minime".
Perché lei prende il doppio dei suoi colleghi avendo la stessa anzianità?
"Per l'attentato, ad opera delle Brigate Rosse, nel'77. Mi è stata riconosciuta un'invalidità del 65 per cento. In virtù della legge sulle vittime del terrorismo godo di un beneficio fiscale che fa aumentare l'entità della cifra ".
Non è incostituzionale intaccare un diritto acquisito?
"I diritti acquisiti non esistono. La Consulta lo ha ribadito in almeno dieci sentenze. L'irretroattività della legge è prevista nel codice penale, come rileva l'articolo 25 della Costituzione che però nulla dice invece sulle altre leggi".
Quindi si tratta di un argomento peloso?
"È una cazzata. L'ha detto anche Onida a Repubblica ieri: "Nessun diritto acquisito è intoccabile"".
Dovrà cambiare il suo stile di vita?
"Sono vecchio ormai, tra un po' avrò 80 anni, non ho grandi esigenze. Faccio ancora la professione, ma senza grandissimo impegno".
I risparmi con questa riforma saranno contenuti, dicono i suoi critici.
"Sì, è una riforma simbolica, ma rappresenta pur sempre un segnale. Mi sta bene se è un primo passo".
Quindi lei è d'accordo con i Cinquestelle?
"Questa legge dà vigore al loro populismo, ma vorrei che si battessero allo stesso modo contro l'evasione fiscale e le grandi ricchezze, che andrebbero tassate".
Lei è sempre stato un uomo di destra. Ha cambiato idea?
"Sono un cattolico di destra, popolare, che però sta più a sinistra della sinistra politica".
Per chi vota?
"Vorrei votare per un partito di centro, del popolarismo cattolico, ma non trovo più niente: la politica ha perso i contatti con le grandi questioni, con le grandi idee".
Per chi ha votato l'ultima volta?
"Per Renzi, ma mi sono sbagliato, non lo farò più. Non è riuscito a far ripartire la ripresa come aveva promesso, e ha svuotato del tutto il suo partito".
"Quasi trenta".
E il suo vitalizio è di 10mila euro?
"Confermo".
Quanto ci rimette con la riforma?
"Circa 4mila euro".
Quanto è dispiaciuto?
"Contento non sono, ma trovo questa legge giusta: è in linea con i valori che ho onorato facendo politica. Ma dev'essere il primo passo".
In che senso?
"Spero che il ricalcolo venga esteso a tutte le pensioni eccessive e nel contempo parta una grande operazione di perequazione per raddoppiare le pensioni minime".
Perché lei prende il doppio dei suoi colleghi avendo la stessa anzianità?
"Per l'attentato, ad opera delle Brigate Rosse, nel'77. Mi è stata riconosciuta un'invalidità del 65 per cento. In virtù della legge sulle vittime del terrorismo godo di un beneficio fiscale che fa aumentare l'entità della cifra ".
Non è incostituzionale intaccare un diritto acquisito?
"I diritti acquisiti non esistono. La Consulta lo ha ribadito in almeno dieci sentenze. L'irretroattività della legge è prevista nel codice penale, come rileva l'articolo 25 della Costituzione che però nulla dice invece sulle altre leggi".
Quindi si tratta di un argomento peloso?
"È una cazzata. L'ha detto anche Onida a Repubblica ieri: "Nessun diritto acquisito è intoccabile"".
Dovrà cambiare il suo stile di vita?
"Sono vecchio ormai, tra un po' avrò 80 anni, non ho grandi esigenze. Faccio ancora la professione, ma senza grandissimo impegno".
I risparmi con questa riforma saranno contenuti, dicono i suoi critici.
"Sì, è una riforma simbolica, ma rappresenta pur sempre un segnale. Mi sta bene se è un primo passo".
Quindi lei è d'accordo con i Cinquestelle?
"Questa legge dà vigore al loro populismo, ma vorrei che si battessero allo stesso modo contro l'evasione fiscale e le grandi ricchezze, che andrebbero tassate".
Lei è sempre stato un uomo di destra. Ha cambiato idea?
"Sono un cattolico di destra, popolare, che però sta più a sinistra della sinistra politica".
Per chi vota?
"Vorrei votare per un partito di centro, del popolarismo cattolico, ma non trovo più niente: la politica ha perso i contatti con le grandi questioni, con le grandi idee".
Per chi ha votato l'ultima volta?
"Per Renzi, ma mi sono sbagliato, non lo farò più. Non è riuscito a far ripartire la ripresa come aveva promesso, e ha svuotato del tutto il suo partito".
Vitalizi degli ex parlamentari? Alla prossima legislatura
Prima che chiudesse la precedente legislatura, Giorgia Meloni, a proposito dei vitalizi se ne era uscita con una battuta: rimandata alla prossima legislatura. Infatti se ne era parlato per l'ennesima volta negli ultimi mesi di attività del vecchio Parlamento, tanto per finire in bellezza dopo una legislatura ingloriosa, ma con un nulla di fatto; le varie proposte erano state bocciate da veti incrociati e dalle minacce di 'incostituzionalità', lanciate dagli strenui difensori dei diritti - chiamiamoli con il vero nome: privilegi - acquisiti.
I Cinquestelle, più dei Leghisti di Salvini, ed anche del PD che dopo la bocciatura della proposta di legge di Richetti aveva deciso di glissare sull'argomento, ne avevano fatto un cavallo di battaglia durante la campagna elettorale; ed ora, cominciando dalla Camera, presidente Fico, una delle prime decisioni da assumere. Anche perché, con le evidenti (e forse anche prevedibili fin dal 4 marzo) difficoltà nella formazione del nuovo governo, i Cinquestelle, nel caso si dovesse andare a seconde immediate elezioni, sperano intervenendo sui vitalizi, che gli elettori dimentichino le pretese di Di Maio sul premierato: o io o morte!
Senonchè già ancora prima di procedere a calendarizzare tale provvedimento, si rifanno vivi gli strenui difensori dei privilegi dei Parlamentari. Che pochissimi vorrebbero cancellare, pochi ridurre, ricalcolandoli con il sistema contributivo - tutti quelli in essere prima del 2012, quando è entrato in vigore il sistema contributivo per tutti - e, forse, la maggioranza potrebbe accettare che ad essi venisse applicato un contributo di solidarietà ancora per qualche anno, fino a quando i populisti la faranno finita di mettere in piazza la vita agiata degli ex parlamentari, a spese dello Stato. Tanto per fare un solo esempio: l'ex Parlamentare, Publio Fiori, del quale nessuno aveva memoria, già quando esercitava, figuriamoci dopo, riceve da molti anni un vitalizio di oltre 10.000 Euro mensili: un furto - come altrimenti vogliamo chiamarlo?
I Cinquestelle temendo le elezioni bis, almeno sui vitalizi vogliono portare a casa il risultato, anche prevedendo che un futuro Parlamento possa nuovamente intervenire sulla materia, con una decisione più favorevole ai 'ladri di Stato'!
Naturalmente tutti sottolineano che tale misura antivitalizi di per sé non arrecherebbe grandi vantaggi alle casse dello Stato, trattandosi della revisione di un numero limitato di ex Parlamentari che godono del vitalizio: 2500 circa; ma che, comunque, andrebbe assunta per mandare un segnale al paese: i privilegi vanno cancellati, se non possono goderne tutti i cittadini nella stessa misura, e se la situazione economica generale non li consente.
C'è infine chi, a difesa dell'operato del Parlamento afferma che esso è già intervenuto, energicamente e con determinazione, su detta materia nella passata legislatura; dunque non è restato alla finestra a guardare senza agire. Ha, infatti, tolto i vitalizi ai Parlamentari cui è stata inflitta una condanna definitiva.
Forse volevano dirci che tale misura ha fatto rientrare nelle casse dello Stato ingenti somme, perchè il numero dei Parlamentari che delinquono abitualmente e che per questo hanno subito una condanna definitiva è quasi pari al totale dei componenti le due Camere?
I Cinquestelle, più dei Leghisti di Salvini, ed anche del PD che dopo la bocciatura della proposta di legge di Richetti aveva deciso di glissare sull'argomento, ne avevano fatto un cavallo di battaglia durante la campagna elettorale; ed ora, cominciando dalla Camera, presidente Fico, una delle prime decisioni da assumere. Anche perché, con le evidenti (e forse anche prevedibili fin dal 4 marzo) difficoltà nella formazione del nuovo governo, i Cinquestelle, nel caso si dovesse andare a seconde immediate elezioni, sperano intervenendo sui vitalizi, che gli elettori dimentichino le pretese di Di Maio sul premierato: o io o morte!
Senonchè già ancora prima di procedere a calendarizzare tale provvedimento, si rifanno vivi gli strenui difensori dei privilegi dei Parlamentari. Che pochissimi vorrebbero cancellare, pochi ridurre, ricalcolandoli con il sistema contributivo - tutti quelli in essere prima del 2012, quando è entrato in vigore il sistema contributivo per tutti - e, forse, la maggioranza potrebbe accettare che ad essi venisse applicato un contributo di solidarietà ancora per qualche anno, fino a quando i populisti la faranno finita di mettere in piazza la vita agiata degli ex parlamentari, a spese dello Stato. Tanto per fare un solo esempio: l'ex Parlamentare, Publio Fiori, del quale nessuno aveva memoria, già quando esercitava, figuriamoci dopo, riceve da molti anni un vitalizio di oltre 10.000 Euro mensili: un furto - come altrimenti vogliamo chiamarlo?
I Cinquestelle temendo le elezioni bis, almeno sui vitalizi vogliono portare a casa il risultato, anche prevedendo che un futuro Parlamento possa nuovamente intervenire sulla materia, con una decisione più favorevole ai 'ladri di Stato'!
Naturalmente tutti sottolineano che tale misura antivitalizi di per sé non arrecherebbe grandi vantaggi alle casse dello Stato, trattandosi della revisione di un numero limitato di ex Parlamentari che godono del vitalizio: 2500 circa; ma che, comunque, andrebbe assunta per mandare un segnale al paese: i privilegi vanno cancellati, se non possono goderne tutti i cittadini nella stessa misura, e se la situazione economica generale non li consente.
C'è infine chi, a difesa dell'operato del Parlamento afferma che esso è già intervenuto, energicamente e con determinazione, su detta materia nella passata legislatura; dunque non è restato alla finestra a guardare senza agire. Ha, infatti, tolto i vitalizi ai Parlamentari cui è stata inflitta una condanna definitiva.
Forse volevano dirci che tale misura ha fatto rientrare nelle casse dello Stato ingenti somme, perchè il numero dei Parlamentari che delinquono abitualmente e che per questo hanno subito una condanna definitiva è quasi pari al totale dei componenti le due Camere?
mercoledì 13 dicembre 2017
La politica. non è una risorsa ma un problema in Italia
Ieri Dibba ha preso la parola in Parlamento, esordendo: 'E l'ultima volta che parlo in Parlamento'. Dai banchi dell'opposizione, a questo esordio solenne da fine del mondo più che da fine legislatura - ormai prossima, questione di giorni - si sono levati dei mugugni, del tipo : "e che sarà mai, mica è la fine del mondo; quando non ci sarai più cercheremo di sopravvivere, ce ne faremo comunque una ragione...'. Ai quali, riprendendo il tono solenne, Dibba ha rilanciato: " anche molti di voi, non ci saranno più nel Parlamento prossimamente, quindi anche per molti di voi è l'ultima volta che hanno l'occasione di parlare... magari non hanno nulla da dire e taceranno, come del resto molti di voi hanno fatto nel corso dell'intera legislatura giunta ormai al capolinea, e via dicendo...", proseguendo con toni apocalittici, tipici non solo suoi, ma di molti esponenti del Movimento Cinquestelle che si vuole accreditare come 'millenaristico'.
E, in effetti, a dare un tono apocalittico a questa fine legislatura ci ha pensato anche il presidente di Confindustria, Boccia, il quale dopo aver rassicurato tutti sul miglioramento della situazione economica ed aver anticipato che l'anno prossimo il PIL sarà superiore a quello previsto, ha minacciato, nel solco di Dibba: " salvo che la politica non crei dei guai". Ecco il punto.
La politica che dovrebbe essere per il paese una risorsa, in grado di individuare i problemi ed offrire soluzioni oltre che accompagnare con azioni mirate la crescita e lo sviluppo, in Italia, in maniera più evidente che altrove, la politica crea problemi, non li risolve.
E le elezioni ormai prossime - tutti pensano alla data del prossimo 4 marzo, con le Camere sciolte addirittura prima della fine dell'anno - rappresentano una incognita, solo negativa. Da subito.
Nella discussione della Legge finanziaria il solito assalto alla diligenza, in prospettiva elettorale: chiunque fra quelli che hanno scaldato gli scranni in Parlamento per un quinquennio, fanno a gara a mettere i bastoni fra le ruote al carro degli avversari, reclamando regalie o elemosine di ogni genere per il proprio elettorato, giocando al rialzo con pretese talvolta irragionevoli, noncuranti del bene del paese. Al quale, però, tutti si richiamano, quando non fanno politica, ma chiacchierano soltanto.
In questi giorni tale richiamo al bene del paese ed alla responsabilità risuona ovunque, mentre ci sono cambi di casacche, spostamenti da destra a sinistra e tutti, gruppi, movimenti e partiti sono in fibrillazione per la compilazione delle liste.
In conseguenza delle quali, molti parlamentari, come faceva notare Dibba, possono dire addio a Montecitorio o a Palazzo Madama perchè non saranno neanche candidati o non eletti. Con la consolazione, unica, che essendo la legislatura arrivata alla sua conclusione naturale , quando raggiungeranno l'età dei 65 anni, avranno il beneficio del vitalizio.
Il quale, a detta della Meloni, spiritosissima: quest'anno il vitalizio è stato rimandato all'anno prossimo!
E, in effetti, a dare un tono apocalittico a questa fine legislatura ci ha pensato anche il presidente di Confindustria, Boccia, il quale dopo aver rassicurato tutti sul miglioramento della situazione economica ed aver anticipato che l'anno prossimo il PIL sarà superiore a quello previsto, ha minacciato, nel solco di Dibba: " salvo che la politica non crei dei guai". Ecco il punto.
La politica che dovrebbe essere per il paese una risorsa, in grado di individuare i problemi ed offrire soluzioni oltre che accompagnare con azioni mirate la crescita e lo sviluppo, in Italia, in maniera più evidente che altrove, la politica crea problemi, non li risolve.
E le elezioni ormai prossime - tutti pensano alla data del prossimo 4 marzo, con le Camere sciolte addirittura prima della fine dell'anno - rappresentano una incognita, solo negativa. Da subito.
Nella discussione della Legge finanziaria il solito assalto alla diligenza, in prospettiva elettorale: chiunque fra quelli che hanno scaldato gli scranni in Parlamento per un quinquennio, fanno a gara a mettere i bastoni fra le ruote al carro degli avversari, reclamando regalie o elemosine di ogni genere per il proprio elettorato, giocando al rialzo con pretese talvolta irragionevoli, noncuranti del bene del paese. Al quale, però, tutti si richiamano, quando non fanno politica, ma chiacchierano soltanto.
In questi giorni tale richiamo al bene del paese ed alla responsabilità risuona ovunque, mentre ci sono cambi di casacche, spostamenti da destra a sinistra e tutti, gruppi, movimenti e partiti sono in fibrillazione per la compilazione delle liste.
In conseguenza delle quali, molti parlamentari, come faceva notare Dibba, possono dire addio a Montecitorio o a Palazzo Madama perchè non saranno neanche candidati o non eletti. Con la consolazione, unica, che essendo la legislatura arrivata alla sua conclusione naturale , quando raggiungeranno l'età dei 65 anni, avranno il beneficio del vitalizio.
Il quale, a detta della Meloni, spiritosissima: quest'anno il vitalizio è stato rimandato all'anno prossimo!
lunedì 4 settembre 2017
Schieramento pro vitalizi. Sposetti pensa alle vedove dei parlamentari; Zanda ai padri della Repubblica, ottantenni o novantenni, ancora vivi
Zanda con quelle sue dichiarazioni, la seconda, relativa alla riforma dei vitalizi passati, che lui non vuole, avendo prima affermato che la riforma sarebbe incostituzionale - quando si mettono le mani in tasca ai ricchi, viene sempre tirata in ballo la Costituzione, quella che i poveri non li difende mai; ed ora che riformando i vitalizi ci sarebbero anche padri della Repubblica, ottantenni o novantenni - ma quanto campano questi patriarchi! - che resterebbero senza pensione - e sarebbe disdicevole - è veramente PATETICO.
Zanda non è solo, perché è in, buona, compagnia di Sposetti, quello che ha difeso il tesoretto dei DS, e che ora difende le vedove anche di quei padri della Repubblica, che sono rimaste accanto ai loro mariti sempre, nella buona ama anche nella cattiva sorte (quale?), e che ora verrebbero gettate in mezzo alla strada. Sposetti, come hanno fatto con quei poveri disgraziati, anche l'altra settimana a Roma, quando hanno perfino usato gli idranti? No, risponde Sposetti, non come quei poveri disgraziati che, comunque, la pensione non l'avevano, però almeno metaforicamente come loro.
Sia Sposetti che Zanda sbagliano di grosso: non si toglie la pensione ai patriarchi e neppure alle matriarche. La si riduce solo, ricalcolandola. Perchè Sposetti e Zanda non considerano che ci sono patriarchi e matriarche, ma c'è anche molto altro, che usufruiscono, SENZA AVERLI MERITATI, dei vitalizi, anche da trenta quarant'anni e forse ancora di più, con un particolare trattamento, favorevole, nel caso di reversibilità.
Sposetti e Zanda, ma non solo loro, provano ad agitare lo spauracchio del ricalcolo di tutte le pensioni da parte di quei ladroni dell'INPS. State attenti - ricattano! - che un giorno potrebbe l'INPS fare altrettanto con tutte le pensioni in essere, oltre che con quelle future, sulle quali però il metodo contributivo è stato già definito in esclusiva per legge, come anche per parlamentari e consiglieri regionali.
E sono pure in cattiva fede, sia Sposetti che Zanda e gli altri loro sodali, perchè tale previsione - un vero ricatto con il quale sperano che il popolo tenga ancora a riposo i forconi - è a chiare lettere vietata da un articolo della stessa legge che vuole rivedere i vitalizi. Ma anche e soprattutto perchè le pensioni in essere calcolate con il metodo misto - contributivo e retributivo - sono quasi sempre il frutto di trenta quaranta'anni di LAVORO, salvo alcune ben note eccezioni ( per le quali tuttavia erano previste almeno vent'anni di lavoro). E comunque quando mai parlamentari, consiglieri regionali ed eletti in qualunque altra istituzione ( si pensi al particolarissimo regime che riguarda compensi e pensioni dei cosiddetti 'parlamentari' della Regione Sicilia), hanno prestato rappresentanza pubblica per trenta quarant'anni per meritarsi gli IMMERITATI VITALIZI? Nel loro caso i trenta quarant'anni rappresentano il tempo medio del godimento del vitalizio, non della prestazione di 'lavoro', a seguito del quale avrebbero potuto meritare l'immeritato, in ogni caso, vitalizio.
Zanda non è solo, perché è in, buona, compagnia di Sposetti, quello che ha difeso il tesoretto dei DS, e che ora difende le vedove anche di quei padri della Repubblica, che sono rimaste accanto ai loro mariti sempre, nella buona ama anche nella cattiva sorte (quale?), e che ora verrebbero gettate in mezzo alla strada. Sposetti, come hanno fatto con quei poveri disgraziati, anche l'altra settimana a Roma, quando hanno perfino usato gli idranti? No, risponde Sposetti, non come quei poveri disgraziati che, comunque, la pensione non l'avevano, però almeno metaforicamente come loro.
Sia Sposetti che Zanda sbagliano di grosso: non si toglie la pensione ai patriarchi e neppure alle matriarche. La si riduce solo, ricalcolandola. Perchè Sposetti e Zanda non considerano che ci sono patriarchi e matriarche, ma c'è anche molto altro, che usufruiscono, SENZA AVERLI MERITATI, dei vitalizi, anche da trenta quarant'anni e forse ancora di più, con un particolare trattamento, favorevole, nel caso di reversibilità.
Sposetti e Zanda, ma non solo loro, provano ad agitare lo spauracchio del ricalcolo di tutte le pensioni da parte di quei ladroni dell'INPS. State attenti - ricattano! - che un giorno potrebbe l'INPS fare altrettanto con tutte le pensioni in essere, oltre che con quelle future, sulle quali però il metodo contributivo è stato già definito in esclusiva per legge, come anche per parlamentari e consiglieri regionali.
E sono pure in cattiva fede, sia Sposetti che Zanda e gli altri loro sodali, perchè tale previsione - un vero ricatto con il quale sperano che il popolo tenga ancora a riposo i forconi - è a chiare lettere vietata da un articolo della stessa legge che vuole rivedere i vitalizi. Ma anche e soprattutto perchè le pensioni in essere calcolate con il metodo misto - contributivo e retributivo - sono quasi sempre il frutto di trenta quaranta'anni di LAVORO, salvo alcune ben note eccezioni ( per le quali tuttavia erano previste almeno vent'anni di lavoro). E comunque quando mai parlamentari, consiglieri regionali ed eletti in qualunque altra istituzione ( si pensi al particolarissimo regime che riguarda compensi e pensioni dei cosiddetti 'parlamentari' della Regione Sicilia), hanno prestato rappresentanza pubblica per trenta quarant'anni per meritarsi gli IMMERITATI VITALIZI? Nel loro caso i trenta quarant'anni rappresentano il tempo medio del godimento del vitalizio, non della prestazione di 'lavoro', a seguito del quale avrebbero potuto meritare l'immeritato, in ogni caso, vitalizio.
domenica 30 luglio 2017
Riusciranno i nostri eroi di cartapesta (parlamentari, senatori, consiglieri regionali) a riformare i propri vitalizi?
Alla fine potrebbe accadere - e tutti si augurano che accada, come dovrebbe - che i vitalizi passati, presenti e futuri , vengano ricalcolati tutti con il sistema contributivo, annullando, di conseguenza, la somma di privilegi che i parlamentari, con varie ragioni talune anche condivisibili, si sono attribuiti nel corso degli anni.
Il Parlamento ha già decretato l' autodistruzione dei suoi membri, a mandato elettorale terminato, perché con la proposta Richetti, già votata ed ora passata al Senato per la definitiva approvazione, i vitalizi saranno tutti ricalcolati con il metodo contributivo, vigente per tutti gli altri pensionati italiani, ed i parlamentari in pensione potranno usufruirne, come tutti gli altri cittadini, allo scadere dell'età fissata per la pensione che, a partire dal 2018 salirà ancora fino a 67 anni. Ammesso che non abbiano altre pensioni, nel qual caso i contributi andrebbero a sommarsi, evitando anche lo scandalo - che esiste pure altrove, fuori del Parlamento - delle doppie e triple pensioni. Ed oggi accade a chi oltre che Parlamentare è stato consigliere o presidente di regione, o parlamentare europeo - come, ad esempio, è il caso dell'ex governatore pugliese, anche parlamentare, Vendola.
Curioso che nei vari elenchi di beneficiari di vitalizi, che a stralci vengono pubblicati ora qui ora là, non compaiano mai nomi di giornalisti anche famosi che, per un periodo passato a Montecitorio, magari cinquant'anni fa, da almeno trenta o più anni, ne percepiscono uno. Questo ci è balzato agli occhi tante volte, specie quando abbiamo notato che taluni giornalisti anche famosissimi, non hanno scritto neanche una riga su tale argomento. Mai.
Adesso con il gioco perverso fra le due principali forze politiche per appuntarsi sul petto la croce al valor militare per aver sconfitto il vitalizio, si rischia che la legge che lo cancella passi. Salvo sorprese dell'ultima ora o l'introduzione subdola della tecnica del rimando a dopo l'estate quando il clima sarà meno rovente, certo, ma si avrà altro cui pensare. E la legge adesso votata dal PD e dai Cinquestelle alla Camera potrebbe finire su un binario morto, con un'altra occasione sprecata.
C'è anche chi ricorre ad argomenti capziosi per affossarla, come quelli messi in tavola dall'ex ministro del lavoro e parlamentare Damiano.
Il quale mette in guardia i cittadini dal gioire del ricalcolo dei vitalizi. Attenti, perchè, come ha fatto capire Boeri, salvo smentite successive, una volta ricalcolate le pensioni dei parlamentari e assimilati con il sistema contributivo, il passo successivo dell'INPS potrebbe essere il ricalcolo di tutte le pensioni in atto con il medesimo sistema. Ed allora a piangere sarete tutti voi che ora ridete - sembra ammonire Damiano, con la faccia tosta dell'ex sindacalista già privilegiato e privilegiato una seconda volta come parlamentare.
Intanto cancelliamo l'onta dei vitalizi che sono uno scandalo troppo evidente in Italia, poi se l'INPS vorrà procedere a rendere tutti gli italiani pensionati ancora più poveri, allora faremo guerra all'INPS.
La regola dei diritti acquisiti che sono intoccabili e la convinzione che la riduzione dei vitalizi rappresentino una quota ininfluente nel bilancio italiano sembrano non avere più tanto seguito. Anche perchè sembra che qualcuno voglia accanirsi contro i poveri pensionati che decidono di andare a vivere all'estero dove il fisco li tartassa meno, la cui evasione legale influisce ancor meno dei vitalizi sul bilancio statale, per il numero irrilevante di chi sceglie di abbandonare l'Italia.
Insomma adesso sembra essersi dissolta buona parte degli ostacoli che finora hanno distratto l'attenzione del Parlamento dall'occuparsi dei propri privilegi , nonostante che si chieda ai suoi membri di farsi del male. Vale però per tutto il bene che si sono dati fino ad oggi, senza averlo neanche in parte meritato e senza esserselo guadagnato.
Comunque non cantiamo ancora vittoria, perché il Senato e Montecitorio, rappresentano per la legge in oggetto due gravi pericoli, come Scilla e Cariddi per i naviganti.
Il Parlamento ha già decretato l' autodistruzione dei suoi membri, a mandato elettorale terminato, perché con la proposta Richetti, già votata ed ora passata al Senato per la definitiva approvazione, i vitalizi saranno tutti ricalcolati con il metodo contributivo, vigente per tutti gli altri pensionati italiani, ed i parlamentari in pensione potranno usufruirne, come tutti gli altri cittadini, allo scadere dell'età fissata per la pensione che, a partire dal 2018 salirà ancora fino a 67 anni. Ammesso che non abbiano altre pensioni, nel qual caso i contributi andrebbero a sommarsi, evitando anche lo scandalo - che esiste pure altrove, fuori del Parlamento - delle doppie e triple pensioni. Ed oggi accade a chi oltre che Parlamentare è stato consigliere o presidente di regione, o parlamentare europeo - come, ad esempio, è il caso dell'ex governatore pugliese, anche parlamentare, Vendola.
Curioso che nei vari elenchi di beneficiari di vitalizi, che a stralci vengono pubblicati ora qui ora là, non compaiano mai nomi di giornalisti anche famosi che, per un periodo passato a Montecitorio, magari cinquant'anni fa, da almeno trenta o più anni, ne percepiscono uno. Questo ci è balzato agli occhi tante volte, specie quando abbiamo notato che taluni giornalisti anche famosissimi, non hanno scritto neanche una riga su tale argomento. Mai.
Adesso con il gioco perverso fra le due principali forze politiche per appuntarsi sul petto la croce al valor militare per aver sconfitto il vitalizio, si rischia che la legge che lo cancella passi. Salvo sorprese dell'ultima ora o l'introduzione subdola della tecnica del rimando a dopo l'estate quando il clima sarà meno rovente, certo, ma si avrà altro cui pensare. E la legge adesso votata dal PD e dai Cinquestelle alla Camera potrebbe finire su un binario morto, con un'altra occasione sprecata.
C'è anche chi ricorre ad argomenti capziosi per affossarla, come quelli messi in tavola dall'ex ministro del lavoro e parlamentare Damiano.
Il quale mette in guardia i cittadini dal gioire del ricalcolo dei vitalizi. Attenti, perchè, come ha fatto capire Boeri, salvo smentite successive, una volta ricalcolate le pensioni dei parlamentari e assimilati con il sistema contributivo, il passo successivo dell'INPS potrebbe essere il ricalcolo di tutte le pensioni in atto con il medesimo sistema. Ed allora a piangere sarete tutti voi che ora ridete - sembra ammonire Damiano, con la faccia tosta dell'ex sindacalista già privilegiato e privilegiato una seconda volta come parlamentare.
Intanto cancelliamo l'onta dei vitalizi che sono uno scandalo troppo evidente in Italia, poi se l'INPS vorrà procedere a rendere tutti gli italiani pensionati ancora più poveri, allora faremo guerra all'INPS.
La regola dei diritti acquisiti che sono intoccabili e la convinzione che la riduzione dei vitalizi rappresentino una quota ininfluente nel bilancio italiano sembrano non avere più tanto seguito. Anche perchè sembra che qualcuno voglia accanirsi contro i poveri pensionati che decidono di andare a vivere all'estero dove il fisco li tartassa meno, la cui evasione legale influisce ancor meno dei vitalizi sul bilancio statale, per il numero irrilevante di chi sceglie di abbandonare l'Italia.
Insomma adesso sembra essersi dissolta buona parte degli ostacoli che finora hanno distratto l'attenzione del Parlamento dall'occuparsi dei propri privilegi , nonostante che si chieda ai suoi membri di farsi del male. Vale però per tutto il bene che si sono dati fino ad oggi, senza averlo neanche in parte meritato e senza esserselo guadagnato.
Comunque non cantiamo ancora vittoria, perché il Senato e Montecitorio, rappresentano per la legge in oggetto due gravi pericoli, come Scilla e Cariddi per i naviganti.
Etichette:
boeri,
cinquestelle,
damiano,
INPS,
montecitorio,
PD,
richetti,
sentao,
vendola,
vitalizi
lunedì 24 ottobre 2016
Perchè l'Italia vuole censire i pensionati che si sono trasferiti all'estero?
Prima diamo dell'imbecille al governo della May per due iniziative davvero senza senso: è cioè perchè voleva censire tutti i lavoratori stranieri in Inghilterra ed anche perché chiedeva agli studenti italiani che studiano nelle scuole d' Inghilterra, di specificare se sono, per origine, napoletani o siciliani, e poi noi facciamo una cosa analoga a quella duplice idiota iniziativa inglese, quando cioè desideriamo censire tutti i pensionati che negli ultimi anni si sono trasferiti stabilmente in paesi dove con la loro pensione - solitamente misera - vivono più tranquilli, perché meno tartassati dallo Stato, perché lì la vita costa meno, e perché i beni fondamentali, come casa luce acqua, sono a buon mercato?
In tutto sarebbero qualche migliaio. La pensione, tassata nel paese di attuale residenza, ma inviata dall'Italia, per effetto di una tassazione inferiore, diventa per i poveri pensionati - COSTRETTI a cercarsi un posto dove non vivere di stenti - più sostanziosa.
Per quale ragione l'Italia vuole censirli? Forse per richiamarli in patria? Forse per promettere loro di aumentargli la pensione se tornano a vivere in Italia? E, a questa condizione, siamo sicuri che si mettano nuovamente in viaggio per far ritorno nel paese d'origine?
Non si vorrà mica impedire loro di vivere all'estero, negando il principio sacrosanto della libera circolazione dei cittadini ?
O forse più semplicemente perché l'Italia s'è accorta che se il flusso verso paesi in cui il costo della vita è più basso, dovesse continuare anzi aumentare (anche fomentato da continui servizi giornalistici che dipingono questi paesi come una nuova terra promessa ) e che ad oggi ha fatto già emigrare fra i 400.000 e 500.000 italiani, tutti i soldi delle loro pensioni vengono, ovviamente, spesi all'estero, con un grave danno per il nostro commercio e per l'erario?
Forse questa seconda ragione comincia a preoccupare in Italia. Ed è bene che preoccupi. Perchè da noi c'è una fetta del paese che vive da signori, e la gran massa restante nell'indigenza. Discussioni su vitalizi e pensioni spropositate per effetto di leggi ad hoc per favorire gli uomini di potere, se ne fanno da tempo, come altrettanto da tempo si discute delle pensioni troppo basse da aumentare, pena la povertà.
Allora piuttosto che censire gli espatriati 'forzati' per esercitare una qualche azione di dissuasione o ricatto nei loro confronti, si cominci SUBITO a tagliare ed eliminare vitalizi, i costi della politica, i mille privilegi che ogni categoria s'è accaparrato nel tempo, le pensioni alte, troppo favorevoli al pensionato senza che questi se le sia meritate versando i relativi contributi. Si dia finalmente seguito alle parole, anche in un altro campo, quello dell'innalzamento reale ed effettivo delle pensioni minime, e poi si ragioni su un'attività di persuasione rivolta ai nostri pensionati residenti all'estero, perché tornino a vivere in Italia.
Forse non tutti lo faranno, anzi saranno certamente pochissimi, perché - non senza ragione - temono qualche tranello, non immediato, ordito ai loro danni dagli incompetenti, inqualificabili e profittatori dei loro governanti; però forse il flusso futuro di questi emigranti pensionati potrebbe arrestarsi o ridursi notevolmente. perché al di là dei vantaggi economici, nell'animo degli Italiani da nord a sud, batte forte il cuore di nostalgia per il proprio paese.
In tutto sarebbero qualche migliaio. La pensione, tassata nel paese di attuale residenza, ma inviata dall'Italia, per effetto di una tassazione inferiore, diventa per i poveri pensionati - COSTRETTI a cercarsi un posto dove non vivere di stenti - più sostanziosa.
Per quale ragione l'Italia vuole censirli? Forse per richiamarli in patria? Forse per promettere loro di aumentargli la pensione se tornano a vivere in Italia? E, a questa condizione, siamo sicuri che si mettano nuovamente in viaggio per far ritorno nel paese d'origine?
Non si vorrà mica impedire loro di vivere all'estero, negando il principio sacrosanto della libera circolazione dei cittadini ?
O forse più semplicemente perché l'Italia s'è accorta che se il flusso verso paesi in cui il costo della vita è più basso, dovesse continuare anzi aumentare (anche fomentato da continui servizi giornalistici che dipingono questi paesi come una nuova terra promessa ) e che ad oggi ha fatto già emigrare fra i 400.000 e 500.000 italiani, tutti i soldi delle loro pensioni vengono, ovviamente, spesi all'estero, con un grave danno per il nostro commercio e per l'erario?
Forse questa seconda ragione comincia a preoccupare in Italia. Ed è bene che preoccupi. Perchè da noi c'è una fetta del paese che vive da signori, e la gran massa restante nell'indigenza. Discussioni su vitalizi e pensioni spropositate per effetto di leggi ad hoc per favorire gli uomini di potere, se ne fanno da tempo, come altrettanto da tempo si discute delle pensioni troppo basse da aumentare, pena la povertà.
Allora piuttosto che censire gli espatriati 'forzati' per esercitare una qualche azione di dissuasione o ricatto nei loro confronti, si cominci SUBITO a tagliare ed eliminare vitalizi, i costi della politica, i mille privilegi che ogni categoria s'è accaparrato nel tempo, le pensioni alte, troppo favorevoli al pensionato senza che questi se le sia meritate versando i relativi contributi. Si dia finalmente seguito alle parole, anche in un altro campo, quello dell'innalzamento reale ed effettivo delle pensioni minime, e poi si ragioni su un'attività di persuasione rivolta ai nostri pensionati residenti all'estero, perché tornino a vivere in Italia.
Forse non tutti lo faranno, anzi saranno certamente pochissimi, perché - non senza ragione - temono qualche tranello, non immediato, ordito ai loro danni dagli incompetenti, inqualificabili e profittatori dei loro governanti; però forse il flusso futuro di questi emigranti pensionati potrebbe arrestarsi o ridursi notevolmente. perché al di là dei vantaggi economici, nell'animo degli Italiani da nord a sud, batte forte il cuore di nostalgia per il proprio paese.
lunedì 4 agosto 2014
Basta con gli imbrogli nei quali ora si esercita anche la Corte dei Conti. E lasciate in pace le pensioni meritate
La Corte, che deve controllare i conti dello Stato, accogliendo il ricorso dei diecimila consiglieri regionali e provinciali ecc... ecc... ha deciso che l'utilizzo dei fondi destinati ai gruppi politici per la loro attività di governo od amministrativa è insindacabile, e spetta soltanto ai diretti interessati. Ma se uno con i fondi pubblici paga una prostituta(o)? Non si deve essere maliziosi: il consigliere voleva stabilire un contatto con persone emarginate, sue elettrici o elettori. E se uno sniffa e paga la roba con soldi pubblici? Come fa un amministratore a governare il suo territorio, se non si da da fare per conoscere di persona e direttamente che cosa accade nel suo territorio? Se tanti sniffano, deve farlo anche lui, se molti vanno a puttane, ci deve andare anche lui. Ma allora tutto è concesso e permesso in nome di tale principio? Sì, ha detto la Corte, salvo che uno non si compri le mutande verdi invece che bianche che costano meno, solo perché ama quel colore. La Corte ha specificato che le mutande può anzi deve comprarsele, per non andare con il coso di fuori, ma il colore verde, trattandosi di un optional non indispensabile, se lo paga con i soldi suoi. Insomma non v'è proprio nulla che non possa pagarsi con i soldi pubblici l'amministratore, si è chiesto alla Corte? Non può pagare un sicario per scannare il suo peggiore avversario politico. Almeno questo.
Si è riaperto il capitolo 'prelievo' sulle pensioni. Nei giorni scorsi abbiamo letto dell'infame progetto di mettere una taglia sulle pensioni superiori a 35.000 Euro lordi. Una vera taglia, pesantissima, e a svantaggio di chi già fatica ad andare avanti. E forse la metteranno questa taglia, tanto a nessuno importa di chi non conta. Ma come si può pensare di tagliare pensioni che , pur calcolate con il sistema retributivo più vantaggioso, sono state ottenute dopo 40 anni di servizio e contributi versati?
Mentre, invece, non se ne farà niente di un'altra faccenda di cui da tempo si parla, ma che mai verrà risolta, nonostante oggi se ne torni a parlare per l'ennesima volta. Mettere in un modo o nell'altro un freno ai vitalizi immeritati di cui l'Italia del potere è piena zeppa, discutendo sui contributi versati in base ai quali la pensione andrebbe ricalcolata. Chi pensa che il Governo vuole davvero mettere fine a questa ingiustizia non ha capito nulla, perchè è impossibile che la casta ponga fine essa stessa a questa condizione privilegiata raggiunta dopo tanto lavoro: una legislatura, manco intera!
Si è riaperto il capitolo 'prelievo' sulle pensioni. Nei giorni scorsi abbiamo letto dell'infame progetto di mettere una taglia sulle pensioni superiori a 35.000 Euro lordi. Una vera taglia, pesantissima, e a svantaggio di chi già fatica ad andare avanti. E forse la metteranno questa taglia, tanto a nessuno importa di chi non conta. Ma come si può pensare di tagliare pensioni che , pur calcolate con il sistema retributivo più vantaggioso, sono state ottenute dopo 40 anni di servizio e contributi versati?
Mentre, invece, non se ne farà niente di un'altra faccenda di cui da tempo si parla, ma che mai verrà risolta, nonostante oggi se ne torni a parlare per l'ennesima volta. Mettere in un modo o nell'altro un freno ai vitalizi immeritati di cui l'Italia del potere è piena zeppa, discutendo sui contributi versati in base ai quali la pensione andrebbe ricalcolata. Chi pensa che il Governo vuole davvero mettere fine a questa ingiustizia non ha capito nulla, perchè è impossibile che la casta ponga fine essa stessa a questa condizione privilegiata raggiunta dopo tanto lavoro: una legislatura, manco intera!
Iscriviti a:
Post (Atom)